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Foodinsider pubblica la classifica delle mense scolastiche. “Sempre più usa e getta, cibo processato e carne rossa”

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 18:00

Le mense scolastiche sono un’occasione unica di fare educazione alimentare, perché nessuno può convincere i più piccoli a conoscere e apprezzare i cibi sani quanto la spinta indotta dal gruppo-classe, guidato da insegnanti sensibili al tema. “Inoltre, il pasto di mezzogiorno rappresenta il 40% del cibo assunto giornalmente da un bambino: chiaro quanto sia importante la sua qualità e varietà”, spiega Claudia Paltrinieri, presidente di Foodinsider, che ha presentato questa mattina il 6° rating sulle mense scolastiche italiane. L’alimentazione è sempre più un tema fondamentale, e merita rispetto, legato com’è alla salute e all’ambiente: invece la situazione è in costante peggioramento.

Fano, Cremona, Parma, Jesi

Conoscere le mense italiane e valutarle è l’obiettivo di questa classifica che, in collaborazione con Slow Food Italia, ha “lo scopo di promuovere e rendere visibili quei modelli di mensa che non hanno l’obiettivo di saziare, ma di nutrire, educare, creare sviluppo economico e sociale nel rispetto dell’ambiente”, ha spiegato Paltrinieri. Tra le mense più virtuose troviamo sul podio Fano, al primo posto; Cremona e Parma seconde a pari merito; e Jesi, terza.

Queste mense si distinguono per la biodiversità dei piatti, per l’equilibrio della dieta, la capacità di elaborare ricette e la qualità delle materie prime, in gran parte biologiche, ma anche per la varietà di pesce, anche fresco, come a Jesi, che propone alici, cefalo, triglia, gallinella sgombro, sugarello e molo, in base al pescato del giorno.

Le altre virtuose

Sale Bologna che entra nella top ten, ma scende Macerata che ha iniziato a chiudere alcune (‘in via sperimentale’) cucine interne alle scuole, suscitando grande disappunto dei genitori. Siracusa sale di 12 posizioni riscattandosi dalla maglia nera dello scorso anno. In quest’anno scolastico alcune mense non sono mai partite, altre hanno lavorato pochissimi giorni e altre hanno ridotto il numero di pasti perché sono stati riformulati gli orari e diminuiti i rientri.

Cibi processati e carne rossa

La cattiva notizia che emerge dall’indagine è che sono sempre di più i menu che offrono cibi processati e ultraprocessati, passando dalla percentuale del 75,5% dello scorso anno all’81,5% di quest’anno. Un dato che va di pari passo con l’aumento della frequenza di carni rosse, con Terni che detiene il record di 10 proposte su 20 giorni di mensa. “Le mense diventano sempre più una collezione di piatti veloci che hanno l’obiettivo di saziare, come pasta in bianco, pizza, bastoncini, hamburger, crocchette, formaggio spalmabile, yogurt e budino”, continua Paltrinieri.

Troppe proteine

Si continuano a trovare menu squilibrati con pasti iperproteici dati dalla la somma di più proteine, vegetali e animali come: pasta e fagioli, frittata e piselli (Grosseto) oppure pasta e ceci, rollé di tacchino e piselli prosciuttati (Lecce) che propongono un pasto che va ben oltre il valore nutrizionale consigliato per bambini. Poche le mense che, di fronte a una dilagante povertà alimentare, che colpisce oggi in Italia più di un bambino su 10, ha utilizzato il servizio di ristorazione scolastica per far fronte in maniera strutturale alla fragilità delle famiglie: Belluno e Latina hanno dirottato la cucina della mensa scolastica per produrre piatti per la mensa dei poveri, mentre Cremona e Bergamo hanno risposto ampliando il numero di gratuità e bonus per consentire l’accesso a tutti al servizio mensa.

Sempre più usa e getta

Diminuiscono le mense che somministrano il pasto con stoviglie lavabili, scendendo dal 65% al 59%. Un dato peggiorativo che significa tanto usa e getta sia in refettorio che in classe, soluzione che non va nella direzione della sostenibilità come indicato invece dal Ministero dell’Ambiente con i CAM che richiedono di somministrare il pasto con stoviglie in ceramica.

“Questa è la mensa che i genitori non hanno potuto vedere perché l’alibi del covid 19 li ha tenuti fuori dalle ispezioni (la possibilità che ogni genitore dovrebbe avere di entrare a far parte della Commissione Mensa della scuola ed entrare periodicamente per assaggiare i pasti, ndr): solo il 7,9% del nostro panel di genitori ha dichiarato di aver potuto fare ispezioni con regolarità, il 17% solo poche ispezioni, e il 75,1% non è stato autorizzato a entrare a scuola per adempiere all’attività ispettiva”, continua Paltrinieri.

La “scusa” covid

Si allarga la forbice tra la mensa resiliente, che nonostante le difficoltà organizzative dovute al consumo del pasto in classe, ha investito per migliorare o mantenere alto lo standard qualitativo del servizio, rispetto a quelle mense dove il servizio è equiparabile a una sorta “di fast food a scuola”, dove si è approfittato nel cogliere alla lettera l’indicazione di questa estate del CTS di ‘semplificazione’ del pasto, arrivando persino a Siena a sospendere la somministrazione dell’acqua.

“Le istituzioni, da parte loro, possono giocare un ruolo fondamentale se si sviluppa un sistema premiante capace di sostenere quei Comuni che hanno cuochi competenti e cucine, offrono opportunità di impiego, promuovono il consumo di prodotti biologici, e, attraverso la mensa, sostengono lo sviluppo sostenibile del territorio e intervengono in maniera sistematica a supporto delle famiglie vulnerabili”, conclude Paltrinieri.

Metodo d’indagine

L’indagine valuta l’equilibrio e l’impatto sull’ambiente di una cinquantina di menu scolastici italiani rappresentativi del 28% circa del panorama della ristorazione scolastica a livello nazionale. Per l’indagine è stato adottato l’impianto del questionario Menu a punti sviluppato dall’Asl2 di Milano. I parametri del questionario si basano sulle Linee Guida della Ristorazione Scolastica, sulle Raccomandazioni dell’OMS, le indicazioni della IARC e i Criteri Ambientali Minimi (CAM). Foodinsider raccogliere i dati del questionario, li verifica e li sottoporre all’attenzione delle Amministrazioni coinvolte, o all’operatore sanitario a cui compete l’approvazione del menù, o ai fornitori del servizio, affinché possano integrare o correggere eventuali informazioni.

La valutazione evidenzia un punteggio complessivo e punteggi specifici per diversi parametri. In cima alla classifica si trovano i menù che hanno ottenuto un punteggio più alto e, sulla carta, risultano essere equilibrati e in linea anche con le Raccomandazioni dell’OMS e con le indicazioni dei CAM.

L’indagine mira a rilevare la frequenza, la qualità degli alimenti e l’impatto sull’ambiente dei menu offerti dalle mense scolastiche, e lascia agli operatori sanitari la facoltà di esprimere osservazioni in merito. I dati attingono da informazioni pubblicate dai Comuni all’interno della tabella dietetica e delle informazioni ricevute via email dal personale amministrativo dei vari Comuni coinvolti nel panel. Per il conteggio della carne si è tenuto conto sia di quella rossa (seguendo le indicazioni dell’OMS quindi considerando la carne di vitello tra quelle meno raccomandate e quindi contandola all’interno delle carni rosse), che di quella bianca (pollo, tacchino e coniglio) e degli insaccati, ancora ampiamente presenti nelle mense scolastiche italiane, sebbene siano stati inseriti nella lista OMS dei prodotti cancerogeni dal 2015.

I migliori 10 film di Pietro Germi

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 17:00

Pietro Germi è un regista troppo dimenticato e che nel corso della sua carriera subì costante contrasto ideologico per la sua cultura laica e riformista che vide l’avversione della critica comunista e cattolica per il dibattito sulle idee e i contenuti mettendo da parte l’innegabile talento tecnico e autoriale.

Formatosi come attore al Centro Sperimentale di Cinematografia saprà farsi valere come interprete di alcuni suoi film ma quella lezione sarà anche molto utile come regista nel dirigere la recitazione dei suoi interpreti e anche nel sapere valorizzare i suoi caratteristi (si pensi all’impiego costante di Saro Urzì tra i tanti che impreziosiscono i suoi lavori).

