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Come scegliere la propria banca

People For Planet - Mar, 10/01/2019 - 00:01

E’ possibile controllare online la solidità di una banca? Vincenzo Imperatore, Consulente di Direzione, ci spiega come scegliere al meglio la banca a cui affidare i nostri risparmi. Prima puntata!

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Vincenzo Imperatore è il redattore della rubrica settimanale di People For Planet Bancomatto.

PROSSIMA PUNTATA MARTEDI’ 8 OTTOBRE 2019!

Poca frutta secca ogni giorno previene l’aumento di peso

People For Planet - Lun, 09/30/2019 - 15:00

Sostituire mezza porzione di cibo spazzatura (patatine fritte o in busta, carni molto lavorate come i wurstel etc) con 14 grammi al giorno di frutta secca aiuta a non ingrassare negli anni e riduce il rischio di obesità. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista BMJ Nutrition, Prevention & Health, che ha coinvolto 3 gruppi di individui: 51.529 maschi di 40-75 anni; 121.700 donne di 35-55 anni; 116.686 donne di 24-44 anni. Gli adulti, in media, tendono ad ingrassare di mezzo chilo all’anno.

Semplici strategie comportamentali volte aiutano a prevenire il graduale aumento di peso possono rappresentare un’arma importante in favore della nostra salute e nella prevenzione, ad esempio, delle malattie cardiovascolari. 

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Il tuo “modello di investimento” è corretto?

People For Planet - Lun, 09/30/2019 - 15:00

Il modello di investimento degli italiani che sono traditi dalla malafinanza si basa su un postulato errato. Ogni volta che mi trovo di fronte un risparmiatore truffato dal sistema bancario gli pongo sempre la solita domanda: perché hai investito in quel prodotto?

Molti rispondono a questa domanda istintivamente: per guadagnare più soldi ed essere più ricchi! Sbagliato, risposta troppo superficiale.
Ecco dove traggono energia gli squali della malafinanza e come proteggersi.

Un vero investitore (non un risparmiatore) pianifica i propri investimenti fissando specifici obiettivi di vita.
Acquistare la casa, l’università per i figli, una pensione dignitosa… sono i classici e ricorrenti obiettivi della maggior parte di tutti noi.
Perché avere bene in mente che cosa volete dalla vita e pianificare i «grandi obiettivi» della vostra esistenza vi aiuterà a fare scelte consapevoli e a prendere decisioni importanti anche in ambito finanziario.

Avere un approccio generico, come chi dice di voler solo guadagnare di più o essere più ricco, crea confusione, impedisce di rimanere concentrati sui propri traguardi e spinge a cambiare, a rivedere spesso le proprie scelte, cadendo in preda all’emotività di cui si nutrono i bankster e commettendo molti errori.

Essere consapevoli dei propri obiettivi di vita aiuta anche a selezionare i mercati sui quali investire e gli strumenti finanziari da utilizzare, favorendo in tal modo una corretta pianificazione finanziaria. In sintesi, chi investe per obiettivi pianifica la propria ricchezza in maniera intenzionale e responsabile; chi invece investe senza obiettivi accetta di fatto passivamente quello che di volta in volta il mercato e gli «squali» gli offrono.

Una volta stabiliti gli obiettivi di vita, potete liberare le vostre risorse per selezionare al meglio gli strumenti di investimento che vi aiuteranno a raggiungerli.

In questo percorso ricordatevi delle vostre nonne.

Le nonne hanno sempre mostrato una marcia in più nella gestione delle finanze, e per riuscire ad arrivare alla fine del mese crearono un sistema molto intelligente che prevedeva l’uso di alcuni barattoli da conserva.

In pratica, si munivano di tanti barattoli quante erano le spese mensili che dovevano affrontare, per poi etichettarli con le rispettive voci (affitto, acqua, luce, vestiario, cibo) e mettervi dentro la somma prevista per quella spesa, quindi anche loro facevano un budget famigliare!

La logica dei barattoli non è passata inosservata nemmeno a economisti e studiosi, che la considerano un metodo efficace per una corretta gestione del denaro. Richard Thaler, premio Nobel per l’economia nel 2017, fu il primo a occuparsi di queste abitudini finanziarie elaborando la cosiddetta «teoria dei conti mentali», che dimostra come il nostro cervello si trovi a suo agio quando, nella gestione dei soldi, usa differenti sezioni dell’encefalo (i barattoli della nonna, appunto), assegnando a ogni obiettivo di vita uno strumento finanziario preciso.

Ecco allora che la pianificazione finanziaria di un investitore di successo deve partire da qui, cioè dall’assegnare a ogni obiettivo di vita un conto mentale, un barattolo separato dagli altri. Questa abitudine ci aiuta ad assegnare a ogni obiettivo un importo e a non distoglierlo (disinvestire) nei momenti di difficoltà, a mantenere la barra dritta anche nelle fasi di discesa dei mercati, concentrando l’attenzione non più sullo strumento finanziario in sé, ma sull’obiettivo di vita da perseguire.

Al contrario, la maggior parte delle persone è solita investire i propri risparmi in maniera indistinta, senza definire obiettivi, tempi e caratteristiche del prodotto da utilizzare. Questo le rende emotivamente deboli nei momenti di crollo dei mercati, poiché vanno in stato confusionale, vengono sopraffatti dalla paura e dallo sconforto e allora provano a rimediare entrando e uscendo dai mercati finanziari, generando per lo più perdite.

Si tratta di un comportamento emotivo e irrazionale che s’innesca quando non si fanno i conti mentali e non si definiscono in maniera chiara obiettivi, strumenti, rischi e tempi d’investimento.

È necessario uscire da questa logica e riappropriarci della semplice ma efficace abitudine finanziaria delle nostre nonne: a ogni obiettivo di vita uno strumento, a ogni strumento un rischio, e a ogni rischio un tempo d’investimento.

A partire da domani, 1 ottobre, questi e tanti altri consigli saranno disponibili su People For Planet in una nuova serie di Video tutorial che guidano al corretto rapporto con le banche: stay tuned!

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Luca Parmitano primo italiano al comando dell’ISS

People For Planet - Lun, 09/30/2019 - 09:18

L’astronauta siciliano riceverà ufficialmente il testimone dal russo Alexei Ovchinin il prossimo 2 ottobre 2019 e resterà alla guida per quattro mesi di grande fermento.

