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Adozioni in Italia: ammesse per i single e non ci sono più limiti di età

People For Planet - Lun, 07/01/2019 - 17:15

Adozioni in Italia: vale la qualità della relazione non lo status dell’adottante. Con una sentenza la Cassazione rivoluziona le adozioni per chi vuole un figlio.

Anche ai single, alle coppie non sposate e a chi è in età avanzata, in futuro sarà concesso adottare. E anche persone diversamente abili. Lo stabilisce un’ordinanza, la n. 17100 pubblicata il 26 giugno 2019, della prima sezione della Corte di Cassazione, che rivoluziona la materia in Italia.

Al centro vi deve essere sempre l’interesse preminente del minore. Aspetto che nella scelta dei genitori adottivi resta il metro valutativo fondante per le autorità. Quindi nelle graduatorie, la coppia giovane composta da padre e madre sarà preferita alle altre. Ma da oggi, a meno che non intervengano altri provvedimenti le differenti condizioni non impediscono l’adozione che in questo caso viene configurata come “speciale” ma fattibile.

La vicenda nasce da un caso specifico, dove la Cassazione rigetta il ricorso dei genitori naturali di un bambino di 7 anni che avevano abbandonato il figlio poco dopo la nascita. Ne avevano così perso la responsabilità genitoriale. Il bimbo era affetto datetraparesi spastica. Una signora, single di 62 anni instaura un bel rapporto con il minore. Così le viene affidato. I genitori naturali però ci ripensano e chiedono la revoca dell’assegnazione del minore alla 62enne. Ma il 26 giugno scorso arriva il rigetto del ricorso di padre e madre a cura della Cassazione. 

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“Il Rosso e il Nero” dei tempi moderni

People For Planet - Lun, 07/01/2019 - 15:00

Se prendiamo in considerazione questa citazione dello storico Imperatore francese, potremmo immaginarci Mark Zuckerberg come un nouveau Julien Sorel, giovane e ambizioso protagonista de “Il rosso e il nero”, il romanzo di Stendhal.

Su cosa regge questo paragone? Sull’aforisma iniziale e sulla storia con finale capovolto.

Come all’epoca della Restaurazione, troviamo una società conservatrice (il mondo bancario) che muove una repressione dell’energia popolare appellandosi a obsolete attestazioni di tranquillità: “il sistema bancario è solido”, “il sistema bancario gode di ottima salute”.
Il numero 1 di Facebook, probabilmente fervente ammiratore di Napoleone, grazie a un atteggiamento audace soddisferà la sua sete di ascesa sociale, travolgendo i ciechi.

Ciò che mi preme non è informarvi che sta arrivando Lybra, ma evidenziare che è sconcertante l’ostentazione di fiducia delle banche sulle proprie sorti. Il tradizionale sistema bancario è morto, sarà trascinato via dai famelici mostri, e non sta facendo niente per sfuggire alla ghigliottina. Hanno già la testa poggiata.

A Mark non resta che lasciare i nemici crogiolarsi nei propri errori per capovolgere la trama di Stendhal.

Mi interesso ormai da tempo al fenomeno della Financial Technology, ovvero l’insieme delle tecnologie attraverso le quali si forniscono servizi e prodotti finanziari, e affermo da tempo che “le FinTech sono ciò che taglieranno la testa ai vecchi istituti di credito”. Il vecchio e conservatore mondo del credito, la mediazione degli istituti tradizionali, non esisterà più. Non è una previsione, solamente una disamina degli scenari. Npl, etica della governance, ricambio generazionale, inefficienza dei controlli. Per anni le attenzioni delle banche riguardanti il futuro si sono concentrate solo su questi aspetti, per risolvere la preoccupazione di mostrarsi forti e potenti. Continuano a farlo, ma se sei troppo impegnato a proteggere lo status quo, perdi di vista le prospettive, ciò a cui sei impreparato.

Da interessato lettore e osservatore mi chiedevo: hanno previsto la loro fine?

Alcuni studi di Moneyfarm del 2017 riportavano: la FinTech è temuta dall’83% dell’industria di servizi finanziari tradizionali ma nessuno fa nulla per reagire. La cecità e l’incapacità si è protratta. Nemmeno i migliori analisti riuscivano ad identificare i nuovi player in arrivo. Eppure, per non essere schiacciati dalle nuove tecnologie, dovevano anticiparle.

Ora soccomberanno a chi ha meditato le proprie mosse e ha in bagaglio una serie di attitudini sconosciute al mondo bancario.

Questo è il caso di Facebook, GoogleYahoo, ecc. Soprattutto del primo.

Facebook già nel 2017 acquistò una licenza bancaria in Irlanda per offrire prestiti personali ai propri utenti. Nessuno se li è filati, anzi si sono defilati. Nessuno ha pensato alle prospettive di affermazione nel settore bancario che si sarebbero profilate.

Facebook ha annunciato Lybra (o GlobalCoin), una nuova moneta digitale con la quale, dal 2020, sarà possibile fare acquisti sul web, sulla piattaforma o scambiarsi somme di denaro. L’idea è quella di permettere l’utilizzo di quest’ultima anche nel mondo fisico, con l’obiettivo di trasformare la nuova “moneta” in una forma di pagamento transnazionale. Era così prevedibile!

Stiamo parlando di una moneta virtuale, come quelle già esistenti ma diversa in un aspetto determinante per le reazioni emotive del cittadino comune. Lybra sarà infatti una stablecoin fiat collateralized: il suo valore sarà legato a quello di una o più valute (probabilmente il dollaro Usa o addirittura un paniere internazionale), così da evitare le fluttuazioni caratteristiche del cripto-mercato che tanto (e giustamente) spaventano il consumatore non esperto. Il punto di forza, insomma, sarà la stabilità, collegando la moneta a risorse misurabili ma mantenendo l’autonomia rispetto alle banche centrali.

Sta cambiando tutto, era nell’aria, nomi imponenti della finanza e dell’e-commerce lo hanno capito, le banche no. I primi nemici no. Il progetto di Mark Zuckerberg Sorel vede la partecipazione di VisaMastercard, Paypal, UberBooking, Stripe, Mercado Libre, Spotify, Vodafone, Iliad, eBay, Farfetch, Andreessen Horowitz e ancora Xapo e Coinbase. Potrei continuare ancora, sarebbero un centinaio: ognuno di loro investirà 10 milioni di dollari, così da far da garanzia alla moneta attraverso la Lybra Foundation, un consorzio che non dipenderà da nessuno ma sarà gestito da Facebook.

Capirete che il progetto è forte e per evitare qualsiasi tipo di falla il Ceo di Facebook ha radunato i migliori in circolazione. Ed Bowles, chief of publics affairs di Standard Chartered in Europa, seguirà da vicino le mosse della Comunità europea; Nick Clegg, ex vice primo ministro britannico, curerà gli affari globali e la comunicazione; David Marcus, prima numero uno di PayPal, guiderà il progetto insieme a Sunita Parasuraman, ex capo delle operazioni in tesoreria di Facebook.

Uomini ma anche relazioni. Negli scorsi mesi Zuckerberg ha tenuto riunioni con funzionari del tesoro americano, Western Union e Mark Carney, governatore americano della Banca d’Inghilterra. Cose in grande, perché Lybra integra una blockchain (una tecnologia che garantisce le transazioni sulla base di un meccanismo di consenso in rete) con un network di cui fa parte un quarto della popolazione mondiale, che potrà gestire i propri fondi e i microcrediti dal proprio telefono o tablet. Miliardi di account. La piattaforma gestirà il data patrimonio più grande al mondo. Potrà mettersi contro tutti senza farlo davvero, si prenderà tutto sottraendo più che combattendo.