Aiuto di Blasetti che ne forma i fondamentali è un esponente atipico del Neorealismo che adopera come corrente di successo per costruire un’estetica poggiata saldamente sulla lezione del cinema americano classico. Da John Ford trae ispirazione per i suoi primi lavori che hanno il ritmo del western e dell’epica popolare. Elabora e fonda anche la Commedia all’Italiana in modo estremamente originale raggiungendo grandi successi di pubblico e riconoscimenti con premi internazionali.

Aveva anche scritto e ideato con ambientazione bolognese “Amici miei” ma la malattia che lo conduce alla morte costringe a cederne il progetto all’amico Mario Monicelli che lo omaggia nei titoli di testa con l’epigrafe: “Un film di Pietro Germi”.

Questi i miei migliori dieci di un regista popolare che merita di essere ancora visto e anche studiato.

UN MALEDETTO IMBROGLIO, 1959

Un autentico capolavoro avvincente e strabiliante dalla prima sequenza all’ultima di un giallo poliziesco a forti tinte noir.

Tratto da “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” il romanzo di maggior successo di Gadda. Pietro Germi se ne impossessa personalizzandolo e dando vita anche ad un serrato dibattito critico sulle affinità e divergenze tra libro e film. L’azione viene spostata nella contemporaneità ma la critica al fascismo presente nel romanzo rimane, non scompare. Germi è anche interprete, e che interprete, del protagonista, il commissario Ingravallo antieroe solitario scomodo ai superiori, sbirro deduttivo, ha una donna che non incontra mai, vive in pensione e non sopporta i comportamenti ambigui. Tutto ruota attorno ad un condominio di piazza Farnese dove prima un furto e poi un omicidio focalizzano le indagini su un’ampia fauna corrotta dal denaro. Quasi tutti hanno scheletri negli armadi. Montato divinamente e fotografato in chiaroscuro “Un maledetto imbroglio” è denso di colpi di scena degni di Hitchcock. Unendo ritmi comici e drammatici il plot del film ha connotati realisti quali l’antagonismo italico tra polizia e carabinieri e fornisce un affresco sociale romano illuminante della società in transizione tra dopoguerra e boom economico mescolando ambienti borghesi e popolari affidandone i ruoli positivi ai principali personaggi femminili. Cast stellare con particolari meriti per Claudio Gora, Claudia Cardinale, Nino Castelnuovo, Saro Urzì e Franco Fabrizi che sarà condannato a interpretare per sempre il ruolo del malamente senza scrupoli. Germi scrive anche il testo della bellissima canzone “Sinnò me moro” musicata da Carlo Rustichelli e cantata dalla figlia sedicenne Alida Chelli. Il primo film giallo italiano. Forse il migliore.

DIVORZIO ALL’ITALIANA, 1961

Germi va in Sicilia e passa al comico creando il topos che darà vita al fortunato genere della Commedia all’italiana. Tratto da un romanzo drammatico di Giovanni Arpino anche in questo caso Germi si impossessa della trama letteraria per plasmare un’originalissima satira contro i costumi più arretrati della Sicilia più profonda che negano alla donna i più elementari diritti civili e persino umani. Il film è un profondo j’accuse laico in forma di sberleffo contro un’Italia che non concede l’istituzione del divorzio e che prevedeva ancora nel suo codice penale indecenti attenuanti per il delitto d’onore.

Il protagonista è uno straordinario Marcello Mastroianni che con il personaggio del barone Ferdinando Cefalù detto Fefè disegna uno dei migliori ritratti della sua vasta galleria. Il film scopre anche la sedicenne stupenda Stefania Sandrelli e annovera il ruolo grottesco di Daniela Rocca e le belle interpretazioni di Leopoldo Trieste e Lando Buzzanca.

Omaggio socioantropologico alla “Dolce vita” di Fellini con tutti i maschi del paese arrapati di vedere il film. Palma d’oro a Cannes e Oscar per la migliore sceneggiatura. Un film che ha segnato un’epoca.

SEDOTTA E ABBANDONATA, 1964

Pietro Germi resta in Sicilia e con molti attori del precedente film, Sandrelli in testa, insieme ad Age e Scarpelli mena nuovi fendenti satirici contro l’ossessivo tema maschilista dell’onore in un periodo che fa assurgere agli onori della cronaca la giovane siciliana Franca Viola che aveva rifiutato la pratica del matrimonio riparatore. La commedia demolisce anche questa volta l’arretratezza del pater familias, le leggi obsolete e anche la magistratura e i carabinieri. Film femminista ante litteram tutto schierato verso l’altra metà del cielo. I personaggi sono disegnati con caricaturale affetto ma con corrosiva critica in cartoline perfettamente riuscite. Strabiliante il ruolo e l’interpretazione di Saro Urzì (Palma d’oro a Cannes) nei panni del padre della ragazza del titolo che offre un magnifico monumento alla condanna della famiglia patriarcale. Ha scritto Morandini: “Germi non è mai stato così pungente e sferzante, con un stile poi da lasciar a bocca aperta. Un capolavoro della commedia all’italiana”.

IL FERROVIERE, 1956

Pietro Germi da un soggetto autobiografico ricava la trama di un film di straordinario successo popolare che molto poggia anche sulla sua interpretazione di Andrea Marcocci affiancato dall’inseparabile Urzì. Un macchinista che alza il gomito, ha problemi in famiglia assediata dai nuovi costumi e che sarà degradato di mansione per un segnale non visto per lo stress psicologico causato da un suicida che si era buttato sotto la sua locomotiva. I compagni di lavoro gli voltano le spalle e non lo sostengono. Marcocci si chiude in sè stesso e in occasione di uno sciopero non aderisce.

Tra due giorni di Natale si svolge questa sorta di ballata postneorealista che ha momenti di grande cinema alla Renoir nelle scene dei treni in corsa e che ha una capacità di lettura molto profonda della trasformazione della classe operaia anche se Germi pigia sul pedale di certo deamicismo da libro Cuore. La critica comunista più blasonata versò curaro contro il film che invece andò benissimo negli incassi. Nel 1990 è stata ritrovata una lettera privata scritta a Togliatti da tre illustri intellettuali comunisti, Antonello Trombadori, Carlo Salinari e Paolo Spriano che chiedevano al segretario del Pci di incontrare il regista, socialdemocratico militante ma autore di un film “pervaso da ogni parte di sincero spirito socialista”.

IL CAMMINO DELLA SPERANZA, 1950

Quando gli emigranti eravamo noi italiani. Un on the road che parte dalla Sicilia con un gruppo di uomini e donne che in seguito alla crisi della zolfara del paese attraversano la penisola tra insidie e pericoli per raggiungere la Francia e trovare lavoro e dignità. Esodo quasi fordiano alla “Uomini e topi” con il protagonismo epico di Raf Vallone che sul set incontra Elena Varzi che diventerà la compagna della sua vita. Il crumiraggio e il senso della classe si scontrano tra le contraddizioni degli umili. Fellini tra gli sceneggiatori. C’è scarsa memoria sulla polemica nata dal fatto che la Commissione ministeriale negasse le agevolazioni fiscali per il danno d’immagine verso l’Italia dipinta come un paese d’emigranti. Dato inoppugnabile e che grazie ad una forte mobilitazione fece accedere il film alla premialità. Nel film si ascolta per la prima volta la popolare canzone siciliana “Vitti na crozza” musicata su un testo ascoltato da un minatore siciliano. Orso d’argento al Festival di Berlino.

SIGNORE & SIGNORI, 1966

Terzo anello dedicato ai temi della famiglia e al comune senso del pudore con intelligente risalita dell’Italia per permettere al genovese Germi di aggredire con la satira l’opulenta e bigotta provincia veneta che si arricchisce con il boom economico.
Un gruppo di commercianti e professionisti della media borghesia, dietro un’impeccabile facciata di perbenismo, nasconde una fitta trama di tradimenti reciproci. Sceneggiano di nuovo Age e Scarpelli che lavorano alla grande sull’idea originaria del soggetto di Flaiano ma c’è anche Vincenzoni che non citata mette alla berlina l’ambientazione della sua Treviso con le corna di coppie democristiane che mescolano la messa con l’alcova. Un moralismo becero fratello delle arcaicità siciliane non compreso da molta critica tricolore. Non sfugge invece ai giurati di Cannes che gli assegnano la Palma d’oro ex aequo con “Un uomo e una donna” di Lelouch.

