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Ora è rissa Salvini-Sylvestre | USA: i Dreamers restano | Kobe Bryant, l’incidente per errore del pilota?

People For Planet - Ven, 06/19/2020 - 06:25

llsole24ore: Partite Iva, flat tax per 1,4 milioni e boom delle pagelle fiscali – Il crollo delle partite Iva: il 60% ha perso almeno un terzo del fatturato;

Il Mattino: Decreto elezioni, voto fiducia annullato: manca il numero legale, si rivota domattina. Mattarella: «La Magistratura recuperi credibilità, ai cittadini si dia certezza del diritto» Mes, a luglio il voto in Parlamento: si va verso l’ok, pochi no tra gli M5S;

La Repubblica: Tracce di Coronavirus nelle acque di Torino, Milano e Bologna già a dicembre: circolava prima degli allarmi;

Tgcom24: Anche Facebook censura Trump: rimossi suoi spot elettorali con simboli nazisti;

Il Fatto Quotidiano: Giulio Regeni, l’audizione di Conte in commissione. “Senza verità i rapporti con l’Egitto non sono appieno. Al-Sisi si dice disponibile, ma attendiamo ancora atti”;

Corriere della Sera: Coronavirus, Brasile: un milione di casi. Msf: «Incubo fuori controllo»;

Leggo: Kobe Bryant, l’incidente fatale dovuto a un errore del pilota? «Credeva di salire di quota»;

Il Manifesto: LA CORTE SUPREMA CONFERMA IL PROGRAMMA CHE TUTELA I FIGLI DEI MIGRANTI ILLEGALI Bocciati i «capricci» di Trump, i Dreamers restano;

Il Giornale: “L’inno, il pugno”, “Non sai…” Ora è rissa Salvini-Sylvestre;

Il Messaggero: Reddito emergenza a 350mila persone Inps: «Cig, pagate tutte le domande regolari» ;

“Oltre 30 civiltà extraterrestri nella nostra galassia”

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 18:30

“C’è vita nello spazio?” È una domanda ricorrente tra noi umani. La possibile esistenza di altre civiltà intelligenti è una questione al confine tra scienza e fantascienza. 

Ma mentre la scoperta nel prossimo futuro delle prove dell’esistenza di un’altra vita intelligente è molto improbabile, molti scienziati affermano anche che il fatto di non averla trovata finora non significhi che non esista.

Lo studio di Cristopher Conselice

Secondo uno studio realizzato dall’autorevole The Astrophysical Journal, la Via Lattea “potrebbe ospitare una trentina di civiltà intelligenti”. Questo studio è stato condotto da un team di ricercatori dell’Università di Nottingham (Regno Unito), guidato dall’astrofisico americano Christopher Conselice, che ha sviluppato un metodo per “stimare il numero di civiltà extraterrestri intelligenti che potrebbero esserci nella nostra galassia, oltre alla nostra ”.

Una stima “ragionevole”

Prima del nostro lavoro, il numero di possibili civiltà extraterrestri variava da zero a miliardi”, ha detto Conselice, uno specialista nella formazione e nell’evoluzione delle galassie, in un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Pais. “Siamo i primi a offrire una stima reale ragionevole”.

5 miliardi di anni per la nascita di una civiltà

I ricercatori dell’Università di Nottingham presumono che la vita intelligente si sia formata su altri pianeti “nello stesso modo in cui ha avuto origine sulla Terra”. 

Supponendo che occorrano meno di 5 miliardi di anni perché ciò accada, “il nostro pianeta è nato 4,5 miliardi di anni fa”, dicono, e concludono che ci potrebbero essere “più o meno meno 36 civiltà attive” nella nostra galassia.

Distanza media 17.000 anni luce

Secondo questo studio, la distanza media alla quale queste altre civiltà sarebbero tra di loro “è di 17.000 anni luce”. Comunicare con una di loro con la tecnologia che abbiamo sulla Terra sarebbe quindi “molto complicato” ma, secondo Conselice, “non irragionevole”.

Se un’altra civiltà evoluta si trova a 100 anni luce da noi sa già che esistiamo

Noi saremmo in grado di rilevare il tipo di segnali radio che emettiamo se fossero inviati da altri pianeti. Altre civiltà extraterrestri più avanzate  potrebbero quindi certamente rilevare la nostra presenza. “Se una di loro esistesse a cento anni luce da noi, probabilmente sarebbe già a conoscenza della nostra esistenza “.

Foto di Kristopher Roller

Riuscite a contare tutte queste tartarughe?

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 17:30

Sono migliaia le tartarughe verdi in questa ripresa realizzata con un drone dagli scienziati del Dipartimento dell’Ambiente e della Scienza del governo del Queensland, in Australia.
Le tartarughe si radunano ai margini della Grande Barriera Corallina durante la stagione di nidificazione e questa colonia è la più grande al mondo.

Fonte You Tube Great Barrier Reef Foundation

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Covid-19, i contagi aumentano e le Regioni non forniscono dati

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 16:30

Torna all’attacco la fondazione Gimbe che chiede alle Regioni di rendere noti tutti i dati a loro disposizione. Nell’ultima settimana infatti sono aumentati i casi di coronavirus in Italia. Un totale di 2.294 nuovi contagi, contro i 1.927 della settimana precedente. Lo rileva la stessa Gimbe, ente di ricerca indipendente che si occupa di sanità, che ha preso in considerazione il periodo dall’11 al 17 giugno, ovvero l’ultima settimana.

Lombardia sempre al top

L’83% dei casi in più – ancora una volta – si concentra in Lombardia. Fuori dal tunnel il Veneto. In Lombardia si nota per fortuna anche un aumento dei tamponi, ma il monitoraggio dell’epidemia continua a risultare inadeguato. I ricercatori sottolineano infatti che, dei 21 indicatori definiti dal ministero della Salute per la fase 2, solo 3 sono noti e disponibili.

Gimbe segnala la costante riduzione dei pazienti ricoverati, e un alleggerimento del carico soprattutto per quanto riguarda le terapie intensive. Allo stesso tempo, però, c’è un aumento rispetto alla settimana precedente. Se negli ultimi sette giorni si sono liberati 1.207 posti letto negli ospedali, e 86 in terapia intensiva, i casi totali sono stati 2.065 per un aumento dello 0,9%: una percentuale leggermente più alta rispetto all’ultima tendenza rilevata. I decessi sono invece stati 334.

