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Aggiornato: 1 ora 28 min fa

No a giochi di gruppo in spiaggia e distanziamento anche in acqua

Mar, 05/12/2020 - 13:00

Gli ombrelloni dovranno essere assegnati alla stessa famiglia se si ferma nello stabilimento per più giorni. E fin qui ci siamo: più o meno è quello che accadeva anche negli anni passati. Si chiederà di pagare con carta di credito piuttosto che con i contanti e di favorire le prenotazioni per sapere in anticipo quante persone saranno presenti quel giorno in quel preciso stabilimento. E anche fino a qui, data la voglia di tornare a una vita normale che ci accompagna (oltre che di vacanza, dati questi giorni di bel tempo), non sarà questo a fermarci. Poi, però, ci sono da calcolare le misure antiassembramento in caso di pioggia: ripararsi sotto le tettoie del chiosco stretti stretti non sarà – ovviamente – più possibile. E i villeggianti dovranno rispettare il distanziamento fisico, oltre che in spiaggia, anche in acqua. Le nuove regole per andare al mare al tempo del Covid-19 sono contenute, come scrive La Repubblica, in un documento tecnico stilato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail, l’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro, e dovrà ora passare il vaglio del Comitato tecnico scientifico costituito per il superamento dell’emergenza da Covid-19.

Cinque metri tra un ombrellone e l’altro

Il punto nodale del documento è nelle distanze da rispettare per evitare assembramenti: quella minima tra le colonne di ombrelloni (in senso verticale, andando verso il mare) dovrà essere di 5 metri, quella tra gli ombrelloni della stessa fila di 4,5 e sdraio, lettini e sedie dovranno essere posizionati ad almeno 2 metri dall’ombrellone più vicino. E se fin qui le nuove norme, se approvate, saranno più che sopportabili, altre saranno invece più difficili da digerire: tanto per fare un esempio, saranno vietate le attività ludico-sportive che potranno dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo. E poi: le piscine degli stabilimenti dovranno restare chiuse, nello stabilimento andrà indossata la mascherina finché non si raggiunge il proprio ombrellone e ci vorrà una vigilanza specifica sul rispetto del distanziamento fisico da parte dei bambini.

Leggi anche: Covid-19, le destinazioni “sicure” per l’estate

Sotto controllo anche le spiagge libere

Il documento, oltre a riportare le norme cui dovranno attenersi gli stabilimenti balneari, parla anche delle spiagge libere, tra associazioni che gestiranno gli arenili, spazi tracciati per assicurare la distanza tra gli ombrelloni e l’utilizzo di app promosse dai vari comuni che serviranno per valutare l’indice di affollamento, così da tenere sotto controllo la situazione delle spiagge di volta in volta.

12 maggio: giornata mondiale delle infermiere e infermieri

Mar, 05/12/2020 - 11:00

Sono quei giorni che di solito sono festeggiati solo da chi ne è coinvolto, a ben guardare ogni giorno è la giornata mondiale di qualcosa ma quest’anno è diverso: la giornata mondiale degli infermieri va festeggiata da tutti, anche per ricordare che la pandemia in Italia ne ha contagiati 12mila e ne ha uccisi 39.

“L’infermieristica non è semplicemente tecnica, ma un sapere che coinvolge anima, mente e immaginazione”: diceva Florence Nightingale.

«La pandemia ci ha insegnato che occorre studiare dati e lavorare su evidenze scientifiche. Sono tutte intuizioni già presenti nel pensiero e nelle opere di Florence, ricordata come colei che ha ridotto la mortalità per malattie dei soldati nella guerra di Crimea dal 47% al 2%. Quello che, per analogia, ci auguriamo possa accadere nell’emergenza Covid-19», ha raccontato Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (Fnopi).

«L’emergenza Coronavirus ha messo sotto gli occhi di tutti quello che i pazienti da sempre sanno: l’estrema cura che questi professionisti dedicano al proprio lavoro che, tra gli altri valori, ha anche quello di poter essere un ponte diretto tra paziente/famiglia e personale medico. Un canale di comunicazione così importante da poter a buon diritto poter essere considerato parte del percorso terapeutico», ha dichiarato il presidente del Consorzio interuniversitario AlmaLaurea Ivano Dionigi.

Oltre a Banksy, che ha donato all’ospedale di Southamptonm un’opera: “Game Changer” che abbiamo pubblicato qui, i gesti di omaggio agli infermieri e infermiere sono arrivati da molte parti: 100 soggiorni gratis sono stati donati dal gruppo alberghiero marchigiano Lindbergh Hotels & Resorts al personale sanitario attivo nella Regione Marche.

Anche Starhotels ha donato 1.000 soggiorni nei propri hotel, l’iniziativa si chiama: “Grazie di cuore”.

E Airbnb già dai primi giorni dell’emergenza ha messo a disposizione del personale sanitario, gratuitamente, 4.500 appartamenti (di cui oltre il 30% in Lombardia): le persone ospitate sono 340, operatori che hanno dovuto lasciare la loro casa, spostarsi e cambiare in città per offrire aiuto.

Qui sotto un bellissimo video  diffuso dalla  Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI) che ricorda la figura di Florence Nightingale e che vi farà compiere un virtuale tour del mondo, con contributi esclusivi dedicati a infermieri e cittadini.

Grazie a infermiere e infermieri, grazie!

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Covid-19, le destinazioni “sicure” per l’estate

Mar, 05/12/2020 - 10:30

Alcuni Paesi nel mondo stanno compiendo passi concreti verso la possibilità di viaggiare questa estate e molti segnali parlano della possibilità di valicare i confini nazionali, senza quarantena, per visitare almeno i Paesi vicini. Ne parla il New York Times, che tra le destinazioni che considera sicure per questa estate – con le dovute cautele e per adesso ancora come ipotesi – annovera l’Italia.

Il gemellaggio Australia Nuova Zelanda

La prima è stata l’Australia, che qualche giorno fa ha annunciato un piano in tre fasi per riaprire l’economia, con un focus sul turismo. Il caso australiano è interessante perché – se tutto precederà a dovere – si concretizzerà un’alleanza con la vicina Nuova Zelanda per viaggiare questa estate. In modo simile, in Europa, si studia per ora un “corridoio” di viaggio condiviso da Estonia, Lettonia e Lituania.

La certezza per il momento, diciamo la quasi-certezza, è il turismo interno per ogni Paese, ma chissà. Se le cose dovessero continuare a migliorare – e dipenderà molto dal nostro comportamento – forse potremmo stabilire una simile alleanza Francia-Italia o Croazia-Italia (la Croazia ha avuto “solo” 2mila casi e 91 decessi)? Chissà.

Paesi simili, successi simili

L’alleanza tra Australia e Nuova Zelanda, oltre alla vicinanza geografica, deriva dalla gestione altrettanto riuscita di Covid-19: entrambi i Paesi hanno continuato a riportare un numero totale di casi, morti e tassi di crescita bassi (la Nuova Zelanda ha dichiarato che il coronavirus è “eliminato”, il che significa che il piccolo numero di tutti i nuovi casi possono essere tracciati). Entrambi hanno gestito la pandemia in modo simile al nostro tra l’altro: come noi al momento sono consentite attività all’aperto, piccole riunioni di famiglia e l’asporto e in ristoranti e caffè. C’è da dire che, da loro, disobbedire alle norme attuali è considerato un reato e può comportare multe o anche reclusione.

E poi la quarantena?

Quando l’Australia aprirà alla Tasmania, non è escluso che sarà necessaria una quarantena di 14 giorni a seguito di qualsiasi viaggio tra le due nazioni. Questo, e i relativi governi ne sono consapevoli, e lo hanno sottolineato in conferenza stampa, vanificherebbe il senso della cosa. Si sta dunque lavorando alla possibilità di gemellaggi “liberi”.

