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Aggiornato: 1 ora 17 min fa

Yoga demenziale con Jacopo Fo: COME AFFRONTI LA CRISI?

Ven, 05/08/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°16 – Come affronti la crisi?

Pillole di Yoga Demenziale N.16: COME AFFRONTI LA CRISI?

Prendi una pillola di Yoga Demenziale che ti fa bene!22 pillole in 22 giorni per spostare il tuo punto di osservare bene alcuni aspetti della realtà che hai davanti agli occhi ma potresti non avere identificato

Pubblicato da Jacopo Fo su Mercoledì 1 aprile 2020

Lezione n°16 – Discussione su Come affronti la crisi?

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.16: Come affronti la crisi?

Discussione sulla pillola di stasera

Pubblicato da Jacopo Fo su Mercoledì 1 aprile 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

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Il salone del Libro di Torino non si ferma e diventa digitale

Ven, 05/08/2020 - 12:00

«Abbiamo avuto un sogno: capire cosa sta accadendo e che futuro avremo”, dice Nicola Lagioia, direttore del Salone del Libro. “Lo dedicheremo alle vittime del virus, ai loro parenti, ai medici e ai paramedici protagonisti in questi mesi dolorosi».

Altre forme di vita

Con questo titolo il Salone diventa digitale.
Dal 14 al 17 maggio su FB, Istagram e Twitter e in diretta sul sito di Repubblica

In live streming interverranno lo storico Alessandro Barbero in diretta dalla Mole Antonelliana, il 14 maggio e poi, nella successione dei giorni, tra gli altri Samantha Cristoforetti e Paolo Cognetti, Salman Rushdie e Javier Cercas, Roberto Saviano e Paolo Rumiz, Jared Diamond e Ocean Vuong, Amitav Ghosh e Annie Ernaux, Vinicio Capossela e Valeria Parrella, Paolo Giordano e Alessandro Baricco, Jovanotti, Enzo Bianchi e Zerocalcare, Roberto Calasso e Linus.

Sul sito salonelibro.it sarà poi possibile rivedere e riascoltare tutto.

Si parlerà di libri, scienza, storia, musica, cinema e del tempo che ci attende.

Qui il programma.

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Libri e cultura ai tempi del coronavirus
A Roma la casa dei libri senza prezzo (Video)

Immagine da guidatorino.com

Le proposte per una ripartenza rinnovabile ed efficiente

Ven, 05/08/2020 - 11:41

Il coordinamento FREE, che raggruppa la quasi totalità delle associazioni delle rinnovabili, dell’efficienza energetica e della economia circolare, ha presentato nei giorni scorsi un documento ricco di proposte puntuali, preliminarmente discusso con molte forze politiche (M5S, Leu, Pd e Forza Italia).

Il documento elenca le possibili iniziative, a costo quasi zero per il bilancio pubblico, per una ripartenza rinnovabile e veloce dell’economia: rinnovabili e veloci perché dobbiamo recuperare il tempo sospeso che ci ha rinchiuso nelle nostre abitazioni e perché dovremo recuperare molto lavoro per quando finirà la cassa integrazione o i contributi statali. Assurdo, oltre che controproducente, non ripartire dal Green New Deal e dalla sburocratizzazione radicale ed immediata, introducendo le autocertificazioni dei professionisti abilitati. La bolletta energetica estera e fossile va sostituita da una bolletta pagata solo al nostro paese e rinnovabile, lo spreco energetico deve essere sostituito dai cantieri dell’efficienza, l’agricoltura deve svoltare verso il biologico grazie all’agrobioenergia e molto altro che discuteremo in diretta Facebook dalla pagina di Ecofuturo Festival e dalle altre numerose pagine che ci vanno supportando e aiutando.

Per vedere chi interverrà alla diretta clicca qui

Fase2, “Milano è una bomba”

Ven, 05/08/2020 - 11:32

A Milano avevamo deciso che la pandemia era finita già una settimana prima dell’inizio della fase 2: gente numerosa per strada e nelle piazze, soprattutto nel week end prima della riapertura. Almeno però, tutti con la mascherina. Lunedì 4 maggio siamo usciti ancora con circospezione, ma arrivati a giovedì, ieri, qui sembra che una pandemia non sia mai passata. Il week end alle porte, ora, fa paura. Perché i controlli non si vedono: non ci sono.

Mancano i controlli

Abito in centro, esco sempre e comunque tre volte al giorno come minimo (ho un cane diabetico) e ho visto un solo controllo in 2 mesi, dove a una persona senza mascherina – “l’ho dimenticata a casa” – è stato semplicemente consigliato di tornare a casa a prenderla. Era un mese fa, prima di Pasqua, al vertice della curva dei contagi.

Il post Facebook di un medico milanese

Adesso siamo da 5 giorni nella fase 2, uscire si può, seguendo determinate regole. E Milano continua a non rispettarle, anche in modo clamoroso. Ieri le foto ai Navigli affollati, con assembramenti di giovani senza mascherina. Del resto, gli amici dei miei figli si danno regolare appuntamento al parco e anche abbassare la mascherina e mangiare un gelato su una panchina è possibile (nei fatti). La polizia passa, vede e va oltre.

Dati ancora allarmanti

Tutto questo nonostante in Lombardia i positivi siano attualmente 32.015, e 480 in terapia intensiva. I morti sono 14.745, con un incremento nelle ultime 24 ore ore di 134 unità.

Elaborazione Datawrapper su dati Regione Lombardia

Sebbene siano molto aumentati i tamponi e l’andamento giorno per giorno non abbia notoriamente un valore scientifico, ricordiamo anche che nella Città metropolitana di Milano si sono registrati 243 casi positivi di Covid-19 mercoledì, di cui 91 a Milano: i totali sono quindi rispettivamente, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, 20.711 e 8.680. Gli aumenti erano stati inferiori nei giorni scorsi.

Milano è una bomba

“Quella di Milano – ha detto l’epidemiologo Massimo Galli a La Repubblica, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano – è un po’ una bomba, perché in tanti sono stati chiusi in casa con la malattia. Abbiamo un numero altissimo di infettati, che ora tornano in circolazione. È evidente che sono necessari maggiori controlli. Mi chiedo perché da noi ci sia stato un atteggiamento quasi forcaiolo nei confronti dell’uso dei test rapido, il “pungidito”, che poteva comunque essere utile”. Anche perché, secondo Galli, “alcuni hanno interpretato l’ingresso nella fase 2 come un liberi tutti. È un segnale di grande pericolosità, perché dovrebbe invece prevalere la cultura della responsabilità per limitare al massimo i danni. La nostra regione rischia di richiudere ma anche certe zone del Piemonte o dell’Emilia. Del resto si è deciso che se qualcosa va storto si torna indietro. Speriamo di no, comunque. Questo è il momento dell’estrema attenzione e responsabilità”.

Per approfondire:
Coronavirus: il plasma della discordia. Infuria la polemica tra Burioni e De Donno
Covid-19: “Per salvare la fase 2 servono tamponi di massa”
Covid-19, terapia con plasma iperimmune: al via studio Iss e Aifa

“Mamma, mi prendo cura di TE!”

Ven, 05/08/2020 - 11:00

Riceviamo da Alma Rondanini, Co-Fondatrice dell’iniziativa NO Molestie Di Strada, e molto volentieri pubblichiamo.

NO Molestie Di Strada crea per la Festa della Mamma (domenica 10 maggio, ndr) il tutorial YouTube per trasformare una bottiglia di plastica in una visiera protettiva. Quattro le parole chiave: “Rigeneriamo”, “Riflettiamo”, “Ricordiamo” e “Ringraziamo”, azioni che trascendono la festività in questione e propongono uno sguardo consapevole al pianeta, al futuro, alla sicurezza nei luoghi pubblici e alla società basata sull’uguaglianza di genere. Al centro vi è la cura a tutto tondo: per la mamma, per l’ambiente, per la comunità.

