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Avete mai sentito parlare dell’Osteria ai Pioppi di Bruno Ferrin

People For Planet - 1 ora 53 min fa

Bruno Ferrin faceva il venditore di farine e lieviti per il pane.
Lavorava di mattina e il pomeriggio era libero (i fornai dormono il pomeriggio). Così decide di comprare un bosco di pioppi e aprire una piccola osteria. Per far giocare i bambini degli avventori decide di costruire una piccola altalena, poi un altro gioco e ancora oggi non si ferma.
Il suo parco giochi è un posto magico. E si trova in provincia di Treviso.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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Il problema dell’insalata in busta

People For Planet - 5 ore 25 min fa

“L’insalata in busta? Ti stanno vendendo tempo, che poi possiamo spendere sui social, magari ad istruire gli altri su come difendere l’ambiente” è polemico Spartaco Gippoliti, conservazionista, nel commentare – sui social – l’uscita del libro “Fragole D’Inverno” di Fabio Ciconte (Editori Laterza).

Dietro l’insalata

Per avere la comodità di un’insalata in busta, abbiamo costruito infrastrutture che prima non esistevano e serre che garantiscono una produzione per tutto l’anno, abbiamo consumato plastica e disperso enormi quantità di gas climalteranti. Questo il messaggio del libro,  che racconta il lato oscuro del boom della cosiddetta “quarta gamma“: la tendenza ad avere un cibo “sempre più trasformato e sempre meno materia prima” e dei suoi pesanti impatti ambientali. Qui la presentazione del libro.

L’occasione è buona per riflettere su uno stile di vita assurdo. Ogni anno l’occidente spreca 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti commestibili, un terzo della produzione globale e quattro volte quello che basterebbe per fornire le calorie necessarie a tutti coloro che non ne dispongono.

Un terzo della crisi climatica

Sono i nostri comportamenti alimentari e ciò che li precede – ovvero l’agricoltura e l’allevamento intensivi, la produzione fuori stagione, la logistica del cibo, fino alle scelte fatte al supermercato e a tavola – che generano un terzo della crisi climatica attuale.

Quando si parla di emissioni di CO2 si pensa alle auto in colonna, agli impianti di riscaldamento, alle industrie: meno al cibo. Ma l’agricoltura – ci ricorda Ciconte – è responsabile del 23% delle emissioni di CO2, l’intero sistema agroindustriale del 37%.

Carlo Petrini: Cambiare prospettiva per salvare agricoltura e ristorazione

Cambiamento climatico e agricoltura

BlackFriday, +47% sul 2019 e soprattutto online. Vuoi farti un regalo? Se devi comprare oggi, fallo in negozio

People For Planet - 6 ore 57 min fa

83 milioni di euro è l’importo dello shopping che ogni giorno scegliamo di fare online a scapito dei negozi. Se ci aggiungiamo il lockdown, è facile prevedere come questa pandemia ci impoverirà non solo economicamente. I grandi centri, ma soprattutto le periferie, senza negozi saranno più spogli, più isolati, e meno sicuri. La spesa delle famiglie dai negozi fisici è definitivamente passata al web, e il Black Friday lo rende solo più evidente.

Un cambiamento troppo veloce

Sono i dati diffusi da Fismo-Confesercenti. In particolare, gli acquisti di abbigliamento e accessori si calcolano in 25 milioni tolti ogni giorno ai negozianti di strada a favore dei pacchi spediti a casa. Per giochi e giocattoli siamo a 20 milioni di euro nel trasferimento verso l’e-commerce, ogni giorno; mentre per la tecnologia e gli elettrodomestici lo shift vale 15 milioni al giorno per entrambi i comparti. Per i libri, infine, si spendono 300mila euro al giorno sulle piattaforme online.

Cresce il BlackFriday e cresce online

Secondo il Codacons più di un regalo di Natale su tre sarà acquistato proprio durante il Black Friday, quando 25 milioni di italiani, il 47% in più rispetto al 2019, approfitteranno delle promozioni.

Infine anche secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, tra oggi e lunedì si spenderanno online circa 1,5 miliardi di euro, con un aumento del 15% sul 2019.

Una questione anche ambientale

Ecco perché Confcommercio ha lanciato la campagna nazionale «Compro sotto casa perché mi sento a casa». Un comportamento controtendenza oggi, svilito dai timori per il virus e dalla comodità di ricevere un pacco. Ma cambiare si può, e a ringraziare prima di tutto sarebbe l’ambiente.

