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Salute: sotto accusa i cibi spazzatura in età infantile

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 09:50

Uno studio che ha coinvolto bambini da 6 a 12 anni ha delineato l’impatto negativo dei cibi spazzatura: favoriscono la risposta allergica e l’insorgenza di allergie alimentari

Occhi puntati sul cibo spazzatura, dagli improbabili snack ai prodotti confezionati agli alimenti dei fast food frutto della produzione industriale, infatti potrebbero contribuire e non poco al dilagare delle allergie alimentari nei bambini. E’ quanto suggerisce uno studio italiano che sarà presentato oggi al 52esimo Meeting Annuale della European Society of Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) a Glasgow.

Lo studio ha preso in osservazione un campione di bambini tra 6-12 anni ed è stato condotto All’Università Federico II di Napoli da Roberto Berni Canani, direttore del Centro di Allergologia Pediatrica del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università partenopea. Sotto accusa ci sarebbero i cosiddetti – prodotti avanzati della glicosilazione cioè della reazione tra uno zucchero, come il fruttosio o il glucosio, e una proteina – o AGEs di cui è, appunto, carico il cibo industriale, già riconosciuti in precedenti lavori come potenzialmente nociviper lasalute.

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Combatto per combattere il cancro

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 08:31

Ultimo video della serie dedicata alle arti marziali terapeutiche e questa volta parliamo di giovani che combattono con i tumori.
Dagli esercizi di respirazione alle parate, a seconda della patologia e dello stato del paziente, si intraprende con il Maestro un percorso che porta benessere e distrazione dalla malattia.
Il progetto si ispira all’associazione americana Kids Kicking Cancer. https://www.kkcitalia.it/

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Cosa sono i Migrantour, alla scoperta dei quartieri multiculturali accompagnati da chi li abita

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 08:00

Visitare zone delle città popolate da “nuovi italiani” guidati da accompagnatrici (spesso sono donne) che le vivono ogni giorno. Una forma di turismo responsabile, Migrantour, per comprendere il valore del multiculturalismo.

Si chiamano Migrantour e sono diffusi in Italia e in Europa ormai da 10 anni: non si tratta delle solite visite guidate nelle nostre belle città d’arte ma di brevi tour in zone mirate dalle caratteristiche uniche. Si va infatti alla scoperta di quartieri conosciuti per l’importante presenza di cittadini stranieri e lo si fa guidati da un’accompagnatrice interculturale che è essa stessa parte della comunità ed è quindi in grado di facilitare la comprensione e la relazione con questi “nuovi italiani”. Un’esperienza arricchente che stupisce e regala la bellezza di un nuovo sguardo.

Cosa sono i Migrantour, alla scoperta dei quartieri multiculturali accompagnati da chi li abita

Visitare zone delle città popolate da “nuovi italiani” guidati da accompagnatrici (spesso sono donne) che le vivono ogni giorno. Una forma di turismo responsabile, Migrantour, per comprendere il valore del multiculturalismo.

Si chiamano Migrantour e sono diffusi in Italia e in Europa ormai da 10 anni: non si tratta delle solite visite guidate nelle nostre belle città d’arte ma di brevi tour in zone mirate dalle caratteristiche uniche. Si va infatti alla scoperta di quartieri conosciuti per l’importante presenza di cittadini stranieri e lo si fa guidati da un’accompagnatrice interculturale che è essa stessa parte della comunità ed è quindi in grado di facilitare la comprensione e la relazione con questi “nuovi italiani”. Un’esperienza arricchente che stupisce e regala la bellezza di un nuovo sguardo.

10 anni di Migrantour, la storia di un progetto di civiltà e comprensione

Migrantour è un modo autentico e solidale per conoscere la propria o un’altra città attraverso gli occhi di chi abita e conosce quei quartieri che spesso vengono considerati “difficili” e, proprio per questo, sono poco frequentati e realmente vissuti dal resto dei cittadini. Per parlarci di questo consolidato progetto, abbiamo incontrato Rosina Chiurazzi Morales, responsabile per Migrantour dei Progetti di Torino, alla quale abbiamo chiesto come siano nati i Migrantour. “Il progetto è nato a Torino nel 2009 grazie a una cooperativa sociale, Viaggi solidali, che si occupa di turismo responsabile – aderisce infatti ad Aitr, associazione italiana turismo responsabile – insieme a due ong Acra e Oxfam Italia. Il primo itinerario che a quei giorni viene pensato è quello di Porta Palazzo a Torino, una zona dove era ed è tutt’oggi evidente la componente multiculturale. Tutto è scaturito pensando a ciò che accade comunemente: infatti in genere quando si viaggia lontano, per esempio in Asia o in America latina, si ha voglia di conoscere altre persone e nuove culture. Poi invece, quando si incontrano in Italia altre etnie, cittadini di diverse nazionalità, che sono magari i nostri vicini di casa o i proprietari dei negozi dei nostri stessi quartieri, raramente si ha la stessa curiosità di interagirvi, di conoscerli. È quindi davvero un concetto molto semplice quello da cui siamo partiti per il nostro progetto: le persone migrano da sempre e continueranno a farlo. Per quanto ci riguarda la migrazione è arricchente a livello culturale, sociale e anche economico e la componente multiculturale in una società, sempre più frequentemente e numericamente presente, è un vantaggio e Migrantour è il nostro modo per farlo comprendere.

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Zanzare: l’Italia a rischio dengue e febbre gialla. Che fare?

People For Planet - Lun, 06/10/2019 - 05:34

Le zanzare sono il vero killer dell’uomo: uccidono circa 725.000 persone all’anno, contro le 10 vittime per anno attribuite, per esempio, agli squali. Lo ha stabilito uno studio commissionato da Bill Gates qualche anno fa, allo scopo di renderci consapevoli e responsabili, e dunque di diffondere accorgimenti banali ma difficilmente attuati. Ad esempio eliminare i ristagni d’acqua, trattare con larvicidi quelli non eliminabili, ma anche agire con lungimiranza e impegnarci a vivere in modo più sostenibile, mitigando così il fenomeno dei cambiamenti climatici. Questi infatti hanno ormai modificato gli inverni europei, permettendo la sopravvivenza di specie un tempo del tutto assenti e portatrici di malattie – anche gravissime – in arrivo in Italia e in tutta Europa.

Gli scienziati avvertono di un imminente pericolo dengue, leishmaniosi ed encefalite che arriva con zanzare giunte a noi in gran parte grazie ai crescenti viaggi intercontinentali, e accolte poi da un clima tutto sommato ormai sopportabile, anche in inverno, come ha recentemente sottolineato ad Amsterdam l’ultimo Congresso Europeo di microbiologia clinica e malattie infettive.

«Questi sono allarmi che noi studiosi teniamo in grande considerazione, per il semplice fatto che l’innalzamento delle temperature medie degli ultimi anni ha avuto un impatto favorevole alla sopravvivenza di specie che fino a pochi anni fa erano relegate nella fascia tropicale. In effetti si è allungato il periodo “caldo” e questo ha sicuramente favorito alcune specie, come ad esempio Zanzara Tigre (Aedes albopictus) nella sua colonizzazione del territorio italiano e la sua espansione anche in molti Paesi confinanti», ci spiega Claudio Venturelli, entomologo ed esperto internazionale di zanzare.

