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Aggiornato: 7 ore 29 min fa

La filastrocca Mangio tutto da ballare insieme!

Gio, 03/19/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

È l’unico animale che, quando piove, non si bagna. Che animale è?
(La soluzione domani, intanto pensaci!)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Sono tanti fratellini, tutti bianchi e piccolini, stanno sempre a chiacchierare o a ridere e mangiare. Chi sono?
(La soluzione I denti)

Una filastrocca al giorno leva la noia di torno

Filastrocca mangioditutto – Cregrest2015

Cantiamo insieme

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay

Guarita a 95 anni dal Coronavirus: la chiameremo signora Speranza

Mer, 03/18/2020 - 19:14

Coronavirus, notizie che risollevano lo spirito: a Modena è guarita un’anziana di 95 anni. La donna è di Fanano, un comune sull’Appennino, e la notizia della sua totale guarigione arriva oggi, 18 marzo, altra giornata di bollettino critico per l’Italia, compresa l’Emilia Romagna: 525 le persone che hanno accertato la loro positività al Coronavirus oggi, 18 marzo, e 65 i morti in più da ieri. Numeri che sicuramente risentono dei giorni precedenti al decreto del Governo ma che ancora sono lontani dall’abbassamento della curva.

Quando finirà è presto per dirlo, anche se c’è chi ha le competenze per fare previsioni, come l’infettivologo in questo articolo, certo è che rispetto a ieri, nella sola Regione emiliana, i decessi sono passati da 396 a 461, più 15 donne e più 50 uomini. Numeri che spaventano e che rischiano di disperdersi nel susseguirsi di bollettini quotidiani. I dati che più spaventano sono infatti quelli relativi alle terapie intensive, dove rispetto a ieri sono ricoverati in Emilia Romagna 24 persone in più, per un totale di 247 ricoverati. Le persone clinicamente guarite sono 152.

Le persone clinicamente finora guarite in Emilia Romagna sono 152, tra queste, c’è anche lei. E l’impresa di un’anziana signora, che a 95 anni riesce a sconfiggere un virus che sta prostrando il mondo intero, è ciò di cui abbiamo bisogno, almeno oggi.

Non conoscendo il suo nome, la chiameremo “signora Speranza”. Non si offenderà.

Sky News Usa: enormi code negli Stati Uniti per acquistare armi

Mer, 03/18/2020 - 18:47
Si potenziano gli arsenali personali 

Secondo quanto riferisce Sky News Usa, le vendite di armi in zone colpite duramente dall’epidemia COVID-19, come WashingtonCalifornia e New York, sono aumentate vertiginosamente, poiché i proprietari di armi temono un crollo dell’ordine pubblico.

Si assiste a lunghe file di persone fuori dai negozi di armi, con l’obiettivo di potenziare i loro arsenali personali, mentre la pandemia di coronavirus cresce negli Stati Uniti.

Anche persone che non hanno mai posseduto un’arma prima si stanno unendo alle code per prepararsi all’autodifesa nel timore di violazioni della sicurezza pubblica.

I clienti in fila a Los Angeles hanno dichiarato ai media locali che “i politici e le associazioni contro le armi ci hanno detto per molto tempo che non abbiamo bisogno di pistole. Ma in questo momento molte persone sono davvero spaventate e prendono la decisione di armarsi”.

Esaurite le scorte di magazzino

Secondo il Los Angeles Times, un venditore di armi in Oklahoma ha avuto clienti che hanno acquistato armi e munizioni per un valore di migliaia di dollari alla volta, al fine di proteggersi, esaurendo le sue grandi scorte in magazzino.

Tra gli acquirenti anche molte persone di origine asiatica per paura di una reazione contro la loro comunità.

Il rivenditore di munizioni online ammo.com ha riportato un aumento delle vendite dopo l’epidemia di COVID-19, segnalando un incremento del 68% delle persone che acquistano dal suo sito Web.

Donald Trump Jr: «Quando serve un’arma, serve»

Donald Trump Jr, il figlio del presidente degli Stati Uniti, ha dichiarato nel fine settimana che suoi “amici democratici” erano stati in contatto con lui per chiedergli quali pistole avrebbero dovuto acquistare e ha aggiunto: “Non hai bisogno di un’arma, finché non ne hai bisogno. Ma poi quando serve…”

Bambini e armi

Everytown, un gruppo che si batte per il controllo della vendita delle armi, ha twittato: “L’emergenza nazionale COVID-19 significa che milioni di bambini e ragazzi saranno a casa nelle prossime settimane, alcuni in case con armi caricate e non protette.”

Il presidente Usa

Domenica, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto agli americani di “prendersela comoda” e di “rilassarsi” e non effettuare acquisti dettati dal panico ma non è chiaro, secondo Sky News, se intendesse riferirsi anche a persone che acquistano armi.

Quanti morti fanno le armi negli Usa?

Negli Stati Uniti il possesso di armi è un diritto costituzionale (sancito dal secondo emendamento) ma c’è discussione sui limiti che questo diritto possa e debba incontrare.

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, che fa parte del Dipartimento della Salute statunitense, mediamente ogni anno muoiono per arma da fuoco negli Usa 40.000 persone con un numero in costante crescita anno per annoDi questi, più della metà sono suicidi (24.000), mentre gli omicidi sono circa 15.000, le morti accidentali 500 e i morti in guerra o per intervento armato “legittimo” 500.

A parità di popolazione, gli omicidi per arma da fuoco negli Usa sono dieci volte più frequenti che in Italia, dove il possesso di armi da fuoco è regolato dalla legge in senso restrittivo.

Foto: sky.com

Milano, metro sovraffollate: potenziamo le corse adesso

Mer, 03/18/2020 - 18:40

Tutti fermi, ma le metro vanno. E per chi restano i vagoni? Per chi ancora lavora – ad esempio gli addetti alle pulizie, i cassieri dei supermercati, i custodi: tutti quelli che devono spostarsi, ma non hanno un’auto propria. Verrebbe da dire: chi ha minori possibilità economiche rispetto alla media meneghina. In tantissimi affollano le linee milanesi – specie la linea rossa – nelle ore di punta, e sono dunque impossibilitati a rispettare le norme di sicurezza come la distanza di un metro e mezzo l’uno dall’altra.

Milano rafforzi le corse

Succede perché – nonostante vi siano meno viaggiatori – a Milano hanno ridotto le corse. La conseguenza è che la gente viaggia accalcata mentre gli altoparlanti trasmettono il mantra paradossale dello stare a casa e rispettare la distanza di sicurezza.

