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Aggiornato: 4 min 9 sec fa

Come riciclare barattoli di latta per il tuo balcone

Mer, 04/15/2020 - 10:00

Se stai pensando a como riutilizzare in modo creativo i barattoli di latta (della passata del pomodoro, latte in polvere, frutta sciroppata ecc) questo è il tutorial che fa per te!

Andiamo a vedere come realizzare un piccolo spazio verde sul tuo balcone, un’idea ottima per chi ha poco spazio, ma non vuole rinunciare a coltivare un po’ di verde anche vivendo in città. L’idea è realizzabile anche indoor!

Dal canale YouTube Tati’s Things:

Tati’s Things

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Vogue in edicola con la copertina bianca

Mer, 04/15/2020 - 09:00

Emanuele Farneti, direttore di Vogue spiega il perché di questa scelta.

“Io non so se, come dicono alcuni, la ragion d’essere di Vogue è quella di intrattenere, di regalare qualche ora di evasione a chi lo sfoglia.

So, come si legge a pagina 59, che questo giornale nella sua storia ultracentenaria ha attraversato guerre, crisi, atti di terrorismo. E la sua tradizione più nobile (ne è forse l’esempio più lucente Audrey Withers, che ne ha diretto l’edizione inglese sotto le bombe naziste) è quella di non voltarsi dall’altra parte. Perché, come diceva proprio Withers, stare zitti vuol dire farsi andare bene lo status quo.

Poco meno di due settimane fa stavamo mandando in stampa un numero pianificato da tempo e che vedeva coinvolto in un progetto gemello anche l’Uomo Vogue.

Ma parlare d’altro, mentre le persone muoiono, medici e infermieri mettono a rischio la propria vita e il mondo sta cambiando per sempre, non è la storia di Vogue Italia. Così abbiamo accantonato il progetto e ricominciato da capo.”

E per portare rispetto a questi strani tempi Farneti ha deciso di: “Mandare in stampa, per la prima volta nella nostra storia, una copertina completamente bianca. Non perché mancassero le immagini, appunto, tutt’altro. Ma perché il bianco è tante cose assieme.

Il bianco è innanzitutto rispetto


Il bianco è rinascita, è la luce dopo il buio, la somma di tutti i colori.
È tempo e spazio per pensare. Anche per rimanere in silenzio (perché se tutti facessimo un po’ più di silenzio, chissà quante cose potremmo sentire, dicevano le ultime righe di un bel libro uscito qualche anno fa).
Il bianco è le divise di chi ci ha salvato la vita, mettendo a rischio la propria.
Il bianco è per chi questo spazio e questo tempo vuoto lo sta riempiendo di idee, pensieri, racconti, versi, musica, attenzioni per gli altri.
Il bianco è come quando, dopo la crisi del ’29, gli abiti si fecero candidi – un colore scelto per esprimere purezza nel presente, e speranza nel futuro.
Bianche sono le notti di chi ha lavorato a questo numero, da questo e l’altro lato dell’oceano, in condizioni complicate. A ciascuno di loro va la mia gratitudine.
Soprattutto: il bianco non è resa, piuttosto è una pagina tutta da scrivere, il frontespizio di una nuova storia che sta per cominciare.    

Il bianco è un messaggio universale di forza, purezza, rispetto e speranza.”

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Immagine tratta da Vogue

Eparina: 5 vaccini in sperimentazione | Papa Francesco chiede un «salario universale» |L’attacco di Salvini a Saviano

Mer, 04/15/2020 - 06:25

Corriere della Sera: L’eparina è efficace contro il coronavirus? L’Aifa dà il via libera ai test clinici. Sono 5 i vaccini già in sperimentazione;

Il Sole 24 Ore: L’Organizzazione mondiale della Sanità ha un “tesoro” da 1,5 miliardi: perché non basta? – Letalità alta? Altri Paesi stanno peggio dell’Italia;

La Repubblica: Saviano critica il modello Lombardia su Le Monde. Salvini lo attacca: “Senza vergogna“;

Leggo: Coronavirus, le regole per andare al mare quest’estate. Ombrelloni a tre metri di distanza, pareti in plexiglass e dispencer di disinfettante;

Il Giornale: Ora il Mes spacca il governo: è guerra Pd-Renzi contro M5S;

Tgcom24: I DATI ISTAT… SENZA CONTARE LO SMART WORKING – Al lavoro con il lockdown più della metà degli addetti dell’industria e dei servizi;

Il Manifesto: Papa Francesco chiede un «salario universale» per i precari;

Il Fatto Quotidiano: Avvocati civilisti: “Più della metà dei legali ha chiesto i 600 euro”. E pure 353 notai;

Il Mattino: Morto Franco Lauro: il popolare giornalista della Rai stroncato da malore a 58 anni;

Il Messaggero: Crollano le vaccinazioni. I pediatri: «Bimbi a rischio, inaccettabile chiusura dei centri».

Il Consiglio mondiale delle Chiese: “Trump, c’è il coronavirus, cancella le sanzioni all’Iran”

Mar, 04/14/2020 - 19:00
Sanzioni “illegali e disumane”

Il Consiglio mondiale delle Chiese (Cmc), l’organo mondiale che raccoglie circa 350 differenti chiese cristiane del mondo, ha inviato una missiva al presidente USA Donald Trump, chiedendo la cessazione delle sanzioni contro l’Iran, definite “illegali e disumane”.

La Repubblica islamica dell’Iran è la nazione del Medio oriente più colpita dal coronavirus, con circa 75.000 casi accertati e oltre 4.500 morti

Coronavirus nemico comune

Il CMC sottolinea nella lettera che il coronavirus è un nemico comune dell’umanità in ogni luogo, che richiede un grado senza precedenti di solidarietà e cooperazione, una cura speciale per i più vulnerabili e un’azione rapida per mitigare condizioni che creano ulteriore vulnerabilità.

L’embargo danneggia l’assistenza sanitaria

Il CMC denuncia l’impatto sulla popolazione iraniana dell’embargo imposto dagli USA. L’assistenza sanitaria in Iran “è impedita in modo grave da uno stretto regime di sanzioni imposto da una nazione in modo unilaterale”. 

“Ora non è il momento”, scrive il Cmc, “di perseguire i giochi e le tattiche di una politica che appartiene a un mondo prima del Covid-19” bensì è “il momento della solidarietà e della cooperazione nel controllo della diffusione del virus, nella protezione dei più vulnerabili e nella sconfitta di questo nemico comune”.

Francia, Germania e Regno Unito inviano medicinali

Per arginare le sanzioni, tre nazioni europee, Francia, Germania e Regno Unito, hanno utilizzato un sistema, denominato Instex per l’invio di medicinali all’Iran. Instex è il nome dato all’organismo con sede a Parigi che è stato messo in piedi dai tre paesi per aggirare l’embargo contro l’Iran imposto dagli USA anche ai paesi alleati con la minaccia di applicare anche a loro delle sanzioni.

Iran: poche restrizioni alle persone per favorire l’economia

Secondo quanto riferisce Asianews il governo di Teheran ha rimosso il bando agli spostamenti fra città di una stessa provincia, mentre le restrizioni ai viaggi fra province diverse finiranno il 20 aprile.
I servizi ad alto rischio fra cui teatri, piscine, saune, saloni di bellezza, scuole, centri commerciali e ristoranti restano chiusi.
Aperti molti negozi e attività commerciali, con l’eccezione di Teheran dove le attività ripartiranno dal 18 del mese.

