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Pidocchi: come eliminarli

People For Planet - Ven, 09/06/2019 - 09:57

pidocchi sono parassiti minuscoli di colore bianco-grigiastro che colpiscono principalmente i bambini in età scolare, soprattutto nella fascia di età che va dai 3 agli 11 anni, e che non sono semplici da rimuovere.

Caratteristica fondamentale dei pidocchi è quella di vivere quasi esclusivamente sul corpo umano, poiché non possono vivere a lungo lontani dall’ospite: gli animali domestici, ad esempio, non rappresentano una fonte di trasmissione per l’uomo, così come i pidocchi umani non vengono trasmessi agli animali.
L’infestazione è più frequente nelle scuole, nelle colonie, negli oratori, nelle palestre e, più in generale, in tutti quei luoghi in cui vi sono molte occasioni di contatto.

Riconoscere un’infestazione da pidocchi (pediculosi)

I sintomi della pediculosi sono principalmente due: arrossamento cutaneo, soprattutto nella zona delle orecchie e sulla nuca, e prurito al cuoio capelluto
In commercio sono disponibili numerosi prodotti contro la pediculosi, sotto forma di polveri, creme, mousse, gel, shampoo, che, in ogni caso, devono essere consigliati dal medico, in grado di prescrivere il trattamento più idoneo. È importante ricordare che non è possibile prevenire la pediculosi: usare i prodotti antiparassitari a scopo preventivo non rende immuni dall’infestazione, ma, al contrario, è una pratica inutile e dannosa.“

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Il numero quasi perfetto di Igort – La celebre graphic novel diventa film

People For Planet - Ven, 09/06/2019 - 07:00

Una graphic novel epica e leggendaria. Vincitrice di numerosi premi di settore all’uscita agli inizi del secolo ma soprattutto racconto di culto, spesso ben riposta negli scaffali dei fumettari ipercompetenti e di quelli occasionali. 

Cinematografica per concezione e noir nell’essenza aveva da tempo creato attese da grande schermo. Diritti e progetti arenati ne avevano alimentato aspettative. Finalmente Toni Servillo, con la sua aurea di re Mida dei gran personaggi, ha convinto l’autore Igort – al secolo Igor Tuveri – a mettersi dietro la macchina da presa dopo aver doviziosamente sceneggiato e diretto artisticamente la messa in cinema della sua raffinata opera d’arte grafica.

Prodotto da un validissima compagine indipendente europea capitanata da Marina Marzotto e girato tra la Campania e la Sardegna dell’autore che però come si addice ad un fumettista di successo vive a Parigi, “5 è il numero perfetto” è una splendida pennellata di vecchi camorristi in una Napoli anni Settanta plumbea come “Blade runner” e mai cartolina dove non tutto segue pedissequamente la novella grafica ma ne mantiene impianto narrativo e concept creativo.

Dalla pagina al movimento la cura dei dettagli è maniacale e si sdoppia con successo. Le automobili, la pubblicità scenario d’antan, i film al cinema, le cabine telefoniche, l’immancabile caffè, il napoletano filologico che diventa filosofia appassionano l’occhio e probabilmente soddisfano meglio chi era digiuno della novella.

Alcuni puristi storcono il naso vedendo il trucco del protagonista Peppino Lo Cicero che a detrattori e sostenitori ricorda quello di Dicky Tracy, ma che il raffinato Gianni Canova associa al Duca di Urbino di Piero Della Francesca. Servillo gigioneggia (qualche volte esagera) ma giganteggia in movenze e voce declamatoria. Fanno corona brillante un Buccirosso melanconico Totò ‘o macellaio e Valeria Golino a suo agio tra sparatorie e letture del Gattopardo. Cameo per Iaia Forte, Nello Mascia richiama un personaggio da Sindaco del Rione Sanità, indovinati i caratteristi dei ruoli minori molto a loro agio nel ruolo di malamente (fumettistici?) e per niente gomorristi.

Coreografate le numerose sparatorie che Igort ha mosso tra ispirazioni alla Tarantino (ma senza troppo sangue) e film da Kung Fu, genere che viene omaggiato secondo versione originale con citazione  di “Cinque dita di violenza” e c’è anche un tributo inedito per “Totò e Cleopatra”

Splendidi cappelli (gadget di gala al lancio alla Mostra di Venezia dove il film è approdato con risalto in una sezione collaterale), fotografia d’autore del belga Bruel (quello di Dogman), tappeto sonoro adeguato con aggiunta di filologiche song “napulitane”. 

Cinema puro quello di Igort che non è mai volutamente realista e realizza arte da godere negli occhi nelle rappresentazioni sceniche della storia ma anche negli splendidi raccordi ideati per illustrare i titoli degli episodi declamati dall’Io narrante di Servillo-Lo Cicero.

Immagine e visione diventano buon intrattenimento, facce indimenticabili, creazione di mondi inventati come quello di Parador. 

E c’è stato spazio teorico per una polemica su quanto vale l’arte del fumetto. Toni Servillo, nell’orgia di interviste veneziane a Repubblica si è lasciato scappare la dichiarazione sulla “riduttività” dell’arte fumettara. Allo scatenarsi populista e settoriale degli amanti del genere l’attore ha subito fatto autocritica con un comunicato dato al sito Fumettologica dichiarando: «Riconosco pari dignità artistica e letteraria a tutti i tipi di espressione fumettistica, e pari dignità a tutte le forme di espressione artistica. Ho sempre riconosciuto il profondo valore della nona arte (tutta la nona arte, che purtroppo ancora oggi viene spesso trattata come un’arte di seconda categoria) e continuerò sempre a riconoscerlo e a promuoverlo.» 

La settima arte approva e ringrazia. 

La locandina di “5 è il numero perfetto” di Igor Tuveri

La dieta vegana può essere pericolosa per il cervello

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 16:17

Un’alimentazione a base esclusivamente di cibi vegetali può nuocere al cervello. A spiegare perché in un articolo pubblicato sulla rivista online BMJ Nutrition, Prevention & Health è Emma Derbyshire, fondatrice e direttrice di Nutritional Insight Limited, società britannica di consulenza specializzata in nutrizione e scienze biomediche: una dieta tutta vegetale, con esclusione di carne, pesce, uova, latte e derivati, rischia di ridurre ulteriormente l’assunzione – già scarsa – della colina, un nutriente essenziale coinvolto nella salute cerebrale.

Importante per lo sviluppo del feto

La colina è una molecola che viene prodotta dal fegato e che partecipa a diverse reazioni metaboliche. In particolare è fondamentale per la salute del cervello, soprattutto durante lo sviluppo fetale, e gioca un ruolo importante nel tenere sotto controllo i livelli di colesterolo nel sangue e nel proteggere la funzionalità epatica.

La quantità prodotta dal fegato non è però sufficiente a soddisfare le esigenze del nostro organismo, ed è per questo motivo che dovrebbe essere assunta tramite l’alimentazione. Le fonti alimentari primarie della colina, spiega la nutrizionista, sono la carne bovina, le uova, i latticini, il pesce e il pollo, ovvero tutti alimenti animali vietati per chi si nutre esclusivamente con cibi vegetali. Anche noci, fagioli e crucifere contengono questo nutriente importante per il cervello, ma a livelli molto più contenuti: ecco perché chi segue un regime alimentare esclusivamente vegetale può incorrere più facilmente in carenze di questo nutriente.

La dose giornaliera minima

Nel 1998, riconoscendo l’importanza della colina soprattutto nello sviluppo fetale, l’Istituto americano di medicina ne raccomandò l’assunzione giornaliera minima a 425 mg per le donne e 550 mg per gli uomini e a 450 mg e 550 mg per le donne, rispettivamente, in gravidanza e in allattamento. Nel 2016 l’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato dosi simili. Studi e sondaggi condotti sulle abitudini alimentari in Nord America, Australia ed Europa hanno però messo in evidenza che l’assunzione media abituale di colina non è all’altezza di queste raccomandazioni: “Una situazione preoccupante – afferma la nutrizionista – considerando che le tendenze alimentari attuali sembrano andare sempre più verso la riduzione del consumo di prodotti animali“.

