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Aggiornato: 1 ora 17 min fa

Le 10 migliori insalatone estive

Dom, 06/16/2019 - 12:30

Quando il caldo asfissiante dell’estate sale e i gli anticicloni africani prendono d’assedio l’Italia, la cucina perde l’aspetto accogliente che ha durante l’inverno. L’idea di accendere il forno pesa quanto una minaccia quindi, mettete da parte sughetti e intingoli perché è arrivato il momento delle fresche insalatone estive.

Mix di verdure invitanti e colorate che danno il pieno di vitamine e sali minerali per superare la giornata. Aggiungendo poi tonno, uova o formaggio e accompagnando il tutto con una fetta di pane, ecco pronto un pasto gradevole ma completo ed equilibrato.

Qui di seguito 10 idee veloci per realizzare le vostre insalate estive lightfrescheveloci.

  1. Insalata caprese: storia, ingredienti e varianti di un piatto tutto italiano

Pomodoro e mozzarella (e basilico), detto e conosciuto anche come capreseinsalata caprese, è un abbinamento tradizionale e diffusissimo nella dieta mediterranea. Due prodotti che formano un incontro di sapori unico.

Che sia classicarivisitata o alternativa, l’insalata caprese ha sempre riscontrato il medesimo successo negli anni, costituendo un piatto onnipresente nei menù delle famiglie italiane, non solo in estate.

2) Insalata champignon: Un’insalata molto semplice da preparare in cui l’ingrediente principale è rappresentato dai funghi champignon. Light e adatta ai vegetariani.

Insalatone per estate – Per il meglio del web di People For Planet

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Ebola: in Congo sta diventando un’emergenza internazionale

Dom, 06/16/2019 - 07:30

L’epidemia è arrivata in Uganda e potrebbe raggiungere anche il Ruanda: l’Organizzazione Mondiale della Sanità deve decidere cosa fare.

Da agosto 2018 una grave epidemia di ebola ha causato quasi 1.400 morti nella Repubblica Democratica del Congo: ora i governi dei confinanti Uganda e Ruanda temono che possa diffondersi nei loro Paesi e stanno prendendo misure per evitarlo.

Martedì 11 giugno l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha detto che l’epidemia è arrivata in Uganda, dove ha provocato martedì la morte di un bambino di 5 anni e mercoledì quella della nonna, di 50. Il bambino, di madre congolese e padre ugandese, era stato con la famiglia nella Repubblica Democratica del Congo dove aveva assistito al funerale di un parente morto di ebola, e poi era rientrato in Uganda lunedì. Il ministro della Sanità ugandese ha detto che dalle analisi del sangue risulta contagiato anche il fratello di tre anni; mostra anche i primi sintomi della malattia, come dolori muscolari, mal di testa, vomito, e si trova in isolamento nell’ospedale di Bwera. Charles Olaro, direttore dei servizi clinici, ha detto che sono tenute sotto osservazione otto persone venute in contatto con la famiglia.

Il dipartimento dell’OMS in Uganda ha detto che lungo il confine «c’è molto movimento per varie ragioni, dagli affari alla ricerca di servizi medici e sociali», cosa che potrebbe contribuire al diffondersi del virus; il governo ha detto che tutte le persone che arriveranno dal Congo saranno controllate. Nel frattempo, ha già vaccinato 4.700 medici e infermieri di 165 diverse strutture sanitarie; circa 3.500 dosi di vaccino sono state spedite nel Paese. L’Uganda era già stata interessata da un’epidemia di ebola nel 2000 e poi di nuovo nel 2012.

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Gli strani casi dell’animo umano: gli haters e i commentatori anonimi

Dom, 06/16/2019 - 02:00

Cara Fronzolina78,
ti scrivo per dirti che non sei sola.
C’è, infatti, una pletora di persone come te, a questo mondo. Che – proprio come te – nascondono la propria identità; ma ritengono fondamentale vomitare le proprie verità assolute in faccia agli altri. Perché la faccia – e il nome – gli altri ce li mettono davvero.
Ma vediamo, cara Fronzolina, quali possono essere i motivi che ti spingono a vergognarti di chi sei ma non di cosa pensi. Il primo passo per uscirne, infatti, è la consapevolezza.

Ecco un decalogo in 7 punti, assolutamente privo di alcun fondamento:

  1. Fronzolina78 ha tanto da dire. E tanto tempo per dirlo. Troppo. Ma ha più da dire di quanto tempo per dirlo. Quindi scrive, ma non rilegge. Se rileggesse, si renderebbe conto di quanto sia antipatica e saccente. Purtroppo, ha già da dire altrove: non è più qui. #fronzolinaintour #fronzolinaincielointerraeinogniluogo
  2. Fronzolina non ha nulla da dire. E tanto tempo per dirlo. Troppo. Allora compensa e punta sulle tinte forti, sui toni alti. #questannovannoicoloripastellofronzolì #neroemarroneperfettocafone 
  3. Fronzolina è del ’78. Dovrebbe cambiare nickname #fronzolona78 #purìosonodel78cmq
  4. Fronzolina si chiama davvero Fronzolina. Allora ha ragione lei. #unaderogaperfronzolina #scusatantofronzolina #jesuisfronzolina 
  5. Fronzolina vorrebbe ma non può. Infatti la sua immagine e il suo nome reale non possono essere impressi su carta: fisica né virtuale. Fronzolina, infatti, è un vampiro. Sicuramente un vampiro energetico. Ignorarla è la chiave migliore. #bastanoninvitarlaacasa #boicottafronzolina
  6. Fronzolina in realtà “è internet”. E produce traffico dati fomentando inutili dibattiti a puro scopo di guadagno economico. Il tutto mentre semina scie chimiche, nutre i coccodrilli delle fogne di New York e ruba a noi 35 euro al giorno per ingrassare un immigrato #lateoriadelcomplotto #fronzolinakaisersoze #ilfronzolinonero
  7. Fronzolina non ha scusanti. Che sia triste, sola, addirittura nel giusto o solo frustrata, Fronzolina è affetta da una brutta dipendenza. Ha bisogno dell’adrenalina del sentirsi più forte, di nutrirsi del suono della propria voce e i quell’effimero istante in cui – tronfia – si considera migliore di tutti gli altri. Può essere compresa e sostenuta, solo se decide di smettere. Fronzolina: fa’ la brava, a mamma. #piantala #senzafronzolini

