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Aggiornato: 1 ora 39 min fa

Covid 19, in Veneto il lockdown non esiste più

Mer, 04/15/2020 - 12:00

In Veneto il lockdown non esiste più. Ad affermarlo è il presidente della Regione, Luca Zaia, nel corso dell’ultima conferenza stampa tenuta dalla sede della Protezione civile di Marghera (Venezia). “A voi risulta che esista ancora il lockdown? – ha chiesto Zaia ai giornalisti presenti in sala -. Non esiste più perché sono state autorizzate alcune imprese e altre si sono auto-autorizzate con il meccanismo del silenzio assenso”, ha spiegato.

Riaprire con gradualità, ma riaprire

“Così come abbiamo fatto una chiusura graduale iniziando con Vo e i 10 comuni del lodigiano, ora dobbiamo riaprire con gradualità allo stesso modo. Il nostro modello parla di contagi residuali anche a luglio, quindi? Cosa facciamo? Non possiamo aspettare di riaprire fino a quando l’ultimo contagiato sarà negativo”.

Le aziende che chiedono informazioni per riaprire sono moltissime. “Di aziende che mi chiamano ce ne sono a centinaia. Tutti portano la stessa istanza: la necessità di aprire per non morire… il settore della moda soprattutto. Non escludo di fare un’ordinanza per precisare che si possono svuotare i magazzini delle aziende con prodotti già pronti”, ha affermato Zaia.

La fase 2 è già iniziata

“Dobbiamo guardare in faccia la realtà che dice che il lockdown non esiste più. Quindi bisogna investire per rimettere in sicurezza i cittadini“, ha sottolineato il governatore, che ha aggiunto: “La fase 2, che ci piaccia o no, è già iniziata. In questo mese ci giochiamo il nostro futuro e anche la nostra vita”. 

I controlli nelle residenze per anziani

Per mettere in sicurezza i cittadini in Veneto una delle misure adottate è stata quella di effettuare il numero maggiore possibile di tamponi diagnostici e test sierologici. Che è quello che, ad esempio, si sta facendo in Veneto nelle residenze sanitarie assistenziali (Rsa). Come ha spiegato durante la conferenza stampa l’assessore alla Sanità della Regione Veneto Manuela Lanzarin, per quanto riguarda i controlli della diffusione del contagio da nuovo coronavirus nella popolazione anziana ospite delle residenze sanitarie assistenziali (Rsa), “su 370 strutture abbiamo effettuato tamponi e test rapidi in 302 strutture, per un totale 24604 tamponi effettuati, ovvero sul 74% del totale degli ospiti. Tra questi sono risultati positivi 1857 soggetti, ovvero il 6%”. Entro oggi dovrebbe terminare la somministrazione a tappeto di tamponi diagnostici e test rapidi nelle strutture venete per anziani, arrivando a effettuare gli esami sul 100% degli ospiti (che sono 33311).

Quanto ai dati sul personale che lavora nelle Rsa, su 30501 operatori totali (personale sanitario ma anche cuochi, ausiliari, ecc) “abbiamo fatto oltre 24281 esami, tra tamponi diagnostici e test rapidi, pari al 70%, e sono risultati positivi in 920, pari al 3%”.

Prima il test rapido, poi quello diagnostico

Tutti i casi rilevati di positività al nuovo coronavirus registrati, precisa l’assessore, provengono da tamponi diagnostici: “Abbiamo affiancato la somministrazione di tamponi diagnostici ai test rapidi, che però sappiamo non dare diagnosi. Ecco quindi come abbiamo agito: eseguiamo test rapidi, dopodiché per quelli che risultano dubbi o positivi facciamo il tampone diagnostico di conferma. Quindi tutti i casi che risultano positivi sono attestati dal tampone diagnostico”, spiega Lanzarin.  

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Mortalità nelle Rsa venete metà di quella media italiana

“I dati a oggi – ha precisato Zaia – ci dicono che la mortalità nelle residenze per anziani in Veneto è del 15,7% di mortalità sui casi trattati, pari a circa la metà della mortalità media a livello nazionale in queste strutture, che è del 31,3%”.

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: IL MOVIMENTO RALLENTATO

Mer, 04/15/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°3 – Il movimento rallentato

Lezione n°3 – Discussione su il movimento rallentato

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N. 3

Il movimento rallentato

Pubblicato da Jacopo Fo su Giovedì 19 marzo 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

Visita la pagina Facebook di Yoga demenziale

Ue, appello di 101 economisti al Governo: “Non firmate quell’accordo”

Mer, 04/15/2020 - 11:22

Micromega pubblica un appello di 101 economisti sull’accordo del 9 aprile che vi riportiamo integralmente.

“L’accordo raggiunto dall’Eurogruppo il 9 aprile scorso sugli interventi europei per fronteggiare la pandemia e le sue gravissime conseguenze economiche è insufficiente, prefigura strumenti inadatti e segna una continuità preoccupante con le scelte politiche che hanno fatto dell’eurozona l’area avanzata a più bassa crescita nel mondo.

Non prende atto dell’eccezionalità della situazione, senza precedenti almeno nell’ultimo secolo, né del fatto che questo sconvolge i paradigmi che hanno guidato la politica economica negli ultimi decenni.

Tra i ministri delle Finanze sembra prevalere l’idea che quanto sta accadendo possa essere circoscritto nel tempo a una parentesi relativamente breve, chiusa la quale si possa tornare senza problemi a comportarsi come prima. Non è così, come ha ben spiegato una personalità di riconosciuta competenza come l’ex presidente della Bce Mario Draghi.

L’eccezionalità delle circostanze dovrebbe far prendere in esame provvedimenti eccezionali, che dovrebbero avere almeno due caratteristiche essenziali:

– essere attivabili in tempi il più possibile brevi;
ridurre al minimo possibile l’aumento dell’indebitamento degli Stati, già destinato inevitabilmente a crescere per finanziare gli interventi indifferibili per ridurre i danni della crisi.

La sola opzione che risponda a questi due requisiti è il finanziamento monetario di una parte rilevante delle spese necessarie da parte della Banca centrale europea. Si tratta di una opzione esplicitamente vietata dai Trattati europei. Ma anche i trattati, in caso di necessità, possono essere sospesi nel rispetto del diritto internazionale e questo è oltretutto già avvenuto.

La monetizzazione di spese giudicate inderogabili non è una procedura inusitata. È stata appena formalizzata nel Regno Unito, mentre le più importanti banche centrali del mondo – Federal Reserve e Bank of Japan – la praticano di fatto. In Italia viene ormai proposta da economisti dei più diversi orientamenti: è raro che una proposta venga condivisa da diverse scuole di pensiero.

Al prossimo Consiglio dei capi di Stato e di governo, che dovrebbe ratificare l’accordo dell’Eurogruppo, l’Italia dovrebbe invece rigettarlo, e proporre che la parte più importante degli interventi anti-crisi, il cui volume dovrebbe raddoppiare per estendersi almeno al prossimo anno, sia attuata con un intervento della Banca centrale europea.

In caso di rifiuto da parte degli altri partner, la strada meno dannosa sarebbe quella di dare seguito a ciò che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto di recente: per questa emergenza, “Faremo da soli”.

