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Aggiornato: 1 ora 23 min fa

Fiorello: “Noi 60enni andiamo protetti, siamo come i panda”

Dom, 05/03/2020 - 14:00

«Siamo come il panda, come il colibrì dell’Himalaya, a rischio estinzione», scherza Fiorello in un suo video pubblicato sui suoi profili social.

«Dal 4 maggio al 15 un’uscitina la farò. Levo il pesce rosso dalla boccia e me la metto in testa», ma «il 16 maggio compirò 60 anni», e quindi poi? «Rimarrò a casa», sentenzia, commentano la linea tracciata da Vittorio Colao.

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4 maggio: guida alle regole nazionali e alle eccezioni regionali

Dom, 05/03/2020 - 12:50

L’avvio della fase 2 tra dpcm nazionale da un lato e ordinanze regionali e comunali è un puzzle complesso. Questo è il quadro al 3 maggio.

Norme di comportamento nazionali

Riaprono le attività produttive?

Sì, riaprono la manifattura, le costruzioni e tutto l’ingrosso funzionale ai due settori sul presupposto che le aziende rispettino i protocolli di sicurezza sul luogo di lavoro.

Spostarsi da casa?

Sì per comprovate esigenze di salute, lavoro, necessità
Far visite a congiunti o fidanzate/i nella regione

Uscire per fare sport?

Sì, da soli, mantenendo 2 metri di distanza dagli altri, anche lontano da casa

Uscire per fare una passeggiata?

Sì, da soli all’aperto mantenendo un metro di distanza dagli altri, anche lontano da casa

Andare al parco?

Sì, si può andare nelle aree verdi, da soli, mantenendo un metro di distanza dagli altri ed evitando assembramenti

I bimbi possono uscire?

Sì possono fare attività motoria all’aperto accompagnati da un genitore

Uscire con il cane?

Sì, da soli, mantenendo un metro di distanza dagli altri, anche lontano da casa

Coltivare il terreno?

Sì, per uso agricolo o forestale anche per l’autoconsumo purché si sia possessori del terreno e utilizzando il percorso più breve per raggiungere il terreno

L’autocertificazione per uscire è obbligatoria?

No per passeggiate da soli o con bambini o cane o attività sportive individuali.

Sì negli altri casi.

Si torna a scuola?

Non prima di settembre ma il governo sta studiando la possibilità di un’aperture limitata delle scuole per i più piccoli a partire da giugno

Si può andare a bar i ristoranti?

Sì ma solo per acquistare cibo da asporto

Si può partecipare ai funerali?

Sì ma un massimo di 15 persone e indossando la mascherina

Si può andare a messa?

No, al momento sono sospese

Se ho la febbre posso uscire?

No se la temperatura è superiore a 37,5 ed è nencessario avvertire il proprio medico curante

La mascherina è obbligatoria?

Sì in tutte le situazioni in cui non si è sicuri di poter mantenere la distanza di 1 metro come ad esempio nei locali chiusi o stando in coda

Si può uscire dalla regione?

Sì ma solo per comprovate esigenze di salute, lavoro o necessità oppure per raggiungere la propria residenza o domicilio

Si può andare nei musei o nelle biblioteche?

No, al momento sono chiusi

Riaprono barbieri, parrucchieri, centri estetici?

No, potrebbero riaprire dall’1 giugno

Le deroghe nelle regioni

PIEMONTE

Si possono raggiungere le seconde case con spostamenti nell’ambito della regione per lavori di manutenzione. Vietato pernottare.

LIGURIA

Riaprono le spiagge in alcuni comuni tra cui Genova e La Spezia, rispettando il distanziamento sociale

Possibile fare la spesa alimentare anche fuori dal proprio comune ma comunque all’interno della provincia.

LOMBARDIA

Obbligo di mascherine anche all’aperto e anche guanti sui mezzi pubblici.

Riaprono i mercati all’aperto ma solo per la vendita di generi alimentari.

Grandi magazzini e supermercati possono vendere tutti i prodotti senza più le limitazioni previste prima.

Mezzi pubblici di trasporto a numero chiuso.

Stop alle limitazioni dell’uso dell’auto a Milano.

VENETO

Si possono raggiungere le seconde case con spostamenti nell’ambito della regione per lavori di manutenzione. Vietato pernottare.

Possibile fare la spesa alimentare anche fuori dal proprio comune ma comunque all’interno della provincia.

EMILIA ROMAGNA

Spiagge vietate (la sindaca di Riccione ha impugnato la decisione della regione dinanzi al TAR chiedendo di riaprirle).

Si possono raggiungere le seconde case da soli con spostamenti nell’ambito della provincia per lavori di manutenzione. Vietato pernottare.

TOSCANA

Obbligo di mascherina (distribuite gratis dalla regione) anche nei luoghi aperti.

Viareggio riapre le spiagge

Nel comune di Chiusi (ma solo in quel comune) è permesso avere barbieri, parrucchieri ed estetisti a domicilio.

MARCHE

Riaprono le spiagge (ma ad Ancona no). Ombrelloni a 5 metri e distanziamento sociale anche in acqua

Si possono effettuare attività di manutenzione e rimessaggio dei natanti con rientro al proprio domicilio in giornata.

Si possono raggiungere le seconde case con spostamenti nell’ambito della regione per lavori di manutenzione. Vietato pernottare.

ABRUZZO

Si possono effettuare attività di manutenzione e rimessaggio dei natanti con rientro al proprio domicilio in giornata.

Spiaggia accessibile a Pescara.

MOLISE

Per chi rientra nel proprio domicilio o residenza in regione da altre regioni obbligo di segnalare il rientro e quarantena per 14 giorni

Chi abita vicino al mare può andare a fare il bagno ma non può fermarsi in spiaggia a prendere il sole

LAZIO

Obbligo di mascherine anche all’aperto.

Mezzi pubblici di trasporto a numero chiuso.

Le spiagge restano chiuse.

CAMPANIA

Obbligo di mascherine anche all’aperto.

Jogging solo dalle 6,30 alle 8,30.

Per chi entra in regione da altre regioni o dall’estero obbligo di segnalare il rientro e quarantena per 14 giorni salvo quanti arrivano per ragioni di lavoro o di salute

Bar e ristoranri: no al cibo da asporto sì alle consegne a domicilio

CALABRIA

Possibilità di rientro in regione solo per i residenti (non per i domiciliati) con obbligo di segnalare il rientro e quarantena per 14 giorni.

Bar e ristoranti possono fare anche servizio ai tavoli all’aperto.

Si possono effettuare attività di manutenzione e rimessaggio dei natanti con rientro al proprio domicilio in giornata.

