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EcoFuturo 2019, quarto giorno

People For Planet - Ven, 06/28/2019 - 15:14

Sessione del mattino (Dal dual fuel all’elettrico, l’energia duale)

"DAL DUAL FUEL ALL’ELETTRICO – L’ENERGIA DUALE".Le rottamazioni precoci sono un crimine climatico: come riconvertire ad elettrico o dual-fuel i vecchi motori circolanti (auto, camion, navi).

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Venerdì 28 giugno 2019

Sessione del pomeriggio (Risparmiare il mondo)

Ecco la sessione pomeridiana di Ecofuturo Festival da Padova: "RISPARMIARE IL MONDO"Lo spreco energetico vale oltre un quarto del PIL italiano, le risorse finanziarie di questo spreco vanno alle major fossili mondiali e distrugge il clima. Recuperare questa ricchezza, risparmiando il mondo ci promette un futuro di prosperità modera la sessione Maurizio Fauri (Ecofuturo / UniTN)La gestione integrata dei rifiuti – Francesco Girardi (ASA Tivoli)I sistemi di compostaggio a biocelle – Giulio Ferrari (GFambiente)“Coibentare 10 milioni di abitazioni”: una proposta di legge – Emilio MolinariIl polistirolo riciclato per l’edilizia – Mirko Gaggelli (Espansi Tecnici)“Sigilla il tubo” – Fabrizio Piomboni (PEF)Samuele Trento – Autore del libro sulle pompe di caloreGiuseppe De Natale (INGV-Osservatorio Vesuviano)I teleriscaldamenti geotermici – Alessandro Murratzu (Idrogeo)I nuovi contratti di Rendimento Energetico – Stefano Maestrelli (ASL Toscana Nord Ovest)La proposta di legge sul Reddito Energetico – Antonio Salvatore Trevisi (Cons. Reg. Puglia M5S)

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Venerdì 28 giugno 2019

Lo sterminio dietro l’abitudine

People For Planet - Ven, 06/28/2019 - 15:00

Il motivo per cui ciascuno di noi – bianchi, europei, che hanno il privilegio di avere gli stermini del ventesimo secolo alle spalle – dovrebbe andare a visitare almeno una volta un campo di concentramento nazi-fascista, o uno dei luoghi che ospitavano i gulag comunisti di epoca sovietica, è per ammirarne le dimensioni. Erano intere città, vaste e fortificate, sorgevano su colline o su larghe pianure come castelli d’altri tempi contornati di capitelli, con un certo stile, mentre all’interno si trituravano silenziosamente persone. A instillare terrore nelle nostre teste tranquille, sedate da decenni privi di guerre nel nostro continente, devono essere le estensioni di queste costruzioni, la loro razionalità e la loro efficienza, che ci costringano finalmente ad abbracciare la verità che anche da lontano condividiamo con i nostri antenati di ogni epoca, ovvero che gli orrori si sono assemblati in passato pietra dopo pietra, nel tempo, adiacenti alle nostre case, con una progressione costante che ha permesso a ciascuno di vivere lo scempio come un’abitudine.

Decenni di film sulla Seconda Guerra Mondiale ci hanno convinti che i regimi oppressivi del passato, che hanno incendiato le strade d’Europa, furono capolavori di geni del male, resi possibili da generazioni di nostri progenitori particolarmente stupidi, inetti o disattenti. La visione di questi campi di sterminio, invece, riporta il discorso sui fatti, che non riescono a mentire: l’orrore ha proliferato quando, consentendo alla mediocrità di assurgere al potere, lo si è reso cronaca, poiché alla comodità della normalità nessun uomo, ovunque nella storia, è riuscito mai ad opporre facilmente il proprio diniego.

Mentre affrontiamo le nostre scialbe routine, aumentando artatamente e costantemente la dimensione reale dei nostri problemi inventandoci vittime di eterne ed impalpabili crisi, milioni di extracomunitari ci passano accanto, lavoratori senza uno straccio di documento. Sono manodopera che non ha diritto neanche ad un ospedale perché priva di un visto o di una assicurazione che copra le spese. Ragazzi e ragazze neanche ventenni tornano a casa in Bielorussia, in Ucraina o in Moldavia, decine di ore di autobus, per farsi curare una appendicite, solo per poter mantenere un impiego al di fuori di ogni regola, assecondando la ridicola richiesta del nostro continente di difendere i confini, preservare le culture, conservare le radici – le ragioni ufficiali sono rimaste le medesime, esse non sono mutate dai tempi di Mauthausen o Kolyma.

Quando il sopruso è cronaca non contano più le dimensioni. I campi diventano allora mastodontiche cittadelle che si tramutano in opere invisibili agli uomini e alle donne. Si passa dunque il caso ai legali che infilandosi in ogni anfratto formale acquietino le nostre coscienze stabilendo – per legge, come fa la Corte Europea dei diritti dell’uomo  – che sostare per giorni in mezzo al mare non è poi così drammatico.

Questi barconi sono già finiti tra le cianfrusaglie dei banali argomenti utili a un breve scambio di parole. Come per i campi di concentramento, le dimensioni di questa macchina tritacarne è impressionante, pervasiva. Tra qualche decennio altri e nuovi visitatori dei lager dovranno far rotta a sud, triangolando sulle mappe del Mediterraneo. Cercheranno una spiegazione plausibile a questa decisione apparentemente lucida di disfarsi di corpi, di visi, di storie, ammassarli come mondezza. Anche loro si chiederanno come sia stato possibile che ciò avvenisse in un torpore etico così diffuso. Forse anche loro, peccando di presunzione o inesperienza, immagineranno che le generazioni precedenti fossero particolarmente vulnerabili o più ignoranti delle successive. Anche a loro verranno offerti film e documentari del passato, anche loro avranno le pellicole d’epoca per immaginare che tutto il male avvenuto era sospeso in un tempo diverso, strano.

L’incantesimo durerà sempre fino al giorno in cui si mette piede in un campo di concentramento vero. A Theresienstadt. O sulla Sea Watch 3. Dovunque piacerà loro.