La tv di Stato ha mostrato strade affollate, bus e metropolitane gremite in diverse città giudicate a basso rischio.

Alcuni esperti non nascondono il pericolo di una seconda ondata di contagi, ma per il governo resta prioritario far ripartire l’economia.

Il mare norvegese si tinge di rosso: riaperta la caccia alle balene

Mar, 04/14/2020 - 17:59

Nonostante l’emergenza sanitaria in corso nell’intero globo, il 1 aprile la Norvegia ha dato il via alla stagione di caccia alle balene a fini commerciali, permettendo la brutale uccisione di 1300 esemplari.

Si tratta di una cifra enorme se si pensa che l’anno scorso, le balene uccise sono state 429, ossia meno di un terzo di quest’anno. Nel 2014, la caccia commerciale alle balene in Norvegia ha raggiunto il suo apice, con l’esecuzione di 763 balene.

Il Governo norvegese è l’unico al mondo, insieme a Islanda e Giappone, a continuare a sostenere questa terribile attività, noncurante delle pene a cui questi grandi cetacei sono sottoposti.

L’allarme è stato lanciato dall’organizzazione senza scopo di lucro C’est Assez (che significa “È abbastanza”), che si occupa della tutela dei cetacei in tutto il mondo. L’associazione ambientalista ha pubblicato sulla sua pagina Facebook le immagini strazianti delle balenottere cacciate e uccise al largo delle coste norvegesi.

Pagina Facebook – “C’est assez”

Come si legge nel post dell’associazione, “la Norvegia ha ripreso la caccia commerciale alla balena nel 1993, e nel 2002 sono riprese le esportazioni di prodotti balenieri principalmente in Giappone. Esportazioni, tra l’altro, vietate dalla Convenzione Internazionale sulle Specie minacciate, firmata nel marzo del 1973″.

I norvegesi mangiano le balene?

Nonostante il Governo norvegese si ostini a perpetuare questa mattanza, il consumo di carne di balena tra la popolazione è sempre più basso e rasenta il 4%. In particolare, sono i più giovani coloro che si rifiutano di nutrirsi di questi maestosi cetacei.

Come si fa a solidificare il mare?

Con la quarantena forzata, sembrava che la natura fosse tornata a respirare e a riappropriarsi dei propri spazi. Ma, non appena l’uomo si è rimesso in gioco, ha sporcato di rosso sangue la casa liquida delle creature marine.

Come si fa a tentare di solidificare il mare, liquido per definizione? Come si fa a martoriare la popolazione di un ecosistema – quello marino – parallelo a quello terrestre ma altrettanto meraviglioso?

A un modo già sofferente è stata inflitta una coltellata dritta al cuore.

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Roghi intorno a Chernobyl, si teme rischio di radioattività

Mar, 04/14/2020 - 16:30

All’inizio di aprile 2020, i satelliti della Nasa hanno rilevato i primi incendi nelle foreste di Denysovets, Kotovsky e Korogodsky. I funzionari combattono gli incendi nella zona di esclusione dal 4 aprile 2020, con centinaia di vigili del fuoco e almeno otto unità aeree operative. Un villaggio all’interno dell’area di esclusione, Polesskoye, è già stato evacuato dalla polizia il 9 aprile. Il giorno precedente, l’8 aprile, il fumo aveva raggiunto verso la capitale dell’Ucraina, Kiev, distante circa 100 chilometri (60 miglia) dall’area.

La radioattività per ora è a norma ma i rischi ci sono

Le fiamme hanno raggiunto la cittadina di Pripyat, a solo due chilometri dai depositi di materiale radioattivo di Podlesny, dove sono state smaltite le scorie radioattive.

I livelli di radioattività al momento restano normali in tutta l’Ucraina e la Biolorussia, ma la ricerca, fa sapere la stessa Nasa in un comunicato condiviso anche via Facebook, “ha dimostrato che gli incendi in aree fortemente contaminate possono riprendere elementi radioattivi in plumi di fumo che poi si trasportano in lunghe distanze”. Il 5 aprile, sono stati eseguiti dei test dell’aria a Kiev e nelle vicinanze periferie per misurarne la radioattività, ma non è stata rilevata nessuna contaminazione a rischio d’uomo, stando agli organi statali. Stando invece a Yegor Firsov, head of the country’s ecological inspection service, i livelli di radioattività sarebbero 16 volte sopra il normale.

Per tranquillizzare la cittadinanza, dal aprile 9, il servizio di emergenza statale dell’Ucraina continua a diffondere comunicati in cui si assicura che i livelli di radiazioni di fondo rimangono all’interno della normale gamma abituale di Kiev.

Quanto estesi sono gli incendi? La denuncia di Greenpeace

Divampate il 4 aprile, le fiamme hanno rapidamente coperto un’area di 20 ettari, per poi raggiungere il 7 aprile i 35 ettari. Il villaggio di Polesskoye è stato evacuato dalla polizia. Secondo Greenpeace però l’area sarebbe molto più vasta rispetto a quella denunciata dalle autorità ucraine.

Niente più turismo a Chernobyl?

Una delle entrate economiche della zona, specie dopo il successo della miniserie della HBO su disastro di Chernobyl, è rappresentato dal turismo, con tanto di agenzie e tour operator, come testimonia Yaroslav Emelianenko alla BBC.

La struttura di smaltimento dei rifiuti radioattivi di Podlesny è stata costruita dopo l’incidente per isolare le scorie durante le operazioni di messa in sicurezza dell’impianto. Le scorie radioattive sono state inserite all’interno di speciali vasche di cemento dello spessore di diversi metri. Podlesny si trova soltanto a un chilometro e mezzo a nord del sito dell’ex centrale nucleare di Chernobyl.

Podlesny e le vasche di scorie radioattive

La struttura di smaltimento dei rifiuti radioattivi di Podlesny, che si trova soltanto a un chilometro e mezzo a nord del sito dell’ex centrale nucleare di Chernobyl, fu costruita dopo l’incidente per isolare le scorie durante le operazioni di messa in sicurezza dell’impianto. Le scorie radioattive sono state inserite all’interno di speciali vasche di cemento dello spessore di diversi metri.

Come smantellare centrali nucleari e rifiuti radioattivi? Il problema è anche italiano

«Questi impianti non sono stati costruiti con l’idea che un giorno qualcuno avrebbe dovuto smantellarli». A dirlo in un’intervista condotta da Peopleforplanet è Davide Galli, il responsabile del sito di Trino (Vc) della Sogin, la società pubblica responsabile del decommissioning (ossia dello smantellamento di una centrale nucleare) e della gestione dei rifiuti radioattivi. Da qualche anno Sogin apre le porte delle ex centrali nucleari presenti sul nostro territorio, ormai non più attive ma simbolo di un passato la cui eredità pesa ancora sul presente dei cittadini. Peopleforplanet ha partecipato all’Open Gate dello scorso aprile, e questo è il racconto di quella giornata: una domenica atomica.