PER LUCA PARMITANO COMPITO DI GRANDE RESPONSABILITÀ
Sarà un periodo cruciale, come si legge su Open, sulla Stazione spaziale internazionale: quello di Luca Parmitano è un ruolo senza dubbio strategico e fondamentale per il successo delle missioni programmare dall’Agenzia spaziale europea. 

LE PAROLE DI DE WINNE SU PARMITANO
Luca Parmitano sarà il terzo nome in Europa a guidare la Stazione spaziale: prima di lui il belga Frank De Winne nel 2009 e il tedesco Alexander Gerst nel 2018. Proprio De Winne ha rilasciato alcune dichiarazioni a tal proposito: “Sono certo che Parmitano svolgerà un lavoro eccellente. Il comandante dell’equipaggio dell’Iss ha la responsabilità del morale e del benessere dell’equipaggio”.

LE DICHIARAZIONI DI LUCA PARMITANO
Queste, invece, le parole di Luca Parmitano tramite Twitter: “Sono onorato che il programma della Stazione spaziale internazionale abbia scelto me per questo ruolo, e allo stesso tempo sono toccato da questo incarico. Essere il comandante delle persone più preparate e competenti sulla Terra e fuori può essere scoraggiante. Il mio obiettivo sarà quello di mettere ciascuno nella condizione di lavorare al meglio delle proprie possibilità”. Alle 15:20 ora italiana di mercoledì 2 ottobre 2019 sarà possibile seguire tramite NASA TV la cerimonia per il cambio del comando.

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Soldi Gratis, il nuovo libro di Vincenzo Imperatore

People For Planet - Lun, 09/30/2019 - 09:14

Il manuale di autodifesa finanziaria che vi aiuterà a salvare i vostri soldi e il vostro futuro.

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Quattordici dure verità sul cambiamento climatico

People For Planet - Lun, 09/30/2019 - 07:00

Le principali istituzioni che studiano gli effetti del climate change hanno unito le forze e lavorato insieme per redigere e pubblicare il report “United in Science”. Si tratta di un rapporto che, nero su bianco, evidenza il profondo e crescente gap che sussiste tra le promesse nazionali fatte in occasione dell’Accordo di Parigi e le azioni che sono seguite. (…)

Quattordici dure verità sul cambiamento climatico:
  1. Quello del 2015 – 2019 è stato il quinquennio più caldo mai osservato: si stima che, attualmente, la temperatura superi di 1,1 gradi C quella dell’epoca pre-industriale (1850–1900);
  2. Continua lo scigliomento del ghiaccio marino e della calotta glaciale artica: dal 1979 al 2018, ogni dieci anni l’estensione della banchisa artica in estate si riduce del 12%. Nel periodo 2015 -2019 essa ha registrato le quattro minori estensioni invernali di sempre. Invece, la quantità di ghiaccio sciolto è sestuplicata tra il 1979 e il 2017. In particolare, la perdita dei ghiacciai nel 2015–2019 è stata la più elevata mai registrata;
  3. Il livello del mare continua a salire e l’acqua marina diventa più acida: rispetto al periodo 1997-2006 (che ha registrato un innalzamento marino di 3,04 mm/annui), il decennio 2007-2016 ha registrato un aumento di 4 mm/annui. Inoltre, l’acidità oceanica, rispetto all’inizio dell’età industriale è globalmente aumentata del 26%.
  4. Aumentano le concentrazioni di metano e protossido di azoto nell’atmosfera: i livelli di due tra i principali gas climalteranti quali metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), hanno raggiunto nuovi picchi. Nel 2017, le concentrazioni atmosferiche medie globali sono state di 1,859 ppb (parti per miliardo) per CH4  e 329,9 ppb per N2O. Questi valori rappresentano un aumento del 257% e del 122% rispetto ai livelli preindustriali (cioè prima del 1750).
  5. Le emissioni di CO2 continuano ad aumentare. A novembre, l’Unep (United Nations Environment Programme) pubblicherà la decima edizione dell’ UNEP Emissions Gap Report, nel quale vengono riportati gli ultimi studi scientifici sulle emissioni di gas serra (attuali e previste) e confrontati i livelli di emissione per poi poter offrire una  traiettoria da seguire almeno compatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. I risultati preliminari del rapporto del 2019 indicano che se gli NDC venissero attuati, entro il 2100 l’aumento della temperatura media globale sarebbe da 2,9° a 3,4° in più rispetto ai livelli preindustriali. Se gli NDC non saranno più ambiziosi o non saranno supportati da misure concrete, non sarà quindi possibile contenere il riscaldamento a 1,5

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Adriana Ivanchic, chi è l’aristrocratica che fece perdere la testa a Hemingway

People For Planet - Dom, 09/29/2019 - 15:00

Marginalizzata dai biografi dello scrittore statunitense, Ivanchic ha raccontato la sua versione dei fatti in un libro luminoso e casto, “La torre bianca”, pubblicato da Mondadori nel 1980

Furono tutti piuttosto ingenerosi con lei. Nella Cronologia al ‘Meridiano’ Mondadori che raduna Tutti i racconti di Hemingway, la Pivano è sbrigativa. Ammette che nel 1948, in Italia, accade l’incontro: EH va a caccia di pernici, è dicembre, nella tenuta friulana del conte Federico Kechler. “Lì incontra Adriana Ivancich, diciannovenne, aristocratica e cattolica; si invaghisce di lei”. 

Ora: Hemingway nel ’48 ha 49 anni, è alla quarta moglie – Mary Welsh – sposata due anni prima, “s’invaghisce” di una ragazza italiana di 19 anni, veneziana, discendente di una famiglia di armatori, e nessuno s’infervora? Fatto è che la Pivano cita qua e là la Ivancich – censendo anche un viaggio all’Avana da EH – come una figura a margine, una figurante di carta. Sottilmente crudele l’Album Hemingway pubblicato da Mondadori nel 1988 sotto la tutela di Masolino d’Amico. Ovviamente, si marca l’amore – platonico, per lo più – tra lo scrittore in anni e la nobile giovine – “Che Papa amasse a modo suo la giovinetta fu lui stesso a dichiararlo a più riprese a vari corrispondenti oltre Adriana, cui indirizzò lettere appassionate”. Non ci si trattiene dallo sgarbo, tuttavia: “Di Adriana apprezzò anche, o si autoconvinse che apprezzava, il talento, fino al punto da imporre a Scribners di usare per le copertine di Di là dal fiume e fra gli alberi Il vecchio e il mare certi suoi goffi disegni, che gli editori fecero correggere a dei professionisti”. 