Altre specie si stanno affacciando mettendo ancora più in allerta gli scienziati: «Una zanzara che non aveva mai superato la barriera climatica è la Aedes aegypti, una delle più temute in quanto è la zanzara che trasmette la febbre gialla e molte altre arbovirosi (arthropod borne viruses), come Chikungunya, Dengue, Zika. In Italia è stata segnalata molte volte in passato ma non è mai riuscita a superare l’inverno essendo sensibile al freddo sia come larva sia come adulto ma anche come uovo. Quest’ultima fase, cioè quella di uovo – continua Venturelli – la differenzia dalla sua cugina Aedes albopictus che ha uova “diapausanti”, cioè che vanno in una sorta di letargo invernale. Aedes aegypti, invece, con il freddo muore. Ma se il freddo non è più così “freddo”… beh, allora dobbiamo prepararci a contrastarla in tutti i modi e per questo il sistema di sorveglianza sanitaria è sempre più attivo in tal senso. Basti pensare che la sorveglianza delle Arbovirosi è rientrata nei nuovi LEA (livelli di assistenza essenziale) in uno dei primi punti di tutto il documento».

Tornando ai modi per difenderci, Venturelli prima di tutto scomunica le disinfestazioni preventive: inutili, e dannose perché agiscono in un momento, la primavera, in cui le api stanno succhiando polline dai fiori, e possono dunque facilmente avvelenarsi: «Non sprecate le vostre cartucce visto che ne abbiamo tutti sempre meno! Risparmiatele per quando ce ne fosse una reale necessità. La prevenzione richiede azioni che riguardano tutti. Infatti ognuno di noi nel proprio giardino o cortile deve far attenzione a non lasciare i ristagni d’acqua inutili, coprendo o trattando con prodotti larvicidi quelli che non si possono eliminare. Purtroppo sempre più spesso si vedono ditte chiamate per fare disinfestazioni contro gli adulti in periodi in cui questi non sono presenti o ce ne sono davvero pochi. Spargere insetticidi ad ampio spettro d’azione danneggia molte altre specie e soprattutto le api che andando a bottinare sui fiori, potrebbero portare molecole dannose all’interno dell’alveare decimando le famiglie di questi preziosi imenotteri».

Una cosa sensata, invece, sarebbe quella di preparare delle belle trappole fatte in casa: «Per il balcone di casa si possono costruire vere trappole da cui le zanzare non possono uscire una volta che vi penetrano all’interno. Ricetta semplice: 25 gr di lievito di birra, un cucchiaio di zucchero e 200 cc di acqua. Una bottiglia di plastica tagliata a 20 centimetri dal collo è quello che ci vuole. Naturalmente la parte superiore della bottiglia, una volta tagliata andrà inserita capovolta all’interno della sua parte inferiore come fosse un imbuto e poi l’oggetto andrà sigillato e posizionato in un posto ombreggiato dove le zanzare lo intercetteranno grazie alla CO2 che si sprigiona dal lievito di birra in fermentazione, finendo in trappola. Oggi ne esistono in commercio già pronte, basta cercare in internet».

Tra le altre cose, Claudio Venturelli ha scritto un giallo sulle zanzare – “L’innocenza della zanzara”, edizioni inEdit, scritto a quattro mani con lo psicologo, Raniero Bastianelli – dunque non c’è solo odio, verso questi piccoli mostri succhia-sangue? «Per chi studia gli insetti da anni, scoprire i loro piccoli o grandi segreti crea un rapporto che nel tempo può essere definito passione, più che lavoro. Certo, quando dico che studio le zanzare ritenendole animali affascinanti mi capita di trovarmi di fronte sguardi increduli…, ma io sono convinto che ogni essere vivente debba avere il rispetto che merita, per il ruolo che svolge. Nel nostro libro giallo, addirittura la zanzara diventa un animale importantissimo, capace di svelare il segreto della morte di una giovane ricercatrice. Non spoilero se dico che il sangue trovato nell’addome della zanzara schiacciata tra le dita della vittima è l’elemento di prova utile agli investigatori per risalire all’assassino. Infatti il sangue che mamma zanzara ha nel suo addome e che ha assunto a rischio della propria vita, contiene un DNA utile alle indagini. Insomma, anche nell’entomologia forense, la zanzara, come molti altri insetti, può essere davvero utile».

Foto di WikiImages da Pixabay

Pasta ‘ncasciata

People For Planet - Dom, 06/09/2019 - 19:00

Propongo un primo piatto, facile da realizzare e a basso costo, con ingredienti genuini, il cui connubio crea una pietanza gustosa ed appetitosa, da “leccarsi i baffi”

Fonte: Gela le radici del futuro

ngredienti per 4 persone:

  • 400g di Penne rigate
  • 1 cavolfiore di almeno 500g
  • 2 cipolle
  • 3 o 4 filetti di acciughe
  • 4 cucchiai di pangrattato
  • 2 cucchiai di pecorino grattugiato (facoltativo)
  • olio extra vergine di oliva q.b.
  • sale e pepe q.b.

Iniziamo facendo soffriggere la cipolla tagliata sottile, e aggiungendo in seguito i filetti di acciuga, che andranno amalgamati nel soffritto.

Nel frattempo, lavate bene il cavolfiore e dividetelo in piccole cimette. In una pentola, portare ad ebollizione l’acqua e versarvi il cavolfiore ridotto a cimette, salare e lasciare in cottura per circa 15minuti al massimo.

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Bologna, mezzo milione di euro in eredità ai gatti

People For Planet - Dom, 06/09/2019 - 15:30

Un’eredità da mezzo milione di euro ai gatti di San Lazzaro (Bologna). A lasciarla sarà Lina Venturi, una pensionata di 78 anni che ha già fatto una donazione al cimitero degli animali e nel testamento cita il gattile comunale. La signora Venturi infatti non ha figli e ha deciso di donare tutti i suoi averi a questa struttura.

Sembra la storia di un film, invece è tutto vero: l’eredità andrà ai gatti di San Lazzaro.

La premura per gli animali randagi – Come scrive il Resto del Carlino, la mamma di Lisa Venturi lavorava in una mensa e distribuiva sempre il cibo avanzato ai poveri e agli animali randagi. La figlia ha seguito l’esempio e ha deciso di dedicarsi al prossimo, portando la spesa nelle case di anziani e disabili. Lisa Venturi inoltre ha fondato l’associazione “La compagnia degli animali” per accudire gli ospiti del gattile comunale. Cioè i gatti che riceveranno la sua eredità.

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Come vestirsi per fare yoga o pilates?

People For Planet - Dom, 06/09/2019 - 12:30

Quando pratichi yoga e pilates, hai bisogno di un abbigliamento adeguato. Si tratta di procurarsi alcuni pezzi indispensabili, perché asana ed esercizi possano essere eseguiti in tutta comodità.

Infatti, hai presente quando ti metti nella posizione del loto e già senti che i pantaloni stringono, il cavallo scende e la canotta si incastra nel reggiseno? Per evitare questi inconvenienti, che infastidiscono e compromettono la riuscita del tuo training, cerca e componi il tuo abbigliamento da fitness perfetto. Inizia con i pantaloni, scegliendo lo stile che più ti si addice.

E per quanto riguarda top, canotte e t-shirt, fai solo attenzione ai materiali. L’ideale è puntare su indumenti pensati e realizzati appositamente per lo sport, dunque in tessuti traspiranti ed elasticizzati. Da considerare anche la forma della tua silhouette: se hai il seno abbondante, per esempio, evita magliette e canotte che costringono eccessivamente.

