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Aggiornato: 1 ora 56 min fa

Covid-19, a Vo’ Euganeo gatti sottoposti a test sierologici

Ven, 04/17/2020 - 16:21

Test sierologici per individuare la presenza di anticorpi al Covid-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Nel piccolo paese di Vo’ Euganeo (Padova), primo focolaio italiano del Covid-19 insieme a Codogno (Lodi) un gruppo di quattro ricercatori dell’Università di Padova insieme a un collega dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e con la supervisione dei Servizi Veterinari della Regione effettueranno test sierologici sui gatti domestici. Il coordinatore Massimo Castagnaro: “C’è un unico studio, condotto a Wuhan, che ha riscontrato il Covid nel 10%-15% dei gatti”.

Capire se i gatti si infettano e come rispondono al virus

L’obiettivo dello studio, ha spiegato in un’intervista al Corriere del Veneto Massimo Castagnaro, ordinario di Patologia generale veterinaria e a capo del gruppo di studiosi che effettuerà i test sui felini, è “capire se questi animali possano contrarre il virus e come rispondano. Faremo prelievi del sangue per comprendere se, in che modo e in quale misura i felini di questo Comune, un modello di studio unico, si siano infettati. Sappiamo infatti che la malattia passa da uomo a uomo, ma vogliamo inquadrare il potenziale ruolo del gatto. La nostra ipotesi è che non giochi un ruolo importante nella diffusione del coronavirus, ma che possa invece infettarsi lui, stando vicino a un umano colpito dalla malattia”.

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Covid-19, arriva Immuni, la app governativa

Ven, 04/17/2020 - 15:30

Arrivata l’ufficialità sul lancio di una app nazionale di tracciamento dei contatti per gestire la circolazione del coronavirus nella fase 2 di confinamento. Il progetto scelto è quello di Bending Spoons, start up milanese, in collaborazione con la rete lombarda di poliambulatori del Centro Medico Santagostino. L’applicazione si chiama “Immuni” e sarà affiancata da un partner pubblico.

Prima la sperimentazione

Il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha detto che la licenza è stata concessa gratuitamente, e che “sarà avviata una sperimentazione in alcune regioni pilota per progressivamente estendere la facoltà volontaria, ma speriamo massiccia, dei nostri cittadini a sopportare e supportare questo sistema che ci serve a evitare che si possa replicare la drammatica fase precedente”. Oltre ai test regionali, ne partirà uno nelle sedi di Maranello e Modena della Ferrari, dove il download verrà proposto ai dipendenti. Si stima che la app sarà disponibile a tutti a maggio. Per essere efficace, dovrà coinvolgere almeno il 60% degli italiani.

Ma anche qui, come per il resto della gestione del coronavirus, le scelte nazionali si scontrano con quelle regionali, e i cittadini lombardi che hanno aderito ad AllertaLOM ad esempio, potrebbero trovare la cosa ridondante, dubbi sulla privacy a parte. Ad AllertaLOM abbiamo dedicato un articolo specifico.

Le caratteristiche dell’app

L’app si basa sul bluetooth, principio cardine su cui si muove l’Europa proprio per garantire un maggiore rispetto della privacy. La Commissione Ue ha dettato infatti le regole per il sistema di tracciamento, che deve essere anonimo e senza geolocalizzazione, utilizzando bluetooth e volontarietà. “I Paesi Ue stanno convergendo verso un approccio comune” con “soluzioni che minimizzano il trattamento dei dati personali”, scrive l’Europa nel documento stilato oggi in collaborazione con i governi. Il bluetooth servirà a “stimare con sufficiente precisione” (circa 1 metro) “la vicinanza” tra le persone per rendere efficace l’avvertimento se si è venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19. “I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio” sottolinea Bruxelles, precisando che l’obiettivo delle app “non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole” perché questo “creerebbe rilevanti problemi di sicurezza e privacy”.

La Lombardia invia sms per scaricare la app AllertaLom. E la privacy?

Ven, 04/17/2020 - 15:30

Sta arrivando a tutti via sms – “in deroga alla vigente normativa” – l’ulteriore invito ai cittadini a scaricare l’applicazione AllertaLOM. Tenete presente, se e quando la cercate, che la app – che esiste da diversi anni – si trova tra gli strumenti di meteorologia, e non, come si potrebbe pensare, salute, perché è un mezzo generico della Protezione Civile per segnalare ogni genere di rischio o urgenza. È all’interno di questa AllertaLOM che si trova il questionario più specifico su Covid-19, CercaCovid, ed è questo che interessa alla Regione. Si tratta di un questionario – anonimo – sul tuo stato di salute, che va aggiornato ogni giorno per “aiutare a tracciare una mappa del contagio”.  Come ha detto il vicepresidente della Regione Fabrizio Sala: “L’sms è stato inviato gratuitamente dalle compagnie telefoniche e autorizzato dalla Protezione civile. È un Sms che viene mandato in ogni emergenza e calamità”. In questi casi le istituzioni – viene specificato – non acquisiscono o trattano i dati ma forniscono agli operatori un testo da inviare gli utenti.

