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4 semplici regole finanziarie

People For Planet - Lun, 06/03/2019 - 15:00

Se vi fate un giro per il web troverete milioni di meme motivazionali e frasi fatte da mental coach che potremmo sintetizzare in: “dimenticati il passato, conta solo il futuro”. È una sorta di mantra della nostra nuova epoca. A conti fatti ci stiamo quasi riuscendo.

Eppure, se essere proiettati in avanti è una buona abitudine per progredire, cancellare ciò che c’era di buono ci rende più poveri. Poveri economicamente perché poveri di conoscenze pratiche e saggezza tipica di chi ha vissuto di niente, di guerra, di fame. Quelli che non avevano nessuna forma di assistenzialismo a supporto e quindi a sé dovevano pensare da soli.

Così, era facile vedere una massaia, che al massimo aveva fatto le elementari, mettere da parte i pochi soldi che racimolava il marito per una progettualità ben organizzata in barattoli di vetro: corredo figlia e fortezza (eventuali malattie o eventi tragici).

È paradossale ma quella donna aveva una consapevolezza finanziaria molto più solida rispetto a quella che oggi appartiene a gran parte degli italiani. Gran parte degli italiani non ha idea di come gestire il proprio reddito, soddisfare i consumi e mettere da parte dei risparmi. Come si fa se di finanza non ne capisci nulla? Nemmeno ci si prova, è troppo difficile.

Nel mio ultimo articolo su queste pagine vi ho parlato di consapevolezza finanziaria, contrapponendola all’educazione finanziaria. Bene, se c’è una cosa che dobbiamo recuperare da quel passato è la consapevolezza finanziaria, non l’educazione. Se su una determinata materia siamo in ritardo non possiamo cimentarci a capofitto sui concetti più complessi di essa perché potremmo non cavarne niente. Per questo stesso motivo, vi ho detto «chi vuole introdurvi nel mondo della finanza, attraverso il proprio linguaggio incomprensibile, lo fa solo dedito a un’operazione simpatia!», non vogliono educarvi, ma tenervi così all’oscuro. Chi è ignorante è facilmente manipolabile, quindi svegliamoci. Allo stesso tempo, ponevo, e pongo, una smisurata fiducia nel cammino della consapevolezza, la consapevolezza finanziaria. Se vogliamo avvicinarci a qualcosa dobbiamo partire dal semplice. Non abbiamo più alibi e siamo corresponsabili se non reagiamo per iniziare un percorso di consapevolezza.

Ho deciso, allora, di accompagnarvi io stesso al semplice in materia di economia. Ho deciso di fornirvi quattro regole macroeconomiche e sarei davvero felice di avere, al netto dei soliti inutili commenti dei leoni da tastiera (che non leggo neppure),  un vostro feedback una volta letto l’articolo. «Vincenzo, è tutto molto chiaro», «non abbiamo capito nulla», qualsiasi cosa mi aiuterebbe a capire, a confermare la tesi che possiamo rimediare, in parte, all’arretramento del Paese sul tema, oppure a cercare ancora altre strade.

Vi dicevo, partiamo da quattro formule.

La prima: R = C + Rs

In questa equazione c’è tutta la vostra capacità decisionale in merito alle problematiche finanziare, o almeno qui dovrebbe essere. Le famiglie ottengono un reddito (R) che in parte viene utilizzato per l’acquisto di beni e servizi, cioè i consumi (C), e in parte accantonato a scopo prudenziale come risparmio (Rs). In pratica quello che guadagniamo (R) lo spendiamo per le nostre esigenze (C) oppure lo risparmiamo (Rs). Facile no? Non sempre perché la seconda formula ci ricorda che:

R < C

Capita spesso che le spese per i consumi siano effettuate prima che il reddito sia disponibile sul proprio conto. In questo caso, il reddito (R) è minore (<) delle spese per i consumi (C). Giusto?
Seguitemi: un lavoratore dipendente incassa lo stipendio il giorno 27 e non riesce ad arrivare a fine mese, nel senso che, ad esempio, dal giorno 15 ha finito tutti i suoi soldi. Che fa a quel punto, non mangia più ? Non mette più la benzina nell’auto? No! In tal caso, ricorre alle forme di credito al consumo, ovvero quei finanziamenti (tra cui la carta di credito) alle persone fisiche o alle famiglie per sostenere i consumi o rateizzare, rimandare, i pagamenti.
Il credito al consumo serve a questo, non per sostenere investimenti ma per finanziare le spese correnti delle famiglie. È una sorta di anticipo dello stipendio che deve arrivare.
Ma capita anche, per chi non ha un reddito fisso, che senza alcuna programmazione si spenda in consumi più di quanto si incassi dall’attività professionale o imprenditoriale. Ahiahiahiahi !! Forse fare un piccolo budget familiare sarebbe utile prima di piangere lacrime di coccodrillo!