Integrazioni in gravidanza

Per questo è importante, conclude l’esperta nell’articolo, “fare di più per educare gli operatori sanitari e i consumatori al valore di una dieta che contenga le giusti dosi di colina, e su come alimentarsi per ottenere il giusto fabbisogno”, ed effettuare monitoraggi per guardare all’assunzione di questo nutriente nei vari Paesi in modo che “se la colina non venisse adeguatamente assunta tramite l’alimentazione si possano mettere a punto strategie di integrazione soprattutto in relazione ad alcune fasi delicate della vita come la gravidanza, quando l’assunzione di questo nutriente è fondamentale per lo sviluppo del bambino”.

Foto di Sabrina Ripke da Pixabay

Henkel, arrivano i flaconi realizzati da Plastic Bank ad Haiti

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 15:00

Accade ad Haiti grazie alla squadra di Plastic Bank, di cui fa parte anche Henkel.

Quante volte ci è capitato di comprare un flacone di detersivo al supermercato? A uno sguardo superficiale possono sembrarci tutti uguali, ma ce ne sono alcuni che arrivano da molto lontano e portano con sé una storia di dignità e riscatto. Sono quelli prodotti da Henkel con la plastica riciclata nei centri di Plastic Bank, ad Haiti. Un esperimento che per ora è in fase pilota, ma che – negli auspici dell’azienda – potrebbe essere ampliato in futuro.

Cosa fa Plastic Bank ad Haiti

“Quando definiamo una cosa rifiuto, la vediamo come rifiuto”. Le cose cambiano quando iniziamo a capire che tutto ha un valore, compresi quelli che all’apparenza sembrano “solo” scarti. È il messaggio lanciato da David Kats, fondatore di Plastic Bank, un’impresa sociale che opera ad Haiti, nelle Filippine e in Indonesia. Con questo progetto, i rifiuti in plastica raccolti nel territorio diventano una moneta di scambio: basta portarli nei centri affiliati per ricevere denaro, beni o servizi di prima necessità, o anche per pagare la retta scolastica o l’assistenza sanitaria. Così, le spiagge e i centri abitati sono più puliti e, parallelamente, le persone si guadagnano le risorse per vivere una vita dignitosa.

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Parental burnout, non esistono genitori perfetti

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 13:00

Lo stress della quotidianità è la principale causa del parental burnout: una sorta di esaurimento nervoso che può portare alcune mamme e alcuni papà a sentire una forma di distacco nei confronti dei figli e ad essere incerti sulle loro qualità genitoriali.

Secondo una ricerca guidata dalla UCLouvain, in Belgio, pubblicata su Clinical Psychological Science,  gli effetti di questo tipo di esaurimento possono essere molto negativi sia per le mamme e i papà che per i figli, aumentando le possibilità di abbandono e i pensieri di fuga. “Nell’attuale contesto culturale – spiega la ricercatrice capo Moïra Mikolajczak – c’è molta pressione sui genitori. Ma essere mamme e papà perfetti è impossibile e tentare di esserlo può portare all’esaurimento. La nostra ricerca suggerisce che qualunque cosa consenta ai genitori di ricaricare le batterie, per evitare l’esaurimento, è un bene per i bambini”.

In un primo studio, i ricercatori hanno reclutato i genitori attraverso social network, scuole, pediatri. Le mamme e i papà, per lo più adulti di lingua francese in Belgio, hanno completato tre serie di sondaggi online distanti circa 5 mesi e mezzo. Le indagini includevano approfondimenti su 22 punti, che misuravano l’esaurimento emotivo dei genitori, il distanziamento e i sentimenti di incertezza sulle capacità genitoriali. Un totale di 2.068 genitori hanno partecipato al primo sondaggio, per arrivare a 557 al terzo. I dati hanno rivelato una forte associazione tra burnout e tre variabili – ideazione di fuga, abbandono e violenza verbale, fisica o psicologica.

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Argentina: crolla il consumo di carne, 6 su 10 “millennial” difendono la dieta vegan

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 11:29

Un reportage di Associated Press racconta le prime avvisaglie di quello che potrebbe essere un cambiamento epocale nel Paese simbolo del consumo di carne.

In Argentina è in corso una lotta per l’identità che vede un numero crescente di vegetariani e di vegani confrontarsi con la maggioranza dei carnivori in un Paese noto per l’abbondanza della sua carne di manzo, i gauchos e il sacro “asado”, il piatto forte del ‘barbecue’ che, ogni fine settimana, riunisce le famiglie e gli amici. Una tradizione che è fonte di orgoglio nazionale in questo Paese sudamericano, che da sempre combatte con la vicina Uruguay per la primazia mondiale nel consumo pro capite di carne bovina. Ma questa forte identità carnivora è minacciata dal crescente sostegno al vegetarianismo e al veganismo tra gli argentini, in particolare tra i giovani e i ‘millennial’, dove cresce anche la militanza da parte di attivisti. Un recente sondaggio online ha rilevato che 6 argentini su 10 sarebbero disposti a smettere di mangiare carne, un risultato che allarma gli allevatori già alle prese con la grave crisi economica. Il divario culturale è arrivato allo scontro alcune settimane fa, quando un gruppo di militanti animalisti ha interrotto un evento del consorzio agricolo di Buenos Aires e sono stati accolti dai gauchos che, in sella ai loro cavalli, li hanno caricati a frustate. Continua a leggere (Fonte: RAINEWS.IT)

Dalla stampa nazionale:

BASTA CARNE O ENTRO IL 2050 SARÀ EMERGENZA ALIMENTARE.  Per salvare il Pianeta è fondamentale agire anche sulle nostre abitudini alimentari. Il consumo di alimenti provenienti dagli allevamenti intensivi, infatti, ha un impatto devastate sugli ecosistemi.

Per questo, se entro i prossimi 12 anni non diminuiremo sostanzialmente i gas serra rilasciati nell’atmosfera, il riscaldamento globale è destinato a causare una crisi alimentare entro il 2050.

Ridurre la carne per ridurre le emissioni. L’allarme arriva dal report recentemente pubblicato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il comitato scientifico dell’ONU per il clima. Lo studio mostra come l’intero settore alimentare globale contribuisca al 25-30% delle emissioni di gas serra del Pianeta. In particolare, il metano prodotto dagli allevamenti di bovini costituisce, insieme a quello prodotto dalle risaie, la metà di tutto quello rilasciato nell’atmosfera. 

Agire prima che sia tardi.  Se il consumo di carne non dovesse calare, dunque, il Pianeta rischia di dover fronteggiare una crisi senza precedenti. Continua a leggere (Fonte:RIVISTANATURA.COM)

CARNE: QUANTE VOLTE A SETTIMANA POSSIAMO MANGIARLA? I problemi legati all’attuale, eccessivo, consumo di carne sono molteplici: da un lato c’è l’allevamento intensivo, responsabile del 20% di produzione di gas serra e di altre criciticità per l’ambiente, dall’altro, le problematiche rispetto alla salute umana.

Nel codice europeo contro il cancro dell’AIRC viene suggerito di limitare il consumo di carni rosse, evitare carni conservate – fra i principali rischi per il cancro ci sono i conservanti come nitrati e nitriti –  e la cotture prolungate, specialmente laddove si formano le bruciature.

Direte voi che il pollo potrebbe rappresentare un’alternativa per limitare il consumo di carne rossa, ma bisogna tenere conto di un dato, piuttosto sconcertante: ad oggi il 95% dei polli italiani provengono da allevamenti intensivi.