Riaprono i mercati all’aperto e le attività degli ambulanti.

BASILICATA

Per chi entra in regione da altre regioni o dall’estero obbligo di segnalare il rientro, tampone e quarantena per 14 giorni salvo quanti arrivano per ragioni di lavoro o di salute

PUGLIA

Per chi entra in regione da altre regioni o dall’estero obbligo di segnalare il rientro e quarantena per 14 giorni salvo quanti arrivano per ragioni di lavoro o di salute.

Ripartono le prestazioni sanitarie non urgenti, esami e visite su appuntamento, tampone prima del ricovero.

Sì a pesca amatoriale.

Si possono effettuare attività di manutenzione e rimessaggio dei natanti con rientro al proprio domicilio in giornata.

Si possono raggiungere le seconde case con spostamenti nell’ambito della regione per lavori di manutenzione. Vietato pernottare.

SICILIA

Continua il blocco all’accesso in Sicilia fino al 17 maggio, in deroga a quanto previsto a livello nazionale, salvo che per ragioni di lavoro, salute o necessità.

Ci si può trasferire nelle seconde case in ambito regionale ma solo per periodi lunghi e sono vietati gli spostamenti verso le seconde case nei giorni festivi.

Riaprono i cimiteri ed è possibile portare fiori ai defunti.

Riaprono i circoli sportivi per lo svolgimento di allenamenti individuali.

Si possono effettuare attività di manutenzione e rimessaggio dei natanti.

Si possono effettuare attività di manutenzione degli stabilimenti balneari.

SARDEGNA

Sì alle funzioni religiose con distanziamento ma i vescovi frenano.

Le spiagge restano chiuse.

Si possono effettuare attività di manutenzione e rimessaggio dei natanti con rientro al proprio domicilio in giornata.

Si possono raggiungere le seconde case con spostamenti nell’ambito della regione per lavori di manutenzione. Vietato pernottare.

Si possono effettuare attività di manutenzione degli stabilimenti balneari.

L’apertura dei cimiteri è rimessa alla scelta dei sindaci di ogni comune.

Sanità: l’Italia è davvero al top?

Dom, 05/03/2020 - 11:00

Ci siamo convinti che la nostra sanità sia la migliore al mondo, o tra le migliori, e facendo una media mondiale è veramente così. Ma il nuovo coronavirus ha reso palese differenze con i Paesi a noi vicini anche impietose. La più clamorosa sconfitta la subiamo a confronto con la Germania, che non ha dovuto applicare un lockdown come il nostro, ma ha potuto gestire meglio – molto meglio – la pandemia, forte di un numero di posti letti in terapia intensiva (TI) ben 5 volte superiore al nostro, conseguenza di un investimento pro capite in sanità che a fronte dei nostri 2.545 dollari (circa 2.326 euro) a testa, all’anno, (dati 2018) vede la Germania a ben 5.056 dollari, la Francia a 4.141 dollari e persino il Regno Unito, non celebre per il suo servizio sanitario, arrivare a spenderci comunque ben più di noi: 3.138 dollari. Ma il problema non sta solo nella TI: tra il 2000 e il 2017 in Italia è sceso del 30 per cento il numero di posti letto pro capite in ospedale, passando da 3,9 ogni 1.000 abitanti a 3,2, contro una media Ue vicina a 5 ogni 1.000 abitanti (in calo anch’essa dal 5,7 del 2000).

Fin dalla sua nascita, nel 1978, il nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn) gode di tre elementi che, se paragonati ad altri Paesi, soprattutto extra-Ue, ci fanno salire nelle classifiche: è universale, cioè si estende a tutta la popolazione; è egalitario, ovvero l’accesso alle cure è aperto senza nessuna discriminazione; ed è equo, cioè il diritto di accedervi è uguale per tutti in relazione a uguali bisogni. Ma.

I dati su medici e infermieri

Secondo il rapporto “State of Health in the EU: Italia, Profilo della sanità 2019” pubblicato recentemente – ma su dati del 2017 – dall’Ocse, dalla Commissione Ue e dall’Osservatorio europeo sui sistemi e le politiche sanitarie, nel nostro Paese il numero dei medici per abitante è maggiore della media europea: 4 per 1.000 abitanti, contro un 3,6 comunitario. Tuttavia, già 3 anni fa “il numero dei medici che esercitano negli ospedali pubblici e in qualità di medici di famiglia è in calo, e oltre la metà dei medici attivi ha un’età superiore ai 55 anni: tale situazione desta serie preoccupazioni riguardo alla futura carenza di personale”, sottolineano Ocse e Ue. Per quanto riguarda gli infermieri, invece, il nostro Paese ne impiega di meno rispetto alla media europea: 5,8 ogni 1.000 abitanti, rispetto agli 8,5 comunitari. Oggi i medici di famiglia gestiscono 1.500 persone, ma prima della pandemia si stava pensando di portare questo numero fino a 2.500.

Sparito il controllo del territorio

“Manca il controllo sul territorio e questo ci è stato fatale nel caso del coronavirus”, spiega un pneumologo milanese, che preferisce rimanere anonimo. “I medici di base non sono sufficienti e sono deboli i servizi territoriali specialistici come l’ATS (Agenzia di Tutela della Salute). La possibilità di andare a domicilio del malato ed eseguire una diagnostica rapida è stata ed è debole: per questo non sappiamo il reale numero dei contagi, non sappiamo il reale numero dei guariti, ma sappiamo che molti malati covid li abbiamo dovuti lasciare andare, nelle loro case, senza avere la forza di poter intervenire”.

Il problema Lombardia (e Lazio)

La gestione della sanità lombarda che ha equiparato il servizio sanitario privato a quello pubblico, la stessa che ha portato all’arresto di Roberto Formigoni, ha notoriamente portato una serie di ruberie a spese delle sanità pubblica regionale. In sostanza si è favorito il privato con soldi pubblici, “in cambio di soldi e favori”. Il cosiddetto privato convenzionato consente in Regione Lombardia di avvalersi di strutture private per qualsiasi necessità medica, come se fosse una struttura pubblica: sarà la Regione a rimborsare la clinica, e il cittadino non pagherà nulla, se non il ticket previsto anche nel pubblico. Ma in realtà il cittadino ci rimette in salute, pagando molto di più.

