People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 33 min 26 sec fa

Cervicale, come alleviare il dolore?

Dom, 10/06/2019 - 15:00

Almeno 6 italiani su 10 soffrono di cervicalgia e circa quindici milioni di persone ricorrono alle cure mediche dopo aver consultato ortopedici, fisiatri, fisioterapisti. Il dolore al collo, dunque, è un malessere sempre più diffuso, senza distinzioni fra uomini e donne che, spiega Mario Manca, presidente degli Ortopedici e traumatologi ospedalieri d’Italia (Otodi) durante il 12esimo ‘Trauma Meeting’ in corso a Riccione, non accenna a diminuire: “Il dolore al collo, ma anche alla nuca e alle spalle, coinvolge sempre di più un numero disparato di persone. Molti uomini e donne, indipendentemente dalla loro età sono costretti a vivere con dolori ricorrenti e invalidanti al collo”

(…) Ma cosa si può fare per alleviare tali sofferenze? Gli ortopedici Otodi suggeriscono di sottoporsi a una valutazione specialistica per avere una diagnosi clinica e di conferma dell’origine cervicale del problema. Potranno essere di aiuto farmaci analgesici, associati a volte a farmaci rilassanti la muscolatura contratta, cicli rieducativi e di fisioterapia.

Se la sintomatologia dovesse però associarsi a dolori che si irradiano lungo un braccio, magari con formicolii (parestesie), allora potranno essere necessari ulteriori approfondimenti diagnostici quali ad esempio la risonanza magnetica, avvertono gli ortopedici.“

Continua a leggere su TODAY.IT

Il mixer da cucina in legno che non richiede elettricità

Dom, 10/06/2019 - 10:00

Manuel Immler è uno studente della Libera Università di Bolzano preoccupato per «le conseguenze eco-sociali» di un’economia modellata sull’idea di una crescita infinita e, pertanto, estremamente vorace di risorse.

Per la tesi di laurea magistrale ha deciso di guardarsi attorno partendo dalla propria casa, individuando quegli oggetti che sono prodotti in maniera dispendiosa – ossia causando un elevato consumo di risorse – e provando a pensare «come progettare prodotti e merci in modo tale che i loro effetti dannosi possano essere minimizzati», riducendo il consumo di energia, il trasporto e i rifiuti.

È nato così Pinomixer da cucina multifunzione che non richiede elettricità, è prodotto con l’uso di materiali locali (il corpo è in legno, la base e l’interno sono in acciaio) ed è progettato per durare a lungo.
Leggi l’articolo originale su ZEUS News – https://www.zeusnews.it/n.php?c=27665

Continua a leggere e guarda il video/gallery su ZEUSNEWS.IT

Gli strani casi dell’animo umano: “Gli Sherlock Holmes de noantri”

Dom, 10/06/2019 - 09:30

“…e da oggi potrai pedinare il tuo partner, fotografarlo nei momenti più intimi, ascoltare tutte le sue conversazioni… comodamente dalla poltrona di casa tua!” 

In Italia, solo negli ultimi 8 mesi, sono più di mille le vittime di Stalkerware. 37mila – tra gennaio e agosto – in tutto il globo (fonte Kaspersky, internet security). 

Cosa significa? Che ci sono almeno 37mila persone che si sono prese la briga di scaricare e installare sul telefono del partner (o dell’ex) una spia tecnologica, un software in grado di operare un monitoraggio costante delle attività altrui.

Nel caso siate degli stalker digitali ancora nel buio, vi offriamo un novero di spiegazioni, giustificazioni, risposte (im)possibili da propinare alla vittima, appena smascherati:

  1. Amore, volevo starti più vicino, conoscerti, comprenderti più a fondo. 
    #SoloPerFacceDiBronzo
  2. Scusa, un investigatore privato costava troppo 
    #PerGliIneccepibili
  3. Era un esperimento socio-antropologico
    #SoloSeConPartnerDalQIdiUnAnellide
  4. Sei così bella che non potevo credere che tu amassi proprio me
    #SeLeiTiUccideNessunGiudiceLaCondannerà
  5. La colpa è tua che non mi hai mai fatto sentire al sicuro
    #PerLaSerieSeTiFaiMaleTiDoIlResto
  6. Facciamo una telefonata erotica e poi ci riascoltiamo?
    #PerLeSimpaticheCanaglie
  7. Non girare la frittata! Chi cacchio è questa “Janna Blondie che io si sente tanto sola e voglio che conosce te per croccante amicizia freddo inverno no perditempo”?
    #PerLeCausePerse
  8. Vuoi sposarmi?
    #PerGliArditi
  9. Hai visto che non è vero che non ti ascolto quando parli?
    #OraDigliCheHaTorto
  10. Tesoro, hai fatto gli aggiornamenti?
    #Bomber

P.S. Avvertenze per chiunque sia vittima di questa o altre situazioni di stalking e controllo: chi non si fida di voi, chi vi spia, chi invade la vostra privacy, non vi ama troppo. Non vi ama affatto.

Immagine: Foto di Couleur da Pixabay

Chi ha paura del 5G?

Dom, 10/06/2019 - 07:00

Secondo il New York Times no. L’errore di un ricercatore, amplificato dalla natura umana, che crede più facilmente alle cattive notizie che alle buone, avrebbe provocato una reazione a catena internazionale che adesso si amplifica con l’arrivo del 5G. Eppure i dubbi restano tanti.

Il rapporto dell’ISS

Un rapporto appena pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità sul rischio che lega tumori, telefoni cellulari, radiofrequenze e stazioni wi-fi, ha concluso che “è stata raggiunta una maggiore chiarezza riguardo all’assenza di alcuni effetti negativi sulla salute (…), mentre alcune domande non hanno ancora trovato risposte soddisfacenti e richiedono ulteriori approfondimenti scientifici”. Ad esempio “…rimane un certo grado d’incertezza riguardo alle conseguenze di un uso molto intenso dei cellulari. Inoltre, gli studi finora effettuati non hanno potuto analizzare gli effetti a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato da bambini e di un’eventuale maggiore vulnerabilità a questi effetti durante l’infanzia”.

I consigli del CNR

In sostanza quindi “al momento non esistono evidenze scientifiche particolari su impatti negativi delle tecnologie cellulari o WiFi sulla salute, in particolare sullo sviluppo di tumori. Le tecnologie 5G non usano un tipo di onde radio radicalmente diverse dalle tecnologie cellulari precedenti. Anche se il numero di dispositivi connessi è sicuramente destinato a crescere, le potenze trasmissive di ogni singola antenna dovrebbero diminuire, quindi non è, in generale, giustificato attendersi necessariamente un aumento complessivo dell’energia di onde radio a cui saremo esposti”, ci ha precisato Andrea Passarella, del Cnr. Dovrebbe essere sufficiente fare telefonate brevi; usare gli auricolari; non telefonare in auto (che funziona da cassa di risonanza e, muovendosi, costringe l’apparecchio a cercare in continuazione il segnale migliore) e non avvicinare telefoni o i vari device connessi alle teste dei bambini (qui altri accorgimenti) per ridurre l’esposizione e arrivare a un rischio vicino allo zero.

Del resto, anche il New York Times ha di recente collegato le paure di un effetto deleterio di telefoni e pc al fraintendimento di un unico, celebre, ricercatore.

A cosa risale il timore per i rischi alla salute?

Nel 2000, ricostruisce il giornale, le scuole pubbliche della contea di Broward, in Florida, hanno chiesto a Bill P. Curry, consulente e fisico, un parere sul possibile rischio di installare laptop e reti wireless per i loro 250mila studenti. Ricevettero un rapporto allarmante: la tecnologia è “probabilmente un grave pericolo per la salute”. Secondo lo studio la dose di radiazioni ricevute dal cervello aumentava con l’aumentare della frequenza del segnale wireless, fino a diventare pericolosa se si raggiungevano le frequenze wireless associate alla rete di computer. Si parlò di rischio di sviluppare il cancro al cervello.

