People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 2 ore 52 min fa

Idranti sui senzatetto: così Vicenza “combatte il degrado”

Gio, 02/04/2021 - 19:06

Acqua gelida sui clochard. Idranti su persone inermi e coperte gettate via. Accade a Vicenza a opera degli addetti alla pulizia urbana che si attengono alla linea dura imposta dall’amministrazione comunale che da tempo ha dichiarato guerra ai senzatetto, i quali, una volta passati dal getto di acqua fredda, si vedono recapitare le multe dai vigili urbani.

A denunciare i fatti sono stati i volontari dell’associazione Welcome Refugees di Vicenza che via Facebook, insieme alla pagina Comune-info, scrivono:

“A Vicenza i senzatetto sono poco più di una ventina. Eppure il Comune gli ha dichiarato guerra in nome del decoro urbano. Abbandonati al freddo, impauriti e annaffiati dalle pompe dei netturbini: così si muore sulle strade di Vicenza. In un solo mese e mezzo, ben cinque persone sono state uccise dal freddo, dal disagio psichico e dalla povertà, ma anche dal clima di violenza che le costringe a nascondersi dove possono, terrorizzate dal coprifuoco e dall’esclusione di cui si sentono prigioniere. Può accadere perfino che degli zelanti netturbini gli gettino nella spazzatura le coperte che avevano appena regalato loro i volontari di Welcome Refugees”.

Multe, abiti e coperte gettati via in pieno inverno, comportamenti che legittimano episodi di intolleranza da parte dei privati cittadini, testimonianze concrete di chi ha assistito a scene raccapriccianti, tutto questo ha acceso un dibattito interno alla città di Vicenza.

A questo link la testimonianza video di un clochard che racconta la violenza subita: “ti lavano con il freddo e in più ti danno la multa, cosa dobbiamo fare?”.

Covid-19, primo rapporto AIFA sulla sicurezza dei vaccini

Gio, 02/04/2021 - 17:30

Pubblicato il primo Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19 dall’Agenzia Italiana del Farmaco, che avrà d’ora in poi cadenza mensile. I dati raccolti e analizzati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza tra il 27 dicembre 2020 e il 26 gennaio 2021 per i vaccini in uso nella campagna vaccinale in corso: Comirnaty di Pfizer/BioNTech e il Vaccino Moderna.

Le segnalazioni riguardano soprattutto la prima dose del vaccino Comirnaty (99%), che è stato il più utilizzato e solo in minor misura il vaccino Moderna (1%).

Il 92,4% sono segnalazioni non gravi

Nel periodo considerato sono pervenute 7.337 segnalazioni su un totale di 1.564.090 dosi somministrate (tasso di segnalazione di 469 ogni 100.000 dosi), di cui il 92,4% sono riferite a eventi non gravi, come dolore in sede di iniezione, febbre, astenia/stanchezza, dolori muscolari. Con Comirnaty sono state osservate anche cefalea, parestesie, vertigini, sonnolenza e disturbi del gusto mentre con il vaccino Moderna, nausea e dolori addominali.

La febbre arriva dopo la 2* dose

Meno frequenti sono le altre reazioni locali e i dolori articolari diffusi. Come atteso, la febbre è stata segnalata con maggior frequenza dopo la seconda dose rispetto alla prima.

Gli eventi segnalati insorgono prevalentemente lo stesso giorno della vaccinazione o il giorno successivo (85% dei casi).

Un 7,6% di segnalazioni gravi, da valutare

 Del 7,6% di segnalazioni classificate come “gravi”, per le quali è in corso la valutazione del nesso causale con i vaccini, tre su quattro non hanno richiesto intervento specifico in ambito ospedaliero.

Nel periodo sono stati segnalati anche 13 decessi avvenuti nelle ore successive alla vaccinazione che, nelle segnalazioni più dettagliate e complete di dati, non sono risultati correlati alla vaccinazione e sono in larga parte attribuibili alle condizioni di base della persona vaccinata.

Le analisi condotte sui dati fin qui acquisiti confermano quindi un buon profilo di sicurezza di questi due vaccini a mRNA. L’ampio numero di segnalazioni non implica che siano emerse criticità inattese, ma è indice dell’elevata capacità del sistema di farmacovigilanza nel monitorare la sicurezza.

Vaccino: i dubbi più grossi

Economia Circolare: lavorazione del ferro di recupero

Gio, 02/04/2021 - 17:00

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_128"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/128/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/128/output/riciclo-metalli.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/128/riciclo-metalli.mp4' } ] } })

 

Gallery fotografica

Sapone scrub con i fondi di caffè fai da te

Gio, 02/04/2021 - 15:00

Come si legge dal canale YouTube OhgaI fondi di caffè sono uno degli alimenti più facili da riutilizzare in casa per l’autoproduzione. Si possono utilizzare per assorbire i cattivi odori, per fare gli scrub per le labbra, per preparare degli impacchi casalinghi copri capelli bianchi ma anche per fare delle saponette scrub. Infatti seguendo la ricetta classica del sapone all’olioextravergine d’oliva, con la semplice aggiunta del caffè al posto dell’acqua e i fondi per aromatizzare, avremo ottenuto delle saponette esfolianti favolose da utilizzare e regalare.Cosa serve:

  • 300g di olio extravergine d’oliva;
  • 125g olio di cocco;
  • 50g olio di ricino;
  • 25g burro di cacao;
  • 150g di caffè;
  • 50g di fondi di caffè;
  • 15g di cacao;
  • 68g di soda caustica
Ohga

Leggi anche:
Zero waste life: sprecare meno con Instagram
Autoproduzionesostenibile e a basso impatto ambientale con Mamma Chimica (VIDEO)

La BCE da l’acqua ma il cavallo (sistema bancario) non la beve

Gio, 02/04/2021 - 10:00

Si mette l’acqua ma il cavallo non la beve. La BCE le stanno tentando tutte pur di permettere al sistema bancario di riprendere a finanziare l’economia reale.

Ma sembra sempre molto difficile.