Amazon, la cultura del reso sta per battere un record

Amazon: si può fare di più contro il cambiamento climatico

Smartphone, ecco come riciclare (in casa) il tuo vecchio amico

People For Planet - 10 ore 54 min fa

Sebbene il mercato spinga i consumatori all’acquisto di nuovi modelli più performanti, il problema dello smaltimento dei vecchi telefoni è un problema reale. La startup Refurbed, specializzata nella vendita di apparecchiature elettriche ed elettroniche usate e funzionanti, ha calcolato che in Italia solo il 40% di questi dispositivi viene smaltito in modo adeguato. Purtroppo, più di 1 dispositivo su 2 viene gettato nelle comuni discariche, il che significa che tonnellate di sostanze tossiche e metalli pesanti non biodegradabili vengono rilasciati nell’ambiente. Eppure si tratta di componenti e materie prime preziose, che potrebbero essere recuperate in funzione dell’economia circolare.

In quest’ottica, scegliere di acquistare un telefono rigenerato consente di sfruttare apparecchi ancora utilizzabili, in buone condizioni e a un costo decisamente ragionevole. Si stima nel 2020 in Europa il mercato dei telefoni usati varrà oltre 10 miliardi.

Nuova vita, nuovi usi

Un vecchio telefono però può ancora vivere, in altre forme. Per esempio come ripetitore Wi-Fi: scaricando app come Netshare no root thetering sul vecchio e sul nuovo telefono si può estendere la linea in punti dove non arriva. Oppure può diventare un baby monitor, ovvero come telecamera di sicurezza per tenere sotto controllo i bambini da una stanza all’altra. Anche in questo caso ci sono delle app che vanno installate sui due device: Cloud Baby Monitor, Dormi o Baby Monitor 3G.

Ancora, il vecchio smartphone può far risparmiare molto sull’acquisto di telecamere di sicurezza per interni. Posizionandolo nel modo giusto e tenendo il Wi-Fi acceso, applicazioni come Presence, Manything o AtHome Camera, inviano sul nuovo telefono notifiche su eventuali movimenti in casa. Per gli automobilisti il vecchio smartphone può diventare una dash cam, cioè una telecamera interna per tutelarsi in caso di incidenti, o un gps da lasciare attivo all’interno dell’auto quando la si parcheggia e non la si sposta per lunghi periodi.

Photo by Rodion Kutsaev on Unsplash

Lombardia rossa fino al 3/12 | “Vaccinati contagiano” | Balene, strage in Nuova Zelanda | Morta Daria Nicolodi, icona di Profondo Rosso

People For Planet - 12 ore 29 min fa

Corriere della Sera: «Lombardia rossa fino al 3 dicembre», la richiesta del governo fa infuriare Fontana. Le Regioni: scuole chiuse fino a gennaio;

Il Giornale: “Vaccinati contagiano”, “Falso” Lo scontro duro Capua-Burioni;

Il Manifesto: Una Napoli colpita al cuore in pellegrinaggio allo stadio;

Il Mattino: È a Posillipo il primo focolaio della seconda ondata di Covid;

Il Messaggero: Balene, strage in Nuova Zelanda: più di cento esemplari spiaggiati. Molti già morti;

Ilsole24ore: Natale, non sarà “liberi tutti”. Spostamenti tra regioni limitati ai parenti stretti e quarantena per chi rientra dall’estero – Regioni, chi passa in arancione e chi rischia la rossa;

Il Fatto Quotidiano: Scostamento di Bilancio, il centrodestra vota con la maggioranza. Conte: “Dialogo continui”. Blitz di Forza Italia: Lega e Fdi spalle a muro;

La Repubblica: In arrivo il Ristori 4. E Conte pensa a un bonus da 500 euro a Natale per i lavoratori in Cig;

Leggo: Morta Daria Nicolodi, icona di Profondo Rosso: fu moglie di Dario Argento e mamma di Asia;

Tgcom24: Scuola, le elementari cambiano: per gli alunni giudizi al posto dei voti;

Cos’è il ritiro sociale in adolescenza: Hikikomori (Video)

People For Planet - Gio, 11/26/2020 - 18:00

Hikikomori significa “stare in disparte” e in Italia vengono stimati tra i 100 e i 120 mila casi tra i giovani sotto i trent’anni. Di cosa si tratta?

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

Leggi anche:
Hikikomori: quei 100 mila ragazzi che si isolano in casa

Quanti mutui, il cui pagamento oggi è sospeso, andranno in default?