La “mascolinità tossica” di Trump e Bolsonaro rappresenta un ostacolo nella lotta al Coronavirus

Mar, 04/14/2020 - 14:38

Abbiamo davvero bisogno di leader che mettano in discussione la parola scientifica utilizzando un linguaggio aggressivo, guerrafondaio e misogino?
Riportiamo la traduzione di ampi stralci di un articolo di Robin Dembroff, professore di filosofia alla Yale University, pubblicato dal Guardian.

Il dominio “machista” e la parata negazionista

Il mese scorso, dopo che la California aveva dichiarato da giorni lo stato di emergenza e le scuole di Seattle avevano iniziato a chiudere, Donald Trump affermò che il Covid-19 sarebbe semplicemente “andato via”. Poco dopo dichiarò che sarebbe “scomparso … come un miracolo”. Trump venne sostenuto in questa parata negazionista da altri leader populisti di estrema destra, in particolare dal presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, il quale, nel mese di marzo, descrisse il Covid-19 come una “semplice influenza” che non giustifica “l’isteria” sorta intorno alla diffusione del virus, e dichiarò che il Brasile sarebbe stato immune al coronavirus grazie al proprio clima e a una popolazione sostenzialmente giovane.

Mascolinità tossica

Ma cosa spinge uomini come Trump e Bolsonaro a negare, falsificare e non ammettere l’evidenza della crisi della salute pubblica?

Questi due uomini hanno in comune un tratto saliente: la mascolinità tossica, un concetto divenuto popolare a gennaio 2019, quando Gillette ha lanciato una serie di pubblicità che sfidavano le espressioni tradizionali della mascolinità, come il bullismo, la repressione delle emozioni e le molestie sessuali.

L’attuale pandemia mette in netto rilievo quanto possa essere utile il concetto di mascolinità tossica. Il dottor Roger Kirby, un esperto di salute maschile, osserva che le forme tossiche di mascolinità, che conducono a comportamenti “dominanti, aggressivi, [e] a rischio“, fanno sì che gli uomini vedano la malattia o altri problemi di salute come effeminati e deboli, portandoli a scegliere il rischio e il disagio rispetto all ‘”emasculazione” della ricerca di cure mediche.

Trump e Bolsonaro sono chiari esempi di uomini che si aggrappano a forme tossiche di mascolinità. Si scagliano contro tutto ciò che minaccia il loro dominio e si affidano alla misoginia e alla violenza per rafforzare il loro ego. Denigrano le donne e la femminilità al fine di rafforzare il loro fragile senso di virilità, riferendosi alle donne come “troie”, “cani” e “pezzi di culo”. Trump si è vantato delle dimensioni del suo pene e dei suoi livelli di testosterone e Bolsonaro ha detto che preferirebbe avere un figlio morto piuttosto che gay.

Entrambi giustificano frequentemente la violenza e attaccano coloro che non sono condividono le loro tesi. Nella nostra attuale crisi, la loro mascolinità tossica è una minaccia mortale, che rischia di danneggiare loro stessi e gli altri.

Il linguaggio bellico per rafforzare consensi e dominio

Inizialmente i due leader hanno rifiutato di ammettere la gravità della situazione, sminuendone la portata e credendo di essere immortali e immuni a qualsiasi attacco esterno e, di conseguenza, al coronavirus.

Ora che questa menzogna non è più sostenibile, Trump e Bolsonaro hanno cambiato direzione. Entrambi tentano di apparire iper-virili” eroi di guerra, impegnati a proteggere i loro Paesi da un “nemico invisibile“.

Questi autoritratti militaristici chiariscono che Trump e Bolsonaro sono concentrati ad alimentare le divisioni e vincere le elezioni, e non hanno nessuna intenzione di fare ciò che è necessario per salvare vite umane.

Abbiamo bisogno di empatia, solidarietà e compassione

Non abbiamo bisogno di patriottismo e armi; abbiamo bisogno di ricerca medica connessa a livello globale, reti di sicurezza sociale e assistenza sanitaria per tutti. Abbiamo bisogno di leader che consentano agli esperti della salute pubblica di prendere decisioni politiche, piuttosto che nutrire il loro interesse personale.

Ci ritroviamo in un tempo che ha bisogno di tratti tradizionalmente “femminili”, quali empatia, solidarietà e compassione. Gli uomini al potere hanno scelto di dare la priorità al loro precario senso di mascolinità, rifiutando le prove scientifiche, utilizzando la retorica della violenza, della guerra e della divisione, mettendo noi tutti in pericolo.

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Covid-19, ecco come usare le mascherine nei bimbi

Mar, 04/14/2020 - 14:30

Con la progressiva fine del confinamento o lockdown, e la graduale ripresa delle attività quotidiane, lo scopo delle mascherine rimarrà quello di proteggere la comunità. Ci sono infatti persone malate di Covid-19 ma asintomatiche, e dunque capaci di diffondere il virus, specialmente tra i bambini. Uno studio dell’MIT di Boston ha evidenziato di fatto che la distanza di trasmissione della infezione da Coronavirus attraverso la tosse e gli starnuti è maggiore di 1 metro, potendo arrivare fino a circa due metri. Le raccomandazioni che seguono hanno il fine di informare in maniera chiara le famiglie sull’utilizzo delle mascherine per gli adulti e i bambini. Le ha stilate l’Associazione Culturale Pediatri (Acp) considerando le recenti revisioni delle società scientifiche internazionali, come la American Academy of Pediatrics (AAP), il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) e recentemente anche l’OMS, che hanno diffuso o sono sul punto di diffondere nuove direttive.

Come e quando dotare i bambini, e da che età?

I bambini con più di 2 anni possono indossare la mascherina. Per essere protettiva e sicura, la mascherina deve coprire bene naso e bocca e raccordarsi all’orecchio. Prima di indossare la mascherina bisogna lavarsi bene le mani, per almeno 20 secondi. Non vanno indossate quando si mangia o si beve. Vanno tolte rimuovendo prima il raccordo dietro le orecchie e poi sul davanti. In casa, se non ci sono malati, le mascherine non sono necessarie, così se un bambino è all’aria aperta a giocare e riesce a mantenere una distanza di almeno 2 metri dagli altri, evitando di toccare superfici toccate dagli altri: in questo caso il bimbo può evitare di indossare la mascherina.

La mascherina va indossata invece in luoghi in cui i bambini potrebbero avere difficoltà a rispettare una distanza di sicurezza, come in farmacia, nei negozi o dal dottore.

Quando i bambini non devono indossarle

Le mascherine non vanno indossate nei bambini con meno di 2 anni, se un bambino ha difficoltà respiratorie, se è incapace di rimuovere da solo la mascherina.

Quali casi specifici

Solo i bambini fragili, perché affetti da malattie croniche e ad alto rischio, devono essere incoraggiati a indossare una mascherina particolare, non le chirurgiche o di stoffa, ma le Ffp2, che possono proteggere loro stessi dalla infezione. I familiari di questi bambini, se malati, devono indossare le mascherine chirurgiche, che invece proteggono gli altri.

Occhio alle dimensioni

Per gli adulti le dimensioni di una mascherina sono circa 15cmx 30 cm; per un bambino 12×25 cm in media, considerando l’età e il fatto che la mascherina deve aderire bene al volto del bambino e coprire in sicurezza bocca e naso.

