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La statua di Robin Williams di Roosevelt? | Oms: la pandemia accelera | Venduti biglietti aerei per voli cancellati

People For Planet - Mar, 06/23/2020 - 06:25

llsole24ore: Alitalia, grandi manovre ma nebbia sul traguardo. Tavolo con Air Dolomiti (Lufthansa) – Pioggia di aiuti di Stato per salvare le compagnie – Lufthansa, piano in ostaggio dell’azionista ribelle;

Il Mattino: Morto Pierino Prati, storico attaccante di Roma, Milan e Fiorentina;

La Repubblica: Come in “Una notte al museo”: Ben Stiller propone una statua di Robin Williams per sostituire quella del presidente Roosevelt;

Tgcom24: Regionali: Berlusconi, Salvini e Meloni trovano l’accordo sui nomi dei candidati | Forza Italia: ecco il piano per il rilancio;

Il Fatto Quotidiano: Conte a ilfattoquotidiano.it: ‘Concessioni Autostrade? Sto sollecitando i ministri, dossier va chiuso subito. Atlantia: ‘Trattiamo ancora. Milleproroghe illegittimo’;

Corriere della Sera: L’estate dei voli fantasma: alcune compagnie vendono biglietti per aerei che non voleranno;

Leggo: L’Enac: «Multe alle compagnie che cancellano i voli con la “scusa” del Covid e rimborsano con voucher»;

Il Manifesto: Usa, ore di filmati sui manifestanti. I dem: «Abuso ingiustificato»;

Il Giornale: La “rapina” della patrimoniale? Ecco chi può “colpire” davvero;

Il Messaggero: Oms: pandemia accelera nel mondo. Brasile chiude confini per 15 giorni. Germania, mattatoio-focolaio. L’indice Rt schizza a 2,88 Test sierologici e Immuni, il doppio flop della Fase 3. Ricciardi: non si fidano della scienza;

Fase3, ecco cosa succede se compri un biglietto aereo

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 16:00

“Ho acquistato un biglietto A/R Alitalia per me e mia figlia in data 30 maggio: Milano Linate–Catania, partenza 14 luglio, rientro 5 agosto. Non ero sicurissima delle date ma ho fatto l’acquisto perché sul sito veniva specificato che comprando il biglietto prima del 31 maggio si aveva diritto al cambio gratuito“. A parlare è S.R., una mamma milanese che adesso si ritrova nei guai. “Nel biglietto che mi viene recapitato la specifica non compare. Anzi, viene detto che non ho diritto a nessun cambio. A inizio giugno mi è chiaro che la partenza il 14 luglio non è compatibile con i miei impegni e comincio a chiamare il customer center per capire se il cambio si può fare. Provo tutti i giorni, a orari diversi, alla linea a pagamento ma anche quella riservata a chi chiama dall’estero. Perdo al telefono in media due ore al giorno, ma non riesco a parlare con nessuno. Provo a contattare Alitalia sulla pagina FB, attraverso la chat. Mi risponde un bot che mi invita a scrivere direttamente in pagina. Procedo. Mi risponde “Roberta” (una persona? Un bot?) che si dice molto dispiaciuta e mi invita a riprovare con il call customer. Provo anche con Twitter: nessuna risposta. Dopo due giorni, “Roberta” si fa viva per sapere come è andata. Nel frattempo, scopro che il mio volo da Linate non c’è più, ma nessuna comunicazione mi è stata data. Al momento è tutto: ho passato circa 30 ore al telefono (senza ottenere nulla). Non so cosa ne è stato del mio volo: cancellato? spostato? Non so se potrò fare il cambio promesso. In compenso, c’è questa Roberta che si fa viva di tanto in tanto per sapere come va”.

Un incubo per molti

Alitalia e molte altre compagnie aeree europee sono nella bufera. Da noi il Codacons ha presentato un esposto all’Antitrust ipotizzando una pratica commerciale scorretta e una denuncia alla Procura di Roma con l’ipotesi di truffa. Sono molti i passeggeri che, come chi ci ha scritto da Milano, battono i pugni per far valere i propri diritti.

Certamente il comparto aereo è uno dei settori più colpiti dalle conseguenze provocate dal coronavirus. Come spiega Il Messaggero, Alitalia e la spagnola Iberia del gruppo Iag, che controlla anche British Airways, e Easyjet, hanno cancellato dei voli all’improvviso senza restituire i soldi del biglietto ai passeggeri.

Come fare liquidità velocemente?

In sostanza pare che le compagnie aeree cancellino i voli semivuoti e offrano dei voucher a chi lasciano a terra, perché scelga altre date. Peccato che sia illegale: l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, aveva chiarito che se la cancellazione avviene per cause non riconducibili all’emergenza sanitaria, e così non è più dal 3 giugno, i passeggeri devono essere risarciti dei biglietti: devono riavere i soldi, non un biglietto alternativo. Lo stesso ente, in seguito alle numerose denunce ricevute, ha già richiamato i vettori italiani al rispetto del regolamento comunitario n. 261 del 2004.

La questione pare coinvolgere migliaia di passeggeri in tutta Europa. In Spagna, ad esempio, il governo minaccia sanzioni nei confronti di una ventina di vettori, tra cui Air France, Lufthansa, Air Europa e Ryanair, che non hanno offerto rimborsi per i voli cancellati.

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L’Umbria: il cuore verde d’Italia che ha dimenticato il rosa

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 15:00

Pioveva pure, ieri pomeriggio a Perugia, ma questo non ha scoraggiato il migliaio di donne che, mantenendo le distanze di sicurezza, indossando mascherine e un capo di abbigliamento rosso, si sono trovate in Corso Vannucci, nel centro del capoluogo umbro per protestare contro la delibera della Regione Umbria che cancella la possibilità di effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica nel proprio domicilio o in regime di day hospital e impone un ricovero di tre giorni in ospedale.

Quella che può sembrare a un occhio poco critico una misura di “protezione” in realtà è una grossa limitazione all’autodeterminazione  delle donne. Un ricovero significa dover raccontare a tutti perché, avere a che fare con medici e infermieri, coinvolgere la famiglia, allungare i tempi, ecc.

Uno schiaffo alle donne e all’autodeterminazione che nega loro il metodo di interruzione di gravidanza più veloce e meno invasivo, tanto dal punto di vista fisico quanto psicologico, finendo per disincentivarlo e aprendo, potenzialmente, la strada a nuove pericolose forme di clandestinità.” scrive il giornalista Lorenzo Tosa, nella sua pagina Facebook.

Come diceva una ragazza al microfono ieri pomeriggio: «Perché le ragazze umbre dovrebbero essere diverse da quelle inglesi o portoghesi? perché una donna deve essere protetta come se fosse incapace, perché solo adesso tutti si scandalizzano quando sono anni che hanno lasciato svuotare i consultori umbri, perché in Toscana, Puglia, Emilia Romagna le donne ottengono la contraccezione gratis e qui no?».

La manifestazione è stata organizzata dal comitato Liberi di Scegliere e una delle organizzatrici annuncia: «Iniziamo qui la nostra attività, perché più diritti riproduttivi siano garantiti, la sessualità libera, l’accesso all’aborto privo di ostacoli, le narrazioni non siano impregnate di stereotipi e paternalismo. Facciamo partire da qui un appello a tutto il Paese, cambiamo insieme questo sistema patriarcale, per poter essere libere di scegliere sul nostro corpo”.