People For Planet - Gio, 11/26/2020 - 16:00

Quanti mutui concessi ad imprese che hanno beneficiato della moratoria prevista dal decreto “Cura Italia” diventeranno Npl?

In altri termini quanti mutui, il cui pagamento oggi è sospeso, andranno in default perché le imprese non ce la faranno a pagare le rate al termine del beneficio della sospensione? Secondo una indagine de Il Sole 24Ore condotta tra le principali banche italiane, “l’ondata di Npl sarà meno drammatica di quanto non si immagini” perché, in sintesi, oltre il 70% delle imprese che hanno ottenuto la proroga del pagamento delle rate posseggono un rating creditizio alto, quindi sono affidabili e pertanto potenzialmente in grado di tornare a pagare dopo l’interruzione.

Nel maggio scorso avevo già espresso, al riguardo, la mia diversa opinione basata proprio sulla interpretazione delle valutazioni dei sistemi di rating adottati dalle grandi banche che presentano dei bug molto pericolosi, invisibili a chi non li ha maneggiati per anni.

Per tale motivo sostengo che l’impatto degli npl sui bilanci delle banche sara’ almeno due volte più ampio di quello verificatosi post crisi 2008.

Ad ogni modo, tenendo presente una ventennale esperienza personale di studio e di applicazione di quei sistemi, non sono d’accordo sulla visione incoraggiante per un fondamentale motivo.

Perché si fa confusione tra i sistemi di erogazione creditizia basati sulle tecniche di scoring ed i sistemi di monitoraggio del rischio.

I primi sono utilizzati nella fase di prima concessione del finanziamento e nelle revisioni periodiche che teoricamente (e ripeto teoricamente) dovrebbero avvenire ogni 12-18 mesi. Determinano la cosiddetta “probabilità di default” della relazione affidata, cioè la probabilità in termini percentuali della insolvenza del rapporto nei successivi 12-18 mesi, sulla base di indicatori ormai superati e di cui parleremo prossimamente.

I secondi, invece, hanno una funzione di sorveglianza sistematica e continua con lo scopo di far focalizzare mensilmente l’attenzione del gestore sulle relazioni con indicatori di rischiosità significativi e predittivi di 12 mesi del deterioramento del rapporto.

Tali indicatori di pericolo, prodotti ogni mese ( e ripeto ogni mese), classificano l’impresa sostanzialmente in tre categorie:

  • Aziende in “bonis”, quelle con andamento regolare
  • Aziende “sotto osservazione”, quelle che evidenziano segnali di anomalia di una certa gravità e frequenza ma prevedibilmente superabili se non si interviene subito.
  • Aziende “a rientro”, quelle che presentano un peggioramento talmente profondo che necessitano di un disimpegno da parte della banca, consapevole che puo’ anche andare incontro a perdite.

Questi segnali mensili sono poi letti ed elaborati dall’algoritmo dei sistemi di erogazione, cioè i primi, solo nel momento della revisione.

Appunto, se tutto va bene, ogni 12-18 mesi! Perché, solo chi ha vissuto quel mondo puo’ saperlo, uno dei drammi gestionali più sentiti dai bancari e’ la revisione periodica delle pratiche di affidamento che storicamente si porta dietro un fardello di “arretrato”  mediamente di 6-12 mesi per cui molto probabilmente oggi le banche leggono (e comunicano a IlSole24Ore) rating creditizi relativi ad affidamenti revisionati almeno un anno fa.

Quando il mondo era completamente diverso!

Per semplificare provo ad utilizzare un paragone.

Pensate ad un uomo che ha fatto un controllo clinico-medico completo un anno fa e, in quel momento, risultava sano ed integro (e quindi con un rating ottimo!).

Dopo due mesi quell’uomo inizia a manifestare dei leggeri disturbi fisici, segnali che vengono percepiti dalla moglie (il miglior sistema di monitoraggio del rischio al mondo) che lo invita, ma non ci riesce, a ripetere tutto il check-up clinico.

Passati altri 4 mesi, quei segnali di malessere diventano sempre più profondi ed, insieme alla moglie, anche i figli pressano il padre affinché si rechi al centro medico per la “revisione” completa.

Nessun risultato, quell’uomo evita di controllarsi.

Arriva, dopo circa un anno, però, il momento in cui il centro medico obbliga quell’uomo a sottoporsi al test medico completo e solo a quel punto si scopre che ormai ha un male divenuto incurabile per effetto della mancata attenzione a quei segnali che avrebbero consentito, invece, una cura risolutiva.

