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Libertà per Patrick Zaki

Gio, 04/16/2020 - 13:31

Patrick George Zaki, 27 anni, attivista e ricercatore dell’Università di Bologna, arrestato all’aeroporto del Cairo in data 7 febbraio 2020, rimarrà in detenzione preventiva fino a data da destinarsi, a causa della diffusione del coronavirus.

Lo studente è stato incarcerato con l’accusa di propaganda sovversiva, “diffusione di notize false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”. La motivazione? La sua posizione in materia di difesa di diritti umani espressa sui social media.

L’udienza che avrebbe dovuto interrompere o estendere la carcerazione preventiva è stata rimandata, per la quinta volta consecutiva, a data da destinarsi. Ma il nostro interesse per questo prigioniero politico non deve essere accantonato a causa dell’emergenza sanitaria, poiché, come ha dichiarato in una nota ufficiale Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, “L’obiettivo della detenzione preventiva prolungata è di consegnare un prigioniero all’oblio. Per questo, è fondamentale che in vista delle udienze che eventualmente seguiranno, non si disperdano l’entusiasmo, l’emozione e la solidarietà dell’ultimo mese e che ognuno continui a fare la sua parte”.

Patrick George Zaki resterà, quindi, nel carcere di Tora al Cairo, senza possibilità di ricevere visite esterne.

La diffusione del coronavirus nelle prigioni egiziane, luoghi sovraffollati e privi di norme igieniche, in cui è impossibile rispettare la distanza di sicurezza, rappresenterebbe una tragedia, soprattutto per soggetti deboli come Patrick, malato d’asma.

La preoccupazione cresce: il rischio di contagio nelle carceri egiziane, che ospitano più di 60mila prigionieri politici, è molto elevato e nell’eventualità che il virus penetrasse quelle mura, si diffonderebbe velocemente, con risvolti sicuramente drammatici.

L’Egitto è fermo: è stato imposto il corpifuoco dalle sette di sera alle sei del mattino, tutte le attività sono chiuse e i tribunali non riapriranno prima del 23 aprile.

Questi continui rinvii sanno di accanimento, ha dichiarato Riccardo Noury. Se le udienze al Cairo non si svolgono per paura del contagio da Covid-19, allora Patrick George Zaki, che oltre a essere innocente è anche persona a rischio di contagio, sia rilasciato immediatamente. Purtroppo Patrick è ostaggio di questa situazione”.

Proprio per questo motivo, in un momento così complicato e incerto, l’attenzione nei confronti di Patrick deve rimanere alta.

Firma anche tu la petizione di Amnesty International per richiedere la scarcerazione immediata del giovane attivista.

[Fonte immagine: Amnesty International Italia]

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Come arrivare a un vero relax restando in casa?

Gio, 04/16/2020 - 13:00

Le nostre abitudini, i tempi delle nostre giornate, le occupazioni, le relazioni sono state stravolte da questa pandemia. Improvvisamente ci siamo trovati in un mondo assurdo, inaspettato, spaventoso; viviamo una situazione che avevamo visto solo nei film catastrofici. Tutti per un attimo ci siamo chiesti: stanno per arrivare gli zombi?

Di fronte a un cambiamento improvviso nella nostra mente si attivano processi fisiologici primordiali: i nostri antenati si sentivano al sicuro quando riconoscevano tutto quel che li circondava e sapevano quindi che non c’erano belve nei paraggi. Quando qualche particolare del loro mondo cambiava scattavano le molecole prodotte dal cervello per rendere i sensi più vigili e i muscoli pronti all’azione. È naturale e importante che questo accada ma se questo stato di allarme si prolunga troppo nel tempo diventa sindrome da stress e non fa bene.

Possiamo però agire e crearci una nuova scansione del tempo in modo tale da ritrovare ogni giorno momenti conosciuti che ci tranquillizzino.

Questo video ti propone semplici consigli per rendere sopportabile il carcere domestico.

Pillole antistress ai tempi del coronavirus è una serie di 5 brevi video nei quali Jacopo Fo intervista Ilaria Fontana, psicologa e psicoterapeuta. L’impatto psicologico al Covid-19 di Ilaria Fontana

Sono ormai passate due settimane dal primo decreto “state a casa” del premier Conte, causa Covid-19. Come hanno reagito gli Italiani a questo stop forzato? Proprio a questa domanda cercheremo di rispondere in questo articolo.

Non dare confidenza agli sconosciuti, che il Covid-19 ti prende e ti porta via.

La Cina è lontana, il virus non arriverà in Italia”, “Non è altro che una brutta influenza”, “Finché non morirà un giovane come me continuerò a uscire di casa”. Espressioni come queste sono indicative di come molti alla notizia di un virus letale abbiano reagito con la Negazione.

Un virus pandemico fa troppa paura per riconoscerne l’esistenza senza battere ciglio, così negare che esista e sminuirne l’importanza è una delle modalità difensive della mente per mitigarne l’impatto emotivo.

Successivamente con l’aumento dell’informazione mediatica il COVID-19 si fa prepotentemente strada nella nostra realtà, anche i più ostinati devono purtroppo arrendersi all’indiscutibile esistenza del problema. E quando il virus si è violentemente impossessato delle nostre abitudini anche la risposta emotiva di molte persone è stata altrettanto accesa.

Il risentimento è stato quasi per tutti la seconda reazione al virus: “Il governo non è stato tempestivo”; “I provvedimenti sono inadeguati”; “Dietro tutto questo c’è sicuramente un complotto”. Queste frasi sono alimentate da un profondo senso di frustrazione, l’impotenza è uno degli stati emotivi più difficili da tollerare per il grasso e grosso ego dell’essere umano. Ma anche la rabbia è un’emozione difficile da sostenere.

Quindi? Quindi è meglio trovare un colpevole contro cui scaricare la propria rabbia per aver scoperto di essere potenzialmente fragili e in pericolo. E’ come dire mi sento così vulnerabile che ho bisogno di incolpare qualcuno per questo, così almeno avrò un oggetto/soggetto contro cui sfogare la mia paura. A poco a poco la rabbia lascia il posto alla tristezza di fronte alla realtà: il virus esiste, siamo tutti potenzialmente in pericolo, è necessario attenersi ai provvedimenti. (Continua a leggere l’articolo)

I canali ufficiali della Dr.ssa Ilaria Fontana: sito web www.ilariafontana.com | e pagina Facebook Dott. Ilaria Fontana psicoterapia Napoli

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Lombardia: se centinaia di morti al giorno vi sembran pochi…

Gio, 04/16/2020 - 13:00
Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia

People For Planet ha tutti i giorni uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti ed ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

Il 15 aprile è stato pubblicato Lanciata una raccolta firme per commissariare la sanità della Lombardia

Il 4 maggio

Nella tradizione napoletana il 4 maggio è una data sinonimo di “confusione”: era la data fissata per la scadenza dei contratti di locazione e di conseguenza di traslochi simultanei di tanti inquilini che lasciavano le case e di tanti che le occupavano al posto loro.