Tutto ciò perché i nemici hanno sbagliato, hanno protratto gli errori e, completamente da soli, hanno abdicato il potere senza rendersene conti.
Le banche dopo essersi defilate (vedi Jean Pierre Mustier, capopopolo dell’uscita di Unicredit da Facebook e i servizi correlati) non potranno fare altro che associarsi per non soccombere.

I punti deboli al momento sono troppi:

1. Il primo è la qualità del management e la capacità di fare innovazione.

2. Il secondo è la velocità (o lentezza) di risposta della tecnologia, che influenza, anche psicologicamente, i rapporti di forza tra domanda e offerta di servizi finanziari.

3. Il terzo, grosso come un macigno, è la mancanza di fiducia che le banche hanno seminato nel corso degli ultimi anni nell’opinione pubblica e nel mercato in generale. I clienti, sempre più esigenti, sempre più smart, sono pronti ad affidarsi a nuovi player. Pensate a quanto le banche sono distanti. Scattano i minuti di recupero, si aggreghi chi può.

C’è una nuova rivoluzione in atto,  la storia si ripete ma è capovolta.

Le banche alla ghigliottina hanno scelto come ultime parole: “il sistema solido”. Ma sta per perdere la testa.

In cover: Stendhal ritratto da Södermark, 1840 – Fonte Wikipedia

Una libellula per Titano

People For Planet - Lun, 07/01/2019 - 13:47

Grazie a Dragonfly (libellula), gli scienziati potranno raccogliere e analizzare i dati relativi a questa singolare luna ricca di materiale organico, alla ricerca degli elementi costitutivi della vita. Grazie alla sua dotazione tecnologica, la sonda sarà in grado di spostarsi e di compiere sortite multiple per esaminare diverse zone della luna ghiacciata del gigante gassoso.

Dragonfly verrà lanciata nel 2026 e arriverà a destinazione nel 2034. Come detto, essa sarà in grado di spostarsi volando, per visitare dozzine di zone della superficie di Titano di spiccato interesse scientifico, alla ricerca delle evidenze dei processi chimici prebiotici che la luna saturnina potrebbe avere in comune con il pianeta Terra.

Questa sarà la prima volta in cui NASA farà volare un veicolo scientifico multirotore su di un altro mondo; infatti Dragonfly sarà dotata di otto rotori che la renderanno in sostanza un grosso drone capace di sfruttare la densità dell’atmosfera di Titano (quattro volte quella terrestre) per trasportare il suo intero payload scientifico in zone diverse della superficie del pianeta.

Titano viene considerato un pianeta analogo a quello che è stata la Terra primordiale e si ritiene quindi che esso sia in grado di fornire delle indicazioni su come possa essere nata la vita sul nostro pianeta. In poco più di due anni e mezzo di missione pianificata, Dragonfly esplorerà diverse tipologie di ambiente, passando dalle dune composte da sostanze organiche al fondale di un cratere da impatto, dove l’acqua liquida e le sostanze organiche dalle quali è nata la vita, un tempo sono coesistite per probabilmente qualche decina di migliaia di anni. Gli strumenti della sonda studieranno l’evoluzione della chimica prebiotica, esamineranno le caratteristiche dell’atmosfera e della superficie, e rileveranno la presenza degli oceani sotterranei e degli accumuli di sostanze liquide. Oltre a ciò, gli strumenti cercheranno evidenze di vita presente o passata.

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Foto di looser da Pixabay

Addio a Mordillo, il fumettista degli animali

People For Planet - Lun, 07/01/2019 - 12:15

Il celebre fumettista argentino Guillermo Mordillo Menèndez è morto all’età di 86 anni nella sua casa a Maiorca. A quanto riferisce l’Efe, l’umorista, pienamente attivo fino all’ultimo, è deceduto ieri sera in seguito ad un malore manifestatosi mentre cenava con la sua famiglia in un ristorante vicino nella città turistica di Palmanova.

Più conosciuto semplicemente come Mordillo, soprattutto negli anni settanta era tra i cartoonist più pubblicati nel mondo. I suoi disegni sono caratterizzati da colori vivaci e, soprattutto, da uno spiccato senso umoristico che restituisce ai suoi buffi e pacifici personaggi, che non si esprimono a parole ma solo attraverso i gesti. Ma sono soprattutto gli animali i suoi personaggi più conosciuti: in particolare le giraffe, le cui avventure sono state raccolte in diversi volumi.

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Immagine Southwest Puzzles

Cosa non puoi scrivere sulla bacheca di Salvini e perché

People For Planet - Lun, 07/01/2019 - 11:23
Fonte: FANPAGE

I posteri ci chiederanno come sia stato possibile che una persona come Matteo Salvini diventasse ministro degli Interni. E alla generazione del futuro dico: tutto questo è stato, in molti lo hanno voluto, ma qualcuno ha resistito”. Con queste parole Roberto Saviano chiude l’analisi della comunicazione “social” di Matteo Salvini, dopo aver passato in rassegna i più condivisi tweet e lanci Facebook del nuovo ministro dell’Interno.

Dalla stampa nazionale:

  • SALVINI BANNA SU FACEBOOK COMMENTI CHE CONTENGONO ’49 MILIONI’. MA IL TRUCCO C’È. Il riferimento è ai rimborsi intascati dalla Lega e spariti. Soldi su cui indaga la magistratura e di cui il partito avrebbe usufruito grazie a una truffa ai danni di Camera e Senato

Il test l’ha fatto anche Massimo Mantellini, esperto di tecnologia, la cultura digitale: “Ho voluto provare e in effetti è vero. Se commenti sulla bacheca di Matteo Salvini “49 milioni” il commento viene blacklistato. Il massimo tecnologico che possa organizzare la famosa bestia”. Il riferimento è ai 49 milioni dei rimborsi intascati dalla Lega Nord e spariti. Soldi su cui indaga la magistratura e di cui il partito avrebbe usufruito grazie a una truffa ai danni di Camera e Senato.

Fonte: Twitter Massimo Mantellini

Mantellini poi ha provato a veicolare lo stesso messaggio in modo alternativo, arrivando alla conclusione che, ad esempio, “48 + 1 milioni” invece funziona. Così come funziona scrivere “quarantanove milioni” e tutte le altre combinazioni numeriche. FOTO Continua a leggere (Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT)

  • ECCO QUANTO SPENDONO I LEADER POLITICI PER LA PROPAGANDA SU FACEBOOK: LA CLASSIFICA. Salvini Facebook – Facebook, Twitter e Instagram vengono utilizzati ormai da anni per fare propaganda elettorale e sono da tempo il perno centrale di ogni strategia di comunicazione politica che si rispetti.

I social, però, forse mai come in passato, sono stati indubbiamente i veri protagonisti della campagna elettorale per le elezioni europee dello scorso 26 maggio. Ma quanto spendono i politici su Facebook per sponsorizzare i propri post e diffondere i propri messaggi di propaganda elettorale? Dal 2019, grazie a Libreria inserzioni, uno strumento messo a disposizione da Facebook, è possibile rispondere puntualmente a questa domanda e analizzare compitamente le strategie social messe a punto dai vari partiti e candidati in corsa alle europee.