L’Islanda, un’opportunità concreta

Tra le destinazioni prese al vaglio dal New York Times, risalta l’Islanda. Solo 1.800 casi, 10 morti e nessun nuovo caso covid a partire dal 6 maggio. Con un’economia zoppicante e fortemente dipendente dal turismo, la nazione non vede l’ora di riaprire al resto del mondo. I viaggi nel Paese al momento sono proibiti fino al 15 maggio ma non sembrano esserci intenzioni di proroga! L’Islanda – visti i pochi casi – è rimasta relativamente aperta negli ultimi due mesi, molte imprese e scuole elementari aperte e nessuna limitazione alla libertà di uscire di casa. Riaperte dal 4 maggio anche le superiori e le università, e sono consentite riunioni fino a 50 persone (diventeranno 100 persone entro la fine del mese). Dal 20 marzo, alla maggior parte dei cittadini stranieri è stato vietato l’ingresso nel Paese (ma ad eccezione dei cittadini dell’Unione Europea, della Gran Bretagna e dell’Associazione europea di libero scambio), che però – naturalmente – devono restare in quarantena per 14 giorni. Ci saranno ulteriori aperture? È alquanto probabile, e il governo – anche qui – ci sta lavorando. Probabile che si farà una cernita dei Paesi che hanno avuto successo nel gestire la diffusione del virus. Staremo a vedere se – magari – saremo considerati uno di quelli.

La Grecia, forse a ottobre

La Grecia non è stata colpita in modo particolarmente severo dal covid-19. La fase2 per loro è iniziata il 4 maggio, con l’apertura di alcuni negozi e servizi. Come noi, si prevede di aprire altre attività tra l’11 e il 18 maggio; e i prossimi passi saranno annunciati il ​​18, con l’apertura di ristoranti e hotel dall’1 giugno. A differenza di noi, i greci però possono viaggiare entro Italia, Spagna, Paesi Bassi e Germania. Anche se, anche qui, tutti gli arrivi sono soggetti a una quarantena di 14 giorni.

Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis spera di aprirsi ai turisti in autunno, utilizzando test approfonditi e tracciabilità dei contatti e ponendo l’accento su alloggi e attività più facilmente distanti, tra cui agriturismo e nautica.

La Francia in ginocchio, ma pronta a risalire

Una delle nazioni europee più colpite, la Francia vede però un rapido rallentamento dei casi di Covid-19. Ma mentre il movimento all’interno del Paese potrebbe essere meno limitato nelle prossime settimane, i viaggi internazionali impiegheranno molto più tempo a riprendere.

Il primo ministro Edouard Philippe ha recentemente annunciato un allentamento “molto graduale” delle restrizioni a partire dall’11 maggio. Un “Consiglio per il turismo” lavorerà a un piano di riapertura incentrato sul turismo da consegnare entro la fine di questo mese. Il parlamento francese ha già votato per estendere l'”emergenza sanitaria” ufficiale fino al 24 luglio – e questo manterrà verosimilmente le frontiere chiuse fuori dall’Unione Europea con una quarantena di due settimane per i “cittadini francesi o stranieri che entrano nel territorio francese da un elenco di aree geografiche a essere determinato.” Per agosto, si vedrà.

Come in misura minore ha scelto di fare l’Italia, Parigi punta per ora piuttosto sul turismo interno e sul ciclo-turismo. La sindaca Anne Hidalgo ha annunciato addirittura che alcuni percorsi normalmente destinati al traffico auto saranno completamente convertiti ad uso esclusivo delle bici mentre 30 strade diventeranno esclusivamente pedonali.

Italia, arriveranno turisti dall’estero?

Pochi Paesi sono stati colpiti più duramente da Covid-19 del nostro, che piange oltre 30mila morti e conta un totale di 200mila casi. Stiamo tuttavia anche noi alacremente lavorando alla riapertura al turismo, ma come?

Come sappiamo, è possibile viaggiare all’interno di una stessa regione solo allo scopo ad esempio di far visita a un parente. Ma per ora chiunque entri in Italia dall’estero deve mettersi in quarantena per due settimane: il solito nodo che si spera sarà possibile sciogliere. I viaggiatori stranieri non sono stati esplicitamente esclusi, ma i viaggiatori devono dimostrare che “stanno tornando alla loro residenza o entrando nel paese per motivi di lavoro giustificabili, esigenze speciali o emergenze sanitarie”.

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Fase2, quali dispositivi di distanziamento useremo

Mar, 05/12/2020 - 08:00

Un pendaglio o un braccialetto da indossare per avvertirci quando ci avviciniamo oltre la distanza di sicurezza, un pavimento a pois con percorsi colorati da seguire per tornare, a piccoli passi, alla vita normale. Sì perché il ritorno alla normalità sappiamo che dovrà essere graduale e che dovremo fronteggiare ancora il virus con il metodo di contrasto più efficacie che abbiamo: la distanza. E siccome non è comodo né semplice, sia nel lavoro che negli spazi pubblici portare un metro, misurare o anche controllare a occhio le distanze da tutti coloro che ci circondano, allora la tecnologia viene in aiuto. Ed è una tecnologia interamente made in Italy.

Ecco due esempi di dispositivi che ci aiuteranno in queste fasi per tornare a fare acquisti, a frequentare musei e uffici pubblici e soprattutto a tornare al lavoro e nei luoghi più frequentati con maggiori garanzie e minore timore per tutti.

Una collana per mantenere le giuste distanze sul lavoro

Il primo si chiama SafeX Tracer, ed è un nuovo dispositivo indossabile creato da Blueup Srl per la segnalazione e il tracciamento di contatti nella fase post-emergenza Covid-19. È piccolo ed è disponibile sia come pendaglio che come bracciale. Funziona come un dispositivo autonomo e non necessita di alcuna infrastruttura di comunicazione, segnalando con avvisi luminosi e sonori laddove due dispositivi si avvicinino oltre il margine di sicurezza predefinito.

È al contempo compatibile con una piattaforma dati, progettata anch’essa dall’azienda, per il monitoraggio in tempo reale delle posizioni e degli eventi di contatto, e questo consentirà di correggere eventuali procedure. Si tratta di un ausilio davvero importante laddove le lavorazioni sono contigue, gli spazi aperti e non separabili e i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) non indossabili o comunque per evitare di portarli continuamente. Un ausilio importante per la gestione in sicurezza dei luoghi di lavoro e per garantire una ripresa possibile di tutte le lavorazioni.
Il dispositivo rispetta la privacy perché non viene immagazzinato alcun tipo di dato delle persone.

Pois a terra che cambiano colore, come un semaforo, per guidare nei percorsi e tempi di sosta

Il secondo dispositivo si chiama «Safety Pois» ed è una segnaletica visiva da applicare a terra nei locali pubblici e negli uffici, per tenere le persone alla giusta distanza: i pois a terra cambiano colore quando ci sono percorsi vietati, quando ci dobbiamo spostare o avanzare.

L’azienda anche qui è italiana, è una start up e si chiama Tcommunication. La sua idea in sostanza consiste nell’applicare dei grandi pois colorati sul pavimento: verdi, gialli e rossi proprio come il semaforo. E in pratica il concetto è lo stesso: il verde indica il libero transito rispettando la giusta distanza di sicurezza, il giallo una sosta breve, per esempio davanti al banco del supermarket o a un’opera d’arte in un museo e il rosso lo stop in attesa del proprio turno. Difficile sbagliare. I pois creano una griglia verticale di distanze di sicurezza che indicano con chiarezza l’azione consentita. Il pavimento si trasforma, così, in una grande scacchiera colorata. C’è soltanto una regola da rispettare: sui pois ci deve stare una persona alla volta.

I pois delimitano gli spazi tra le persone e forniscono allo stesso tempo indicazioni su come comportarsi: fermarsi con il rosso, muoversi con il verde, sostare brevemente con il giallo. È una soluzione già disponibile, molto veloce, semplice e implementabile in tempi rapidi.
Lo strumento è stato brevettato a livello internazionale ed è iniziata la distribuzione in Italia e all’estero.

Vitanova, il mercatino dell’usato (Video)

Mar, 05/12/2020 - 07:00

Siamo a Vasto, in Abruzzo, in via Palermo 18. Qui nel 2015 è nato Vitanova, un mercatino dell’usato e del riciclo creativo gestito dalla Cooperativa Sociale Gaia Ambiente Onlus. Ma la missione non è vendere… non solo. E’ sensibilizzare sul tema dell’economia circolare, è collaborare con persone più sfortunate, è stimolare la creatività. E rendere felici.