A chi, come chi scrive, ha una certa età, le parole “libere di scegliere sul nostro corpo” fanno tornare alla mente anni di lotte, di collettivi, di discussioni, di cortei, quando i capelli erano ancora tutti scuri e la vita non aveva ancora lasciato le sue rughe sul viso. Commovente nostalgia e consapevolezza che le cose che sembrava sarebbero cambiate entro pochi giorni, in realtà sono rimaste invariate a distanza di decenni.

Pare che la governatora Tesei abbia avuto l’incoraggiamento entusiasta per questa bella idea dal senatore Pillon, l’ex ministro della Famiglia e organizzatore a marzo del 2019 – circa un secolo fa – aveva organizzato a Verona il Congresso Mondiale delle Famiglie, dove veniva donato ai partecipanti come simpatico gadget un feto di plastica.

Il Comitato organizzatore “Liberi di scegliere” ha lanciato anche una petizione su change.org che ha raggiunto le 42mila firme.

Nella petizione si legge, tra l’altro: “Un ricovero prolungato, non necessario, non farà altro che ledere ulteriormente la psiche di chi si trova a compiere una scelta, in ogni caso delicata e affatto semplice, oltre ad appesantire, inutilmente, il già provato sistema sanitario. Uno sperpero di denaro pubblico totalmente ingiustificato, motivato soltanto da un velato meccanismo punitivo nei confronti di quelle donne che compiono una scelta che mal si concilia coi valori arcaici e retrogradi di questa giunta; quando l’accesso alla contraccezione d’emergenza dovrebbe essere facilitato e non ostacolato.

Con questa decisione e questo metodo invasivo, riportiamo indietro le lancette nel tempo di più di mezzo secolo, per le donne umbre, eliminando tutti quei diritti inalienabili che si erano acquisiti con tanta fatica e orgoglio

Non lo permetteremo. Dalle parte delle donne, della civiltà e del futuro, sempre!”

Adelante donne! Perché mai come ora l’utero è nostro e ce lo dobbiamo gestire noi!

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Foto di fausto manasse da Pixabay

Vuoi soldi in prestito dalle banche? Chiediti prima a che fine

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 12:30

Tutti vogliono soldi in prestito dalle banche. Piccoli, medi e grandi imprenditori, nessuno è escluso, bussano alle porte degli istituti di credito per evitare il default.

Ecco il punto. La finalità della destinazione dei finanziamenti, come si dice in “banchese”, non è lo sviluppo ma la sopravvivenza.

Vi è in Italia, infatti, una opinione diffusa che la carenza di credito sia oggi uno dei più gravi vincoli alla crescita economica del Paese. In certe sue varianti estreme, questa linea di pensiero arriva ad argomentare che l’attuale recessione e addirittura l’intera crisi finanziaria, siano dovute a una contrazione del credito.

Non vi scandalizzate se vi dico che la verità è esattamente all’opposto. La crisi che stiamo vivendo e che vivremo nei prossimi mesi è nata dall’eccesso di credito, non dalla sua carenza. E la pandemia non è la causa principale. La pandemia ha solo accelerato un processo che in Italia pre-esiste alla crisi di una ventina di anni, e che è semmai aggravata, o quantomeno perpetuata, da un eccesso di dipendenza dal credito bancario. L’Italia, all’interno della crisi globale, soprattutto nel settore delle PMI, soffre di una sua specifica incapacità di generare sviluppo e l’assenza di credito è solo un capo espiatorio assai in voga.

Tutte le esperienze professionali che ho vissuto negli ultimi trenta anni confermano un punto: non è l’espansione del credito il motore dello sviluppo, meno che mai l’espansione del credito indifferenziata, o peggio, a sostegno di tutte le imprese in crisi.

Più credito uguale meno sviluppo: ecco il paradosso che sembra emergere dalle osservazioni fatte in tutti questi anni.

La responsabilità del sistema bancario – mica poteva mancare – si evidenzia in 3 punti:

1. Innanzitutto, l’espansione del credito non è il solo e neanche il principale motore dello sviluppo economico: le banche possono (e devono) contribuire allo sviluppo in molti altri modi, anche più importanti del credito, come il collocamento dei mini bond.

2. In secondo luogo, l’espansione indifferenziata del credito sarebbe oggi addirittura dannosa, dato che il 50-60% del credito è attualmente allocato a imprese e settori in crisi strutturale; è cruciale ai fini dello sviluppo economico che i nuovi flussi di credito siano allocati alle imprese con le maggiori prospettive di crescita.

3. Infine, al di là della riallocazione e/o espansione del credito, il contributo del sistema bancario alla sopravvivenza delle imprese dovrebbe consistere nella capacità di rispondere alle diverse situazioni competitive presenti nel nostro tessuto economico, con strumenti differenziati. Perché sostanzialmente nel nostro paese, in questo momento, abbiamo un gruppo assai numeroso di imprese stagnanti e già in forte crisi finanziaria che richiede strumenti di ristrutturazione e gestione della crisi che rimpiazzino l’attuale utilizzo del credito come palliativo. All’estremo opposto, troviamo un gruppo piccolo ma importantissimo di imprese in forte crescita e molto solide, che invece richiede di essere sostenuto con una gamma assai ampia di strumenti a supporto dello sviluppo, all’interno dei quali il credito è solo una piccola parte.

Ma non è solo colpa delle banche

Prodromico al credito dovrebbero esservi piani di sviluppo chiari e sostenibili, sostenuti da una dote adeguata di capitale di rischio che non è da confondere, tipico lapsus del piccolo imprenditore, con il patrimonio personale a garanzia delle linee di credito. Una azienda ben capitalizzata può sostenere piani di sviluppo; un imprenditore con un soddisfacente quadro B (immobili) della dichiarazione dei redditi non produce sviluppo.

Non solo, ma a valle dovrebbero esservi anche forme di advisory finanziario, anche presenti in azienda sotto forma di temporary manager, rivolte a definire il pacchetto di supporto più appropriato per i piani di investimento aziendale, o addirittura forme di advisory che entrino nel merito degli stessi progetti (es. aiutando a valutare l’attrattività relativa di potenziali nuovi mercati).

Photo by Maryna Yazbeck on Unsplash

So’ ragazzi, Donald Trump!

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 11:04

Gli utenti di TikTok sono per la maggioranza adolescenti e pare che siano stati proprio loro a fare lo scherzaccio a Donald Trump prenotando oltre diecimila biglietti per il comizio al Bok Center di Tulsa in Oklahoma e poi, ovviamente, non presentandosi.

Si trattava del primo comizio elettorale del presidente statunitense e su 19.200 posto prenotati si sono presentati 6.200 persone. Un flop? Di più, un’immensa risata che Trump si è sentito nelle orecchie, ed erano tutte risate giovani.

Visto il precedente fossi in lui sarei preoccupato.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

California Rolls, come prepare sushi a casa!

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 10:00

Impariamo, attraverso questo video realizzato da Fanpage.it, a preparare uno dei piatti della cucina Giapponese: il California Rolls.

Entrata ormai da molti anni nelle nostre abitudini alimentari, questa cucina orientale, è riconosciuta per il suo saper essere leggera e sana. Una bella idea per mettersi alla prova e trascorrere in compagnia una serata estiva! Ingredienti:

  • Riso per sushi;
  • Avocado;
  • Surimi;
  • Alga nori;
Fonte: Fanpage.it

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Covid-19, in Europa 1 persona su 3 ha una patologia che aumenta il rischio morte

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 09:15

In Europa una persona su tre (il 31%), circa 231 milioni di individui, soffre di almeno una patologia che potrebbe aumentare il rischio di morte in caso di infezione da nuovo coronavirus. Eppure un sondaggio recentissimo condotto nel nostro Paese evidenzia che, una volta che il vaccino contro il Covid sarà disponibile, quasi 1 italiano su 2 sarà “poco propenso” a sottoporcisi.