I contagi per regione

Dei 2.294 nuovi casi registrati nell’ultima settimana, 11 regioni su 20 hanno un incremento complessivo di 461 casi di cui 384, l’83%, in Lombardia (+1.821 tamponi). Per il resto:

Il Piemonte segnala 33 casi, la Toscana 18, Emilia Romagna 13 (+7.819 tamponi), la Provincia Autonoma di Trento con 4 (+834), il Friuli Venezia Giulia con 3, la Calabria con 2, e la Provincia Autonoma di Bolzano, l’Abruzzo, la Sardegna e il Veneto con 1 nuovo caso per ogni Regione. Le altre 10 Regioni, invece, registrano complessivamente 94 casi in meno della scorsa settimana.

Solo la Liguria segna un calo significativo

I cali sono tendenzialmente minimi, ad eccezione della Liguria che segnala ben 61 casi in meno. Nelle regioni dove non è riportato il dato tra parentesi dei tamponi effettuati, questi sono diminuiti. “Si auspica che questo sia dovuto alla situazione epidemiologica e come conseguenza dell’utilizzo sempre più esteso di test sierologici di screening”, ha commentato la Fondazione.

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Covid-19: Lancet, bene distanza di 1 metro per prevenire contagio. Ma 2 sono meglio

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 15:01

Per ridurre il rischio di infezione da Covid-19 le attuali indicazioni che consigliano ai cittadini di mantenere almeno 1 metro di distanza fisica risultano associate a una forte riduzione della trasmissione del contagio. Una distanza di 2 metri, però, sarebbe auspicabile in quanto potrebbe essere ancora più efficace. A sostenerlo è uno studio pubblicato su The Lancet da cui emerge anche che, allo stato attuale delle cose, utilizzare protezioni per gli occhi e indossare mascherine (sia nel caso degli operatori sanitari che della popolazione comune) potrebbe conferire ulteriori vantaggi contro il diffondersi dell’infezione.

Lo studio ha preso in esame 172 ricerche condotte sul Covid-19 in 16 paesi di sei continenti, 44 delle quali hanno messo in comparazione dati relativi al Covid-19 e ad altre due patologie “cugine”, la Sars (la Severe acute respiratory syndrome comparsa nel 2002 in Cina) e la Mers (la Middle East respiratory syndrome del 2012). Dall’analisi è emerso che mantenere almeno 1 metro dagli altri funziona per limitare la possibilità di infezione, e in particolare gli autori della ricerca spiegano che il rischio di contagio sia pari al 13% entro 1 metro, che superato il metro il rischio scenda al 3% e che per ogni metro in più di distanza fino a 3 metri il rischio si riduca ulteriormente della metà.

1 metro, 1,5 m, 2 m… Paese che vai, indicazioni che trovi

Riguardo la distanza di sicurezza minima da mantenere per ridurre il rischio contagio l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di mantenersi ad almeno 1 metro dagli altri e diversi Paesi come Cina, Danimarca, Italia, Francia, Hong Kong, Lituania e Singapore hanno adottato questa indicazione, sottolineando allo stesso tempo l’importanza dell’impiego nella popolazione di dispositivi di protezione come le mascherine. Altri Governi, invece, hanno dato disposizioni ai loro cittadini di mantenersi a una distanza superiore a un metro. In particolare 1,4 metri: Corea del Sud; 1,5 metri: Australia, Belgio, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo; 1,8 metri: Usa; 2 metri: Canada, Spagna, Regno Unito.

Studi del 1930

La misura di distanziamento sociale pari a un metro per ridurre il rischio di contagio arriva da studi condotti negli anni ’30 del secolo scorso secondo cui le goccioline di saliva (le famose “droplets“) rilasciate da tosse o starnuti evaporano rapidamente nell’aria o cadono a terra entro 1 o 2 metri al massimo.

Studi recenti hanno però messo in evidenza come il coronavirus possa anche essere trasportato nell’aria fino a lunghe distanze. Uno studio del Massachusetts institute of technology (Mit) di Boston (Stati Uniti) ha ad esempio messo in evidenza come le particelle portatrici del virus possano viaggiare nell’aria in caso di tosse o starnuto fino a 7-8 metri (ne abbiamo parlato qui) e una ricerca condotta negli ospedali cinesi ha stimato che 4 metri costituiscono una migliore distanza di sicurezza.

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Anche la tempistica è importante

Più si riesce a stare distanti, quindi, più si riduce il rischio di contagio. Ma poiché in alcune situazioni soprattutto è difficile mantenere la distanza di sicurezza (che sia di uno, due o quattro metri), per evitare il più possibile di contagiarsi anche la tempistica gioca un ruolo fondamentale, dal momento che più tempo si trascorre a stretta vicinanza con una persona infetta, maggiore è il rischio di contrarre il virus. Sembra una banalità, ma non lo è: stare vicino a una persona che potrebbe essere portatrice dell’infezione ci mette a rischio di contagio non solo se la distanza che si mantiene è minima (tanto è inferiore la distanza, tanto il rischio sale), ma anche se il tempo che si trascorre insieme è molto (maggiore è la quantità di tempo, più il pericolo di contagio aumenta). Gli scienziati che consigliano il governo britannico, scrive la Bbc online in un articolo, affermano che in quanto a rischio di contagio  passare sei secondi a una distanza di 1 metro da qualcuno equivale a passare un minuto a una distanza di 2 metri, e che trovarci a 2 metri da qualcuno che emette un colpo di tosse comporta lo stesso rischio che scaturisce dall’ascoltare qualcuno che ci parla per 30 minuti alla stessa distanza.

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Partito Animalista Italiano: carcere per chi maltratta gli animali

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 12:00

Il Partito Animalista Italiano ha presentato una proposta di legge alla Corte di Cassazione per rendere più severe le pene nei confronti di chi abbandona, maltratta, uccide gli animali.

Se per molti i nostri amici a quattro zampe rappresentano dei veri e propri componenti della famiglia, ci sono ancora troppe persone che abusano degli animali e rimangono impunite. Per questo motivo, il Partito Animalista chiede il carcere per chi non rispetta la vita di un altro essere vivente e lancia un ultimatum sulla pagina Facebook:

Il tempo delle richieste è finito. È ora di agire. Domani presenteremo una proposta di legge che significherà carcere VERO per chi uccide e maltratta gli animali.
In Italia gli animali continuano a essere uccisi e maltrattati. Questa legge è per loro. È la legge di Ricky, di Tobia, di Rocky, di Fiammetta, di Angelo… è la legge di tutti. Per dare a tutti giustizia.
La politica dovrà quindi scegliere da che parte stare, i tempi dei proclami elettorali sono finiti: o con noi o con gli aguzzini
.”