A questo tipo di allevamento sono riconducibili, a causa delle pessime condizioni di vita degli animali, frequenti intossicazioni alimentari e il caso noto dell’influenza aviaria; inoltre, la comparsa di batteri patogeni in questi allevamenti viene spesso trattata con antibiotici, utilizzati in dosi elevate, (ndr. Ormoni della crescita e antibiotici nella carne: possono esserci ancora?) tali da indebolire il sistema immunitario dei polli e di comportare la resistenza (e sopravvivenza) di questi batteri alle forme preventive. Continua a leggere (Fonte: DISSAPORE.COM di Giovanni Giorgi)

(…) POSSIAMO SALVARE IL MONDO, PRIMA DI CENA (Guanda), l’ultimo sorprendente saggio di Jonathan Safran Foer, autore dei fortunati romanzi Ogni cosa è illuminata (2002) e Molto forte, incredibilmente vicino (2005). Parla dell’impatto ambientale degli allevamenti di animali. E della nostra ultima occasione per fare qualcosa, qualcosa di utile, prima di sentirci chiedere dai nostri figli: “Ma voi dov’eravate, quando avete capito cosa sarebbe successo?”

Buone storie, azioni concrete. Sì, Foer ha scritto questo libro con l’ambizione di convincere degli sconosciuti a reagire alla crisi ambientale. E consapevole di quanto sia ostico parlare di gas serra, modelli climatici e politiche di mitigazione, ha dato fondo alle sue doti narrative per trovare delle buone storie, capaci di spaventarci, affascinarci e coinvolgerci a sufficienza da indurci a cambiare le nostre abitudini alimentari. Il risultato è un’opera forse imperfetta ma irrinunciabile per la sua attualità e la sua carica empatica. Un’opera ibrida dove il memoir e il saggio scientifico s’incontrano a metà strada, in un intrico di ricordi famigliari (talvolta noiosi), racconti aneddotici (sempre spassosissimi), dispute amletiche con la propria anima ed elenchi puntati di terrificanti hard facts sul guaio ambientale in cui ci siamo cacciati.

Al centro di tutto c’è un’idea impegnativa: per salvare il pianeta – o meglio, per salvarci il sedere, perché il pianeta non ha alcun bisogno di essere salvato – dobbiamo ridurre in modo significativo il consumo di prodotti di origine animale. Continua a leggere (Fonte: WIRED.IT di Giancarlo Sturloni)

Scoperta una nuova forma di magnetismo

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 10:18

Potrebbe portare a carte di nuova generazione e altri dispositivi elettronici innovativi

PADOVA – Carte di nuova generazione e altri dispositivi elettronici innovativi diventano possibili grazie alla nuova forma di magnetismo scoperta grazie alla ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Physical Review Letters e alla quale l’Italia ha partecipato con Austria, Ungheria e Germania. Primo autore della ricerca è Giacomo Bighin, dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Austria.

“Abbiamo dimostrato che è possibile un nuovo tipo di magnetismo, dove le calamite sono ottenute con atomi appartenenti a due differenti fogli metallici paralleli posti a piccola distanza l’uno dall’altro”, ha spiegato Luca Salasnich del Dipartimento di Fisica e Astronomia ‘Galileo Galilei’, dell’Università di Padova. “Alcuni materiali, tra i quali il ferro, diventano magnetici, ovverosia diventano una sorta di calamita, al di sotto di una temperatura critica nota come temperatura di Curie”, ha proseguito il ricercatore. “Se il materiale è quasi bidimensionale, cioè è un foglio di spessore molto piccolo, questa transizione ferromagnetica può avvenire ancora ma, solitamente, è molto più difficile da studiare”.

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È importante togliersi le scarpe in casa?

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 10:00

Non più di tanto, scrive il New York Times: trasportano molti batteri, ma non più di quelli che si trovano su altri oggetti con cui entriamo in contatto ogni giorno

Per molte persone è una cosa piuttosto comune quando si rientra in casa dopo essere stati all’aperto togliersi le scarpe. È un modo per non sporcare il pavimento e non contaminare l’ambiente casalingo con l’eventuale sporcizia e i batteri raccolti dalle scarpe all’esterno.

In molti posti dell’Asia togliersi le scarpe prima di entrare in casa è la norma: che sia la propria casa o quella di un ospite, riporre le scarpe all’entrata e rimanere con le calze o a piedi nudi è visto come un gesto di rispetto, non solo una precauzione sanitaria.

Ma ci sono davvero motivi per cui è necessario levarsi le scarpe in casa, oppure la paura della contaminazione è solo un inutile allarmismo? Il New York Times ha provato a rispondere mettendo insieme quello che dice la scienza a riguardo.

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Gli strumenti del giornalista ambientale del futuro? Droni, sensori e Intelligenza Artificiale

People For Planet - Gio, 09/05/2019 - 07:00

Il giornalismo, storicamente, è sempre stato attento ad applicare le nuove tecnologie per l’informazione. Uno dei primi utilizzi del telegrafo, dopo quello militare, fu la trasmissione di notizie, e per tutto il secolo scorso l’informazione rincorse le nuove tecnologie, a cominciare da radio e televisione, per finire con Internet. Si è trattato, però, in gran parte, di tecnologie legate alla diffusione dell’informazione e non alla creazione della stessa. Al netto dell’evoluzione tecnologica, infatti, nella sostanza microfoni, telecamere, macchine fotografiche e gestione del testo sono rimasti immutati. Ossia generano lo stesso tipo d’informazione. Ma le cose stanno cambiando. L’aumento della potenza di calcolo e l’abbattimento dei prezzi dei dispostivi informatici, infatti, stanno aprendo nuove frontiere al giornalismo. Vediamone alcune.

Giornalismo dai droni

I droni, i cui prezzi si stanno abbassando, stanno rendendo accessibili a tutti le riprese aeree, al punto che si sta consolidando una sintassi giornalistica nella quale il loro utilizzo diventa prassi. In alcune università di giornalismo statunitensi da qualche anno si insegna il “drone journalism” con il risultato di formare nuove leve di giornalisti multimediali specializzati. Il punto di vista dall’alto offre prospettive diverse da quelle “normali” ad altezza oculare e consente di evidenziare fenomeni a livello visivo. Il “New York Times” usa i droni per propri reportage sui cambiamenti climatici. Al posto della telecamera il drone può anche trasportare sensori: a cosa servono? Lo vediamo subito.

Giornalismo dai sensori

Avere dati ambientali di prima mano e rilevati sul campo, in zone o luoghi dove magari le istituzioni non li rilevano, ora è possibile anche per i giornalisti. La sensoristica ambientale è calata di prezzo, così come le interfacce digitali per gestire i sensori stessi. Oggi con poche decine di euro è possibile realizzare sensori dedicati per monitorare rumore, polveri sottili o altri inquinanti, rendendo così possibile l’attuazione di inchieste giornalistiche con dati inediti e di prima mano.  Oltre ad acquisire i dati, è ovviamente necessario che il giornalista li sappia trattare, usando metodologie scientifiche consolidate che gli permettano di elaborarli in maniera coerente e affidabile.

Giornalismo dai dati

I dati per analizzare un fenomeno possono essere acquisti non solo da sensori ma anche dalla rete. L’utilizzo dei dati provenienti dai social, per esempio, consente di analizzare fatti ed eventi avendo il polso dell’opinione pubblica. Qualsiasi fenomeno che abbia una rilevanza “social”, come manifestazioni, elezioni, ecc. è analizzabile attraverso i dati. Per fare questo il giornalista deve essere esperto nella loro acquisizione, nel loro trattamento sul fronte informatico e nell’utilizzo di sistemi d’elaborazione attraverso il cloud. Come negli altri casi, i costi dei sistemi d’elaborazione stanno scendendo, rendendo sempre più accessibili queste tecnologie.

Giornalismo dall’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale già oggi scrive articoli su fatti relativamente semplici quali l’andamento dei titoli di borsa, gli eventi sportivi e il meteo, ma in futuro gli algoritmi saranno alleati anche del giornalismo d’inchiesta. L’estrazione dei dati dai social e la loro organizzazione saranno le prime applicazioni disponibili per i giornalisti, ma tutto ciò che può essere rappresentato da una massa di dati potrà essere interpretato attraverso l’intelligenza artificiale.

