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8 italiani su 10 a luglio scelgono di fare le vacanze in Italia

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 19:00

Grazie alla campagna vaccinale che procede spedita e alle rigide misure di contenimento dei mesi scorsi, l’Italia sta lentamente tornando alla normalità e di conseguenza sono in tanti a voler evadere e concedersi un po’ di libertà, scegliendo di partire già nel mese di luglio.

È quello che si evince anche dall’incredibile aumento di ricerche e di prenotazioni di parcheggi per le vacanze che ha registrato rispetto al mese di giugno Parclick l’azienda leader in Europa nella prenotazione di parcheggi online, con un 300% rispetto a un 180%. E sembra davvero che ci sia una grande voglia di vacanze, visto che le prenotazioni attuali per il mese di luglio sono addirittura un 30% in più rispetto a luglio 2019, l’ultimo anno in cui è stato possibile viaggiare normalmente senza restrizioni o preoccupazioni. 

Ora che gli italiani sembrano finalmente più incoraggiati a partire, le destinazioni nazionali sono le più gettonate, molto di più di quelle internazionali, con otto su dieci che preferiscono rimanere in Italia e solo due che scelgono l’estero. In generale, c’è una tendenza durante il mese di luglio a viaggiare in auto; il 73% sceglierà questo mezzo di trasporto rispetto ad altri per spostarsi lungo distanze relativamente brevi, prediligendo gli hotel per l’alloggio (62%) rispetto alle case di famiglia o agli appartamenti. Le destinazioni balneari (64%) sono la scelta prediletta rispetto alle città (20%) e alla montagna (16%). L’Emilia-Romagna è stata la regione più ricercata su Parclick seguita nella top ten da Toscana, Veneto, Campania, Puglia, Lazio, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Sicilia e Liguria. 

Le regioni italiane più ricercate per le vacanze di luglio:
  1. Emilia-Romagna
  2. Toscana
  3. Veneto
  4. Campania
  5. Puglia
  6. Lazio
  7. Sicilia
  8. Lombardia
  9. Trentino-Alto Adige
  10. Liguria
  11. Marche
  12. Sardegna
  13. Piemonte
  14. Calabria
  15. Abruzzo
  16. Umbria
  17. Friuli-Venezia Giulia
  18. Basilicata
  19. Valle d’Aosta
  20. Molise.

Niccolò Mariotti, Direttore Commerciale di Parclick Italia ha commentato:“Sembra che gli italiani siano sempre più impazienti di rilassarsi e godersi qualche giorno di vacanza. L’auto è la scelta preferita come mezzo di trasporto per coloro che vogliono raggiungere le principali destinazioni di vacanza nel nostro paese, soprattutto quelle di mare. Crediamo fermamente nella ripresa del turismo per questa estate e incoraggiamo tutti gli italiani a godersi questa meritata vacanza dopo la forza dimostrata durante gli ultimi mesi della pandemia”.

Superstizioni e scaramanzie a tavola (Infografica)

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 17:00

Il cibo ha un altissimo valore simbolico, sia nella preparazione che nel consumo, e a esso sono legate tradizioni e credenze. Scopriamone alcune in questa infografica.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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4 lavoretti da fare con la pasta cruda

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 15:00

Diamo spazio alla nostra creatività con dei lavoretti semplici da fare con i nostri bambini!

Dal canale YouTube Vivi con Letizia alcuni spunti su come passare del tempo utilizzando diversi formati di pasta cruda che possiamo facilmente trovare nella nostra cucina!

Fonte: Vivi con Letizia

Cosa serve

Per il primo lavoretto:

  • Cartoncino;
  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Spugnetta;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli;
  • Pennarello colore a scelta
  • Spago;

Per il secondo lavoretto:

  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli
  • Timbro in silicone o una buona mano nel disegno!
  • Pennarello colore a scelta;
  • Spago;

Per il terzo lavoretto:

  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli
  • Cartoncino;
  • Righello;
  • Pennarello colore a scelta;

Per il quarto lavoretto:

  • Barattolo metallo;
  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli.

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Mi hai ferito é tutta colpa tua!

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 10:00

La coppia é un ecosistema fatto di equilibri e squilibri in cui i partner sono co-creatori di tutto ciò che accade, cose gioiose e cose tristi.

Entrambi con il proprio temperamento, parole e azioni contribuiscono a determinare il clima di coppia. Potrà sembrare strano, ma anche il non fare nulla, il silenzio e l’accettare tutto, sono azioni che possono avere un peso decisivo esattamente come provocare, mortificare, giudicare.

Jacopo Fo

Approfondiamo questo tema delicato con il Salotto Psicologico a cura di Ilaria Fontana, psicologa e psicoterapeuta umanistico integrata e Jacopo Fo. Regia di Doris Corsini.

Ma chi l’ha detto che non si può sfamare il mondo rispettando l’ambiente?

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 08:00

Farm to Fork”. Lo scopo dichiarato nel documento preliminare a quest’ultima, presentato a fine maggio, è di avviare la transizione verso un sistema agro-alimentare più sostenibile.

Biodiversità e fertilità: la rigenerazione dei suoli e l’agricoltura biologica

In particolare tra gli obiettivi c’è il ruolo positivo attribuito all’agricoltura biologica con l’impegno al raggiungimento del 25% della superficie agricola europea (SAU) in biologico e il 10% delle aree agricole destinate a infrastrutture verdi per la conservazione della natura, in coerenza con l’altra importante Strategia 2030 per la Biodiversità e sottolineando la dipendenza dell’agricoltura dalla tutela della biodiversità.

La biodiversità e la fertilità dei suoli, come il ruolo dell’agricoltura biologica, avranno quindi attraverso questi documenti e i conseguenti investimenti e norme, anche da parte dell’Unione, il riconoscimento di obiettivo primario per lo sviluppo socioeconomico, per il contrasto al crescente inquinamento diffuso di molte aree agricole e anche al rischio desertificazione che è ormai una minaccia in tutti i continenti, non solo in quelli dal clima arido e secco.

La desertificazione minaccia anche l’Italia

In Italia è a rischio desertificazione oltre il 20% del territorio nazionale, il 40% di questo è nel Sud del Paese, ma anche la pianura padana è tra questi territori. La desertificazione di origine umana deriva da più attività e comportamenti: da un lato lo sfruttamento agricolo intensivo, l’urbanizzazione, l’allevamento intensivo ed estensivo; dall’altro la deforestazione, gli incendi, e soprattutto l’inquinamento, anche derivanti dai pesticidi. I suoli diventano poveri di sostanze fertili, di tutto quell’ecosistema di organismi e microorganismi (batteri, lombrichi, funghi, ecc.) necessari a fissare l’azoto atmosferico e di formare la simbiosi con le piante che la biodiversità garantisce.

Oggi l’agricoltura solo estrattiva che non si basa su un approccio anche rigenerativo, non produce qualità e valore, ma lo toglie solo all’ambiente. Inquinamento e perdita di fertilità del terreno, oltre ad essere improduttivi, possono farci ammalare e creare un clima più favorevole allo sviluppo di virus.

Rigenerare i suoli, primo passo per la sostenibilità

Sono le parole anche dell’amministratore delegato di Novamont e Presidente del Kyoto Club, Catia Bastioli: “La cura della Terra è il primo passo essenziale della svolta nello sviluppo, non solo tecnologico, del mondo moderno”. E la rigenerazione dei suoli, con filiere tecnologiche e integrate in grado di rigenerare continuamente il capitale naturale in maniera circolare, è alla base di questo necessario modello.

E dunque largo ai progetti di recupero dell’organico come compost di qualità, progetti di “biogas farms” con recupero del biogas dalle colture e uso di digestato come fertilizzante (il cosiddetto “Biogas fatto bene”), spazio ai bioerbicidi o alle tecniche meccaniche o bioplastiche per togliere gli infestanti, rotazioni colturali più lunghe, pascolamento animale controllato anche all’interno delle colture di pieno campo, agricoltura di precisione per la riduzione degli sprechi (monitoraggi, sensori, telerilevamento, metodi satellitari), fino al semplice riuso interno all’azienda delle deiezioni di allevamento, come principio base della circolarità. Questi punti hanno come conseguenza un aumento della biodiversità microbica del suolo e il progressivo consolidamento della sua struttura, aumentandone la capacità di infiltrazione e ritenzione di acqua e la stabilità della sostanza organica oltre ai molteplici ecoservizi simbiotici alle piante. Ovvero rigenerano un terreno mentre esso, coi suoi cicli di fermo e ripartenza, produce.

