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La sveglia è birichina!

People For Planet - Sab, 03/28/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Qual è lo sport che tiene più caldo?
(La soluzione domani)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Al mattino tutti mi abbandonano ma di notte dormono sempre con me. 
(Soluzione: il letto)

Amico albero

Le mie radici scendono giù
sotto la terra sempre di più.
Mi prendo l’acqua, mi nutro da qui
e resto fermo, fermo così!

Guarda il mio fusto che mi sostiene,
quant’è robusto, sto proprio bene!
È tutto legno, tocca anche tu,
sopra è la chioma, guarda lassù.

Nato da un fiore, che poi è un frutto
dal frutto al seme e questo è tutto.
Il seme piantato mi ha dato la vita
e sono un albero, è una storia infinita!

(D. Olioso)

Cantiamo insieme

La sveglia birichina

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Foto di Sarah Richter da Pixabay

Il NYT: «Bergamo, il cuore nero dell’epidemia di coronavirus più mortale del mondo»

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 20:00

Il NYT pubblica una serie di testimonianze tra cittadini e operatori sanitari che raccontano il dramma che stanno vivendo. Di seguito la traduzione di ampi stralci dell’articolo di Fabio Bucciarelli (immagini) e Jason Horowitz (testo)

La “partita zero”

Le strade di Bergamo sono vuote. Come in tutta Italia, le persone possono uscire di casa solo per cibo, medicine e lavoro. I negozi e le scuole sono chiusi. Non c’è più chiacchiericcio negli angoli o nei bar.

Ma ciò che non si ferma sono le sirene

“A questo punto, tutto ciò che senti a Bergamo sono le sirene”, ha detto Michela Travelli. Ancora il 7 marzo, suo padre, Claudio Travelli, 60 anni, guidava un camion per la consegna di cibo in tutto il nord Italia. Il giorno successivo ha sviluppato febbre e sintomi simil-influenzali. Sua moglie aveva avuto la febbre negli ultimi giorni, e così ha chiamato il medico di famiglia, che gli ha detto di prendere un comune farmaco per ridurre la febbre e riposare.

Per gran parte del mese precedente, le autorità italiane avevano inviato messaggi contrastanti sul virus.

Il 19 febbraio, circa 40.000 persone di Bergamo hanno viaggiato fino a Milano per assistere a una partita di calcio di Champions League tra l’Atalanta e la squadra spagnola del Valencia. (Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, questa settimana ha definito la partita “un forte acceleratore di contagio”.) Il signor Travelli e sua moglie non hanno preso sul serio la minaccia del virus allora, ha detto la figlia, “perché non era segnalato come una cosa grave. “

La storia del signor Travelli

Dopo di allora il signor Travelli ha accusato sintomi influenzali che il suo medico curante gli ha suggerito di curare con i soliti farmaci.

Ma il signor Travelli non riusciva a combattere la febbre.

Venerdì 13 marzo ha avvertito una pressione insopportabile sul petto e ha sofferto di problemi di respirazione. La sua temperatura è aumentata e la famiglia ha chiamato un’ambulanza. La squadra dell’ambulanza lo ha trovato con bassi livelli di ossigeno nel sangue ma, seguendo i consigli degli ospedali di Bergamo, gli ha raccomandato di rimanere a casa. «Hanno detto: ‘Abbiamo visto di peggio, e gli ospedali sono come le trincee di una guerra’», racconta ora la figlia.

Un altro giorno a casa ha portato a una notte di colpi di tosse e febbre. Domenica, il signor Travelli si è svegliato piangendo, dicendo: “Sono malato. Non ce la faccio più” racconta ancora la figlia.

Questa volta, all’arrivo dell’ambulanza, le sue figlie, entrambe con indosso guanti e maschere, hanno impacchettato una borsa con due paia di pigiami, una bottiglia d’acqua, un cellulare e un caricabatterie. I suoi livelli di ossigeno erano ancora scesi.

Gli operatori della Croce Rossa lo hanno portato via in ambulanza.

Travelli è finito nel vicino ospedale Humanitas Gavazzeni, dove, dopo un falso test negativo, è risultato positivo al virus. È ancora vivo.

“Papi, sei stato fortunato perché hai trovato un letto, ora devi combattere, combattere, combattere”, gli ha detto sua figlia Michela in una telefonata, la loro ultima prima che fosse dotato di un casco per facilitare il respiro. “Era spaventato”, ha detto. “Pensava di morire.”

Nel frattempo, la signora Travelli ha dichiarato di essere stata messa in quarantena e di aver perso il senso del gusto per il cibo, una lamentela frequente tra le persone senza sintomi ma che hanno avuto uno stretto rapporto con portatori del virus.

La quotidianità dell’equipaggio di un’ambulanza

L’equipaggio dell’ambulanza che aveva trasportato il signor Travelli aveva iniziato presto quella mattina.
Alle 7.30 del mattino si erano incontrati i tre volontari della Croce Rossa per assicurarsi che l’ambulanza fosse certificata come pulita e rifornita di ossigeno. Si erano spruzzati l’un l’altro i disinfettanti e avevano disinfettato i loro cellulari.
Dopo la sanificazione, la signora Vallati e i suoi colleghi aspettano che suoni un allarme nella loro sede. Non ci vuole mai molto.
Indistinguibili l’uno dall’altro nelle bianche tute indossate sulle loro uniformi rosse, i membri dell’equipaggio entrano nelle case con le bombole di ossigeno.

Uno dei maggiori pericoli per i pazienti con coronavirus è l’ipossiemia, cioè  l’ossigeno nel sangue basso. Le letture normali sono comprese tra 95 e 100 e i medici si preoccupano quando il numero scende al di sotto di 90.

La signora Vallati ha detto di aver trovato pazienti con coronavirus con letture di 50. Le loro labbra sono blu. Le loro punte delle dita diventano viola. Prendono respiri rapidi e superficiali e usano i muscoli dello stomaco per tirare l’aria. I loro polmoni sono troppo deboli.
In molti degli appartamenti che visitano, i pazienti stringono piccoli serbatoi di ossigeno che vengono acquistati con una prescrizione medica da parte dei membri della famiglia. Si sdraiano nel letto accanto a loro. Mangiano con loro al tavolo della cucina. Guardano la tv assieme e li contagiano sui loro divani.

Il 16 marzo Antonio Amato si sedette sulla lettiga tenendo in mano la sua bombola d’ossigeno mentre i suoi figli, distanziati per paura del contagio, lo salutavano con la mano dall’altra parte della stanza.

Sabato scorso la signora Vallati si è trovata nella camera da letto di un uomo di 90 anni. Ha chiesto alle sue due nipoti se avesse avuto contatti con qualcuno che aveva il coronavirus. Sì, dissero, il figlio dell’uomo, il padre, che era morto mercoledì. La nonna, le dissero, era stata portata via venerdì ed era in condizioni critiche.