Rigeneriamo – Una bottiglia, un tappo di sughero e le nostre idee

NO Molestie Di Strada, attiva in Penisola Sorrentina e sul web, propone per la “Fase 2” una visiera di plastica da indossare sopra la mascherina e che protegge l’intero viso. L’idea è nata durante la quarantena, ero alla ricerca di un video per creare visiere con materiali facilmente reperibili in casa. Dopo essermi consultata con una delle mie mamme sociali per riflettere sugli oggetti più comuni, ho pensato di dare una nuova vita ai tappi di sughero!

Il video – volutamente senza audio per permettere la fruizione anche alle persone non-udenti, particolarmente marginalizzate in questo periodo – mostra come trasformare in pochi semplici passaggi una bottiglia di plastica trasparente, un tappo di sughero e i manici di una busta di carta in una visiera pratica, colorata ed economica. Rigenerazione che interessa non solo i materiali e quindi la cura del pianeta, ma anche le idee.

Riflettiamo – La cura non spetta alla mamma perché è donna

La quarantena ci ha mostrato come la cura sia un carico raddoppiato per mamme alle prese con la casa, la famiglia e il proprio lavoro. Mi sono quindi subito adoperata contattando Maestre, Professoresse e Dirigenti Scolastiche in Penisola Sorrentina – dove vivo – per proporre il tutorial come possibile lavoretto da inquadrare nella Didattica a Distanza. Credo che la Festa della Mamma di quest’anno sia un’ottima occasione per riflettere sul concetto di cura che ricade troppo spesso interamente sulle donne. Il desiderio è quello di coinvolgere papà e figure di riferimento maschili nell’aiutare a realizzare la visiera. Sorprendentemente, l’idea è stata accolta favorevolmente in zona e sul web e numerose sono le classi che l’hanno già adottata.

Ricordiamo – La sicurezza nei luoghi pubblici dipende da noi

Dal 2015, con NO Molestie Di Strada mi impegno nel contrasto creativo alle molestie di strada promuovendo l’uguaglianza di genere in numerose attività formative e ricreative, adottando tale prospettiva nell’affrontare il discorso sulla sicurezza pubblica. Un esempio tra tutti il mercatino di raccolta fondi “Il mio abbigliamento non è un invito” per rompere con la ri-vittimizzazione e porre l’accento su stereotipi e ruoli tradizionali da decostruire e trasformare. Come si evince dal video infatti “Le strade sicure le fanno le persone che le attraversano!”, lo spazio pubblico non è di per sé un pericolo ma è reso tale dalla narrazione corrente che avalla discriminazioni, abusi e violenza di genere. Per contrastare tali fenomeni serve un piano.

Ringraziamo – Le mamme sociali che ci aiutano a crescere

I fotogrammi finali propongono di ribaltare ulteriormente il concetto di “cura”: compito non esclusivo della mamma, ma di tutta la società. Sono infatti numerose le mamme che mi hanno aiutata a crescere e che ringrazio in special modo in questo giorno ogni anno. L’idea di nucleo familiare indipendente non si concilia né con la società attuale né con il nostro bisogno di stare insieme e condividere. Un costrutto teorico che spesso ci fa cadere nell’erronea convinzione che la famiglia mamma-papà-figlio-figlia sia la norma, o addirittura la natura. Le famiglie sono invece multiformi ed eterogenee, alimentate da legami che superano la biologia per fondarsi sul senso di appartenenza derivante dall’affetto che ci lega.

Vi invitiamo a guardare il tutorial, condividerlo e soprattutto a mettervi all’opera!

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Fotografie dell’Associazione No Molestie di Strada

Fai da te: biglietto pop up / 3d per la Festa della Mamma

Ven, 05/08/2020 - 10:00

Domenica è la festa della mamma, se stai pensando di realizzare un pensiero fai da te questo è il video giusto! Dal canale YouTube Vivi con Letizia andiamo a vedere come creare un biglietto di auguri pop up (o 3D). Cosa ci serve:

  • 7 quadrati di carta colorati 10×10 cm (possiamo sbizzarrici con la scelta del colore, saranno i petali dei nostri fiori!);
  • 2 quadrati di carta verdi 10×10 cm (saranno le foglie dei fiori);
  • 1 cartoncino bianco 26×15 cm;
  • 1 foglio rettangolare 11×13 cm;
  • Colla stick;
  • Forbici;
  • Matita.
Fonte: Vivi con Letizia

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Covid-19, terapia con plasma iperimmune: al via studio Iss e Aifa

Ven, 05/08/2020 - 09:27

L’Istituto superiore di sanità in collaborazione con l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, hanno dato il via allo sviluppo di uno studio nazionale per valutare l’efficacia e il ruolo del plasma ottenuto da pazienti guariti da Covid-19. A renderlo noto è l’Aifa in una nota stampa.

Ottenere evidenze scientifiche solide

Il plasma iperimmune verrà impiegato per trattare con metodica unica e standardizzata, nell’ambito dello studio, malati affetti da forme severe di Covid-19. “Questo progetto consentirà di ottenere evidenze scientifiche solide sul ruolo che può giocare l’infusione di anticorpi in grado di bloccare l’effetto del virus e che sono presenti nel plasma di soggetti guariti dall’infezione da nuovo Coronavirus”, si legge nella nota stampa.

Leggi anche: Coronavirus: il plasma della discordia. Infuria la polemica tra Burioni e De Donno

Metodica già impiegata in via sperimentale

Allo studio partecipano diversi centri, a cominciare da quelli che sin dall’inizio di marzo stanno già valutando a livello locale l’efficacia della metodica.

Per saperne di più: Terapia a base di plasma iperimmune: ecco come funziona

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Covid-19 Lombardia, al via i test sierologici nei laboratori privati e a pagamento

Undici film dello Studio Ghibli su Netflix

Ven, 05/08/2020 - 08:00

Era il 30 gennaio quando in questa rubrica annunciavo l’arrivo su Netflix dei primi sette film animati del celebrato studio giapponese Ghibli in gran parte firmati del suo affermato condottiero Hayao Miyazaki.

Ora, pur se entrati nella fase 2 dell’emergenza sanitaria, siamo ancora lontani dal poter andare al cinema in una sala e spero quindi siano utili le indicazioni per conoscere titoli e generi che non sempre abbiamo sott’occhio per poter trascorrere tempo piacevole sul divano di casa. L’offerta Netflix in questi mesi ha aggiunto altri titoli dello Studio Ghibli e mi è sembrato giusto offrire una nuova breve guida ragionata per veri gioielli dell’animazione.

Buona visione.

LA CITTÀ INCANTATA di HAYAO MIYAZAKI, 2001

Un capolavoro della storia del cinema e non solo d’animazione testimoniata dal primo Orso d’Oro assegnato a Berlino per un film a cartoni animati e primo Oscar vinto dalla cultura Anime. Suggello per Miyazaki della popolarità internazionale che al suo ottavo film porta al massimo livello la sua poetica fatta di ragazzine che tardano a entrare nel mondo dei grandi e il senso armonico del mondo ricreato con un gusto pittorico che mescola alla perfezione “iconografia shintoista, teatro kabuki e surrealismo”.
Protagonista è la piccola Chihito colpita da un sortilegio della strega cattiva Yububa che trasforma i suoi genitori in maiali (come la strega Circe) e che per sfatarlo si avventura in un viaggio che ricorda Alice nel Paese delle meraviglie offrendo straordinarie sequenze indimenticabili per ogni spettatore.
L’alleato della bambina è un principe enigmatico ma lei, per poter compiere la sua missione, deve lavorare in un centro termale dove si adagiano le strane creature della città incantata. Tutto si muove in un confine molto labile di bene e male con un’architettura visionaria che raramente si era vista in altri film. Denso di suspence e stupore il film è un viaggio nella fantasia e nei meandri dell’umano.