Re delle sponsorizzazioni politiche su Facebook è indubbiamente il leader della Lega Matteo Salvini: negli ultimi 30 giorni ha speso ben 124mila euro in post a pagamento. Stando alle informazioni messe a disposizione da Libreria inserzioni, la pagina del ministro dell’Interno è gestita da 33 persone che lavorano dall’Italia e ha speso in post sponsorizzati di vario genere 124mila euro in 30 giorni.

Dagli inviti a votare Lega alle europee del 26 maggio fino ai post sponsorizzati per diffondere notizie di cronaca nera che hanno come protagonisti immigrati di provenienza varia, la pagina di Salvini conta decine e decide di post a pagamento finanziati con cifre che vanno dai 100 ai 500 euro, fino a quelli sponsorizzati con somme che vanno dai 1.000 ai 5.000 euro, come ad esempio quello relativo all’immigrato di origine marocchina che ha dato fuoco a una sede della polizia a Mirandola. Continua a leggere(Fonte: TPI di Charlotte Matteini)

  • CHI È LUCA MORISI, SOCIAL GURU DI SALVINI C’è chi lo chiama ‘dottor Stranamore’. Chi, più semplicemente, ‘il domatore di consensi’. Una ne pensa e cento ne fa, Luca Morisi, 45 anni, mantovano e uomo ombra di Matteo Salvini. “Digital philosopher. Social-megafono, mi occupo quasi 24×7 della comunicazione per il Capitano. #goSalvinigo” scrive lui su Twitter, dove vanta 13mila follower. Numeri irrilevanti in confronto a quelli del ‘Comandante’, che in pochi mesi ha tagliato il traguardo di 3 milioni e mezzo solo su Facebook. Tutto merito, neanche a dirlo, di Morisi, spin doctor del ministro dell’Interno e guru 24h24 della propaganda social di Salvini.

Stratega, mattatore della comunicazione, è lui l’ideatore della ‘Bestia’, lo strumento in grado di analizzare l’orientamento della ‘pancia’ del web e monitorare il sentiment degli utenti. Uno strumento indispensabile per capire quali temi cavalcare nei post che seguiranno. Chi lo conosce lo descrive come un personaggio riservato, piuttosto defilato. Uno che alle luci della ribalta preferisce di gran lunga il cono d’ombra.

Classe 1973, imprenditore, per 10 anni insegna all’Università degli Studi di Verona ‘Siti Web di Filosofia’ e ‘Laboratorio di Informatica filosofica’. Esperto nella progettazione di database, web application e Intranet/Extranet, come scrive nel suo cv, Morisi ha realizzato diversi sistemi informativi in particolare nel campo sanitario e ha fatto parte dei consigli di amministrazione di società per azioni in diversi campi.

Laureato col massimo dei voti in Filosofia, esperto di comunicazione e di marketing politico sui social media, si deve a Morisi il successo di Salvini sui social. L’incontro con il leader del Carroccio risale al 2012 e avviene, neanche a dirlo, tramite Facebook. Continua a leggere (Fonte: ADNKRONOS Di Federica Mochi)

Colpo di calore: consigli utili per prevenire e intervenire

People For Planet - Lun, 07/01/2019 - 09:44

Il colpo di calore è la conseguenza più grave che può derivare dall’incremento anomalo della temperatura corporea interna oltre i 38-39° C. In questa condizione è fondamentale intervenire il prima possibile per bloccare ulteriori incrementi della temperatura che risulterebbero fatali.

Che cos’è il colpo di calore?
Il colpo di calore può colpire l’individuo di qualsiasi età, ma a correre più rischi sono gli anziani che hanno superato i 65 anni e i bambini piccoli. Intervenire per tempo è fondamentale per evitare gravi complicazioni a livello di organi come il cervello, il cuore, i reni e i muscoli.

Nei casi più gravi può portare al decesso. Una delle possibili complicazioni è, infatti, lo shock causato da un’improvvisa riduzione della pressione arteriosa.

Quali sono le cause del colpo di calore?
Il colpo di calore può essere causato da temperature elevate e climi umidi o da un’attività fisica molto intensa esercitata in ambiente caldo-umido. Nel primo caso, più frequente fra gli anziani e in chi soffre di patologie croniche, sono le condizioni ambientali a scatenare l’aumento della temperatura corporea. Nel secondo, è l’esercizio fisico, specie se condotto in giornate o ambienti caldi e umidi che non favoriscono la dispersione del calore corporeo che si produce a causa del movimento.

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Foto di Pete Linforth da Pixabay

Cambiamo abitudini per salvare il pianeta in 10 semplici mosse

People For Planet - Lun, 07/01/2019 - 07:00
[…] Magari all’inizio alcune cose non saranno semplici e non vi verranno automatiche, ma di sicuro il loro effetto positivo vi spronerà a metterle in pratica, giorno dopo giorno.

  1. Non lasciare aperto il rubinetto
  2. Non lasciare accese le luci
  3. Spegni la spia degli elettrodomestici
  4. Non usare le cannucce
  5. Di’ addio allo spazzolino di plastica
  6. Fai le scale
  7. Usa prodotti solidi
  8. Basta con il tè in bustine
  9. Porta sempre con te una borsa di stoffa
  10. Compra una borraccia
Non lasciare aperto il rubinetto

Sapete quanta acqua si spreca lasciando il rubinetto aperto mentre ci si lava i denti? Circa 5 litri al minuto! Ovviamente dipende da quanto è aperto il miscelatore, ma comunque è una cifra impressionante. Soprattutto se si moltiplica per i 3 minuti di media impiegati per lavarsi i denti e per le almeno 3 volte in cui quotidianamente si ripete il gesto di prendersi cura della propria igiene orale. Ecco allora che basta davvero poco: chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti, è un piccolo gesto con un grande impatto positivo sullo spreco di acqua! Stesso ragionamento quando si fa la doccia: mentre ci si insapona, non serve far scendere l’acqua!

Non lasciare accese le luci

Supponendo che abbiate già cambiato le lampadine a incandescenza con altre a basso consumo o meglio ancora a LED (se non lo avere ancora fatto, fatelo!), ricordatevi comunque di spegnere la luce quando uscite dalla stanza. È un piccolo gesto, ma se tutti noi ci impegnassimo a farlo, l’impatto sui consumi e sugli sprechi sarebbe davvero notevole!

Sempre in tema di illuminazione, ecco qualche dritta: se possibile, rinunciate ai faretti (belli, ma decisamente poco green: hanno un cono di luce limitato e per ogni locale, invece di una lampadina, ne avete almeno 5/6); stesso discorso per i lampadari con più lampadine (sono molti belli e d’effetto, ma consumato almeno il triplo di un normale lampadario).

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Le regole di comportamento del Buddhismo

People For Planet - Dom, 06/30/2019 - 21:15

I Cinque Precetti e l’Ottuplice Sentiero sono alla base della religione Buddhista. E poi c’è il concetto del Karma, legato inevitabilmente a quello della reincarnazione dopo la morte. Se vuoi condurre una vita corretta secondo i principi di questa religione sii altruista, compassionevole e retto; rimani distaccato dalle cose materiali e dedicati alla meditazione regolarmente.

Il Buddhismo è una religione, una filosofia di vita e una scuola di pensiero. Sarebbe riduttivo non considerarlo attraverso tutti e tre questi termini, perché il Buddhismo non si limita a testi sacri, rituali e cerimonie, ma è proprio uno stile di vita. La prima cosa che dovresti fare per diventare un Buddhista Doc  è conoscere i principi di base di questa dottrina: solo in questo modo potrai capire se puoi e vuoi mettere veramente in pratica le regole di comportamento di questo pensiero.

