Aggregatore di feed

Covid-19: Der Spiegel: «Il rifiuto tedesco degli Eurobond non è solidale, è gretto e vigliacco»

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 16:27

È il titolo di un editoriale di Steffen Klusmann, il direttore del più influente settimanale tedesco, Der Spiegel, pubblicato direttamente in italiano, spagnolo, francese, ovvero nelle lingue dei tre Paesi che con più forza chiedono gli Eurobond.

L’articolo si apre con un attacco diretto alla cancelliera Angela Merkel: “Gli Eurobond – affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro – non ci saranno finché sarò in vita”… invece di dire onestamente ai tedeschi che non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa, il governo Merkel insinua che ci sia qualcosa di marcio in questi bond. Ovvero, che in fin dei conti sarebbero i laboriosi tedeschi a dover pagare, in quanto gli italiani non sarebbero mai stati capaci di gestire il denaro. Questa narrazione è stata usata talmente spesso dalla Cancelliera, che adesso ogni concessione a spagnoli e italiani potrebbe soltanto sembrare una sconfitta. Non avrebbe mai dovuto permettere che si arrivasse a questo”.

Un attacco forse più duro di quanto abbia mai fatto un giornale italiano

“L’Europa sta affrontando una crisi esistenziale” continua l’editoriale. “ Apparire come il guardiano della virtù finanziaria in una situazione del genere è gretto e meschino. Forse conviene ricordare per un momento chi è stato a cofinanziare la ricostruzione della Germania nel Dopoguerra”.

“Se gli europei non danno immediatamente il segnale che stanno lavorando insieme  per contrastare questa crisi, sarà una vera festa per i populisti, i nemici dell’Ue e gli hedge fund di Londra o New York”.

Non è la prima volta che dalla stessa Germania emergono voci di critica alla Merkel riguardo agli aiuti che l’Ue, e la Germania in primis, devono mettere in campo per affrontare la crisi legata al Coronavirus: da numerosi esponenti storici della sinistra, come il socialdemocratico Gerhard Schroder, Cancelliere dal 1998 al 2005, o il leader carismatico dei Verdi Joschka Fischer (già ministro degli Esteri e ViceCancelliere), o l’appello del 2 aprile di numerosi intellettuali tedeschi a favore degli Eurobond (sul quale si veda l’articolo pubblicato su People For Planet).

Ma mai l’attacco alla posizione del governo tedesco sugli Eurobond era stata così frontale.

Di seguito, l’articolo integrale di Der Spiegel

Il rifiuto tedesco degli Eurobond è non solidale, gretto e vigliacco

di Steffen Klusmann, direttore DER SPIEGEL

L’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici. Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa.

Gli Eurobond- affermò la cancelliera Angela Merkel otto anni fa all’apice della crisi dell’Euro- “non ci saranno finché sarò in vita”. E così anche la scorsa settimana al vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE tenutosi in videoconferenza, i paesi dell’Europa meridionale sono stati messi a tacere bruscamente, quando hanno avanzato nuovamente la richiesta degli Eurobond per proteggere le loro economie dall’impatto della pandemia. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier l’ha definita, in modo sprezzante, un “dibattito fantasma”.

O il governo tedesco davvero non si rende conto di quello che sta rifiutando con tanta noncuranza, oppure si ostina a non capire, spinta dalla paura che il partito populista Alternative für Deutschland (AfD) possa strumentalizzare gli aiuti ai vicini europei per la propria propaganda. Dopo tutto è stato l’esasperante dibattito sul sostegno alla Grecia che ha portato alla fondazione dell’AfD nel 2013.

Invece di dire onestamente ai tedeschi che non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa, il governo Merkel insinua che ci sia qualcosa di marcio in questi bond. Ovvero, che in fin dei conti sarebbero i laboriosi contribuenti tedeschi a dover pagare, in quanto gli italiani non sarebbero mai stati capaci di gestire il denaro. Questa narrazione è stata usata talmente spesso dalla Cancelliera, che adesso ogni concessione a spagnoli e italiani potrebbe soltanto sembrare una sconfitta. Non avrebbe mai dovuto permettere che si arrivasse a questo, non fosse che per un sentimento di vicinanza e solidarietà. L’enorme violenza della pandemia ha comportato una vera e propria tragedia umana e medica in Italia e in Spagna- anche perché ultimamente ambedue gli Stati avevano attuato una forte politica di austerity, come voluto da Bruxelles- e sicuramente non perché vivessero al di là delle loro possibilità.

Non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa

L’Europa sta affrontando una crisi esistenziale. Apparire come il guardiano della virtù finanziaria in una situazione del genere è gretto e meschino. Forse conviene ricordare per un momento chi è stato a cofinanziare la ricostruzione della Germania nel Dopoguerra.

Gli eurobond sono obbligazioni comuni emesse da tutti i paesi dell’Euro e non un’elargizione. Hanno il vantaggio di essere considerati un investimento sicuro, in quanto gli stati con una buona reputazione come la Germania risultano responsabili anche per i debitori meno solidi, come l’Italia. Questo rende i prestiti un po’ più costosi per la Germania, ma notevolmente più economici per l’Italia. Berlino se lo può permettere, mentre Roma, se fosse lasciata sola, presto non sarebbe più in grado di prendere in prestito denaro sul mercato finanziario, dato che i tassi di interesse sarebbero troppo alti.

Se l’Italia, la Spagna e la Francia dovessero applicare programmi di aiuto e garanzie cospicui come quelli tedeschi, per le loro economie stagnanti e per evitare il fallimento di massa delle imprese, non ci vorrebbero miliardi, bensì trilioni di Euro. E se gli europei non danno immediatamente il segnale che stanno lavorando insieme per contrastare questa crisi, sarà una vera festa per i populisti, i nemici dell’UE e gli hedge fund di Londra o New York.

Come già nel caso della Grecia, punteranno sul fallimento di uno Stato europeo e questa volta vinceranno la scommessa.

Gli stati come Italia o Spagna sono troppo grandi da poter essere salvati con gli strumenti esistenti come il Fondo europeo di salvataggio MES, i cui 410 miliardi di Euro non basteranno a lungo neanche alla sola Italia. Inoltre, gli aiuti del MES sono legati a condizioni, che non avrebbero senso nel caso di uno shock esogeno, come quello del Corona.