Ecco, piuttosto che indagare sui rating creditizi forse sarebbe  il caso di chiedere alle banche quante relazioni rispetto al totale sono, oggi, classificate  “sotto osservazione” o “ a rientro”.

Perché quelle aziende non saranno in grado di rispettare il pagamento delle rate di mutuo appena terminato il periodo di moratoria.

Una fonte interna ad una grande banca mi ha riferito che la percentuale di aziende del suo portafoglio riconosciute nelle due categorie a rischio e’ raddoppiata rispetto ad un anno fa.

Un quadro completamente diverso da quello prospettato da IlSole24Ore.

Oggi il miele sommerge Maradona. Ma Diego è stato un leader politico profondamente odiato

People For Planet - Gio, 11/26/2020 - 14:00

Ha portato Napoli al centro del mondo. Il resto d’Italia lo ha visceralmente detestato, Italia 90 ne fu teatro. E i potenti del calcio hanno sempre voluto schiacciarlo

Diego Armando Maradona è morto. A sessant’anni, dopo una vita a dir poco intensa. Vissuta come lui ha voluto. È assurdo oggi discutere cosa sarebbe stato se il suo comportamento fosse stato diverso. Molto semplicemente, non sarebbe stato Maradona.

È morto un leader politico. Che giocava a calcio come un dio. Ma un leader politico. È corretto, lo condividiamo, il paragone con Muhammad Alì. Entrambi hanno fatto politica attraverso lo sport. Simboli di una battaglia in difesa dei deboli. Che fossero neri, poveri, emarginati, vietcong. I due hanno sempre rischiato in proprio. Hanno sfidato il destino, la storia. E hanno vinto. Quando tutto il mondo non aspettava altro che la loro disfatta. A Kinshasa come a Città del Messico.

Maradona, da leader politico, annusava i momenti chiave. In campo e non solo. Attese la sfida con l’odiata Inghilterra per segnare i due gol che ancora oggi hanno marchiato a fuoco la storia del calcio.

Da fermo, ha reso carta straccia qualsiasi discussione sulla personalità, sulla leadership. Ha fatto notizia in ogni modo. In qualsiasi momento. In un letto d’ospedale. In un’auto della polizia. A quattordici anni come a quaranta. Lontano anni luce dagli eroi patinati del calcio attuale. Maradona è stato anche un simbolo e un rappresentante degli anni Ottanta che non sono stati solo quelli dell’edonismo reaganiano.

Maradona ha vinto a Napoli città profondamente distante dallo star system. Diciamo anche periferia del mondo. Dove nessun fuoriclasse sarebbe venuto. Scappava da Barcellona. Il documentario di Kapadia lo mostra perfettamente. Si rese subito conto dov’era arrivato. In una squadra mediocre. In un club modesto. In una città contraddittoria, ricca di soldi e di potere (altrimenti non sarebbe arrivato; senza i soldi del Banco di Napoli e senza il potere del pentapartito, l’operazione non si sarebbe conclusa) ma anche eternamente speranzosa e con l’etichetta di perdente affibbiata dalla storia. Altri sarebbero rapidamente fuggiti. Maradona si caricò tutti sulle spalle e tutti fece crescere: la squadra, il club, la città. Finendo poi imprigionato, questa è una parte della storia che la città non vuole vedere.

Elesse Napoli quartier generale della propria battaglia. Ne divenne il condottiero. Un giorno, D’Alema disse sarcasticamente: “Capo tavola è dove siedo io”. Ecco, per Maradona era effettivamente così. Napoli divenne capitale perché c’era lui. E ancora oggi, ovunque tu vada, una volta rivelate le origini, la risposta è: “Napoli? Maradona!”. Che sia Stoccolma o Johannesburg.

Si calò nella realtà. Gli bastò la prima partita, a Verona, per rendersi conto dell’odio nei confronti suoi e di Napoli. Era così in ogni stadio, soprattutto del Nord. In particolare Verona, Milano, Bergamo. E più il Napoli diventava forte, più cresceva l’avversione. Che non era solo sportiva. Nel 90 a San Siro, prima di Inter-Napoli, i tifosi interisti srotolarono lo striscione “Hitler, con gli ebrei anche i napoletani”. Pochi mesi dopo, al Mondiale, l’inno argentino venne fischiato in ogni stadio d’Italia. Un poco persino a Napoli in quella semifinale Italia-Argentina che decretò la sua fine. A Milano, dopo la sconfitta contro il Camerun, rilasciò una dichiarazione da capo di Stato: “Grazie a me i milanesi hanno smesso di essere razzisti e hanno tifato per gli africani”.