La difesa del sindaco

“In base alle indicazioni ricevute, Atm ieri (il 16 marzo, ndr) ha abbassato il livello di servizio ma ci siamo accorti che in alcuni casi si stava troppo vicini sui mezzi e ho chiesto rapidamente di rimodulare il servizio, e mi sembra che oggi vada meglio. Nessuno ha la bacchetta magica e siamo lì a cercare ogni giorno di fare il meglio possibile”, ha detto il sindaco Beppe Sala in un video postato sul suo profilo Facebook. Ma nessuna notizia finora che le cose stiano andando meglio.

Dovremmo fare di più, non di meno

Gli assembramenti si creano in particolare nelle fasce orarie delle 6 e delle 6.20 e nel pomeriggio, dalle 17 alle 18.30. La diminuzione delle corse amplifica l’effetto folla, ovviamente, e sensato sarebbe a nostro parere aumentare le corse, non certo diminuirle, almeno nelle ore di entrata e uscita dal posto di lavoro. Tutto questo mentre gli scienziati parlano di un’imminente «battaglia di Milano» contro il Coronavirus, come l’ha definita il virologo Massimo Galli. Nel frattempo, in queste ore, si decide una ulteriore stretta sulla Lombardia, date le molte inottemperanze alle regole del decreto. Ci si appresta a vietare anche passeggiate e sport all’aria aperta.

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Covid-19, Supermercati: cosa è essenziale e cosa no?

Mer, 03/18/2020 - 15:33

Come posso portare avanti il programma scolastico di mia figlia, mentre lavoro in smart-working una decina di ore al giorno? Con enorme fatica, e non mi aiuta la scelta di diversi marchi della grande distribuzione – come Esselunga, Carrefour ed Eurospin – di vietare l’acquisto di merce come quaderni e penne, matite e colori, assieme a macchinette del caffè, filtri e mestoli. Questo in base alle norme contenute nell’ultimo decreto del Governo, che dispone la possibilità per i supermercati di vendere solo beni di prima necessità. Invece, sono evidentemente considerati beni essenziali alla sopravvivenza i bicchieri di plastica di Superman, o le posate usa e getta: questi infatti sono inspiegabilmente accessibili alle mani dei disorientati acquirenti. In alcuni casi, ci sono già state chiare proteste verso i dirigenti dei supermercati, ma inutilmente.

Ci si rivolge all’e-commerce e si aumenta il rischio contagio

Sempre contro ogni logica, cancelleria e tutto ciò che potrebbe venirci in mente è liberamente disponibile sui siti di e-commerce. Sebbene chi ci lavora, come ha ampiamente documentato anche RaiNews24, o come potete leggere qui, sia in piena emergenza Covid-19. È chiaro che se ho la possibilità di rinunciare a un ordine è il momento di farlo, per la salute di tutti, anche sacrificandomi. E poter comprare al supermercato un bene di estrema prima necessità – come carta e penna – sarebbe fondamentale, oltre che logico.

Chi se ne intende risponde che – se la loro vendita fosse sdoganata – la decisione andrebbe a contrastare con la chiusura delle cartolerie, alle quali verrebbe, a quel punto, fatta una concorrenza sleale. L’e-commerce sembra il satellite che continua a girarci intorno, nonostante tutto, silenzioso e laborioso, sollevato da ogni rigore.

I sindacati sempre un passo indietro

“Abbiamo chiesto e chiediamo, anche attraverso la stampa, alle istituzioni, che nei supermercati sia consentito solo ed esclusivamente l’acquisto generi di prima necessità, impedendo alla clientela di girovagare nei negozi in cerca di generi assolutamente inutili” si legge in un comunicato della Filcams Cgil Firenze. L’organizzazione sindacale chiede che “vengano chiuse le corsie delle profumerie, vengano sbarrati gli scaffali della cancelleria e di tutto ciò che non serve”. Ma in un Paese che sta multando i senzatetto, cosa possiamo pretendere?

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Covid-19: sì dell’Aifa a sperimentazione tocilizumab su 330 pazienti

Mer, 03/18/2020 - 13:33

Partirà domani la sperimentazione su 330 pazienti affetti dal nuovo coronavirus Covid-19 del farmaco tocilizumab, l’anticorpo monoclonale utilizzato per il trattamento dell’artrite reumatoide. L’annuncio è stato dato da Nicola Magrini, il direttore dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, durante la conferenza stampa della Protezione civile di ieri: “Annunciamo la sperimentazione del tocilizumab, farmaco per l’artrite reumatoide; i dati preliminari sono promettenti. Lo studio sarà su 330 pazienti e partirà giovedì per valutare l’impatto del farmaco”, ha detto Magrini.

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Risultati promettenti

Già impiegato in via sperimentale in Cina e su alcuni pazienti italiani contro le complicazioni a livello polmonare causate dal nuovo coronavirus, questo principio attivo ha dato buoni risultati portando in alcuni casi a un miglioramento della sintomatologia polmonare già nelle prime 24-48 ore dopo la somministrazione.

Aumentano i malati, ma anche i guariti

Intanto i malati di coronavirus in Italia hanno superato quota 26 mila. Il numero complessivo dei contagiati – comprese le vittime e i guariti – ha superato il 3500. In 24 ore si sono registrati quindi 2989 malati in più, il maggior numero dall’inizio dell’emergenza, ma è aumentato anche il numero dei guariti: sono 2.941.

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«Tenerezza, affetto, compassione»: piccoli, importanti gesti per dare un senso a questi giorni. Parola di Papa Francesco

Mer, 03/18/2020 - 12:44

Un messaggio universale, e non solo perché pubblicato anche in inglese, francese e spagnolo: parole di conforto e di speranza che toccano il cuore dei credenti e anche di chi «non ha il dono della fede [che] può trovare la strada nelle cose buone in cui crede: può trovare la forza nell’amore per i propri figli, per la famiglia, per i fratelli

Il Papa affida al quotidiano La Repubblica le proprie riflessioni, esortando a non sprecare questi giorni difficili e a ritrovare la concretezza delle piccole cose, perché «nelle piccole cose c’è il nostro tesoro. Ci sono gesti minimi, che a volte si perdono nell’anonimato della quotidianità, gesti di tenerezza, di affetto, di compassione, che tuttavia sono decisivi, importanti. Ad esempio, un piatto caldo, una carezza, un abbraccio, una telefonata..

L’intervista è pubblicata su Repubblica.it.

Photo by Nacho Arteaga

Le ragazze vanno pazze per Conte ❤️❤️❤️

Mer, 03/18/2020 - 12:10

Salve care recluse e cari reclusi.

Stiamo assistendo allo svilupparsi impetuoso della creatività in rete come antidoto alla noia, all’isteria e anche come vitamina super per rafforzare le difese immunitarie (ridere fa benissimo!)

E iniziamo segnalando le ragazze che vanno pazze per Conte e che imperversano con meme pieni di stelline e cuoricini. Molto kitch!