Ma il biologico e queste tecniche possono davvero sfamare il mondo?

Un tema molto usato dai detrattori dell’agricoltura biologica è quello dell’impossibilità di riuscire a produrre cibo per tutta la popolazione mondiale, in continua crescita, con sistemi rispettosi dell’ambiente e in totale assenza di pesticidi sintetici.

Ma è vero che non esistono alternative da offrire al mondo intero se si vuole supportare la crescente domanda di alimenti, mangimi e fibre? Possibile che le strategie europee si muovano in queste direzioni senza essere supportate da dati concreti? Possibile che non si possa pensare a modelli agricoli più vasti che, come il biologico, non depredino la terra delle sue risorse lasciandola povera e inquinata? Che per mangiare tutti non ci sia alternativa ad una alimentazione con cibo di minore qualità o spazzatura?

Dati che provengono dagli ultimi studi di modellistica a livello planetario pubblicati nel Dicembre 2017 su Nature dicono che i valori di diminuzione delle produttività ad ettaro in seguito all’adozione dell’agricoltura biologica sono stimabili in una misura compresa tra l’8 e il 25% (Muller et al., 2017).

È comunque necessario riflettere su un aspetto più generale. Si tende a considerare la questione sotto il profilo dell’uso degli spazi senza guardare alla dimensione del tempo. Comparare le diverse gestioni, convenzionale e biologica, in termini di produttività o di resa economica e stilare giudizi sulla base di un bilancio contabile “per ettaro e per anno” significa perdere di vista uno dei motivi di fondo che giustificano oggi la scelta di pratiche conservative: evitare all’ambiente impatti di sempre più difficile reversibilità nella prospettiva di lungo periodo. In questo senso, il solo confronto in redditività del prodotto o in superficie necessaria resta un esercizio parziale poiché si tralascia di mettere a bilancio la possibilità di sostenere le produzioni nel tempo, diminuendo progressivamente l’input di risorse o i danni ambientali e sociali. Per questo, anche se l’agricoltura biologica non dovesse mai riuscire a equiparare i ricavi su base annua di quella convenzionale e se la qualità dei prodotti non risultasse migliore, la sua attuazione resterebbe un compromesso che ha una contropartita di natura ecologica il cui valore va misurato con ben altro metro e giudicato, a livello scientifico e politico, con i modelli predittivi opportuni.

L’agricoltura integrata non è un’alternativa al biologico

Parlando di alternative possibili al biologico, i suoi detrattori sostengono che “l’alternativa c’è ed è già in campo: è l’agricoltura integrata, degli imprenditori che innovano, che integrano tutti gli strumenti di protezione delle colture (agronomici, fisici, biologici, chimici) secondo uno schema razionale per produrre quanto più possibile con le risorse disponibili usate nel modo più efficiente possibile”.

Il metodo di produzione integrata non è però un metodo particolare adottato da un gruppo di agricoltori innovatori. La produzione integrata, in vigore dal 1 gennaio 2014, è il metodo di riferimento scelto dall’Unione Europea come standard per realizzare il livello minimo di sicurezza di utilizzo dei pesticidi in agricoltura, in seguito ai numerosi problemi causati dal loro uso eccessivo e irrazionale nell’agricoltura convenzionale. Ogni anno il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo pubblica “Linee guida nazionali per la produzione integrata delle colture” in applicazione della Direttiva n. 128/09/UE relativa all’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Sulla base di queste linee tutti gli agricoltori, quelli più innovatori e quelli meno innovatori, sono obbligati ad adottare il metodo di produzione integrata.

Il biologico tiene conto dei costi non conteggiati (ambientali, sociali) ed è più produttivo in condizioni estreme

La lunga sperimentazione di enti di ricerca come quella dei Farming System Trials (FST) in corso da oltre 40 anni da parte del Rodale Institute negli USA ha evidenziato un netto incremento del carbonio organico nei terreni e un forte incremento della capacità del suolo di infiltrare acqua e mantenerla disponibile alla crescita delle piante nei periodi di siccità climatica. Oltre a mostrare come in confronti diretti non si riscontrino differenze significative di rese tra le gestioni convenzionali e quelle biologiche, si evidenzia che le seconde possano produrre addirittura rese maggiori (fino al 40 % in più) nelle annate in cui lo stress idrico in difetto e in eccesso (siccità o inondazioni) presenta i maggiori impatti e, quindi, come mostrino maggiore resistenza agli eventi estremi causati dai cambiamenti climatici. Le presunte maggiori emissioni dovute ad una più ampia superficie necessaria all’agricoltura biologica per la stessa quantità di prodotto della convenzionale, ottenute anche con deforestazione non tengono conto del calo di fertilità dei suoli coltivati con tecniche convenzionali, già pericolosamente in atto oggi. Nello stesso studio gli autori ammettono infatti che in suoli convenzionali intensivamente fertilizzati con concimi minerali le emissioni per ettaro sono comunque maggiori che in suoli condotti con regime biologico e che il loro rapporto non prende in considerazione tutti gli altri servizi ecosistemici il cui beneficio andrebbe calcolato separatamente.

Altri studi confermano che l’attuazione delle buone pratiche legate al biologico o biodinamico ha portato, in 18 anni, all’aumento della sostanza organica dall’1,7 al 6,1% fino alla profondità di 35 cm dei terreni considerati. Il risultato è stato ottenuto partendo da suoli prima gestiti in maniera convenzionale. In altre parole, se gli stessi termini di agricoltura conservativa, agricoltura biologica ecc. hanno il proprio significato, è perché rappresentano un itinerario di tipo rigenerativo che porta alla correzione di una situazione di partenza che, per definizione, è identificata come compromessa. Per questo, confrontare le gestioni convenzionale e biologica per verificare quale delle due sia migliore sotto il profilo ambientale e della rigenerazione dei suoli è come aver scambiato due corridori in una gara, mentre è certamente più corretto un approccio diverso, che veda i due sistemi non confrontabili sotto questi aspetti ma invece come un punto di partenza e quello di arrivo.

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Agricoltura urbana a Napoli

Perché pensi di non valere niente?

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 19:00

Quante volte mettiamo in dubbio le nostre capacità, dubitiamo di poter affrontare le difficoltà, ci critichiamo per le scelte prese e ci troviamo tutti i difetti possibili.

L’ autosvalutazione è un nemico della fiducia in sé stessi.

Jacopo Fo

Vediamo da dove viene e come tenerla sotto controllo con il Salotto Psicologico a cura della Dott. Ilaria Fontana psicoterapia Napoli e Jacopo Fo. Regia di Doris Corsini.

Come saranno le città dopo il Covid?

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 17:00

Come potranno essere le città del futuro? Dopo questi mesi che ci hanno costretto a viverle in un’altra maniera, abbiamo capito se i centri abitati dovranno mettere in atto dei cambiamenti per essere più vivibili? Lo abbiamo chiesto a Marco Boschini, coordinatore dell’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, una rete di Enti locali nata nel 2005, che oggi conta 130 Comuni aderenti, e che “opera a favore di una armoniosa e sostenibile gestione dei propri Territori, diffondendo verso i cittadini nuove consapevolezze e stili di vita all’insegna della sostenibilità, sperimentando buone pratiche attraverso l’attuazione di progetti concreti”. I sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali aderenti all’associazione Comuni Virtuosi hanno mandato una lettera al premier Conte con le loro proposte e nei prossimi giorni dovrebbero avere un incontro con il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano.

Marco Boschini, come vedete voi questo post – lockdown? Nulla sarà più come prima come ci hanno detto?