Dopo il discutibile quantitative easing, la garanzia statale totale sui finanziamenti previsti da decreto liquidita’, le agevolazioni in termini di garanzie offerte da Medio Credito Centrale  per operazioni finanziarie direttamente finalizzate all’attività d’impresa, le banche continuano a tenere il freno a mano tirato sulla concessione di finanziamenti.

Ma pochi ricordano che la BCE di Mario Draghi nel 2019 è intervenuta a sostegno delle banche con ulteriori due misure individuate con due acronimi inglesi: il tiering ed il dual rate.

Prima di capire cos’è il tiering occorre fare una precisazione sui depositi in eccesso delle banche europee. In generale, ogni istituto di credito del vecchio continente è obbligato a detenere in BCE un certo ammontare di fondi che prendono il nome di riserve obbligatorie minime.

Su queste riserve in eccesso le banche oggi pagano un tasso di deposito negativo (oggi a -0,50%).

Vi sembrerà strano e vi starete chiedendo: “ma come è possibile che se do una somma di denaro alla banca centrale, debba anche ripagarla per il fatto che me la detenga?”

Si tratta, infatti, di un deterrente per le banche affinché, in un periodo in cui la liquidità è aumentata, non trattengano in BCE più riserve del dovuto sottraendole alla più rischiosa attività di impiego, cioè di concedere prestiti.

Ma nonostante il tasso negativo, il rubinetto continuava ad essere chiuso perché la misura erodeva progressivamente gli utili delle banche.

Ed allora è stato introdotto il tiering che non è altro che una soglia di esenzione per le banche dal pagamento del tasso negativo sulla liquidità che hanno depositata presso la banca centrale.

Solo quando la loro liquidità supera tale soglia, oggi pari a 6 volte il coefficiente minimo di riserva, sarà applicato sulla parte eccedente il tasso negativo del -0,5% attualmente in vigore.

Il secondo dispositivo, il dual rate, ha invece l’obiettivo di consentire alle banche commerciali di offrire alla clientela condizioni di finanziamento più favorevoli.

Anche in questo caso occorre premettere che per le banche commerciali normalmente il margine di interesse, cioè la differenza tra il tasso dei prestiti e quello dei depositi, deve essere maggiore di zero.

Ma i tassi negativi della BCE anche sui depositi delle eccedenze di liquidità avevano stravolto questa equazione fondamentale per il conto economico delle banche.  

A quale prezzo le banche avrebbero dovuto vendere denaro alle imprese ed ai cittadini se pagavano interessi alla BCE sia quando depositavano i loro depositi che quando prendevano a prestito?

Sicuramente, ed aggiungerei giustamente, ad un tasso più alto rispetto agli standard di mercato.

Allora è arrivato  il dual rate con il quale si è deciso di adottare per le banche un tasso d’interesse sui prestiti dalla BCE addirittura inferiore rispetto a quello fissato per i depositi presso lo stesso istituto centrale. A condizione, però, che quei soldi siano dati alla economia reale.

Infatti, se le banche che richiedono i prestiti a lungo termine della Bce rispettano determinati requisiti di impiego (prestano soldi), esse si vedranno applicare il tasso di un 1% inferiore rispetto a quello al quale depositano liquidità presso la banca centrale. 

Nonostante tutto ciò, tranne qualche eccezione, nell’ambito del sistema bancario non si intravedono significativi segnali di ripresa.

Un tema da affrontare con urgenza (quanto silenzio in questi mesi) evitando, almeno per una volta, la narrazione delle banche “brutte, sporche e cattive”.

Perché la sopravvivenza delle banche è fondamentale per la ripresa del nostro paese.

La bankemia potrebbe fare più vittime del Covid-19 fino a quando il dottore è più grave dell’ammalato.

Fare detersivi ecologici in casa (Infografica)

Gio, 02/04/2021 - 08:00

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

@font-face { font-family: 'cocogoose_letterpressregular'; src: url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/detersivi_fai_da_te_infografica.hyperesources/cocogooseletterpress_trial-webfont.woff2') format('woff2'), url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/detersivi_fai_da_te_infografica.hyperesources/cocogooseletterpress_trial-webfont.woff') format('woff'); font-weight: normal; font-style: normal;

}


Fonte: www.mammachimica.it Ciao!
Che piacere vederti!
Oggi realizzeremo insieme 4 diversi detersivi fai da te!
Sei pronto?

DETERSIVO IN POLVERE PER LAVATRICE Per un bucato a pieno carico:
2 cucchiai di sapone di marsiglia grattugiato
2 cucchiai di detersivo piatti ecolabel
1 cucchiaio di soda solvay
50 ml di citrato di sodio

Adatto a temperature superiori ai 40° e tessuti resistenti.
Poco impattante e molto lavante!

La composizione è variabile a seconda dello sporco, della quantità e del tipo di panni da lavare.

Per detergere e sgrassare pavimenti e superfici dure:
120 gr di Soda Solvay
30 gr di detersivo piatti Ecolabel
850 gr di acqua Versare 40-50 ml di prodotto in 5L di acqua per lavare i pavimenti (marmo, gress, pietre vere) oppure puro su di una spugnetta per le superfici dure!

Non occorre risciacquare!

DETERGENTE PAVIMENTI E SUPERFICI DURE Mettere un bicchiere di prodotto nella vaschetta della candeggina tradizionale.

Non mettere assieme al detersivo, la decomporrebbe subito.
Maneggiare con cura l’acqua ossigenata.
Attenzione anche ai colorati, potrebbero scolorire.

Per igienizzare il bucato anche a basse temperature o per fare la manutenzione alla lavatrice o lavastoviglie:
100 gr di acqua ossigenata a 130 volumi
400 gr di acqua distillata o demineralizzata
1 cucchiaino di acido citrico anidro CANDEGGINA DELICATA Per lavare sotto i 40° e per i colorati:
400 gr di detersivo piatti Ecolabel
100 gr di citrato di sodio liquido
30 gr di Soda Solvay
20 gr di sapone di marsiglia grattugiato
450 gr di acqua DETERSIVO LIQUIDO PER LAVATRICE Ideale a basse temperature, da 40° in giù, e per i colorati.