Il quadro della situazione – non esente da contraddizioni – relativa al Covid-19 emerge da due studi: a mettere in evidenza quante persone sono a rischio decesso nel mondo in caso di infezione da nuovo coronavirus a causa della compresenza di altre patologie è la London School of Hygiene & Tropical Medicine, in un articolo pubblicato su Lancet Global Health, mentre il sondaggio da cui emerge che nonostante la vaccinazione di massa sia considerata dagli esperti la vera arma contro la pandemia, moltissimi italiani, quasi la metà (41%), colloca la propria propensione a una futura vaccinazione tra il “per niente probabile” o a metà tra “probabile e non probabile”, emerge da una recentissima ricerca dell’EngageMinds Hub dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Il Global Burden of Diseases

I calcoli della London School of Hygiene & Tropical Medicine sono stati effettuati sui dati raccolti dal Global Burden of Diseases emersi relativamente alle malattie preesistenti che peggiorano l’infezione Covid-19, da quelle cardiovascolari a quelle renali, al diabete, ai problemi respiratori: dalle stime britanniche è emerso che in tutto il mondo soffrono di almeno una patologia che potrebbe aumentare il rischio di morte in caso di infezione da nuovo coronavirus circa 1,7 miliardi di persone, vale a dire un individuo su cinque, e che l’Europa è il continente con la percentuale di soggetti a rischio maggiore (31%) per via dell’età media più alta.

Il sondaggio della Cattolica

Per quanto riguarda il sondaggio sulla vaccinazione anti-Covid-19 effettuato in Italia, la ricerca è stata condotta tra il 12 e il 18 maggio scorsi su un campione di 1000 persone rappresentativo di tutta la popolazione italiana e sottolinea che da un punto di vista territoriale lo scostamento tra le diverse aree del nostro Paese sono modeste: si va dal 40% registrato nelle regioni del nord-ovest e del sud e isole, al 43% delle regioni del centro. Per quanto riguarda i fattori socio-demografici, risulta che sono meno esitanti nei confronti della vaccinazione i più giovani (34% contro il 41% del totale campione) e i più anziani (29% contro il 41% del totale campione), mentre hanno più dubbi le persone tra i 35 e i 59 anni (48% contro il 41% del totale campione). Quanto alla tipologia di occupazione, dalla ricerca non emergono particolari accentuazioni in base alla professione: i pensionati e gli studenti risultano meno diffidenti nei confronti di un ipotetico futuro vaccino contro il Covid-19, gli operai appaiono più esitanti, gli impiegati e gli imprenditori nella media.

Necessaria campagna di sensibilizzazione

“Questi dati – spiegano gli autori del sondaggio – sono un campanello di allarme di cui tenere conto, perché segnalano la necessità di iniziare sin da subito con una campagna di educazione e sensibilizzazione dedicata alla popolazione in cui aiutare a comprendere l’importanza di vaccinarsi contro il Covid-19. Non si tratta solo di diffondere informazioni o di combattere fake-news sui vaccini”.

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Clima: piantare alberi è veramente la risposta?

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 08:00

Ci sono petizioni e richieste di ogni tipo, e anche azioni spontanee o governative. Piantare alberi è un mantra perché sembra una soluzione relativamente semplice a un problema largamente diffuso e invece piuttosto complicato: i cambiamenti climatici che ci minacciano sempre più da vicino. Lo ha sostenuto Greta Thunberg, la giovane attivista svedese ha fatto un film a favore delle foreste. Il Guardian, che ha lanciato la campagna Natural Climate Solutions, per piantare alberi e rigenerare foreste. Il governo britannico, ma anche quello pakistano, etiope, indiano, hanno fatto enormi sforzi in questo senso e anche noi di People For planet abbiamo fortemente sostenuto la causa. Le compagnie aeree e tutte le industrie fortemente inquinanti che ci tengono a mostrarsi rispettose offrono programmi di “compensazione” delle emissioni inquinanti: piantando alberi e seguendo il calcolo delle emissioni assorbite per dichiararsi “a impatto zero”.

Un mantra da sinistra a destra

Persino il giornale di destra Daily Mail ha lanciato una campagna in tal senso: addirittura il Presidente Trump ha detto lo scorso febbraio che vuole piantare “un miliardo di alberi” per sostenere l’ambiente. A questo punto a qualcuno deve essere venuto il dubbio e numerose ricerche, e contro-campagne, stanno cercando adesso di sfatare un mito.

Nessuno nega l’importanza degli alberi, ma…

Sia chiaro: proteggere le foreste esistenti è fondamentale per il clima e per la biodiversità. Piantare nuovi alberi è anch’essa una cosa buona: si protegge il terreno, si assorbono inquinanti, si raffresca il suolo e si previene la desertificazione. È però da chiarire – hanno precisato gli esperti – che questa non sarà la nostra salvezza ed è proprio una questione di matematica. Ad esempio, quel famoso miliardo di alberi promesso da Trump deriva da una ricerca che affermava che mille miliardi di alberi sarebbero capaci di assorbire un quarto dell’anidride carbonica attualmente nell’aria. Ma l’analisi è stata poi criticata e definita da alcuni studi inaffidabile: gli alberi, da soli, non cambieranno il corso delle cose.

Cosa sta cambiando, e come frenarlo

L’anidride carbonica in atmosfera sta riscaldando il pianeta, sciogliendo i ghiacciai, innalzando i livelli dei mari e provocando fenomeni meteorologici estremi. L’unica soluzione possibile è minimizzare queste emissioni: consumando meno, risparmiando energia, e sostituendo i consumi da fonti fossili con quelli da fonti rinnovabili. Fermare la deforestazione – specie quando avviene attraverso gli incendi – è parte di questo progetto. Ma una parte non sufficiente.

Un banale errore di calcolo

Rispetto alle pur numerose ricerche che sostengono l’eccezionale capacità degli alberi di trattenere anidride carbonica, recentemente altri studi – uno pubblicato da Science lo scorso ottobre – hanno smentito questo “miracolo” spiegando che banali errori di calcolo hanno sovrastimato quella quantità. Il mese scorso gli autori di uno dei più quotati studi a sostegno della tesi degli alberi hanno pubblicamente fatto ammenda, ammettendo i loro errori. Oltre a errori di calcolo, hanno riconosciuto che dire, come avevano sostenuto, che piantare alberi è la soluzione più efficace contro il cambiamento climatico è una affermazione eccessiva. Non è più importante che ridurre le emissioni di gas e mantenere l’ecosistema esistente.

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Italia Sicilia Gela, seconda stagione, episodio 5: Graziano

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 07:03

Io di solito parlo sempre con gli arancini e gli dico: “Tu sei più bello di quello che verrà dopo”, così non si ingelosiscono. Benvenuti nella rosticceria di Graziano Di Dio!