“Il sistema così organizzato – continua il pneumologo – ha portato le cliniche private a spingere per interventi non necessari, specie se molto costosi e redditizi, come ad esempio il bypass. In Lombardia e in misure minore anche in Lazio. Finché non sono stati disposti dei tetti massimi di spesa – e oramai i buoi erano scappati – la Lombardia da sola ha fatto più interventi di cardiochirurgia dell’intera Francia. Ci siamo fatti eccellenza e, finiti i pazienti lombardi, abbiamo attratto malati o non malati dalle altre regioni d’Italia: tutto a spese del pubblico”. Per capire l’ordine delle cose di cui stiamo parlando, guardiamo la crescita dei fatturati e guardiamo l’esplosione delle cliniche private che ne è seguita. L’ospedale San Donato – spesso al centro di indagini – è passato da una media realtà di provincia di clinica semi-sconosciuta, ad avere oggi 19 ospedali tra cui 18 in Lombardia. È divenuto in poco tempo il primo gruppo italiano di sanità privata. I figli dei suoi primari hanno potuto far mostra di sé senza pudore, in tv, sfoggiando ville principesche in trasmissioni quali Riccanza. Nel frattempo, invece, i giovani medici che rischiano la vita fronteggiando oggi il covid non sono assunti ma lavorano a Partita Iva (almeno al San Donato, alla Humanitas no). “Ecco perché – continua il medico – la Lombardia ha avuto più morti del Veneto in questa pandemia: gli ospedali pubblici e le realtà territoriali sono state gradualmente impoverite con miliardi di euro finiti nelle mani di privati e fatturati alle stelle per aziende che badano solo a quello”. Il Lazio, in misura minore, ha sofferto e soffre le stesse pene, gli stessi problemi.

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Realizzare delle lanterne con vecchi barattoli

Dom, 05/03/2020 - 10:00

Dal canale YouTube di Fanpage.it, un’idea davvero creativa per illuminare le nostre sere! Cosa ci serve:

  • Un vecchio barattolo: va bene di qualsiasi misura, l’importante è che ci si possa inserire la candela della grandezza che preferiamo;
  • Un’immagine stampata o disegnata da noi. Delle belle idee possono essere le fate, gli alberi e anche animali come elefanti o farfalle;
  • Colla vinilica;
  • Carta velina.
Fonte: Fanpage.it

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Coronavirus: almeno 8 milioni di italiani lavorano in modalità smart

Dom, 05/03/2020 - 09:00

In tempi di pandemia globale, di lockdown e restrizioni sociali, lo smartworking entra nelle vite di milioni di lavoratori anche italiani. Il lavoro agile viene normato in Italia attraverso la legge 22 maggio 2017 n.81: Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato. Al capo II il lavoro agile si compone di sette articoli, leggiamo nel 1 articolo:

“Le disposizioni del presente capo, allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di  vita e di lavoro, promuovono il lavoro agile quale modalità di esecuzione  del rapporto di lavoro subordinato  stabilita  mediante  accordo  tra  le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e  obiettivi e senza precisi vincoli di orario  o  di  luogo  di  lavoro,  con  il possibile  utilizzo  di  strumenti  tecnologici  per  lo  svolgimento dell’attivita’ lavorativa. La prestazione lavorativa viene  eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una  postazione  fissa,  entro  i  soli  limiti  di  durata   massima dell’orario di lavoro  giornaliero  e  settimanale,  derivanti  dalla legge e dalla contrattazione collettiva.”

Nell’emergenza del Covid-19 vissuto in questi ultimi mesi il Governo ha predisposto il lavoro agile come una modalità necessaria, così si evince da una nota del Ministero del lavoro e delle politiche sociali: “Nell’ambito delle misure adottate dal Governo per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (coronavirus), il Presidente del Consiglio dei Ministri ha emanato il 1° marzo 2020 un nuovo Decreto che interviene sulle modalità di accesso allo smart working confermate anche dal Decreto del 4 Marzo 2020.
Come indicato nel DPCM dell’11 Marzo 2020, si raccomanda venga attuato il massimo utilizzo, da parte delle imprese, di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza.”

Per Mariano Corso, docente e responsabile dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, questa tipologia di lavoro – svolta principalmente in home working ovvero da casa – trova spazio nel mercato lavorativo solo da pochi anni. Sempre secondo Corso il concetto di lavoro agile si diffonde negli ultimi dieci anni in Italia conciliando vita e lavoro grazie al supporto delle nuove tecnologie

Benefici e limiti dello smart working

Lo smart working, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, sembrerebbe avere vari benefici. Dal migliore rendimento lavorativo, al meno assenteismo, al miglioramento anche della produttività.
Da un punto di vista ambientale c’è una riduzione dell’inquinamento, in quanto lavorando da casa o da altro spazio, c’è un impatto di diminuzione sul traffico e nella congestione dei mezzi pubblici.

Ma abbiamo anche dei contro, dei limiti. Sempre Mariano Corso rileva una maggiore stanchezza nei lavoratori e un’invasività elevata del lavoro nella vita privata, con il rischio che queste due sfere non siano più nettamente separate. E così il lavoro agile invade non solo lo spazio/casa del lavoratore, ma anche tutto ciò che concerne la sua vita intima e personale.

Prospettive e cambiamenti

Il lavoro da remoto che trova il suo precursore nel tele-lavoro è diventato in questi tempi di epidemia un “dovere necessario”, cambiando comunque anche la vita del lavoratore che si ritrova ad avere orari più lunghi, stipendi incerti in base alle ore lavorate, e una vita privata sacrificata.

In un documento del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri elaborato prima del 2013 viene riportato: “L’approdo allo Smart-working è, per molti aspetti, un fenomeno di portata globale. Si stima che nel 2016 smartphone e tablet saranno alla portata di un miliardo di consumatori di tutto il mondo e due terzi di loro li useranno per cercare informazioni su prodotti, marchi o destinazioni almeno tre o quattro giorni alla settimana. Ancora: il 95% delle aziende consentirà ai dipendenti di usare il proprio device personale per lavoro e il 78% di questi spenderà almeno una porzione del proprio tempo operando fuori ufficio (fonti: Forrester, Nielsen, Cisco). Il principale fattore di resistenza è quindi la cultura manageriale e imprenditoriale italiana, che si caratterizza per il desiderio di controllo del personale, per il pregiudizio dell’incapacità delle persone di darsi degli obiettivi ma, soprattutto, per l’incapacità degli stessi capi di programmare le attività.”

Pur parlando di resistenze da parte delle imprese, oggi quelle stesse imprese hanno dovuto adottare il modello di lavoro smart, trovandosi impreparati e improvvisando una tipologia di lavoro che non è diffusa e strutturata nel nostro paese.