Agitare bene il flacone prima dell’uso.

1- Detersivo in polvere per lavatrice 2- Detersivo liquido per lavatrice 3- Detergente pavimenti e superfici dure 4- Candeggina delicata Ideale a basse temperature, da 40° in giù, e per i colorati.

Agitare bene il flacone prima dell’uso.

Per detergere e sgrassare pavimenti e superfici dure:
120 gr di Soda Solvay
30 gr di detersivo piatti Ecolabel
850 gr di acqua CANDEGGINA DELICATA Per igienizzare il bucato anche a basse temperature o per fare la manutenzione alla lavatrice o lavastoviglie:
100 gr di acqua ossigenata a 130 volumi
400 gr di acqua distillata o demineralizzata
1 cucchiaino di acido citrico anidro Per igienizzare il bucato anche a basse temperature o per fare la manutenzione alla lavatrice o lavastoviglie:
100 gr di acqua ossigenata a 130 volumi
400 gr di acqua distillata o demineralizzata
1 cucchiaino di acido citrico

Chi è Serena Cappello, la moglie di Draghi | Italia: dove sono le nuove varianti | Centrodestra diviso

Gio, 02/04/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Draghi, i genitori persi da ragazzo, il liceo dei gesuiti: chi è l’uomo che ha salvato l’euro «Whatever it takes» e le altre frasi celebri;

Il Giornale: Nuovo allarme dagli scienziati “Un fungo killer come la peste” “Resiste su superfici, può diventar pandemia”;

Il Manifesto: Il costo della pandemia: -8,8% del Pil in Italia, -6,8% nell’Eurozona;

Il Mattino: Riapertura impianti sci, domani riunione del Cts: verso ok al 15 febbraio;

Il Messaggero: Sudafricana e brasiliana, dalla Lombardia all’Abruzzo: ecco le Regioni dove sono “sbarcate” le varianti;

Ilsole24ore: Davide Serra e la rivolta dei trader: «GameStop è un caso isolato, ma occhio ai bitcoin…»;

Il Fatto Quotidiano: Catturato in Brasile il narcos Aldo Giannotta: “Era inserito nel gotha del traffico internazionale di coca”;

La Repubblica: Centrodestra diviso, Salvini: “Spero un altro Parlamento elegga il Colle”. Meloni: “Non lo sosterremo mai”;

Leggo: Chi è Serena Cappello, la moglie di Draghi. Quando il marito disse: «Ne sa più di me…» FOTO;

Tgcom24: Via libera Aifa a 2 anticorpi monoclonali | Svizzera boccia il vaccino AstraZeneca;

Crisi e incarico a Draghi: paura e disgusto a Roma

Mer, 02/03/2021 - 18:18

“Paura e disgusto a Roma”,  viene a dire a proposito dell’incarico a Mario Draghi, parafrasando un famoso libro di Hunter Thompson: “Paura e disgusto a Las Vegas”.

Paura perché l’incarico a Draghi, probabilmente l’italiano con più prestigio nel mondo, è la nostra ultima possibilità. “Apres lui le déluge”, dopo di lui il diluvio, come dicono i francesi. Per questo avrei forse preferito una scelta tecnica un filo più “bassa” (con tutto il rispetto), un Cottarelli per intenderci: proprio per lasciare Draghi come ultima chance.

Il fatto che il presidente della Repubblica abbia optato direttamente per l’ex presidente della Banca Centrale Europea indica che siamo già all’ultima chance.

E questo, onestamente, fa paura.

L’alternativa a Draghi, come ha spiegato un Mattarella mai così incazzato, è le elezioni anticipate, che significano (sempre il presidente dixit) almeno quattro mesi di stallo. Stallo che, in piena pandemia e col Recovery Found ancora da definire, non possiamo permetterci. Basti pensare che dovremmo fornire all’Ue il piano dettagliato per il Next Generation Eu (sarebbe ora di chiamare il Recovery con il suo vero nome) entro aprile. Il che, con elezioni anticipate e governo vacante, è ovviamente impossibile.

Elezioni, tra l’altro, che dopo un anno di pandemia vedrebbero il trionfo dell’opposizione, ovvero della nostra destra, estremista e populista.

E disgusto. Disgusto per una crisi di governo che si è consumata tra tatticismi, scaramucce, veti incrociati, trasformismi, spregiudicatezza, minacce, intrighi, ripicche.

Con l’occhio sempre rivolto al proprio “particulare” personale o di partito, senza nessuno – nessuno!- che abbia uno straccio di visione, che sappia guardare al di là del sondaggio, del mercato delle vacche, della prospettiva del guadagno immediato o a breve termine.

Nessuno che pensi davvero a quella “next generation” alla quale dovrebbero essere rivolti i nostri sforzi, e che invece finirà per pagare i nostri errori.

Una classe politica, tutta, che quando si avvicina l’ora grave delle scelte pesanti non sa fare di meglio che fare un passo indietro e rivolgersi al “tecnico” di turno. “Vai avanti tu, che a me viene da ridere”, “armiamoci e partite”: siamo sempre lì. Sarà lui, “il tecnico”, a fare le scelte che contano, a metterci la faccia. E i partiti, un passo indietro, come a dire “io in fondo non c’entro”. Pronti, dopo, a scaricare ogni responsabilità sull’odiato e subìto “tecnico”.

A meno che la crisi non sia così grave che nemmeno il “salvatore della patria” di turno riuscirà a costruire una maggioranza decente.

E allora che dio ci salvi. Se c’è.