Per vedere chi ha firmato l’appello vedi qui

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Perché molte bufale sembrano così credibili?

Mer, 04/15/2020 - 11:10

Molte fake news, in apparenza, sembrano fatti realmente accaduti o frasi davvero pronunciate. Una bufala costruita ad arte non ha certo la parvenza di una menzogna, ecco perché ci cascano spesso anche personaggi stimati, intellettuali e, naturalmente, tanti politici, quando non sono essi stessi a fabbricare notizie ad hoc o a cavalcare la disinformazione.

Anche grazie al Web e ai social media, che fanno da megafoni, alcune bufale si propagano al punto che l’opinione pubblica tende a prenderle per buone senza neanche porsi domande né tanto meno scavare per risalire ad una potenziale fonte, che non troverebbe.

Un esempio lampante: tra le fake news che più hanno avvelenato il pensiero comune in questi anni se ne contano a decine sui migranti, capro espiatorio evergreen che viene riesumato ogni qualvolta faccia comodo addossare la colpa ad una categoria. Non c’è riscontro reale di cibo non gradito e buttato via dai migranti ospitati in hotel o in centri di accoglienza (se non durante proteste sporadiche), per non parlare dei famigerati 35 euro al giorno che, secondo alcuni, andrebbero dritti nelle loro tasche e non a chi si occupa di gestire l’accoglienza; non è una notizia vera nemmeno quella sullo stop ai tamponi ai migranti appena sbarcati in Italia per individuare casi di Coronavirus. Eppure, quando si mettono i creduloni alle strette e si fa notare che non esistono prove della verità di questi fatti, non si riesce ad avere la meglio.

Tutta “colpa” della nostra mente

La nostra mente tende a credere a notizie e ricostruzioni che confermano le nostre teorie e i nostri dubbi. Allo stesso modo tende a scartare selettivamente e ad ignorare tutto ciò che va in controtendenza. Se pensiamo o vagamente abbiamo il dubbio che la colpa sia sempre dell’individuo con la pelle più scura, allora la nostra mente si soffermerà su accadimenti e notizie – vere o costruite – che lo confermano. Ecco perché, a volte, cadiamo tutti nel tranello e ci dimentichiamo che, al giorno d’oggi, tutte le notizie meriterebbero di essere verificate.

Joseph P. Overton (1960–2003) La finestra di Overton: ecco come l’incredibile diventa credibilissimo

Il sociologo Joseph P. Overton, molto prima che le fake news diventassero un problema quasi incontrollabile e persino una notizia a loro volta, diede il nome ad una serie di fasi attraverso le quali passa un concetto per tramutarsi da inaccettabile a totalmente accettato. La “finestra di Overton” spiega, ad esempio, come molte idee politiche diventano, passo dopo passo, il pensiero unico delle masse, per quanto si tratti di idee improponibili in una prima fase.
Se vengono in mente il trattamento riservato agli ebrei durante l’Olocausto a causa di teorie bizzarre, o le affermazioni secondo cui esisterebbe una razza superiore, siete sulla buona strada nella comprensione del meccanismo, che spiega comunque la diffusione di fake news anche innocue.

Le 6 fasi:

1 – impensabile/unthinkable
2 – radicale/radical
3 – accettabile/acceptable
4 – razionale/sensible
5 – diffusa/popular
6 – legalizzata/policy

Questo meccanismo è utile per individuare strategie di marketing efficaci e tecniche di comunicazione persuasive per convincere il consumatore dell’assoluta superiorità di un prodotto. In sé è un meccanismo innocuo, è una strategia comune.

La politica è un caso a parte. In questo caso, perché un messaggio sia considerato accettabile, non c’è soltanto bisogno che sia inizialmente radicale ma addirittura impensabile. Non si tratta di renderlo ridicolo o superfluo (quindi non interessante per la maggior parte delle persone); né lo si lascia insinuare lentamente nella società. Quel messaggio va presentato come del tutto normale, accettabile, familiare.
All’inizio dell’era Trump l’opinione pubblica si era scandalizzata di fatti come la bugia sul numero di persone presenti all’inaugurazione del suo mandato; all’epoca, nei talk show, ci si interrogava sulla credibilità dell’ufficio stampa della Casa Bianca. Lentamente ci si è abituati. Oggi sembra una marachella. Ci siamo abituati a Trump, i suoi messaggi e le sue azioni sono avanzati di fase in fase. Lo spiega bene un video di Vox che utilizza questo esempio macroscopico per svelarci come funziona la finestra di Overton.

Ma anche chi prova a raccontarlo cade nel tranello

Spesso chi tratta l’argomento, cita una frase attribuita a Goebbels: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”. Ebbene, non c’è prova concreta che la frase sia sua, con tutta probabilità si tratta di una rielaborazione di altri frasi. Ma è onnipresente negli articoli che parlano, come questo, di fake news e, spesso, anche dei meccanismi descritti da Overton.
Possiamo considerarla come prova della buona fede della mente umana: quella frase calza a pennello, se tutti la condividono parlando di fake news perché verificare? Noi l’abbiamo fatto.
Per il resto, il consiglio è quello di affidarsi sempre ai debunkers, coloro che ogni giorno lavorano per sfatare miti e individuare bufale, notizia dopo notizia. Gli eroi ai tempi dei social network.

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Come riciclare barattoli di latta per il tuo balcone

Mer, 04/15/2020 - 10:00

Se stai pensando a como riutilizzare in modo creativo i barattoli di latta (della passata del pomodoro, latte in polvere, frutta sciroppata ecc) questo è il tutorial che fa per te!

Andiamo a vedere come realizzare un piccolo spazio verde sul tuo balcone, un’idea ottima per chi ha poco spazio, ma non vuole rinunciare a coltivare un po’ di verde anche vivendo in città. L’idea è realizzabile anche indoor!

Dal canale YouTube Tati’s Things:

Tati’s Things

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Vogue in edicola con la copertina bianca

Mer, 04/15/2020 - 09:00

Emanuele Farneti, direttore di Vogue spiega il perché di questa scelta.

“Io non so se, come dicono alcuni, la ragion d’essere di Vogue è quella di intrattenere, di regalare qualche ora di evasione a chi lo sfoglia.

So, come si legge a pagina 59, che questo giornale nella sua storia ultracentenaria ha attraversato guerre, crisi, atti di terrorismo. E la sua tradizione più nobile (ne è forse l’esempio più lucente Audrey Withers, che ne ha diretto l’edizione inglese sotto le bombe naziste) è quella di non voltarsi dall’altra parte. Perché, come diceva proprio Withers, stare zitti vuol dire farsi andare bene lo status quo.

Poco meno di due settimane fa stavamo mandando in stampa un numero pianificato da tempo e che vedeva coinvolto in un progetto gemello anche l’Uomo Vogue.

Ma parlare d’altro, mentre le persone muoiono, medici e infermieri mettono a rischio la propria vita e il mondo sta cambiando per sempre, non è la storia di Vogue Italia. Così abbiamo accantonato il progetto e ricominciato da capo.”