Giornalisti del futuro

E vediamo ora quale potrebbe essere la giornata tipo di un giornalista. Il giornalista si trova su un’auto a guida autonoma e mentre l’assistente virtuale gli legge la rassegna stampa, i sensori dell’auto rilevano un deterioramento nella qualità dell’aria. Un’analisi statistica immediata scopre che la cosa è inusuale; il giornalista, con un programma di mappatura dei social, scopre che si discute dei problemi respiratori dei bambini. Allora, sempre dall’ auto, scarica le immagini dalle telecamere e consulta i registri pubblici con un’analisi automatizzata del testo. Per fare un’ulteriore verifica invia droni con fotocamere e li segue con gli occhiali per la realtà virtuale. Successivamente intervista i protagonisti, cittadini e fonti ufficiali, e di queste ultime le tecnologie d’analisi vocale interpretano toni “esitanti” o “nervosi”. Fatto questo, detta la storia a una App che esegue il controllo ortografico, formatta il testo e lo pubblica. Fantascienza al 2050, o peggio al 2100? No. Questa descrizione è tratta da un report dell’Associated Press dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo che pone lo scenario descritto al 2027. Non tra cinquanta anni.

Bene, vedremo tutto ciò anche in Italia? E magari su contenuti ambientali?

La riposta è chiara. No.

Il giornalismo ambientale in Italia non si pone nemmeno lontanamente questi problemi. Eppure si tratta di una questione di sopravvivenza dell’informazione ambientale stessa. L’accesso a queste tecnologie, e quindi all’informazione che ne deriva, passa attraverso la possibilità di potersele permettere – e malgrado l’abbassamento verticale dei prezzi di queste tecnologie gli articoli scritti con questi mezzi rimangono ancora troppo “cari”; ma soprattutto è richiesta la presenza di giornalisti “ibridi” che sappiano fare inchieste, maneggiando agevolmente questi e altri strumenti: risorse economiche e professionalità, che nel panorama del giornalismo italiano non ci sono e potrebbero non esserci per lungo tempo, creando una vera e propria barriera all’informazione, specialmente ambientale. Il tutto in un panorama nel quale spesso il giornalista è un freelance – il 60% dei contenuti dell’editoria italiana è fornito da loro – precario, pagato poco, esterno alle redazioni e con pochi strumenti tecnologici – cosa che impedisce la formazione all’innovazione.

La scommessa sarà quella che tutti i giornalisti possano accedere a tecnologie di questo tipo e che siano retribuiti in maniera equa per il lavoro svolto. L’alternativa è la perdita dell’informazione ambientale di qualità, in un momento storico nel quale questa sarà sempre più indispensabile per le sfide, come quella del clima, che ci troveremo ad affrontare.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Sergio Costa ministro dell’Ambiente: confermato il generale che si è opposto alle trivelle

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 17:16

Tra i pochi nomi confermati nel governo Conte Bis c’è quello di Sergio Costa, ministro dell’ambiente anche del governo giallo-rosso. Classe 1959, il suo curriculum riporta una laurea in Scienze Agrarie e un master in Diritto dell’Ambiente. Ma il nome di Costa è legato a doppio filo con l’inchiesta sulla Terra dei fuochi, che dai primi anni Duemila ha permesso di far luce su una serie di attività illecite legate allo smaltimento di rifiuti tossici, nell’area tra le province di Caserta e Napoli.

Da ministro si è occupato degli spinosi, per il Movimento 5 stelle, dossier sulla Tap (che ha ottenuto il via libera), su Taranto (dove l’emergenza ambientale e quella del lavoro, in mano a Di Maio, convivono) e sulle trivelle, contro le quali Costa minacciò le dimissioni.

Il generale è stato anche uno dei sostenitori della Legge 68 sugli ecoreati. “Ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi d’Europa seppellita nel territorio di Caserta – disse di Costa il leader M5s – e ha anche scoperto la discarica dei rifiuti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio”. Lo stesso comandante ha sottolineato in più occasioni il ruolo centrale della forestale nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi, reso possibile dall’alta specializzazione del corpo.

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Tim Robbins “Io, i detenuti e Dario Fo”

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 15:00

Dopo la risata disperata e letale di Joker, arriva al Lido quella catartica dei detenuti coinvolti nei laboratori teatrali raccontati da Tim Robbins in 45 seconds of Laughter, documentario presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. E’ il racconto di sei mesi del lavoro della compagnia teatrale di cui Robbins è cofondatore e componente da 37 anni, della The Actors’ Gang, con i carcerati di un penitenziario di massima sicurezza in California. il Calipatria.

“Se affronti i problemi della società lavorando sui macrolivelli rimani frustrato, perché non vedi cambiamenti. Mi sono reso conto già da tempo che invece puoi cambiare le cose lavorando sui microlivelli, come facciamo noi nelle scuole e nelle carceri” dice Robbins. “Ognuna di queste esperienze lascia un grande ottimismo e speranza per il futuro. Si vedono le trasformazioni nelle persone, ed è incredibile quando la madre di un detenuto viene da te e ti dice ‘Grazie, rivedo mio figlio”. Un viaggio fra recitazione, improvvisazioni, comprese quelle attraverso i personaggi della Commedia dell’Arte (“fra le fonti di ispirazione c’è stato anche Dario Fo” dice Robbins) esercizi per entrare in contatto con le proprie emozioni e sviluppare la fiducia reciproca.

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Fonte immagine WAKEUPNEWS

Anche l’Uganda ha la sua Greta Thunberg per la difesa del clima

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 15:00
Fonte: Twitter

Dalla stampa nazionale:

Chi è Leah Namugerwa, la Greta Thunberg d’Uganda. Ispirata dal modello di Greta Thunberg e forte dell’appoggio della famiglia che, ogni venerdì, le permette di saltare la scuola e scendere in piazza, la giovane attivista Leah Namugerwa ha tutte le carte in regola per diventare una delle teste di serie della lotta contro il cambiamento climatico.

LEAH, PALADINA D’UGANDA – Classe 2004, 15 anni e il coraggio di chi ama così tanto il proprio paese da non poterne accettare la lenta e inesorabile distruzione, la Greta d’Uganda ha lanciato, a inizio 2019, una campagna contro i combustibili fossili, i sacchetti di plastica, la deforestazione, il degrado delle zone umide e qualsiasi altra forma di ingiustizia o abuso nei confronti dell’ambiente. E, grazie alla creazione dell’hashtag #BanPlasticUg, la sua protesta ha conquistato la Rete ed è diventata virale, convincendo i suoi coetanei dell’importanza di un mondo pulito e sostenibile e trasformando i suoi picchetti in solitaria in coloratissimi e frequentatissimi cortei per le strade della capitale Kampala, nonostante le violente proteste delle autorità locali.Continua a leggere (Fonte: LETTERADONNA.IT)

LA PLASTICA SOFFOCA L’AFRICA. Per l’Africa la plastica non è un problema, è un dramma. Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, ogni anno otto milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono negli oceani, di questi 4,4 tonnellate si trovano nei mari che circondano il continente africano.

«La plastica e la gestione dei rifiuti in generale – spiega Mohamed Atani, responsabile continentale dell’Unep (agenzia ambientale delle Nazioni Unite – sono una questione molto seria che non va trascurata e sulla quale dobbiamo impegnarci tutti e a tutti i livelli».

Bottiglie, sacchetti, piccoli oggetti vengono abbandonati e rimangono per anni nel terreno. Dal terreno spesso penetrano nelle falde e nei fiumi e da qui nei mari. La diffusione di plastica e microplastica è pericolosa perché inquina l’ambiente e danneggia la salute umana e degli animali. Di fronte a questo fenomeno, l’Africa non è immobile. Continua a leggere (Fonte: La plastica soffoca l’Africa – CELIM.IT)

KFC ha lanciato il pollo a base vegetale: tutto esaurito in cinque ore

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 10:00

I sostituti della carne sono senza dubbio popolari, perché promettono di ridurre l’impronta umana sul pianeta Terra diminuendo allevamenti e, di conseguenza, il consumo stesso della carne.