L’appello di ACP

L’Associazione Culturale Pediatri si rivolge ai decisori politici in previsione della sospensione del lockdown e della, seppur graduale, ripresa di una quotidianità per i bambini e i genitori. “Per uscire dalla emergenza è necessaria una seria riorganizzazione delle cure territoriali – chiede Stefania Manetti, pediatra Acp – che ha come primo passo necessario la diffusione di una accurata e rigorosa attività di informazione e prevenzione nei confronti della malattia da Covid-19”.

Troviamo un “vaccino” per il traffico!

Mar, 04/14/2020 - 14:00

Il Coronavirus negli ultimi tempi è stato il primo pensiero per ogni essere umano, in qualsiasi parte del mondo. Qualcuno però utilizza le informazioni sul Covid-19 in maniera particolarmente originale nel proprio lavoro: opere d’arte ma anche studi scientifici che promettono di migliorare il mondo in cui vivremo nel prossimo futuro, un mondo che necessita di profonde trasformazioni.

Prima che il Coronavirus ci chiudesse tra le pareti domestiche, il traffico era uno dei problemi cruciali da risolvere nelle principali città del mondo: eliminare il traffico sarebbe un grandissimo contributo nella lotta contro i cambiamenti climatici, ma da dentro le nostre case quasi ci siamo dimenticati del surriscaldamento globale e della necessità assoluta di contenere l’innalzamento della temperatura media.

Il traffico si propaga come un virus

Alcuni ricercatori hanno notato che il Coronavirus si propaga da persona a persona in maniera simile a come gli ingorghi stradali si propagano nelle città, causando blocchi e traffico. Da un singolo incidente stradale il traffico può interessare un intero quartiere e, se non viene ripristinata in fretta la viabilità normale, la città intera si paralizza. I ricercatori hanno ora un modello per provarlo, frutto di una modifica al modello di mappatura dell’insorgere delle epidemie. Questo modello è stato applicato per descrivere la propagazione dei “traffic jams”: le auto infettano le altre auto con la congestione del traffico così come le persone infettano le altre con un virus. Il test ha preso in esame 6 città molto diverse – Chicago, Londra, Melbourne, Montréal, Parigi e Sydney – in cui il traffico si è propagato con le medesime modalità.

Siamo in grado di calcolare la velocità alla quale una congestione si propaga in una rete stradale, indipendentemente dalla conformazione della rete stessa o dalle caratteristiche della città”, sostiene Meead Saberi, ingegnere alla University of New South Wales, che ha scritto lo studio comparso su Nature Communications.

Trattare il traffico come un’epidemia

Facciamo un passo indietro e concentriamoci sul virus e sui modelli di infezione. Alcuni individui che non l’avevano contratto prima sono suscettibili di infezione, alcuni sono malati al momento, altri sono guariti; questi ultimi tendono a essere immuni, quindi il virus ha sempre meno soggetti potenziali da infettare. I ricercatori hanno adattato al traffico questo modello, immaginando “link” al posto degli individui. Per intenderci: un incrocio a 4 bracci è l’intersezione di 2 strade, ma i link considerati sono 4. Al posto di studiare i sintomi biologici come la tosse sono state considerate le congestioni, vale a dire i punti in cui le auto rallentano e formano una massa. Quindi esistono link che potrebbero congestionarsi, link già congestionati e link che lo sono stati in cui la circolazione sta tornando a defluire. In effetti, le analogie con i virus sembrano molte.

Le dinamiche del traffico non sono certo un segreto. In caso di incidenti, le persone rallentano perché sono curiose di osservarne cause e conseguenze, quindi il traffico aumenta. Superato il luogo dell’incidente, la loro velocità aumenta. Sono azioni prevedibili. Questo stop-and-go è immaginabile come un contagio tra auto e la guarigione avviene una volta che l’incidente sparisce dalla vista.

Significa, secondo i ricercatori, che sarebbe possibile gestire il traffico trattandolo come un’epidemia e cercando di frenare i contagi. Bob Pishue, un analista del settore trasporti coinvolto nello studio, ha fatto notare anche che in aree congestionate si spreca carburante, quindi i guidatori deviano su strade alternative; i costi salgono mentre il contagio si diffonde, le città rischiano di diventare improduttive e malate.
Serve allora un vaccino per prevenire il diffondersi incontrollato della malattia.

I limiti dello studio

Le strade si infettano con il traffico, ma non hanno ancora sviluppato un’immunità. Anzi, il contagio torna e ritorna senza tregua. Uno dei limiti del modello è che è applicabile solo alla situazione delle strade all’ora di punta. Inoltre, il modello è macroscopico, mostra esattamente quale strada è congestionata e a quale velocità si propaga la congestione e può svelare quale parte della rete viaria di una città in un determinato arco di tempo sarà bloccata. Il passo successivo, che per ora è un limite, è creare un modello che offra una soluzione per ogni singola strada: quale via sarà la prossima a congestionarsi e in quale tratto?
La cura per il traffico, così descritta, potrebbe sembrare relativamente semplice, più o meno quanto la regolazione dell’illuminazione stradale in funzione della quantità di auto che transitano: un “vaccino” per prevenire gli ingorghi.

Fonti:
https://www.nature.com/articles/s41467-020-15353-2
https://www.wired.com/story/traffic-spreads-like-disease/

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Immagine copertina: disegno di Armando Tondo

Covid-19: grazie al lockdown l’Italia ha evitato 200 mila ricoveri

Mar, 04/14/2020 - 10:58

Il titolo dell’articolo è “Spread and dynamics of the Covid-19 epidemic in Italy: effects of emergency containment measures“, è in corso di pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America) e in sintesi sostiene che le restrizioni alla mobilità decise dal governo italiano hanno evitato il ricovero ospedaliero di almeno 200 mila persone e ridotto del 45% la capacità di contagio del virus.

Dallo studio, realizzato da un gruppo di scienziati italiani del Politecnico di Milano, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dell’Università di Padova, dell’Università di Zurigo e della Scuola Politecnica federale (Efpl) di Losanna, sembrerebbe che finora abbiamo quindi fatto un buon lavoro a rimanere a casa, a limitare al minimo gli spostamenti se non per motivi di salute o necessità e a distanziarci fisicamente di almeno un metro da chiunque non condivida con noi la stessa abitazione.  

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Calo dei contagi grazie alla quarantena

Marino Gatto, professore di Ecologia del Politecnico di Milano e primo autore dello studio, spiega che dai dati raccolti “possiamo concludere che le misure molto restrittive imposte a partire dal 10 marzo, il cui effetto abbiamo potuto osservare solo parzialmente nel periodo analizzato che si concludeva il 25 marzo, sono responsabili del calo nei contagi che osserviamo in questi giorni”. E precisa che “i 200 mila ricoveri che sarebbero stati necessari senza restrizioni avrebbero sicuramente ecceduto la capacità degli ospedali”, con tutte le conseguenze che questo avrebbe comportato.

La mappa delle infezioni

Tracciando i movimenti della popolazione anche mediante uno studio indipendente che ha sfruttato la geolocalizzazione dei cellulari, gli autori dello studio hanno rilevato come il numero delle infezioni da nuovo coronavirus sia aumentato velocemente nelle prime fasi di diffusione dell’epidemia seguendo i percorsi delle principali infrastrutture di trasporto del Paese.