E per portare rispetto a questi strani tempi Farneti ha deciso di: “Mandare in stampa, per la prima volta nella nostra storia, una copertina completamente bianca. Non perché mancassero le immagini, appunto, tutt’altro. Ma perché il bianco è tante cose assieme.

Il bianco è innanzitutto rispetto


Il bianco è rinascita, è la luce dopo il buio, la somma di tutti i colori.
È tempo e spazio per pensare. Anche per rimanere in silenzio (perché se tutti facessimo un po’ più di silenzio, chissà quante cose potremmo sentire, dicevano le ultime righe di un bel libro uscito qualche anno fa).
Il bianco è le divise di chi ci ha salvato la vita, mettendo a rischio la propria.
Il bianco è per chi questo spazio e questo tempo vuoto lo sta riempiendo di idee, pensieri, racconti, versi, musica, attenzioni per gli altri.
Il bianco è come quando, dopo la crisi del ’29, gli abiti si fecero candidi – un colore scelto per esprimere purezza nel presente, e speranza nel futuro.
Bianche sono le notti di chi ha lavorato a questo numero, da questo e l’altro lato dell’oceano, in condizioni complicate. A ciascuno di loro va la mia gratitudine.
Soprattutto: il bianco non è resa, piuttosto è una pagina tutta da scrivere, il frontespizio di una nuova storia che sta per cominciare.    

Il bianco è un messaggio universale di forza, purezza, rispetto e speranza.”

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Immagine tratta da Vogue

Eparina: 5 vaccini in sperimentazione | Papa Francesco chiede un «salario universale» |L’attacco di Salvini a Saviano

Mer, 04/15/2020 - 06:25

Corriere della Sera: L’eparina è efficace contro il coronavirus? L’Aifa dà il via libera ai test clinici. Sono 5 i vaccini già in sperimentazione;

Il Sole 24 Ore: L’Organizzazione mondiale della Sanità ha un “tesoro” da 1,5 miliardi: perché non basta? – Letalità alta? Altri Paesi stanno peggio dell’Italia;

La Repubblica: Saviano critica il modello Lombardia su Le Monde. Salvini lo attacca: “Senza vergogna“;

Leggo: Coronavirus, le regole per andare al mare quest’estate. Ombrelloni a tre metri di distanza, pareti in plexiglass e dispencer di disinfettante;

Il Giornale: Ora il Mes spacca il governo: è guerra Pd-Renzi contro M5S;

Tgcom24: I DATI ISTAT… SENZA CONTARE LO SMART WORKING – Al lavoro con il lockdown più della metà degli addetti dell’industria e dei servizi;

Il Manifesto: Papa Francesco chiede un «salario universale» per i precari;

Il Fatto Quotidiano: Avvocati civilisti: “Più della metà dei legali ha chiesto i 600 euro”. E pure 353 notai;

Il Mattino: Morto Franco Lauro: il popolare giornalista della Rai stroncato da malore a 58 anni;

Il Messaggero: Crollano le vaccinazioni. I pediatri: «Bimbi a rischio, inaccettabile chiusura dei centri».

Il Consiglio mondiale delle Chiese: “Trump, c’è il coronavirus, cancella le sanzioni all’Iran”

Mar, 04/14/2020 - 19:00
Sanzioni “illegali e disumane”

Il Consiglio mondiale delle Chiese (Cmc), l’organo mondiale che raccoglie circa 350 differenti chiese cristiane del mondo, ha inviato una missiva al presidente USA Donald Trump, chiedendo la cessazione delle sanzioni contro l’Iran, definite “illegali e disumane”.

La Repubblica islamica dell’Iran è la nazione del Medio oriente più colpita dal coronavirus, con circa 75.000 casi accertati e oltre 4.500 morti

Coronavirus nemico comune

Il CMC sottolinea nella lettera che il coronavirus è un nemico comune dell’umanità in ogni luogo, che richiede un grado senza precedenti di solidarietà e cooperazione, una cura speciale per i più vulnerabili e un’azione rapida per mitigare condizioni che creano ulteriore vulnerabilità.

L’embargo danneggia l’assistenza sanitaria

Il CMC denuncia l’impatto sulla popolazione iraniana dell’embargo imposto dagli USA. L’assistenza sanitaria in Iran “è impedita in modo grave da uno stretto regime di sanzioni imposto da una nazione in modo unilaterale”. 

“Ora non è il momento”, scrive il Cmc, “di perseguire i giochi e le tattiche di una politica che appartiene a un mondo prima del Covid-19” bensì è “il momento della solidarietà e della cooperazione nel controllo della diffusione del virus, nella protezione dei più vulnerabili e nella sconfitta di questo nemico comune”.

Francia, Germania e Regno Unito inviano medicinali

Per arginare le sanzioni, tre nazioni europee, Francia, Germania e Regno Unito, hanno utilizzato un sistema, denominato Instex per l’invio di medicinali all’Iran. Instex è il nome dato all’organismo con sede a Parigi che è stato messo in piedi dai tre paesi per aggirare l’embargo contro l’Iran imposto dagli USA anche ai paesi alleati con la minaccia di applicare anche a loro delle sanzioni.

Iran: poche restrizioni alle persone per favorire l’economia

Secondo quanto riferisce Asianews il governo di Teheran ha rimosso il bando agli spostamenti fra città di una stessa provincia, mentre le restrizioni ai viaggi fra province diverse finiranno il 20 aprile.
I servizi ad alto rischio fra cui teatri, piscine, saune, saloni di bellezza, scuole, centri commerciali e ristoranti restano chiusi.
Aperti molti negozi e attività commerciali, con l’eccezione di Teheran dove le attività ripartiranno dal 18 del mese.

La tv di Stato ha mostrato strade affollate, bus e metropolitane gremite in diverse città giudicate a basso rischio.

Alcuni esperti non nascondono il pericolo di una seconda ondata di contagi, ma per il governo resta prioritario far ripartire l’economia.

Il mare norvegese si tinge di rosso: riaperta la caccia alle balene

Mar, 04/14/2020 - 17:59

Nonostante l’emergenza sanitaria in corso nell’intero globo, il 1 aprile la Norvegia ha dato il via alla stagione di caccia alle balene a fini commerciali, permettendo la brutale uccisione di 1300 esemplari.

Si tratta di una cifra enorme se si pensa che l’anno scorso, le balene uccise sono state 429, ossia meno di un terzo di quest’anno. Nel 2014, la caccia commerciale alle balene in Norvegia ha raggiunto il suo apice, con l’esecuzione di 763 balene.

Il Governo norvegese è l’unico al mondo, insieme a Islanda e Giappone, a continuare a sostenere questa terribile attività, noncurante delle pene a cui questi grandi cetacei sono sottoposti.

L’allarme è stato lanciato dall’organizzazione senza scopo di lucro C’est Assez (che significa “È abbastanza”), che si occupa della tutela dei cetacei in tutto il mondo. L’associazione ambientalista ha pubblicato sulla sua pagina Facebook le immagini strazianti delle balenottere cacciate e uccise al largo delle coste norvegesi.