Quali prospettive in questa fase II del Covid-19 è tutto ancora da capire. Le restrizioni si sono allentate, ma al minimo, gli assembramenti sono ancora vietati, non tutte le attività potranno ripartire come palestre e centri commerciali, i lavoratori continueranno a lavorare in modalità smart per contenere la convivenza con il virus, restando distanziati e tagliando anche i contatti fisici con i collegi.  Il lavoro agile resta comunque un cambiamento che si protrarrà nel tempo: se sarà assunto in maniera definitiva dalle imprese e diverrà un modello stabile e diffuso anche nel nostro paese lo vedremo in un futuro prossimo, seduti in un ufficio o da casa, lavorando da remoto.

Foto di Junjira Konsang

C’era una volta il Coronavirus

Dom, 05/03/2020 - 08:30
People For Planet

Stavamo facendo la nostra solita vita quando improvvisamente il Coronavirus casca giù dal cielo! All’inizio pensammo che fosse solo una birra, poi ci trovammo condannati alla “detenzione domiciliare innocenti”. E milioni di italiani scoprono che l’anagramma di 2020 è: multe e divani. Così siamo chiusi in casa, la vita s’interrompe. A volte siamo costretti in monolocali sovraffollati. A volte siamo soli, in preda alla paura, al non sapere, al non capire, alla noia all’agitazione… cercammo di reagire, di prenderla sul ridere, di inventare nuove mode, nuove soluzioni, nuovi modi per non vedere quello che stava succedendo. Cercammo di reagire, fare programmi, non mangiare troppo, non ingrassare troppo, non sbagliare a tingersi i capelli. Cercammo di non lasciare che la casa diventasse un letamaio, sperimentammo altri modi di vivere amicizie, amori, portarci il lavoro a casa, anche quando era difficile! Trovare momenti di pace, cantare, scrivere e scoprire che, a furia di stare da solo, un’infermiera che danza con la tuta da anti-contagio ti può sembrare sexy! Coltivare piante sul balcone e guardarle crescere è bello. Controllare la rabbia è meglio. Conoscemmo nuovi eroi e imbecilli cosmici, sognando di poter uscire, tuffarsi nel mare con la paura di non poterlo fare più… con la speranza che qualcuno ci venga a salvare e questo virus possa crepare e, prima o poi, si possa riprendere a vivere.

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Vaccino nel 2021 | Duplicati i nuovi poveri | Volare, sarà un privilegio per ricchi?

Dom, 05/03/2020 - 06:25

Leggo: Vaccino, test sull’uomo allo Spallanzani: pronto nel 2021;

La Repubblica: Vietate le visite agli amici, Palazzo Chigi: “Non sono affetti stabili“. No agli spostamenti nelle seconde case. Ecco cosa si potrà fare dal 4 maggio · Il nuovo documento Dpcm;

Corriere della Sera:  Il nuovo decreto: bonus Inps a 1.000 euro, 1.200 euro per babysitter (e centri estivi) Incentivi per bici e monopattini: le misure;

Il Giornale: Botta sui pensionati all’estero. Adesso cambiano gli assegni;

Tgcom24: Caritas: sono raddoppiati i nuovi poveri | Sale richiesta di beni di prima necessità;

Il Mattino: Kim Jong un è vivo ma resta il mistero;

Il Messaggero: Grecia, terremoto a Creta di 6.6 con forte replica di 5.4: terrore sull’isola;

Il Manifesto: Voli a terra, pioggia di aiuti di stato alle compagnie aeree;

Il Sole 24 Ore: Fase 2 e trasporti locali: con meno passeggeri si rischia di moltiplicare le code – Volare dopo il virus sarà un privilegio per ricchi?;

Il Fatto Quotidiano: Francia, governo proroga stato d’emergenza e annuncia: “Non ci sarà app per la ripartenza”. Russia, record di contagi: 10mila in un giorno.

Covid-19: I dati mondiali al 2 maggio. Si conferma l’anomalia della Lombardia: letalità al 18,4%!

Sab, 05/02/2020 - 18:00
Le statistiche della Johns Hopkins University

La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati, morti e ricoverati in tutti i paesi. Secondo i dati al 2 maggio sono gli Stati Uniti ad avere il più alto numero di casi accertati e di morti, l’Italia  è terza per numero di casi e seconda per numero di morti.

Complessivamente nel mondo si registrano 3.346.000 casi (534.000 in più rispetto a 7 giorni fa) e 239.000 morti (42.000 in più rispetto a 7 giorni fa).

Gli incrementi di casi e di morti a livello mondiale nell’ultima settimana sono sostanzialmente uguali alla settimana precedente. Al momento quindi non ci sono segnali di regressione del virus nel pianeta.

Negli Usa quasi 200.000 casi in più nell’ultima settimana

Continua l’impressionante escalation di casi negli Usa, dove nell’arco di una settimana si è passati da 905.000  a 1.104.000. Nello stesso periodo il numero dei morti per Covid-19 in Usa è cresciuto da 52.500 a 65.600.

New York City da sola conta ad oggi oltre 18.000 morti e, assieme alla Lombardia, rappresenta il principale focolaio del covid-19 nel mondo.

Braccio di ferro tra Trump e i governatori. Manifestanti armati nel Michigan

Nonostante questi numeri impressionanti, Trump continua la sua polemica contro i governatori di vari stati Usa che hanno ordinato il lockdown.

Esemplare il caso del Michigan, dove dei manifestanti, alcuni di loro armati, sono entrati nel Campidoglio locale di Lansing per chiedere alla governatrice di revocare le restrizioni imposte per arginare la pandemia di Covid 19. “Direttamente sopra di me, ci sono uomini con i fucili che ci urlano contro”, ha twittato la senatrice Dayna Polehanki.

Directly above me, men with rifles yelling at us. Some of my colleagues who own bullet proof vests are wearing them. I have never appreciated our Sergeants-at-Arms more than today. #mileg pic.twitter.com/voOZpPYWOs

— Senator Dayna Polehanki (@SenPolehanki) April 30, 2020

Questa la reazione di Trump “La governatrice del Michigan dovrebbe concedere qualcosa e spegnere l’incendio. Queste sono brave persone, ma sono arrabbiate. Rivogliono indietro le loro vite, in sicurezza. Le veda, ci parli, faccia un accordo”.

La Cina scompare dalle classifiche dei 10 paesi con più casi e morti.

La Cina, per la prima volta dall’inizio della pandemia, non compare più negli elenchi dei 10 paesi con più casi di covid-19 e con più morti accertati per il virus

Si aggrava invece la situazione in particolare in Russia, Brasile e Regno Unito

L’apparente anomalia dell’Italia

Dalle statistiche della Johns Hopkins si conferma l’apparente anomalia dell’Italia che avrebbe un tasso di letalità molto superiore a qualsiasi altro paese. Confrontando casi accertati e numero di morti dichiarati da ciascun paese, in Italia il tasso di letalità sarebbe del 13,6% contro una media mondiale di tutti gli altri paesi escluso l’Italia del 6,7%.