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Bonus vacanze come funziona | Contro Silvia orrore inconcepibile | 5 Stelle: no accordo migranti

Mar, 05/12/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Plasmaterapia – “Mortalità è scesa dal 15 al 6%”. Studio su 46 pazienti apre strada a banca del sangue. Gallera: “Richiameremo ex malati”;

Il Mattino: Esaurite le mascherine in vendita a 50 centesimi: «Troppe sono state bloccate»;

Il Giornale: Parrucchieri, ristoranti e bar “Dal 18 possibili riaperture”;

La Repubblica: Braccialetto per tenere a distanza i bambini: è davvero una bella idea?;

Il Messaggero: Bonus vacanze, per le famiglie fino a 500 euro per spostarsi in Italia: come funziona;

Il Sole 24 Ore: Dl Rilancio: stop rata Irap per tutti fino a 250 milioni di fatturato, superbonus edilizio e proroga Cig – Reddito di emergenza da 400 a 800 euro per due mesi, come funziona – Addio clausole Iva;

Il Manifesto: Contro Silvia l’orrore inconcepibile della destra;

Corriere della Sera: I 5 Stelle bloccano l’accordo notturno sui migranti: no a condono e sanatoria;

Tgcom24: UN 29ENNE CONTAGIA ALTRE 80 PERSONE – Un solo “untore” fa chiudere di nuovo la Corea del Sud dopo una notte brava nella movida;

Leggo: Frammento di razzo cinese in caduta libera sulla Terra: è allerta in tre continenti.

18 maggio: saranno le regioni a decidere cosa riaprire

Lun, 05/11/2020 - 21:26

Entro venerdì, sulla base dei dati del monitoraggio sull’andamento del virus, il governo darà le linee guida per consentire alle regioni di riaprire dal 18 maggio esercizi commerciali, bar e ristoranti, centri estetici e parrucchieri. E’ quanto sarebbe emerso, secondo quanto riferiscono le agenzie, nel corso dell’incontro tra governo e regioni.

“Inizia la fase della responsabilità per le regioni”, ha dichiarato il ministro delle autonomie Francesco Boccia.

Le regioni dovrebbero poter riaprire le attività a partire dal 18 maggio facendo ciascuna la sue scelte; il governo avrà la possibilità di intervenire, nel caso in cui, in base all’andamento dei dati del contagio, fosse necessario bloccare una nuova diffusione del virus.

Toti

il Presidente della Liguria Giovanni Toti su Twitter: “Il Premier Conte ha accolto la richiesta di autonomia delle regioni nella gestione della Fase 2, avanzata nei giorni scorsi con una lettera dei governatori indirizzata al premier. Dal 18 maggio si potranno quindi aprire le attività sotto la nostra responsabilità e in base alle esigenze del territorio. Il governo farà le sue proposte che verranno integrate da quelle degli enti locali e insieme porteremo avanti il monitoraggio della situazione. Avanti con buon senso! Ripartiamo insieme”

Zaia

“Le istanze delle regioni – ha detto all’Ansa il presidente del Veneto Luca Zaia – sembra vengano accolte. È una sorta di anticipazione dell’autonomia. Se tutto sarà confermato considero proficuo per i veneti l’esito dell’incontro”. “Il premier ha dato la possibilità alle regioni di presentare un programma di aperture per il 18. Il Veneto, con estrema coerenza, presenterà in settimana la ripartenza totale“. “La sanità è come un ‘abito sartoriale’ per le regioni e quindi ogni regione, come ha avuto questo abito durante l’emergenza, lo avrà anche nell’apertura”.

Alto Adige

Da questa mattina, 11 maggio, in Alto Adige sono aperti parrucchieri, bar e ristoranti, come previsto dalla legge provinciale approvata la scorsa settimana. Riprendono il servizio ai tavoli anche ristoranti e bar, con una distanza minima di due metri fra un tavolo e l’altro. Via libera anche ai musei.

Il modello Italia e quello di Francia e Germania

In Italia quindi l’evoluzione della fase 2 sarà affidata all’autonomia di ogni regione, a differenza di quanto avviene in Francia e Germania dove è lo stato a decidere, in base alla diffusione del virus, in quali zone accelerare le riaperture e dove frenare. Non è da escludere che possa verificarsi il paradosso che regioni a più bassa diffusione del virus adottino misure più restrittive rispetto alle regioni dove il virus è ancora molto presente.

La (stupefacente) casa in canapa di Eva

Lun, 05/11/2020 - 20:35

Eva è un’esperta di permacultura e il suo nuovo progetto in corso è la costruzione della sua casa, in bioedilizia, sfruttando la canapa, in particolare il canapulo, la parte legnosa della pianta.

Nella seconda parte del video conosciamo meglio Eva Polare e i suoi grandi progetti per il futuro…

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Tramite la pagina Facebook del progetto potete seguire i lavori.

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“Metti la mascherina della salute”

Lun, 05/11/2020 - 18:49

Le frasi tipiche delle mamme rivedute e aggiornate ai tempi del Coronavirus pensate da quelli di Casa Surace per la Festa della Mamma (ma che vanno bene tutti i giorni)

Fonte: You Tube Casa Surace

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Fatema Mernissi e la comunità digitale marocchina

Lun, 05/11/2020 - 18:39

Fatema Mernissi (Fès 1940 – Rabat 2015), scrittrice, sociologa, organizzatrice culturale, femminista e studiosa del Corano è stata una delle voci più colorate e influenti nella denuncia della condizione della donna nella società marocchina.

Nel libro Karawan: dal deserto al web (2004) descrive l’importanza dell’avvento di internet nei villaggi dell’entroterra marocchino, per i quali la navigazione sul web ha rappresentato (e rappresenta) il superamento dei limiti al fine di creare reti di comunicazione e consapevolezza per promuovere la rivoluzione tecnologica, sociale e culturale avvenuta nei paesi arabi tra il 2010 e il 2011.

Karawan: dal deserto al web (2004)

In particolare, la scrittrice marocchina propone un interessante parallelismo tra l’arte di tessere tappeti delle madri e “la destrezza a comunicare sul web dei figli, ossia intrecciare trame e filare parole al fine di sovvertire stereotipi connessi a questioni di razza e genere.

Il processo di globalizzazione in atto nella nostra era rappresenta una medaglia a doppia faccia; da un lato c’impone la visione di un mondo senza frontiere, accessibile a tutti, in cui siamo condannati “a diventare turisti nostro malgrado e a passare buona parte della nostra vita viaggiando, per lavoro o per diletto che sia”; da un altro punto di vista, invece, tale regime tende all’omologazione e assimilazione delle differenze. In tale contesto, l’avvento delle nuove tecnologie nel mondo arabo, e in particolare nel Marocco di Fatema Mernissi, svolge una funzione primaria, in quanto favorisce il libero flusso delle informazioni e “ci dà la possibilità di scovare ovunque coloro che lottano per la stessa causa”.

La nascita della «Umma», il cui significato viene trasmutato da comunità dei credenti a comunità digitale marocchina, ha permesso di accorciare le distanze tra le zone rurali e le principali città del Marocco, provocando un radicale cambiamento del paesaggio urbano, a causa della comparsa di antenne satellitari e internet caffè che si estendono a macchia d’olio sull’intero territorio nazionale.

L’avvento di Internet in Marocco, infatti, ha rappresentato e rappresenta un avvento rivoluzionario, in quanto ha dato l’opportunità a coloro che sono sempre stati considerati gli “altri” del mondo di smantellare il sistema binario noi/loro e di pensare alla costruzione di nuove identità fluide e multiculturali nell’ambito del nuovo contesto globale; tessere reti di interconnessioni vuol dire rimanere aperti alle influenze esterne e rompere con le convenzioni imposte.

La Rete rappresenta, pertanto, uno spazio intermedio in cui è possibile “tessere mille dialoghi”. Il computer, quindi, è il portale che consente l’accesso a nuove dimensioni, uno spazio di transizioni, trasformazioni e concatenazioni, punto di confluenza che permette la formazione di soggetti ibridi, multiculturali e multilingue.