Le pillole di Mamma Chimica: la chimica per i piccoli (VIDEO)

Mer, 02/03/2021 - 17:00

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_52"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/52/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/52/output/mamma-chimica-per-piccoli.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/52/mamma-chimica-per-piccoli.mp4' } ] } })

Le pillole di Mamma Chimica: 6 detergenti con l’acido citrico (VIDEO)

Le pillole di Mamma Chimica: deodorante e dentifricio con bicarbonato (VIDEO)

Bombe da bagno fai da te

Mer, 02/03/2021 - 15:00

Dal canale YouTube di Giada Fra un breve video provare a realizzare insieme le Bath Bomb (stile Lush) Cosa serve:

  • 6 cucchiai acido citrico;
  • 6 cucchiai di bicarbonato;
  • 2 cucchiai amido di mais;
  • 1 cucchiaio e mezza di olio di mandorle dolci;
  • pizzico di colorante alimentare colore a scelta (facoltativo);
  • Olio di cocco
Giada Fra

Leggi anche:
Zero waste life: sprecare meno con Instagram
Autoproduzionesostenibile e a basso impatto ambientale con Mamma Chimica (VIDEO)

Cosa hai fatto per un mondo migliore?

Mer, 02/03/2021 - 14:00

Pubblicheremo le vostre storie sul magazine di People For Planet per contribuire a diffondere buone pratiche e dare il buon esempio.

Perché il cambiamento inizia da subito ed è reale solo se condiviso!

Varianti covid-19: è meglio usare le mascherine chirurgiche?

Mer, 02/03/2021 - 13:00

L’Europa teme le varianti in circolazione: più contagiose, forse più rischiose, e forse addirittura capaci di indebolire l’efficacia dei tanto bramati vaccini, prima ancora che ci siano arrivati. Ne è seguita una stretta, con molti Paesi – Germania in testa, ma anche Francia e Austria – che hanno messo al bando le mascherine di comunità. Eppure nulla è cambiato a livello scientifico: “Le mascherine lavabili sono adeguate alla protezione in setting non sanitari, come sottolineato da OMS e verificato da numerosi studi, e possono essere pulite a casa lavandole opportunamente, e dunque il loro utilizzo è gestibile istruendo adeguatamente le famiglie”, ribadisce ad oggi Elena Uga dell’Associazione Culturale Pediatri (Acp).

Mascherine lavabili anche a scuola

Anche a scuola “non ci sono prove a sostegno dell’uso delle chirurgiche, mentre sono disponibili chiare prove sulla maggiore efficacia di qualsiasi tipo di mascherina in condizioni di corretto utilizzo”, spiegano gli autori.

Come infatti spiega l’OMS alla voce Quali mascherine dovrebbero indossare i bambini? “I bambini in generale buona salute possono indossare una maschera non medica o in tessuto”, confermata ad oggi. E confermata anche nel verbale della riunione del CTS nazionale del 31 agosto 2020 “Misure di prevenzione e raccomandazioni per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado per la ripresa dell’anno scolastico 2020/21”, dove si consiglia l’utilizzo di “mascherine chirurgiche o di comunità” in ambito scolastico. L’uso della mascherina chirurgica è indicato solo per i soggetti fragili o a maggior rischio di ammalarsi gravemente di covid-19 (bimbi affetti da fibrosi cistica, cancro, immunosoppressione).

Le prove e le raccomandazioni

L’uso di “mascherine di comunità” è anche supportato da un documento del prestigioso Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta dell’8 aprile 2020 “Utilizzo di maschere facciali nella comunità – Riduzione della trasmissione di COVID-19 da persone potenzialmente asintomatiche o pre-sintomatiche attraverso l’uso di maschere facciali”. Altri studi dello stesso centro ribadiscono successivamente gli stessi risultati. Non risulta quindi che le agenzie regolatorie e scientifiche consiglino l‘utilizzo esclusivo di mascherine chirurgiche per i bambini a scuola, e tantomeno all’aria aperta, come conferma anche il sito del Miur, da più parti.

Le più recenti conferme

Anche dalla consultazione delle FAQ aggiornate alla fine dello scorso dicembre, pubblicate sul sito del Ufficio Scolastico Regionale del Veneto, si spiega che, sebbene l’obbligo di indossare la mascherina valga in qualsiasi circostanza, tanto al chiuso quanto  all’aperto, non  sussiste  un  divieto  assoluto all’uso di mascherine di altro tipo,  tra  cui  quelle  cosiddette  “di  comunità”.

Le chirurgiche consigliate solo per i setting sanitari

Ci sono prove di efficacia dell’utilizzo delle mascherine chirurgiche, ma sono relative all’uso nei setting sanitari, come gli ospedali, dove sono chiare le corrette modalità di utilizzo. La mascherina chirurgica va cambiata ogni 4 ore, ad esempio, non va mai toccata con le mani se non dagli elastici, non va mai appoggiata su superfici potenzialmente contaminate e va correttamente smaltita come rifiuto sanitario. Sono condizioni complesse da rispettare, tantopiù in un ambiente scolastico in cui ai bambini e ai ragazzi viene chiesto di metterla e toglierla più volte nel corso della giornata, ad esempio per pranzare. Le mascherine chirurgiche in realtà non sono più sicure tout court, la maggiore sicurezza è strettamente legata al loro corretto utilizzo, conclude Uga.

Perché le chirurgiche vanno gettate dopo 4 ore?

L’Africa spara a vista ai suoi bracconieri. Ma è giusto?

Mer, 02/03/2021 - 12:00

I social media non hanno dubbi: il bracconiere è il male e va bene sparargli a bruciapelo. Senza processo, senza regola alcuna. Sembra folle ma è così, mentre gli esperti, quelli che sul campo si occupano veramente di conservazione, rabbrividiscono, e annotano che incoraggiare la violenza anche letale contro i bracconieri significa solo aprire la bocca da una postazione privilegiata.

Si colpiscono gli ultimi

La guest editor Annette Hübschleand e l’editore Andrew Faull della rivista SA Crime Quarterly hanno sottolineato di recente che la cosiddetta politica “Sparare a vista”, tra l’altro, elimina i livelli più bassi delle enormi reti criminali che girano intorno al bracconaggio, ovvero disperati senza alternative, mentre le alte sfere criminali che lo guidano non vengono sfiorate. Ma, anche a prescindere da questo, è assurdo come, in nome dell’animalismo, si possano accettare o addirittura fomentare forme di giustizia sommaria tanto atroci.