Adriana, con spavalda bellezza, ricorda il primo incontro con Hemingway così: “Questo è dunque Hemingway, di cui tutta Venezia parla. Un vecchio: fronte tagliata da due rughe profonde, baffi dritti sopra le labbra. Le labbra hanno una piega a un lato, scanzonata, gli occhi sono vivi e penetranti: forse non è proprio vecchio. E anche se è importante, ha l’aria simpatica”. Come si sa, Hemingway ottiene il Nobel per la letteratura nel 1954, “per la maestria nell’arte narrativa, dimostrata recentemente in Il vecchio e il mare…”.

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Alta cucina naturale: una Joia!

People For Planet - Dom, 09/29/2019 - 10:00

A Milano è uno dei miei ristoranti preferiti: il Joia di Via Panfilo Castaldi, 18.
Cibo vegetariano di alta scuola, materie prime scelte con cura e lavorate in modo magistrale dallo chef Pietro Leemann, che in questo video ci racconta un po’ la sua filosofia per un’alimentazione sana e gustosa.

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che… sempre uno più di te”

People For Planet - Dom, 09/29/2019 - 10:00

È dura da accettare: il pianeta esisteva anche prima del nostro passaggio (e sarebbe bello che sopravvivesse anche dopo di noi, bontà nostra nonché nota del redattore).

L’effetto farfalla ci inchioda alle nostre responsabilità, certo; ma ciò non significa che qualsiasi accadimento altrui debba essere riportato a noi stessi.

Eppure, c’è gente che non riesce a non mettersi in competizione e, sia nel bene che nel male, non resiste alla tentazione di quel maledetto “Tu? E io allora?!?” Sempre uno più di te.

Tra amiche: “Che bella gonna, che hai”

“Grazie! Pensa che l’ho presa on line, su un sito fichissimo”
“Io pure ne ho trovato uno dove la roba non costa nulla!”
“Io questa gonna 15 euro”
“Sul mio, se ne prendi due uguali, la seconda la paghi la metà”
“Il mio la seconda te la regala”
“Il mio ha il reso entro 15 gg, se ti fa difetto, tipo lì sul fianco, dove ti fa le pieghe”
#EMenoMaleCheEraBella #MaCheCeFaiConDueUguali #ConAmicheCosìLeNemicheNonServono

Dal medico: “Chi è l’ultimo?” “La signora con l’enfisema”

“Eh, beata lei!”
“Ma veramente non respiro!”
“Eh, ma arrivarci, così, all’età sua!”
“Ma così come, giro con l’ossigeno!”
“Ma sa che noi, con tutto questo smog, abbiamo una serie di disturbi già da giovani?”
“Ma, perché, lei cos’ha?”
“No, niente, sono qui per il certificato per la palestra”
#AltroCheMutua #CeUnAnalistaInSala

Spogliatoio della palestra: “Stasera esco con una”

“Mi piace davvero una cifra”
“Ma è bona?”
“Sì, ma poi è proprio bella. Assomiglia un po’ alla Zeta Jones”
“Io pure sto uscendo con una incredibile”
“Lei è alta quasi uno e novanta”
“La mia ha una quarta”
“La mia faceva la spogliarellista”
“Anche la mia, ma ha smesso per me”
#MaQuanteSpogliarellisteCiSonoInItalia #ViMeritateCheSiaLaStessa #CieloMioMarito

Al telefono: “Oggi ho avuto una giornata tremenda”

“Mamma mia, pure io: un traffico!”
“Io ci ho messo 3 ore per fare 200 metri”
“Io ho beccato 4 manifestazioni”
“Io un incendio, un posto di blocco e un’esercitazione della Nasa”
“Io la pioggia di rane, la maionese nel tramezzino del pranzo e l’angelo sterminatore dei primogeniti”
“Io, arrivato a casa, ho trovato mia suocera”
#666

Nessuno sfugge ai luoghi comuni. Neanche io. Anzi, soprattutto io. La battuta sulla suocera l’ha fatta anche qualcun altro? Ma io l’ho fatta per prima. Anzi, no, per ultima. Io di più. Meglio. Insomma, sempre una più di te.

A Roma la prima “farmacia di strada”

People For Planet - Dom, 09/29/2019 - 07:00

È stata aperta a Roma la prima ‘farmacia solidale di strada’ italiana pensata per gli indigenti e per le persone più bisognose. Chiara Cedola, medico dell’Istituto di Medicina Solidale e responsabile della struttura, spiega: “Noi medici non avevamo farmaci a sufficienza per evadere la richiesta.

Adesso con la collaborazione tra Assogenerici, Federazione ordine farmacisti italiani, fondazione Banco farmaceutico e Medicina solidale, possiamo garantire la copertura farmacologica a tutti i pazienti che arrivano nei nostri ambulatori”.  La farmacia si trova a Roma in via della Lungara, nella sede del centro di accoglienza dell’associazione VO.RE.CO. Onlus, dove già esisteva un ambulatorio gestito da Medicina Solidale.

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Eutanasia, ogni anno 1.000 malati terminali si suicidano per mancanza di alternative

People For Planet - Sab, 09/28/2019 - 15:00

All’indomani della decisione della Corte costituzionale sul suicidio assistito, Carlo Troilo parla dei suicidi di malati terminali partendo dalla storia del fratello

Suicidi malati terminali Associazione Luca Coscioni. “Mio fratello Michele si suicidò nel marzo 2004 perché era malato terminale di leucemia”. Carlo Troilo, storico militante dell’Associazione Luca Coscioni, è intervenuto durante la conferenza stampa all’indomani della storica sentenza della Corte costituzionale, che ha riconosciuto non sempre punibile l’aiuto al suicidio a partire dalla vicenda umana, personale e giudiziaria di Fabiano Antoniani, alias dj Fabo.

