INTERVISTA AL SETTIMANALE OGGI: LA FAMIGLIA NATURALE


«La famiglia cosiddetta "naturale"? E quale? Quella della Bibbia, in cui era normale ammazzare la moglie di un altro per impossessarsene, come fece Davide con Betsabea? Quella in cui la donna viene considerata solo un'appendice dell'uomo, fin dalla costola di Adamo, ed è tuttora tenuta in soggezione? La famiglia "naturale" non esiste più, ma è una fortuna».
Il premio Nobel Dario Fo, 81 anni, attacca la Chiesa sui Dico. Sta
dalla parte dei laici che nello stesso giorno della manifestazione
dei cattolici in piazza San Giovanni a Roma, il 12 maggio, si
radunano in piazza Navona per contrapporsi a quella che definiscono «un'offensiva clericale». «La famiglia tradizionale è in crisi: diminuiscono i matrimoni religiosi, crescono quelli civili e le coppie di fatto. Negli ultimi dieci anni i nati fuori dal matrimonio sono aumentati del 70 per cento. I giovani si sposano sempre più tardi, fanno meno figli. Ma è assurdo dare la colpa di questo sfacelo ai matrimoni non benedetti, ai Dico o alle coppie di fatto. I nostri ragazzi non possono formare una propria famiglia perché le case costano troppo, perché non trovano un lavoro stabile e non hanno prospettive positive. Sbagliano anche i politici quando sollecitano incentivi, premi e contentini per chi fa figli: si preoccupino piuttosto di creare più lavoro e asili nido. Oggi le madri dopo il primo figlio sono costrette a smettere di lavorare, oppure a mendicare un lavoro part-time, perché il reddito diminuisce drasticamente».
Su questo sono d'accordo anche i vescovi.
«Ma sono loro i primi a tenere le donne in una posizione
d'inferiorità. Nella Chiesa le donne possono solo obbedire.
Contrariamente alla Chiesa dei primi tempi, che prevedeva la figura delle "oranti", vere e proprie sacerdotesse. Oggi anche dentro alla famiglia sono le donne a sostenere maggiormente il peso del lavoro domestico: il 70 per cento viene fatto da loro. È per questo che fanno meno figli. Per non parlare della violenza subìta in ambito familiare da una donna su dieci. Ma le gerarchie cattoliche, che si ritrovano con chiese e seminari sempre più vuoti, hanno paura di perdere il controllo e se la prendono invece con i gay, con le coppie di fatto, con i Dico».
Perché toni così aspri?
«I vescovi hanno perso il senso del sorriso. I grandi santi erano
pieni di ironia e di gioco, Francesco si autodefiniva "giullare di
Dio". Oggi invece le gerarchie ecclesiastiche appaiono sempre
imbronciate, pronte a condannare, anacronistiche. E i più in pericolo sono proprio quei tanti cattolici imbarazzati, a disagio di fronte alla prospettiva tetra che viene loro imposta. Il Vaticano è arrivato a dare del terrorista a un comico che oltretutto è un cattolico: da quelle parti devono avere smarrito il senso della misura e della dialettica».

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IL SANTO PADRE FRA LE ACQUE concione di Dario Fo