In copertina: Pianta del complesso di Theresienstadt – Fonte Wikipedia

Rifiuti tecnologici, cresce il riciclo in Italia: cosa fare quando si butta via uno smartphone

People For Planet - Ven, 06/28/2019 - 12:15

Il report annuale del Consorzio Remedia: nel 2018 gestite in totale 310mila tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettroniche, il 34 per cento in più rispetto al 2017. Il direttore generale Bonato: «Ma per arrivare ai livelli europei serve cambiare la cultura delle persone»

RAEE, aumenta il riciclo in Italia

Cosa farsene di un Pc o uno smartphone mezzo rotto? Solo un terzo degli italiani sa la risposta. Così risulta a Remedia, uno dei Consorzi più attivi nello smaltimento e riciclo dei Raee, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Che hanno un forte impatto ambientale ed economico se non gestiti nel modo corretto. La situazione, però, migliora di anno in anno: la raccolta nel 2018 in Italia nel 2018 è stata pari a 310.610 tonnellate. di cui quasi 125 tonnellate sono state smaltite da Remedia, che si conferma leader del settore. Nel suo report annuale aggiunge di aver registrato un incremento del 36 per cento rispetto al 2017, segnale che qualcosa sta cambiando. «La sensibilità sta crescendo — ci spiega il Direttore Generale Danilo Bonato — e c’è quindi più propensione per gestire in modo differenziato questo tipo di rifiuti». Non abbastanza però. È un tema culturale che va cambiato». In Italia siamo al 40% circa di tasso di raccolta di Raee. Ancora lontani dall’obiettivo del 65% imposto dall’Ue. Cosa fare, dunque, quando ci si ritrova in casa un elettrodomestico rotto, uno smartphone danneggiato, un Pc da buttare?

I contenitori nei punti vendita

Seguiamo dunque il percorso corretto che uno smartphone rotto dovrebbe fare per essere smaltito e per entrare nell’economia circolare che permette il riciclo dei suoi componenti. Il primo gesto è recarsi presso un punto vendita della distribuzione di prodotti elettronici. In ognuno di questi negozi è presente un contenitore per la raccolta di RAEE. Il servizio è oggi obbligatorio e per il consumatore molto semplice da utilizzare. Non c’è bisogno di firmare nessun modulo, né di fornire nessun dato. Esistono due tipologie di contenitori: 1contro1 (ovvero quelli che, alla riconsegna, permettono di avere uno sconto sull’acquisto di un nuovo dispositivo) e 1contro0 (semplicemente si inserisce il prodotto da buttare senza nessun vincolo). «A noi risulta che solo un terzo degli italiani sa dell’esistenza di questi contenitori — aggiunge Bonato — Un terzo è poco, tenendo conto che un nucleo domestico di ¾ componenti compra almeno 20 apparecchi elettronici in un anno. E sono sempre più in crescita. Dovrebbero essere informati che la riconsegna è per il benessere di tutti».

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Rallentare la Sla con la stimolazione magnetica

People For Planet - Ven, 06/28/2019 - 10:38

RALLENTARE la progressione della Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) con l’ elettroceutica, una tecnica di stimolazione magnetica cerebrale non invasiva, fatta direttamente a casa anziché in ospedale. E’ il progetto pilota sviluppato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e l’Istituto Auxologico Italiano IRCCS di Milano, grazie al sostegno della “Fondazione ‘Nicola Irti’ per le opere di carità e di cultura”, presentato oggi a Roma.

Una patologia in cerca di cure

La Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) è una patologia neurodegenerativa a progressione rapida e una prognosi infausta che coinvolge il primo e il secondo neurone di moto. Attualmente non esistono terapie in grado di modificare in modo significativo il decorso di malattia, ma a partire dal 2004, una serie di studi preliminari condotti da Vincenzo Di Lazzaro, direttore dell’unità operativa complessa di Neurologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, suggerisce che è possibile rallentare significativamente la progressione della Sla utilizzando tecniche di stimolazione magnetica cerebrale non invasiva.

Una cura a domicilio

La sperimentazione è innovativa anche perché l’applicazione della stimolazione elettroceutica non viene fatta in ospedale ma al domicilio del paziente, per valutare l’efficacia di una stimolazione ripetuta e protratta. “Oggi – spiega Vincenzo Di Lazzaro – abbiamo finalmente a disposizione una metodica di stimolazione che i pazienti possono utilizzare facilmente a casa loro tutti i giorni. La nostra speranza è che una stimolazione cerebrale transcranica prolungata possa avere una maggiore efficacia nel ridurre la progressione della Sla. Infatti, da molti anni abbiamo dimostrato che la stimolazione magnetica effettuata per brevi cicli sembra determinare una lieve riduzione della velocità di progressione della malattia. Con questa nuova sperimentazione faremo per la prima volta il salto da una forma di stimolazione episodica in ospedale ad una stimolazione protratta e prolungata che i pazienti potranno gestire autonomamente venendo in ospedale solo per i periodici controlli”, conclude Di Lazzaro.

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Foto di Zoran Stupar da Pixabay

Ponte Morandi: diretta della demolizione e storia del crollo

People For Planet - Ven, 06/28/2019 - 10:06
Demolizione Ponte Morandi, il giorno dell’esplosione: diretta video
Local Team

Dalla stampa nazionale:

Con un sordo boato, la dinamite e il plastico collocati su piloni e stralli delle pile 10 e 11 dell’ex viadotto Morandi hanno fatto collassare la struttura. Forte emozione da parte del sindaco Marco Bucci che con il governatore Giovanni Toti e i ministri dell’Interno Matteo Salvini, dello sviluppo economico Luigi Di Maio e della Difesa Elisabetta Trenta ha assistito all’implosione controllata.
Le operazioni di ‘implosione controllatà, guidata dall’esperto esplosivista Danilo Coppe sono avvenute nel rispetto dei modi e dei tempi annunciati. A 11 mesi dalla tragedia che ha sconvolto Genova, nella zona est del cantiere lungo il Polcevera può definitivamente partire la ricostruzione. (Fonte: ILMESSAGGERO)

  • VECCHIO PONTE MORANDI, NON CI MANCHERAI TU MA IL SIMBOLO DI UN CORAGGIO CHE L’ITALIA HA PERSO . Genova. Ognuno ha la propria storia legata al ponte Morandi. Come per le torri gemelle o per Notre Dame, per i mondiali del 1982 o per il capodanno del 2000. Ognuno – nel momento della condivisione – sente la necessità di raccontare il filo che unisce la “cosa” pubblica alla propria esistenza.

Per chi vi sta scrivendo, il Morandi, era un varco tra la periferia e la città, era la “A” di Parigi – come la chiamavamo da piccoli io e mio fratello – era la scaramanzia che imponeva di non parlare mentre ci passavi sotto: “se no ti interrogano”. Era un mostro immobile e tutto sommato buono da guardare con riverenza, le poche volte che per un ingorgo, una nevicata o chissà perché, ti trovavi a percorrere via Fillak a piedi e non su un autobus. Era sempre piena di foglie secche e cartacce. Mai stata un grande boulevard, via Walter Fillak. […]Fa effetto pensare che un qualcosa di così discusso, amato e odiato, ma soprattutto utilizzato scompaia. Eppure il punto è proprio questo: non ci dovrebbe fare effetto che un ponte costruito negli anni Sessanta e considerato fragile persino dal suo stesso padre, Morandi, venga ricostruito.

