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Fatema Mernissi e la comunità digitale marocchina

People For Planet - Lun, 05/11/2020 - 18:39

Fatema Mernissi (Fès 1940 – Rabat 2015), scrittrice, sociologa, organizzatrice culturale, femminista e studiosa del Corano è stata una delle voci più colorate e influenti nella denuncia della condizione della donna nella società marocchina.

Nel libro Karawan: dal deserto al web (2004) descrive l’importanza dell’avvento di internet nei villaggi dell’entroterra marocchino, per i quali la navigazione sul web ha rappresentato (e rappresenta) il superamento dei limiti al fine di creare reti di comunicazione e consapevolezza per promuovere la rivoluzione tecnologica, sociale e culturale avvenuta nei paesi arabi tra il 2010 e il 2011.

Karawan: dal deserto al web (2004)

In particolare, la scrittrice marocchina propone un interessante parallelismo tra l’arte di tessere tappeti delle madri e “la destrezza a comunicare sul web dei figli, ossia intrecciare trame e filare parole al fine di sovvertire stereotipi connessi a questioni di razza e genere.

Il processo di globalizzazione in atto nella nostra era rappresenta una medaglia a doppia faccia; da un lato c’impone la visione di un mondo senza frontiere, accessibile a tutti, in cui siamo condannati “a diventare turisti nostro malgrado e a passare buona parte della nostra vita viaggiando, per lavoro o per diletto che sia”; da un altro punto di vista, invece, tale regime tende all’omologazione e assimilazione delle differenze. In tale contesto, l’avvento delle nuove tecnologie nel mondo arabo, e in particolare nel Marocco di Fatema Mernissi, svolge una funzione primaria, in quanto favorisce il libero flusso delle informazioni e “ci dà la possibilità di scovare ovunque coloro che lottano per la stessa causa”.

La nascita della «Umma», il cui significato viene trasmutato da comunità dei credenti a comunità digitale marocchina, ha permesso di accorciare le distanze tra le zone rurali e le principali città del Marocco, provocando un radicale cambiamento del paesaggio urbano, a causa della comparsa di antenne satellitari e internet caffè che si estendono a macchia d’olio sull’intero territorio nazionale.

L’avvento di Internet in Marocco, infatti, ha rappresentato e rappresenta un avvento rivoluzionario, in quanto ha dato l’opportunità a coloro che sono sempre stati considerati gli “altri” del mondo di smantellare il sistema binario noi/loro e di pensare alla costruzione di nuove identità fluide e multiculturali nell’ambito del nuovo contesto globale; tessere reti di interconnessioni vuol dire rimanere aperti alle influenze esterne e rompere con le convenzioni imposte.

La Rete rappresenta, pertanto, uno spazio intermedio in cui è possibile “tessere mille dialoghi”. Il computer, quindi, è il portale che consente l’accesso a nuove dimensioni, uno spazio di transizioni, trasformazioni e concatenazioni, punto di confluenza che permette la formazione di soggetti ibridi, multiculturali e multilingue.

At-tra-versare frontiere, tessere trame

Il termine Internet significa letteralmente essere nel tra, intermezzo, «rete di intercomunicazione», tela di ragno che si espande su tutto il pianeta. Navigare nel web vuol dire at-tra-versare frontiere, tessere relazioni di interdipendenza. Come afferma Floriana Bernardi,

Il caos digitale, infatti, ha distrutto i hudud, le frontiere, i confini che dividevano l’universo in due parti ben distinte: uno spazio chiuso in cui proteggere donne e bambini e uno spazio pubblico in cui gli uomini adulti potevano esercitare la loro presunta capacità di problem solving. È in corso, invece, un “mind-blowing civilizational shift”, uno sconvolgente e strabiliante cambiamento culturale grazie al quale gli uomini stanno finalmente decidendosi a diventare “skilled digital nomads”, abili navigatori, piuttosto che continuare a lamentarsi del crollo dei hudud e a sognare harem per le proprie mogli

Fatema Mernissi sostiene una teoria secondo la quale l’avvento del satellite nelle zone rurali del Marocco ha favorito una notevole diminuzione dell’analfabetismo, poiché “ha restituito al popolo il territorio del racconto, come la Baghdad de Le mille e una notte, dove ci si faceva un’istruzione per strada, attraverso la comunicazione orale”. Internet ha permesso di accorciare le distanze con la comunità internazionale e ha dato la possibilità alle voci minoritarie e marginalizzate di poter usufruire di un mezzo di espressione contro ogni tipo di censura; il suq virtuale, ad esempio, è una piattaforma online che permette ad artigiani marocchini, libanesi ed egiziani di vendere le proprie manifatture a livello mondiale; Radio Medina è un mezzo di comunicazione popolare per la libera espressione; la rivista online Dalìl al-Internet permette alle giovani marocchine di consultare riviste matrimoniali e offerte d’impiego. Insomma, tutte queste iniziative sono state promosse al fine di rompere il binarismo che imprigiona l’uomo arabo nello stereotipo dell’estremista retrogrado e considera la donna “analfabeta, ignorante, impotente e improduttiva”.

La Rete rappresenta, quindi, il tratto unificatore tra zone rurali e città, un ponte tra arcaismo e modernità che non favorisce soltanto il viaggio virtuale ma anche la navigazione nel tempo, in quanto consente l’accesso a una “realtà multiforme” in bilico tra conservazione della tradizione e progetti aperti al futuro.

‘Divenire – ragno’

L’arte di tessere trame affonda le proprie radici in tempi arcaici. Tessere reti di comunicazione è sempre stata una caratteristica propria dell’essere umano, la necessità di costruire relazioni, edificare collegamenti, intrecciare reti di interconnessione. Da tale premessa deriva la teoria introdotta dalla Mernissi secondo la quale l’abilità di tessere messaggi in internet cammina di pari passo con l’arte di scrivere, ossia tessere parole al fine di rompere con le convezioni date. ‘Divenire – ragno’ vuol dire attraversare le frontiere della norma e lasciarsi contaminare. Tessere reti di connessioni che facciano sorgere nuove forme di coscienza politica che siano in grado di contrastare la costruzione d’identità monolitiche e immutabili; Mernissi, infatti, afferma di “avere sempre trovato ridicolo il fatto di dover scegliere fra tradizione e modernità, in quanto si può trovare la felicità proprio nell’equilibrio di questi due universi”.

Di qui la scrittrice marocchina individua dei parallelismi tra tessere e viaggiare, tessere e navigare nel tempo, ossia fluire, sconfinare nel mezzo, oltrepassare la soglia. Se Penelope avesse smesso di filare, per esempio, Ulisse non sarebbe mai ritornato in Grecia. La sua ostinazione a mantenere saldo tale legame la trasforma in un simbolo di “femminilità determinata a controllare le forze avverse” e il suo atto d’amore può essere paragonato a quello delle madri analfabete dei detenuti politici che tessono come un necessario lavoro politico per smentire la mitologia secondo la quale donna sia sinonimo d’inattività e improduttività.

L’arte di tessere, pertanto, ha un chiaro intento comunicativo; di qui la teoria secondo la quale ci sarebbe “un nesso tra la tradizione di tessere delle mamme e la destrezza a creare sul web dei figli”. Infatti, la tessitura dei tappeti rappresenta un’arte antica riconducibile all’universo femminile, soprattutto nelle zone rurali del Marocco.

L’arazzo rappresenta “un labirinto di messaggi annodati, di simboli sapientemente disposti, di un viaggio in una rete d’informazioni” e può essere considerato un regno di simboli e miti, un oggetto necessario alla comunicazione. Di qui, il legame tra tessitura e scrittura. Tessere trame, incidere segni, raccontare storie, dipingere parole.

È proprio per questo motivo che molte artiste sono passate dalla tessitura alla pittura proprio per esprimere il loro desiderio di comunicare e per uscire dalle logiche spietate dei dualismi; Fatema Mellal, per esempio, è una “moderna maga” che ha trasformato il telaio da ricamo in tela su cui dipingere i segni di una scrittura dimenticata, il tifinagh, lingua degli uomini liberi. Quest’artista è “un’analfabeta che tesse l’alfabeto”, in quanto compone misteriosi messaggi come mezzo di comunicazione per uscire dall’isolamento e accedere allo spazio pubblico.

Chaïba, invece, donna proletaria proveniente dalla periferia di Casablanca, non ha avuto bisogno né di diplomi né di titoli accademici per accedere al mercato dell’arte e, tuttavia, è riuscita a oltrepassare le barriere di sesso, classe e cultura che la volevano imprigionata nello spazio domestico. Tutto ciò ci dimostra che “le donne proletarie che vogliono affermarsi nello spazio pubblico non hanno più bisogno dell’appoggio patriarcale per accedere alle gallerie d’arte e che il maschio marocchino non vive più il femminile come una questione che gli è estranea, ma come una dimensione integrale della sua universalità”.