A cosa serve

“Serve ai virologi e agli epidemiologi – ha spiegato Sala – per avere una mappa del rischio di contagio che – anche grazie all’incrocio con altre banche dati – permetterà agli esperti di sviluppare modelli previsionali“. L’obiettivo è insomma quello di mettere a disposizione dell’Unità di Crisi regionale e dei ricercatori informazioni sulla diffusione del contagio. Sarà così possibile da un lato fare scelte nella gestione dell’emergenza sanitaria, riuscendo ad esempio a individuare eventuali nuovi focolai. Dall’altro lato si intendono sviluppare analisi statistiche ed epidemiologiche indispensabili sia per il presente che per il futuro. “Per farlo, serve il contributo di tutti, sia delle persone che presentano sintomi sia di quelle che non hanno sintomi”.

E la privacy?

Partiamo dall’invio del sms: non è infatti scontata la possibilità di accedere al numero dei singoli cittadini. Si è utilizzato però il provvedimento del 15 maggio 2003 con cui il Garante per la privacy “consentiva alle amministrazioni, in situazioni di emergenza, di utilizzare Sms per campagne informative e di sensibilizzazione”.

Per quanto riguarda la normativa europea sulla privacy del 2016 sulla raccolta di dati sensibili, come lo sono quelli che trattano di salute, viene specificato che «seppur in assenza di una norma statale specifica, risulta possibile procedere, anche in deroga alla vigente normativa in tema di protezione dei dati personali, in particolare con riferimento all’acquisizione del consenso degli interessati al trattamento dei dati personali per l’invio di sms istituzionali in quanto siamo in presenza di condizioni di necessità ed urgenza”.

Insomma, diamo il nostro consenso a infrangere la legge in nome dell’emergenza sanitaria: significa che ci stiamo fidando molto del sistema, diciamo così.

L’ordinanza precisa inoltre che “nessun numero di telefono viene trasmesso a Regione Lombardia” e “non sarà richiesto agli operatori di fornire l’elenco dei numeri ai quali è stato inviato il messaggio ovvero l’identità del destinatario, né riscontri puntuali sull’esito di tale invio”. Ancora: “L’operazione non presuppone il trattamento di dati personali in quanto la modalità di invio (tramite bulk) non consente il tracciamento di alcun dato personale e, pertanto, la stessa operazione avviene in modo anonimizzato non consentendo la visualizzazione di alcun dato al titolare”.

I dubbi restano, ma vale la pena rischiare

Per quanto non si possa fare altro che caldeggiare l’adesione e invitare tutti, come ho fatto anche io, a scaricare l’app e compilare il questionario, restano dubbi sulla gestione di dati che sono sempre comunque possibili da rintracciare. Specialmente – ci sia concesso – data la gestione generale della pandemia da parte della regione Lombardia. Come ha ricordato di recente anche una inchiesta del Guardian, i governi potrebbero avere la possibilità di chiedere in qualsiasi momento la de-anonimizzazione dei dati raccolti con app di questo tipo, per risalire in futuro all’identità dei cittadini.

L’alternativa

In alternativa o in aggiunta al questionario disposto dalla Regione, vi proponiamo anche quello disposto dall’Unità di Epidemiologia dell’Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Anche questo sta girando molto nelle chat e non è una bufala. Il CNR sta conducendo un’indagine epidemiologica nazionale sull’infezione da COVID-19 in collaborazione l’Ospedale Sacco, l’Università degli Studi di Milano, diretta dal Prof. Massimo Galli, dell’Istituto di Neuroscienze e l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, con le società scientifiche SIGG e SIMIT, con i seguenti obiettivi:

1- stimare il numero di possibili infezioni da COVID-19 sintomatiche nella popolazione generale

2- determinare le possibili condizioni associate all’infezione

Il questionario, che richiede 7-10 minuti per la sua compilazione, è disponibile a questa pagina web: https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/EPICOVID19_CNR?language=it

Per disporre di un campione maggiormente rappresentativo a livello nazionale, si invitano tutti i partecipanti a divulgare il link a familiari, conoscenti e amici. Basta copiare e incollare questo testo. “Si garantisce che le informazioni saranno raccolte in forma anonima e utilizzate esclusivamente ai fini di ricerca nel rispetto del Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Per avere informazioni sul progetto è possibile contattare il team di ricerca all’e-mail: epicovid19@itb.cnr.it