[…] Riccardo Morandi invece, insieme a Pier Luigi Nervi tra gli ingegneri-architetti più importanti del Novecento italiano, osò fare della sostanza, forma. Osò sperimentare nuovi materiali (già negli anni Trenta fra i primi a usare il cemento armato e poi il cemento armato precompresso). Un pioniere, insomma. […]Quello che ci mancherà sarà il senso di “visione”, l’audacia, che il ponte Morandi rappresentava. L’orgoglio di un Paese che ci credeva a tal punto da esagerare, come forse si è fatto nella progettazione del viadotto Polcevera. Ma che ci credeva. Continua a leggere (Fonte: GENOVA24.IT Di Giulia Mietta)

  • PONTE MORANDI, ITALIA: DI FRONTE AL DISASTRO. Il crollo di Ponte Morandi pone questioni che non si possono più rinviare.
  1. In Italia negli ultimi 5 anni sono crollati 6 ponti. Non si può parlare di caso o di fatalità. 2014: Saxa Rubra e Ponte Lungo a Ceto; 2015 Palermo-Agrigento; 2016 Annone Brianza; 2017 Fossano; e ora, 2018, Genova.
  2. Ci sono ponti che sono stati costruiti negli anni ’60, come Ponte Morandi, per condizioni di traffico radicalmente diverse da quelle attuali ma anche ponti crollati (è il caso di quello sulla Palermo-Agrigento) meno di una settimana dopo l’inaugurazione. Quindi si intrecciano due questioni: riprogrammare la rete viaria alla luce delle nuove esigenze; controllare che le cose siano fatte bene.
  3. La rete viaria italiana è in sofferenza (ciascuno di noi lo vede) per l’enorme flusso di trasporto su gomma delle merci. Bisogna adottare misure per ridurre questo flusso, attraverso sistemi di trasporto alternativi, altrimenti ogni adeguamento della rete viaria rischierà di diventare rapidamente obsoleto. Continua a leggere(Fonte: PEOPLEFOTPLANET di Bruno Patierno)

PONTE MORANDI, TONINELLI: “IN PIEDI NEL 2020”/ Toti: “A Genova ci si muove”. (…) La ricostruzione era già iniziata ma questo è un tassello importante per il futuro della città. Il prossimo aprile vorremo vedere le auto sul ponte. Questo gesto fa sì che la morte di 43 persone non sia stata vana. Avevamo promesso che Genova sarebbe tornata normale, vivibile e con un un nuovo ponte in un tempo ragionevole e l’abbiamo mantenuta», spiega il Governatore della Regione Liguria Giovanni Toti

Per il sindaco di Genova Marco Bucci, quello di oggi è un buon giorno: «anche se sono oltre 3 mesi che stiamo lavorando alle fondazioni, oggi c’è un segnale preciso e visibile per tutta la città di Genova che dimostra che stiamo lavorando tutti insieme». Per Toti invece la colata di calcestruzzo che anticipa l’esplosione del moncone est sono un segnale di riscossa anche politica e amministrativa della città, «la dimostrazione che quando c’è la volontà si può fare ogni cosa con qualità e competenza»; dello stesso avviso il Ministro Toninelli che con la stampa riunita davanti alla prima “posatura” del nuovo ponte ha spiegato «migliore reazione che le istituzioni a tutti i livelli potevano dare: oggi ci lasciamo alle spalle uno dei peggiori fallimenti della nostra storia. Per l’incuria con cui è stata gestita questa infrastruttura, il governo non farà sconti. Ad aprile 2020 vedremo il ponte, e sarà un simbolo di rinascita». Continua a leggere (Fonte: ILSUSSIDIARIO Di Niccolò Magnani)

Immagine copertina: La REPUBBLICA

Malaysia, scuole chiuse per inquinamento

People For Planet - Ven, 06/28/2019 - 08:00

Oltre 400 scuole nel sud della Malaysia sono state temporaneamente chiuse per “inquinamento chimico” che ha causato sintomi come problemi respiratori e vomito a numerosi studenti.

Lo ha deciso oggi il governo di Kuala Lumpur, senza specificare la causa e i responsabili.  Il provvedimento, che durerà tre giorni, si è reso necessario per la seconda volta dopo che tre mesi fa una situazione simile si era verificato nello stesso stato di Johor, vicino a Singapore. A marzo, nella zona erano stati riversati rifiuti chimici illegali in un fiume, causando problemi di salute a oltre cinquemila persone. Le autorità avevano assicurato che il problema era stato risolto. [Fonte: Malaysia, scuole chiuse per inquinamento – ANSA.IT]

Biologico e Biodinamico non sono sinonimi di “medioevo”

People For Planet - Ven, 06/28/2019 - 07:20

È più diffusa di quanto si pensi l’opinione che l’agricoltura biologica e quella biodinamica siano  pratiche che non fanno uso di tecnologia, un po’ arretrate tecnologicamente e distanti da un’agricoltura produttiva.

Ma non è così, le tecniche più moderne dell’agricoltura di precisione che prevedono anche l’impiego di droni, ma non solo, sono utilizzate sempre più diffusamente in agricoltura biologica e biodinamica perché ritenute davvero utili anche con questi metodi.

Vediamo anzitutto di capire quali siano le differenze di base tra biologico e biodinamico: il disciplinare biodinamico risulta più rigoroso rispetto a quello biologico poichè il numero di sostanze ammesse nel primo è inferiore a quello previsto nell’altro. Inoltre, il biodinamico prevede ulteriori limitazioni per diverse pratiche tra le quali la sterilizzazione e solarizzazione dei suoli e i diserbi che non siano meccanici: sono bandite pratiche come il pirodiserbo (la disinfestazione mediante il fuoco), la vaporizzazione e l’uso di sostanze erbicide anche naturali.

È inoltre vietato l’impiego di rame per quasi tutte le colture: viene ammesso in deroga solo in viticoltura e frutticoltura, ma in quantità ridotta del 50% rispetto al valore massimo consentito nei disciplinari europei del biologico.

Ma nonostante ciò le aziende che applicano il metodo biodinamico, già nel 2017, in Italia, non sono pochissime: sono circa 4.500, mentre quelle che seguono fedelmente gli standard e hanno acquisito il marchio Demeter sono 419 (48 imprese di distribuzione, 64 di trasformazione e 307 aziende agricole). La superficie complessiva è di quasi 10 mila ettari (9.640) mentre la superficie media aziendale è di 34 ettari.

Non è un mercato grande, indubbiamente le tecniche e la certificazione Demeter sono molto selettive, ma c’è da notare che esiste una differenza significativa tra i risultati dei fatturati medi per ettaro tra tre metodi agricoli, quello convenzionale, quello biologico e quello biodinamico: infatti il fatturato medio per ettaro di un’azienda biodinamica certificata Demeter è pari a 13.309 euro, valore di gran lunga superiore sia a quello di un’azienda biologica, 2.441 euro, che a quello di un’azienda convenzionale, 3.207 euro.