Il 4 maggio potrebbe passare alla storia anche di Milano e della Lombardia come data fatidica. Ieri la giunta della regione Lombardia ha proposto infatti di “riaprire” dal 4 maggio. Il presidente della regione Fontana ha detto: “Abbiamo lanciato la via lombarda per la libertà”

Le 4 D

La regione ha lanciato questa proposta puntando, dice, sulle 4 D:

– “Distanza: almeno un metro di sicurezza tra le persone”. C’è da supporre, quindi, che non si ripeteranno le scene di sovraffollamento dei mezzi pubblici a cui si è assistito per esempio sulla metro di Milano in pieno periodo di blocco e sarebbe interessante anche sapere come. E che la distanza venga assicurata anche sui luoghi di lavoro (dai ristoranti che inviano a domicilio il cibo fino alle fabbriche, tutti luoghi nei quali i controlli al momento sono pressoché nulli).

– “Dispositivi: obbligo per tutti di utilizzare le mascherine”. Quelle mascherine che finora, dopo essere state rese obbligatorie dalla regione, non sono state distribuite a sufficienza (la regione dichiara di aver distribuito 3,3 milioni di mascherine “monouso” in Lombardia e di avere in programma di distribuirne altre 3,6 milioni per una popolazione della Lombardia di circa 10 milioni: essendo “monouso” quante ne occorrerebbero a partire dal 4 maggio?)

– “Digitalizzazione: smart working obbligatorio per tutti coloro che possono”. Mancano indicazioni né su quanti, secondo le stime della regione, “possono” né su come saranno “obbligati”.

– “Diagnosi: test sierologici”. I tanto invocati da tempo dai medici test sierologici secondo la regione partiranno dal 21 aprile, 20.000 al giorno, “dagli operatori sanitari e dai cittadini che devono tornare al lavoro” dicono dalla regione, “nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi”. Quindi le altre province della Lombardia no? Milano no? E, stimando per difetto che la popolazione interessata possa essere 2 milioni, i test sierologici su tutti a 20.000 al giorno terminerebbero dopo 100 giorni, alla fine di luglio, un po’ dopo il 4 maggio…

Ma le cose vanno bene…

Al 15 aprile i morti “ufficiali” per coronavirus in Lombardia sono stati 11.377, nelle ultime 24 ore “solo” 235.

Numeri, al di là della loro tragica enormità, anche assolutamente sottostimati. Secondo i dati forniti dal comune di Milano nella sola città i morti (per qualsiasi causa) sono passati nella prima parte di aprile dai 352 del 2019 agli 825 del 2020! Quasi 500 morti in più da un anno all’altro in meno di 2 settimane nella sola Milano. Difficile dubitare che c’entri il coronavirus…

Ma le cose vanno bene, anzi meglio. Dal 14 aprile il comune di Milano ha riaperto i cantieri della metropolitana, e dalla stessa data i cantieri in città, come mostra la foto di copertina. Lavoratori che ogni giorno fanno la spola dall’hinterland e dalle altre province verso Milano e viceversa.

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Foto di Bruno Patierno

Addio a Luis Sepulveda

Gio, 04/16/2020 - 11:28

Ricoverato a Oviedo (Spagna) da fine febbraio per aver contratto l’infezione da coronavirus, il 71enne scrittore cileno è morto stamattina.

Se ne va così non solo un grande autore di romanzi ma anche un grande simbolo del nostro tempo di impegno politico ed ecologico.

Grazie, Luis.

Immagine: Wikipedia

Il MoMa di NY chiude il dipartimento educativo e licenzia centinaia di persone

Gio, 04/16/2020 - 10:56

C’è una forma di rassegnazione che ci prende davanti a queste notizie: allarghiamo le braccia come a dire che non c’è niente che si possa fare contro la pandemia che ha messo sul lastrico migliaia, se non milioni di persone.

Devono averlo pensato anche i signori che governano il MoMa, il più importante museo di arte contemporanea e il più ricco museo americano che ha chiuso da un giorno all’altro il dipartimento educativo mandando a casa centinaia di lavoratori senza alcun ammortizzatore sociale e senza la speranza che un giorno si possa riaprire.

Negli Stati Uniti funziona così: ti arriva una mail e hai finito di lavorare.

L’email del MoMA si conclude con una nota ancor più drammatica: anche quando il museo dovesse riaprire, «Ci vorranno mesi, se non anni, prima di un ritorno al budget e ai livelli operativi per poter garantire dei servizi educativi». E continua: «Con la chiusura a tempo indeterminato del Museo, abbiamo affrontato la dolorosa realtà che non ci saranno nuovi incarichi contrattuali da offrire a un gruppo di eccellenti educatori freelance che lavorano all’occorrenza nei musei di tutta la città, incluso il MoMA . Siamo profondamente grati per i loro precedenti contributi al Museo. Auguriamo a loro e ai loro cari sicurezza e salute in questo momento difficile».

La perdita giornaliera dei musei americani, generalmente istituzioni private rette da fondazioni sarebbe di 33 milioni di dollari al giorno. E questo ci farebbe pensare che ci dispiace ma purtroppo…
E invece non tutti i musei ragionano come il MoMa, il Withney Museum, per esempio ha lanciato un programma online: «Il programma servirà la nostra comunità durante la crisi COVID-19 e consentirà a te, il nostro team di liberi professionisti dedicato, di continuare a lavorare, anche se il museo è chiuso», hanno scritto in una mail i due capi dipartimento dell’istruzione, Heather Maxson e Dyeemah Simmons. Per esempio.

Possibile che il più ricco museo del mondo che nella precedente dichiarazione dei redditi ha dichiarato una dotazione di un miliardo di dollari e che ha inaugurato la nuova sede a ottobre scorso una nuova sede costata quasi mezzo miliardo di dollari non aveva alternative se non chiudere e licenziare i lavoratori?

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Fondi di caffè: 6 modi geniali per riutilizzarli in casa!

Gio, 04/16/2020 - 10:00

Dalla cucina, al benessere al giardinaggio… qualche trucchetto casalingo per riutilizzare gli scarti della caffettiera! Dal canale YouTube Ohga

Ohga

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Covid-19: incremento al minimo di nuovi casi. Al via procedura per test immunità

Gio, 04/16/2020 - 09:31

Per la prima volta da oltre un mese l’incremento del numero di nuovi casi di Covid-19 scende sotto la soglia delle mille unità: nelle ultime 24 ore sono stati solo 675 i tamponi positivi in tutta Italia, un dato che non si registrava dal 6 marzo. Continua la discesa dei ricoveri in terapia intensiva e torna a diminuire il numero dei pazienti negli altri reparti. I numeri, che arrivano dalla Protezione civile, confermano come il trend del contagio stia continuando la sua lenta discesa dal plateau raggiunto circa quindici giorni fa.