IN NOME DELLA LEGGE, 1949

Il primo approdo siciliano di Germi che mette sullo schermo per la prima volta la mafia con una sorta di western che raccoglie al meglio le visioni e la regia di un maestro come John Ford. Il miglior critico e biografo di Germi, l’ottimo Mario Sesti, ha analizzato con certosino puntiglio gli innumerevoli punti di contatto e citazioni con i classici del genere a partire dalla recitazione del protagonista Massimo Girotti che sembra rifare l’Henry Fonda di Sfida infernale “negli sguardi fissi e muti, quasi ipnotici, con i quali sfida i suoi nemici nel bar tabacchi”.
Tratto da un romanzo autobiografico di un pretore, Germi con ritmo dello spettacolo plasma un integerrimo magistrato che da Palermo giunge in provincia e affronta gl’interessi della cosca locale e del latifondista mentre lui è sostenuto solo da un carabiniere leale e da un ragazzo. Tutto l’ambiente lo avversa. Lettura sociologica perfetta tra gli interessi di massari e baroni che vessano il popolo complice e omertoso. Uno spin-off del cinema civile alla Damiani e alla Petri degli anni Sessanta. Il pentito di mafia Tommaso Buscetta in un celebre libro intervista ha detto che il protagonista del film gli ricordava Giovanni Falcone.

IL BRIGANTE DI TACCA DEL LUPO, 1952

Il brigantaggio e l’Unità ancora come un western con Amadeo Nazzari addobbato da John Wayne per una trama tratta da un romanzo di Bacchelli che ben metabolizza in chiave popolare la difficoltà degli ultimi schiacciati tra esercito sabaudo e ribelli meridionali.

Non attendibile sul piano storico il film racconta vicende lucane girate in set calabresi con scenari molto ben scelti e con un ritmo spettacolare che non fa mancare l’arrivano i nostri finale trasformando l’Aspromonte in una sorta di Monument Valley per un Sud western ancora poco indagato. Infarcito da melò, duello rusticano e vendetta d’onore contro il brigante fellone e un onore delle armi da parte dei piemontesi agli sconfitti che rende tutto molto cinematografico e spettacolare.

ALFREDO ALFREDO, 1972

Nel suo ultimo film Germi riprende i temi della commedia per continuare a sostenere ancora la campagna del divorzio che era arrivata allo scontro frontale. Richiama Stefania Sandrelli farmacista grottesca e tiranna (l’esatto opposto del suo film d’esordio) ma pesca il jolly produttivo di avere come protagonista Dustin Hoffman fresco reduce del successo del “Piccolo grande uomo” che ripropone i tic timidi de “Il laureato” ben facendosi guidare da Germi per il suo bancario inetto marchigiano che troverà riscatto nell’incontro libertario con Carla Gravina. Ricco di trovate in una sceneggiatura funambolica ne esce un film divertente molto apprezzato dal pubblico e come al solito molto avversato dalla critica paludata che voleva solo impegno e non poteva capacitarsi del finale molto aperto.

SERAFINO, 1968

Riuscita pochade agreste dai sapori boccacceschi con il protagonista nei panni di un moderno Bertoldo di montagna. Lui è uno straordinario Adriano Celentano bocciato al primo provino da Germi per voler interpretare il personaggio troppo alla Celentano da Clan. Recepite le indicazioni del regista Celentano non la sbaglia e disegna uno dei suoi migliori personaggi con canzone omonima che diventa un grande successo come il film campione d’incassi della stagione della grande rivolta operaia e studentesca registrando al botteghino tre miliardi di lire quando un biglietto ne costava circa duecento. Una favola agrodolce nell’ennesimo sottogenere di una grande maestro artigiano che conosceva la macchina cinema in ogni suo possibile dettaglio.

Dipendenti spiati: pene e multa da un milione a Ikea France

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 15:45

Un un milione di euro di multa e pene detentive con la condizionale per aver fatto spiare diverse centinaia di dipendenti fra il 2009 e il 2012. Il tribunale di Versailles ha riconosciuto colpevoli di “ricettazione di dati personali in modo fraudolento” la filiale francese Ikea e uno dei suoi ex presidenti.

Scampato il reato di “sorveglianza di massa”

Un risultato che però non ha soddisfatto del tutto l’accusa, che si aspettava condanne e pene più pesanti. Ad alleggerire gli imputati è stata l’esclusione in via giudiziaria dell’imputazione più grave per cui erano stati accusati, ovvero la “sorveglianza di massa”.

Un avvocato dei sindacati costituitisi parte civile, Solene Debarre, ha espresso la speranza che il verdetto “farà tremare alcune aziende“, precisando che “un milione di euro non è molto per Ikea, ma è un simbolo”.

Di tutti gli imputati solo uno ha ammesso davanti ai giudici il reato.

L’ammissione del dirigente

Tra gli indagati e imputati solo uno ha ammesso il reato, si tratta del dirigente responsabile della gestione del rischio all’epoca dello spionaggio, Jean-Francois Paris, il quale ha ammesso davanti ai giudici francesi che per le attività illecite di spionaggio dei dipendenti venivano stanziati budget dedicati da 530.000 a 630.000 euro l’anno. Il signor Paris, ha affermato che il suo dipartimento era responsabile della gestione dell’operazione su ordine dell’ex Ceo di Ikea France Jean-Louis Baillot. Paris è stato multato di 10.000 euro e condannato a 18 mesi con sospensione della pena. Baillot, che ha negato di aver ordinato un’operazione di spionaggio, è stato invece multato di 50.000 euro e condannato a due anni con sospensione della pena.

9 idee grandiose per viziare i nostri amici a quattro zampe

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 15:00

Come si legge dal canale YouTube Sagace: I nostri animali domestici sono i nostri amici più fedeli e meritano di essere adorati e coccolati come dei re! Oggi abbiamo raccolto per voi 9 idee regalo fai da te per far felici il vostri amici a quattro zampe!”

Nel video tutorial andremo a vedere come realizzare:

  • Gelato per cani;
  • 3 idee creative per i gatti;
  • Ciondolo per collare;
  • Distributore di cibo per cani;
  • Cuccia per cani;
  • Torta di compleanno per cani;
  • Portachiavi da parete.
Fonte: Sagace

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Secondo compleanno in cella per Patrick Zaki. Ecco come sostenerne la scarcerazione

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 11:00

Secondo compleanno dietro le sbarre per Patrick Zaki, che oggi tristemente compie 30 anni. Il 2 giugno scorso, il Tribunale egiziano ha prolungato la sua detenzione di altri 45 giorni. Bologna, intanto, per tentare di mantenere accese le luci sul suo studente egiziano, lo scorso 11 gennaio gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Zaki frequentava il master europeo in studi di genere ‘Gemma’.

Una mostra per lui

L’Unibo ha costituito un’unità di crisi per risolvere il caso due giorni dopo l’arresto del ragazzo, il 9 febbraio del 2020. Al momento sono due le iniziative a cui partecipa a nome di Patrick, entrambe dedicate all’arte, alla creatività e all’impegno per la difesa della libertà di parola e di espressione. Nel pomeriggio, a porta Saragozza verrà inaugurata la mostra ‘Patrick patrimonio dell’umanità’: una sfilata lunga 1.500 metri, fino all’arco del Meloncello, dove verranno affissi 50 striscioni, realizzati dal fumettista e attivista Gianluca Costantini, dedicati alle storie di prigionieri di coscienza privati della libertà in 13 Paesi.

Parteciperanno il sindaco Virginio Merola, l’assessore alla Cultura Matteo Lepore, la coordinatrice del master ‘Gemma’, Rita Monticelli, il prorettore dell’Unibo, Mirko Degli Esposti, il portavoce di Amnesty International Italia, Riccado Noury e Mattia Santori del movimento 6000 sardine. 

Un libro in uscita

Il 30 giugno, invece, verrà pubblicato il libro ‘A carte scoperte’: un lavoro dedicato a Patrick realizzato dagli studenti del master in Editoria cartacea e digitale dell’Unibo. L’opera, che sarà acquistabile sul sito della casa editrice Bononia University Press, raccoglie ventidue interviste ad altrettanti scrittori e scrittrici italiani. Da Giuseppe Culicchia a Helena Janeczek, da Antonio Scurati a Simona Vinci. Un viaggio letterario che, come ricorda l’Università di Bologna, vuole “contribuire a mantenere alta l’attenzione su caso dello studente egiziano, ribadendo la forza della libertà di opinione”.