Qualche giorno fa sono tornato al mio paese sul Lago Maggiore. Il livello dell’acqua era sceso sotto il cordolo, cioè il punto dove termina la spiaggia e la costa precipita quasi a picco. Lo spettacolo era impressionante. Il livello del lago era più basso rispetto alla normale secca d’estate di parecchi metri. Alcuni pescatori, di quelli che fingono di pescare un pesce che non abbocca mai perché da anni non c’è, guardavano attoniti l’affiorare delle rocce nere che un tempo erano sommerse in profondo. Uno di loro commentò: “Mai vista una “squarata” del genere. Sembra che qualcuno abbia tirato su il tappo del lago.” “Non capisco lo stupore – rispondeva un altro – è da almeno 10 anni che va avanti ‘sta calata. Non piove, sulle montagne la neve non si ferma più e i ghiacciai si stanno sciogliendo come gelati messi a friggere sulla brace.” E così dicendo indicava le cime del Limidario e della Forcola, picchi di quasi tremila metri e dietro catene delle Alpi… pelate come montagnole.
Di lì a poco riprendevo la via del ritorno costeggiando il Ticino, il fiume più veloce della piana lombarda: era penoso. In certi punti affiorava appena, scivolando sul letto come un torrente in agonia e il fondo era cosparso di ogni mondezza possibile: ruote di macchine sfasciate, perfino un televisore e una lavatrice.
Gli idrometri della costa segnavano il minimo storico del “getto scorrevole”: 179 metri cubi al secondo, cioè trecento in meno rispetto alla media di aprile.
Siamo in deficit del 50% delle precipitazioni che ci si aspettava negli ultimi sei mesi, per di più la riserva idrica costituita dal manto nevoso e dalle ghiacciate d’alta quota, che rappresentano la riserva indispensabile per combattere la siccità estiva, s’è spampanata quasi al completo.
Lo spessore del ghiaccio che rimane è di 20 centimetri contro i 120 normali.
L’ultimo baluardo ce lo dovrebbe regalare maggio, il mese più piovoso. Ma se salta quest’appuntamento, non c’è che da urlare “Dio! Perché non rispetti le statistiche?!?”
Dio come al solito non risponderà… al massimo uscirà con una mano dall’unica nube a indicare un’enorme ciminiera dalla quale escono collane torte di fumi puzzolenti. Quindi tanto per strafare farà scontrare in pieno cielo due scariche elettriche, entrambe positive, così da produrre un lampo tramutato in fulmine, un lunghissimo serpente che ridisegna l’andamento delle autostrade “inzuffate” di macchine e camion. Sul greto un gruppo di vecchi che assiste alla lampeggiata non accenna alcuno stupore. Il più anziano di loro commenta: “E’ il solito lampo di calore, niente pericolo.” Quindi ognuno prosegue rassicurato e nessuno intenderà il messaggio esplicito del creatore, molto deluso e anche un po’ incazzato.
Ma tornando alla realtà statistica, dobbiamo ricordarci dell’estate di quattro anni fa, cioè 2003. Fu l’estate più torrida da secoli in qua. Alcuni studiosi, forse troppo ottimisti, dichiararono che si trattava di un fenomeno straordinario difficilmente ripetibile. Ed eccoci qua, oggi 2007, gli stessi studiosi c’avvertono: “Ci risiamo!” e sottolineano che saremo aggrediti dal calore come non abbiamo provato mai e aggiungono: “Questa, d’ora in poi, sarà la norma… a essere ottimisti, s’intende!” Preparatevi a muovervi con un frigorifero a forma di cappello in testa e una borsa termica modello mutanda per rinfrescarvi il pube!
Ma che facciamo? Ci arrendiamo? No, non si può. Non ci si può scavare una grotta nella montagna alla maniera dei cavernicoli bevendo dalle gocciolature, rubando perle d’acqua alle stalagmiti, perdio! L’acqua non c’è sopra? E noi andiamo sempre più sotto: buchiamo in profondo il suolo finché incocciamo in una nuova falda d’acqua purissima, antica di almeno un milione d’anni.
Sì, d’accordo, ma un’operazione del genere costa in macchine e petrolio… Ebbene… faremo pagare l’acqua! D’altra parte è una soluzione già sperimentata e già in azione in metà del continente e dà buoni, anzi ottimi profitti a chi arriva prima e ci sa fare! L’acqua minerale è il più grande affare del secolo! Forse la soluzione è quella di mettere in bottiglia ogni litro d’acqua… si calcolano già a centinaia di milioni i camion che attraverseranno il pianeta in tutte le direzioni stracolmi di bottiglie d’acqua, spesso tutt’altro che potabile… fiumi in bottiglia… laghi in bottiglia… imbottigliamoci tutti!!!
Ma per i campi come si risolve? Gli agricoltori stanno boccheggiando, da noi per esempio, dal Po, non si può ormai più pompare nemmeno un goccio, nemmeno un litro, siamo al calen di maggio 2007 e il livello del sacro fiume è sceso già tragicamente sotto il minimo flusso idrico dell’estate 2003! Hai voglia a risparmiare nelle case e nelle imprese.
La catastrofe è ormai planetaria.
Qui su tutti i nostri giornali, chi in evidenza e chi quasi di nascosto, hanno dato la notizia che in Australia il governo ha dovuto proibire agli agricoltori di attingere all’acqua di superficie e anche a quella sotterranea. Sono sette anni che non piove su tutto quel continente. L’acqua che resta basta appena per gli abitanti e qualche canguro. Per il resto? Per il resto, “ci dispiace” risponde il governo australiano “dovremo far senza verdura, frutta e cereali. È un disastro, ma non abbiamo altra soluzione.”.
Ci si può consolare solo pensando che in altre terre c’è chi sta peggio.
Nell’India Meridionale, per esempio, alcuni fiumi fra i più importanti sono letteralmente scomparsi, ingoiati dal suolo rovente. Nel Bangladesh, al contrario, per tre giorni è scoppiato il diluvio, fiumi in piena, paesi e città ingoiate dall’acqua, poi dopo una settimana ecco che riappare il terreno lavato d’ogni piantagione e siamo di nuovo alla siccità. Intanto nella Groenlandia è sorta una associazione per l’acquisto di frigo industriali atti ad accogliere gli orsi polari nei periodi di calura. Tanto per variare, all’inizio di primavera nello stato di New York, abbiamo assistito a bufere di neve con tormente da circolo polare, gli spazzaneve non riuscivano più a circolare, il tappeto nevoso saliva oltre i cinque metri e più. Gli scienziati ottimisti assicuravano: “Niente panico, si tratta di fenomeni occasionali”.
“Occasionali un corno!” replicano gli osservatori climatici non affrancati a qualche carro del “tutto va ben!”.
Questo continuo rovesciarsi di situazioni ci dice che ci troviamo testimoni di un capovolgimento atmosferico, un vero e proprio cataclisma. Aggiungiamo che le falde acquifere di superficie sono in gran numero inquinate e che fiumi e canali e perfino i laghi sono da tempo ridotti a cloache a cielo aperto. Tutto ciò obbliga i responsabili della salvaguardia della sicurezza idrica a prendere decisioni risolutive, non basta dire: “Risparmiate. Evitate gli sciacquoni a raffica, non lavatevi i denti col rubinetto che spara come una pompa antincendio. Raccogliete l’acqua piovana. Lavate i bicchieri con l’acqua degli spaghetti. E pregate i sacerdoti di usare acqua santa riciclata per le benedizioni.”
Ci vuol altro.