In un altro recente tour nella Val Seriana altamente infetta, ha detto Vallati, hanno preso una donna di circa 80 anni. Il marito ha chiesto di baciarla. Ma la signora Vallati gli ha detto che non poteva, perché il rischio di contagio era troppo alto.

Il virus e gli ospedali

Mentre alcuni di quelli sospettati di infezione vengono portati negli ospedali, gli stessi ospedali non sono luoghi sicuri. I medici bergamaschi hanno scoperto per la prima volta il coronavirus presso l’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo. A quel punto, dicono, era già presente da tempo, mascherato da polmonite ordinaria, e ha infettato altri pazienti, medici e infermieri. La gente lo ha portato fuori dall’ospedale e in città, fuori città e nella provincia. I giovani lo hanno passato ai loro genitori e nonni. Si è diffuso in sale da bingo e nei bar.

Il sindaco di Bergamo, Gori, ha parlato di come le infezioni stiano devastando la sua città e messo in ginocchio il sistema sanitario. I medici stimano che 70.000 persone nella provincia abbiano il virus. Bergamo ha dovuto inviare 400 salme in altre province, regioni e paesi perché lì non c’è posto per loro.

“Se dobbiamo identificare una scintilla del virus “, ha detto il sindaco, “è stato l’ospedale”.

La denuncia dei medici di Bergamo

Un gruppo di medici di un ospedale di Bergamo ha scritto in una rivista medica associata al New England Journal of Medicine che “stiamo imparando che gli ospedali potrebbero essere i principali portatori di Covid-19” e “poiché sono rapidamente popolati da pazienti infetti, facilitano la trasmissione a pazienti non infetti. “

Le ambulanze e il loro personale vengono infettati, hanno detto, ma forse gli equipaggi non mostrano sintomi e diffondono ulteriormente il virus. Di conseguenza, i medici hanno sollecitato l’assistenza domiciliare e le cliniche mobili per evitare di portare le persone in ospedale se non assolutamente necessario.

L’ossigeno scorre ovunque negli ospedali lombardi e gli operai spingono costantemente carrelli di attrezzature nei corridoi. All’esterno è parcheggiata un’autocisterna piena di ossigeno. I pazienti vengono stipati accanto agli armadietti di alimentazione e nei corridoi.

I morti e le esequie

Tante persone stanno morendo così rapidamente che le camere mortuarie dell’ospedale e le pompe funebri non riescono a tenere il passo. “Accogliamo persone decedute dalla mattina alla sera, uno dopo l’altro, costantemente”, ha detto Vanda Piccioli, che gestisce una delle ultime onoranze funebri rimaste aperte. Altri hanno chiuso a causa di impiegati malati, alcuni in terapia intensiva.

La signora Piccioli racconta che un membro del suo staff è morto di virus domenica. Ha pensato di chiudere ma poi ha deciso che avevano la responsabilità di andare avanti, anche con il terrore costante di infezione e il trauma emotivo.

Ha detto che il suo staff ha spostato quotidianamente 60 corpi infetti, dagli ospedali Papa Giovanni e Alzano, dalle cliniche, dalle case di cura e dagli appartamenti. “È difficile per noi ottenere maschere e guanti”, ha detto. “Siamo una categoria nell’ombra”.

Il servizio completo è disponibile del New York Times è disponibile a questo indirizzo

Nella foto: Bergamo – Immagine di Mattia Bericchia

Il Mater-Bi biodegradabile per la pacciamatura biologica

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 18:00

Questa certificazione ha lo scopo di poter garantire a tutti gli agricoltori e utilizzatori professionali prodotti, come i teli per la pacciamatura, ovvero per ricoprire i terreni intorno alle coltivazioni, che, oltre a rispettare la normativa vigente sui mezzi tecnici ammissibili in agricoltura biologica, siano compatibili con l’ambiente e rispondano a requisiti tecnici ed etici di sostenibilità.

Cos’è la pacciamatura

La pacciamatura è la pratica agronomica con cui è possibile prevenire la crescita delle erbe infestanti, isolare le radici delle piante dalle basse temperature e anche evitare l’evaporazione acquea troppo veloce; viene in genere realizzata ricoprendo il suolo libero attorno alle colture con materiale naturale o plastico.

Rispetto alle soluzioni naturali, il materiale plastico realizza una copertura maggiore rispetto agli sbalzi termici stagionali e agli infestanti, ma ovviamente deve essere poi rimosso e costituisce un rifiuto.

I teli in Mater-Bi di Novamont che hanno ottenuto la certificazione AIAB sono dunque utilizzabili per le coltivazioni biologiche e non devono essere rimossi alla fine del loro impiego. È stato sperimentato, con ottimi risultati agronomici, che il telo è utilizzabile in diverse condizioni ambientali e su colture con cicli diversi; inoltre, grazie alla biodegradabilità in suolo ad opera dei microorganismi naturalmente presenti, non necessita di essere recuperato e smaltito al termine del ciclo colturale.

Quali altri vantaggi ambientali hanno questi teli

Inoltre, Novamont, AIAB e Bioagricert (organismo di controllo e certificazione delle produzioni biologiche) hanno messo a punto uno standard specifico che prevede che i teli per la pacciamatura per l’agricoltura biologica abbiano il massimo contenuto di materia prima rinnovabile, che siano derivati da fonti naturali rinnovabili e NON OGM.

Questo significa che il materiale e il telo non devono contenere tracce di DNA ricombinante, e che le materie prime devono essere caratterizzate da opportune attestazioni NON OGM che garantiscano la totale biodegradabilità in suolo, in conformità con lo standard europeo di riferimento UNI EN17033: questo standard implica la verifica degli aspetti rilevanti d’uso e di fine vita (valutazione di come può essere riutilizzato, rimpiegato o riciclato come rifiuto) e l’assenza di qualunque effetto tossico per l’ambiente.

I quantitativi di plastica evitati e la preservazione del suolo

In Europa vengono utilizzate annualmente circa 85.000 tonnellate di teli plastici per pacciamatu­ra per una superficie totale di 460.000 ettari. I teli per pacciamatura in plastica tradizionale (non biodegradabile) oltre a dover venire rimossi dal campo al termine del ciclo di coltivazio­ne, si trovano spesso contaminati da residui colturali che possono incremen­tare il peso del 65% rispetto al telo nuovo.

Rimuovendo il telo vengono rimossi anche terreno e sostanza organica (SOM) con­tenuta nel suolo; stimando che una percentuale pari all’1,2 % di sostanza organica venga rimossa con questa operazione in un anno, si arriva ad una quantità di 1.800 tonnellate di SOM rimossa ogni anno. Scegliere di utilizzare i teli agricoli biodegradabili in suolo significa anche contrastarne il degrado, ed evitare la contaminazione con plastiche non biodegradabili.