I leggings

I pants perfetti per praticare yoga e pilates devono essere elasticizzati ma pensati per eseguire le asana e gli esercizi di allungamento in totale comfort. Dal materiale alle cuciture, nulla deve essere lasciato al caso. I leggings sono sempre un’ottima idea, soprattutto se di elevata qualità. Acquista solo quelli pensati per il fitness, curati in ogni dettaglio. 

In palestra o a casa, per eseguire i tuoi esercizi, hai bisogno di un abbigliamento comodo e che vesta come una seconda pelle. Questi leggings sono perfetti, elasticizzati e a vita alta. La particolare vestibilità sul punto vita, permette anche un maggior controllo della zona addominale.

Il tessuto comprime leggermente sulla pancia, con un risultato estetico davvero molto piacevole mentre ti alleni. Puoi usarli anche fuori dalla palestra, per esempio se sei di fretta e ti cambi solo la t-shirt o il tank top alla fine dell’allenamento.

Il materiale è traspirante, resistente e molto elastico: caratteristiche fondamentali per chi pratica yoga e pilates. Inoltre, le cuciture a incastro fanno in modo che non si creino irritazioni da sfregamento.

Pants larghi

Se preferisci, puoi invece puntare su pantaloni più ampi e confortevoli. Soprattutto per lo yoga più rilassante come l’Hatha Yoga, lo Yoga Nidra o il Restorative Yoga. In questi casi, è anzi più indicato indossare un abbigliamento che non si senta sulla pelle. 

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Lavoro, è record di 56.721 giovani agricoltori

People For Planet - Dom, 06/09/2019 - 09:05

L’Italia è al vertice in Europa per numero di giovani in agricoltura con gli under 35 che sono alla guida di 57.621 imprese nel 2018, in aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat relativi al lavoro e alla disoccupazione ad aprile.

Si tratta di una presenza record per l’ultimo quinquennio che ha di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna dove – sottolinea la Coldiretti – il 70% delle imprese giovani opera in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili.

Il risultato è che – continua la Coldiretti – le aziende agricole dei giovani possiedono una superficie superiore di oltre il 54 per cento alla media, un fatturato più elevato del 75 per cento della media e il 50 per cento di occupati per azienda in più.

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Gli strani casi dell’animo umano: “Il citatore compulsivo”

People For Planet - Dom, 06/09/2019 - 04:23

L’aforisma – signora mia – dove lo metti sta. Sdrammatizza una serata di gala e impreziosisce una scazzottata ad un semaforo.
Ma vediamo le situazioni in cui è necessario maneggiarlo con cura, per evitare rozzi scivoloni e pericolosi effetti boomerang; il tutto, ovviamente, in un decalogo in cinque punti assolutamente inefficace a giungere ad alcuna conclusione.
(Se avete voglia di giocare con noi, indovinate gli hashtag senza ricorrere alle note in fondo).

1) La dotta citazione è un po’ come il monologo del cattivo: se troppo lunga, risulta inefficace. Avete studiato a memoria tutto il primo canto dell’inferno e già al tempo non avete capito perché? Figuriamoci noi oggi, a sentirlo zoppicare. Brevità: un colpo mirato, ben assestato e via. Altrimenti, mentre state ancora beandovi del suono della vostra voce, la “vittima” designata sarà già altrove. #ahiquantoadirqualeraècosaduraestaselavaselvaggiaeaspraeforte (1) #duepalledottoreduepalle (2)

2) “Come diceva quello…”… ma quello chi?!? Precisione: l’approssimazione non paga, fa subito inesperienza. Se lo fate, fatelo bene, altrimenti meglio un dignitoso silenzio. #avetecapitofatelobene (3) #mancolebasidelmestiere (4)

3) Evitate l’effetto eco (non ho detto “Eco”). Ovvero il ripetere, secondo voi meglio, la citazione che vi ha appena bruciato sul tempo l’interlocutore. L’aforisma è nell’aria? Prendetelo al volo! Esplodete con soddisfazione come se non aspettaste altro (tanto è proprio così). Non c’è nulla di più amaro che vedersi soffiare sotto il naso l’occasione di dimostrare di saperne più del dirimpettaio. #nonnepossopropriopiùiolafaccioqui 5 #chimenaprimamenaduvorte (6)

4) Quando postate frasi più o meno profonde, potreste per cortesia evitare di abbinarci una foto con le chiappe al vento o con gli addominali unti?
Perché è ampiamente chiaro: #questanonèunapipa (7) #170grammidibontàinoliodoliva (8)

5) Importante il contesto. Passi la citazione per impressionare l’altro ad inizio cena; ma quando siete già senza vestiti, anche meno. Evitare soprattutto di citare Bauman, il titolo dell’ultimo filmato visionato su youporn e un paio di Vicepresidenti del Consiglio. #lasocietàliquida (9) #comedicevailmioex (10) #ilcalodellalibido

Ecco. Insomma, non provate a rifarlo a casa (cit.). O, quantomeno, se proprio non riuscite ad evitare, usate uno stile personale. Perché – come diceva quello – “a volte, amo citare me stesso. Serve a rendere il discorso più interessante” (11)

NOTE

(1) Appunto
(2) “Caruso Paskoski di padre polacco” (Francesco Nuti)
(3) “Gioca Jouer” (Claudio Cecchetto)
(4) “Un sacco bello” (Carlo Verdone)
(5) “Mi scappa la pipì, papà” (Pippo Franco)
(6) Nando (il cazzozziere sotto casa mia)
(7) Magritte
(8) “Tonno insuperabile” (il pescatore con la pipa)
(9) Sic!
(10) Il mio ex.
(11) Questa, trovatela voi.

Immagine: foto di t mc da Pixabay

Fare la spesa: perché non possiamo evitare i sacchetti di plastica?

People For Planet - Dom, 06/09/2019 - 02:28

L’iniziativa belga si è via via trasferita nei supermercati francesi della marca: la riduzione di imballaggi, della plastica e dell’usa e getta è davvero significativa e c’è da augurarsi che arrivi presto in Italia e si estenda ad altri supermercati.

È partito tutto dal supermercato Carrefour Belgio di Bierges, un progetto per ridurre il mare di rifiuti prodotti – in particolare quelli plastici – che prova a dare una soluzione al problema: invitando i clienti a portare da casa non solo i sacchetti riutilizzabili, ma anche i propri contenitori riutilizzabili (quelli per riporre gli alimenti in frigo, per intenderci) nei banchi macelleria, gastronomia e pescheria.

In due settimane questa possibilità, anzi un vero e proprio invito, è stato esteso a tutti i punti vendita del Paese: il cliente porta da casa il proprio contenitore, che sarà calcolato come tara. Una volta pesato il prodotto (un tipo solo per contenitore, per evitare contaminazioni) l’etichetta con il prezzo viene attaccata al contenitore.

Ovviamente per questioni igieniche viene precisato che gli addetti al banco possono rifiutare di utilizzare contenitori che risultino non perfettamente puliti. L’idea ricalca quella dei negozi che vendono prodotti sfusi, applicata alla vendita servita in un supermercato “tradizionale”, ed è evidente il risparmio in termini di imballaggio.

Sul lato ortofrutta, sempre da Carrefour Belgio, è invece partita una sperimentazione per proporre sacchetti di tessuto anziché plastica. Lavabili e riutilizzabili, sono proposti in pacchi di cinque al prezzo di 2,40 euro (60 centesimi l’uno).