“Purtroppo temiamo che questa situazione drammatica che abbiamo vissuto non stia diventando un’occasione per azzerare tutto e ripartire immaginando un futuro diverso e sostenibile, come invece si pensava all’inizio. Però la crisi economica che si prospetta non deve diventare un alibi per accantonare ancora una volta quell’idea di città e quindi di comunità sostenibile, magari dicendoci che siccome c’è la crisi ‘adesso non c’è tempo’. Siamo già passati dal ‘cambierà tutto’, ‘saremo tutti migliori’ al ‘non rompeteci con l’ambiente perché adesso dobbiamo ricominciare a produrre per creare posti di lavoro’. Tra questi due estremi noi vogliamo ragionare in un’ottica di via di mezzo. Per questo abbiamo scritto una lettera al Presidente del Consiglio nella quale abbiamo cercato di riassumere le nostre proposte per le città del futuro che non sono nient’altro che una sintesi di tutto il lavoro che portiamo avanti da 15 anni e che vediamo come urgenti, da amministratori che operano direttamente sul territorio e che spesso sono il primo tramite tra lo Stato e i cittadini.

Quali sono i punti più urgenti su cui ci si deve concentrare per il futuro?

“Il primo e secondo me più importante è quello che richiama un po’ anche l’enciclica di Papa Francesco, cioè che una città sostenibile deve essere sostenibile non solo dal punto di vista ambientale ed ecologico ma anche e soprattutto dal punto di vista umano e sociale. Il che significa che deve essere una città accogliente, che non accelera ancora, ma anzi rallenta per prendere la velocità degli ultimi. Perché è solo in questo modo che la città diventa realmente sostenibile: andando alla velocità degli ultimi”.

“E poi ovviamente la città sostenibile è una città che si dà gli strumenti e quindi la visione per sottrarsi dal ricatto dell’economia fossile. Il che significa cambiare radicalmente l’approccio dal punto di vista della gestione dell’energia, della mobilità, della pianificazione urbanistica, ma anche della gestione dei rifiuti e degli stili di vita e delle politiche di inclusione di partecipazione attiva dei cittadini.

Ormai noi come Comuni Virtuosi abbiamo raccolto in questi in questi anni tutta una serie di esperienze che poi sono si sono affinate di fatto nel “copiarsi” l’un l’altro e che dimostrano che costruire un modello diverso è possibile perché c’è qualcuno che in piccolo lo sta già facendo. Dalla somma di queste esperienze viene fuori un modello che sta in piedi non solo da un punto di vista ambientale, ma anche da un punto di vista economico”.

Quindi si parte da un progetto di città che ripensi l’uso dell’energia?

“Banalmente fare un’operazione di riqualificazione energetica degli edifici pubblici o privati, di un’industria o di un’abitazione, fa risparmiare in bolletta energetica – quindi una minor spesa – ma produce anche lavoro territorialmente distribuito, quindi occupazione sostenibile”.

Al premier Conte abbiamo chiesto di avere il coraggio di mettere al centro degli investimenti dei programmi e delle politiche che non puntino sempre sulle solite cose. In questi giorni abbiamo sentito parlare di nuovo del ponte sullo Stretto: siamo alla follia! Bisogna immettere soldi sulle cose che contano, che ripetiamo da anni: combattere il dissesto idrogeologico, puntare alla riqualificazione energetica, mettere in sicurezza gli edifici pubblici e privati, potenziare le politiche di economia circolare, di riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti, di mobilità sostenibile con investimenti veri per fare in modo che il trasporto pubblico funzioni e sia concorrenziale all’auto privata”.

C’è un esempio di qualche ‘buona pratica’ che è nata in questo periodo ‘del Covid’ e che può essere portata avanti anche da altri Comuni o città?

Molti nostri comuni si sono concentrati su un bisogno totalmente dimenticato e omesso dalla politica nazionale: il bisogno di socialità dei bambini e dei ragazzi. Faccio l’esempio del comune di Biccari in provincia di Foggia che già da almeno tre settimane ha attivato la scuola nel bosco, cioè ha cercato di fare in modo che in massima sicurezza i ragazzi e i bambini potessero in un qualche modo ricominciare a vedersi.

L’Italia sarà praticamente l’ultimo Paese in Europa a riaprire le scuole e questo è un clamoroso autogol rispetto a un Paese che voglia guardare al futuro. L’esperienza di un piccolissimo comune nella provincia foggiana è la dimostrazione che a livello di comunità locali i nostri sindaci e le nostre amministrazioni comunali mettono in campo quello che la politica nazionale spesso non mette: la fantasia, il senso pratico, la voglia di rispondere agli effettivi bisogni dei cittadini che vivono in quelle comunità. Quello che manca è una cabina di regia a livello nazionale che incontri la voglia di mettersi in gioco da parte gli amministratori locali mettendoci anche risorse”.

In pratica: le piccole cose, i piccoli investimenti, non sono poi così ‘piccoli’…

“Nella comunicazione che abbiamo mandato al Presidente del Consiglio abbiamo detto: invece di continuare a spendere soldi immaginando di far ripartire l’economia con il solito elenco infinito di grandi opere perché non cominciamo a sfruttare questi mesi per fare una grande operazione di riqualificazione, di messa in sicurezza e di riapertura dei plessi scolastici, anche nei piccoli e piccolissimi comuni, per fare in modo che le classi possano riaprire con numeri contenuti in sicurezza? Ovviamente dando ai Comuni le risorse e il personale perché ci si possa organizzare e, a seconda del comune, le lezioni magari potranno essere fatte non solo in classe ma anche in biblioteca, in un museo, all’aperto….come stanno facendo anche altri Paesi che hanno un clima anche meno favorevole del nostro.

Certamente dal nostro punto di vista la soluzione non può essere mettere dei bambini nei banchi chiusi dentro cabine di plexiglas, perché di traumi psicologici in questi mesi ne hanno già avuti abbastanza, evitiamo ulteriori stupidaggini”.

In questo periodo la cosa che si nota di più è il bisogno di stare all’aria aperta che sentono le persone, dopo il lockdown.

“Credo che la cosa più potente tra tutti quegli strumenti di cambiamento possibile sia la bicicletta, e in parte qualche cosa si sta facendo. Spero che si sfrutti l’opportunità: ci sono degli incentivi in questo momento e sono stati accolti bene dalla popolazione.

Io dico sempre che la bici è come una matita che ridisegna le città, perché se tu metti la bicicletta in luoghi dove adesso ci sono le macchine, quei luoghi diventano immediatamente più vivibili, meno rumorosi, meno inquinati e più sicuri. Quindi spero che questa occasione drammatica possa essere davvero sfruttata, dal piccolo borgo alla grande metropoli, per rivoluzionare la scala gerarchica del modo in cui facciamo muovere i nostri cittadini, mettendo in alto sulla scala gerarchica i piedi e le bici, che soprattutto in città si dimostrano decisamente concorrenziali alle auto, anche soltanto guardando alla velocità di spostamento. Questo è un momento buono per gli amministratori che vogliono provare a puntare sulla bicicletta, perché i cittadini stanno provando a spostarsi in bici, hanno paura di prendere i mezzi, e se agiamo per tempo possiamo evitare che tutti ripieghino sull’auto, con il rischio che poi si occupi più spazio, aumenti il traffico e l’inquinamento”.

Se volete leggere nel dettaglio le proposte dei Comuni Virtuosi a Conte

Eccone un estratto:

Le nostre proposte

Questa pandemia ha reso evidente quanto sia importante investire nella sanità pubblica potenziando le reti territoriali dei servizi, mettendo i sindaci (massima autorità sanitaria locale) nelle condizioni di conoscere la situazione legata ai contagi, riaffermando la centralità della sanità pubblica come bene comune fondamentale.