L’amara realtà

“I bracconieri vittima di questo tipo di politica – scrivono – non sono menti criminali parte dell’industria dell’avorio, sono povere persone, dei villaggi locali che, improvvisamente, si trovano davanti l’opportunità di guadagnare un sacco di soldi dagli animali che minacciano il loro bestiame” e la vita delle loro famiglie.

Alla fine di novembre 2020, il Mail and Guardian ha riferito che le forze di difesa del Botswana hanno sparato e ucciso quattro presunti bracconieri che pescavano lungo il fiume Chobe. Da allora sono emersi rapporti secondo cui nessuno dei pescatori era armato e uno di loro potrebbe essere stato ucciso solo dopo essere stato arrestato.

Una politica sempre più radicata

Secondo quanto riferito dall’INK Center for Investigative Journalism, il 2020 ha visto 12 persone uccise in modi simili dall’unità anti-bracconaggio del solo Botswana.

Questa politica non scritta che invita a sparare a vista sta diventando sempre più comune in tutta l’Africa meridionale, con il Kenya che la attua dal 2018. In una dichiarazione rilasciata dal ministro del turismo e della fauna selvatica kenyano questa politica è infatti prevista contro i bracconieri di rinoceronti colti in flagranza. Secondo Business Day, la notizia ha suscitato sui social media solo risposte favorevoli, con molti sudafricani che applaudivano la mossa e chiedevano un’azione simile anche in Sud Africa.

Un ritorno alle leggi dell’apartheid

Anche stimati accademici dell’Università del Botswana hanno suggerito che il Sud Africa dovrebbe seguire l’esempio e adottare la pena capitale per i bracconieri di rinoceronti, se vuole seriamente ridurre il bracconaggio. Certo, al costo di rinunciare o come minimo indebolire la democrazia costituzionale vigente in Sudafrica. Secondo Times Live, la pena di morte è stata abolita in Sud Africa dal 1994 e l’attuazione della politica “sparare a vista” che ignora la costituzione e il diritto a un processo equo è sinistramente simile alle leggi dell’era dell’apartheid.

Nel 2016, il magazine ZAM ha riferito che molti dei bracconieri nel Kruger National Park sono mozambicani. Quando vengono catturati in Sud Africa, di solito vengono trattati con estrema violenza e spesso uccisi barbaramente. È anche successo, e non di rado, che normali cittadini siano stati scambiati per bracconieri: per errore o magari per risolvere velocemente altri contenziosi privati.

India, l’uomo che piantò una foresta con le sue mani oggi fa scuola in Sud America

Persi 101mila posti di lavoro a dicembre: 99mila erano occupati da donne

Mer, 02/03/2021 - 11:00

Una crisi diseguale, ingiusta. La crisi economica innescata dalla pandemia non ha colpito tutti allo stesso modo. Basta guardare gli ultimi dati dell’Istat sull’occupazione per rendersene conto: Nonostante la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti, a dicembre si contano meno 16mila contratti a tempo indeterminato e in generale, su 101 mila posti di lavoro perso, 99mila erano occupati da donne. Dati negativi che si aggiungono a un quadro complessivo altrettanto negativo: con il bilancio della pandemia che porta a oltre 420mila i posti di lavoro persi da febbraio scorso (- 444mila in un anno). Mentre gli inattivi, gli scoraggiati che non hanno un lavoro e non lo cercano, sono 400mila in più.

Torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro: il tasso di disoccupazione a dicembre sale al 9% (+0,2 punti) e tra i giovani al 29,7% (+0,3 punti). Sale il numero di inattivi (+0,3%, pari a +42mila unità) tra donne, 15-24enni e 35-49enni, mentre diminuisce tra gli uomini. Nell’arco dei dodici mesi, diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-8,9%, pari a -222mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni: +3,6%, pari a 482mila scoraggiati in più.

Lavoro femminile e Italia: binomio infernale da sempre

Madri costrette a dimettersi all’indomani della gravidanza, smart working revocati senza preavviso, part time concessi per sottopagare lavori a tempo pieno, per le donne il mondo del lavoro in Italia è un inferno da sempre. Ora però, col Coronavirus, è ancora peggio. Dopo quella dei giovani, quella femminile è la categoria più colpita dall’emergenza, con un divario di genere che si radicalizza e lascia scoperte dal punto di vista economico soprattutto le donne.

Commesse, addette al settore fieristico, addette al settore della ristorazione come bariste e cameriere, formatrici e addette al recruiting, addette delle mense scolastiche e aziendali, guide e animatrici turistiche, colf e badanti colpite dalla spending review delle famiglie, addette dell’industria tessile-abbigliamento, addette alle pulizie, imprenditrici: sono queste le 10 professioni femminili più penalizzate.

Milano introduce un Garante del Verde “arbitro imparziale”

Mer, 02/03/2021 - 10:15

Arriva a Milano il garante del Verde, del suolo e degli alberi, che si occuperà anche di verificare l’applicazione del nuovo regolamento ambientale e di vigilare sul consumo del suolo e la tutela del verde. Obiettivi pratici nel medio periodo sono l’ampliamento del parco Agricolo, come già stabilito nel Piano di Governo del Territorio. La proposta è stata approvata due giorni fa a larga maggioranza dal Consiglio comunale, e fa parte di quella “strategia verde” del Comune che vuole aumentare l’estensione del verde nella capitale italiana ed europea dello smog.

Il team si occuperà anche di comunicazione

Tra i compiti del nuovo garante ci sarò anche la comunicazione ai cittadini ma anche l’ascolto delle esigenze. Più che una persona fisica si tratta di un team indipendente, composto da tre membri, nominati dal sindaco e competenti nel campo delle scienze ambientali e urbanistiche, e che resteranno in carica per 5 anni con possibile rinnovo. Nelle prossime settimane verrà predisposto l’avviso pubblico per selezionarle.