L’enorme violenza della pandemia ha comportato una vera e propria tragedia umana e medica in Italia e in Spagna

I tedeschi vorrebbero piuttosto ammorbidire queste condizioni e rivolgersi alla Banca centrale europea, che potrebbe acquistare quello che nessun altro vuole. Già otto anni fa, la banca centrale era già stata usata dai politici come ultimo baluardo, perché i governi erano troppo vigliacchi per risolvere i problemi da soli. De facto però, tutte queste proposte avrebbero lo stesso effetto: una gigantesca collettivizzazione dei rischi – solo che non si chiamano Eurobond.

Sarebbe quindi più onesto ed efficace accogliere l’ultima proposta francese, che oramai sembra trovare anche il consenso degli scettici degli Eurobond: i corona bond. Si tratta di titoli di Stato europei limitati nel tempo e legati a uno scopo ben preciso: far fronte alla pandemia. Darebbero un chiaro segnale ai mercati finanziari, ma anche ai cittadini europei. Sarebbe la prova che non ci abbandoniamo l’un l’altro in tempi di maggiore bisogno, e che l’Europa è più di una mera alleanza di egocentrici, più di un mercato unico ben lubrificato ma dal cuore freddo con una moneta (ancora) comune. E infine le corona bond sarebbero anche un investimento a prova di bomba che finalmente tornerebbe a fruttare interessi. Ma non per gli hedge fund.

Immagine: Pikrepo

Harvard: più smog, più morti covid-19

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 16:00

Le persone malate di COVID-19 e che vivono nelle regioni degli Stati Uniti con alti livelli di inquinamento atmosferico hanno maggiori probabilità di morire rispetto a chi vive in aree meno inquinate, secondo un nuovo studio condotto dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health.

Altre indagini danno risultati simili

Lo studio è il primo a esaminare il legame tra l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico da particolato fine (PM2.5), generato in gran parte dalla combustione di carburante di automobili, raffinerie e centrali elettriche, e il rischio di morte per COVID-19 negli Stati Uniti. Tuttavia un’indagine preliminare era giunta alla stessa conclusione, e la stessa nascita e il propagarsi della pandemia sono state associate da più parti all’inquinamento, alla deforestazione e anche al particolato aereo che si sviluppa dal traffico.

Lo studio di Harvard ha esaminato 3.080 contee in tutto il Paese, confrontando i livelli di inquinamento atmosferico del particolato fine con il numero di morti per coronavirus per ciascuna area.

La Pianura Padana e la sua mortalità

Adeguandosi alla dimensione della popolazione, ai letti d’ospedale, al numero di persone sottoposte a test per COVID-19, alle condizioni meteorologiche e alle variabili socioeconomiche e comportamentali, come l’obesità e il fumo, i ricercatori hanno scoperto che anche solo un piccolo aumento dell’esposizione a lungo termine al PM2.5 porta a un grande aumento del tasso di mortalità COVID-19. Questo spiegherebbe come mai tanti morti nella nostra Pianura Padana, una delle zone più inquinate da particolato in Europa, e dove tra l’altro lo smog persiste nonostante il blocco delle attività e degli spostamenti, a causa della eccessiva concentrazione di liquami da allevamenti intensivi: un enorme problema, anche covid a parte.

Basta un aumento lieve di PM 2,5

Quest’ultimo studio ha scoperto, tra l’altro, che qualcuno che vive da decenni in una contea con alti livelli di inquinamento da particolato fine, si ha il 15% di probabilità in più di morire per COVID-19 rispetto a chi vive in una regione che ha solo un’unità (un microgrammo per metro cubo) meno di tale inquinamento.

Lo studio suggerisce che le contee con livelli di inquinamento più elevati “saranno quelle che avranno un numero maggiore di ricoveri, un numero più alto di morti e dove molte delle risorse dovrebbero essere concentrate”, ha detto la relatrice dello studio Francesca Dominici, docente di Biostatistica alla Harvard Chan School.

“Le nuove scoperte si allineano alle connessioni note tra l’esposizione a PM2.5 e il rischio più elevato di morte per molti altri disturbi cardiovascolari e respiratori. I risultati dello studio sottolineano l’importanza di continuare a far rispettare le vigenti normative sull’inquinamento atmosferico per proteggere la salute umana durante e dopo la crisi COVID-19″, hanno concluso i ricercatori.

OMS: “Le mascherine per il viso non possono impedire alle persone sane di contrarre il Covid-19”

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 15:00
L’OMS non raccomanda le mascherine per le persone sane

Come riporta The Guardian, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è astenuta dal raccomandare alle persone sane di indossare maschere per il viso in pubblico dopo aver valutato nuove prove sulla loro capacità di contenere la pandemia.

La guida aggiornata pubblicata dall’OMS è consultabile qui

L’OMS ha rivisto la sua posizione sulle maschere alla luce dei dati provenienti da Hong Kong, indicando che il loro uso diffuso nella comunità potrebbe aver ridotto la diffusione del coronavirus in alcune regioni.

Ma nella guida aggiornata pubblicata il 6 aprile, l’Organizzazione sostiene che, sebbene le maschere possano aiutare a limitare la diffusione della malattia, non sono sufficienti da sole. Non ci sono prove che indossare una maschera nella comunità abbia impedito alle persone sane di contrarre infezioni respiratorie tra cui Covid-19.

“Proteggono gli altri, non chi le porta”

Il professor David Heymann, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, che ha presieduto il gruppo di consulenza scientifica e tecnica dell’OMS per i rischi infettivi, ha affermato che, a meno che le persone non lavorino in ambito sanitario, le maschere sono “solo per la protezione degli altri, non per la protezione di sé stessi”.

Distanza fisica e lavarsi le mani per proteggersi

Il comitato dell’OMS ha riconosciuto che il virus può essere trasmesso da persone che non hanno sintomi ma ha detto che il virus deve comunque diffondersi attraverso goccioline o superfici contaminate, che le distanze fisiche e il lavaggio delle mani hanno lo scopo di ridurre al minimo.