Non abbassare la guardia

Enrico Bertuzzo, professore di Idrologia all’Università Ca’ Foscari Venezia e coautore dello studio, spiega che “se le attuali misure di restrizione saranno mantenute le nostre proiezioni confermano una discesa dei contagi nelle prossime settimane”. È importante però non abbassare la guardia, dal momento che “l’incertezza è ancora elevata” e ogni nuovo dato “è importante per comprendere la dinamica dell’epidemia e la sua possibile evoluzione futura”.

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Le ricerche su Google ai tempi del covid-19

Mar, 04/14/2020 - 10:57
Come tagliare e come tagliarsi i capelli

Lo hanno scritto tutti i giornali: i parrucchieri sono le attività a rischio più alto, d’altra parte a meno che il barbiere non abbia le braccia lunghe due metri è difficile che riesca a mantenere la distanza di sicurezza. Ecco allora che le persone si organizzano e cercano su Google come tagliarsi i capelli senza sembrare l’ultimo dei Mohicani.

Come fare il pane

Si può uscire solo una volta a settimana e il pane fresco è diventato un miraggio. Allora comperiamo la farina, il lievito e impastiamo così facciamo anche un po’ di ginnastica.

Tutto bene, se non fosse che un altro Google trends in vetta alla classica è: Come fare il pane senza farina. Senza farina?

Come fare la birra in casa

La ricerca è in vetta alla classifica nel Regno Unito. Ok, non andare al pub il venerdì sera, ma anche senza birra…

Come accendere il fuoco

Pietre focaie, sfregamento di due bastoncini o più semplicemente fiammiferi? Non è specificato se il fuoco lo si vuole accendere in giardino o in salotto.

Alternative alla carta igienica

E qui non vogliamo sapere altro.

Coronavirus porno

L’accoppiamento di un virus con un altro virus può avere dei risvolti molto erotici e infinite varianti.

Come prepararsi al giorno del giudizio

Meno male che Papa Francesco ci ha dato l’indulgenza plenaria. Ci dovremmo essere risparmiati l’inferno anche se qualche anno di purgatorio non ce lo leva nessuno.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay 

Come riusare vecchie riviste? 6 idee fai da te

Mar, 04/14/2020 - 10:00

Troppe riviste per casa e non sapere cosa farne? Dal canale YouTube Tati’s Things 6 facili idee per un riciclo creativo senza sprechi! Come scrive l’autrice: “Spesso sono proprio quei materiali che consideriamo “poveri” ad avere le maggiori potenzialità di trasformazione, e le riviste e i giornali fanno sicuramente parte di questo gruppo di materiali. Con le pagine di una vecchia rivista è possibile realizzare un’infinità di cose, spendendo pochissimo e dando nuova vita ad un giornale, che una volta letto, finirebbe buttato“.

Tati’s Things

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Coronavirus: chi saranno i vincitori e i perdenti nel nuovo ordine mondiale?

Mar, 04/14/2020 - 08:00

Il confronto per la futura leadership tra i vari paesi e i diversi modelli di società in vista del dopo coronavirus è aperto. Per capire quali sono le prospettive ci aiutiamo con la traduzione di ampi stralci dell’articolo di Patrick Wintour, esperto di affari internazionali, pubblicato dal Guardian.

Andrà tutto bene?

Lo slogan partito dall’Italia Andrà tutto bene ha invaso il mondo, ma in realtà andrà davvero tutto meglio quando la pandemia sarà cessata? I leader mondiali, i diplomatici e gli analisti geopolitici sanno che stanno vivendo tempi epocali e riflettono su ciò che questa crisi lascerà in eredità al mondo. Le ideologie, i blocchi di potere, i leader e i sistemi di coesione sociale in competizione sono sottoposti a prove di stress agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Già tutti stanno iniziando a trarre insegnamenti da questa crisi e indicazioni sul “dopo”.

Pandemia e competizione per la leadership globale

In Europa, negli Stati Uniti e in Asia la discussione si è allargata. Tutto è in discussione: i compromessi tra un’economia in crisi e la salute pubblica, i vantaggi dei sistemi sanitari centralizzati o regionalizzati, le fragilità mostrate dalla globalizzazione, il futuro dell’UE, il populismo, il vantaggio intrinseco dell’autoritarismo…

È come se la pandemia si fosse trasformata in una competizione per la leadership globale, e saranno i paesi che risponderanno più efficacemente alla crisi a guadagnare terreno. I diplomatici sono impegnati a difendere la gestione della crisi da parte dei loro governi e spesso rintuzzano con energia le critiche. Sono in gioco l’orgoglio nazionale e la salute. Ogni paese guarda il proprio vicino per vedere quanto velocemente “appiattisce la curva”.

Uniti o divisi per proteggersi dal virus?

Il think tank Crisis Group, nel valutare come il virus cambierà la politica internazionale, suggerisce: “Per ora possiamo discernere due narrazioni concorrenti che guadagnano credito: una in cui la lezione è che i paesi dovrebbero unirsi per sconfiggere meglio Covid-19 e una in cui la lezione è che i paesi devono distinguersi per proteggersi meglio. La crisi rappresenta anche una dura prova delle rivendicazioni contrastanti degli stati liberali e autoritari su chi sappia gestire meglio il disagio sociale. Man mano che la pandemia si sviluppa, metterà alla prova non solo le capacità operative di organizzazioni come l’OMS e le Nazioni Unite, ma anche i presupposti di base sui valori politici che sostengono i diversi modelli.”

Vinceranno i sistemi democratici o i sistemi populisti e autoritari?

Molti della sinistra europea, come il filosofo sloveno Slavoj Žižek, temono anche un contagio autoritario, prevedendo in Occidente “una nuova barbarie con un volto umano: misure di sopravvivenza spietate applicate apparentemente con rammarico, ma legittimate sotto la copertura delle opinioni di esperti”.

Al contrario, Shivshankar Menon, professore ospite presso l’Università di Ashoka in India, afferma: “L’esperienza finora dimostra che gli autoritari o i populisti non sono in grado di gestire efficacemente la pandemia. In effetti, i paesi che hanno risposto presto e con successo, come la Corea e Taiwan, sono stati democratici, non hanno risposto bene invece quelli gestiti da leader populisti o autoritari.”

Il politologo statunitense Francis Fukuyama afferma invece: “La principale linea di demarcazione nella risposta efficace alle crisi non metterà le autocrazie da una parte e le democrazie dall’altra. Il determinante cruciale nelle prestazioni non sarà il tipo di regime, ma la capacità dello stato e, soprattutto, la fiducia dei cittadini nel governo” e cita come esempi positivi la Germania e la Corea del Sud.

La propaganda cinese: da responsabile della pandemia a salvatrice del mondo

Molti sostengono già che l’Oriente abbia vinto questa guerra di narrazioni contrastanti. Il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han, in un saggio su El País di cui People For Planet ha pubblicato ampi stralci, ha sostenuto che i vincitori sono gli “stati asiatici come Giappone, Corea, Cina, Hong Kong, Taiwan o Singapore che hanno una mentalità autoritaria che deriva dalla loro tradizione di confucianesimo. Le persone sono meno ribelli e più obbedienti che in Europa. Si fidano di più dello stato. La vita quotidiana è molto più organizzata. Soprattutto, per affrontare il virus gli asiatici sono fortemente impegnati nella sorveglianza digitale. Le epidemie in Asia sono combattute non solo da virologi ed epidemiologi, ma anche da informatici e specialisti dei big data”. E prevede: “La Cina sarà ora in grado di vendere il proprio stato di polizia digitale come modello di successo contro la pandemia.” E afferma che gli elettori occidentali, attratti dal desiderio di sicurezza e di un maggiore senso di collettività, potrebbero essere disposti a sacrificare le loro libertà. Del resto c’è già poca libertà nell’essere costretto a trascorrere la primavera nel tuo appartamento.