La sentenza è stato un punto importante, ma non certo la fine della battaglia con cui l’Associazione Luca Coscioni punta a legalizzare l’eutanasia. Come ricorda Troilo, infatti, sono tanti i suicidi di malati terminali che scelgono di togliersi la vita in mancanza della possibilità avere accesso alle cure necessarie per morire degnamente, come suo fratello.

“Tentammo invano di trovare un medico che lo aiutasse a morire, siccome non ci riuscimmo lui si buttò dal quarto piano della sua casa”, racconta Troilo. “Da allora io mi sono impegnato con l’associazione Coscioni e ho cercato – da giornalista – i dati sui suicidi in Italia, che erano ignoti. Scoprii che l’Istat aveva dei dati, che teneva in un cassetto”.

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Saturdays for Future: in tutta Italia acquisti responsabili contro i cambiamenti climatici

People For Planet - Sab, 09/28/2019 - 10:00

Il 28 settembre la prima giornata nazionale di acquisti informati per premiare le buone pratiche locali e promuovere le reti territoriali di consumo responsabile

ll 28 settembre l’Italia si mobilita contro i cambiamenti climatici. Arriva il primo appuntamento con i Saturdays for Future organizzato da NeXt ASviS, per supportare con azioni concrete e dal basso i movimenti nazionali e internazionali dei Fridays for Future.

Nata da un’idea del co-fondatore di NeXt – Nuova Economia X Tutti Leonardo Becchetti e del portavoce ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile Enrico Giovannini, questa mobilitazione nazionale mostra come si possa trasformare una manifestazione di piazza in un’azione di cittadinanza attiva quotidiana, dove la “mano” della cittadinanza attiva diventa stimolo efficace per l’azione della politica e delle imprese verso una transizione più rapida ed efficace alla sostenibilità.

Saturdays for Future sono una proposta che deriva dal successo delle due giornate di Cash Mob Etico organizzate in tutta Italia a maggio, in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2019.

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Il gioco della lingua italiana espansa

People For Planet - Sab, 09/28/2019 - 10:00

L’italiano è una lingua meravigliosa perché contempla parole che indicano molte sfumature di uno stesso concetto, inoltre siamo maestri nell’uso di forme figurate e modi di direio ti amo, ti adoro, ti voglio bene, sono innamorato di te, sono pazzo di te, mi hai fatto innamorare, mi hai trafitto il cuore, mi hai stregato, sono cotto, sedotto, affascinato, ammaliato, conquistato appassionato, mi hai fatto prendere una sbandata,  rapito, incantato,  infatuato, preso, mi attrai, mi entusiasmi, mi hai acceso, infiammato, invaghito, ti desidero, ti bramo…

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L’italiano contempla dalle 215mila alle 270mila parole a seconda delle stime

Se prendiamo in considerazione tutte le declinazioni di tempi, maschili, femminili, singolari e plurali di nomi, verbi e aggettivi si stima si arrivi a 2 milioni.
Ma esiste anche un milione e più di parole derivate che potrebbero esistere ma non vengono usate e quindi non sono contemplate dai vocabolari.
Possiamo giocare a espandere l’italiano, e iniziare a usare parole che pur non esistendo sono corrette e capaci di suggerirci un significato sensato anche se non le abbiamo mai sentite dire.
Dal termine rosso deriviamo la parola rossore.
Possiamo far derivare dalla parola risotto il termine risottore?
“Questo risotto è così buono che sento diffondersi dentro di me un risottore profondo e piacevole!”
Ma dal termine dotto deriviamo dottore. Quindi potrei dire: “Per conoscere i segreti del risotto mi rivolsi a un risottore laureato”.
Amore ha molte parole derivate: amare, amante, amato, amorazzo, amoruccio. Si potrebbe dare un significato anche a amorista (o amarista?), amorismo, amorigno, amorigeno, amoreso, amoritico, amoriccio?
E ippopotamo? Ippopotame, ippopotista, ippopotico, ippopotamao, ippopotanamo…
Pangolino: pangolinismo, pangolinista, pangolinico, pangoleso, pangolesso, pangolao, pangolinizzazione.
E chi sa dire cosa potrebbero significare: pentolismo, protuberanzia, padellazione, coltellarismo, forchettizzazione, brocchismo, broccanzia, scarpaggine, calzaggio, asinato, asinista, scimmiese, valigenza, foruncoliere, orecchista, manista, piedolo, cosciarolo, scoreggità, sputalegio, occhimento, chiappoide, comunistoto, vermetteria, lombricosi, viperemento, ombellicume, cacciavitazione, millepiedale, ferrodastirambulo, rapario, caterpillabile, automobiligrafo, camionico, sederivago, fallotivo, passeratorio, snaricciamente.
Ne risulterebbero frasi ipotetiche dal dubbio ma affascinante significato:
Camminava a zebroni
Erano sotto il dominio rinocerontarchia
Capii subito che era un uomocero (era un cornuto?)
Quella donna era dominata da una forte cavallettocinesi (di facili costumi?)
Mi servirono un piatto di spaghetti olivocratici
Era afflitto da scoreggiogonia

Wikipedia elenca più di 80 suffissi… C’è da sbizzarrirsi.
Ma ci sono anche prefissi in grande quantità, più di 250.
Cosa potrebbe significare deippopotimizzare?
iperistricismo?
E che dire di prosmutandismo, ipobluista, oltreflautulenzità, ultrasurfista, prepentolizzazione, protosinghiozzismo, transcarpazione, xenopipista?

Resta il calcolo, arduo, di quante parole impreviste potremmo inserire nel nostro linguaggio, almeno potenzialmente

Per fare la moltiplicazione dovremmo sapere quanti sono i lemmi della lingua italiana, cioè i termini di base che poi decliniamo come verbi, avverbi nomi e aggettivi.
Cioè, dal lemma amore faccio derivare molte parole che ne sono la declinazione, quindi amore = amante, amato, amorevole, amare amerò amavo, tu ami, egli ama…
Quante sono le parole potenzialmente declinabili?
Dovremmo inserire in questa lista sia azioni che concetti che cose, piante e animali.
Esempi:
Mi sentivo molto ederizzato ma anche un po’ gelsominato in modo carciofista.
Hai fatto in modo tavolizzato un discorso sedialista.
Ti vedo piuttosto aspragizzante e non mi freghi con la tua aria coniglinizzata.
Smettila di ferrodastirizzarmi la pendularità svolazzatoria.
Non credo proprio che dedicandoti alla porcellinizzazione spinterogenistica potresti averdizzare lo straelefanticista ciliegiato.
Preso da saltisismo anazerbinato mi sgarupirizzai giù dalla scivolosignità alpinotta abbruschettandomi barbagiannizzizzato.
Interstiziami!