L’emergenza sanitaria ha colpito duramente il sistema educativo e il modello di servizi alla persona che negli anni abbiamo faticosamente costruito. I più giovani e i più anziani hanno pagato il prezzo più caro della crisi: la scuola e le strutture di cura si sono rivelati i luoghi più vulnerabili. Alla luce della necessità di un distanziamento fisico, il dibattito e le problematiche che dovevamo affrontare fino a poche settimane fa sono stati letteralmente rivoluzionati e superati. Oggi è necessario un ripensamento degli spazi educativi e di cura, che puntino a progetti diffusi sui territori, che valorizzino anche per esempio esperienze a contatto con la natura, come il progetto di uno dei nostri comuni: la scuola nel bosco. Più in generale la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro e l’acquisizione di competenze sono una priorità. Occorre quindi ridefinire un’idea di welfare che rimetta al centro le famiglie, con i bisogni prima di tutto ma anche con le potenzialità e le risorse che possono mettere a disposizione del sistema di cura. Infine, l’attivazione di tanti progetti di smartworking ha rimesso al centro la necessità di armonizzare i tempi di vita e di lavoro e di acquisizione di competenze di care givers.

Occorre cambiare modello di sviluppo. Non possiamo più tornare al mondo com’era un giorno prima del lockdown. Serve un salto di qualità, che nelle comunità locali significa investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria di scuole ed edifici pubblici, nell’ottica di una messa in sicurezza e di una riconversione energetica. Serve investire nella cura del territorio, e negli interventi di prevenzione contro il dissesto idrogeologico. Serve intervenire per consentire ai comuni di ampliare l’offerta abitativa residenziale pubblica. Serve portare almeno una biblioteca in tutti i comuni italiani, dando valore alle specificità culturali, storiche e turistiche dei nostri borghi e paesi, al fine di ingenerare un circolo virtuoso tra investimenti, occupazione lavorativa e competitività imprenditoriale. Serve un piano straordinario di riforestazione urbana. Così come occorre ripensare la mobilità nell’ottica di una radicale conversione ecologica: percorsi ciclopedonali sicuri, potenziamento trasporto pubblico locali, incentivi per l’uso della bicicletta anche per i borghi e i paesi, non solo per le città.

Dobbiamo dotare di specifiche risorse straordinarie gli Enti locali più colpiti dalla pandemia affinché continuino con efficacia a garantire servizi ai cittadini, con particolare attenzione alle categorie più fragili e deboli.

Si chiede la semplificazione legata alla burocrazia e a tutte le procedure per operare con la massima celerità e prontezza, per velocizzare le opere più importanti e gli interventi necessari, tramite uno snellimento ed una sburocratizzazione di tutti i procedimenti amministrativi.

Chiediamo di istituire un fondo speciale per i Comuni di almeno 5 miliardi ed un fondo straordinario per i comuni che patiscono una riduzione dei flussi turistici da questa emergenza, prevedendo modalità di assegnazione che tengano conto non solo della popolazione residente ma anche dell’incidenza in termini di contagio del Coronavirus e della localizzazione geografica sul territorio, favorendo i comuni nelle aree interne e di montagna.

Occorre conferire ai Sindaci i poteri necessari per operare con la massima celerità e prontezza per velocizzare le opere più importanti e la ripartenza.

Siamo per nuova idea di federalismo, lontano dalle sirene che negli ultimi anni hanno avvelenato un tema caro agli italiani sin dall’800. Durante questi mesi di emergenza, abbiamo dovuto interpretare in continuazione norme provenienti da Stato e Regioni (che hanno passato molto tempo a litigare tra loro spiacevolmente). Lo abbiamo fatto da soli. Per molti cittadini siamo stati l’unica presenza dello Stato vicino a loro. Dobbiamo ripartire da qua, togliere alcune rappresentanze territoriali ormai superate, ridare ruolo ai Comuni e, nel caso delle aree interne, alle Comunità Montane.

Dobbiamo superare la burocrazia. Abbiamo dimostrato che si lavora bene anche con meno vincoli burocratici inutili. Tenere ciò che serve per lavorare in maniera trasparente, e togliere il resto.

Creiamo un’alleanza delle montagne italiane, ed in generale, delle aree interne. Durante queste settimane ci siamo sentiti molte volte, per capire come agire, con paesi lontanissimi tra loro, ma che vivono situazioni molto simili.

Le nostre priorità sono quelle che consentiranno alla gente di restare a vivere nelle nostre comunità. Accanto al diritto di ciascuno di poter migrare per raggiungere la propria felicità, c’è spesso il racconto di non essere riusciti ad avere gli strumenti nel paese per realizzarsi. Dobbiamo cercare di colmare questo gap, puntando su infrastruttura digitale, ambiente, socialee, soprattutto educazione e bambini. Una serie di misure per incentivare ed agevolare il ritorno ai luoghi dell’emigrazione, perché oggi è possibile, ed è anche utile, sia alle città che ai borghi, e quindi all’Italia.

Chiediamo di sostenere le produzioni agroalimentari locali, biologiche e sostenibili e le realtà commerciali di vicinato.

In questi mesi c’è un intero pezzo di società che sembriamo aver dimenticato dal dibattito pubblico e dalle possibili soluzioni per restituire loro il vivere insieme: i bambini e i ragazzi. Occorre curare la funzione educativa della comunità in relazione alla responsabilità che ciascun individuo ha nella protezione della collettività ed in particolare della sua parte fragile.

Per questo abbiamo chiesto un piano straordinario di investimenti sul patrimonio edilizio scolastico, in modo da ripensare gli spazi e le modalità di gestione delle lezioni alla ripresa della didattica, pensando a modelli come le scuole nel bosco, le lezioni all’aperto, ecc. Servono a questo proposito linee guida chiare il più velocemente possibile, per consentirci di intervenire sugli edifici e creare le condizioni di sicurezza per alunni e personale.

Il mondo della cultura è uno tra i più colpiti. Occorre ripensare al più presto, insieme agli operatori culturali, la programmazione di rassegne, manifestazioni, festival, immaginando nuove modalità di incontro pubblico e condiviso, prevedendo al contempo risorse sufficienti a garantire un reddito a tutti gli operatori del settore, che sarà uno degli ultimi a ripartire.

E’ necessario ripensare profondamente gli spazi pubblici, avendo finalmente il coraggio di rivoluzionare il sistema della mobilità nel nostro Paese. Convertire tutte le risorse previste dal Governo centrale e dalle Regioni per un grande piano di interventi legati alla mobilità sostenibile, rilanciando il ruolo della bicicletta come punto di riferimento per la nostra convivenza con il virus all’interno degli spazi urbani, e del trasporto pubblico locale.

Caro Presidente, dobbiamo fare squadra, non come slogan ma come preciso impegno programmatico. Rilanciare il Paese dalla prospettiva dei paesi, che non sono il luogo del passato, ma un luogo di anticipo. I nostri borghi non chiedono di essere semplicemente abitati, ma abilitati. Armonizzando i tempi delle città, rallentando per prendere così la velocità degli ultimi, che questa crisi rischia di moltiplicare in un circolo vizioso che ci vedrà rincorrere le emergenze, più che programmare un futuro altro. A meno che non si riesca sul serio a mettere in campo una rivoluzione culturale all’altezza di questo tempo drammatico. Possiamo farcela, se lo faremo insieme.

Articolo del 23 Giugno 2020

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Il pesce che vive fino a 100 anni e si riproduce verso i 50

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 14:56

Uno studio francese ha dimostrato che il celacanto, un pesce gigante e misterioso sopravvissuto dai tempi dei dinosauri, può vivere anche 100 anni.

Una gravidanza di 5 anni

Le femmine di questa specie, del resto, non raggiungono la maturità sessuale fin verso la fine dei 50 anni, secondo lo studio pubblicato ieri sulla rivista Current Biology. I celacanti maschi sono sessualmente maturi tra i 40 ei 69 anni. La cosa forse più strana e unica in questi animali è che la gravidanza del pesce dura circa cinque anni. Pesci come questo, che si muovono lentamente e crescono a un ritmo molto lento, fino a raggiungere le dimensioni di un essere umano, sono soprannominati “fossili viventi”. I celacanti esistono da 400 milioni di anni, ma si pensavano estinti. Nel 1938 sono stati trovati invece al largo del Sudafrica e fino ad oggi gli scienziati pensavano che i vivessero al massimo 20 anni.