Pagina Facebook – “C’est assez”

Come si legge nel post dell’associazione, “la Norvegia ha ripreso la caccia commerciale alla balena nel 1993, e nel 2002 sono riprese le esportazioni di prodotti balenieri principalmente in Giappone. Esportazioni, tra l’altro, vietate dalla Convenzione Internazionale sulle Specie minacciate, firmata nel marzo del 1973″.

I norvegesi mangiano le balene?

Nonostante il Governo norvegese si ostini a perpetuare questa mattanza, il consumo di carne di balena tra la popolazione è sempre più basso e rasenta il 4%. In particolare, sono i più giovani coloro che si rifiutano di nutrirsi di questi maestosi cetacei.

Come si fa a solidificare il mare?

Con la quarantena forzata, sembrava che la natura fosse tornata a respirare e a riappropriarsi dei propri spazi. Ma, non appena l’uomo si è rimesso in gioco, ha sporcato di rosso sangue la casa liquida delle creature marine.

Come si fa a tentare di solidificare il mare, liquido per definizione? Come si fa a martoriare la popolazione di un ecosistema – quello marino – parallelo a quello terrestre ma altrettanto meraviglioso?

A un modo già sofferente è stata inflitta una coltellata dritta al cuore.

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Roghi intorno a Chernobyl, si teme rischio di radioattività

Mar, 04/14/2020 - 16:30

All’inizio di aprile 2020, i satelliti della Nasa hanno rilevato i primi incendi nelle foreste di Denysovets, Kotovsky e Korogodsky. I funzionari combattono gli incendi nella zona di esclusione dal 4 aprile 2020, con centinaia di vigili del fuoco e almeno otto unità aeree operative. Un villaggio all’interno dell’area di esclusione, Polesskoye, è già stato evacuato dalla polizia il 9 aprile. Il giorno precedente, l’8 aprile, il fumo aveva raggiunto verso la capitale dell’Ucraina, Kiev, distante circa 100 chilometri (60 miglia) dall’area.

La radioattività per ora è a norma ma i rischi ci sono

Le fiamme hanno raggiunto la cittadina di Pripyat, a solo due chilometri dai depositi di materiale radioattivo di Podlesny, dove sono state smaltite le scorie radioattive.

I livelli di radioattività al momento restano normali in tutta l’Ucraina e la Biolorussia, ma la ricerca, fa sapere la stessa Nasa in un comunicato condiviso anche via Facebook, “ha dimostrato che gli incendi in aree fortemente contaminate possono riprendere elementi radioattivi in plumi di fumo che poi si trasportano in lunghe distanze”. Il 5 aprile, sono stati eseguiti dei test dell’aria a Kiev e nelle vicinanze periferie per misurarne la radioattività, ma non è stata rilevata nessuna contaminazione a rischio d’uomo, stando agli organi statali. Stando invece a Yegor Firsov, head of the country’s ecological inspection service, i livelli di radioattività sarebbero 16 volte sopra il normale.

Per tranquillizzare la cittadinanza, dal aprile 9, il servizio di emergenza statale dell’Ucraina continua a diffondere comunicati in cui si assicura che i livelli di radiazioni di fondo rimangono all’interno della normale gamma abituale di Kiev.

Quanto estesi sono gli incendi? La denuncia di Greenpeace

Divampate il 4 aprile, le fiamme hanno rapidamente coperto un’area di 20 ettari, per poi raggiungere il 7 aprile i 35 ettari. Il villaggio di Polesskoye è stato evacuato dalla polizia. Secondo Greenpeace però l’area sarebbe molto più vasta rispetto a quella denunciata dalle autorità ucraine.

Niente più turismo a Chernobyl?

Una delle entrate economiche della zona, specie dopo il successo della miniserie della HBO su disastro di Chernobyl, è rappresentato dal turismo, con tanto di agenzie e tour operator, come testimonia Yaroslav Emelianenko alla BBC.

La struttura di smaltimento dei rifiuti radioattivi di Podlesny è stata costruita dopo l’incidente per isolare le scorie durante le operazioni di messa in sicurezza dell’impianto. Le scorie radioattive sono state inserite all’interno di speciali vasche di cemento dello spessore di diversi metri. Podlesny si trova soltanto a un chilometro e mezzo a nord del sito dell’ex centrale nucleare di Chernobyl.

Podlesny e le vasche di scorie radioattive

La struttura di smaltimento dei rifiuti radioattivi di Podlesny, che si trova soltanto a un chilometro e mezzo a nord del sito dell’ex centrale nucleare di Chernobyl, fu costruita dopo l’incidente per isolare le scorie durante le operazioni di messa in sicurezza dell’impianto. Le scorie radioattive sono state inserite all’interno di speciali vasche di cemento dello spessore di diversi metri.

Come smantellare centrali nucleari e rifiuti radioattivi? Il problema è anche italiano

«Questi impianti non sono stati costruiti con l’idea che un giorno qualcuno avrebbe dovuto smantellarli». A dirlo in un’intervista condotta da Peopleforplanet è Davide Galli, il responsabile del sito di Trino (Vc) della Sogin, la società pubblica responsabile del decommissioning (ossia dello smantellamento di una centrale nucleare) e della gestione dei rifiuti radioattivi. Da qualche anno Sogin apre le porte delle ex centrali nucleari presenti sul nostro territorio, ormai non più attive ma simbolo di un passato la cui eredità pesa ancora sul presente dei cittadini. Peopleforplanet ha partecipato all’Open Gate dello scorso aprile, e questo è il racconto di quella giornata: una domenica atomica.

La “mascolinità tossica” di Trump e Bolsonaro rappresenta un ostacolo nella lotta al Coronavirus

Mar, 04/14/2020 - 14:38

Abbiamo davvero bisogno di leader che mettano in discussione la parola scientifica utilizzando un linguaggio aggressivo, guerrafondaio e misogino?
Riportiamo la traduzione di ampi stralci di un articolo di Robin Dembroff, professore di filosofia alla Yale University, pubblicato dal Guardian.

Il dominio “machista” e la parata negazionista

Il mese scorso, dopo che la California aveva dichiarato da giorni lo stato di emergenza e le scuole di Seattle avevano iniziato a chiudere, Donald Trump affermò che il Covid-19 sarebbe semplicemente “andato via”. Poco dopo dichiarò che sarebbe “scomparso … come un miracolo”. Trump venne sostenuto in questa parata negazionista da altri leader populisti di estrema destra, in particolare dal presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, il quale, nel mese di marzo, descrisse il Covid-19 come una “semplice influenza” che non giustifica “l’isteria” sorta intorno alla diffusione del virus, e dichiarò che il Brasile sarebbe stato immune al coronavirus grazie al proprio clima e a una popolazione sostenzialmente giovane.

Mascolinità tossica

Ma cosa spinge uomini come Trump e Bolsonaro a negare, falsificare e non ammettere l’evidenza della crisi della salute pubblica?

Questi due uomini hanno in comune un tratto saliente: la mascolinità tossica, un concetto divenuto popolare a gennaio 2019, quando Gillette ha lanciato una serie di pubblicità che sfidavano le espressioni tradizionali della mascolinità, come il bullismo, la repressione delle emozioni e le molestie sessuali.