Legge in ricordo del cane Angelo

La proposta di legge è dedicata al cane Angelo, un randagio bianco che venne maltrattato e ucciso nel giugno 2016 a Sangineto, in provincia di Cosenza. Gli aguzzini non hanno soltanto abusato dell’animale, ma hanno avuto anche il barbaro coraggio di pubblicare il video su Facebook dopo aver impiccato il povero e indifeso cane Angelo, chiamato così dopo la sua morte.

I quattro colpevoli sono stati condannati nel 2017 a sedici mesi di carcere con sospensione, subordinata a sei mesi di volontariato presso un canile. Per le associazioni animaliste la condanna, per quanto imminente, è stata inadeguata, non per colpa dei giudici ma perché non esistevano (e non ci sono ancora) leggi più severe nei confronti di chi maltratta e uccide gli animali con una crudeltà inaudita.

Per questo motivo le associazioni animaliste continuano a battersi per inasprire le condanne nei confronti di chi non ha rispetto per la vita altrui.

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Non c’è fase 2 senza web tax: Ue al lavoro, i colossi paghino le tasse

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 11:54

Non è più una questione fiscale, ormai è diventata una questione di giustizia sociale. Nei mesi di lockdown le multinazionali del web presenti in Italia hanno aumentato i ricavi in misura esponenziale, e continueranno a farlo con il telelavoro e il relativo cambio delle abitudini dei cittadini del vecchio continente, Italia in testa. Mentre molte piccole imprese sono state costrette a chiudere l’attività a causa della crisi e di un carico fiscale che ha raggiunto livelli che il decreto Rilancio ha potuto alleviare solo marginalmente, sui giganti tecnologici il peso delle tasse continua a rimanere insignificante, né pagano l’iva.

Tecnologici i giganti, in carne e ossa i dipendenti sottopagati che lavorano senza tutele nei settori della logistica e della consegna a causa del rimbalzo di responsabilità e società terze che rende kafkiano ogni tentativo di ripercorrere a ritroso la filiera e di tutelare i lavoratori.

Amazon, Facebook, non solo Oligopoli dell’Hi-Tech, ma farmaceutica, distribuzione. È anche a loro che si deve chiedere pegno. In Europa, neanche a dirlo, la web tax non piace a Lussemburgo, Irlanda e Olanda. E oltre oceano il segretario americano al Tesoro, Mnuchin, ha appena scritto a Italia, Francia, Spagna e Regno Unito facendo muro sulla web tax e minacciando rappresaglie economiche. Noblesse oblige.

Che cos’è la web tax

Con web tax (o webtax) si indica la proposta di legge che punta, nell’era dell’economia digitale, alla regolamentazione della tassazione per le multinazionali che operano in Rete, con l’obiettivo di garantire equità fiscale e concorrenza leale.

La webtax è il tentativo di far pagare le imposte indirette alle Over the Top che operano e fanno profitti in diversi Paesi del mondo ma non utilizzano la partita iva del Paese in cui erogano i servizi o commercializzano prodotti. In questo modo si porrebbe fine ad un’elusione fiscale su scala globale di decine di miliardi di euro.

Chi per primo ha proposto la web tax in Italia e in Europa

A proporla per primo in Italia è stato il deputato PD Francesco Boccia, ora ministro per gli affari regionali e le autonomie nel Governo Conte II. La sua proposta aveva trovato non pochi ostacoli e oppositori, specie dal fronte del centro destra. Richiedere la web tax significa ottenere prima una rendicontazione pubblica, Paese per Paese, delle grandi corporation, e a tal proposito Boccia, già nel 2017, in un’intervista al Manifesto parlava della necessità di “creare dei cloud pubblici, dove siano conservati con sicurezza i miei dati di paziente, contribuente, di padre o di figlio, i miei rapporti con la motorizzazione e così via”. Proposte indigeste a chi fa dell’off shore, della delocalizzazione, e dell’evasione fiscale il proprio modus operandi.

Illustri promotori della web tax in Europa sono Joseph E. Stigliz, premio Nobel per l’economia nel 2001 e professore alla Columbia University, e Thomas Pikkety, professore alla Paris School of Economics e autore del libro “Il Capitale del XXI secolo”. Di pensiero socialista, Pikkety batte da sempre il ferro sul tema delle diseguaglianze in una società che dovrebbe essere di eguali. Stigliz e Pikkety hanno già preparato un dossier attuativo insieme alla Commissione indipendente per la riforma della fiscalità internazionale d’impresa (ICRICT), organismo nato quattro anni fa e di cui i due economisti sono i commissari più noti. L’uno amato dai sovranisti e rossobruni, l’altro amato dai progressisti cosiddetti radical chic, stanno lavorando fianco a fianco, nell’interesse comune. Solo la fanteria, gli hooligans, gli urlatori da bar, i leoni da tastiera non l’hanno ancora capito.

Gli Eroi non servono più e ora devono pagarsi l’hotel

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 10:52

Avevano iniziato a lavorare il 7 aprile, dopo che la Regione Lombardia aveva chiamato a raccolta medici e infermieri da tutta Italia per essere occupati al nuovo ospedale costruito a tempo record in Fiera.

A tutti gli assunti era stato garantito l’alloggio pagato dalla Regione fino al 31 luglio, e in alcuni casi fino al 30 settembre.

Come non detto, venerdì 12 giugno a una ventina di infermieri, più altri operatori socio sanitari e addetti hanno ricevuto la comunicazione dalla reception dell’hotel: «Entro due giorni dovete lasciare le camere, a meno che non vogliate pagarle di tasca vostra. La Regione ci chiede il check out entro 48 ore».
48 ore per trovare una nuova sistemazione, c’è chi è andato ad abitare nel refettorio a pagamento del Policlinico, altri hanno trovato ospitalità da colleghi e amici.

Altri ancora, e sono la maggioranza hanno deciso di rimanere in albergo, dichiarando che non intendono lasciare le camere. La Regione ha concesso loro una proroga fino a domani 19 giugno ma non è chiaro chi pagherà i pochi giorni di differenza.