La scoperta

Ora, applicando una tecnica standard per la datazione del pesce commerciale, i ricercatori francesi hanno calcolato che in realtà vivono quasi un secolo.

I celacanti sono in pericolo d’estinzione, e agli scienziati è consentito studiare solo esemplari già catturati e morti.

Come si calcola l’età dei pesci

In passato, gli scienziati calcolavano l’età dei pesci celacanti contando le grandi linee sul dorso, e applicando una scala specifica. Con questo studio si è visto che linee più piccole potevano essere viste solo usando la luce polarizzata, una tecnica utilizzata per calcolare l’età dei pesci commerciali.

La luce polarizzata ha rivelato così cinque linee più piccole per ogni linea grande. I ricercatori hanno concluso che le linee più piccole erano meglio correlate a un anno di età del celacanto e ciò indicava che il loro esemplare più vecchio aveva 84 anni.

Con la stessa tecnica, si è poi studiata l’età di due embrioni e si è calcolato che il più grande aveva cinque anni e il più giovane nove. Quindi, si è ipotizzato che la gravidanza nei celacanti dura almeno cinque anni.

Estate, ecco i libri per bambini da mettere in valigia

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 11:45

Quali libri mettere in valigia per le sere d’estate? Il Premio nazionale Nati per Leggere, giunto alla sua XII edizione, anche quest’anno ha lavorato a sostegno delle eccellenze editoriali dedicate ai più piccoli. Diffusi oggi i finalisti per i libri nelle categorie 6-18 mesi, 18-36 mesi e 3-6 anni per la sezione Nascere con i libri.

FASCIA D’ETÀ 06-18 MESI

Fiori di Hervé Tullet, Franco Cosimo Panini editore. Fantastici, bizzarri, coloratissimi, i fiori del cartonato a fisarmonica di Tullet offrono al bebè una festa di esperienze sensoriali, tattili e visive – fondamentali nell’approccio al mondo per un bambino piccolo. Creando giochi di luce e di riflessi grazie agli inserti di acetato colorato e allo specchio finale, stimola la visione di forme e di colori e permette al bambino di acquisire famigliarità con le immagini bidimensionali dei libri.

La mia giornata di Raffaella Castagna, Lapis. Il massimo contrasto cromatico tra bianco e nero, oltre all’inserimento del colore giallo, rendono il cartonato visivamente leggibile al bambino piccolo e al contempo graficamente elegante. I cursori incuriosiscono il lettore nel dipanarsi delle immagini che rappresentano i diversi momenti della giornata di un bebè.

FASCIA D’ETÀ 18-36 MESI

Cosa dice piccolo coccodrillo di Eva Montanari, Babalibri. Piccolo coccodrillo si sveglia, fa colazione, va a scuola e gioca: il susseguirsi delle azioni di un’intera giornata è narrato attraverso una serie di onomatopee che favoriscono la lettura e lo scambio reciproco tra adulto e bambino. Metafora sonora di una giornata da bambino, dal risveglio al ritorno a casa con la mamma. Smack smack.

La torta è troppo in alto di Susanne Strasser, Terre di mezzo. Le immagini ben delineate e al contempo eleganti accompagnano un testo il cui andamento ripetitivo e cumulativo conquista i bambini, mentre invitano a cogliere con gli occhi i dettagli che le parole non raccontano, e sorprendono con il colpo di scena finale.

Tutti a nanna di Iris de Moüy, Fatatrac. Un carosello di animali della savana ribelli e recalcitranti al sonno viene raffigurato con tratti decisi e colori saturi in un formato orizzontale che esalta le caratteristiche figurative e il procedere narrativo in una semplice, lieve e scanzonata “storia della buonanotte”.

FASCIA D’ETÀ 3-6 ANNI

Domenica di Fleur Oury, Edt-Giralangolo. Giocato su due livelli, realistico e fantastico, il libro narra una meravigliosa storia in cui un segreto è celato oltre la siepe del giardino della nonna. Le coloratissime illustrazioni illuminano la storia, le assegnano quella dimensione misteriosa che si addice alle autentiche avventure: accendono la nostra mente e deliziano gli occhi.

In 4 tempi di Bernadette Gervais, L’Ippocampo. Come di fronte ad una finestra, il lettore esplora con sottile meraviglia ogni pagina, scoprendo una serie di intervalli temporali dalla qualità omogenea e insieme variabile. Immagini realistiche e dettagliate si accompagnano a un breve testo e a un layout che esaltano la qualità visiva e il procedere delle sequenze… in 4 tempi.

Piccolo in città di Sydney Smith, Orecchio Acerbo. Intenso e poetico, il libro conquista per la capacità di rendere da un lato il senso di spaesamento e disorientamento che un cucciolo (che sia un animale o un piccolo d’uomo poco importa) può provare in una città, e subito dopo il senso di sollievo nel tornare a casa, il luogo in cui sentirsi accolto e al sicuro. Le immagini rendono magnificamente la percezione sincopata della città e al contempo la bellezza del paesaggio urbano.

Il Premio Nazionale Nati per Leggere istituito dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Città di Torino, la Fondazione Circolo dei lettori, il Salone Internazionale del Libro di Torino, il Coordinamento nazionale Nati per Leggere e la rivista LiBeR, promuove la lettura condivisa con bambini in età prescolare all’interno della famiglia, degli asili nido, delle scuole dell’infanzia e delle biblioteche.

La giuria della XII edizione del Premio è stata presieduta da Angela Dal Gobbo,esperta di illustrazione e letteratura per l’infanzia, membro dell’Osservatorio editoriale NpL.Insieme alla Presidente altri undici membri con professionalità e competenze trasversali (la Vicepresidente Katia Rossi, Domenico Bartolini, Marnie Campagnaro, Stefania Lanari, Flavia Manente, Maria Teresa Martinengo, Fernanda Melideo, Patrizia Musco, Caterina Ramonda, Giuseppina Rio, Elena Scotti) sono stati chiamati a esprimere la propria valutazione su una rosa di 180 libri candidati.

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Come costruire un pollaio fai da te e consigli utili sulle galline

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 10:00

Il gusto delle uova fresche appena raccolte e la voglia di mangiare più sano ti ha spinto a voler costruire un pollaio? Questa è solo una delle motivazione per cui potremmo desiderare di avere delle galline vicino a casa!

Dal canale YouTube Bosco di Ogigia scopriamo insieme la progettazione e costruzione di un pollaio fai da te in permacultura con materiali riciclati, e tutti i consigli utili per tenere in salute le nostre amiche galline.

Fonte: Bosco di Ogigia

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Vuoi soldi in prestito dalle banche? Chiediti prima a che fine

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 08:00

Tutti vogliono soldi in prestito dalle banche. Piccoli, medi e grandi imprenditori, nessuno è escluso, bussano alle porte degli istituti di credito per evitare il default.

Ecco il punto. La finalità della destinazione dei finanziamenti, come si dice in “banchese”, non è lo sviluppo ma la sopravvivenza.

Vi è in Italia, infatti, una opinione diffusa che la carenza di credito sia oggi uno dei più gravi vincoli alla crescita economica del Paese. In certe sue varianti estreme, questa linea di pensiero arriva ad argomentare che l’attuale recessione e addirittura l’intera crisi finanziaria, siano dovute a una contrazione del credito.

Non vi scandalizzate se vi dico che la verità è esattamente all’opposto. La crisi che stiamo vivendo e che vivremo nei prossimi mesi è nata dall’eccesso di credito, non dalla sua carenza. E la pandemia non è la causa principale. La pandemia ha solo accelerato un processo che in Italia pre-esiste alla crisi di una ventina di anni, e che è semmai aggravata, o quantomeno perpetuata, da un eccesso di dipendenza dal credito bancario. L’Italia, all’interno della crisi globale, soprattutto nel settore delle PMI, soffre di una sua specifica incapacità di generare sviluppo e l’assenza di credito è solo un capo espiatorio assai in voga.