Una novità in Italia

L’ incarico non è remunerato e sarà collegato direttamente al sindaco, che ne controllerà direttamente l’operato. “Milano è tra le prime città italiane a istituire questa figura“, spiega l’assessore al Verde Pierfrancesco Maran, che vede nell’istituzione di una figura “terza” la possibilità di superare le ideologie politiche nelle delibere che riguardano temi così sentiti e importanti. Funzionerà?

Il banchiere ed economista Mario Draghi alla guida dell’Italia

Mer, 02/03/2021 - 09:34

Se ne parlava da giorni ed è successo davvero. Nel parlamento non esiste più una maggioranza politica e per questo, ancora una volta, come già nel passato con Lamberto Dini, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Monti, si affida ad un tecnico il compito di togliere le castagne dal fuoco.

Un governo “senza identità politica”

Oggi Il presidente Mattarella darà  a Mario Draghi l’incarico di formare un governo “senza identità politica”, cioè in grado teoricamente di ricevere il consenso da tutti i partiti “per stato di necessità”. 

Sarà difficile per ciascun partito dire di no a Draghi davanti all’alternativa di andare alle elezioni proprio in piena crisi sanitaria, economica e sociale, con il rischio, in caso di elezioni, che un governo temporaneo e provvisorio con poteri limitati non riesca nei prossimi mesi a portare  a casa il Recovery Fund e non riesca a gestire in maniera adeguata la fase delle vaccinazioni di massa. 

Chi è Mario Draghi

Mario Draghi, 73 anni, romano, economista, banchiere, già presidente della Banca Centrale Europea, ruolo che gli è valso molti riconoscimenti per essere riuscito a salvare l’euro in un momento di difficoltà, si è autodefinito un “socialista liberale”. 

E’ membro del “gruppo dei 30”, un’organizzazione internazionale che raccoglie l’élite del mondo della finanza occidentale, nata su iniziativa della Fondazione Rockfeller, con sede a Washington.

Poteri di manovra molto ampi

Il governo Draghi, un governo per definizione “apartitico”, avrà probabilmente poteri di decisione e di manovra molto ampi, difficilmente ostacolatili dalle diverse forze politiche. 

Cosa ci si può aspettare?

Francamente date le premesse ci si può aspettare di tutto, nel bene e nel male. 

Certo l’idea di avere un banchiere a capo di un governo “apolitico” con la prospettiva di gestire una enorme massa di denaro proveniente dall’Europa non è entusiasmante anche se il Cv di Draghi non sembra quello di un tagliatore di teste. 

Sorgono subito domande su quali interessi privilegerà. Una prima indicazione si potrà cominciare a cogliere in base alla scelta della squadra di governo. E, soprattutto, sarà importante capire nel Recovery Plan quale programma sarà preparato da presentare alla Commissione Europea, con quale governance, per quali risultati attesi.

Sarà necessario ora più che mai che la società civile vigili con attenzione sulle scelte che saranno fatte in una fase così delicata per tutti noi.

Foto di Harri Vick

L’orto sul terrazzo

Mer, 02/03/2021 - 08:00

Parlerò qui di due possibili tecniche di coltivazione: una più tradizionale e una molto innovativa e sicuramente più efficace dal punto di vista del rispetto dell’ambiente. A voi la scelta.

L’orto in cassoni di legno o vasi

La tecnica tradizionale prevede l’uso di cassoni in legno o vasi. I cassoni migliori sono quelli in larice, legno molto resinoso che resiste a lungo. Saranno alti 1 metro, lunghi quanto potete, larghi almeno 50 cm. Più sono grandi più piante potranno accogliere. Non potendosi procurare un cassone potete usare anche dei vasi ma si sfrutta meno bene lo spazio, ne parliamo tra poco.

Procedete in questo modo. Isolate il fondo del cassone con tessuto non tessuto (impedisce alle radici di uscire dal cassone), coprite con un abbondante strato di argilla espansa o lapillo vulcanico di 15 cm per ottenere un buon drenaggio dell’acqua (se l’acqua ristagna danneggia le radici). Coprite con terriccio universale concimato riempendo il vostro cassone fin quasi al bordo. Lo potete acquistare in qualunque negozio specializzato.

Se vivete in zone dove l’acqua è molto calcarea, mettete, invece, 2 parti di terra universale concimata ed 1 parte di terra per piante acidofile.

Per capire se l’acqua è calcarea osservate i forellini della doccia: se si otturano presto e diventano bianchi avete a che fare con acqua calcarea, al contrario, se facendovi una doccia avrete la sensazione di non sciacquarvi mai, l’acqua sarà acida.

La maggior parte degli ortaggi viene piantata in primavera o in autunno, ma è bene cominciare già in inverno a costruire la struttura che accoglierà l’orto, per essere pronti all’arrivo della primavera.

Come si è detto se non avete abbastanza spazio, andranno bene anche dei semplici vasi. Cercate però di usare vasi che abbiano un diametro minimo di 30 cm.

I migliori saranno sempre quelli di terracotta, più belli, ma molto più pesanti e cari.

Anche nei vasi il drenaggio sarà molto importante.

Se i vasi di terracotta sono nuovi, ricordatevi prima dell’uso di tenerli più ore colmi d’acqua, in maniera che la creta la assorba bene tutta, quindi svuotateli, coprite i fori di scolo con un coccio con la gobba rivolta verso l’alto, coprite con uno strato di argilla o lapilli di 5/10 cm e poi uno di terra concimata.

A gennaio-febbraio potete interrare degli spicchi d’aglio bianco. Ogni spicchio andrà posizionato con la punta verso l’alto e ricoperto con un leggero strato di terra. Gli spicchi dovranno avere una distanza di 15 cm l’uno dall’altro.

In primavera o in autunno potete scegliere quali piante interrare e in questi periodi la scelta sarà assai vasta.