E sempre Conte è soggetto di un meme nel quale Macron scolaretto è sorpreso a copiare da Conte secchione (prima lo deridevano…) 

E arriviamo al vincitore di oggi del nostro concorso tra i volontari che partecipano al gruppo di lavoro Alcatraz Band: premiamo chi ha trovato le cose più divertenti.
Ricordo  che si tratta di un gruppo FB, bisogna chiedere l’iscrizione… (Stiamo lavorando, anche per raccogliere e rilanciare sia racconti scritti che video su come si vive in questi giorni e il meglio di quanto raccolto lo ripubblichiamo sulla pagina Fb “Amici di People for Planet)

Primo premio

(3 testi teatrali e 3 stampe di dipinti di Dario Fo, stessi premi per il secondo classificato)

I gatti devono rispettare l’isolamento?
Tentativo di fuga dalla quarantena.. 

clicca qui per vedere il video

In questo caso premiamo sia Marilena Zinghi che ha condiviso il post sia Naomi Filomena che (supponiamo) è l’autrice del video.

Secondo premio

Un meme poetico su come passare il tempo facendo puzzle MOLTO difficili

Ci ha divertito molto anche questa immagine di un post hippy fermato dalla polizia perché va in giro con un maiale (il fatto che sia con la cinta senese non sembra un’attenuante) e cerca di spiegare alla polizia che era convinto si trattasse di un cane.

L’Inghilterra è un altro tema che ha appassionato i creativi del Web dopo lo shock di Boris Johnson che era rassegnato alla morte di 300mila anziani e invocava la durezza britannica per ottenere la copertura di gregge (poi c’ha ripensato)

Encomiabile anche la ragazza che non rinuncia ai viaggi (molto poetico e raffinato)

Infine Il terrore per il post virus che attanaglia moltissimi italiani

E passiamo ai video: un ragazzo nero e le sue precauzioni antivirus

clicca qui per vedere il video

Continua la serie delle invenzioni per praticare sport a casa

Nuoto e ciclismo

clicca qui per vedere il video

E poi come esorcizzare la solitudine con un brindisi molto strano

clicca qui per vedere il video

Concludiamo rilanciando un’iniziativa meritoria che ci ha segnalato Mattea Fo

Ri-Make ha organizzato un servizio di telefono amico e qui raccontano alcune telefonate

Infine permettetemi di pubblicare la foto di me al supermercato.


Per vedere L’indice quotidiano del Web Antivirus clicca qui

Covid-19: «Quando finirà? A giugno, ma…» Esclusivo: parla l’infettivologo

Mer, 03/18/2020 - 10:46

Intervista a tappeto a Luigi Toma, infettivologo I.F.O. di lunga esperienza, su passato, presente e futuro del virus che ha contagiato il mondo, bloccato le economie, eliminato i contatti fisici. Il Coronavirus.

Come dobbiamo comportarci con la pulizia di casa e persona?

«Si sa che il virus è composto da un singolo filamento di RNA, ed è dunque impossibile che sopravviva se non in cellule ospiti. Il virus al di fuori di cellule umane non può sopravvivere. Se su una superficie ci sono cellule umane – ad esempio cellule epidermiche o gocce di saliva – allora il virus può essere ospitato ed essere infettivo qualche ora in più.»

Uno studio americano parla della capacità di Covid-19 di infettare le persone sopravvivendo sulle superfici (ad esempio sulla plastica) per giorni.

«Sono studi da verificare e nei quali non è stata chiarita la presenza di cellule umane. Va chiarito che al di fuori delle cellule umane il virus può essere rilevato, ma inattivo, senza capacità infettiva. Non può sopravvivere, come tuti i virus che non hanno un RNA proprio. Il principale mezzo di contagio è il contatto umano. Quello tra superfici è ipoteticamente possibile, se ci sono cellule umane, ma molto, molto difficile.»

Come possiamo eliminare al meglio il virus dalle superfici? Serve disinfettare?

«Basta il sapone, ogni tensioattivo è adatto. Sia per le superfici, sia per le mani. In assenza di un gel igienizzante, è meno comodo ma ugualmente efficace usare un po’ di sapone liquido e acqua, anche fuori casa. Vanno dunque bene anche le salviettine umide, anche se non igienizzanti: contengono acqua e sapone ed è sufficiente (come avevamo dettagliatamente spiegato qui).»

Quando arriverà il picco?

«Che il picco arrivi domenica è estremamente difficile poterlo prevedere oggi. Alcuni modelli matematici ci dicono che il picco in Italia potrebbe essere domenica prossima ma anche 3-4 giorni più in là. Sia chiaro che il picco non sarà certo il momento di abbassare la guardia. Non si ridurrà se non di poco la velocità esponenziale di contagio. Diciamo che il picco è una speranza, la speranza che molto lentamente le cose inizino a migliorare un po’.»

Quando finirà tutto questo?

«Dipende dal singolo, fare ipotesi è impossibile. Ma diciamo che se tutti manterremo comportamenti adeguati, se rispetteremo le regole e queste si manterranno come sono adesso – quindi smart working, scuole chiuse, contatti ridotti al minimo e distanza di sicurezza, lavaggio delle mani costante ecc… – allora probabilmente ne usciremo tra 3 o 4 mesi. Fine giugno. Se invece la responsabilità individuale si attenua e i comportamenti si rilassano, ci vorrà molto di più. La difficoltà maggiore di una previsione deriva dall’impossibilità di prevedere i comportamenti dei singoli.»

Quando riapriranno le scuole?

«Per poterlo dire bisogna seguire l’andamento. Immagino che il 3 aprile non sia un’ipotesi realistica, visto che siamo ancora in crescita esponenziale. Dipende dall’andamento dell’epidemia. Ci si attende poi un aumento dei casi nel Centro Sud, dove il virus ancora non è arrivato e arriverà tra una settimana. La situazione va considerata di settimana in settimana: il Coronavirus ha un’incubazione che va dai 5 ai 14 giorni. Valutare l’andamento giornaliero dei contagi non è di aiuto per prevedere l’andamento generale. Infine mancano dati da molte zone. Come ha ricordato il capo della Protezione civile ieri, ad esempio non abbiamo dati sulla Puglia, dove però sappiamo che l’epidemia avanza.»

Cosa sappiamo sul contagio? Cosa ne pensa dello studio cinese sui 4 metri?

