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Colora l’animillo e mandaci una foto!

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 06:30

Jacopo Fo disegna da sempre questi strani animaletti, ma ogni tanto si dimentica di colorarli, puoi aiutarlo? Se vuoi stampalo, coloralo, dagli un nome e poi mandaci una foto a redazione@peopleforplanet.it, Nei prossimi giorni lo pubblicheremo in questa rubrica e appena finita la quarantena te ne manderemo uno tutto per te!

Come mi chiamo?
La soluzione dell’indovinello di ieri

Sto tra l’erba e vicino al fosso,
Non mi scotto mai ma ho il fuoco addosso.
Chi sono?
(Soluzione: La Lucciola)

La poesia dei colori sbagliati

C’era una volta
un bimbo che disegnò
dei fenicotteri blu.

Vivevano sulle sponde
di un grande lago rosa
circondato da gialle savane.

In alto, sul cielo sempre più verde,
un sole amico enorme e bianco disegnò
che tutto abbracciava
gli uccelli, le acque e le lontane montagne.

Quando ebbe finito, dati gli ultimi tocchi
s’alzò dal banco impaziente
e portò il suo capolavoro al maestro.

Lui lo guardò a lungo, poi
lo mostrò al resto della classe
e chiese: “Che voto gli dareste?”

I compagni ridacchiarono
e dissero “zero, maestro, zero!
I colori sono tutti sbagliati!”

E il maestro rispose: “No bambini
si merita un bel dieci, invece
perché ha saputo guardare il mondo
anche con gli occhi della sua fantasia”.

Cantiamo insieme

Pippi calzelunghe

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Perché l’approccio svedese al coronavirus è così diverso dagli altri

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 23:00

Una panoramica della situazione e delle prospettive della scelta svedese che, in controtendenza, lascia quasi tutto aperto, attraverso la traduzione di ampi stralci tratti da Forbes, dal Guardian e dalla tv di stato svedese

La vita quasi come sempre

L’inviato in Svezia della rivista Forbes ricorda che mentre la Danimarca e la Norvegia hanno chiuso i loro confini e imposto rigide normative ai loro residenti, la Svezia ha fatto relativamente poco. Grandi eventi come l’inizio della stagione calcistica svedese sono rinviati e le università sono chiuse, ma per il resto la vita di tutti i giorni continua.

Il corrispondente dalla Svezia del Guardian racconta: All’aperto, le coppie passeggiano a braccetto sotto il sole primaverile; le terrazze dei caffè di Malmö vivono un’attività vivace. Questo fine settimana, sulla spiaggia e sui parchi circostanti a Sibbarp, ci sono stati picnic e barbecue; lo skate park e il parco giochi adiacenti erano strapieni. Nessuno indossava una mascherina.

Fotografia di Bruno Patierno

La pandemia globale ha chiuso le economie europee e ha confinato nelle loro case milioni di persone in tutto il continente. Ma qui rimangono aperte scuole, palestre e negozi, così come i confini. Bar e ristoranti continuano a servire clienti, e treni e autobus stanno ancora trasportando persone in tutto il paese. Chi vuole può anche andare al cinema.

La scelta del governo svedese

I media svedesi non stanno certamente ignorando la crisi, con la quantità di COVID-19 che avanza con lo stesso passo della Danimarca e della Norvegia. Ma esci per le strade a Stoccolma e fai fatica a vedere differenze rispetto a prima dell’arrivo del virus. 

Il primo ministro Stefan Löfven ha chiesto a tutti i cittadini di evitare viaggi non indispensabili e raccomandato di stare a casa a coloro che si sentono male o hanno più di 70 anni, ma finora non ha messo in atto molte delle severe misure di emergenza osservate negli altri paesi. “Noi adulti dobbiamo essere esattamente questo: adulti. Non diffondere panico o voci. Nessuno è solo in questa crisi, ma ogni persona ha una grande responsabilità“, ha detto durante un recente discorso televisivo.

L’autoregolamentazione dei privati

Nonostante il governo abbia scelto di non applicare restrizioni, molti locali stanno prendendo in mano la situazione. La società di trasporto pubblico di Stoccolma ha riportato un calo del 50% nel numero di passeggeri la scorsa settimana.

L’autrice e fotografa Lola Akinmade Åkerström gestisce il sito web Slow Travel Stoccolma. Descrive l’umore nella capitale svedese come tranquillo: “Sebbene le scuole siano aperte, molti genitori tengono i loro figli a casa. Inoltre, molte aziende di Stoccolma hanno deciso autonomamente di chiudere gli uffici e passare al lavoro a distanza.”

La scienza e la strategia svedese

Mentre il Primo Ministro ha attirato critiche da molti per questa posizione, in realtà sono i dati delle autorità sanitarie a guidare il governo. In un articolo su  The Conversation, due professori dell’Università di Lund hanno spiegato che sono stati utilizzati i risultati delle simulazioni dei dati: “Da queste simulazioni, è chiaro che il governo svedese prevede molti meno ricoveri per 100.000 abitanti di quelli previsti in altri paesi, tra cui Norvegia, Danimarca e Regno Unito “

Tuttavia, quando si analizzano i dati attraverso i modelli britannici, il numero di decessi previsti per la Svezia è molto più elevato. “La ragione sembra essere nel fatto che le autorità svedesi credono che ci siano molte persone infette senza sintomi e che, di coloro che manifestano sintomi, solo uno su cinque richiederà il ricovero in ospedale”, hanno detto i professori.

Il consenso dell’opinione pubblica

Nonostante questa confusa differenza nei risultati del modello, Karin Pettersson del quotidiano svedese Aftonbldet ha affermato che esiste un “sostegno abbastanza ampio” per l’approccio svedese: “Il sostegno per i socialdemocratici al governo è aumentato e le persone hanno una grande fiducia nell’Istituto di sanità pubblica “.

La strategia sta funzionando?

Secondo il briefing quotidiano dell’Istituto svedese di sanità pubblica del 30 marzo, il numero di casi positivi di COVID-19 nel paese ha superato i 4.000. Il numero è molto simile al tasso di infezione in Norvegia dove sono in atto severe misure di distanziamento sociale ma in Svezia la popolazione è il doppio.

Tuttavia, la fotografa Akinmade Åkerström afferma che esiste una semplice ragione per il numero relativamente basso di infezioni: “Pochissime persone sono sottoposte a test, quindi è impossibile conoscere la vera diffusione della malattia“.

Mentre i numeri delle infezioni sono difficili da confrontare, la differenza nel tasso di mortalità è più netta. Al 30 marzo, 146 persone con COVID-19 sono morte in Svezia. In Norvegia, quel numero è di 32.

Due giorni fa, Karin Tegmark Wisell dell’agenzia di sanità pubblica svedese ha dichiarato in un’intervista radiofonica che era “troppo presto per dire” se l’approccio svedese stia riscuotendo successo. Ha affermato che il più alto tasso di mortalità in Svezia (rispetto a Norvegia e Finlandia) è dovuto al fatto che “il virus ha raggiunto più le persone a maggior rischio”.

Lo scorso fine settimana sono state bandite le riunioni pubbliche di oltre 50 persone, un primo segno che l’aumento del tasso di mortalità potrebbe portare a un approccio più rigoroso da parte delle autorità svedesi.