Un risultato che non stupisce più di tanto gli addetti del settore perchè imputabile alla maggiore specializzazione delle aziende biodinamiche in comparti agricoli ad alto valore aggiunto, quali viticoltura, frutticoltura e orticoltura.

Tra queste aziende, biologiche, biodinamiche e altamente avanzate per le tecnologie che utilizzano, c’è il Podere Forte, situato nel cuore della Valdorcia, nel sud della provincia di Siena, e nato nel 1997 da un imprenditore, Pasquale Forte, che ha prestato fin dall’inizio dell’attività molta attenzione al rispetto per la terra, per gli ecosistemi naturali, per chi vi lavora ed anche alle tecnologie da applicare come supporto.

L’azienda si estende su un terreno collinare di circa 200 ettari, di cui 22 destinati a vigneto, 18 a oliveto, 100 a seminativo e 60 a bosco ed è gestita seguendo il metodo biodinamico con 30 dipendenti che durante la stagione estiva diventano 60. La conversione al biodinamico, con il supporto operativo della sezione toscana dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, inizia nel 2007 e si conclude con la certificazione Demeter nel 2011. Tutti i prodotti dell’azienda sono certificati biologico e biodinamico (Demeter): si praticano con rigore tutte le lavorazioni prescritte dai protocolli dell’agricoltura biodinamica, dai cumuli ai sovesci, dalle rotazioni ai trattamenti con i preparati 500 e 501.

La biodinamica è stata scelta come metodo agricolo nel Podere Forte perché il suo approccio porta a guardare il mondo come un sistema complesso in cui l’uomo fa parte con un compito specifico, quello di non utilizzare e sfruttare per il suo vantaggio, ma lavorare in modo da apportare miglioramenti al sistema stesso. 

È proprio qui che si trova il nesso, il legame e la spinta forte che l’innovazione tecnologica può  dare a questo tipo di agricoltura, e anche al biologico: migliorie per aumentare prodotti di qualità e produzioni amiche dell’ambiente. Non ci sono limiti alle innovazioni che si possono apportare, la tecnologia è un supporto importantissimo per i metodi biologici e biodinamici: perchè è una reale agricoltura di precisione quella che osserva e analizza ogni singolo evento che coinvolge i campi.

«Quando grandina si feriscono gli acini e quindi spruzziamo a secco, talvolta anche manualmente, farina di zeolite che funge da cicatrizzante – spiega in un’intervista Forte – Se è piovuto e la pianta ha ricevuto troppa acqua utilizziamo la valeriana, come calmante del vigore. Bisogna sapere quando e come intervenire. Abbiamo utilizzato un piccolo aereo per fotografare i nostri terreni creando delle mappe di vigore utili a comprendere se ci sono degli stati di stress e da cosa dipendono: grazie a queste mappe abbiamo capito come intervenire per esempio su un filare che entrava in competizione con gli apparati radicali di due alberi posti a monte. È bastato inserire una barriera che deviasse le radici degli alberi, per tornare a vedere prosperare il vitigno».

E la tecnologia viene in aiuto anche per evitare i dannosi effetti dovuti al compattamento del suolo tutelandone l’humus: alcuni interventi come i trattamenti anticrittogamici di rame e zolfo sui vigneti, vengono fatti utilizzando droni, in modo anche da ridurre le quantità impiegate e mirare gli interventi solo dove necessario.

Oltre al vino, 60mila bottiglie vendute per il 60% in Europa, Sud est asiatico, Usa e Canada e all’olio (circa 10mila bottiglie all’anno), l’azienda produce anche miele di trifoglio alessandrino (recentemente classificato al 1° posto del Concorso Nazionale “Roberto Franci 2018” di Montalcino), pasta dai grani antichi (Senatore Cappelli, Timilia e Russello), carne chianina Dop, grazie a 12 fattrici allevate in azienda e carne di cinta senese, razza suina pregiata allevata allo stato brado.

Al Podere Forte c’è  un giardino botanico di piante officinali con una ricca collezione di varietà di salvia ed un grande orto che produce gli ortaggi utilizzati nell’Osteria Perillà di Rocca d’Orcia, un borgo prossimo al Podere che rischiava di rimanere disabitato, ma che Pasquale Forte ha voluto recuperare in un progetto di animazione territoriale più ampio, con, oltre al ristorante, un albergo diffuso, ormai prossimo all’apertura.

Altre fonti:
https://terraevita.edagricole.it/biologico/biodinamica-arretrata-arrivano-droni-e-agricoltura-di-precisione/
https://terraevita.edagricole.it/biologico/aziende-biodinamiche-fra-le-piu-virtuose-nel-bioreport-2017-2018/
https://demeter.it/chi-siamo/
http://www.podereforte.it/

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Onu: rischiamo un apartheid climatico

People For Planet - Gio, 06/27/2019 - 19:00

Il pianeta rischia un “apartheid climatico”, in cui i ricchi hanno i mezzi per sfuggire alla fame “mentre il resto del mondo è lasciato a soffrire“. E’ l’allarme di Philip Alston, relatore speciale dell’Onu sull’estrema povertà. Il funzionario ha presentato ieri un rapporto al Consiglio dei diritti umani dell’Onu, di cui danno notizia oggi Bbc e Guardian. L’esperto ha criticato le misure adottate dagli organismi delle Nazioni Unite come “palesemente inadeguate” e che non salveranno la Terra dal “disastro imminente”. Continua a leggere [Fonte: ANSA.IT]

Salento, fenicotteri all’alba: tutte le tonalità dell’eleganza Galleria fotografica

People For Planet - Gio, 06/27/2019 - 17:00

I fenicotteri rosa fanno oramai parte del paesaggio della Salina dei Monaci di Torre Colimena, zona protetta nell’ultimo lembo della provincia di Taranto. Se ne contano a decine stanziare per mesi a pochi passi dal mare.

E dalla luce dell’alba a quella del tramonto, Carlo Bizzini, insegnante modenese in pensione e fotografo naturalista per passione, li immortala con i suoi scatti, che raccontano poesia e bellezza di questo spettacolo della natura. Guarda la gallery completa [Fonte: BARI.REPUBBLICA.IT di Gino Martina]

Malattie rare: è online la mappa dei centri specializzati

People For Planet - Gio, 06/27/2019 - 15:00

Una mappa per la ricerca dei centri specializzati per la cura delle malattie rare, patologie la cui prevalenza non supera i 5 casi su 10 mila individui: l’ha messa a punto www.doveecomemicuro.it, portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane che dal 2013 rappresenta un punto di riferimento per le persone per la scelta del centro in cui curarsi.