«Lo studio cinese è stato fatto su un autobus. Si è visto che alcune persone sono state contagiate anche a 4 metri di distanza. Ma gli stessi autori suggeriscono prudenza, perché non si spiega come mai la persona accanto al malato, a mezzo metro di distanza, non ha preso il virus. Serve cautela: le cellule umane che ospitano il virus possono rimanere su bracciolo e possono aver giustificato il contagio a 4 metri. Così come c’è anche da considerare la suscettibilità individuale. Ogni essere umano è un ecosistema – siamo composti più da microbi che da cellule umane – e abbiamo dunque tali variabili che in tutte le epidemie i contagi non rispettano le stesse regole per tutti. Servono molte altre conferme scientifiche, ma di sicuro il virus non cammina da solo e non vive (o meglio non è infettivo) fuori da una cellula (umana) ospite.»

È  raccomandabile andare a correre o a passeggiare? (Cosa dice il decreto?)

«Andando in giro nei parchi o a passeggiare – se si sta a distanza – va bene. È difficile mantenere queste distanze però. Se si incontra qualcuno che magari non si vede da tempo e in tempi come questi, avvicinarsi è spontaneo. Ma la principale via di contagio è inter-umana. Quindi sforzarsi di non creare le condizioni in cui rispettare le regole diventa più difficile sarebbe molto, molto utile. Se ad esempio vai a correre o a passeggiare con i bambini, fare “capannelli” diventa ancora più facile.»

Perché tanti morti in Lombardia?

«Non si esclude il peso del forte inquinamento dell’area, anche se finora non ci sono studi su questo. È probabilmente anche un dato epidemiologico fortuito, derivante anche dal fatto che è qui banalmente è arrivato prima. Nella zona più produttiva d’Italia, i rapporti con cinesi sono più intensi, soprattutto con cinesi agiati che si spostano di più in aereo tra Cina e Italia.»

Nel Sud il virus sarà devastante come al Nord?

«Nel Sud probabilmente avremo meno casi di contagi perché il focolaio principale è Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna: queste regioni hanno goduto di regole restrittive a contagio già avanzato, mentre il Sud si appresta ad affrontare l’epidemia con le stesse regole già in atto da tempo. Certo, resta il grosso quesito rispetto a chi si è spostato.»

Perché in Italia ci sono tanti morti?

«Difficile ancora trarre conclusioni, bisognerebbe conoscere il numero reale di contagiati. Il 50-70% dei contagi sono completamente asintomatici. Non ci sono grosse differenze con la Cina. Sembra più alto in Lombardia, ma ancora non si può dire perché appunto il tasso di mortalità va calcolato tenendo conto dei contagiati.»

Servirebbe dunque fare tamponi a tappeto

«Assolutamente sì, ma mancano le risorse. Il modo migliore per conoscere le vie di trasmissione sarebbe fare il test a tutti, anzi due: il secondo a 14 giorni di distanza dal primo. Il miglior modo è fare tanti più test possibili, ma comporta un impegno economico enorme anche in risorse umane. Come stanno facendo in Veneto in zone campione, tuttavia, è già un’ottima cosa che darà informazioni importanti sulla tracciabilità del virus e dei contagi.»

Animali domestici. Possiamo stare tranquilli?

«Sì, ci sono stati molti lavori, e nessuna evidenza.»

Carenza di mascherine. L’Italia deve procurarsele da sola anche perché gli ordini internazionali vengono bloccati e requisiti. È successo in Turchia ma anche in Germania.

«È un capitolo molto triste, quello delle mascherine. I luoghi di cura stanno divenendo luoghi di contagio. Si sta provando a fare riconversione delle aziende, ma i tempi non combaciano con l’urgenza. Guanti e mascherine requisiti: chi specula su questi dispositivi dovrebbe avere punizioni esemplari.»

La ringrazio, professore. Vuole aggiungere qualcosa?

«Mi sento di ringraziare gli operatori sanitari, che avrebbero bisogno di indennità che non stiamo ricevendo, ci sono fondi per gli straordinari ma sono poca cosa. Non voglio farne una questione di denaro ma almeno un riconoscimento morale sarebbe molto apprezzato. Mi riferisco a tutti gli episodi di avversione – spero non si verifichino più – perché siamo medici per aiutare gli altri e non meritiamo un atteggiamento ostile se ad esempio c’è la fila al pronto soccorso. Infine vorrei ringraziare gli adolescenti, compresi i miei figli, che comprendono l’importanza di rimanere a casa, nonostante non uscire sia un sacrificio maggior per loro.»

Mai provati i Panceci? I pancakes con farina di ceci!

Mer, 03/18/2020 - 10:00

Dalla nostra lettrice Ilaria Vezzoli un’alternativa gustosa (e vegana) ai classici pancakes!

Come si legge sul suo canale Instagram @assaggiare_la_vita i Panceci sono realizzati solo con farina di ceci, acqua, sale e bicarbonato di sodio! Perfetti in ogni momento: per una colazione bilanciata, uno spuntino goloso o un dolcetto leggero ma sfizioso… per non dover mai rinunciare al gusto! Da guarnire con tanta fantasia! Al termine del video trovate anche i valori nutrizionali!” 

Buona visione e buon appetito!

La ricetta di Ilaria Vezzoli

Hai dei video tutorial che vuoi condividere con noi e i nostri lettori? Inviaceli a:redazione@peopleforplanet.it o al (+39) 3914799964 (WhatsApp)

Lavoricidio, morti sul lavoro: una strage che nessuno racconta

Mer, 03/18/2020 - 09:49
Morti sul lavoro: i numeri, le possibili cause

Perché il numero dei morti o infortunati sul lavoro non diminuisce? Perché normativa e controlli non sono in grado di ridurli?

È accaduto all’alba del 6 febbraio scorso l’incidente sul lavoro che ha causato la morte di due macchinisti a seguito del deragliamento del Frecciarossa 1000 su cui si trovavano. Una vicenda che nel commento di molti giornalisti nei giorni successivi è stata accompagnata dalla frase “poteva andare peggio”. Forse. Ma sicuramente sarebbe potuta andare meglio.

Per Ferrovie dello Stato l’errore è “inspiegabile” per un normale lavoro di routine, mentre l’Unione Sindacale di Base ha ricordato in questa occasione i numerosi scioperi e le denunce riguardanti le “condizioni della manutenzione della linea ferroviaria, sull’impiego esasperato del personale, sul depotenziamento degli enti preposti al controllo (ANSF) e su una politica sempre più spudorata di appalti e subappalti nelle lavorazioni sensibili”. Perché è indubbio che per svolgere una buona attività manutentiva sia richiesto un organico adeguato, occorra che abbiano le ore di riposo giornaliere e settimanali nel rispetto del contratto collettivo, e occorra anche che si possano fare le lavorazioni con il tempo necessario per farle.