La app governativa

Intanto proprio oggi arriva l’ufficialità rispetto al lancio di una app nazionale di tracciamento dei contatti per gestire la circolazione del coronavirus nella fase 2 di confinamento. Il progetto scelto è quello di Bending Spoons, milanese, della rete lombarda di poliambulatori del Centro Medico Santagostino. L’applicazione si chiama Immuni e sarà affiancata da un partner pubblico. Ne parliamo diffusamente in questo articolo: Covid-19, arriva Immuni, la app governativa 

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Covid-19: Sileri, vaccino dovrebbe essere obbligatorio

Ven, 04/17/2020 - 14:34

A parlare è il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri nel corso di un intervista rilasciata a Radio Cusano Tv Italia, facendo riferimento al vaccino anti-Covid 19 di cui molto si sta parlando in questi giorni. Con il vaccino anti-nuovo coronavirus “sconfiggeremo questo virus. Una volta che saranno garantite efficacia e sicurezza del vaccino – ha detto – dovremmo avere una copertura tale per non far più contagiare nessuno”.

Nel corso dell’intervista a Radio Cusano Tv Italia Sileri ha anche parlato della riapertura del Paese prevista per il 4 maggio e dell’utilizzo dei tamponi rapidi sulla popolazione per l’individuazione degli anticorpi.

Ottimismo sulla “riapertura”

Sulla riapertura del Paese fissata per ora alla data del 4 maggio “sono molto ottimista. I miglioramenti si vedono – ha affermato – ma la riapertura va programmata non immediata su tutto, ma scaglionata e con tutte le misure di sicurezza necessarie”.

Test sierologici e tamponi

Quanto agli esami per constatare la positività o meno al nuovo coronavirus, Sileri spiega che la somministrazione dei test rapidi deve essere necessariamente associata all’esecuzione dei tamponi diagnostici. “Il test rapido consente di vedere se ci sono anticorpi ed essendo rapido valuta la presenza o assenza. Il test rapido è efficace, ma non dimentichiamoci che va individuato qual è il kit migliore tra quelli disponibili. Il problema è che se sei positivo e il test dice che sei negativo, il rischio è che tu vai in giro pensando di essere negativo invece non è così. Quindi quel test va associato al tampone”. “Non si sa quanto dureranno gli anticorpi, quindi – ha concluso – questi test saranno importanti per monitorare anche questo aspetto”.

Regione Lombardia – Idee per Fase 2? “Cediamo Bergamo e Brescia al Veneto”

Ven, 04/17/2020 - 14:00

«Salve a tutti, siamo la Regione Lombardia. Forse vi ricorderete di noi per il nostro straordinario sistema sanitario, invidiato da tutta Italia»

La parodia in un finito Tg della Regione Lombardia con il Terzo segreto di satira: “Fase 2? Cediamo Bergamo e Brescia al Veneto”

TerzoSegreto

Fridays for Future agli scienziati ed esperti d’Italia: abbiamo bisogno di voi!

Ven, 04/17/2020 - 13:09

Fridays For Future Italia – il movimento di attivisti e attiviste che vuole ispirare una rivoluzione culturale ecologica e chiede un cambiamento politico ed economico alle Istituzioni per affrontare l’emergenza climatica –lancia un appello agli scienziati e scienziate di tutta Italia, per chiedere la loro collaborazione e per dare un messaggio importante alla Nazione.

L’Appello all’Italia, con il sostegno degli scienziati ed esperti

Una lettera rivolta ai cittadini d’Italia, e sottoscritta da scienziati ed esperti di ambiente, economia ed ecologia e non solo, che ha lo scopo di diffondere la consapevolezza che non possiamo più evitare di affrontare la crisi climatica ed ambientale, ma che questo momento critico è il momento di puntare sulla riconversione ecologica per risolvere sia la crisi economica che abbiamo di fronte sia quella climatica, che incombe su di noi da anni.

Un messaggio che inizia così: “

Cara Italia,

Ascolta questo silenzio. https://www.fridaysforfutureitalia.it/

La nostra normalità è stata travolta e ci siamo svegliati in un incubo… Non sapremo quando potremo tornare alla nostra vita e peggio non sapremo se avremo ancora un lavoro ad aspettarci, se le aziende riusciranno a rialzarsi…. Molti studi lo sostengono e sappiamo con certezza che questa sarà solo la prima di tante altre crisi, sanitarie, economiche o umanitarie dovute all’emergenza ecologica…”

“E se invece avessimo una via d’uscita? Se esistessero già idee in grado di risolvere crisi climatica e crisi economica?”