La solitudine svedese può contenere l’infezione?

Circa il 40 percento della popolazione svedese vive in famiglie monofamiliari e, secondo il regista italosvedese Erik Gandini, intervistato dalla tv di stato svedese, gli svedesi hanno una visione dell’indipendenza diversa dal resto del mondo. Qualcosa che potrebbe influenzare la diffusione dell’infezione? La sua tesi è che gli svedesi hanno una relazione unica con la solitudine e l’indipendenza, che può facilitare quando la distanza sociale diventa la nuova norma.

Ma il modello svedese funzionerà?

Una petizione firmata da oltre 2.000 medici, scienziati e professori la scorsa settimana – incluso il presidente della Nobel Foundation, il Prof. Carl-Henrik Heldin – ha invitato il governo a introdurre misure di contenimento più rigorose. “Non stiamo testando abbastanza, non stiamo monitorando, non stiamo isolando abbastanza – abbiamo lasciato andare il virus”, ha detto la prof.ssa Cecilia Söderberg-Nauclér, ricercatrice di immunologia virale presso l’Istituto Karolinska. “Ci stanno portando alla catastrofe.”

Parole forti, ma una storia di 300 anni di amministrazione pubblica efficiente e trasparente e alti livelli di fiducia negli esperti e nei funzionari di governo hanno fatto sì che i cittadini siano inclini a credere a ciò che viene loro detto e che chi li guida abbia a cuore i loro migliori interessi.

“Sono fiducioso che i medici che lavorano con il governo sappiano cosa stanno facendo, suppongo che siamo ben preparati”, ha dichiarato Robert Andersson, 50 anni, un responsabile del reparto IT che vive a Södermalm, Stoccolma. “Questa isteria che i media stanno lanciando è molto più pericolosa del virus stesso.”

Simon Strand, 30 anni, consulente aziendale a Östermalm, Stoccolma, è d’accordo. “Non c’è motivo di credere che le autorità non stiano prestando attenzione”, ha detto.

Anders Tegnell, il principale epidemiologo svedese, che sta guidando la gestione della crisi da parte del governo, sostiene una strategia di mitigazione: consentire al virus di diffondersi lentamente senza schiacciare il sistema sanitario e senza ricorrere a restrizioni draconiane. Basta non chiamarla “immunità di gregge“, una frase che Tegnell e le autorità hanno costantemente rifiutato di usare.

Dice molto sulla trasparenza e la responsabilità che gli svedesi si aspettano da personaggi pubblici la circostanza che Tegnell rimanga così accessibile ai media. Rispetto alle critiche alla risposta della Svezia all’aumento di Covid-19, ha il tono leggermente esasperato di un uomo stanco di ripetere l’ovvio quando gli viene chiesto cosa pensi della crescente preoccupazione e gli si avanzi la richiesta di una quarantena di tutta la città di Stoccolma, visto il recente picco dei casi nella capitale. 

“Sì, c’è stato un aumento ma finora non è traumatico. Certo, stiamo entrando in una fase dell’epidemia in cui vedremo molti più casi nelle prossime settimane, più persone in terapia intensiva, ma è proprio come qualsiasi altro paese, nessun paese da nessuna parte è stato in grado di rallentare la diffusione. “

I vicini dell’UE più vicini alla Svezia – danesi, finlandesi e norvegesi – hanno accettato una strategia di blocco, chiudendo scuole, luoghi di lavoro e frontiere settimane fa. “Il problema con questo approccio è che stressi il sistema”, ha detto Tegnell. “Non è possibile mantenere un blocco  per mesi, è impossibile.”

Ma una situazione del genere può diventare inevitabile. “Il governo pensa di non poterlo fermare, quindi hanno deciso di far morire le persone“, ha detto l’immunologa Söderberg-Nauclér. “Non vogliono ascoltare i dati scientifici che vengono loro presentati. Si fidano ciecamente dell’Agenzia di sanità pubblica ma i dati che hanno sono deboli – persino imbarazzanti. Stiamo assistendo a segnali di un tasso di raddoppio più elevato rispetto all’Italia, Stoccolma avrà presto una grave carenza di terapia intensiva e non capiscono che a quel punto sarà troppo tardi per agireTutto questo è molto pericoloso.”

Tegnell replica: “Non ci sono prove del fatto che fare di più in questa fase possa fare la differenza. È molto meglio introdurre misure rigorose a intervalli molto specifici e mantenerle in esecuzione il meno tempo possibile. “

Mentre c’è una costante rivalutazione della situazione, Tegnell afferma che la Svezia ha la crisi sotto controllo. “Riteniamo di disporre già delle misure di contrasto più importanti. Certo, potremmo dover fare di più, ma non ora.”

Immagine di cover: Fotografia di Bruno Patierno

Covid 19, via libera del ministero dell’Interno alle passeggiate con i bambini

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 19:33

Passeggiare con i bambini per consentire loro di prendere un po’ d’aria fuori dalle mura domestiche è consentito. A patto, però, che i bambini siano minorenni, che siano accompagnati da una sola persona, che non ci si allontani da casa e che si rispetti il divieto di assembramento rimanendo ad almeno un metro di distanza da ogni altra persona che potrebbe eventualmente essere incontrata. A precisarlo è una circolare (scaricabile qui) che riguarda anche l’accompagnamento di anziani e inabili, firmata questo pomeriggio dal capo di gabinetto del ministro dell’Interno.

Leggi anche: Covid-19, i genitori chiedono un’ora d’aria per i bambini. Ma gli esperti si dividono

La circolare, che ha come oggetto “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale. Divieto di assembramento e spostamenti di persone fisiche. Chiarimenti”, spiega che “per quanto riguarda gli spostamenti di persone fisiche, è da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione. La stessa attività può essere svolta, inoltre, nell’ambito di spostamenti motivati da situazioni di necessità o per motivi di salute”. La circolare inoltre precisa che “resta non consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto ed accedere ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici” e che “in ogni caso tutti gli spostamenti sono soggetti al divieto generale di assembramento e, quindi, all’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza minima di un metro da ogni altra persona”.

Accompagnamento anziani e disabili

Nella circolare si effettuano precisazioni anche per quanto riguarda anziani e inabili: “Potranno essere, altresì, consentiti spostamenti nei pressi della propria abitazione giustificati da esigenze di accompagnamento di anziani o inabili da parte di persone che ne curano l’assistenza, in ragione della riconducibilità dei medesimi spostamenti a motivazioni di necessità o di salute”.

Covid-19: rallenta a Parma, grazie a mascherine e hotel per i medici

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 18:47

Il direttore del Pronto soccorso di Parma, Francesco Scioscioli, racconta il progressivo miglioramento della situazione contagi e ricoveri e sottolinea la buona normalità che ha interessato il suo ospedale. Un’eccezione, purtroppo.

Dottore come sta andando?

«Il Pronto Soccorso non è certo “svuotato” come hanno raccontato alcuni giornali, non volevo certo suscitare entusiasmi nel video che abbiamo diffuso per confermare un calo degli accessi. Sicuramente infatti da qualche giorno la situazione è migliorata rispetto alla follia che abbiamo vissuto: il pronto soccorso ora è più vivibile. Confermo che questa è la diretta conseguenza delle misure governative: stanno funzionando, non abbassiamo la guardia proprio adesso. Manteniamo altissima l’attenzione e non cambiamo di una virgola tutte le precauzioni che abbiamo preso a livello individuale e collettivo.»