Il pollo di verdura è buono (dicono)

Bene, ora Beyond Meat e KFC hanno dimostrato che un pollo-non pollo, cioè un prodotto a base di carne vegetale, può diventare una sorpresa tanto gustosa da causare un delirio culinario nelle catene di fast food di tutto il mondo.

Il Beyond Fried Chicken ha cattirato l’attenzione (e le fauci) dei carnivori di Atlanta, che si sono riversati in massa presso la sede del popolare fast food per assaporare il prodotto insolito che è, letteralmente, andato via come il pop corn (anzi, come il pollo fritto).

Continua a leggere su NINJAMARKETING.IT di Fabio Casciabanca

La stampa internazionale: Rousseau ha detto “Sì”!

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 09:18
THE GUARDIAN (Gran Bretagna)

I membri dell’Italian Five Star Movement (M5S) hanno appoggiato in modo schiacciante una coalizione con il partito democratico di centro sinistra (PD) in una votazione online, dando il sostegno finale a un accordo tra nemici tradizionali inteso a far uscire l’Italia dalla crisi politica.

Il primo ministro, Giuseppe Conte, era stato incaricato di assicurare un patto tra i due partiti dopo che Matteo Salvini, il leader della Lega di estrema destra, aveva fatto crollare la coalizione con il M5S nel tentativo di forzare elezioni anticipate in cui sperava di capitalizzare la sua recente popolarità.

Il M5S ha richiesto ai suoi militanti di approvare la coalizione attraverso un voto sul sito web Rousseau del partito. Il 79,3% ha risposto di sì al governo con il PD.  Lunedì Conte aveva tenuto un discorso ai membri dell’M5S in cui aveva cercato di convincerli a votare a favore, dicendo loro: “Capisco le vostre preoccupazioni. Ma vorrei anche ricordarvi che, prima delle elezioni, lo scorso anno l’M5S ha dichiarato di essere pronto a unirsi a qualsiasi forza politica pronta a portare avanti l’agenda politica del movimento. Oggi abbiamo una grande opportunità di cambiare questo Paese “.

Martedì le parti hanno pubblicato un programma in 26 punti. In cima alla lista c’è l’impegno a utilizzare il prossimo bilancio per aiutare a stimolare la crescita economica ma anche la promessa di non mettere in pericolo le finanze pubbliche.

L’Italia ha il secondo più grande debito nell’UE in proporzione alla produzione economica e il patto di governo richiederà una maggiore flessibilità a Bruxelles per superare la “rigidità eccessiva” delle norme di bilancio esistenti.

Le due parti si sono impegnate a introdurre uno stipendio minimo, evitare un aumento dell’IVA e aumentare la spesa per l’istruzione, la ricerca e il benessere. Il programma prevede anche una tassa sul web per le multinazionali e la creazione di una banca pubblica per favorire lo sviluppo nel sud.

La democrazia diretta basata sul web è stata uno dei principi fondamentali del M5S da quando è stato fondato nel 2009 dal comico Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, un imprenditore morto tre anni fa.

Nei suoi primi anni, il movimento ha utilizzato il suo sito Web e il blog di Grillo per discutere e tenere voti prima che Rousseau, una piattaforma appositamente costruita che prende il nome dal filosofo svizzero del XVIII secolo, fosse sviluppata e introdotta nel 2016.

Il sistema è stato afflitto da attacchi di hacking durante i voti chiave e ad aprile l’autorità italiana per la protezione dei dati ha multato la società che gestisce la piattaforma per non aver protetto i dati personali degli utenti.

L’Italia è stata gettata nel caos il mese scorso quando Salvini ha ritirato la Lega dalla sua alleanza con M5S, mentre cercava di sfruttare la popolarità del suo partito per portare a elezioni anticipate e diventare primo ministro. La tattica del leader della Lega ha danneggiato la sua popolarità.

EL PAIS (Spagna)

La base del movimento 5 stelle approva la formazione di un nuovo governo con il PD.

Il progetto di programma governativo ammorbidisce la posizione italiana su Europa e immigrazione e rinuncia alla flat tax proposta dalla Lega.

La rete ha parlato e il movimento 5 stelle ha approvato l’accordo del governo con il Partito Democratico (PD). Circa 115.000 persone sono state chiamate a esprimersi sulla piattaforma online del partito chiamata Rousseau e controllata dalla società di uno dei fondatori dell’M5S e il 79,3% ha optato per il sì. La decisione apre definitivamente la strada a Giuseppe Conte per andare dal Presidente della Repubblica e presentare il suo secondo esecutivo.

I militanti grillini – in realtà solo circa 80.000 degli oltre 10 milioni di elettori M5S nelle ultime elezioni – hanno deciso di dare il via libera a una nuova alleanza per formare un secondo governo meno di un mese dopo che Matteo Salvini ha deciso di abbandonare il precedente. Nonostante le divisioni emerse nei giorni scorsi con una fazione del partito che si è opposta a un patto con il nemico storico PD, le indicazioni della leadership del movimento si sono imposte, come accade sempre nel M5S.

Il voto, il più numeroso nella storia del partito e venduto dall’M5S come il trionfo della democrazia diretta, ha avuto luogo mentre trapelava in rete la bozza del programma minimo scritto con il PD. Un documento vago e altamente impreciso che, tuttavia, mostra già attraverso i suoi 26 punti un cambiamento sostanziale su questioni come l’immigrazione, l’approccio con l’Europa o le tasse. La bozza mostra una notevole svolta sociale dei “grillinos” e mostra ancora una volta la sorprendente capacità di fluttuazione gattopardiana del movimento.

Il documento, scritto in fretta durante l’ultima settimana di incontri tra il PD e M5S – quattro pagine rispetto alle 58 del contratto governativo firmato con la Lega 14 mesi fa – è solo la base di una negoziazione che continuerà una volta che Conte avrà formato il governo. Ma le ostilità nei confronti dell’UE sono lasciate indietro e si parla già di un’Europa più favorevole. “Con la nuova Commissione dovremo rilanciare gli investimenti e i margini di flessibilità per rafforzare la coesione sociale, promuovendo le modifiche necessarie per superare la rigidità delle norme europee sulla politica di bilancio. Sono necessarie regole per la crescita, non solo per la stabilità “, afferma la bozza.

Uno dei punti più delicati e di attrito riguarda l’immigrazione, un cavallo di battaglia dell’ex ministro degli interni Salvini. Il documento non approfondisce la questione ma apre in modo significativo le porte alla riforma dei controversi decreti sicurezza “a seguito delle recenti osservazioni fatte dal Presidente della Repubblica”. La persecuzione delle ONG che soccorrono i migranti nel Mediterraneo sarà attenuata, come suggerito dal capo dello stato.

AGENCE FRANCE-PRESS (Francia)

Gli attivisti del Movimento 5 stelle (M5S, antisistema) hanno “detto sì con una maggioranza molto ampia” in una votazione online, al governo di coalizione tra M5S e Partito Democratico (di sinistra), ha annunciato il leader del movimento Luigi Di Maio.

L’Italia è stata con il fiato sospeso in attesa del voto di decine di migliaia di membri del M5S perché un risultato negativo avrebbe suonato la campana a morto del nuovo governo in via di preparazione.

“Voglio ricordare che in meno di un mese siamo riusciti a risolvere una crisi di governo scoppiata in agosto”, ha dichiarato Di Maio durante una conferenza stampa, ringraziando gli “80.000 Cittadini italiani che hanno votato su una piattaforma digitale unica al mondo “.

“Penso che dovremmo essere orgogliosi di questa piattaforma digitale (…) perché ci ha offerto un modo diverso di creare un governo”, ha continuato riferendosi alla piattaforma “Rousseau”, nome del portale della democrazia partecipativa del M5S.

Il programma del nuovo governo comprende “l’eliminazione di qualsiasi forma di disuguaglianza sociale, territoriale o di genere”, la riduzione delle imposte sul lavoro, lo sviluppo di “una serie di leggi contro il conflitto di interessi” e una “forte risposta” ai problemi dei flussi migratori.