Gli strani numeri della Lombardia

L’anomalia italiana è in realtà tutta concentrata in Lombardia, dove secondo le statistiche ufficiali con circa 76.000 casi confermati (5.000 in più rispetto a una settimana fa) e circa 14.000 morti (1.000 in più rispetto a 7 giorni fa) il tasso di letalità è addirittura il 18,4%! Al di fuori della Lombardia il tasso di letalità italiano è simile a quello di altri paesi dove il coronavirus è molto diffuso, come ad esempio la Spagna.
È in Lombardia quindi che i conti non tornano. Se poi si ricorda che è ormai pacifico che nella regione i morti per Covid-19 sarebbero stati finora molti di più di quelli attribuiti al virus (vedi la strage nelle case di riposo, con tanti morti per “polmonite”), il pensare che i casi presenti nella regione siano molti di più di quelli ufficiali è più che un sospetto e questo spiegherebbe un tasso di letalità altrimenti incomprensibilmente così elevato.

E la riapertura delle attività in Lombardia il 4 maggio sono oggi fonte di preoccupazione da parte di molti, come confermato da un sondaggio realizzato da People For Planet tra i residenti nella regione.

Le classifiche ufficiali

Di seguito le classifiche dei primi 10 paesi con i dati in migliaia in base alle statistiche ufficiali riferite a: casi confermati; morti per covid-19

I segni (+) e (-) indicano le variazioni nella posizione in classifica rispetto a 7 giorni fa.

Casi confermati

  • 1.104.000 Stati Uniti
  • 213.000 Spagna
  • 207.000 Italia
  • 179.000 Regno Unito (+)
  • 167.000 Francia (-)
  • 164.000 Germania
  • 122.000 Turchia
  • 114.000 Russia (+)
  • 96.000 Iran (-)
  • 92.000 Brasile (+)

Morti

  • 66.000 Stati Uniti
  • 28.000 Italia
  • 26.000 Regno Unito (+)
  • 25.000 Francia
  • 25.000 Spagna (-)
  • 8.000 Belgio
  • 7.000 Germania
  • 6.000 Brasile (+)
  • 6.000 Iran (-)
  • 5.000 Olanda (+)

Energia in comune

Sab, 05/02/2020 - 17:13

Parliamo delle comunità energetiche che saranno le protagoniste delle dinamiche dell’energiarinnovabile – dei prossimi anni e che fin a ora in Italia erano vietate. In pratica tra qualche settimana sarà possibile mettersi assieme, realizzare un impianto a fonti rinnovabili e autoconsumare, oppure vendere l’energia prodotta in comune. Per lo scenario energetico italiano sarà uno sconvolgimento, benefico per i consumatori che potrebbero vedere le proprie bollette ridotte della metà, al quale si sono opposti in parecchi nel recente passato. Al momento del varo della direttiva a Bruxelles furono parecchie le lobby che fecero una feroce opposizione, sia sul fronte europeo, sia su quello nazionale. La presa di posizione dell’Autorità dell’Energia di fronte alla Commissione Attività produttive della Camera che prevedeva il caos energetico all’avvio delle comunità energetiche rappresentò solo la punta dell’iceberg dell’opposizione a questo provvedimento. Del resto la posizione dell’Italia nel Vecchio Continente era isolata su questo fronte. Da anni, infatti, le comunità energetiche sono una realtà consolidata in tutta Europa, che conta oltre un milione di cittadini riuniti in oltre 1.500 cooperative energetiche. Ma, nonostante l’esistenza di migliaia di cooperative energetiche, a Bruxelles non è stato tutto rose e fiori, come ci ha raccontato Dario Tamburrano, eurodeputato nella passata legislatura che è stato uno dei principali attori nel Parlamento Europeo nella creazione della figura dei “prosumer”, ossia i produttori consumatori, e quindi delle comunità energetiche.

«Una delle principali difficoltà è stata quella di dare ai prosumer i diritti dei consumatori senza che avessero gli obblighi dei produttori tradizionali. – ci dice Tamburrano – I prosumer sono una categoria ibrida e il passaggio successivo è stato quello delle comunità energetiche. Su questo schema complessivo abbiamo ottenuto la maggioranza, per cui la posizione del Parlamento includeva la richiesta di proporre un quadro regolatorio per i prosumer con una serie di suggerimenti molto chiari». E dopo questo pronunciamento la Commissione europea ha inserito all’interno delle direttive del Clean energy package” sia i prosumer, sia le comunità energetiche.

Energia in autoconsumo

In Italia le poche comunità energetiche sopravvissute alla nazionalizzazione dell’energia elettrica del 1962 – tutte nell’arco alpino dove era problematico portare la rete elettrica – godono di ottima salute e si sono sviluppate, pur rimanendo nell’ambito locale e con potenze di generazione che arrivano al massimo alle decine di megawatt. Sufficienti però per l’autoconsumo delle comunità locali ed è proprio su ciò che si punta per far fare un salto alle rinnovabili: convincere i cittadini a investire nelle proprie rinnovabili per il proprio autoconsumo con un occhio al clima e uno al portafoglio.

«Noi consideriamo che l’autoconsumo collettivo sia una rivoluzione molto innovativa del sistema energetico italiano e che sia capace di alimentare benefici e opportunità che dobbiamo cogliere in fretta, in particolare in questo momento nel quale dobbiamo tenere iniziative di politica economica rivolte a fronteggiare la crisi creata dal Covid-19 – afferma il Presidente della Commissione attività produttive, commercio e turismo, del Senato, Onorevole Gianni Girotto (M5S) che ci racconta di come abbia voluto bruciare i tempi sul recepimento in Italia della direttiva europea che prevede le comunità energetiche, con un periodo sperimentale – Abbiamo fatto ciò per arrivare preparati al traguardo del recepimento della direttiva grazie a informazioni tecniche e pratiche sulle modalità di funzionamento che verranno acquisite già in questa fase». Con il nuovo quadro normativo saranno, infatti, realizzate delle nuove configurazioni di produzione e consumo d’energia fino ai 200 kWe che prima non potevano essere realizzate.

«Potremo far partire da subito una serie di cantieri e lavori su condomini e attività produttive per ridurre in maniera sensibile le bollette energetiche». E non basta. Gli strumenti messi a punto per le comunità energetiche e l’autoconsumo, infatti, potranno essere impiegati assieme alle detrazioni fiscali che già esistono e che il Ministro Patuanelli ha già dichiarato di voler rafforzare, ossia gli ecobonus. Tradotto sarà possibile usare l’energia autoprodotta per sistemi che fanno perno sull’efficienza. Un esempio per tutti, quello delle pompe di calore. In pratica si potranno installare grazie all’ecobonus, che consente una detrazione del 65%, alimentandole con l’elettricità prodotta dal proprio impianto in comune, pagando così una bolletta più che dimezzata e creando un indotto virtuoso sul fronte economico, visto che l’aumento delle installazioni creerà nuovi posti di lavoro.