Quasi tutte le piante, tranne quelle che si sviluppano in profondità (carote o patate), potranno essere messe a dimora nei vasi. A voi la scelta a seconda dei gusti. Ho visto crescere nei cassoni insalate, pomodori, melanzane, fagiolini nani, cetrioli rampicanti, ravanelli, rughetta, meloni, biete, sedani e altro ancora. Le fave saranno sempre le benvenute in qualsiasi orto anche perché apportano azoto al terreno, cioè lo concimano.

E’ molto importante ricordare la rotazione delle piante. Per esempio, non mettete mai i pomodori nella terra che li ha ospitati l’anno precedente. In quella potrete, per esempio, piantare l’insalata. Lo stesso criterio vale per qualsiasi altro ortaggio. Dovrete anche ricordare sempre di lasciare una giusta distanza tra una piantina e l’altra: nei mesi successivi cresceranno e occuperanno molto spazio.

Sul mio minuscolo terrazzo in Sabina ho scelto di coltivare erbe aromatiche.

Ho sistemato 4 vasi rettangolari (60x30x30) agganciati alla ringhiera e ho iniziato col solito drenaggio d’argilla ricoperto poi dalla terra. In un vaso ho messo rucola con accanto sedano nero, nell’altro erba cipollina e maggiorana, nel terzo timo e basilico e nel quarto menta piperita con mentuccia romana.

La salvia e il rosmarino sono erbe più difficili da coltivare in vaso perché hanno bisogno di molto spazio.

Anche le fragole sono coltivabili in vaso. Da qualche anno si trova in commercio una varietà di fragole “rifiorenti” così chiamate perché assicurano una produzione di frutti per parecchi mesi, per la gioia dei bimbi. Vi basteranno poche piantine e nel giro di 2 anni avranno invaso il loro territorio.

Materiali e prezzi

Nella scelta dei materiali bisognerà tenere conto dello spazio che avete a disposizione e del peso che il vostro terrazzo può sopportare.

Cercando on line i cassoni in larice, li troverete ad un prezzo di circa 100 euro della misura 80X50X80 cm. 200 euro circa vi occorreranno per il terriccio (320 litri) e 30 euro per l’argilla (95 litri).

Se la vostra acqua è calcarea ci vorranno 50 euro di terriccio per acidofile, 90 euro di terriccio universale e 30 euro di argilla per il drenaggio.

Il larice è il legno più adatto perché non richiede un trattamento che lo renda impermeabile.

Un vaso di terracotta tondo di 30 cm di diametro costa tra 80-100 euro a seconda della qualità. 10 euro per il terriccio e 2 euro per l’argilla.

Un vaso in terracotta rettangolare 62x25xh25 costa intorno ai 100,00 euro. Il terriccio necessario 20 euro e l’argilla 2 euro.

In presenza di acqua calcarea: 5 euro terriccio per acidofile, 15 euro terriccio e 2 euro argilla.

In generale, questi sono i prezzi:

argilla sacco da 50 lt, 15 euro circa
lapillo vulcanico sacco da 10 lt, 9 euro
terriccio concimato bio sacco da 50 lt, 22 euro circa
terriccio piante acidofile bio sacco da 50 lt, 23 euro circa

Se non volete comprare la terra al vivaio, fate una gita nel bosco, prendete la terra, pulitela dalle radici della gramigna, dai bulbi e dalle ghiande, sminuzzate con una buona cesoia tutte le radici di alberi e cespugli, ma lasciate eventuali vermi che vi aiuteranno nella concimazione.

L’Orto Bioattivo

Esiste un nuovo metodo di coltivazione di ortaggi messo a punto dall’agronomo Andrea Battiata, chiamato Orto Bioattivo, sito internet, attualmente in rifacimento.

Questa tecnica consiste principalmente nella preparazione di un terriccio naturalmente ricco, che consente la coltivazione, in piccoli spazi, di un gran numero di ortaggi altamente nutrienti e con il consumo di poca acqua.

Il terriccio, così preparato, non si impoverisce per nutrire la pianta, ma si auto-rigenera e quindi non necessita nemmeno di essere cambiato a fine coltivazione, né di essere zappato o fertilizzato.

Il preparato cerca di ricreare quello dei boschi e delle foreste che, nel corso di molti anni, si arricchisce di meccanismi microbiologici che lo rendono naturalmente fertile. Si prepara con un substrato di terra vulcanica, un compost di foglie, uno di lombrichi e un po’ di concime naturale ottenuto dalla fermentazione di alcune piante.

Molto importante è la pacciamatura finale (copertura usata in agricoltura, messa a protezione del terreno) composta da rami sminuzzati.

A questo punto si potranno posizionare le piantine molto più vicine l’una all’altra che nell’orto tradizionale.

Nella scelta di “cosa” piantare, qui e nell’orto tradizionale, oltre ai gusti personali, è importante tenere conto delle sinergie esistenti tra alcune piante. Infatti, alcune specie diverse troveranno beneficio se piantate vicine. Questa tecnica è efficace non solo per la migliore crescita e qualità degli ortaggi, ma anche per proteggerli dall’attacco dei parassiti.

La raccolta nell’orto bioattivo avviene senza estirpare le radici ma lasciandole nel terreno dove diverranno nuovo concime. Inoltre, avendone la possibilità, tutti i residui dei raccolti (rami, foglie, fusti) potrebbero essere messi a fermentare per produrre nuovo humus (della preparazione di compost parleremo nelle prossime puntate).

La complessa preparazione iniziale consentirà a questo tipo di orto di non richiedere più alcun intervento da parte vostra anche perché le erbe spontanee fanno parte di questo sistema. Basterà garantire una corretta irrigazione (volendo possono essere allestiti degli impianti che prevedono il recupero dell’acqua in eccesso), mantenere la pacciamatura e ripiantare altri ortaggi subito dopo il raccolto.

Buon lavoro!