La nuova sezione del portale

La nuova sezione del portale è nata sulla spinta delle richieste arrivate dai cittadini: “Negli ultimi 6 anni, da quando è nato il portale, ne abbiamo raccolte centinaia. Perciò è stato creato un gruppo di lavoro per cercare di tradurre, in linea con la tradizione del portale, concetti complessi in un linguaggio di facile comprensione – spiega Walter Ricciardi, professore ordinario di igiene e medicina preventiva all’Università Cattolica di Roma, presidente eletto della World Federation of Public Health Associations e coordinatore del comitato scientifico di Dove e Come Mi Curo -. All’elenco di malattie rare censite sono stati associati i rispettivi centri di riferimento con la specifica se, per una determinata patologia, trattano bambini, adulti o entrambi. Il tipo di assistenza, infatti, cambia a seconda che il paziente sia pediatrico o adulto”.

“Schedate” novemila malattie rare

Attualmente sono oltre 9 mila le malattie rare per cui è stata creata una scheda con diverse informazioni per orientare il paziente. I dati utilizzati per la realizzazione delle schede, continua Ricciardi, “provengono tutti da fonti assolutamente affidabili: l’Istituto Superiore di Sanità – Centro nazionale malattie rare, il ministero della Salute, Orpha.net, Orphadata, i portali delle strutture sanitarie, i siti web delle Reti Europee di Riferimento (ERN) e la Federazione Italiana Malattie Rare UNIAMO”.

L’importanza dei centri

Per i pazienti poter contare su un centro e non solo su un singolo medico può fare la differenza, spiega Annalisa Scopinaro, presidente della Federazione Italiana Malattie Rare UNIAMO, per diversi motivi: “Perché un centro consente di affrontare l’approccio alla malattia rara in una logica multidisciplinare. Perché rispetto al singolo medico offre maggiore garanzia di continuità assistenziale: se per qualsiasi ragione il punto di riferimento del singolo specialista dovesse venire meno, assicura il necessario passaggio di consegne. E infine perché il centro è anche portato a fare rete con i servizi presenti sul territorio, un aspetto fondamentale visto che la persona affetta da malattia rara ha bisogno di essere seguita, oltre che sul piano della salute, anche su quello socio-assistenziale e riabilitativo”. 

Come trovare la struttura di riferimento attraverso il portale

Per individuare il centro di riferimento attraverso il portale si deve digitare all’interno del “cerca” in homepage il nome di una malattia rara, ad esempio “Sindrome 3C”, oppure un suo sinonimo come “Displasia cranio-cerebello-cardiaca”. Nella pagina dei risultati compariranno le strutture in ordine alfabetico o di vicinanza (se l’utente attiva la geolocalizzazione).

Per filtrare ulteriormente i risultati è possibile spuntare la casella relativa alla certificazione Rete Europea di Riferimento (ERN) nella colonna a sinistra. Passando col cursore sul relativo simbolo ERN, situato sotto il nome di ciascun ospedale, compare una finestra pop-up in cui sono specificati gli ambiti per i quali quel centro rappresenta un punto di riferimento. Cliccando sul nome della struttura, invece, si apre la pagina ad essa dedicata.


Gli Stati Uniti in crociera inquinano i porti di tutto il mondo

People For Planet - Gio, 06/27/2019 - 12:15

314 le navi da crociera nel mondo. Fatturano miliardi ed inquinano i nostri porti. Pesanti gli impatti sulla salute

Alcuni anni fa, il governo di Madrid decise di lanciare una nuova campagna pubblicitaria per incentivare i turisti a visitare la Spagna. Stendendo loro un «tappeto blu», dallo slogan scelto dalle autorità iberiche. Seguito da un invito ancor più chiaro: «La visita della Spagna comincia dai suoi porti».

Da allora, in Spagna sono saliti a 28 gli scali abilitati per accogliere navi da crociera. A partire da quello di Barcellona, che soltanto nel 2017 ha accolto 2,7 milioni di turisti sbarcati dai mastodonti di Costa, MSC & co.. Si tratta del primo scalo europeo in termini di arrivi, seguito da Civitavecchia, Palma di Maiorca, Marsiglia e Venezia.

Un settore in continua crescita

La ragione della scelta di Madrid è legata certamente alla conformazione del territorio spagnolo. Ma non solo: quello delle crociere è un settore in gigantesca espansione. Che quasi non ha sentito la crisi. Una manna economica dunque, che però pone numerosi problemi sul piano ambientale.

Il valore del comparto delle navi da crociera è monitorato dalla Cruise Lines International Association (CLIA). Secondo la quale l’impatto economico diretto del settore è stato di 19,7 miliardi di euro nel 2017. Per il 2015 sono stati diffuse informazioni più dettagliate. Il valore, all’epoca, era stato di 16,9 miliardi di euro: comprendeva i 4,6 miliardi di euro provenienti dalla costruzione di nuove navi. Altri 6,9 miliardiarrivavano dall’organizzazione delle crociere (forniture, assicurazioni, promozione, vendite, carburante). Quindi 23,8 miliardi dalle spese di passeggeri e membri degli equipaggi a bordo e nei porti di scalo. E infine 1,55 miliardi dai salari e contributi pagati per i dipendenti naviganti e a terra delle compagnie. Questi ultimi sono circa 67mila in Europa: 5.500 impiegati nei servizi amministrativi e 61.500 a bordo delle navi. Ma salgono ad oltre 400mila considerano anche chi lavora indirettamente per il settore.

La CLIA indica poi in 41 miliardi di euro l’impatto comprensivo europeo dell’indotto (a livello globale è di oltre il triplo). Buona parte finisce nelle tasche di tre nazioni: Italia, Regno Unito e Germania. Si tratta, d’altra parte, di tre Paesi che toccano tutti i segmenti d’attività: dalle costruzioni navali alle forniture, dai servizi amministrativi all’accoglienza dei turisti. La cui provenienza è fortemente concentrata negli Stati Uniti.

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Milano Pride: il Festival Mix

People For Planet - Gio, 06/27/2019 - 12:00

“La prima volta fu rivolta”. Con questo motto si è aperta la Pride Week 2019, in programma a Milano dal 21 al 30 giugno e che culminerà nella parata del Milano Pride, sabato 29 giugno. Il motto di quest’anno commemora i 50 anni dai moti di Stonewall, quando, nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, gli avventori del bar Stonewall Inn di New York City si rivoltarono contro l’ennesima incursione della polizia nel locale, dando così inizio al movimento di liberazione della comunità LGBTI+.

Love Riot: il Festival Mix

Come è ormai tradizione, la Pride Week è stata aperta dal Festival Mix Milano, la più grande rassegna cinematografica LGBTI+ italiana, giunta alla sua 33a edizione e tenutasi dal 20 al 23 giugno presso il Piccolo Teatro. In linea con il tema del Milano Pride di quest’anno, anche il Festival Mix Milano ha eccezionalmente rinunciato al suo motto “More Love” e lo ha sostituito con “Love Riot”, in omaggio agli Stonewall riots, le rivolte di Stonewall.