Energia sociale

Un’ulteriore riflessione interessante è quella relativa agli aspetti sociali andando oltre alla produzione di reddito aggiuntivo attraverso la produzione energetica, o di risparmio grazie all’efficienza energetica indotta da questi sistemi. Gli aspetti sociali, per esempio, sono quelli motivazionali, etici e la tensione tra libertà e vincolo. Si tratta di aspetti antropologici e sociologici e che per questa loro caratteristica sono stati affrontati molto raramente nel settore energetico. Per conoscerli è necessario prendere in prestito alcune dinamiche proprie di un altro tipo di prosumer: quello attivo sul web. In questo campo l’asimmetria informativa tra i media e gli utenti è molto diminuita, se non addirittura azzerata, quando entrano in gioco “aggregatori informativi” come i social network. Nei social network, infatti, trovano posto dinamiche di produzione, modifica e consumo dell’informazione, mentre negli aggregatori energetici- altra figura introdotta dall’Unione Europea che consente a molte piccole realtà, come le comunità energetiche, di muoversi nel mercato dell’energia alla pari dei soggetti più grandi. Entrambi i modelli possiedono dinamiche sociali simili. La presenza delle persone in queste dinamiche, per esempio, è legata al concetto di autonomia sia energetica sia informativa, mentre quello che prima era solo un consumatore, oggi diventando un prosumer, assurge a un ruolo attivo.

E che dire della convergenza d’interesse? Il prosumer informativo si aggrega a seconda di interessi specifici, come per esempio la mobilità o la cucina, e quello energetico trova il proprio punto d’aggregazione, per esempio, nelle questioni etiche e/o ambientali. O anche più semplicemente nel risparmio. Si tratta di aspetti comportamentali che sarà utile affrontare nell’immediato futuro, perché da queste analisi potrebbero dipendere le sorti delle comunità energetiche, delle rinnovabili sul territorio, per non parlare della lotta ai cambiamenti climatici. E sarà necessario mettere a punto delle dinamiche sociali proprio sui prosumer e sulle comunità energetiche per poi mutuarle nei settori dove sia necessaria la partecipazione attiva dei cittadini.

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Mascherine ai bambini: pediatri e regioni si dividono

Sab, 05/02/2020 - 14:00
No mascherine ai bambini sotto i 3 anni

“Come Società Italiana di Pediatria – dice il suo presidente Alberto Villani – abbiamo proposto un documento in cui non raccomandiamo l’uso della mascherina sotto i 3 anni, piuttosto sono gli adulti che hanno contatti con i piccoli a doverla indossare. Resta cruciale per i più piccini la regola del distanziamento e l’importanza di evitare assembramenti”. 
Alberto Villani fa parte anche del Comitato tecnico scientifico (Cts) scelto in Italia per superare l’emergenza Covid-19, al centro delle polemiche per via del fatto che su 20 membri è composto da 20 uomini, nessuna donna all’appello.

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E in caso di necessità? Un contatto con i nonni o un contesto particolarmente rischioso per qualcuno? 

“La nostra proposta è di realizzare una mascherina fatta un po’ come una fascia per capelli, più larga davanti e più sottile dietro, magari da fissare anche sopra la testa, adatta ai bimbi di 3-5 anni quando è indispensabile portarla”.

Mascherine obbligatorie anche per i bambini, dice la Campania

Anche sul tema delle mascherine ai bambini, la discrezionalità delle Regioni la fa da padrone.
De Luca, Presidente della Campania, ha già fatto sapere che in vista della fase 2 sono state già prodotte 4,5 milioni per adulti e messe in produzione un altro milione e 250 mila per i bambini. “Un’iniziativa unica in Italia”, dice Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi, promotori della proposta avanzata in consiglio regionale.

Come sarà la fase 2 per i bambini?

“La fase 2 sarà molto più complicata di quella precedente per bambini e adolescenti: tornare a uscire, con tutte le cautele, dopo mesi chiusi in casa, può essere fonte di paura e ansia. La loro routine è stata interrotta e se ne è impostata un’altra, ora dovranno fare dei nuovi cambiamenti. Non che i tanto vituperati adolescenti si siano comportati male, anzi: “Si sono comportati in modo corretto, specie gli adolescenti che sono stati sempre descritti come allergici alle regole. I nostri ragazzi si sono trovati ad affrontare il lockdown e l’allontamento dai coetanei con grande resilienza e responsabilità” dice Villani.

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In ospedale si fa la parodia del Titanic

Sab, 05/02/2020 - 14:00

Un gruppo di infermieri e medici americani si concede un attimo di svago con una parodia del noto film “Titanic”

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I Queen hanno inciso “You are the Champion” che si può ascoltare gratuitamente

Sab, 05/02/2020 - 12:57

Dal primo maggio We are the Champions, uno dei successi più famosi dei Queen e Freddie Mercury, è affiancato da You are the Champion, una nuova versione registrata dai membri storici del gruppo e dal loro nuovo cantante, Adam Lambert.

Il video della canzone mostra le immagini dei fondatori del gruppo Brian May e Roger Taylor, accompagnati da Lambert, durante la registrazione ognuno a casa propria tra Londra, la Cornovaglia e Los Angeles, intervallate da immagini di operatori al lavoro e città del mondo con strade deserte.

Brian May che ha promosso l’iniziativa l’ha spiegata così: “Medici, infermieri, addetti alle pulizie, facchini, autisti, commessi, fattorini e tutti coloro che rischiano tranquillamente la vita ogni giorno per salvare la vita degli altri. CAMPIONI TUTTI !!! 

I profitti della registrazione saranno donati al Fondo di solidarietà Covid-19, istituito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che fornisce abiti, kit di screening e formazione agli operatori sanitari.

Yoga demenziale con Jacopo Fo: CI VUOLE UN METODO

Sab, 05/02/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°13 – Ci vuole un metodo

Pillole di Yoga Demenziale N.13: CI VUOLE METODO

Pubblicato da Jacopo Fo su Domenica 29 marzo 2020

Lezione n°13 – Discussione su Ci vuole un metodo

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.13: Ci vuole metodo

Pubblicato da Jacopo Fo su Domenica 29 marzo 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

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Smart working? Attenzione alla postura davanti al computer

Sab, 05/02/2020 - 11:28

La giusta posizione del monitor, come sedersi, come stare rilassati, gli esercizi per sgranchire la mano che muove il mouse… In tempi di smart working è importante fare attenzione al benessere fisico.