L’imbarazzo che non sembra provare la Regione nel prendere questo provvedimento lo provano invece gli stessi albergatori che hanno dichiarato al Corriere della Sera: «Ci siamo rimasti male anche noi, ci è arrivata una comunicazione inaspettata dal Policlinico e dalla Regione, dove si chiedeva il check out entro due giorni. E dove dovevano andare quei giovani? Ci è sembrato come di doverli scaricare dopo così tanto impegno».

Un altro: «Alloggiano da noi anche infermieri che sono andati ad aiutare in altri ospedali, come quello di Sesto. Per loro non ci era arrivata alcuna comunicazione sul check out, solo per chi aveva lavorato in Fiera, che ha chiuso il 5 giugno scorso. Sono persone d’oro, nell’emergenza si sono prodigati con spirito di servizio. Nel tempo libero non potevano neanche uscire dalla struttura, hanno accettato di vivere separati dalle loro famiglie. Era scontato che l’alloggio fosse pagato fino alla fine del contratto e non ci erano mai state date indicazioni contrarie, fino a venerdì scorso».

Lasciamo a chi legge ogni commento a questa notizia, perché a chi scrive mancano le parole.

Possiamo essere meglio di così, molto meglio.

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Foto di Scottish Guy da Pixabay

Covid-19, gli asintomatici non sono tutti uguali

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 10:30

L’Organizzazione mondiale della sanità alcuni giorni fa ha affermato tramite Maria Van Kerkhove, capo del team tecnico anti-Covid-19 dell’Organizzazione, che “è raro che una persona asintomatica possa trasmettere il coronavirus”. Vale a dire, spiega dal suo profilo Facebook il virologo Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive all’Ospedale San Martino di Genova, che “i soggetti infettati e asintomatici hanno meno probabilità di diffondere il contagio del Sars-Cov-2 rispetto alle persone che hanno sviluppato i sintomi”. Una dichiarazione che ha destato diverse polemiche da parte degli addetti ai lavori, tra cui lo stesso Bussetti. “Credo che l’Oms dovrebbe usare un po’ più di cautela quando vengono date certe notizie. Da un’istituzione internazionale così importante ci si aspetta che, nel momento in cui si pronuncia, lo faccia su delle chiarissime e incontrovertibili evidenze scientifiche. Buona parte delle misure che stiamo utilizzando sono infatti state prese proprio per evitare il contagio dagli asintomatici, che rappresentano un problema importante”.

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Se la carica virale è bassa, cala il rischio di contagio

“In ogni caso – continua Bussetti – credo che il tema degli asintomatici andrebbe studiato di più e meglio. Probabilmente gli asintomatici non sono tutti uguali. La possibilità o meno di trasmettere il virus è infatti una questione legata alla carica virale, può variare tra soggetto e soggetto. Più la carica virale è bassa, più calano le probabilità di contagio”.

Quattro categorie di asintomatici

Secondo Bussetti si possono catalogare 4 categorie di asintomatici:

– gli asintomatici che resteranno tali e che sono portatori sani del virus: questi dovrebbero avere una bassa carica virale e quindi bassa probabilità di contagiare;
– la seconda categoria è quella degli asintomatici che nel giro di qualche giorno svilupperanno poi i sintomi, i cosiddetti pre-sintomatici, ovvero le persone che sono nella fase di incubazione, che presenterebbero invece una più alta carica virale con una conseguente maggiore probabilità di essere contagiosi;
– la terza categoria è quella dei paucisintomatici, ovvero soggetti che presentano sintomi lievissimi e che possono passare inosservati, con una carica virale ancora diversa, probabilmente più elevata;
– la quarta categoria è quella dei “non più sintomatici” quelli che sono guariti e che dopo due tamponi negativi tornano ad avere positività: questi hanno probabilmente carica virale bassissima o addirittura nulla e non sono in grado di trasmettere l’infezione.

Studio dei test e dei tamponi quali-quantitativo

Bisognerebbe quindi “misurare la quantità di virus presente sul tampone o su altro materiale testato e dare un numero. Quindi non solo stabilire se un soggetto risulta positivo o negativo, ma anche quanto virus c’è. Fare quindi un esame sia qualitativo che quantitativo. Solo così si potrebbe stabilire la soglia sopra la quale si è contagiosi oppure no”, spiega Bussetti.

“I numeri dei nuovi contagi – conclude l’infettivologo nel suo post Facebook – continuano a scendere così come i ricoveri nei nostri ospedali. Speriamo che con la fine del mese di giugno si possa festeggiare la fine di questa prima ondata. Ce lo meritiamo tutti“.

Come fare le “Boxer Braids”

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 10:00

L’arrivo del caldo è anche un bel pretesto per potersi sbizzarrire con acconciature più leggere e comode. Dal canale YouTube di Fanpage.it il video tutorial che ci insegna passo passo come realizzare le bellissime Boxer Braids.

Nata come pettinatura comoda per allenamenti ad alta intensità e portata sul ring dalle sportive per tenere in ordine i capelli, (come non citare, tra i molti, l’esempio di Hilary Swank nei panni della campionessa di pugilato Maggie Fitzgerald nel film Million Dollar Baby) è un’acconciatura che trova il suo massimo splendore sulle chiome più voluminose fatte di capelli grossi. Particolarmente indicata al 2° o 3° giorno dal lavaggio, tiene bene anche sui capelli fini e radi, il risultato sarà solo un’acconciatura leggermente meno “gonfia”.

Questo tipo di trecce si sposano perfettamente con outfit sportivi, ma sono ottime anche se vogliamo aggiungere un tocco di contrasto al solito look classico/moderno.

Fonte: Fanpage.it

Consiglio: per le prime volte può non essere semplicissimo realizzare questa acconciatura, soprattutto per chi ha i capelli molto lunghi. Per un risultato assicurato, se potete, chiedere supporto a qualcuno!

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Covid-19, Cnr: “Pulire il condizionatore? Basta acqua e sapone”

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 08:09

Sappiamo che i sistemi di areazione e i condizionatori d’aria sono stati, e a maggior ragione potranno essere adesso, un veicolo per la diffusione di virus e patologie varie, tra cui anche il coronavirus, o covid-19. Cosa fare per essere certi che la pulizia sia sufficientemente accurata? Lo abbiamo chiesto a Ettore Guerriero, esperto del Cnr di inquinamento indoor.