I buddhisti mettono in pratica questa etica non appena prendono rifugio nella Triplice Gemma: il Buddha, il Dharma e il Sangha. Ovviamente “prendere rifugio” è una metafora che simboleggia I buddhisti mettono in pratica questa etica non appena prendono rifugio nella Triplice Gemma: il Buddha, il Dharma e il Sangha. Ovviamente “prendere rifugio” è una metafora che simboleggia l’accettazione del Buddhismo, non devi trovare un altra casa, ma trovare una comunità buddhista sì, ti permetterebbe di seguire lezioni di yoga, di meditazione o lezioni sutra.

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Bacino del Congo: la foresta pluviale distrutta da migliaia di nuove strade

People For Planet - Dom, 06/30/2019 - 15:00

La deforestazione nel Bacino del Congo cresce a ritmo esponenziale anche grazie alla continua costruzione di strade e vie di trasporto all’interno della foresta pluviale: il collegamento tra i due fenomeni è illustrato in una ricerca condotta dalla James Cook University, in Australia, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Sustainability.

Secondo gli studiosi australiani, la percentuale di territorio disboscato per costruire nuove vie di comunicazione nel Bacino del Congo è quadruplicata rispetto ai primi anni 2000. Utilizzando immagini satellitari e rilevazioni in loco, i ricercatori hanno stimato che la lunghezza complessiva delle strade aperte nelle foresti pluviali africane sia passata dai 144 mila chilometri del 2003 agli attuali 231 mila chilometri, con un aumento di 87 mila chilometri.

“La situazione nel Bacino del Congo è delle più preoccupanti: le nuove strade aprono un vaso di Pandora di attività illecite come deforestazione illegale, miniere abusive, bracconaggio e speculazione – ha commentato il professor Bill Laurence, coautore della ricerca – Il disboscamento industriale è la chiave economica per la costruzione di gran parte delle strade: molte nuove vie vengono abbandonate, ma altre sono utilizzate da agricoltori che tagliano e bruciano i terreni (per renderli coltivabili, ndr) e bracconieri per penetrare all’interno delle foreste pluviali sopravvissute”.

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La Sea Watch, il giorno dopo.

People For Planet - Dom, 06/30/2019 - 12:44

I giornali italiani di oggi hanno quasi tutti in prima pagina la Sea Watch 3. Diversi i giudizi sull’accaduto, come potete leggere qui di seguito

Corriere della Sera: “Sea Watch, scontro con Berlino. La Germania protesta. Salvini: niente lezioni”

La Repubblica: “L’Europa sta con Carola. Parigi e Berlino: liberatela, chi soccorre non è un criminale”

La Stampa: “Arrestata capitan Carola. Parigi e Berlino: liberatela”

Il Messaggero: “Capitana arrestata, lite con la UE”

L’Avvenire: “Naufraghi a terra. A picco la ragione”

Il Mattino: “Arrestata la capitana Carola. L’UE accusa ma non aiuta”

Il Tempo: “Pure i parroci sono stufi dei migranti. Capitana PD sperona la GdF che la arresta”

Il Giornale: “Buonismo criminale. Arrestata la Capitana”

La Verità: “La ritirata dei disonorevoli. Via i pirati PD dal Parlamento”

Fonte immagine: https://sea-watch.org/it/

Gli strani casi dell’animo umano: “Le mutande da mani”

People For Planet - Dom, 06/30/2019 - 09:39

E già questo giustificherebbe l’oggetto di cui stiamo andando a parlare. Ma perché liquidare – ops – le “Mutande da mani” a semplice oggetto demenziale?

Vediamone i possibili usi, anche per ricostruire i percorsi mentali di chi ha ben pensato di creare, perfezionare e commercializzare tale capo.

1. È leggero, ergonomico, elegante. Lo slip da mani accompagna la linea delle dita, coprendo falange e falangina, ma lasciando scoperta una maliziosa falangetta. Il tutto, in un “si vede – non si vede” che di certo piacerà alle donne. #InUnUomoGuardoPrimaDiTuttoLeMani #CertoComeNo

2. Le mutande da mani sono un oggetto irrinunciabile per chi tiene particolarmente alla propria privacy o ha un destino oscuro da nascondere. Coprono, infatti, i palmi, contenendone i segreti. 
La vostra linea della vita è brevissima? Avrete 18 figli? Perché far fuggire un possibile partner già dal primo appuntamento?
#SiConsigliaSpogliarelloSoloDopoIlMatrimonio

3. Cenni etimologici: mutande deriva dal gerundivo latino “mutandae”, ovvero “da cambiarsi”. Così: volevo approfittare per ricordarvelo. #IlFineGiustificaGliIntermezzi

4. Ma quanto è eccitante per una donna notare che avete i calzini che fanno pendant con la maglietta? Immaginate il suo stupore, notando il coordinato mano – mutanda. #LaClasseNonÉAcqua #ForseÉMeglioCheSiaAcqua

5. Nel caso vi trovaste improvvisamente a camminare sulla mani, quanto sarebbe fastidioso doverle trascinare nude sul pavimento? Strofinereste le vostre parti più nobili al suolo senza alcuna protezione? Ah, e le mani sì? E chi sono, le figlie di nessuno? L’ultima ruota del carro?
#AttentiAParlareDiCarri #L’argomentoÉScivoloso #ConLeMutandeDaManiMagariSiScivolaMeno

6. Siamo riusciti, fin qui, a non fare alcuna allusione al fatto che le mani di molti indugino spesso all’interno delle mutande vere e proprie, già di loro. Continueremo a resistere; anche perché se il 95% delle suddette “HanderWear” è composto da Cotone, il restante 5% è di tale Spandex. #IlNomeZozzoDellElastame #Davvero #VaiAControllareAllora

La spiegazione reale sulle funzioni dell’oggetto, ovviamente, la dà il sito che lo vende. E che – sempre per il valido principio di Sant’Alfonso – riporteremo nella fedele traduzione di Google Translate: 

MUTANDE PER LE MANI

Sei davvero nude sotto quei guanti? 
Per amor del cielo, mettere su alcuni Handerpants! 
Questi 95% cotone, 5% spandex, 
guanti senza dita hanno l’aspetto di riassunti degli uomini. 
Trasferirle su sotto i guanti 
per calore supplementare e protezione da sfregamento! 
Li indossano in proprio come una dichiarazione di moda vagamente inappropriato. 
Centinaia di usi! Ottimo per nightblogging! 
Misura le mani più adulte. 
Il regalo perfetto per quella persona cui mani sono sempre fredde.

#RiassuntiDegliUomini #VagamenteInappropriato #Capito?

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Il suicidio dei coralli: preferiscono le microplastiche al loro cibo naturale

People For Planet - Dom, 06/30/2019 - 09:00

Una recente ricerca condotta negli Stati Uniti ha dimostrato per la prima volta che una particolare specie di corallo si nutre di microplastiche, che trasportano batteri e portano gli animali alla morte. Un fenomeno che, secondo gli esperti, potrebbe interessare anche i coralli che formano la barriera corallina.

La bellezza dei coralli ti toglie il fiato, ma adesso a togliere il fiato letteralmente a queste straordinarie creature della natura potrebbero essere le microplastiche. Uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Boston e pubblicato di recente sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences ha messo in evidenza per la prima volta che alcuni coralli si nutrono di piccolissimi frammenti di plastica, preferendoli al loro cibo naturale.
Questa dieta è particolarmente dannosa per loro dal momento che la plastica ingerita trasporta batteri in grado di ucciderli.