Ci siete fin qui? Andiamo avanti:

Terza formula: Rs = Af + Ar (I)

Il risparmio (Rs) può avere due destinazioni, a parte il semplice deposito in banca:
1. Attività finanziarie (Af), se serve all’acquisto di azioni, obbligazioni o altri strumenti finanziari.
2. Attività reali (Ar), anche conosciute come investimenti (I), se serve all’acquisto di beni durevoli (anche detti a fecondità ripetuta, cioè che possono essere usati a più volte per soddisfare un bisogno) come case, opifici, televisori, auto, macchinari, eccetera. Ma cosa succede se non ho risparmio sufficiente per acquistare beni durevoli?

Ecco quindi l’ultima regola: I = (Rs-Af) + P

Gli investimenti (I) li potrete effettuare solo tramite prestito bancario (P).

Adesso abbiamo finito. Si tratta di quattro semplici formule. Stampate queste formule su un foglio A3, incorniciatelo e appendetelo alle pareti di casa vostra o del vostro ufficio al posto dei mantra dei mental coach.

Memorizzatele e guardatele ogni volta che dovete prendere una decisione finanziaria. Non vi servirà altro, o quasi!

Immagine: Photo by Thought Catalog on Unsplash

Rischio cancro: in Francia vietato il più diffuso fungicida agricolo

People For Planet - Lun, 06/03/2019 - 12:15

L’Agenzia francese per l’alimentazione e la salute (ANSES) ha annunciato il ritiro della licenza commerciale per 76 prodotti a base di epoxiconazolo.

L’Agenzia francese per l’alimentazione, l’ambiente, la salute e la sicurezza sul lavoro (ANSES) metterà al bando uno dei più diffusi fungicida chimico utilizzato in ambito agricolo perché dannoso per il sistema endocrino umano e per l’ambiente.

L’ANSES ha annunciato che ritirerà la licenza commerciale per 76 prodotti contenenti epoxiconazolo, un principio attivo fungicida ampiamente utilizzato per proteggere colture come cereali e barbabietola da zucchero. Secondo le stime dell’Agenzia francese per l’alimentazione e la salute ogni anno vengono acquistati circa 200 tonnellate di prodotti contenenti epoxiconazole in Francia. Una lista completa dei prodotti che verranno ritirati dal mercato non è stata ancora pubblicata.

“Le conclusioni cui è arrivata l’Agenzia è che l’epoxiconazolo è un interferente endocrino per gli esseri umani e per altri organismi diversi dalle colture bersaglio – si legge in un comunicato stampa dell’ANSES – Pertanto l’epoxiconazolo rappresenta un preoccupante pericolo per gli esseri umani e per l’ambiente”.

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Navi da crocera a Venezia: dalla profezia di Banksy al comitato NO GRANDI NAVI

People For Planet - Lun, 06/03/2019 - 11:00

Una nave da crociera della Msc “Opera” questa mattina (domenica 2 giugno) stava arrivando alla stazione marittima di Venezia nel canale della Giudecca trascinata da un rimorchiatore quando all’improvviso – sembra per un’avaria al motore e la rottura di un cavo del traino della nave – ha perso il controllo.

Il rimorchiatore non è stato in grado di governarla e la grande nave si è scontrata la barca fluviale River Countess, che aveva a bordo 130 persone. L’imbarcazione era parcheggiata di fianco all’imbarcadero San Basilio. Secondo le prime informazioni raccolte, nell’impatto alcune persone sarebbero finite in acqua. Sul posto ambulanza, polizia, vigili del fuoco che hanno allestito un pronto soccorso sul posto: cinque i feriti non gravi, uno a bordo della Msc. La grande nave all’impatto ha suonato per dieci minuti la sirena. Il bacino era pieno di barche che si preparavano per lo sposalizio con il mare, un evento tradizionale di Venezia, che per la prima volta è stato sospeso. “Questa mattina, intorno alle 8.30, Msc Opera in manovra di avvicinamento al terminal per l’ormeggio ha avuto un problema tecnico – spiega in una nota Msc – La nave era accompagnata da due rimorchiatori e ha urtato la banchina all’altezza di San Basilio. Contestualmente si è verificata una collisione con il battello fluviale. Sono in corso tutti gli accertamenti per capire l’esatta dinamica dei fatti, la compagnia sta assicurando la massima collaborazione ed è in contatto costante con le autorità locali”.

Fonte: LAREPUBBLICA.IT

Il dibattito in Italia

BANKSY AVEVA RAGIONE SULLE NAVI A VENEZIA: 10 giorni fa il video dello street artist inglese che a Venezia propose un’istallazione contro le grandi navi. L’artista fu allontanato dalla polizia municipale, che non lo aveva riconosciuto.  Il 22 maggio sui suoi canali social l’artista inglese Banksy pubblicava un video in cui, avvolto dal cappotto e con il capo coperto da un cappello, esponeva per le strade di Venezia un’opera che oggi, dopo l’incidente della nave da crociera dell’Msc che ha speronato un battello turistico, suona come una previsione, un monito contro i rischi del traffico delle grandi navi nei canali.