At-tra-versare frontiere, tessere trame

Il termine Internet significa letteralmente essere nel tra, intermezzo, «rete di intercomunicazione», tela di ragno che si espande su tutto il pianeta. Navigare nel web vuol dire at-tra-versare frontiere, tessere relazioni di interdipendenza. Come afferma Floriana Bernardi,

Il caos digitale, infatti, ha distrutto i hudud, le frontiere, i confini che dividevano l’universo in due parti ben distinte: uno spazio chiuso in cui proteggere donne e bambini e uno spazio pubblico in cui gli uomini adulti potevano esercitare la loro presunta capacità di problem solving. È in corso, invece, un “mind-blowing civilizational shift”, uno sconvolgente e strabiliante cambiamento culturale grazie al quale gli uomini stanno finalmente decidendosi a diventare “skilled digital nomads”, abili navigatori, piuttosto che continuare a lamentarsi del crollo dei hudud e a sognare harem per le proprie mogli

Fatema Mernissi sostiene una teoria secondo la quale l’avvento del satellite nelle zone rurali del Marocco ha favorito una notevole diminuzione dell’analfabetismo, poiché “ha restituito al popolo il territorio del racconto, come la Baghdad de Le mille e una notte, dove ci si faceva un’istruzione per strada, attraverso la comunicazione orale”. Internet ha permesso di accorciare le distanze con la comunità internazionale e ha dato la possibilità alle voci minoritarie e marginalizzate di poter usufruire di un mezzo di espressione contro ogni tipo di censura; il suq virtuale, ad esempio, è una piattaforma online che permette ad artigiani marocchini, libanesi ed egiziani di vendere le proprie manifatture a livello mondiale; Radio Medina è un mezzo di comunicazione popolare per la libera espressione; la rivista online Dalìl al-Internet permette alle giovani marocchine di consultare riviste matrimoniali e offerte d’impiego. Insomma, tutte queste iniziative sono state promosse al fine di rompere il binarismo che imprigiona l’uomo arabo nello stereotipo dell’estremista retrogrado e considera la donna “analfabeta, ignorante, impotente e improduttiva”.

La Rete rappresenta, quindi, il tratto unificatore tra zone rurali e città, un ponte tra arcaismo e modernità che non favorisce soltanto il viaggio virtuale ma anche la navigazione nel tempo, in quanto consente l’accesso a una “realtà multiforme” in bilico tra conservazione della tradizione e progetti aperti al futuro.

‘Divenire – ragno’

L’arte di tessere trame affonda le proprie radici in tempi arcaici. Tessere reti di comunicazione è sempre stata una caratteristica propria dell’essere umano, la necessità di costruire relazioni, edificare collegamenti, intrecciare reti di interconnessione. Da tale premessa deriva la teoria introdotta dalla Mernissi secondo la quale l’abilità di tessere messaggi in internet cammina di pari passo con l’arte di scrivere, ossia tessere parole al fine di rompere con le convezioni date. ‘Divenire – ragno’ vuol dire attraversare le frontiere della norma e lasciarsi contaminare. Tessere reti di connessioni che facciano sorgere nuove forme di coscienza politica che siano in grado di contrastare la costruzione d’identità monolitiche e immutabili; Mernissi, infatti, afferma di “avere sempre trovato ridicolo il fatto di dover scegliere fra tradizione e modernità, in quanto si può trovare la felicità proprio nell’equilibrio di questi due universi”.

Di qui la scrittrice marocchina individua dei parallelismi tra tessere e viaggiare, tessere e navigare nel tempo, ossia fluire, sconfinare nel mezzo, oltrepassare la soglia. Se Penelope avesse smesso di filare, per esempio, Ulisse non sarebbe mai ritornato in Grecia. La sua ostinazione a mantenere saldo tale legame la trasforma in un simbolo di “femminilità determinata a controllare le forze avverse” e il suo atto d’amore può essere paragonato a quello delle madri analfabete dei detenuti politici che tessono come un necessario lavoro politico per smentire la mitologia secondo la quale donna sia sinonimo d’inattività e improduttività.

L’arte di tessere, pertanto, ha un chiaro intento comunicativo; di qui la teoria secondo la quale ci sarebbe “un nesso tra la tradizione di tessere delle mamme e la destrezza a creare sul web dei figli”. Infatti, la tessitura dei tappeti rappresenta un’arte antica riconducibile all’universo femminile, soprattutto nelle zone rurali del Marocco.

L’arazzo rappresenta “un labirinto di messaggi annodati, di simboli sapientemente disposti, di un viaggio in una rete d’informazioni” e può essere considerato un regno di simboli e miti, un oggetto necessario alla comunicazione. Di qui, il legame tra tessitura e scrittura. Tessere trame, incidere segni, raccontare storie, dipingere parole.

È proprio per questo motivo che molte artiste sono passate dalla tessitura alla pittura proprio per esprimere il loro desiderio di comunicare e per uscire dalle logiche spietate dei dualismi; Fatema Mellal, per esempio, è una “moderna maga” che ha trasformato il telaio da ricamo in tela su cui dipingere i segni di una scrittura dimenticata, il tifinagh, lingua degli uomini liberi. Quest’artista è “un’analfabeta che tesse l’alfabeto”, in quanto compone misteriosi messaggi come mezzo di comunicazione per uscire dall’isolamento e accedere allo spazio pubblico.

Chaïba, invece, donna proletaria proveniente dalla periferia di Casablanca, non ha avuto bisogno né di diplomi né di titoli accademici per accedere al mercato dell’arte e, tuttavia, è riuscita a oltrepassare le barriere di sesso, classe e cultura che la volevano imprigionata nello spazio domestico. Tutto ciò ci dimostra che “le donne proletarie che vogliono affermarsi nello spazio pubblico non hanno più bisogno dell’appoggio patriarcale per accedere alle gallerie d’arte e che il maschio marocchino non vive più il femminile come una questione che gli è estranea, ma come una dimensione integrale della sua universalità”.

Queste donne, pertanto, navigano, scrivono, dipingono, creano e mantengono relazioni, proprio come i loro figli, “comunicatori che tessono e diffondono i messaggi della democrazia”.

L’avvento del satellite in paesi come il Marocco, pertanto, ha rappresentato una svolta nel processo di costruzione ed evoluzione delle identità. Il computer, metaforicamente, rappresenta una porta aperta alla sperimentazione e alle diversità e abbraccia la molteplicità dei punti di vista. Esso è la soglia da attraversare per accedere a nuove dimensioni del sapere e per dare una voce a coloro i quali sono sempre stati imbavagliati e marginalizzati. La diffusione di internet tra i ceti più bassi della società, infatti, “ha democratizzato l’accesso al sapere, che prima era monopolio dei figli dei ricchi di città”.

Pertanto, tessere trame d’interrelazioni aiuta a superare i binarismi in cui troppo spesso le singole soggettività vengono imprigionate. La tela di ragno rappresentata dal web ci mostra, infatti, l’infinità di combinazioni possibili al fine di creare nuovi spazi di consapevolezza e mettere in discussione stereotipi culturali e di genere. Tessere reti, pertanto, vuol dire “creare ponti, intensificare il dialogo, trasformare il viaggio in un vero e proprio pellegrinaggio in cui la scoperta di sé coincida con la scoperta dell’altro” in un contesto di equilibrio e contaminazione tra tradizione e modernità.

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Caro imprenditore, se vuoi tornare a vivere prepara il cambiamento

Lun, 05/11/2020 - 17:02

Vivere alla giornata aspettando gli aiuti (!!!) di Stato è un suicidio. Non sarà solo colpa delle banche e delle misure del governo per fronteggiare la crisi da coronavirus. Se falliranno molte imprese la responsabilità non potrà non ricadere anche sulle scelte e le decisioni dell’imprenditore.

Ricordiamo che la parola “crisi” deriva etimologicamente dal greco κρίσις che significa appunto «scelta, decisione».

Quella che ci aspetta sarà una crisi di lunga durata che ci metterà di fronte a sfide nuove e importanti. Talmente lunga che addirittura dovremmo non parlare più di crisi ma di un diverso modello economico basato su livelli di redditi e consumi completamente differenti.

I nostri imprenditori (piccoli e grandi) sono preparati a reagire con prontezza e professionalità a questo nuovo sistema? Hanno sviluppato all’interno delle loro organizzazioni una “cultura della gestione delle crisi”?