Queste donne, pertanto, navigano, scrivono, dipingono, creano e mantengono relazioni, proprio come i loro figli, “comunicatori che tessono e diffondono i messaggi della democrazia”.

L’avvento del satellite in paesi come il Marocco, pertanto, ha rappresentato una svolta nel processo di costruzione ed evoluzione delle identità. Il computer, metaforicamente, rappresenta una porta aperta alla sperimentazione e alle diversità e abbraccia la molteplicità dei punti di vista. Esso è la soglia da attraversare per accedere a nuove dimensioni del sapere e per dare una voce a coloro i quali sono sempre stati imbavagliati e marginalizzati. La diffusione di internet tra i ceti più bassi della società, infatti, “ha democratizzato l’accesso al sapere, che prima era monopolio dei figli dei ricchi di città”.

Pertanto, tessere trame d’interrelazioni aiuta a superare i binarismi in cui troppo spesso le singole soggettività vengono imprigionate. La tela di ragno rappresentata dal web ci mostra, infatti, l’infinità di combinazioni possibili al fine di creare nuovi spazi di consapevolezza e mettere in discussione stereotipi culturali e di genere. Tessere reti, pertanto, vuol dire “creare ponti, intensificare il dialogo, trasformare il viaggio in un vero e proprio pellegrinaggio in cui la scoperta di sé coincida con la scoperta dell’altro” in un contesto di equilibrio e contaminazione tra tradizione e modernità.

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Caro imprenditore, se vuoi tornare a vivere prepara il cambiamento

People For Planet - Lun, 05/11/2020 - 17:02

Vivere alla giornata aspettando gli aiuti (!!!) di Stato è un suicidio. Non sarà solo colpa delle banche e delle misure del governo per fronteggiare la crisi da coronavirus. Se falliranno molte imprese la responsabilità non potrà non ricadere anche sulle scelte e le decisioni dell’imprenditore.

Ricordiamo che la parola “crisi” deriva etimologicamente dal greco κρίσις che significa appunto «scelta, decisione».

Quella che ci aspetta sarà una crisi di lunga durata che ci metterà di fronte a sfide nuove e importanti. Talmente lunga che addirittura dovremmo non parlare più di crisi ma di un diverso modello economico basato su livelli di redditi e consumi completamente differenti.

I nostri imprenditori (piccoli e grandi) sono preparati a reagire con prontezza e professionalità a questo nuovo sistema? Hanno sviluppato all’interno delle loro organizzazioni una “cultura della gestione delle crisi”?

Hanno costruito nel frattempo manager abbastanza solidi da prendere decisioni ponderate e corrette anche quando il mondo accelera, che è sostanzialmente ciò che avviene durante una crisi?

Perché la gestione di una crisi (che, ribadiamo, non è più crisi quando diventa stabile) ha due fasi:

  • la fase dell’emergenza, in cui è necessario buttare la palla in tribuna e guadagnare tempo. E noi italiani siamo antropologicamente strutturati per gestire con efficienza questa fase. Quando c’è una catastrofe naturale, gli imprenditori italiani non hanno bisogno di una chiamata all’azione. Sono già allenati a muoversi nelle emergenze.
  • la fase adattiva, in cui si affrontano le cause profonde della crisi e si sviluppa la capacità di modificare ciò che si fa e come lo si fa oggi per prosperare nel mondo di domani. È in questa fase, che non è più di emergenza, che gli imprenditori devono sviluppare “pratiche innovative” mantenendo nel contempo le best practices di oggi. Ma se non hai preparato un budget adeguato al nuovo scenario, se non hai un sistema di controllo di gestione, se non adotti strumenti di indagine di customer satisfaction, se la gestione delle risorse umane è ancora limitata alla rilevazione delle assenze/presenze e alla elaborazione della busta paga, se non hai un piano di marketing, allora non sei pronto per affrontare il cambiamento. Nel mondo delle piccole imprese c’è un’arretratezza gestionale che non consentirà scampo a chi non saprà adattarsi velocemente. Prendete la vostra cassetta degli attrezzi e utilizzate gli strumenti

Considerate il tipico infarto che colpisce nel cuore della notte. La squadra di pronto soccorso porta il paziente in ospedale, dove team esperti di medicina e chirurgia d’urgenza lo sottopongono a procedure prestabilite perché non c’è tempo per l’improvvisazione creativa, lo stabilizzano e poi gli praticano l’angioplastica o eventualmente un bypass coronarico.

L’emergenza è passata ma resta ancora tutta una serie di problemi complessi, ancorché meno urgenti. Quando si riprenderà dall’intervento, come farà a prevenire un altro infarto? E come potrà adattarsi alle incertezze della sua nuova condizione clinica per vivere una vita quasi normale? La crisi è tutt’altro che risolta.

Un’impresa che dipende esclusivamente dal “metodo del naso”, il famoso e ormai logoro “fiuto” dell’italico imprenditore, per rispondere alle sfide di un mondo in trasformazione rischia il fallimento. Questo rischio aumenta se traiamo le conclusioni sbagliate basandoci sulla ripresa (+4,25% del PIL mondiale nel 2021 secondo il FMI) che farà probabilmente seguito alla crisi economica in atto.

Molti sopravvivono agli infarti, ma quasi tutti i pazienti che vengono sottoposti a interventi di cardiochirurgia tornano ben presto alle antiche abitudini: solo un 20% smette di fumare, cambia dieta o si mette a fare più esercizio fisico.

In effetti, riducendo il senso di urgenza, il successo del trattamento iniziale crea l’illusione di un ritorno alla normalità. L’abilità tecnica dei medici esperti, che risolve il problema immediato della sopravvivenza, distrae involontariamente i pazienti dall’obiettivo di cambiare vita per stare bene a lungo.

I rischi e l’incertezza rimangono, ma la minore urgenza impedisce alla maggior parte di essi di focalizzarsi sull’importanza del cambiamento.

Covid-19, in arrivo oggi i 500 euro per bici, monopattini e sharing

People For Planet - Lun, 05/11/2020 - 16:00

Si decide oggi l’ok definitivo al decreto legge Rilancio (ex aprile e poi maggio) nel quale il “buono mobilità” comprende incentivi maggiorati per l’acquisto di bici, monopattini o servizi di sharing (ma nulla per le automobili: finalmente!).

“Misure per incentivare la mobilità sostenibile”

A questa voce è previsto per i maggiorenni residenti in comuni con popolazione superiore alle 50mila persone un “buono mobilità” pari al 70% della spesa sostenuta, non superiore ai 500 euro, per l’acquisto di biciclette, sia tradizionali che a pedalata assistita, e altri veicoli elettrici come segway, hoverboard, monopattini e monoruota. In alternativa, si potranno usare quei fondi per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale – esclusi quelli con auto – quindi solo bike e scooter sharing. Il buono è richiedibile una sola volta. La misura sarà attiva fino al 31 dicembre 2020.

120 milioni e niente alle auto

Il fondo sarà di 120 milioni, erogati dal ministero dell’Ambiente. Il dicastero li dirotta sul “buono mobilità” dalla dotazione del fondo Clima, approvato lo scorso dicembre, che invece prevede la rottamazione di un veicolo per accedere al beneficio ma che non è ancora attivo a causa della mancanza dei decreti attuativi.

Una mobilità che pensa finalmente alle bici

La bozza del dl Rinascita prevede anche alcune modifiche al codice della strada per favorire la mobilità in bicicletta nelle aree urbane. La più rilevante riguarda gli incroci con semaforo ed è l’introduzione della cosiddetta “casa avanzata” (diffuse altrove) ossia una linea d’arresto dedicata alla biciclette in posizione avanzata di almeno tre metri rispetto alla linea di arresto degli altri veicoli. Viene poi definita la “bike lane” una corsia riservata esclusivamente alle biciclette sulla destra della carreggiata e limitata da segnaletica orizzontale.

Per approfondire:
Covid-19, Iss: “Mai la mascherina per la corsa o in bici”
Marche, la destinazione dell’anno (in bici)

Dott. Arcuri, aspettiamo ancora una risposta

People For Planet - Lun, 05/11/2020 - 15:00
La storia

Nella puntata del 4 maggio di Report la giornalista Giulia Presutti racconta una questione di sequestri e dissequestri di materiale sanitario legata al commissario straordinario Domenico Arcuri.