Social e petizioni

Bologna è sempre stata in prima fila nel chiedere con forza la liberazione dello studente. Al corteo del 17 febbraio del 2020, erano scese in piazza 5mila persone per manifestare solidarietà e chiederne la scarcerazione. Ma è ancora possibile sostenere Patrick Zaki anche aderendo alla petizione su change.org, lanciata l’8 febbraio 2020, che chiede al Governo di concedere la cittadinanza italiana a Zaki ‘per meriti speciali’. La richiesta ha già raggiunto le 269mila firme: una delle petizioni più firmate della piattaforma. Allo stesso modo, enorme successo per l’altra petizione che ne chiede direttamente la scarcerazione.

Ieri, inoltre, la rete di attivisti ‘Patrick libero’ ha condiviso un post su Facebook in cui si riportano le parole in arabo dello studente. È un audio registrato prima della detenzione, nel quale lo studente riflette sulla violenza di genere che pervade la società. Una voce che arriva da lontano, ma che ricorda la sua volontà di restare aggrappato alla vita e di continuare a immaginare un futuro diverso. Libertà di espressione significa anche questo.   

Ciao, io sono Mohamed e vengo dal Ciad

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 08:00

Mohamed Alì Saleh, classe 1988, è arrivato in Italia nel 2011 a bordo di una barca che non si sapeva dove stava andando…
231 persone e non ti potevi muovere perché non c’era spazio, se ti alzavi pre sgranchirti le gambe qualcuno prendeva il tuo posto.

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Articolo del 21 Giugno 2020

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Truffe: abbonati alla rivista della Polizia, non ti faranno più le multe!

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 19:00

Una quarantina di anni fa scrissi a proposito della pubblicità che offriva gli occhialini che ti facevano vedere le donne nude. Una truffa evidente che è andata avanti per decenni e che non mi risulta mai repressa ma forse caduta in disuso per il successivo mancato superamento del limite di credibilità.

Venti anni fa denunciai alla polizia il tentativo di truffarmi di un sedicente poliziotto che mi voleva vendere l’abbonamento al mensile della polizia; avrei anche ricevuto in omaggio l’autoadesivo da appiccicare sull’auto, l’uomo al telefono mi spiegò che se ero amico della polizia, la stradale non mi dava più le multe. Io feci finta di accettare, mi feci mandare l’indirizzo per il vaglia e poi andai in questura offrendomi anche di pagare così che potessero seguire la traccia dei soldi. Mi ringraziarono ma non credo che sia successo niente.

Dopo un paio di anni denunciai chi mi voleva vendere l’abbonamento alla rivista dei finanzieri, ottimo per ammorbidire le ispezioni. Feci un’altra denuncia spiegando che questo tipo di truffa avrebbe dovuto far imbestialire le Forze dell’Ordine: il fatto che si usasse il loro nome per truffare i cittadini era un insulto alla loro immagine!

Non successe nulla e neppure ci furono reazioni quando denunciai il tentativo di rifilarmi la rivista degli amici dei carabinieri, che mi garantiva l’immunità da qualunque indagine e anche dal pericolo di contrarre lo scorbuto e la pesta bubbonica.

Mia madre una volta provò a incastrare un tale che vendeva in tv orologi di gran marca a prezzi ridicoli. Li comprò e appurò che non funzionavano neanche.

Leggi l’articolo completo su Il Fatto Quotidiano

Il pesce in via d’estinzione che puoi trovare nel piatto

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 17:00

Vuoi cucinare sano, buono e sostenibile? A parte la nostra Angela Labellarte, vi suggeriamo il blog Ecocucina, dove Lisa Casali, scienziata ambientale ed esperta di cucina sostenibile, ha lanciato tra le altre cose anche un progetto insieme a WWF Italia con lo scopo di tutelare le risorse ittiche che popolano i mari della nostra penisola. Anche quanto si tratta di specie a rischio, infatti, possiamo tranquillamente trovarle sui banchi del supermercato o al ristorante.

L’iniziativa #iocambiomenù vuole sensibilizzare gli chef, i ristoratori e il grande pubblico sull’importanza di effettuare scelte sostenibili anche in cucina, in particolar modo per quanto riguarda il benessere degli habitat marini. E soprattutto oggi che l’epidemia di covid-19 ha semi distrutto l’industria dei piccoli pescherecci: quelli più sostenibili.

Una situazione molto seria

Il 78% degli stock ittici del Mediterraneo è infatti sovrasfruttato, mentre a livello mondiale sono sempre di più le specie sottoposte a una forte pressione di pesca o ormai estinte (basti pensare che circa il 33% degli stock ittici globali sono sovrapescati, mentre il 60% viene sfruttato al massimo delle proprie capacità).

Approvvigionarsi di pesce sostenibile del Mediterraneo è ancora possibile, ma occorre prestare maggiore attenzione alle scelte che si fanno. 

Che fare

In generale:

  1. prediligere specie meno comuni, di provenienza locale, pescate dalla piccola pesca artigianale;
  2. fare attenzione ad acquistare pesce adulto (rispettare le taglie minime) che ha quindi già avuto il tempo di riprodursi;
  3. leggere sempre l’etichetta recante le indicazioni di provenienza e metodo di cattura, previste per legge;
  4. quando disponibile, scegliere pesce con certificazione di pesca o acquacoltura sostenibile.
Quali pesci evitare?

Nel dettaglio, alcune specie andrebbero assolutamente evitate almeno fino a quando le condizioni degli stock ittici monitorati non saranno tornate a livelli di normalità. Queste le cinque ritenute più a rischio:

Anguilla (Anguilla anguilla)
Ufficialmente in via di estinzione, l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) l’ha inserita nella Lista Rossa delle specie in via di estinzione già da alcuni anni e WWF la consiglia come “da evitare” nella seafood guide pescesostenibile.wwf.it.

Cernia bruna (Epinephelus marginatus)
Specie vulnerabile da diversi anni, soffre la forte pressione della pesca anche perché non è possibile allevarla.

Pesce spada (Xiphias gladius)
La popolazione di pesce spada è in declino in tutto il mondo, in particolare nel Mediterraneo a causa della sovrapesca e non è possibile allevarli. Eppure resta uno dei piatti più scelti e cucinati d’estate come d’inverno.

Rana Pescatrice (Lophius piscatorius)
Le rane pescatrici sono pescate a strascico con frequenti catture accidentali di specie a rischio. Non è possibile allevarle e ci sono scarse informazioni sullo stato reale degli stock.

Verdesca (Prionace glauca)
Simile al pescespada per aspetto e sapore è spesso la sostituta con la quale i consumatori vengono frodati. Ma è anch’essa a rischio, oltre al fatto che il tipo di pesca che la caratterizza porta alla cattura accidentale di specie a rischio anche maggiore.

Articolo del 28 Giugno 2020

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Milano, focolaio variante delta a Città Studi: “Colpito anche un vaccinato”

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 15:08

A Milano preoccupa molto la variante indiana – oggi si dice variante delta – che si è diffusa in città a seguito di un focolaio nella palestra Virgin di Città Studi, dove i contagi sono arrivati al momento a 12 . Perché preoccupa tanto? Ad esempio perché tra i positivi c’è anche un vaccinato (che aveva fatto anche il richiamo ed aveva completato il ciclo vaccinale). La dimostrazione, se fosse necessario, che il vaccino non ci immunizza ma ci allontana dalle complicazioni, motivo per cui anche dopo la seconda dose di vaccino è importante mantenere le distanze e indossare la mascherina. Un contagiato è ricoverato in ospedale.

81 varianti delta accertate in Lombardia

La Lombardia conta al momento 81 casi di variante delta e la cosa preoccupa non poco anche considerati i dati che hanno reso “bianca” la Regione e dunque allargato, e di moltissimo, regole e atteggiamento dei singoli. E questo a fronte del fatto che le varianti possono aumentare il contagio e abbassare le barriere offerte dal vaccino.

La presenza degli altri ceppi

La variante inglese, ormai autoctona in Lombardia, resta la più presente, con 11.373 casi, a cui seguono la brasiliana (283) e la sudafricana (79). Ce ne sono poi 786 con varianti non VOC (Variants Of Concern), varianti che non mostrano aumento della trasmissibilità, malattia più grave e ridotta efficacia di trattamenti o vaccini, e 4.036 di wild-type, ovvero il virus originale, isolato a suo tempo a Wuhan, in Cina.

I vaccini proteggono dalle varianti?