Presentando le linee principali del suo progetto politico giovedì, Conte ha parlato del rilancio della crescita, degli investimenti nel Mezzogiorno, della preoccupazione per i giovani che stanno lasciando queste regioni in massa, nonché di un modo di sviluppo compatibile con il rispetto per l’ambiente.

“Ora cambieremo l’Italia”, ha dichiarato il capo del Partito Democratico Nicola Zingaretti dopo i risultati del voto a cinque stelle. 

Dopo la sua scommessa fallita, Matteo Salvini è stato veloce ad annunciare il suo piano di battaglia per tornare al potere: “Da oggi, mi muoverò ancora più arrabbiato e determinato. Andrò di città in città e torneremo al governo in questo paese “, ha detto in un messaggio su Facebook. L’obiettivo del leader sovranista è far cadere il nuovo governo e ottenere le elezioni il più presto possibile.

Immagine: ritratto di Jean-Jacques Rousseau (Maurice Quentin de La Tour, 1704-1788)

Ti Amo Insalata!

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 08:14
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10 film sulla bicicletta per riflettere sulla vita

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 07:00

Anche in Bikes, sulla falsa riga di Cars, le biciclette vengono umanizzate, ma rispetto al cartoon della Pixar questa produzione ispano-cinese ha uno scopo puramente educativo e si sofferma su questioni come la tutela dell’ambiente. Protagonista è Speedy, una mountain bike che percorre a tutto ritmo le strade di Spokesville, popolate ovviamente soltanto da biciclette. Tutto scorre tranquillo finché non fa ritorno a casa il campione locale Rock Bikeson, che fa in realtà gli interessi di uomini d’affari e banchieri e vorrebbe convincere tutti ad introdurre il motore. Seguirà una sfida, in ballo c’è la salvaguardia della natura.

Prendiamo spunto da questa nuova uscita per rivedere insieme altre pellicole nelle quali la bicicletta è fulcro della trama. Alcuni di questi film apparentemente possono sembrare “leggeri” e poco impegnati, ma in realtà ci mostrano uno spaccato di società attuale o dei decenni passati e ci fanno riflettere su grandi tematiche e questioni ancora aperte. La lista non è assolutamente esaustiva… quanti altri film conoscete in cui senza le biciclette mancherebbe qualcosa di fondamentale?

Breaking away – 1979

Questo film di Peter Yates è ambientato in Indiana ma profuma molto di Italia. Quattro amici da poco diplomati trascorrono il tempo insieme, sapendo di non avere abbastanza denaro per iscriversi all’università. Dave, uno di loro, è appassionato di biciclette e adora l’Italia, conosce la musica lirica e le espressioni italiane, si finge persino italiano per amore. Proprio a una gara di ciclismo però riceverà una delusione amorosa, la stessa gara durante la quale gareggia la squadra italiana Cinzano, che lo fa andare fuori di pista e lo spinge a confessare alla ragazza corteggiata le sue reali origini. Dave, sconsolato, inizia a odiare l’Italia e anche la bicicletta, ma grazie al padre riacquista fiducia, con i vecchi amici si iscrive a una gara di ciclismo, che vincono. Dulcis in fundo, si iscriverà al College. Oscar per la migliore sceneggiatura originale a Steve Tesich

Appuntamento a Belleville – 2003

“Les Triplettes de Belleville” è un film d’animazione francobelgacanadese che, nonostante sia recente, cattura grazie alla sua fotografia volutamente vintage. Il protagonista è Champion, cresciuto da Madame Souza, che ad un certo punto gli regala un triciclo, capace di farlo sorridere. È questo triciclo che lo porterà ad appassionarsi al ciclismo e a partecipare persino al Tour de France. In quest’occasione però Champion viene rapito e portato a Belleville da alcuni gangster che vorrebbero utilizzarlo in un giro di scommesse clandestine costringendolo a pedalare insieme ad altri malcapitati in una macchina che simula una gara ciclistica. A risolvere la situazione penserà Madame Souza.

Ladri di biciclette – 1948

Impossibile non inserire in questa lista uno dei capolavori del neorealismo italiano, di cui Vittorio de Sica, oltre che regista, è anche produttore e in parte sceneggiatore. 

Siamo a Roma. Antonio Ricci, disoccupato, riesce a trovare lavoro come attacchino comunale, ma ha bisogno di una bicicletta, così sua moglie dà in pegno le lenzuola per procurargliene una. La bicicletta però viene rubata. La polizia, denunciato il furto, non può fare molto, quindi Ricci si mette alla ricerca della bici insieme a un compagno del partito comunista, ai colleghi netturbini e al figlio Bruno. Ma della bici nessuna traccia. Ricci riconosce però il ladro. Accade a Porta Portese. Il ladro è insieme a un barbone, che Ricci segue fino ad una mensa dei poveri, ma con scarsi risultati, visto che il barbone scapperà. Ricci prova persino a rivolgersi a una specie di veggente, che gli dà una risposta del tutto inutile e beffarda. Il ladro ricompare in un quartiere poco raccomandabile, dove i residenti ne prendono le difese. Sulla via di casa, stanchi e delusi, Ricci e Bruno intravedono una bici incustodita. Un segno del destino? Il tentativo di appropriarsene è maldestro, Ricci rischia persino il carcere per questo gesto, lo evita grazie ai pianti del figlio. Nulla di fatto, si fa sera su Roma.

La bicicletta verde – 2012

Celebre anche perché girato dalla prima regista donna in Arabia Saudita, Haifaa Al-Mansour. La Bicicletta Verde ha come protagonista Wadjda, una bambina Saudita che tenta di sfidare le tradizioni e gli ostacoli culturali che non le permettono di vivere come vorrebbe. Di nascosto, usa la bicicletta del suo amico Abdullah ma, quando decidono di fare una gara, lei non ha una bicicletta. Ecco allora che compare quella verde del titolo, avvistata da Wadjda dapprima durante il tragitto verso la scuola ancora imballata nel cellophane, poi in un emporio. La bambina offre come “pegno” al negoziante una musicassetta e inizia a mettere da parte un gruzzoletto per poterla un giorno comprare. L’occasione arriva quando Wadjda vince il denaro messo in palio dal concorso scolastico annuale di conoscenza del Corano, impegnandosi duramente nonostante il poco interesse per le questioni religiose. Ma i professori non trovano moralmente corretto che spenda quel denaro per l’acquisto di una bicicletta, così lo danno in beneficenza. Gliela donerà sua madre in un momento particolare. Essendo la donna ormai sterile, il marito ha deciso di sposarsi con un’altra donna; il giorno del matrimonio Wadjda riceve in regalo dalla mamma la sua tanto desiderata bicicletta, simbolo anche della vittoria del mondo femminile quando agisce coeso.

American Flyers – Il vincitore – 1985

Morto il padre per aneurisma cerebrale, i due fratelli Marcus (Kevin Costner) e David Sommers si allontanano finché la madre – che vive con David – organizza un incontro riscontrando nel figlio i sintomi della stessa malattia. Soltanto il ciclismo è l’argomento comune. In realtà Marcus, medico sportivo, visita il fratello e si rende conto che è perfettamente sano, mentre lui stesso ha già quei sintomi tanto odiati. Ma tiene il segreto per se stesso. La malattia si manifesterà tempo dopo, quando i due fratelli si iscrivono a una gara di ciclismo (L’inferno del West) e Marcus viene colto da un malore, precipitando in un burrone e finendo in ospedale. David dovrà correre da solo il giorno dopo, ovviamente vincerà ma non senza prima recuperare eroicamente lo svantaggio e subire i colpi bassi degli avversari.

Senza freni – 2012

Film moderno, con protagonista un rider newyorkese, Wilee, al quale la giovane Nima affida il compito di consegnare entro 90 minuti una busta a un indirizzo di Chinatown. Il titolo non è casuale: la bici di Wilee ha un telaio di acciaio, a scatto fisso ed è proprio senza freni. Wilee corre, corre, corre, in mezzo al traffico di New York. Ma deve correre ancora più veloce quando scopre che un poliziotto corrotto vuole raggiungerlo per sottrargli la busta. L’attore che ha interpretato il protagonista ha davvero corso a tutta velocità, tanto da scontrarsi contro il retro di un taxi durante le riprese e riportare una ferita al braccio: se l’è cavata con 31 punti di sutura. Si intravede nei titoli di coda.