Come mai nei Comuni vicini non si nota ancora un miglioramento?

«Sono stato per fortuna contraddetto dai numeri emersi stamani: anche Piacenza e Reggio Emilia registrano una diminuzione degli accessi.»

Perché con ritardo, secondo lei?

«Credo che Parma e Piacenza abbiano sofferto il picco della pandemia quando ancora le misure di contenimento decise a livello nazionale – quindi la chiusura delle attività lavorative e il confinamento nelle case – non erano state introdotte. I Comuni vicini, invece, hanno avuto il picco più tardi, quindi ne stanno uscendo con un lieve ritardo, ma non hanno vissuto un dramma grave come il nostro proprio perché il loro picco è stato ammorbidito da misure di contenimento straordinarie.»

Che secondo lei dovranno durare ancora quanto?

«Almeno altre 2 o 3 settimane dal momento in cui i contagi iniziano a scendere.»

Cosa consiglia ai suoi colleghi medici che ancora si trovano nell’occhio del ciclone?

«Di non mollare. Sono stati giorni terribili, alcuni di noi si sono ammalati, abbiamo serrato i ranghi. Non mollate. Dopo sue settimane di linea dura i benefici arrivano.»

C’è chi ha suggerito di non far tornare a casa i medici, per limitare la possibilità di contagiare i familiari. Sarebbe giusto?

«Sì, è un discorso sensato. Noi a Parma avevamo la possibilità di scegliere e nel caso di vivere separati dalle nostre famiglie. Ad esempio nel mio caso non c’è bisogno. Mia figlia abita lontano e con mia moglie dormiamo in stanze separate per le ore in cui condividiamo lo stesso tetto, durante la notte. Ma chi voleva – ad esempio un mio collega che ha due bimbi molto piccoli – poteva utilizzare strutture alberghiere attrezzate allo scopo, che hanno ospitato sia i colleghi giunti in supporto da fuori, sia chi appunto voleva distanziarsi per precauzione dalla propria famiglia.»

Avete sofferto della mancanza di mascherine o guanti?

«No, per fortuna. So che ci sono stati problemi di approvvigionamento – specialmente ho letto in Lombardia, stando al racconto di alcuni colleghi – ma noi non siamo stati toccati dal problema, non siamo mai rimasti senza protezioni.»

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Cucina green, arrivano le pellicole “intelligenti”

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 17:00

Non sono solo pellicole alimentari biodegradabili e compostabili al 100%, che già di per sé rappresentano un notevole passo in avanti per ridurre l’impatto sull’ambiente rispetto a quello causato dalle pellicole da cucina attualmente utilizzate. Sono anche “intelligenti” le nuove pellicole green sviluppate dai ricercatori del Centro Ricerche dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico) di Brindisi in collaborazione con l’Università del Salento: sono infatti in grado di cambiare colore quando il cibo con cui sono in contatto si sta deteriorando e capaci di prolungare la scadenza degli alimenti.

«Oltre ad essere biodegradabili e compostabili e a svolgere la tradizionale funzione di contenimento e protezione degli alimenti, queste pellicole sono in grado di fornire una risposta specifica all’ambiente con cui il film contenitivo viene in contatto», spiega Claudia Massaro, ricercatrice del Centro Enea di Brindisi.

Bioplastiche intelligenti: segnalano il deterioramento del prodotto…

Le bioplastiche sono ricavate dalla trasformazione degli zuccheri contenuti nel mais e nelle barbabietole. Grazie all’aggiunta di olio di cardanolo (derivato dall’anacardo) e di una molecola come la porfirina, queste bioplastiche presentano spiccate proprietà antiossidanti e antifungine in grado di “segnalare” il deterioramento del prodotto alimentare che avvolgono (reagendo con l’atmosfera interna della confezione, cambiano colore a seconda dell’ambiente più o meno acido che viene a crearsi, diventando indicatori dello stato di conservazione del prodotto).

…e ne prolungano la scadenza

Non solo: utilizzando ossido di zinco e alluminio le bioplastiche possono anche essere trasformate in biopellicole dalle proprietà antimicrobiche, adatte per prolungare la scadenza degli alimenti che avvolgono.

Non solo packaging alimentare

Aggiungendo alle bioplastiche additivi provenienti dagli scarti di lavorazione dei settori agroalimentari tipici del territorio (lino, canapa, scarti di vegetazione olearia e di lavorazione del caffè) i ricercatori Enea hanno realizzato nuovi materiali, anch’essi green, dotati di proprietà meccaniche e di resistenza al fuoco utili per applicazioni nell’arredamento e negli interni dei mezzi di trasporto come auto, treni e aerei.

Sostenibilità ed economia circolare

«Siamo impegnati da anni nella sfida per la sostenibilità, in linea con i principi della valorizzazione delle risorse locali e dell’economia circolare», continua Massaro. E con la produzione delle bioplastiche e dei biocompositi è stato compiuto un importante passo in avanti. «Le bioplastiche e i biocompositi che abbiamo messo a punto hanno caratteristiche chimico-fisiche in grado di sostituire completamente le plastiche di origine fossile in molteplici applicazioni», spiega la studiosa. Una capacità non da poco quella delle bioplastiche e dei biocompositi di poter sostituire la plastica in diverse occasioni, considerando che queste pellicole “green” «a fine vita subiscono un processo di degradazione che produce sostanze innocue o addirittura utili, come i fertilizzanti».

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Covid-19, come si riconosce la tosse?

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 16:30

Francesca Polverino, pneumologa e docente di medicina presso l’Universita dell’Arizona (Tucson, Arizona, USA) e Harvard University (Boston, USA), ci scioglie qualche dubbio rispetto ai primi sintomi di coronavirus, o covid-19, e ci parla del rischio sud Italia.

La tosse da coronavirus ha caratteristiche particolari?

La tosse è quella che si vede nelle fibrosi polmonari o polmoniti atipiche. Non è specifica. Quello che è peculiare nell’infezione da covid è l’andamento temporale. Ci sono prodromi che durano 10 giorni e poi un peggioramento repentino: questo è caratteristico. Ci sono pochi sintomi e poi inizia una febbre che può variare da poche linee a febbre più alta, si perde il gusto e l’olfatto, può esserci diarrea, cefalea frontale e mancanza di respiro a riposo o dopo aver fatto solo pochi gradini e un semplice raffreddore. Ricordiamoci che la famiglia del coronavirus attacca prevalentemente il cavo naso-faringeo.

Se non c’è febbre, ma ho un po’ di tosse, potrei essere positivo?

In teoria no. Ma oggi in Italia chiunque è sospetto. Chi ha solo tosse potrebbe essere malato di covid: anche perché la stragrande maggioranza è addirittura asintomatica.

Gira un giochino che dice di trattenere il respiro per 10 secondi. Se riusciamo a farlo senza scoppiare a tossire vuol dire che i nostri polmoni se la cavano bene e non abbiamo covid…

Sono metodi fai da te non del tutto peregrini. Visto il numero limitato di medici sul territorio e in mancanza di personale si può ricorrere a questi metodi. Che non sono certo perfetti, ma sono misure d’emergenza. Ha un senso, ma non è metodo oggettivo. Rende chiaro se ci sono difficoltà a respirare.