In sintesi, l’indagine della giornalista riguardava un sequestro operato il 17 marzo dalla Dogana di Bologna di materiale indispensabile agli ospedali italiani – come i ricambi per i respiratori- destinati al Sudafrica. In tempi di pandemia, è un reato esportare materiali per terapia intensiva di primaria necessità tanto che la Procura bolognese ha aperto un’inchiesta sulla questione.

Un’altra storia simile avviene al porto di Genova il 27 marzo, qui si tratta di tubi endotracheali, componenti fondamentali dei respiratori. Sia il materiale sequestrato a Bologna che a Genova è prodotto dalla Medtronic Italia Spa, la filiale a Mirandola (Mo) di una multinazionale statunitense

Non toccate la Medtronic

Il commissario cerca di fermare i sequestri ma a Genova gli va malissimo visto che il materiale era già stato dirottato all’Ospedale San Martino.

Allora il 1 aprile scrive a Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane, e lo prega di “non procedere ad alcuna requisizione pro futuro di merce importata ed esportata in nome e per conto della società Medtronic Italia SpA di Mirandola (Mo), nonché di provvedere a sbloccare, al più presto, eventuali operazioni attualmente in corso e non ancora comunicatemi”, mettendo in copia conoscenza anche il segretario generale della Presidenza del Consiglio e i capi di gabinetto dei ministri degli Affari Esteri e delle Infrastrutture e Trasporti.

A questo punto, nella conferenza stampa del 2 maggio la giornalista di Report e Arcuri si incontrano e Presutti chiede al commissario di spiegare l’arcano e lo incalza anche dopo la conferenza stampa e questi si mette a parlare di calcio e di fedi calcistiche. Che c’entrano nel discorso come i cavoli a merenda, ma si sa, al maschio italiano piace fare il “piacione”.

La “difesa” di Arcuri

Inizialmente Arcuri si difende affermando che «I pezzi di ricambio dei ventilatori sono pezzi di assoluta rilevanza perché i ventilatori in Italia funzionino. E io ho il dovere di verificare che questi pezzi di ricambio sul nostro territorio esistano ed esistano in una quantità sufficiente per far funzionare i ventilatori. Vorrà dire che mi sarò sincerato che dal 1° aprile quelle quantità siano nelle disponibilità del territorio italiano sufficienti per garantire il funzionamento di questi importanti apparati».

Ma la risposta non sta bene alla giornalista che puntualizza: «Mi scusi, ma lei chiede di non sequestrare pro futuro…».

E qui l’Arcuri si indispettisce e chiede: : «Io intanto vorrei chiederle come fa lei ad avere una lettera che io ho scritto alle dogane che non è pubblica, a meno che io non pubblico delle cose…».

Un bel passo falso a cui Giulia Presutti risponde immediatamente «Io sono giornalista, non rivelo la fonte e questa è una questione di estremo interesse pubblico. Quindi non penso che stiamo parlando di affari nostri. Lei chiedeva di non sequestrare pro futuro, come se lei sapesse già in quel momento che l’Italia non avrebbe mai avuto bisogno di questo materiale».

E dopo un altro breve scambio Arcuri chiede di passare ad altro. Ma si sa che le giornaliste e i giornalisti di Report non mollano l’osso tanto facilmente e finita la conferenza stampa Arcuri interpella la giornalista chiedendole prima da dove viene e poi se tifa per la Roma o per la Lazio. Giulia Presutti non si fa intimidire e continua a fare domande ma Arcuri parla di Totti

E quindi la questione è ancora aperta: signor Arcuri ci vuole dire il significato di quella lettera? Ha avuto pressioni dalla multinazionale americana, o da altri? Attendiamo la risposta e, per inciso qualora le interessasse, noi non siamo appassionati di calcio.

Qui il video del confronto durante la conferenza stampa e dopo.

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Foto da open.online

Coronavirus: attenti ad apatia e disorientamento

People For Planet - Lun, 05/11/2020 - 12:00

“Stanchezza, senso di spossatezza, poca voglia di fare, pigriziaansia di fondo e difficoltà di progettazione sono sintomi comuni a gran parte degli italiani in questo momento storico”. Così scrive Ilaria Fontana, psicologa e psicoterapeuta in un lungo articolo pubblicato su Psb-Privaci e Sicurezza.

“La monotonia in cui il Covid-19 e la quarantena ci hanno gettato sta condizionando il nostro stato emotivo; ci accomuna un senso di preoccupazioneapatia e stanchezza.

Di fatto siamo passati in modo brusco e repentino dall’essere sempre di corsa, all’imperativo che ci voleva pronti ed efficienti, smart, all’arresto totale chiusi in casa per un tempo lungo e questo cambiamento non può non avere effetti sul nostro umore: “L’assenza di stimoli per un tempo lungo impedisce la varietà di esperienze, da più di 60 giorni le giornate scorrono tutte uguali tra loro e così è percezione diffusa sentirsi in uno stato di sospensione.” Scrive ancora Ilaria Fontana.

Non aiuta nemmeno pensare al futuro che ci appare sempre più nebuloso, le certezze sono poche abbiamo in testa solo un grande punto interrogativo.

Intorno a noi sempre lo stesso scenario di casa, in televisione scappare ai programmi che parlano di coronavirus è impossibile: “L’effetto si può spiegare chiaramente con un concetto centrale nella psicologia della Gestalt per descrivere il funzionamento della mente: in figura c’è sempre la stessa immagine mentale, vale a dire il virus e tutto ciò che lo riguarda. Tutto il resto, gli elementi tipici della vita prima della pandemia e della quarantena sono relegati a una dimensione di sfondo. Esistono, ma in questo momento non fanno la differenza, incidono poco sulla realtà quotidiana e sulla dimensione emotiva attuale”.

E se a tutto questo aggiungiamo i divieti – nettamente superiori ai permessi il quadro non è dei migliori:  “Molto probabilmente E. Bern, padre dell’analisi transazionale (1950), direbbe che il bambino libero che è dentro di noi si è impiccato!” afferma la psicoterapeuta.

Come reagire a tutto questo?

La risposta, scrive Ilaria Fontana, sta nei I Ching e in particolare nel quinto esagramma “si chiama l’ “Attesa” non considerata come un’attesa passiva di qualcosa; in un tempo in cui non si possono forzare le cose è necessario saper attendere, che queste facciano il loro corso. Esattamente come il ciclo di vita del virus da noi. E’ un paradosso che il virus ci arrivi dalla Cina e proprio da questo stesso paese ci giunga un insegnamento prezioso per affrontare la situazione”.

Potete leggere tutto l’articolo qui

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Foto di banksadam da Pixabay

Yoga demenziale con Jacopo Fo: RABBIA

People For Planet - Lun, 05/11/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°18 – Rabbia

Pillole di Yoga Demenziale N.18: RABBIA

Parliamo di rabbia, che è una roba che non fa troppo bene!

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 3 aprile 2020

Lezione n°18 – Discussione su Rabbia

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.18: RABBIA

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 3 aprile 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

Visita la pagina Facebook di Yoga demenziale

Mascherine “di comunità”: istruzioni per l’uso

People For Planet - Lun, 05/11/2020 - 11:00

In base al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) del 26 aprile scorso è diventato obbligatorio indossare le mascherine negli spazi chiusi o in quelli all’aperto in cui non è possibile mantenere il distanziamento fisico. E in alcune regioni l’obbligatorietà dell’uso è stata estesa anche ad altri contesti. L’obiettivo è ridurre al minimo il rischio di trasmissione del nuovo coronavirus Sars-Cov-2, all’origine della ormai nota patologia Covid-19.

Ma di quali tipologie di mascherine si parla? Oltre alle mascherine chirurgiche, nella vita di tutti i giorni possono essere utilizzate dalle persone anche le cosiddette “mascherine di comunità“, “ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”, si legge nel Dpcm. A patto però, precisa l’Istituto superiore di sanità, che non si abbia alcun sintomo di infezione respiratoria: nel caso in cui invece compaiano sintomi l’utilizzo delle mascherine di comunità non è sufficiente, ed è invece necessario utilizzare mascherine certificate come dispositivi medici (come le chirurgiche).

Mascherine “misura complementare”

In ogni caso, sottolinea l’Iss, “le mascherine rappresentano una misura complementare  per il contenimento della trasmissione del virus e non possono in alcun modo sostituire il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e l’attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca”.

Le mascherine di comunità

Di seguito ecco alcune domande frequenti sul corretto utilizzo e le funzioni delle mascherine in questa fase epidemica a cui ha risposto l’istituto superiore di sanità.

1) Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche? 

Le mascherine chirurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione.

Le mascherine di comunità hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus Sars-Cov-2.

2) Quali sono le caratteristiche che devono avere le mascherine di comunità?