«I suoli sono una risorsa non rinnovabile sempre più fragile e minacciata da una gestione insostenibile, dall’inquinamento e dalla progressiva desertificazione. Per contrastare questo fenomeno, la nostra ricerca da sempre ha lavorato allo sviluppo di prodotti che contribuiscano a preservare la fertilità e la funzionalità del suolo”, ha dichiarato Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont.

Infine, i teli di pacciamatura certificati biodegradabili in suolo in MATER-BI possono essere considerati uno strumento per rispondere agli obiettivi dello sviluppo sostenibile (OOS/SDGs – Sustainable Development Goals) delineati dalle Nazioni Unite per il territorio, l’ambiente e la società quando impiegati nelle tecniche di coltivazione.

Altre fonti:
LaStampa.it
Novamont.com

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Perché la benedizione “Urbi et Orbi” di Papa Francesco è un atto unico nella storia

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 17:02

C’è grandissima attesa tra i fedeli, e non, di tutto il mondo per l’appuntamento di preghiera universale di oggi, venerdì 27 marzo 2020 ore 18.00, proposto direttamente da Papa Francesco in occasione dell’Angelus e ribadito, in seguito, all’udienza generale di mercoledì 25 marzo.

Dal sagrato di una piazza San Pietro vuota di fedeli, Papa Francesco, presiederà un momento di preghiera della durata di circa un’ora e mezza al cui termine impartirà la benedizione ‘Urbi et Orbi‘, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria.

Nei pressi del cancello centrale della Basilica vaticana saranno collocati: l’immagine della Salus Populi Romani e il crocifisso di legno del XV secolo conservato a San Marcello al Corso, “miracolosamente” scampato a un incendio che distrusse la chiesa nel 1519 e portato poi in processione nel 1522 per invocare la fine di una pestilenza che colpì Roma.

Cos’è la benedizione “Urbi et Orbi”?

La benedizione in questione è un atto che nessun altro vescovo può realizzare e che il Papa impartisce solo in tre occasioni: alla sua elezione al soglio pontificio, a Natale e a Pasqua. Per questo, ad oggi, possiamo affermare che quanto accadrà sarà un atto senza precedenti, unico nella storia. 

Secondo tradizione teologica cattolica, la benedizione “Urbi et Orbi”, locuzione latina che significa “a Roma e al mondo“, concede la remissione delle pene dei peccati già perdonati, ovvero un’indulgenza plenaria in base alle condizioni stabilite dal Diritto Canonico ed esplicitate dal Catechismo.

Tutti i fedeli sono invitati ad unirsi spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione. L’evento sarà trasmesso in diretta mondovisione su Rai Uno e Tv2000 (canale 28 Dtt e 157 Sky) e potrà essere seguito in più lingue sulla Radio Vaticana.

Sospese le guerre per pandemia

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 16:34

Trovare il lato positivo di questa pandemia è veramente difficile ma questo lo è senz’altro: proclamato il cessate il fuoco in diversi Paesi in guerra come Filippine, Camerun, Yemen e Siria.

Sicuramente non ci sperava nemmeno Antonio Guterres quando lunedì scorso aveva lanciato un appello affinché fosse proclamato un cessate il fuoco mondiale per proteggere i civili dal covid-19.

E invece scrive Repubblica: “In un Paese in guerra dopo l’altro, le diverse fazioni ribelli e gli eserciti governativi contro cui combattono sono giunti a un accordo di pace temporanea per difendersi da un’altra aggressione, più subdola e potenzialmente altrettanto mortifera, quella della pandemia virale”.

E adesso speriamo che finita l’urgenza da coronavirus questi Paesi si accorgano che la pace è meglio.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Covid-19, Boris Johnson positivo, tutta Westminster in allerta

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 15:03

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, è positivo al test del coronavirus e mostra “sintomi lievi”. In un video pubblicato su Twitter, Johnson ha confermato di aver sviluppato “febbre e tosse persistente” nelle ultime 24 ore. Johnson, 55 anni, ha spiegato di essere in isolamento e di lavorare da casa. La notizia colpisce particolarmente non solo per l’alto numero di contagiati all’interno del Parlamento Uk, che probabilmente saliranno visto che Johnson era presente fino a due giorni fa, ma soprattutto per la scarsa importanza che il leader aveva dato alla pandemia in un primo momento, annunciando addirittura che nessuna misura di contenimento sarebbe stata presa, con la storica frase: “Abituiamoci a perdere i nostri cari”.

Tutta Westminster colpita

Boris Johnson è stato in stretto contatto con il team di medici e ricercatori che gestiscono l’emergenza coronavirus assieme al governo fino a poche ore fa. Giovedì della scorsa settimana, il primo ministro era apparso in una conferenza stampa su un podio, sicuramente più vicino di due metri da altre persone di importanza cruciale in questo momento: lo scienziato Sir Patrick Vallance e il direttore medico Chris Whitty. Se Jonson dovesse aggravarsi, è già pronto a succedergli il segretario agli affari esteri Dominic Raab. Tempo fa, Nadine Dorries, il ministro della sanità, aveva confermato di essere positiva a Covid-19 e da quel momento tutto il distretto di Westminster, non solo il Parlamento, è divenuto un focolaio della malattia, con vari parlamentari e funzionari di Whitehall che si sono auto-isolati.

Positiva anche Angela Rayner

Angela Rayner, portavoce dei Labour, la favorita tra i candidati a prossimo vice leader del partito, ha fatto sapere di essersi sentita male qualche ora fa, durante la notte, e che “è andata gradualmente peggiorando”. Anche lei soffre per ora di una forme lieve e ha deciso di autoisolarsi.

La Spagna registra un nuovo record

La Spagna intanto ha registrato un nuovo record di morti in un giorno. 769 morti solo nelle ultime 24 ore portano il bilancio delle vittime a 4.858. Il record precedente era 738, tra martedì e mercoledì scorsi. Il Paese ha ora 64.059 casi confermati rispetto ai 56.188 ieri.

Il governo spagnolo ritira i kit di test del coronavirus

Il governo spagnolo ha ritirato dall’uso 9mila kit di test di coronavirus di fabbricazione cinese dopo che è emerso che avevano un tasso di rilevamento accurato di appena il 30%.

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Covid-19: smart working e compiti a casa vi stressano? Fatevi una risata

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 14:00

Tra smart working da svolgere con la famiglia al completo tra le mura domestiche e gli impegni della didattica a distanza dei figli che spesso richiedono l’intervento dei genitori, sono tanti gli italiani che rischiano, ogni giorno, di non riuscire a ottemperare a tutti gli impegni prefissati. Si aggiunga a questo l’ansia per la paura del contagio da Covid-19 e l’incertezza per quello che ci riserva il futuro, ed ecco che il 63% degli italiani – secondo lo ‘stressometro‘ realizzato ogni settimana dall’Istituto Piepoli per conto del Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi – si definisce molto o abbastanza stressato. Un dato ancor più significativo considerando che il 43% degli intervistati denuncia un livello “massimo” di stress.