“Ciao, sono Fronzolina78. E non commento un post, con insulti, da ben 72 ore”
#forzafronzolina #siamotutticonte

A scuola di biodiversità con due scienziati

Sab, 06/15/2019 - 21:30

Un naturalista e un ricercatore saranno in sala Lucio Fontana lunedì 17 giugno per discutere sulla biodiversità e perché sia così importante per l’uomo.

Aumento delle temperature, siccità e innalzamento del livello del mare sono solo alcuni degli effetti che gli scienziati associano al cambiamento climatico. Tra questi rientra anche l’estinzione di massa di molte specie animali e vegetali.

Lo spettacolo della biodiversità trasforma molti luoghi in località mozzafiato, ma la sua funzione si limita soltanto a questo? Un ricercatore e uno zoologo saranno a Comabbio proprio per spiegare come la varietà delle specie non sia solo bella da vedere, ma sia in realtà un fattore fondamentale per la sopravvivenza dell’essere umano.

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La cannuccia commestibile marchigiana per dire no alla plastica monouso

Sab, 06/15/2019 - 16:30

L’Europa ha finalmente dichiarato guerra alla plastica. Entro il 2021 quella monouso scomparirà per sempre; non si vedranno più in circolazione diversi oggetti che finora sono stati parte della nostra quotidianità quali piatti, posate, cannucce, bastoncini cotonati, mescolatori per bevande. 

UNA COOPERATIVA MARCHIGIANA HA PENSATO ALLA CANNUCCIA COMMESTIBILE. Il processo di addio è già cominciato: la Puglia, ad esempio, è la prima regione italiana a vietare l’utilizzo della plastica in spiaggia. Si tratta di una rivoluzione in piena regola, decisamente necessaria. Ma ovviamente ci si sta ponendo il problema delle alternative. In che modo saranno sostituiti tutti i prodotti messi al bando? Servono risposte. E la Cooperativa Campo di Fossombrone nelle Marche, che opera nel settore dell’agricoltura biologica e commercializza soprattutto pasta, ha già dato la sua: una cannuccia commestibile.

La cannuccia da mangiare marchigiana si chiama Canù ed è a base di riso e mais, gluten free e quindi adatta anche ai celiaci. È inoltre priva di OGM nonché completamente biodegradabile. 

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Il mare ci fa bene, ci rende belli e più felici

Sab, 06/15/2019 - 12:35

Lʼaria, il sole e il colore blu sono un vero toccasana per il corpo e per lo spirito. Lo abbiamo sperimentato tutti, soprattutto se viviamo in una grande città: basta trascorrere un breve weekend in riva al mare per tornare a casa con un bel colorito, un aspetto più sano e più tonico, e l’umore disteso e sollevato. Non è solo merito del riposo: la luce solare ha effetti positivi sull’umore e il mare è una fonte immensa di benessere e di virtù positive. Lo dice anche la scienza.

FELICI NEL BLU – Un libro pubblicato qualche anno fa, intitolato Blue Mind – Mente e acqua, di Wallace J. Nichols, ha raccolto i risultati di numerosi studi scientifici realizzati nell’arco di un decennio, in base ai quali la vicinanza all’acqua favorisce il rilascio nel cervello di dopamina, serotonina e ossitocina, universalmente considerati come i neurotrasmettitori della felicità e del benessere. L’acqua ci riporta al nostro stato naturale, come eravamo nel grembo materno: anche semplicemente osservare un paesaggio marino in fotografia favorisce il rilassamento a livello subconscio; il fatto di trovarsi vicino all’acqua (e ancora meglio immersi in essa) migliora la capacità di attenzione; il colore blu, infine, genera serenità e sollievo ed è indicato dalla maggioranza di persone come il proprio colore preferito.

IL MARE RIGENERA – Una bella nuotata tra le onde, una passeggiata sulla battigia o con l’acqua che arriva alle caviglie, o anche semplicemente stare immersi fino alla vita lasciandosi massaggiare dal movimento dei flutti: sono le cose che facciamo di abitudine in una giornata in spiaggia, ma in pratica abbiamo ripercorso tutti i passaggi di una sessione in palestra e in centro benessere: lo sport, un’attività a basso impatto, l’idromassaggio. Con in più la possibilità di godere dei benefici del sale marino, assorbito dalla nostra pelle. Insomma, la spiaggia può diventare una fantastica spa a cielo aperto, all’insegna della natura.

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Bambini e smartphone, i consigli dei pediatri: fate sport all’aria aperta

Sab, 06/15/2019 - 09:00

Il tema bambini e smartphone è a dir poco cruciale ed è importante conoscere i consigli dei pediatri per conoscere i rischi a cui si va incontro con l’uso non controllato di telefonino e tablet nei piccoli.