Bisogna realizzare un progetto energetico rivoluzionario. Continuare a traforare il suolo e scendere sempre più in giù a raccogliere acqua significa usare il gasolio a tonnellate proprio nel momento in cui stiamo marciando verso una prossima e immancabile crisi del petrolio. Bisogna applicare ogni mezzo di risparmio a cominciare dai riduttori di flusso nei rubinetti, se se ne impone l’uso per legge si arriverà a un grande exploit, certo, non risolutivo ma è importante cominciare, creare un primo innesto del senso civico nella gente, coinvolgerla nel problema.
Certo che di fronte ai giganteschi volumi d’acqua indispensabili all’agricoltura, ci vuole un progetto che individui le cause estreme di questo disastro e metta in atto un vero e proprio attacco drastico e globale.
Attenti, che il fenomeno sta aggredendo anche l’economia nella sua totalità: fabbriche che dovranno chiudere per mancanza di raffreddamenti idrici nei loro impianti, calo della produzione di energia elettrica, prodotta da turbine d’acqua e soprattutto ecco che esplode la guerra fra i montanari e i contadini della grande piana.
Questi ultimi pretendono a gran voce: “Dateci l’acqua che ci spetta, i laghi mollino i rallentamenti verso i fiumi emissari, dalla foce del Lago Maggiore al Ticino, dal lago di Garda al Mincio, dal lago di Como nell’Adda…”
I sindaci e gli assessori lacustri rispondono: “Ma neanche per idea: se molliamo la nostra acqua il nostro turismo va a ramengo. Su che cosa attraversano da sponda a sponda i turisti? Mettiamo le ruote ai battelli?!”
E i coltivatori di rimando: “Senza acqua i campi di segale, foraggio, pomodori, granoturco, soia, ecc. s’asseccano. Senza acqua tutta l’agricoltura muore e muore anche la Val Padana al completo.”.
Il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza, qualche ministro balbettando dice: “Non esageriamo, non create panico!”, ma ormai il panico viaggia libero e inarrestabile.
Perfino il Papa che, è risaputo, si occupa solo accidentalmente di questioni climatiche, dopo aver ordinato una parure di vesti molto vaporose e ondeggianti, impressionato dalla visione di alcuni documentari sull’emergenza idrica, ha esclamato: “Questo caldo è insopportabile e fa mancare il respiro e l’acqua. Bisogna assolutamente fare qualcosa! L’acqua è un bene di Dio! Dio l’ha creata per dissetare gli uomini, purificarli.” “E ogni tanto” - aggiunge un cardinale teologo - “annegarli con qualche Diluvio Universale.” “Per favore, le battute di spirito a suo tempo… Non dimentichiamo che l’universo e l’uomo sono costituiti per gran parte dall’elemento liquido. Mettiamo in campo tutte le nostre forze per rimediare a questa tragedia che ha del biblico.”
Nel frattempo la grande stanza dell’udienza si sta riempiendo in religioso silenzio di alti prelati e semplici cappellani.
Interviene un segretario: “Santità, siamo in piena campagna per l’eliminazione del Limbo…”.
“Il Limbo può andare al Limbo!” risponde un po’ irritato il Pontefice.
“E le coppie di fatto e i matrimoni fra i gay?”
“Lasciamoli correre. Non capite che siamo di fronte a un’emergenza irrefrenabile?!”
“E i processi in America contro i vescovi pedofili, come li risolviamo?”
“Togliete dal Vangelo la frase: ‘Lasciate che i bimbi vengano a me’ e sostituitela con ‘I bimbi alle bambinaie’ e basta così! Pensiamo alle acque! Dio santissimo, quella scena dell’iceberg che si scoglie come una torta di mascarpone e frana nell’oceano con i pinguini che fuggono sommersi dai detriti di ghiaccio era terribile. E quell’altra onda immane che avanza enorme, l’orrendo tsunami che tutto travolge, perfino i turisti tedeschi… spettacolo sconvolgente! Per non parlare della colata di fango prodotta dagli uragani in Sudamerica...”
“El Niño, il bambino mandato da Dio per punirci dei nostri peccati!”, esclama un cardinale di prima nomina.
“Ma non dite fess… blasfemie: Dio che manda il niño per punire una comunità di disperati, affamati, massacrati dalle carestie e dalle pestilenze, dai briganti, dalle banche del mercato globale coi prestiti a strozzo, dai generali, trafficanti di coca e per concludere la rogna, li anneghiamo nel fango del niño? Ma per favore! Non facciamo i fanatici integralisti! No, no, bisogna fare qualcosa di eclatante che smuova dal torpore le coscienze dei credenti e degli atei, dei fedeli e degli infedeli!”
“Basterebbe ripristinare gli acquedotti per il 50% fatiscenti e a pezzi, tanto che va perduto il 42% dell’acqua” dice un cardinale studioso di idraulica. “Il guaio è che quelle perdite” - interviene un monsignore di Palermo - “in gran parte non sono dovute alla cattiva manutenzione dei condotti ma a veri e propri sabotaggi!” “Di chi?” “Per favore…” - interviene aggressivo un vescovo di Catania - “non buttiamola subito sulla mafia.” E di rimando l’accusatore: “Chiamatela come vi pare ma l’organizzazione che trasporta guadagnando sull’emergenza tonnellate d’acqua durante le crisi idriche è la stessa che frange i tubi e le condutture.”
Preoccupato di spegnere lo scontro, interviene un cardinale medico: “Qualche vantaggio questo clima lo dà: grazie all’inverno mite diminuiscono i dolori reumatici.”
“Già – ribatte un altro specialista in malattie infettive – in compenso aumentano le infezioni e l’imputridire degli alimenti. Per ogni montare della temperatura di un grado si prevedono il 5, 10% di casi in più di salmonella.”
“Ed è in agguato anche il colera – aggiunge un vescovo missionario – i suoi vibrioni si riproducono meglio nelle acque tiepide, che diventano sempre più veicolo di epidemie.”
Un cardinale, assalito da un piccolo nuvolo di fastidiosi insetti, si schiaffeggia con vigore a una guancia: “E non dimentichiamoci degli insetti molesti! Vedremo sciami di mosche, zanzare e pappataci a iosa. Non vorrei essere un cavallo!” E così dicendo emette un lungo nitrito con modulazione gregoriana.
Quasi in coro dei seminaristi starnutano fragorosamente. Un vescovo commenta: “Per non parlare delle allergie respiratorie.”
Il cardinale idraulico interviene quasi seccato: “Attenti, amici miei. Qui stiamo girando attorno al problema come tafani ammaliati da una lampada. Ripeto che l’acqua c’è: tutto sta nell’usarla con cura programmata, distribuirla in modo scientifico ed evitare inutili sperperi… insomma risparmiare!”
Il Papa lo applaude.
“Avete mai provato – prosegue incoraggiato il cardinale – a sorvolare la città di Roma o di Milano e dintorni? Vedrete una scacchiera infinita di piscine sparse in ogni dove, perfino sui grattacieli e sui palazzi. Ogni bacile è riempito dai 300 ai 400 metri cubi d’acqua. Il ché significa mille piscine uguale 300.000 metri cubi: roba che se rovesciamo tutta ‘sta bordata dentro il Tevere provochiamo una piena, d’annegarci tutti quanti! Quindi basterebbe dar l’ordine di svuotare tutti ‘sti bacini ricolmi, guai a chi riempie le vasche in periodo di siccità.” “Otterremmo un risparmio di milioni di metri cubi d’acqua nel solo periodo d’emergenza.” esclama il Papa.