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL di HAYAO MIYAZAKI, 2004

Altro capolavoro di Miyazaki, che avrebbe dovuto essere solo il produttore, suggella il suo mito autoriale presentando il film a Venezia dove viene giustamente onorato con il Leone d’Oro alla carriera. Tratto da un libro europeo e ispirato da un viaggio del regista nella città alsaziana di Colmar, celebre per i mercati di Natale, ne riproduce l’architettura di molti palazzi con un prezioso tocco di Mitteleuropa  per raccontare la storia di Sophie, commessa in un negozio di cappelli, che nella sua città incontra e s’innamora del mago di Howl. La strega cattiva questa volta è quella delle Lande che la trasformerà in una vecchia dall’aspetto orribile. Per sfatare il sortilegio, il viaggio questa volta conduce alla casa del Mago, il castello errante del titolo che è un organo vivente sempre in movimento. Perfetta contaminazione tra cultura europea e quella nipponica come in certi capolavori di Kurosawa. Al suo apparire scrisse Morandini: “Siamo in presenza di una delle più affascinanti avventure d’animazione degli ultimi tempi”.

LA STORIA DELLA PRINCIPESSA SPLENDENTE di ISAO TAKAMATA, 2013

Una delle più antiche fiabe giapponesi che ricorda in qualche modo Heidi, solo che qui c’è un tagliatore di bambù che in un germoglio trova una sorta di luce che diventerà una bambina che verrà adottata da lui e sua moglie per vivere sulle montagne. Paesaggi e personaggi sono disegnati con tecnica mista di acquarello e carboncino per una vicenda che riverserà non poche sorprese per la Principessa splendente che va alla ricerca della Luna e dell’amore. Nostalgia e rapporto equilibrato con la Natura (una costante dei film Ghibli) ne fanno un prezioso incanto.

PRINCIPESSA MONOKOKE, di HAYAO MIYAZAKI, 2000

Alla sua uscita negli Stati Uniti il critico del New York Times scrisse di “pietra miliare del cinema d’animazione”. Questa volta la ragazza protagonista è stata allevata dai lupi e incrocia sulla propria strada un giovane guerriero costretto a uccidere un cinghiale selvatico posseduto da una divinità malvagia. Ferito al braccio dall’animale, il giovane colpito da una maledizione mortale ha dovuto lasciare il suo villaggio. Per gli esegeti puristi del regista si tratterebbe del suo vero capolavoro da loro preferito ai titoli più celebri successivi. Una preparazione durata un ventennio. Imprevisto successo di pubblico.

LA COLLINA DEI PAPAVERI di GORO MIYAZAKI, 2011

Opera seconda del figlio del più celebre Miyazaki, già regista autore de “I racconti di Terramare”. Racconta la vicenda di un ragazzo e di una ragazza negli anni Sessanta a Yokohama nel periodo della ricostruzione che vede il Giappone sollevarsi dal disastro della Seconda Guerra Mondiale. I fatti della trama faranno scoprire dei segreti che vedranno i due amici apprendere di essere forse figli degli stessi genitori. Ma il loro legame resterà intatto. Bello il ruolo di giornalista studente del ragazzo che lotta con i suoi compagni per salvare dalla distruzione un vecchio edificio e la comunicazione delle bandiere sulle navi.

I SOSPIRI DEL MIO CUORE di YOSHIFUMI KONDO, 1995

Scritto da Miyazaki ma è film per lui molto doloroso. Una delicata storia realizzata da un regista che firma la sua unica opera prima di morire all’età di 47 anni per infarto, provocando una depressione al maestro che abbandonò per qualche tempo l’animazione per il complesso di colpa legato allo stress da superlavoro vissuto a Studio Ghibli dal suo discepolo Kondo. Una ragazza che si delizia di poesia e traduzioni dall’inglese scopre che i romanzi presi in biblioteca sono gli stessi che un altro ragazzo ha letto prima di lei, comincia a guardarsi attorno per scovare lo sconosciuto. Ad un certo punto comprende, grazie anche all’aiuto di un gatto incontrato per caso su una metropolitana, l’identità di questo misterioso ragazzo: un dispettoso coetaneo che la protagonista non ha mai sopportato. Ma tutto cambia presto anche grazie a una canzone. La popolarità del film ha provocato anche successi di cineturismo: sulla collina della città di Tama è stato messo un quaderno intitolato “Note de i sospiri del mio cuore” su cui gli appassionati possono liberamente scrivere le loro impressioni.

LA RICOMPENSA DEL GATTO di HYROYUKI MORITA, 2002

Spin off de “I Sospiri del mio cuore” promuove il gatto Baron e Muta da comprimari a nuovi protagonisti ma soprattutto dagli estimatori è considerato come una sorta di sequel spirituale dell’unico amatissimo film di Yoshifumi Kondo.
Hauru è la protagonista, segue il misterioso gatto Muta per le vie della città, fino ad arrivare in un quartiere dall’architettura europea ottocentesca, con abitazioni troppo piccole per degli esseri umani. In una di queste, vi è un negozio di antiquariato, con una statua di un gatto dall’aspetto nobiliare visibile alla finestra: questo è l’Ufficio del Gatto. Al tramonto la statua prende vita e si rivela essere Barone. Il Paese dei Gatti vi attende.

POM POKO, di ISAO TAKAHATA, 1994

Anche questa volta l’idea è di Miyazaki ed è un’idea ecologista molto politica che mira al cuore della speculazione edilizia dell’epoca di realizzazione del film. A causa della grande urbanizzazione, i poveri taniki, piccoli cani procioni, trovano il proprio territorio devastato. Diventando sempre più difficile trovare cibo e rifugio, gli animali usano le loro abilità magiche per cercare di salvare il proprio ambiente naturale e lottare contro l’avidità dell’uomo. Secondo Raffaele Meale: “Un inno guerrigliero ambientalista che guarda con preoccupazione le derive capitaliste del Giappone contemporaneo, ma anche un’elegia dimessa e dolorosissima su un mondo destinato a scomparire”. 

PONYO SULLA SCOGLIERA di HAYAO MIYAZAKI, 2008

Tratto da un racconto giapponese e ambientato in una atmosfera marina molto ben realizzata nel disegno e nella sceneggiatura. Si svolge in un villaggio di pescatori dove un figlio di un marinaio un giorno trova sulla riva vicino casa sua un bizzarro pesce rosso dalla testa umana incastrato in un barattolo di vetro. La creatura è Ponyo, una delle figlie di uno stregone scienziato che si è voluto ritirare dal mondo. Film indirizzato al pubblico dei bambini viene apprezzato anche da quello degli adulti grazie ai topos classici del cinema di Miyazaki.  Presentato in anteprima al Festival di Venezia.

I MIEI VICINI YAMADA di ISAO TAKAHATA, 1999

Primo film dello Studio Ghibli a far prevalere l’uso del computer sulle tecniche tradizionali nell’uso della colorazione. La quotidianità di una famiglia giapponese con similitudini con quelle di tutto il mondo: padre, madre, figlio maggiore, sorellina e nonna nel lento scorrere della vita in un lessico da manga veramente delizioso. Una sorta di striscia da fumetto animato che vede ogni singola storia ritmata da un haiku, il componimento poetico breve giapponese che ormai vanta numerosi estimatori anche in Italia.

ARRIETTY, IL MONDO SEGRETO SOTTO IL PAVIMENTO di HIROMASA YONEBAYASHI, 2011

Una famiglia lillipuziana vive sotto i pavimenti e prendono in prestito quello che serve nella casa che li ospita. Infatti la famiglia si chiama Prendimprestito. Un giorno la piccola Arrietty viene scoperta da Sho, un giovane ragazzo di quattordici anni, e fra i due incomincia un tenero e compassionevole rapporto di amicizia che non teme le differenze. Tratto da un romanzo inglese e trasferito nell’ambientazione a Tokio da Miyazaki e affidato alla regia a un suo disegnatore per la sua opera prima. Le musiche sono di una bretone autrice di temi celtici. Secondo Morandini “è un piccolo film poetico e malinconico, con disegni gradevoli e semplici, senza grandi effetti speciali, adatto ai più piccoli, ma forse più apprezzabile da un pubblico adulto”.