 La SIPPS (Società Italiana Pediatria Preventiva e Sociale) si è soffermata sul tema e ha diramato una nota che aiuta a gestire meglio l’uso dei dispositivi elettronici nei bambini. Una giuda pratica in 5 punti che ogni genitore dovrebbe tenere presente. Si tratta di indicazioni che possono prevenire la dipendenza da smartphone e alcune patologie che si possono sviluppare in età più avanzata, oltre ai rischi più estremi come l’autoreclusione in casa (il fenomeno dell’hikikomori). Sono consigli che hanno molto a che fare con lo stile di vita di cui parliamo spesso: non a caso i primi due riguardano l’importanza dello sport (del gioco e del movimento) e del fatto di stare all’aria aperta, cosa che porta benefici immensi su molti aspetti, dallo sviluppo di nuove competenze, affinamento della mobilità, del problem solving e un generale miglioramento della salute. […]

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale suggerisce cinque semplici ma efficaci regole per il periodo estivo, ma che in realtà, adattandole stagione per stagione, sono valide per tutto l’anno.

1. Sport, gioco e movimento
Sin dai primi anni d’età e ancor più negli adolescenti, favorire il più possibile il movimento, la socializzazione e le attività di gioco che prevedono un’interazione diretta e non virtuale: utile, per esempio, l’iscrizione a un centro estivo o a un corso sportivo;

2. Stare all’aria aperta
Incentivare la permanenza all’aria aperta, naturalmente con la necessaria protezione nei confronti dell’esposizione al sole e con gli opportuni accorgimenti di sicurezza in relazione al luogo e alle attività

3. Dare un ritmo alle giornate
Impostare le giornate in maniera regolare: la mancanza di impegni consente certamente di alzarsi più tardi del solito, ma non giustifica un’anarchia dei ritmi, e la durata fisiologica del sonno va assolutamente rispettata

La rivincita di Francesco Di Stefano su Mediaset

Sab, 06/15/2019 - 07:39

La notizia è che dal primo settembre debutterà Fly Hd, una nuova tv pay per view di proprietà di Francesco Di Stefano, meglio noto per Europa7 e la ventennale battaglia legale contro Mediaset. Al tempo, primi anni 2000, Jacopo Fo lo ribattezzò “l’uomo che faceva dormire Berlusconi”.

La storia in breve

Siamo nel 1999, il governo D’Alema mette sul mercato otto frequenze televisive nazionali. Alla gara partecipano Mediaset, Telemontecarlo e le sconosciute Europa7 ed Europa7 Plus, di proprietà dell’imprenditore abruzzese Francesco Di Stefano. Che ne vince 2. Purtroppo però le frequenze sono occupate da due reti Mediaset “eccedenti”.
Scrive Business Insider: “Lo spazio non venne mai assegnato dal governo che ribaltando il risultato della gara pubblica, permise la prosecuzione delle trasmissioni analogiche da parte delle ‘reti eccedenti’ Rete4 e Tele+Nero”.
Seguono anni di battaglie legali, Di Stefano vince i processi ma le sentenze rimangono lettere morte ed Europa7 non riesce mai ad andare in onda.
Nel 2003 Franca Rame, Dario Fo e Jacopo Fo iniziano a raccontare questa storia: qui un articolo di Jacopo sul Fatto Quotidiano.
Nel 2012 l’epilogo: Di Stefano ottiene dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo un risarcimento danni di una decina di milioni di euro, a fronte di investimenti di centinaia di milioni e, al tempo, 13 anni di lavoro buttati.

Ora che l’Antitrust è recentemente intervenuta sul tema della “concorrenza sul mercato della pay-tv” allargando il mercato delle tv a pagamento, Fly Hd di Francesco di Stefano potrà finalmente andare in onda.
Otto canali, si legge in un comunicato, saranno dedicati ai film in prima visione tv delle più importanti major internazionali, mentre un canale musicale verrà riservato ai grandi Eventi nazionali ed internazionali.
I film “current”, cioè usciti al cinema da almeno 3 mesi, saranno fruibili in Pay per View senza l’obbligo di abbonamento mensile.
Chi vorrà vedere Fly Hd da smartphone e tablet avrà a disposizione un nuovo sistema che non utilizza la connessione dati a internet e riduce al minimo il consumo della batteria (tecnicamente si chiama Dongle).

Ironia della sorte: la piattaforma Fly Hd sfrutterà l’infrastruttura tecnica di trasmissione R2 di Mediaset.

http://www.flyhd.it/

Fonti:

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2019-05-23/di-stefano-europa-7-punta-sua-pay-tv-r2-rivale-mediaset-184512.shtml?uuid=ACCctwH&refresh_ce=1

https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/europa7-pagheranno-tutto/389480/

Di Stefano si prende la rivincita su Mediaset: 20 anni dopo la battaglia con Rete 4, l’Antitrust lo manda in onda sul Biscione

Foto copertina: ©MARCO MARIANELLA, 05/02/2008

Perché sulla corrispondenza tra carceri italiane e detenuti stranieri si danno i numeri

Sab, 06/15/2019 - 02:46

La popolazione carceraria in Italia è di 58.745 persone. 19.860 sono stranieri, il 33% del totale. Gli italiani sono 55.445.550, quindi c’è un detenuto italiano ogni 1425.  Gli stranieri sono 5.144.440, quindi c’è un detenuto straniero ogni 259. Periodicamente circolano statistiche a sostegno della tesi che a delinquere, in Italia, siano in netta maggioranza gli stranieri. “I numeri non sono razzisti”, spiega con il dito alzato il giornalista e il politico di turno. Perché le statistiche abbiano senso, occorre disporre di basi decenti per comprendere la statistica, così si scoprirebbe che la popolazione carceraria è composta in grande maggioranza da determinate fasce anagrafiche e di reddito. Tutti gli immigrati rientrano in queste fasce, gli italiani, ovviamente, no.
Chiunque non sia in malafede dovrebbe sapere che è piuttosto sciocco confrontare un campione omogeneo con uno disomogeneo. Se si usano i dati in questo modo, allora è lecito dire che gli stranieri ci rendono ricchi perché nonostante siano l’8% della popolazione producono il 9% del Pil, e pagano le pensioni agli italiani, perché versano in contributi 5 miliardi in più di quanto non ne prendano come pensioni. Discorsi sciocchi sulla base di un utilizzo sciocco delle statistiche. La premessa necessaria per cercare di chiarire se c’è un rapporto tra criminalità, carcere e immigrazione è campionare gli italiani nello stesso modo con cui si campionano gli stranieri.  