Visto che non siamo particolarmente ligi alle regole, visto che non abbiamo uno stato militare a imporci il confinamento, la data di giugno come ipotesi per la fine di questa situazione e il ritorno alla normalità è verosimile?

Il picco si raggiungerà in punti diversi del mondo in momenti diversi. Al Nord Italia siamo al culmine e tra circa una settimana i contagi scenderanno. Al Sud non si sa, ma ci si aspetta un picco nelle prossime settimane. Noi, negli Usa, stiamo salendo, e tra 3/4 settimane ci sarà il picco: perché noi abbiamo preso misure più blande e tardive dell’Italia. In Italia dipende dal rispetto delle regole dei singoli.

Perché è importante indossare la mascherina?

Stare a distanza di un metro scientificamente è una baggianata: le gocce vanno ben oltre mentre si parla o si tossisce. A livello scientifico non ha senso. Arriviamo tranquillamente a 2 metri. Per questo è fondamentale l’uso della mascherina, considerato anche che appunto molti malati non sanno di esserlo perché sono asintomatici. Siamo tutti infetti fino a prova contraria e gli asintomatici infettano come i sintomatici.

Quanto tempo serve per avere effetti dal confinamento?

Il lockdown, se tutti lo rispettano, dà risultati dopo un mese. Seguendo queste regole:
1) Attenzione particolare va posta all’igiene delle mani.
2) Non uscire di casa
3) Farsi portare la spesa, farla lasciare fuori dalla porta, spruzzarla con alcol.
Questo fin dove possibile, è ciò che dovremmo fare.

Coronavirus, la rabbia dei sindaci contro chi esce di casa

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 14:00

I sindaci italiani hanno usato tutti i mezzi per far seguire le normative per lottare contro il Coronavirus, un mix di quelli più “convincenti”

Fonte: Corriere della Sera

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Mascherine chirurgiche e con valvola, ecco le differenze. Facciamo chiarezza

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 14:00

Mascherine chirurgiche e dispositivi filtranti FFP2 e FFP3 con valvola: che differenze ci sono? Come vanno utilizzate? Torniamo su un argomento che negli ultimi giorni ha fatto discutere, cercando di fare chiarezza.

In un vademecum redatto da Asso.Forma, agenzia formativa accreditata della regione Piemonte, e condiviso in una circolare del comando provinciale dei vigili del fuoco di L’Aquila (Abruzzo) di cui abbiamo parlato qualche giorno fa in un nostro articolo, si legge che le mascherine FFP2 e FFP3 con valvola non devono essere utilizzate dalla popolazione ma solo dagli “addetti ai lavori” (medici, infermieri, soccorritori). La spiegazione risiede nel fatto che “dalla valvola di queste mascherine fuoriescono le  esalazioni”, il che “equivale a diffondere il possibile contagio“. È per questo che, oltre che per la popolazione, queste mascherine sono “assolutamente sconsigliate” per tutti gli esponenti delle forze dell’ordine che sono costretti a contatti ravvicinati tra colleghi, per gli addetti ai reparti di alimentari o banchi del fresco e per gli addetti agli uffici aperti al pubblico: il rischio è di contaminarsi gli uni con gli altri.

Notizia smentita dal ministero della Salute

Nell’arco di poche ore la notizia è stata smentita dal ministero della Salute. La sottosegretaria Sandra Zampa in un’intervista a Il Gazzettino prima, in un articolo su Repubblica poi, ha precisato che “sostenere che le mascherine con la valvola possano diffondere il contagio ed essere quindi pericolose è un’informazione del tutto infondata”, e ha aggiunto che “gli unici titolati a dare indicazioni sull’uso e sulle caratteristiche delle mascherine sono l’Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute”.

Ma cosa dicono gli esperti?

Eppure a leggere le interviste degli infettivologi sembra proprio che le mascherine FFP2 e FFP3 con valvola non abbiano efficacia filtrante in fase espiratoria. A sostenerlo è ad esempio Gloria Taliani, ordinario di malattie infettive a La Sapienza Università di Roma, che ne parla proprio nell’articolo di Repubblica che definisce “bufala” la notizia secondo cui le mascherine FFP2 e FFP3 con valvola possano diffondere il contagio.

Nell’articolo l’infettivologa spiega che le mascherine hanno una duplice funzione: servono da una parte a proteggere chi le indossa dall’acquisizione del virus e dall’altra a preservare gli altri dal contagio che la persona che le indossa potrebbe diffondere. In particolare “quella verde chirurgica serve per proteggere gli altri dal contagio che noi possiamo rappresentare perché fa in modo che la saliva emessa quando si parla non possa raggiungere né le persone né le superfici. Quindi indossarla è un atto di generosità verso gli altri”, spiega. Indossare una delle mascherine con la valvola come le FFP2 e le FFP3 è invece “una forma di egoismo perché queste mascherine sono protettive solo per chi le porta. Quindi è giusto che vengano indossate dai medici che sono più a rischio, ma chi le indossa per strada – a meno che non abbia patologie respiratorie gravi come la bronchite cronica ostruttiva o patologie polmonari croniche – non protegge gli altri perché la valvola ha un flusso monodirezionale, cioè filtra solo ciò che entra dentro la maschera e non quello che esce. Questo significa che se chi la indossa è già infettato, il suo respiro può arrivare agli altri e contagiarli“. 

Cosa dice il ministero della Salute

Nella serata di ieri, a distanza di una settimana dalla smentita del vademecum dell’agenzia Asso.Forma effettuata dal ministero della Salute tramite i mezzi di informazione, precisazioni per fare chiarezza sulle diverse tipologie di mascherine sono arrivate anche dal sito del ministero della Salute nella sezione “Notizie dal ministero”, in una news dal titolo “Mascherine, le norme tecniche per la produzione“.

Relativamente alle mascherine FFP2 e FFP3 si specifica che servono per proteggere chi le indossa: “I facciali filtranti (mascherine FFP2 e FFP3) – si legge – sono utilizzati in ambiente ospedaliero e assistenziale per proteggere l’utilizzatore da agenti esterni (anche da trasmissione di infezioni da goccioline e aerosol)”. Quanto alle mascherine chirurgiche, si legge invece che servono per evitare che chi le indossa diffonda il virus: “Hanno lo scopo di evitare – scrive il ministero della Salute – che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi. Sono utilizzate in ambiente ospedaliero e in luoghi ove si presti assistenza a pazienti (ad esempio case della salute, ambulatori, ecc)”.

Quanto, infine, a ogni altro tipo di mascherina reperibile in commercio diverso da quelli sopra elencati, si precisa che non sono dispositivi medici né dispositivi di protezione individuale, e quindi non possono essere utilizzati in ambiente ospedaliero o assistenziale in quanto non hanno i requisiti tecnici, e chi li indossa deve “comunque rispettare le norme precauzionali sul distanziamento sociale e le altre introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid-19″.

Corona Virus e Corone reali

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 13:00

I migliori meme e video come antidoto alla noiaall’isteria e anche come vitamina super per rafforzare le difese immunitarie (ridere fa benissimo!)