E questo è solo l’ultimo degli eventi plurimi (ovvero che hanno coinvolto più di un lavoratore) accaduti in Italia. Perché purtroppo la lista è lunga, anche solo considerando dal dicembre 2007 ad oggi. Dal 2007, ovvero dall’anno in cui è avvenuta la tragedia che ha provocato la morte di 7 operai e che ha visto un processo lungo nel quale sono state evidenziate molte mancanze da parte della Thyssen Krupp di Torino. Nella sentenza che ha condannato i sei imputati per “colpa imponente” anche per “la imponente serie di inosservanze a specifiche disposizioni infortunistiche di carattere primario e secondario…” si legge anche che lo stabilimento di Torino costituiva “una situazione di attuale e latente pericolo per la vita e per la integrità fisica dei lavoratori”. Ma purtroppo non ha insegnato, e non ha impedito altri incidenti, come si è visto negli anni successivi, fino al più recente del Frecciarossa.

Cronistoria degli eventi plurimi di morti sul lavoro negli ultimi 12 anni

Sette sono stati gli operai morti tragicamente alla Thyssen Krupp di Torino nel dicembre 2007, altri sei operai sono deceduti mentre erano impegnati nella pulizia di una vasca nel depuratore di Mineo in provincia di Catania nel giugno 2008, tre i lavoratori asfissiati da gas tossici in Sardegna nel 2009, e ancora sette persone di nazionalità cinese decedute nel rogo del laboratorio tessile di Prato nel 2013.

Nel 2015, si ricordano i due incidenti avvenuti in fabbriche di fuochi pirotecnici costati la vita nel mese di maggio a quattro lavoratori di Giugliano in Campania e nel mese di luglio a dieci lavoratori di Modugno alle porte di Bari.

Nel 2016, altre due tragedie: lo scontro tra due treni in Puglia provocò la morte di 23 persone, di cui 8 tra macchinisti e lavoratori pendolari .

Nel 2017 nel mese di gennaio: la tragedia di Rigopiano, in cui morirono 29 persone, di cui 11 dipendenti della struttura alberghiera e quella di Campo Felice, quando un elicottero del 118, venuto in soccorso di un infortunato sulle piste da sci, precipitò causando 6 morti (5 tra piloti e soccorritori e uno lo stesso infortunato).

Nel mese di agosto 2018 altri tre incidenti stradali: due in Puglia, a Lesina e Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti, e uno a Genova con il crollo del ponte Morandi con 15 casi mortali denunciati all’Inail.

A settembre 2019, la tragica vicenda dei quattro lavoratori morti a seguito della caduta in una vasca per la raccolta dei liquami in una azienda agricola della campagna pavese che si occupa di allevamento di bovini, riportando in primo piano il problema della tutela dei lavoratori che operano nei cosiddetti “ambienti confinati”. Alla caduta del primo operaio, gli altri si sarebbero lanciati uno dopo l’altro nella vasca nel tentativo di salvare i colleghi, rimanendo poi, come risulta dalle prime ricostruzioni, tutti soffocati dalle esalazioni di gas.

Tra le prime cause di infortunio mortale, a prescindere che sia plurimo o meno, troviamo gli incidenti stradali (la metà del totale dei decessi), ossia quelli che si verificano fuori dall’azienda con coinvolgimento di un mezzo di trasporto (in occasione di lavoro e in itinere); a seguire gli schiacciamenti e le cadute dall’alto, più altre cause di frequenza inferiore tra cui ustioni, folgorazioni, soffocamento e asfissia, annegamenti, esplosioni.

I dati complessivi annuali non calano significativamente

Veniamo al dato complessivo annuale: sono in tutto 1089 i lavoratori deceduti rilevati da INAIL nel 2019, 1133 nel 2018. Più di 17.000 morti negli ultimi 10 anni, si può ben dire che il lavoro è una strage.

E i dati, peraltro, risultano sottostimati. Ci sono anche categorie qui non conteggiate. Per esempio l’Inail, cui sono iscritte le aziende ma non direttamente i lavoratori, non dispone di una banca dati incrociata con quella dell’Inps per rilevare quanti siano esattamente gli infortuni.

Non rientrano nel conto, per esempio, i rider travolti da mezzi su strada, né i ciclisti. Non sono conteggiate neanche le forze dell’ordine, al cui computo pensa la Ong “Cerchio Blu”, gestita direttamente da alcuni agenti di polizia, che da inizio anno annovera ben 40 suicidi sul posto di lavoro. E mancano anche stime per i Vigili del fuoco e gli sportivi.

E tutto ciò, anche considerando i soli dati INAIL, nonostante che le norme ci siano, nonostante che i controlli vengano fatti. Ci si chiede, perché ancora si mantengono questi numeri?

Perché non diminuiscono, come ci aspetteremmo in un Paese che fonda la propria democrazia sul lavoro, non sulla morte del lavoratore? In Italia il lavoro uccide una persona ogni otto ore, ne ferisce una ogni 50 secondi. Ogni anno ricordiamo i 262 morti di Marcinelle, più della metà minatori italiani emigrati in Belgio, ma dimentichiamo che ogni tre mesi in Italia abbiamo un numero di morti pari a quelli di Marcinelle.

Per quali ragioni non diminuiscono?

«Innanzitutto perché in Italia è molto diffuso il lavoro nero e chi è impiegato senza contratto non denuncia infortuni» spiega Sebastiano Calleri, responsabile nazionale salute e sicurezza della Cgil in un’intervista. Tra le cause principali: precariato diffuso, insufficienza di controlli, tagli alle spese per la prevenzione e la sicurezza. «Uno dei problemi principali riguarda la filiera degli appalti. Il subappalto non corretto, soggetto a ribassi eccessivi che comprimono i costi per la sicurezza, è la prima causa di infortuni e malattie professionali».

«Al Sud il dramma si lega ai lavoratori nei campi, stagionali e dunque precari, costretti ad accettare condizioni sempre più degradanti» spiega sempre Calleri. Non è un caso che lo scorso anno, su 20.025 accertamenti dell’Ispettorato nazionale del lavoro, 16.394 aziende siano risultate irregolari: è circa l’82%, con un aumento sul 2017 di quasi il 5% del tasso di irregolarità.

«Purtroppo si procede troppo lentamente e con poche risorse» chiarisce Zoello Forni, presidente dell’Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro). «Tanto che, anziché salire, il numero delle ispezioni effettuate nel primo semestre 2019 è diminuito del 9% rispetto allo stesso periodo del 2018». Neanche il precariato aiuta: «Se sei un lavoratore a tempo, accetti condizioni al ribasso pur di non perdere il posto» ragiona Calleri. Ma in definitiva quello che manca, secondo Forni, «è una cultura diffusa della prevenzione. Per inculcarne l’importanza occorre cominciare a scuola: l’Anmil da tempo porta avanti progetti, dalle elementari alle università, incontrando centinaia di migliaia di studenti, però c’è tanto ancora da fare».