Chi deve indossare le mascherine, secondo l’OMS

Secondo i consigli aggiornati dell’OMS, le persone con sintomi di coronavirus dovrebbero indossare una maschera, autoisolarsi e consultare un medico non appena iniziano a sentirsi male, mentre coloro che si prendono cura di loro dovrebbero indossare una maschera quando si trovano nella stessa stanza.

«Gli operatori sanitari, oltre alle maschere, devono indossare anche visiere per proteggere gli occhi», come, ricordiamo, avviene in alcuni ospedali di eccellenza come il Cotugno.

I rischi dell’uso delle mascherine

Heymann ha affermato che le maschere potrebbero creare un falso senso di sicurezza che potrebbe finire per mettere le persone a maggior rischio. Anche con la bocca e il naso completamente coperti, il virus può ancora entrare attraverso gli occhi.  “Le persone pensano di essere protette quando non lo sono”, ha detto.

Un’altra preoccupazione è che le persone possono contaminarsi quando puliscono, rimuovono o smaltiscono le loro maschere.

L’OMS e le raccomandazioni delle autorità nazionali e regionali

La guida dell’OMS su persone sane che indossano maschere in pubblico sembra essere in conflitto con una serie di raccomandazioni recenti e con l’obbligo di indossare le mascherine fuori casa imposto da alcune regioni italiane

L’OMS afferma che i paesi che raccomandano maschere per la popolazione generale dovrebbero istituire studi per monitorarne l’efficacia.

William Keevil, professore di sanità ambientale presso l’Università di Southampton, ha affermato che i governi si sentono sotto pressione per la richiesta dell’opinione pubblica di “fare qualcosa”, per questo adottano a volte misure che rappresentano una perdita di tempo e risorse preziose.

Proteggere gli occhi

«Le maschere di stoffa e le maschere chirurgiche di scarsa qualità non filtreranno le goccioline respiratorie fini, e certamente non gli aerosol, che alcuni sostengono ora essere un rischio di infezione», ha detto Keevil. «La domanda principale che deve essere affrontata è: come proteggere gli occhi, una via riconosciuta come accesso del virus?»

Leggi anche:
Covid-19, i medici “Troppo tardi ora per le mascherine”
Mascherine obbligatorie? Sì, no, forse
Mascherine fai da te: un test per vedere se funzionano
Mascherine chirurgiche e con valvola, ecco le differenze. Facciamo chiarezza
Cuciono gratis mascherine trasparenti per i sordi, i più isolati dal Covid-19
Come sanificare la mascherina

Foto da Pixabay

La quarantena a Milano raccontata dal New York Times (VIDEO)

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 14:00

I film-maker Niccolò Natali e Nikola Lorenzin, grazie all’ausilio di un drone, hanno realizzato un video sui giorni di quarantena a Milano pubblicato sul il New York Times.

Nei 7.35 min di video, protagoniste sono le facciate di alcuni condomini e i sui abitanti, tutto accompagnate da una serie di messaggi vocali di persone che raccontano i propri problemi, paure e piccole felicità in queste settimane di lockdown.

New York Times

Leggi anche:
Solidarietà all’Italia dalla Striscia di Gaza
Coronavirus: un giorno nella vita degli italiani a casa

Hong Kong: lo zoo è chiuso e i due panda si accoppiano dopo 10 anni

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 13:14

Lo zoo è chiuso da fine gennaio a causa del coronavirus e i due panda giganti, finalmente soli, si sono accoppiati.

Quest’evento “storico” si è verificato nel giardino zoologico di Ocean Park, ad Hong Kong. La notizia è stata accolta con stupore e felicità da parte degli operatori dello zoo che da anni cercavano di far accoppiare i due panda senza mai riuscirvi. Come canta il maestro Franco Battiato “la stagione dell’amore viene e va ma i desideri non invecchiano, quasi mai, con l’età”. Ed è proprio quello che è successo a Ying Ying e Le Le, una femmina e un maschio di panda di 14 anni che, lontani dai rumori e dagli occhi indiscreti dei visitatori, hanno iniziato a corteggiarsi e finalmente è scoppiata la passione. “Forse quello di cui avevano bisogno era solo un po’ di privacy”, scrive la Cnn. Sicuramente, aggiungiamo noi.

La stagione degli amori, per questi animali, si presenta, solitamente, tra marzo e maggio “Ying Ying ha iniziato a passare più tempo a giocare nell’acqua mentre Le Le marcava il territorio e ricercava l’odore della femmina”, ha aggiunto Michael Boos, direttore esecutivo del parco.

Giant pandas Ying Ying and Le Le succeeded in a natural mating, @Ocean_Park has announced. "We hope to bear wonderful pregnancy news to Hong Kongers this year and make further contributions to the conservation of this vulnerable species," the park's Michael Boos said. pic.twitter.com/yJCpCdVHeK

— Hong Kong Free Press (@HongKongFP) April 6, 2020 Hong Kong Free Press

Alla fine l’accoppiamento è avvenuto, ma soltanto a giugno si potrà capire se Ying Ying è rimasta incinta. Si tratta, in ogni caso, di una bellissima notizia in quanto questa specie è molto vulnerabile e, secondo le stime dell’Ocean Park, nel mondo sono rimasti soltanto 1800 esemplari che vivono in libertà.

La specie rimane, tuttavia, a rischio estinzione. Il motivo è sempre lo stesso: l’azione dell’uomo, che si appropria di spazi che non gli appartengono: il disboscamento e la conseguente distruzione degli habitat naturali, che rappresentano la fonte di sostentamento primaria per molte specie, fanno sì che moltoi animali muoiano di fame poiché vengono a mancare le fonti di nutrimento principali; nel caso dei panda, per esempio, risulta sempre più difficile trovare i germogli di bambù.

Bisogna riformulare il nostro modo di proteggere gli animali?

Quest’evento ci fa comprendere quanto la presenza umana sia invadente. Quando l’emergenza coronavirus sarà terminata, riaprimemo gli zoo come mera attrazione turistica e fonte di denaro o li trasformeremo in luoghi in cui si preparano gli animali a ritornare nel loro habitat naturale?

Avvenimenti come questo mettono in evidenza che gli zoo sono dei posti, per così dire, “fuori luogo” e tenere gli animali in cattività risulta contro producente anche per la conservazione della specie, oltre che per i maltrattamenti fisici e psicologici a cui sono costrette queste vittime innocenti.