Lo split in casa? Basta il fai da te

Ottima notizia per quanto riguarda i più diffusi metodi di raffrescamento delle case private: gli split. Per questi basta il fai da te, e non è una buona cosa solo per il portafogli, ma anche perché in questo modo si può ripetere l’operazione più volte durante l’anno, cosa importante soprattutto d’estate. “Gli split con ventilatore che forza l’aria dall’alto in basso, usano filtri con una retina in polietilene o polipropilene, abbastanza fitta da togliere la polvere grossa. Poi ci sono altri due filtri in tnt, con catalizzatore. Queste retine si intasano facilmente, ma basta lavarle con acqua e sapone o sotto la doccia.

Mai usare la candeggina

Già con il sapone si disinfettano, in maniera più che sufficiente anche per prevenire la diffusione di covid-19. Mai usare la candeggina che invece può rovinare il catalizzatore”. La pulizia regolare è molto più importante d’estate che d’inverno: “Perché le muffe si concentrano soprattutto d’estate quando la macchina lavora anche come deumidificatore e produce acqua di condensa. Invece se lavorano a caldo, d’inverno, l’aria calda uccide le muffe”. La pulizia perfetta? Due volte l’anno, a inizio e a metà estate, e fatta da soli. “Usate anche l’accortezza di spennellare le lamelle con un pennellino, o, meglio ancora, con l’aspirapolvere”, conclude Guerriero.

La macchina esterna si lava con l’acqua piovana (o con la pompa)

Accortezza anche per pulire la macchina esterna: anzi, serve meno accortezza! “Molti erroneamente mettono la macchina esterna del condizionatore al riparo dall’acqua, creando una specie di box protettivo o comunque riparandolo il più possibile tra le mura. Ma è sbagliato perché più è riparato più fatica a lavorare e più si sporca. Sono pensati proprio per ricevere l’acqua piovana e la neve. E se sono esposti all’acqua piovana si lavano da soli a sufficienza. Se sono protetti poi scambiano meno calore e consumano di più”. In alternativa all’acqua piovana possiamo quindi semplicemente “docciarli con la pompa dell’acqua, con una buona pressione diretta sulla macchina, magari scollegando la corrente elettrica durante l’operazione”. 

In ufficio o in azienda, i vmc. E serve il tecnico

Gli impianti che prendono aria da fuori – i cosiddetti vmc, o a ventilazione meccanica controllata – prendono dall’esterno una parte di aria da riscaldare o raffreddare. Sono gli impianti che più tipicamente troviamo negli uffici o nelle aziende, hanno una resa molto migliore, sia per il risparmio energetico che per la qualità dell’aria che poi andiamo a respirare, ma hanno un costo iniziale più elevato e per questo sono rari nelle case. “In questi casi ci sono le tubazioni di adduzione da pulire, e serve un tecnico. Si tratta di impianti fatti a dovere molto diffusi anche nelle case nel Nord Europa”, dove per via del risparmio energetico le persone sono abituate a non aprire mai le finestre ma utilizzano questi sistemi per far circolare aria nuova.

Come scegliere

Un impianto  vmc è un sistema in cui lavorano una o più macchine concepite per il ricambio continuo dell’aria in casa e negli ambienti indoor in generale. La scelta di integrare un impianto di ventilazione in casa permette di assicurare un corretto ricambio d’aria nei locali chiusi in tutte le situazioni in cui non è possibile o non è conveniente gestirlo aprendo le finestre, come appunto in luoghi molto freddi in inverno. Questa è una condizione essenziale per favorire l’evacuazione degli inquinanti che possono avere effetti negativi sulla salute “e che in casa possono raggiungere concentrazioni fino a 8-10 volte maggiori che fuori”, aggiunge Guerriero, garantendo maggiore comfort e salubrità in casa o negli uffici. La ventilazione meccanica è inoltre fondamentale in tutti le moderne abitazioni ad alta efficienza energetica e nelle case a elevato isolamento, per evitare problemi di umidità e muffa conservando al meglio l’edificio e proteggendo il suo valore, oltreché la salute di chi lo abita.

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Bonus vacanze a chi spetta | Al via le pensioni d’invalidità | Casi in aumento a Pechino “Colpa della Norvegia”

People For Planet - Gio, 06/18/2020 - 06:25

llsole24ore: La ricetta dell’Irlanda per ripartire: compromesso storico e politiche verdi;

Il Mattino: Taglio del cuneo fiscale, Gualtieri: aumenti in busta paga per 14 milioni di lavoratori. Conte alla Camera verso consiglio Ue: «Quando il Recovery Plan sarà pronto verrò in Parlamento, serve coesione» Ma Confindustria va all’attacco: serve un governo diverso;

La Repubblica: Casi in aumento a Pechino. E la Cina cerca di mettere sotto accusa il salmone importato. Video Tamponi di massa, in coda in 5 file;

Tgcom24: Bonus vacanze, l’Agenzia delle Entrate pubblica le istruzioni per l’uso: ecco requisiti, importo e beneficiari;

Il Fatto Quotidiano: Rogo Thyssen, semilibertà per i manager tedeschi. Causarono la morte di sette operai, potranno lavorare. Familiari: ‘Nessuno paga. Così si continuerà a morire’;

Corriere della Sera: Nuovo focolaio in Germania: oltre 650 casi tra i lavoratori di un mattatoio;

Leggo: La Rai tra i tagli ai compensi, il tris di donne rimaste a piedi e Sottile che può diventare un nuovo caso Giletti;

Il Manifesto: Regolarizzazione flop: solo 32mila domande, quasi tutte di colf;

Il Giornale: Adesso scoppia il caso su pensioni d’invalidità;

Il Messaggero: Virus, cancellati 1.200 voli a Pechino. Cina-Norvegia, rissa sul salmone. Brasile, 35 mila casi in 24 ore Video. L’aeroporto di Pechino torna semi-deserto: tutte le foto Quasi 500 italiani tornano dall’estero;

L’Italia non è un paese per neonati

People For Planet - Mer, 06/17/2020 - 18:30

435.000 nascite nel 2019, 439.000 nel 2018, 458.000 nel 2017. Per il settimo anno consecutivo l’Italia batte il proprio record negativo delle nascite.