Al via procedura per individuare test immunità

Intanto, come riporta Ansa.it, è in procinto di partire la procedura per individuare il test sierologico che dovrebbe consentire di scovare i potenziali ‘immunizzati’ dal coronavirus. “Il commissario Domenico Arcuri – si legge su Ansa.it – ha avuto dal governo l’incarico di avviare la procedura pubblica per la ricerca e l’acquisto dei test, che dovranno rispondere a una serie di caratteristiche individuate dal ministero della Salute“. Il test dovrebbe venire somministrato in via sperimentale a un campione di 150 mila persone individuate su scala nazionale e suddivise per lavoro, genere e fasce di età.  

Standard minimi di qualità

L’obiettivo è individuare un unico test nazionale per evitare difficoltà di comparazione dei risultati, ha spiegato il vicedirettore dell’Organizzazione mondiale della sanità e membro del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus Ranieri Guerra, che ha anche spiegato che il test selezionato dovrà garantire “standard minimi di qualità” tra cui avere un’attendibilità superiore al 95% e prevedere “prelievi da sangue venoso” perché “quelli da sangue periferico non sono accettabili”.

Lombardia: dal 4 maggio le attività produttive | Come funzionerà per colf e badanti |Ai riders le mascherine ma non i diritti

Gio, 04/16/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Lombardia: dal 4 maggio le attività produttive. L’Oms: cautela. Salvini: bene riapertura intelligente;

La Repubblica: La protesta: “L’Italia non può ripartire senza le donne. Ora #datecivoce;

Il Giornale: Ursula ha un problema il suo “piano Marshall” ha i rubinetti già chiusi;

Il Fatto Quotidiano: L’altro virus – Di Matteo: “Così il dl Liquidità rischia di favorire le mafie. Non prevede l’esclusione dei condannati. Il Csm intervenga;

Il Messaggero: Si parte con i test di immunità a 150 mila italiani: a breve il bando per i kit;

Il Sole 24 Ore: Orari e indennizzo: come funzionerà la cassa in deroga per colf e badanti;

Leggo: Donna dichiarata morta dai medici si risveglia nel sacco di plastica delle onoranze funebri;

Tgcom24: Pistoia, i bambini della materna donano i tablet ai ricoverati per fare videochiamate ai parenti;

Il Mattino: Coranavirus, da Catania terapie intensive mobili:«Guariamo contagiati del nord»;

Il Manifesto: All’esercito dei rider arrivano le mascherine ma non i diritti.

Razzismo ai tempi del coronavirus

Mer, 04/15/2020 - 19:04

Con la scusa del coronavirus e la paura della diffusione del contagio, in un McDonald di Guangzhou, città della Cina meridionale, è comparso l’indegno e vergognoso cartello che vieta l’ingresso alle persone di colore.

La notizia è stata diffusa grazie a un video pubblicato su Twitter in cui si vede chiaramente che, all’ingresso del fast food, è stato affisso un cartello esplicitamente discriminatorio, che intima le persone di colore a stare alla larga dal McDonald per motivi di salute pubblica.

Again, for those who still doubt that Black people and particularly #AfricansinChina are being targeted we feel it is our duty to share this. A sign at a @McDonalds restaurant seems to make this perfectly clear pic.twitter.com/FaveKrdQHi

— Black Livity China (@BlackLivityCN) April 11, 2020

A Guangzhou vivono circa 13mila migranti africani e l’allarme è scattato quando è stata diffusa la notizia che 111 cittadini di colore, nei giorni precedenti, erano risultati positivi al Covid-19.

Come riporta la CNN, “la città di Guangzhou non è nuova a episodi di tensione razziale tra africani e gente del posto. Recenti avvertimenti da parte di funzionari cinesi sull’aumento del numero di casi di coronavirus importati hanno alimentato il sentimento di diffidenza nei confronti dello straniero. Gli africani nella città cinese meridionale sono stati sfrattati dalle loro case e allontanati dagli hotel, nonostante molti sostengano di non avere precedenti di viaggio o contatti noti con i pazienti Covid-19”.

Di fronte a questo accaduto, la catena di fast-food ha fatto immediatamente dietrofront, chiedendo scusa e chiudendo temporaneamente la filiale di Guangzhou. McDonald ha sottolineato che il contenuto del cartello discriminatorio non era “rappresentativo dei nostri valori di inclusività” e questo tempo di pausa verrà impiegato per condurre una formazione per “educare ulteriormente manager e dipendenti sui nostri valori, che includono il servizio a tutti i membri delle comunità in cui operiamo.”

La paura del contagio è una scusa?

La BBC riporta che la comunità africana a Guangzhou sta subendo atti discriminatori da più di una settimana.

Queste persone sono state controllate, messe in quarantena forzata, cacciate dalle loro case e costrette a dormire in strada, sotto i ponti o nei pressi delle stazioni di polizia.

La comunità africana a Guangzhou è diminuita negli ultimi anni; se inizialmente erano in molti a condurre affari in città, oggi, a causa delle restrizioni imposte sui visti, la percentuale è nettamente calata. Alcuni ritengono che il coronavirus sia stato utilizzato soltanto come scusa per sbarazzarsi definitivamente di questa minoranza.

Il mondo che verrà sarà davvero diverso?

Molti sostengono che il mondo che verrà sarà diverso e che egoismi e divari verranno accantonati per lasciare spazio alla cooperazione e alla solidarietà.

Siamo proprio sicuri che il cambiamento avverrà oppure torneremo a rinchiuderci nelle nostre torri d’avorio e a nutrirci del nostro individualismo sfrenato? Siamo davvero disposti ad accogliere realmente l’altro senza imporre alcuna condizione? Oppure l’astio nei confronti del diverso crescerà, insieme alla paura che l’altro si appropri del nostro spazio vitale?

Episodi del genere non lasciano certamente spazio all’immaginazione di un mondo nuovo.

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Non si fa abbastanza per le donne e i bambini vittime della violenza domestica

Mer, 04/15/2020 - 19:00

Di seguito il testo della lettera inviata oggi all’Ufficio di gabinetto della ministra degli interni Luciana Lamorgese.