Un legume allunga la vita

Ven, 05/08/2020 - 07:34

Ceci, fagioli, fave ma anche carrube e taccole, quali sono le diverse caratteristiche di questi legumi? E per ognuno una ricetta semplice e gustosa.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Antitrust: indaga su aumento prezzi | 456 boss chiedono scarcerazione | Milano pochi con mascherina

Ven, 05/08/2020 - 06:25

Il Sole 24 Ore: Usa, oltre 75mila morti: positivo membro dello staff di Trump, negativo il presidente – Russiagate: colpo di scena nel caso Flynn, cadono accuse – La produzione crolla in Germania e Francia;

Corriere della Sera: Meno ore in ufficio, stesso stipendio: ecco il modello tedesco del Kurzarbeit. Salvare paga e occupazione;

Il Fatto Quotidiano: Antitrust – Indagine sull’aumento dei prezzi di alimenti e detergenti: “Non da escludere speculazione”;

Tgcom24: Mes, Ue: “Nessun monitoraggio sui conti dei Paesi che chiederanno gli aiuti” | Lagarde: “Sentenza tedesca? Bce va avanti“;

Il Giornale: Regioni incalzano Conte “Via libera a commercio” Ma Boccia frena tutto;

Il Mattino:  Milano choc, aperitivo in Darsena e quasi nessuno con la mascherina;

Il Messaggero: «Tossicodipendenti immuni al virus»: l’ipotesi degli esperti di Villa Maraini-Cri;

Leggo: Sara, scomparsa a dodici anni a Ostia. L’appello disperato della mamma: «Aiutatemi a ritrovarla» FOTO;

Il Manifesto: Braccianti, mezza intesa. Il nodo durata dei permessi;

La Repubblica: Una nuova lista preoccupa l’Antimafia: 456 boss chiedono la scarcerazione.

I disboscatori illegali stanno approfittando del covid-19 nel mondo

Gio, 05/07/2020 - 20:00
La deforestazione illegale causa malattie zoonotiche come covid-19

La deforestazione ci minaccia facilitando le malattie zoonotiche (da animale a uomo) come covid-19, poiché gli habitat diminuiscono e la fauna selvatica entra in contatto sempre più stretto con noi.

“La zoonosi si verifica a velocità accelerata quando distruggiamo le tane nella foresta di animali selvatici costringendoli a cercare riparo nelle zone antropizzate”, ha dichiarato Etelle Higgonet del movimento attivista ambientale Mighty Earth. “Se non fermiamo la deforestazione, l’obiettivo di porre fine al traffico di specie selvatiche non può essere raggiunto. Sarebbe come correre solo per metà della maratona e poi sedersi.” 

Covid-19 facilita la deforestazione illegale

La deforestazione illegale, causa di inondazioni e frane improvvise, diventa più facile per la pandemia di coronavirus. Le opportunità per i criminali sono aumentate, sostiene il WWF, perché le restrizioni di allontanamento sociale significano un minor numero di pattuglie che sorvegliano le foreste nel mondo per prevenire il crimine. Il blocco ha distolto l’attenzione dalle forze dell’ordine e ci sono prove della crescita delle attività illegali un po’ ovunque, dal Grande Mekong al Madagascar.

Insomma, la deforestazione favorisce le malattie zoonotiche come covid-19 e reciprocamente il covid-19 sta facilitando le attività criminali di deforestazione.

A descrivere il quadro della deforestazione illegale nel mondo è Nick Clark, editorialista ambientale di Al Jazeera.

Brasile

In Brasile, il governo di Jair Bolsonaro ha reso più difficili le ispezioni e il monitoraggio delle foreste. La deforestazione in Amazzonia nei primi tre mesi del 2020 era già aumentata del 51%.

In effetti, i dati appena rilasciati dall’istituto spaziale brasiliano INPE mostrano che, nel corso della crisi del coronavirus, gli interessi delle imprese di allevamento bovino, di mangimi e commercio di legname hanno accelerato la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana al più alto livello in più di un decennio.

Eric Karipuna, leader del popolo Karipuna in Brasile, ha detto ai ricercatori di Greenpeace che è aumentato il numero dei taglialegna che hanno abbattuto la foresta nella loro terra dall’inizio della quarantena della pandemia.

Colombia

Nell’Amazzonia colombiana a marzo è stato registrato un numero record di incendi e il governo ha citato un aumento del land grabbing come causa principale, sempre a causa di una minore sorveglianza dovuta all’attenzione su covid-19. Il WWF ha affermato che molti di questi incendi si sono verificati nel Chiribiquete National Natural Park, il più grande parco nazionale della foresta pluviale tropicale del mondo che è stato riconosciuto come patrimonio mondiale nel 2018.

Madagascar

In Madagascar ci sono notizie di un aumento della raccolta di mangrovie per la produzione di carbone.
Del resto in tutto il mondo le persone povere che vivono in territori isolati sono costrette a cercare modi alternativi per soddisfare i loro bisogni primari di cibo e carburante, poiché le restrizioni lasciano le comunità agricole e di pescatori tradizionali senza altra scelta che sfruttare foreste, mangrovie e scogliere.

I sussidi vanno alle imprese che inquinano

Mighty Earth ha documentato quante delle peggiori compagnie inquinanti del mondo abbiano usato la crisi come scusa per ottenere decine di miliardi di dollari in nuovi sussidi governativi.

E questo, dice, include l’industria della carne, uno dei maggiori beneficiari di sussidi negli ultimi anni, anche se inquina i corsi d’acqua dell’America e continua a guidare la deforestazione su larga scala per bestiame e mangimi in Sud America.

La buona notizia

La buona notizia è che ci sono ancora posti come le colline della foresta Mau in Kenia, dove si trova ancora un processo naturale che supporta una rete di ecosistemi. La pioggia cade e in basso percola dolcemente nei corsi d’acqua e nelle falde acquifere che formano il bacino del fiume Mara, sede della Riserva di caccia Masai Mara e del bordo settentrionale del Parco Nazionale del Serengeti. La foresta Mau è una torre d’acqua naturale, che vive, respira, cresce e pulsa di vita, poiché sopporta milioni di animali e persone che vivono nelle pianure sottostanti. Per adesso.

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Foto di Luca Bravo

Oli essenziali per lo stress e il relax

Gio, 05/07/2020 - 17:58

In questo strano periodo in cui la stragrande maggioranza di noi è costretta a rimanere a casa per contenere i contagi del nuovo coronavirus, può succedere di sentirsi sopraffatti dall’ansia e dall’agitazione.

Sono molti i motivi per cui possiamo sentirci stressati: le preoccupazioni legate alla nostra salute e a quella dei propri cari, la diminuzione di relazioni umane, la mancanza di controllo e di risposte per il futuro, per citarne alcuni.

Lo stress però, oltre a farci percepire uno stato di malessere, può renderci nervosi, irritabili o disturbare il sonno e il riposo, peggiorando ulteriormente la situazione e diminuendo le nostre difese immunitarie. È dunque importante cercare di rimanere sereni nonostante le difficoltà di questo particolare momento e, a questo scopo, esistono rimedi naturali che possono aiutarci.

Tra questi, troviamo gli oli essenziali, composti volatili prodotti dalle piante per difendersi da malattie e parassiti, attirare impollinatori o comunicare tra loro.

Si tratta di essenze che troviamo nei fiori, nelle foglie, nelle cortecce e in altre parti delle piante e che possono essere estratte attraverso la distillazione, la spremitura o l’uso di solventi.

Molti oli essenziali contengono terpeni con attività sedativa sul sistema nervoso centrale e sono in grado di favorire il rilassamento e la calma, aumentare il buon umore, migliorare il riposo e diminuire l’ansia.

Tra gli oli essenziali che hanno dimostrato in modo più marcato l’azione calmante troviamo quello di lavanda, quello di melissa, nonché l’olio essenziale di camomilla romana e l’essenza di neroli.

Altri oli essenziali capaci di migliorare il sonno e il tono dell’umore sono quelli di salvia, artemisia, bergamotto, limone e mandarino.

Come utilizzare gli oli essenziali per rilassarsi

Per favorire il relax e fronteggiare al meglio le situazioni stressanti è possibile diffondere gli oli essenziali nell’ambiente.