Conte Superstar Cosa succede alla corte d’Inghilterra? Medici improbabili Vivere la quarantena

Buone azioni

Cin Cin di massa vedi qui il video Mai rinunciare al ciclismo Vedi qui il video

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Solidarietà all’Italia dalla Striscia di Gaza

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 13:00

Nonostante la presenza del Coronavirus nella striscia di Gaza, “Team Skate Gaza” realizza un video a dimostrazione di solidarietà e vicinanza all’Italia in questo momento difficile: “Chiediamo e preghiamo affinché Dio metta fine a questa epidemia in tutto il mondo e la vita torni alla sua normalità, di nuovo felice”.

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Motocross su sedia a rotelle nel primo Skate Park in Italia a misura di disabile

Covid-19, i fumatori rischiano più complicanze. Ma forse si contagiano meno

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 12:29

Come più volte sottolineato, anche dal regolatore sanitario dell’UE, il fumo può rendere le persone più suscettibili a gravi complicazioni nel caso di un’infezione da coronavirus. Nello stesso tempo però, il team ha spiegato che i dati sono scarsi e si basano principalmente su ipotesi. Il fumo compromette la salute del polmone, quindi un’infezione che attacca i polmoni può risultare più pericolosa per un fumatore.

Nessuna idea migliore dunque che tentare durante questa pandemia di perdere il vizio: il fumo è un’abitudine che causa molti morti premature per cancro e malattie cardiovascolari.

Tuttavia uno studio cinese, condotto nell’Ospedale Zhongnan dell’Università di Wuhan, pubblicato sulla rivista Allergy, ha mostrato che solo l’1,4% dei 140 pazienti ricoverati era fumatore. Il dato è particolarmente interessante data la forte incidenza di fumatori nella popolazione cinese, dove fumano (dati Oms) 300 milioni di persone, circa un quinto della popolazione totale del paese e un terzo del totale mondiale. I dati di un sondaggio nazionale condotto in Cina nel 2015 hanno rilevato che fino al 60% degli uomini di età compresa tra 45 e 64 anni fuma. Ya-dong Gao e il suo team ha scritto: “È interessante notare che c’erano solo due fumatori e sette ex-fumatori tra i (140) malati di covid-19”. Di questi nove, tre presentavano sintomi non gravi, gli altri sei avevano sintomi gravi.

Servono nuovi studi

Scrivendo sulla rivista, i ricercatori hanno aggiunto: “La relazione tra fumo e infezione da coronavirus non è chiara. Le esatte cause alla base della minore incidenza di COVID-19 negli attuali fumatori sono ancora sconosciute.” E negli Usa è già partito uno studio su cavie che tenterà di capire meglio la cosa.

Altre condizioni sanitarie in relazione a covid-19

Lo studio cinese ha anche affermato che l’asma e il disturbo polmonare ostruttivo cronico (BPCO) non sono fattori di rischio rispetto alla probabilità di prendere l’infezione, contrariamente ai consigli del SSN britannico, ad esempio, come sottolinea il Daily Mail.

L’ipertensione era invece la co-morbidità più comune, con il 30% dei pazienti covid-19 con pressione alta.

I fumatori colpiti da covid sono i più gravi

Un altro studio condotto all’Ospedale Centrale di Wuhan ha scoperto che i fumatori avevano maggiori probabilità di aggravarsi in caso di covid-19. Hanno analizzato 78 pazienti che avevano già avuto la polmonite causata da COVID-19 e hanno scoperto che i fumatori hanno avuto “14 volte più probabilità di avere una progressione COVID-19”, ovvero una complicazione. I risultati sono stati pubblicati sul Chinese Medical Journal.

Un altro studio, più ampio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, è giunto a una conclusione simile. I ricercatori supportati dalla National Health Commission of China hanno esaminato più di mille pazienti con diagnosi di COVID-19. Hanno visto che i malati non gravi erano fumatori solo nell’11,8% dei casi. Il 16,9% dei pazienti con COVID-19 con sintomi gravi erano invece fumatori. Inoltre, il 25,5 per cento dei pazienti che necessitavano di ventilazione meccanica erano ricoverati in terapia intensiva o deceduti erano fumatori. Però, anche qui, meno del 15% dei pazienti coinvolti nello studio era fumatore, una cifra che si scontra con il tasso di fumo cinese: come detto, uno dei più alti al mondo.

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Come disegnare un profilo manga? Ecco in un video

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 11:00

In questo video, come si legge sul canale YouTube HTTutorial ” impareremo a disegnare insieme un viso maschile di profilo in stile manga! disegnando nasini che non vedremmo mai neanche dopo 10 sedute dal chirurgo!”

Fonte: HTTutorial

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Covid-19, i genitori chiedono un’ora d’aria per i bambini. Ma gli esperti si dividono

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 09:30

Pur comprendendo la necessità dei bambini di prendere un po’ d’aria fuori casa, gli esperti nel settore – psicologi, pedagoghi e pediatri – non sono tutti d’accordo: le perplessità nascono dal timore che sarebbe troppo complesso, dal punto di vista organizzativo, riuscire a far rispettare le misure di distanziamento sociale per evitare il contagio. “Proprio ora che la curva forse di sta abbassando e si vede la fine del tunnel, io non abbasserei la guardia”, afferma a People for Planet Laura Reali, pediatra dell’Associazione culturale pediatri (Acp) Lazio.

La chiusura delle scuole andrà oltre il 3 aprile

Ancora non è chiaro quando riapriranno i portoni degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, però stando a quanto ha affermato il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina è certo che “ci sarà una proroga: si andrà oltre il 3 aprile”.

Cosa intende fare il Governo per i bambini?

I genitori se lo stanno chiedendo già da qualche tempo, e con la notizia dell’allungamento dei tempi della quarantena la domanda si fa più pressante: cosa intende fare il Governo per i bambini? Nel senso: se all’interno dei vari decreti che hanno stabilito misure di distanziamento sociale progressivamente più severe per tutti gli italiani con l’obiettivo di limitare il contagio da Covid 19, sono state prese in considerazione le esigenze dei cani riconoscendo il loro diritto a uscite giornaliere per espletare i bisogni fisiologici, nessuna decisione specifica è stata invece presa relativamente ai bambini. Per tutta la popolazione le uscite da casa sono limitate al minimo e vengono concesse solo per motivi di lavoro, di salute e per fare la spesa, e per i bambini non è prevista alcuna eccezione.

Papà multato

E così è successo che a Firenze un papà è stato multato di 400 euro per essere stato trovato con il figlio a 150 metri da casa. Insomma: finora per i bambini sono state applicate le stesse misure comportamentali restrittive che vigono per gli adulti, senza differenze. Anche – forse – in virtù del fatto che proprio i giovanissimi (che stando ai dati raccolti finora sembrano tollerare piuttosto bene il virus) possono essere veicolo di contagio per gli elementi più anziani della famiglia (che invece possono avere sequele anche molto gravi).

I dubbi su come i piccoli usciranno da questo stravolgimento della vita quotidiana, però, rimangono e interessano tutti, ed è interesse di ciascuno attivarsi per consentire loro di vivere al meglio questo periodo. Per dirla con le parole di Massimo Ammaniti, psicoanalista e neuropsichiatra infantile, “i bambini restano il nostro futuro. Abbiamo il dovere di valorizzarli anche all’interno di un momento così difficile in cui le preoccupazioni sembrano essere altre”.