* * *

In questa situazione straordinaria causata dal coronavirus sarebbero indispensabili misure altrettanto straordinarie per limitare quella che è una tragica emergenza.
Tutte le associazioni antiviolenza segnalano un aumento delle situazioni drammatiche, si parla genericamente finanche del raddoppio dei casi, ma una rilevazione fatta dai centri antiviolenza D.i.Re. mostra che in marzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le richieste di aiuto sono aumentate addirittura del 74,5 per cento.

Le donne chiuse in casa con uomini violenti e i bambini esposti alle violenze e agli abusi di adulti stanno vivendo un inferno di orrore che sta provocando una sofferenza che non si può neppure immaginare.
Questa è un’emergenza nell’emergenza per la quale non sono state prese misure abbastanza forti e efficaci. La circolare del ministero che garantisce ai centri antiviolenza di restare operativi è stata un’iniziativa ottima ma non ci sembra sufficiente.

Servono controlli diretti delle forze dell’ordine nelle abitazioni dove già ci sono stati episodi di violenza. I numeri di emergenza non bastano e gli assistenti sociali non hanno abbastanza potere di intervento e dissuasione. Le violenze creano situazioni psicologiche che a volte impediscono alle donne e ai bambini di reagire e chiedere aiuto. Solo se gli agenti si presentano per controllare lo stato di salute di donne e bambini attraverso un dialogo individuale e riservato, sarà possibile scoprire le violenze. E nel caso riscontrino situazioni pericolose devono poter prelevare immediatamente le vittime e portarle al sicuro.

Ovviamente sarebbe indispensabile approntare un numero straordinario di appartamenti per ospitare le donne e i bambini, assistenza per la loro protezione e un sussidio per garantire una sopravvivenza dignitosa. Misure di sostegno che devono essere immediate e operative, senza passaggi burocratici. Gli accertamenti verranno dopo. Intanto mettiamole in salvo. Solo se alle vittime si garantisce protezione vera e completa in modo tempestivo si potranno arginare le violenze.

Ci pare inoltre necessaria un’iniziativa diretta del Ministero che pubblicizzi con spot e inserzioni pubblicitarie gli strumenti a disposizione delle vittime. Questa campagna dovrebbe essere rivolta oltre che alle vittime ai vicini di casa, sensibilizzando gli italiani sulla necessità di diventare parte attiva nella difesa delle vittime: “Se senti una donna o un bambino piangere e urlare non restare indifferente!”

Inoltre il ministero potrebbe invitare i media a dedicare spazi informativi sugli strumenti a disposizione delle vittime. Oltre al numero telefonico 1522, operativo giorno e notte c’è la app YouPol della Polizia, che permette di geolocalizzare l’autore della telefonata nel momento stesso in cui chiama per chiedere aiuto. La app è utilizzabile anche da testimoni delle violenze che possono allegare al messaggio foto, audio e video. Ma quante donne e bambini sono al conoscenza di questi strumenti?
Una campagna di informazione è necessaria anche perché è un modo per far sapere ai violenti che la società non è indifferente e in questo momento particolare si sta dotando di strumenti appropriati. Una funzione di deterrente.

Andrebbero poi attivati sistemi di supporto sociale alle vittime. In alcuni stati sono state pubblicizzate parole d’ordine con le quali una persona può chiedere aiuto in qualunque farmacia. In Spagna se una donna dice «mascherina 19» il farmacista fa scattare immediatamente l’allarme allertando la polizia. Ma anche gli insegnanti potrebbero diventare “sensori di allarme” visto che quotidianamente entrano in contatto con gli alunni e quindi potrebbero raccogliere segnali di allarme tramite parole in codice oppure proponendo temi sulla vita domestica nella loro casa che permettano agli allievi di segnalare situazioni di violenza.
Da questo punto di vista sarebbe importante che il governo gestisse la distribuzione gratuita di tablet a tutti gli studenti. Essere connessi è una condizione che facilita la richiesta di aiuto.
E per inciso ci pare assurdo che tutti gli studenti che vivono in condizioni economiche disagiate e che quindi sono sprovvisti di strumenti di connessione siano oltretutto esclusi dalle lezioni a distanza.

In attesa di un Suo gentile riscontro La ringrazio per l’attenzione e invio distinti saluti

Jacopo Fo

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Foto di Nino Carè da Pixabay 

Covid-19: La Lombardia intende riaprire il 4 maggio

Mer, 04/15/2020 - 18:17

L’annuncio ufficiale è arrivato oggi pomeriggio (15 aprile): la Lombardia intende tornare alla normalità a partire da prossimo 4 maggio, quando – questa è l’intenzione – riapriranno le attività produttive. Nelle intenzioni del Pirellone la ripartenza avverrà in modo scaglionato, dapprima uffici e aziende e poi scuole e università.

Il rispetto delle “4 D”

Il via libera alle attività produttive dovrà avvenire con il rispetto delle 4 D, vale a dire della Distanza (un metro di sicurezza tra le persone), della presenza dei Dispositivi (ovvero obbligo di mascherina per tutti), della Digitalizzazione (ovvero obbligo di smart working per le attività che lo possono prevedere) e della Diagnosi: a quest’ultimo proposito, ricordiamo infatti che il presidente Fontana aveva già annunciato che dal 21 aprile cominceranno i test sierologici per il coronavirus, a partire dagli operatori sanitari e socio sanitari e dalle province più colpite della Lombardia, grazie agli studi in collaborazione con il San Matteo di Pavia.

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Immagine: Grattacielo Pirelli Milano

Nell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, una visita da casa nei 10 Musei più importanti al mondo

Mer, 04/15/2020 - 17:46
10 link ai musei più importanti del mondo per visite virtuali

1. Pinacoteca di Brera – Milano https://pinacotecabrera.org/
2. Galleria degli Uffizi – Firenze https://www.uffizi.it/mostre-virtuali
3. Musei Vaticani – Roma http://www.museivaticani.va/…/collezio…/catalogo-online.html
4. Museo Archeologico – Atene https://www.namuseum.gr/en/collections/
5. Prado – Madrid https://www.museodelprado.es/en/the-collection/art-works
6. Louvre – Parigi https://www.louvre.fr/en/visites-en-ligne
7. British Museum – Londra https://www.britishmuseum.org/collection
8. Metropolitan Museum – New York https://artsandculture.google.com/explore
9. Hermitage – San Pietroburgo https://bit.ly/3cJHdnj
10. National Gallery of art – Washington https://www.nga.gov/index.html

Leonardo da Vinci nasce il 15 Aprile del 1452, a Vinci, in provincia di Firenze, l’anno scorso moltissimi sono stati gli eventi per l’anniversario delle sua morte, avvenuta oltre 500 anni fa, il 2 maggio 1519 in Francia, ad Amboise, nel castello di Cloux (o Clos Lucé) lungo la Loira, dove Leonardo era ospite da diverso tempo del re di Francia Francesco I. In tutta Italia e in Europa è stato celebrato con mostre e rassegne, per ricordare questo grande artista e il suo talento visionario che ha spaziato in più campi, dall’arte alla scienza… Leonardo era musico, ingegnere, scultore, architetto e pittore, ma nella rigida gerarchia dei mestieri era iscritto alla corporazione dei pittori prima a Firenze e poi a Milano, dove passò 17 anni della sua vita… (dal libro “Leonardo genio senza pace”, dello storico rinascimentale Antonio Forcellino).