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«Così nel 2050 la civiltà umana collasserà per il climate change»

People For Planet - Sab, 06/29/2019 - 21:15

Un’allarmante analisi dei ricercatori del National Center for Climate Restoration australiano delinea uno scenario in cui entro il 2050 il riscaldamento globale supererà i tre gradi centigradi, innescando alterazioni fatali dell’ecosistema globale e colossali migrazioni da almeno un miliardo di persone. Ecco cosa potrebbe avvenire anno dopo anno.

Un decennio perduto. Tra il 2020 e il 2030 i policy-maker mondiali sottovalutano clamorosamente i rischi del climate change, perdendo l’ultima occasione per mobilitare tutte le risorse tecnologiche ed economiche disponibili verso un unico obiettivo: costruire un’economia a zero emissioni cercando di abbattere i livelli di CO2, per avere una possibilità realistica di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei due gradi. L’ultima occasione viene clamorosamente bruciata.

Il risultato è che nel 2030, come avevano ammonito tredici anni prima gli scienziati Yangyang Xu e Veerabhadran Ramanthan in una pubblicazione scientifica che aveva fatto discutere, le emissioni di anidride carbonica raggiungono livelli mai visti negli ultimi due milioni di anni. Nel ventennio successivo si tenta di porre rimedio alla situazione, ma è troppo tardi: nel 2050 il riscaldamento globale raggiunge tre gradi, di cui 2,4 legati alle emissioni e 0,6 al cosiddetto “carbon feedback”, la reazione negativa del pianeta al riscaldamento globale.

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Giochi verdi: ecco perché Milano-Cortina non dev’essere la solita olimpiade dell’inquinamento e dello spreco

People For Planet - Sab, 06/29/2019 - 15:00

Nella gara per le Olimpiadi invernali la tutela dell’ambiente era requisito essenziale. Milano-Cortina ha vinto anche per le sue proposte sul tema, ma resta ancora molto da fare: tra riscaldamento globale, turismo e alti livelli di CO2, l’impatto ambientale di questo grande evento resta alto.

Nella gara per ospitare le Olimpiadi invernali 2026 hanno vinto Lombardia e Veneto, insieme a Trentino-Alto Adige. A perder però potrebbe non essere stata solo la Svezia. Il grande evento, che indubbiamente avrà un impatto positivo sull’occupazione a medio termine, 8500 posti di lavoro previsti, potrebbe non essere così sostenibile e potrebbe incontrare più di una difficoltà a causa delle mutazioni del clima. Per il comitato organizzatore l’Olimpiade italiana risponde alle linee adottate dal Cio con la sua ultima riforma, la quale impone come requisito indispensabile per le candidature l’organizzazione di eventi a impatto ambientale contenuto e l’ottimizzazione di infrastrutture e sfruttamento del suolo. Ma il piano attuale di sostenibilità potrebbe non essere sufficiente a vincere la medaglia “verde”.

Uno dei principali problemi potrebbe essere lo scarso innevamento a causa del climate change. Secondo il climatologo Luca Mercalli, raggiunto da Linkiesta, «lo scenario climatico non può che essere ostile a questo evento. Passeranno altri 7 anni e le temperature medie aumenteranno. Certamente non farà più freddo di oggi. Sotto i 2000 metri la carenza di neve è già oggi un problema reale». Nel 2017, 57 delle 666 località sciistiche alpine non hanno potuto contare sui 30 centimetri minimi di neve per i tre mesi necessari ad assicurare la sopravvivenza nella stagione invernale.

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Ecofuturo 2019, quinto giorno

People For Planet - Sab, 06/29/2019 - 10:18

Sessione del mattino (Per un mondo senza plastica, dalle stampanti 3D ai biopolimeri)

Caldo torrido: come affrontarlo con 10 efficaci rimedi naturali

People For Planet - Sab, 06/29/2019 - 09:00

Dall’attività fisica all’alimentazione, dall’idratazione alla specifica cura della pelle: ecco come affrontare le alte temperature. Senza soffrire. Poche bevande zuccherate e pochi caffè. Ma molta acqua.

RIMEDI NATURALI CALDO

Si può affrontare il caldo torrido con l’aiuto dei rimedi naturali? E quali sono i migliori? Sono domande alle quali è facile dare una prima risposta generale: certo, ci sono difese semplici ed efficaci per resistere bene, senza soffrire e senza lamentarsi, alle alte temperature. Difese che vanno dall’attività fisica al cibo, da alcuni accorgimenti domestici ai ritmi da seguire durante le giornate torride.

COME COMBATTERE IL CALDO

Oltre all’utilizzo di ventilatori e impianti di climatizzazione, esistono diversi rimedi naturali che possiamo applicare per non farci sopraffare dal caldo africano di questi giorni. Li abbiamo raccolti per voi in un decalogo.

  • Non sottovalutate l’alimentazione: evitate i cibi che fanno aumentare la temperatura corporea: fra questi ci sono spinaci, radicchio, barbabietola rossa, cipolle e aglio, frutta secca e cibi fritti. I pasti devono essere composti in primo luogo da frutta e verdura. Non devono mai mancare nell’alimentazione quotidiana pescheciliegie, melone: sono dissetanti e donano energia.
  • Idratate l’organismo bevendo almeno due litri d’acqua al giorno e consumando tisane, ideali quelle a base di carciofo, betulla o tarassaco. Evitate le bevande industriali e zuccherate.
  • Non abusate con il caffè: l’uso eccessivo abbinato al caldo può causare tachicardia e disturbi del sonno. Optate invece per altre soluzioni naturali che hanno effetti simili alla caffeina, ossia piante come guaranàginseng o eleuterococco, sempre abbinati a una buona idratazione che si traduce nel bere molto!

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Immagine Pixabay

Anatomia umana: mi manca un pezzo!

People For Planet - Sab, 06/29/2019 - 08:00

Innanzi tutto vorrei ringraziarti per il fatto che stai leggendo questo articolo. La possibilità di incontrare su questo sito persone interessate a ragionare su temi strani è quel che mi dà la voglia di raccontare. Il ristorante di Alcatraz è un posto dove si fanno conversazioni straordinarie e nascono idee, ed è già un lusso enorme… Avere poi chi ha voglia pure di leggerle queste idee è il massimo. Grazie.