Devono garantire una adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo comfort.

3) La mascherina è obbligatoria anche per i bambini?

Dai sei anni in su anche i bambini devono portare la mascherina. Per loro va posta particolare attenzione alla dimensione della mascherina, evitando di usarne d troppo grandi o troppo piccole e scomode per il loro viso.

4) È possibile lavare le mascherine di comunità?

È possibile lavare le mascherine di comunità se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi. Le mascherine di comunità commerciali possono essere sia monouso che lavabili (sulla confezione dovrebbero essere riportate le indicazioni relative al lavaggio).

5) Come smaltire le mascherine?

  • Se è stata utilizzata una mascherina monouso, smaltirla con i rifiuti indifferenziati;
  • se è stata indossata una mascherina riutilizzabile, metterla in una busta e seguire le regole per il suo riutilizzo dopo apposito lavaggio.
Istruzioni per l’uso

Guarda l’infografica

Prima di indossarle

  • lavare le mani con acqua e sapone per almeno 40-60 secondi o eseguire l’igiene delle mani con soluzione alcolica per almeno 20-30 secondi;
  • indossare la mascherina toccando solo gli elastici o i legacci e avendo cura di non toccare la parte interna;
  • posizionare correttamente la mascherina facendo aderire il ferretto superiore al naso e portandola sotto il mento; accertarsi di averla indossata nel verso giusto (ad esempio nelle mascherine chirurgiche la parte colorata è quella esterna);

Durante l’uso

  • se si deve spostare la mascherina manipolarla sempre utilizzando gli elastici o i legacci;
  • se durante l’uso si tocca la mascherina, si deve ripetere l’igiene delle mani;
  • non riporre la mascherina in tasca e non poggiarla su mobili o ripiani;

Quando vengono  rimosse

  • manipolare la mascherina utilizzando sempre gli elastici o i legacci;
  • lavare le mani con acqua e sapone o eseguire l’igiene delle mani con una soluzione alcolica;

Nel caso di mascherine riutilizzabili

  • procedere alle operazioni di lavaggio a 60 gradi con comune detersivo o secondo le istruzioni del produttore, se disponibili; a volte i produttori indicano anche il numero massimo di lavaggi possibili senza riduzione della performance della mascherina.
  • dopo avere maneggiato una mascherina usata, effettuare il lavaggio o l’igiene delle mani.

Per riaprire le scuole non servono solo tablet ma spazi, meglio se verdi

People For Planet - Lun, 05/11/2020 - 08:00
Non solo tablet

Ciò che serve alle scuole per riaprire a settembre è spazio, meglio se verde.

“Io cercherei di capire, per ogni edificio, come aumentare le relazioni con gli spazi esterni, per immaginare una ripartenza che trovi un equilibrio tra momenti ancora di didattica da remoto e una fruizione più fluida e flessibile, meno concentrata, degli edifici”, a dirlo è Alfonso Femia, architetto e fondatore dello studio Atelier(s), in una bella intervista al Sole 24 ore.

Già, e fino ad allora? Una soluzione sarebbe fare come hanno fatto a Copenaghen, utilizzare gli spazi chiusi al pubblico, superando chiacchiere e polemiche, sfruttando ciò che di più prezioso quei luoghi hanno: tanti metri quadrati di spazio.

Una riqualificazione strutturale interna agli edifici scolastici troppo a lungo rimandata, perché, vale la pena di ricordarlo, il primo censimento delle scuole italiane fu ordinato da Prodi nel 1996 al fine di avviare la riabilitazione degli edifici scolastici, per la maggior parte costruiti prima degli anni ’80, e da allora poco è stato fatto. 

Una riqualificazione urbanistica che includa gli spazi circostanti agli edifici scolastici.

E non ultimo una riqualificazione mentale, perché riaprire le scuole ridisegnando gli spazi, non solo elargendo tablet, vuol dire uscire dalla logica delle scuole concepite come luoghi separati, perimetri rigidi, significa ripensare all’educazione come a un concetto diffuso, fluido, sociale, che si inserisca nel paesaggio circostante. 

Le 10 domande di Scuola Zoo alla ministra

Il dibattito intorno alle scuole sembra non accorgersi delle opportunità che paradossalmente il Covid19 sta portando, basta leggere le 10 domande che il sito più frequentato dagli studenti, Scuola zoo, ha rivolto (sia pure virtualmente) alla ministra dell’istruzione Azzolina

  • 1. In Italia la Maturità si farà, in altri Paesi no: con quali criteri è stata presa questa decisione?
  • 2. 1.6 milioni di studenti non hanno accesso alla Dad (didattica a distanza): c’è un piano di recupero per le lezioni perse? 
  • 3. Gli studenti che non hanno in casa una connessione Internet, come faranno con la Dad?
  • 4. Con i genitori al lavoro e la Dad a settembre, chi potrà seguire gli studenti più piccoli a casa? 
  • 5. Qual è il piano sulla Dad per gli alunni con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva? 
  • 6. Sono previste agevolazioni su tasse universitarie, borse di studio e per affitti dei fuori sede?
  • 7. Le regioni hanno tempo fino al 29/05 per presentare progetti sull’edilizia scolastica: chi ha presentato qualcosa?
  • 8. Quali corsi di aggiornamento sono previsti per i prof su software e tecnologie legate alla Dad?
  • 9. Sull’insegnamento online ci saranno delle linee guida uguali per tutti i prof?
  • 10. A settembre il piano di riapertura delle scuole terrà conto dell’indice di contagio nelle regioni?

Tutte domande legittime, alcune persino urgenti, certo, ma manca una cosa: lo spazio, appunto. 

Silvia Romano: «Dovremmo solo esultare» | Covid-19: ultimatum su fase3 | Unioni civili: “Troppi passi indietro”

People For Planet - Lun, 05/11/2020 - 06:25

Il Mattino: Silvia Romano in Italia con il velo, si è convertita all’Islam: «Scelta mia». Imam Napoli: niente conversioni forzate. Silvia Romano e la vergogna dei pettegolezzi sui social, Italia Viva: «Dovremmo solo esultare» Un incubo lungo 18 mesi: «Ma sono stata forte» Subito in quarantena: «Cosa mi mancava? La pizza»;

Corriere della Sera: Lisa Taddeo: «Le donne gestiscono meglio le crisi»;

Il Messaggero: Reddito di cittadinanza, aumenti in arrivo per oltre 300 mila famiglie. Dal bonus di 300 euro per internet al rimborso abbonamenti per bus e treni Reddito emergenza e blocco licenziamenti: pronto “pacchetto” lavoro Reddito cittadinanza, l’importo medio è 551 euro al mese. Aumentano i controlli;

Il Sole 24 Ore: Taglio alle bollette, bonus sanificazione, tax credit vacanze e mascherine senza Iva: ecco le novità del decreto Rilancio – LIVE / La protesta delle Regioni: subito linee guida o riapriamo da soli;

Tgcom24: I governatori lanciano l’ultimatum sulla “fase 3“, Boccia assicura: le linee guida a breve | Grafica;

Il Fatto Quotidiano: Allerta in Germania, risale indice di contagio. “Attenzione agli sviluppi dei prossimi giorni”. Proteste contro il lockdown: migliaia in piazza;

Leggo: Boris Johnson: «Lockdown non finirà questa settimana, non è il momento»;

Il Giornale: “Covid va trattato come l’Hiv: non avremo mai un vaccino…”;

Il Manifesto: Ostia, continua l’occupazione di Casapound. L’Anpi: «Pronti a mobilitarci»;

La Repubblica: Unioni civili, 4 anni dopo: “Troppi passi indietro, lo Stato discrimina i nostri figli”.

Naomi Klein: cosa ci aspetta dopo questa crisi

People For Planet - Dom, 05/10/2020 - 18:00

Continuiamo la pubblicazione su People For Planet di contributi sul “dopo coronavirus” – inaugurata con “Aspettiamo il dopo, in agguato come la tigre” e continuata con “Il ritorno dello Stato Sociale”, “I veri leader si vedranno adesso” e “Chomsky: I governi neoliberisti sono il problema, non la soluzione” – con l’intervista che la scrittrice (No Logo, Shock Economy…) e attivista politica Naomi Klein ha rilasciato a Interview, il magazine fondato nel 1969 da Andy Warhol e John Wilcock. Di seguito la traduzione di ampi stralci.

D: dove ti trovi e da quanto tempo stai in isolamento?

NAOMI KLEIN: Sono nel Central Jersey. Mi sono isolata con mio marito Avi e nostro figlio di 7 anni dal 12 marzo. E siamo stati in un isolamento molto rigoroso: niente amici, niente contatti con l’esterno.