“Giusto! – rincara un giovane seminarista – se i ricchi vogliono fare il bagno, scelgano di tuffarsi in inverno, quando piove in gran quantità!”
“Zitto al provocatore! – impone un cardinale americano – Attenti che ci vedremmo contro bestemmiando non solo tutti i benestanti con villa, ma anche i fabbricatori di pompe e piscine.”
“Sì, d’accordo – interviene il Santo Padre – ma se stiamo attenti a non colpire gli interessi particolari di ognuno è meglio che ci si raduni tutti intorno in ginocchio a recitare un bel rosario, salmodiando: ‘Santa Madonna aiutaci tu!”
“Giusto! Niente privilegi a cominciare dai nostri! Il Vaticano deve diventare un esempio per tutti gli stati e i governi. Saremo noi i primi a svuotare le nostre piscine. “Evviva! -– applaude un frate missionario – l’acqua che caviamo la distribuiamo ai poveri e ai fratelli africani!”
“Piano col populismo mistico – lo blocca il responsabile delle banche Opus Dei.”
“Non fateci caso andiamo avanti – riprende il cardinale idraulico – il Santo Padre ci sta offrendo una soluzione che dobbiamo applaudire. Diamo l’esempio. Tanto per cominciare nei battesimi basta con l’intingere il bimbo per intiero nella fonte: è sufficiente una spruzzatina e via così. Magari con lo spray… Non dimentichiamoci che nel mondo cristiano nascono ogni giorno centinaia di migliaia di bimbi, significano qualche milione di metri cubi d’acqua risparmiati.”
“Io nel risparmio ci metterei dentro anche i gargarismi!”
“E io caccerei fuori di qui quel seminarista insolente!”
“Calma, abbiamo bisogno anche della sua ironia. – dice il Papa – Nel mio studio sul Vangelo ho scoperto che Gesù era anche provocatorio e spiritoso.”
“L’ho sempre sospettato” commenta il suo segretario.
“Proseguiamo – incita il Papa – tanto per dar l’esempio, ordineremo di acquistare pannelli solari da installare su tutti i tetti e i terrazzi dello stato del Vaticano.”
“Ottima idea, Santo Padre. Proporrei di foderare di pannelli solari concavi anche le cupole. E usare piccoli assorbenti di energia termica da sostituire ai sampietrini.”
“Non esageriamo – frena il maestro di cerimonie - Fermiamoci alle cupole che è già abbastanza suggestivo! Con un’operazione del genere il Vaticano sarà chiamato la Svizzera di Dio!”
“Certo e soprattutto è un forte incentivo a seguirci nella nostra opera da parte di tutti i fedeli.”
A questo punto il pontefice si inginocchia portandosi le mani sul viso. Sussulta. Sembra stia piangendo e ripete: “Perché, perché questa menzogna??”
Tutti i grandi prelati gli si fanno intorno: “Diteci Santo Padre, comunicate anche a noi la vostra angoscia.”
Il Santo Padre leva il viso e volge lo sguardo su ognuno: “Sapete cosa mi sconvolge maggiormente, in tutto questo cataclisma? L’ottusa e costante preoccupazione da parte dei reali responsabili, seguiti da una buona metà dei mass media, di mascherare il movente, cioè il fulcro portante della tragedia. Sto parlando dell’effetto serra. Negli ultimi tempi ho assistito, visionato diecine di documentari sulla crisi idrica e su quella dei propellenti, ma nessuno o quasi durante e alla fine del servizio ha mai avvertito l’onestà morale e scientifica di dover denunciare chiaramente cosa sta causando tutto questo disastro. Si sottintende, si sfiora il problema senza mai metterlo a fuoco chiaramente: politici e spesso anche scienziati svicolano e soprattutto mentono. È colpa, dicono, dello scombussolamento atmosferico, del fenomeno calorifico, ma nessuno spara il concetto chiave eppure ormai è risaputo: tutto nasce dal fatto che la terra si sta surriscaldando oltre misura. E da che è provocato questo disastroso calore? Perché l’uomo o meglio coloro che gestiscono l’economia, il profitto, gli affari, l’utile netto, lo sfruttamento dei beni energetici, truccano tanto ignobilmente la risposta e si guardano bene di scoprirsi, levarsi in piedi e gridare: ‘Noi siamo i responsabili di questa catastrofe. Noi sapevamo da anni che percorrendo questa strada lastricata di egoismo e avidità saremmo giunti a tanto sconquasso. E in questo ci hanno appoggiato soprattutto i politici, i quali godevano di percentuali altissime nella vendita dei propellenti inquinanti. Essi elargivano denari affinché case automobilistiche di grande prestigio sperimentassero e producessero nuove vetture a energia alternativa: gas, elettricità, idrogeno ma la maggior parte di queste industrie non ne ha fatto niente, ha usato quei miliardi per impiantare altre fabbriche in Paesi sottosviluppati dove pagare il meno possibile la manodopera, con catene di montaggio strutturate per fabbricare auto e camion mossi da petrolio o suoi derivati sempre ad alto inquinamento. Questa è una grande truffa ai danni dei cittadini del mondo intiero, un crimine che non verrà mai contestato.
“Scusate – interviene un semplice cappellano ma che vantaggio può produrre alla fine una simile politica che ha come unico risultato il traforare l’ozono fino alla troposfera, così da distruggere la difesa e l’equilibrio termico della terra?!”
Il Papa si avvicina a lui e cingendogli le spalle gli risponde “Hai detto bene figliolo, ma il potere, specie quello economico, come ci ha insegnato un certo Gramsci, è parallassico, cioè le sue immagini non conoscono prospettiva, non individuano percorsi alternativi di variante, nel loro Dna c’è solo un obiettivo: il profitto. E al loro servizio sta il potere politico. Ma dico? Sapete che Gorge Bush e il suo staff fino a poco tempo fa non hanno fatto altro che rimuovere dai loro incarichi tutti quegli scienziati e ricercatori che nelle loro conferenze e pubblicazioni davano notizie allarmanti sullo stato del pianeta, e soprattutto che puntavano il dito contro lo smodato impiego di propellenti oleo-minerali.”
Ormai ognuno ha preso coraggio e vuol intervenire. Anche un parroco di montagna dice la sua “Be’, che cosa ci si può aspettare da un petroliere, nato da padre petroliere e a servizio delle Sette Sorelle?!”
“A proposito di petrolio e petrolieri – dice il Papa sollevando un libro per mostrarlo a ognuno – lo conoscete? È un testo di Gian Curchiòn, autore de “Il Settimo cataclisma”, dove descrive cosa sta succedendo sul nostro pianeta da qualche anno a questa parte. Il disgelo del ghiaccio nei poli causerà una crescita notevole del livello del mare, specie quelli interni come il Mediterraneo, da cinque a dieci metri il ché significa che tutte le coste dell’Adriatico, del Tirreno e via dicendo compresi i centri balneari, saranno interamente sommerse. Attenti, però Curchiòn non è un fanatico della scienza cataclismica. Tutto quello che ha previsto negli ultimi 40 anni s’è avverato e oggi ci avverte che il disequilibrio atmosferico sta crescendo a ritmo non matematico ma geometrico il ché vuol dire: il BANG!, definitivo dell’inquinamento atmosferico con relativo effetto serra dal quale non si potrà più tornare indietro è già alle porte, cioè a dire che se non riusciamo a virare immediatamente in contro catastrofe… saremo all’ultima spiaggia!”
I prelati in coro: “Salva nos, domini!”