La questione che vorrei sottoporti oggi nasce dalla constatazione di una situazione curiosa e stupefacente.
Solo negli ultimi decenni è iniziata a circolare una domanda: ma come fa il corpo a regolare l’enorme varietà di funzioni fisiologiche?
A rigor di logica ci dovrebbe essere una centrale operativa globale che tiene sotto controllo temperatura, pressione sanguigna, respirazione, digestione, produzione di enzimi, proteine, funzioni depurative, espulsive, eccetera.
In ogni minuto le variazioni del mondo intorno a noi, le emozioni che proviamo, quel che pensiamo, interagisce alla velocità della luce con tutte le funzioni organiche.
Costantemente il nostro corpo compie un numero spropositato di regolazioni di sistemi che si influenzano reciprocamente. È un compito veramente notevole che richiederebbe una quantità di computer. Un lavoro che verrebbe da pensare sia svolto da un organo bello grosso.
La questione diventa ancora più affascinante proprio se si considera che non c’è da nessuna parte nel nostro corpo un organo di controllo e ottimizzazione globale. Né piccolo né grande.
Alcuni pensano che questo lavoro lo svolga una parte del cervello. Ma in effetti non è così. Alcune funzioni vengono espletate dalla materia grigia ma non abbiamo nessun elemento che ci faccia pensare che sia nel cranio il sistema di controllo globale.
Quella che sto ponendoti non è solo una questione scientifica. L’idea che hai in proposito può incidere in modo determinante sulle tue scelte quotidiane, sulle tue strategie e sull’idea che hai del futuro del mondo.
Se io vedo il corpo umano come una serie di organi che lavorano ognuno per i fatti suoi e non riconosco l’esistenza di una intelligenza fisiologica sarò portato a vedere allo stesso modo la mia famiglia. Quando litigo con mia moglie posso concentrarmi su quello che lei ha fatto e che mi ha offeso, oppure posso vedere quello che succede tra di noi non in termini di scontro tra due individui ma come risultato di un’interazione. Guardo la questione ampliando il mio orizzonte. Lei mi ha detto una frase scortese ma dietro questa azione c’è magari il fatto che sto lavorando troppo e sono stanco e spesso sono incapace di relazione e mi chiudo mettendomi a fare un videogame… Se inizio a guardare in questo modo la mia relazione vedo aspetti che prima non vedevo. Effetti di atteggiamenti reciproci. E magari scopro che la soluzione non è discutere ogni singola colpa e ogni singola causa ma inventarsi qualche cosa di nuovo da fare assieme che porti a superare il momento di difficoltà di comunicazione.
E se credo che il mio corpo abbia un’intelligenza fisiologica magari posso essere più ottimista sui destini dell’Italia e pensare che un popolo dove un cittadino su 10 fa volontariato solidale e una famiglia su 5 ha adottato un’altra famiglia che è in difficoltà e l’aiuta in modo continuativo, un popolo presso il quale è diffusa la sensibilità e la dimestichezza con il bello (abbiamo arte ovunque) possa trovare una botta di intelligenza collettiva tale da uscire da questa fase disastrosa. E magari un evento che mi pare negativo apre a sviluppi positivi che non riesco a immaginare.

Ma torniamo alla domanda iniziale: dov’è il centro di controllo globale umano?
Per affrontare questa questione dobbiamo innanzi tutto partire da due libri fondamentali.
Fritjof Capra e Pier Luigi Luisi sono gli autori di Vita e natura, una visione sistemica edito da Aboca, un libro fondamentale perché mette insieme tutte le ricerche sul modo utilizzato dalla natura per autoregolarsi.
In sostanza si è scoperto che non si riesce a capire la natura se la si spezzetta in singoli fenomeni.
Il mare, una foresta, l’intero pianeta sono sistemi sinergici dominati dal principio della cooperazione.
Ad esempio, la Teoria di Gaia parte dall’osservazione del fatto che il clima terrestre risente meno di quel che si potrebbe pensare dell’aumento periodico del calore del sole. Gli scienziati da tempo hanno osservato che è come se la Terra reagisse all’aumento dell’insolazione mettendosi gli occhiali scuri.
I sostenitori della teoria sistemica osservano che l’aumento della capacità dell’atmosfera terrestre di filtrare dei raggi solari, che avviene grazie al cambiamento della composizione chimica, comporta una serie enorme di modificazioni che coinvolgono batteri, piante e una serie di reazioni chimiche che a loro volta innescano altre modifiche comportamentali nelle creature viventi. In pratica, per aumentare la capacità di filtro dell’atmosfera tutto il Sistema Terra deve cooperare, a tutti i livelli.
La teoria sistemica si basa sull’idea che questi cambiamenti non avvengano grazie all’azione di una supercoscienza planetaria ma grazie a una serie complessa di reazioni automatiche.
Tutta la scuola sistemica è oggi impegnata principalmente a capire la natura di questo automatismo.
Si tratta infatti di un fenomeno molto raffinato.
Possiamo dire che se sotto una pentola piena d’acqua accendo un fuoco l’acqua si scalda in modo automatico.
La questione diventa complicata quando osserviamo reazioni automatiche molto complesse che non prevedono solo azione e reazione ma la necessità di compiere misurazioni, valutazioni, e scelte tra diverse possibilità di reazione.
Parla in modo affascinante di questo tema la prima parte del libro Biologia delle Credenze di Bruce Lipton. Qui si spiega che è errata l’idea che le decisioni prese dalla cellula siano frutto delle conoscenze contenute nelle sequenze di aminoacidi del Dna.
Il Dna fornisce le informazioni che permettono di costruire gli elementi della cellula e ne determinano la natura. Ma non decide cosa la cellula deve assorbire o espellere né quando è ora di replicarsi. Non decide neanche quali proteine produrre. Anzi le produce in un numero di varietà molto limitato ed è poi qualche altro meccanismo a determinare tutte le varietà di proteine necessarie, momento per momento; e provoca modificazioni nelle proteine di base che danno loro particolari proprietà. E questo avviene sulla base di valutazioni molto complesse delle situazioni interne ed esterne alla cellula.
L’idea è che questo lavoro avvenga sulla base di un sistema di azione-risultato-valutazione del risultato. Gruppi di risultati relativi a una funzione si interfacciano con risultati ottenuti da altre funzioni e azioni e controreazioni determinano in modo meccanico ma estremamente complesso una serie di scelte finali.
Il fatto che gli organismi viventi e addirittura le singole parti delle cellule, siano capaci di produrre azioni che potremmo giudicare in qualche modo intelligenti è affascinante e sta all’origine del mistero della vita.
Per spiegare perché le decine di componenti complesse necessarie a formare una cellula elementare si siano prima assemblate e abbiano cominciato a esistere e poi si siano fuse in un unico organismo è necessario ipotizzare un disegno divino oppure meccanismi insiti nella natura degli atomi e delle molecole che spingono naturalmente a scambiare segnali e reagire reciprocamente. Questa seconda ipotesi in realtà non è in contraddizione con la prima: potremmo benissimo dire che Dio ha agito per creare l’universo non costruendolo pezzo per pezzo ma creando particelle che contengono l’impulso a interagire. Questo impulso, agendo come un frattale, ha determinato lo sviluppo di sistemi di relazione sempre più complessi.
Bruce Lipton, andando alla ricerca del centro decisionale della cellula, arriva a formulare l’ipotesi, molto credibile, che questa funzione risieda nella membrana cellulare.
Essa è formata da un tessuto cosparso da fessure. Attraverso questi orifizi la cellula assorbe tutte le sostanze di cui necessita ed espelle gli scarti. Quindi, ogni volta che una molecola si avvicina alla cellula, la membrana valuta i segnali che le giungono da questa molecola, decide se si tratta di una sostanza di cui ha bisogno in quel momento e se la risposta è positiva apre un orifizio e la risucchia. La stessa complessa operazione la svolge rispetto alle sostanze interne: decide cosa non deve uscire dalla cellula e cosa deve essere buttato fuori. Ed è la membrana che decide quali e quanti tipi di proteine si devono sviluppare provocando le mutazioni necessarie al benessere del sistema.

Ora credo sia più chiaro il senso della mia domanda iniziale.
Per spiegare come funziona la fisiologia umana dobbiamo ipotizzare che esista una parte anatomica che svolge una funzione regolatrice simile a quella che nella cellula è espletata dalla membrana esterna.
In effetti io non ho una risposta. Ma credo che sapere che è questa domanda la linea di confine sulla quale sono impegnati molti scienziati, ed è interessante perché ci spinge a mettere in crisi alcune idee che derivano da modelli della natura che ormai sono antichi. È la scienza stessa che mette in crisi il nostro modo di pensare.