Hanno costruito nel frattempo manager abbastanza solidi da prendere decisioni ponderate e corrette anche quando il mondo accelera, che è sostanzialmente ciò che avviene durante una crisi?

Perché la gestione di una crisi (che, ribadiamo, non è più crisi quando diventa stabile) ha due fasi:

  • la fase dell’emergenza, in cui è necessario buttare la palla in tribuna e guadagnare tempo. E noi italiani siamo antropologicamente strutturati per gestire con efficienza questa fase. Quando c’è una catastrofe naturale, gli imprenditori italiani non hanno bisogno di una chiamata all’azione. Sono già allenati a muoversi nelle emergenze.
  • la fase adattiva, in cui si affrontano le cause profonde della crisi e si sviluppa la capacità di modificare ciò che si fa e come lo si fa oggi per prosperare nel mondo di domani. È in questa fase, che non è più di emergenza, che gli imprenditori devono sviluppare “pratiche innovative” mantenendo nel contempo le best practices di oggi. Ma se non hai preparato un budget adeguato al nuovo scenario, se non hai un sistema di controllo di gestione, se non adotti strumenti di indagine di customer satisfaction, se la gestione delle risorse umane è ancora limitata alla rilevazione delle assenze/presenze e alla elaborazione della busta paga, se non hai un piano di marketing, allora non sei pronto per affrontare il cambiamento. Nel mondo delle piccole imprese c’è un’arretratezza gestionale che non consentirà scampo a chi non saprà adattarsi velocemente. Prendete la vostra cassetta degli attrezzi e utilizzate gli strumenti

Considerate il tipico infarto che colpisce nel cuore della notte. La squadra di pronto soccorso porta il paziente in ospedale, dove team esperti di medicina e chirurgia d’urgenza lo sottopongono a procedure prestabilite perché non c’è tempo per l’improvvisazione creativa, lo stabilizzano e poi gli praticano l’angioplastica o eventualmente un bypass coronarico.

L’emergenza è passata ma resta ancora tutta una serie di problemi complessi, ancorché meno urgenti. Quando si riprenderà dall’intervento, come farà a prevenire un altro infarto? E come potrà adattarsi alle incertezze della sua nuova condizione clinica per vivere una vita quasi normale? La crisi è tutt’altro che risolta.

Un’impresa che dipende esclusivamente dal “metodo del naso”, il famoso e ormai logoro “fiuto” dell’italico imprenditore, per rispondere alle sfide di un mondo in trasformazione rischia il fallimento. Questo rischio aumenta se traiamo le conclusioni sbagliate basandoci sulla ripresa (+4,25% del PIL mondiale nel 2021 secondo il FMI) che farà probabilmente seguito alla crisi economica in atto.

Molti sopravvivono agli infarti, ma quasi tutti i pazienti che vengono sottoposti a interventi di cardiochirurgia tornano ben presto alle antiche abitudini: solo un 20% smette di fumare, cambia dieta o si mette a fare più esercizio fisico.

In effetti, riducendo il senso di urgenza, il successo del trattamento iniziale crea l’illusione di un ritorno alla normalità. L’abilità tecnica dei medici esperti, che risolve il problema immediato della sopravvivenza, distrae involontariamente i pazienti dall’obiettivo di cambiare vita per stare bene a lungo.

I rischi e l’incertezza rimangono, ma la minore urgenza impedisce alla maggior parte di essi di focalizzarsi sull’importanza del cambiamento.

Covid-19, in arrivo oggi i 500 euro per bici, monopattini e sharing

Lun, 05/11/2020 - 16:00

Si decide oggi l’ok definitivo al decreto legge Rilancio (ex aprile e poi maggio) nel quale il “buono mobilità” comprende incentivi maggiorati per l’acquisto di bici, monopattini o servizi di sharing (ma nulla per le automobili: finalmente!).

“Misure per incentivare la mobilità sostenibile”

A questa voce è previsto per i maggiorenni residenti in comuni con popolazione superiore alle 50mila persone un “buono mobilità” pari al 70% della spesa sostenuta, non superiore ai 500 euro, per l’acquisto di biciclette, sia tradizionali che a pedalata assistita, e altri veicoli elettrici come segway, hoverboard, monopattini e monoruota. In alternativa, si potranno usare quei fondi per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale – esclusi quelli con auto – quindi solo bike e scooter sharing. Il buono è richiedibile una sola volta. La misura sarà attiva fino al 31 dicembre 2020.

120 milioni e niente alle auto

Il fondo sarà di 120 milioni, erogati dal ministero dell’Ambiente. Il dicastero li dirotta sul “buono mobilità” dalla dotazione del fondo Clima, approvato lo scorso dicembre, che invece prevede la rottamazione di un veicolo per accedere al beneficio ma che non è ancora attivo a causa della mancanza dei decreti attuativi.

Una mobilità che pensa finalmente alle bici

La bozza del dl Rinascita prevede anche alcune modifiche al codice della strada per favorire la mobilità in bicicletta nelle aree urbane. La più rilevante riguarda gli incroci con semaforo ed è l’introduzione della cosiddetta “casa avanzata” (diffuse altrove) ossia una linea d’arresto dedicata alla biciclette in posizione avanzata di almeno tre metri rispetto alla linea di arresto degli altri veicoli. Viene poi definita la “bike lane” una corsia riservata esclusivamente alle biciclette sulla destra della carreggiata e limitata da segnaletica orizzontale.

Per approfondire:
Covid-19, Iss: “Mai la mascherina per la corsa o in bici”
Marche, la destinazione dell’anno (in bici)

Dott. Arcuri, aspettiamo ancora una risposta

Lun, 05/11/2020 - 15:00
La storia

Nella puntata del 4 maggio di Report la giornalista Giulia Presutti racconta una questione di sequestri e dissequestri di materiale sanitario legata al commissario straordinario Domenico Arcuri.

In sintesi, l’indagine della giornalista riguardava un sequestro operato il 17 marzo dalla Dogana di Bologna di materiale indispensabile agli ospedali italiani – come i ricambi per i respiratori- destinati al Sudafrica. In tempi di pandemia, è un reato esportare materiali per terapia intensiva di primaria necessità tanto che la Procura bolognese ha aperto un’inchiesta sulla questione.

Un’altra storia simile avviene al porto di Genova il 27 marzo, qui si tratta di tubi endotracheali, componenti fondamentali dei respiratori. Sia il materiale sequestrato a Bologna che a Genova è prodotto dalla Medtronic Italia Spa, la filiale a Mirandola (Mo) di una multinazionale statunitense

Non toccate la Medtronic

Il commissario cerca di fermare i sequestri ma a Genova gli va malissimo visto che il materiale era già stato dirottato all’Ospedale San Martino.

Allora il 1 aprile scrive a Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane, e lo prega di “non procedere ad alcuna requisizione pro futuro di merce importata ed esportata in nome e per conto della società Medtronic Italia SpA di Mirandola (Mo), nonché di provvedere a sbloccare, al più presto, eventuali operazioni attualmente in corso e non ancora comunicatemi”, mettendo in copia conoscenza anche il segretario generale della Presidenza del Consiglio e i capi di gabinetto dei ministri degli Affari Esteri e delle Infrastrutture e Trasporti.

A questo punto, nella conferenza stampa del 2 maggio la giornalista di Report e Arcuri si incontrano e Presutti chiede al commissario di spiegare l’arcano e lo incalza anche dopo la conferenza stampa e questi si mette a parlare di calcio e di fedi calcistiche. Che c’entrano nel discorso come i cavoli a merenda, ma si sa, al maschio italiano piace fare il “piacione”.

La “difesa” di Arcuri

Inizialmente Arcuri si difende affermando che «I pezzi di ricambio dei ventilatori sono pezzi di assoluta rilevanza perché i ventilatori in Italia funzionino. E io ho il dovere di verificare che questi pezzi di ricambio sul nostro territorio esistano ed esistano in una quantità sufficiente per far funzionare i ventilatori. Vorrà dire che mi sarò sincerato che dal 1° aprile quelle quantità siano nelle disponibilità del territorio italiano sufficienti per garantire il funzionamento di questi importanti apparati».