In uno studio assai approfondito e pubblicato nel 2016, Francesco Palazzo, docente di Diritto penale all’università di Firenze, sottolinea che la maggiore concentrazione di detenuti stranieri si spiega anzitutto col fatto che i condannati stranieri «hanno una maggiore difficoltà ad accedere alle misure alternative al carcere», sia perché non possono permettersi una difesa diversa da quella d’ufficio, sia perché talvolta non dispongono nemmeno delle condizioni necessarie per ottenere tali misure, dal momento che condizioni necessarie affinché un condannato ottenga libertà vigilata, arresti domiciliari, eccetera, sono l’avere una casa e un lavoro stabile. Inutile sottolineare quanti, di questi immigrati, non dispongano né dell’una né dell’altra.

C’è poi un altro distinguo da fare. Stando a uno studio di Confcommercio, il 70% dei reati commessi dagli stranieri si attribuisce a persone che si trovano irregolarmente sul territorio italiano, ovvero senza regolare documento. L’ultima volta che il Ministero degli Interni ha fornito in ambito giuridico-penale dati scorporati, suddividendo tra immigrati regolari e irregolari, è stato nel 2005. Se incrociamo i dati di Confcommercio con quelli divulgati nel 2007 dal ministero degli Interni (visionabili qui) per cui l’80% degli stranieri arrestati per reati gravi era composto da persone irregolari in Italia, e quelli relativi allo studio condotto nel 2013 dalla Rodolfo Debenedetti Foundation, per cui il 90% degli stranieri che si trovavano nelle carceri italiane erano degli irregolari, capiamo la direzione, intuiamo la tendenza. Non possiamo, però, definire la correlazione tra l’essere stranieri e il compiere reati, né tantomeno possiamo indicare una preciso un metodo di classificazione  tra la condizione di irregolarità, o clandestinità, che dir si voglia, e la probabilità di commettere reati, anche perché conosciamo i numeri degli stranieri irregolari arrestati, incriminati e denunciati, ma ignoriamo quanti siano gli irregolari in totale. Si era detto 600mila, poi 90mila.  Al termine della riunione su sicurezza, terrorismo e immigrazione tenutasi in aprile al Viminale, il ministro dell’Interno ha detto che il numero di migranti irregolari stimati nel nostro paese è di circa 90mila:

“Dal combinato dei dati degli ultimi 4 anni e mezzo emerge che in Italia si ha una clandestinità di 90mila soggetti massimo, essendo pessimisti. Il numero di irregolari che si stima siano presenti sul nostro territorio è molto più basso anche rispetto a quanto potessi presumere”.

C’è infine uno studio piuttosto autorevole e condotto nel 2009 dal Centro Studi e Ricerche Idos insieme a Redattore Sociale. Emerge che fra le 550.590 denunce a persone note presentate nel 2005 e alle quali sono seguite azioni giudiziarie, soltanto 37.709 erano rivolte contro stranieri regolarmente residenti.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Al via la Campagna “Io accolgo”

Ven, 06/14/2019 - 19:00

La Campagna “Io accolgo”, promossa da 42 organizzazioni sociali italiane ed internazionali, vuole dare la visibilità che meritano a tutte quelle esperienze diffuse di solidarietà che contraddistinguono il nostro Paese: dalle famiglie che ospitano stranieri che non hanno più un ricovero alle associazioni che organizzano corridoi umanitari per entrare nel nostro Paese, dai tanti sportelli legali e associazioni di giuristi che forniscono gratuitamente informazioni e assistenza ai migranti, a chi apre ambulatori in cui ricevere assistenza sanitaria gratuita, a chi coopera a livello internazionale per accompagnare le migrazioni forzate e ridurre l’insicurezza umana nei paesi di origine e transito. Centinaia di esperienze diverse che la Campagna vuole mettere in rete, perché vengano condivise e riprodotte, perché finalmente vengano conosciute, se ne dia notizia, l’opinione pubblica ne prenda consapevolezza.

È quella parte grande del nostro Paese – singoli cittadini e cittadine, nuclei familiari, enti locali, studenti, insegnanti, organizzazioni nazionali e territoriali, laiche e religiose – che non si arrende alla barbarie di un mondo fondato sull’odio e sulla paura, che crede nei principi della Costituzione, dei diritti uguali per tutti, della solidarietà. Soggetti che quotidianamente agiscono per mitigare i danni di una legislazione, di politiche e di comportamenti istituzionali che condannano i migranti a morire in mare, che chiudono i porti, che cancellano esperienze di accoglienza, come gli Sprar, gettando per strada migliaia di richiedenti asilo e rifugiati, anche vulnerabili, privati così della loro dignità e del diritto ad accedere ai servizi sociali.

La Campagna prevede anche iniziative di mobilitazione, per aprire vertenzeche inducano le Istituzioni ad assumersi la responsabilità dell’accoglienza e dell’integrazione, cancellando le scelte discriminatorie e contrastando gli effetti perversi del Decreto sicurezza bis, ancora più repressivo del precedente, sia sul fronte dei salvataggi in mare che della persecuzione dei migranti, dando il via libera a intercettazioni e utilizzo di agenti sotto copertura per impedirne l’arrivo e controllarli se nel Paese.