La vita

La cultura scientifica e matematica di Leonardo è largamente rappresentata con i disegni, le opere, i modelli dei progetti e delle macchine che ha inventato e che ci ha lasciato. Su di lui e le sue opere si è costruito un mito, ma in tanti casi la vita spesso tormentata dell’uomo, il carattere e la personalità, è rimasta in ombra rispetto all’artista… A trentotto anni, dopo 8 anni passati alla Corte del Duca di Milano, a cui si era offerto otto anni prima con una presentazione di Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze e suo primo protettore, era nel pieno della sua maturità artistica e fisica. Aveva il corpo poderoso di un atleta e armonioso come una statua greca, il viso bello e con occhi vivaci, un naso dritto, capelli ben curati. Curava la sua eleganza con attenzione, tanto da essersi fatto notare alla Corte di Ludovico il Moro per il garbo e l’originalità del suo vestire….(da “Leonardo genio senza pace”)

Leonardo è figlio illegittimo, come scrivono gli storici, e in quanto tale non riceverà una regolare forma di istruzione che prevedeva, per le famiglie borghesi fiorentine, l’insegnamento della grammatica italiana, nozioni di matematica e soprattutto di latino. Probabilmente è lo zio Francesco che gli insegna a leggere e a scrivere. Leonardo è mancino, ma imparerà a scrivere con tutte e due le mani; non c’erano aspettative intellettuali sul suo conto, in quanto illegittimo, e nessuno perse tempo a correggerlo. Più tardi, con una certa provocazione, si proclamerà “omo sanza lettere” ma, con una irrefrenabile volontà di riscatto, si cimenterà in nuove forme di conoscenza e in imprese straordinarie.

Le opere

Di Leonardo si conoscono le opere più famose, come La Gioconda o la Vergine delle rocce che sono conservate al Louvre. Molto nota è anche La dama con l’ermellino che ritrae Cecilia Gallerani, la giovane amante di Ludovico Sforza, il Duca di Milano. Molti hanno visitato il Cenacolo a Santa Maria Delle Grazie a Milano o la Galleria degli Uffizi a Firenze dove sono conservate opere come l’Annunciazione e il Battesimo di Cristo (opere giovanili, quando il maestro era nella bottega di Andrea del Verrocchio) e l’Adorazione dei Magi (opera rimasta incompiuta). È stata proprio Firenze con gli Uffizi la prima città ad avviare le celebrazioni, già dal 2018, con la mostra dedicata al Codice Leicester, l’acqua microscopio della natura, dove è stato possibile ammirare il manoscritto prestato da Bill Gates e i progetti che vi sono contenuti, il tutto sfogliabile grazie alla tecnologia multimediale.

Vergine delle Rocce

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Lanciata una raccolta firme per commissariare la sanità della Lombardia

Mer, 04/15/2020 - 17:00
Da oggi uno spazio su Milano e Lombardia

Da oggi People For Planet avrà uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti e ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

L’assessore regionale: “La Lombardia le ha azzeccate tutte”

Nei giorni scorsi l’assessore al Territorio e alla Protezione Civile della regione Lombardia Pietro Foroni ha dichiarato: ”Può sembrare inopportuno dirlo in questo momento, insomma non vorremmo sembrare quelli che vogliono per forza di cose puntualizzare. Ma la Lombardia fino ad ora le ha azzeccate tutte. Tutte le misure che abbiamo adottato come regione Lombardia poi sono state intraprese anche da altre realtà”.

Non tutti sono d’accordo

La neo costituita rete di associazioni, partiti e movimenti politici “Milano 2030” ha lanciato una raccolta di firme per un appello rivolto alla Presidenza italiana del consiglio dei ministri perché sia commissariata la sanità in Lombardia. In poche ore ha già raccolto circa 25.000 firme.

Si può sottoscrivere a questo indirizzo: https://www.change.org/p/commissariatelalombardia-va-fatto-ora?use_react=false

La petizione di Milano 2030

Di seguito il testo:

COMMISSARIARE LA SANITÀ LOMBARDA: VA FATTO ORA

Milano 2030 denuncia le scelte della giunta lombarda, causa del gravissimo impatto del Covid19 in Lombardia, e chiede la nomina di un commissario ad acta per la sanità regionale.

La frammentazione dell’assistenza territoriale, la decisione di trasferire i malati di Covid19 nelle RSA, lo scarso coinvolgimento della sanità privata lasciata libera di scegliere se e come collaborare, le cifre, esigue ai limiti del ridicolo, del bilancio regionale destinate alla gestione dell’emergenza, fanno della Lombardia l’area del mondo con il più alto tasso di casi e di decessi, con un prezzo gravissimo per il personale sanitario, i medici di base e gli ospiti delle residenze assistite.

Sono necessari provvedimenti immediati che Milano 2030 propone in una lettera aperta scritta ai gruppi di opposizione del Consiglio Regionale per una unità di azione.

In particolare, la protratta insipienza e inattività della Giunta regionale configura – secondo Milano 2030 – quel pericolo grave che giustifica la nomina senza indugio in Regione Lombardia di un commissario ad acta.

Il modello lombardo di sanità, con il progressivo smantellamento della sanità pubblica, padre degli errori commessi, è stato consentito tra le altre cose dalla regionalizzazione della sanità, causa principale delle difficoltà di coordinamento che hanno ostacolato la tempestiva gestione dell’emergenza.

Milano 2030 chiede che questa crisi sia l’occasione anche per l’abbandono di qualunque proposta di regionalismo differenziato e auspica il ritorno ad una sanità uguale per tutti i cittadini, fondata su obiettivi di salute e non sul mercato e la concorrenza.

Immagine di Daniil Vnoutchkov

Covid-19, Harvard: “Lockdown a fasi alterne fino al 2022 ”

Mer, 04/15/2020 - 15:03

Il coronavirus da pandemico diventerà stagionale, come l’influenza. Avevamo capito che avremmo dovuto imparare a conviverci, ma ora la conferma arriva da uno studio appena pubblicato su Science e condotto dall’Harvard Chan School of Public Health di Boston (Usa.