È più recente l’adozione di questa possibilità nei supermercati Carrefour d’Oltralpe, in Francia, ma anche in questi è ora possibile l’utilizzo di contenitori portati da casa per impacchettare i cibi al banco dei salumi e formaggi e del pesce. Con le stesse modalità indicate dai colleghi belgi.

L’ iniziativa in Francia è stata accolta con entusiasmo dall’associazione Zero Waste France che, con una lettera si è congratulata con il rivenditore e ha invitato tutti gli altri supermercati a seguire l’esempio.

Esempio che si spera arrivi anche nei punti vendita italiani, con minori difficoltà rispetto a quelle incontrate dall’iniziativa sulle sporte riutilizzabili per frutta e verdura, in stallo da tempo in nome dell’igiene.

Abbiamo chiesto all’ufficio stampa di Carrefour Italia notizie in merito, e questa, ahimè, è la loro risposta:

“Grazie per la tua interessante richiesta, purtroppo in Italia l’iniziativa che ci segnali non è al momento applicabile poiché non prevista dalla legge, ma il servizio è disponibile nei punti vendita di Carrefour in Francia, Spagna e in Polonia.”

Altre fonti:

https://www.instoremag.it/smart-retail/porta-il-tuo-contenitore-da-casa-linvito-di-carrefour-belgio-per-ridurre-i-rifiuti
https://www.greenme.it/consumare/eco-spesa/30840-contenitori-gastronomia-carrefour-francia

Immagine di copertina: Photo by Caroline Attwood on Unsplash

In India una montagna di rifiuti più alta del Taj Mahal

People For Planet - Sab, 06/08/2019 - 19:00

La montagna di rifiuti di Ghazipur, a nord est di Delhi, rischia di diventare più alta del Taj Mahal entro l’anno prossimo.

La denuncia arriva dagli esponenti di Chintam, un gruppo ambientalista che riaccende l’attenzione su una delle discariche più estese e più pericolose al mondo.
La collina di Ghazipur è stata creata nel 1984 e nel 2002 ha superato la capienza prevista: da quel momento avrebbe dovuto essere chiusa. Invece, ha continuato a crescere di 10 metri ogni anno, con centinaia di camion che ogni giorno scaricano 2000 tonnellate di spazzatura, a dispetto di un intervento persino della Corte Suprema indiana.

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Vesuvio: testati i droni antincendio boschivo

People For Planet - Sab, 06/08/2019 - 16:00

Con l’arrivo della stagione estiva si acuisce la lotta a roghi e incendi nelle aree verdi protette. Al Parco Nazionale del Vesuvio sono stati testati i droni che saranno affidati ai Carabinieri Forestali come ulteriore dispositivo in vista della campagna antincendio boschivo 2019. ‘‘Grazie a risorse economiche dell’Ente Parco continuiamo ad aumentare il controllo della nostra area protetta, dopo l’impianto di videosorveglianza già realizzato, non solo contro i roghi ma anche contro tutti gli altri tipi di reati ambientali” dice il presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Agostino Casillo.

“Si tratta di droni ad altissima tecnologia che grazie ad una lunga autonomia, telecamere ad altissima risoluzione, termocamere ed altre tipologie di sensori, saranno uno strumento importantissimo di aiuto al grande lavoro che tutti i giorni svolgono i Carabinieri Forestali del reparto Parco Nazionale del Vesuvio”. 

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La prima moto stampata in 3D

People For Planet - Sab, 06/08/2019 - 12:30

Nera è un prototipo di moto dalle forme taglienti che sembrano prendere ispirazione da un film di fantascienza. In realtà, si tratta di un progetto concreto e rivoluzionario: è la prima moto al mondo stampata in 3D che vanta una meccanica 100% ecosostenibile, in quanto dotata di un propulsore elettrico.

Fonte: WALLSTREETITALIA.COM

Questa due ruote è il frutto della creatività di Marco Mattia Cristofori, che si è occupato del design, e dell’ingegno di Maximilian Sedak, responsabile dell’applicazione tecnologica. I due lavorano per NowLab, il reparto di ricerca e di sviluppo della BigRep, azienda tedesca specializzata nella stampa 3D. Quasi tutti i componenti di questa moto sono stati realizzati utilizzando nuovi sistemi di stampa: si tratta di ben 15 parti, tra cui le carene, il telaio, la forcella, la sella, i cerchi e addirittura i pneumatici.

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Google, 100% di energie rinnovabili per il secondo anno di fila

People For Planet - Sab, 06/08/2019 - 09:00

Anche nel 2018, l’energia consumata da Google è a impatto ambientale zero: il colosso di Mountain View ha appena annunciato di aver acquistato abbastanza energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili per uguagliare il 100% di energia consumata da uffici e datacenter. È la prima società di quelle dimensioni a raggiungere questo obiettivo per due anni di fila, osserva Neha Palmer, responsabile generale delle strategie energetiche e di scelta delle location a Mountain View.

La necessità di contrastare il cambiamento climatico/riscaldamento globale generato dall’inquinamento passa naturalmente dalle rinnovabili, ma è solo metà della soluzione. Altrettanto importante è minimizzare i consumi. Grazie ai passi avanti compiuti dall’AI e dalla sempre miglior efficienza dei chip, i datacenter di Google consumano sette volte meno di quanto fossero appena cinque anni fa. Fare ricorso ai server cloud, tra l’altro, è già di per sé una scelta molto più ecologica: l’efficienza è dell’85% superiore rispetto all’uso di server locali

Fonte: hdblog.it

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Perché non credi al potere dei tuoi muscoli?

People For Planet - Sab, 06/08/2019 - 07:04

La maggioranza della popolazione pensa che per stare bene sia sufficiente ingerire abbastanza medicine.
Una minoranza (per fortuna in crescita) ha compreso che anche il cibo e il movimento sono importanti. Una percentuale ancora più piccola si occupa anche della manutenzione della propria mente grazie alla meditazione o alle terapie psicologiche. Ancor meno umani sono interessati alla respirazione, della quale spesso ci si occupa solo marginalmente nei corsi di crescita personale.
Ben pochi si rendono conto dell’importanza che hanno i muscoli per la nostra salute, fisica e mentale.
Ci si occupa dei muscoli per potenziarli, per rilassarli, per tonificarli ma c’è poco interesse per… Ho messo tre puntini perché non trovo la parola. Quello di cui voglio parlarti incredibilmente non ha neppure un nome… Non se ne parla proprio. Ohmmamma mi tocca inventare un’altra parola…
Ci ragiono su in diretta mentre sto scrivendo…
Mi serve una parola che si riferisca al rapporto tra muscoli e mente e alla qualità del movimento muscolare. Trovato: muscomentalismo. Veramente una brutta parola. Psicomovimento? Uno schifo uguale. Artarmonia (armonia dell’arto). Fa pena. Va beh, lasciamo perdere. Quella cosa lì.
Trovato: l’armovimo, che potrebbe essere la fusione tra armonia e movimento. Ma ha il vantaggio che somiglia all’umbro armovemo (rimuoviamo).
A questo punto possiamo iniziare il discorso con una luminosa definizione (scusate la pomposità ma sto ponendo le basi per organizzare una nuova branchia della conoscenza, non è roba che si fa tutti i giorni).