D: Cosa ha confermato o rafforzato questa pandemia riguardo alla tua visione della società?

KLEIN: Che gli umani non sono fatti per l’isolamento. Siamo animali sociali e apparteniamo alla comunità, sostenendoci a vicenda.
Che la logica del profitto è in contraddizione con l’assistenza sanitaria pubblica. Questa logica costituisce una minaccia per la nostra sicurezza collettiva (sia in un impianto di confezionamento di carne che in un magazzino di Amazon).
Che le nostre élite economiche e politiche pianificheranno e trarranno profitto anche di fronte alla morte di massa.
Che le catastrofi discriminano: qualunque ingiustizia preceda il disastro verrà solo approfondita da essa. Gli emarginati diventano gli scartati.

D: Cos’ha cambiato questa pandemia riguardo alla tua visione della società?

KLEIN: Mi ha dimostrato che anche negli USA, la nazione più capitalista della terra, è ancora possibile per un gran numero di persone prendere posizione per mettere la salute umana davanti alle iniziative a scopo di lucro. Non durerà, ma non ero sicura che fosse possibile. Sono stata anche sorpresa da quanto velocemente possiamo cambiare il modo in cui viviamo. Scrivo da molto tempo sui cambiamenti climatici e penso sempre che sia quasi impossibile aspettarsi che le persone apportino enormi cambiamenti nel loro stile di vita per scongiurare una minaccia. Ma questo periodo dimostra che possiamo farlo.
Mi ritrovo anche a pensare più di prima al valore di vivere in modo più semplice. Fin dai tempi del college ho sempre vissuto da sola, in coppia o in una famiglia nucleare. Ma se in futuro dovremo sopravvivere a questo tipo di shock che eliminano la nostra rete sociale, le case unifamiliari sono una pessima soluzione. Le persone che conosco che stanno vivendo meglio durante questa crisi vivono in una sorta di co-alloggio istituito – con genitori, bambini, anziani e single che vivono tutti in spazi collegati con un cortile comune e aree comuni. In una pandemia, il tuo gruppo di co-alloggio è la tua comunità e tutti si impegnano a protocolli di isolamento per proteggersi l’un l’altro. È molto meno isolante che rinchiudersi per mesi in una famiglia nucleare e la parte migliore è che puoi mettere in comune abilità, cura dei bambini e verdure del cortile.

D: Qual è lo scenario peggiore per il futuro?

KLEIN: Colossi come Amazon e Walmart fanno un massacro di piccole imprese. Milioni di persone perdono la casa perché non hanno mai ricevuto gli aiuti governativi che meritavano. Il divario di ricchezza si allarga drammaticamente perché le persone con pochi o nessun risparmio vengono spazzate via per prime. Stati e città vanno in default per sostenere i salvataggi aziendali e per coprire le carenze di bilancio chiusure di massa di scuole pubbliche e ospedali, con migliaia di insegnanti e operatori sanitari che si uniscono alle liste di disoccupazione. E siamo ancora meno preparati per il prossimo disastro.

In tutto il mondo, gli autoritari come Trump seminano ancora più divisione e odio per deviare verso altri la colpa dei loro raccapriccianti fallimenti con le opposizioni moderate che non riescono a offrire alle persone arrabbiate alternative reali. L’incarcerazione di massa si espande, specialmente ai confini e contro gli immigrati. La malattia si diffonde nelle carceri e questo porta a più odio verso “l’altro”. La violenza domestica sale alle stelle con uomini stressati che infuriano sulle donne e i bambini. Le scuole non riaprono mai del tutto e ci si aspetta che le donne sopperiscano nell’istruzione domiciliare, riportando indietro il femminismo di decenni. La pandemia si diffonde attraverso il Sud del mondo senza alcun aiuto serio da parte del Nord. I bassifondi sono pattugliati da soldati che impediscono ai poveri di lasciare le loro case, tutto in nome del controllo della pandemia. E potrei andare avanti ancora, ma è un film già visto.

D: Che cosa può venire fuori in meglio? Ci sono ragioni per sperare?

KLEIN: La speranza è in quanto sentiamo la mancanza l’uno dell’altro. Quanto amore abbiamo – tardivamente – espresso per gli operatori sanitari e gli altri il cui lavoro è essenziale. Quanta gioia abbiamo nell’assistere al ritorno della fauna selvatica. Oltre a ciò, dobbiamo guadagnare la nostra speranza con l’azione. Abbiamo visto tutti che i nostri governi hanno la capacità di radunare trilioni di dollari quasi da un giorno all’altro. Se riusciamo ad aggrapparci a questa conoscenza e a rimanere saldi di fronte alle altre crisi che affrontiamo (disordini climatici, senzatetto, disparità insostenibili), potremmo effettivamente ottenere alcune vittorie nei mesi e negli anni a venire— come l’assistenza sanitaria universale interamente finanziata, l’alloggio per tutti e un New Green Deal.
Le risorse ci sono, al momento sono solo dedicate ad arricchire ulteriormente i già ricchi.

D: Prevedi un sbocco verso un globalismo più inclusivo o più nazionalismo e isolazionismo?

KLEIN: Vedremo un aumento in entrambi. Stiamo già vedendo tutti i tipi di risposte iper-nazionaliste e xenofobe. Trump incolpa la Cina. La Cina incolpa i lavoratori africani migranti. Alcuni blocchi delle frontiere rimarranno al loro posto perché sono politicamente convenienti e inizieremo a sentire discorsi più esplicitamente razzisti e suprematisti sulla pandemia, come il modo in cui Dio ha di eliminare i deboli e gli inferiori: “abbattere il gregge”, quel tipo di oscenità lì. Ci sarà sicuramente anche una sorta di re-localizzazione e diversificazione della catena di approvvigionamento per forniture alimentari e mediche.

 Potremmo però anche vedere un rafforzamento dell’internazionalismo più sano, perché le pandemie, le perturbazioni climatiche e la regolamentazione delle società transnazionali richiedono tutte una cooperazione internazionale. Alcuni paesi si riuniranno per farlo.

D: Come verranno ricordati i governi mondiali per le loro risposte alla pandemia?

KLEIN: Trump. Jair Bolsonaro. Boris Johnson. Saranno ricordati come uomini vani, ignoranti e cronicamente ingannevoli che hanno portato i loro paesi al massacro di massa.
La neozelandese Jacinda Ardern sarà ricordata invece sarà ricordata in netto contrasto con loro. Ha risposto alla pandemia con la stessa leadership calma, umana e fiduciosa che ha mostrato dopo le orribili sparatorie di massa dell’anno scorso in due moschee e, grazie a questo, molte vite sono state salvate. Questo è importante perché dimostra la menzogna dell’idea che è necessario uno stato di sorveglianza autoritaria per battere la pandemia.

D: Questa esperienza è una vittoria per la tecnologia e il mondo virtuale o per il valore del contatto umano reale?

KLEIN: Onestamente, viviamo tutti in un prototipo accelerato del mondo virtuale dei sogni della Silicon Valley. Per quelli di noi abbastanza fortunati da essere in isolamento (un privilegio in sé), viviamo attraverso la telemedicina, l’apprendimento remoto e tutto ciò che è distribuito tramite app: intrattenimento su richiesta, infiniti social media…

La cosa più incoraggiante è che da quello che sento tutto ciò ci sta davvero rendendo tristi. Perché si scopre che in realtà abbiamo bisogno di altri esseri umani e i nostri più grandi conforti provengono dal tempo trascorso in compagnia reciproca e dalle esperienze nel mondo naturale.

La tecnologia ci offre strumenti incredibili per evitare viaggi inutili e inquinanti. Può migliorare l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Ma questi dovrebbero essere strumenti che controlliamo, non uno stile di vita che si accompagna a lavori di sfruttamento a domicilio e sorveglianza inquietante.

D: Cosa ti impedisce di rinunciare alla speranza nella razza umana?

KLEIN: In questo momento sono gli infermieri che sono una luce morale così brillante durante questa crisi. E gli insegnanti, che si stanno impegnando molto per rimanere in contatto con i bambini a cui tengono così profondamente. E i lavoratori di Amazon, che continuano a fronteggiare l’uomo più ricco del pianeta con così tanto coraggio.

Non credo che i vampiri di Washington che stanno usando questa crisi per i loro interessi siano rappresentativi della razza umana nel suo insieme, e questo mi dà speranza.

Qui il testo integrale dell’intervista in inglese.

Quali frutti e verdure sono di stagione in Estate? (VIDEO)

People For Planet - Dom, 05/10/2020 - 17:00

Continuano le interviste di People For Planet a Francesco Beldì, agronomo, per conoscere la stagionalità di frutti e verdure.
In questa puntata parliamo di cosa si può trovare in estate.
Poi siamo andati per strada a vedere quanto ne sa la gente di agricoltura. Sapete come si coltivano le cipolle?