In seguito all’inalazione, infatti, molti terpenoidi riescono ad attraversare la barriera ematoencefalica, con conseguenti effetti sul sistema nervoso centrale.

Per godere dei benefici rilassanti degli oli essenziali è dunque sufficiente versare circa 10-15 gocce di essenza nel diffusore, con l’acqua. Si possono utilizzare fino a tre essenze, associando più oli essenziali in base ai propri gusti. Oltre ad avere un beneficio sulla psiche, la diffusione di oli essenziali permette anche di profumare in modo naturale la casa e rinfrescare l’aria.

La penetrazione degli oli essenziali attraverso la pelle è ancora più efficace rispetto all’inalazione. Un altro metodo per utilizzare gli oli essenziali è dunque attraverso i massaggi, mescolando da 30 a 50 gocce di olio essenziale in 50 millilitri di olio vegetale, come quello di mandorle dolci o di girasole. L’olio rilassante ottenuto si applica sul corpo con un leggero massaggio, preferibilmente prima di andare a dormire per ritrovare calma, serenità e favorire il sonno.

Fonti:
Buchbauer G, Jirovetz L, Jäger W, Plank C, Dietrich H. Fragrance compounds and essential oils with sedative effects upon inhalation. J Pharm Sci. 1993;82(6):660–664. doi:10.1002/jps.2600820623
Setzer WN. Essential oils and anxiolytic aromatherapy. Nat Prod Commun. 2009;4(9):1305–1316.
Domingos Tda S, Braga EM. Massagem com aromaterapia: efetividade sobre a ansiedade de usuárioscom transtornos de personalidade em internação psiquiátrica Rev Esc Enferm USP. 2015;49(3):453–459. doi:10.1590/S0080-623420150000300013

Copertina: disegno di Armando Tondo

L’Amazzonia brucia ancora, oggi come ieri

Gio, 05/07/2020 - 16:56

In Brasile il blocco delle attività provocato dalla diffusione del coronavirus ha avuto delle conseguenze negative e la foresta amazzonica non ha avuto, nemmeno in questa occasione, la possibilità di respirare.

Il personale che era tenuto a proteggere e salvaguardare le foreste è stato dimezzato a causa dell’alta contagiosità del virus. Tra l’altro, come si legge su Reuters, un terzo dei guardiani ha più di 60 anni e rappresenta, quindi, una delle categorie più a rischio. Secondo le dichiarazioni di alcuni dipendenti dell’Ibama (Istituto brasiliano dell’ambiente e delle risorse naturali) molti lavoratori hanno paura di diffondere il virus nei propri villaggi. Come abbiamo già spiegato in quest’articolo, se il coronavirus dovesse penetrare nelle tribù indigene locali, prive di strutture sanitarie adeguate e senza anticorpi, si verificherebbe una vera e propria strage.

La foresta amazzonica è stata esposta, oggi come ieri, alle violenze di disboscatori illegali e di coloro che ne distruggono la linfa vitale appiccando fuochi colpendo il cuore del polmone verde del mondo. Inoltre, l’appoggio ad allevatori e speculatori di terra da parte del presidente Jair Bolsonaro aggrava maggiormente la situazione.

Un indebolimento dell’applicazione implica sicuramente un maggior rischio di deforestazione per ovvie ragioni“, ha dichiarato l’economista ambientale Sergio Margulis, autore di un saggio sulle “Cause di deforestazione dell’Amazzonia brasiliana“.

Secondo l’Inpe, istituto nazionale per la ricerca spaziale, nei primi tre mesi del 2020 l’Amazzonia ha subìto una distruzione superiore del 50% rispetto allo stesso lasso di tempo dell’anno precedente.

Incendi e deforestazione rappresentano una piaga per l’Amazzonia brasiliana, che da sola assorbe la maggior parte dei gas a effetto serra rilasciati nell’aria. Secondo gli esperti, la profonda recessione innescata dalla pandemia potrebbe provocare un aumento della disoccupazione, con un conseguente aumento delle attività criminali, causando una svendita illegale dei terreni e  deforestazione selvaggia a causa dell’ipotetica diminuzione del prezzo del legname.

Il coronavirus e il mal governo stanno uccidendo l’Amazzonia.

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Orsi in Trentino: “Gestiamoli o li uccideranno”

Gio, 05/07/2020 - 16:00

“Chi chiede il rilascio dell’orso catturato in Trentino? Gli stessi animalisti da tastiera che sono terrorizzati se vedono un ragno in casa. Provate a immaginare la sensazione di chi invece si trova un enorme plantigrado affacciato alla finestra!”, Spartaco Gippoliti, conservazionista e membro della Commissione CITES del Ministero dell’Ambiente, è preoccupato dalle pressioni irrazionali di chi vuole il rilascio di M49, un orso maschio che ha minacciato più volte le zone abitate della Provincia autonoma di Trento ed è stato quindi catturato e riportato nella zona recintata di Casteller a lui dedicata, dalla quale era fuggito.

La petizione per il rilascio e la minaccia degli animalisti di Ape

“Abbiamo già raccolto oltre 53.000 firme sulla piattaforma Change.org per richiedere il rilascio dell’orso M49”, ha fatto sapere all’Ansa Rinaldo Sidoli, portavoce di Alleanza popolare ecologista (Ape). “Chiederemo un incontro al ministro dell’ambiente Sergio Costa, a cui sottoporremo le istanze della maggioranza degli italiani, contrari a questa detenzione. Riportare il plantigrado nel centro del Casteller è un atto illegittimo visto che la condizione di benessere verrebbe meno”, aggiunge Sidoli. (…) La mancata attuazione ci vedrà costretti a denunciare il presidente della Provincia autonoma di Trento per il reato di maltrattamento di animali ai sensi dell’art. 544 ter del Codice penale”.

La nuova, gravissima, incursione

Nel frattempo ieri sera si è diffuso il video di un altro maschio adulto che nella stessa zona si è addirittura affacciato alla finestra di una casa al secondo piano. “Qualcosa di straordinario, che chiarisce bene come il problema vada gestito bene e subito, se non si vuole che la cittadinanza – comprensibilmente – agisca da sola”. Come avvenuto nei Pirenei francesi, dove l’orso non è mai stato reintrodotto per via della paura delle popolazioni locali, che hanno decimato gli animali mal gestiti a colpi di fucile. “O come sta avvenendo negli Usa, dove la reintroduzione del lupo rosso non sta avendo successo perché le persone non sono abbastanza rassicurate, e procedono quindi da sole a liberarsi dal pericolo percepito”.

La richiesta dei ricercatori

Questa sotto la lettera aperta che Spartaco Gippoliti e alcuni suoi colleghi hanno scritto in risposta alle richieste “irrazionali” degli animalisti:

M49, soprannominato dal Ministro Costa “Papillon”, è un orso simpatico; interpreta bene la figura del fuorilegge romantico.
Nei fatti, M49 è solo un animale come gli altri. Rispetto agli altri orsi ha però evidenziato dei comportamenti dannosi ed eccessivamente confidenti nei confronti dell’uomo e delle sue attività (più di quaranta tentativi di intrusione in rifugi, abitazioni, stalle).
Catturato, evade e sfugge a lungo alla cattura girovagando per le montagne. Come può non essere simpatico? Forse è però meno simpatico a chi i danni li ha subiti. È molto semplice dal divano di casa considerare l’orso “intoccabile”; più difficile lo è per un malgaro o per chi vive in ambienti agricoli. Impazzano così le due curve, in un derby tipicamente italiano.
Proviamo allora a mettere in fila alcuni fatti. In Trentino vivono circa 80-90 orsi, grazie a una lodevole operazione di reintroduzione operata dalla Provincia Autonoma di Trento. Poiché il Trentino non è una zona selvaggia, ma abbastanza antropizzata, la reintroduzione dell’orso DEVE essere accompagnata dalla GESTIONE della specie, in modo da garantirne la convivenza con l’uomo. M49 è solo uno dei tanti orsi che girano per le montagne, non è la specie Orso bruno. Che è salva proprio grazie alla Provincia Autonoma di Trento e non agli euro raccolti dalle organizzazioni animaliste.
La cattura di M49 non sposta di una virgola la consistenza della specie Orso bruno in Trentino, anzi ne garantisce la convivenza con l’uomo. Mentre il protocollo internazionale PACOBACE prevede esplicitamente la rimozione di orsi come M49, in Italia prevale una narrazione distorta della relazione uomo-animali-ambiente, con seri effetti negativi sulla gestione ambientale, sulla conservazione delle specie animali selvatiche, sulla salvaguardia del patrimonio agro-zootecnico, sulla corretta applicazione dei protocolli di sanità e sicurezza pubblica.
Spiace constatare che i massimi vertici della politica ambientale italiana sposino una visione sentimentale del rapporto con gli animali, mentre bisognerebbe basarsi, in modo imprescindibile, sulle evidenze e sul consenso scientifico.
La stessa visione che in Italia ostacola la ricerca con enormi restrizioni alla sperimentazione animale, senza la quale non avremmo farmaci e vaccini.
La stessa impostazione ideologica che fa di M49 un eroe invece che un orso problematico, alimentando lo scontro tra governo nazionale ed istituzioni locali, tra interessi rurali e urbani.