L’attuale pandemia mette in netto rilievo quanto possa essere utile il concetto di mascolinità tossica. Il dottor Roger Kirby, un esperto di salute maschile, osserva che le forme tossiche di mascolinità, che conducono a comportamenti “dominanti, aggressivi, [e] a rischio“, fanno sì che gli uomini vedano la malattia o altri problemi di salute come effeminati e deboli, portandoli a scegliere il rischio e il disagio rispetto all ‘”emasculazione” della ricerca di cure mediche.

Trump e Bolsonaro sono chiari esempi di uomini che si aggrappano a forme tossiche di mascolinità. Si scagliano contro tutto ciò che minaccia il loro dominio e si affidano alla misoginia e alla violenza per rafforzare il loro ego. Denigrano le donne e la femminilità al fine di rafforzare il loro fragile senso di virilità, riferendosi alle donne come “troie”, “cani” e “pezzi di culo”. Trump si è vantato delle dimensioni del suo pene e dei suoi livelli di testosterone e Bolsonaro ha detto che preferirebbe avere un figlio morto piuttosto che gay.

Entrambi giustificano frequentemente la violenza e attaccano coloro che non sono condividono le loro tesi. Nella nostra attuale crisi, la loro mascolinità tossica è una minaccia mortale, che rischia di danneggiare loro stessi e gli altri.

Il linguaggio bellico per rafforzare consensi e dominio

Inizialmente i due leader hanno rifiutato di ammettere la gravità della situazione, sminuendone la portata e credendo di essere immortali e immuni a qualsiasi attacco esterno e, di conseguenza, al coronavirus.

Ora che questa menzogna non è più sostenibile, Trump e Bolsonaro hanno cambiato direzione. Entrambi tentano di apparire iper-virili” eroi di guerra, impegnati a proteggere i loro Paesi da un “nemico invisibile“.

Questi autoritratti militaristici chiariscono che Trump e Bolsonaro sono concentrati ad alimentare le divisioni e vincere le elezioni, e non hanno nessuna intenzione di fare ciò che è necessario per salvare vite umane.

Abbiamo bisogno di empatia, solidarietà e compassione

Non abbiamo bisogno di patriottismo e armi; abbiamo bisogno di ricerca medica connessa a livello globale, reti di sicurezza sociale e assistenza sanitaria per tutti. Abbiamo bisogno di leader che consentano agli esperti della salute pubblica di prendere decisioni politiche, piuttosto che nutrire il loro interesse personale.

Ci ritroviamo in un tempo che ha bisogno di tratti tradizionalmente “femminili”, quali empatia, solidarietà e compassione. Gli uomini al potere hanno scelto di dare la priorità al loro precario senso di mascolinità, rifiutando le prove scientifiche, utilizzando la retorica della violenza, della guerra e della divisione, mettendo noi tutti in pericolo.

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Covid-19, ecco come usare le mascherine nei bimbi

Mar, 04/14/2020 - 14:30

Con la progressiva fine del confinamento o lockdown, e la graduale ripresa delle attività quotidiane, lo scopo delle mascherine rimarrà quello di proteggere la comunità. Ci sono infatti persone malate di Covid-19 ma asintomatiche, e dunque capaci di diffondere il virus, specialmente tra i bambini. Uno studio dell’MIT di Boston ha evidenziato di fatto che la distanza di trasmissione della infezione da Coronavirus attraverso la tosse e gli starnuti è maggiore di 1 metro, potendo arrivare fino a circa due metri. Le raccomandazioni che seguono hanno il fine di informare in maniera chiara le famiglie sull’utilizzo delle mascherine per gli adulti e i bambini. Le ha stilate l’Associazione Culturale Pediatri (Acp) considerando le recenti revisioni delle società scientifiche internazionali, come la American Academy of Pediatrics (AAP), il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e recentemente anche l’OMS, che hanno diffuso o sono sul punto di diffondere nuove direttive.

Come e quando dotare i bambini, e da che età?

I bambini con più di 2 anni possono indossare la mascherina. Per essere protettiva e sicura, la mascherina deve coprire bene naso e bocca e raccordarsi all’orecchio. Prima di indossare la mascherina bisogna lavarsi bene le mani, per almeno 20 secondi. Non vanno indossate quando si mangia o si beve. Vanno tolte rimuovendo prima il raccordo dietro le orecchie e poi sul davanti. In casa, se non ci sono malati, le mascherine non sono necessarie, così se un bambino è all’aria aperta a giocare e riesce a mantenere una distanza di almeno 2 metri dagli altri, evitando di toccare superfici toccate dagli altri: in questo caso il bimbo può evitare di indossare la mascherina.

La mascherina va indossata invece in luoghi in cui i bambini potrebbero avere difficoltà a rispettare una distanza di sicurezza, come in farmacia, nei negozi o dal dottore.

Quando i bambini non devono indossarle

Le mascherine non vanno indossate nei bambini con meno di 2 anni, se un bambino ha difficoltà respiratorie, se è incapace di rimuovere da solo la mascherina.

Quali casi specifici

Solo i bambini fragili, perché affetti da malattie croniche e ad alto rischio, devono essere incoraggiati a indossare una mascherina particolare, non le chirurgiche o di stoffa, ma le Ffp2, che possono proteggere loro stessi dalla infezione. I familiari di questi bambini, se malati, devono indossare le mascherine chirurgiche, che invece proteggono gli altri.

Occhio alle dimensioni

Per gli adulti le dimensioni di una mascherina sono circa 15cmx 30 cm; per un bambino 12×25 cm in media, considerando l’età e il fatto che la mascherina deve aderire bene al volto del bambino e coprire in sicurezza bocca e naso.

L’appello di ACP

L’Associazione Culturale Pediatri si rivolge ai decisori politici in previsione della sospensione del lockdown e della, seppur graduale, ripresa di una quotidianità per i bambini e i genitori. “Per uscire dalla emergenza è necessaria una seria riorganizzazione delle cure territoriali – chiede Stefania Manetti, pediatra Acp – che ha come primo passo necessario la diffusione di una accurata e rigorosa attività di informazione e prevenzione nei confronti della malattia da Covid-19”.

Troviamo un “vaccino” per il traffico!

Mar, 04/14/2020 - 14:00

Il Coronavirus negli ultimi tempi è stato il primo pensiero per ogni essere umano, in qualsiasi parte del mondo. Qualcuno però utilizza le informazioni sul Covid-19 in maniera particolarmente originale nel proprio lavoro: opere d’arte ma anche studi scientifici che promettono di migliorare il mondo in cui vivremo nel prossimo futuro, un mondo che necessita di profonde trasformazioni.

Prima che il Coronavirus ci chiudesse tra le pareti domestiche, il traffico era uno dei problemi cruciali da risolvere nelle principali città del mondo: eliminare il traffico sarebbe un grandissimo contributo nella lotta contro i cambiamenti climatici, ma da dentro le nostre case quasi ci siamo dimenticati del surriscaldamento globale e della necessità assoluta di contenere l’innalzamento della temperatura media.