Un festival al femminile

Tra i 60 film in concorso e i suoi ospiti speciali, il Festival Mix Milano ha visto le donne protagoniste di questa 33a edizione. Donne, d’altronde, furono le protagoniste dei moti di Stonewall – donne lesbiche e donne trans, come Stormé DeLarverie e Sylvia Rivera. Donne lesbiche sono le protagoniste di Carmen y Loladi Arantxa Echevarría, storia d’amore di due giovani gitane che si scontrano con una cultura tradizionalista e patriarcale alla periferia di Madrid: il film, prima di approdare al Festival Mix Milano, è stato presentato con successo al Festival di Cannes 2018 e arriverà nelle sale italiane il prossimo 27 giugno.

Fra le tante anteprime italiane di questa edizione del Festival Mix Milano c’è stato anche XY Chelsea di Tim Travers Hawkins, su Chelsea Manning, l’ex militare statunitense per sette anni incarcerata a causa del suo coinvolgimento in WikiLeaks e che, nata Bradley Edward, iniziò proprio in carcere il suo percorso di transizione al genere femminile.

Natalia Aspesi e Letizia Battaglia ospiti del festival

Non solo donne lesbiche e donne trans: il festival ha celebrato anche donne eterosessuali e cisgenere (vale a dire, non trans) forti, libere, che hanno pensato e vissuto con autonomia e indipendenza di giudizio. Donne come Natalia Aspesi, che a partire dagli anni Novanta, quando l’omosessualità era in gran parte ancora un tabù, nella sua rubrica Questioni di cuore su Il venerdì di Repubblica ha osato parlare di amori omosessuali. Per questo, nel corso della serata d’inaugurazione del Festival Mix Milano, Natalia Aspesi ha ricevuto da Ambra Angiolini il premio “More Love”.

(Video del premio a Natalia Aspesi)

Ospite, assieme a Nando dalla Chiesa, della seconda serata del Festival è stata Letizia Battaglia, che è stata presente alla proiezione di Shooting the Mafia di Kim Longinotto. Il documentario ripercorre gli amori e la carriera di Letizia Battaglia, prima fotogiornalista donna del quotidiano L’Ora di Palermo, oggi ottantaquattrenne: alternata al ricordo dei diversi uomini che nei vari decenni furono vicini alla fotografa, nella vita e nella professione, è la drammatica cronaca dei delitti di mafia, che Battaglia fece conoscere all’Italia e al mondo attraverso le sue fotografie.

Altri premi sono stati dati, nel corso del Festival, all’attrice Giuliana De Sio, che ha ricevuto il premio “Queen of Comedy”, e alla cantante Nina Zilli, incoronata “Queen of Music” nella serata conclusiva del Festival.

I vincitori

Protagonista del 33° Festival Mix Milano è stato anche il pubblico, che ha partecipato numeroso alle proiezioni e alle presentazioni dei libri (toccando il record di 12.000 spettatori) e ha ballato sulle note di artisti e dj sul sagrato del Teatro Strehler, trasformato per tre giorni in una discoteca all’aperto. Pubblico protagonista anche nelle votazioni, tramite l’applicazione del festival, attraverso la quale ha premiato il film Benjamin, del comico inglese Simon Amstell.

A tre giurie è spettato poi il compito di scegliere i film vincitori delle tre categorie in concorso. Vincitore della categoria “Cortometraggi” è risultato Projekt Baby di Johannes Pico Geertsen, mentre per la categoria “Documentari” la giuria ha premiato come miglior film Cassandro, the Exotico di Marie Losier, sul messicano Cassandro, wrestler e omosessuale, che per anni si è travestito da donna per combattere i pregiudizi della cultura machista della lucha libre. Il film ha anche vinto il premio di LaF, che lo trasmetterà sul suo canale. Per la categoria “Lungometraggi”, la giuria, presieduta da Michela Murgia, ha proclamato vincitore il film kenyota Rafiki di Wanuri Kahiu, che ha incontrato forte opposizione in patria, dove l’omosessualità è reato. Il film, una storia d’amore fra due donne, si è aggiudicato anche il premio Cultweek.

Menzione speciale, invece, per il lungometraggio Greta del brasiliano Armando Praça, che ha vinto anche il Premio Cielo Festival Mix, guadagnandosi così la trasmissione sul canale Cielo. Ambientato in Brasile, Greta tratta di persone sole ed emarginate: come Pedro, un anziano infermiere gay che inizia una relazione con il più giovane Jean, ricoverato in ospedale ma in stato di fermo per omicidio. Benché sia il progetto di anni di lavoro, il film è uscito adesso nel Brasile del presidente Bolsonaro, nel nuovo corso che ha invertito il percorso di libertà e uguaglianza della comunità LGBTI+.

Inversioni di rotta, episodi di intolleranza nella cronaca quotidiana, libertà messe in discussione, persone coraggiose che portano avanti le proprie idee e il proprio lavoro… i film del Festival fanno pensare che la rivolta, iniziata cinquant’anni fa, deve continuare.

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Entusiasmo, #MoreLove e #LoveRiot al 33° Festival MIX Milano di Cinema GayLesbico e Queer Culture!

Pubblicato da Festival MIX Milano su Lunedì 24 giugno 2019

Fonte Immagine: http://festivalmixmilano.com/festival/

Riso: quante varietà esistono

People For Planet - Gio, 06/27/2019 - 11:48

Le varietà del riso esistenti al mondo sono notevoli, basta pensare che ne sono registrate oltre 140.000, si avete letto bene, 140mila se poi pensiamo che solo il riso Basmati ne conta quasi 90 varietà ecco come si arriva a questo numero.

Le principali varietà di riso disponibili sul nostro mercato sono:

Arborio.

riso superfino con chicchi grandi quasi del tutto bianchi. Ottimo per gli arancini. Ma va benissimo anche per le minestre, o insalate fredde visto il caldo estivo in arrivo. Il tempo di cottura va dai 16 ai 18 minuti..

Baldo

Anche il baldo è un riso superfino. Il chicco ha una lunghezza di circa 7 millimetri, ideale per risotti minestre, torte salate, sformati e paella e ottimo per il riso alla cantonese.

Balilla

È il riso italiano per antonomasia, con chicchi, piccoli e rotondi, perfetti per quei piatti che necessitano una doppia cottura come timballi di verdure e supplì, in pasticceria è usato per budini e bavaresi.

Basmati

Con chicchi affusolati che si allungano in cottura. Ha un forte aroma di legno e sandalo. Questo tipo di riso di origine orientale ottimo per cotture alla creola, al vapore o per semplici lessature.

