Aggregatore di feed

Rischio cancro: in Francia vietato il più diffuso fungicida agricolo

People For Planet - Lun, 06/03/2019 - 12:15

L’Agenzia francese per l’alimentazione e la salute (ANSES) ha annunciato il ritiro della licenza commerciale per 76 prodotti a base di epoxiconazolo.

L’Agenzia francese per l’alimentazione, l’ambiente, la salute e la sicurezza sul lavoro (ANSES) metterà al bando uno dei più diffusi fungicida chimico utilizzato in ambito agricolo perché dannoso per il sistema endocrino umano e per l’ambiente.

L’ANSES ha annunciato che ritirerà la licenza commerciale per 76 prodotti contenenti epoxiconazolo, un principio attivo fungicida ampiamente utilizzato per proteggere colture come cereali e barbabietola da zucchero. Secondo le stime dell’Agenzia francese per l’alimentazione e la salute ogni anno vengono acquistati circa 200 tonnellate di prodotti contenenti epoxiconazole in Francia. Una lista completa dei prodotti che verranno ritirati dal mercato non è stata ancora pubblicata.

“Le conclusioni cui è arrivata l’Agenzia è che l’epoxiconazolo è un interferente endocrino per gli esseri umani e per altri organismi diversi dalle colture bersaglio – si legge in un comunicato stampa dell’ANSES – Pertanto l’epoxiconazolo rappresenta un preoccupante pericolo per gli esseri umani e per l’ambiente”.

Continua a leggere su RINNOVABILI.IT

Navi da crocera a Venezia: dalla profezia di Banksy al comitato NO GRANDI NAVI

People For Planet - Lun, 06/03/2019 - 11:00

Una nave da crociera della Msc “Opera” questa mattina (domenica 2 giugno) stava arrivando alla stazione marittima di Venezia nel canale della Giudecca trascinata da un rimorchiatore quando all’improvviso – sembra per un’avaria al motore e la rottura di un cavo del traino della nave – ha perso il controllo.

Il rimorchiatore non è stato in grado di governarla e la grande nave si è scontrata la barca fluviale River Countess, che aveva a bordo 130 persone. L’imbarcazione era parcheggiata di fianco all’imbarcadero San Basilio. Secondo le prime informazioni raccolte, nell’impatto alcune persone sarebbero finite in acqua. Sul posto ambulanza, polizia, vigili del fuoco che hanno allestito un pronto soccorso sul posto: cinque i feriti non gravi, uno a bordo della Msc. La grande nave all’impatto ha suonato per dieci minuti la sirena. Il bacino era pieno di barche che si preparavano per lo sposalizio con il mare, un evento tradizionale di Venezia, che per la prima volta è stato sospeso. “Questa mattina, intorno alle 8.30, Msc Opera in manovra di avvicinamento al terminal per l’ormeggio ha avuto un problema tecnico – spiega in una nota Msc – La nave era accompagnata da due rimorchiatori e ha urtato la banchina all’altezza di San Basilio. Contestualmente si è verificata una collisione con il battello fluviale. Sono in corso tutti gli accertamenti per capire l’esatta dinamica dei fatti, la compagnia sta assicurando la massima collaborazione ed è in contatto costante con le autorità locali”.

Fonte: LAREPUBBLICA.IT

Il dibattito in Italia

BANKSY AVEVA RAGIONE SULLE NAVI A VENEZIA: 10 giorni fa il video dello street artist inglese che a Venezia propose un’istallazione contro le grandi navi. L’artista fu allontanato dalla polizia municipale, che non lo aveva riconosciuto.  Il 22 maggio sui suoi canali social l’artista inglese Banksy pubblicava un video in cui, avvolto dal cappotto e con il capo coperto da un cappello, esponeva per le strade di Venezia un’opera che oggi, dopo l’incidente della nave da crociera dell’Msc che ha speronato un battello turistico, suona come una previsione, un monito contro i rischi del traffico delle grandi navi nei canali.