In quel momento si spalanca una porta e, preceduto dal maestro di cerimonia, entra uno scienziato famoso: viene presentato al Pontefice che addirittura s’inchina davanti al lui. Il maestro di cerimonie interviene: “Mi fa piacere che l’abbiate già riconosciuto. Voi, Santità sapete tutto del Professore, immagino… premio Nobel per la fisica…”
“Ma certo, ho avuto il piacere di leggere del suo progetto di interventi addirittura rivoluzionari contro il degrado ambientale.
“Sono onorato!” – esclama lo scienziato.
“Ma poi cos’è successo?”
“Il governo di allora non ha gradito le proposte, Santità, e sono stato licenziato quasi su due piedi.”
E il Papa prosegue:
“Già… ricordo e fu assunto immediatamente dal governo spagnolo. E cosa è successo in seguito, Professore?”
Il Nobel con voce sommessa spiega:
“A differenza dei ministri del mio Paese, quelli iberici mi hanno dato carta bianca e io ho proposto di mettere in atto tutto ciò che qui mi avevano impedito di realizzare, cioè un vero e proprio tappeto steso in tutti gli spazi possibili del territorio.”
“Un tappeto di che?” chiede molto interessato il Pontefice.
“Di pannelli solari di varie dimensioni e applicazioni. Pannelli che si auto indirizzano verso il sole seguendo il suo percorso, pannelli a movimento programmato e fissi e soprattutto imporre al governo una legge che obblighi i costruttori di case e palazzi di qualsiasi tipo a installare grandi piani di cattura termica, torri eoliche, pareti coibenti in ogni progetto, tanto che in breve tempo la Spagna è montata in testa a tutte le nazioni più progredite nella produzione di energia alternativa.”
“Complimenti! – esclama il Papa in tedesco – Non potreste realizzare anche per l’Italia un programma analogo?”
“Son tornato proprio per questo, Santità.”
“Oh bene… siete dunque stato riassunto dal nostro governo?”
“Sì e siamo già in azione, soltanto che purtroppo dobbiamo superare un sacco di difficoltà. La prima è quella culturale: coinvolgere responsabilmente non solo la popolazione ma anche e soprattutto la lobby del potere economico industriale. Appena proponi a quei manager di capovolgere l’intero sistema di trasporto, soprattutto quello su gomma, annullare, seppur per gradi, ogni propellente inquinante, succede il finimondo, ti si rivoltano contro con violenza inaudita. Il loro life-motiv è ‘il petrolio non si tocca! Finché ce n’è adoperiamo quello… a costo di andare a picco.’”
Cambio di scena improvviso.
Si levano voci che provengono dal gran corridoio. All’istante dal portale si affaccia una guardia svizzera con tanto di elmo e divisa a righe gialle e rosse.