I primi studi ci dicono che la doppia dose protegge bene dal rischio di ospedalizzazione e morte, anche se in maniera lievemente inferiore. I dati inglesi ci dicono anche che la delta (indiana) è circa il 60% più contagiosa della alfa (inglese), che a sua volta era il 50% più contagiosa del ceppo originario, quindi una variante molto trasmissibile, e che ha la potenzialità di aumentare il ricorso all’ospedale del doppio. Secondo un vasto studio pubblicato ieri su Lancet su una popolazione tra gli over 65 anni vaccinata al 91,7% con una dose e del 88,8% con due dosi, i positivi complessivi alla delta sono stati 7.723. Di questi, il 35,5% è andato in ospedale, ma il 70% dei casi Delta si è verificato in persone non vaccinate. I casi di Delta hanno riguardato tutte le età, ma in particolare la fascia 5-9 anni. Il rischio di finire in ospedale con la variante è stato stimato di 2 volte superiore ed è confermato che altre patologie sottostanti aumentino questa probabilità. L’efficacia dei vaccini contro le infezioni è stata stimata del 79% per Pfizer con la variante delta (il 92% sulla alfa) e del 60% per AstraZeneca con la delta e del 73% con la alfa.

Come disegnare una goccia d’acqua che sembra vera

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 15:00

L’acqua, l’elemento più importante presente sul nostro pianeta, da cui ha avuto origine la vita e senza cui, senza di essa, non potrebbe continuare.

In questo video dal canale YouTube Chloe Art impariamo step by step a disegnare una goccia d’acqua. Il nostro obiettivo? Cercare di rendere il nostro disegno più verosimile possibile, come se la nostra goccia scorresse davvero sul foglio. Cose serve:

  • Foglio/cartoncino da disegno;
  • Diverse tonalità di acrilici colore blu/verde (consiglio: prussian blue, ultramarine, emerald green, process cyan);
  • Acrilico bianco;
  • Pennelli.
Fonte: Chloe Art

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Clima, quali sono i Paesi più inquinanti?

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 13:00

Quali sono i Paesi con le più alte emissioni di anidride carbonica? Lo ha calcolato l’indagine del Global Carbon Project (2019) con l’analisi di OurWorldinData.org.3.

Prima di tutto però, servono alcune precisazioni. Le emissioni inquinanti che partecipano ai cambiamenti climatici comprendono anidride carbonica, metano, vapore acqueo, protossido di azoto e gas fluorurati (tra i quali idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di zolfo e trifluoruro di azoto).

È tuttavia difficile quantificare tutte le emissioni di gas serra, e i dati sulle emissioni di anidride carbonica sono considerati un modo più semplice per comprendere la gravità dell’impatto inquinante di un Paese.

Perché si fa il calcolo pro capite

Alcuni esperti ritengono che paesi come la Cina, le cui emissioni sono elevate in parte perché produce beni che vengono utilizzati dalle persone in tutto il mondo, dovrebbero essere misurati in modo diverso (la Cina è poi fuori da questa classifica perché sebbene le sue emissioni siano al n.1, la vasta popolazione abbassa il dato pro capite). Ad esempio, la differenza tra la CO2 emessa nella produzione e quella utilizzata per il consumo negli Stati Uniti è molto minore di quella cinese, il che significa che negli Stati Uniti gran parte delle emissioni di CO2 provengono dalle abitudini persone, mentre in Cina provengono dalla produzione di prodotti che però, appunto, sono destinati al resto del mondo.

Per questi motivi il calcolo delle emissioni pro capite – la quantità di emissioni prodotte per persona – è considerato il dato più equilibrato da valutare, che consente di comprendere più chiaramente il problema a prescindere dalle dimensioni del Paese.

Chi inquina di più?

Ebbene, alla luce di tutto questo, le emissioni pro capite più alte si concentrano nei Paesi produttori di petrolio e alcune nazioni insulari, cosa che rende ben chiari gli enormi costi energetici che il business del petrolio ha sull’ambiente globale, anche prima che quei combustibili fossili vengano bruciati.

A complicare ulteriormente l’analisi, ci sono molti database diversi che cercano di quantificare le emissioni globali di carbonio. L’indice dell’Agenzia internazionale per l’energia 2018, ad esempio, include solo la combustione del carburante, mentre il Global Carbon Project include queste emissioni e la produzione di cemento, in realtà un contributo decisivo alla CO2.

La situazione in Cina

Se invece non si considera la popolazione, come noto, i giganti mondiali dell’inquinamento sono i due paesi dalla crescita economica più spedita: Cina e Usa. Le emissioni della Cina provengono principalmente dalle sue numerose centrali elettriche a carbone, che alimentano le sue fabbriche e forniscono elettricità alle industrie e alle case delle persone.6 La Cina sta perseguendo una riduzione aggressiva delle emissioni di anidride carbonica, con un piano per raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2060. il piano misto del paese per ridurre le emissioni ha tuttavia suscitato critiche. La Cina ha in programma di costruire ulteriori centrali a carbone e di sostituire i sistemi di trasporto con versioni elettriche, al fine di ridurre le emissioni di CO2.

Il piazzamento degli Usa

Gli Stati Uniti sono il numero 12 nell’uso pro capite di CO2, ma poiché hanno una popolazione molto più numerosa rispetto ad altri paesi, sono i primi a emettere.7 Quella combinazione di una grande popolazione e ogni persona che usa molta CO2 significa che gli Stati Uniti ha un impatto smisurato sui cambiamenti climatici rispetto a molti altri Paesi.

Le emissioni provengono da carbone, petrolio e gas utilizzati nelle centrali elettriche per creare elettricità per le case e l’industria e dai trasporti. Da circa l’anno 2000, le emissioni di CO2 degli Stati Uniti hanno registrato una tendenza al ribasso, trainate da una significativa riduzione delle centrali elettriche a carbone.

A seguire, la classifica evidenzia anche l’apporto di India, Russia e Giappone, rispettivamente terzi, quarti e quinti per emissioni inquinanti in atmosfera.

Cannabis libera: perché?

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 08:00

Qui le fonti di quel che affermo:
Danni derivanti dal consumo di alcol:
https://www.infodata.ilsole24ore.com/…/gli-italiani-proble…/
https://www.adnkronos.com/…/alcol-uccide-piu-fumo-droga_ja0…

Danni derivanti dal consumo di canapa
https://www.corriere.it/…/predisposizione-genetica_principa…

La liberalizzazione non fa aumentare i consumi:
https://ilmanifesto.it/cannabis-a-washington-la-legalizzaz…/
http://www.beppegrillo.it/legalizzare-la-produzione-e-la-v…/
Vantaggi economici della liberalizzazione: l’inchiesta di Milena Gabanelli.
Report su studio dell’Università di Messina

Articolo del 27 Giugno 2020

Ma allora da dove nasce l’idea di vietare la canapa? Qui tutta la storia.

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Come funziona il Green pass? | L’assalto al portavalori sull’A1 | Lettera di Graviano alla ministra Cartabia

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 06:25

Corriere della Sera: IL SUMMIT A BRUXELLES. Nato, il testo finale: «Dalla Cina sfide alla sicurezza». Draghi: «È l’Alleanza più forte»;

Il Giornale: Assalto a un portavalori sull’A1: fiamme e chiodi sulla carreggiata;

Il Manifesto: «Indietro non si torna». A Roma in difesa dell’acqua pubblica;

Il Mattino: IL DRAMMA Esplode centrale chimica, una colonna di fumo tossico minaccia la città di Rockton;

Il Messaggero: Ardea, il killer era Hyde sui social: fu sottoposto a consulenza psichiatrica;

Ilsole24ore: Mercati azionari, tutti i riflettori ora sono puntati sulla Fed;

La Repubblica: Concorso Sud, in alcune Regioni oltre la metà non si presenta. E la Funzione Pubblica riammette i 70 mila esclusi;

Il Fatto Quotidiano: Lettera di Graviano alla ministra Cartabia. L’ha inviata dal carcere dopo il giuramento. Morra: “Tempistica singolare, approfondire”;

Leggo: Michele Merlo, mercoledì l’ultimo saluto alla Certosa di Bologna, poi i funerali a Rosà, il suo paese di origine;

Tgcom24: Viaggi, durata, requisiti: ecco come funziona il Green pass europeo operativo dal primo luglio;

Lo Stato se ne frega degli anziani truffati

People For Planet - Lun, 06/14/2021 - 19:00

Ho dato un’occhiata alla posta indesiderata e ho trovato una mail che mi comunicava che c’erano 350mila euro in bitcoin depositati su un conto a mio nome. Cavolo! Grazie!!! Non capita tutti i giorni di ricevere tanti soldi da uno sconosciuto senza aver fatto niente per meritarli. Ma subito sotto trovo un’altra mail che mi comunica l’accredito di altri 150mila euro, poi c’è una terza mail da 200 mila euro, una da 50mila e poi 320mila, 17mila… faccio due conti e supero il milione di euro! Non male come inizio della giornata.