Tutte le esperienze professionali che ho vissuto negli ultimi trenta anni confermano un punto: non è l’espansione del credito il motore dello sviluppo, meno che mai l’espansione del credito indifferenziata, o peggio, a sostegno di tutte le imprese in crisi.

Più credito uguale meno sviluppo: ecco il paradosso che sembra emergere dalle osservazioni fatte in tutti questi anni.

La responsabilità del sistema bancario – mica poteva mancare – si evidenzia in 3 punti:

1. Innanzitutto, l’espansione del credito non è il solo e neanche il principale motore dello sviluppo economico: le banche possono (e devono) contribuire allo sviluppo in molti altri modi, anche più importanti del credito, come il collocamento dei mini bond.

2. In secondo luogo, l’espansione indifferenziata del credito sarebbe oggi addirittura dannosa, dato che il 50-60% del credito è attualmente allocato a imprese e settori in crisi strutturale; è cruciale ai fini dello sviluppo economico che i nuovi flussi di credito siano allocati alle imprese con le maggiori prospettive di crescita.

3. Infine, al di là della riallocazione e/o espansione del credito, il contributo del sistema bancario alla sopravvivenza delle imprese dovrebbe consistere nella capacità di rispondere alle diverse situazioni competitive presenti nel nostro tessuto economico, con strumenti differenziati. Perché sostanzialmente nel nostro paese, in questo momento, abbiamo un gruppo assai numeroso di imprese stagnanti e già in forte crisi finanziaria che richiede strumenti di ristrutturazione e gestione della crisi che rimpiazzino l’attuale utilizzo del credito come palliativo. All’estremo opposto, troviamo un gruppo piccolo ma importantissimo di imprese in forte crescita e molto solide, che invece richiede di essere sostenuto con una gamma assai ampia di strumenti a supporto dello sviluppo, all’interno dei quali il credito è solo una piccola parte.

Ma non è solo colpa delle banche

Prodromico al credito dovrebbero esservi piani di sviluppo chiari e sostenibili, sostenuti da una dote adeguata di capitale di rischio che non è da confondere, tipico lapsus del piccolo imprenditore, con il patrimonio personale a garanzia delle linee di credito. Una azienda ben capitalizzata può sostenere piani di sviluppo; un imprenditore con un soddisfacente quadro B (immobili) della dichiarazione dei redditi non produce sviluppo.

Non solo, ma a valle dovrebbero esservi anche forme di advisory finanziario, anche presenti in azienda sotto forma di temporary manager, rivolte a definire il pacchetto di supporto più appropriato per i piani di investimento aziendale, o addirittura forme di advisory che entrino nel merito degli stessi progetti (es. aiutando a valutare l’attrattività relativa di potenziali nuovi mercati).

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70 milioni per eolico e fotovoltaico | Varato ufficialmente il Green pass | Nuovo stop ai licenziamenti sempre più lontano

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Il governo vara ufficialmente il Green pass. Come funziona e dove si scarica, da oggi;

Il Giornale: Il fratello di Saman ha tentato la fuga dalla comunità;

Il Manifesto: «Interessi, non fiducia» Tra le due potenze scoppia la pace fredda;

Il Mattino: Diminuiscono i contagi, ospedali vuoti: Campania in zona bianca da lunedì;

Il Messaggero: Assegno unico, al via le domande per il periodo ​dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022;

Ilsole24ore: Iran, verso la presidenza a Raisi in un voto sospeso fra Covid e voglia di astensione;

La Repubblica: Un nuovo stop ai licenziamenti sempre più lontano: dal primo luglio almeno 70mila posti di lavoro a rischio per edilizia e manifattura;

Il Fatto Quotidiano: Recovery, 70 milioni per eolico e fotovoltaico offshore a Ravenna. “Prime risorse per il progetto che ha come partner la Saipem”;

Leggo: Denise Pipitone, svolta a Vita in Diretta. Alberto Matano: «Abbiamo scoperto la bugia. Gli alibi vengono smontati…»;

Tgcom24: Luana D’Orazio, la perizia: il quadro elettrico sarebbe stato manomesso;

FRIGO VUOTO… O NO?

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 19:00

Se hai appena traslocato, devi gestire un figlio adolescente e una newco appena nata  (il primo impegno più complesso del secondo, decisamente) può capitare che non trovi, letteralmente, il tempo di fare la spesa

Per me Deliveroo non è la soluzione: sono di una generazione per la quale per “cenare”  bisogna prima  “cucinare per la cena”. Oppure si va al ristorante.. Devo dirlo, non mi piace godere del servizio di poveri cristi sottopagati. E’ vero: se non fossero sottopagati probabilmente non sarebbero pagati affatto, ma Deliveroo & company potrebbero decidere di fare (un po’) meno quattrini, e trattare più umanamente chi quei quattrini glieli fa fare. Ma questo è un altro discorso.

Dicevamo: una cena da allestire, con un adolescente che mangia come un toro in calore, e la spesa che non ho avuto il tempo di fare. Allora? 

Allora apri il frigo, guardi la dispensa, e capisci che devi arrangiarti e usare un sacco di fantasia. 

Vedi una cipolla, nello scomparto in basso a destra, e nel piccolo scaffale sulla porta del frigo un uovo che occhieggia, solo come Siddharta nel deserto. Prendi anche quello, ma un uovo solo non basta per una frittata. E allora? 

Noti (si, il bisogno di cibo rende lucidissimi) una bottiglia di latte che sembra vuota. No! Un fondo di latte c’è!!! 

Allora prendi anche quella, e mentre lo fai  ti ricordi che nella dispensa dovrebbe esserci un po’ di farina

Allora rosoli metà cipolla, versi nella padella l’uovo sbattuto insieme al mezzo bicchiere di latte e a due cucchiai di farina integrale (quelli trovati in dispensa). La frittata è fatta.

Ok.  Ma questo è, diciamo cosi, il secondo. E il primo? (ti chiedi mentre il figliuolo domanda, un filo innervosito: “ Pà, allora cosa si mangia stasera?”).

Mi viene in soccorso la cultura nazionale: In Italia si mangia pastasciutta. E  una mezza busta di fusilli Rummo casa  Giammarco può metterli a disposizione. Ok. 

Ma conditi con cosa? Torno a guardare il frigo come si consulta l’Oracolo di Delfi e, reso occhiuto dalla fame, noto in posizione defilata un tubo di pasta di acciughe, che avrei gettato da mò (se avessi avuto tempo di farlo).

 In realtà quel tubo, se lo lisci e lo strizzi come fosse la caviglia della tua amante feticista qualcosa produce ancora, e quel qualcosa lo metti a rosolare con quello che è rimasto della cipolla di cui sopra, insieme a una manciata di prezzemolo morente che era in un vaso, sul balcone.

Poi mi ricordo che in una busta di carta ho conservato vecchie fette di pane: ne faccio pan grattato, lo tosto un attimo e lo metto da parte per spolverarci la pasta, come fosse parmigiano (“che cos’è il genio?: Fantasia, intuizione e velocità di esecuzione” Amici Miei, Mario Monicelli).

 La cena è servita. E Il figliuolo a fine pasto commenta: “però, papi…!”

Vi risparmio i menu dei due giorni successivi, prima di riuscire  alfine a fare il benedetto “spesone all’Esselunga” (non sono in Rai e quindi posso citare tutti i marchi che voglio). 

Ma lo schema di gioco è stato il medesimo e io e mio figlio ci siamo nutriti, anche con una certa soddisfazione. 

Questa sturiellètt, mi rendo conto, non è particolarmente glamour, ma qualche dritta me l’ha data (e ve l’ho raccontata  per condividerne con voi la morale). 

Noi sprechiamo un botto di cibo e  un sacco di soldi, e  ci perdiamo pure qualche bella gratificazione. 

Mi spiego meglio: 
  1. se avessi avuto tempo di fare la spesa quasi tutto quello che ho cucinato in quei giorni sarebbe rimasto in frigo, e poco dopo finito nella spazzatura. 
  2. In quei giorni, per ragioni di forza maggiore, non ho speso cento euro (almeno..) al super. 
  3. Ma ho mangiato, bene, e forse più sano del solito.
P.S.