Gli infortuni non diminuiscono perché vi è la possibilità di sfuggire alle norme sulla prevenzione o forse perché sono diminuiti anche gli ispettori delle Asl, sono sempre troppi gli organi di vigilanza che non riescono a coordinarsi, e ogni Regione ha una propria politica di prevenzione, con diverse sensibilità rispetto alle imprese? Venti diverse politiche, mutevoli in base al quadro politico, oltre quella statale articolata a sua volta in diversi enti, anche queste sono possibili ragioni. E infine, sulla vicenda ultima del Frecciarossa, viene il dubbio che queste possano essere vittime di una modernità che vuole tutto più veloce, sempre di più ma che non investa a sufficienza nella sicurezza. Ovvero spendere le migliori conoscenze tecniche, scientifiche, innovative, amministrative e produrre un’energica politica preventiva. Di questa maggiore “cultura” si avvantaggerebbero soprattutto le imprese sane, senza dover subire anche la concorrenza sleale di chi opera nell’illegalità.

Il parere di Bruno Giordano, magistrato presso la Corte di Cassazione, in quanto a cause e possibili misure si sintetizza in questo: «Necessità di una politica preventiva, applicazione puntuale delle norme, lotta al lavoro nero, incremento della cultura sulla sicurezza”.

Di seguito il parere per esteso, tratto da un articolo pubblicato su Avvenire.it:

«Uno Stato che vuole garantire sicurezza deve raccogliere e spendere le migliori conoscenze tecniche, investigative, scientifiche, amministrative e produrre un’energica politica preventiva. Di questa si avvantaggerebbero soprattutto le imprese sane, che altrimenti subiscono la concorrenza sleale di chi opera nell’illegalità del lavoro. Anche l’apparato giudiziario ha responsabilità: molti processi iniziano male e finiscono peggio, per l’errata identificazione dei soggetti realmente responsabili e per l’individuazione delle cause.

Ma anche per la sostanziale ultradecennale disapplicazione del decreto 231 del 2001 sulla responsabilità delle imprese, e soprattutto per i tempi della risposta giudiziaria rispetto alle attese di giustizia. I processi sono più veloci quando nascono da buone indagini per fare le quali occorre una polizia dedicata, specializzata, competente. La concentrazione delle conoscenze, almeno a livello distrettuale, agevolerebbe efficacemente competenze, qualità e tempi della risposta di giustizia.

Dovremmo, poi, anche chiederci non solo perché, ma anche chi muore di lavoro.

Il lavoro uccide e ferisce più uomini che donne, più al Sud che al Nord, più in agricoltura ed edilizia che in fabbrica; chi è addetto a macchine e impianti più che in uffici; colpisce i lavoratori in nero e quelli in grigio, fittiziamente regolari, chi ha un datore di lavoro attento più al profitto che alla persona, chi ha paura a rivendicare il proprio diritto alla salute, alla vita, alla dignità. Quindi i più deboli.

Guardando la curva degli infortuni sul lavoro negli ultimi trent’anni si osserva che non v’è alcuna relazione diretta con l’indice di disoccupazione o con l’andamento dell’economia, non è vero che diminuendo il lavoro, cala il numero degli infortuni, e viceversa. Gli incidenti sul lavoro non sono, quindi, il prezzo della crescita o il frutto della decrescita economica. Ogni infortunio pesa sul Pil, grava sul sistema sanitario, previdenziale, assicurativo, amministrativo e giudiziario, ferisce l’economia sana, lo stato sociale, tutti noi. La legalità è il potere dei senza potere, la legalità del lavoro è l’unico potere dei più deboli».

Immagine di Armando Tondo

Ma come fa il coccodrillo?

Mer, 03/18/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Sono tanti fratellini, tutti bianchi e piccolini, stanno sempre a chiacchierare o a ridere e mangiare. Chi sono?
(La soluzione domani, intanto pensaci!)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Si gratta le orecchie col naso. Chi è?
(Soluzione: L’elefante)

Una filastrocca al giorno leva la noia di torno

Filastrocca scacciapensieri
La filastrocca scacciapensieri
parla di oggi e parla di ieri,
parla del tempo che va veloce,
parla del fiume che va alla foce.

Viene la sera e viene il giorno:
il tempo vissuto non fa ritorno,
la settimana è presto passata
e la domenica è già arrivata.

Passano i mesi e cambia stagione
cadon la foglie, occorre il maglione!
Passano i mesi, il freddo è finito
l’albero spoglio è già rifiorito.

L’anno che passa non ha importanza,
se tu lo vivi con la speranza
di preparare un mondo migliore
dove la gente ragiona col cuore!

Cantiamo insieme!

Il Coccodrillo come fa? – Canzoni per bambini di Coccole Sonore

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di Prawny da Pixabay

Il governo spagnolo precetta gli ospedali privati. E l’Italia?

Mar, 03/17/2020 - 17:00
Il governo spagnolo mette le imprese sanitarie private agli ordini delle Regioni

Come racconta il quotidiano El Pais, il governo spagnolo ha deciso di attuare misure senza precedenti in materia di salute nella storia della Spagna: il ministro Salvador Illa lo ha annunciato domenica sera in un’apparizione dei quattro ministri nominati per gestire lo stato di allarme. La prima misura, di enorme significato, prevede l’intervento sull’assistenza sanitaria privata per metterla al servizio del Sistema Sanitario Nazionale. Saranno i consulenti sanitari di tutte le comunità autonome delle varie Regioni (in Spagna si chiamano Comunità) che avranno “tutti i mezzi necessari” del sistema privato per affrontare l’epidemia.

L’ordine mira a garantire che il sistema sanitario nazionale disponga di tutti i beni e servizi disponibili in Spagna che potrebbero essere utili nella lotta contro il coronavirus. Il governo ha concesso 48 ore a società e individui che hanno o possono fabbricare materiali come apparecchiature diagnostiche, maschere per il viso, occhiali protettivi, guanti e altri prodotti medici e farmacologici “per portarli all’attenzione” delle autorità, con la minaccia di sanzioni per coloro che non adempiranno.

Informazioni centralizzate in materia di coronavirus

Un altro ordine mira a stabilire norme per fornire “informazioni e dati” riguardanti l’evoluzione dell’epidemia. Fino ad ora questi dati sono stati forniti quotidianamente dal Ministero, ma poiché le Comunità li hanno aggiornati in tempi diversi vi sono state varie occasioni in cui si creata confusione su alcune cifre. D’ora in poi questi dati saranno offerti solo una volta, a metà mattina e tutti i giorni dal Ministero della Salute.