Prossimo episodio: 25 giugno! Clicca qui per vedere tutti gli episodi della webserie

Trump boicottato da ragazzini su TikTok | Germania, nuovo lockdown?| Conte “Ipotesi abbassare l’Iva”

People For Planet - Lun, 06/22/2020 - 06:25

llsole24ore: Lavoro, 5 misure per evitare la «bomba» economica d’autunno – Tutti i posti di lavoro a rischio dopo le vacanze – Ex Ilva, i 1.300 operai di Cornigliano: «Non faremo i fattorini per Amazon»;

Il Mattino: Tulsa, Trump boicottato dai ragazzini di TikTok;

La Repubblica: Le Sardine ripartono dalle donne: al via la campagna “Dalla stessa parte“;

Tgcom24: Allarme nelle università per colpa del Covid: nel 2020-21 sono a rischio 10mila iscritti;

Il Fatto Quotidiano: Infrastrutture, fibra ottica e taglio del cuneo fiscale. Conte chiude gli Stati generali: “Pagamenti cashless? Li chiedono le componenti sane e migliori del paese”;

Corriere della Sera: Conte: «Stiamo decidendo se abbassare l’Iva. Ora un piano per reinventare l’Italia»;

Leggo: Germania, allarme contagio: indice “R con zero” schizza a 2,88 Germania, altri 300 casi nel mattatoio: «Enorme rischio pandemico» Coronavirus in Germania, emergenza mattatoi: oltre 1.000 contagi. «Si valuta nuovo lockdown»;

Il Manifesto: «Modello Lombardo» sotto accusa, parlano i testimoni del Covid;

Il Giornale: Quel lato oscuro del vaccino: adesso spariscono gli animali;

Il Messaggero: Palamara: «Farò i nomi di chi era parte del sistema. Mi cercavano in tanti, ora tutti spariti» ;

Taci, la lampadina ti ascolta!

People For Planet - Dom, 06/21/2020 - 18:00

Un team di ricercatori israeliani ha scoperto un sistema per “spiare” le conversazioni a distanza grazie alle vibrazioni delle lampadine presenti nell’ambiente dove le persone parlano.

Per Lamphone basta una lampadina, ma appesa

Il sistema, chiamato Lamphone consente di decrittare il contenuto di una conversazione anche a 25 metri di distanza.

“Tutti i suoni in una stanza possono essere rilevati senza hackerare nulla e senza nascondere un dispositivo sul posto. Devi solo avere nel tuo campo visivo una lampadina sospesa con il filo alla plafoniera”, ha spiegato Ben Nassi, direttore della ricerca, alla rivista Wired. Ha anche chiarito che questa tecnica “non funziona nel caso di una lampadina direttamente attaccata al soffitto o montata su una lampada da tavolo”.

Il video che spiega come funziona

Qui il video che spiega il funzionamento di Lamphone preparato da Ben Nassi con il suo team di ricercatori israeliani.

Ascoltare i Beatles e Trump trasmessi a casa degli altri

“Quando le onde sonore raggiungono una lampadina, la sua superficie vibra,” spiega Nassi. “Il risultato è uno sfarfallio debole della luce emessa, che se invisibile ad occhio nudo può essere rilevato da appositi sensori.” Questi sfarfallii vengono misurati e convertiti in un segnale elettrico, che a sua volta si trasforma in informazioni digitali che un programma informatico ad hoc decodifica eliminando il rumore di fondo.

Il risultato è abbastanza preciso da consentire ai ricercatori di identificare la canzone Let it Be dei Beatles o Clocks dei Coldplay o di trascrivere un estratto del discorso di Donald Trump trasmessi nella stanza osservata a distanza.

Chiudete le tende!

Gli autori di questo studio, che affermano di essere stati i primi ad essere sorpresi dal risultato, affermano che cercano di pubblicizzare la loro scoperta per incoraggiare le istituzioni e le organizzazioni a proteggersi da questo tipo di spionaggio.

Insomma, se avete delle cose riservate da dirvi è meglio chiudere le tende!

Smalto per uomo, Le donne di Vasco Rossi e I prìncipi azzurri di Laura Torrisi

People For Planet - Dom, 06/21/2020 - 15:00

“Andrà tutto bene”, scrivevano i bambini fuori dalle finestre e dai balconi.
Il mondo sarà migliore. Basta leggere i giornali per rendersi conto di quanto “certi mondi non finiscano, ma facciano dei giri immensi e poi ritornino”, parafrasando il poeta.

Ecco perché noi di People for Planet vi proponiamo la nostra settimanale Rassegna Stramba:

1) “La domestica infedele sostituiva banconote false a quelle sottratte alla datrice di lavoro” (La Stampa)
È avvenuto a Nichelino.
#ProvinciaDiPaperopoli

2) “Milano, focolaio di tubercolosi: 6 malati, una cinquantina a rischio” (Virgilio)
Attendiamo l’acqua dei navigli che diventa sangue, l’invasione delle cavallette e l’angelo sterminatore dei primogeniti.
#IlPopoloEletto
#QuandoCiSonoStateQuesteElezioni

3) “Smalto per uomo. La nail artist di Fedez spiega la nuova tendenza” (D – Repubblica)
In effetti, pretendiamo delle spiegazioni. 
Eccole:
Che lo smalto non sia più, fortunatamente, un prodotto beauty riservato solo alle donne non è più una notizia. Sono tanti gli uomini a indossarlo nelle nuance monocrome, spesso abbinato a una manicure cortissima e magari leggermente sbeccata…
#Fortunatamente
#StoAncoraAspettandoLeSpiegazioni

4) “Laura Torrisi, bella e single: credo più nei cavalli che nei principi azzurri(TgCom24)
#CiSonoIBambini
#NessunoDicaPureCicciolina 

5) “Russia, doccia disinfettante obbligatoria per chi incontra Putin(TgCom24)
Ma prima o dopo?
#IlLettoneDiPutin
#NonHoDettoLèttone

6) “Fa ricorso contro la multa, ma utilizza l’auto del padre morto due anni prima” (Repubblica)
“Ricorre per l’annullamento contro una multa comminata nel 2019. Ma siccome era morto due anni prima di prendere la multa i vigili urbani hanno capito che c’era qualcosa che non andava”
#EpoiDiceCheICarabinieriNonSonoSvegli
#NunMeQuadra

7) “Vasco Rossi: ecco le donne che hanno ispirato le sue canzoni” (DiLei)
Sarà lieta di mostrare il proprio volto a tutto il mondo quell’Albachiara che con una mano una mano si sfiorava, lei sola dentro una stanza e tutto il (suddetto) mondo fuori.
#PossoSpiegarviTutto
#NonÈComePensate
#DiconoTutteCosì

8) “Dirigente del DAP ammette: boss Zagaria scarcerato per un errore nell’invio di un’email” (TgCom24)
La mail, inviata da un indirizzo sbagliato, non è mai stata ricevuta dal Tribunale diSassari.
#SeNonMiSentiRitienitiLibero
#ChiamoIo

9) “Shalpy annuncia: dopo un grande travaglio, ho deciso di ritirarmi(Repubblica)
La notizia pare non sia di dieci anni fa, ma odierna.
#UnGrandeTravaglio
#ChiNonSiÈChiestoMaShalpy?

10) Infine, TgCom24 propone un prodotto utile e alla portata di tutti: “Dalla Brianza il rastrello da golf personalizzabile”. Perché “guai a pensare che l’imprenditoria italiana non guardi al mondo del golf”.
#Guai
#EccoSpiegataLaTubercolosiEL’AngeloSterminatore

Photo by michael schaffler

Mascherine e bambini? I pediatri sfatano 5 miti (e rassicurano i genitori)

People For Planet - Dom, 06/21/2020 - 11:00

L’uso delle mascherine nei bambini non porta ad alcalosi, non causa ipossia, non disregola la flora batterica intestinale, non indebolisce il sistema immunitario e non è obbligatoria per tutti i bambini. La Società italiana di pediatria (Sip) in un video pubblicato sul suo sito sfata i 5 miti più diffusi in questo momento legati all’utilizzo delle mascherine facciali da parte dei bambini. Eccoli:

1 – L’uso prolungato della mascherina nei bambini porta ad alcalosi? 
“Falso – assicura la Sip -. La quantità di anidride carbonica respirata da un bambino sano che indossa la mascherina chirurgica è pressoché impercettibile”.