Firmato
Duccio Berzi, Ettore Casanova, Giulia Corsini, Spartaco Gippoliti, Giuliano Milana, Perco Franco, Luigi Spagnolli , Paolo Tosi, Silvano Toso, Ettore Zanon

Altre le priorità per l’ambiente

“Prevedo nell’immediato un attacco alla diligenza ‘Ambiente’ ma, incredibilmente, si continua a parlare e dividerci su questioni di secondaria importanza come M49”, conclude Gippoliti. “Siamo e saremo a lungo in difficoltà economica, ed è facile aspettarsi richieste di allentamento ai vincoli ambientali: è dunque ancora più cruciale in questo momento promuovere politiche che siano sostenibili sia dal punto di vista ecologico che economico, e concentrarci su quelle che sono le reali battaglie per difendere l’ambiente, la biodiversità e le risorse a nostra disposizione”.

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Il virus sta perdendo aggressività? Bentornato ottimismo

Gio, 05/07/2020 - 15:00

Il virus sta perdendo aggressività? Secondo le osservazioni cliniche, sì. Mentre a marzo la maggior parte dei pazienti necessitava di ricovero in terapia intensiva, da circa due settimane le cose stanno cambiando. L’infezione non sfocia più nella fase gravissima, la cosiddetta “tempesta citochinica” e a dirlo, sia pure cautamente, sono già in molti medici e studiosi. “Stiamo osservando che il virus perde potenza. Evolve, ma perde contagiosità e, probabilmente, letalità” ha spiegato l’epidemiologo Massimo Ciccozzi dell’Università Campus biomedico di Roma nel corso di un‘audizione al Senato.

Dello stesso avviso anche Massimo Clementi, virologo tanto bravo quanto silenzioso, che in un’intervista rilasciata ieri al Corriere, alla domanda “SARS-CoV-2 è diventato meno aggressivo?” ha così risposto: 

“L’espressione clinica dell’infezione adesso è più mite. Nella fase drammatica, al San Raffaele arrivavano 80 persone al giorno, la maggior parte necessitava di ricovero in terapia intensiva. Le cose sono nettamente cambiate, le terapie intensive si stanno man mano liberando, l’infezione non sfocia più nella fase gravissima, la cosiddetta “tempesta citochinica”. Per ora è solo un’osservazione empirica, l’epidemia c’è ancora ma dal punto di vista clinico si sta svuotando.”

Perché il virus sta diventando meno aggressivo?

Il virus si sta comportando da virus. Si sta, cioè, adattando all’ospite, ovvero all’uomo. Un virus nuovo è sempre molto aggressivo nelle prime fasi, poi impara a convivere con la sua “vittima”. Si tratta di un atteggiamento puramente utilitaristico, che gli consente di sopravvivere. Se un virus uccide l’ospite (come il virus Ebola) perde, a sua volta, la possibilità di replicarsi.

Del resto i numeri parlano chiaro: anche oggi, per il ventiquattresimo giorno consecutivo, è calato il numero totale dei ricoveri in terapia intensiva per COVID-19, da 1427 a 1333, quindi di ben 94 unità, e ora siamo a meno di un terzo del picco registrato a metà marzo con 4.068 ricoveri. Promettente anche il numero dei ricoveri ospedalieri totali, calato da 16.270 a 15.769, meno 501 unità.

Quindi avanti così, un giorno alla volta, con prudenza, ma anche con un sentimento nuovo: bentornato ottimismo.

Il video di Ghali per la Fase 2 a Milano

Gio, 05/07/2020 - 14:00
Ghali

UN PASSO ALLA VOLTA

Milano, il silenzio ha fatto festa per le strade della città. Ora che anche le fermate si sono fermate i nostri parchi, le nostre panche, i nostri palchi come dei giocatori che si marcano larghi. In quarantena con le stesse messe, i nostri ramadan. Mascherine ci fanno ormai da grembiule in questa grande scuola e ricordano che siamo tutti uguali. Ci siamo laureti in pigiama abbiamo vissuto il prima e il dopo E ogni cameriere è diventato cuoco il primo passo. Dobbiamo fare attenzione, non dobbiamo avere paura siamo in maschera, non siamo bendati. Milano anche il cielo si è fatto bello. È giunto il momento, ora più che mai di seguire le regole questa è la fase in cui stiamo capendo Il valore della libertà. E insieme siamo più umani che mai. UN NUOVO INZIO, UN PASSO ALLA VOLTA.

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Carlo Petrini: Cambiare prospettiva per salvare agricoltura e ristorazione

Gio, 05/07/2020 - 13:30

Carlo Petrini, in un lungo articolo apparso oggi su Repubblica, dice che le stime di diversi studi di settore affermano che il 30% delle aziende di ristorazione potrebbe non riaprire: “Un’enormità di famiglie e di microaziende che, oltre a generare economia positiva e posti di lavoro, rappresentano l’anima dei nostri territori e la cinghia di trasmissione privilegiata tra cittadini e contadini virtuosi.”

La ristorazione, continua Petrini, è legata in modo indissolubile all’agricoltura e in particolare la piccola ristorazione di qualità è legata alle produzioni agricole locali, diffuse nel territorio e in genere di piccola scala che garantiscono “la salvaguardia della biodiversità agricola, la tutela dell’ambiente, la rigenerazione della fertilità dei suoli, la vita di molti piccoli borghi e tanti posti di lavoro”.

Diventa essenziale quindi, salvare questo patrimonio gastronomico e culturale: “Se la sinergia tra produttori, ristoratori e cittadini si consoliderà, allora tutti ne avranno benefici. Una filiera gastronomica di prossimità e di qualità costituisce un patrimonio collettivo di un territorio e le sue ricadute positive arrivano a tutti i livelli: chi lavora la terra in maniera virtuosa sarà incentivato a continuare e a migliorare, i ristoratori potranno valorizzare le unicità di un Paese meravigliosamente variegato, i cittadini avranno sempre più accesso a un cibo buono, pulito e al giusto prezzo, i turisti (che prima o poi torneranno), avranno un motivo in più per muoversi, l’ambiente e il paesaggio saranno migliori.”

Fare rete a questo punto è l’unica soluzione possibile ed è per questo che Slow Food ha lanciato un appello al premier Conte, ai ministri e agli assessori regionali per estendere il credito d’imposta all’acquisto di prodotti agricoli e artigianato alimentare che si può firmare su www.slowfood.it e che pubblichiamo qui di seguito.

“Ma questo non basterà” conclude Carlo Petrini: “Se non sarà accompagnato da un grande sforzo sinergico in cui un ruolo determinante sarà giocato dai cittadini, che avranno la responsabilità di sostenere quei ristoratori che lotteranno per essere sostenibili economicamente senza rinunciare a qualità e prossimità”.