Dopo un attimo mi sveglio dal sogno e mi rendo conto che è una truffa. Evidentemente c’è ancora gente talmente sprovveduta da cascarci, visto che di queste mail ne vengono spedite ogni giorno a migliaia. Ma la rete è piena di questi trabocchetti. C’è l’eredità di un tuo lontano cugino morto in circostanze misteriose in Senegal, sono 400mila euro di lascito… ma per sbloccarli dovresti mandare mille euro al notaio di Calcutta, che ha tanto faticato a trovarti, poverino.

C’è la tua ex compagna di scuola (sono Giuditta, ti ricordi di me?) che è bloccata in Perù, la sua famiglia è stata sterminata dal Covid e lei non sa a chi rivolgersi perché le servono 250 euro per pagare un biglietto d’aereo per tornare a casa…

Leggi l’articolo completo su Il Fatto Quotidiano

Olimpiadi di Tokyo: ogni atleta riceverà 14 preservativi. Ma non potrà usarli.

People For Planet - Lun, 06/14/2021 - 18:00

Gli organizzatori delle Olimpiadi di Tokyo hanno in programma di regalare circa 150.000 preservativi agli atleti in occasione dei giochi olimpici che si disputeranno il prossimo mese. Tuttavia, il consiglio è di portarli a casa piuttosto che usarli nel villaggio olimpico, dove le regole di distanziamento sociale e le misure anti-covid hanno la massima priorità.

Un gran numero di preservativi è stato distribuito ai Giochi sin dalle Olimpiadi di Seoul del 1988 per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’HIV e l’AIDS e gli organizzatori hanno affermato che il Comitato Olimpico Internazionale ha richiesto la distribuzione di preservativi anche quest’anno.

Ma agli atleti è stato detto di mantenere il più possibile le distanze l’uno dall’altro, evitando di socializzare. La distribuzione dei preservativi, infatti, è destinata a svolgere un’opera di sensibilizzazione nei loro paesi di origine.

Limitazioni anti-covid alle Olimpiadi

Il pubblico oltreoceano non potrà assistere alle Olimpiadi e i funzionari hanno chiesto a coloro che parteciperanno all’evento di mostrare il loro sostegno applaudendo piuttosto che esultando o cantando per cercare di ridurre il rischio di diffusione del virus.

Agli atleti verrà chiesto di mangiare da soli, mantenere il distanziamento e pulire le superfici dopo aver mangiato.

«Dobbiamo fare il possibile per assicurarci che non avvenga un’epidemia. E per fare questo abbiamo bisogno della collaborazione di tutti gli atleti», ha spiegato Nobuhiko Okabe, specialista in malattie infettive, nello staff delle Olimpiadi.

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Cina, “minaccia radioattiva imminente”

People For Planet - Lun, 06/14/2021 - 17:30

Un rapporto al vaglio del governo americano sta preoccupando il mondo in queste ore. Si parla di una fuga radioattiva da una centrale nucleare cinese. La denuncia è arrivata dall’azienda francese proprietaria della centrale, Framatome, la quale ha avvertito di una “minaccia radioattiva imminente”.

Una fuga nascosta?

La fuga di radiazioni interesserebbe l’esterno della centrale nucleare di Taishan, nella provincia del Guangdong e, secondo quanto denunciato nel rapporto, la autorità locali avrebbero innalzato i limiti consentiti di radiazioni nei giorni scorsi, in modo da evitare la chiusura della centrale. 

La risposta cinese

Dalla Cina fanno sapere a riguardo che gli indicatori ambientali all’interno e intorno all’impianto di Taishan sono normali, e che non ci sarebbe alcuna anomalia nel funzionamento dell’impianto. “L’impianto sta operando entro i parametri di sicurezza – si legge in una nota della centrale nucleare –. Il nostro team sta lavorando con esperti competenti per valutare la situazione e proporre soluzioni per affrontare qualsiasi potenziale problema”. Secondo i media cinesi, la stessa società francese avrebbe rassicurato sulle giuste operazioni di sicurezza messe in campo a Taishan.

Cinque Terre: registrate le “voci” dei delfini che si danno appuntamento ogni notte

People For Planet - Lun, 06/14/2021 - 17:00

Il fantastico mondo del mare è un universo parallelo che non smette mai di stupirci. Le variopinte creature che popolano i suoi fondali trascorrono le loro vite in armonia tra le correnti della loro casa liquida.

Troppo spesso, però, l’equilibrio di questo preziosio e misterioso ecosistema viene intaccato dalla presenza umana e inquinato senza alcun rispetto per il mondo sottomarino che, se lasciato indisturbato, ritorna a vivere seguendo i propri ritmi e le proprie abitudini.

Il lockdown che ha imposto il blocco di tutte le attività umane nei mesi scorsi, ha rappresentato una boccata di respiro per tutte le creature viventi; basta pensare agli innumerevoli esempi di animali che si sono reimpossessati degli spazi urbani precedentemente invasi e pervasi dal caos umano.

Le voci del mare

Così, durante le settimane di lockdown, è stato lanciato un innovativo progetto pilota realizzato per l’Amp Cinque Terre dall’Istituto di ricerca Chorus di Grenoble e dai ricercatori dell’Observatoire Océanologique de Banyuls sur Mer, al fine di analizzare le varie sfaccettature della vita nei fondali marini e, in particolare, ascoltare le voci del mare.

Il periodo è stato molto favorevole ai fini di questa ricerca, in quanto caratterizzato dall’assenza di inquinamento acustico. I risultati ottenuti sono stati molto promettenti.

I ricercatori di Chorus, specializzati in ecologia acustica e nell’utilizzo dei paesaggi sonori per lo sviluppo di indici di qualità di habitat marini, hanno posizionato degli idrofoni nei pressi di Punta Mesco, nell’Area marina protetta delle Cinque Terre, al fine di monitorare tutte le caratteristiche acustiche ambientali subacquee e ascoltare le voci delle creature acquatiche, spiando dalla fessura della porta principale.

L’obettivo di questo progetto è quello di analizzare per la prima volta gli effetti dell’inquinamento acustico sottomarino sulle foreste di gorgonia, che nel Mediterraneo svolgono un’importante funzione ecologica non del tutto conosciuta.

Grazie agli  idrofoni posizionati sui fondali dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre, oggi siamo in grado di valutare lo stato di salute della biodiversità del nostro mare diventando laboratorio privilegiato della ricerca scientifica applicata alla bioacustica marina” – ha dichiarato Donatella Bianchi, presidente dell’Amp Cinque Terre – “Il mare non è il mondo del silenzio, come qualcuno potrebbe pensare,  ma un ambiente ricco di suoni di varia natura. Il loro studio porterà a nuove importanti rivelazioni nella lettura dei paesaggi sottomarini“.

L’appuntamento serale dei delfini

Grazie a questo monitoraggio, gli studiosi hanno fatto una fantastica scoperta: un gruppo di delfini, probabilmente “residenti” nell’area marina di Punta Mesco, si dà appuntamento tutte le sere, allo stesso orario, per “chiacchierare”.

Ma non solo: durante il giorno gli idrofoni hanno captato dei fischi di richiamo, che probabilmente i delfini utilizzano per comunicare.

Insomma, la vita sociale di questi meravigliosi cetacei è molto attiva e per loro i suoni rappresentano degli indispensabili strumenti comunicativi: i delfini, infatti, utilizzano il suono per orientarsi, per cacciare e per interagire.

Ascoltare per capire

Forse, da un punto di vista scientifico, – ha spiegato Lucia Di Iorio, ricercatrice dell’Istituto Chorus  – è prematuro collegare l’assenza di attività umana di questo periodo con  questi molteplici avvistamenti acustici, sempre molto regolari ,che non indicano semplici sporadici passaggi ma quasi abitudini consolidate. Contrariamente a quanto successo negli ultimi anni in cui gli avvistamenti dei delfini nelle vicinanze della costa stati sempre piu’ rari, in questo periodo, ci sono avvistamenti continui. Continueremo con questi ascolti e, nel corso dell’estate, andremo avanti con gli studi. Siamo curiosi di constatare se i magnifici paesaggi sonori del Parco delle Cinque Terre subiranno un graduale cambiamento al pari della lenta ripresa delle attività “.