Non è necessariamente un dato negativo, se…

Il declino delle nascite non è necessariamente una cosa negativa, purché sia una scelta delle persone e non una costrizione dettata dalle ristrettezze e dall’incertezza del futuro.

Se avviene in condizioni di benessere può essere un riflesso di una migliore istruzione e di un migliore accesso al mondo del lavoro per le donne, di una maggiore libertà di scelta in materia di procreazione.

Un modello di società incompatibile con la procreazione

Ma può essere causato anche dal fallimento di un modello di società incapace di rendere compatibile il lavoro e la vita familiare, dalla incapacità di offrire prospettive credibili alle persone. Se c’è incertezza sul futuro la voglia di far nascere nuove vite ovviamente diminuisce. In questi casi avere meno figli o non averne affatto non è frutto di una scelta ma è dettato da un vincolo legato a una serie di circostanze sfavorevoli.

Il capitalismo globale come lo pratichiamo oggi si traduce in un livello esorbitante di ricchezza per pochi e un’immensa precarietà per molti. Queste condizioni economiche creano un contesto sociale sfavorevole alla costituzione di una famiglia: per molti l’orario di lavoro si allunga mentre diminuisce la retribuzione. E, di fronte alla legge della giungla che prevale sempre di più nelle nostre economie, i genitori sono costretti a offrire ai loro figli una presenza attenta e un’istruzione costosa, che alimenta l’ansia degli aspiranti alla genitorialità.

Il caso Grecia e il caso Germania

La rivista Limes attribuisce il fenomeno essenzialmente a fattori economici e descrive lo scenario italiano come uno scenario alla greca, un paese che al culmine della sua crisi economica “ha visto il numero di nascite diminuire del 20,4% tra il 2008 e il 2013, mentre il tasso di disoccupazione è aumentato di quasi 20%”.

Che il fenomeno della natalità sia legato allo stato di salute dell’economia e quindi al livello di agiatezza delle famiglie è testimoniato anche da un esempio opposto a quello della Grecia, che ci viene dalla Germania la cui economia negli ultimi anni non ha avuto crisi particolari. Qui i neonati sono passati da 663.000 nel 2011 a 790.000 nell’ultimo anno, con un incremento del 19%.

Nuove nascite, speranza per il pianeta

Un basso tasso di natalità è sostanzialmente il sintomo di una malattia molto più grande.  Come ha scritto Anna Louie Sussman per il NYT:

“In tutto il mondo, le condizioni economiche, sociali ed ecologiche si comportano come degli insidiosi contraccettivi.”

Nuove vite significano nuove speranze per il pianeta. Dare speranze al pianeta aiuterà a far nascere nuove vite.

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Foto di Jonathan Borba

Alieni: studio, “Le civiltà possibili sono 36”

People For Planet - Mer, 06/17/2020 - 16:30

Sono ben 36 le possibili forme di vita extraterrestri intelligenti e attive nella galassia. Lo sostiene uno studio dell’università di Nottingham pubblicato su The Astrophisical Journal. Un calcolo dello stesso tipo lo aveva già fatto nel 1961 l’astronomo Fran Drake, con una famosa equazione che stimava il numero di civiltà extraterrestri, nella nostra galassia, in grado di comunicare. Si fondava su vari parametri, come il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle oppure la presenza di pianeti in grado di supportare la vita. Anche a Nottingham i ricercatori hanno tenuto conto di quella equazione, assieme ad altri e più recenti parametri.

Un solo segnale nella storia di Seti

Quell’equazione è ancora ampiamente usata nell’esobiologia, la biologia che studia l’eventuale esistenza di vita extraterrestre. Ma è utilizzata anche nel programma americano di ricerca Seti (Search for Extra-Terrestrial Intelligence) e nel Seti Institute, fondato dallo stesso Drake. Il programma è basato sulla convinzione che, se esistono civiltà extraterrestri avanzate, sono in grado di inviare segnali radio della loro presenza, in modo che altre civiltà possano rilevarli. Pensiamo al segnale radio noto come “Wow!”, rilevato nel 1977 e la cui origine resta misteriosa. Purtroppo, rimase un caso isolato: secondo questo studio dipenderebbe dal fatto che siamo troppo lontani dai pianeti abitati.

Le “orecchie” che ascoltano eventuali segnali alieni negli Usa: il programma Seti Ci sono altri 36 pianeti come la Terra?

Gli autori di questa nuova analisi sono arrivati per la prima volta a una stima concreta di 36 forme di vita aliene. Una valutazione teorica e ipotetica, ma che colpisce per la quantità relativamente alta di “civiltà” che potrebbero popolare mondi paralleli al nostro. Significa che teoricamente esistono addirittura 36 altri pianeti che, come il nostro, possono ospitare civiltà intelligenti, e quindi possiedono condizioni di vivibilità simili a quelle della Terra. Peccato però che non possiamo confermarlo.

Un calcolo senza precedenti ma non verificabile

È la prima volta che uno studio si occupa di considerare il numero di civiltà extraterrestri intelligenti e comunicanti che potrebbero condividere con noi l’universo. Anche se chiaramente l’analisi è destinata a rimanere puramente teorica: con le attuali tecnologie è impossibile testare il risultato. Sono troppo lontani i pianeti che hanno le caratteristiche giuste per la vita: in media ben 17mila anni luce. Questo rende impossibile non solo raggiungerli, ma anche comunicare con loro, nel caso esistessero veramente.

Una domanda eterna?

Il nuovo studio soffia sulla voglia di migliorare le nostre tecnologie al fine di poter, un domani, cercare questi potenziali vicini di casa. “Penso che sia estremamente importante perché adesso – per la prima volta – abbiamo una stima del numero di civiltà intelligenti e attive esistenti. Contattarle significherebbe fornire una risposta alla domanda che l’umanità si pone da migliaia di anni”, ha commentato Christopher Conselice, docente di astrofisica e coautore della ricerca.

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Il mondo a colori dei colibrì

People For Planet - Mer, 06/17/2020 - 15:30

I colibrì sono dei fantastici uccelli, dai colori brillanti e sgargianti che cambiano in base al punto di osservazione. Sono considerati i più piccoli al mondo e la mobilità degli arti superiori consente loro di volare all’indietro.

Ma la natura non smette mai di stupirci: un recente studio ha dimostrato che i colibrì possono vedere colori che noi umani non siamo nemmeno in grado di immaginare.