Decisivi i prossimi 5 anni

Considerando i dati sulla stagionalità dei coronavirus umani noti e ipotizzando una certa immunità tra Sars-CoV-2 e altri coronavirus, i ricercatori hanno costruito un modello di interazioni pluriennali, per capire per quanto tempo le misure di distanziamento sociale dovranno rimanere in atto per tenere sotto controllo covid-19 nei prossimi 5 anni.

In tutti gli scenari simulati, compreso quello di un distanziamento sociale occasionale e intermittente, il contagio tornerà a diffondersi quando le misure saranno revocate. Per esempio, se il distanziamento sociale si allenta quando la trasmissibilità del virus aumenta, ovvero nel prossimo autunno, potrebbe verificarsi un’intensa epidemia invernale, che si sommerebbe alla stagione influenzale mettendo nuovamente in difficoltà gli ospedali.

Un altro possibile scenario mostra invece che una ripresa intermittente di Sars-CoV-2 potrebbe verificarsi fino al 2025. L’arrivo di nuove terapie potrebbe attenuare la necessità di un rigoroso distanziamento sociale, ma in mancanza di farmaci o vaccini “potrebbe essere necessario mantenere una sorveglianza e un distanziamento intermittente ancora nel 2022”, scrive il relatore dello studio. Ciò darebbe agli ospedali il tempo di aumentare la loro capacità di terapie intensive, consentendo nel frattempo di far crescere l’immunità nella popolazione. “Il nostro obiettivo non è di approvare queste misure, ma di identificare le probabili traiettorie dell’epidemia con approcci alternativi”, scrivono i ricercatori.

Fino al 2022 lockdown a tratti

Quel che sembra necessario è che il distanziamento sociale sia mantenuto, almeno in modo intermittente, anche nel 2022, per far fronte alle ondate epidemiche. L’aspetto più delicato, poi, è l’urgenza di studi sierologici per far luce sulla durata dell’immunità acquisita dai pazienti.

Capire la durata dell’immunità

Questo perché l’incidenza di Sars-CoV-2 fino al 2025 dipenderà in modo decisivo dalla durata dell’immunità umana, della quale sappiamo ancora poco. Servono quindi “urgentemente studi sierologici longitudinali per determinare l’estensione dell’immunità della popolazione, e per capire se questa immunità diminuisce con il tempo e con quale frequenza”. Sempre più spesso le autorità sanitarie ritengono “improbabile” che Sars-CoV-2 imiti il ‘cugino’ Sars-CoV-1 e venga eradicato dopo aver causato una breve pandemia. Piuttosto, purtroppo, la sua trasmissione potrebbe assomigliare a quella dell’influenza pandemica, con una “circolazione stagionale”.

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Appuntamenti romantici in tempi di quarantena

Mer, 04/15/2020 - 14:00

Invitare fuori una ragazza durante la quarantena e mantenere la “distanza sociale”? Se avete una sfera trasparente gigante si può…come dimostra il video di questo fotografo freelance che ha invitato per un appuntamento romantico una sua vicina di casa.

Social Distance Relationships

You never now when your love story could start! Special Thanks To:JeremyFB | IG @jermcohenTikTok @jeremycohenToriIG @toricigsPhotographyIG @maxwellswift

Pubblicato da Nifty su Martedì 31 marzo 2020 Fonte: Nifty

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Criticato per la risposta alla pandemia, Trump prova a spostare la colpa sull’OMS

Mer, 04/15/2020 - 13:00
Secondo Trump, l’OMS ha provocato “tanti morti”

Secondo quanto riporta il NYT, il presidente ha dichiarato che interromperà i finanziamenti per l’organizzazione perché ha causato “tanta morte” nel modo in cui “ha sostenuto la disinformazione cinese”, dopo che lui i stesso aveva  elogiato l’efficacia della gestione cinese della crisi.

Il 24 gennaio, circa un mese dopo che il virus era stato scoperto in Cina, Trump aveva twittato: “La Cina ha lavorato molto duramente per contenere il Coronavirus. Gli Stati Uniti apprezzano molto i loro sforzi e la loro trasparenza”

Cos’è l’OMS

Fondata dopo la seconda guerra mondiale come parte delle Nazioni Unite “per promuovere e proteggere la salute di tutti i popoli”, l’OMS è sostenuta dai finanziamenti erogati da tutte le nazioni e gli USA hanno la quota di finanziamento rilevanti.

Il budget annuale per l’OMS è di circa 3 miliardi di dollari, provenienti dai paesi membri di tutto il mondo. Nel 2019 gli Stati Uniti hanno contribuito per circa $ 553 milioni di dollari.

La sospensione dei finanziamenti USA potrebbe pregiudicare gravemente l’attività dell’OMS che conta 7000 dipendenti in 150 uffici in tutto il mondo

A fine febbraio gli elogi di Trump all’OMS

La bordata del presidente contro la più importante organizzazione sanitaria del mondo è in contrasto con la valutazione che lui stesso faceva dell’organizzazione fino a sei settimane fa.

Alla fine di febbraio il presidente aveva espresso elogi all’OMS, affermando che l’organizzazione aveva lavorato a stretto contatto con i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie negli Stati Uniti.

“Il Coronavirus è molto sotto controllo negli Stati Uniti” aveva twittato. “Centri di Controllo Usa e OMS hanno lavorato duramente e in modo molto intelligente.”

La maggioranza degli americani disapprova la gestione della crisi di Trump

Per settimane il presidente Trump ha ricevuto continue critiche per aver dato una risposta lenta e inefficace alla pandemia di coronavirus, non avendo adottato rapidamente le misure di salute pubblica che avrebbero potuto impedire o contenere la diffusione della malattia.

Recenti sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani disapprovano la gestione della crisi da parte di Trump.

Ora, secondo il NYT,  il presidente cerca di spostare la colpa altrove, ordinando alla sua amministrazione di interrompere i finanziamenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità e affermando che l’Organizzazione ha commesso una serie di errori devastanti nella lotta al virus.

“Tanti morti sono stati causati dai loro errori”, ha detto il presidente ai giornalisti durante un briefing alla Casa Bianca.

Secondo il NYT in effetti Trump sta accusando la principale organizzazione sanitaria mondiale di aver commesso tutti gli errori commessi da lui da quando il virus è emerso per la prima volta in Cina e poi si è diffuso rapidamente.

USA record mondiale di casi e di morti per coronavirus

Negli Stati Uniti ci sono stati finora oltre 600.000 casi e 25.000 morti per il virus.

L’attacco all’OMS è stato l’ultimo esempio del tentativo del presidente di spostare la colpa durante la crisi.

Nel corso degli ultimi mesi, Trump ha ripetutamente accusato i media, i governatori, i membri democratici del Congresso e l’ex presidente Barack Obama di essere responsabili del numero di casi che stanno travolgendo la nazione.