L’Armovimo è la scienza del movimento totale, cosciente ed emozionato.
Devo innanzi tutto ammettere che quel che dirò qui di seguito non è solo farina del mio sacco. La mia ricerca è nata da una serie di malanni, non gravi ma estenuanti, tipo cistite, gastrite, sciatica, mal di schiena, menischi frantumati e alopecia. Insomma sono stato un tipo malaticcio per molti anni. Grazie a un primario di urologia, una fisiatra (Elena Balboni), alcuni massaggiatori e insegnanti di Ci Cung, ho intercettato informazioni sulla muscolatura che mi incuriosirono (vedi Le mie cistiti.)
Imparai il Tai Ci, come autodidatta, e iniziai a praticare il movimento rallentato. Poi venni a conoscenza di una tecnica di riabilitazione praticata in Svezia che si basava sul movimento totale, cioè sul ripristino della capacità di muovere parti del nostro corpo che non usiamo mai (sai muovere le orecchie? Le dita dei piedi separatamente? Le fasce addominali una per una?).
Trent’anni di esperimenti mi hanno poi portato a identificare il modello che ora passo a descrivere.

1- La muscolatura è strettamente connessa con il cervello (banalità). Le prime forme di vita svilupparono l’antenato del cervello a partire dall’esigenza di controllare il movimento.
La specializzazione del cervello (come sosteneva Francesco Cascioli) si è sviluppata facendo evolvere le aree del cervello adibite al controllo dei singoli muscoli e attribuendo loro altre funzioni. Questa relazione sta all’origine della possibilità di riparare aree del cervello attraverso la sollecitazione muscolare (vedi Doman).

Se muovo il braccio di una persona genero impulsi che arrivano alla parte del cervello ad essa collegata. Questi impulsi hanno un effetto positivo. Muovere tutti i muscoli in tutte le maniere è quindi un’attività che ha un effetto positivo sia sui muscoli stessi che sul cervello. Azzardando un’immagine potremmo dire che se non facciamo mai un certo movimento si atrofizza il muscolo incaricato di quel movimento ma si atrofizza anche l’area del cervello ad esso collegato.
Nel 1936 il dottor Arnold Kegel scoprì che si poteva curare l’incontinenza delle urine post menopausa con gli esercizi del muscolo pubococcigeo (muscolatura del pavimento pelvico). Questi esercizi avevano inoltre un effetto benefico su tutto l’apparato sessuale e riproduttivo della donna (vedi anche Coen sull’uso della danza del ventre come terapia dell’infertilità e dei dolori mestruali).
Ma non solo: alcune pazienti del dottor Kegel dopo un po’ di pratica con questi esercizi raggiunsero l’orgasmo per la prima volta nella loro vita. Il movimento di un’area aveva riattivato l’area del cervello corrispondente. Era aumentata la tonicità, la sensibilità ma anche la capacità del cervello di sentire quella zona e pure l’area del cervello connessa allo scatenarsi della reazione orgasmica.

2- Il movimento rallentato agisce in questa direzione in modo particolare. Per muovere al rallentatore la muscolatura (alla velocità di 2 cm al minuto) il nostro cervello deve attivare tutte le fasce muscolari, anche alcune che generalmente sono poco coinvolte dai movimenti veloci (tendiamo ad abbandonare alcune fasce muscolari perché facciamo solo alcuni tipi di movimento, non tutti quelli possibili). Il movimento rallentato è quindi uno strumento efficiente per ottenere la totalità dei movimenti possibili. L’effetto di questo movimento è molteplice. Infatti, costringe il cervello a prestare attenzione al movimento, ascoltarlo. Questo ascolto insieme al movimento totale, che ci libera da microcontrazioni, aumenta la circolazione del sangue. Questo effetto è chiaramente percepibile perché nel giro di qualche minuto, a volte meno di un minuto, si percepisce una sensazione di formicolio, aumento di peso o aumento di calore. Con un po’ di pratica l’aumento di calore diventa molto forte: la parte del corpo che muoviamo al rallentatore diventa bollente. Questa ginnastica ha un effetto positivo sui muscoli e sulle parti del cervello a essi accoppiate. Ma offre un ulteriore beneficio: aumentando la circolazione del sangue e il collegamento muscolo/cervello otteniamo un migliore nutrimento delle cellule di quell’area e una generale ottimizzazione delle loro funzioni. Il movimento rallentato, utilizzato da millenni in Cina, è particolarmente utile alle persone anziane, perché rafforza e tonifica i muscoli, aiuta a mantenere elastiche le articolazioni e ha un effetto positivo sull’invecchiamento mentale. Veniva utilizzato anche per rendere più rapida la guarigione di contusioni e ferite.
Inoltre ha un effetto positivo su alcune affezioni della pelle come le verruche o la alopecia; in questo caso bisogna cercare di muovere al rallentatore la superficie della pelle. Cosa che non riusciamo a fare ma il solo tentativo ottiene l’effetto di scaldare la pelle e a cascata gli altri effetti positivi appena descritti.

Ecco il succo di questo approccio al movimento dal punto di vista fisiologico: se muovo tutte le fasce muscolari e mentre lo faccio ascolto la sensazione del movimento ottengo un effetto positivo sui muscoli, la circolazione del sangue, la salute delle cellule e la funzionalità dell’area del cervello accoppiata a quel muscolo.
Partendo da questa constatazione ci sono una serie di considerazioni e pratiche utili al benessere incentrate sul movimento che elenco qui solo per punti e che saranno l’argomento delle mie prossime lezioni.
– Benefici del movimento in generale, in special modo se è continuativo per più di 30 minuti.
– Benefici di vari sistemi di rilassamento e tonificazione muscolare: scecherare (vedi danza del ventre, tarantolate, danze primitive e la scuola giapponese del Movimento Rigeneratore), ginnastica isometrica, educazione posturale, respirazione diaframmatici, uso naturale della voce, esercizi di equilibrio.
– Efficacia di tecniche per potenziare l’ascolto del movimento: Tai Chi, Rilassamento Progressivo, mimo, canto, giocoleria e danza.
La danza, il recitare, il canto hanno poi un ulteriore aspetto: coinvolgono le emozioni. E di questo parleremo fra poco.

Il modello fin qui descritto si basa su un’idea elementare e di facile comprensione: il corpo è fatto per muoversi, per tenerlo in salute è necessario che ogni parte del corpo sia adeguamento utilizzata e quindi tonificata. Se questo movimento è insufficiente, inadeguato o non ascoltato si verificano delle interruzioni del rapporto tra la mente e una certa parte del corpo e delle disfunzioni della parte dimenticata.
La maggioranza delle persone oggi non si rende conto dell’importanza che questi fenomeni hanno per la loro salute. Mal di testa, di schiena, dolori mestruali, cistite, gastrite, emorroidi, dolori articolari e decine di piccoli acciacchi hanno in molti casi origine in una contrazione o in un collassamento muscolare.