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Una risata vi ricaricherà

In riferimento alle difficoltà a organizzare la vita quotidiana tra lavoro da casa e scuole chiuse, sociologi, pedagoghi e psicologi spiegano che “non è possibile svolgere molteplici ruoli tutti allo stesso tempo, e non deve essere assolutamente così”.

A parlare sono gli esperti del Forum Prevenzione di Bolzano che da anni si occupa di sensibilizzare, informare e mettere a punto progetti in diverse aree tra cui dipendenze, promozione della salute, violenza, famiglia e disturbi alimentari. “Se qualcosa va storto – spiegano – allora rideteci su insieme. Questo aiuta a ricaricare le batterie”. È possibile riuscirci se i genitori abbassano le aspettative su loro stessi, ma anche sui propri bambini: “La situazione è eccezionale e le famiglie possono tranquillamente ribadirlo anche in casa. Ora si tratta di allentare la pressione e abbassare le aspettative”.

Compiti a casa: in giusta misura e personalizzati

Quanto ai compiti a casa assegnati tramite la didattica a distanza, gli insegnanti – concludono gli esperti del Forum – devono considerare che i genitori “non possono assumersi interamente il ruolo di insegnanti. I compiti per casa dovrebbero essere dati in giusta misura e, se necessario, dovrebbe essere presa in considerazione la situazione individuale delle famiglie. Lavorare a tempo pieno e assistere i bambini 24 ore su 24 non funziona”.

In foto un’immagine del film “Happy Family” del 2010 diretto da Gabriele Salvatores

I tipi da quarantena, secondo Casa Surace

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 14:00

Non importa che tipo sei, l’importante è che stai a casa! Il video di Casa Surace.

Casa Surace

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«Non permettere a nessuno di chiamarti “eroe”»

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 13:00

Pubblichiamo la lettera aperta scritta da un medico e indirizzata ai propri colleghi attraverso Facebook.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché chi ti chiama eroe in tempo di guerra è lo stesso che in tempo di pace ha svilito, mortificato, dissacrato la professione medica.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché chi lo fa ha la passione per gli “slogan”… isterici e riduttivi. E la “malasanità” è uno slogan, uno dei meglio riusciti. 

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché non si trasforma una categoria di professionisti, con i loro diritti e i loro doveri, con le loro famiglie, con esigenze sovrapponibili a quelle di ogni altro lavoratore, in un improbabile esercito di martiri o missionari.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché ti stanno usando. Senza contegno e senza pudore. Lo fanno per stendere un’elegante, efficace cortina sulle loro enormi responsabilità: quella di averti tolto i mezzi per lavorare ieri, e quella di mandarti oggi in guerra senza le armi.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché dalla glorificazione mediatica all’accusa di codardia il passo è brevissimo. E quando, per investitura universale, diventi un eroe, non puoi più lagnarti se ti manca la mascherina.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché ti stanno usando anche certi tuoi colleghi… Gli “esperti”. Loro non hanno il tempo di stare in corsia come te: sono sempre in TV, sui giornali, sui social, a dire tutto e il contrario di tutto, pur di promuovere la loro immagine, il loro nome o l’ultimo libro pubblicato in tempi record sull’argomento… Lo fanno a nome della categoria, autoproclamandosi rappresentazione mediatica di quell’eroismo che, seppure esistesse, non li riguarderebbe.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché vivi in un paese che si nutre di sensazionalismo, e, nell’emergenza, arriva puntualmente a considerare l’eroismo obbligatorio. E poi ti impone la scelta: martirio sul campo o gogna mediatico-giudiziaria.

Non farlo. Non cadere nel tranello… 

Non è obbligatorio essere eroi. E non è neppure necessario. Basterebbe che ognuno – medico, paziente, politico, giornalista, giudice, avvocato – consapevole di essere un uomo (fatto di competenze, ma anche di debolezze, di paure, di limiti e di sacrifici), tentasse di fare il proprio dovere e non si sottraesse al proprio destino e alle proprie responsabilità.

È esattamente quello che noi MEDICI facciamo tutti i giorni, silenziosamente, da molto prima della pandemia. Da sempre. 
La pandemia, per noi, è soltanto l’occasione di insegnarlo a tutti gli altri. Non perdiamola.

Covid-19, specialisti cinesi: scarpe ai cani per uscire

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 12:05

Scarpette usa e getta per i cani, da far indossare prima di portarli a passeggio e da togliere prima di rientrare in casa, evitando così la possibilità di contaminare l’ambiente domestico con il coronavirus, o covid-19. Lo ha sottolineato la delegazione di 14 medici e infermieri cinesi arrivati ieri, giovedì 26 marzo, a Firenze per formare il personale sanitario sull’emergenza coronavirus.

L’Iss suggeriva di lavare le zampe

Finora si era rimasti cauti sul tema, e l’Istituto Superiore di Sanità aveva raccomandato di pulire le zampe agli animali da compagnia con acqua e sapone prima di farli rientrare in casa. Per lo stesso motivo, si consiglia a tutti di lasciare fuori le scarpe, di pulire gli oggetti acquistati al supermercato e prestare particolare attenzione alle nuove norme per la raccolta differenziata.

Vietato leccare

Questa che riguarda i cani è una delle misure con le quali la Cina ha affrontato l’epidemia da Covid-19, come ha spiegato Giuseppe Yuan, portavoce della delegazione. Sempre in riferimento agli animali domestici, e in particolare ai cani, gli specialisti cinesi hanno consigliato di utilizzare anche uno speciale collare per evitare che l’animale, una volta fuori di casa, possa leccare oggetti per strada.

Una strategia diversa

«Per affrontare il Covid-19 – ha continuato il portavoce – noi abbiamo chiuso le città e fermato tutti i mezzi pubblici. Da voi vedo che funzionano, mentre noi nel momento del picco li avevamo bloccati tutti».

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Covid-19: l’accesso all’acqua va garantito, così come il diritto all’aborto

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 12:01

Tutti, in questi giorni strani, riflettiamo profondamente su cosa sia davvero “essenziale” per i singoli, per la società in cui viviamo, per il Pianeta.

Un esempio su tutti: sin dalle prime battute dell’emergenza Coronavirus è emersa la difficoltà disarmante dei senzatetto nell’avere accesso all’acqua, risorsa preziosa e oggi indispensabile nella lotta contro il Covid-19. Essenziale è l’acqua potabile da bere, essenziale è l’acqua per lavarsi con regolarità le mani. Essenziale è la richiesta di  garantire l’accesso all’acqua a chi vive per strada. Una richiesta sacrosanta, accanto alla quale ne compaiono altre che stridono con il senso di urgenza che tutti percepiamo.

Anche oggi, in tempo di pandemia, c’è chi si accanisce contro diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione. C’è chi, coerentemente con la propria scala di valori, non si eclissa e, come ieri, si scaglia contro l’aborto: per Pro Vita & Famiglia, in una situazione critica in cui i medici sono concentrati a strappare vite al Covid-19, non ha senso che l’aborto rimanga nell’elenco dei servizi garantiti.