Quicksilver – 1986

Film con attori del calibro di Kevin Bacon (che sembra ballare anche mentre compie acrobazie varie sulla sua bici) e Laurence Fishburne sicuramente da rivedere. Racconta la storia di Jack Casey, giovane broker di successo, che dopo grandi guadagni finisce con il perdere tutto a causa di un investimento poco attento. La delusione lo spinge a ritirarsi e a cambiare vita. Inizia così a fare il bike messenger a Wall Street. Inizia però a lavorare per Lo Zingaro e per la malavita, che cerca corrieri. Conosce anche il messicano Hector, il cui sogno è comprare un carretto per hot dog per dare vita ad una catena. Jack lo aiuta ad investire i suoi risparmi in borsa e il guadagno è talmente grande che alla fine Jack riesce a recuperare quanto perduto. Ma non è finita. Lo Zingaro vorrebbe tra i suoi corrieri anche Terri, una ragazza senza denaro e senza speranze. Un giorno Terri si rifugia a casa di Jack perché capisce che l’intenzione è quella di farla prostituire. Lo scontro tra Jack e Lo Zingaro ha così inizio, ovviamente in sella ad una bicicletta.

Allez Eddy!

In un mondo in cui “gli eroi sono ancora eroi”, nel Belgio degli anni Settanta del secolo scorso, il piccolo Freddy vorrebbe tanto conoscere il suo idolo, il ciclista Eddy Merckx. L’occasione si presenta quando il paese si appresta a vivere l’apertura del primo supermercato e promuove una gara ciclistica il cui premio per il vincitore è proprio un incontro con il campione. Freddy partecipa in gran segreto, essendo suo padre contrario all’avvento della modernità che potrebbe distruggere le piccole realtà come la sua macelleria. Altro ostacolo: l’incontinenza di Freddy, che non gli ha consentito di avere finora una vita semplice ma non gli impedisce di allenarsi per tutta l’estate.

Pantani: The Accidental Death Of A Cyclist

È un documentario ma merita di essere citato, questo lavoro di James Erskine che ripercorre le gesta del nostro Marco Pantani e i retroscena oscuri che l’hanno portato alla morte. Non soltanto, quindi, le vittorie e la popolarità ma un racconto anche della vita privata e del drammatico uso di droghe, sino allo scandalo doping, alla depressione e alla morte in solitudine per overdose in un albergo di Rimini. Per tutti Pantani resta un eroe, capace di vincere nello stesso anno sia il Tour de France che il Giro d’Italia, ma un eroe solo e probabilmente incompreso che merita comunque rispetto. La sua storia farà riflettere ancora a lungo.

The Armstrong Lie – 2013

Altro documentario che fa riflettere. Il registra Alex Gibney segue Lance Armstrong e ne racconta il tentativo di ritorno all’attività agonistica, seguito dalla squalifica per doping. Ma, a dire il vero, questo documentario ha una genesi più articolata. Gibney era stato incaricato nel 2009 di realizzare un film sul ritorno di Armstrong, ma fu proprio lo scandalo doping a bloccare il progetto. Dopo la confessione pubblica del ciclista tutto viene ripreso e il risultato viene ottenuto da una prospettiva completamente diversa, quella del 2013, quando ormai le vittorie di Armstrong suonano come una grande bugia.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Le curiosità sullo Spazio più digitate in rete

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 15:00

Dall’alimentazione degli astronauti alle intenzioni degli alieni. E la Regina Elisabetta e Justin Bieber sono Rettiliani?

Lo spazio è da sempre uno degli argomenti in grado di suscitare enorme interesse, nonché moltissimi interrogativi. Ad oggi, l’uomo conosce solo una piccola parte dell’universo, che si pensa sia in continua espansione e composto da una moltitudine di galassie. Sono in molti, dunque, scienziati e comuni cittadini, ad interrogarsi su cosa ci sia lassù e sulla possibilità di altre forme di vita.

(…) Ecco le risposte alle 10 curiosità sullo spazio più digitate in rete dagli italiani.

Cosa mangiano gli astronauti nello spazio? L’assenza di gravità provoca anche assenza di fame. Creare dei pasti sani, nutrienti e gustosi è, in realtà, una cosa abbastanza complicata. Per questo, il cibo degli astronauti è creato da ingegneri alimentari degli Space Food System Laboratories della NASA, rispettando rigidi parametri, che sono continuamente all’opera per individuare soluzioni innovative per migliorare l’alimentazione delle persone in orbita. Tutto il cibo che va nello spazio con gli astronauti deve, ovviamente, essere già cucinato e pronto per essere consumato.

Cosa fa una donna incinta nello spazio? Al momento nessuno è stato nello spazio mentre si trovava in stato interessante. Esiste una startup olandese che vorrebbe inviare in orbita terrestre una donna incinta in procinto di partorire per far nascere il primo bambino nello spazio in condizioni mediche speciali.

Come si dorme nello spazio? Il passaggio dalla notte al giorno è un argomento poco interessante per gli astronauti, che in un giorno vivono 16 albe e tramonti. In media, ogni astronauta dorme circa 6 ore al giorno, in zone chiamate Tranquillity, con un sacco a pelo ancorato al muro.

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Uragano Dorian: servono altre catastrofi per riconoscere il global warming?

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 15:00

L’uragano Dorian ha lasciato le Bahamas e ora si dirige verso la FloridaA passo d’uomo, 1,6km/h. Questo perché – spiegano gli esperti – avendo trascorso la notte sulla porzione occidentale dell’arcipelago caraibico, ha potuto rallentare la corsa e ritardare l’arrivo in Florida, ora previsto tra la sera di oggi, martedì, e la mattina di domani. Nonostante Dorian sia stato declassato alla categoria 3, continuano le attività di precauzione e salvaguardia nelle zone che si presume toccherà lungo il tragitto, nel frattempo modificato. La preoccupazione è infatti ancora rivolta alla costa meridionale degli Stati Uniti, ma i modelli dei meteorologi al momento non prevedono impatti devastanti in Florida, dove comunque l’evacuazione non è stata ritirata nelle zone più a rischio, inclusa la residenza del presidente Trump a Mar a Lago. È più a nord che si prevedono gli effetti di Dorian: l’uragano al momento minaccia maggiormente la Georgia e la Carolina del Sud e del Nord, dove l’evacuazione è obbligatoria. Gli esperti non hanno ancora indicato con precisione dove la tempesta toccherà terra, ma la speranza è che l’uragano continui a perdere forza nella risalita dalle Bahamas verso nord.

La NASA ha blindato il Kennedy Space Center di Cape Canaveral, che si trova proprio sulla traiettoria dell’uragano. Per giorni gli oltre 8mila dipendenti del centro hanno lavorato per la messa in sicurezza delle apparecchiature. La piattaforma di lancio mobile, indispensabile per i futuri lanci dei sistemi che la Nasa sta sviluppando e che è costata 650 milioni di dollari, è stata spostata all’interno del Vehicle Assembly Building, un edificio progettato in modo da resistere a venti superiori a 201,1 km/h, soglia che l’uragano Dorian ha però superato abbondantemente. Secondo le misurazioni del Centro nazionale per gli uragani (Nhc) degli Stati Uniti, Dorian è accompagnato da venti che raggiungono i 295 km/h, con raffiche che possono toccare i 350 km/h. Si tratta dunque di un fenomeno più potente di Gilbert (1988), Wilma(2005) e dell’uragano del Labor Day del 1935. Soltanto Allen, nel 1980, lo ha superato con 305 km/h. 