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EcoFuturo Tv: ottava puntata

Ven, 06/14/2019 - 15:56

In questo episodio Licia Colò ci parla di mobilità sostenibile; il professor Valerio Rossi Albertini ci presenta i vantaggi del freno magnetico; un servizio sul progetto Restart che in Sicilia punta al recupero delle persone svantaggiate attraverso il recupero delle terre; Jacopo Fo ci parla, illustrandolo con la sua penna, di risparmio energetico nell’illuminazione pubblica; un estratto del film “Sogni Comuni” realizzato dall’Associazione Comuni Virtuosi; Lucia Cuffaro ci spiega come autoprodurre una pizza senza glutine dalla farine di ceci; un servizio di Italia Che Cambia su Exe, il primo Data Center ecologico in Italia; Michele Dotti ci invita a riflettere sull’informazione, risolvendo il cubo di Rubik bendato in soli 10 secondi; un servizio su PEF, fornitore di energia da fonti rinnovabili; Sergio Ferraris ci accompagna in una riflessione sulla mobilità sostenibile; Fabio Roggiolani analizza i vantaggi delle ecotecnologie presentate in questa puntata.

Feeling Felt

Ven, 06/14/2019 - 15:55

Feeling Felt è il brand di design ecosostenibile che unisce la qualità Made in Italy all’ecosostenibilità dei materiali innovativi a basso impatto ambientale, riciclati e riciclabili.

Dopo un anno di sperimentazioni e di ricerche, la startup ha lanciato la sua prima linea urban, che comprende zaini, custodie per laptop e portachiavi. Le 5 varianti colore dei modelli sono ispirate a 5 razze animali a rischio di estinzione a causa dell’inquinamento da plastica.

Una volta giunti a fine vita, i prodotti Feeling Felt vengono raccolti dalla stessa azienda, per essere riciclati e rigenerati in nuovi tessuti”, ha affermato Francesca Cruañes Rossini, CEO di Feeling Felt, in occasione del loro intervento sulla Circular Economy durante la Milano Design Week.

Feeling Felt nasce da una passione per il design e la creatività, ma soprattutto dalla voglia di prendere parte attivamente alla lotta al cambiamento climatico e all’inquinamento da plastica.

L’obiettivo di Feeling Felt è quello di creare una valida alternativa d’acquisto, nel pieno rispetto del Pianeta, affrontando proattivamente un problema che non è più possibile ignorare. La prima collezione di prodotti è realizzata con feltro ricavato al 100% dal riciclo di bottiglie di plastica ed ecopelle vegetale riciclabile. Ogni zaino prodotto rimette in circolo circa 10 bottiglie di plastica. Ogni custodia, sette.

La collezione è già disponibile su Kickstarter.

DISCLAIMER
La sezione “Consigli per gli acquisti” ospita tramite il metodo dell’affiliazione prodotti ritenuti validi da People For Planet e che pensiamo possano risultare interessanti anche per i nostri utenti. Per questo servizio People For Planet riceve un compenso in denaro dalle imprese presenti nella sezione senza che questo comporti maggiorazioni di prezzo per l’utente che acquisti.

I mozziconi di sigaretta sono la più grande fonte di inquinamento degli oceani

Ven, 06/14/2019 - 15:30

Quando si parla di lotta all’inquinamento si sentono spesso nominare bottiglie di plastica, cannucce, buste per la spesa… ma sapete qual è il rifiuto che vanta più unità disperse in natura? Si tratta dei mozziconi di sigaretta, derivanti dai 5,5 miliardi di sigarette che gli uomini fumano ogni anno nel mondo.

Consideriamo, per avere un’idea, che una singola associazione di volontari, la Ocean Conservancyha raccolto negli ultimi 30 anni circa 60 milioni di mozziconi sulle spiagge di tutto il mondo. Ma cosa succede ai filtri che non abbiamo la fortuna di raccogliere?

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Vivi la tua estate, che poi magari muori

Ven, 06/14/2019 - 14:34

L’estate ha bisogno del giusto rullo di tamburi che le faccia da prodromo e quest’anno mi auguro glielo fornisca la canzone di Romina Falconi commissionata dalla Taffo – la prima, cantante fuori contesto con la giusta dose di voglia di divertimento e il coraggio per reclamarla, ha raccontato in passato, con ironia e disincanto, la verità che nessuno vuole conoscere sul sesso; la seconda è una agenzia di pompe funebri atipica, celebre per il suo marketing originalissimo e la sua presenza costante sui social media.

La canzone della bella stagione si intitola “Magari muori”, cammina senza paura sul filo sottile della ambiguità, lo spazio artistico della nostra vita dove accadono le cose migliori, oscillando tra un austero memento mori e una più pragmatica speranza che l’ascoltatore se ne vada presto al creatore. In mezzo c’è tutto ciò che conta. C’è la musica con il ballo e il sudore che gli sono necessari. C’è l’audacia irrinunciabile (Dille che l’ami anche se è impegnata / cos’è mai una rissa di fronte alla vita) che va ricordata ad una nazione che si infatua degli smidollati scambiandoli per furbi, che nei licei insegna il multiforme ingegno di Ulisse, con i suoi trucchi e i suoi viaggi, ma sorvola sempre sullo scontro finale e cruento contro i Proci, senza il quale non esisterebbe alcuna Odissea.

È emblematico che a celebrare la vita, in un mondo imbottito di associazioni pro-life a difesa delle istituzioni, sia il connubio tra una cantante di porn groove e una società di becchini, due estremi entrambi invisi alla società. Il meglio di quanto ci accade nel tempo che ci è dato vivere si muove in questo intervallo che intercorre tra la scoperta e la sperimentazione senza remore del proprio corpo (che la canzone ci invita a restituire al cielo usurato, in segno di gradimento) e la presa di coscienza dell’invalicabilità della fine dell’esistenza. In questa terra di mezzo è richiesto padroneggiare l’ironia che serve a renderci sorridenti lungo il nostro cammino, a cantare intensamente per un tempo non più lungo di una stagione soleggiata, col ghigno che Camus immaginava sulla faccia del mitico e sorridente Sisifo mentre scalava la vetta del suo nuovo ed eterno supplizio.