Quando ho sistemato lo spesone il frigo l’ho trovato vuoto. Ragazzi, credetemi, COMPLETAMENTE VUOTO, come quando me lo avevano installato. 

In quei giorni bui penso di aver ricettato come una massaia abruzzese di una famiglia povera nel basso medioevo. 

Non è stato banale, ma ho capito cose vuol dire restituire al cibo il valore che merita e mi sono ricordato di nonna Amalia, che mi mollava un ceffone se posavo una pagnotta al contrario (cocciaecùlo, diciamo a Sulmona).

Se dopo questa lettura vi sentirete un po’ pirla mentre pensate di salvare il pianeta,  ordinando una costata di manzo “morto felice” a km 0 invece che rivedendo radicalmente il vostro stile di consumo, io, un pirla come voi, ho raggiunto il mio scopo.  

E adesso scusate che devo andare, il super chiude fra mezz’ora.

Foto di Dev Benjamin

Covid-19, da oggi si può avere la Certificazione verde

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 18:24

Sul sito dedicato www.dgc.gov.it, è già possibile compilare il documento digitale che rende più semplice l’accesso ad eventi e strutture in Italia e che faciliterà dal 1° luglio gli spostamenti in Europa. Il documento gratuito, in formato digitale e stampabile, che facilita nel nostro Paese la partecipazione a fiere, concerti, gare sportive, feste e cerimonie religiose o civili, l’accesso alle residenze sanitarie assistenziali e lo spostamento in entrata e in uscita da territori eventualmente classificati in “zona rossa” o “zona arancione” è da oggi realtà.

Come funziona

La certificazione – frutto del lavoro congiunto di Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, in collaborazione con la Struttura Commissariale per l’emergenza covid-19 e con il supporto del partner tecnologico Sogei – contiene un QR Code che ne verifica autenticità e validità. Il documento attesta una delle seguenti condizioni: la vaccinazione contro il Covid-19, l’esito negativo di un tampone antigenico o molecolare effettuato nelle ultime 48 ore o la guarigione dall’infezione. A tutela dei dati personali, il QR Code della certificazione andrà mostrato soltanto al personale preposto per legge ai controlli.

Il via libera il 28 giugno

Con l’attivazione della piattaforma nazionale realizzata e gestita da Sogei, a partire da giovedì 17 giugno, i cittadini potranno iniziare a ricevere le notifiche via email o sms con l’avviso che la certificazione è disponibile e un codice per scaricarla su pc, tablet o smartphone. L’invio dei messaggi e lo sblocco delle attivazioni proseguiranno per tutto il mese di giugno, e sarà pienamente operativo dal 28 giugno, in tempo per l’attivazione del pass europeo prevista per il 1° luglio.

La Certificazione verde COVID-19 si potrà visualizzare, scaricare e stampare su diversi canali digitali:

•          sul sito dedicato www.dgc.gov.it

•          sul sito del Fascicolo Sanitario Elettronico Regionale www.fascicolosanitario.gov.it/fascicoli-regionali

•          sull’App Immuni

•          e presto sull’App IO

Come trovare supporto

In caso di difficoltà, o indisponibilità, nell’uso di strumenti digitali, saranno coinvolti medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacisti che hanno accesso al sistema Tessera Sanitaria. Dal 1° luglio la Certificazione verde COVID-19 sarà valida come Eu digital COVID certificate e renderà più semplice viaggiare da e per tutti i Paesi dell’Unione europea e dell’area Schengen.

Per tutte le informazioni è disponibile il sito www.dgc.gov.it

e il Numero Verde della App Immuni 800.91.24.91, attivo tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 20

Consulenti finanziari: le commissioni sul risparmio gestito sono pari all’inflazione dell’Afghanistan

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 17:00

E diventa incomprensibile quando si traduce in “banchese“, il linguaggio dei bancari/banchieri o, ancora peggio, in operazione di vetrina per i professori da tastiera, tra cui anche i consulenti finanziari che, influenzati da un leggero (!!!) conflitto di interessi, cercano di confondere le prede.

L’obiettivo che mi pongo ogni volta che scrivo di questi argomenti è la comprensione anche da parte di mia figlia Alessandra di 18 anni. È chiaro per Alessandra? Lo ha capito Alessandra?

Su queste basi ritorno su un tema gia’ analizzato la settimana scorsa e che riguarda la resistenza attiva manifestata da banche e reti di fronte alla decisione dei risparmiatori di tenere le loro disponibilità “liquide” sui conti correnti e sui depositi a risparmio.

La “resistenza attiva” si manifesta in due modi

Il primo atto di opposizione, molto più diretto e trasparente, si rivela, come ha fatto Fineco, sotto forma di “inviti” a tutti i correntisti inattivi (privi cioè di contratti di finanziamento o investimento) con oltre 100.000 euro sul conto, ad effettuare operazioni di investimento su prodotti diversi dai conti correnti.

Ma se entro due mesi dalla comunicazione, il cliente decide di non voler investire in prodotti finanziari, allora Fineco, ne ha diritto, rescinde il contratto.

Il secondo, molto piu’ subdolo e fantasioso, riguarda invece l’applicazione sui conti correnti di una “commissione di giacenza” in luogo dei tassi negativi che, in Italia, sarebbe resa inefficace dal Codice Civile che nel “Capo XVI – Del conto corrente” all’art. 1825 prevede che “…….sulle rimesse decorrono gli interessi nella misura stabilita dal contratto o dagli usi ovvero, in mancanza, in quella legale”.

In pratica si stabilisce che ciascun deposito costituisce un credito idoneo a produrre interessi che si suppongono non negativi.

Ebbene di fronte a questo scenario i consulenti finanziari camuffati da filantropi sostengono una tesi molto affascinante.

Piuttosto che definire il ruolo (ma vuoi essere un risparmiatore o un investitore?), ritengono, appunto, di convincere i risparmiatori con la favola della spinta inflattiva post pandemica che potrebbe erodere il valore delle disponibilità liquide.

Semplifichiamo il loro ragionamento: se oggi a Milano con 50 euro mangi due pizze al ristorante, domani, continuando a tenere quei 50 euro sul conto, dovrai andare a cena da solo. Meglio quindi investirli in “qualcosa” che ti permetta di conservare il valore delle due pizze.

Ragionamento che non farebbe una piega se non fosse che i consulenti benefattori dimentichino di far vedere tutto il film fermandosi solo all’ultima scena.

Innanzitutto si tratta di una liquidità prodottasi per effetto della riduzione delle spese durante il lockdown e che sconta l’incertezza del momento per una visione di piu’ lungo termine.

Come faro’ a pagare domani le tasse congelate? Come paghero’ tra tre mesi le rate del mutuo che ha beneficiato della moratoria?

Inoltre ricordiamo che oggi in Italia l’inflazione oscilla tra il 1,2% e il 1,3% come variazione annuale e per il 2022 e’ prevista una crescita nell’UE del 1,5%.

Ora volete sapere quante e quali commissioni paga un risparmiatore che dovrebbe investire in prodotti del risparmio gestito (fondi, polizze, ecc), quelli prevalentemente offerti in alternativa al risparmio inattivo, e di cui non hanno la piena consapevolezza visto che molti costi sono addebitati direttamente sul valore della quota del fondo?

Abbiamo verificato un po’ di prospetti informativi di questi prodotti finanziari ed abbiamo trovato:  

  • Commissioni di sottoscrizione
  • Commissioni di gestione
  • Commissioni a tunnel di uscita
  • Commissioni di performance
  • Commissioni di copertura
  • Commissioni di negoziazione
  • Commissioni di switch
  • Spese di revisione: le spese dovute alla società che rivede il bilancio annuale dei fondi;
  • Spese di pubblicazione del valore della quota, in quanto la legge prevede che la quota venga pubblicata su un giornale con ampia diffusione;
  • Compenso per la banca depositaria: costi collegati al deposito dei titoli presso una banca;
  • Spese legali e giudiziarie: tutte le spese collegate all’istituzione o modifiche legali legate al fondo;
  • Commissioni di distribuzione: commissioni pagate al distributore del fondo.
  • Costi di liquidità (cash drag)

Vi assicuro che sarebbe meglio andare in Afghanistan dove l’inflazione è solo al +5%!!