La Presidente del Parco Donatella Bianchi conclude affermando che:

Questa iniziativa rappresenta l’inizio di un percorso virtuoso che mira ad approfondire le attenzioni verso l’ecosistema marino, con lo scopo di vedere e comprendere la vita sottomarina attraverso i suoni che la caratterizzano: uno sforzo di sensibilizzazione ambientale che ci entusiasma e spinge ad apprezzare una realtà fatta di echi tra foreste subacquee, di canti, di socializzazioni e di richiami amorosi dei mammiferi e pesci residenti dell’AMP, nei periodi di cambio di livrea“.

Seppur curiosi di comprendere i comportamenti delle creature che vivono su questa Terra e desiderosi di studiare la natura e il suo fascino, non saremo mai in grado si svelare completamente il mistero della vita.

Articolo del 26 Giugno 2020

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Non solo topi e scimmie: tutti gli animali della sperimentazione

People For Planet - Lun, 06/14/2021 - 08:10

Gli animali utilizzati nella sperimentazione non appartengono solo alle specie più conosciute. Oltre ai primati e ai roditori, una fitta schiera di esemplari e razze viene ogni giorno sacrificata in nome della scienza in Italia e nel mondo.

E’ credenza comune che per la ricerca vengano utilizzate solamente alcune specie di animali, ad es. topolini, scimmie, conigli. Al contrario, secondo i dati comunicati annualmente dal Ministero della Salute in osservanza delle disposizione UE, l’insieme di cavie utilizzate a fini scientifici è ben più ampio e assortito.

Le categorie in Italia e nel mondo

In Italia nel 2017 (G.U. 2 febbraio 2019, tabella 4), risultavano 23 categorie di specie su un tot. di 580.073 animali associati alle varie procedure (compresi i riutilizzi, per cui lo stesso esemplare è stato conteggiato in taluni casi più volte). Al primo posto compariva il macro-gruppo dei roditori: topi in primis (358.128), poi ratti (118.104), porcellini d’India (14.357), criceti siriani (277), altri roditori (647). Al secondo posto, quello degli uccelli: polli domestici (34.715) e altri uccelli (420). Al terzo posto, quello dei pesci: pesci zebra (19.508) e altri pesci (10.715). Al quarto, i conigli (19.325). Al quinto, i suini (1.657). A seguire: cani (639), primati non umani (587, di cui 582 macachi di Giava, 4 macachi Rhesus, 1 uistiti), rane (401), bovini (279), pecore (192), furetti (42), altri mammiferi (30), capre (23), equidi (17 tra cavalli, asini o ibridi), cefalopodi o molluschi marini (10).

In totale, nel 2017 sono stati registrati 31.634 utilizzi in meno (5%) rispetto all’anno precedente. Ma, a livello di specie, negli ultimi 3 anni è stato rilevato un forte aumento di cani e, in particolare, macachi. Come pure, sempre in termini di utilizzi, si è riscontrato nel triennio un incremento di: conigli, suini, bovini, furetti, pesci, cefalopodi.

Non in tutti i Paesi è lecito servirsi dello stesso genere di cavie. Ad es. ad oggi il gatto, piccolo amatissimo felino, non è impiegato in Italia, ma lo è altrove, come in Brasile, nel Regno Unito, etc. Negli Stati Uniti, invece, l’Epa (Agenzia per la tutela dell’ambiente statunitense) ha stabilito che l’uso di gatti e altre specie a fini scientifici, dovrà essere ridotto del 30% entro il 2025, per essere eliminato del tutto entro il 2035.

I gatti, in genere, vengono impiegati per testare prodotti chimici e pesticidi, nella ricerca neurologica e pediatrica e, ove consentito, a fini didattici. Uno degli studi che li ha visti protagonisti è quello sugli impianti cocleari per i non udenti umani.

Provenienze e ambito d’uso

Gli animali rinchiusi negli stabulari-acquari possono provenire da allevamenti (UE, extra-UE, mondo) o essere catturati in natura (per i primati non umani, Africa e Asia). In base alla Direttiva n.63 del 2010, nell’Unione Europea è persino ammesso servirsi di gatti e cani randagi, anche se in Italia è stata successivamente introdotta una norma restrittiva che inibisce tale pratica.

Dalla tabella 5 pubblicata in G.U., emerge che il maggior numero di utilizzi nel 2017 era per  “uso a fini regolatori e produzione ordinaria”, ovvero per le autorizzazioni obbligatorie del settore farmaceutico (ca. il 38% del tot., che riguarda soprattutto i 639 cani della tabella 4, topi, ratti, polli, conigli). A seguire, in ambito biomedico, per “la ricerca di base” (33% ca., soprattutto topi, ratti, pesci zebra e polli) e per “la ricerca traslazionale e applicata” (26,5% ca. del tot., relativo in gran parte a topi, ratti, pesci e porcellini d’India).

Come si seleziona una cavia

Ma quale criterio viene adottato per selezionare il cosiddetto organismo modello, ovvero come si abbina ad una data procedura una specie piuttosto che un’altra? I criteri sono molteplici.

Come riporta il sito della Fondazione Veronesi, in linea di massima il “Refinement” (secondo il principio delle 3R) suggerisce di prendere in esame “animali col più basso sviluppo neurologico possibile”. Quindi, per realizzare la scelta finale, entrano in gioco almeno altri 6 fattori: i costi, per cui a minori consumi corrispondono maggiori risultati – la facilità d’uso, ovvero la facilità di gestione della singola specie e la rapidità con cui si consegue il risultato – la velocità di riproduzione e il numero della progenie – le dimensioni dell’organismo, poichè sono preferibili esemplari che non occupino tutto lo spazio del laboratorio – il fattore genoma, per cui quanto maggiore sarà la distanza nella scala filogenetica tra essere umano e animale, tanto minore sarà la coincidenza genetica tra i due e, di conseguenza, l’utilità del test – la questione funzionale, per cui se si affronta un problema complesso l’organismo cavia dovrà essere altrettanto complesso.

Per quanto riguarda la questione funzionale, ad es., i ricercatori sostengono che maiali e cani sono adatti alla ricerca in campo cardiovascolare e respiratorio. Mentre il pesce zebra sembra idoneo agli studi in embriologia. Per quanto riguarda il fattore facilità d’uso, probabilmente la scelta ricade su cani e macachi anche perché entrambi possiedono un’indole socievole e giocosa (in particolare il cane beagle) e, dunque, sono ben gestibili. In merito alla sperimentazione sui canidi, è opportuno aggiungere che ad oggi si tende ad impiegare meno nuovi esemplari (naive) e ad effettuare più riutilizzi che in altre specie, per “rispettare” sia le misure restrittive previste, sia il conclamato status di miglior amico dell’uomo che fido possiede da sempre.

Uno sguardo alla storia sugli esperimenti

La Fondazione Veronesi ha pubblicato online i dati relativi alle principali scoperte e innovazioni ottenute nel mondo, e nel tempo, dalla sperimentazione animale. Non sono precisati dettagli importanti (quali ad es. numero di modelli utilizzati, eventuali retest umani con relative percentuali di rigetto, margine di errore e correzione), ma scorrendo la lista, riusciamo comunque ad inserire il binomio specie- procedure all’interno della cornice storica di riferimento e ad acquisire informazioni in grado di illuminare il nostro quotidiano.

Tanto per fare qualche esempio, in era pre XX secolo, porcellini d’India, conigli, bovini e uccelli sono stati utilizzati per studiare la causa della tubercolosi e delle malattie infettive. Topi e ratti per i vaccini contro la febbre tifoide, colera e peste.

Nel decennio 1900-1910, i conigli sono stati impiegati per effettuare il trapianto di cornea e i porcellini d’India per scoprire la vitamina C.

Il retrogusto delle trasfusioni sanguigne – siamo nel decennio 1910- 1920  è sgradevole: sa di cani, porcellini d’India e maiali. La scoperta dell’insulina – siamo nel decennio successivo -gronda sangue di cani, conigli e topi.