Un percorso sostenuto dalla scienza e dalle idee

Sono stata contattata anche io per sottoscrivere questa lettera e ho confermato la mia adesione; spero che molti, moltissimi altri scienziati o accademici di tutta Italia, aderiscano sottoscrivendo anch’essi, anche perché è più di un appello, peraltro ancora molto generale negli obiettivi e nelle richieste, alle Istituzioni. Fridays for Future chiama a raccolta tutto il mondo scientifico italiano chiedendo soprattutto collaborazione e sostegno per definire questo percorso, per tracciare concretamente la rotta. “Siamo consapevoli di avere molto da imparare, e riteniamo fondamentale che il nostro percorso di formazione sia in continua evoluzione e aggiornamento. Chiediamo pertanto a voi scienziati ed accademici italiani la Vostra disponibilità a prendere parte al gruppo di Scienziati su cui poter fare affidamento per collaborazioni sia a livello locale che nazionale. Le occasioni in cui avremmo bisogno del Vostro prezioso sostegno saranno moltissime”.

Questa lettera è dunque il primo passo di questa collaborazione, che sarà poi seguita da un documento “tecnico”, dove gli esperti potranno inserire e condividere proposte specifiche, in cui andranno a chiedere ai politici d’Italia di rispondere a questa chiamata con azioni decisive per risolvere entrambe queste crisi.

Spero che molti, moltissimi altri scienziati o accademici di tutta Italia, aderiscano sottoscrivendo anch’essi, un documento che, incita a credere fortemente nel futuro, proprio ora che “per affrontare questa emergenza sanitaria stiamo finalmente ascoltando la scienza….” e più che mai ora che la scienza ci dice “che questa crisi è così strettamente connessa all’emergenza ecologica”, che ci spiega come la distruzione degli habitat e il contatto con specie selvatiche abbia diffuso la pandemia insieme a tutte le attività intensive di allevamento ed agricole, e la deforestazione che per far loro spazio avviene a monte.

E che soprattutto, anche grazie alla voce di Fridays for Future e all’unione di intenti, come scrive oggi Repubblica, vengano ascoltate le idee e le soluzioni, economiche e tecnologiche, che la scienza ci fornisce per la conservazione dell’ambiente e per lo sviluppo sostenibile, perché non solo esistono già, ma sono anche ben note.

La risposta alle crisi sta nell’Ambiente

Tra le proposte dei FFF, sostenute dagli scienziati ed esperti firmatari, ci sono l’efficientamento energetico, la tutela del territorio, la riconversione delle industrie, tutte misure che creerebbero posti di lavoro e che hanno ormai un’inerzia di decenni.

Sia il Coronavirus sia il cambiamento climatico hanno un’inerzia: il primo di quindici giorni, dovuto al tempo di incubazione del virus, il secondo di dieci, venti o trent’anni dovuto al fatto che l’anidride carbonica immessa nel sistema rimane in circolo per decenni. Gli effetti del cambiamento climatico a cui assistiamo oggi sono il risultato dei decenni scorsi, e il risultato di quello che faremo oggi si vedrà tra vent’anni. La differenza tra le due emergenze, però, è che i guai causati dal cambiamento climatico non saranno temporanei, ma definitivi. Per questo è quantomai necessario, ora, agire per risolvere entrambe. E la soluzione sta nell’ambiente.

Leggi qui il testo completo della Lettera pubblicata e sottoscritta dagli scienziati ed esperti italiani, con i nomi dei firmatari.

Divorzio lombardo: 72 ore di litigi tra Comune e Regione, e non solo

Ven, 04/17/2020 - 13:00
Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia

People For Planet ha tutti i giorni uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti ed ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

16 aprile: Lombardia: se centinaia di morti al giorno vi sembran pochi…
15 aprileLanciata una raccolta firme per commissariare la sanità della Lombardia

Lombardia, continua la lotta sui test tra Comuni e Regione

Nel pomeriggio di ieri, 16 aprile, 52 sindaci (tra Milano e provincia) hanno scritto un appello al governatore Fontana: «Alcuni comuni – recita l’appello – hanno effettuato test a pagamento per la ricerca di anticorpi anti-Covid19. Alcuni sin qui impiegati non hanno le certificazioni: test non affidabili possono far credere erroneamente a persone suscettibili di essere immunizzate e pertanto fuori pericolo». Stavolta, a firmare l’ennesimo documento di accusa contro la Regione, ci sono oltre 20 sindaci di centrodestra. Sul banco di prova, le analisi sierologiche. 