Misure per i senzatetto

La ministro della Difesa, Margarita Robles, da parte sua, ha annunciato che verrà raggiunto un accordo con tutte le regioni autonome per assistere i senzatetto durante lo stato di allarme, per il quale sarà garantito anche l’accesso al cibo.

Nel frattempo, in Italia…

Nel frattempo in Italia, mentre la Spagna precetta gli ospedali privati, alcune star raccolgono fondi per le cliniche private. Ha fatto clamore il caso di Chiara Ferragni e di Fedez, per esempio, che con una operazione di crowdfunding hanno raccolto 4 milioni di Euro per la clinica privata San Raffaele perché possa allestire un reparto di terapia intensiva

Covid-19: lo smog collegato alla mortalità in Lombardia

Mar, 03/17/2020 - 16:00

I danni alla salute tipici dell’inquinamento atmosferico ascrivibile a traffico, riscaldamento e industria possono aumentare il tasso di mortalità derivante dalle infezioni di Coronavirus, o Covid-19. Lo sostiene un’indagine preliminare condotta da esperti americani, che – se confermata – potrebbe spiegare almeno in parte le alte percentuali di decessi a seguito dei contagi Covid-19 in Pianura Padana, una delle aree più fortemente inquinate d’Europa e tra le più colpite sia per numero di contagi che per mortalità a seguito della pandemia in atto.

All’origine del virus l’inquinamento

Non a caso, numerose ipotesi avevano già collegato la stessa nascita del virus all’inquinamento e alla deforestazione, alla scomparsa degli habitat e in generale a un pianeta in forte sofferenza. Già sottolineato anche il fatto che anche l’Hubei – la regione cinese dove il virus è nato – è tra le zone più inquinate della Cina, a sua volta uno dei paesi più inquinati al mondo.

La ricercatrice italiana

È italiana la ricercatrice che ne parla al Guardian. “I pazienti con malattie croniche causate o aggravate da un’esposizione prolungata all’aria inquinata, sono svantaggiati nel combattere le infezioni ai polmoni e sono dunque a maggior rischio di non farcela. Questo è probabile anche nel caso di esposizione a Covid-19”, ha spiegato Sara De Matteis, Università di Cagliari, membro del Comitato per la salute ambientale della Società Respiratoria europea. “Abbassando il livello di inquinamento possiamo sostenere la lotta a questa e a future pandemie”, ha aggiunto.

Anche a prescindere dalle pandemie, ogni anno – come ben noto – l’aria inquinata causa almeno 8 milioni di morti nel mondo, causando gravi danni respiratori e cardiocircolatori.

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Pesci a Venezia e delfini a Cagliari: la natura non è in quarantena, anzi

Mar, 03/17/2020 - 15:00

E si dovrà fare risolvendo i versamenti di idrocarburi nelle acque, l’inquinamento acustico, e la conversione elettrica per i mezzi in mare.

La natura si riprende i propri spazi

È come nei cartoni animati di Hayao Miyazaki, quando l’uomo si fa da parte, la natura si riprende i suoi spazi. Nei canali di Venezia tornano i pesci, alla banchina del porto di Cagliari si avvicinano addirittura i delfini per giocare.  

E se da una parte è presto per parlare con fondamenta scientifiche e salutare questi fenomeni come miglioramenti irreversibili, dall’altra la ricomparsa della flora e della fauna a nei canali di Venezia e nei porti offre l’occasione per parlare di inquinamenti di cui si parla poco: lo sversamento di idrocarburi, il sollevamento dei sedimenti e l’inquinamento acustico, tutti fenomeni che intorbidiscono l’acqua e allontanano animali e vegetali. 

“Mandate foto, sono veneziana e vedere Venezia cosi pulita mi fa ricordare quando ero bambina, anche con poca gente… ultimamente era diventata insostenibile…”; l’occhio allenato dei veneziani stenta a credere allo spettacolo che gli si para in questi giorni, e chi vive lontano da Venezia rivede la sua città ripulita mediante le testimonianze fotografiche e video caricati nel gruppo Facebook “Venezia pulita”, dove non mancano raffronti tra il prima e il dopo e, sì, non c’è bisogno di scienziati per rimanerne estasiati:

Pubblicato da Marco Capovilla su Domenica 1 marzo 2020 “San Polo, Ponte Storto, migliaia di pesci a pochi passi da uno scarico in piena attività. La natura si riprende e Venezia poco alla volta si riprenderà con nuova consapevolezza e nuove opportunità” scrive Marco Capovilla, amministratore del gruppo Facebook Venezia Pulita “La bellezza salverà il mondo in una Burano deserta i cigni si riappropriano dei canali…” scrive Marco Contessa via Facebook

“Giorni di silenzi da ascoltare, di suoni quasi dimenticati, giorni di acqua calma i prossimi, acqua trasparente, acqua per remi e animali da canali e da barene, giorni per riflettere su come aiutare la laguna nel nostro quotidiano, per un cambio di rotta deciso. San Polo, Ponte Storto, migliaia di pesci a pochi passi da uno scarico in piena attività. La natura si riprende e Venezia poco alla volta si riprenderà con nuova consapevolezza e nuove opportunità”

i pesci nuotano a Venezia Una meraviglia rivedere Venezia così pulita, dice Lorenzo, lettore di People for Planet

Lo stesso sta accadendo a Cagliari, dove i delfini si avvicinano addirittura alla banchina del porto, come testimonia il video pubblicato da Marevivo, l’associazione nazionale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente che da 30 anni si batte per la tutela del mare.

https://www.facebook.com/watch/?v=206443533790186 video via Facebook di MAREVIVO Passata l’emergenza Coronavirus, cosa si può fare per mantenere il miglioramento?

Oltre alla presenza di delfini, colpisce l’acqua meno oleosa, meno torbida del porto. Nell’immaginario collettivo le acque portuali devono essere per forza sporche e la patina oleosa sulla superficie è quasi un tassello imprescindibile della scenografia, tant’è vero che, come denuncia Legambiente con la campagna estiva di Goletta Verde, le acque del porto non vengono quasi mai analizzate. Passata l’emergenza Coronavirus, si potrebbe fare qualcosa che da tempo si rinvia, tanto nei porti di Cagliari, quanto nei canali di Venezia: convertire in elettrico la flotta e rimuovere gli idrocarburi rilasciati dai motori delle barche. Come? Beh, anzitutto ripulendo le acque con prodotti NON di derivazione petrolifera, altrimenti il cerchio non si chiude.

Per pulire il mare esistono prodotti “mangiapetrolio” a base di lana di pecora, e di aziende italiane all’avanguardia ce ne sono eccome. Daniela Ducato, l’imprenditrice più innovativa d’Italia secondo la testata Fortune, spiega i prodotti ecologici per ripulire le acque:

Si collocano a pelo d’acqua e catturano questi inquinanti. Poi inizia un processo di biodegradazione. Un kg  riesce a catturare fino ai 17 kg. Un indice di efficacia importante, che consente anche di monitorare la misura di questi micro sversamenti. Non li vediamo ma ci sono“.