 

Gb, morto il veterano Tom Moore| Mattarella convoca Draghi | Sputnik V, efficace al 91,6% | Navalny condannato

Mer, 02/03/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Sileri: riaprire locali a cena appena si può. Usa, ora i vaccinati sono più dei contagiati;

Il Giornale: Vacanze? C’è la nera profezia: “Che cosa accadrà in estate…” Crisanti non ha dubbi sulle prossime vacanze;

Il Manifesto: Portogallo, il sistema ospedaliero rischia di non farcela;

Il Mattino: Il vaccino Sputnik V è efficace al 91,6%;

Il Messaggero: Navalny condannato: 2 anni e 5 mesi in colonia penale. Scontri a Mosca: 300 fermati Foto Video;

Ilsole24ore: Mattarella convoca Draghi: «No a nuove elezioni, dare fiducia a governo di alto profilo» – Quale maggioranza servirebbe per le riforme?;

Il Fatto Quotidiano: L’accusa finale ai Riva nel processo di Taranto: “L’Ilva venne gestita in maniera criminale e sciagurata”;

La Repubblica: Ocasio Cortez in diretta su Instagram: “Io vittima di un abuso sessuale”;

Leggo: Bassetti minacciato di morte dai no-vax dopo Non è l’Arena, l’infettivologo ora è scortato sotto casa e all’ospedale;

Tgcom24: Gb, morto il veterano Tom Moore: aveva raccolto più di 30 milioni di sterline per l’emergenza;

Il cactus è rock, l’orchidea è tanguera

Mar, 02/02/2021 - 17:00

Scherzi a parte, arriva dalla comunità di Damanhur, che dagli anni ’70 propone un modello di vita a contatto con la natura, uno strumento che registra la resistenza elettrica delle piante e la trasforma in musica.

Un sensore attaccato alle foglie e un altro nel terreno vicino alle radici registrano gli impulsi della pianta e li passano a un apparecchio MIDI che li converte in suoni estremamente rilassanti. Così rilassanti che, affermano i creatori, 10 minuti di riposo accompagnato da queste melodie valgono come due ore di meditazione.

L’idea non è nuovissima: nel 2014, con lo stesso sistema di sensori, anche la designer ambientale inglese Mileece Petre aveva dimostrato che le piante erano in grado di “emettere” musica; ed è un’idea che si sta diffondendo: il 27 e 28 maggio 2017 si è tenuto 1° Festival Internazionale della Musica delle Piante presso il ParcFloral di Parigi, dove musicisti e piante hanno suonato insieme, in armonia.

Concludendo: come stanno dimostrando diversi studi di questi ultimi anni (si veda per tutti il libro dello scienziato fiorentino Stefano Mancuso “Verde Brillante”) le piante sentono, vedono, parlano, annusano… e adesso suonano pure. Una serra è praticamente un’orchestra al completo.

Volete sentire la musica delle piante? Qui il video

Fonti:
http://www.musicoftheplants.com/it/2017/06/1-festival-internazionale-della-musica-delle-piante/
http://www.damanhur.org/it/ricerca-e-sperimentazione/mondo-vegetale
http://www.mileece.is/enter.html

Anche il Portogallo introduce l’eutanasia. L’Italia finge indifferenza

Mar, 02/02/2021 - 16:00

A sorpresa, dopo i Paesi notoriamente più progrediti in tema di diritti civili, quali Olanda, Belgio, Lussemburgo e Svizzera, è stato il cattolico Portogallo il quinto paese in Europa a legalizzare l’eutanasia. Naturalmente tra gli strali dei rappresentanti della sua Chiesa, e non solo. La notizia, passata sottovoce in Italia, è stata posta sotto cattiva da luce dal quotidiano della Cei, Avvenire, che ha titolato: “Portogallo, l’eutanasia diventata legge. I vescovi: tristezza e indignazione”.

E l’Italia?

L’Italia, infatti, continua a rinviare la discussione sul tema, quando la sola parola “eutanasia” resta tabù. Noi infatti abbiamo una legge sul cerchiobottista “biotestamento”, entrato in vigore nel 2018. La verità però è che, come sottolinea l’associazione Luca Coscioni, oltre 138.000 cittadini italiani avevano firmato una proposta di legge per l’eutanasia legale che continua a essere ignorata dal nostro Parlamento (qui è possibile firmare per chiedere che venga presa in considerazione). Questo significa che negli ospedali italiani le persone si trovano impossibilitate a esercitare piena libertà sui propri corpi, e in molti casi i medici si trovano costretti ad aggirare la legge per pura compassione, come sanno le famiglie più fortunate tra quelle che – purtroppo – hanno un parente malato terminale e sofferente.

Europa a parte, nel mondo gli Stati che ammettono l’eutanasia sono anche Colombia, Canada, Uruguay e cinque Stati degli Usa.

Come funzionerà in Portogallo

In Portogallo ha vinto la determinazione dei partiti di sinistra e di centro, rafforzati da una società aperta e laica, che ha di fatto schiacciato il blocco conservatore condotto dalla Chiesa.

Il testo della nuova legge prevede che il paziente possa scegliere. La richiesta di morte medicalmente assistita deve essere chiara e libera, esercitata in conformità col percorso di cura e il parere dei medici. L’eutanasia deve essere praticata con l’assistenza di un medico e ogni rifiuto deve essere giustificato, e comunicato al paziente “non meno di 24 ore prima dell’intervento”.

Resta l’obiezione di coscienza

L’atto non è mai punibile se la persona è maggiore di 18 anni e si trova in “una situazione di estrema sofferenza”, “durevole e insopportabile”, “senza speranza di cura”, “afflitto da una malattia mortale, “senza speranza prevedibile e miglioramento clinico”. Lui stesso dovrà poter manifestare questo desiderio “consapevolmente e espressamente, dimostrando una volontà attuale, libera, seria e illuminata”. Sarà il medico curante a fornire il suo parere iniziale, vagliato poi da “uno specialista della patologia che colpisce il paziente” che confermerà “se le condizioni sono soddisfatte”. Resta tuttavia il diritto all’obiezione di coscienza per il personale sanitario.

Aborto, Umbria e Marche rifiutano la pillola Ru486. Zampa: “Calpestati i diritti”. FdI: “A rischio l’etnia”