Fonte: AGI.IT

L’istallazione dello street artist era composta da una serie di oli su tela che rappresentavano una grossa nave da crociera tra gondole e piccole navi. “Venice in Oil” era un’opera di denuncia contro il traffico delle navi da crociera nella laguna. Oil, sia per raccontare la tecnica con cui le tele sono state fatte, che per sensibilizzare all’uso di combustibile usato dalle grandi navi. Continua a leggere [AGI.IT]

Si riaccendo le polemiche contro il traffico delle grandi navi a Venezia, dal comitato NO GRANDI NAVI: Il traffico croceristico -cui va aggiunto quello dei traghetti per la Grecia- a Venezia è andato crescendo in maniera esponenziale, così come le dimensioni delle navi impiegate. Queste, per attraccare in Marittima -ossia in città- entrando ed uscendo dalla bocca di porto del Lido passano per ben due volte nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, il cuore storico di Venezia a 150 metri dal Palazzo Ducale. Con i loro 300 e più metri di lunghezza, 50 di larghezza, 60 d’altezza, stazzano migliaia di tonnellate -e la tendenza è a produrre navi di dimensioni ancora maggiori perché economicamente più remunerative- sono evidentemente fuori scala rispetto la città, ma questa idiosincrasia ‘estetica’ è in realtà l’ultimo dei problemi di Venezia e della sua Laguna. Si pensi:

  • Agli effetti idrodinamici provocati dal transito delle navi (che al loro passaggio dislocano migliaia di tonnellate d’acqua) su un tessuto urbano antico, fragile e delicato e sull’ambiente lagunare;
  • Ai rischi, tendenzialmente sottovalutati, per la salute pubblica: Il traffico croceristico, infatti, costituisce a Venezia la maggior fonte di inquinamento atmosferico (dati Arpav), il tenore di zolfo del carburante usato in navigazione, ad esempio, è dell’1,5% (quello del diesel delle nostre auto è 1500 volte inferiore) durante la navigazione e, solo da poco, dello 0,1% all’ormeggio … il parlamento europeo, valutando che almeno 50000 persone/anno muoiono in Europa per l’inquinamento delle navi-, ha votato una direttiva che imporrà dal 2020 a tutte le navi il limite dello 0,5%, mentre nel Mar Baltico e nel Mare del Nord tale limite è già oggi dello 0,1%;
  • All’inquinamento elettromagnetico causato dai radar perennemente accesi;
  • A quello marino causato dalle pitture antivegetative delle carene;
  • A quello provocato dai rumori assordanti provenienti -giorno e notte- dalle navi all’ormeggio -praticamente a ridosso delle case- con vibrazioni che liquefano i leganti delle malte di case e monumenti;
  • Vi sarebbe poi il rischio, sempre negato, di incidenti (perdita di rotta, incendi, fuoriuscite di carburante);
  • Questione non da poco è, poi, l’impatto turistico. Venezia sta, di fatto, venendo trasformata (se già la metamorfosi non si è conclusa) in un parco tematico … e se il turismo è ricchezza -come sostengono in molti- non si capisce come mai la città, in quanto tale, si stia spegnendo. Visita il sito ufficiale: http://www.nograndinavi.it

VENEZIA ABBANDONATA DAI VENEZIANI? FORSE STA MORENDO… Ma paradossalmente l’occupazione (illegale) delle case vuote ripopola la città.

In Italia ci sono oltre 7 milioni di immobili vuoti, inutilizzati. In un surreale paradosso, molte persone ogni giorno lottano per il diritto alla casa, mentre in altre zone del Paese si assiste ad un lento spopolamento. Accade al Sud ma accade anche in una città come Venezia, sfinita dall’overtourism, dal turismo selvaggio mordi e fuggi che ha spinto gli affitti alle stelle e costretto i veneziani a trasferirsi a malincuore nelle zone limitrofe.

Senza i veneziani, Venezia ha perso gran parte del suo sapore autentico e si è tramutata in un meraviglioso luna park gigante – Veniceland, la chiamano – in cui pezzi di storia vengono svenduti per diventare hotel e case vacanze e i residenti non trovano alloggi a prezzo dignitoso. Gli attivisti dell’ASC da anni tentano di fermare questo meccanismo e chiedono politiche abitative che favoriscano chi vuole prendere residenza in città: entrano negli immobili pubblici inutilizzati, si fanno carico dei lavori di restauro e adeguamento e – seppur in maniera non legale, dunque – operano una serie di azioni di riqualificazione urbana al solo scopo di tornare a vivere e lavorare nella città in cui sono nati e a cui è stata tolta l’anima. Il 10 ottobre l’ennesima protesta è sfociata nell’occupazione del Comune. In questa lunga intervista, Nicola Ussardi dell’ASC ci spiega meglio cosa sta succedendo a Venezia e quali sono le ragioni degli attivisti.

E’ evidente, a Venezia ci sono ormai più turisti che residenti. La città sembra il set di un film popolato da comparse e con enormi navi che solcano il Canal Grande sullo sfondo. Dove sono i veneziani? Ci spiega le ragioni questo lento ma continuo spopolamento?

 Continua a leggere [PEOPLEFORPLANET.IT – Anna Tita Gallo]