Alla domanda rivoltagli a metà marzo se la diffusione del virus derivasse anche dalla mancanza di capacità di effettuare test nel paese, Trump aveva dichiarato: “Non mi assumo alcuna responsabilità“.

L’ONU difende l’OMS

António Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite, ha difeso l’OMS affermando che “deve essere sostenuta, in quanto è assolutamente fondamentale per gli sforzi del mondo per vincere la guerra contro Covid-19”.
Non è il momento di ridurre le risorse per le operazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità o di qualsiasi altra organizzazione umanitaria nella lotta contro il virus”, ha affermato.

Gli appelli inascoltati dell’OMS

Dal 22 gennaio in poi, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’OMS, ha tenuto riunioni informative quasi quotidiane per avvertire il mondo che il virus si stava diffondendo e che i paesi dovevano fare tutto il possibile per fermarlo. Ogni giorno ripeteva un mantra: “Abbiamo una finestra di opportunità per fermare questo virus. Ma quella finestra si sta rapidamente chiudendo. “

Covid 19, in Veneto il lockdown non esiste più

Mer, 04/15/2020 - 12:00

In Veneto il lockdown non esiste più. Ad affermarlo è il presidente della Regione, Luca Zaia, nel corso dell’ultima conferenza stampa tenuta dalla sede della Protezione civile di Marghera (Venezia). “A voi risulta che esista ancora il lockdown? – ha chiesto Zaia ai giornalisti presenti in sala -. Non esiste più perché sono state autorizzate alcune imprese e altre si sono auto-autorizzate con il meccanismo del silenzio assenso”, ha spiegato.

Riaprire con gradualità, ma riaprire

“Così come abbiamo fatto una chiusura graduale iniziando con Vo e i 10 comuni del lodigiano, ora dobbiamo riaprire con gradualità allo stesso modo. Il nostro modello parla di contagi residuali anche a luglio, quindi? Cosa facciamo? Non possiamo aspettare di riaprire fino a quando l’ultimo contagiato sarà negativo”.

Le aziende che chiedono informazioni per riaprire sono moltissime. “Di aziende che mi chiamano ce ne sono a centinaia. Tutti portano la stessa istanza: la necessità di aprire per non morire… il settore della moda soprattutto. Non escludo di fare un’ordinanza per precisare che si possono svuotare i magazzini delle aziende con prodotti già pronti”, ha affermato Zaia.

La fase 2 è già iniziata

“Dobbiamo guardare in faccia la realtà che dice che il lockdown non esiste più. Quindi bisogna investire per rimettere in sicurezza i cittadini“, ha sottolineato il governatore, che ha aggiunto: “La fase 2, che ci piaccia o no, è già iniziata. In questo mese ci giochiamo il nostro futuro e anche la nostra vita”. 

I controlli nelle residenze per anziani

Per mettere in sicurezza i cittadini in Veneto una delle misure adottate è stata quella di effettuare il numero maggiore possibile di tamponi diagnostici e test sierologici. Che è quello che, ad esempio, si sta facendo in Veneto nelle residenze sanitarie assistenziali (Rsa). Come ha spiegato durante la conferenza stampa l’assessore alla Sanità della Regione Veneto Manuela Lanzarin, per quanto riguarda i controlli della diffusione del contagio da nuovo coronavirus nella popolazione anziana ospite delle residenze sanitarie assistenziali (Rsa), “su 370 strutture abbiamo effettuato tamponi e test rapidi in 302 strutture, per un totale 24604 tamponi effettuati, ovvero sul 74% del totale degli ospiti. Tra questi sono risultati positivi 1857 soggetti, ovvero il 6%”. Entro oggi dovrebbe terminare la somministrazione a tappeto di tamponi diagnostici e test rapidi nelle strutture venete per anziani, arrivando a effettuare gli esami sul 100% degli ospiti (che sono 33311).

Quanto ai dati sul personale che lavora nelle Rsa, su 30501 operatori totali (personale sanitario ma anche cuochi, ausiliari, ecc) “abbiamo fatto oltre 24281 esami, tra tamponi diagnostici e test rapidi, pari al 70%, e sono risultati positivi in 920, pari al 3%”.

Prima il test rapido, poi quello diagnostico

Tutti i casi rilevati di positività al nuovo coronavirus registrati, precisa l’assessore, provengono da tamponi diagnostici: “Abbiamo affiancato la somministrazione di tamponi diagnostici ai test rapidi, che però sappiamo non dare diagnosi. Ecco quindi come abbiamo agito: eseguiamo test rapidi, dopodiché per quelli che risultano dubbi o positivi facciamo il tampone diagnostico di conferma. Quindi tutti i casi che risultano positivi sono attestati dal tampone diagnostico”, spiega Lanzarin.  

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Mortalità nelle Rsa venete metà di quella media italiana

“I dati a oggi – ha precisato Zaia – ci dicono che la mortalità nelle residenze per anziani in Veneto è del 15,7% di mortalità sui casi trattati, pari a circa la metà della mortalità media a livello nazionale in queste strutture, che è del 31,3%”.

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: IL MOVIMENTO RALLENTATO

Mer, 04/15/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°3 – Il movimento rallentato

Lezione n°3 – Discussione su il movimento rallentato

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N. 3

Il movimento rallentato

Pubblicato da Jacopo Fo su Giovedì 19 marzo 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

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Ue, appello di 101 economisti al Governo: “Non firmate quell’accordo”

Mer, 04/15/2020 - 11:22

Micromega pubblica un appello di 101 economisti sull’accordo del 9 aprile che vi riportiamo integralmente.

“L’accordo raggiunto dall’Eurogruppo il 9 aprile scorso sugli interventi europei per fronteggiare la pandemia e le sue gravissime conseguenze economiche è insufficiente, prefigura strumenti inadatti e segna una continuità preoccupante con le scelte politiche che hanno fatto dell’eurozona l’area avanzata a più bassa crescita nel mondo.

Non prende atto dell’eccezionalità della situazione, senza precedenti almeno nell’ultimo secolo, né del fatto che questo sconvolge i paradigmi che hanno guidato la politica economica negli ultimi decenni.

Tra i ministri delle Finanze sembra prevalere l’idea che quanto sta accadendo possa essere circoscritto nel tempo a una parentesi relativamente breve, chiusa la quale si possa tornare senza problemi a comportarsi come prima. Non è così, come ha ben spiegato una personalità di riconosciuta competenza come l’ex presidente della Bce Mario Draghi.

L’eccezionalità delle circostanze dovrebbe far prendere in esame provvedimenti eccezionali, che dovrebbero avere almeno due caratteristiche essenziali:

– essere attivabili in tempi il più possibile brevi;
ridurre al minimo possibile l’aumento dell’indebitamento degli Stati, già destinato inevitabilmente a crescere per finanziare gli interventi indifferibili per ridurre i danni della crisi.