Appello dell’Alleanza Slow Food dei cuochi a sostegno della ristorazione di qualità e dei produttori buoni, puliti e giusti

Facciamo parte dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi e gestiamo più di 540 locali in tutta Italia: siamo cuochi di osterie e di ristoranti, di food-truck e di rifugi alpini, siamo pizzaioli e insegnanti di scuole alberghiere.

Con questo appello ci facciamo portavoce anche di altri colleghi ristoratori, molti dei quali raccontati nella guida Slow Food Osterie d’Italia, e di migliaia di agricoltori, allevatori, artigiani. Prendiamo la parola a nome di tutti, perché anche se oggi siamo noi i più fragili, sentiamo l’energia e la passione necessarie per ripartire e avvertiamo la forza che deriva dall’essere parte della rete di comunità solidali di Slow Food.

Grazie alla nostra cucina abbiamo diffuso conoscenza, bellezza, piacere. Abbiamo raccontato territori e culture locali. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il lavoro quotidiano di contadini, allevatori, casari, viticoltori e artigiani che producono con passione e rispetto per la terra e per i loro animali.

Questi produttori traggono buona parte del loro reddito dalla relazione con ristoratori come noi, che sanno rispettare i loro ritmi, riconoscere il giusto prezzo ai loro prodotti e garantire sviluppo e opportunità economiche a territori spesso difficili.

Ogni giorno, servendo un buon piatto e prendendoci cura dei nostri commensali, abbiamo educato alla qualità, a un’alimentazione sana e alla convivialità, formando cittadini più consapevoli. Molti di noi, nelle settimane scorse, hanno cucinato per i più fragili e bisognosi, e siamo pronti a farlo ancora in futuro, perché crediamo nel valore della solidarietà.

Oggi siamo in crisi, e con noi lo sono i nostri produttori, una parte dei quali faticava già prima a reggere la concorrenza dell’agroindustria e le logiche del mercato e della distribuzione. La parte migliore dell’agricoltura di questo Paese dipende infatti fortemente dalla ristorazione di qualità.

Crediamo che l’immagine di questo Paese sia legata alla sopravvivenza di queste aziende e di chi, proponendo i loro prodotti, li rappresenta al meglio. Gravano sulle nostre spalle non solo i destini dei nostri collaboratori, ma anche il futuro di migliaia di piccole aziende agricole che dipendono dai nostri ordinativi.

Abbiamo deciso di scrivere questo appello perché pensiamo che le difficoltà dovute alla pandemia possano dare a questo Paese il coraggio della necessità e dell’urgenza; la forza di trasformare un’emergenza in una grande occasione per il settore dell’agricoltura, dell’accoglienza e della ristorazione italiana.

I veri nemici da combattere nel post pandemia saranno ancora la perdita di biodiversità, l’erosione del territorio, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, l’impoverimento della fertilità nei nostri terreni, la cementificazione, l’abbandono delle aree rurali e dei piccoli borghi, lo spreco alimentare, lo sfruttamento del lavoro, l’indifferenza per chi produce con attenzione alle ragioni e ai tempi della natura e l’individualismo, che fa prevalere l’io sul senso di comunità.

La ristorazione troppe volte ha assecondato un mercato che ha rincorso il prezzo più basso e stroncato l’agricoltura di prossimità, approvvigionandosi di prodotti ottenuti grazie alla chimica, alle monocolture, facendo viaggiare derrate alimentari migliaia di chilometri.

Se vogliamo porre le basi di un futuro diverso dobbiamo cambiare prospettiva.

Le Istituzioni possono fare molto, sviluppando iniziative che sostengano chi genera economie e benessere per tutta la comunità e non solo per la propria impresa. Per chi acquista prodotti di agricoltori, allevatori e artigiani del proprio territorio.

Chiediamo quindi di estendere il credito di imposta, già previsto per alcune spese legate all’emergenza Covid-19, agli acquisti di prodotti agricoli e di artigianato alimentare di piccola scala legato a filiere locali (dove per locale si intende la dimensione regionale), in una misura pari almeno al 20%, da aumentare al 30% nel caso in cui tali aziende pratichino un’agricoltura biologica, biodinamica, o siano localizzate in aree marginali, disagiate e di particolare valore ambientale del nostro Paese.

Un provvedimento come questo rappresenterebbe una grande occasione, economica, sociale e culturale: permetterebbe di innalzare il livello dell’offerta gastronomica italiana, garantendo una maggiore qualità, e al tempo stesso sosterrebbe e rilancerebbe le piccole e medie aziende agricole locali e il turismo rurale, che vive essenzialmente di paesaggi agrari. Infine, aiuterebbe i ristoratori ad affrontare mesi e forse anni difficili.

Per evitare che troppe attività non riaprano, servono anche misure immediate, ovviamente, e per questo ci associamo alle richieste delle associazioni di settore: risorse a fondo perduto per le imprese in base alle perdite di fatturato, moratoria sugli affitti per compensare il periodo di chiusura e il periodo di ripartenza, cancellazione di imposte anche locali come quelle per l’affitto di suolo pubblico fino alla fine del periodo di crisi, sospensione del pagamento delle utenze, prolungamento degli ammortizzatori sociali fino alla fine della pandemia e sgravi contributivi per chi manterrà i livelli occupazionali. Serve un piano di riapertura con modalità certe per permettere a tutte le imprese di operare in sicurezza.

È importante che sia concessa ovunque la possibilità di lavorare per asporto e contare su spazi all’aperto più ampi nel periodo di convivenza con il virus.

Da questo grave momento non possiamo riemergere se non condividiamo una visione: quella di un Paese che sa proteggere e fare tesoro dei suoi saperi, della sua storia, della sua biodiversità agroalimentare, dei suoi paesaggi. Un paese che conosce il valore del cibo, che sa accogliere e condividere con senso di comunità.

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Passeggiata ad Alcatraz con Jacopo Fo

Gio, 05/07/2020 - 13:00

La seconda passeggiata in mezzo al bosco della Libera Università di Alcatraz (Perugia), una boccata d’aria per chi è chiuso in casa o per chi si trova in una grande città, impossibilitato a raggiungere spazi verdi.

Un momento tra panorami gradevoli e rilassanti e creazioni artistiche che abitano il bosco.

People For Planet

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Arriva il plasma, il coronavirus scappa. Le industrie si arrabbiano?

Gio, 05/07/2020 - 12:00

Arriva una cura che avrebbe guarito già quasi 80 pazienti ricoverati negli ospedali di Mantova e Pavia in condizioni gravissime. Risultati straordinari che ora si stanno verificando per pubblicare uno studio. Anche Padova sta iniziando la sperimentazione.

Ma l’affermarsi di questa scoperta, che potrebbe cambiare l’impatto del Covid-19, non è stata facile. Giuseppe De Donno, direttore della Pneumologia e dell’Unità di Terapia intensiva respiratoria all’ospedale Carlo Poma di Mantova e Il dottor Massimo Franchini, ematologo e primario del centro trasfusioni dell’ospedale di Mantova hanno inizialmente avuto poco spazio sui media e poco sostegno da università e grandi ospedali e alcuni hanno minimizzato i risultati (costa troppo, non è sicura…).

Visto che la cura costa veramente poco e che, sostengono a Mantova, non ci sono pericoli di trasmissione di altri malanni perché il sangue è trattato in modo sicuro, questi commenti sui media hanno fatto imbestialire i due scopritori e alla fine li hanno portati all’onore delle cronache…

Ad esempio, il virologo Roberto Burioni, pur ammettendo le potenzialità dell’approccio, ha avanzato preoccupazioni per le tecniche di produzione del plasma e possibili effetti sconosciuti di queste procedure. Auspicando al contempo che si giunga alla produzione di un plasma artificiale.

De Donno ha risposto sua pagina Fb attaccando Burioni a gamba tesa.

Dopodiché ha affermato anche che da Fazio fosse vietato parlare della sua cura.

A questo punto scattano le sirene del complottismo perché la pagina di De Donno su Facebook scompare. In effetti non si sa neppure se sia stato Fb, oppure lo stesso De Donno a chiuderla.