Nella trasmissioni tv delle reti Mediaset c’era un clima di processo continuo. Anche da parte di chi oggi si professa grande estimatore di Maradona e simpatizzante del Napoli. Venne utilizzato persino Cesare Casella un giovane vittima di un lunghissimo rapimento. Fresco di liberazione, fu piazzato in tv a dire che Maradona gli stava antipatico perché non era un modello positivo per i ragazzini.

In modo molto più crudo, la sera della semifinale a Napoli Antonio Matarrese gliela giurò. Così come gliela giurò Blatter. Gli fecero perdere la finale contro la Germania, lo lasciarono in lacrime dopo averlo insultato e defraudato. Dopo qualche mese, venne trovato positivo alla cocaina e diede l’addio all’Italia e a Napoli scappando come un ladro. Da solo. Nella notte. Nel 94, venne prima rimesso in piedi per giocare il Mondiale e dare un senso a Usa 94, e poi gli furono segate le gambe con l’antidoping dopo due partite. Si erano spaventati che potesse vincere. Sia pure con molto ritardo, la battaglia politica con Blatter l’ha vinta. Postuma, possiamo dire. La storia da dato ragione lui. Che definì Blatter un mafioso.

Maradona è stato odiato in un modo che oggi è impossibile rendere. E ha un sapore acre assistere a questa ondata di miele che lo sta avvolgendo. Fisiologica quanto ipocrita. La morte ha questo potere. In cambio dell’addio definitivo, ti si concedono smancerie che quando eri in vita non sono mai state nemmeno pensate. Chissà, è una sorta di sollievo che rende magnanimi.

Ma lui, Diego, oggi commenterebbe tutto questo con un sorriso amaro. Ricordano cosa gli hanno detto quando era in vita.

Per gentile concessione de ilnapolista.it

Se compri una copia di “Carafa” in Puglia piantano un albero

People For Planet - Gio, 11/26/2020 - 12:18

Alle soglie del Natale e alla vigilia del Black Friday, viene dalla Puglia una bella iniziativa per il sostegno della cultura e della lettura, all’insegna della sostenibilità: “Un albero per ogni copia del libro venduto”. Si tratta di un progetto nato in collaborazione tra Caporal Plant e Villa Carafa, per promuovere l’acquisto del romanzo di Alfredo De Giovanni, Carafa. Il sigillo del Cristo Velato, edito dalla casa editrice barese Gelsorosso.

Quanti fogli di carta da un albero si possono ottenere? Quasi 80 mila, stando alle stime del WWF. Per produrre una risma da 500 fogli di carta formato A4 sono necessari 1,7458 kg di cellulosa, Greenpeace ha messo in allerta sullo spreco di carta: pare che gli italiani siano tra i popoli che consumano più carta, 200 kilogrammi, cioè circa 80 risme di A4 (due alberi ogni famiglia da 4 persone). Fare a meno della carta nella nostra vita sarebbe impensabile: la parola d’ordine è dunque “riciclare” e anche reimmettere quello che si toglie dalla natura.

L’idea è quella di valorizzare la nostra zona delle Murge: così come fa Alfredo De Giovanni nel suo libro. Come Villa Carafa e Caporal Plant vogliamo da un lato preservare questi territori piantando subito mille alberi e dall’altro di raccontarli grazie alla promozione attiva del romanzo” afferma la famiglia Confalone di Villa Carafa che ha trovato subito nella famiglia Caporale ascolto attivo e concreto.

La campagna sarà attiva per le prime mille copie vendute di Carafa. Durante il periodo natalizio verranno piantati i primi alberi, accuratamente selezionati dal punto di vista agronomico, nel territorio di Monte Carafa sito sulle Murge a margine di Villa Carafa.

“Carafa. Il sigillo del Cristo Velato”

A un anno dalle vicende di Otto. L’abisso di Castel del Monte, il geologo Paolo Manfrè e l’archeologa Sandra Bianco si ritrovano alla prese con una nuova sfida: la sparizione della statua del Cristo Velato. L’indagine si svolge in cinque giorni, alternandosi a una delle vicende d’amore più famose di tutte i tempi: quella tra Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa, amanti perduti, appartenenti alla nobiltà del Regno di Napoli del XVI secolo.