Nonostante il Covid-19 sia un virus che sta infettando le vene del mondo, la natura si sta riprendendo i suoi spazi, ritornando a seguire il proprio ciclo, spontaneamente, senza bisogno di interventi artificiali.

Leggi anche:
Covid19, la Cina vieta il commercio di animali selvatici e fa la storia
Los Angeles vieta gli animali selvatici ai party dei vip

Covid-19, in calo il numero di nuovi malati. Rezza: “Si inizia a vedere la discesa”

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 12:26

Stiamo facendo bene, o almeno questo sembrerebbe stando ai dati registrati negli ultimi giorni. Ma questo non significa che possiamo rilassarci e tornare alla normalità. Tutt’altro: le cene con gli amici, i pic nic all’aperto, andare al parco giochi con i bambini rimarranno un sogno ancora per un bel pezzo.

E per tirare un respiro di sollievo è troppo presto: sebbene ieri sia stato registrato un sensibile calo di nuovi malati di coronavirus registrati (un incremento di 880 nuovi casi rispetto a lunedì, vale a dire meno della metà dell’aumento registrato tra domenica e lunedì, quando erano stati 1.941) è presto per cantare vittoria e farlo sarebbe controproducente, perché potrebbe distrarci dal continuare sulla strada, faticosa ma necessaria, del distanziamento fisico.

Curva dei nuovi casi in discesa

Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, commentando il calo registrato dei nuovi casi di coronavirus ha affermato “Finalmente sembra che si inizi a vedere una diminuzione dei nuovi casi. Nella curva epidemica, dopo una fase di plateau, sembra esserci una discesa, la curva tende a flettere in basso. Ma aspettiamo domani o dopodomani prima di tirare un sospiro di sollievo”. 

Leggi anche:
Covid-19: In diminuzione ricoveri e terapie intensive

No a date su “riapertura” Paese

Le cose sembrerebbe stiano dunque lentamente migliorando, ma gli esperti spiegano che dobbiamo continuare sulla strada intrapresa senza abbassare la guardia. Lo ha spiegato in modo chiaro e con poche parole all’Ansa Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova: “Non bisognerebbe dare date sulla riapertura del Paese e sul momento in cui sarà possibile uscire di casa – ha affermato lo studioso – perché la ripartenza dovrebbe avviarsi solo nel momento in cui avremo una condizione di rischio accettabile, altrimenti la ripresa dell’epidemia è pressoché certa”. 

Speranza: non abbassiamo la guardia

Il ministro della Salute Roberto Speranza a “Di Martedì” su La7 ha spiegato che l’indice di contagio è passato da 3 o 4 a meno di 1: “In questo momento l’indice di contagio R con zero è leggermente sotto 1 ed è un risultato straordinario se pensiamo che fino a qualche settimana fa eravamo a 3 o 4, ovvero un soggetto positivo infettava fino a 3-4 persone”, ha detto il ministro della Salute. Ma non dobbiamo abbassare la guardia, ha precisato Speranza: “Stiamo lavorando al domani ma anche nella fase 2. Dovremo convivere col virus, perché il virus non scomparirà“.

Leggi anche:
Covid-19, i genitori chiedono un’ora d’aria per i bambini. Ma gli esperti si dividono

Foto di Michal Jarmoluk

Un altro ponte crollato

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 12:23

Una “NeverEnding Story”, un racconto che dura da anni e di cui, a quanto pare, non si riesce a vedere la parola fine.

Succede ad Aulla, in provincia di Massa Carrara, alle 10.22: il ponte sul fiume Magra, tra Albiano e Caprigliola si è accartocciato su se stesso, ed è crollato.

In quel momento, si legge sulle pagine de “Il Tirreno“, transitavano solo due furgoni, uno dei conducenti è ricoverato, non grave, all’ospedale di Cinasello, l’altro è riuscito a uscire dal crollo con le proprie gambe. Le immagini che girano in rete valgono più di mille parole.

25 Aprile, lontani ma vicini grazie a un grande evento online

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 11:45

Un gruppo di oltre 1.000 intellettuali italiani, tra cui Jacopo Fo, direttore creativo di People For Planet, ha lanciato una raccolta fondi a favore della Caritas Italiana e della Croce Rossa Italiana in occasione dell’Anniversario della Liberazione.

L’iniziativa prevede anche una grande piazza virtuale per celebrare tutti insieme la giornata. L’appuntamento è per le 14,30 del 25 aprile per un evento online che si aprirà con l’Inno di Mameli e si chiuderà con Bella Ciao: l’evento sarà visibile a tutti in streaming sul sito 25aprile2020.it. e sarà trasmesso anche su People For Planet.

La raccolta fondi avviene attraverso la piattaforma di Gofundme

Di seguito il testo dell’appello

Appello

Il 25 aprile rinasce la libertà: è il Natale della nostra democrazia. Ogni anno ci si ritrova per festeggiare la liberazione dal nazifascismo e riflettere sui valori della Carta Costituzionale. Ci si stringe intorno al tricolore per sentirsi una comunità civile e per riaffermare che quelle pagine nefaste della nostra storia non si ripeteranno mai. Quest’anno, nel settantacinquesimo anniversario della Liberazione, abbiamo bisogno più che mai di celebrare la nostra libertà. In un momento in cui siamo costretti all’isolamento per combattere un nemico invisibile, in cui la distanza sociale ci rende un po’ più soli, possiamo e dobbiamo stringerci e sostenerci. Vogliamo riconoscerci gli uni negli altri, tornare a guardare al futuro con speranza e coraggio, e soprattutto ricordarci che una volta passata questa tempesta saremo chiamati a ricostruire un mondo più giusto, più equo, più sostenibile. Mai come in questa occasione ci è chiaro che occorre porre fine a tutte le guerre fratricide per unirci tutti nell’unica lotta contro i tre nemici comuni: il virus, il riscaldamento del pianeta e le disuguaglianze socio-economiche.

