DARIO FO: "IL MIO NUOVO SPETTACOLO E' DAL SACRO ALL'OSCENO, DA BOCCACCIO A L'AQUILA DEL TRECENTO"

Il turpiloquio e il sacro, il sesso e la Chiesa, il popolo e l'istituzione che da sempre ne reprime le pulsioni erotiche. Dario Fo torna a picchiare sui temi che fecero scandalo ai tempi di Mistero buffo con un nuovo spettacolo che lo vedrà in scena insieme a Franca Rame il prossimo gennaio, debutto al Nuovo di Milano. Il testo ha appena finito di scriverlo nella sua casa delle vacanze a Cesenatico, dove sta ancora lavorando alle duecento illustrazioni che correderanno il libro in uscita in autunno. Il titolo, che più programmatico di così non si può, è L'osceno è sacro. Questo progetto va ad affiancarsi ad altri due: una lezione-show su Boccaccio e un monologo teatrale sui terremoti che colpirono l'Aquila nel Trecento. Com'è nato L'osceno è sacro?
«Da uno studio sul lessico e dalla lettura di testi di linguisti relativi all'origine dei termini, origine non solo geografica ma anche politica. Noi italiani abbiamo subito invasioni a non finire ma ho notato che quelle peggiori sono venute dalla Chiesa. Andando a vedere le espressioni popolari in fatto di parolacce, ho osservato quelle che coinvolgono il sesso maschile e femminile: a Roma per esempio il sesso femminile è trattato con una pesantezza spaventosa, la parola “sorca” indica il ratto che vive nelle fogne. È il disprezzo più alto che ci sia in tutto il continente».

C'è differenza rispetto a regioni dove l'influenza dello Stato Pontificio non si è sentita?
«Nel Nord è il contrario: non solo non si usava il termine che indica il sesso femminile per offendere, ma lo si usava in senso positivo, vedi il termine “sfigato” che vuol dire senza fortuna, cioè senza sesso femminile. L'analisi mi ha anche portato in Francia dove, come sappiamo, c'è stata grande influenza del clero e dove l'epiteto “con”, legato anche questo al sesso femminile, è un insulto. Invece in Lombardia non ho mai sentito impiegare il sesso femminile come espressione di offesa. E poi le antiche divinità del nord Italia erano tutte femminili, c'erano le tre madri».

Quali autori ha consultato?
«Per vedere come si è sviluppato il senso dell'osceno sono andato a vedere le opere di molti poeti, compresi Boccaccio e Dante. Poi quest'estate ho scritto L'osceno è sacro, di cui sto terminando le illustrazioni. Nel lavoro siamo arrivati all'antica Grecia, all'Egitto, all'India, al Giappone, alla Cina. Ora vediamo come funziona a teatro, andiamo in scena a Milano a gennaio, io e Franca».

Il nuovo spettacolo per molti versi sembra riprendere il filo di Mistero buffo.
«È un filone continuo: c'è il rito della religione e c'è questo spingere verso l'osceno, verso l'orgia, che è una costante sia fra i greci che nelle antiche manifestazioni religiose popolari italiane, che esaltano gioia e sessualità con l'arrivo della primavera e la rinascita di Cristo».