In effetti, la Cina sta già cercando di affermare la propria vittoria a livello mediatico, riposizionandosi da responsabile prima della pandemia a salvatrice del mondo. Un team di giovani diplomatici cinesi utilizza i social media per diffondere la superiorità del proprio paese. Michel Duclos, ex ambasciatore francese ora presso l’Institut Montaigne, ha accusato la Cina di “tentare spudoratamente di capitalizzare la vittoria contro il virus per promuovere il suo sistema politico. La guerra fredda non dichiarata che si stava preparando da tempo mostra il suo vero volto sotto la dura luce di Covid-19.”

Il teorico delle relazioni internazionali di Harvard Stephen Walt pensa che la Cina potrebbe avere successo. Sulla rivista Foreign Office suggerisce: “Il coronavirus accelererà lo spostamento del potere e dell’influenza da ovest a est. La Corea del Sud e Singapore hanno mostrato la migliore risposta e la Cina è riuscita bene all’indomani dei suoi errori iniziali. La risposta dei governi in Europa e negli Stati Uniti è stata molto incerta e probabilmente ha indebolito il potere del “marchio” occidentale.”

Il modello sud-coreano e la crisi della globalizzazione

La Corea del Sud si sta proponendo come sistema democratico modello, in contrasto con la Cina, rispetto alla quale ha gestito meglio la crisi. La sua stampa nazionale è piena di articoli che mettono in risalto come la Germania stia seguendo il modello sudcoreano di test di massa.

Ma la Corea del Sud, un’economia orientata all’esportazione, deve affrontare anche difficoltà a lungo termine se la pandemia costringerà l’Occidente, come prevede Daniel Cohen in un articolo che People For Planet ha pubblicato, a una rivalutazione totale della catena di approvvigionamento globale. La pandemia ha rivelato gli svantaggi della concentrazione della produzione di forniture mediche solo in alcuni paesi. Di conseguenza, le importazioni just-in-time diminuiranno e la produzione di beni di provenienza nazionale aumenterà. La Corea del Sud può guadagnare apprezzamenti, ma perdere mercati.

Una “Suez” per gli USA?

Fino a prima della crisi del coronavirus gli Stati Uniti sono stati considerati un modello di riferimento per l’Europa. Oggi l’Europa guarda al di là dell’Atlantico il caos quotidiano che è rappresentato dalle conferenze stampa serali di Donald Trump. Nathalie Tocci, consigliere di Josep Borrell, capo degli affari esteri dell’UE, si chiede se, proprio come la crisi di Suez del 1956 ha simboleggiato il decadimento definitivo della potenza globale del Regno Unito, il coronavirus possa segnare il “momento di Suez” per gli Stati Uniti.

L’Unione Europea in bilico

Il perdente al momento rischia di essere l’UE. Nicole Gnesotto, vicepresidente del thinktank del Jacques Delors Institute, afferma: “La mancanza di preparativi dell’UE, la sua impotenza, la sua timidezza sono sbalorditive.” Certo, la salute non fa parte delle competenze dell’UE come istituzione sovranazionale, ma l’UE non è priva di mezzi o responsabilità. “Il primo istinto dei vari stati è stato quello di chiudere i confini, accumulare le attrezzature e le risorse nazionali. In tempi di scarsità emerge l’egoismo, ogni persona pensa a sé stessa, e l’Italia si è sentita inizialmente abbandonata.”

La disputa poi si è allargata in una brutta battaglia tra nord e sud Europa sul MES e i coronabond. Gli olandesi e i tedeschi sospettano che l’Italia stia usando la crisi per ottenere dei finanziamenti in cui il nord finanzia i debiti di un sud “incapace”. Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, sta spingendo sulla questione, dicendo che l’UE “ha un appuntamento con la storia”. Se l’UE fallisse questo appuntamento potrebbe andare in pezzi, ha avvertito.

Il primo ministro portoghese, António Costa, ha parlato di commenti “disgustosi” e “meschini” del ministro olandese Wopke Hoekstra, mentre il ministro degli esteri spagnolo, Arancha González, si è chiesta se gli olandesi capiscono che “stare in una cabina di prima classe non ti protegge quando l’intera nave affonda.”.

L’ex primo ministro italiano Enrico Letta ha detto alla stampa olandese che in Italia l’immagine di paesi come l’Olanda e la Germania è stata gravemente danneggiata: “Non ha aiutato il fatto che il giorno dopo che i funzionari doganali tedeschi hanno fermato una quantità enorme di maschere al confine, camion russi che trasportavano aiuti di soccorso abbiano attraversato le strade di Roma e milioni di maschere siano state spedite dalla Cina. Matteo Salvini sta aspettando questo tipo di azione dai Paesi Bassi e dalla Germania in modo da poter dire: vedi, non abbiamo alcuna utilità a stare con l’Unione europea.”

La posizione dell’UE non è irrecuperabile. Ma con il bilancio delle vittime che sale in tutta Europa e la crisi che ha appena squilibrato il quadro economico dell’UE la sensazione è che il tempo per raddrizzare la rotta non sia molto.

Josep Borrell, capo degli Affari Esteri dell’Ue, insiste che l’Europa sta trovando una sua base comune dopo un inizio difficile. Scrivendo in Project Syndicate, afferma: “Dopo una prima fase di divergenti decisioni nazionali, stiamo entrando in una fase di convergenza in cui l’UE è al centro della scena. Il mondo inizialmente ha affrontato la crisi in modo non coordinato, con troppi paesi che hanno ignorato i segnali di avvertimento e sono andati da soli. Ora è chiaro che l’unica via d’uscita è lavorare insieme.”

Può essere così, ma al momento le situazione è in bilico. C’è ancora molto da fare perché si vada nel senso giusto.

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Una cisterna è per sempre (Video)

Mar, 04/14/2020 - 07:00

E’ possibile utilizzare oggi le vecchie cisterne greche e romane per immagazzinare l’acqua?
In fin dei conti siamo la civiltà dell’acqua, che si è sviluppata andando a intercettare ogni singola goccia disponibile. Seconda puntata del nostro viaggio nell’acqua

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Guarda qui la prima parte

Covid: Italia risalgono le vittime | Cnn accusa la Cina:«Censura su origini virus»; |Amazon assume altre 75mila persone

Mar, 04/14/2020 - 06:25

Tgcom24: Superati i 20mila morti, +3.153 contagi in un giorno | Borrelli: prematuro riaprire | In Lombardia risalgono le vittime (+280), a Milano altri 296 casi | Oms: 10 volte più letale dell’influenza | La mappa dei casi;

Corriere della Sera: La sottosegretaria: «Stabilimenti balneari aperti per l’estate». Macron: «Lockdown fino all’11 maggio. Poi riapriremo le scuole»;

Il Sole 24 Ore: Mef, arrivate 660mila domande per 75 miliardi. Catalfo: nel decreto aprile interventi fino a 800 euro per autonomi e professionisti – Task force Colao al lavoro sulla fase 2 – Quali attività ripartono;

Il Giornale: “C’è un’offensiva contro l’Italia. Saccheggio è iniziato nel 2011” Meloni adesso lancia l’allarme sul Mes e l’Ue;

Il Mattino: Coronavirus, la Cnn accusa la Cina:«Censurati gli studi sulle origini del virus»;

Leggo: Coronavirus, a Rio de Janeiro il Cristo Redentore rende omaggio ai medici in prima linea;

Repubblica: In Thailandia si ferma per la prima volta l’industria del sesso;

Il Messaggero: Amazon assume altre 75mila persone: «Quarantena fa crescere la domanda»;

Il Manifesto: Mediterrraneo, tre barche alla deriva. L’urlo dai balconi: «Salvateli»;

Il Fatto Quotidiano: Il calcio – Rezza (Iss): “Ripresa del campionato? Non darei parere favorevole, ma deciderà la politica”.