La lettera dei genitori al sindaco di Firenze

E sempre a Firenze un gruppo di 130 genitori si è mobilitato per scrivere una lettera al sindaco Nardella. “In questi giorni ci siamo impegnati a essere cittadini responsabili, nel rispetto scrupoloso delle disposizioni che l’emergenza sanitaria in atto ha imposto. Siamo preoccupati del fatto che nessuno si sia posto seriamente il problema dei bambini“.

Il problema, scrivono i 130 genitori fiorentini firmatari della lettera, riguarda tutti i bambini, certamente quelli “che hanno la fortuna di vivere in un contesto familiare sano e sereno e non hanno disturbi particolari (si pensi a bambini affetti da autismo) né patologie”, ma soprattutto “pensiamo a tutti i bambini che vivono in condizioni di disagio di vario tipo”.

Problemi di salute e disagi abitativi

Disagi che possono andare da questioni più serie che riguardano lo stato di salute, fino ad arrivare a quelli più “banali” di tipo abitativo: basta pensare a tutti i bambini che non hanno un balcone da dove prendere un po’ d’aria.

Gli autori della lettera precisano che se da una parte rispettano “il diritto riconosciuto ai cani di poter espletare i loro bisogni fisiologici in ripetute passeggiate nel corso di una giornata”, dall’altra pretendono “che le istituzioni diano una risposta chiara alla ragionevolezza e proporzionalità di provvedimenti emergenziali che ‘sembrano’ vietare ai bambini di uscire anche solo per una mezz’ora. Chiediamo” – precisa la lettera – “una riflessione approfondita di persone competenti che appronti misure per consentire ai bambini di poter uscire di casa a ‘sgranchirsi le gambe’ (e non certo a tornare a giocare nei parchi), per evitare che questa emergenza produca effetti sul loro equilibrio psico-fisico”.

Genitori mobilitati anche a Milano

Una storia simile a quella di Firenze è accaduta a Milano, dove  mille genitori hanno scritto al sindaco Beppe Sala, chiedendo un “protocollo” preciso sull’ora d’aria: “Nessuno si è posto seriamente il problema dei bambini, delle loro esigenze primarie”.  E mentre il collettivo di scrittori bolognesi “Wu Ming4” sul loro sito “Giap”, parla di “bambini scomparsi per decreto”, su Change.org ci sono diverse petizioni da firmare al riguardo. Insomma: un argomento che interessa sempre di più, soprattutto in vista dell’allungamento del periodo di quarantena.

Situazione critica soprattutto per alcuni bambini

Ma cosa dicono gli esperti? Secondo Federica Zanetto, presidentessa dell’Associazione culturale pediatri (Acp), la questione di concedere l’ora d’aria ai bambini è importante e complessa allo stesso momento: “C’è un lavoro in corso ai tavoli istituzionali. È una scelta difficile e complessa“. Quella dei genitori, continua, “è una richiesta di attenzione verso i bambini, soprattutto verso quelli che vivono in situazioni logistiche critiche, che non sono mai stati presenti nei decreti finora emanati, e in particolare verso i casi problematici (autismo, ADHD, ecc), che sono di gestione particolarmente faticosa tra le quattro mura”.

Più il tempo passa, più aumentano depressione e fatica

Il problema, spiega la presidentessa Acp, si sta esacerbando in questi giorni perché “più passa il tempo, e più queste sfaccettature della quotidianità difficile emergono. Lo tocchiamo nelle nostre consultazioni quotidiane. E in questa settimana appena trascorsa non abbiamo più canti e appuntamenti fuori in balcone, ma sta avanzando la nota depressiva e la grande fatica“.

I favorevoli: abbiamo il dovere di valorizzare i bambini

“Bisognerebbe essere molto più attenti e garantire degli spazi di ricreazione all’aperto per il genitore e il bambino, evitiamo che questi si sentano sequestrati. Scendere a fare una piccola passeggiata o giù in cortile per mezz’ora o un’ora al giorno può solo far bene. Così come si possono portare i cani a fare i bisogni, diamo ai bambini la possibilità scendere a camminare, soprattutto quando vivono in case ristrette“, spiega ad HuffPost Massimo Ammaniti, psicoanalista e neuropsichiatra infantile. “Dobbiamo attrezzarci perché abbiamo davanti una lunga traversata nel deserto. I bambini, che già all’interno dello sviluppo demografico italiano si riducono sempre di più, restano il nostro futuro. Abbiamo il dovere di valorizzarli anche all’interno di un momento così difficile in cui le preoccupazioni sembrano essere altre”. 

…e i contrari: troppo complesso per questioni organizzative

Se da una parte c’è chi difende a spada tratta l’ora d’aria per i bambini, dall’altra c’è anche chi dice no. “Io sono la prima che vorrebbe far uscire i bambini sempre, ma proprio ora che la curva forse di sta abbassando e si vede la fine del tunnel io non abbasserei la guardia perché sta funzionando – spiega a People for Planet Laura Reali, pediatra dell’Associazione culturale pediatri (Acp) Lazio -. In Canada, dove hanno fatto una rapida ‘riapertura’ alla vita normale hanno dovuto ‘richiudere’ tutto perché la curva dei contagi è peggiorata nuovamente”.

Tra i contrari anche Elena Zanfroni, docente di Pedagogia all’università Cattolica di Milano, che spiega a Repubblica che, sebbene dal punto di vista ideale la richiesta dell’ora d’aria per i più piccoli in questi giorni di quarantena “idealmente sia più che condivisibile”, sarebbe però difficilissima da mettere in pratica da un punto di vista organizzativo poiché, afferma, “i genitori sarebbero i primi trasgressori perché gli adulti sono più insofferenti, mentre il bambino è molto più resiliente di quello che si possa immaginare”.

Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia alla Sapienza Università di Roma, spiega che se da una parte il bisogno di uscire e di muoversi dei bambini “è fondamentale e fisiologico”, dall’altra non dobbiamo però correre rischi. “Come facciamo a evitare assembramenti? I genitori saranno abbastanza responsabili? Forse, quartiere per quartiere, si potrebbero fare delle prove di uscite contingentate e sotto il controllo dei vigili urbani. Ma ne abbiamo la forza? Mi sembra che per adesso l’unica vera strategia, durissima per i bambini, lo ammetto, sia quella di resistere dentro casa“.