Fonte: AGI.IT

L’istallazione dello street artist era composta da una serie di oli su tela che rappresentavano una grossa nave da crociera tra gondole e piccole navi. “Venice in Oil” era un’opera di denuncia contro il traffico delle navi da crociera nella laguna. Oil, sia per raccontare la tecnica con cui le tele sono state fatte, che per sensibilizzare all’uso di combustibile usato dalle grandi navi. Continua a leggere [AGI.IT]

Si riaccendo le polemiche contro il traffico delle grandi navi a Venezia, dal comitato NO GRANDI NAVI: Il traffico croceristico -cui va aggiunto quello dei traghetti per la Grecia- a Venezia è andato crescendo in maniera esponenziale, così come le dimensioni delle navi impiegate. Queste, per attraccare in Marittima -ossia in città- entrando ed uscendo dalla bocca di porto del Lido passano per ben due volte nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, il cuore storico di Venezia a 150 metri dal Palazzo Ducale. Con i loro 300 e più metri di lunghezza, 50 di larghezza, 60 d’altezza, stazzano migliaia di tonnellate -e la tendenza è a produrre navi di dimensioni ancora maggiori perché economicamente più remunerative- sono evidentemente fuori scala rispetto la città, ma questa idiosincrasia ‘estetica’ è in realtà l’ultimo dei problemi di Venezia e della sua Laguna. Si pensi:

  • Agli effetti idrodinamici provocati dal transito delle navi (che al loro passaggio dislocano migliaia di tonnellate d’acqua) su un tessuto urbano antico, fragile e delicato e sull’ambiente lagunare;
  • Ai rischi, tendenzialmente sottovalutati, per la salute pubblica: Il traffico croceristico, infatti, costituisce a Venezia la maggior fonte di inquinamento atmosferico (dati Arpav), il tenore di zolfo del carburante usato in navigazione, ad esempio, è dell’1,5% (quello del diesel delle nostre auto è 1500 volte inferiore) durante la navigazione e, solo da poco, dello 0,1% all’ormeggio … il parlamento europeo, valutando che almeno 50000 persone/anno muoiono in Europa per l’inquinamento delle navi-, ha votato una direttiva che imporrà dal 2020 a tutte le navi il limite dello 0,5%, mentre nel Mar Baltico e nel Mare del Nord tale limite è già oggi dello 0,1%;
  • All’inquinamento elettromagnetico causato dai radar perennemente accesi;
  • A quello marino causato dalle pitture antivegetative delle carene;
  • A quello provocato dai rumori assordanti provenienti -giorno e notte- dalle navi all’ormeggio -praticamente a ridosso delle case- con vibrazioni che liquefano i leganti delle malte di case e monumenti;
  • Vi sarebbe poi il rischio, sempre negato, di incidenti (perdita di rotta, incendi, fuoriuscite di carburante);
  • Questione non da poco è, poi, l’impatto turistico. Venezia sta, di fatto, venendo trasformata (se già la metamorfosi non si è conclusa) in un parco tematico … e se il turismo è ricchezza -come sostengono in molti- non si capisce come mai la città, in quanto tale, si stia spegnendo. Visita il sito ufficiale: http://www.nograndinavi.it

VENEZIA ABBANDONATA DAI VENEZIANI? FORSE STA MORENDO… Ma paradossalmente l’occupazione (illegale) delle case vuote ripopola la città.

In Italia ci sono oltre 7 milioni di immobili vuoti, inutilizzati. In un surreale paradosso, molte persone ogni giorno lottano per il diritto alla casa, mentre in altre zone del Paese si assiste ad un lento spopolamento. Accade al Sud ma accade anche in una città come Venezia, sfinita dall’overtourism, dal turismo selvaggio mordi e fuggi che ha spinto gli affitti alle stelle e costretto i veneziani a trasferirsi a malincuore nelle zone limitrofe.

Senza i veneziani, Venezia ha perso gran parte del suo sapore autentico e si è tramutata in un meraviglioso luna park gigante – Veniceland, la chiamano – in cui pezzi di storia vengono svenduti per diventare hotel e case vacanze e i residenti non trovano alloggi a prezzo dignitoso. Gli attivisti dell’ASC da anni tentano di fermare questo meccanismo e chiedono politiche abitative che favoriscano chi vuole prendere residenza in città: entrano negli immobili pubblici inutilizzati, si fanno carico dei lavori di restauro e adeguamento e – seppur in maniera non legale, dunque – operano una serie di azioni di riqualificazione urbana al solo scopo di tornare a vivere e lavorare nella città in cui sono nati e a cui è stata tolta l’anima. Il 10 ottobre l’ennesima protesta è sfociata nell’occupazione del Comune. In questa lunga intervista, Nicola Ussardi dell’ASC ci spiega meglio cosa sta succedendo a Venezia e quali sono le ragioni degli attivisti.