7 modi per utilizzare i calzini, ma non ai piedi!

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 15:00

Riuso e riciclo con creatività! Come si legge dal canale YouTube SagaceCalze e calzini sono stati creati per coprire i piedi, ma praticamente in ogni cassetto ci sono dei calzini spaiati che cercano invano i propri partner. Ma questo non è un buon motivo per abbandonarli. Oggi vi mostriamo 7 trucchi fai da te di riciclo calzini, che non solo danno nuova vita ai calzini spaiati, ma che spesso sono la soluzione a fastidiosi problemi della vita quotidiana.

Fonte: Sagace

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I sindacati si riprendono le piazze e vincono contro i big della logistica

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 09:00

Dopo 10 giorni ininterrotti di sciopero, il Sindacato Italiano Cobas ha vinto la sua prima battaglia per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori che operano nel settore della logistica Piacenza.

È stato firmato un accordo tra le parti e le aziende (CEVA, C&M Book Logistics e il consorzio GSL le più grandi) hanno recepito in toto le richieste dei lavoratori. Eccole riassunte in quattro punti:

  • Garanzia occupazionale per le persone spostate momentaneamente nel sito Mondadori, qualora dovesse chiudere torneranno nel magazzino principale.
  • Nessun licenziamento in ragione dei nuovi macchinari.
  • Riconoscimento dal 1 giugno 2021 di un ticket mensa di 5,29 euro.
  • Apertura di un confronto sul riconoscimento dell’integrazione al 100% della malattia.

Richieste di buon senso, persino banali, come quella relativa al fatto (scoperta tolemaica?) che sì, anche i lavoratori della logistica si ammalano. Eppure fino a poche settimane, pochi giorni fa, queste legittime richieste non erano state ancora ascoltate. Un “passo da giganti, ottenuto grazie alla forza e alla determinazione degli operai e al senso di abnegazione dei responsabili sindacali che con loro hanno trascorso una settimana in presidio” scrive a mezzo stampa il Sindacato Cobas, l’unico ad avere perseguito la via dello sciopero, che sarebbe stata invece osteggiata dagli altri sindacati, CIGL e CISL, a partire dai loro dirigenti:

“Ci chiediamo come si sentono ora quei dirigenti di CGIL e CISL che per anni hanno calunniato il S.I.Cobas e invitato i loro iscritti a non scioperare, ora che proprio questi iscritti beneficeranno delle conquiste ottenute da noi! Siamo sicuri che molti li saluteranno e li lasceranno a riflettere sul quanto sia stupido stare sempre dalla parte del padrone!”

Domani, 18 giugno, ci sarà lo sciopero generale della logistica proclamato già da tempo dal SiCobas, sul quale hanno fatto convergenza l’Adl-Cobas, ma anche USB e CUB, le altre due grandi sigle del sindacalismo di base.

(foto SiCobas via Facebook)

Taci, la lampadina ti ascolta!

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 08:00

Un team di ricercatori israeliani ha scoperto un sistema per “spiare” le conversazioni a distanza grazie alle vibrazioni delle lampadine presenti nell’ambiente dove le persone parlano.

Per Lamphone basta una lampadina, ma appesa

Il sistema, chiamato Lamphone consente di decrittare il contenuto di una conversazione anche a 25 metri di distanza.

“Tutti i suoni in una stanza possono essere rilevati senza hackerare nulla e senza nascondere un dispositivo sul posto. Devi solo avere nel tuo campo visivo una lampadina sospesa con il filo alla plafoniera”, ha spiegato Ben Nassi, direttore della ricerca, alla rivista Wired. Ha anche chiarito che questa tecnica “non funziona nel caso di una lampadina direttamente attaccata al soffitto o montata su una lampada da tavolo”.

Il video che spiega come funziona

Qui il video che spiega il funzionamento di Lamphone preparato da Ben Nassi con il suo team di ricercatori israeliani.

Ascoltare i Beatles e Trump trasmessi a casa degli altri

“Quando le onde sonore raggiungono una lampadina, la sua superficie vibra,” spiega Nassi. “Il risultato è uno sfarfallio debole della luce emessa, che se invisibile ad occhio nudo può essere rilevato da appositi sensori.” Questi sfarfallii vengono misurati e convertiti in un segnale elettrico, che a sua volta si trasforma in informazioni digitali che un programma informatico ad hoc decodifica eliminando il rumore di fondo.

Il risultato è abbastanza preciso da consentire ai ricercatori di identificare la canzone Let it Be dei Beatles o Clocks dei Coldplay o di trascrivere un estratto del discorso di Donald Trump trasmessi nella stanza osservata a distanza.

Chiudete le tende!

Gli autori di questo studio, che affermano di essere stati i primi ad essere sorpresi dal risultato, affermano che cercano di pubblicizzare la loro scoperta per incoraggiare le istituzioni e le organizzazioni a proteggersi da questo tipo di spionaggio.

Insomma, se avete delle cose riservate da dirvi è meglio chiudere le tende!

Articolo del 21 Giugno 2020

Francia: «Stop mascherina all’esterno» | Ue e Usa, stop ai dazi | Roma, allarme bomba in centro

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Mascherine, la Francia decide di anticipare tutti: «All’esterno non si mettono più»;

Il Giornale: L’Italia è una “macchina da guerra”: la Svizzera finisce ko;

Il Manifesto: I sindacati si riprendono le piazze: no ai licenziamenti;

Il Mattino: Ue e Usa, stop ai dazi: ok al «made in Italy»;

Il Messaggero: Londra cambia strategia: «Convivere con il Covid, altra ondata in autunno»;

Ilsole24ore: La Fed resta paziente ma anticipa il prossimo rialzo dei tassi – La giornata di Borsa;

La Repubblica: Roma, allarme bomba in centro: scoperto ordigno artigianale su un’auto. “Non è esploso perché qualcosa non ha funzionato” Video;

Il Fatto Quotidiano: Usa e Russia divisi su cybersicurezza. Ma si apre uno “spiraglio di fiducia”. Putin: “Biden preparato, non è Trump”. L’americano: “No a una nuova guerra fredda”;

Leggo: Strage del Mottarone, spunta il video dell’impatto: la cabina si impenna e torna indietro;

Tgcom24: INGANNATA CON UN MESSAGGIO – Saman, sms “trappola” inviato dalla madre per farla tornare a casa: “Stiamo morendo, faremo come vuoi”;

Lo Stato lascia che le mega aziende ti riempiano di piccole fregature!

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 19:00

Tempo fa alcune aziende telefoniche si misero d’accordo e iniziarono a fatturare ai clienti ogni 28 giorni invece che una volta al mese. Cosa vuoi che siano due giorni?!? Ma alla fine dell’anno invece di pagare 12 canoni mensili ne pagavi 13. Le associazioni consumatori fecero fuoco e fiamme e la furbata fu bloccata. Poi molti consumatori aderirono ad azioni legali di gruppo (Class Action) per riavere il denaro pagato in più. Ma molti non si sono presi la briga e ci hanno rimesso e basta. E le aziende colpevoli se la sono cavata con una multa ridicola, rispetto al volume di denaro incassato illecitamente.

Quattordici anni fa, quando mia madre era al Senato, presentammo un pacchetto di “10 leggi facili per cambiare l’Italia” con la consulenza di Marco Marchetti, avvocato a Perugia. Una legge proponeva la possibilità di organizzare anche in Italia Class Action sul modello Usa. L’altra legge riguardava l’istituzione di una autority che verificasse la correttezza dei “contratti di massa”, cioè di quei contratti standard che le grandi aziende propongono a un gran numero di persone, su beni o servizi indispensabili (comunicazione, energia, trasporti, eccetera).

Leggi l’articolo completo su Il Fatto Quotidiano