Italia: contagi in calo ma rischio seconda ondata. Il mistero di Ferrera e SOS dell’Anticrimine

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 08:35

Il Messaggero: Coronavirus, mai tante guarigioni, forte frenata dei nuovi positivi;

Il Giornale: Coronavirus, il rischio di una seconda ondata, Perché può esser una ‘bomba’;

Corriere della Sera: Un metro di distanza e mascherine anche a emergenza finita. Negozi, palestre, centri estetici e ristoranti: ecco il calendario;

Leggo: Bonaccorsi, sottosegretaria al turismo: «Stop agli affitti degli hotel, aiuti ai lavoratori stagionali e vacanze in Italia. No alla fretta di riaprire, potrebbe portare ad un contagio di ritorno»;

Il Fatto Quotidiano: Sos dell’Anticrimine: dopo l’emergenza le mafie sono pronte a sfruttare la crisi di liquidità delle imprese ;

Repubblica: Il mistero di Ferrera, paese senza contagi. “Venite a studiarci;

Il Mattino: Coronavirus, 700mila casi nel mondo e negli Usa raggiunti i 3.000 morti;

Il Manifesto: [Portogallo] Per l’emergenza regolarizzati gli immigrati: ora possono usufruire del welfare;

Il Sole 24 Ore: Ungheria, Orban si prende i «pieni poteri». L’opposizione: è dittatura;

Tgcom24: Gran Bretagna, il principe Carlo è guarito dal coronavirus;

Fonte immagine: Skytg24

Coronavirus e quarantena: il sostegno psicologico

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 08:20

In questa infografica forniamo alcuni contatti e numeri di telefono di psicologi, psicoterapeuti e associazioni che forniscono supporto in questo periodo difficile.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Shock del cambiamento totale: come affrontare l’ansia e l’angoscia

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 07:00

Le nostre abitudini, i tempi delle nostre giornate, le occupazioni, le relazioni sono state stravolte da questa pandemia. Improvvisamente ci siamo trovati in un mondo assurdo, inaspettato, spaventoso; viviamo una situazione che avevamo visto solo nei film catastrofici. Tutti per un attimo ci siamo chiesti: stanno per arrivare gli zombi?

Di fronte a un cambiamento improvviso nella nostra mente si attivano processi fisiologici primordiali: i nostri antenati si sentivano al sicuro quando riconoscevano tutto quel che li circondava e sapevano quindi che non c’erano belve nei paraggi. Quando qualche particolare del loro mondo cambiava scattavano le molecole prodotte dal cervello per rendere i sensi più vigili e i muscoli pronti all’azione. È naturale e importante che questo accada ma se questo stato di allarme si prolunga troppo nel tempo diventa sindrome da stress e non fa bene.

Possiamo però agire e crearci una nuova scansione del tempo in modo tale da ritrovare ogni giorno momenti conosciuti che ci tranquillizzino.

Questo video ti propone semplici consigli per rendere sopportabile il carcere domestico. Pillole di benessere psicologico a cura di Jacopo Fo e Ilaria Fontana

Pillole antistress ai tempi del coronavirus è una serie di 5 brevi video nei quali Jacopo Fo intervista Ilaria Fontana, psicologa e psicoterapeuta.

L’impatto psicologico al Covid-19 di Ilaria Fontana

Sono ormai passate due settimane dal primo decreto “state a casa” del premier Conte, causa Covid-19. Come hanno reagito gli Italiani a questo stop forzato? Proprio a questa domanda cercheremo di rispondere in questo articolo.

Non dare confidenza agli sconosciuti, che il Covid-19 ti prende e ti porta via.

La Cina è lontana, il virus non arriverà in Italia”, “Non è altro che una brutta influenza”, “Finché non morirà un giovane come me continuerò a uscire di casa”. Espressioni come queste sono indicative di come molti alla notizia di un virus letale abbiano reagito con la Negazione.

Un virus pandemico fa troppa paura per riconoscerne l’esistenza senza battere ciglio, così negare che esista e sminuirne l’importanza è una delle modalità difensive della mente per mitigarne l’impatto emotivo.

Successivamente con l’aumento dell’informazione mediatica il COVID-19 si fa prepotentemente strada nella nostra realtà, anche i più ostinati devono purtroppo arrendersi all’indiscutibile esistenza del problema. E quando il virus si è violentemente impossessato delle nostre abitudini anche la risposta emotiva di molte persone è stata altrettanto accesa.

Il risentimento è stato quasi per tutti la seconda reazione al virus: “Il governo non è stato tempestivo”; “I provvedimenti sono inadeguati”; “Dietro tutto questo c’è sicuramente un complotto”. Queste frasi sono alimentate da un profondo senso di frustrazione, l’impotenza è uno degli stati emotivi più difficili da tollerare per il grasso e grosso ego dell’essere umano. Ma anche la rabbia è un’emozione difficile da sostenere.

Quindi? Quindi è meglio trovare un colpevole contro cui scaricare la propria rabbia per aver scoperto di essere potenzialmente fragili e in pericolo. E’ come dire mi sento così vulnerabile che ho bisogno di incolpare qualcuno per questo, così almeno avrò un oggetto/soggetto contro cui sfogare la mia paura. A poco a poco la rabbia lascia il posto alla tristezza di fronte alla realtà: il virus esiste, siamo tutti potenzialmente in pericolo, è necessario attenersi ai provvedimenti.
Continua a leggere l’articolo

La storia dell’arcobaleno

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Sto tra l’erba e vicino al fosso,
Non mi scotto mai ma ho il fuoco addosso.
Chi sono?

La soluzione dell’indovinello di ieri

Uffa! Non mi prude niente ma tutti mi grattano.
(Soluzione: il formaggio grana)

La Leggenda dei colori dell’arcobaleno

Era un sabato mattina e tutti i colori uscirono per andare al mercato.
“Buongiorno signor Blu” disse il signor Arancione.
“Buongiorno a lei signor Arancione, ha visto che bel cielo azzurro oggi?”.
“E’ solo azzurro! Io sono più bello perché sono arancione, il colore della vitalità, delle vitamine, delle carote e delle arance!”.
“Ma cosa state dicendo?” interviene il signor Verde “Io sono il colore più bello: sono il colore dei prati, delle foglie e degli alberi!”.
“Vorreste che fosse vero! In realtà sono io il colore più affascinante perché sono il rosso, colore della passione: tutti i cuoricini che disegnano i bambini sono di questo colore, sono il colore dell’amore!”.
“Anch’io sono disegnato spesso dai bambini, cari signori! Sono il Giallo, colore del sole!!!”.
I colori si mettono a litigare “Sono io il più bello…”. “Non è vero, sono io”.
E il cielo comincia a diventare grigio, le nuvole spuntano all’orizzonte e …boom! I tuoni si fanno sentire e sono molto arrabbiati perché i colori non devono litigare: sono gli amici dei bambini, sempre presenti nei loro astucci e disponibili a farli divertire inventando mille disegni!”.
I colori, impauriti dai tuoni e dai fulmini, si abbracciano.
A questo punto spunta il sole e un meraviglioso arcobaleno nel quale sono presenti tutti i colori.
I signori colori hanno capito che tutti sono belli e importanti: l’arcobaleno non sarebbe così stupendo se fosse composto da un unico e solo colore. E’ bellissimo proprio perché lo compongono tutti i colori insieme.
Ora sanno che la cosa più importante è rispettarsi e volersi bene tutti quanti. Questa è l’amicizia !!!

Cantiamo insieme

Una casa molto carina!

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Dopo coronavirus: cosa fare per cambiare in meglio?