E’ evidente, a Venezia ci sono ormai più turisti che residenti. La città sembra il set di un film popolato da comparse e con enormi navi che solcano il Canal Grande sullo sfondo. Dove sono i veneziani? Ci spiega le ragioni questo lento ma continuo spopolamento?

 Continua a leggere [PEOPLEFORPLANET.IT – Anna Tita Gallo]

Non solo farmaci, i malati di tumore si curano anche con «terapie umane»

People For Planet - Lun, 06/03/2019 - 09:40

Disagio psicologico per 7 pazienti su 10, cosa si può far per arginarlo.

Paura, rabbia, angoscia, disturbi del sonno e della sfera emotiva. Ne soffrono praticamente tutti i malati di cancro, quando scoprono la presenza di un tumore e anche per molti anni a seguire. Sono circa 367mila gli italiani che ogni hanno devono fare i conti con una diagnosi oncologica, che inevitabilmente scuote l’esistenza dei diretti interessati e delle loro famiglie.Una ricerca italiana presentata oggi al congresso dell’Associazione Americana di Oncologia Medica (Asco) in corso a Chicago dimostra però che con il giusto sostegno psicologico e sociale si può fare molto e, concretamente, migliorare la vita delle persone.

7 malati su 10 mostrano segni di disagio

«Disturbi d’ansia e depressivi interferiscono in maniera significativa sia con l’adesione alle cure sia con la qualità della vita – commenta Giordano Beretta, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. Praticamente la totalità dei pazienti, e con loro i familiari, subisce uno choc emotivo al momento della diagnosi: rabbia, disperazione, angoscia prendono il sopravvento iniziale. E anche successivamente diverse statistiche hanno dimostrato che circa il 70 per cento dei malati mostra sintomi di disagio. Ma solo un terzo dei casi di disagio psichico grave viene riconosciuto, mentre la sofferenza psicologica dovrebbe essere rilevata subito, come avviene per i parametri vitali, al pari di temperatura corporea, frequenza cardiaca e respiratoria, pressione e dolore».Con un incremento degli interventi psico-sociali nei reparti di oncologia è però possibile migliorare in modo scientificamente misurato e rilevato la qualità di vita dei pazienti. E’ la conclusione a cui è giunto uno studio che ha coinvolto in totale 772 pazienti di 15 diversi reparti oncologici italiani, equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale.

CONTINUA SU CORRIERE.IT

Il giorno in cui il prosciutto è diventato rosa

People For Planet - Lun, 06/03/2019 - 08:00

E come il prosciutto è diventato inesorabilmente di quel colorino rosa spento.

Come siamo passati dai “magnifici pezzi di maiale gallico salato esportati fino a Roma” di cui si vantava Strabonio, geografo greco, al rapporto allarmante del Centro Internazionale di ricerca sul cancro (Circ) che classifica i salumi come “pericolosi per l’uomo”?

Lo studio in questione, pubblicato 2015, ha avuto l’effetto di un terremoto sul mondo dell’agroalimentare. Abbiamo appreso, leggendo le conclusioni dei ricercatori, che i salumi sono pericolosi per l’uomo come il tabacco e l’amianto.

In realtà, come sottolinea Guillaume Coudray nel suo libroCochonneries, comment la charcuterie est devenue un poison(edizioni La Découverte), non bisogna rinunciare a tutti i salumi. Basta semplicemente evitare quelli che sono cancerogeni.

Due additivi sono segnalati come i responsabili: il nitrito di sodio e il nitrito di potassio. Al giorno d’oggi le industrie sottolineano che il loro ricorso a questo trattamento chimico ha lo scopo di prevenire il rischio di botulismo, un’infezione alimentare provocata da una tossina presente in alcuni alimenti, tra cui la carne cruda, e ne giustificano l’utilizzo come eredità di una pratica millenaria.

Due argomenti rifiutati da Guillaume Coudray, che ha effettuato ricerche per rintracciare l’origine dell’utilizzo di salnitro (un sinonimo del nitrato di potassio) nella carne.

“Gli storici delle tecniche alimentari hanno provato che tradizionalmente si conservava la carne con sale marino, pepe, spezie. È molto più tardi, in epoca moderna, che abbiamo cominciato ad aggiungere additivi chimici, ed è ancora più tardi (con l’industrializzazione), che l’utilizzo è divenuto sistematico.”

Continua a leggere su VICE.COM