Il traffico si propaga come un virus

Alcuni ricercatori hanno notato che il Coronavirus si propaga da persona a persona in maniera simile a come gli ingorghi stradali si propagano nelle città, causando blocchi e traffico. Da un singolo incidente stradale il traffico può interessare un intero quartiere e, se non viene ripristinata in fretta la viabilità normale, la città intera si paralizza. I ricercatori hanno ora un modello per provarlo, frutto di una modifica al modello di mappatura dell’insorgere delle epidemie. Questo modello è stato applicato per descrivere la propagazione dei “traffic jams”: le auto infettano le altre auto con la congestione del traffico così come le persone infettano le altre con un virus. Il test ha preso in esame 6 città molto diverse – Chicago, Londra, Melbourne, Montréal, Parigi e Sydney – in cui il traffico si è propagato con le medesime modalità.

Siamo in grado di calcolare la velocità alla quale una congestione si propaga in una rete stradale, indipendentemente dalla conformazione della rete stessa o dalle caratteristiche della città”, sostiene Meead Saberi, ingegnere alla University of New South Wales, che ha scritto lo studio comparso su Nature Communications.

Trattare il traffico come un’epidemia

Facciamo un passo indietro e concentriamoci sul virus e sui modelli di infezione. Alcuni individui che non l’avevano contratto prima sono suscettibili di infezione, alcuni sono malati al momento, altri sono guariti; questi ultimi tendono a essere immuni, quindi il virus ha sempre meno soggetti potenziali da infettare. I ricercatori hanno adattato al traffico questo modello, immaginando “link” al posto degli individui. Per intenderci: un incrocio a 4 bracci è l’intersezione di 2 strade, ma i link considerati sono 4. Al posto di studiare i sintomi biologici come la tosse sono state considerate le congestioni, vale a dire i punti in cui le auto rallentano e formano una massa. Quindi esistono link che potrebbero congestionarsi, link già congestionati e link che lo sono stati in cui la circolazione sta tornando a defluire. In effetti, le analogie con i virus sembrano molte.

Le dinamiche del traffico non sono certo un segreto. In caso di incidenti, le persone rallentano perché sono curiose di osservarne cause e conseguenze, quindi il traffico aumenta. Superato il luogo dell’incidente, la loro velocità aumenta. Sono azioni prevedibili. Questo stop-and-go è immaginabile come un contagio tra auto e la guarigione avviene una volta che l’incidente sparisce dalla vista.

Significa, secondo i ricercatori, che sarebbe possibile gestire il traffico trattandolo come un’epidemia e cercando di frenare i contagi. Bob Pishue, un analista del settore trasporti coinvolto nello studio, ha fatto notare anche che in aree congestionate si spreca carburante, quindi i guidatori deviano su strade alternative; i costi salgono mentre il contagio si diffonde, le città rischiano di diventare improduttive e malate.
Serve allora un vaccino per prevenire il diffondersi incontrollato della malattia.

I limiti dello studio

Le strade si infettano con il traffico, ma non hanno ancora sviluppato un’immunità. Anzi, il contagio torna e ritorna senza tregua. Uno dei limiti del modello è che è applicabile solo alla situazione delle strade all’ora di punta. Inoltre, il modello è macroscopico, mostra esattamente quale strada è congestionata e a quale velocità si propaga la congestione e può svelare quale parte della rete viaria di una città in un determinato arco di tempo sarà bloccata. Il passo successivo, che per ora è un limite, è creare un modello che offra una soluzione per ogni singola strada: quale via sarà la prossima a congestionarsi e in quale tratto?
La cura per il traffico, così descritta, potrebbe sembrare relativamente semplice, più o meno quanto la regolazione dell’illuminazione stradale in funzione della quantità di auto che transitano: un “vaccino” per prevenire gli ingorghi.

Fonti:
https://www.nature.com/articles/s41467-020-15353-2
https://www.wired.com/story/traffic-spreads-like-disease/

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Immagine copertina: disegno di Armando Tondo

Covid-19: grazie al lockdown l’Italia ha evitato 200 mila ricoveri

Mar, 04/14/2020 - 10:58

Il titolo dell’articolo è “Spread and dynamics of the Covid-19 epidemic in Italy: effects of emergency containment measures“, è in corso di pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America) e in sintesi sostiene che le restrizioni alla mobilità decise dal governo italiano hanno evitato il ricovero ospedaliero di almeno 200 mila persone e ridotto del 45% la capacità di contagio del virus.

Dallo studio, realizzato da un gruppo di scienziati italiani del Politecnico di Milano, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dell’Università di Padova, dell’Università di Zurigo e della Scuola Politecnica federale (Efpl) di Losanna, sembrerebbe che finora abbiamo quindi fatto un buon lavoro a rimanere a casa, a limitare al minimo gli spostamenti se non per motivi di salute o necessità e a distanziarci fisicamente di almeno un metro da chiunque non condivida con noi la stessa abitazione.  

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Calo dei contagi grazie alla quarantena

Marino Gatto, professore di Ecologia del Politecnico di Milano e primo autore dello studio, spiega che dai dati raccolti “possiamo concludere che le misure molto restrittive imposte a partire dal 10 marzo, il cui effetto abbiamo potuto osservare solo parzialmente nel periodo analizzato che si concludeva il 25 marzo, sono responsabili del calo nei contagi che osserviamo in questi giorni”. E precisa che “i 200 mila ricoveri che sarebbero stati necessari senza restrizioni avrebbero sicuramente ecceduto la capacità degli ospedali”, con tutte le conseguenze che questo avrebbe comportato.

La mappa delle infezioni

Tracciando i movimenti della popolazione anche mediante uno studio indipendente che ha sfruttato la geolocalizzazione dei cellulari, gli autori dello studio hanno rilevato come il numero delle infezioni da nuovo coronavirus sia aumentato velocemente nelle prime fasi di diffusione dell’epidemia seguendo i percorsi delle principali infrastrutture di trasporto del Paese.

Non abbassare la guardia

Enrico Bertuzzo, professore di Idrologia all’Università Ca’ Foscari Venezia e coautore dello studio, spiega che “se le attuali misure di restrizione saranno mantenute le nostre proiezioni confermano una discesa dei contagi nelle prossime settimane”. È importante però non abbassare la guardia, dal momento che “l’incertezza è ancora elevata” e ogni nuovo dato “è importante per comprendere la dinamica dell’epidemia e la sua possibile evoluzione futura”.

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Le ricerche su Google ai tempi del covid-19

Mar, 04/14/2020 - 10:57
Come tagliare e come tagliarsi i capelli

Lo hanno scritto tutti i giornali: i parrucchieri sono le attività a rischio più alto, d’altra parte a meno che il barbiere non abbia le braccia lunghe due metri è difficile che riesca a mantenere la distanza di sicurezza. Ecco allora che le persone si organizzano e cercano su Google come tagliarsi i capelli senza sembrare l’ultimo dei Mohicani.

Come fare il pane

Si può uscire solo una volta a settimana e il pane fresco è diventato un miraggio. Allora comperiamo la farina, il lievito e impastiamo così facciamo anche un po’ di ginnastica.

Tutto bene, se non fosse che un altro Google trends in vetta alla classica è: Come fare il pane senza farina. Senza farina?