Fermiamoci. Continuiamo a riflettere. Cos’è davvero essenziale?

“L’essenziale è…”

È cinico ammetterlo ma il Coronavirus potrebbe aprirci gli occhi, potrebbe rivelarci quali stili di vita e di consumo sarà il caso di abbandonare, quali beni, servizi e diritti siano davvero essenziali. Il nostro modello di società finirà sotto la lente d’ingrandimento, ci interrogheremo ancora più a fondo sul legame ormai tossico uomo-natura che ha contribuito in parte alla diffusione del virus, analizzeremo errori e successi.

Ma cos’è essenziale oggi, nel bel mezzo di una pandemia globale?
È essenziale che un senzatetto abbia accesso all’acqua, un bene primario che dovrebbe essere garantito a tutti senza che nemmeno sia scritto nero su bianco su una carta costituzionale. Ma così non è. Il movimento Kethane, che rappresenta rom e sinti in Italia, lancia una petizione in occasione della Giornata mondiale dell’acqua e indirizza un messaggio al presidente del Consiglio: tra senzatetto, richiedenti asilo e comunità rom in insediamenti informali si contano oltre 60 mila persone in Italia, concentrate soprattutto al Nord; la richiesta è di un “decreto legge che autorizzi l’allaccio alla rete idrica a chi abbia trovato riparo di fortuna o viva in insediamenti informali “.

Salvare vite, salvare l’aborto, salvare i diritti delle donne

Pro Vita & Famiglia è una ONLUS ormai nota, che da tempo si batte per ciò che ritiene rientri nel diritto alla vita. Il diritto all’aborto non è contemplato.
«In ragione della pandemia da Coronavirus e della crisi che ne è seguita a livello economico e sanitario, molte Regioni e gli ospedali in tutta Italia hanno rinviato le operazioni chirurgiche non strettamente indispensabili e le attività ambulatoriali non urgenti in modo da liberare risorse e spazio per affrontare l’emergenza» – scrivono in un messaggio indirizzato al ministro della Salute Roberto Speranza e ai presidenti delle Regioni – «Tuttavia, in una situazione di emergenza nazionale e internazionale nella quale gli interventi chirurgici – talvolta – vengono effettuati solo per i pazienti in pericolo imminente di vita, invece si continua imperterriti a sopprimere i bambini nel grembo materno e a considerare la pratica abortiva come se fosse un servizio essenziale, indifferibile e urgente. Inoltre, così facendo si sottraggono ulteriori risorse umane ed economiche che potrebbero essere usate per far fronte al coronavirus». 
L’aborto, dunque, non solo non sarebbe un servizio strettamente indispensabile né di emergenza, ma il suo costo elevatissimo andrebbe a gravare sul sistema sanitario nazionale in un periodo già complicato anche economicamente. E aggiungono: «Le vite, però, sono – o dovrebbero essere – tutte uguali e tutte, quindi, dovrebbero essere salvate, tanto quelle degli anziani e dei malati di Coronavirus, quanto quelle dei piccoli nel grembo materno».

Posizione opposta, che può valere come risposta esaustiva, quella di Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, che chiede al ministero della Salute «interventi specifici – anche temporanei e sottoposti a successive valutazioni – volti a tutelare il diritto alla salute di tutte le donne, comprese quelle che decidono di intraprendere una interruzione volontaria di gravidanza. Per ridurre gli accessi in ospedale e il rischio di contagio da coronavirus – aggiunge Gallo – l’attuale scenario dovrebbe garantire, in questo momento più che mai, l’opportunità di ricorrere ad alternative valide rispetto al ricovero ospedaliero, come l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica, consentendo di svolgere alcune fasi della procedura anche presso un consultorio».

Diritto di accesso all’acqua potabile, diritto all’aborto e supporto alle donne che si trovano ad affrontare scelte complicate: parametri significativi per misurare il livello di civiltà di un Paese.

I 10 migliori film di Hitchcock

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 10:00

Approfitto della pandemia per scandagliare una filmografia di 60 film, un paio di regie non accreditate e un lavoro perduto. Scelta complicatissima per un regista da molti capolavori e che con ogni film ha creato una sorta di mondo perfetto. Alfred Hitchcock è uno dei  maestri assoluti della Storia del cinema. Regista con molte ossessioni estetiche ed esistenziali, ingannatore alla Fellini su bugie inventate.
Niente cliché e improvvisazioni, attenzione maniacale al dettaglio, mostro di tecnica e creatività, grande domatore e dominatore di attori e soprattutto di attrici, demiurgo della suspence. 
Nei migliori 10 non ne contemplo nessuno del cosiddetto periodo inglese che considero la grande palestra dei capolavori futuri. Mi duole non aver potuto schierare il geniale “Nodo alla gola” e la stupenda commedia nera “La congiura degli innocenti”. Troppi titoli d’oro e qualche personale preferenza mi hanno fatto propendere per questa hit parade da brivido.

PSYCO 1960

Uno dei migliori film della storia del cinema. Una trama ad incastro tratta da un libro che adopera lo psicopatico Norman Bates per una riflessione altissima sul bene e il male. Non sottovalutare che la vittima principale è colpevole di furto nei confronti del suo principale. Il celebre e sinistro motel dove si svolge l’ancora più celebre scena della doccia (45 secondi che da decenni tengono banco) è mutuato da un quadro di Hopper del 1925 consegnandogli un contesto espressionista anche se Donald Spoto in suo saggio fa notare che nel film “abbondano, a livello visivo, le immagini di linee verticali e di linee orizzontali che tagliano in due lo spazio” e infatti l’abitazione di Norman sta in alto, il motel è in piano orizzontale. Psyco è girato in bianco e nero, come dichiarato più volte dal regista, per evitare di mostrare il rosso del sangue che scivola nella doccia; però per lunghi anni si evitò di trasmettere il film in televisione per l’impatto estremamente violento che ha sullo spettatore. Il maggior successo commerciale di Hitchcock. La genesi, le difficoltà e il successo del film sono ben raccontati nel biopic interpretato da Antonhy Hopkins

LA FINESTRA SUL CORTILE 1954

Un fotografo costretto a casa da un incidente, una donna che mozza il fiato come poteva essere Grace Kelly a quel tempo, una spazio delimitato dove si svolgono 112 minuti straordinariamente palpitanti e divertenti per ogni spettatore. Il delitto e la scoperta dell’assassino sono un risultato finale. Potente è la riflessione sul cinema e sull’atto del guardare. Per Truffaut, che di Hitchcock fu dialogante mentore critico nel celebre libro intervista, si tratta “del film dell’indiscrezione… una straordinaria sinfonia della vita quotidiana e dei sogni distrutti”. Dal punto di vista tecnico invece Truffaut ne apprenderà il “trattamento soggettivo” che Hitchcock spiega in questo modo: “Fai il primo piano di un uomo, tagli su ciò che lui vede, e tagli indietro sulla sua reazione”. Il film è comunque una metafora sul cinema come estremo atto voyeuristico dello spettatore con immagini non ben definite che hanno a che vedere con lo stato onirico della percezione. 