Dovremmo quindi moltiplicare i lemmi per tutte le desinenze possibili, compresi i tempi e le persone dei verbi: nessuno mi può vietare di dire: Tu fosti destricizzata e subito dopo sforchettavi con raviolitudine spantalonando sbottiglista. Prova a venirmi a dire che non posso dirlo e poi vedi che faccia ti cementarmatizzo!  
Non sono riuscito a fare calcoli certi ma siamo certamente ben oltre un milione di neologismi sfumaturizzanti.
Vai! Buttati capofittamescamente!

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Antura, il videogioco che insegna ai bimbi siriani a leggere l’arabo

People For Planet - Sab, 09/28/2019 - 07:00

Da quando a marzo 2011 è scoppiata la guerra in Siria, milioni di bambini siriani vivono in campi profughi in Libano, Giordania e Turchia, non avendo possibilità di andare a scuola. Molti di loro parlano l’arabo ma non sanno leggerlo e scriverlo perché non hanno un edificio in cui recarsi e un maestro che glielo insegni, sono tagliati fuori dai circuiti educativi.

Lanciato a marzo 2018 dopo un anno di sviluppo, il videogioco “Antura and the Letters” serve proprio a questo, a insegnare l’arabo ai bimbi siriani e a distrarli dalla guerra, divertendoli, perfino.

Più che un videogioco, Antura and the Letters è un contenitore di mini-giochi che aiutano i bimbi ad associare i suoni dell’arabo, che parlano anche senza andare a scuola, e i segni dell’alfabeto della lingua, che invece non conoscono.

Il progetto – ideato da un consorzio formato dall’Università di Scienze Applicate di Colonia Game Lab of TH-Koeln, l’organizzazione internazionale no-profit Video Games Without Borders (Vgwb), e lo studio libanese di sviluppo di videogiochi Wixel Studio – ha vinto il bando del concorso internazionale EduApp4Syria voluto dall’agenzia norvegese per lo sviluppo e la cooperazione Norad e finanziato dal Ministero degli esteri della Norvegia

Rilasciato con licenza Creative Commons, “Antura and the letters” è interamente open source e vanta un team eterogeneo formato da programmatori, operatori umanitari, psicologi, disegnatori, graphic designer, insegnanti e studenti. Edoardo Tosatti, oggi programmatore jr di videogiochi, aveva 26 anni quando al termine del Master Computer Game Development dell’Università di Verona gli fu offerta la possibilità di partecipare al progetto di “Antura and the Letters”. «Certo, è bello fare videogiochi in cui progetti un’astronave che distrugge il mondo, sarò nerd ma alcuni videogiochi sono vere e proprie opere d’arte», dice al telefono, «però è bello farli anche utili».

«Dietro il concetto di gamification (ndr: l’utilizzo di strumenti tipici del gioco per altri scopi, come in questo caso l’alfabetizzazione) si nasconde un mondo ancora incontaminato, in cui c’è posto per tutto, divertimento e utilità. Sapere che mentre mi diverto io – aggiunge Tosatti – faccio divertire qualcuno che si trova in difficoltà, e magari lo aiuto anche a imparare qualcosa, è la strada che voglio intraprendere, domani chissà».

Tosatti insieme al suo collega si è occupato del game playing programming di uno dei tanti minigiochi contenuti di Antura, in cui «compaiono delle lettere centro della scena, si mescolano, si nascondono dietro agli alberi, una voce ti dice quale lettera cercare e tu devi ricordarti dove sta, ma soprattutto riconoscerla».

I risultati di “Antura and the Letters” sono incredibili e si possono visionare sul sito, che ha reso pubbliche le statistiche delle performance dei bambini. Stando poi a un’analisi svolta in Giordania nel campo di Azraq, l’utilizzo dell’app “Antura and the Letters” ha avuto effetti positivi sia sul grado di alfabetizzazione sia sul benessere psico-sociale dei bambini che hanno subito i traumi della guerra, con miglioramenti tangibili soprattutto in termini di autostima, concentrazione e capacità di problem solving.

Non stupisce che i premi vinti da “Antura and the Letters” siano tantissimi: Best Serious Game al Fun and Serious Festival (2017), Best Educational Project al TechFugees (2018), Islamic Creative Economy Competition al Dubai Culture (2018) e Meaningful Play al IMGA MENA (2018), solo per citarne alcuni. E l’Italia? Non manca nel progetto. Francesco Cavallari, fondatore dell’associazione no-profit con sede in Spagna dietro “Antara and the Letters”, vorrebbe realizzare un secondo videogioco che abbia per obiettivo non soltanto l’alfabetizzazione ma anche l’integrazione, specie in Italia, «visto il flusso migratorio che la riguarda». «Non farò qualcosa soltanto perché sono italiano, servono collaborazioni con chi si occupa di accoglienza per consentire a migranti e rifugiati di sapere che esistono questi strumenti», ha fatto sapere in una recente intervista, dove ha sottolineato le difficoltà a trovare partnership italiane «adeguate per avere impatto e migliorare la vita delle persone».

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Il galateo a tavola nel mondo (infografica)

People For Planet - Ven, 09/27/2019 - 16:30

In Cina non girate mai il pesce sul piatto, in Tanzania non annusate il cibo, in India non mangiate il cibo con la mano sinistra, solitamente deputata all’igiene personale.