Come fare la birra in casa

La ricerca è in vetta alla classifica nel Regno Unito. Ok, non andare al pub il venerdì sera, ma anche senza birra…

Come accendere il fuoco

Pietre focaie, sfregamento di due bastoncini o più semplicemente fiammiferi? Non è specificato se il fuoco lo si vuole accendere in giardino o in salotto.

Alternative alla carta igienica

E qui non vogliamo sapere altro.

Coronavirus porno

L’accoppiamento di un virus con un altro virus può avere dei risvolti molto erotici e infinite varianti.

Come prepararsi al giorno del giudizio

Meno male che Papa Francesco ci ha dato l’indulgenza plenaria. Ci dovremmo essere risparmiati l’inferno anche se qualche anno di purgatorio non ce lo leva nessuno.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay 

Come riusare vecchie riviste? 6 idee fai da te

Mar, 04/14/2020 - 10:00

Troppe riviste per casa e non sapere cosa farne? Dal canale YouTube Tati’s Things 6 facili idee per un riciclo creativo senza sprechi! Come scrive l’autrice: “Spesso sono proprio quei materiali che consideriamo “poveri” ad avere le maggiori potenzialità di trasformazione, e le riviste e i giornali fanno sicuramente parte di questo gruppo di materiali. Con le pagine di una vecchia rivista è possibile realizzare un’infinità di cose, spendendo pochissimo e dando nuova vita ad un giornale, che una volta letto, finirebbe buttato“.

Tati’s Things

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Coronavirus: chi saranno i vincitori e i perdenti nel nuovo ordine mondiale?

Mar, 04/14/2020 - 08:00

Il confronto per la futura leadership tra i vari paesi e i diversi modelli di società in vista del dopo coronavirus è aperto. Per capire quali sono le prospettive ci aiutiamo con la traduzione di ampi stralci dell’articolo di Patrick Wintour, esperto di affari internazionali, pubblicato dal Guardian.

Andrà tutto bene?

Lo slogan partito dall’Italia Andrà tutto bene ha invaso il mondo, ma in realtà andrà davvero tutto meglio quando la pandemia sarà cessata? I leader mondiali, i diplomatici e gli analisti geopolitici sanno che stanno vivendo tempi epocali e riflettono su ciò che questa crisi lascerà in eredità al mondo. Le ideologie, i blocchi di potere, i leader e i sistemi di coesione sociale in competizione sono sottoposti a prove di stress agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Già tutti stanno iniziando a trarre insegnamenti da questa crisi e indicazioni sul “dopo”.

Pandemia e competizione per la leadership globale

In Europa, negli Stati Uniti e in Asia la discussione si è allargata. Tutto è in discussione: i compromessi tra un’economia in crisi e la salute pubblica, i vantaggi dei sistemi sanitari centralizzati o regionalizzati, le fragilità mostrate dalla globalizzazione, il futuro dell’UE, il populismo, il vantaggio intrinseco dell’autoritarismo…

È come se la pandemia si fosse trasformata in una competizione per la leadership globale, e saranno i paesi che risponderanno più efficacemente alla crisi a guadagnare terreno. I diplomatici sono impegnati a difendere la gestione della crisi da parte dei loro governi e spesso rintuzzano con energia le critiche. Sono in gioco l’orgoglio nazionale e la salute. Ogni paese guarda il proprio vicino per vedere quanto velocemente “appiattisce la curva”.

Uniti o divisi per proteggersi dal virus?

Il think tank Crisis Group, nel valutare come il virus cambierà la politica internazionale, suggerisce: “Per ora possiamo discernere due narrazioni concorrenti che guadagnano credito: una in cui la lezione è che i paesi dovrebbero unirsi per sconfiggere meglio Covid-19 e una in cui la lezione è che i paesi devono distinguersi per proteggersi meglio. La crisi rappresenta anche una dura prova delle rivendicazioni contrastanti degli stati liberali e autoritari su chi sappia gestire meglio il disagio sociale. Man mano che la pandemia si sviluppa, metterà alla prova non solo le capacità operative di organizzazioni come l’OMS e le Nazioni Unite, ma anche i presupposti di base sui valori politici che sostengono i diversi modelli.”

Vinceranno i sistemi democratici o i sistemi populisti e autoritari?

Molti della sinistra europea, come il filosofo sloveno Slavoj Žižek, temono anche un contagio autoritario, prevedendo in Occidente “una nuova barbarie con un volto umano: misure di sopravvivenza spietate applicate apparentemente con rammarico, ma legittimate sotto la copertura delle opinioni di esperti”.

Al contrario, Shivshankar Menon, professore ospite presso l’Università di Ashoka in India, afferma: “L’esperienza finora dimostra che gli autoritari o i populisti non sono in grado di gestire efficacemente la pandemia. In effetti, i paesi che hanno risposto presto e con successo, come la Corea e Taiwan, sono stati democratici, non hanno risposto bene invece quelli gestiti da leader populisti o autoritari.”

Il politologo statunitense Francis Fukuyama afferma invece: “La principale linea di demarcazione nella risposta efficace alle crisi non metterà le autocrazie da una parte e le democrazie dall’altra. Il determinante cruciale nelle prestazioni non sarà il tipo di regime, ma la capacità dello stato e, soprattutto, la fiducia dei cittadini nel governo” e cita come esempi positivi la Germania e la Corea del Sud.

La propaganda cinese: da responsabile della pandemia a salvatrice del mondo

Molti sostengono già che l’Oriente abbia vinto questa guerra di narrazioni contrastanti. Il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han, in un saggio su El País di cui People For Planet ha pubblicato ampi stralci, ha sostenuto che i vincitori sono gli “stati asiatici come Giappone, Corea, Cina, Hong Kong, Taiwan o Singapore che hanno una mentalità autoritaria che deriva dalla loro tradizione di confucianesimo. Le persone sono meno ribelli e più obbedienti che in Europa. Si fidano di più dello stato. La vita quotidiana è molto più organizzata. Soprattutto, per affrontare il virus gli asiatici sono fortemente impegnati nella sorveglianza digitale. Le epidemie in Asia sono combattute non solo da virologi ed epidemiologi, ma anche da informatici e specialisti dei big data”. E prevede: “La Cina sarà ora in grado di vendere il proprio stato di polizia digitale come modello di successo contro la pandemia.” E afferma che gli elettori occidentali, attratti dal desiderio di sicurezza e di un maggiore senso di collettività, potrebbero essere disposti a sacrificare le loro libertà. Del resto c’è già poca libertà nell’essere costretto a trascorrere la primavera nel tuo appartamento.

In effetti, la Cina sta già cercando di affermare la propria vittoria a livello mediatico, riposizionandosi da responsabile prima della pandemia a salvatrice del mondo. Un team di giovani diplomatici cinesi utilizza i social media per diffondere la superiorità del proprio paese. Michel Duclos, ex ambasciatore francese ora presso l’Institut Montaigne, ha accusato la Cina di “tentare spudoratamente di capitalizzare la vittoria contro il virus per promuovere il suo sistema politico. La guerra fredda non dichiarata che si stava preparando da tempo mostra il suo vero volto sotto la dura luce di Covid-19.”