Il parere di Curry, secondo il New York Times, si è diffuso risuonando tra educatori e consumatori di tutto il mondo, mentre le frequenze di telefoni cellulari, torri cellulari e reti locali wireless aumentavano fino all’attuale tecnologia 5G. Ma, pare, aveva torto.

In sostanza, la lettura di Curry avrebbe tralasciato un filtro naturale e molto potente: la nostra pelle, che funge da barriera, funzionando infatti già con le frequenze ben più elevate della luce solare. Un’ipotesi rassicurante.

Gli studi sono davvero affidabili e indipendenti?

Quello che però non possiamo dimenticare quando si parla di internet, cellulari ecc. è la potenza dell’industria che li sostiene. In pochi casi come nella tecnologia dei cellulari, scrive ad esempio The Guardian, studi scientifici a favore e contro la pericolosità di telefoni e rete wi-fi si alternano di pari passo. Sostanzialmente, scrive il giornale britannico, ove la ricerca è finanziata dall’industria, non si vedono rischi per la salute; mentre al contrario ogni studio indipendente ha chiarito effetti gravi o gravissimi.

Lo stesso rapporto italiano dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità), sebbene condotto da organismi importanti e teoricamente indipendenti (l’Ente Regionale per la Protezione Ambientale del Piemonte; l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile; e il Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha suscitato molte critiche, chiamando in causa lo stesso problema di indipendenza della ricerca a cui accennava il Guardian, e alcuni medici hanno chiesto di rivedere quei risultati tranquillizzanti: sia l’Associazione Italiana Elettrosensibili che l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente hanno invitato l’Iss a ritirare il rapporto, promuovendo una raccolta di firme per chiedere la rielaborazione del documento.

In sintesi, questi medici affermano che non si ha idea di quali potranno essere gli effetti sulla salute del 5G, mentre in prospettiva abbiamo invece la certezza del fatto che ci sarà “un incremento notevole del numero di impianti installati sul territorio” e che “l’introduzione della tecnologia 5G potrà portare a scenari di esposizione molto complessi, con livelli di campo elettromagnetico fortemente variabili nel tempo, nello spazio e nell’uso delle risorse delle bande di frequenza”.

L’unica cosa che sembra chiara in questa vera e propria guerra di dati e ricostruzioni, punti di vista e aggiornamenti, è  che, nel dubbio, conviene minimizzare la nostra esposizione: spegnendo, allontanando e limitando il più possibile il nostro utilizzo dei telefoni e di ogni tipo di device elettronico, specialmente se connesso.  

Immagine di copertina: Armando Tondo

Anche i pesci provano dolore

Sab, 10/05/2019 - 15:00

Non è vero che le creature acquatiche siano immuni agli stimoli nocicettivi: i comportamenti e le risposte biologiche alle esperienze sgradevoli sono simili a quelli espressi dai mammiferi.

Il fatto che i pesci non si abbandonino a imprecazioni “sonore” non significa che non provino dolore: un nuovo studio dell’Università di Liverpool – una revisione di passate ricerche sul tema, pubblicata su Philosophical Transactions of the Royal Society B – confuta questa diffusa convinzione, e dimostra che le creature acquatiche vivono le esperienze dolorose in modo non così diverso dai mammiferi.

DINAMICHE GIÀ VISTE. Secondo Lynne Sneddon, la biologa che ha firmato il lavoro, molte specie di pesci sono state osservate modificare il proprio comportamento in seguito a uno stimolo doloroso. Alcune diventano meno attive, altre perdono l’appetito, vanno in iperventilazione o strofinano l’area “offesa” come per massaggiarla.

Per esempio il Cymatogaster aggregata, un pesce persico marino che si nutre per suzione, mangia di meno dopo essere stato catturato all’amo e poi rilasciato. 