Ma la risposta non sta bene alla giornalista che puntualizza: «Mi scusi, ma lei chiede di non sequestrare pro futuro…».

E qui l’Arcuri si indispettisce e chiede: : «Io intanto vorrei chiederle come fa lei ad avere una lettera che io ho scritto alle dogane che non è pubblica, a meno che io non pubblico delle cose…».

Un bel passo falso a cui Giulia Presutti risponde immediatamente «Io sono giornalista, non rivelo la fonte e questa è una questione di estremo interesse pubblico. Quindi non penso che stiamo parlando di affari nostri. Lei chiedeva di non sequestrare pro futuro, come se lei sapesse già in quel momento che l’Italia non avrebbe mai avuto bisogno di questo materiale».

E dopo un altro breve scambio Arcuri chiede di passare ad altro. Ma si sa che le giornaliste e i giornalisti di Report non mollano l’osso tanto facilmente e finita la conferenza stampa Arcuri interpella la giornalista chiedendole prima da dove viene e poi se tifa per la Roma o per la Lazio. Giulia Presutti non si fa intimidire e continua a fare domande ma Arcuri parla di Totti

E quindi la questione è ancora aperta: signor Arcuri ci vuole dire il significato di quella lettera? Ha avuto pressioni dalla multinazionale americana, o da altri? Attendiamo la risposta e, per inciso qualora le interessasse, noi non siamo appassionati di calcio.

Qui il video del confronto durante la conferenza stampa e dopo.

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Foto da open.online

Coronavirus: attenti ad apatia e disorientamento

Lun, 05/11/2020 - 12:00

“Stanchezza, senso di spossatezza, poca voglia di fare, pigriziaansia di fondo e difficoltà di progettazione sono sintomi comuni a gran parte degli italiani in questo momento storico”. Così scrive Ilaria Fontana, psicologa e psicoterapeuta in un lungo articolo pubblicato su Psb-Privaci e Sicurezza.

“La monotonia in cui il Covid-19 e la quarantena ci hanno gettato sta condizionando il nostro stato emotivo; ci accomuna un senso di preoccupazioneapatia e stanchezza.

Di fatto siamo passati in modo brusco e repentino dall’essere sempre di corsa, all’imperativo che ci voleva pronti ed efficienti, smart, all’arresto totale chiusi in casa per un tempo lungo e questo cambiamento non può non avere effetti sul nostro umore: “L’assenza di stimoli per un tempo lungo impedisce la varietà di esperienze, da più di 60 giorni le giornate scorrono tutte uguali tra loro e così è percezione diffusa sentirsi in uno stato di sospensione.” Scrive ancora Ilaria Fontana.

Non aiuta nemmeno pensare al futuro che ci appare sempre più nebuloso, le certezze sono poche abbiamo in testa solo un grande punto interrogativo.

Intorno a noi sempre lo stesso scenario di casa, in televisione scappare ai programmi che parlano di coronavirus è impossibile: “L’effetto si può spiegare chiaramente con un concetto centrale nella psicologia della Gestalt per descrivere il funzionamento della mente: in figura c’è sempre la stessa immagine mentale, vale a dire il virus e tutto ciò che lo riguarda. Tutto il resto, gli elementi tipici della vita prima della pandemia e della quarantena sono relegati a una dimensione di sfondo. Esistono, ma in questo momento non fanno la differenza, incidono poco sulla realtà quotidiana e sulla dimensione emotiva attuale”.

E se a tutto questo aggiungiamo i divieti – nettamente superiori ai permessi il quadro non è dei migliori:  “Molto probabilmente E. Bern, padre dell’analisi transazionale (1950), direbbe che il bambino libero che è dentro di noi si è impiccato!” afferma la psicoterapeuta.

Come reagire a tutto questo?

La risposta, scrive Ilaria Fontana, sta nei I Ching e in particolare nel quinto esagramma “si chiama l’ “Attesa” non considerata come un’attesa passiva di qualcosa; in un tempo in cui non si possono forzare le cose è necessario saper attendere, che queste facciano il loro corso. Esattamente come il ciclo di vita del virus da noi. E’ un paradosso che il virus ci arrivi dalla Cina e proprio da questo stesso paese ci giunga un insegnamento prezioso per affrontare la situazione”.

Potete leggere tutto l’articolo qui

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Foto di banksadam da Pixabay

Yoga demenziale con Jacopo Fo: RABBIA

Lun, 05/11/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°18 – Rabbia

Pillole di Yoga Demenziale N.18: RABBIA

Parliamo di rabbia, che è una roba che non fa troppo bene!

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 3 aprile 2020

Lezione n°18 – Discussione su Rabbia

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.18: RABBIA

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 3 aprile 2020

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Mascherine “di comunità”: istruzioni per l’uso

Lun, 05/11/2020 - 11:00

In base al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) del 26 aprile scorso è diventato obbligatorio indossare le mascherine negli spazi chiusi o in quelli all’aperto in cui non è possibile mantenere il distanziamento fisico. E in alcune regioni l’obbligatorietà dell’uso è stata estesa anche ad altri contesti. L’obiettivo è ridurre al minimo il rischio di trasmissione del nuovo coronavirus Sars-Cov-2, all’origine della ormai nota patologia Covid-19.

Ma di quali tipologie di mascherine si parla? Oltre alle mascherine chirurgiche, nella vita di tutti i giorni possono essere utilizzate dalle persone anche le cosiddette “mascherine di comunità“, “ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”, si legge nel Dpcm. A patto però, precisa l’Istituto superiore di sanità, che non si abbia alcun sintomo di infezione respiratoria: nel caso in cui invece compaiano sintomi l’utilizzo delle mascherine di comunità non è sufficiente, ed è invece necessario utilizzare mascherine certificate come dispositivi medici (come le chirurgiche).

Mascherine “misura complementare”

In ogni caso, sottolinea l’Iss, “le mascherine rappresentano una misura complementare  per il contenimento della trasmissione del virus e non possono in alcun modo sostituire il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e l’attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca”.

Le mascherine di comunità

Di seguito ecco alcune domande frequenti sul corretto utilizzo e le funzioni delle mascherine in questa fase epidemica a cui ha risposto l’istituto superiore di sanità.

1) Che differenza c’è tra le cosiddette mascherine di comunità e le mascherine chirurgiche? 

Le mascherine chirurgiche sono le mascherine a uso medico, sviluppate per essere utilizzate in ambiente sanitario e certificate in base alla loro capacità di filtraggio. Rispondono alle caratteristiche richieste dalla norma UNI EN ISO 14683-2019 e funzionano impedendo la trasmissione.

Le mascherine di comunità hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella vita quotidiana e non sono soggette a particolari certificazioni. Non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus Sars-Cov-2.

2) Quali sono le caratteristiche che devono avere le mascherine di comunità?

Devono garantire una adeguata barriera per naso e bocca, devono essere realizzate in materiali multistrato che non devono essere né tossici né allergizzanti né infiammabili e che non rendano difficoltosa la respirazione. Devono aderire al viso coprendo dal mento al naso garantendo allo stesso tempo comfort.

3) La mascherina è obbligatoria anche per i bambini?

Dai sei anni in su anche i bambini devono portare la mascherina. Per loro va posta particolare attenzione alla dimensione della mascherina, evitando di usarne d troppo grandi o troppo piccole e scomode per il loro viso.

4) È possibile lavare le mascherine di comunità?

È possibile lavare le mascherine di comunità se fatte con materiali che resistono al lavaggio a 60 gradi. Le mascherine di comunità commerciali possono essere sia monouso che lavabili (sulla confezione dovrebbero essere riportate le indicazioni relative al lavaggio).

5) Come smaltire le mascherine?