GLI UCCELLI 1963

Altro capolavoro assoluto del cinema e secondo Mereghetti “probabilmente il vero testamento cinematografico di Hitchcock”. Attualissimo in queste ore per il risvolto metafisico che vede la comunità assediata in rapporto rovesciato con la natura. La protagonista con il pretesto casuale di portare una coppia di pappagallini a un avvocato resta coinvolta in una apocalittica rivolta di uccelli che assediano e angosciano la popolazione. Capolavoro anche per l’impiego di  tecniche e di effetti speciali molto innovativi per l’epoca. Indimenticabili sequenze: il magistrale attacco degli uccelli che scendono dall’alto del paese, lo scoppio del distributore di benzina, lo scontro delle automobili, la gente rinchiusa in casa e al ristorante e soprattutto la sequenza in casa dove quattro persone attendono gli uccelli che attaccheranno però questa volta senza essere mai inquadrati e creando una scena di enorme terrore. Tasselli perfetti di un disastro cosmico in un film intramontabile che si conclude con un finale aperto che inquieta e atterrisce. 

INTRIGO INTERNAZIONALE 1959

Un film che contamina alla perfezione commedia brillante, poliziesco e political thriller. Un pubblicitario newyorkese viene scambiato, per equivoco, con un altro uomo (tema ricorrente di Hitchcock che nel film convive con altri suoi topos quali l’impossibilità per l’innocente di discolparsi, la rivalità fra il “buono” e il “cattivo” innamorati della stessa donna, l’ambiguità della coppia e delle persone comuni). Protagonista uno smagliante Cary Grant che viene portato fuori città in una villa, dove gli viene chiesto di confessare qualcosa di cui non è a conoscenza. Ma quando c’è Eve che sta con le spie l’amore complica e risolve ogni cosa. Non amato dai puristi ortodossi per le troppe scene di azione che invece assegnano grandi originalità a una sceneggiatura straordinaria e che secondo molti ha ispirato la serie degli 007 prossimi venturi. Strepitosa e al fulmicotone la scena dell’aereo che attacca il protagonista in un ampio spazio all’aperto (sequenza citata e rifatta da diversi registi come omaggio), ma non da meno l’inseguimento sul monte Rushmore saltellando sui volti dei grandi presidenti Usa, la riproduzione di casa Wright e “il finale più impertinente che abbia mai girato”. 

LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE 1958

Capolavoro filosofico di sir Alfred che tende ad evidenziare, in modo anche complesso, la vita come passaggio necessario e ineluttabile verso le tenebre attraverso la psiche. Il titolo originale “Vertigo” fa riferimento alle vertigini del poliziotto James Stewart che riceve da un amico l’incarico di proteggere le tendenze suicide della moglie interpretata da un’inquietante Kim Novak. Innamoramenti, colpi a sorpresa e il tema del doppio ancora una volta s’incastrano a meraviglia. La celebre scena in cui il protagonista guarda le scale dal campanile per evidenziare le vertigini è girata con una carrellata all’indietro combinata a una zoomata in avanti. Molto belli i titoli di testa. Secondo Mereghetti “il regista ci racconta soprattutto il cammino di un uomo che si sente tradito dalla razionalità: l’importante non è smascherare un omicidio quanto capire come è potuto succedere che la passione dell’innamoramento abbia accecato la razionalità del poliziotto”.

CACCIA AL LADRO 1955

“Effervescente come lo champagne, perfetto come un cronometro” secondo Morandini. Un film sottovalutato come vertice massimo di Hitchcock e che invece ne risulta a mio parere come uno dei migliori per regia in scioltezza, dialoghi assolutamente strepitosi che si devono a John Michael Heyes che aveva già  scritto “La Finestra sul cortile” e che uguale smalto darà a “L’uomo che sapeva troppo” e a “La congiura degli innocenti. Magnifica fotografia giustamente giubilata da premio a Oscar, e ottimo uso di mascherini e trasparenti con solo un quarto d’ora di riprese dal vivo di una Costa Azzurra che vede Cary Grant nei panni di un ladro con un passato nobile nella Resistenza che caccia un altro ladro che adopera le sue tecniche. La protagonista è Grace Kelly che sul set conquisterà mano e corona di Ranieri di Monaco

NOTORIUS – L’AMANTE PERDUTA 1946

Uno dei film più crudeli di Hitchcock, “quintessenza” del suo cinema secondo Truffaut: “Contiene poche scene ed è di una purezza magnifica; è un modello di come dovrebbe essere costruita una sceneggiatura. In questo film Hitchcock è riuscito a ottenere il massimo degli effetti col minimo di elementi”. La figlia di una spia nazista suicida viene ingaggiata dal FBI ed è costretta a sposare il presunto capo di una rete di ex criminali nazisti. L’agente che la controlla s’innamora di lei e la salva. Celeberrimo il bacio tra i più lunghi della storia del cinema tra un impeccabile Cary Grant e una molto suadente Ingrid Bergman. Perfetta la suspence del ricevimento. Il giallo si mescola al nero della spy story ma predomina anche il sentimentale melodrammatico legato al tema della redenzione e del comportamento ambiguo. È anche l’ultimo film del ciclo antinazista del regista. Indimenticabile zoom sulla chiave che porta alla cantina dei misteri. 

L’UOMO CHE SAPEVA TROPPO 1956

Rifacimento dell’omonimo film del ciclo inglese del 1936. Cambia il finale e l’ambientazione iniziale della Svizzera di Saint Moritz tramutata in quella esotica del Marocco che consegna visibilità internazionale a Marrakech. Il regista dirà a Truffaut rispetto ai due film: “La prima versione è stata fatta da un dilettante di talento, mentre la seconda da un professionista”.  Professionismo di altissimo livello. L’intreccio della trama è costruito su una spensierata vacanza in cui il figlio di una coppia inglese che ha assistito a un omicidio viene rapito per coprire un piano per assassinare un politico a Londra. Da mettere in risalto l’uso della musica in diversi componenti, a partire da “Que sera sera”, premio Oscar, cantata da Doris Day, canzone che ha un ruolo decisivo nella soluzione della trama e nella scena alla Royal Albert Hall, dove una serie d’invenzioni e di effetti plastici permettono a Hitchcock di far durare dieci minuti una scena senza dialoghi, solo musica e un solo sentimento, nell’attesa del colpo di piatti cui dovrà seguire il colpo di pistola. 