2 – L’uso prolungato della mascherina nei bambini porta ad ipossia?
“Falso. I bambini sani che indossano la mascherina chirurgica per più ore al giorno non rischiano carenza di ossigeno, né morte per ipossia”.

3 – La mascherina chirurgica può indebolire il sistema immunitario nei bambini? 
“Falso. La mascherina chirurgica previene il diffondersi delle infezioni e va portata dai bambini per evitare la trasmissione del coronavirus tra soggetti asintomatici”.

4 – La mascherina chirurgica può causare un’alterazione della flora intestinale nei bambini?
“Falso. Non ci sono evidenze che documentino un legame tra un uso corretto della mscherina e alterazione della flora batterica”.

5 – La mascherina chirurgica è obbligatoria per tutti i bambini? 
“Falso – conclude la Sip -. Alcuni bambini sono esentati dall’uso della mascherina: quelli sotto i 6 anni di età e quelli affetti da disabilità non compatibile con un uso prolungato di questo dispositivo”.

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7 modi per utilizzare i calzini, ma non ai piedi!

People For Planet - Dom, 06/21/2020 - 10:00

Riuso e riciclo con creatività! Come si legge dal canale YouTube SagaceCalze e calzini sono stati creati per coprire i piedi, ma praticamente in ogni cassetto ci sono dei calzini spaiati che cercano invano i propri partner. Ma questo non è un buon motivo per abbandonarli. Oggi vi mostriamo 7 trucchi fai da te di riciclo calzini, che non solo danno nuova vita ai calzini spaiati, ma che spesso sono la soluzione a fastidiosi problemi della vita quotidiana.

Fonte: Sagace

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I migliori 10 film di Pietro Germi

People For Planet - Dom, 06/21/2020 - 09:00

Pietro Germi è un regista troppo dimenticato e che nel corso della sua carriera subì costante contrasto ideologico per la sua cultura laica e riformista che vide l’avversione della critica comunista e cattolica per il dibattito sulle idee e i contenuti mettendo da parte l’innegabile talento tecnico e autoriale.

Formatosi come attore al Centro Sperimentale di Cinematografia saprà farsi valere come interprete di alcuni suoi film ma quella lezione sarà anche molto utile come regista nel dirigere la recitazione dei suoi interpreti e anche nel sapere valorizzare i suoi caratteristi (si pensi all’impiego costante di Saro Urzì tra i tanti che impreziosiscono i suoi lavori).

Aiuto di Blasetti che ne forma i fondamentali è un esponente atipico del Neorealismo che adopera come corrente di successo per costruire un’estetica poggiata saldamente sulla lezione del cinema americano classico. Da John Ford trae ispirazione per i suoi primi lavori che hanno il ritmo del western e dell’epica popolare. Elabora e fonda anche la Commedia all’Italiana in modo estremamente originale raggiungendo grandi successi di pubblico e riconoscimenti con premi internazionali.

Aveva anche scritto e ideato con ambientazione bolognese “Amici miei” ma la malattia che lo conduce alla morte costringe a cederne il progetto all’amico Mario Monicelli che lo omaggia nei titoli di testa con l’epigrafe: “Un film di Pietro Germi”.

Questi i miei migliori dieci di un regista popolare che merita di essere ancora visto e anche studiato.

UN MALEDETTO IMBROGLIO, 1959

Un autentico capolavoro avvincente e strabiliante dalla prima sequenza all’ultima di un giallo poliziesco a forti tinte noir.

Tratto da “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” il romanzo di maggior successo di Gadda. Pietro Germi se ne impossessa personalizzandolo e dando vita anche ad un serrato dibattito critico sulle affinità e divergenze tra libro e film. L’azione viene spostata nella contemporaneità ma la critica al fascismo presente nel romanzo rimane, non scompare. Germi è anche interprete, e che interprete, del protagonista, il commissario Ingravallo antieroe solitario scomodo ai superiori, sbirro deduttivo, ha una donna che non incontra mai, vive in pensione e non sopporta i comportamenti ambigui. Tutto ruota attorno ad un condominio di piazza Farnese dove prima un furto e poi un omicidio focalizzano le indagini su un’ampia fauna corrotta dal denaro. Quasi tutti hanno scheletri negli armadi. Montato divinamente e fotografato in chiaroscuro “Un maledetto imbroglio” è denso di colpi di scena degni di Hitchcock. Unendo ritmi comici e drammatici il plot del film ha connotati realisti quali l’antagonismo italico tra polizia e carabinieri e fornisce un affresco sociale romano illuminante della società in transizione tra dopoguerra e boom economico mescolando ambienti borghesi e popolari affidandone i ruoli positivi ai principali personaggi femminili. Cast stellare con particolari meriti per Claudio Gora, Claudia Cardinale, Nino Castelnuovo, Saro Urzì e Franco Fabrizi che sarà condannato a interpretare per sempre il ruolo del malamente senza scrupoli. Germi scrive anche il testo della bellissima canzone “Sinnò me moro” musicata da Carlo Rustichelli e cantata dalla figlia sedicenne Alida Chelli. Il primo film giallo italiano. Forse il migliore.

DIVORZIO ALL’ITALIANA, 1961

Germi va in Sicilia e passa al comico creando il topos che darà vita al fortunato genere della Commedia all’italiana. Tratto da un romanzo drammatico di Giovanni Arpino anche in questo caso Germi si impossessa della trama letteraria per plasmare un’originalissima satira contro i costumi più arretrati della Sicilia più profonda che negano alla donna i più elementari diritti civili e persino umani. Il film è un profondo j’accuse laico in forma di sberleffo contro un’Italia che non concede l’istituzione del divorzio e che prevedeva ancora nel suo codice penale indecenti attenuanti per il delitto d’onore.

Il protagonista è uno straordinario Marcello Mastroianni che con il personaggio del barone Ferdinando Cefalù detto Fefè disegna uno dei migliori ritratti della sua vasta galleria. Il film scopre anche la sedicenne stupenda Stefania Sandrelli e annovera il ruolo grottesco di Daniela Rocca e le belle interpretazioni di Leopoldo Trieste e Lando Buzzanca.

Omaggio socioantropologico alla “Dolce vita” di Fellini con tutti i maschi del paese arrapati di vedere il film. Palma d’oro a Cannes e Oscar per la migliore sceneggiatura. Un film che ha segnato un’epoca.

SEDOTTA E ABBANDONATA, 1964

Pietro Germi resta in Sicilia e con molti attori del precedente film, Sandrelli in testa, insieme ad Age e Scarpelli mena nuovi fendenti satirici contro l’ossessivo tema maschilista dell’onore in un periodo che fa assurgere agli onori della cronaca la giovane siciliana Franca Viola che aveva rifiutato la pratica del matrimonio riparatore. La commedia demolisce anche questa volta l’arretratezza del pater familias, le leggi obsolete e anche la magistratura e i carabinieri. Film femminista ante litteram tutto schierato verso l’altra metà del cielo. I personaggi sono disegnati con caricaturale affetto ma con corrosiva critica in cartoline perfettamente riuscite. Strabiliante il ruolo e l’interpretazione di Saro Urzì (Palma d’oro a Cannes) nei panni del padre della ragazza del titolo che offre un magnifico monumento alla condanna della famiglia patriarcale. Ha scritto Morandini: “Germi non è mai stato così pungente e sferzante, con un stile poi da lasciar a bocca aperta. Un capolavoro della commedia all’italiana”.