Oggi grazie agli studi della Margulis sappiamo che non è vero che la cellula è un organismo unitario, come abbiamo studiato a scuola.
In realtà è una cooperativa, l’unione tra elementi che esistevano separatamente, infatti il mitocondrio c’era già prima della cellula, esisteva in modo indipendente. La cellula non nasce dal casuale fondersi di molecole semplici ma dall’unione di sistemi complessi, agglomerati di molecole che pur non potendo essere definiti creature viventi erano comunque in grado di generare modificazioni della realtà. Questo fatto genera stupore. Non c’era ancora la vita ma già la materia tendeva ad auto-organizzarsi in sistemi molecolari capaci, ad esempio, di convertire lo zucchero in calore. 
Perché lo facevano? Cosa ci ricavavano? Non erano esseri viventi, non mangiavano, non dovevano replicarsi, non avevano la possibilità di desiderare di muoversi.
Eppure tendevano ad assemblarsi, generare cambiamenti intorno a loro, creare tessuti sistemici. È come se la capacità di produrre azioni fosse un prerequisito della materia stessa, uno sviluppo inevitabile insito delle componenti più primitive e minute dell’universo. Un fenomeno che si sviluppa in modo frattale.

La società capitalista ha generato un modello dell’universo basato sulla divisione e la competizione. Ha letto come frutto di scontro (la lotta per la sopravvivenza) il processo evolutivo e ha spezzettato tutti i fenomeni andando a descriverli come entità separate. La rivoluzione culturale che ha sconvolto il nostro modo di vivere a partire dal 1968, ha generato invece un’idea del mondo che spiega le galassie e la vita con l’esistenza di una universale qualità cooperativa, un impulso alla relazione basata sul mutuo scambio di segnali ed energie. L’esistenza di diverse polarità nelle particelle elementari è la qualità che rende possibile e inevitabile il formarsi di aggregazioni. Senza questa qualità delle particelle più minute e dell’insieme dell’universo, non avremmo stelle, pianeti e galassie ma uno sterminato pulviscolo indifferenziato.
Comprendere questo fenomeno è per la fisica è come comprendere dov’è il centro di coordinamento per la fisiologia.

Intanto che aspettiamo che qualcuno dimostri di aver scoperto dove si trova il centro di coordinamento fisiologico nell’essere umano possiamo però segnalare che esistono ipotesi.

La medicina cinese antica descrive il corpo come un insieme di organi e funzioni collegati tra loro da una serie di canali nei quali scorre l’energia vitale. Quando in un organo c’è troppa energia o ce n’è troppo poca esso non funziona bene. Questa energia viaggia da un organo all’altro, genera il lavoro fisiologico… Ogni organo si nutre di una certa energia e a sua volta la fornisce all’organo successivo in una catena che può anche essere vista come un sistema di ottimizzazione energetica reciproca. 
Questo modello potrebbe essere usato per immaginare un sistema di autoregolazione dell’organismo.
Per decenni la scienza ufficiale non ha riconosciuto l’esistenza fisiologica dei canali cinesi. Solo negli anni ’90 un gruppo di ricercatori (tra i quali l’amico Saudelli) hanno fotografato, grazie a un liquido di contrasto, l’esistenza di una rete sottocutanea chiaramente visibile, corrispondente ai canali antichi e non assimilabile a nulla che fosse allora presente nell’inventario delle parti anatomiche umane.
 
Un’altra idea affascinante è che il luogo della coscienza fisiologica sia nella parte meno considerata del corpo umano: la sostanza che si trova tra una cellula e l’altra e che è quindi presente in tutte le parti del corpo.
E potremmo pensare che le linee di tensione polarizzata che scorrono nel corpo e che i cinesi chiamano canali energetici, siano  le dorsali appenniniche della fibra ottica lungo le quali viaggiano le connessioni tra le aree della sostanza intracellulare.
Sarebbe anche un’ipotesi divertente per la sua risonanza con le ultime scoperte della fisica.
Negli anni ’80 frequentavo alcuni fisici fanatici che sostenevano che la maggior pare della materia è invisibile ed è questa parte invisibile all’origine dei fenomeni strani che la fisica quantistica rileva. A distanza di 20 anni questi deliri sono diventati scienza ufficiale e in tutte le università del mondo si insegna che la materia oscura è addirittura il 90% dell’universo e ovviamente determina in modo potente la natura delle cose.
Un vero schiaffo per la scienza che per decenni era prigioniera di un’idea del mondo nella quale le cose più importanti sono quelle più grosse, i grandi generali fanno la storia e nel rapporto sessuale la parte attiva è quella che entra, mentre la parte ricettiva, quella che prende, viene considerata passiva. Eppure prendere è un verbo che implica anche un significato estremamente attivo (prendo i soldi e scappo).
Troverei divertente se si scoprisse che la vile sostanza intracellulare, considerata alla stregua di un semplice riempitivo, con una funzione paragonabile a quella delle palline di polistirolo per l’imballaggio, sia in realtà il luogo della coscienza fisiologica… Siamo su questo pianeta per stupirci.

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Da grande farò il gestore delle acque!

People For Planet - Sab, 06/29/2019 - 02:37

Partner della FAO nell’ambito del programma WASAG, e sostenuta anche dal mondo dell’Arte con aste dedicate di Christie’s, la Water Academy SRD è un master online unico nel suo genere, che vanta un comitato scientifico eccellente e offre una specializzazione del tutto particolare a studenti di tutto il mondo, «alcuni dei quali hanno assunto già ruoli di responsabilità nelle istituzioni e nei centri di ricerca dei rispettivi Paesi di origine», spiega Alessandro Leto, direttore di WASRD. «Il progetto è stato lungamente meditato assieme a Giancarlo Olgiati, che lo ha co-fondato con me. L’idea è quella di radicare una nuova cultura dell’acqua, basata su principi di sviluppo sostenibile, ma in modo “olistico”, orizzontale, capace cioè di fondersi nei vari campi disciplinari, fornendo ai nostri studenti una “cassetta degli attrezzi” intellettuale, che li aiuti a comprendere e analizzare l’insieme della realtà, per risolvere problematiche così complesse».

Attivi nell’alta formazione con un master on line in inglese da 60 crediti, realizzato insieme all’Università Internazionale Telematica UniNettuno, WASRD organizza ogni anno anche convegni dedicati a temi specifici riguardanti le risorse idriche, con pubblicazioni scientifiche e progetti multimediali.

La sfida più importante? «Si stima che nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà 9 miliardi di persone, e lo sforzo che il nostro pianeta dovrà sopportare per sfamare tutti sarà sostanzialmente insostenibile, almeno ai ritmi attuali. Se a questo aggiungiamo che circa il 70% dell’acqua dolce disponibile è sfruttata a uso agricolo, allora comprendiamo l’importanza di pratiche irrigue innovative, l’importanza di poter disporre di politiche di contrasto all’abuso, alla dissipazione e alla contaminazione delle acque. Si tratta di una sfida epocale che, assieme alla Fao, che ci ha incluso nella sua task force, portiamo avanti con orgoglio”.