Alfredo De Giovanni costruisce un thriller storico avvincente, che si dipana su tre linee temporali differenti e molto distanti tra di loro, ma intrecciate al punto tale da restituirci il senso dell’enigma del Cristo Velato, in una Napoli misteriosa, sospesa tra criminalità e passione e in cui si staglia la figura affascinante e complessa di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero.

Ed è proprio la Cappella Sansevero, fra i più importanti monumenti storici napoletani, a unire i tre livelli narrativi costituendo non solo lo sfondo e la scenografia del romanzo, ma l’elemento vivente la cui storia e fondazione costituiscono parte essenziale dei fatti narrati. Lo stesso dicasi di Villa Carafa, dimora cinquecentesca dei duchi d’Andria, che rappresenta il ponte ideale tra Napoli e la Puglia di cui vengono ricordati i valori identitari e peculiari del territorio di Andria e della Murgia e testimone, nel romanzo, della passione fra Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa.

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Italiani più interessati al Black Friday che al lockdown: lo dice Google

People For Planet - Gio, 11/26/2020 - 12:03

Gli italiani sono più interessati al Black Friday che al lockdown. È quanto emerge da uno studio condotto dall’agenzia Seo Avantgrad.com che ha analizzato le ricerche su Google Trends. Negli ultimi 30 giorni la parola chiave “Black Friday” è stata più digitata della parola “lockdown”. Negli ultimi 90 giorni l’interesse dei consumatori si è spostato dalla moda alla tecnologia. Che si tratti di regali di Natale fatti in anticipo per risparmiare sul prezzo, prodotti di cui si ha più bisogno dovendo trascorrere più tempo in casa o piccole gratificazioni extra, il trend è chiaro: sotto Natale si diventa più consumatori e meno interessati alla pandemia.

Il prodotto più cercato

Con quasi 4.7 milioni di digitazioni sui motori di ricerca solo nel mese di novembre, il prodotto più cercato è PlayStation 5, non propriamente un elettrodomestico di prima necessità.

Disparità tra nord e sud

Si riscontrano significative disparità tra la propensione al consumo dei cittadini residenti nel nord Italia e quelli ubicato nel sud. Come pubblicato dalla testata Il quotidiano del Sud, ad esempio, in Basilicata nel mese di ottobre c’è stato un crollo dei consumi del -16,7%, ma il trend più negativo è in Campania, con -31,5%. Quanto ai consumi in città, chi fa peggio è Firenze, con – 42,8% e – 41% nel progressivo anno. Un trend riscontrato anche da Confimprese: nello specifico le rilevazioni della flash survey del Centro studi Confimprese sui primi 15 giorni di novembre, che registra un calo -55% degli ingressi nei centri commerciali.

Il Drugo è l’antidoto alla tv spazzatura per fare la spesa

People For Planet - Gio, 11/26/2020 - 11:12

La televisione non è un bell’esempio di educazione di genere e non stupisce l’ennesimo messaggio che, grazie alla Rai, ci insegna ad essere sexy al supermercato. Dato che non si tratta di una novità, suona falsa la sospensione di Tutorial dal pomeriggio di RAI 2. Il programma di Bianca Guaccero è stato “punito” per aver trasmesso un video che appunto insegna a bambine, ragazze, donne, madri e nonne ad andare a fare la spesa con i tacchi alti, a spingere il carrello in modo sensuale e sedurre gli uomini incontrati al supermercato, “alzando un pochino il sedere quando ci si china”.

Una sospensione ipocrita

Eppure, nulla di nuovo per una trasmissione che normalmente – forse solo in modo meno diretto – insegna alle femmine ad essere prede. L’ad Rai Fabrizio Salini ha dovuto fingere invece una gravità inaudita, aprendo un’istruttoria sulla vicenda. 

Per ridere sopra la sempreverde storia del “se non attizzi non ci piaci”, vi ripropongo la scena d’apertura del Grande Lebowsky.

La madre di tutte le scene al super

Certo, il Drugo è in simbolo della resistenza passiva al sistema. Ma – seppur enfatizzato – il suo disinteresse per il sentire comune continua a fare scuola ad entrambi i sessi.

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Creiamo un paraspifferi da una manica!

People For Planet - Gio, 11/26/2020 - 10:00

Una bella idea per bloccare definitivamente i fastidiosi spifferi d’aria fredda che passano dalle nostre finestre e porte!