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Per vedere tutti i video con l’agronomo clicca qui

Quanto è bella la Fase 2!

People For Planet - Dom, 05/10/2020 - 15:30

Ritiro quanto detto in precedenza. La fase due è un concentrato straordinario di nuove manifestazioni sociologiche. È il mondo all’incontrario. Ecco un breve elenco di stupefacenti esempi:

“Stop al campionato!”

La gente non vuole il calcio. Pensavamo di essere un popolo di Santi, Navigatori e Allenatori di Pallone. E invece no: abbiamo deciso di rinunciare alla “cosa più importante tra quelle meno importanti” (citando Arrigo Sacchi). 
Ma come è possibile?

– Forse il Covid ci ha davvero liberati dalle nostre dipendenze. Una sorta di nuovo Messia che ci libera dai falsi idoli: scendi dal piedistallo, Cristiano Ronaldo. E cambiati quel nome. E pure il cognome!

– Forse, invece, è il senso in colpa: “Noi siamo qui a gioire per un gol mentre c’è gente in terapia intensiva” (cosa che peraltro accade sempre).
È l’evoluzione del concetto altissimo “non lasciare gli spinaci, pensa ai bambini dell’Africa che non li hanno” di mamma italica memoria. Concetto in sé poco efficace, capace di generare solo confusione nei poveri bambini. 
Poi dice che Salvini è cresciuto com’è cresciuto. Un’infanzia intera a pensare “certo che sono strani gli africani, perché mai dovrebbero desiderare di mangiare roba cattiva che cresce per terra?!”

– Forse invece siamo solo invidiosi: i soliti privilegiati tornano a una vita quasi normale mentre noi non sappiamo neanche quando potremo tornare a pagare l’abbonamento in palestra (senza andarci, in molti casi). E allora no. Mal comune mezzo gaudio, muoia Sansone e tutti i Filistei. 

– E poi abbiamo scoperto che essere tutti virologi è più divertente che essere tutti allenatori di calcio. Il calcio nei bar è divertente, ma oggi su Facebook salviamo delle vite: vuoi mettere?

“I nuovi sceriffi” e la grande comunicazione

Usciamo di casa a criticare la gente che è uscita di casa. “Ma cosa ci fanno tutte queste macchine intorno alla mia? Dove credete di andare? Mica è un liberi tutti!” Se aprissimo i finestrini e pensassimo a voce alta, otterremmo un sinc che manco il Coro dell’Antoniano. E allora eccoci:

– Siamo tutti grandi professionisti della settimana enigmistica. Nei parchi – mentre osserviamo due persone sedute, senza mascherina, sulla stessa panchine – passiamo intere mezzore a cercare le 7 piccole differenze che ci dimostrino che i due non sono parenti, congiunti, né affini. Ma solo meri trasgressori.

– Quel corso di fotografia comprato con Groupon finalmente serve a qualcosa! Eccoci lì a scegliere l’inquadratura migliore per appiattire le distanze e dimostrare inconfutabilmente a noi stessi e ai nostri 25 lettori (pardòn, followers) che davanti ai nostri occhi si stia verificando un assembramento. Quasi un’adunata sediziosa.

– È manna per i titolisti da prima pagina. “Gli italiani prendono d’assalto i parchi!”. “Una folla si riversa per le strade!”. 
A leggere i giornali pare la calata dei barbari e il crollo dell’impero romano. A guardar dal vero, sembriamo più degli strani animali che escono dal letargo e – diafani, con gli occhi ancora semichiusi – cerchiamo di ricordaci dove si trovasse la zona erbosa più vicina.
Sono gli stessi artefici delle “Bombe d’acqua” a seguito dei consueti acquazzoni estivi o del “Caldo record” che racconta una escalation che dovrebbe averci già consegnati all’estinzione.
Perdoniamoli, vivono di entusiasmi. E portano una sferzata di allegria a prime pagine che, spesso, altrimenti, sembrerebbero nascere con la polvere sopra.

“La gente della notte”

Le consegne sono chiare: bisogna uscire – ancora – solo per necessità. Con particolare riguardo da parte delle fasce a rischio. I locali sono chiusi e le minicar temono i predatori più grossi, con la luce cattiva nei fari e sui tettucci.
Ecco, allora, che la notte si popola di strani animali barcollanti.

– non sono vampiri, anche se di giorno non escono mai
– non zombies, anche se camminano malfermi e avanzano lenti
– non sono criminali, anche se si espongono a rischi
– non il popolo dei rave party o degli afterhours …

… Sono gli anziani. Che per evitare la “folla” dei lavoratori diurni, l’irruenza dei runners e il soffocamento da mascherina, sciamano silenziosamente sotto la luna. Che romantica o spettrale sia l’impressione di chi li osserva, hanno un che di dolcemente poetico. Come le foto dei leoni marini o degli aironi che si riprendono le città.

“Non provate a rifarlo a casa”

Ci mancavano i “Covid-Party” negli USA, in cui la gente si ammassa in un luogo chiuso con positivi al Coronavirus per sviluppare l’immunità. 
Di fatto ci si mischia con i malati nella speranza di contrarre il virus per non aver più paura di contrarre il virus. 
Non abbiamo certezze circa l’origine di tale brillante intuizione, ma sarebbe curioso domandar loro in quanti votino Trump.

Foto di Matt Seymour su Unsplash

Volare su Piazza Navona mentre Roma è deserta

People For Planet - Dom, 05/10/2020 - 15:00

Un video spettacolare, una delle piazze più belle del mondo, deserta per il lockdown, esplorata dal collettivo di videomaker Dirty Seagulls con un drone che ci fa vedere delle prospettive incredibili.

YouTube: Dirty Seagulls

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South China Morning Post: la pasta inventata nel Mediterraneo, non in Cina

People For Planet - Dom, 05/10/2020 - 12:34

Il South China Morning Post, il grande quotidiano in lingua inglese di Hong Kong di proprietà di Jack Ma (Ma Yun), capo del colosso cinese del commercio elettronico Alibaba, ricostruisce l’affascinante genesi della pasta nel Mediterraneo e in Italia attraverso le testimonianze di storici del cibo e archeologi, smontando il mito diffuso soprattutto in America secondo cui la pasta sarebbe arrivata a noi dalla Cina. Insomma, una cosa tipo “diamo a Cesare quel che è di Cesare”.

Ecco la traduzione di ampi stralci della ricostruzione storica fatta del giornale cinese.

La leggenda di Marco Polo

Chi ha inventato la pasta, questo piatto italiano per antonomasia, che gli italiani amano e il mondo intero con loro? Secondo una leggenda gli spaghetti, le tagliatelle, i rigatoni… sarebbero nati dopo che il nobile mercante veneziano Marco Polo avrebbe importato la “pasta” cinese (i noodles) al suo ritorno dalla Cina, alla fine del XIII secolo.

Tuttavia l’origine cinese della pasta italiana è un mito. Marco Polo ha trascorso diversi anni in Cina, dove ha appreso le tradizioni e la cultura del paese, ed è possibile che abbia riportato noodles cinesi e altri cibi dai suoi viaggi.

Ma gli storici della gastronomia affermano che la produzione di pasta fiorì nel Mediterraneo per secoli, prima che i veneziani viaggiassero verso l’Oriente, in particolare tra i Greci e poi tra i Romani.

Pasta e noodles

“I noodles sono una cosa, la pasta è un’altra”, afferma Anna Maria Pellegrino, storica del cibo e membro dell’Accademia della cucina italiana. “Sono il riflesso di due distinte culture culinarie, due identità che si sono sviluppate in parallelo, il loro unico punto comune è la necessità di mangiare e, soprattutto, di condividere le stesse sensazioni e gli eventi quotidiani della vita attorno a una tavola. Il modo di cucinarli, i contenitori, i cereali utilizzati, la loro preparazione, gli ingredienti e i condimenti sono totalmente diversi, specifici per ogni civiltà. Non esiste un collegamento diretto tra il modo asiatico e quello italiano o mediterraneo di mescolare i cereali con l’acqua per creare noodles o pasta.”

Giorgio Franchetti, uno specialista dell’antica Roma, respinge anche lui la teoria dell’importazione della pasta da parte di Marco Polo. “È completamente assurdo“, afferma. “Le “tagliatelle” che Marco Polo avrebbe potuto portare dalla Cina entro la fine del XIII secolo erano realizzate con il riso e si basano su una diversa tradizione culinaria, orientale, che non ha nulla a che fare con la nostra.”