La sola opzione che risponda a questi due requisiti è il finanziamento monetario di una parte rilevante delle spese necessarie da parte della Banca centrale europea. Si tratta di una opzione esplicitamente vietata dai Trattati europei. Ma anche i trattati, in caso di necessità, possono essere sospesi nel rispetto del diritto internazionale e questo è oltretutto già avvenuto.

La monetizzazione di spese giudicate inderogabili non è una procedura inusitata. È stata appena formalizzata nel Regno Unito, mentre le più importanti banche centrali del mondo – Federal Reserve e Bank of Japan – la praticano di fatto. In Italia viene ormai proposta da economisti dei più diversi orientamenti: è raro che una proposta venga condivisa da diverse scuole di pensiero.

Al prossimo Consiglio dei capi di Stato e di governo, che dovrebbe ratificare l’accordo dell’Eurogruppo, l’Italia dovrebbe invece rigettarlo, e proporre che la parte più importante degli interventi anti-crisi, il cui volume dovrebbe raddoppiare per estendersi almeno al prossimo anno, sia attuata con un intervento della Banca centrale europea.

In caso di rifiuto da parte degli altri partner, la strada meno dannosa sarebbe quella di dare seguito a ciò che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto di recente: per questa emergenza, “Faremo da soli”.

Per vedere chi ha firmato l’appello vedi qui

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Perché molte bufale sembrano così credibili?

Mer, 04/15/2020 - 11:10

Molte fake news, in apparenza, sembrano fatti realmente accaduti o frasi davvero pronunciate. Una bufala costruita ad arte non ha certo la parvenza di una menzogna, ecco perché ci cascano spesso anche personaggi stimati, intellettuali e, naturalmente, tanti politici, quando non sono essi stessi a fabbricare notizie ad hoc o a cavalcare la disinformazione.

Anche grazie al Web e ai social media, che fanno da megafoni, alcune bufale si propagano al punto che l’opinione pubblica tende a prenderle per buone senza neanche porsi domande né tanto meno scavare per risalire ad una potenziale fonte, che non troverebbe.

Un esempio lampante: tra le fake news che più hanno avvelenato il pensiero comune in questi anni se ne contano a decine sui migranti, capro espiatorio evergreen che viene riesumato ogni qualvolta faccia comodo addossare la colpa ad una categoria. Non c’è riscontro reale di cibo non gradito e buttato via dai migranti ospitati in hotel o in centri di accoglienza (se non durante proteste sporadiche), per non parlare dei famigerati 35 euro al giorno che, secondo alcuni, andrebbero dritti nelle loro tasche e non a chi si occupa di gestire l’accoglienza; non è una notizia vera nemmeno quella sullo stop ai tamponi ai migranti appena sbarcati in Italia per individuare casi di Coronavirus. Eppure, quando si mettono i creduloni alle strette e si fa notare che non esistono prove della verità di questi fatti, non si riesce ad avere la meglio.

Tutta “colpa” della nostra mente

La nostra mente tende a credere a notizie e ricostruzioni che confermano le nostre teorie e i nostri dubbi. Allo stesso modo tende a scartare selettivamente e ad ignorare tutto ciò che va in controtendenza. Se pensiamo o vagamente abbiamo il dubbio che la colpa sia sempre dell’individuo con la pelle più scura, allora la nostra mente si soffermerà su accadimenti e notizie – vere o costruite – che lo confermano. Ecco perché, a volte, cadiamo tutti nel tranello e ci dimentichiamo che, al giorno d’oggi, tutte le notizie meriterebbero di essere verificate.

Joseph P. Overton (1960–2003) La finestra di Overton: ecco come l’incredibile diventa credibilissimo

Il sociologo Joseph P. Overton, molto prima che le fake news diventassero un problema quasi incontrollabile e persino una notizia a loro volta, diede il nome ad una serie di fasi attraverso le quali passa un concetto per tramutarsi da inaccettabile a totalmente accettato. La “finestra di Overton” spiega, ad esempio, come molte idee politiche diventano, passo dopo passo, il pensiero unico delle masse, per quanto si tratti di idee improponibili in una prima fase.
Se vengono in mente il trattamento riservato agli ebrei durante l’Olocausto a causa di teorie bizzarre, o le affermazioni secondo cui esisterebbe una razza superiore, siete sulla buona strada nella comprensione del meccanismo, che spiega comunque la diffusione di fake news anche innocue.

Le 6 fasi:

1 – impensabile/unthinkable
2 – radicale/radical
3 – accettabile/acceptable
4 – razionale/sensible
5 – diffusa/popular
6 – legalizzata/policy

Questo meccanismo è utile per individuare strategie di marketing efficaci e tecniche di comunicazione persuasive per convincere il consumatore dell’assoluta superiorità di un prodotto. In sé è un meccanismo innocuo, è una strategia comune.

La politica è un caso a parte. In questo caso, perché un messaggio sia considerato accettabile, non c’è soltanto bisogno che sia inizialmente radicale ma addirittura impensabile. Non si tratta di renderlo ridicolo o superfluo (quindi non interessante per la maggior parte delle persone); né lo si lascia insinuare lentamente nella società. Quel messaggio va presentato come del tutto normale, accettabile, familiare.
All’inizio dell’era Trump l’opinione pubblica si era scandalizzata di fatti come la bugia sul numero di persone presenti all’inaugurazione del suo mandato; all’epoca, nei talk show, ci si interrogava sulla credibilità dell’ufficio stampa della Casa Bianca. Lentamente ci si è abituati. Oggi sembra una marachella. Ci siamo abituati a Trump, i suoi messaggi e le sue azioni sono avanzati di fase in fase. Lo spiega bene un video di Vox che utilizza questo esempio macroscopico per svelarci come funziona la finestra di Overton.

Ma anche chi prova a raccontarlo cade nel tranello

Spesso chi tratta l’argomento, cita una frase attribuita a Goebbels: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”. Ebbene, non c’è prova concreta che la frase sia sua, con tutta probabilità si tratta di una rielaborazione di altri frasi. Ma è onnipresente negli articoli che parlano, come questo, di fake news e, spesso, anche dei meccanismi descritti da Overton.
Possiamo considerarla come prova della buona fede della mente umana: quella frase calza a pennello, se tutti la condividono parlando di fake news perché verificare? Noi l’abbiamo fatto.
Per il resto, il consiglio è quello di affidarsi sempre ai debunkers, coloro che ogni giorno lavorano per sfatare miti e individuare bufale, notizia dopo notizia. Gli eroi ai tempi dei social network.

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Le bufale sul Covid-19
Esiste un vaccino per il Coronavirus?