Poi c’è l’odio che, difronte alla prospettiva comune di una cassa zincata che galleggia sotto il cielo agostano, assume un valore quasi lirico. Sui banchi di scuola ci hanno immersi troppo a lungo nei concilianti romanzi manzoniani e troppo brevemente nei meravigliosi versi di Archiloco, il poeta greco che cantò le notti di sesso cocente con la sua promessa Neobule e compose poi contro di lei straordinarie invettive, mentre le insidiava senza vergogna la sorella minore. Sulla bara fluttuante che ci attende tutti è concesso odiare i violenti, nel tempo che ci rimane prima di sostare sotto un cipresso.

Scrisse un giorno Christopher Hitchens nel suo Consigli a un giovane ribelle: «Guàrdati dall’irrazionale, per quanto seduttivo. Rifuggi dal “trascendente” e da tutti quelli che invitano a subordinarti o annientare te stesso. Diffida della compassione; preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante o egoista. Immàginati tutti gli esperti come se fossero mammiferi. Non essere mai spettatore dell’ingiustizia o della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti dànno; la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere».

E goditi la vita. Che poi magari muori.

10 accessori fatti con materiale di riciclo per aiutare l’ambiente

Ven, 06/14/2019 - 12:00

Dalle infradito in sughero recuperato dai tappi alla borraccia fatta di carta riciclata fino ad arrivare ai taccuini composti di sterco di panda, ecco 10 oggetti ecosostenibili che danno nuova vita alla spazzatura.

  1. La prima scarpa impermeabile realizzata con plastica riciclata

Si chiama Via ed è la prima scarpa totalmente impermeabile realizzata con plastica riciclata, recuperata dagli oceani. Ogni scarpa contiene circa 30 grammi di plastica di recupero. A lanciare questo prodotto bello e buono (è il caso di dirlo) è stato Via Lab Design, un team di designer e ingegneri statunitensi che è riuscito a mettere a punto una membrana speciale. Realizzata grazie alla nanotecnologia, è in grado di bloccare totalmente la penetrazione dell’acqua (e della sporcizia in generale). Anche immergendo i piedi nell’acqua, con queste scarpe non entrerà nemmeno una goccia di umidità. E nonostante siano waterproof al 100%, le scarpe Via garantiscono una buona aerazione del piede grazie ai materiali traspiranti di cui è composta la tomaia. Il modello attualmente in vendita è disponibile in due colorazioni, grigio chiaro e grigio scuro. Ma chi volesse altre nuance, sappia che è partita da poco la raccolta fondi su Kickstarter per produrre anche la versione in beige (in pre-order a 99 dollari).

Fonte immagine: CORRIERE.IT

2) Lo zaino fatto di materiali di recupero degli interni di auto

Il Continew Backpack è lo zaino da cui è partita la vera e propria mission della startup omonima, la Continew. Una missione virtuosa che consiste nel produrre zaini (e adesso anche borse, borselli, portafogli etc.) partendo da un materiale di recupero derivato dagli interni delle automobili in disuso. Tessuto tecnico, pellame e rifiniture varie provengono quindi dagli abitacoli delle auto abbandonate in discarica, immettendo i prodotti firmati Continew in un ciclo (e riciclo) virtuoso. Perfino gli airbag delle auto diventano preziosa materia prima per gli zaini e le borse di questo marchio inglese che ha provato a imporsi sul mercato l’anno scorso, lanciando una raccolta fondi su Kickstarter, e oggi è già una realtà commerciale solida. Prezzo: 253 sterline.

Fonte immagine: CORRIERE.IT

3) La carta fatta con le feci di panda

Carta riciclata non significa solo carta che proviene da altra carta già utilizzata. Ci sono tanti modi per riciclare la carta e uno tra i più bizzarri è quello di produrla a partire dalle feci animali. Si tratta di una pratica antichissima dello Sri Lanka, inizialmente riguardante solo lo sterco degli elefanti. Ma in realtà tante altre feci sono particolarmente adatte per essere impiegate nel processo che porta ad avere un foglio bianco su cui scrivere. L’importante è che l’animale in questione sia erbivoro e non carnivoro, non tanto per la qualità della carta ma piuttosto per l’odore che potrebbe emanare. A intendersi parecchio di “carta fecale” è il marchio thailandese PooPooPaper, un brand di “alternative paper” che ricicla diverse tipologie di sterco per impiegarle nella produzione di carta. C’è la Cow PooPooPaper (fatta a partire dalle feci della mucca), la varietà Horse (di cavallo), Donkey (di asino), Moose (alce americano) e di tanti altri mammiferi erbivori, elefante compreso ovviamente. Tra le varietà di PooPooPaper più curiose, c’è quella in cui si trovano tracce di bambù, ossia quella prodotta a partire dallo sterco di panda. Tutte le carte composte di materia fecale animale vengono prodotte al 25% con normale carta di scarto e al 75% con lo sterco. Un sistema anti-odore brevettato permette di utilizzare senza storcere il naso taccuini, bloc-notes e diari del genere anche a chi ha un olfatto sopraffino perché il cattivo odore tipico delle feci viene completamente eliminato. Prezzo di un taccuino di Panda PooPooPaper: 10 dollari.

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Dalle Filippine la legge più green di sempre: piantare alberi per laurearsi

Ven, 06/14/2019 - 11:46

[Fonte:  Filippine, il ricatto più ‘green’ al mondo approvato dal governo. “Vuoi laurearti? Pianta 10 alberi”]

Approfondiamo con la stampa nazionale:

Gli studenti delle Filippine, per potersi laureare, dovranno piantare almeno 10 alberi dalle elementari fino all’università. Nel paese asiatico è stata appena approvata una nuova legge che potrebbe portare alla piantumazione di 525 miliardi di alberi in una generazione.