Le lagane, capostipiti della pasta e le indigestioni di Cicerone

Franchetti è l’autore di un libro che descrive ricette dell’antichità, basato su testi come quelli dello storico e soldato romano Catone il Vecchio, che descrivono chiaramente la preparazione dei piatti e le proporzioni necessarie. Le ricette che presenta si ispirano anche a documenti e utensili trovati nelle vicinanze del Vesuvio.

Franchetti spiega di aver basato la sua ricerca sulle vestigia scoperte sotto le ceneri lasciate dall’eruzione del Vesuvio, che distrusse Pompei nell’anno 79. “Contrariamente all’immagine che abbiamo dei sontuosi banchetti organizzati dall’aristocrazia romana, con abbondanza di piatti, carni rare e vini preziosi, i romani comuni cittadini non si abbandonavano agli eccessi culinari”, commenta.

“Tra il 1000 e l’800 a.C., i testi greci evocano per la prima volta l’esistenza del laganon, una striscia di pasta piatta che era tagliata in strisce irregolari, adottata dai romani sotto il nome, al plurale, di laganae. Era usata nelle zuppe, con porri e ceci, un piatto romano molto popolare. “

Si ritiene che le lagane siano all’origine di quella che in seguito divenne la lasagna. Poeti e filosofi romani spesso rappresentavano le delizie delle lagane, continua Franchetti. In una delle poesie delle sue famose Satire, Orazio descrive il suo entusiasmo per l’idea di tornare a casa per assaggiare una ciotola di porri, ceci e lagane.

Le lagane suscitarono anche la passione nel filosofo e statista Cicerone, la cui biografia afferma che avrebbe avuto l’abitudine di abusarne, inghiottendo enormi porzioni che poi lo lasciavano con terribili dolori di stomaco.

Dall’antica Roma ad oggi, la pasta come antidepressivo

Secondo Cristina Conte, “archeologa-chef” che combina archeologia e cucina mentre cerca di ricostruire le ricette che sono scomparse dal mondo antico, le lagane erano consumate principalmente da famiglie romane meno abbienti. “Ai tempi dei romani la gente mangiava quotidianamente le lagane, era un piatto democratico, semplice, ma molto nutriente per i poveri e le classi lavoratrici, non per i ricchi“, precisa. ”Un piatto anti-depressione, proprio come la pasta oggi per gli italiani.” Cristina Conte ritiene che sia probabile che i popoli pre-romani, come gli Etruschi, abbiano inventato una forma antica e rudimentale di pasta, anche se non vi è alcun indizio su questo argomento.

La pasta viaggiava da Palermo nel Mediterraneo trasportata in botti…

D’altra parte, in assenza di fonti storiche sulla questione, non è noto se la pasta dell’antica Roma fosse secca o fresca.

L’uso della pasta secca è legato alla cultura e allo stile di vita delle tribù arabe nomadi. Per resistere a lunghi viaggi nel deserto, dove l’acqua era scarsa, gli arabi asciugavano la loro pasta e le diedero una forma cilindrica e vuota, vicina ai maccheroni. La pasta secca, tra cui gli spaghetti, sarebbero un’eredità di questa influenza. Franchetti ha ritrovato un libro del 1154, più di cento anni prima delle avventure di Marco Polo, scritto da un geografo arabo di nome Al-Idrin. Evoca lunghi fili di pasta, avvolti come gomitoli di lana ed esportati dalla città di Palermo, chiusi in botti, lungo tutte le rotte commerciali del Mediterraneo.

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4 idee per dare nuova vita alle bottiglie di plastica

People For Planet - Dom, 05/10/2020 - 10:00

“Le bottiglie di plastica ormai sono diventate il nemico numero uno dell’inquinamento ambientale. Di questi tempi, il tema della “sostenibilità ambientale” diventa sempre più centrale, tanto che alcune persone hanno eliminato del tutto la plastica dalla loro vita quotidiana. Se avete delle bottiglie di plastica in casa e non volete buttarle, con questo articolo vi mostriamo 4 trucchi di riciclo creativo per riutilizzarle in modo sensato. Avreste mai pensato di realizzare un orto verticale con solo tre bottiglie di plastica? Oppure una graziosa serra per coltivare le cipolle? Date un’occhiata!” Dal canale YouTube Sagace:

Fonte: Sagace

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Travel theraphy: viaggiare per curare l’anima

People For Planet - Dom, 05/10/2020 - 07:00

Viaggiare per distrarsi, per staccare la spina dalla routine, per alleviare lo stress, per accantonare temporaneamente i problemi, per rilassarsi, per divertirsi, per conoscere nuovi mondi: ognuno viaggia per motivi del tutto personali, ma il viaggio ormai viene consigliato anche come terapia vera e propria. Viaggiare allevia ansie e dolori, fisici e mentali, viaggiare fa vivere più a lungo, viaggiare permette di scacciare la tensione. Convinzioni che affondano le proprie radici nel passato e che, in tempi recentissimi, hanno portato alla nascita di figure specializzate, i traveltheraphist.

Viaggiare per il gusto di viaggiare e per diventare uomini nuovi

Già nel Medioevo si viaggiava molto, basti pensare alle strade italiane sempre percorse da mercanti a caccia di affari, da pellegrini alla scoperta di luoghi sacri, da artisti alla ricerca di ispirazione, da ladri e studiosi. Ognuno di loro aveva uno scopo molto pratico e produceva testimonianze del proprio viaggio, lasciava segni sotto forma di opere d’arte, testi sacri o libri di conti. Ma la letteratura di viaggio si sviluppò più tardi, nel Diciassettesimo e Diciottesimo secolo, quando il viaggio in sé divenne lo scopo della partenza. Si iniziava a viaggiare per curiosità, per sete di conoscenza. E per piacere. I giovani aristocratici di tutta l’Europa, insieme agli uomini di cultura, diventarono protagonisti dei cosiddetti Grand Tour, che dei tour non hanno soltanto il nome, trattandosi di veri giri con arrivo e partenza nello stesso luogo e che immancabilmente toccavano l’Italia. Erano viaggi di formazione, in cui i giovani tornavano a casa più adulti e dopo aver spalancato gli occhi sul mondo, dopo aver appreso dettagli preziosi sulla politica, sulla storia e sulla cultura dell’Europa grazie all’osservazione diretta.

Fare acquisti era parte del viaggio

Si portavano a casa cimeli e opere d’arte, oppure si commissionavano ritratti ai pittori più in voga nei luoghi visitati. Oggi li chiameremmo souvenir. In Italia si poteva studiare arte e perfezionare la propria tecnica tenendo lo sguardo fermo su antichi modelli – sculture e opere architettoniche – ancora visibili, in Francia gli aristocratici inglesi si impegnavano in lezioni di stile e passavano ad un guardaroba più sofisticato, tutti lasciavano tracce che oggi ci fanno riflettere sull’evoluzione dell’idea e dei benefici del viaggiare. Una cosa è certa: viaggiare rendeva gli uomini migliori e riportava a casa persone nuove.

Lo dice la scienza: viaggiare tiene lontana la morte

Uno studio della Global Commission on Aging and Transamerica Center for RetirementStudies, in partnership con l’U.S. Travel Association, ha evidenziato che le donne che viaggiavano almeno due volte l’anno, rispetto a quelle che andavano in vacanza ogni 6 anni, rischiavano meno infarti o morti cardiache. Nel caso degli uomini, chi non va in vacanza almeno una volta all’anno ha un rischio maggiore del 30% di morire per malattie cardiache e del 20% di morire per altre cause considerate. In generale, pare cheil viaggio allontani decisamente il rischio di infarto e di depressione.
Se la morte è un evento estremo e resta complicato collegarla alla mancanza di momenti di vacanza, sono i benefici del viaggiare a risultare interessanti: dopo uno o due giorni di vacanza l’89% dei soggetti analizzati mostrava notevoli cali dello stress. Vale anche per chi non riesce a viaggiare spesso per motivi di vario genere, da quelli economici a quelli di salute. Nessun dubbio: lo stress diminuisce appena si fa la valigia. Non a caso, durante lo stesso studio, in molti hanno menzionato il viaggio tra le prime voci della “to do list” da attuare una volta in pensione.