La natura c’è, risponde alle sollecitazioni dell’uomo

È bastato diminuire la presenza e l’inquinamento perché lei rispondesse “eccomi, sono qui, prenditi cura anche di me”. Chissà che dall’emergenza Coronavirus si esca tutti migliorati, finalmente consapevoli del valore universale della salute, sia dell’uomo, che della natura.

Come si stanno affrontando questi giorni di quarantena in Italia?

Mar, 03/17/2020 - 13:30

Giovedì 12 marzo 2020, abbiamo pubblicato l’articolo Stiamo insieme! Un video, un messaggio per raccontarci questi giorni diversi con richiesta a tutti i lettori di People For Planet (e non!) di mandaci, o taggarci, in un video per raccontarci le proprie attività giornaliere, per condividere qualche consiglio o anche solo per mandare un saluto in questi giorni così diversi dalla normalità di cui siamo abituati!

Tra i moltissimi video arrivati, con i quali stiamo costruendo un contenuto collettivo che sarà pubblicato nei prossimi giorni, sono arrivati anche molti commenti scritti. Abbiamo quindi deciso di farne una raccolta ringraziandovi, uno ad uno, per il contributo così prezioso!

Mandiamo un messaggio di solidarietà per combattere la solitudine in questo momento di isolamento!

Vuoi inviarci un tuo contenuto? Invia a redazione@peopleforplanet.it, via messaggio privato o via WhatsApp al numero 3914799964, comunicando il tuo nome e la città in cui ti trovi.


#iorestoacasa #andràtuttobene

“Cura Italia”: si parla molto della manovra ma intanto il Decreto non è ancora pubblicato

Mar, 03/17/2020 - 13:18

Chi si aspettava la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale già nelle prime ore della giornata deve accontentarsi di studiare ancora la versione in bozze che ha circolato ieri o le slide di presentazione stampate dal Governo.

L’approvazione del Consiglio dei Ministri non lo rende legge dello Stato

Quanto annunciato da Conte ieri sera in conferenza stampa è la sintesi degli interventi approvati dal Consiglio dei Ministri, interventi che non entrano in vigore fintantoché non vengono pubblicati in Gazzetta Ufficiale.

Ma prima ancora della pubblicazione, il testo del Decreto deve passare attraverso la c.d. bollinatura, vale a dire il “visto di conformità” da parte della Ragioneria generale dello Stato.

Si tratta in sintesi di un esame che certifica, salvo errori, che le norme approvate abbiano una copertura; esame che, nel caso del “Cura Italia”, evidentemente non è così banale… E forse non è nemmeno del tutto sbagliato pensare che la Ragioneria abbia valutato la necessità di aggiustare meglio il tiro di alcuni interventi all’interno di una manovra che vale 25 miliardi.

La sintesi degli interventi

In assenza della pubblicazione si può avere una sintesi ufficiale di quanto inserito nella manovra approvata dal Consiglio dei Ministri: sul sito del Ministero della Salute è stato infatti pubblicato oggi il comunicato stampa con le misure straordinarie prese a favore di sanità, famiglia e lavoro. Più in dettaglio il decreto interviene con provvedimenti su quattro fronti principali e altre misure settoriali:

1. finanziamento e altre misure per il potenziamento del Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza;

2. sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito;

3. supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del fondo centrale di garanzia;

4. sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi nonché di altri adempimenti fiscali ed incentivi fiscali per la sanificazione dei luoghi di lavoro e premi ai dipendenti che restano in servizio.

Continua su salute.gov.it

In attesa di poter finalmente leggere il testo definitivo – e ragionare su quello invece che sulle ipotesi in bozze – accontentiamoci di questo.

Leggi anche:
“Cura Italia”: il Consiglio dei Ministri approva il decreto

Covid-19: chi non mostra sintomi infetta 1 persona su 10

Mar, 03/17/2020 - 12:00

Il virus Covid-19 si diffonde rapidamente e più di una persona su 10 – vale a dire più di 10 persone su 100 – prendono l’infezione da persone completamente asintomatiche. Ecco perché è importante rimanere in casa, rispettando le misure di distanziamento sociale, limitando – e annullando se possibile – il contatto con chiunque non faccia parte del proprio strettissimo nucleo familiare (vale a dire: le persone che vivono con noi sotto lo stesso tetto). È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di infettivologi di Stati Uniti, Francia, Cina e Hong Kong e pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases.

Leggi anche: Misure di distanziamento sociale: ecco a cosa servono

Tasso di riproduzione e intervallo seriale

La velocità di diffusione di un’epidemia dipende da due cose, spiegano i ricercatori: da quante persone ogni caso è in grado di infettare e da quanto tempo impiega a diffondersi l’infezione tra le persone. Il primo parametro è chiamato “tasso di riproduzione“, mentre il secondo parametro è definito “intervallo seriale“. Quanto al numero di persone che ogni soggetto con Covid-19 è in grado di infettare, gli studiosi spiegano che dai loro calcoli è emerso che più di un paziente su 10 prende l’infezione da chi è completamente asintomatico. Per quanto concerne l’intervallo seriale, gli autori dello studio spiegano che nel Covid-19 è molto breve – circa 4 giorni – e che di conseguenza i focolai emergenti dell’infezione tendono a crescere rapidamente e potrebbero essere difficili da fermare, se non bloccati in tempo.

Leggi anche: Per chi non capisse l’italiano, proviamo con il dialetto abruzzese: #stetevealacase

Muoversi rapidamente per fermare la minaccia emergente

“L’ebola, con un intervallo seriale di diverse settimane, è molto più facile da contenere rispetto all’influenza, con un intervallo seriale di solo pochi giorni. Durante le epidemie di Ebola si ha a disposizione molto più tempo per identificare e isolare i pazienti con l’infezione prima che infettino altre persone”, ha spiegato Lauren Ancel Meyers, professore di biologia integrativa presso l’University of Texas di Austin, uno degli autori dello studio. “I dati suggeriscono invece che questo coronavirus può diffondersi come l’influenza. Ciò significa che dobbiamo muoverci in modo rapido e aggressivo per frenare la minaccia emergente“.

Ecco il trucco per imparare la tabellina del 9

Mar, 03/17/2020 - 10:00

Un tutorial per divertirsi con la matematica!

Come imparare la tabellina del 9 in modo divertente, comprendendola! Occorrente? Solo 10 dita!
Un video realizzato da Jacopo Fo per gli allievi delle scuole elementari (ma non solo!).