E’ risaputo che gli uccelli probabilmente hanno una visione dei colori migliore rispetto agli umani. Come la maggior parte dei primati, gli umani sono tricromatici, cioè i nostri occhi hanno tre tipi di recettori o coni sensibili al colore: blu, verde e rosso. Ma gli uccelli hanno quattro coni di colore, nel senso che sono tetracromatici.

Noi possiamo vedere soltanto i colori dell’arcobaleno – rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola – le cosiddette tonalità spettrali, ma anche il viola, un colore puro non spettrale (non presente nell’arcobaleno), perché stimola i nostri coni rosso e blu contemporaneamente.

Gli uccelli, invece, possono accedere a una gamma più ampia di colori, incluso lo spettro ultravioletto, che include colori come il verde UV e il rosso UV.

Il mondo a colori del colibrì

Così Mary Stoddard, biologa evoluzionista della Princeton University, ha condotto una serie di esperimenti sui colibrì selvatici nei pressi del Rocky Mountain Biological Laboratory in Colorado. Lo studio ha dimostrato che questi uccelli hanno accesso a un ampio spettro di colori, compresi quelli non spettrali, che noi non possiamo vedere.

Vederli fare questo proprio davanti ai miei occhi è una delle cose più eccitanti a cui abbia mai assistito“, ha dichiarato la ricercatrice, il cui articolo è stato pubblicato sul giornale Proceedings of National Academy of Sciences.

Lo studio

Per studiare i comportamenti dei colibrì e la loro visione del mondo a colori, Stoddard e il suo team hanno allestito diverse mangiatoie per uccelli dotate di dispositivi a LED che potevano emettere due colori diversi, in base al contenuto dell’alimentatore; la scelta era tra una piccola quantità di acqua zuccherata o acqua normale.

I colibrì, che si nutrono del nettare dei fiori, hanno appreso rapidamente ad associare il colore al contenuto delle mangiatoie.

Gli scienziati hanno, così, dimostrato che i colibrì scelgono costantemente l’alimentatore con il gusto dolce, indipendentemente dal fatto che abbia una tonalità non spettrale o spettrale.

Anche quando i colori sembravano uguali a noi – per esempio, quando gli uccelli dovevano scegliere tra un alimentatore di colore verde UV e uno che era semplicemente verde – potevano vedere la differenza“, afferma Stoddard.

I colibrì, quindi, sceglievano di cosa alimentarsi in base al colore che percepivano.

Ma perché i colibrì possiedono questa abilità? Probabilmente, questa capacità aiuta i piccoli uccelli a individuare le diverse varietà di piante e il loro nettare.

Questi uccelli si differenziano dai mammiferi che, al contrario, si sono evoluti come esseri notturni che non avevano bisogno di vedere le tonalità diurne e oggi possiedono solo coni blu e verdi. Le persone, invece, hanno sviluppato un terzo cono (rosso), probabilmente perché i primati primitivi hanno sviluppato un appetito per la maturazione dei frutti.

Insomma, il mondo visto con gli occhi di un colibrì dovrebbe essere davvero fantastico e la natura non smette mai di mostrarci la sua dimensione magica.

Fonte: Traduzione di ampi stralci dell’articolo di National Geographic

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Vacanze italiane: la guida per viaggi in sicurezza a due passi da casa

People For Planet - Mer, 06/17/2020 - 15:00
A piedi, in bici o cavallo tra le bellezze del nostro Paese

Quest’estate si prospetta particolarmente strana a causa del distanziamento fisico, delle mascherine e del divieto di assembramento.

Ciò non significa che dovremo rinunciare alle vacanze, anzi: quale momento migliore per sperimentare il turismo slow, fuori dai soliti circuiti e alla scoperta delle bellezze naturali del nostro Paese?

Le limitazioni dovute all’emergenza sanitaria possono infatti essere un’occasione per conoscere luoghi stupendi delle nostre regioni muovendosi a piedi, in bicicletta o a cavallo, per godere al meglio degli incantevoli borghi, dei paesaggi naturali, delle tradizioni e delle piccole realtà artigianali che caratterizzano l’Italia. Luoghi che magari si trovano a pochi passi da casa, ma che non abbiamo mai avuto modo di visitare, attirati da mete lontane ed esotiche.

A questo scopo è nata “Vacanze italiane”, una guida online gratuita elaborata da Touring Club e Legambiente con la collaborazione di diverse associazioni impegnate nella promozione della mobilità dolce e del turismo lento, sostenibile e responsabile.

La guida include itinerari da Nord a Sud, passando per le isole, tra paesaggi, luoghi sacri, realtà rurali e tradizioni antiche. Una vasta gamma di proposte per organizzare gite di un giorno o viaggi di una o più settimane, da soli, con gli amici o con la famiglia.

Duecento itinerari per un turismo di qualità

Territori da esplorare a piedi e in bicicletta e, perché no, anche a cavallo e in canoa. Sono oltre duecento gli itinerari proposti nella nuova guida messa a punto da Touring italiano e Legambiente, per scoprire luoghi del nostro Paese ricchi di bellezza, natura e tradizioni, a pochi passi da casa.

La guida è suddivisa per regioni e comprende escursioni adatte a tutte le età, con percorsi dedicati anche a chi è fuori allenamento.

Si può scegliere di pedalare sulla ciclabile dell’Adige seguendo un facile tragitto che segue il corso del fiume per quasi 250 chilometri, oppure optare per una passeggiata tra i laghi e le montagne lombardi o immersi nella spettacolare Val Trebbia, in Emilia Romagna, definita da Hemingway come la “valle più bella del mondo”. Imperdibili gli itinerari nella splendida Lunigiana, la “Provenza d’Italia”, da scoprire a piedi, in bicicletta o a cavallo.

Spostandosi più a sud, ci si può immergere nei territori naturali delle Marche, regione recentemente inserita nel podio delle migliori destinazioni al mondo da Lonely Planet Best in Travel 2020, o intraprendere un emozionante viaggio tra gli affascinanti borghi del centro Italia e la spettacolare costa dei trabocchi abruzzese.

Imperdibile il trekking tra bellezze naturalistiche delle Dolomiti lucane, così come le escursioni a cavallo nel Parco Nazionale del Gargano e i vari cammini tra le montagne e le coste di tutto il sud e delle Isole.