I test ai conducenti Atm

Il 13 aprile il presidente Attilio Fontana ha annunciato che i 20mila test – sperimentati dall’Irccs San Matteo di Pavia – sarebbero partiti dalle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi. Milano? Assente. Apriti cielo, e giustamente. Il sindaco Beppe Sala ha così contrattaccato, comunicando di «non voler restare fermo e di aver raggiunto un accordo con l’Ospedale Sacco di Milano e con il professor Massimo Galli per sottoporre al test i 4mila conducenti di mezzi pubblici Atm». E poi, l’annuncio: 4.000 test sierologici da fare subito, nei prossimi giorni, per i dipendenti del trasporto pubblico Atm. Annuncio prontamente smentito a distanza di 24 ore dall’ospedale milanese con una nota ufficiale in cui si precisa che «non vi è stato nessun tipo di contatto e nessuna richiesta dalla Direzione Atm all’Asst Fatebenefratelli Sacco». In particolare il dottor Alessandro Visconti, direttore generale della struttura sanitaria, ha sottolinea che «nessun progetto di ricerca con queste finalità è stato formalizzato alla Segreteria Centrale Comitato Etico Milano Area 1, passaggio obbligatorio prima di iniziare qualsiasi tipo di sperimentazione». 

Una smentita che da un lato ha calmato gli animi dei leghisti, a partire dai deputati Igor Iezzi, che per reazione aveva chiesto, nientemeno, che le dimissioni del sindaco Sala. Dall’altro, ha aggiunto, se possibile, caos, a un dramma lombardo che non è solo sanitario ma familiare, con clima e scaramucce da “separati in casa”: già, perché, dopo la smentita, Sala ha aggiustato il tiro, precisando che il progetto di screening sierologico per i conduttori Atm «è frutto di una collaborazione tra il Comune di Milano e l’Università Statale, essendo il professor Galli, direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche dell’ateneo milanese». Dunque, doppio divorzio imminente: quello tra Milano e Regione e quello tra dottor Galli e Ospedale Sacco, con rispettivi amanti, aiutanti e tentativi di fuga

Per l’occasione si è destata addirittura Forza Italia, che, tramite Fabrizio De Pasquale, intimo di Silvio Berlusconi, nel Consiglio comunale milanese in video conferenza ha contestato, chiedendo a al sindaco Sala di visionare «il protocollo siglato con il professor Galli» e di ricevere dettagli sulle «modalità di selezione, attuazione, esame, pagamento e certificazione dei 4000 test programmati per i dipendenti Atm».

Protocolli? Quali protocolli? 

«Non abbiamo mai parlato di protocolli», ha detto Sala. È chiaro che il coinvolgimento della Statale rappresenta un piano B rispetto al Sacco – gli ha fatto eco l’assessore milanese all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran – ma non potevamo fare diversamente, visto che l’autorizzazione da parte della Regione (ndr. responsabile di dare l’ok agli ospedali) non è arrivata. Ho l’impressione che ci sia la volontà politica di non farlo». 

La salute in balìa dei divorzi politici, ancora, e ancora. Il peggio che potesse capitare in una Lombardia martoriata dal virus. 

Yoga demenziale con Jacopo Fo: SESSO, LA PENETRAZIONE MORBIDA

Ven, 04/17/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°4 – Sesso, la penetrazione morbida

Pillole di Yoga demenziale N.4: SESSO, LA PENETRAZIONE MORBIDA

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 20 marzo 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

Visita la pagina Facebook di Yoga demenziale

Storie di rivoluzione: i vincitori del World Press Photo 2020

Ven, 04/17/2020 - 11:25

Con i tempi che corrono, riusciamo a osservare il mondo solo attraverso gli scorci delle nostre case, dai vetri delle finestre o attraverso la lente virtuale, che ci permette di navigare ed esplorare nuovi lidi in maniera astratta. Ci manca il sapore della normalità, con tutte le sue sfumature, in bilico tra il dolce e l’amaro, ma il contatto con la materia pulsante appare, da un paio di mesi, un retaggio del passato.

Le immagini che invadono i nostri schermi sono ambientate maggiormente in città deserte o in luoghi di passaggio molto neutri, come gli ospedali, in cui a dominare sono colori tenui. Corpi a distanza e volti velati, coperti da mascherine che lasciano spazio soltanto agli occhi.

Ma è con gli occhi che riusciamo ad andare oltre e a cogliere la bellezza insita in questo universo. Il mondo là fuori brulica di narrazioni, corpi che s’intrecciano, sguardi che s’incrociano, mani che pregano, bombe che uccidono, penne che scrivono, gesti che generano rivoluzioni, parole che lasciano cicatrici. Ogni scatto racchiude una storia di resistenza, resilienza, speranza, drammi, disperazione, terrore, amore. E sono proprio coloro che riescono a immortalare simili momenti a rendere questi eventi eterni, perché l’arte non tramonta mai, è eterna fonte di bellezza.