Ecco alcune regole, anche un po’ strane, per non fare brutte figure a tavola in giro per il mondo.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

In calo le diagnosi di tumore: 2mila casi in meno nel 2019

People For Planet - Ven, 09/27/2019 - 15:00

Dai numeri una buona notizia: scendono le neoplasie del colon-retto, dello stomaco, del fegato e della prostata e, solo negli uomini, i carcinomi del polmone. E si allunga l’aspettativa di vita. Lo dice il report dell’Aiom “I numeri del cancro in Italia 2019”, presentato oggi al Ministero della Salute

I nuovi casi di tumore in Italia tendono a diminuire. Nel 2019 sono stimate 371mila diagnosi (196mila uomini e 175mila donne), erano 373mila nel 2018: 2mila in meno in 12 mesi. Le cinque più frequenti sono quelle della mammella (53.500 casi nel 2019), colon-retto (49.000), polmone (42.500), prostata (37.000) e vescica (29.700). In calo, in particolare, le neoplasie del colon-retto, dello stomaco, del fegato e della prostata e, solo negli uomini, i carcinomi del polmone. E’ la prima volta che si registra un calo del genere.

In aumento anche la sopravvivenza: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi. Almeno un paziente su quattro, pari a quasi un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. 

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Oggi non si va a “manifestare per Greta”

People For Planet - Ven, 09/27/2019 - 15:00

No, oggi non si va a “manifestare per Greta”. Si va perché fra cinquanta anni si possa ancora manifestare, tutti.

Oggi sono più di 150 le nazioni che hanno aderito al terzo sciopero globale organizzato dal movimento Fridays For Future che stavolta ha raggruppato persone di tutte le età e professioni. Al fianco degli studenti ci sono genitori, insegnanti, scienziati, sindacati. 

Milioni, sono milioni per le strade, e non può che venirne qualcosa di buono. Era dai tempi di Nologo e prima ancora dal ’68 che non si assisteva a mobilitazioni di questa portata. Certo, a differenza che prima, oggi il movimento ha un volto, quello di Greta Thunberg, ma al di là della carica sentimentale nei suoi discorsi, il messaggio fondamentale è sempre lo stesso:Don’t listen to me, listen to scientists.

Non ci sono ragioni per ritenere che Greta ignori di essere una persona comune come la maggior parte di quelli che hanno aderito alla causa ambientalista, semplicemente ha capito (da sola o aiutata da terzi, poco importa) che il primato della politica sulla scienza è da eliminare in fretta e si è adoperata perché il messaggio arrivasse forte e chiaro. E che male sarebbe stato se anche avesse chiesto “Listen to me”? Che male c’è nel chiedere alla politica, alle istituzioni e ai poteri costituiti “ascoltami”?Serve una giustificazione?

La notizia della circolare del Miur relativa alle giustificazioni degli studenti che oggi non si sono presentati in classe per manifestare contro il cambiamento climatico è stata diffusa con il paternalismo solito di questo Paese. “Ministro Fioramonti firma le giustifiche degli studenti che scioperano”, hanno titolato i giornali. In realtà, la circolare, come ha chiarito lo stesso Fioramonti, dice:

“Una cosa molto semplice, e cioè che per la prima volta nella storia di questo Paese una famiglia potrà indicare la verità e cioè: essere orgogliosa che il proprio figlio o la propria figlia abbia partecipato alla manifestazione contro i cambiamenti climatici e scriverlo sul libretto. E la scuola può decidere di accettarlo senza indicare ‘motivi familiari’ o altre scuse”.

Lo sciopero non è un compito in classe, non va privato del senso di responsabilità individuale e del concetto sano di “conflitto non violento” che è alla base del vivere civile e della dialettica politica, quindi, per cortesia, finiamola tanto con i paternalismi. E con i bullismi nei confronti di Greta. Forse per via della sua espressione seria, del suo parlare direttamente alle colpe, senza mediazioni, Greta è mal tollerata, se non addirittura odiata da molti, specie in Italia, specie da un certo tipo di maschio attempato e benestante

Del resto nessuno ama chi paventa la fine, anche se ha ragione, soprattutto se ha ragione, la storia è costellata di numerose e infelici Cassandra. Tanta è la paura suscitata dal concetto di finitezza nell’animo umano che il sospetto su chi possa nascondersi dietro Greta supera quello per ciò che, limpido, sta di fronte: una fine annunciata.

E così l’opinione pubblica diventa schermaglia tra pro e contro Greta, ottimisti e catastrofisti, gente di mondo e poveri ingenui, tutto, pur di distogliere gli occhi dalla fine, da ciò che spaventa. C’è un filo rosso che lega il ragionamento di chi analizza i fatti adottando sempre e solo una visione binaria tra sistema e anti-sistema, giusto e sbagliato, globalisti e sovranisti, turbocapitalisti e comunisti, buoni e cattivi.

Beninteso, esiste senza dubbio un sistema, una direzione tracciata da chi ha più potere degli altri, ed esistono forze che a questa direzione si oppongono. Non rendersene conto è da ingenui. E tuttavia la contrapposizione non rimane mai netta. Certi fenomeni che nascono spontaneamente da una volontà anti-sistema possono diventare pro-sistema o essere sfruttati dal sistema, così come a volte possono esserci intenti comuni, così capita che il sistema assuma le sembianze dell’anti-sistema e (soprattutto) viceversa, così come iniziative prodotte in seno al sistema possono essere positive e altre promosse dall’anti-sistema negative. Dal vertice che nel 1992 a Rio de Janeiro ha inaugurato la stagione dei summit sull’ambiente, le emissioni di CO2 da energia sono cresciute del 58% e ai 32 miliardi di tonnellate attestate al 2018 si sono aggiunti altri 12 miliardi. Il fatto che al sistema conviene iniziare a produrre macchine elettriche perché danno più profitto è un motivo sufficiente per opporsi alle macchine elettriche? 

Può anche essere che Greta sia inconsapevolmente o consapevolmente sostenuta da qualche plutarca che vede nel fenomeno mediatico intorno a lei un vantaggio per i propri propositi ma questo significa che i cambiamenti di produzione, di mercato e di cultura di cui il fenomeno Greta porta i prodromi debbano essere necessariamente negativi e da combattere? 