  • Se è stata utilizzata una mascherina monouso, smaltirla con i rifiuti indifferenziati;
  • se è stata indossata una mascherina riutilizzabile, metterla in una busta e seguire le regole per il suo riutilizzo dopo apposito lavaggio.
Istruzioni per l’uso

Guarda l’infografica

Prima di indossarle

  • lavare le mani con acqua e sapone per almeno 40-60 secondi o eseguire l’igiene delle mani con soluzione alcolica per almeno 20-30 secondi;
  • indossare la mascherina toccando solo gli elastici o i legacci e avendo cura di non toccare la parte interna;
  • posizionare correttamente la mascherina facendo aderire il ferretto superiore al naso e portandola sotto il mento; accertarsi di averla indossata nel verso giusto (ad esempio nelle mascherine chirurgiche la parte colorata è quella esterna);

Durante l’uso

  • se si deve spostare la mascherina manipolarla sempre utilizzando gli elastici o i legacci;
  • se durante l’uso si tocca la mascherina, si deve ripetere l’igiene delle mani;
  • non riporre la mascherina in tasca e non poggiarla su mobili o ripiani;

Quando vengono  rimosse

  • manipolare la mascherina utilizzando sempre gli elastici o i legacci;
  • lavare le mani con acqua e sapone o eseguire l’igiene delle mani con una soluzione alcolica;

Nel caso di mascherine riutilizzabili

  • procedere alle operazioni di lavaggio a 60 gradi con comune detersivo o secondo le istruzioni del produttore, se disponibili; a volte i produttori indicano anche il numero massimo di lavaggi possibili senza riduzione della performance della mascherina.
  • dopo avere maneggiato una mascherina usata, effettuare il lavaggio o l’igiene delle mani.

Per riaprire le scuole non servono solo tablet ma spazi, meglio se verdi

Lun, 05/11/2020 - 08:00
Non solo tablet

Ciò che serve alle scuole per riaprire a settembre è spazio, meglio se verde.

“Io cercherei di capire, per ogni edificio, come aumentare le relazioni con gli spazi esterni, per immaginare una ripartenza che trovi un equilibrio tra momenti ancora di didattica da remoto e una fruizione più fluida e flessibile, meno concentrata, degli edifici”, a dirlo è Alfonso Femia, architetto e fondatore dello studio Atelier(s), in una bella intervista al Sole 24 ore.

Già, e fino ad allora? Una soluzione sarebbe fare come hanno fatto a Copenaghen, utilizzare gli spazi chiusi al pubblico, superando chiacchiere e polemiche, sfruttando ciò che di più prezioso quei luoghi hanno: tanti metri quadrati di spazio.

Una riqualificazione strutturale interna agli edifici scolastici troppo a lungo rimandata, perché, vale la pena di ricordarlo, il primo censimento delle scuole italiane fu ordinato da Prodi nel 1996 al fine di avviare la riabilitazione degli edifici scolastici, per la maggior parte costruiti prima degli anni ’80, e da allora poco è stato fatto. 

Una riqualificazione urbanistica che includa gli spazi circostanti agli edifici scolastici.

E non ultimo una riqualificazione mentale, perché riaprire le scuole ridisegnando gli spazi, non solo elargendo tablet, vuol dire uscire dalla logica delle scuole concepite come luoghi separati, perimetri rigidi, significa ripensare all’educazione come a un concetto diffuso, fluido, sociale, che si inserisca nel paesaggio circostante. 

Le 10 domande di Scuola Zoo alla ministra

Il dibattito intorno alle scuole sembra non accorgersi delle opportunità che paradossalmente il Covid19 sta portando, basta leggere le 10 domande che il sito più frequentato dagli studenti, Scuola zoo, ha rivolto (sia pure virtualmente) alla ministra dell’istruzione Azzolina

  • 1. In Italia la Maturità si farà, in altri Paesi no: con quali criteri è stata presa questa decisione?
  • 2. 1.6 milioni di studenti non hanno accesso alla Dad (didattica a distanza): c’è un piano di recupero per le lezioni perse? 
  • 3. Gli studenti che non hanno in casa una connessione Internet, come faranno con la Dad?
  • 4. Con i genitori al lavoro e la Dad a settembre, chi potrà seguire gli studenti più piccoli a casa? 
  • 5. Qual è il piano sulla Dad per gli alunni con disabilità motoria, sensoriale e cognitiva? 
  • 6. Sono previste agevolazioni su tasse universitarie, borse di studio e per affitti dei fuori sede?
  • 7. Le regioni hanno tempo fino al 29/05 per presentare progetti sull’edilizia scolastica: chi ha presentato qualcosa?
  • 8. Quali corsi di aggiornamento sono previsti per i prof su software e tecnologie legate alla Dad?
  • 9. Sull’insegnamento online ci saranno delle linee guida uguali per tutti i prof?
  • 10. A settembre il piano di riapertura delle scuole terrà conto dell’indice di contagio nelle regioni?

Tutte domande legittime, alcune persino urgenti, certo, ma manca una cosa: lo spazio, appunto. 

Silvia Romano: «Dovremmo solo esultare» | Covid-19: ultimatum su fase3 | Unioni civili: “Troppi passi indietro”

Lun, 05/11/2020 - 06:25

Il Mattino: Silvia Romano in Italia con il velo, si è convertita all’Islam: «Scelta mia». Imam Napoli: niente conversioni forzate. Silvia Romano e la vergogna dei pettegolezzi sui social, Italia Viva: «Dovremmo solo esultare» Un incubo lungo 18 mesi: «Ma sono stata forte» Subito in quarantena: «Cosa mi mancava? La pizza»;

Corriere della Sera: Lisa Taddeo: «Le donne gestiscono meglio le crisi»;

Il Messaggero: Reddito di cittadinanza, aumenti in arrivo per oltre 300 mila famiglie. Dal bonus di 300 euro per internet al rimborso abbonamenti per bus e treni Reddito emergenza e blocco licenziamenti: pronto “pacchetto” lavoro Reddito cittadinanza, l’importo medio è 551 euro al mese. Aumentano i controlli;

Il Sole 24 Ore: Taglio alle bollette, bonus sanificazione, tax credit vacanze e mascherine senza Iva: ecco le novità del decreto Rilancio – LIVE / La protesta delle Regioni: subito linee guida o riapriamo da soli;

Tgcom24: I governatori lanciano l’ultimatum sulla “fase 3“, Boccia assicura: le linee guida a breve | Grafica;

Il Fatto Quotidiano: Allerta in Germania, risale indice di contagio. “Attenzione agli sviluppi dei prossimi giorni”. Proteste contro il lockdown: migliaia in piazza;

Leggo: Boris Johnson: «Lockdown non finirà questa settimana, non è il momento»;

Il Giornale: “Covid va trattato come l’Hiv: non avremo mai un vaccino…”;

Il Manifesto: Ostia, continua l’occupazione di Casapound. L’Anpi: «Pronti a mobilitarci»;

La Repubblica: Unioni civili, 4 anni dopo: “Troppi passi indietro, lo Stato discrimina i nostri figli”.

Naomi Klein: cosa ci aspetta dopo questa crisi

Dom, 05/10/2020 - 18:00

Continuiamo la pubblicazione su People For Planet di contributi sul “dopo coronavirus” – inaugurata con “Aspettiamo il dopo, in agguato come la tigre” e continuata con “Il ritorno dello Stato Sociale”, “I veri leader si vedranno adesso” e “Chomsky: I governi neoliberisti sono il problema, non la soluzione” – con l’intervista che la scrittrice (No Logo, Shock Economy…) e attivista politica Naomi Klein ha rilasciato a Interview, il magazine fondato nel 1969 da Andy Warhol e John Wilcock. Di seguito la traduzione di ampi stralci.

D: dove ti trovi e da quanto tempo stai in isolamento?

NAOMI KLEIN: Sono nel Central Jersey. Mi sono isolata con mio marito Avi e nostro figlio di 7 anni dal 12 marzo. E siamo stati in un isolamento molto rigoroso: niente amici, niente contatti con l’esterno.

D: Cosa ha confermato o rafforzato questa pandemia riguardo alla tua visione della società?

KLEIN: Che gli umani non sono fatti per l’isolamento. Siamo animali sociali e apparteniamo alla comunità, sostenendoci a vicenda.
Che la logica del profitto è in contraddizione con l’assistenza sanitaria pubblica. Questa logica costituisce una minaccia per la nostra sicurezza collettiva (sia in un impianto di confezionamento di carne che in un magazzino di Amazon).
Che le nostre élite economiche e politiche pianificheranno e trarranno profitto anche di fronte alla morte di massa.
Che le catastrofi discriminano: qualunque ingiustizia preceda il disastro verrà solo approfondita da essa. Gli emarginati diventano gli scartati.