Per questo lanciamo una grande convocazione a cittadine e cittadini per ritrovarci insieme a festeggiare il 25 aprile. La nostra piazza sarà virtuale ma ugualmente gremita e animata, il palcoscenico saranno le nostre case piene di calore, i nostri computer e i nostri smartphone faranno il resto. Uniamoci per metterci alle spalle questa crisi e disegnare un domani luminoso e promettente. Chiediamo a tutte e tutti di aderire e di esserci fin da ora, e di coinvolgere più persone possibile. Ogni partecipante è invitato a fare una libera donazione non inferiore a due euro per sostenere le associazioni del terzo settore che si occupano di assistere le persone senza fissa dimora e di gestire le mense dei poveri. Insieme possiamo fare tanto, e testimoniare che nessuna crisi può arrestare la generosità. Sarà un 25 aprile di liberazione, forse il più grande dal dopoguerra. Stringiamoci intorno alle nostre comunità locali per ridare forza alla comunità nazionale e a quella planetaria.

Rimanete connessi, sarà una grande festa che riusciremo a passare insieme!

Non rispondete all’SMS dell’INPS

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 11:06

Chi dal 1 aprile ha fatto domanda per il bonus di 600 euro all’INPS si è trovato nel mezzo di un caos incredibile, tra presunti attacchi hacker, schede di altri utenti e orari di presentazione, riuscire a mandare la domanda richiedeva se non altro una grande pazienza e soprattutto lasciava il dubbio se la richiesta fosse andata a buon fine.

Ed ecco che qualcuno ha approfittato del caos. Se ricevete un sms che vi invita e cliccare su un link così da poter scaricare un’app per aggiornare la domanda al bonus NON cliccate. Si tratta di un malware che entra nel cellulare e vi ruba i dati sensibili.

Lo afferma l’Inps ricordando che le comunicazioni dell’Ente non includono MAI un collegamento a un sito o un’app da scaricare.

Leggi anche:
Inps, cassa integrazione e misure Coronavirus. UE: da modello Svezia ai nudi della Francia
Germania: vi sveliamo le bufale sui facili sussidi e sui debiti di guerra
Chi salva i freelance?

Iorestoacasa, sono passati più di 28 giorni: state tutti bene?

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 07:00
flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_411"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/411/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/411/output/Giornate-in-casa-settimana-3.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/411/Giornate-in-casa-settimana-3.mp4' } ] } })

Mandaci o taggaci un video a redazione@peopleforplanet.it o via WhatsApp al numero 3914799964. Lo inseriremo nella prossima puntata di “Un giorno nella vita degli italiani”.

Qui la prima parte Qui la seconda parte

Notte di Superluna | Codogno: nata la figlia del paziente 1 | A rischio 260 mila anziani | Virus e animali

People For Planet - Mer, 04/08/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Stato di New York supera l’Italia: 138mila casi. Francia, 10mila morti. In Spagna quasi 14mila. Uk, Johnson in Rianimazione: ‘Respira da solo’;

Corriere della Sera: La Svezia si prepara al lockdown: il premier chiede poteri eccezionali;

Il Giornale: La “lunga notte” dell’Europa: l’ombra del Mes cala sull’Italia;

Leggo: Coronavirus, quando ripartiremo? «Il 4 maggio la data cruciale». Ecco cosa potrebbe accadere FOTO Meteo, beffa Pasqua e Pasquetta;

Il Messaggero: Fase 2 in due step: dal 14 imprese aperte, poi i cittadini No a scaglionamenti per regioni;

Repubblica: Il 25 aprile 2020 #iorestolibero: per la Liberazione evento in streaming e raccolta fondi per Croce Rossa e Caritas;

Il Sole 24 Ore: Quella catena di morti nelle case di riposo: 260 mila anziani a rischio virus. La mappa regionale;

Il Mattino: È nata Giulia, figlia paziente 1 di Codogno;

Il Manifesto: Pandemia e animali, i focolai degli allevamenti industriali;

Tgcom24: Ecco la Superluna, è la più grande e brillante del 2020: entra e guarda le immagini più belle.

Che fine ha fatto Greta Thunberg?

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 17:39

…hanno soltanto virtualizzato la loro protesta.

Molti di voi si saranno chiesti che fine abbia fatto la giovane attivista svedese Greta Thunberg, che sembra essere stata eclissata dall’attenzione mediatica rivolta al Coronavirus.

Greta non è affatto scomparsa e, dopo una breve assenza dovuta a un’influenza i cui sintomi sembravano molto simili a quelli del Covid-19, l’attivista ambientale, ritornata in piena salute, ha impugnato di nuovo il suo scettro di paladina del clima.

Sui suoi canali social, la 17enne svedese continua a essere la portavoce del movimento dei Fridays For Future che da ben 85 settimane, ogni venerdì, porta avanti una protesta per chiedere un cambiamento immediato in materia di politiche ambientali a livello globale.

Neanche ora che le scuole sono chiuse e mezzo mondo è in quarantena, il movimento intende arrestarsi ed è per questo motivo che i Fridays For Future hanno reso la loro lotta virtuale. Ognuno può partecipare al #DigitalStrike pubblicando una foto di un cartellone sui social utilizzando l’hashtag #ClimateStrikeOnline.

La crisi che sta attraversando il mondo non oscurerà di certo la crisi climatica in atto da tempo ma è proprio in momenti come questi che bisogna acquisire la consapevolezza che il cambiamento è necessario e che bisogna assolutamente ripensare al nostro modo di stare sul Pianeta Terra.

Così piccola da smuovere le coscienze

Nonostante la sua giovane età, Greta è un personaggio molto influente in tutto il mondo. Per questo motivo a dicembre 2019 TIME l’ha nominata Persona dell’anno e il magazine Rolling Stone l’ha messa in copertina del numero speciale che la rivista dedica alla crisi climatica, con un’illustrazione di Shepard Faireym, in arte Obey.

Stephen Rodrick è il giornalista che l’ha intervistata definendola “l’adolescente con una volontà di ferro che dice la verità”, mettendo in evidenza anche il suo lato fragile, di cui la stessa Thunberg ammette l’esistenza: “Sono molto piccola e molto emotiva e questi attributi non vengono spesso associati all’essere considerata una persona forte. Tuttavia penso che la debolezza, in qualche modo, sia necessaria, poiché non dobbiamo alzare per forza la voce, non dobbiamo per forza impossessarci degli spazi altrui né guadagnare più soldi di tutti.. dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri”.