Messico: ucciso un altro attivista ambientale

Lun, 04/13/2020 - 16:54

Adán Vez Lira era un attivista messicano che da anni si batteva per la difesa della natura e dell’ambiente e, in particolare, si opponeva a un impattante progetto minerario nell’area di La Mancha, un luogo dove attualmente alcune compagnie stanno realizzando miniere, in pieno contrasto con le idee degli ambientalisti.

Lo scorso 8 aprile, il suo corpo senza vita è stato ritrovato nella municipalità di Actopan, sulla costa del Golfo del Messico. L’uomo è stato colpito da 9 colpi di arma da fuoco mentre era a bordo della sua motocicletta.

Asesinan en #Veracruz a Adán Vez Lira, defensor de manglares, dunas y ecosistemas de la costa; le dieron 9 balazos mientras realizaba un recorrido en motocicleta

vía Fanny Miranda/MILENIO pic.twitter.com/zjpMzEdRN5

— Azucena Uresti (@azucenau) April 9, 2020

Adán Vez Lira era un difensore di “mangrovie, dune ed ecosistemi costieri”, di cui voleva preservare la bellezza naturalistica, oltre che a proteggere flora e fauna locali.

Lavorava come guida in un’azienda che si occupa di turismo ecosostenibile nel territorio di La Mancha. Ma non solo: Adán era un amante degli animali, a cui aveva dedicato importanti manifestazioni, come il Festival degli uccelli e delle aree umide.

L’uomo si batteva da circa 20 anni per la tutela dell’ambiente, tanto che 30 associazioni ambientaliste dello stato di Veracrus, si sono mobilitate per chiedere di fare chiarezza sulla sua morte: “Adán Vez è stato un importante attivista e difensore della vita e del territorio, che ha lavorato instancabilmente per la protezione delle mangrovie, delle dune e di tutti gli ecosistemi della costa centrale di Veracruz. Si è sempre preoccupato per i problemi ambientali nel suo comune, ha organizzato numerosi festival, rimboschimenti ed eventi di educazione ambientale”.

Lo stato di Veracruz è minacciato da progetti minerari di società straniere, che rischiano di compromettere la salute della popolazione e degli ecosistemi. Secondo i colleghi dell’attivista, la motivazione dell’assassinio è collegata proprio alla forte opposizione esercitata da Adán nei confronti della costruzione di queste miniere.

Giustizia per gli ambientalisti assassinati in Messico

Non solo Vez Lira: negli ultimi otto anni in Messico sono stati uccisi 86 attivisti, per i quali si chiede giustizia e verità, in quanto questi atti di violenza rappresentano un modo di calpestare e reprimere i basilari diritti umani.

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Colin Crouch: “I veri leader si vedranno adesso”

Lun, 04/13/2020 - 16:01

Continuiamo la pubblicazione su People For Planet di contributi sul “dopo coronavirus” inaugurata con “Aspettiamo il dopo, in agguato come la tigre” e continuata con “Il ritorno dello Stato Sociale” ospitando la traduzione di ampi stralci dell’articolo pubblicato dal Financial Times a firma del sociologo e politologo britannico Colin Crouch, professore emerito all’Università di Warwick, membro del Max Planck Institute di Colonia, autore del libro “Postdemocrazia” pubblicato in Italia da Laterza.

Un nuovo senso di solidarietà

Se c’è un lato positivo della pandemia di Covid-19, è che ha iniettato un senso di solidarietà nelle società individualistiche in cui viviamo. Ma il virus e le chiusure economiche necessarie per combatterlo gettano anche una luce abbagliante sulle disuguaglianze esistenti e addirittura ne creano di nuove. Oltre a sconfiggere la malattia, il grande test che tutti i paesi dovranno affrontare sarà presto se gli attuali sentimenti diffusi dell’esistenza di uno scopo comune daranno forma ad una nuova società dopo la crisi.

Non siamo tutti uguali davanti al coronavirus

Come i leader occidentali hanno imparato nella Grande Depressione e dopo la seconda guerra mondiale, per chiedere un sacrificio collettivo devi offrire un contratto sociale a beneficio di tutti. La crisi odierna sta mettendo a nudo quanto le società ricche non siano all’altezza di questo ideale. Proprio come la lotta per contenere la pandemia ha rivelato l’impreparazione dei sistemi sanitari, così è stata esposta la fragilità delle economie di molti paesi, mentre i governi si affannano per evitare i fallimenti e affrontare la disoccupazione di massa. Nonostante gli appelli alla mobilitazione nazionale, non siamo davvero tutti uguali. I blocchi economici impongono il maggior costo a quelli tra noi già più svantaggiati.

Dall’oggi al domani milioni di posti di lavoro e mezzi di sussistenza sono stati persi nei settori dell’ospitalità, del tempo libero e gli altri collegati, mentre i lavoratori con un miglior know-how spesso affrontano solo il fastidio di lavorare da casa.

Peggio ancora, coloro che svolgono lavori a basso costo che debbono ancora lavorare spesso rischiano la vita, come per esempio badanti e operatori sanitari, magazzinieri, addetti alle consegne e addetti alle pulizie.

Lo straordinario sostegno al bilancio da parte dei governi per l’economia, se possibile, peggiorerà in qualche modo le cose.

I paesi che hanno permesso lo sviluppo di un mercato del lavoro irregolare e precario trovano particolarmente difficile incanalare aiuti finanziari ai lavoratori con impieghi precari, senza contratto o con un lavoro dipendente in nero.

Aiuto ai ricchi

Nel frattempo, un ampio allentamento monetario da parte delle banche centrali aiuterà i ricchi.

Dietro questo, i servizi pubblici sottofinanziati scricchiolano sotto l’onere dell’applicazione delle politiche di crisi.

Il modo in cui facciamo la guerra al virus beneficia alcuni a spese di altri. Le vittime di Covid-19 sono in gran parte persone anziane. Ma grandi vittime dei lockout sono anche i giovani e attivi, a cui viene chiesto di sospendere la loro istruzione e rinunciare a entrate economiche per loro indispensabili.

C’è bisogno di riforme radicali

I sacrifici sono inevitabili, ma ogni società deve dimostrare come offrirà una giusta ricompensa a coloro che sopportano il carico più pesante degli sforzi nazionali.