D: Cos’ha cambiato questa pandemia riguardo alla tua visione della società?

KLEIN: Mi ha dimostrato che anche negli USA, la nazione più capitalista della terra, è ancora possibile per un gran numero di persone prendere posizione per mettere la salute umana davanti alle iniziative a scopo di lucro. Non durerà, ma non ero sicura che fosse possibile. Sono stata anche sorpresa da quanto velocemente possiamo cambiare il modo in cui viviamo. Scrivo da molto tempo sui cambiamenti climatici e penso sempre che sia quasi impossibile aspettarsi che le persone apportino enormi cambiamenti nel loro stile di vita per scongiurare una minaccia. Ma questo periodo dimostra che possiamo farlo.
Mi ritrovo anche a pensare più di prima al valore di vivere in modo più semplice. Fin dai tempi del college ho sempre vissuto da sola, in coppia o in una famiglia nucleare. Ma se in futuro dovremo sopravvivere a questo tipo di shock che eliminano la nostra rete sociale, le case unifamiliari sono una pessima soluzione. Le persone che conosco che stanno vivendo meglio durante questa crisi vivono in una sorta di co-alloggio istituito – con genitori, bambini, anziani e single che vivono tutti in spazi collegati con un cortile comune e aree comuni. In una pandemia, il tuo gruppo di co-alloggio è la tua comunità e tutti si impegnano a protocolli di isolamento per proteggersi l’un l’altro. È molto meno isolante che rinchiudersi per mesi in una famiglia nucleare e la parte migliore è che puoi mettere in comune abilità, cura dei bambini e verdure del cortile.

D: Qual è lo scenario peggiore per il futuro?

KLEIN: Colossi come Amazon e Walmart fanno un massacro di piccole imprese. Milioni di persone perdono la casa perché non hanno mai ricevuto gli aiuti governativi che meritavano. Il divario di ricchezza si allarga drammaticamente perché le persone con pochi o nessun risparmio vengono spazzate via per prime. Stati e città vanno in default per sostenere i salvataggi aziendali e per coprire le carenze di bilancio chiusure di massa di scuole pubbliche e ospedali, con migliaia di insegnanti e operatori sanitari che si uniscono alle liste di disoccupazione. E siamo ancora meno preparati per il prossimo disastro.

In tutto il mondo, gli autoritari come Trump seminano ancora più divisione e odio per deviare verso altri la colpa dei loro raccapriccianti fallimenti con le opposizioni moderate che non riescono a offrire alle persone arrabbiate alternative reali. L’incarcerazione di massa si espande, specialmente ai confini e contro gli immigrati. La malattia si diffonde nelle carceri e questo porta a più odio verso “l’altro”. La violenza domestica sale alle stelle con uomini stressati che infuriano sulle donne e i bambini. Le scuole non riaprono mai del tutto e ci si aspetta che le donne sopperiscano nell’istruzione domiciliare, riportando indietro il femminismo di decenni. La pandemia si diffonde attraverso il Sud del mondo senza alcun aiuto serio da parte del Nord. I bassifondi sono pattugliati da soldati che impediscono ai poveri di lasciare le loro case, tutto in nome del controllo della pandemia. E potrei andare avanti ancora, ma è un film già visto.

D: Che cosa può venire fuori in meglio? Ci sono ragioni per sperare?

KLEIN: La speranza è in quanto sentiamo la mancanza l’uno dell’altro. Quanto amore abbiamo – tardivamente – espresso per gli operatori sanitari e gli altri il cui lavoro è essenziale. Quanta gioia abbiamo nell’assistere al ritorno della fauna selvatica. Oltre a ciò, dobbiamo guadagnare la nostra speranza con l’azione. Abbiamo visto tutti che i nostri governi hanno la capacità di radunare trilioni di dollari quasi da un giorno all’altro. Se riusciamo ad aggrapparci a questa conoscenza e a rimanere saldi di fronte alle altre crisi che affrontiamo (disordini climatici, senzatetto, disparità insostenibili), potremmo effettivamente ottenere alcune vittorie nei mesi e negli anni a venire— come l’assistenza sanitaria universale interamente finanziata, l’alloggio per tutti e un New Green Deal.
Le risorse ci sono, al momento sono solo dedicate ad arricchire ulteriormente i già ricchi.

D: Prevedi un sbocco verso un globalismo più inclusivo o più nazionalismo e isolazionismo?

KLEIN: Vedremo un aumento in entrambi. Stiamo già vedendo tutti i tipi di risposte iper-nazionaliste e xenofobe. Trump incolpa la Cina. La Cina incolpa i lavoratori africani migranti. Alcuni blocchi delle frontiere rimarranno al loro posto perché sono politicamente convenienti e inizieremo a sentire discorsi più esplicitamente razzisti e suprematisti sulla pandemia, come il modo in cui Dio ha di eliminare i deboli e gli inferiori: “abbattere il gregge”, quel tipo di oscenità lì. Ci sarà sicuramente anche una sorta di re-localizzazione e diversificazione della catena di approvvigionamento per forniture alimentari e mediche.

 Potremmo però anche vedere un rafforzamento dell’internazionalismo più sano, perché le pandemie, le perturbazioni climatiche e la regolamentazione delle società transnazionali richiedono tutte una cooperazione internazionale. Alcuni paesi si riuniranno per farlo.

D: Come verranno ricordati i governi mondiali per le loro risposte alla pandemia?

KLEIN: Trump. Jair Bolsonaro. Boris Johnson. Saranno ricordati come uomini vani, ignoranti e cronicamente ingannevoli che hanno portato i loro paesi al massacro di massa.
La neozelandese Jacinda Ardern sarà ricordata invece sarà ricordata in netto contrasto con loro. Ha risposto alla pandemia con la stessa leadership calma, umana e fiduciosa che ha mostrato dopo le orribili sparatorie di massa dell’anno scorso in due moschee e, grazie a questo, molte vite sono state salvate. Questo è importante perché dimostra la menzogna dell’idea che è necessario uno stato di sorveglianza autoritaria per battere la pandemia.

D: Questa esperienza è una vittoria per la tecnologia e il mondo virtuale o per il valore del contatto umano reale?

KLEIN: Onestamente, viviamo tutti in un prototipo accelerato del mondo virtuale dei sogni della Silicon Valley. Per quelli di noi abbastanza fortunati da essere in isolamento (un privilegio in sé), viviamo attraverso la telemedicina, l’apprendimento remoto e tutto ciò che è distribuito tramite app: intrattenimento su richiesta, infiniti social media…

La cosa più incoraggiante è che da quello che sento tutto ciò ci sta davvero rendendo tristi. Perché si scopre che in realtà abbiamo bisogno di altri esseri umani e i nostri più grandi conforti provengono dal tempo trascorso in compagnia reciproca e dalle esperienze nel mondo naturale.

La tecnologia ci offre strumenti incredibili per evitare viaggi inutili e inquinanti. Può migliorare l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Ma questi dovrebbero essere strumenti che controlliamo, non uno stile di vita che si accompagna a lavori di sfruttamento a domicilio e sorveglianza inquietante.

D: Cosa ti impedisce di rinunciare alla speranza nella razza umana?

KLEIN: In questo momento sono gli infermieri che sono una luce morale così brillante durante questa crisi. E gli insegnanti, che si stanno impegnando molto per rimanere in contatto con i bambini a cui tengono così profondamente. E i lavoratori di Amazon, che continuano a fronteggiare l’uomo più ricco del pianeta con così tanto coraggio.

Non credo che i vampiri di Washington che stanno usando questa crisi per i loro interessi siano rappresentativi della razza umana nel suo insieme, e questo mi dà speranza.

Qui il testo integrale dell’intervista in inglese.

Quali frutti e verdure sono di stagione in Estate? (VIDEO)

Dom, 05/10/2020 - 17:00

Continuano le interviste di People For Planet a Francesco Beldì, agronomo, per conoscere la stagionalità di frutti e verdure.
In questa puntata parliamo di cosa si può trovare in estate.
Poi siamo andati per strada a vedere quanto ne sa la gente di agricoltura. Sapete come si coltivano le cipolle?

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