Continua a leggere su FOCUS.IT

Tumore al seno, i mammografi e gli ospedali da evitare

Sab, 10/05/2019 - 10:00

«Il tumore al seno colpisce una donna su undici. E nessuna vuole mettersi nei suoi panni. Ricordati, la prevenzione è sempre la cura migliore». È l’appello promosso dal ministero della Salute per sensibilizzare ai controlli contro il cancro della mammella che colpisce quasi 62 mila donne l’anno ed è il più diffuso (29% sul totale dei tumori femminili). Come sappiamo, a fare la differenza fra una possibile guarigione e un calvario è la diagnosi precoce. Le visite regolari sono quindi un nostro dovere, mentre l’utilizzo di apparecchiature non obsolete è un obbligo delle strutture sanitarie.

Quando non si vedono le piccole lesioni

Oggi nel 50% dei casi il tumore al seno viene «visto» quando è di dimensioni piccolissime, sotto al centimetro. Lo strumento che lo scova è il mammografo. Nei 396 ospedali italiani ce ne sono di due tipi. Quello digitale di ultima generazione garantisce una definizione dell’immagine più precisa, una migliore capacità diagnostica e minor esposizione alle radiazioni. Nelle strutture italiane, come mostra un report del Centro studi di Confindustria sui dispositivi medici, ce ne sono 1.012.

Dallo stesso documento emerge che ce ne sono 865 ancora analogici di cui 18 con un’età inferiore ai 5 anni, altri 121 considerati obsoleti perché hanno fra i 5 e i 10 anni e 726 che superano i 10 anni. Ovvero l’84% dei mammografi analogici sono considerati pericolosi perché possono non «vedere» le piccole lesioni. Per quel che riguarda i mammografi digitali solo 51 (2%) hanno più di 10 anni.

Continua a leggere e guarda il video di Milena Gabanelli e Simona Ravizza su CORRIERE.IT

Leggi anche la nostra inchiesta su dove è meglio curarsi: Speciale Eccellenze Sanitarie in Italia

Dario Fo e Camilleri

Sab, 10/05/2019 - 08:00

Ho iniziato a mangiare bio nel 1974. Che onestamente era dura riuscirci. Per 10 anni quasi non ho toccato carne (alla carbonara non resisto)… E certamente mangiare sano, poco e con poca carne, mi ha fatto bene.
Però poi guardavo Camilleri che fumava un treno di sigarette al giorno e mangiava come un puma estremista e mio padre, che fino ai 60 si sparava minimo 40 sigarette al dì e per un suo principio religioso non aerava mai le stanze… A Milano, che già di base c’era lo smog da carbone… Che se poi ti fumi l’ultima sigaretta a letto e non arieggi te la rifumi 20 volte durante la notte….

Mio padre è pure famoso nel teatro italiano per essere riuscito a mangiarsi un piatto spaventoso di cassoeûla giusto prima di andare in scena. Una roba che, fisiologicamente, non si può fare…

Tutti gli attori prima di uno spettacolo si fanno un cappuccino, una brioscina, un’insalatina al massimo… Perché se mangi di più poi rutti da bestia e il piloro ti impazzisce. Mio papà una cassoeûla!!! Che è lì che poi ha inventato il Gramelot
Li guardo e mi chiedo: ma com’è che sono arrivati a più di 90 anni e in più sono stati i due autori italiani più prolifici in assoluto?

Mio padre lavorava 9 ore al giorno minimo, dormiva 11 ore e aveva una vitalità enorme.
E per 70 anni ha cambiato città ogni giorno per 4 mesi all’anno e mangiato nei ristoranti (a volte assassini nati) per almeno 180 giorni…
La questione credo sia semplice. Senza voler togliere nulla alla dieta sana e al fatto che non fumare fa bene, bisognerebbe riscrivere la scala delle priorità.

Cibo sano e non fumare valgono 100 punti. Ma avere la passione per l’arte e una vita sociale intensa vale almeno 500 punti.
Bisognerebbe che i medici iniziassero a prescrivere sulla ricetta medica, a fianco delle medicine: tutti i giorni dopo i pasti svolgere attività appassionanti, chiacchierare con gli amici, giocare e fare arte.