Greta può essere considerata un simbolo, non solo nella lotta ai cambiamenti climatici, ma anche nella diffusione di concetti universali come la solidarietà, la responsabilità nei confronti dell’altro e del mondo e la cooperazione per favorire il bene comune, al fine di costruire un futuro migliore.

Grazie Greta, piccola piccola eppure così grande da smuovere le coscienze del mondo intero e diventare il punto di riferimento di milioni di giovani ambientalisti a livello globale.

Fonte immagine: Il Mattino

Leggi anche:
Jakarta affonda, sarà spostata. Si teme per la foresta pluviale
I 10 migliori film sull’ambiente e la sostenibilità

A Napoli arrivano tra gli applausi dei cittadini i Tir con i moduli per il Covid Center

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 17:33

A Napoli sono arrivati i moduli prefabbricati per il Covid Center che a regime offrirà 72 nuovi posti di terapia intensiva alla periferia della città, nei pressi dell’Ospedale del Mare. I moduli sono passati in città tra gli applausi dei cittadini affacciati ai balconi, trasportati da una colonna di 57 tir partiti da Padova. Sono stati acquistati dalla regione Campania 2 settimane fa.

Covid-19, i medici “Troppo tardi ora per le mascherine”

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 16:30

I medici che combattono il coronavirus in Italia hanno paura e si domandano chi sarà il prossimo a morire di coronavirus, o covid-19. Scrive il Mirror: “Da febbraio 80 medici e 21 infermieri hanno perso la vita in Italia dopo aver contratto il coronavirus. Due infermiere si sono tolte la vita”.

Un medico bresciano su Mirror

Il personale medico in Italia fatica a continuare, spiega il giornale britannico, che riporta l’intervista di Sky News al professor Francesco Castelli, direttore dell’Unità Malattie Infettive agli Ospedali Civili di Brescia, in Lombardia, e che ha descritto l’impatto psicologico del suo lavoro.

Meno personale, meno pazienti curati

“Ci chiediamo: chi sarà il prossimo?, ha detto Castelli, e questo ovviamente è psicologicamente impegnativo perché, oltreché colleghi, siamo anche amici”. Il sindaco di Brescia, dove 300 tra medici e infermieri si sono già infettati in ospedale, ha chiesto un supporto, dato che molti letti in terapia intensiva ora rimangono vuoti a causa della mancanza di personale in grado di prendersi cura dei pazienti.

In Lombardia una carenza più grave

Tutta la Lombardia soffre la cronica mancanza di sistemi di protezione individuale: mascherine, camici e occhiali. Al contrario, altre regioni quali ad esempio l’Emilia Romagna non lamentano tali mancanze, ed hanno, guarda caso, visto per primi un calo nei contagi, sia nel personale medico che nella popolazione.

“Ormai è tardi”

La situazione sta migliorando? “Sì, ma ormai è tardi – mi risponde Luigi Toma, infettivologo a Milano. Sì, finalmente qualche protezione è arrivata, ma direi che visti i numeri dei contagi tra personale sanitario siamo ben oltre il troppo tardi. Tra l’altro mascherine e camici non sono ancora arrivati a tutti: molti medici di base o di medicina generale ancora lavorano con le mascherine contate”.

Leggi anche:
Covid-19: rallenta a Parma, “Qui mascherine e hotel per i medici”
Covid-19, positiva una tigre

Germania: vi sveliamo le bufale sui facili sussidi e sui debiti di guerra

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 15:00

Oltre ai lutti, l’emergenza Covid-19 sta provocando gravi effetti economici. Da qualche giorno circolano fake news e propagande sul debito di guerra della Germania, che suonano più o meno così:

Mentre l’Italia ha bisogno di aiuti finanziari, la Germania, che non ha ancora pagato per i crimini di guerra tedeschi, regala 5mila euro sui conti bancari dei suoi cittadini colpiti dall’emergenza Covid-19.

Ma è davvero così? Facciamo una verifica.

“Non è tutto oro ciò che luccica, ma nemmeno fango”: la testimonianza di Anna

La burocrazia amica, quella che racconta la comunità locale di artisti e freelance e che – nonostante qualche difficoltà iniziale – fa arrivare sul c/c degli interessati denaro sonante in pochissimi giorni”. Titolava così Repubblica, sei giorni fa, facendo un impietoso confronto con l’Inps durante le 48 ore di blackout, perché a noi italiani un po’ piace fare la parte degli ultimi della classe.

Nata e cresciuta in provincia di Venezia, da nove anni Anna vive in Germania dove lavora come educatrice, sia in veste di libera professionista, sia come dipendente parastatale. Le abbiamo chiesto se anche a lei fossero piovuti soldi, e, indovinate? No.

Veniamo ora a un’altra storia, meno recente ma ancora attuale: quella sui crimini nazisti e sui debiti che Berlino deve a molte famiglie italiane.

I crimini di guerra nazisti: un debito da saldare

In un convegno tenutosi in Senato il 7 marzo 2019, si è spiegato che i debiti per i crimini di guerra tedeschi non sono mai stati pagati. Al convegno hanno partecipato Liliana Segre, il presidente emerito della Corte costituzionale Giuseppe Tesauro, il presidente di sezione della Cassazione Domenico Gallo, il professor Tullio Scovazzi dell’Università Milano-Bicocca e il magistrato Luca Baiada. 

Promotrice del convegno, è stata la Fondazione per la critica sociale, un “laboratorio autonomo di ricerca teorica e storica intorno ai temi dell’attualità di una prospettiva socialista nel mondo contemporaneo” che dal 2014 si occupa di divulgazioni, pubblicazioni, seminari e, appunto, convegni. 