Quando ci viene somministrato un moderno anestetico, le cui indagini risalgono al 1930-1940, incrociamo la sofferenza di ratti, conigli, porcellini d’India, gatti, cani, scimmie. Nello stesso decennio, conigli, porcellini d’India, topi e gatti hanno segnato la scoperta e lo sviluppo degli anticoagulanti, mentre cavalli e porcellini d’India quella del vaccino antitetanico.

Nel decennio 1940- 1950, sono stati impiegati topi e conigli per i vaccini anti-pertosse. Solo topi per scoprire la penicillina e macachi Rhesus per il fattore sanguigno Rh.

Nel decennio 1950- 1960, su topi e scimmie è stato testato il vaccino antipolio. Sui cani il trapianto dei reni e il pacemaker cardiaco. Su ratti, topi e cani i farmaci per l’ipertensione.

Nel decennio successivo, sono stati utilizzati cani per il trapianto di cuore e per il by-pass coronarico. Ratti, conigli e porcellini d’India per i farmaci antidepressivi e per gli antipsicotici.

Nel decennio 1970- 1980, la tecnica dignostica della TAC è stata sperimentata sui maiali. Su ratti e cani i farmaci anti-ulcera. Mentre l’esame diagnostico della Risonanza Magnetica, elaborato nel decennio successivo, odora di conigli e maiali. Il vaccino per l’epatite B sa di scimmia e la cura per la lebbra ha il gusto misto di scimmia e armadillo.

Nel decennio 1990- 2000, topi e scimmie sono stati utilizzati per la terapia combinata HIV. Topi, cani e ratti per il cancro al seno e alla prostata, solo topi per il diabete di tipo2.

Nel nuovo millennio (2000- 2010), le scimmie sono state impiegate nella stimolazione  cerebrale profonda per il Parkinson. Conigli e bovini hanno testato il vaccino contro il tumore del collo dell’utero, polli e furetti il vaccino antinfluenzale. Infine, dal 2010 in poi, su topi, ratti e scimmie sono state collaudate le cellule staminali per la cura delle patologie neurodegenerative. Solo su topi l’insulina orale per il diabete di tipo1 e il vaccino, tuttora in corso di studi, per l’Alzheimer.

Gli effetti degli esperimenti

Sembra che nel 2017, in Italia, 267.129 animali (ca. il 46% del totale) abbiano subito manipolazioni invasive con un grado di dolore “moderato” o “grave”, come segnalato dalla LAV Lega Antivivisezione.

Gli effetti della sperimentazione e della vivisezione si estendono ad un vasto spettro di sofferenze, sintomi e danni, degni della miglior narrativa dell’orrore più che della manualistica medico- veterinaria d’ordinanza. Ma l’elemento significante riguarda, in ogni caso, la soppressione delle cavie a fine progetto, qualora nei protocolli approvati non compaiano specifiche istruzioni sul loro recupero. Prendiamo ad es, “Lightup” (Accendi la luce) delle Università di Torino e Parma: se l’ennesimo ricorso legale degli attivisti non riuscirà ad ostacolare nuovamente l’esperimento, di recente sbloccato dal Tar del Lazio, i 4-6 macachi impiegati verrano obbligatoriamente soppressi. Non tanto per i guasti fisici subiti, quanto perché, dopo 5 anni di lavori forzati e cecità indotta, perderanno il senno. Semplicemente, impazziranno.

Siamo giunti al termine del breve viaggio tra studi e specie, al centro del quale nugoli di esseri, dichiarati “senzienti” dal Trattato di Lisbona del 2007 e “consapevoli” dalla Cambridge Declaration on Consciousness del 2012 (Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza), sono all’atto pratico considerati ancor meno di meri oggetti nei laboratori di ricerca. Creature alle quali non si chiede di sottoscrivere il modulo del consenso informato al trattamento sanitario e il modulo privacy. Che tutto subiscono, senza poter proferire parola. Se in preda ad un improvviso moto di empatia e commozione, avete immaginato di udire le loro grida di dolore, ebbene sappiate che il macro- gruppo dei pesci, al terzo posto nella classifica 2017, è muto fin dalla nascita, Mentre per le altre specie, la Direttiva UE n. 63/2010 (contraddetta in Italia dal DL 26/2014), ove richiesto per fini scientifici, prevede la recisione delle corde vocali.

Articolo del 26 Giugno 2020

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Plastica negli oceani: contenitori di cibo e bevande da asporto sono i rifiuti dominanti

People For Planet - Sab, 06/12/2021 - 10:00

Secondo lo studio più completo condotto fino ad oggi, contenitori di cibo e bevande da asporto sono i rifiuti dominanti che inquinano gli oceani di tutto il mondo.

Sacchetti monouso, bottiglie di plastica, contenitori e involucri per alimenti sono i quattro articoli più diffusi che inquinano i mari, costituendo quasi la metà dei rifiuti prodotti dall’uomo.

Solo 10 prodotti in plastica, inclusi anche coperchi di plastica e attrezzi da pesca, rappresentano i tre quarti dei rifiuti, a causa del loro uso diffuso e dei tempi di degradazione estremamente lenti.

Non siamo rimasti sorpresi dal fatto che la plastica costituisse l’80% dei rifiuti, ma ci ha sorpreso l’elevata percentuale di articoli da asporto, che non sono solo i rifiuti di McDonald’s, ma anche bottiglie d’acqua, bottiglie per bevande come la Coca-Cola e lattine“, ha affermato Carmen Morales-Caselles, dell’Università di Cadice, in Spagna, che ha condotto la nuova ricerca.

Risolvere il problema alla fonte

Queste informazioni renderanno più facile per i responsabili politici agire effettivamente per cercare di chiudere il rubinetto dei rifiuti marini che fluiscono nell’oceano, piuttosto che limitarsi a ripulirlo“, ha affermato la ricercatrice.

Cannucce e miscelatori per bevande come i cocktail costituivano il 2,3% dei rifiuti individuati; cotton fioc e bastoncini per lecca lecca erano lo 0,16%.

È positivo in Europa siano stati banditi i cotton fioc, ma se non aggiungiamo a questa azione i rifiuti più importanti, allora non abbiamo a che fare con il nocciolo del problema: ci stiamo distraendo“, ha detto Morales-Caselles.

Un mare di plastica

La più alta concentrazione di rifiuti è stata trovata sulle coste e sui fondali marini vicino alle coste.

Secondo lo studio, Turchia, Italia e Regno Unito sono i primi tre Paesi a contribuire alla presenza di rifiuti marini galleggianti.

Questo studio completo conclude che il modo migliore per affrontare l’inquinamento da plastica è che i governi limitino severamente gli imballaggi in plastica monouso“, ha affermato Nina Schrank, attivista di Greenpeace UK. “Questo sembra innegabile. Non ricicliamo mai la quantità di rifiuti di plastica che produciamo attualmente”.

Per gli scienziati non ci sono dubbi. Bisogna risolvere il problema alla fonte, cambiando le modalità di produzione e smaltimento della plastica e adottando scelte sostenibili di economia circolare.

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Basta teli di plastica tra le colture

Zona bianca, lunedì per altre 5 regioni | Cuba sospende il dollaro | «Vaiolo delle scimmie» s’indaga

People For Planet - Sab, 06/12/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Il cugino di Saman sentito in carcere: «Non so nulla» Perlustrati alcuni pozzi;

Il Giornale: “Aveva una malattia del sangue”. Si cerca nella cartella clinica di Camilla;

Il Manifesto: Biden e l’Europa stringono il cappio, Cuba sospende il dollaro;

Il Mattino: Concorsone per il Sud, la fuga degli iscritti: chiamati 70mila esclusi;

Il Messaggero: «Vaiolo delle scimmie»: due casi registrati nell’uomo in Galles. Si indaga sui recenti contatti degli infetti;

Ilsole24ore: Assegno unico, ecco gli importi per autonomi e percettori del reddito di cittadinanza;

La Repubblica: Stop a “personalismi” e “abusi”: il Vaticano mette un limite di mandato a chi guida i movimenti;

Il Fatto Quotidiano: Astrazeneca, ora c’è il divieto per under 60. Fino a ieri Cts e Figliuolo dicevano sì agli open day, nonostante le raccomandazioni di Aifa. E il governo stava a guardare;

Leggo: Zona bianca da lunedì per altre 5 regioni: ecco quali sono;

Tgcom24: Pistoia, soluzione fisiologica al posto del vaccino: 6 casi | Nuovo errore in Toscana, prima alcuni sovradosaggi;