Le statistiche dell’OMS peraltro confermano questa elementare verità: chi campa di più non sono i miliardari ma gli artisti e gli scienziati.
E sarebbe bene ricordare anche che regalare qualche cosa agli altri è molto più salubre di una settimana di dieta macrobiotica.
Che se lo sapessero gli avari e gli egoisti

Leggi anche: Sei ottimista? La tua vita sarà molto lunga

Il dubbio dell’ambientalista: volare o non volare?

Sab, 10/05/2019 - 07:00

Viaggiare è uno dei piaceri della vita. Come leggere, studiare e dialogare, è una di quelle attività che non solo regala piacere ma migliora noi stessi, ci rende più aperti, più pronti, più intelligenti. Eppure oggi cresce, e con ragione, la “vergogna di viaggiare in aereo” (neologismo svedese: flygskam) a causa della crescente consapevolezza dell’impatto degli aerei sulle emissioni inquinanti che tanto preoccupano gli scienziati e, oramai, anche i governi, soprattutto in relazione al paventato impatto economico di stagioni non più prevedibili.

I dati dei viaggi aerei

Si calcola che i viaggi in aereo contribuiscano per un 2% alle emissioni globali. Più preoccupante è il fatto che i passeggeri siano raddoppiati dal 2008 al 2018, quando hanno superato i 4,3 miliardi. Si stima che saranno 8,2 nel 2037 (dati International Air Transport Association).

La controtendenza del Nord Europa

La Svezia, patria di Greta Thunberg, era tra i paesi più attivi per numero di viaggi aerei per abitante: tuttavia a seguito dell’ondata di consensi stimolata dalla giovane attivista il numero è sceso solo l’anno scorso di ben il 3,6%. Secondo un sondaggio condotto dal WWF, addirittura il 23% dei cittadini svedesi nel 2018 ha rinunciato a volare per ridurre l’impatto climatico del proprio viaggio, contro il 6% di due anni fa, mentre circa il 18% degli intervistati ha optato per il treno invece dell’aereo. Tra l’altro, l’impegno di Greta non è certamente isolato: Maja Rosén, svedese, ha creato una campagna – Flight-free 2020 – a cui hanno aderito 15mila svedesi solo nel 2018, ed è già nata la risposta gemella nel Regno Unito.

Come far propri questi splendidi esempi, e rinunciare a viaggiare in posti remoti, dove è più bello confrontarsi e conoscere, dove la realtà che ci aspetta è così diversa – così meravigliosamente lontana – dal posto in cui siamo nati?

Rinunciare a volare?

La risposta si chiama compromesso e prende in considerazioni alcuni dati. Prima di tutto, in Svezia, dove il fenomeno è già così ampio, le compagnie stanno correndo ai ripari: aerei di nuova generazione, meno impattanti, o compensazione delle emissioni con progetti in tutto il mondo, pur di frenare l’emorragia di passeggeri. Solo una spinta economica forte può infatti dare la svolta a progetti per ora sperimentali di aerei che viaggiano a emissioni zero o quasi. Quindi il nostro sacrificio – il nostro carissimo sacrificio – sarebbe solo temporaneo: qualche anno senza aerei, o con un viaggio aereo all’anno, per poi godersi solo le risposte delle compagnie costrette a rimediare, e riprendere a viaggiare lontano.

Un po’ come quando nasce un figlio, e per qualche anno – magari 5-6 – metti da parte l’idea dell’Asia o del Sud America, dell’Africa e dell’Australia per assecondare le sue (e le tue nuove) esigenze. Ed ecco che pensi piuttosto alla Francia, alla Basilicata, all’Abruzzo o alla Toscana, ai quei luoghi dove magari non eri neppure mai stato. Un po’ come quando la lentezza delle giornate di un bambino ti fa scoprire che il viaggio può essere già vacanza: il susseguirsi di paesaggi che cambiano graduali, i tempi morti per rivedere le foto nel telefonino o fare un disegno assieme.

Ecco, alla fine ti accorgi che, per un po’, figli o non figli, rallentare e abbassare il tiro piace un sacco, e rilassa già di per sé.

Immagine di copertina: Armando Tondo