A Grand Bahama, l’isola settentrionale dove ha toccato terra ed è rimasto oltre 24 ore, Dorian ha provocato inondazioni tra 5 e 7 metri di acqua, «non si riusciva a distinguere l’inizio dell’oceano dalla strada». È commosso il premier delle Bahamas, Hubert Minnis, che ha aggiunto: «Questo è il giorno più triste e peggiore della mia vita per rivolgermi al nostro popolo». Il bilancio provvisorio è di almeno cinque vittime ma è destinato a salire, si parla infatti di centinaia di persone intrappolate tra le macerie in attesa di soccorsi che procedono a rilento a causa del maltempo e della inagibilità di molte strade e aree, rese praticamente irraggiungibili, soprattutto a New Providence, l’isola più popolosa delle Bahamas, dove si è verificato un black out totale. 

Si stima che nelle isole che si trovano tra la Florida e Cuba Dorian abbia distrutto almeno 13mila case con una violenza che è il risultato di una serie di concause: l’atmosfera instabile, i venti omogenei, l’aria umida e soprattutto l’innalzamento della temperatura dell’oceano Atlantico di ben due gradi centigradi superiore alla media

Gli uragani nascono tra i 10 e i 30 gradi di latitudine, dove le acque dell’oceano sono molto calde. Poiché le temperature delle acque sono aumentate di un grado, con picchi locali di 2 e 3, si stanno formando uragani sempre più frequenti e distruttivi.  Al di là delle discussioni politiche, chi ancora cercasse prove del surriscaldamento globale, è bene che dia uno sguardo alle immagini degli sfollati e delle case distrutte. L’origine di Dorian sta lì, nel riscaldamento che molti, troppi, ancora non riconoscono.

Photo Credit: Alexandre Meneghini

Tristezza da rientro?

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 14:00

Scarsa energia, ansia, mancanza di concentrazione e una sensazione generale di infelicità. Se oggi, al vostro rientro a lavoro, sentite di avere questi sintomi niente paura: è tutto parte del post-holiday blues, quella malinconia successiva alla vacanza che assale al rientro in ufficio. Per contrastarlo è meglio fare leva sui punti di forza: ad esempio il fatto che si è più creativi, che la mente dopo le ferie è più ‘fresca’ per trovare soluzioni. Se si può, è il momento adatto per nuovi progetti di lavoro o per esplorare modi per svolgere le attività in modo più efficiente. È importante anche ritrovare un legame con i colleghi, magari lavorando insieme a qualcosa o scegliendo un nuovo posto in cui andare a pranzo. Altra regola è pensare al proprio benessere, concedersi tempo, che sia una passeggiata nella natura da programmare con gli amici o una sessione di allenamento. Questi i consigli indicati su Forbes dalla dottoressa Franziska Alesso-Bendisch, fondatrice di Well Work Solutions, una società di consulenza sulle performance e il benessere sul posto di lavoro.

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Tokyo è la città più sicura del mondo. Come si vive in Italia?

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 11:12
Fonte: TG2000

Dalla stampa nazionale:

La metropoli giapponese è l’ideale sotto molti punti di vista tra cui, servizi sanitari d’emergenza, accesso ai trasporti, alle cure, assicurazioni sanitarie, piani di gestione rischi e preparazione sulla cyber-sicurezza, minaccia terroristica.

È Tokyo la città più sicura al mondo. Caotica, sovraffollata, psichedelica, la capitale giapponese conferma per il terzo anno consecutivo il suo primato nella Safe Cities Index messa a punto dall’Economist Intelligence Unit (EIU). Tokyo è l’ideale sotto molti punti di vista tra cui, servizi sanitari d’emergenza, accesso ai trasporti, alle cure, assicurazioni sanitarie, piani di gestione rischi e preparazione sulla cyber-sicurezza, minaccia terroristica. La metropoli nipponica, la più popolata della terra, ottiene 92 punti su 100. Sul podio anche Singapore, al secondo posto, e un’altra città giapponese: Osaka. E se Tokyo si distingue per sicurezza digitale, Singapore fa leva su sicurezza personale e infrastrutture.Continua a leggere (Fonte: Tokyo è la città più sicura al mondo. Milano e Roma fuori dalla top 20 AGI.IT di Sonia Montrella)

(…) Ma l’Europa non manca. Al quarto posto infatti sfila a sorpresa Amsterdam, grazie alla sua capacità di mantenere l’ordine cittadino, seguita da un’altra grande metropoli, Sydney, che, nonostante le dimensioni, si dimostra una meta tranquilla. Non sorprende invece il Canada, in lista al sesto posto con Toronto, più volte citato dagli esperti di rating come paese esemplare, migliore dell’americana Washington DC (settima) che a sua volta supera la tanto ammirata Copenaghen all’ottavo posto (nominata ogni anno come la città più felice al mondo). Nonostante l’Europa sia la migliore quanto a strutture sanitarie, è molto indietro nel campo della sicurezza digitale e innovazioni verdi”, motivano gli esperti dell’Economist Intelligence Unit. Non tutto è perduto però. E al Vecchio Continente restano comunque in classifica quattro città, tra la decima e la ventesima posizione. A partire da Stoccolma, che segue l’undicesima Chicago, sfilando alla frizzante San Francisco il dodicesimo posto.

Londra batte New York, e si classifica 14esima, subito prima della Grande Mela. Con telecamere a ogni angolo e controlli all’avanguardia, la capitale inglese ha fatto grandi passi avanti in termini di sicurezza. Ma non è solo questo a renderla tra le venti città più sicure al mondo. Londra ha investito anche in infrastrutture e sostenibilità: lo dimostra il suo ultimo progetto, il Tide, sulla Greenwich Peninsula, immenso parco sopraelevato progettato da Diller Scofidio + Renfro, che offre tranquilli sentieri a piedi o in bici. Continua a leggere (Fonte: Metropoli sicure. Asia regina, poi Amsterdam e la Scandinavia. Italia a centro classifica – REPUBBLICA.IT di Micol Passsariello)

Classifica delle 10 Città più Pericolose del Mondo – Ci sono infatti luoghi che, come saprai, respirano climi di tensione: criminalità, violenza e stupri sono solo alcuni degli amari temi che scandiscono l’orrore odierno (per non parlare di guerre che vengono ancora oggi combattute).
Dato che teniamo all’incolumità dei nostri lettori, offriamo qui di seguito la classifica delle 10 città più pericolose del mondo, poiché divenute esse stesse vere e proprie capitali mondiali di violenza ed omicidi.

10 – Cali, Colombia: Cali ha iniziato a distinguersi negli anni per essere classificata sempre tra le peggiori località della Colombia. A causa del predominio del narcotraffico, Cali gode (si fa per dire) della presenza di gruppi di guerriglia corrotti come la FARC, pertanto la criminalità è dilagante in tutta la metropoli. Sulla base delle più recenti statistiche disponibili, Cali ha registrato un tasso di omicidi di 83 morti per 100.000 abitanti.

9 – Cape Town, Sud Africa: Pur essendo uno dei luoghi più belli da visitare in tutto il mondo, è anche uno dei più pericolosi. Cape Town è stata recentemente discussa per avere il tasso di criminalità peggiore nel paese con 8.428 reati ogni 100.000 abitanti. Tutto ciò risulterà incredibile se consideriamo che Cape Town ha una popolazione di 3,75 milioni di abitanti.
I numeri sembrano ancora più folli se parliamo di omicidi: ne avvengono ogni anno 50,94 ogni 100.000 abitanti, il che porta Cape Town ad aggiudicarsi anche il triste primato per essere la più violenta del continente. 

8 – Karachi, PakistanKarachi è la capitale della provincia del Sindh, tra le più grandi del Pakistan.
Si è aggiudicata un posto nella nostra classifica poiché è anche considerata come uno dei luoghi più rischiosi da visitare in Pakistan. Karachi è alle prese con instabilità politica ed ostili conflitti tra gruppi terroristici stranieri ed indigeni. Nelle vicinanze delle belle spiagge e località turistiche che caratterizzano questo luogo, si verificano giorno dopo giorno rapine, rapimenti, atti di terrorismo ed omicidi. Continua a leggere (Fonte: TRAVEL365.IT)