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Coronavirus: ci sono imprenditori generosi e imprenditori ingordi

Sab, 05/02/2020 - 11:00

Cucinelli ha pagato il 100% dello stipendio ai suoi dipendenti anche in periodo di lockdown.

Rana ha dato un aumento ai lavoratori a casa, la Ferrero e Valli hanno realizzato azioni simili.

Insomma in Italia esistono imprenditori che hanno un’idea corretta dell’importanza di chi lavora con loro e che premiano la qualità del lavoro, investono sul senso di appartenenza considerandolo architrave di un’impresa sana, capace di intercettare idee e contributi innovativi.

Poi ci sono imprenditori che sinceramente ci lasciano a bocca aperta. Ad esempio Giovanni Brasso, personaggio in passato giunto agli onori della cronaca per una serie di inchieste nelle quali è incappato.

Oggi parliamo di lui perché da un giorno all’altro la Sestrieres spa che, come raccontano i media, ha chiuso l’ultimo bilancio con 9,2 milioni di euro di utili, ha licenziato 200 dipendenti.

La Sestrieres spa gestisce gli impianti della Via Lattea, il più grande impianto sciistico italiano. Il licenziamento avviene appena parte il blocco in Italia causa coronavirus. Grazie alla “tempestività” della Sestrieres spa la fine del rapporto di lavoro lascia i lavoratori nell’impossibilità di ottenere la cassa integrazione prevista per tutti i lavoratori di lì a 3 giorni dal dpcm “Cura Italia”. Scatta la protesta dei sindacati: la Sestrieres non avrebbe un gran danno se chiedesse la cassa integrazione e tecnicamente potrebbe farlo. Ma la direzione è irremovibile e alle successive proteste i sindacati sostengono abbia risposto che terrà conto di eventuali contestazioni l’anno prossimo… Frase che si presta a essere  interpretata come un’allusione a possibili discriminazioni per i lavoratori stagionali che dovessero proseguire nella protesta.

La trasmissione Report ci informa che la Sestrieres spa gestisce 47 impianti: “31 sono di sua proprietà, gli altri 16 sono dei comuni e sono stati finanziati con soldi pubblici per le Olimpiadi di Torino 2006”. Per questi impianti l’azienda paga un canone d’affitto ridicolo.

Insomma, quando c’è da prendere si prende, quando c’è da dare ci si dà…

Complimenti, Giovanni Brasso.

Foto di Adam Derewecki

Idee fai da te: gel ai Semi di Lino per capelli

Sab, 05/02/2020 - 10:00

Prepariamo qualcosa di casereccio per i nostri capelli! Cose ci serve:

  • 40 grammi semi di lino;
  • 500 ml di acqua;
  • un colino;
  • un pentolino
Gianna Longo Daily Spa Quali sono i benefici dei semi di lino sui nostri capelli?
  • Migliorano l’elasticità del fusto e prevengono la rottura;
  • Nutrono il cuoio capelluto;
  • Favoriscono la crescita;
  • Prevengono la crescita di capelli bianchi. 

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4 maggio: cosa si potrà fare e cosa no

Sab, 05/02/2020 - 07:00

Norme di comportamento previste dal 4 maggio al 18 maggio a livello nazionale. Le regioni possono prevedere norme diverse.

Riaprono le attività produttive? Sì, riaprono la manifattura, le costruzioni e tutto l’ingrosso funzionale ai due settori sul presupposto che le aziende rispettino i protocolli di sicurezza sul luogo di lavoro.

Spostarsi da casa? Sì per comprovate esigenze di salute, lavoro, necessità. Far visite a congiunti o fidanzate/i nella regione.

Uscire per fare sport? Sì, da soli, mantenendo 2 metri di distanza dagli altri, anche lontano da casa.

Uscire per fare una passeggiata? Sì, da soli all’aperto mantenendo un metro di distanza dagli altri, anche lontano da casa.

Andare al parco? Sì, si può andare nelle aree verdi, da soli, mantenendo un metro di distanza dagli altri ed evitando assembramenti.

I bimbi possono uscire? Sì possono fare attività motoria all’aperto accompagnati da un genitore.

Uscire con il cane? Sì, da soli, mantenendo un metro di distanza dagli altri, anche lontano da casa.

L’autocertificazione per uscire è obbligatoria? Sì.

Si torna a scuola? Non prima di settembre, ma il governo sta studiando la possibilità di un’apertura limitata delle scuole per i più piccoli a partire da giugno.

Si può andare a bar i ristoranti? Sì ma solo per acquistare cibo da asporto.

Si può partecipare ai funerali? Sì ma un massimo di 15 persone e indossando la mascherina.

Si può andare a messa? No, al momento sono sospese.

Se ho la febbre posso uscire? No se la temperatura è superiore a 37,5 ed è necessario avvertire il proprio medico curante.

La mascherina è obbligatoria? Sì in tutte le situazioni in cui non si è sicuri di poter mantenere la distanza di 1 metro come ad esempio nei locali chiusi o stando in coda.

Si può uscire dalla regione? Sì ma solo per comprovate esigenze di salute, lavoro o necessità oppure per raggiungere la propria residenza o domicilio.

Si può andare nei musei o nelle biblioteche? No, al momento sono chiusi.

Riaprono barbieri, parrucchieri, centri estetici? No, potrebbero riaprire dall’1 giugno.

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I rider protestano in piazza | Pandemia: a pagare le donne | Ex sardina svela tutti i segreti

Sab, 05/02/2020 - 06:25

Il Mattino: Concertone del Primo Maggio al via: piazza vuota, ma è pieno di star sul web;

Tgcom24: PRIMO MAGGIO, RIDER PROTESTANO IN PIAZZA A BOLOGNA E A TORINO;

Il Messaggero: Berlino, folla in strada per il 1° maggio. I casi in Germania ora risalgono;

Il Manifesto: Oltre 26mila le vittime, la Gran Bretagna verso il triste primato europeo;

Leggo: Conte annuncia: «Se curva dei contagi calerà, riaperture anticipate in alcune zone d’Italia». Scuse sui ritardi dei bonus;

Il Sole 24 Ore: Perché un lockdown più lungo può aiutare la ripresa economica;

La Repubblica: La pandemia aggrava la condizione femminile. Il 72% dei lavoratori che rientrano il 4 maggio sono uomini;

Corriere della Sera: Coronavirus e vacanze estive, le regole delle Regioni: steward al mare e braccialetti anti-assembramenti;

Il Fatto Quotidiano: Di Battista: “Disinnescare Renzi. Altri più potenti brigano per un governo tecnico”. Boccia: “Escludo governo del Pd senza M5s”;

Il Giornale:Le liti, le chat, ci controllava” Ex sardina svela tutti i segreti.