Dal canale YouTube Campi d’Arte ecco un video tutorial per realizzare il nostro paraspifferi da una vecchia maglia.

Campi d’Arte

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I sacchetti di plastica dovevano salvare l’ambiente

People For Planet - Gio, 11/26/2020 - 08:00

In un’intervista alla BBC il figlio di Sten Gustaf Thulin, l’inventore dei sacchetti di plastica, ha affermato che suo padre rimarrebbe sconvolto se vedesse in che modo la sua invenzione ha accelerato l’inquinamento ambientale. Cinquant’anni fa, l’ingegnere svedese aveva infatti progettato il sacchetto di plastica pensandolo come sostituto di quello di carta e soprattutto come contenitore da utilizzare all’infinito. La ragione che l’aveva spinto a ideare un’alternativa ai sacchetti di carta era proprio la possibilità che un domani l’uomo avrebbe potuto ridurre la produzione di carta prodotta dall’abbattimento degli alberi.  

Il fatto che le persone, invece, dopo il primo utilizzo cestinino i sacchetti di plastica per Sten Gustaf Thulin non era nemmeno concepibile. L’idea di sacchi di polietilene in un pezzo solo è stata brevettata dall’azienda di imballaggi dove lavorava l’ingegnere svedese, la Celloplast. L’obiettivo era di creare un prodotto accessibile a tutti e con un impatto ambientale sostanzialmente positivo.
Purtroppo non è andata affatto così. Le Nazioni Unite stimano che ogni anno vengono prodotti circa un trilione di sacchetti di plastica l’anno, una quantità esorbitante di plastica che soffoca gli ecosistemi marini e naturali, considerato anche che i sacchetti si decompongono dopo centinaia di anni.

Cosa ci insegna questa storia? Forse che tutto ha un costo, e che il vero successo ambientale è evitare il consumo, quando possibile, piuttosto che sostituire un prodotto.

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Ciao Diego: cori e applausi al murale di Maradona | Violenza maschile cresce in pandemia | Guida Michelin 2021, boom under 35

People For Planet - Gio, 11/26/2020 - 06:25

Corriere della Sera: I figli di Marianna Manduca saranno risarciti. Conte: «È la fine di un’ingiustizia»;

Il Giornale: Il “vampiro” non ha più dubbi: “Ora serve una patrimoniale…;

Il Manifesto: La violenza maschile che cresce in pandemia;

Il Mattino: Ritorno a scuola dal 9 dicembre? Governo al lavoro ma Regioni divise;

Il Messaggero: Detto Fatto, Bianca Guaccero si scusa: «Doveva essere un siparietto comico» Bufera sul sexy tutorial;

Ilsole24ore: Come sarà distribuito il vaccino in Italia: il piano in arrivo il 2 dicembre – Le differenze tra AstraZeneca, Pfizer e Moderna – Come funzionerà la vaccinazione in Germania;

Il Fatto Quotidiano: Germania, lockdown light esteso fino al 20 dicembre. “Per Natale incontri di 10 persone”. Merkel all’Ue: “Vieti lo sci fino al 10 gennaio”;

La Repubblica: Ai Quartieri spagnoli cori e applausi davanti al murale di Maradona;

Leggo: Guida Michelin 2021, tutti gli chef premiati. “Stelle verdi” novità green, boom under 35. Ma in 11 perdono la Stella;

Tgcom24: È morto Diego Armando Maradona: si è spento nella sua casa per arresto cardiorespiratorio | Proclamati tre giorni di lutto in Argentina – FOTO;

Diego: Il più grande gol di tutti i tempi (Video)

People For Planet - Mer, 11/25/2020 - 19:07

Ricordiamolo così, con quello che è stato il più grande gol di tutti i tempi, realizzato ai Mondiali vinti dall’Argentina. Un anno dopo Diego Armando Maradona regalava il primo scudetto della sua storia al Napoli.


Grazie Diego per tutte le gioie e le meraviglie che hai regalato a chi ama il calcio. Adiòs

Classic Football

É morto Diego Armando Maradona

People For Planet - Mer, 11/25/2020 - 17:43

Diego Armando Maradona è morto all’età di 60 anni. La tragica notizia che scuote il mondo del calcio, ma non solo, è stata riporta da poco dal Clarin, uno dei più importanti quotidiani argentini.