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 06:00

Quando l’emergenza sarà finita avremo il diritto/dovere di analizzare con attenzione perché siamo finiti in questa tragedia collettiva, cosa si dovrà fare perché non si ripeta e, perché no, se e di chi sono state le responsabilità. Alcune cose, penso, sono già chiare da ora e vale la pena di appuntarcele in vista del “dopo”:

Più salute, ricerca e formazione e meno armi
  • Bisogna ritornare ad uno Stato sociale che investa sugli aspetti essenziali e strategici (salute, ricerca, formazione). Tanto per citare solo un numero, secondo i dati Ocse, nel 2017 l’Italia poteva contare di 2,6 posti letto ICU totali ogni 1.000 abitanti, classificandosi al 19° posto su 23 paesi europei. E da allora la situazione è peggiorata…  risalire la china, al di là dell’emergenza, sarà necessario ma non breve. Bisognerà ritornare ad uno Stato che investa su una sanità pubblica efficace.
  • … e disinvesta in settori non strategici dove sarebbe meglio concentrare gli investimenti a livello Europa anziché ogni Stato per conto suo (primo tra tutti le spese militari, lo Stato spende 500 euro all’anno dei soldi di ogni cittadino compresi i neonati, lo sapevi? ). A proposito, l’indicazione dell’industria delle armi come “essenziale” contenuta al punto h) del DPCM non risulta modificata quindi le fabbriche di armi attualmente sono ancora aperte? Sembra proprio di sì! Il governo ha concesso ai produttori di armamenti di decidere autonomamente quali produzioni tenere aperte e quali no. Lo si legge nella comunicazione inviata alla “Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza” (AIAD) a firma del Ministro della Difesa Guerini e del Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli. 
Un’Europa vera capace di decidere
  • Bisognerà che ci ricordiamo che, come stiamo vedendo, ci sono questioni come il coronavirus rispetto alle quali il singolo Stato non è in grado di rispondere, che sarà perciò necessario lavorare tutti per rafforzare un’Europa più coesa, dove il Parlamento e il Governo europei siano effettivamente il Parlamento e il Governo di tutti i cittadini europei e non, come oggi, delle entità fittizie prive di fatto di poteri reali. Un’Europa con un unico governo e un parlamento che sappia definire una strategia comune su tutti gli aspetti chiave della vita collettiva, dalla sicurezza ai sistemi fiscali, dalla salute alla ricerca, avendo il potere reale per farlo.
Il dibattito è aperto

Cominciamo a parlarne ora, confrontiamoci, non sprechiamo questo tempo.

La redazione di People For Planet è aperta a raccogliere contributi e punti di vista. L’indirizzo è redazione@peopleforplanet.it

Portogallo: gli immigrati equiparati ai residenti finché dura l’emergenza pandemia

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 21:00
Immigrato uguale residente

Il governo portoghese, come riferisce l’agenzia Reuters, ha deciso che tutti i migranti e i richiedenti asilo che attualmente vivono nel paese saranno trattati come residenti permanenti durante la pandemia di Covid-19 per potere così accedere all’assistenza sanitaria, alle prestazioni sociali e agli altri servizi.

Per qualificarsi per il servizio sanitario nazionale, le prestazioni sociali, i conti bancari nonché i contratti di lavoro e affitto del paese, i richiedenti dovranno solo fornire prove di una richiesta di residenza in corso.

Secondo le stime del governo portoghese, nel paese si trovano circa 600.000 immigrati.

“Le persone non dovrebbero essere private dei loro diritti alla salute e al servizio pubblico solo perché la loro domanda non è stata ancora elaborata”, ha detto Claudia Veloso, portavoce del Ministero degli affari interni. “In questi tempi eccezionali i diritti dei migranti devono essere garantiti”.

Riduzione del rischio di contagio

Secondo le autorità, la misura mira anche a ridurre il rischio di contagio, consentendo agli immigrati di accedere alla prevenzione e alle cure come tutti i cittadini.

Secondo la Johns Hopkins University, il Portogallo ha riportato circa 6.000 casi confermati di Covid-19 e circa 120 morti, molto meno della vicina Spagna, dove oltre 80.000 persone sono infette e quasi 7.000 sono morte, anche se bisogna considerare che il Portogallo ha comunque una popolazione numericamente inferiore.

In Portogallo al momento non sono previste restrizione come quelle adottate in Italia e in Spagna, le persone hanno libertà di movimento anche se è raccomandato il rispetto della distanza sociale. Solo per il periodo pasquale sono previste limitazioni per evitare il rischio di assembramenti.

Nel frattempo, in Italia

Molte associazioni, tra cui Asgi, Naga, Magistratura Democratica, Fondazione Migrantes, hanno pubblicato una dichiarazione congiunta che esorta il governo italiano ad adottare misure per proteggere i migranti, i richiedenti asilo e i senzatetto durante l’emergenza Covid-19.

Le associazioni sostengono che tutte le persone vadano ugualmente protette, indipendentemente da genere, razza, lingua, religione e affermano che le misure da loro proposte andrebbero a beneficio della salute pubblica in generale.

Propongono queste misure:

  • chiudere i grandi centri di accoglienza dei migranti (CPR) e riorganizzare il sistema per distribuire i migranti in modo più uniforme in tutto il paese
  • consentire l’accesso al sistema di protezione internazionale per i minori stranieri, anche per quelli esclusi dal decreto di sicurezza
  • accettare i senzatetto e coloro che vivono in insediamenti rurali improvvisati in strutture adeguate
  • bloccare nuove ammissioni alla RCP e agli hotspot, creare alternative alla detenzione data l’attuale impossibilità di rimpatriare i migranti nei loro paesi di origine

Attualmente l’unica misura adottata dal governo italiano tramite il ministero degli interni è che “certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni che scadono tra il 31 gennaio e il 15 aprile” rimangano validi fino al 15 giugno.    

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Immagine: Portogallo, di Diego Garcia

Con l’esodo biblico in India si rischia una crisi umanitaria

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 19:49

Un fiume umano composto da centinaia di migliaia di persone che, rimaste senza lavoro a causa del maxi lock down totale indetto in India dal premier Narendra Modi il 25 marzo e per almeno 21 giorni, tornano nei villaggi di origine. In quello che è stato descritto come “un esodo senza paragoni nella storia dell’India contemporanea” i protagonisti sono i lavoratori giornalieri rimasti ormai senza occupazione.

Nel quinto giorno di quello che sarebbe dovuto essere un blocco totale della città, compresi quindi i mezzi di trasporto, i migranti non hanno alternativa che tornare a casa a piedi, anche a costo di percorrere centinaia di chilometri camminando.

Le immagini fanno il giro del mondo tra stupore e preoccupazione, immagini che parlano di un’emergenza di un’emergenza: la prima legata alla povertà e la seconda che riguarda la sanità.  Nel paese più popoloso del mondo, il rischio che si corre è di una vera crisi umanitaria, il reale timore è che l’esodo possa portare ad una rapida diffusione del Coronavirus in tutto il Paese, partendo dalle fasce della popolazione più povera e diffondendo il virus anche nelle piccole città e villaggi, dove l’accesso alle cure mediche risulta essere più problematico.  

Con una popolazione di 1,3 miliardi di persone l’India ha superato i mille casi accertati di Covid-19, mentre i decessi sono 29. Gli esperti, però, ritengono che i numeri reali siano ben superiori, perché si stanno facendo pochi tamponi.

Per arginare la possibile diffusione del virus, il governo del premier Narendra Modi ha richiesto ai singoli Stati di chiudere i confini, mettere in quarantena per 14 giorni i lavoratori rientrati e applicare sanzioni per chi viola le misure di contenimento. Ha creato non pochi dissensi la decisione dello Stato di Uttar Pradesh di lasciare aperte le frontiere stipando migliaia di migranti su autobus messi a disposizione per il rientro. Solo da Ghaziabad, fuori Delhi, sono circa 90 mila le persone che sono state trasportate in bus.

Fonte immagine copertina: Open

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