La travel theraphy

Non sorprende, dunque, che in ambito psicologico vengano ormai consigliati momenti di svago, in affiancamento a terapie mediche più strutturate. Durante un viaggio di qualche giorno si possono affrontare più esperienze di quante se ne possano affrontare in ufficio per un anno. Il viaggio fa scorrere il tempo più veloce. E guai a pensare che viaggiare significhi scappare! Il viaggio aiuta a guarire, a confrontarsi con se stessi e le proprie ansie, a trovare soluzioni. Questo pensiero è alla base, ad esempio, della proposta della Dream Travel Therapy di Enrique Crow, psicologo, che parte da un’analisi dei sogni – dell’inconscio, delle emozioni nascoste – con l’intento di ottenere un supporto nella comprensione profonda e nella risoluzione psicologica dei problemi. Il viaggio non si sostituisce all’analisi di un professionista medico, anzi, la affianca. Ma che viaggiare aiuti a conoscere meglio se stessi e ad affrontare i mostri nella propria mente lo sapevamo già.
Un proverbio indiano recita: «Viaggiando alla scoperta dei paesi troverai il continente in te stesso».
Un viaggio può guarire vecchie ferite, può sfumare ricordi e dolori troppo vivi, può alleggerire l’anima se il peso della vita è eccessivo. Lo fa da sempre e lo sanno tutti coloro che nella vita si sono concessi anche solo qualche giorno di fuga dal quotidiano. Lo sappiamo da molto prima che gli studi ci fornissero anche la conferma scientifica.

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Silvia è libera, dagli haters: «Quanto è costato?» | Covid: USA prevede 95mila morti | I campi sono senza braccianti

People For Planet - Dom, 05/10/2020 - 06:25

Il Messaggero: Silvia Romano libera, domani in Italia. Fu rapita in Kenya: «Sono stata forte» Il papà: «Una felicità che scoppia» Vergogna haters: «Quanto è costato?»;

Corriere della Sera: Campi senza braccianti: dalle pesche alle zucchine, ecco i raccolti a rischio;

Il Mattino: Trump: virus sparirà senza vaccino. Ma gli Usa prevedono 95mila morti | Coronavirus, in Gran Bretagna bebè di 6 settimane tra i 36.000 morti: vittima più giovane al mondo. E la Regina parla alla nazione a 75 anni dalla vittoria: «Mai arrendersi» Il Covid sta sterminando gli indios, i Comboniani e il Maxxi rilanciano l’appello di Salgado;

Il Sole 24 Ore: Covid-19, così il mercato dell’oro ha messo in crisi anche le grandi banche;

Tgcom24: Cgia: “Nel 2020 stop a Irpef, Ires e e Imu alle Pmi. Uno sgravio di 28,3 miliardi“;

Il Fatto Quotidiano: Calabria, Tar annulla l’ordinanza ‘apri-tutto’. “Le misure anti Covid spettano al governo”. Boccia: ‘Sentenze si applicano, no divisioni’;

Il Giornale: Capuozzo smaschera governo: “La verità sulla folla ai Navigli” ;

Il Manifesto: Trieste, la nave lazzaretto del governatore Fedriga;

La Repubblica: Ecco il testo del decreto per fare tornare in carcere i boss mafiosi scarcerati;

Leggo: Morto Little Richard, leggenda del rock’n’roll: aveva 87 anni. Scrisse “Tutti frutti”.

Combatto per combattere il cancro

People For Planet - Sab, 05/09/2020 - 20:00

Ultimo video della serie dedicata alle arti marziali terapeutiche e questa volta parliamo di giovani che combattono con i tumori.
Dagli esercizi di respirazione alle parate, a seconda della patologia e dello stato del paziente, si intraprende con il Maestro un percorso che porta benessere e distrazione dalla malattia.
Il progetto si ispira all’associazione americana Kids Kicking Cancer.
https://www.kkcitalia.it/

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Silvia Romano è libera!

People For Planet - Sab, 05/09/2020 - 18:23

Silvia Costanza Romano, 23 anni era stata rapita più di un anno e mezzo fa, a novembre 2018 da un commando di uomini armati nel villaggio di Chakama, a circa 80 chilometri a ovest di Malindi, in Kenya.

La giovane cooperante milanese che collaborava con la onlus machigiana ‘Africa Milele‘, tornerà a casa già domani.  
Silvia Romano seguiva un progetto di sostegno all’infanzia con i bambini di un orfanotrofio. La sua liberazione, dicono fonti interne, è avvenuta grazie a “un lungo e complesso lavoro sul campo”.

Foto da Repubblica

Covid-19. I dati mondiali e italiani al 9 maggio. Lombardia: letalità al 18,8%!

People For Planet - Sab, 05/09/2020 - 18:00

La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati e morti per coronavirus in tutti i paesi. Secondo i dati al 9 maggio  sono gli Stati Uniti ad avere il più alto numero di casi accertati e di morti, l’Italia  è terza sia per numero di casi che per  numero di morti. Nell’ultima settimana il Regno Unito ha sorpassato l’Italia per numero di morti.

Complessivamente nel mondo si registrano 3.956.000 casi (620.000 in più rispetto a 7 giorni fa, dato in crescita rispetto alla settimana precedente) e 275.000 morti (36.000 in più rispetto a 7 giorni fa, dato in contrazione).

Il confronto tra incremento di casi e di morti a livello mondiale nell’ultima settimana sembrerebbe confermare l’ipotesi che, mentre il virus continua a diffondersi a velocità anche superiore rispetto a prima, la sua letalità starebbe diminuendo.

Negli Usa circa 180.000 casi in più nell’ultima settimana

Continua l’impressionante escalation di casi negli Usa, dove nell’arco di una settimana si è passati da 1.104.000 a 1.284.000. Nello stesso periodo il numero dei morti per Covid-19 in Usa è cresciuto da 66.000 a 77.000

New York City da sola conta ad oggi oltre 18.000 morti e, assieme alla Lombardia (15.000 morti), rappresenta il principale focolaio del covid-19 nel mondo. 

I paesi con gli incrementi più critici

Oltre che negli USA, si aggrava la situazione in particolare in Russia, Brasile e Regno Unito

La Cina invece non compare più già dalla scorsa settimana negli elenchi dei 10 paesi con più casi di covid-19 e con più morti accertati per il virus

L’apparente anomalia dell’Italia

Dalle statistiche della Johns Hopkins si conferma l’apparente anomalia dell’Italia che avrebbe un tasso di letalità molto superiore rispetto alla media mondiale. Confrontando casi accertati e numero di morti dichiarati da ciascun paese in Italia il tasso di letalità sarebbe del 13,8% contro una media mondiale di tutti gli altri paesi escluso l’Italia del 6,6%.

Anzi, mentre a livello mondiale il tasso di letalità tende a diminuire, in Italia, in base ai dati ufficiali, nell’ultima settimana è peggiorato, passando da 13,6% a 13,8% 

Gli strani numeri della Lombardia

L’anomalia italiana è in realtà tutta concentrata in Lombardia, dove secondo le statistiche ufficiali con circa 80.000 casi confermati (4.000 in più rispetto a una settimana fa) e circa 15.000 morti (1.000 in più rispetto a 7 giorni fa) il tasso di letalità è addirittura il 18,8%, ancora in aumento rispetto ad una settimana fa!
Al di fuori della Lombardia il tasso di letalità italiano è simile a quello di altri paesi dove il coronavirus è molto diffuso. È in Lombardia quindi che i conti non tornano. Se poi si ricorda che è ormai pacifico che nella regione i morti per Covid-19 sarebbero stati finora molti di più di quelli attribuiti al virus (vedi ad esempio la strage nelle case di riposo, con tante morti attribuite alla “polmonite” senza nessun tampone), il pensare che i casi presenti nella regione siano molti di più di quelli ufficiali è più che un sospetto e questo spiegherebbe un tasso di letalità altrimenti incomprensibilmente così elevato.

E la riapertura delle attività in Lombardia dal 4 maggio è fonte di preoccupazione per la gestione anche della fase 2 da parte della regione che non sembra avere una strategia di gestione della pandemia chiara ed efficace.

Le classifiche ufficiali

Di seguito le classifiche dei primi 10 paesi con i dati in migliaia in base alle statistiche ufficiali riferite a: casi confermati; morti per covid-19

I segni (+) e (-) indicano le variazioni nella posizione in classifica rispetto a 7 giorni fa.

Casi confermati

  • 1.284.000 Stati Uniti
  • 223.000 Spagna
  • 217.000 Italia
  • 213.000 Regno Unito 
  • 199.000 Russia (+)
  • 176.000 Francia (-) 
  • 171.000 Germania (-)
  • 147.000 Brasile (+)
  • 136.000 Turchia (-)
  • 105.000 Iran (-)

Morti

  • 77.000 Stati Uniti 
  • 31.000 Regno Unito (+)
  • 30.000 Italia (-)
  • 26.000 Spagna (+)
  • 26.000 Francia (-)
  • 10.000 Brasile (+)
  • 9.000 Belgio (-)
  • 8.000 Germania 
  • 7.000 Iran 
  • 5.000 Olanda 

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