Come sarebbe la Terra se l’uomo si estinguesse?

Ven, 05/01/2020 - 20:00

Gli animali si sono ripresi il proprio territorio, quello che abbiamo sottratto loro con anni di cementificazione e rumore; le polveri sottili ci hanno dato tregua; senza smog dal Nord dell’India si torna a vedere l’Himalaya innevato dopo 30 anni e da Bergamo si vede nettamente lo skyline di Milano. Accade nel 2020, mentre una pandemia globale ha costretto l’essere umano a sospendere quasi tutte le proprie attività. Una situazione eccezionale, non una svolta a favore del Pianeta, decisa a tavolino dai potenti del mondo. Ma ci fa riflettere su come sarebbe il nostro Pianeta se l’essere umano sparisse.

Decine di film hollywoodiani hanno come scenario un mondo post-apocalittico in cui l’umanità si è praticamene estinta a causa di propri errori, della propria noncuranza per le sorti della Terra, o per colpa di virus o incidenti nucleari. La realtà potrebbe non essere tanto diversa, un giorno, e con il Coronavirus l’abbiamo appena sperimentato.
Anche gli scienziati si domandano da tempo cosa ne sarà dell’essere umano nel futuro prossimo e come sarebbe il mondo senza di noi. D’altra parte, sappiamo che sotto i ghiacciai sono conservati virus potenzialmente letali e che ilmutamento delle condizioni climatiche terrestri rischia di liberarli. Uno degli errori che spesso fa scattare l’apocalisse nei film.

La Terra senza l’uomo: un enorme paradiso in rovina

Un report delle Nazioni Unite lo scorso maggio lanciava l’allarme riguardo una grande estinzione già in essere, che mina la sopravvivenza degli esseri umani. Il Pianeta la combatterebbe come essere vivente con tutte le proprie forze. Estinzione per l’uomo, nuovo inizio per altre specie? Dipende dai punti di vista. Una Terra coperta da foreste e praterie verdi, animali che corrono liberi ovunque, ma qua e là i resti della vita di un tempo: pneumatici di vecchie auto, plastica, pentole di acciaio inox in mezzo ai campi, nidi di volatili tra blocchi di cemento armato di vecchi edifici. Le Nazioni Unite nel report parlano di una sesta estinzione di massa, causata proprio dall’essere umano e dal suo dominio indiscusso per secoli.

Ma senza di noi cosa accadrebbe?

Le erbacce si insinuerebbero dentro e fuori le case in cui vivevamo, le tubature congelate prima o poi esploderebbero, le gallerie della metro si allagherebbero, i monumenti simbolo della storia dell’umanità si sgretolerebbero a causa della corrosione dei materiali. Rovine dappertutto, ma la vita esisterebbe. La vita di altre specie, la vita selvaggia. Animali oggi a rischio d’estinzione espanderebbero il proprio habitat occupando le città e il loro numero crescerebbe rapidamente, in Europa vivrebbero elefanti e leoni. Le foreste, sparito il controllo umano, crescerebbero su almeno il 40% della superficie terrestre, sottraendo spazio a terreni che adesso sono agricoli. Naturalmente, il livello dei mari si abbasserebbe e il clima terrestre sarebbe più fresco. Le piante riuscirebbero ad assorbire la CO2 presente nell’atmosfera e a restituire ossigeno. Ma attenzione: la CO2 non tornerebbe ai livelli preindustriali per almeno altri 100 mila anni, nemmeno in uno scenario simile in cui l’essere umano ormai sarebbe estinto.

Le conseguenze dell’Antropocene sarebbero evidenti a lungo

I volti scavati nel granito del Monte Rushmore guarderebbero la Terra per oltre 7 milioni di anni. E la plastica? I miliardi di tonnellate di plastica con cui abbiamo invaso mari e campi si degraderebbero lentamente, le microplastiche andrebbero ad invadere gli ecosistemi; forse con il tempo alcuni batteri si evolverebbero per mangiarla, ma ci vorrebbero comunque milioni di anni. Senza contare le centrali nucleari abbandonate che rilascerebbero materiale radioattivo e provocherebbero la morte o mutazioni genetiche in tantissime specie di animali sopravvissute.
No, la Terra non diventerebbe un paradiso se l’essere umano la abbandonasse all’improvviso.

E se l’essere umano non fosse mai esistito?

Cambiamo prospettiva. Dimentichiamo l’umanità e immaginiamo come sarebbe la Terra senza la comparsa dell’homo sapiens. Secondo le conclusioni di alcuni ricercatori della Aarhus University della Danimarcaripreso qualche anno fa da Luigi Bignamil’Europa sarebbe stata l’habitat di lupi, alci e orsi, ma anche elefanti e rinoceronti. Gli stessi ricercatori avevano precedentemente attribuito all’avvento dell’uomo moderno (homo habilis) l’estinzione in massa dei grandi mammiferi dopo l’ultima era glaciale. Considerando quindi l’essere umano come una delle ragioni principali, hanno provato a capire quale sarebbe stata la distribuzione dei grandi mammiferi (quelli con peso superiore a 45 kg) se questa espansione non fosse avvenuta.

La mappa mostra la densità probabile ogni 100 km quadrati (in rosso le zone con densità maggiore).

Oggi, come sappiamo, questa categoria di animali vive soprattutto in Africa e non è un caso, né la ragione è soltanto climatica: in Africa la presenza dell’umanità è stata minore. Sorprende, dalla mappa, che se l’uomo non si fosse espanso, alcune zone oggi densamente popolate sarebbero un habitat ideale per i grandi mammiferi, Nord America in primis. Non solo: animali come gli orsi che oggi troviamo soprattutto in zone montuose si troverebbero in aree pianeggianti, dimostrazione che si tratta di una scelta necessaria, uno spostamento là dove l’essere umano ha faticato a trasferirsi massivamente.

Copertina: disegno di Armando Tondo

Delfini liberati da reti di mare, ringraziano così

Ven, 05/01/2020 - 17:08

Una famiglia di delfini è rimasta impigliata nelle reti da pesca tra Punta Campanella e Capri. I pescatori li hanno liberati e il ringraziamento dei delfini è uno spettacolo.

Come si legge sulla pagina Facebook di Francesco Rossetti: “Ancora delfini, da noi. Questa volta incastrati in reti di pesca, ma liberati da gente perbene, vera gente di mare”.

Fonte: Francesco Rossetti

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