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Foto di Evita Ochel da Pixabay

Sea-Watch una storia assurda con cui un giorno faremo i conti

People For Planet - Gio, 06/27/2019 - 11:18

Dalla stampa nazionale:

  • SEA-WATCH 3 È DAVANTI AL PORTO DOPO AVER IGNORATO L’ALT DELLA FINANZA. ORA LA CAPITANA CAROLA RISCHIA 15 ANNI DI CARCERE. L’accusa è favoreggiamento immigrazione clandestina e rifiuto di obbedienza a nave da guerra. Salvini minaccia, “se continuerà il disinteresse della Ue”, di non identificare i migranti, “così saranno liberi di andare in giro per l’Europa”. E Palazzo Chigi annuncia di voler “verificare la condotta omissiva dell’Olanda”, paese di cui batte bandiera l’imbarcazione. […] Sono ore drammatiche nello specchio di mare antistante Lampedusa.  Una motovedetta della Guardia di finanza ha intimato l’alt alla Sea-Watch 3, entrata in acque italiane alle due meno dieci, ma la nave dopo quattordici giorni in mezzo al mare col suo carico di migranti disperati e stremati,  non si è fermata e ha continuato dritto. A tre miglia dal porto si è fermata e due motovedette della finanza e guardia costiera l’hanno avvicinata e gli ufficiali sono saliti a bordo chiedendo documenti.

E in serata interviene Palazzo Chigi: Prima del Consiglio dei Ministri, il Presidente del Consiglio Conte, il Ministro degli Interni e Vicepresidente Salvini e il Ministro degli Esteri Moavero Milanesi hanno avuto un confronto di aggiornamento sul caso Sea Watch 3 e alla fine hanno “concordato di proseguire nelle iniziative formali volte a verificare l’eventuale  condotta omissiva del governo Olandese”,  di cui l’imbarcazione carica di migranti batte bandiera. Continua a leggere [Fonte: REPUBBLICA di Alessandra Ziniti]

  • SEA WATCH, LA COMANDANTE UNA ‘SBRUFFONCELLA’? GLI ITALIANI NON LA PENSANO TUTTI COME SALVINI. Diritto e diritti. Sapete quanti secoli ci sono voluti per costruire una civiltà giuridica? E quanti ce ne sono voluti per scollare chi fa le leggi da chi le applica; per ottenere quell’impersonalità che consente ad uno Stato di diritto di funzionare? Tanti. E sapete quanto può volerci oggi per cancellare queste conquiste? Un tweet. O uno status su Facebook.

Matteo Salvini, un ministro eletto, non capo di una dinastia in una monarchia assoluta, definisce in una diretta streaming da un profilo personale su questioni istituzionali “sbruffoncella” la capitana di Sea Watch e sbrodola una sequenza di epiteti e di minacce, queste sì, da sbruffone: è arrivato forse il momento di preoccuparsi. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO di Massimiliano Sfregola)

  • CHI È LA CAPITANA DELLA SEA WATCH. Si chiama Carola Rackete, è tedesca, ha 31 anni e il diploma da ufficiale nautico da quando ne aveva 23. Dopo 15 giorni trascorsi al largo di Lampedusa per via del blocco imposto dal governo italiano, Carola Rackete, capitana della nave Sea Watch con a bordo 42 migranti, ha deciso ieri di entrare nelle acque territoriali italiane. Nella notte tra martedì e mercoledì ha oltrepassato il confine marittimo e adesso si trova poco fuori dal porto di Lampedusa, pronta ad attraccare e subire le conseguenze della sua decisione: il sequestro della nave e una multa che potrebbe arrivare fino a 50 mila euro.
SeaWatch

Rackete – che ha 31 anni ed è ufficiale di navigazione da quando ne aveva 23 – conosceva bene i rischi della sua decisione. Negli ultimi anni ha avuto sei esperienze diverse come ufficiale su altrettante imbarcazioni, due di queste al Polo Nord; ha fatto la guida turistica nel parco naturale dei vulcani in Kamchatka, nella Federazione Russa, e aiutato a curare uccelli e piccoli mammiferi per un’associazione francese. Dal 2016 è imbarcata sulla Sea Watch, dove ha guidato gommoni di soccorso e svolto l’incarico di coordinatore di missione prima di diventare capitana della nave: il primo incarico da comandante di una carriera cominciata molto presto (oggi però ricorda sempre che a bordo della Sea Watch ci sono anche altri membri dell’equipaggio, tra cui dieci donne). Continua a leggere (Fonte: ILPOST.IT)

  • SEA WATCH, VERRÀ UN GIORNO IN CUI QUESTA STORIA CI SEMBRERÀ DAVVERO ASSURDA. Verrà un giorno in cui la luce ritornerà a illuminare le nostre povere menti, il paesaggio attorno a noi diventerà finalmente leggibile e via via che le nebbie si scioglieranno, forse capiremmo in quale buio eravamo precipitati. Verrà un giorno in cui si racconterà una storia talmente assurda da risultare incredibile: quella di un paese ricco, di sessanta milioni di abitanti, dove ogni giorno si sprecano tonnellate di cibo, si consumano montagne di carburante in modo spesso inutile, dove si spendono milioni di euro per inviare immagini del proprio piatto pieno a qualche amico, che sta pranzando e che non riesce a dare un minimo di accoglienza a una quarantina di persone.

Verrà un giorno in cui dovremo abbassare lo sguardo, tutti, per avere tradito quegli ideali che avrebbero dovuto fare dell’Europa Unita una terra di solidarietà, democrazia, uguaglianza. Che una Corte a Strasburgo, lontana più di mille chilometri da Lampedusa,ha deciso che la situazione su quella nave non era grave, non abbastanza. Poi quei giudici saranno andati a cena, con le loro famiglie. Avevano fatto rispettare la legge. Tutto a posto. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO di Marco Aime)

EcoFuturo 2019: terzo giorno

People For Planet - Gio, 06/27/2019 - 11:08

Sessione del mattino (L’era del Biometano e la CO2 rinnovabile)

L’ERA DEL BIOMETANO E LA CO2 RINNOVABILE

Ecco la sessione in diretta streaming della terza giornata del festival di Ecofuturo da Padova, "L’ERA DEL BIOMETANO E LA CO2 RINNOVABILE" L’agricoltura bioenergetica per riconvertire i trasporti e produrre CO2 rinnovabile.