Perché non è semplice guarire dalle malattie derivate dalla mancanza di un uso corretto della muscolatura e di una pratica armonica del movimento.
La maggioranza dei mal di testa possono passare con un po’ di movimento rallentato. Il dolore deriva dalla contrazione muscolare che strozza la circolazione del sangue, c’è aumento di pressione e quindi dolore.
Ma il movimento rallentato e altre tecniche analoghe (massaggi ad esempio) sono efficaci solo su certi dolori.
Altre persone non ne traggono immediato beneficio.
Questo perché a fianco della questione meramente meccanica (muscoli atrofizzati da tonificare, muscoli contratti da decontrarre) c’è in questi casi una questione emotiva.
Il modello accademico del corpo, dominante ancora negli anni 80, separava in modo netto e schematico i muscoli dagli organi, le articolazioni dai muscoli e dalla circolazione del sangue, la mente dai muscoli e le emozioni dal corpo.
Più le ricerche scientifiche avanzano e più ci accorgiamo che in realtà ogni funzione è interconnessa e impossibile da considerare separatamente.
Le moderne descrizioni del funzionamento del cervello considerano oggi la materia grigia solo una parte del processo cognitivo. Si è scoperto che nei processi mentali è coinvolto anche il midollo spinale e che esiste addirittura una succursale del cervello sotto l’ombelico (nota ai nativi americani e ai giapponesi fin dall’antichità; vedi hara giapponese). Si fa strada anche la visione dei processi mentali come un fenomeno nel quale anche i muscoli e la pelle sono coinvolti.
L’idea è che il cervello agisca come una sorta di proiettore che identifica i concetti ed elabora i ricordi coinvolgendo tutto il corpo. Quando penso alle fragole non evoco solo una serie di informazioni sul concetto fragola. All’idea di fragola sono intimamente agganciate anche tutte le esperienze che ho vissuto mangiando le fragole, a partire da quel che ha sentito la mia bocca. La sensazione fragola, la sensazione di mia madre che mi teneva per mano mentre mangiavo un gelato alla fragola, sono indissolubilmente legate al concetto fragola e gli danno spessore emotivo oltre che razionale, e questa è l’essenziale differenza tra il computer e la mente umana. Noi siamo capaci di ricordare molto di più dei parametri che identificano il concetto fragola. I nostri muscoli, i nostri sistemi percettivi hanno registrato una sorta di memoria cellulare delle esperienze concrete legate al mangiare, annusare, toccare e guardare fragole.
Nel percorso che una malattia fa sviluppandosi, questo aspetto è essenziale, determina almeno in parte quale organo si ammala.
Perché a me viene la gastrite e a un’altra persona il mal di cuore?
Ci sono condizioni ereditarie, legate alla cultura del mio ambiente (se in una famiglia c’è la cultura del mangiar tanto ci saranno molti obesi). Ci sono fattori ambientali (vivere a Taranto non fa bene). Ma ci sono anche fattori legati alle tracce di esperienze positive o negative che restano incisi nella memoria muscolare e che determinano che alcuni organi siano più facilmente attaccabili da malanni o che soffrano in altro modo.
In questo campo cito il lavoro eccellente di ricerca e di ideazione di percorsi terapeutici psico muscolari realizzato da Vezio Ruggeri e della dottoressa Maria Ernestina Fabrizio dell’università La Sapienza di Roma.

Sia che queste contrazioni profonde vengano affrontate con un percorso di psicoterapia che di rieducazione psico dinamica è necessaria una formazione medica o quantomeno osteopatica.
E’ anche vero che a volte pratiche semplici e non invasive, come il massaggio, la comicoterapia, l’arte terapia o il movimento rallentato, mettano in moto una serie di reazioni a catena che sbloccano anche aree profonde delle persone.

L’intelligenza del corpo
Questa descrizione del nostro approccio al benessere e della nostra area di intervento non sarebbe completa senza la descrizione della strategia di azione che governa questo tipo di azione benefica che mira a risvegliare l’intelligenza del corpo e le capacità di autoguarigione. Si tratta di una strategia che in alcuni casi è più efficiente delle tattiche invasive.
Un esempio particolarmente chiaro, che traccia una linea filosofica, riguarda il modo di trattare problemi post traumatici.
Una volta arrivò ad Alcatraz un ragazzo che aveva subito un grave trauma durante un incidente d’auto. Questo ragazzo aveva la fortuna di essere accompagnato da uno specialista della riabilitazione che lo sottoponeva a due sessioni al giorno. Il metodo utilizzato da questo specialista era basato sul tentativo di recuperare la mobilità del ginocchio piegandolo con una certa forza.
Ma così facendo non otteneva grandi risultati: il tentativo di aumentare l’arco di movimento usando la forza causava dolore, il dolore rafforzava l’istinto di contrarsi, l’articolazione restava rigida e a poco valeva il fatto che questa riabilitazione avvenisse in acqua calda a 34 gradi (che di per sé è rilassante). In quei giorni stavo seguendo la formazione di un gruppo di massaggiatori. Uno dei metodi che proponevo era il massaggio passivo in acqua calda: usando una pressione minima si flette un’articolazione e poi la si lascia andare, grazie al galleggiamento l’articolazione riprende la sua posizione originaria. Questo movimento libero permette all’articolazione di realizzare una serie di micromovimenti, microscatti, che generano un rilassamento e una tonificazione profonda. Inoltre la morbidezza non invasiva del tocco e il movimento spontaneo generano uno stato mentale di abbandono che si avvicina al sonno o alla trans (uno stato mentale di integrazione tra mente razionale e non razionale). Questo stato aiuta a sbloccare le contrazioni inconsce legate al trauma.
L’idea è che invece di imporre al corpo i movimenti che IO penso siano salutari, provoco movimenti spontanei che permettano all’intelligenza del corpo di prendere liberamente l’iniziativa: il corpo sa quali sono i movimenti migliori per ristabilire la naturale efficienza nel movimento. Non a caso durante una sessione di massaggio passivo si osservano spesso piccoli scatti e spasmi in altre parti del corpo: mentre stai provocando movimenti spontanei nella gamba la spalla scatta e a volte la persona sente che qualche cosa si è sbloccato nell’articolazione della spalla.
Uno dei miei allievi propose al ragazzo di sperimentare questo massaggio passivo. Per i primi 20 minuti non accadde niente. L’articolazione aveva una mobilità di pochi centimetri. Poi nel giro di un minuto si sbloccò e il ginocchio riuscì a flettersi in modo notevole, decisamente superiore a quel che si era ottenuto fino a quel giorno.
Si tratta di un’esperienza che abbiamo verificato molte volte in questi anni.
Vedremo come questa logica possa essere applicata con buoni risultati in molti campi: dalla rieducazione alimentare attraverso i sapori che danno più piacere, all’importanza di espirare lasciando che l’aria esca dai polmoni senza sforzo come nel caso del respiro di sollievo. Scecherare il corpo, sbadigliare, grattarsi e stiracchiarsi sono pratiche energizzanti e benefiche proprio perché smettiamo di controllare i movimenti coscientemente. E lasciare dondolare una gamba senza controllarla può essere molto utile per la sciatica (insieme ad alcuni esercizi di Ginnastica Isometrica e di educazione posturale).

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Broken Nature: la natura “spezzata” in mostra

People For Planet - Sab, 06/08/2019 - 02:20

Si può visitare fino al 1 settembre la mostra tematica “Broken Nature: Design Takes on Human Survival”, la XXII Triennale di Milano, esposta nel Palazzo dell’Arte, anche detto della Triennale, a Milano.

Una denuncia e una proposta

La mostra vuole essere, come si legge nella presentazione, “un’indagine approfondita sui legami che uniscono gli uomini all’ambiente naturale, legami che nel corso degli anni sono stati profondamente compromessi, se non completamente distrutti”.

Si indaga e si cerca di portare in evidenza, attraverso l’uso di linguaggi differenti, quanto la natura sia in pericolo e di conseguenza quanto lo siamo noi come specie umana.

In parallelo viene proposta però anche una risposta all’emergenza che, per il team di curatrici – tutte donne, con a capo Paola Antonelli, che cura anche il Dipartimento di Architettura e Design al MoMa di New York – sta nel design.