Leto mi parla da Pechino, dove è stato chiamato in questi giorni per contribuire ad affrontare la questione sostenibilità rispetto al progetto della Nuova Via della Seta, all’International Conference on Silk-road Disaster – Risk Reduction and Sustainable Development, organizzato tra gli altri dall’Onu. «Il governo cinese sta dimostrando – anche con questo impegno preso con le Nazioni Unite – un interesse serio e programmatico a rispettare un bene così prezioso per l’umanità: l’ambiente naturale e le sue risorse».

Il master “Water Awareness, Consciousness, Knowledge and Management” è giovane. Giunto quest’anno al suo 2° anno accademico, ha al momento circa 30 iscritti. «Si tratta soprattutto di studenti dall’Africa, dal Vicino e Medio Oriente – continua Leto – tutti molto motivati e impegnati nel fare la differenza all’interno delle loro comunità di appartenenza. Si impegnano per garantire un futuro alle loro società, con dinamismo e grande determinazione, resistendo alla tentazione della migrazione. Molti sono anche gli studenti europei e asiatici interessati alla nostra offerta formativa, attratti dalla consapevolezza che le competenze sui temi ambientali hanno oggi una valenza generale, nelle relazioni internazionali come nelle aziende, nella pubblica amministrazione, o ne i media, nel settore privato come in quello pubblico». Grazie alle aste organizzate da Chritstie’s, tra l’altro, sono previste borse di studio agli studenti più meritevoli.

Basta analizzare i Sustainable Development Goals dell’ONU per capire che qualunque attività antropica ha un impatto diretto o indiretto con, per e sull’acqua. «La rigida verticalizzazione del sapere, negli ultimi decenni, ha sostanzialmente impedito l’osmosi del sapere stesso – conclude Leto – e l’ibridazione delle conoscenze, portando a una difficoltà di dialogo reciproco fra i diversi settori scientifici e di ricerca. L’obiettivo che ci siamo proposti è quello di superare questa impostazione e di rivitalizzare il dialogo orizzontale fra le scienze, consentendo alla ricerca di espandere i propri effetti anche al di fuori degli ambiti in cui nasce. C’è bisogno di una nuova classe dirigente, adeguatamente formata, consapevole dell’importanza dell’acqua in ogni aspetto della nostra vita quotidiana».

Basta analizzare i Sustainable Development Goals dell’ONU per capire che qualunque attività antropica ha un impatto diretto o indiretto con, per e sull’acqua. «La rigida verticalizzazione del sapere, negli ultimi decenni, ha sostanzialmente impedito l’osmosi del sapere stesso – conclude Leto – e l’ibridazione delle conoscenze, portando a una difficoltà di dialogo reciproco fra i diversi settori scientifici e di ricerca. L’obiettivo che ci siamo proposti è quello di superare questa impostazione e di rivitalizzare il dialogo orizzontale fra le scienze, consentendo alla ricerca di espandere i propri effetti anche al di fuori degli ambiti in cui nasce. C’è bisogno di una nuova classe dirigente, adeguatamente formata, consapevole dell’importanza dell’acqua in ogni aspetto della nostra vita quotidiana».

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Il gusto amaro delle nocciole

People For Planet - Ven, 06/28/2019 - 21:30

L’odore si sente prima ancora di entrare: un miscuglio di cacao e nocciole tostate che risveglia ricordi d’infanzia. Dentro il capannone, un macchinario fa scivolare su un nastro pannelli di cialde concave, che vengono riempite una a una di crema di cioccolato. Su un nastro parallelo scorrono altre cialde, su cui sono fatte cadere delle nocciole intere. Il processo è totalmente meccanizzato. Ma a ogni fase due operai controllano che non ci siano sbavature: che la crema di cacao non tracimi, che le nocciole siano della giusta dimensione, che le forme siano perfette. Poi le cialde sono chiuse e i gusci sono inondati da due colate di cioccolato fuso e granella di nocciole. Alla fine del percorso, confezionati nel tipico incarto color oro, compaiono i Ferrero Rocher. […]

Quella della Ferrero è la storia di una famiglia di pasticcieri diventati proprietari di un’azienda che nel 2018 aveva un fatturato di 10,7 miliardi di euro, 94 società e 25 impianti produttivi sparsi in cinque continenti. Un’azienda che, nonostante le dimensioni e le ambizioni crescenti, rimane a gestione familiare: non si quota in borsa e vuole mantenere, per quanto possibile, un profilo basso e una discrezione quasi ossessiva. Rarissime sono le visite allo stabilimento concesse ai giornalisti. All’interno è vietato fare foto. Alcune linee di produzione non sono visitabili. “Gli impianti sono progettati e brevettati da personale interno alla ditta, in modo da impedire al massimo la diffusione di segreti industriali”, sottolinea all’inizio della visita un responsabile della comunicazione. […]

Lavoro e sfruttamento
Oggi si direbbe che la Nutella è un prodotto glocal, capace di mescolare sapientemente il locale con il globale. La fabbrica principale è ad Alba, ma le materie prime con cui la si confeziona vengono da mezzo pianeta: olio di palma dal sudest asiatico (Indonesia e Malesia), cacao dall’Africa occidentale e dall’Ecuador, zucchero da barbabietola europeo e da canna sudamericano. E poi le nocciole. Oggi la richiesta da parte dell’azienda è diventata gigantesca. “Usiamo nocciole che provengono da diverse aree del mondo”, sottolinea Marco Gonçalves, amministratore delegato della Ferrero Hazelnut company, la divisione dedicata alla nocciola. “La nostra politica è diversificare le fonti di approvvigionamento, ma il principale mercato di rifornimento rimane la Turchia”.

Con circa il 70 per cento della produzione mondiale, la Turchia è la leader del mercato. Lungo le rive del mar Nero, a partire dalle zone a poca distanza da Istanbul fino al confine con la Georgia, i noccioleti dominano incontrastati il paesaggio. Sono 700mila ettari, fatti per lo più di appezzamenti di dimensioni ridotte, gestiti da piccoli proprietari che vendono a intermediari, i quali a loro volta rivendono agli esportatori e alle industrie di trasformazione.Continua a leggere su INTERNAZIONALE.IT

Brasile, emergenza febbre dengue: +163% di morti in sei mesi

People For Planet - Ven, 06/28/2019 - 17:00

Dal 30 dicembre all’8 giugno le persone decedute a causa della malattia sono state 366. Alla diffusione del morbo hanno contribuito le pesanti piogge e le temperature sopra la media degli ultimi mesi.

In Brasile continua l’emergenza legata alla febbre dengue, la malattia infettiva tropicale causata dalla zanzara Aedes. Secondo il ministero della Salute locale le morti negli ultimi sei mesi sono aumentate del 163% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In tutto le persone decedute a causa della malattia dal 30 dicembre all’8 giugno sono state 366. Gli esperti del dicastero brasiliano hanno registrato inoltre un totale di 1,1 milioni di probabili casi di dengue, con un aumento del 561% rispetto ai primi sei mesi del 2018. Già lo scorso maggio lo stato di Minas Gerais aveva dichiarato lo stato di emergenza sanitaria a causa del moltiplicarsi di casi legati alla malattia.

Le condizioni climatiche hanno favorito la diffusione

Il ministero della Salute brasiliano ha spiegato che alla diffusione della malattia hanno contribuito le pesanti piogge e le temperature sopra la media degli ultimi mesi, che hanno permesso la proliferazione delle zanzare. La febbre dengue infatti, come spiega l’Istituto superiore di sanità, viene trasmessa agli esseri umani mediante le punture di questi insetti che hanno, a loro volta, morso precedentemente una persona infetta. 

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