Queste narrazioni immortalate in un flash sono le protagoniste del World Press Photo, il più prestigioso concorso di fotogiornalismo al mondo, fondato nel 1955 dall’omonima fondazione olandese, che ogni anno premia le foto più belle e significative.

I vincitori dei due principali premi della 63esima edizione del premio, selezionati tra i 4.282 fotografi partecipanti, autori di 73.996 immagini, sono Yasuyoshi Chiba e Romain Laurendeau.

In entrambi i casi, le narrazioni immortalate riguardano scene di giovani in rivolta, la rivoluzione che parte dal basso e smuove le coscienze con parole e gesti.

La rivoluzione delle parole

Yasuyoshi Chiba, Giappone, Agence France-Presse World Press Photo

Il fotografo giapponese Yasuyoshi Chiba è il vincitore del World Press Photo of the Year con Straight Voice; lo scatto ritrae un giovane, illuminato dalla luce dei cellulari di suoi coetanei, che trasuda passione dalla pelle e dagli occhi, mentre recita una poesia di protesta contro un governo assente e indifferente, nel mezzo di un blackout avvenuto durante una manifestazione a Khartum, in Sudan, il 19 giugno 2019.

Il presidente della giuria del concorso Lekgetho Makola, ha dichiarato: “Chi si aspetterebbe oggi una insurrezione contro un dittatore dove nessuno imbracci un’arma. Soprattutto nel periodo in cui viviamo, pieno di violenza e conflitti, è importante avere un’immagine che sia d’ispirazione per le persone. Vediamo questo giovane, che non sta sparando, che non sta lanciando un sasso, ma che recita una poesia.”

Le parole, a volte, possono diventare lame e incendiare gli animi di una rivoluzione.

Corpi in rivolta

Romain Laurendeau, Francia World Press Photo

Il premio per World Press Photo Story of the Year, ossia la storia dell’anno, va al fotografo francese Romain Laurendeau, con il suo reportage Kho, the Genesis of a Revolt.

Kho, che nell’arabo colloquiale parlato in Nord Africa significa “fratello”, racconta della genesi di una rivolta. È la storia del profondo disagio della gioventù algerina che, osando, sfida le autorità, ispirando il resto della popolazione a unirsi alla lotta e dando vita al più grande movimento di protesta dell’Algeria degli ultimi decenni”.

I giovani sono coloro che soffrono di più la mancanza di lavoro in Algeria e costituiscono più della metà della popolazione. Secondo un rapporto Unesco, infatti, il 72 per cento delle persone con meno di 30 anni in Algeria è disoccupato.

Era impossibile per una parte di me non riconoscermi in questi giovani – ha dichiarato Laurendeau -. Sono giovani, ma sono stanchi di questa situazione e vogliono solo vivere come tutti gli altri”.

Quest’anno, a causa dell’emergenza coronavirus, la cerimonia di premiazione è stata annullata e la mostra itinerante, che prevedeva l’esposizione delle foto in musei di tutto il mondo, è stata rimandata a data da destinarsi.

Tuttavia, sul sito del World Press Photo, sono visibili tutte le immagini vincitrici delle varie categorie.

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I 10 migliori film sul terrorismo di sinistra

Ven, 04/17/2020 - 11:00

Le parole sono importanti. I diretti protagonisti delle insorgenze dei gruppi armati di sinistra nell’Europa occidentale non hanno mai accettato la definizione di terroristi. Ma la Storia, che è scritta dai vincitori in larga parte, ha assegnato malgrado loro questa scomoda patente. Certo di terrore e vittime ne provocarono, con il loro assalto al cielo praticando lotta armata contro il sistema e i governi. Furono sospese molte libertà e non mancarono anche le torture ai prigionieri e il fenomeno determinò la sconfitta dei movimenti di massa.

Nella classifica di questa settimana ho scelto i migliori dieci film che abbiano meglio saputo affrontare dal punto di vista estetico questa controversa, e oggi anche poco conosciuta dalle giovani generazioni, pagina del Novecento. Il fenomeno della lotta armata in Europa ha avuto una larga rilevanza in Irlanda e nei Paesi Baschi come irredentismo nazionalista anche se venato da istanze sociali, ma da un punto di vista politico la questione è stata molto rilevante nella Germania Ovest e in Italia.