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Giovedì 27 giugno 2019

Il giro del lago in 250 giorni sulla eco-zattera

People For Planet - Gio, 06/27/2019 - 08:00

L’isola che non c’era è pronta a salpare verso nuovi lidi. Leco-zattera messa a punto dagli studenti del liceo Decio Celeri di Lovere, inaugurata ad ottobre dello scorso anno al Circolo nautico Bersaglio di Costa Volpino, è finalmente pronta ad attraversare il lago d’Iseo, toccando 16 paesi in poco più di 250 giorni. L’isolotto – che galleggia grazie ad uno «scafo» realizzato con 30 mila bottiglie di plastica riciclata, e che trasporta un impianto di fitodepurazione delle acque – partirà da Lovere il 28 settembre per chiudere il tour a Castro l’8 giugno del 2020.

L’idea è nata per caso durante un laboratorio creativo con Jacopo Fo alla Libera Università di Alcatraz, e si è trasformata in pochi giorni in un vero progetto, studiato nei minimi particolari.

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Per il caldo torrido i consumi energetici arriveranno a +58% nei prossimi 30 anni

People For Planet - Mer, 06/26/2019 - 21:15

Meglio abituarci, considerando che le ondate saranno sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale. Arriveremo ad avere 75 giorni in più di caldo. Per lavorare e contrastare la calura la domanda di energia crescerà, e con essa la bolletta energetica. Un nuovo studio traccia un quadro per nulla rassicurante.

È arrivata l’estate e con essa una nuova ondata di caldo estremo. Si prevedono massime fino a 40 gradi, e non solo al sud. Il caldo rovente rende difficile stare in coda alle poste, spostare scatoloni in un capannone industriale, o semplicemente stare seduti in ufficio. E prepariamoci, perché in un pianeta febbricitante per il clima che si sta scaldando il disagio crescerà. Con il disagio, che si traduce in un impatto sulla salute, aumenterà anche la richiesta di energia per rinfrescare i nostri spazi, dagli ambienti di lavoro ai servizi pubblici.

Secondo un nuovo studio presentato sulla rivista Nature Communications, nel caso di un riscaldamento importante del clima nei prossimi trent’anni la domanda di energia legata al clima aumenterà del 25-58% a seconda della regione del pianeta. Se invece ci assestassimo su un riscaldamento moderato, ovvero se attuassimo le politiche proposte per ridurre le emissioni come richiesto negli accordi di Parigi (2015), l’aumento della domanda di energià sarà più contenuto, intorno all’11-27%.

Si tratta di un aumento che si somma a quello già previsto per la crescita della popolazione e della economia. Secondo la ricerca, la prima a valutare la domanda energetica in funzione del cambiamento climatico a livello globale, il fabbisogno energetico aumenterà soprattutto nelle regioni tropicali e in quelle meridionali degli Stati Uniti, dell’Europa, e della Cina. I maggiori cambiamenti sono dovuti all’elettricità necessaria per il condizionamento dell’aria, soprattutto nell’industria e nei servizi pubblici.

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Immagine rogeriomda


Metalli pesanti e pesticidi nei pomodori: analizzate 12 marche, è “allarme rosso”

People For Planet - Mer, 06/26/2019 - 17:00

Un approfondimento dedicato al pomodoro: focus su 12 marchi, per verificare la presenza di metalli pesanti e pesticidi tramite test oggettivi e indipendenti

Ne consumiamo mediamente 9 chili ogni anno con picchi importanti nei 3 mesi estivi, che corrispondono anche al periodo di raccolta delle varietà più acquistate: è il pomodoro, uno degli ortaggi simbolo dell’identità culinaria del nostro Paese. Alcune tipologie e in particolare quelle da mensa, diverse dalle varietà destinate all’industria delle conserve e delle passate, vengono coltivate tutto l’anno anche all’interno delle serre in modo da garantire un prodotto da insalata in tutte le stagioni; si tratta generalmente di un prodotto da consumare rigorosamente fresco, buccia compresa, al quale si richiede il più alto grado di pulizia possibile“: lo spiega in una nota “Il Salvagente”, mensile da sempre attivo nella tutela dei consumatori, che ha deciso di dedicare il nuovo numero della rivista proprio all’ortaggio, portandone in laboratorio 12 tipologie di marchi differenti al fine di verificare la presenza di metalli pesanti e pesticidi tramite test oggettivi e indipendenti.

Le varietà finite sotto la lente di ingrandimento, si spiega, “sono i pomodorini a grappolo, ciliegino, Pachino e marzanino, tutti reperiti a Roma, e di origine italiana ad eccezione di 3 campioni che provengono dalla Spagna, acquistati presso Lidl, Eurospin ed Esselunga.
Contrariamente a quanto evidenziato dall’inchiesta di aprile sulle insalate in busta, ricche di cadmio con valori vicini alla soglia massima consentita, la situazione dei pomodori è decisamente migliore: il limite di legge è di 0,05 mg/kg, e solo due dei prodotti analizzati ne portano la traccia, seppure dieci volte al di sotto del limite.

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Qui in pochi nuotammo…

People For Planet - Mer, 06/26/2019 - 15:00

Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge. Che razza di esseri umani è questa? Quale patria così barbara permette simili usanze? Ci negano il rifugio sulla terraferma; ci dichiarano guerra; ci vietano di fermarci sulla terra più vicina. Se disprezzate il genere umano, dovreste temere almeno gli Dei che non dimenticano il bene e il male che fate!

Eneide, Virgilio.
Orazione di Enea alla Regina di Cartagine

Dedicato alla Sea Watch.

Immagine di copertina: Ivan Konstantinovič Ajvazovskij – La nona onda – 1850

Se ogni villetta avesse pannelli solari potremmo chiudere 10 centrali elettriche

People For Planet - Mer, 06/26/2019 - 12:25

Se tutte le villette degli italiani si dotassero di un pannello solare sul tetto, avremmo tanta energia da coprire fino al 13,5% dell’intero fabbisogno nazionale e potremmo chiudere 10 centrali elettriche che funzionano a carbone o a gas. Sono questi i risultati di un’analisi condotta dalla società Evolvere per conto di Panorama. I conti sono presto fatti: in Italia ci sono 8,9 milioni di abitazioni mono o bifamiliari che potrebbero ospitare pannelli fotovoltaici sul tetto e ipotizzando che ogni impianto eroghi, in condizioni ottimali, 4 kilowatt e che lavori per 1.200 ore all’anno, si arriva a una produzione di 43 milioni di megawattora, cioè 43 terawattora. Oggi una grande centrale termoelettrica produce 4 terawattora all’anno e quindi con i pannelli solari si coprirebbe l’equivalente di oltre 10 centrali elettriche tradizionali e il 65% del fabbisogno domestico di energia elettrica.

Un bel risultato, no? Che farebbe ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e consentirebbe di chiudere immediatamente le centrali a carbone. Peccato che le famiglie italiane non sembrino particolarmente interessate all’energia solare: poca informazione, troppa burocrazia, costi alti sono gli ostacoli, veri o presunti, che tengono lontani i possibili acquirenti di pannelli solari.

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Immagine PhotoMIX-Company