Il video del convegno è questo: 

Con una nota ufficiale, ieri, 6 aprile 2020, la Fondazione per la critica sociale, ha scritto che: 

“Il debito tedesco per i crimini in Italia (decine di migliaia di morti nelle stragi, deportazione di 650.000 militari, deportazione e lavoro forzato di civili) non è stato mai estinto né condonato. I commenti secondo cui le norme e i patti internazionali sarebbero definitivamente favorevoli alla Germania, e i crediti ormai sarebbero inesigibili, sono fake news. Con i patti postbellici fu concessa a Berlino una moratoria, non ci fu una rinuncia, e dopo la riunificazione tedesca quel beneficio non è più valido. La Germania è ancora debitrice (…) Non c’è stata giustizia penale su questi crimini, i tedeschi colpevoli non sono mai stati consegnati all’Italia; ma i risarcimenti restano dovuti. L’esistenza e la realizzabilità dei crediti è stata ribadita in Cassazione, ultimamente nel 2019. C’è una decisione della Corte internazionale di giustizia del 2012 favorevole alla Germania, ma è stata superata dalla Corte costituzionale nel 2014, e comunque anche la Corte dell’Aia ha riconosciuto il debito tedesco e ha suggerito nuove trattative”. 

Dunque, sì, molte famiglie colpite dai crimini fra il 1943 e il 1945 sono in credito con la Germania, ma no, ciò “non può essere confuso con la questione delle aperture finanziarie in favore dell’Italia, che riguardano il sostegno sociale nell’emergenza e il futuro dell’Unione europea. Le autorità devono attivarsi per i diritti dei cittadini e per un’Europa fondata sulla giustizia, l’antifascismo e la solidarietà”.

È il caso di dirlo, anche se l’erba del vicino sembra sempre più verde, sempre erba rimane, e le recinzioni ai giardini, forse, in momenti di emergenza, è bene toglierle, per fare spazio a una Unione Europea degna di questo nome.

Totò e Peppino scrivono alla Merkel

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 14:00

Dalla pagina Facebook Doppiaggio a Livello un simpatico video che speriamo arrivi in Germania! Come si legge dagli autori: “Ci siamo permessi di scomodare Totò e Peppino, ridoppiando la Scena comica per eccellenza.
P.S. In realtà sono loro che ce lo hanno chiesto in sogno…
Sta di fatto che questa è la loro lettera aperta alla cancelliera Angela Merkel. Speriamo che le arrivi!”

Testo di Ciro Fiengo, Francesco Pasquariello e Paco Rapillo

Leggi anche:
I tedeschi cantano “Bella Ciao” per gli italiani
Coronavirus, rettore di Perugia : “Quando finirà vi voglio tutti ubriachi a pomiciare sui prati”

La Federazione dei medici lombarda: Disastro Lombardia

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 12:53

La Federazione dei Medici della Lombardia, in una lettera firmata da tutti i componenti eletti nelle varie province, ha inviato una comunicazione alla Regione in cui segnala gli errori commessi dalle autorità regionali e indica una serie di accorgimenti per moderare gli effetti della pandemia. Di seguito riportiamo il testo della lettera

Assenza di strategie nella gestione del territorio

La Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia, riunita in data 05/04/2020, ha preso in esame la situazione relativa all’epidemia da COVID19 in corso.
Non è questo il momento dell’analisi delle responsabilità, ma la presa d’atto degli errori occorsi nella prima fase dell’epidemia può risultare utile alle autorità competenti per un aggiustamento dell’impostazione strategica, essenziale per affrontare le prossime e impegnative fasi.
Ricordiamo in generale come, a fronte di un ottimo intervento sul potenziamento delle terapie intensive e semi intensive, per altro in larga misura reso possibile dall’impegno e dal sacrificio dei medici e degli altri professionisti sanitari, sia risultata evidente l’assenza di strategie relative alla gestione del territorio. Ricordiamo, a titolo di esempio non esaustivo:

Mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia

La mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia, legata all’esecuzione di tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale. I dati sono sempre stati presentati come “numero degli infetti” e come “numero dei deceduti” e la mortalità calcolata è quella relativa ai pazienti ricoverati, mentre il mondo si chiede le ragioni dell’alta mortalità registrata in Italia, senza rendersi conto che si tratta solo dell’errata impostazione della raccolta dati, che sottostima enormemente il numero dei malati e discretamente il numero dei deceduti.

Mancata chiusura delle aree a rischio

L’incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio. (E qui il riferimento è evidentemente alla mancata chiusura come zona rossa da parte della regione dell’area di Alzano Lombardo, a differenza di quanto hanno fatto altre regioni, come ad esempio la regione Emilia per il paese di Medicina, senza aspettare la decisione del governo nazionale. N.d.R.)

La tragedia dei centri anziani

La gestione confusa della realtà delle RSA e dei centri diurni per anziani, che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane (nella sola provincia di Bergamo 600 morti su 6000 ospiti in un mese

Mancata fornitura di protezioni ai medici

La mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio (MMG, PLS, CA e medici delle RSA) e al restante personale sanitario. Questo ha determinato la morte di numerosi colleghi, la malattia di numerosissimi di essi e la probabile e involontaria diffusione del contagio, specie nelle prime fasi dell’epidemia.

Pochi tamponi e test

La pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica (isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, ecc…)  La mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari del territorio e in alcune realtà delle strutture ospedaliere pubbliche e private, con ulteriore rischio di diffusione del contagio.

Pazienti non ricoverati

Il mancato governo del territorio ha determinato la saturazione dei posti letto ospedalieri con la necessità di trattenere sul territorio pazienti che, in altre circostanze, avrebbero dovuto essere messi in sicurezza mediante ricovero.

Situazione disastrosa in Lombardia

La situazione disastrosa in cui si è venuta a trovare la nostra Regione, anche rispetto a realtà regionali viciniori, può essere in larga parte attribuita all’interpretazione della situazione solo nel senso di un’emergenza intensivologica, quando in realtà si trattava di un’emergenza di sanità pubblica.

Sanità pubblica depotenziata in Lombardia

La sanità pubblica e la medicina territoriale sono state da molti anni trascurate e depotenziate nella nostra Regione.

Le proposte dei medici per limitare i danni

La situazione al momento risulta difficile da recuperare, ma si vogliono riportare di seguito alcune indicazioni, che potrebbero, se attuate, contribuire alla limitazione dei danni, specie nel momento di una ripresa graduale delle attività, prevedibile nel medio-lungo termine.

Per quanto riguarda gli operatori sanitari la proposta è di sottoporre tutti a test rapido immunologico, una volta ufficialmente validato, e, in caso di riscontro di presenza anticorpale (IgG e/o IgM), sottoporre il soggetto a tampone diagnostico. In caso di positività in assenza di sintomi potrebbe essere da valutare la possibilità, in casi estremi con l’attribuzione di specifiche responsabilità e procedure, di un’attività solo in ambiente COVID, sempre con protezioni individuali adeguate. Il test immunologico andrebbe ripetuto con periodicità da definire negli operatori sanitari risultati negativi.