All’inizio del mese di novembre avevamo già seguito lo stato di salute dell’ex giocatore del Napoli, per molti considerato tra i migliori giocatori della storia, quando si era sottoposto a un delicato intervento alla testa per la rimozione di un ematoma subdurale al cervello. L’intervento, secondo le informazioni diffuse dai medici, era stato eseguito senza complicazioni.

Ad essere fatale a “Il Pibe de Oro”, è stato un arresto cardiocircolatorio in questo pomeriggio di mercoledì 25 novembre 2020. Queste sono le prime notizie che arrivano dall’Argentina.

Tra le altre, lo ricordiamo, per la vittoria del Mondiale con l’Argentina nel 1986 con cui ha disputato anche la finale di Italia ’90 e per i due scudetti conquistati con il Napoli nel 1987 e nel 1990. Ma ancor più, alla mente riaffiorano inevitabilmente imprese memorabili tra cui la “Mano de Dios” durante Argentina-Inghilterra, gol realizzato sempre nei Mondiali dell’86 contro l’Inghilterra quando poi, nella stessa partita, quattro minuti dopo, Maradona mise a segno anche quello che è passato alla storia del calcio come il gol del secolo. 

Fonte immagine copertina Storie di Calcio

Michele Dotti: l’acqua invisibile

People For Planet - Mer, 11/25/2020 - 17:00

Il 70% del nostro pianeta è ricoperto dall’acqua ma quanta di questa acqua è accessibile, e quanta è dolce? E quanta ne sprechiamo…

In questo video Michele Dotti ci fa conoscere l’impronta idrica di alcuni prodotti che acquistiamo.

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Guarda anche:
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Xylella Fastidiosa: l’apocalisse del Salento

People For Planet - Mer, 11/25/2020 - 15:00

Un report che documenta com’era la Puglia e come sta diventando con l’arrivo della Xylella. Dalla voce di agricoltori, agronomi, frantoiani e di addetti ai lavori, un timido segno di speranza per una nuova olivicoltura. Anche se il paesaggio della Puglia, in particolare del Salento, non avrà più il fascino dei suoi olivi centenari. 

Paola Ghislieri

Xylella Fastidiosa: l’apocalisse del Salento ha vinto il primo premio al ‘Best Ecological Film’ del Silk Road Festival Awards di Cannes. Ed è stato selezionato per il Golden Short Film Festival di Roma, New York International Film Awards, Docs Without Borders Film Festival e Prisma Rome Independent Film Awards.

Paola Ghislieri ha studiato Media Arts a Royal Holloway University in Inghilterra specializzandosi in Cinematografia, lavorando poi a Londra e alla Walt Disney.

Non “maschi contro femmine” ma un sano vivere civile: di grazia, è possibile?

People For Planet - Mer, 11/25/2020 - 13:08

Possiamo realmente attuare quel processo trasformativo della società oggi tanto atteso? Un sano vivere civile in cui non ci sia bisogno di ricorrenze e giornate dedicate per evitare che ogni tre giorni una donna venga uccisa dal convivente, dall’ex, da un parente? Una comunità in cui a doversi vergognare sia chi diffonde un video privato, non chi lo fa?

Il VII rapporto Eures sul femminicidio pubblicato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2020 ha incrociato i dati del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia: sono 3.344 le donne uccise in Italia tra il 2000 e 31 ottobre 2020. A riprova del fatto che il femminicidio non è “un neologismo” degli ultimi anni, né “un’esagerazione delle femministe arrabbiate”, ma un fenomeno profondo, radicato, che insegue costantemente il percorso di autodeterminazione delle donne e di trasformazione delle famiglie italiane in corso.

La violenza ha però vari gradi e diverse forme di applicazione. Emblematico, in queste settimane, è il caso della maestra il cui video privato è stato divulgato nella chat del calcetto, costandole diffamazioni, ritorsioni e licenziamento. Della vicenda colpisce soprattutto il bigottismo delle donne coinvolte. Sono madri con figli che vanno all’asilo, dunque si presume che siano giovani, un minimo scolarizzate. E tuttavia crudeli e violente come le comari di “Bocca di rosa” di De André. Ecco, perché la giornata odierna non scada nella solita retorica oppositiva del “noi contro voi”, e se davvero si vuole evitare che la lotta alla violenza di genere presti il fianco a visioni binarie dove da una parte ci siano innocenti donne immolate al culto mariano e dall’altra bruti in balia delle proprie passioni, si cerchi di fare del concetto di “noi” l’unica bandiera possibile. Noi, individui, umanità.

(Immagine tratta dal fim “Much Loved” di Nabil Ayouch)