IL FERROVIERE, 1956

Pietro Germi da un soggetto autobiografico ricava la trama di un film di straordinario successo popolare che molto poggia anche sulla sua interpretazione di Andrea Marcocci affiancato dall’inseparabile Urzì. Un macchinista che alza il gomito, ha problemi in famiglia assediata dai nuovi costumi e che sarà degradato di mansione per un segnale non visto per lo stress psicologico causato da un suicida che si era buttato sotto la sua locomotiva. I compagni di lavoro gli voltano le spalle e non lo sostengono. Marcocci si chiude in sè stesso e in occasione di uno sciopero non aderisce.

Tra due giorni di Natale si svolge questa sorta di ballata postneorealista che ha momenti di grande cinema alla Renoir nelle scene dei treni in corsa e che ha una capacità di lettura molto profonda della trasformazione della classe operaia anche se Germi pigia sul pedale di certo deamicismo da libro Cuore. La critica comunista più blasonata versò curaro contro il film che invece andò benissimo negli incassi. Nel 1990 è stata ritrovata una lettera privata scritta a Togliatti da tre illustri intellettuali comunisti, Antonello Trombadori, Carlo Salinari e Paolo Spriano che chiedevano al segretario del Pci di incontrare il regista, socialdemocratico militante ma autore di un film “pervaso da ogni parte di sincero spirito socialista”.

IL CAMMINO DELLA SPERANZA, 1950

Quando gli emigranti eravamo noi italiani. Un on the road che parte dalla Sicilia con un gruppo di uomini e donne che in seguito alla crisi della zolfara del paese attraversano la penisola tra insidie e pericoli per raggiungere la Francia e trovare lavoro e dignità. Esodo quasi fordiano alla “Uomini e topi” con il protagonismo epico di Raf Vallone che sul set incontra Elena Varzi che diventerà la compagna della sua vita. Il crumiraggio e il senso della classe si scontrano tra le contraddizioni degli umili. Fellini tra gli sceneggiatori. C’è scarsa memoria sulla polemica nata dal fatto che la Commissione ministeriale negasse le agevolazioni fiscali per il danno d’immagine verso l’Italia dipinta come un paese d’emigranti. Dato inoppugnabile e che grazie ad una forte mobilitazione fece accedere il film alla premialità. Nel film si ascolta per la prima volta la popolare canzone siciliana “Vitti na crozza” musicata su un testo ascoltato da un minatore siciliano. Orso d’argento al Festival di Berlino.

SIGNORE & SIGNORI, 1966

Terzo anello dedicato ai temi della famiglia e al comune senso del pudore con intelligente risalita dell’Italia per permettere al genovese Germi di aggredire con la satira l’opulenta e bigotta provincia veneta che si arricchisce con il boom economico.
Un gruppo di commercianti e professionisti della media borghesia, dietro un’impeccabile facciata di perbenismo, nasconde una fitta trama di tradimenti reciproci. Sceneggiano di nuovo Age e Scarpelli che lavorano alla grande sull’idea originaria del soggetto di Flaiano ma c’è anche Vincenzoni che non citata mette alla berlina l’ambientazione della sua Treviso con le corna di coppie democristiane che mescolano la messa con l’alcova. Un moralismo becero fratello delle arcaicità siciliane non compreso da molta critica tricolore. Non sfugge invece ai giurati di Cannes che gli assegnano la Palma d’oro ex aequo con “Un uomo e una donna” di Lelouch.

IN NOME DELLA LEGGE, 1949

Il primo approdo siciliano di Germi che mette sullo schermo per la prima volta la mafia con una sorta di western che raccoglie al meglio le visioni e la regia di un maestro come John Ford. Il miglior critico e biografo di Germi, l’ottimo Mario Sesti, ha analizzato con certosino puntiglio gli innumerevoli punti di contatto e citazioni con i classici del genere a partire dalla recitazione del protagonista Massimo Girotti che sembra rifare l’Henry Fonda di Sfida infernale “negli sguardi fissi e muti, quasi ipnotici, con i quali sfida i suoi nemici nel bar tabacchi”.
Tratto da un romanzo autobiografico di un pretore, Germi con ritmo dello spettacolo plasma un integerrimo magistrato che da Palermo giunge in provincia e affronta gl’interessi della cosca locale e del latifondista mentre lui è sostenuto solo da un carabiniere leale e da un ragazzo. Tutto l’ambiente lo avversa. Lettura sociologica perfetta tra gli interessi di massari e baroni che vessano il popolo complice e omertoso. Uno spin-off del cinema civile alla Damiani e alla Petri degli anni Sessanta. Il pentito di mafia Tommaso Buscetta in un celebre libro intervista ha detto che il protagonista del film gli ricordava Giovanni Falcone.

IL BRIGANTE DI TACCA DEL LUPO, 1952

Il brigantaggio e l’Unità ancora come un western con Amadeo Nazzari addobbato da John Wayne per una trama tratta da un romanzo di Bacchelli che ben metabolizza in chiave popolare la difficoltà degli ultimi schiacciati tra esercito sabaudo e ribelli meridionali.

Non attendibile sul piano storico il film racconta vicende lucane girate in set calabresi con scenari molto ben scelti e con un ritmo spettacolare che non fa mancare l’arrivano i nostri finale trasformando l’Aspromonte in una sorta di Monument Valley per un Sud western ancora poco indagato. Infarcito da melò, duello rusticano e vendetta d’onore contro il brigante fellone e un onore delle armi da parte dei piemontesi agli sconfitti che rende tutto molto cinematografico e spettacolare.

ALFREDO ALFREDO, 1972

Nel suo ultimo film Germi riprende i temi della commedia per continuare a sostenere ancora la campagna del divorzio che era arrivata allo scontro frontale. Richiama Stefania Sandrelli farmacista grottesca e tiranna (l’esatto opposto del suo film d’esordio) ma pesca il jolly produttivo di avere come protagonista Dustin Hoffman fresco reduce del successo del “Piccolo grande uomo” che ripropone i tic timidi de “Il laureato” ben facendosi guidare da Germi per il suo bancario inetto marchigiano che troverà riscatto nell’incontro libertario con Carla Gravina. Ricco di trovate in una sceneggiatura funambolica ne esce un film divertente molto apprezzato dal pubblico e come al solito molto avversato dalla critica paludata che voleva solo impegno e non poteva capacitarsi del finale molto aperto.

SERAFINO, 1968

Riuscita pochade agreste dai sapori boccacceschi con il protagonista nei panni di un moderno Bertoldo di montagna. Lui è uno straordinario Adriano Celentano bocciato al primo provino da Germi per voler interpretare il personaggio troppo alla Celentano da Clan. Recepite le indicazioni del regista Celentano non la sbaglia e disegna uno dei suoi migliori personaggi con canzone omonima che diventa un grande successo come il film campione d’incassi della stagione della grande rivolta operaia e studentesca registrando al botteghino tre miliardi di lire quando un biglietto ne costava circa duecento. Una favola agrodolce nell’ennesimo sottogenere di una grande maestro artigiano che conosceva la macchina cinema in ogni suo possibile dettaglio.

Ciao, io sono Mohamed e vengo dal Ciad

People For Planet - Dom, 06/21/2020 - 08:06

Mohamed Alì Saleh, classe 1988, è arrivato in Italia nel 2011 a bordo di una barca che non si sapeva dove stava andando…
231 persone e non ti potevi muovere perché non c’era spazio, se ti alzavi pre sgranchirti le gambe qualcuno prendeva il tuo posto.