Riforme radicali – invertendo la direzione politica prevalente degli ultimi quattro decenni – devono essere messe sul tavolo. I governi devono accettare un ruolo più attivo nell’economia. Devono vedere i servizi pubblici come investimenti piuttosto che passività e cercare modi per rendere i mercati del lavoro meno insicuri.

La redistribuzione della ricchezza sarà di nuovo all’ordine del giorno.

Le politiche fino a poco tempo fa considerate “eccentriche”, come il reddito di base per tutti e le tasse sul patrimonio, dovranno essere nel mix delle nuove misure.

Prendere esempio da Roosevelt e da Churchill

Le misure che i governi stanno adottando per sostenere le imprese e i redditi durante la crisi provocata dal virus si devono confrontare con il tipo di economia postbellica che i paesi occidentali non hanno sperimentato per sette decenni.

I leader che hanno vinto la guerra non hanno aspettato la vittoria per pianificare ciò che sarebbe seguito. Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill pubblicarono la Carta Atlantica, stabilendo la rotta per le Nazioni Unite, nel 1941. Il Regno Unito pubblicò il Rapporto Beveridge, il suo impegno per uno stato sociale universale, nel 1942. Nel 1944, la conferenza di Bretton Woods forgiò l’architettura finanziaria del dopoguerra. Lo stesso tipo di lungimiranza è necessario oggi.

Al di là della guerra per la salute, i veri leader si vedranno adesso: sono quelli che si mobiliteranno ora per vincere la pace.

Foto di Bruno Patierno

Al Sud tagliano l’indennità di rischio ai medici del 118 proprio ora che rischiano di più

Lun, 04/13/2020 - 13:00

Quel che si dice “un tempismo perfetto”: il Vice Ministro della Salute Pierpaolo Sileri, appena tornato da Wuhan dove era andato a recuperare i nostri connazionali, si trovava a Napoli quando le Asl di Napoli 2 e Napoli 3 hanno deciso di tagliare di 1/4 gli stipendi dei medici del 118. Una scelta assai discutibile, visto che in Campania il 118 non viene usato solo per le emergenze ma anche per i tamponi a casa. Mentre la Guardia Medica effettua pre-triage telefonici, sono loro, i medici del 118, a esporsi quotidianamente ai rischi. Un medico in servizio sulle ambulanze del 118, già in condizioni normali, dovrebbe avere diritto a compensi extra, visto il carattere particolarmente usurante dell’attività che svolge, figurarsi in emergenza Coronavirus.

L’onda lunga della spending review della sanità pubblica però non si ferma nemmeno in emergenza Coronavirus, e da ormai un mese e mezzo i medici del 118 lavorano con l’indennità decurtata di una cifra importante, 5,16 euro all’ora, corrispondente a circa il 25%, non poco.

“Il servizio dei medici del 118 rientra tra le attività professionali usuranti con particolare presenza di:

1) Elevato rischio fisico;
2) Elevato rischio di contrarre malattie infettive;
3) Operatività all’aperto in qualsiasi condizione clinica ed ambientale;
4) Elevato numero di turni “festivi e notturni”.

Sembra un testo scritto oggi che si è particolarmente sensibili ai “medici eroi”, invece è l’estratto di un testo del 1999, quando la Giunta Regionale (in questo caso della Campania) si allineava alle altre Regioni e con la Delibera n. 6872 garantiva ai medici del 118 compensi extra secondo l’accordo integrativo regionale per la medicina generale. Altri tempi. Solo a Napoli, su un totale di circa 100 medici impegnati sulle ambulanze del 118, il 29 gennaio 2020 sono partite le decurtazioni nelle Asl di Napoli 2 e Napoli 3; i tagli nell’Asl di Napoli 1, quella del centro, sarebbero in dirittura d’arrivo. Una scelta non assunta dalla direzione regionale ma da un responsabile facente funzione, neanche titolare d’incarico, che è stata già emulato da altre Asl, come quella di Casertache, in pieno boom di contagi in Campania, ha applicato le stesse decurtazioni.

La motivazione? Si tratterebbe di una “sospensione in autotutela per i medici convenzionati in servizio presso i SAUT aziendali, a seguito di accesso di organi di Polizia Giudiziaria”. Un caso tutt’altro che piccolo o insignificante, quello di Napoli: l’esempio delle Asl di Napoli ha infatti determinato un effetto domino tale per cui altre Asl hanno immediatamente adottato in via cautelare provvedimenti analoghi, causando non poche dimissioni. Dimissioni che la Campania, dove si invoca l’intervento dell’esercito e si mettono in quarantena Comuni già infetti, non può permettersi. Come non può permettersele il resto del Sud Italia, dove le terapie intensive si contano sulle dita di una mano, le graduatorie non scorrono, e alle carenze di personale si compensa con agenzie interinali e strade similari.

“Nella attuale peculiare congiuntura epidemiologica è necessario e urgente scongiurare ogni ulteriore motivo di distonia di un sistema dell’emergenza territoriale 118, che tutt’oggi non garantisce standard organizzativi uniformi e dotazione organica adeguata dei Mezzi di Soccorso Avanzati (MSA)” scrive Valeria Ciarambino, Presidente del Gruppo Consiliare M5S Regione Campania nonché referente nazionale della sanità dei 5 Stelle. Questa l’interrogazione della Ciarambino:

In una lettera indirizzata al Governatore Vincenzo De Luca e al Ministro della Salute Roberto Speranza, la Ciarambino definiva la decurtazione “irrituale, intempestiva e imprudente perché non derivante da una intervenuta novità legislativa o regolamentare, né condivisa in sede di Comitato ex art. 24 dell’Accordo Collettivo Nazionale firmato il 20.01.2005 per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale”. A nulla è servito, la spending review non conosce ostacoli, né virus.

Una buona notizia però c’è, arriva dal Tribunale di Avezzano dopo le decurtazioni fatte dalla Asl 1 di Avezzano, Sulmona e L’Aquila. Il giudice ha accolto la domanda presentata da un medico di continuità assistenziale marsicano, assistito dall’avvocato Fabio Di Battista, condannando la datrice Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila al pagamento dei compensi aggiuntivi maturati per aver svolto servizi professionali a bordo di ambulanze della centrale operativa 118, oltre alle competenze legali. La Asl si era opposta al decreto con cui il tribunale di Avezzano le aveva ingiunto il pagamento di tali compensi, sostenendo che essi non erano dovuti. Opposizione respinta: “Il principio di contenimento della spesa pubblica non può giustificare una unilaterale sospensione o riduzione dell’ammontare di tali competenze aggiuntive. Si tratta di un provvedimento decisivo per il riconoscimento del diritto dei medici di continuità assistenziale alla giusta remunerazione, anche in considerazione del carattere particolarmente usurante dell’attività da loro svolta”. 

Questa sentenza, con ogni probabilità, darà il via da qui alle prossime settimane a molti altri ricorsi da parte dei medici che, nonostante le buste paga più leggere, continuano a lavorare esponendosi a rischi altissimi.

Eroi, li chiamano, ma sono lavoratori, né più né meno. Povera la nazione che ha bisogno di eroi, perché significa che non è in grado di rispettare i diritti dei lavoratori.

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: Il RESPIRO

Lun, 04/13/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°2 – Il respiro

Pillole di Yoga demenziale N.2: IL RESPIRO

Pubblicato da Jacopo Fo su Mercoledì 18 marzo 2020