IL DELITTO PERFETTO 1954

Un ex campione di tennis incastra e decide di assoldare un ex compagno di scuola per uccidere la moglie e gli consegna un alibi di ferro. Ma il piano verrà rovinato dall’imprevisto e dalla caparbietà di un ispettore di polizia che con metodo deduttivo sbroglia l’intricata matassa. Girato tutto in interni perché, ancora una volta, tratto da un’opera teatrale (di cui l’autore è lo stesso della sceneggiatura del film), Hitchcock punta sugli spazi chiusi per giocare con lo spazio, con le ombre e con i punti di vista, che riproducono quelli della platea. Incredibilmente girato nello stesso anno de “La finestra sul cortile” con gli stessi presupposti tecnici e teorici, vi condivide anche il protagonismo di Grace Kelly che da attrice fredda e distaccata grazie ai due film diventa una star planetaria. 

REBECCA, LA PRIMA MOGLIE 1940 

Una giovane ragazza inglese (Joan Fontaine) dissuade Max de Winter nei panni di un notevole Laurence Olivier, misterioso uomo altolocato, dal suicidio. I due cominciano a frequentarsi, finché Max non chiede alla donna di sposarlo. La coppia si trasferisce nell’antica e sinistra dimora della famiglia di Max, Manderley, dove la nuova signora de Winter incrocia Rebecca, ex-moglie di Max ormai deceduta ma da tutti ricordata e rimpianta, soprattutto da una governante pazza e inquietante. Primo film del ciclo americano tratto da un romanzo che ne mantiene la struttura gotica e un’atmosfera di opprimente claustrofobia sostenuta da una indovinata colonna sonora. Unico Oscar come miglior film per il regista (premiata anche la fotografia). 

Ue: nessun accordo, ma polemica su aiuti Italia. A Madrid 17.000 positivi.

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 07:52

Tgcom24: Dopo 4 giorni risale la curva dei contagi: +4.492 | Ma la velocità sta rallentando;

Corriere della Sera: Erano medici: il sacrificio dei 41 camici bianchi. Chi sono: i loro volti e le loro storie;

Il Giornale: Gli aiuti scatenano la polemica Ora l’Italia è sotto osservazione;

Il Fatto Quotidiano: Consiglio Ue, dopo sei ore l’unico accordo è il rinvio. L’Italia strappa sul ricorso al Meccanismo di Stabilità. Conte: “No a strumenti vecchi. Potete anche tenerveli”;

Il Manifesto: Il fantasma di Draghi su Conte e i 5 Stelle;

Il Sole 24 Ore: Pronta l’app per il monitoraggio dell’epidemia. Ecco come funziona – L’app italiana di geolocalizzazione per il controllo del territorio;

Il Mattino: Tecnologia e riaperture parziali: ecco il piano contro la “seconda ondata”;

Repubblica : Gli Usa diventano il Paese con più contagi al mondo, superati Italia e Cina. Trump chiama Xi: “Lavoriamo insieme“;

Il Messaggero: Ecco perché la Spagna rischia di esplodere. A Madrid 17.000 positivi, scandalo test;

Leggo:  Bollette in calo dal primo aprile: risparmio di 200 euro a famiglia.

Le bufale sul Covid-19

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 07:00

Abbiamo intervistato il fondatore di “Bufale un tanto al chilo” (Butac) per fare un po’ di chiarezza su alcune delle informazioni che girano in rete sul virus Covid-19.

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Domani la seconda parte dell’intervista!

Tutte le notizie sul Covid-19

L’amore di Cocco e Drilli

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi


Al mattino tutti mi abbandonano ma di notte dormono sempre con me.
(La soluzione domani)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Vengo dal cielo e scappa la gente, eppure mi amano tutte le piante.Cos’è?(Soluzione: la pioggia)

Poesia: Il vento di marzo

È il vento
come un monello contento,
che fa capriole
tra l’erbe nuove,
che va in altalena
fischiando stornelli
tra gli alberi verdi
di primavera,
che gioca alla guerra,
prendendo d’assalto
un intero paese.

Cantiamo insieme

COCCO E DRILLI – 16° Zecchino d’Oro 1974

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di Merio da Pixabay

Il governo italiano sfida il Nord Europa: no a un finanziamento stile Grecia

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 22:45
L’Italia dà “dieci giorni all’UE per battere un colpo”.

“Se qualcuno dovesse pensare a meccanismi di protezione personalizzati elaborati in passato allora voglio dirlo chiaro: non disturbatevi, ve lo potete tenere, perché l’Italia non ne ha bisogno”. Queste le parole di Giuseppe Conte, d’accordo con il capo del governo spagnolo Pedro Sanchez, l’altro Paese più colpito dal coronavirus assieme all’Italia.

Italia e Spagna chiedono ai Presidenti di Commissione UE, Consiglio, Europarlamento, Bce ed Eurogruppo di elaborare entro 10 giorni una soluzione accettabile da proporre ai capi di Stato europei.

Lo scontro in atto riguarda le posizioni di un gruppo di Paesi da un lato, (Francia, Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo, Lussemburgo, Slovenia) che chiedono che l’Europa si faccia carico collettivamente della crisi con l’emissione di uno strumento di debito comune, che coinvolga tutti i Paesi dell’UE e alcuni Paesi del Nord Europa (Austria, Germania, Olanda, Finlandia) che sarebbero disponibili a prestiti agli Stati che ne abbiano bisogno in cambio di una politica di sacrifici da parte di questi Paesi che gli consentano di rientrare nel prestito ottenuto.

Alla posizione italiana fa eco quella spagnola.

Lo spagnolo El Mundo titola Spagna e Italia bloccano le conclusioni del Consiglio europeo. Madrid e Roma rifiutano di firmare quella che considerano una reazione deludente e lontana dalla forza che la situazione richiede.

Si apre così un confronto serrato a livello europeo dagli esiti incerti. Il coronavirus rappresenta probabilmente la sfida più grande alla coesione europea dalla nascita dell’UE ad oggi.

Il coronavirus in Africa

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 19:00
La foto della diffusione del coronavirus in Africa

L’Africa, un enorme continente alle porte dell’Europa con carenza di strutture sanitarie, è fonte di preoccupazione anche qui in Europa per la possibile diffusione del coronavirus, anche se i media ne parlano poco.

Difendere l’Africa è interesse non solo dell’Africa ma anche di tutti noi. Gli Stati più ricchi se ne dovrebbero preoccupare anche nel loro interesse

Per capire quale sia la situazione ad oggi ci siamo avvalsi delle informazioni che diffonde jeuneafrique.com che raccoglie sistematicamente le notizie fornite dall’Oms.

L’immagine che vedete qui sopra è tratta appunto da jeuneafrique.com; il colore degli Stati rappresenta la diffusione ad oggi del virus. Più intenso è il colore, maggiore è la diffusione.

Vediamo la situazione di quelli che sono rappresentati con un rosso intenso, Stato per Stato, a partire da nord fino a sud. Tutti i dati sono aggiornati al 26 marzo.