Harry come Diana: il viaggio in Africa e la lotta alle mine antiuomo

People For Planet - Ven, 09/27/2019 - 11:25

Il principe Harry in Angola sulle orme di Lady Diana. Il Duca di Sussex, al quarto giorno del suo tour africano, farà tappa nel paese dove la madre rilanciò la battaglia contro le mine antiuomo. Diana visitò l’Angola nel gennaio del 1997. E dopo aver sposato diverse cause benefiche, come la lotta all’Aids, fece sua anche quella contro le mine antiuomo, entrando in contatto con Halo Trust, un organismo che in quegli anni stava sminando il paese africano, in piena guerra civile. La principessa incontrò i bambini sopravvissuti alle mine e attraversò anche un campo, indossando una tenuta protettiva: le sue foto fecero il giro del mondo e contribuirono ad innalzare l’attenzione sul tema. Tanto che, pochi mesi dopo la sua tragica morte si aprì la strada per il Trattato Onu sul bando delle mine, a cui finora hanno aderito 164 paesi. Nel ’97 Harry aveva 12 anni. Da adulto ha visitato i campi minati del Mozambico nel 2010 e quelli angolani nel 2013, studiando i progetti della Halo Trust. (Fonte: Harry come Diana in Angola contro mine – ANSA.IT)

Dalla stampa nazionale:

Sono passati 20 anni dall’entrata in vigore, il 1 marzo del 1999, del Trattato di Ottawa, che prende il nome della capitale canadese dove è stata siglata la Convenzione internazionale per la proibizione in tutto il mondo dell’uso, stoccaggio, produzione e vendita delle mine antiuomo e per la distruzione di quelle inesplose. Ad oggi sono 164  i Paesi che l’hanno firmata e ratificata, quindi l’hanno recepita nei propri ordinamenti. Il bilancio sul bando di queste armi è quindi sostanzialmente positivo, anche se la minaccia degli ordigni inesplosi, sparsi in una sessantina di Paesi, incombe sui civili, che sono quasi il 90 per cento delle vittime, per circa metà bambini.

Le mine inesplose si trovano ancora in circa 60 Paesi – Non ci sono dati certi sul numero di mine inesplose, che restano attive per 50/60 anni. Si stima siano intorno ai 100 milioni, sparse in una sessantina di Paesi: ogni anno si contano le nuove vittime, 100 mila i morti negli ultimi 15 anni, 7.200 nel 2017, in ben 49 Stati, secondo l’ultimo Rapporto 2018 dell’Osservatorio sulle mine delle Nazioni Unite.  Cifre comunque al ribasso, vista la difficoltà di censire e certificare le vittime, tra cui centinaia di migliaia di mutilati, in Paesi di conflitto o in zone di sottosviluppo.  Continua a leggere (Fonte: VATICANNEWS.IT di Roberta Gisotti)

Alla fine della prima guerra mondiale le vittime civili costituivano il 5% del totale.
Tuttavia, le grandi innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato tutto il secolo scorso e l’inizio di quello attuale e la presenza di conflitti meno “convenzionali” hanno modificato profondamente gli scenari di guerra che oggi vedono coinvolti meno soldati, ma che non risparmiano nessuno. Città per città, casa per casa oggi i conflitti armati causano più morti fra i civili che fra i militari.

E anche dopo la fine del conflitto la popolazione non può certo sentirsi al sicuro. Sono infatti migliaia le persone che anche in tempo di pace rimangono ferite o uccise a causa delle mine antiuomo o degli ordigni inesplosi che rendono pericolosi strade, campi, terreni agricoli. (…)

Quali sono i teatri di guerra dove ancora vengono usate mine e cluster bomb e quali i territori che più vivono la tragedia degli ordigni inesplosi?

Abbiamo una serie di eredità che rimangono dalle guerre degli anni Settanta perché questi ordigni rimangono inesplosi anche per 50 anni dopo essere stati posizionati o lanciati come le sub munizioni cluster che per un cattivo funzionamento rimangono lì in attesa che qualcuno le tocchi involontariamente.
Ci sono territori come la Cambogia, ma anche in Colombia sono state utilizzate molte mine antipersona; gli scenari al momento peggiori e i territori più contaminati credo siano Yemen, Siria e lo stesso Afghanistan. Non possiamo fare una stima specifica per la Siria, ma siamo certi che appena si potrà si vedrà un teatro terrificante rispetto all’uso di questi ordigni.
Ovviamente abbiamo anche il Myanmar, la Nigeria, il Pakistan dove vengono utilizzati anche dai gruppi che normalmente noi chiamiamo corpi non statali, ovvero gruppi non riconosciuti, spesso considerati terroristi. Continua a leggere (Fonte: ECONOMIACRISTIANA.IT di Gabriele Renzi)

Fonte immagine copertina: LIFEGATE

Panni puliti, ma a quali costi per salute e ambiente?

People For Planet - Ven, 09/27/2019 - 10:00

COMUNICATO STAMPA

Roma, 25 settembre 2019 – L’ambiente e la sua tutela: uno dei temi più caldi a livello globale, letteralmente.

L’emergenza impone gesti di responsabilità che riguardano tutti, ma spesso è difficile mettere realmente a fuoco quanto e come contribuiscano al deterioramento del pianeta alcuni dei prodotti che usiamo quotidianamente.

Un esempio? Secondo le più recenti ricerche scientifiche, il bucato e i detergenti per la casa inquinano più delle automobili.

Gli scaffali dei supermercati presentano sempre più alternative ecologiche ai detersivi tradizionali, ma il punto interrogativo rimane quello dell’efficacia.

Per scoprirne di più, la rivista mensile Il Salvagente, da sempre vicina ai diritti dei consumatori, ha deciso di portare in laboratorio 12 detersivi per lavatrice selezionati tra i più facili da reperire negli scaffali della grande distribuzione e dei discount.

I campioni, che includono anche due dei prodotti ecologici più sponsorizzati (le Noci Lavatutto e il sacchetto di magnesio TerraWash), sono stati testati nel laboratorio di cui si serve l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria per valutare la correttezza delle reclame; gli esperti hanno quindi messo alla prova i 12 detersivi sulle macchie più ostinate, 23 tipologie per la precisione, preparate artificialmente e divise tra vegetali, di grasso ed enzimatiche.

Tutti i panni sono stati lavati a 40 gradi per ben 4 quattro volte nella stessa lavatrice, come prevede il protocollo Aise, con risultati che tuttavia fanno emergere una triste verità: quando si parla di detersivi, è ancora molto difficile coniugare il rispetto dell’ambiente con l’efficacia.