“Che c’è?” esclama il maestro di cerimonie.
La guardia svizzera si getta ai piedi del Pontefice e implora “Ascoltatemi, Santità, e innanzitutto perdonate la mia sfrontataggine e l’inganno…”
“Che inganno?”
“Io non sono una vera guardia svizzera. Sono solo un reduce dal Kosovo.”
“E perché vi siete travestito da guardia del Vaticano? A che scopo?”
“Era l’unico modo per riuscire a parlarvi. Questo costume me lo sono procurato a Cinecittà, nelle sartorie.”
“Va bene, va bene. Vuoi parlarmi? Che hai da comunicarmi?”
“Sto per morire, Santità. Altri 516 miei commilitoni sono già stati colpiti dalla stessa sindrome o patologia, detta appunto sindrome dei Balcani e 46 sono già morti. Io sarò uno dei prossimi.”
Un brusio di duolo si leva nella sala delle udienze.
Il Pontefice afferra per un braccio il giovane e lo conduce verso una poltrona che sta nel centro. Lo invita a sedersi.
“Di che malattia si tratta, figliolo?”
“Non si sa.”
“Come non si sa?”
“Alcuni medici dicono che la causa è da trovarsi nell’uranio impoverito collocato nei proiettili e in altri ordigni che quando esplodono contro un bersaglio sviluppano temperature elevatissime…”
Il ragazzo non riesce a continuare per l’emozione. Lo sorregge un prelato, professore di termofisica: “Forza, figliolo, stai dando notizie giuste – e prosegue al suo posto – le temperature allo scoppio superano i 3.000 ° C per l’uranio.”.
Il ragazzo riprende: “Tutto ciò che si ritrova nell’intorno del punto di scoppio viene fuso, vaporizzato e diventa radioattivo.”.
Quasi all’unisono il termofisico e il reduce in coro continuano: “Si forma così una specie di aerosol che viene disperso finemente in atmosfera, in ogni direzione.”
“Ho capito” commenta il Pontefice “Così se tu, soldato, ti ritrovi nei pressi e respiri questa polvere finissima che contiene tutti gli elementi che si trovavano all’interno dell’esplosione…”
“Sì, esatto, Santità, ma elementi combinati e fusi fra di loro… fino a creare un cocktail chimico letteralmente devastante. Il guaio – puntualizza il soldato – è che noi anche se ci troviamo in zone dove l’esplosione è avvenuta mesi prima, respiriamo ancora questa polvere terribilmente nociva che può restare sospesa nell’aria per tempi lunghissimi e verso la quale non c’è protezione alcuna.”.
“Ah, ma quindi la causale della sindrome dei Balcani non è l’uranio impoverito.”
“Esatto, Santità!” Esclama il prelato termofisico “L’uranio è soltanto il catalizzatore della supercarica esplosiva. Infatti i tecnici di laboratorio non hanno mai trovato tracce di uranio nel sangue e nelle viscere dei contaminati, in quanto quel metallo volatilizza rapidissimo.”
“Insomma – conclude il Papa – l’uranio organizza il disastro e come un killer furbo se la svigna.”
“Proprio così.”
“E che malattie determina questo killer?”
E il ragazzo fattosi forza elenca: “tumori di vario genere e in diverse parti del corpo, leucemie, forme infiammatorie croniche…” “Arsenico, Mercurio e Piombo, per esempio – dice il prelato termofisico – resi impalpabili riescono a inserirsi nel sangue e a raggiungere il cervello…”
E il ragazzo aggiunge: “Queste nanopolveri…”
“Si chiamano così?” chiede il Papa
“Sì, nano, hanno la facoltà di contaminare…” il ragazzo si blocca.
“Prosegui, figliolo. Fatti forza.”
“Non è questione di forza, Santità, è che dovrei pronunciare un termine… come dire… sconcio…”
“Fai pure… sono vaccinato.”
E il ragazzo, prendendo un gran sospiro, conclude: “Potrebbero contaminare anche lo sperma.”
Pausa. I prelati in gran numero tossiscono.
“Per favore, superiamo l’imbarazzo: stiamo parlando di scienza e la scienza non è mai oscena. Allora, lo sperma dei militari viene contaminato.”
“Sì, e se si hanno rapporti, come dire conoscenza bibliche, con una partner, questa viene a sua volta contaminata e sviluppa a livello vaginale… - riprende respiro – piaghe sanguinanti molto dolorose…”
I giovani seminaristi vengono allontanati con un gesto deciso del maestro di cerimonie.
Fanno qualche passo indietro ma non escono.
Il Pontefice è visibilmente turbato. “E’ una storia davvero sconvolgente” commenta “E’ per questo che odiamo tanto la guerra.”
“E che fanno i governi? Ho letto di reduci contaminati americani dopo la guerra del Golfo, bimbi nati con gravi anomalie… e il nostro governo, come si comporta?”
“In Senato è stata istruita la Commissione uranio impoverito che già nella passata Legislatura ha condotto un’inchiesta davvero meritevole, tanto da indurre i responsabili del nostro esercito ha riconoscere che tutte queste patologie sono provocate da esplosioni di proiettili all’uranio, sono riconosciute come malattie per ‘causa di servizio’, ma non per l’uranio e quindi niente cure, ospedali, pensione, risarcimento a tutti quei militari che ne sono stati colpiti.”
“È una situazione generale davvero oscena” . esclama il Papa - “da una parte ci troviamo con una catastrofe ecologica-ambientale imminente con intiere popolazioni che nell’Africa e nell’Asia sono costrette ad abbandonare i propri territori che ormai disertificati non producono nulla che li possa nutrire; malattie che si potrebbero debellare facilmente non vengono nemmeno prese in considerazione giacché quei popoli non posseggono denaro per acquistare i vaccini indispensabili e il cinismo dei produttori di farmaceutici è diventato davvero orrendo: o paghi il medicinale o crepi.
I denari però si trovano per acquistare armi, armi sofisticate e terribili, a tonnellate… cosicché in ogni dove scoppiano guerre con relativi massacri. I Paesi ricchi e forti dovrebbero intervenire a fermarle ma a loro volta hanno impostato altre guerre con bombardamenti e stragi contrappuntate da atti di terrorismo orribili e ognuno grida che quella carneficina è prodotta solo per ottenere finalmente la pace! Governi che hanno nella Costituzione come articolo fondamentale il ripudio della guerra e nello stesso tempo spendono miliardi di euro per acquistare macchine da combattimento, aerei d’attacco e distruzione. E poi giurano solennemente che non tradiranno mai il fondamento essenziale della propria Costituzione! È come se si osservasse una nave sbattuta dalle tempeste che va alla deriva verso scogli acuti come lame e sul vascello marinai e passeggeri, donne e uomini, si scannano a vicenda e si scaraventano l’un l’altro a mare.”.
Il folto gruppo dei prelati si è ammutolito, poi un ragazzo seminarista esplode: “Padre… Santo Padre, qual è la soluzione?” “Pregare… – silenzio e poi riprende – questa è la risposta più ovvia. Ma rimandare sempre immancabilmente la soluzione all’intervento divino non è una soluzione da buoni cristiani, ‘non approfittare mai della magnanimità di Dio’, dice il Vangelo, ‘ognuno parli e sollevi le braccia per farsi ascoltare’. In situazioni del genere il silenzio è sintomo di assenza. Siate indignati e protestate. Non per far baccano, ma per sollecitare attenzione e far intendere che non siamo disposti a farci cancellare come una qualsiasi razza in via di estinzione. Difendiamo la vita dei deboli e degli ignari… salvando anche la nostra vita.”
Post scriptum: ho riletto questa concione… Sono malinconico ma soddisfatto, forse abbiamo un Papa che merita tutta la nostra attenzione.