Design nel senso più ampio del termine, che si può forse tradurre in italiano con il termine progettazione, quindi tutto ciò che è un progetto, dall’architettura alla visualizzazione dei dati, dal biodesign alla pianificazione urbana. Il design è visto come uno strumento riparativo, sia nel singolo progetto sia come ispirazione per i cittadini, per i loro comportamenti e i loro pensieri. “Broken Nature celebra il potere rivoluzionario dell’immaginazione e dell’inventiva”, si spiega ai visitatori.

Può sembrare difficile da capire nel concreto, ma basta cominciare la visita per chiarirsi le idee e comprendere il messaggio.

Una mostra non convenzionale

Esposte infatti si trovano idee, progetti, invenzioni, opere dell’ingegno dell’uomo, tutte collegate dal tema del salvataggio, della riparazione del rapporto dell’uomo con la natura, dell’aiuto al sopravvivere, dell’economia circolare. Ci sono sì opere d’arte, ma soprattutto si vedono buone pratiche, idee concrete, che magari non ci si aspetterebbe nemmeno di vedere esposte.

Entrando, due grandi pannelli mostrano in parallelo le fotografie aeree dello stesso ambiente a distanza di anni (immagine di copertina). E in pochi secondi si vede ciò che già ci si aspetta: i ghiacciai diventano più piccoli, mentre le città, le miniere, le cave, sempre più grandi.

Sembra una carta da parati, in realtà è un’infografica!

Poi si entra in una sala con una “carta da parati” enorme, con pattern ripetitivi simili ma mai uguali, che si rivela essere una sorta di infografica, realizzata dallo studio italiano Accurat, che ha dato un simbolo a ogni evento della storia di determinate popolazioni e ha “srotolato” i cicli storici e gli eventi su un grandissimo arazzo che copre tutta la parete.

Il percorso prosegue con l’esposizione di “fossilimoderni: pezzi di plastica arrivati sulle spiagge attorno ai quali la sabbia si è ormai solidificata; continua con fotografie artistiche e poetiche di strani oggetti fluttuanti nell’acqua, che si rivelano poi essere spazzatura, e arriva poi a reliquiari che contengono una goccia di acqua pulita, una pianta in estinzione, dei semi.

Fossili di plastica

La parte di denuncia è quella più artistica, quella che in fondo ci si aspetta di vedere in un tempio dell’arte. Dalle foto che raccontano il Global Seed Vault, una delle “casseforti” che conservano i semi del mondo nelle isole Svalbard, al progetto che riporta in vita il profumo del fiore di una pianta estinta attraverso l’ingegneria genetica, al racconto dei paesaggi della Siria attraverso le storie legate agli uccelli e agli spaventapasseri che ne popolavano le campagne.

Colori e forme che ci ricordano cosa stiamo perdendo, così come i suoni dell’installazione che chiude la mostra tematica, The Great Animal Orchestra – una vera e propria sinfonia di luci e suoni realizzata campionando i vocalizzi di moltissimi animali.

La sopravvivenza dell’uomo: idee concrete

Le opere che però meno ci si aspetta di vedere sono quelle che forse entusiasmano di più lo spettatore preoccupato e in cerca di risposte: sono i progetti concreti, le cosiddette “buone pratiche”.

Così si trova ad esempio il progetto di Housing Incrementale di Quinta Monroy, in Cile, nato per fornire alloggio ad un centinaio di famiglie che occupavano uno spazio abusivamente, cercando contemporaneamente di porre fine al ciclo di povertà e di disuguaglianza ma anche di stimolare il ritorno alla legalità. Disponendo di pochi fondi, lo studio Elemental ha progettato e realizzato metà di una casa di buona qualità per ogni famiglia, lasciando ai residenti il compito di completarla. Il progetto ha instaurato così un circolo virtuoso che ha confutato nei fatti il pregiudizio per cui l’edilizia sociale rappresenta un peso per lo Stato.

Lo stesso concetto di adattamento sta in qualche modo alla base del progetto video che racconta ciò che è stato fatto alle Maldive, dove con una serie di galleggianti si è cercato di sfruttare le forze delle correnti per creare un accumulo di sabbia a protezione delle baie, senza ricorrere a barriere artificiali.

Alcune installazioni sono proposte di nuove economie da sviluppare, come Geomerce, un progetto italiano che suggerisce come alcune piante – come l’ortensia e la colza – siano in grado di accumulare metalli pesanti dal suolo, e teoricamente si potrebbe in futuro sviluppare un settore economico intorno a queste.

Si cammina tra vasi comunicanti, che simbolizzano e denunciano le interconnessioni tra gli ambienti e gli esseri viventi in una città, e si arriva ad altri grandi vasi di vetro che si rivelano essere contenitori usati per un progetto molto particolare: una persona soffia all’interno del vaso che contiene un gruppo di api. In base a come si muovono all’interno di questi vasi, gli insetti segnalano nell’alito di chi ha soffiato la presenza di un ormone, di vari punti del ciclo di fertilità o di una gravidanza.

Il Kit per la nascita

Progetti che meritano di stare in un museo per la loro utilità sociale, con un occhio particolare alle donne, anche perché – si ricorda nella mostra – più di un quarto degli abitanti del pianeta è costituito da donne in età fertile. Così vediamo esposte le mutande assorbenti lavabili, che permettono di non inquinare con gli assorbenti femminili, i test di gravidanza su fogli biodegradabili, le coppette mestruali, oppure un semplice kit per la nascita che permette di salvare centinaia di vite nei Paesi in via di sviluppo.

Piccoli e importanti, i progetti dei bambini

Nella mostra c’è una sezione che si ispira a un concetto espresso dall’architetto americano Buckminster Fuller, che sosteneva che ogni singolo essere umano può essere un “trim tab”, il piccolo correttore d’assetto posto sul timone delle navi per controllarne la direzione. Sono quindi esposti piccoli-grandi progetti, idee che possono dare una piccola ma importante correzione di rotta agli eventi futuri.

Piccoli ma significativi, come i progetti dei bambini esposti insieme ad altri in questa sezione: dalle maschere alla tuta integrale antismog, coloratissime ed efficaci, alla pianta che si orienta su un binario per seguire il sole.

Piccoli ma che possono incoraggiare lo sviluppo di una nuova economia, ad esempio riciclando le foglie esterne del mais per creare un rivestimento per prodotti e superfici, oppure come il progetto di alcune costruzioni realizzate con materiali organici e funghi, con pareti auto-organizzate, fuse in maniera naturale grazie all’accrescimento del micelio e perfettamente biodegradabili una volta terminato il loro utilizzo.

Piccoli ma che suggeriscono cambi di prospettiva, anche rispetto alla morte, come il progetto italiano Capsula Mundi. Una sorta di urna funeraria a uovo, realizzato con un materiale biodegradabile, nel quale viene posto il corpo del defunto. La Capsula è messa a dimora come un seme nella terra e sopra di essa viene piantato un albero, un’eredità per i posteri e per il futuro del pianeta.

La denuncia e l’ottimismo

Quella esposta in Triennale è una mostra tematica che non dimentica la denuncia, anche delle emergenze umanitarie in corso, rappresentate ad esempio da un video che racconta il caso della nave Iuventa.

La Geolana

Ma anche una mostra positiva, che suggerisce che si deve e si può cercare dei rimedi ai problemi: in questa ottica sono esposte le scarpe da ginnastica ricavate dalla plastica degli oceani, o la Geolana, completamente Made in Sardegna: grandi serpentoni galleggianti imbottiti di  lana di pecora in grado di assorbire idrocarburi e sostanze inquinanti in mare.