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Hyperloop, il treno da 1000 km/h si avvicina

People For Planet - Dom, 06/21/2020 - 08:06

Trasportati a mille chilometri l’ora su un treno a levitazione magnetica. Hyperloop si propone come il treno del futuro e anche molto di più: un mezzo di trasporto comodo, veloce, economico e soprattutto poco impattante sul pianeta. Una rivoluzione che, secondo il primo studio di fattibilità conclusosi al mondo, si può fare.

Un’idea affascinante

Hyperloop sarà alimentato totalmente da energie rinnovabili (pannelli solari, sistemi eolici, freni a recupero di energia cinetica, geotermia). Sarà come una gigantesca centrale elettrica che trasporta persone. Hyperloop utilizza la tecnologia vactrain, per cui non tocca mai le rotaie come un normale treno ma si sposta all’interno di un tunnel in cui viene creato un vuoto d’aria. Grazie al sistema di levitazione passiva, è un mezzo che addirittura produce (e può rivendersi) il 30% di energia in più rispetto a quanto consuma.

Una svolta ambientale

“Solo il 5% dei passeggeri e delle merci è su rotaia in questo momento in Italia, il 95% è su gomma” ha detto Gabriele Gresta imprenditore di Terni che negli Stati Uniti, in California, ha fondato insieme a Dirk Ahlborn la società HyperloopTT. “ Noi andiamo a prendere quel mercato che oggi non riesce a prendere il treno o i mezzi a terra per muoversi efficientemente e lo facciamo a dei costi molto contenuti”. L’Italia lavora a concretizzare la prima tratta al mondo di questo gioiellino supersonico, che potrebbe essere quella che collegherà in circa 10 minuti il centralissimo piazzale Cadorna di Milano (distante pochi passi dal Castello Sforzesco) all’aeroporto di Malpensa (50 km).

In Italia entro il 2026

Lo scorso febbraio Gresta (fondatore di Hyperloop Italia) e Andrea Gibelli (presidente del gruppo FNM) hanno annunciato la partenza dello studio di fattibilità del progetto, rivelando che sarà un mezzo di trasporto low cost. Per quanto riguarda i tempi, l’obiettivo è quello di essere pronti per le Olimpiadi Invernali di Milano e Cortina del 2026 con un sistema integrato che possa collegare rapidamente i viaggiatori dagli aeroporti ai siti olimpici. Attualmente sono 6 i progetti in fase di studio in altrettante regioni, tre al Nord e tre nel Mezzogiorno, ma per ora non ne sono stati svelati i dettagli. Si parla però di una Milano-Torino distanti solo 7 minuti, 9 per Milano-Bologna.

Cos’è Hyperloop e perché è così comodo

Hyperloop è una capsula leggerissima di carbonio che viaggia nel vuoto all’interno di un tubo di 4 metri privo di attrito sfruttando la forza generata dai magneti. “Il comfort non è dato dalla velocità, ma dall’accelerazione e dalla decelerazione – risponde Bibop Gresta –. Oggi già viaggiamo con gli aerei a delle velocità che sono pari a quelle di Hyperloop: nell’aereo a due piani A380 si viaggia a 1000 km/h eppure noi non lo sentiamo perché l’accelerazione e la decelerazione avvengono in modo graduale e quindi il passeggero mantiene il comfort. Noi come Hyperloop abbiamo un sistema che può mantenere l’accelerazione orizzontale inferiore a 0,8 G e laterale a 0,5 G, quindi siamo molto più confortevoli di un aereo”.

Il primo studio di fattibilità, appena concluso

Il primo studio di fattibilità completato è arrivato recentemente dall’Ohio. Si è valutata la fattibilità di un collegamento che unisca Columbus, Chicago e Pittsburgh. Il beneficio economico dell’operazione, in termini di rilancio dell’economia e occupazione, è stato calcolato in 300 miliardi di dollari, con una riduzione di 4 milioni di tonnellate di anidride carbonica, per via del risparmio di emissioni rispetto a vettori più inquinanti quali appunto l’auto o l’aereo. La fattibilità dell’opera ha valutato tra le altre cose la complessità ingegneristica, i terreni utilizzabili, i volumi di traffico di persone per quelle tratte, i costi.

Il risultato, secondo lo studio, sarebbe la copertura della tratta Chicago Columbus in 45 minuti e 60 dollari di costo, contro le attuali 6 ore di guida oppure al volo aereo dal costo medio di 100 dollari. Columbus si collegherebbe a Pittsburg invece in soli 30 minuti contro le attuali 3 ore di auto e al costo di 33 dollari anziché 150 per un volo aereo.

Se son rose fioriranno

Se tutto sarà confermato, in futuro i nostri week end ne trarranno beneficio, mentre – nel contempo – riusciremo a conciliare la pressante necessità di muoverci in modo sostenibile. Parigi e Amsterdam saranno collegate in 90 minuti e potrebbe succedere nel 2028. Allo studio anche il collegamento tra Dusseldorf, Francoforte e Parigi. A ottobre 2020 invece potremo vedere in funzione il primo Hyperloop al mondo, in occasione dell’Expo ad Abu Dhabi, in una tratta di 5-10 km.

Solo un bellissimo progetto

Attenzione però a non eccedere con i facili entusiasmi. Per ora si tratta di “studi di fattibilità” e di esperimenti. Non ci sono certezze che questo progetto fantascientifico possa diventare una realtà diffusa nel mondo. Dall’Ottocento a oggi, infatti, si sono visti molti meravigliosi progetti di trasporto pneumatico che sono rimasti idee sulla carta. Nel 1869 Alfred Ely Beach pensava di utilizzare questa soluzione a New York, prima che venisse realizzata la rete della metropolitana. Nel 1909 Robert Goddard, uno dei padri della missilistica, ebbe la stessa idea. Ma nessuno è riuscito a realizzarla. Speriamo che questa sia la volta buona.

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Covid: un italiano su due dice no al vaccino | Scuola: mancano 50 mila prof | Germania: emergenza mattatoi

People For Planet - Dom, 06/21/2020 - 06:25

llsole24ore: Il Piano Colao costa 170 miliardi: 34% alle famiglie, 7% alle imprese – Video – Tutti i fondi stanziati per gli aiuti e quanti ne restano – Le banche italiane fanno il pieno in Bce: 200 miliardi a tassi negativi;

Il Mattino: Scuola, corsa alla pensione: mancano 50 mila prof,sarà settembre a ostacoli. Scuola, gli scienziati e il rischio nuova ondata: si pensa di chiudere classi o interi piani Manfredi: «Al lavoro per un percorso verso le lauree abilitanti» ;

La Repubblica: L’emozione dei ballerini del Teatro dell’Opera che tornano a danzare: “Ma Romeo non può più toccare Giulietta”;

Tgcom24: La ricerca: quasi un italiano su due poco propenso a vaccinarsi contro il coronavirus;

Il Fatto Quotidiano: L’Anm espelle Palamara: “Gravi violazioni codice etico”. Lui manda avvertimenti: “Pure chi ha chiesto di cacciarmi vantava diritti”;

Corriere della Sera: La curva, lo schianto a 50 km/h e il casco che è saltato via| La ricostruzione illustrata. Alex, il talento che stregò anche Senna;

Leggo: Scoperta choc nella stiva dell’aereo, trovati morti 38 cuccioli: la verità sull’ultimo viaggio verso il Canada e le foto denuncia;

Il Manifesto: Il ritorno al Sud dei giovani e la rigenerazione del settore pubblico ;

Il Giornale: Arriva la sprangata fiscale. Il dl Cura Italia stabilisce che fino al 31 agosto non si notificano ingiunzioni. Ma i Comuni fanno partire i controlli;

Il Messaggero: In Germania è emergenza mattatoi: oltre 1.000 contagi, ipotesi lockdown. Nel mondo superati i 460 mila morti;

Covid-19. I dati nel mondo. Rallenta in Europa ma non in Italia, cresce in Usa, esplode in Brasile

People For Planet - Sab, 06/20/2020 - 18:00

La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati e morti per coronavirus in tutti i paesi. Secondo i dati al 20 giugno sono gli Stati Uniti ad avere il più alto numero di casi accertati e di morti, l’Italia è ottava per numero di casi (sorpassata questa settimana dal Perù) e quarta per numero di morti (rispetto all’Italia sono più i morti registrati negli Usa, in Brasile e nel Regno Unito).