Nel nostro Paese il cinema fu incapace di raccontare un sommovimento così enorme realizzando film in ordine sparso e affidandolo a singoli autori che nel corso di quattro decenni hanno colto l’attimo per fornire chiavi di lettura di quanto fosse accaduto in Italia. Nella filmografia, ben studiata da Christian Uva nel suo “Schermi di Piombo. Il terrorismo nel cinema italiano” non mancarono film brutti, complottisti e spesso girati con poche risorse anche se animati da buone intenzioni. Meglio seppe fare il cinema tedesco che attorno al problema fece nascere una delle sue più felici stagioni. Ma anche il cinema italiano, se pur a molta distanza dagli avvenimenti, se non per numero complessivo ma per qualità, attraverso alcuni suoi registi ha saputo lasciare una valida traccia su una delle stagioni più intense della storia repubblicana.  

BUONGIORNO, NOTTE di Marco Bellocchio, 2001

Dopo 23 anni dal rapimento di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana e architrave della politica del compromesso storico con il Partito Comunista Italiano, il cinema riesce a compiere una riflessione cinematografica di altissimo livello  che fornisce chiavi di lettura adeguate del più drammatico episodio della storia repubblicana, che di fatto determinò l’inizio della fine della cosiddetta Prima Repubblica.
Bellocchio, che pur era caduto sull’argomento realizzando l’opaco “Gli occhi, la bocca” sullo stesso argomento (non il caso Moro ma la lotta armata marxista), si poggia molto liberamente sulla biografia romanzata scritta dalla brigatista Anna Laura Braghetti, che fu carceriera di Moro, e dalla giornalista Paola Tavella, per raccontare i drammatici giorni del rapimento e molte tensioni esistenziali che ne determinarono l’esito. Decisiva la scelta finale non realista dove uno straordinario Roberto Herlitzka nei panni di Moro viene liberato dai brigatisti andando libero per le strade di Roma. Un “se” su come poteva andare e non andò per le rigidità del Partito armato e della fermezza istituzionale sorda a ogni trattativa per liberare il prigioniero. Tutte le ragioni e i torti sono in campo, infatti il film è stato apprezzato con ragioni diverse sia dai parenti di Moro che dai brigatisti coinvolti. La carceriera nel film è figlia di partigiani emiliani e in contatto con un giovane che scrive una sceneggiatura che porta lo stesso titolo del film tratto da una poesia di Emily Dickinson. Ottimi tutti gli attori, soprattutto Maya Sansa e Luigi Lo Cascio. Indovinate musiche di Pink Floyd e Verdi. Riferimenti filologici al leninismo e alla lotta armata resistenziale ben strutturati. Eccellente utilizzo dei filmati d’epoca. A Venezia premiato solo per la sceneggiatura con furibonde polemiche per la mancata assegnazione del Leone d’Oro. Aldo Moro continuava a far da scandalo anche da morto. 

ANNI DI PIOMBO di Margarethe Von Trotta, 1981

“Un film di formazione  che spiega come il piombo della colpa potè condurre a quello dei proietti”. Il cinema tedesco attraverso la sensibilità femminile di una delle sue migliori registe riesce, a pochi anni dagli avvenimenti, a fornire degli occhiali di decodificazione di quanto fosse avvenuto in una guerra civile generazionale che si stentava a riconoscere nel suo drammatico svolgimento. Non è un caso che il fortunato film con il suo titolo ribattezzerà a futura memoria quella stagione anche in Italia. La Von Trotta si affida alla vera storia delle sorelle Esslin, figlie di un pastore protestante, che prendono vie diverse: Juliene nel movimento femminista, Marianne nella lotta armata della Raf. Un rapporto-conflitto che si sposterà nel carcere speciale con la sospetta e drammatica morte della sorella militante e su cui la giornalista femminista si mette a indagare. Il film fa emergere in modo riuscito il peso della colpa storica del nazismo che si rifletterà su chi in Germania scelse la lotta armata. Stupenda la scena della visione delle due sorelle che guardando il documentario “Notte e nebbia” di Resnais e scoprendo l’orrore dei campi di concentramento vanno nei bagni del cinema a vomitare. Molto realista la rappresentaIone dell’annullamento della persona nella carcerazione speciale. Bravissime le due interpreti. Leone d’Oro a Venezia 

LA MEGLIO GIOVENTÙ di Marco Tullio Giordana, 2003

Un regista che si era destreggiato bene con l’argomento (meglio con “Maledetti vi amerò”, meno con “La Caduta  degli Angeli Ribelli”) nella sua opera meglio compiuta sulle poche vittorie e molte sconfitte della generazione del Sessantotto racconta una riuscita storia corale polifonica affidando il segmento della lotta armata al personaggio di Sonia Bergamasco, compagna femminista del protagonista psichiatra basagliano (un ottimo Lo Cascio) che abbandona figlia e famiglia per abbracciare le ragioni del partito armato. Un Io diviso dal percorso politico pacifista del marito “motivata da una nevrosi personale che sembra derivare più da un malessere individuale che da un’ideologica insofferenza per i torti sociali diffusi”. Ammirevole lavoro di sceneggiatura di Rulli e Petraglia. Premiato a Cannes, pioggia di David e di Nastri, e amatissimo dal pubblico, nonostante che la Rai, che lo produsse, ne abbia limitato la distribuzione al cinema e la messa in onda in televisione. 