Marocco
  • 225 casi, 6 morti
  • Stato di urgenza sanitario almeno fino al 20 aprile
  • Vietati i viaggi
  • Sospesi tutti i voli internazionali
  • Chiusura di scuole e moschee
  • Porti chiusi tranne che per le merci
Algeria
  • 264 casi, 19 morti
  • Scuole e moschee chiuse
  • Sospensione dei lavori parlamentari
  • Sospensione dei voli aerei da e per alcuni paesi tra cui la Francia
Tunisia
  • 173 casi, 5 morti
  • Limitazioni di movimento per la popolazione
  • Chiusura delle frontiere marittime ed aeree
  • Chiusura di scuole, caffè e ristoranti
  • Divieto di preghiere collettive
  • Rimpatrio dei tunisini bloccati all’estero coordinato dall’esercito
Egitto
  • 402 casi, 20 morti
  • Chiusura degli aeroporti
  • Chiusura delle frontiere
  • Chiusura di scuole, moschee e chiese
Senegal
  • 90 casi
  • Coprifuoco dalle h. 20 alle h. 6
  • Chiusura degli aeroporti
  • Sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche, di scuole, moschee e mercati
Costa d’Avorio
  • 73 casi
  • Stato di urgenza sanitario
  • Chiusura delle frontiere
  • Chiusura delle scuole e dei ristoranti
Burkina Faso
  • 114 casi, 4 morti
  • Coprifuoco dalle h. 19 alle h. 5
  • Chiusura degli aeroporti e delle frontiere
  • Scuole chiuse, chiusi caffè e ristoranti
  • Vietati gli assembramenti di persone
  • Trasporti sospesi
Nigeria
  • 40 casi
  • Restrizioni all’ingresso da Paesi con più di 1.000 casi di virus
  • Quarantena sorvegliata per i nigeriani che arrivano da questi Paesi
Camerun
  • 70 casi, 1 morto
  • Frontiere chiuse
  • Sospensione dei visti d’ingresso
  • Chiuse le scuole, chiusi bar e ristoranti dalle h. 18
  • Divieto di manifestazioni con più di 50 partecipanti
Repubblica del Congo
  • 48 casi, 3 morti
  • Stato di urgenza sanitario
  • Kinshasa isolata dal resto del Paese
  • Chiusura delle frontiere per i passeggeri
  • Divieto di manifestazioni con più di 20 partecipanti
  • Chiusura di scuole e luoghi di culto
Etiopia
  • 12 casi, 4 morti
  • Quarantena per tutti i passeggeri in arrivo nel Paese
  • Sospensione dei voli con 30 Paesi più toccati dal virus
  • Chiusura di bar e discoteche
Kenia
  • 28 casi
  • Chiusura delle frontiere salvo che per i rientranti, sottoposti a quarantena
Madagascar
  • 19 casi
  • Stato di urgenza sanitario
  • Sospensione dei voli interni
  • Chiusura della regione di Antananarivo e del porto di Tamatave
  • Coprifuoco dalle h. 20 alle h. 5
  • Chiusura delle scuole
  • Divieto di assembramento
Sud Africa
  • 402 casi
  • Sospensione dei voli aerei con i Paesi a rischio
  • Chiusura delle scuole
  • Vietate le manifestazioni con più di 100 persone
  • Controlli alle frontiere rafforzati
  • Divieto di attracco per le navi da crociera

Come si può vedere la situazione ad oggi (sulla base dei dati OMS) è meno grave che in Europa e la risposta degli Stati, come accade anche in Europa, non è omogenea.

Destano comunque preoccupazione le possibili evoluzioni in una situazione sanitaria fragile come quella del grande continente Africa.

2500 contagiati al covid-19 in Lombardia

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 18:01

«Dovremo valutare – ha aggiunto il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana – se è un fatto eccezionale determinato da qualche episodio particolare o se è un trend in aumento, il che sarebbe un po’ imbarazzante. Non so se è arrivato il picco o se ci è sfuggita qualcosa, queste valutazioni spettano ai tecnici, io posso solo dire che personalmente sono preoccupato».

Sui tamponi per il Coronavirus ha poi risposto: «Se ci arriveranno nuove indicazioni ne prenderemo atto e come sempre ci adegueremo, Mi auguro che su questo argomento non ci siano ulteriori fraintendimenti perché rischiano di essere fuorvianti per i cittadini: parli – è il suo invito -solo l’Istituto superiore di Sanità, parli solo l’organismo tecnico del ministero e dica cosa si deve e non si deve fare».

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Foto da Sempionenews.it

Covid-19, veterinari gratis online

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 16:30

Un’uscita in meno può sempre utile: meno possibilità di spargere o ricevere il coronavirus o covid-19, in questo momento particolarmente delicato per i contagi. Soprattutto se l’uscita è verso un ambulatorio in cui sedersi e aspettare in compagnia di altre persone. Il servizio è particolarmente utile in questi giorni per gli over 65, che per il 55% sono possessori di animali domestici, e più vulnerabili al rischio covid.

Ca’ Zampa

Ca’ Zampa è la clinica veterinaria mobile per gestire in maniera tempestiva consulti video anche a distanza attraverso un telefono cellulare. Vanta un network di circa 20 professionisti tra la provincia di Monza e Brianza, Udine e Mestre, e presto anche a Cremona.

Attraverso un video o tele-consulto via telefono, offre rassicurazioni e consulenze in maniera comoda, rapida e gratuita, a cui potrà poi nel caso seguire una visita di persona. “Le modalità di accesso al servizio sono pratiche e veloci – spiega una nota – e la squadra di veterinari è a disposizione 7 giorni su 7 (dalle 9.00 alle 20.00). Per prenotare il consulto si deve inviare un sms o un messaggio whatsapp a 335-6380827 (Brugherio), 349-1536829  (Mestre), 338-6731508 (Udine); oppure scrivere una mail a brugherio@cazampa; udine@cazampa.it; mestre@cazampa.it; o ancora chiamando al numero della Clinica i rispettivi numeri telefonici dei Centri di Brugherio, Mestre ed Udine”.

Vetonline24

Il team di specialisti di Vetonline24 è reperibile 24 ore su 24, e potrà formulare una possibile diagnosi iniziale e indicare l’opzione migliore da seguire. Gratuita la prima chiamata di consulto veterinario. Vetonline24 è una piattaforma di telemedicina aperta in cui si possono iscrivere tutti i medici veterinari, per offrire consulti in videoconferenza a chi lo richiede.

Call for Vets

Il servizio di consulenza veterinaria gratuita ‘Call for Vets’ consente il supporto agli animali domestici da parte di prestigiosi professionisti. L’idea è di Barkyn, startup portoghese di settore, che estende il proprio servizio di consulenza veterinaria da remoto a tutti proprietari di cani, gatti e altri animali da compagnia in Italia. Numero per contattare i veterinari di Barkyn: 331 872 7553. Il servizio è disponibile in italiano ogni giorno dalle 10:00 alle 20:00. Disponibile dal 16 al 31 marzo con possibile estensione. Per maggiori informazioni www.barkyn.it

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