La prova effettuata dal Salvagente ha dimostrato, in modo evidente, che un detersivo che voglia smacchiare in modo più che buono necessita necessariamente di contenere numerose sostanze inquinanti al proprio interno.

A garantire un bucato senza macchie sono soprattutto i tensioattivi, una componente chimica che deve garantire per legge una biodegradabilità non inferiore al 90%, e i ben più temibili sbiancanti ottici e conservanti sintetici come il methylisothiazolinone, che hanno proprietà scarsamente biodegradabili nel primo caso e danneggiano sia l’ambiente che la pelle umana nel secondo.

Le alternative, purtroppo, funzionano meno o non hanno affatto efficacia. Almeno non più di un lavaggio con sola acqua come hanno dimostrato le prove sulle Noci Lavatutto vendute da Naturasì e sul TerraWash, le palline di magnesio molto vendute on line.

Coniugare rispetto dell’ambiente, della salute e panni puliti – conclude il mensile leader nei Test di laboratorio – è ancora un sogno difficile da raggiungere.

Si ricorda che la classifica del Salvagente costituisce una proprietà intellettuale riservata, e la sua riproduzione integrale o parziale sarà punita secondo quanto previsto dalla legge. 

Ufficio Stampa: Francesca Caon – Tel. 3341562413 –francesca.caon@ilsalvagente.it

C’era una volta a… Hollywood

People For Planet - Ven, 09/27/2019 - 07:00
Un film esaltante e pieno di brio il nono titolo di Quentin TarantinoC’era una volta a… Hollywood”.

Circa centosessanta minuti di godimento visivo e sonoro per gli estimatori. Mentre si vede il film spesso le gambe trotterellano come se si ascoltasse una playlist di riferimento al computer per una colonna sonora filologicamente scelta in simbiosi con l’epoca di ambientazione fine anni Sessanta. Mi sono goduto demistificazioni di miti come Bruce Lee, colpi di scena e un grande finale a sorpresa. Attori in splendida forma con mie personali preferenze per lo stuntman Brad Pitt in una delle sue migliori interpretazioni di sempre, qui per la prima volta in coppia con Di Caprio nella parte di un divo in crisi.

Ha detto Antonella Cuzzocrea, la mia amica cinefila tarantiniana: “Non vorresti mai uscire da quel buio della sala (condivido pienamente), questo è cinema allo stato puro. Cinema nel cinema del cinema nel cinema per il cinema. Una magia”.

Ma di tanto metacinema non tutti sono contenti.

Dalle polemiche della figlia di Bruce Lee per primato familiare ai fascisti di Primato Nazionale, piovono accuse a Quentin di revisionismo per la sua costruzione di Utopie non sapendo di essere loro stessi dei bastardi senza gloria. Indignazione anche per il riuso della vicenda di Sharon Tate e Roman Polanski (non era certo un biopic), invece la sequenza in cui l’attrice Margot Robbie, che interpreta la tragica diva e la guarda al cinema in suo film, è uno straordinario omaggio.

La critica classica, pur con i suoi problemi di influenza espropriata dai social, in larga parte arride all’ex commesso di videocassette che ne ha visto e ne conosce di cinema. Ma i pareri divergono.

Negli Stati Uniti non è mancato chi si è fatto notare per poche stelle e aggettivi negativi. Owen Gleiberman, sulla bibbia Variety, ha scritto di “un collage di cinema coinvolgente, ma, in fin dei conti, non un capolavoro». Katie Rife, di The A.V. Club, ha vaticinato con curaro curato “la triste crisi di mezza età di Tarantino”. Richard Brody, del blasonato New Yorker, l’ha definito “una visione oscenamente retrograda degli anni Sessanta” e con tocco “mee to” ha anche scritto che “celebra il culto del divo maschio bianco e la sua supremazia dentro e fuori dal set, a spese di chiunque altro”.

Si è accodato a questo fiume carsico dalle nostre sponde il critico stellato Mereghetti che sul Corriere della Sera ha demolito il film accampando un bigotto rispetto per i personaggi reali del film, mentre il buon Quentin, come gli U2 che suonano “Helter skelter”, si è preso una rivincita filologica e morale sulla famiglia del satanasso Manson. Per il recensore del Corsera anche dubbi di lussi onanistici per la capacità di rifare a proprio uso e consumo estetico le sequenze di film di serie B con conseguenti accuse a Quentin di proprio automonumento a favore “dell’adoratore muto e devoto”.

Non è l’unico a non aver visto la trama che noi estimatori abbiano visto invece realizzarsi con geometrica costruzione e trattamento. Forse è questione di punti di vista.

Noi siamo gli integrati cinefili tarantiniani che hanno bisogno di riflettere e divertirsi sulla macchina spettacolare cinematografica che nel Novecento ha formato le nostre vite e il nostro immaginario. All’occhio e all’anima non si comanda.

Il film è di osservanza leoniana a partire dal titolo ma anche nello svolgimento della trama sovrapposta. E’ ambientato nel 1969, l’anno di Easy Rider e della nascita della New Hollywood, con cui si confronta anche con parodie lisergiche, usi, costumi, idee, consumi e paure. Pretesti ragionati per citarsi e citarci addosso film, locandine, sale, studios, drive in, feste di Playboy, omaggi agli italiani Margheriti e Corbucci perché la serie B anche nel cinema come nel calcio sa valorizzare artigianato da spogliatoio e sacrificio.

Poco grand guignol, qualche fiamma e cazzotto, dialoghi felici, elogio dell’amicizia e tanto cinema per noi che vogliamo la vita come un film di Steve McQueen. Allo Spanh Ranch un sottofondo di una colonna sonora di Hitchcock ci crea un sussulto, Josè Feliciano che sibila “California Dreamin” a tutto gas ci emoziona, ispirazioni da Paul Mazurski e Jacques Demy per continuare a sognare e creare.

C’era una volta a Hollywood ai tempi della televisione.

Il cinema c’è ancora al tempo di Netflix. Grazie Quentin Tarantino. La tua fenomenologia la lasciamo agli apocalittici recensori. Per noi resti un regista fenomeno.