Il firmatario di questa norma a tutela dell’ambiente è il leader del partito Magdalo, Gary Alejano, che ha spiegato così le sue ragioni: “Con oltre 12 milioni di studenti delle elementari, quasi 5  milioni di studenti che si diplomano e quasi 500.000 che si laureano ogni anno, questa iniziativa, se attuata correttamente, garantirà che almeno 175 milioni di nuovi alberi vengano piantati ogni anno”.

I nuovi alberi saranno piantati in determinate aree urbane, foreste, aree protette e campi militari. Per quanto riguarda la scelta delle piante, questa si baserà su parametri come località, clima e topografia dell’area. Verrà data preferenza a quelle indigene. Continua a leggere [Fonte: TPI.IT “Vuoi laurearti? Prima devi piantare 10 alberi”: nuova legge approvata in filippine a tutela dell’ambiente. Di Beatrice Tomasini

RIFORESTARE IL MONDO – Riforestazione: è questa la parola d’ordine che si mette in campo di fronte ai problemi legati al cambiamento climatico e alla deforestazione per motivi economici che affligge buona parte del Pianeta. Si tratta anche di una pratica che sta prendendo piede nelle attività di utilizzo della biomassa, come l’uso della legna da ardere, l’estrazione della polpa di cellulosa per la carta e altre attività che prevedono lo sfruttamento del legno.

In Svezia, per esempio, dove vi sono imponenti foreste utilizzate a livello industriale, la legge impone la piantumazione di tre alberi ogni volta che se ne abbatte uno; in Italia, grazie a misure di protezione che vanno avanti da decenni, nell’ultimo secolo la superficie boschiva è raddoppiata (dati Ispra) e il 33% del nostro territorio è coperto da boschi. Si tratta di un quadro positivo che coinvolge anche altri paesi industrializzati e che tuttavia non è ancora sufficiente a invertire la tendenza inversa a livello mondiale: la diminuzione dei territori boschivi interessa quattro miliardi di ettari di foreste: nel solo 2016 sono stati abbattuti 29,7 milioni di ettari di foreste (quanto tutto il territorio italiano) con gravi effetti sulla biodiversità, sui cambiamenti climatici (le foreste sono uno dei grandi “sequestratori” di CO2 dall’atmosfera), e sull’inquinamento anche a livello locale (le piante sono in grado, in parte, di assorbirlo e renderlo innocuo). A livello mondiale la deforestazione avanza e uno studio del 2017 sulla rivista Science Advances ha verificato che, solo tra il 2000 e il 2013, la superficie delle foreste primarie è diminuita del 7,2% in tutto il Pianeta. Continua a leggere [Fonte: PEOPLEFORPLANET “Riforestare il mondo”. Di Sergio Ferraris ]

LE EMISSIONI CI STANNO UCCIDENDO: LA SUPERPIANTA MANGIA-CO2 CI SALVERÀ? Piante più efficienti per arginare i cambiamenti climatici. La maggior parte delle strategie volte ad arginare i cambiamenti climatici e a diminuire le emissioni nocive sottintende una modifica dei comportamenti umani che li renda più sostenibili e rispettosi del Pianeta. Secondo i ricercatori del Salk Institute for Biological Studies (California) è possibile però farci dare un aiuto anche dalla stessa natura che stiamo distruggendo. In particolare, una Superpianta con una particolare efficacia di assorbimento della Co2 potrebbe essere un formidabile asso nella manica.

Effettivamente è un paradosso: l’essere umano genera CO2, distrugge foreste millenarie, devasta interi ecosistemi, pone a rischio la sua stessa specie e poi cerca un supporto nelle piante per rimediare! Al Salk Institute la chiamano “Ideal Plant” e la sua azione andrebbe comunque a sommarsi alle altre strategie di mitigazione che intanto dovremo necessariamente mettere in atto. Insomma, non basterà certo una Superpianta a rimediare a decenni di danni…
I ricercatori sono partiti dal fatto che le piante assorbono CO2 e la immagazzinano; una parte finisce nel terreno, dove resta per millenni. Ma ormai la quantità di Co2 che riversiamo nell’atmosfera è troppa perché ci sia una compensazione, la Terra è satura. Perché allora non immaginare piante in grado di assorbire più CO2 e di immagazzinarla per altri secoli?

Dal Salk Institute, il biologo Wolfgang Busch spiega così quella che potrebbe sembrare una forzatura: «Non stiamo provando a far fare alla piante qualcosa che già non fanno, stiamo solo tentando di migliorarne l’efficienza per poterle utilizzare allo scopo di arginare i cambiamenti climatici». Così è nata la Harnessing Plants Initiative, che ha come scopo quello di creare “ideal plants” che hanno bisogno di meno fertilizzanti, producono frutti per sfamare il mondo e intanto ci aiutano a immagazzinare la CO2 nel profondo del terreno. Continua a leggere [Fonte: PEOPLEFORPLANET Le emissioni ci stanno uccidendo: la Superpianta mangia-CO2 ci salverà? Di Anna Tita Gallo]

ReFoodgees e Roma Salva Cibo

Ven, 06/14/2019 - 10:43

Roma Salvacibo si occupa di recuperare i prodotti freschi invenduti nel Nuovo Mercato Esquilino di Roma e ridistribuirlo gratuitamente a chi ne ha bisogno, questo grazie al lavoro dei ReFoodgees, la squadra di ragazze e ragazzi che si occupa di girare banco per banco e raccogliere la merce.
Quanto cibo sprechiamo in Italia? Leggi qui https://www.peopleforplanet.it/tag/spreco-cibo/

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Quasi due milioni di persone in Italia usano il Car Sharing

Ven, 06/14/2019 - 07:30

Nell’anno appena passato 1 milione e 800 mila italiani si sono iscritti a un servizio di car sharing, e i numeri continuano a salire. Lo ha reso noto Aniasa, l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici, nel suo ultimo rapporto. I numeri sono relativi al 2018 e segnalano una sempre maggior propensione degli italiani a non acquistare un’auto di proprietà ma a scegliere varie tipologie di noleggio.