Il teorico delle relazioni internazionali di Harvard Stephen Walt pensa che la Cina potrebbe avere successo. Sulla rivista Foreign Office suggerisce: “Il coronavirus accelererà lo spostamento del potere e dell’influenza da ovest a est. La Corea del Sud e Singapore hanno mostrato la migliore risposta e la Cina è riuscita bene all’indomani dei suoi errori iniziali. La risposta dei governi in Europa e negli Stati Uniti è stata molto incerta e probabilmente ha indebolito il potere del “marchio” occidentale.”

Il modello sud-coreano e la crisi della globalizzazione

La Corea del Sud si sta proponendo come sistema democratico modello, in contrasto con la Cina, rispetto alla quale ha gestito meglio la crisi. La sua stampa nazionale è piena di articoli che mettono in risalto come la Germania stia seguendo il modello sudcoreano di test di massa.

Ma la Corea del Sud, un’economia orientata all’esportazione, deve affrontare anche difficoltà a lungo termine se la pandemia costringerà l’Occidente, come prevede Daniel Cohen in un articolo che People For Planet ha pubblicato, a una rivalutazione totale della catena di approvvigionamento globale. La pandemia ha rivelato gli svantaggi della concentrazione della produzione di forniture mediche solo in alcuni paesi. Di conseguenza, le importazioni just-in-time diminuiranno e la produzione di beni di provenienza nazionale aumenterà. La Corea del Sud può guadagnare apprezzamenti, ma perdere mercati.

Una “Suez” per gli USA?

Fino a prima della crisi del coronavirus gli Stati Uniti sono stati considerati un modello di riferimento per l’Europa. Oggi l’Europa guarda al di là dell’Atlantico il caos quotidiano che è rappresentato dalle conferenze stampa serali di Donald Trump. Nathalie Tocci, consigliere di Josep Borrell, capo degli affari esteri dell’UE, si chiede se, proprio come la crisi di Suez del 1956 ha simboleggiato il decadimento definitivo della potenza globale del Regno Unito, il coronavirus possa segnare il “momento di Suez” per gli Stati Uniti.

L’Unione Europea in bilico

Il perdente al momento rischia di essere l’UE. Nicole Gnesotto, vicepresidente del thinktank del Jacques Delors Institute, afferma: “La mancanza di preparativi dell’UE, la sua impotenza, la sua timidezza sono sbalorditive.” Certo, la salute non fa parte delle competenze dell’UE come istituzione sovranazionale, ma l’UE non è priva di mezzi o responsabilità. “Il primo istinto dei vari stati è stato quello di chiudere i confini, accumulare le attrezzature e le risorse nazionali. In tempi di scarsità emerge l’egoismo, ogni persona pensa a sé stessa, e l’Italia si è sentita inizialmente abbandonata.”

La disputa poi si è allargata in una brutta battaglia tra nord e sud Europa sul MES e i coronabond. Gli olandesi e i tedeschi sospettano che l’Italia stia usando la crisi per ottenere dei finanziamenti in cui il nord finanzia i debiti di un sud “incapace”. Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, sta spingendo sulla questione, dicendo che l’UE “ha un appuntamento con la storia”. Se l’UE fallisse questo appuntamento potrebbe andare in pezzi, ha avvertito.

Il primo ministro portoghese, António Costa, ha parlato di commenti “disgustosi” e “meschini” del ministro olandese Wopke Hoekstra, mentre il ministro degli esteri spagnolo, Arancha González, si è chiesta se gli olandesi capiscono che “stare in una cabina di prima classe non ti protegge quando l’intera nave affonda.”.

L’ex primo ministro italiano Enrico Letta ha detto alla stampa olandese che in Italia l’immagine di paesi come l’Olanda e la Germania è stata gravemente danneggiata: “Non ha aiutato il fatto che il giorno dopo che i funzionari doganali tedeschi hanno fermato una quantità enorme di maschere al confine, camion russi che trasportavano aiuti di soccorso abbiano attraversato le strade di Roma e milioni di maschere siano state spedite dalla Cina. Matteo Salvini sta aspettando questo tipo di azione dai Paesi Bassi e dalla Germania in modo da poter dire: vedi, non abbiamo alcuna utilità a stare con l’Unione europea.”

La posizione dell’UE non è irrecuperabile. Ma con il bilancio delle vittime che sale in tutta Europa e la crisi che ha appena squilibrato il quadro economico dell’UE la sensazione è che il tempo per raddrizzare la rotta non sia molto.

Josep Borrell, capo degli Affari Esteri dell’Ue, insiste che l’Europa sta trovando una sua base comune dopo un inizio difficile. Scrivendo in Project Syndicate, afferma: “Dopo una prima fase di divergenti decisioni nazionali, stiamo entrando in una fase di convergenza in cui l’UE è al centro della scena. Il mondo inizialmente ha affrontato la crisi in modo non coordinato, con troppi paesi che hanno ignorato i segnali di avvertimento e sono andati da soli. Ora è chiaro che l’unica via d’uscita è lavorare insieme.”

Può essere così, ma al momento le situazione è in bilico. C’è ancora molto da fare perché si vada nel senso giusto.

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Una cisterna è per sempre (Video)

Mar, 04/14/2020 - 07:00

E’ possibile utilizzare oggi le vecchie cisterne greche e romane per immagazzinare l’acqua?
In fin dei conti siamo la civiltà dell’acqua, che si è sviluppata andando a intercettare ogni singola goccia disponibile. Seconda puntata del nostro viaggio nell’acqua

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Guarda qui la prima parte

Covid: Italia risalgono le vittime | Cnn accusa la Cina:«Censura su origini virus»; |Amazon assume altre 75mila persone

Mar, 04/14/2020 - 06:25

Tgcom24: Superati i 20mila morti, +3.153 contagi in un giorno | Borrelli: prematuro riaprire | In Lombardia risalgono le vittime (+280), a Milano altri 296 casi | Oms: 10 volte più letale dell’influenza | La mappa dei casi;

Corriere della Sera: La sottosegretaria: «Stabilimenti balneari aperti per l’estate». Macron: «Lockdown fino all’11 maggio. Poi riapriremo le scuole»;

Il Sole 24 Ore: Mef, arrivate 660mila domande per 75 miliardi. Catalfo: nel decreto aprile interventi fino a 800 euro per autonomi e professionisti – Task force Colao al lavoro sulla fase 2 – Quali attività ripartono;

Il Giornale: “C’è un’offensiva contro l’Italia. Saccheggio è iniziato nel 2011” Meloni adesso lancia l’allarme sul Mes e l’Ue;

Il Mattino: Coronavirus, la Cnn accusa la Cina:«Censurati gli studi sulle origini del virus»;

Leggo: Coronavirus, a Rio de Janeiro il Cristo Redentore rende omaggio ai medici in prima linea;

Repubblica: In Thailandia si ferma per la prima volta l’industria del sesso;

Il Messaggero: Amazon assume altre 75mila persone: «Quarantena fa crescere la domanda»;

Il Manifesto: Mediterrraneo, tre barche alla deriva. L’urlo dai balconi: «Salvateli»;

Il Fatto Quotidiano: Il calcio – Rezza (Iss): “Ripresa del campionato? Non darei parere favorevole, ma deciderà la politica”.