Escatologia e scatologia. Come dire lo spirito e lo sterco


Chiedo sinceramente scusa se ho offeso qualcuno con un epiteto grossolano che mi sono lasciata sfuggire davanti alle facce che mi apparivano sul teleschermo nella sera di sabato.
Si trattava di uno sfogo privato, furbescamente carpito da due giornalisti che si sono infilati, fingendosi amici, nella nostra camera d’albergo a Vicenza. BRAVA GENTE!
E questo livello di violazione della privacy mi sembra ben più grave della mia espressione colorita.
Da giorni mi sono indignata sentendo parlare le alte sfere dello Stato, a proposito della base di Vicenza come di un “all’allargamento”. È una menzogna! Non si allarga niente, si raddoppia! Altra favola raccontata dai politici nel tg di sabato sera è il “contratto con gli americani da rispettare”. “Bugiardi!” ho esclamato.
Il governo Prodi ha dovuto dare una risposta agli americani, come si è visto, confermando la disponibilità italiana, quindi vuol dire che non era affatto scontato che il nuovo governo si associasse alle decisioni di quello antecedente.
Essi, alti dirigenti politici della sinistra, non apparivano per niente preoccupati dopo l’inaspettato successo della manifestazione di Vicenza con più di centomila partecipanti (alcuni giornali parlano addirittura di 200 mila). Davanti a una simile, straordinaria partecipazione si sperava che qualcuno sarebbe ritornato sui suoi passi e riveduto le decisioni prese. Ci si contava in tanti!
La manifestazione ha dimostrato che esiste un movimento grande e forte, capace oggi di gestire la situazione escludendo ogni tipo di provocazione.
In molti avevano previsto una seconda Genova e qualcuno in fondo lo auspicava.
Era cresciuto sempre più il clima di paura che scientemente i mass media avevano divulgato, con previsioni di disordini, sommosse, i black block che imperversavano sfondando vetrine, i no global che incendiavano macchine, candelotti, fumo e fiamme, qualche morto qua e là, fosse lo scenario minimo del gran finale. E invece no: tutto calmo, tutto tranquillo! Ma che scarogna! Si è assistito, al contrario, a uno spettacolo di un civismo esemplare: mamme che spingevano ridenti i loro bimbi dentro le carrozzelle, ragazzi che ballavano al ritmo di gioiose canzoni eseguite da band e complessi musicali, striscioni le cui scritte rivolte ai ministri del governo sollecitavano: “Onorevoli compagni, presidente, ripensateci! Toglieteci di mezzo questa insopportabile, nefasta servitù! Noi amiamo gli americani ma non come tutor armati, che occupano le terre dove viviamo e siamo nati. E soprattutto non vogliamo contribuire a pagare la loro onerosa permanenza!”.
Davanti a tanta sacrosanta e così numerosa assemblea, questi nostri rappresentanti che noi abbiamo eletto rispondevano con un certo malcelato disprezzo, quasi piccati dalla nostra evidente insolenza.
“No! – ci hanno risposto. – Il dado è tratto e quel che abbiamo deciso non si tocca. I provvedimenti stabiliti dal governo, gli accordi con i nostri alleati USA non si toccano.”
Gli accordi? Ma quali accordi? Quelli presi dal governo Berlusconi! Ma noi si credeva di aver eletto un governo nuovo, autonomo dal precedente, non dipendente da esso. Così, dopo averci assicurato infinite volte che il popolo è sovrano, che non esiste nessuna delega definitiva a chi ci rappresenta, all’istante ci venite a spernacchiare addosso a insulto che noi non si conta nulla. La democrazia non può dipendere dalla piazza. Ma cos’è ‘sta piazza? Un raduno di ubriachi e di teppisti facinorosi, drogati? Per non parlare delle donnacce…
Allora noi non siamo cittadini, ma semplici votanti: truppa da consenso e supporto!
È stato lì, che a nome di tutti quelle centinaia di migliaia di bidonati, illusi di aver voce in capitolo nel decidere cosa fare della propria vita, mi è sortito quell’epiteto ignominioso, di sapore rozzo, ma essenziale: cazzone, bugiardi.
Sì, avete ragione voi puristi lessicali: sarebbe stato più consono ed accettabile se avessi appellato quei nostri eletti con il termine di fallotropi, ipocritès. In greco è sempre più degno e magniloquente…
Siamo in un Paese dove la forma è posta all’apice di ogni discorso; al contrario, il contenuto è sterco da buttare.

E già che ci siamo: in questi giorni si discute dei Pacs o Dico e ci sono cattolici nell’opposizione e nella maggioranza che si dicono contrari alle coppie di fatto. Affermano con tono risentito ma civile che la famiglia è sacra, che è il centro motore di una società veramente democratica, apostolica… e anche romana, che permettendo queste nuove leggi scellerate che si sostituiscono al sacro rito dell’unione di maschi e femmine davanti a Dio, si distrugge la famiglia. Poi vai a vedere come sono uniti con le donne o gli uomini questi irriducibili onorevoli contrari, che tengono la croce sotto la maglietta della salute e la foto del Cardinal Ruini come salva-schermo del computer, e scopri che in gran numero hanno sfasciato una loro prima famiglia per costruirsene un’altra irregolamentare, in barba ai sacramenti e ai sacri riti. A cominciare dall’onorevole ex presidente Casini, strenuo parrocchiale, e poi Adornato, Bossi, Calderoli, Castelli, Carlucci, Fini, La Russa, Gardini, Guzzanti, Frattini, Micciché, Matteoli, Pecorella, Santanchè, Urbani… fino al maestro falsatore Berlusconi.
E allora gridiamo insieme: fallotropi, ipocrites!
Siamo di carnevale, tenetevi pure la maschera… tanto vi abbiamo già riconosciuti!

E che dire del dispaccio della Finanza uscito qualche giorno fa sulla droga? “I consumatori occulti di stupefacenti annidati nella borghesia media e ricca del nostro Paese hanno raggiunto livelli impressionanti: si parla di centinaia di tonnellate al mese per un valore di milioni di miliardi di sniffo e pere. E vai sicuro che fra quelli che annusano a pompa coca, ce ne trovi una caterva che fan parte degli indignati urlatori del pericolo della droga nei ragazzi… fustigatori dello spinello libero e di chi ne fa uso! E come chiamarli costoro?
Fallotri, ipocrites e drugàt (drogato)!

E per chiudere vi offriamo un’ultima osservazione, la più indignata.
Alla Camera e al Senato, sia fra gli eletti dell’opposizione in gran numero e più scarsi nelle file della maggioranza, vivono e ci rappresentano e godono di stipendi e privilegi una caterva di onorevoli indagati dalla Giustizia, sotto inchiesta per crimini vari, alcuni già condannati in prima e seconda istanza, altri definitivamente (sono ben 82 gli onorevoli dichiarati colpevoli).
Ebbene, noi siamo l’unico Paese in Europa nel quale si tollera tranquillamente che degli individui compromessi con la giustizia siano eletti tra i rappresentanti delle Camere. E quando costoro attraversano l’ingresso che porta alle stanze dell’Assemblea della Repubblica, le guardie in alta uniforme, carabinieri, finanzieri, agenti di polizia, scattano sull’attenti e sbattono i tacchi in segno di reverente saluto, anche se hanno corrotto giudici, truffato, mentito in tribunale e sono collusi con la mafia.
Denunciamo da anni l’inaccettabile presenza di questi personaggi dentro la struttura del nostro democratico Paese, nato dalla Resistenza, ma nulla si muove, tutto resta affondato, impantanato nell’immonda e inamovibile gora e a noi non resta che gridare a tutta voce: fallotropi, ipocrites, puzzoni!