Complessivamente nel mondo si registrano 8.667.000 casi (1.021.000 in più rispetto a 7 giorni fa, dato in forte aumento rispetto alla settimana precedente) e 460.000 morti (34.000 in più rispetto a 7 giorni fa, dato in leggero aumento).

Continua a diminuire il tasso di letalità

Ormai per la sesta settimana consecutiva il confronto tra incremento di casi e di morti a livello mondiale conferma l’ipotesi che, mentre il virus continua a diffondersi, la sua letalità sta diminuendo. Il tasso di letalità dall’inizio della pandemia è stato del 5,3% sui casi accertati, nell’ultima settimana è sceso al 3,3%, con una ulteriore diminuzione. La settimana precedente il tasso di letalità era del 3,4% e l’altra settimana era il 3,7%.

Negli Usa più di 2,2 milioni di casi, 174.000 nell’ultima settimana

Continua l’impressionante escalation di casi negli Usa, dove nell’arco di una settimana si è passati da 2.049.000 a 2.223.000. Nello stesso periodo il numero dei morti per Covid-19 in Usa è cresciuto da 115.000 a 119.000.

Lo stato di New York da solo conta ad oggi oltre 31.000 morti ma per fortuna, almenno in questo stato, il numero di meorti settimanali è fortemente rallentato

La pandemia rallenta in Europa, in Brasile più di 200.00 casi in una settimana

Mentre nei principali paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Spagna), con l’eccezione dell’Italia, si registra un rallentamento della diffusione del virus, continua l’esplosione in Brasile dove solo nell’ultima settimana si sono registrati 204.000 nuovi casi e 7.000 morti. Il Brasile è il paese con il numero di casi e di morti più alto al mondo dopo gli Usa, mentre il presidente brasiliano Bolsonaro continua a minimizzare la questione e minaccia, come Trump, di uscire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sono ormai in molti a sostenere che Bolsonaro si stia macchiando di un genocidio.

Oltre al Brasile, in Sud America sono particolarmente toccati dall’escalation del virus il Perù, il Messico e il Cile che questa settimana entra nella triste classifica dei 10 paesi con il maggior numero di casi accertati.

Altro paese che segnala un preoccupante sviluppo della diffusione è l’India con 86.000 nuovi casi negli ultimi 7 giorni.

Lo strano caso della Russia

Molti dubbi sul sistema di attribuzione delle morti al covid19 adottato in Russia. Secondo i dati ufficiali i morti sarebbero 7.800 contro 568.000 casi accertati, con un tasso di letalità quindi di circa l’1,4%, un’anomalia assoluta a livello mondiale.

Italia: la diffusione del coronavirus non diminuisce e si concentra in Lombardia

In Italia la diffusione del virus nell’ultima settimana purtroppo ha dato qualche segnale di ripresa. Dopo che si era passati nelle settimana precedenti, secondo i dati ufficiali, dai 3.000 casi ai 2.500 e poi ai circa circa 2.000 adesso il dato risale verso quota 2.500 su base settimanale.

Mentre la magistratura continua le sue indagini sulla Lombardia (la mancata zona rossa di Alzano, la riapertura dopo 3 ore del pronto soccorso senza precauzioni dopo che era stato registrato un caso di covid-19, la strage nelle Case di Riposo) è da segnalare che, sempre secondo i dati ufficiali, dei nuovi casi di positività al covid19 in Italia nell’ultima settimana, circa il 65% sono stati riscontrati nella sola Lombardia con punte superiori al 70% in alcuni giorni. Altra regione che preoccupa è il Lazio dove secondo le ultime rilevazioni l’indice RT che misura la diffusività è attualmente superiore a 1.

I dati ufficiali per paese: casi accertati e morti

Di seguito i dati ufficiali dei 10 paesi con più casi accertati e più morti per covid19 in base alle statistiche ufficiali al 6 giugno.

I segni (+) e (-) indicano le variazioni nel ranking rispetto a 7 giorni fa.

Casi confermati

  • 2.223.000 Stati Uniti
  • 1.033.000 Brasile
  • 568.000 Russia
  • 395.000 India
  • 303.000 Regno Unito
  • 246.000 Spagna
  • 244.000 Perù (+)
  • 238.000 Italia (-)
  • 231.000 Cile (+)
  • 196.000 Francia (-)

Morti

  • 119.000 Stati Uniti
  • 49.000 Brasile
  • 43.000 Regno Unito
  • 35.000 Italia
  • 30.000 Francia
  • 28.000 Spagna
  • 20.000 Messico
  • 13.000 India (+)
  • 10.000 Belgio (-)
  • 9.000 Iran (+)

Covid-19, folle caccia ai pipistrelli in tutto il mondo

People For Planet - Sab, 06/20/2020 - 15:00

In tutto il mondo le persone hanno reagito alla fine del lockdown organizzando ronde per uccidere pipistrelli. Dato che si ritiene che il contagio sia avvenuto tramite questi mammiferi volanti, la logica non scalfisce le buone intenzioni di questi animosi gruppi che, in modo totalmente assurdo, pensano di fermare il coronavirus, o covid-19, uccidendo questi utilissimi animali.

Gli attacchi nel mondo

A maggio, in quattro distretti dell’India nord-occidentali quasi 200 pipistrelli della frutta sono morti prima che il governo decidesse di imporre una punizione per l’uccisione degli animali. In aprile, in due province cubane, spedizioni punitive hanno ucciso con il fuoco pipistrelli nei boschi e negli edifici. Ancora, in Ruanda, sono stati direttamente i funzionari del governo a puntare i cannoni ad acqua su pipistrelli della frutta, per allontanarli dalla capitale Kigali. A marzo la stessa idea ha raggiunto il Perù, nella regione di Cajamarca, dove la caccia al pipistrello è avvenuta con torce accese in mano. In indonesia addirittura li hanno cacciati e messi in vendita nei mercati alimentari, giustificandosi poi con le autorità sanitarie che fosse un tentativo di frenare la pandemia di covid-19.

Ancora non si è certi neppure dell’origine del virus

Come spiega il giornale NRDC, se la scienza ha provato che il coronavirus è nato da un bastone, ciò non significa che tutti i bastoni trasmettano il covid. In più, “esistono al mondo oltre 1.400 specie diverse di pipistrelli”, spiega Nancy Simmons, biologa evoluzionista all’American Museum of Natural History. “Addirittura il 20% di tutte le specie di mammiferi viventi sono pipistrelli.” E di quelle, solo 1 specie – il pipistrello a ferro di cavallo (Rhinolophus affinis) – è stata collegata alla nascita del virus, sebbene questa connessione sia molto più complicata di quanto si possa immaginare. Secondo uno studio pubblicato questa settimana sulla rivista Nature, il coronavirus è solo fino al 96% geneticamente simile a un altro coronavirus trovato nei pipistrelli a ferro di cavallo, in Cina, nel 2013. Significa che è il più vicino parente noto, ma non è lo stesso virus.

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