Per finire, un intero spazio è dedicato, in un padiglione separato, alla Nazione delle Piante, curata dal neurobiologo vegetale Stefano Mancuso e che parte dall’idea che le piante debbano essere prese dall’uomo come un esempio per la loro capacità di adattarsi, di collaborare e di sopravvivere.

La Nazione delle Piante

Se ne esce incuriositi, con la voglia di approfondire, e con l’idea che l’uomo ha un’intelligenza incredibile, che deve solo indirizzare verso il mantenimento e lo sviluppo della vita, e il messaggio finale è che mantenere questa direzione è compito di ognuno di noi.

(La mostra ha diverse riduzioni e convenzioni, è gratuita per i ragazzi sotto ai 16 anni e per coloro che partecipano ai Fridays For Future)

Foto di Margherita Aina

Scopri le città più congestionate

People For Planet - Ven, 06/07/2019 - 21:30
Fonte: ILSOLE24ORE

Il TomTom Traffic Index descrive in dettaglio la situazione del traffico in 403 città in 56 paesi nel mondo. Roma è la prima della lista in Italia, città nella quale gli automobilisti trascorrono in media il 39% di tempo in più nel traffico. Seguono nella lista italiana, Palermo (35%), Messina (32%), Genova (31%) e Napoli (30%) – queste le cinque città più congestionate dal traffico nel paese.

Fonte: ILSOLE24ORE

Italia e resto del mondo – Guardando a Roma e ad altre città europee, si vede che la capitale italiana è la numero 31 per livello di traffico a livello globale, mentre Londra è la numero 40, Parigi la 41 e Madrid la 228. Le vie più trafficate di Roma sono: via di Torrevecchia, via del Foro Italico, via Cassia, via Gregorio VII, la Tangenziale Est e via di Boccea e le ore di picco di traffico sono le 8,00 e le 18,00. Rispetto all’anno precedente la capitale ha avuto un aumento del + 2%, i momenti peggiori per gli automobilisti durante la settimana lavorativa sono il martedì e mercoledì mattina e il giovedì sera, il giorno migliore è il venerdì.

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Milano, birra gratis in cambio di una bottiglia di plastica vuota: e spunta la super onda

People For Planet - Ven, 06/07/2019 - 19:00

La plastic machine sorge al di sotto di un’imponente onda, un’installazione d’impatto di plastica, ottenuta da attività di recupero e riciclo composta da 15 metri cubi di materiale per un peso di circa 220kg, con oltre 12000 bottigliette e bicchieri. L’opera sarà visibile a Milano fino a domenica 16 giugno e sarà poi pronta per la sua estate in tour per l’Italia

Fino a domenica 9 giugno, ha annunciato Corona, chiunque inserirà una bottiglietta di plastica nell’apposita “plastic machine” posizionata in Ripa di Porta Ticinese 43 riceverà in cambio un coupon che dà diritto a una bottiglia di Corona gratuita, da ritirare nei locali che partecipano all’iniziativa, l’Elita bar, il Mag Cafè, Sugar e Ugo.

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Raccogli spazzatura sulle spiagge del Cilento? In cambio avrai un caffè gratis

People For Planet - Ven, 06/07/2019 - 15:30

Un caffè gratis per chi raccoglie rifiuti in spiaggia. E’ l’iniziativa dell’azienda Caffè Cilento, torrefazione attiva da anni attiva a Laurito ed estesa in tutto il comprensorio. Nei giorni scorsi il lancio del progetto “Cilento Pulito”, volto a sensibilizzare i bagnanti ad avere cura del proprio litorale.

Da Caffè Cilento ricordano come i rifiuti, e in particolare la plastica, siano i peggiori nemici dell’ambiente e soprattutto dei nostri mari. Di qui qui un’iniziativa di marketing che punta anche a sensibilizzare tutti: Caffè Cilento distribuirà sulle spiagge dei volantini indicanti i tempi di decomposizione dei vari materiali e inviterà a raccogliere i rifiuti spiaggiati offrendo in cambio un caffè gratuito.

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La bellezza dei luoghi comuni

People For Planet - Ven, 06/07/2019 - 15:00

Nella lotta senza quartiere contro i pregiudizi e i luoghi comuni, noi italiani – come tanti altri popoli – abbiamo smarrito qualcosa di noi, quel sottile strato di verità leggere e tagliate con l’accetta che pure sanno farci un po’ da specchio, sebbene deformante. Così, ad esempio, ogni buon cittadino che si rispetti rigetta l’idea di essere un mangia-spaghetti e si lancia sul fronte della guerra contro gli stereotipi offensivi, sebbene quella pasta sia tra le cose migliori cui abbiamo dato natali e nobiltà. Negli anni, poi, ci siamo sentiti più stanchi, abbiamo iniziato a scovarci i malanni come tutti gli ipocondriaci anzianotti, e mentre respingevamo i cliché che il mondo voleva affibbiarci abbiamo lavorato per convincerci quotidianamente di essere sull’orlo di un baratro o di una invasione straniera, per sentirci meno colpevoli della nostra generale pigrizia.

Eppure lo stereotipo dell’italiano che il mondo al di fuori di noi conserva ha anche qualche richiamo a ciò che non riusciamo più ad essere – ad esempio il dolore mai separato dal disincanto di Vittorio De Sica che, nel racconto di Christian, si gioca tutto o quasi al Casino di Montecarlo tanto da suscitare l’ironia tagliente del ricchissimo padrone Onassis: “Vede, De Sica, con tutto quello che ha perso ieri sera noi rifaremo tutte le aiuole che vanno dal casino fino a lassù” cui il regista risponde, abbracciando il figlio: “Cristiane’, vedi? Tutto questo, un giorno, sarà tuo”. Di quel vizio osceno e delle sue conseguenze nefaste la progenie ricorda oggi l’umorismo assoluto, capace di rendere quasi fiabesco un male profondo.

Con il tempo questa levità d’animo, tecnica sofisticatissima per sopravvivere al male che la vita a volte distribuisce lungo i nostri cammini, si è omologata, è finita in una lunga catena di montaggio finendo con lo sfornare prodotti seriali – decine o centinaia di commedie all’italiana orrende cui, spesso, frotte di intellò, nei decenni passati, hanno tributato più di qualche astruso omaggio. Abbiamo preteso di continuare ad essere padroni dell’ironia ma provando a rinunciare ad imbrigliarci nelle complicazioni dell’esistenza, pretendendo di raccogliere quella eredità ma senza sporcarci più le mani. Così, da ironici, siamo diventati mestamente simpatici, perché la battuta straordinaria di De Sica, senza una cospicua ed insensata perdita al tavolo della roulette, non insegna più nulla. L’ironia vissuta senza pagarne alcun costo è solo un altro sketch che non lascerà il segno nella vicenda dell’uomo.

Il mondo, fuori, ci dà ancora – e per fortuna – un credito gigantesco e, fedele ai luoghi comuni e forse sulla scia dei sogni dei film dei nostri avi migliori, ci immagina ancora dei Mastroianni capaci di scomporre la realtà squadrata sotto i colpi delle fiamme affilate del sarcasmo, della vitalità e della sensualità; di questi italiani, infatti, il mondo sente di aver ancora bisogno e ne ha. Ne abbiamo anche noi, che dobbiamo svegliarci dal lungo sonno del disastro imminente che non esiste.

Nella foto Vittorio De Sica, fonte immagine: Anonimacinefili