Per quanto riguarda le attività non sanitarie sembra raccomandabile un’estesa effettuazione di test rapidi immunologici per discriminare i soggetti che non hanno avuto contatto con il virus, soggetti che si possono riavviare al lavoro. Per i soggetti nei quali si rileva la presenza di immunoglobuline (IgG o IgM) sembra indicata l’esecuzione del tampone diagnostico. In tal senso si raccomanda di potenziare al massimo tale attività diagnostica e di procedere prima ad indagare i soggetti che risultano urgente riammettere al lavoro, in quanto addetti ad attività ritenute di prioritario interesse, in funzione della disponibilità di tamponi.

La ripresa del lavoro dovrebbe essere subordinata all’effettuazione del test immunologico rapido di screening, non risultando in letteratura alcun termine temporale valido per la quarantena post malattia, anche se decorsa in forma paucisintomatica.

È evidente come tale procedura comporti un rilevante impiego di risorse, soprattutto umane, ed è altresì evidente come la stessa, al momento, sia l’unica atta a consentire la ripresa dell’attività lavorativa in relativa sicurezza.
A tale scopo Regione Lombardia dovrà mettere in campo tutte le risorse umane ed economiche disponibili.
Naturalmente quanto sopra dovrà essere accompagnato dall’uso costante, per tutta la popolazione e in particolare nei luoghi di lavoro, di idonei comportamenti e protezioni.

Una ripresa graduale, senza imprudenze

La ripresa potrà quindi essere solo graduale, prudente e con tempi dettati dalla necessità di mettere in campo le risorse sopracitate. È superfluo segnalare come qualsiasi imprudenza potrebbe determinare un disastro di proporzioni difficili da immaginare e come le misure di isolamento sociale siano da potenziare e applicare con assoluto rigore.

Da ultimo, la FROMCeO lombarda ha preso in considerazione la questione, sollevata da molti colleghi, della mancanza di protocolli di terapia sul territorio. Il problema è stato in gran parte determinato anche dalla esigenza di trattare a domicilio pazienti che ordinariamente sarebbero stati inviati in ospedale, ma che non hanno potuto essere accolti per saturazione dei posti letto. FROMCeO raccomanda ai colleghi di non affidarsi a protocolli estemporanei non validati e ad attenersi alle indicazioni di AIFA e di Regione, utilizzando la massima cautela.

Nell’esprimere le considerazioni di cui sopra, FROMCeO ritiene di svolgere le proprie funzioni di organo sussidiario dello Stato ed esprime disponibilità ad un confronto costante con le Istituzioni preposte alla gestione dell’emergenza. Spiace rimarcare come tale collaborazione, più volte offerta, non sia ad oggi stata presa in considerazione.

Funny applications

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 11:00

Per i bambini, si sa, andare a mangiare fuori è sempre una festa. Ma anche andare sulle giostre non è male. I ricercatori Eni sono riusciti a mettere insieme questi due divertimenti, grazie alla tecnologia che trasforma l’olio di cottura usato in carburante.

Funny Applications

Funny Applications: una serie di video dove i bambini sono protagonisti di invenzioni che utilizzano le tecnologie disponibili, dal solare al riciclo. Qui uno dei video, gli altri sono disponibili qui > Funny Applications video

Leggi anche: Il fotovoltaico a film sottile: sarà la tecnologia del futuro?

Dona il suo salvadanaio all’ospedale per ringraziare medici e infermieri

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 10:58

La notizia è riportata dal Tgcom24: Matilde, una bambina di 9 anni di Terni ha regalato il suo salvadanaio con i soldi regalati negli anni dai parenti all’Ospedale della sua città come contributo a chi sta combattendo contro il coronavirus. Sul barattolo ha scritto: “Grazie per quello che fate”.

Doris, un’amica sarta che sta cucendo da settimane mascherine che distribuisce ovunque stamattina nella sua pagina Facebook ha scritto: “Bussa alla porta del laboratorio ed entra con qualcosa in mano: «Doris, di te mi fido, gestiscili come va fatto al meglio» e mi consegna una busta con 500 euro!
Ecco!
Ecco perché vale la pena di darsi da fare.
Ecco perché proseguo anche se sono sfinita.
Ecco perché non bisogna mollare!
Ci sono persone come lui: non è ricco, non ‘gliene avanza’, è uno di noi, un volontario di Croce Rossa, un pensionato, una persona comunissima, che mi consegna quelli che potrebbero essere i suoi risparmi di qualche mese e mi dice di farne quello che ritengo opportuno, perché adesso ne hanno più bisogno altri e io so come fare a farglieli avere.”

E a raccontare le centinaia di iniziative da parte di associazioni non si finisce più: una per tutte, in provincia di Modena, a Ravarino, Alwahda, l’associazione di cultura e religione islamica ha donato 1.100 euro alla Protezione Civile.

Ecco, solo tre esempi dei tanti, per fortuna, di persone che non pensano che lo Stato sia una “mucca da mungere”.

E poi ci sono i grandi Brand che si stanno attrezzando per rispondere alle richieste di camici e mascherine – e probabilmente anche per impiegare i propri dipendenti in un momento in cui i negozi sono chiusi – dopo Armani anche Prada ha deciso di riconvertire lo stabilimento di Montone, in provincia di Perugia, dove lavorano circa 200 operai alla produzione di 110mila mascherine per il personale medico della Toscana.

Un balletto?

E siccome non si vive di sole mascherine, a Bari i volontari della Croce Rossa ballano per i bimbi ricoverati in ospedale sulle note di Baby Shark.

Volete unirvi a loro?

Leggi anche:
Bonus 600 euro, un appello: “Io non ne ho bisogno, ne ha bisogno l’Italia”
Perché non cambiare nome a un po’ di piazze? Al posto dei generali mettiamo i medici che lottano contro il…
“In Italia tornare al lavoro potrebbe dipendere dall’avere gli anticorpi giusti”

Foto di Steve Buissinne da Pixabay