Comunque De Donno atterra pure da Vespa e in quattro e quattr’otto la cura al plasma esplode, è sulla bocca di tutti e si muove pure l’Oms e la squadra di Trump.

De Donno, ora ricercatissimo anche dai media internazionali, può quindi raccontare al mondo che il plasma è donato gratuitamente dai cittadini che sono in fase di guarigione, che il costo è solo quello tecnico di estrazione delle emoglobine che agiscono da anticorpi (il sangue poi viene reiniettato ai donatori); considerando tutto il ciclo di purificazione e perfino il costo della sacca di plastica si superano di poco gli 80 euro.

Si tratta quindi di una medicina basata sul dono, dice, con costi bassi, che non può essere eguagliata da un eventuale, futuro, plasma artificiale; infatti il Coronavirus è instabile e muta rapidamente, quindi solo il prelievo del sangue dai malati più recenti può seguire queste mutazioni ed essere efficace.

Una medicina democratica, la definisce: «Dal popolo al popolo» e per questo osteggiata dalle case farmaceutiche

Lo scontro con Burioni

Scrive De Donno su Facebook: “Il signor scienziato, quello che nonostante avesse detto che il coronavirus non sarebbe mai arrivato in Italia, si è accorto in ritardo del plasma iperimmune… Forse il prof non sa cosa è il test di neutralizzazione. Forse non conosce le metodiche di controllo del plasma. Visto che noi abbiamo il supporto di AVIS glielo perdono. Io piccolo pneumologo di periferia. Io che non sono mai stato invitato da Fazio o da Vespa. Ora, ci andrà lui a parlare di plasma iperimmune. Ed io e Franchini alzeremo le spalle, perché…. importante è salvare vite! Buona vita, quindi, prof Burioni. Le abbiamo dato modo di discutere un altro po’. I miei pazienti ringraziano.
PS: vedo che si sta già arrovellando a come fare per trasformare una donazione democratica e gratuita in una ‘cosa’ sintetizzata da una casa farmaceutica. Non siamo mammalucchi!”

Qui di seguito dal sito di Radio Radio, emittente di Mantova, alcuni brani dell’intervista a De Donno.

Burioni: «Cura al plasma costosa», la risposta del Prof. De Donno

«Il Prof. Burioni forse ha fatto male i conti. Il plasma è gratuito perché viene donato dal popolo e torna al popolo. Noi abbiamo fatto due conti per capire quanto può costare una sacca di plasma da 600 ml e costa circa 160 euro con tutto: spese del personale, il percorso per purificare il sangue, il costo della sacca di plastica, cioè tutto quello che serve per produrre una sacca. Per cui un’aliquota da 300 ml costa circa 80 euro, 82,50 per la precisione, e io penso che spendere 82,50 euro per salvare una vita vuol dire avere un costo quasi gratuito».

Verifiche dei Nas all’ospedale di Mantova: avversione nei confronti del sistema?

«Una volta che l’Italia fa una scoperta come questa penso che i Nas debbano essere orgogliosi, non vessatori. A me piacerebbe sapere se i Nas stanno indagando su tutte le ricerche di farmaci utilizzati off-label, vorrei sapere quanti medici hanno chiesto il consenso ai pazienti per utilizzare farmaci che non hanno nessuna indicazione per le polmoniti da coronavirus. Noi abbiamo sempre chiesto il consenso per la sperimentazione e il consenso alla trasfusione di plasma a ogni paziente».

Se questo plasma fosse prodotto in laboratorio ci sarebbero tutte queste polemiche?

«No. La mia risposta è no. Però bisogna anche capire cosa vogliamo ottenere in laboratorio. Il coronavirus è un virus mutante e anche se avremo la possibilità di sintetizzare in laboratorio le immunoglobuline, sarà molto costoso. Noi invece abbiamo la fortuna di avere un popolo generoso, un esercito di eroi che vengono a donare il plasma e che vogliono salvare altri pazienti ammalati. Questa cura è gratuita, segue l’andamento della virosi, per cui se il virus muta muterà anche il plasma iperimmune».

Per approfondire:
De Donno vs Burioni: “Su plasma sperimentazione molto seria”
“Tante polemiche sul plasma perché non è prodotto in laboratori farmaceutici. Nas controllano così anche le altre ricerche?” 
Il complotto del profilo di De Donno oscurato su Facebook

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Foto da ilprimatonazionale.it

Fase 2, non hai voglia di uscire di casa? È la sindrome del prigioniero

Gio, 05/07/2020 - 11:40

Si accettano scommesse su quelle che saranno le conseguenze sulla nostra salute, fisica e mentale, dovute al lockdown che ci ha costretto al distanziamento sociale per due mesi. Perché inevitabilmente ce ne saranno, più o meno a lungo termine: basta pensare, tanto per fare un esempio, all’accumulo di chili di troppo dovuto alla passione per la cucina riscoperta durante la quarantena da molti italiani, unita alla difficoltà di svolgere attività. Una conseguenza diretta del lockdown la stiamo già sperimentando in questi giorni: una irrefrenabile voglia di… non uscire di casa. Proprio così: se durante il lockdown tutti volevamo stare all’aria aperta, spinti da uno smanioso impulso accentuato proprio dall’impossibilità di farlo, ora che grazie alla parziale riapertura iniziata con la fase 2 uno spiraglio di luce in fondo al tunnel si intravede, sono diverse le persone che preferiscono non uscire e rimanersene tra le quattro mura che in questi ultimi due mesi hanno fatto da contorno a tutte le giornate. Si chiama “sindrome della capanna” o – nella versione meno poetica – “sindrome del prigioniero”.

Stare a casa non è poi così male

Il fenomeno viene raccontato al quotidiano spagnolo El País da Timanfaya Hernández, del Collegio Ufficiale di Psicologi di Madrid, che spiega che, in realtà, non è una cosa particolarmente strana, ma anzi può essere considerata del tutto normale. Da una parte c’è chi, dopo mesi di quarantena, vive l’ansia di riprendere i ritmi precedenti ai quali spesso non riesce a stare dietro – “viviamo nella società del fare: fare sempre cose, produrre sempre”, afferma la psicologa. Dall’altra c’è chi ha scoperto, dopo settimane di permanenza forzata in casa, che la vita domestica non è poi così male.

Prospettiva non allettante

Non tutti, quindi, vogliono tornare alla normalità. Del resto le mura domestiche finora ci hanno perlopiù protetto dal nuovo coronavirus, e lasciarle per tornare a uscire nell’incertezza di quello che potrebbe accaderci non è per tutti una prospettiva allettante. “Stiamo percependo un numero maggiore di persone in difficoltà all’idea di uscire di nuovo – spiega Hernández -. Abbiamo stabilito un perimetro di sicurezza e ora dobbiamo abbandonarlo in un clima di incertezza”.

Non c’è (ancora) nulla da festeggiare

Se da una parte c’è chi preferisce rimanere in casa anche ora che le misure restrittive si sono un pochino allentate, dall’altra c’è chi, invece, pensa che dal 4 maggio tutto sia tornato alla normalità. Niente di più sbagliato. Gli esperti lo ripetono da settimane, in vista della graduale riapertura del Paese alla vita normale: l’inizio della fase 2 non è un “tana libera tutti“. Se è vero che a partire da lunedì scorso rispetto alla fase 1 alcune misure di contenimento fisico si sono allentate – si può ad esempio svolgere attività fisica all’aperto con più facilità e far visita ai nonni e ad altri parenti con i quali si ha un rapporto affettivo stabile – e circa 4 milioni di persone hanno ripreso a lavorare, per il resto, spiegano gli esperti, non c’è nulla da festeggiare: non ci si può abbracciare, il distanziamento sociale deve rimanere (è consigliato indossare le mascherine quando si va dai nonni, per esempio) ed è presto per poterci dire fuori pericolo. Il nostro futuro e il modo di gestire questa situazione senza precedenti dipenderà proprio dal  comportamento di queste settimane di iniziale “riapertura”. Ce la possiamo fare.

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