Insomma, un’Italia tutta da scoprire in totale sicurezza e nel rispetto delle norme sanitarie, lontano dal turismo di massa e immersi nella natura e nelle bellezze del nostro Paese.

Fonte di riferimento: Touring Club

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Lo sciacquone del gabinetto diffonde virus e batteri

People For Planet - Mer, 06/17/2020 - 12:00

Il coronavirus può diffondersi anche dallo sciacquone del water. Era già noto che tirare l’acqua senza abbassare la “tavoletta” creasse una nuvola di vapore acqueo ricca di virus e batteri fecali, che possiamo inalare con la respirazione o che possono depositarsi poi sugli utensili del bagno, come gli spazzolini da denti.

Un aerosol alto come una persona

Per alcuni sarà una scoperta: esiste il coperchio del water e ha un suo utilizzo! Ma la cosa va presa sul serio e la nuova conferma sottolinea l’importanza del gesto anche in relazione a Covid-19. Lo studio è stato condotto in Cina e ha dimostrato che questo aerosol mefitico può salire ben oltre l’altezza del water, raggiungendo l’altezza della testa di un uomo e oltre, e permanere nell’aria per più di un minuto. La simulazione è stata condotta dall’Università di Yangzhou e pubblicata sulla rivista Physics of Fluids. Il dott. Bryan Bzdek, del Bristol Aerosol Research Centre dell’Università di Bristol, ha commentato che, sebbene non vi siano prove chiare che il coronavirus possa diffondersi in questo modo, ha senso prendere precauzioni, dato che il covid è presente nelle feci dei contagiati. Ma anche altri virus possono essere diffusi da abitudini poco igieniche nella toilette, nota come trasmissione fecale-orale.

Le conclusioni

Gli autori dello studio hanno quindi concluso che, quando possibile, dovremmo tenere abbassato il sedile del water quando tiriamo l’acqua, pulire frequentemente il sedile e qualsiasi altra area di contatto e lavarci le mani dopo aver usato il water. Anche quest’ultima, purtroppo, una pratica ancora non del tutto diffusa.

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2020: non è ancora finita, domenica c’è la fine del mondo

People For Planet - Mer, 06/17/2020 - 10:45

Secondo una rilettura del calendario maya – una delle tante, questa è solo l’ultima – il 21 giugno è prevista la fine del mondo.

Scrive Il Fatto Quotidiano: “A sostegno di questa tesi ci sarebbe un presunto errore di lettura del calendario gregoriano, introdotto nel 1582 per sostituire quello giuliano. Col cambio, sono stati “persi” alcuni giorni all’anno, 11 per la precisione, che sommati tra loro danno otto anni di scarto.”

Quindi, come spiega lo scienziato Paolo Tagaloguin  “Secondo il calendario Giuliano, tecnicamente siamo adesso nel 2012″, e quindi fatti i dovuti conti eccoci qui.

Buona vita fino a domenica.

P.S. Fossi in voi eviterei soluzioni estreme tipo vendersi casa, insultare il capoufficio e cose del genere. Hai visto mai che hanno di nuovo sbagliato i conti, o più semplicemente metti che si sono sbagliati i Maya

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Profumatore ambiente fai da te, economico e naturale!

People For Planet - Mer, 06/17/2020 - 10:00

Stai cercando un modo naturale, economico e efficace per profumare la tua casa? Sei nel posto giusto! Dal canale YouTube di Martina Rodini, un’idea per portare negli ambienti della nostra abitazione una ventata di freschezza, rendendoli più accoglienti e gradevoli.

Se i profumatori per ambiente in commercio non ti convincono perché generalmente realizzati con sostanze chimiche dannose alla salute, e spesso anche costosi, allora perché non provi a realizzarlo tu con prodotti naturali e facilmente reperibili? Cosa serve:

  • 100 ml di alcol alimentare (o vodka!);
  • da 65 a 85 gocce di olio essenziale (a scelta secondo il nostro gusto);
  • 5/6 bastoncini in bamboo (quelli per gli spiedini);
  • contenitore in vetro.
Fonte: Martina Rodini

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Ansia, disturbi del sonno e irritabilità: ecco il prezzo del lockdown per i bambini

People For Planet - Mer, 06/17/2020 - 10:00

Aumento dell’irritabilità, disturbi del sonno e problemi d’ansia per i bambini al di sotto dei sei anni. Sensazione di mancanza d’aria e instabilità emotiva nei giovanissimi di età compresa tra i 6 e i 18 anni. Sono queste le problematiche più frequenti di cui hanno sofferto i bambini e gli adolescenti italiani durante l’isolamento forzato in casa dovuto all’emergenza nuovo coronavirus. A mettere in evidenza il prezzo che i più giovani stanno pagando in termini di salute psico-emotiva è un’indagine promossa dall’Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico pediatrico Giannina Gaslini di Genova.

Guidata da Lino Nobili, direttore del dipartimento di Neuropsichiatria infantile dell’istituto, l’indagine prevedeva la risposta alle domande di un questionario anonimo somministrato in pieno lockdown (tra il 24 marzo e il 3 aprile) tramite il sito web dell’istituto. Allo studio hanno partecipato 6800 soggetti da tutta Italia (in particolare dalle regioni del Nord e alta Toscana), di cui quasi la metà (3245) con figli minorenni a carico.

Irritabilità, ansia e fame d’aria

Dalle risposte esaminate è emerso che per quanto riguarda i bambini al di sotto dei 6 anni i disturbi più frequenti registrati sono stati l’aumento dell’irritabilità, i disturbi del sonno (paura del buio, risvegli notturni, difficoltà di addormentamento) e i disturbi d’ansia (inquietudine, ansia da separazione). Mentre nei bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni è prevalsa una sensazione di mancanza d’aria e una significativa alterazione del ritmo del sonno (con tendenza ad andare a letto molto più tardi e non riuscire a svegliarsi al mattino), oltre che un’aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell’umore.

Importante il clima che si respira in casa

Lo studio ha inoltre messo in luce che il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali dei bambini e dei ragazzi risulta statisticamente associato al grado di malessere dei loro genitori. Questo significa che all’aumentare dei sintomi di stress causati dall’emergenza Covid-19 nei genitori (disturbi d’ansia, dell’umore, del sonno, consumo di farmaci ansiolitici), aumentano i disturbi comportamentali e della sfera emotiva nei bambini e negli adolescenti.

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