Franca Rame
www.francarame.it


Dario Fo: troppi ghetti in città e la sinistra non ha più coraggio

Muri Una recinzione sarebbe indegna ma i muri ci sono già nel linguaggio, nei gesti
Razzismo Razzista, perché, come dovremmo chiamare il fatto di bruciare le tende dei rom?

di GIUSEPPINA PIANO

MILANO - Si sente tradito dalla sua città, Dario Fo, da quella Milano «in cui non mi riconosco più». Che ormai non fatica a chiamare «razzista, perché come dovremmo chiamare altrimenti il fatto di bruciare le tende per i rom?». Città che ha perso se stessa, la sua anima, quell´«attitudine all´accoglienza che un tempo non era un´idea, era una certezza». Non ha molto da dire a Letizia Moratti, il premio Nobel per la letteratura, perché «la destra fa il suo mestiere». È ad altri che vuole parlare: «La sinistra deve avere più coraggio nel difendere la solidarietà». Mentre ai milanesi, a tutti i milanesi, dice: «Indignatevi. La mancanza di indignazione è il solco profondo verso il seppellimento della coscienza».
Prima le tende per i rom bruciate a Opera, adesso le recinzioni del Comune per il campo nomadi. Cosa è diventata Milano?
«Una città di ghetti. Una recinzione sarebbe indegna. Ma i muri ci sono già nel linguaggio, nei gesti, barriere psicologiche molto più insormontabili e lugubri di una recinzione. Qualsiasi persona civile sarebbe contraria a recintare degli esseri umani».
Però non la sorprende che a Milano possa accadere.
«No, non mi sorprende. Ormai siamo su una china disumana. Milano si eccita e discute con passione se alla Scala un tenore canta bene o no e poi scompare davanti ai problemi civili».
E Dario Fo come ci vive oggi a Milano?
«Malamente. Non mi appartiene più. Davanti a quello che sta succedendo ai rom provo un´indignazione dolorosa. Perché ormai abbiamo proprio superato il limite dell´egoismo, andiamo verso un pericoloso clima di xenofobia. «Ma provate voi» dicono gli abitanti della zona invasa dai rom «a vivere sotto questo incubo di continue ruberie e immondizia». Un prete l’altro giorno rispondeva: «Io sono in mezzo a loro da anni e sono ancora qui, nei loro campi. Bisogna parlare, vivere la loro condizione. È la chiave di questo tragico problema, non si risolve solo con le guardie. Altrimenti non ci resterà che mandare a fuoco le loro baracche e ospitarli in un sano campo di concentramento. Non dimenticate quanti ne hanno ingabbiati e asfissiati i nazisti». Sa cosa mi indigna più di tutto? L´indifferenza della gente davanti a tutto questo».
Non era questa la Milano del cuore in mano.
«Quella città era vera, autentica. Non era retorica. Mi ricordo da ragazzo avevo la certezza che Milano fosse una città generosa, una città che si faceva carico dei problemi degli altri, una città che ha accolto tante persone che arrivavano qui con la speranza e che hanno dato prestigio a Milano. Oggi, invece, è disattenzione indispettita, spesso annoiata. E devo confidarvi: ciò che mi ha maggiormente rattristato è il comportamento della sinistra. Mi sento deluso: durante la campagna elettorale per il Comune a cui ho partecipato ho conosciuto proprio una politica di poco conto».
Una sinistra troppo imbarazzata nel difendere la solidarietà perché preoccupata di difendere la sicurezza?
«Certo, certo. Mi chiedo come si pone la sinistra davanti alla sua storia. Le cito solo un fatto: esattamente un anno fa ci fu il problema dei profughi africani, gente che fuggiva dalla guerra e dalle persecuzioni, accettati dal nostro Stato con diritto di assistenza e protezione, arrivati a Milano e abbandonati a se stessi. Ebbene allora a sinistra ci fu un´assoluta mancanza di attenzione per quel dramma civile, pochi vennero con noi, cani sciolti, a manifestare per loro. La sinistra ufficiale semplicemente non c´era. Ho trovato allora un vuoto terribile. E il vuoto poi si paga».
Oggi il sindaco è Letizia Moratti e da 15 anni Milano è governata dalla destra. Questo non ha pesato sull´anima della città?
«Certo. La destra continua a suonare da anni il flauto magico dell’oblio civile. La destra ha un unico assillo, i quattrini, business e mondanità, e si interessa solo di rendere sempre più evidenti e forti i privilegi. Ma c’è un dovere, una dignità: anche quando sei minoranza devi farti sentire. Nel campo della sinistra non si gioca al rilancio, ma solo all’acquattata! Si sta a guardare, stando attenti a farsi più in là quando passa una ruspa.
Si scava fino a quindici metri per costruire parcheggi, si cancellano boschi e prati, si requisiscono le case ai pensionati per trasformarle in palazzi da vendere ai “grandi furbi del quartiere”. La città è da cento e più giorni sopra il livello dell’intasamento respiratorio, ma c’è qualcuno che urla la propria rabbia e il proprio terrore? No… ognuno sta nel suo brodo a bagnomaria, a grattarsi il prurito. Un morto, due morti, un vecchio, due bambini che asfissiano… ma chissenefrega, hanno trovato un tenore col do di petto e le banche hanno ripreso a marciare!
Ho assistito qualche tempo fa a una Messa officiata da un alto prelato nelle carceri di san Vittore. Al centro delle cinque navate dove sono le celle era stato approntato l’altare. Tutto intorno a cerchio si levavano le grate. I detenuti stavano arrampicati sui traversoni della gabbia. Veniva subito in mente il recinto dello zoo con scimmie ed altri animali quasi umani, curiosi di un rito officiato perché l’intiera città possa sentirsi con la coscienza a posto. Amen.