Il car sharing

Un capitolo del rapporto è dedicato al car sharing, un settore ormai consolidato e in crescita. Rispetto al 2017, a fronte di una flotta di auto disponibili rimasta stabile a 6.600 unità, il numero di noleggi è salito di circa il 27%. Milano e Roma si confermano le città in cui viene utilizzata maggiormente l’auto condivisa con 9,5 milioni di noleggi, oltre l’80% del totale.

Le auto in sharing vengono usate dai quasi due milioni di italiani che hanno deciso di scegliere questo modo di muoversi sia per lavoro che per esigenze private, in tutti gli orari della giornata, anche se c’è un picco nell’orario di punta della sera.

L’utilizzatore medio è uomo (63% del totale, ma l’utenza femminile è in aumento) e ha poco più di 35 anni.

L’impatto sull’ambiente

Aniasa commenta così l’impatto sull’ambiente di questi numeri: «Le vetture in locazione (tutte Euro 6) oggi possono contare su emissioni decisamente ridotte rispetto a quelle del parco circolante nazionale, tra i più anziani d’Europa: meno della metà (se a benzina) e due terzi (se diesel) in meno di monossido di carbonio, il 50% in meno di ossido di azoto e -70% di emissioni di idrocarburi incombusti».

Si può fare di più

L’associazione di settore lancia però anche un avvertimento: «I dati testimoniano l’inarrestabile evoluzione della mobilità italiana con il graduale passaggio dalla proprietà all’uso dei veicoli», dichiara il Presidente ANIASA – Massimiliano Archiapatti «anche se il clima di incertezza economica e il quadro politico degli ultimi mesi stanno rallentando questa spinta innovativa». L’associazione apprezza la volontà di aggiornare il codice della strada, ma critica le politiche fiscali e di assicurazione che non agevolano chi vuole passare – in generale – a un’auto a noleggio, e questo vale anche per le aziende.

«Lascia particolarmente delusi la recente richiesta alla UE di tenere fermo al 40% per altri tre anni il regime di detraibilità dell’IVA per le auto aziendali. Una nuova beffa per le aziende italiane, che si devono misurare ogni giorno con i concorrenti europei, agevolati da una detraibilità del 100%, oltre che da una maggiore deducibilità dei costi di mobilità», conclude Archiapatti.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Come la soia è diventata un problema ambientale globale

Ven, 06/14/2019 - 07:15

Il mercato mondiale della soia mette in pericolo l’ambiente, e ora anche i dazi di Trump complicano la situazione: i numeri del problema delle colture di soia in Amazzonia e nel Cerrado brasiliano

Agricoltura, e silvicoltura sono i responsabili di un quarto delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. L’anno scorso, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) ha chiarito che le emissioni nette di gas serra antropogeniche dovranno diminuire del 25% entro il 2030 e raggiungere lo zero netto entro il 2070, se l’umanità vuole evitare che la temperatura globale superi i 2°C. Sorprendentemente, per farlo dovrà anche limitare il consumo di soia. La coltura è il secondo driver agricolo di deforestazione, dietro all’allevamento del bestiame.

Di recente anche consumatori e investitori si stanno interrogando sul reale impatto della soia sulla deforestazione.

Utilizzata principalmente per la produzione di mangimi e olio da cucina e biodiesel, la sua produzione è in gran parte concentrata nelle regioni del Sud America, dove le piantagioni hanno invaso alcuni tra gli ecosistemi più a rischio. Più di un milione di chilometri quadrati di terreni agricoli in tutto il mondo sono occupati da colture di soia. Secondo dati Wwf, Stati Uniti, Brasile e Argentina producono l’80% della soia a livello mondiale e la domanda è aumentata di 15 volte rispetto agli anni Cinquanta. La Cina è lo stato che importa più soia nel mondo e la domanda continua ad aumentare.

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Semafori intelligenti per la città del futuro

Gio, 06/13/2019 - 21:30

I pulsanti pedonali per l’attraversamento stradale sono destinati ad essere un ricordo del passato. Nei casi in cui siano realmente funzionanti e non solo “bottoni placebo”, potrebbero presto lasciare il porto ai semafori intelligenti dell’Università Tecnologica di Graz. Qui infatti un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Computer Graphics and Vision ha sviluppato un innovativo sistema di telecamere interconnesse, che riconosce l’intenzione dei pedoni di attraversare la strada, facendo scattare automaticamente il verde.

Frutto di un progetto di ricerca durato tre anni in collaborazione col Dipartimento Comunale 33 di Vienna, i nuovi semafori intelligenti sono in grado di rilevare tutte le persone all’interno di un’area di 8×5 metri e usando algoritmi di apprendimento sviluppati a partire da modelli di movimento globali e dati registrati, possono anticiparne le mosse.

Il prodotto può sembrare molto semplice – affermano gli scienziati – ma ha richiesto parecchio impegno, soprattutto per via della molteplicità dei requisiti. L’hardware necessitava di dimensioni piuttosto grandi, proporzionali alla potenza desiderata, ma allo stesso tempo doveva essere il più piccolo possibile, abbastanza da poter essere applicato a un semaforo. Il software, invece, ha richiesto accuratezza ed efficienza. 

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