COLPIRE AL CUORE di Gianni Amelio, 1982

Grazie al suo impianto estetico contestuale che vede sempre la ricerca di un padre che ha abbandonato il figlio, Gianni Amelio costruisce un raffinato lavoro negli anni Ottanta che sembrano voler rimuovere tutto quello che era accaduto. Film non ispirato alla cronaca ma ben costruito nella sceneggiatura scritta con Vincenzo Cerami. Perfetto il gioco filmico che vede il padre professore universitario ex partigiano fiancheggiare la lotta armata ospitando in casa un ragazzo che viene ucciso dalla polizia. Il figlio quindicenne inizia a indagare, pedina e fotografa per capirne le motivazioni morali e politiche che si mostreranno molto lontane dalle sue. Alla fine lo denuncia alla polizia. Per la prima volta i terroristi sono mostrati per quello che sono senza giustificarli. Il preciso ambiente borghese milanese è rappresentato con maestria grazie anche agli ottimi attori protagonisti. Film povero di risorse ma ricco di tecnica e inventiva figurativa. Anche per questo film la Rai produttrice del film ne ostacolò la diffusione rallentando l’uscita nelle sale, non sfruttando il clamore mediatico del Festival di Venezia e programmandolo in televisione cinque anni dopo. 

LA SECONDA VOLTA di Mimmo Calopresti, 1995

Riuscita opera prima che rivela l’enorme talento di Mimmo Calopresti, ex militante di Lotta Continua, sceneggiatore insieme a Francesco Bruni, nella sua Torina asettica e con la Fiat in ristrutturazione: qui ambienta la storia di un professore universitario che a distanza di 12 anni incontra la donna che lo ha ferito in un attentato. Lei non lo riconosce, lui finge di corteggiarla per incrociare il destino umano della sua carnefice in semilibertà, donna ormai cambiata, forse anche troppo. Ma il confronto è impossibile. Prodotto e interpretato da Nanni Moretti, che assegna una sorta di marchio di fabbrica a un film tutto al presente che ha il merito di riprendere un discorso sulla lotta armata senza flashback eroici e urla ideologiche ma, come ben riflette Mereghetti, “solo con due personaggi che incarnano con dolore e intensità il dramma più sospeso e inafferrabile della recente storia d’Italia”. Segnante la protagonista Valeria Bruni Tedeschi che diventerà la compagna del regista. 

LA MIA GENERAZIONE di Wilma Labate, 1992

Una brava regista ex militante di Potere Operaio, ha il merito di lavorare con due suoi ex compagni che avevano aderito alla lotta armata scegliendo le Unità Combattenti Comuniste, per trarne una sceneggiatura che sa ben riflettere su quanto accaduto in Italia negli anni Settanta portando un punto di vista fazioso mai espresso prima. Si racconta un on the road emergenziale in un cellulare occupato da un militante, interpretato da Claudio Amendola, e un ufficiale dei carabinieri, uno smagliante Silvio Orlando, che vorrebbe indurlo con l’inganno a prendere la via della collaborazione con la Giustizia per motivi premiali. Il film fa i conti con un’incomunicabile Storia condivisa, lontana ancora oggi e di distanza siderale negli anni Novanta, che riconoscendo l’inoppugnabile sconfitta si arroga il diritto di rivendicare le ragioni dei vinti che a volte hanno maggiore dignità dei vincitori. 

GERMANIA IN AUTUNNO di Autori vari, 1978

Un manifesto programmatico del Nuovo Cinema Tedesco che vede 13 registi (tra i tanti Fassbinder e Reitz) sporcarsi sartrianamente le mani con un film collettivo che interviene sui drammatici fatti tedeschi che pochi mesi prima avevano registrato il sequestro e l’uccisione del capo degli industriali tedeschi, il dirottamento di un aereo tedesco a Mogadiscio con il riuscito intervento delle teste di cuoio, e la morte mai ben chiarita in un supercarcere dei principali esponenti della Rote Armee Fraktion. Vi si alternano filmati documentari, interviste, riprese d’archivio ed episodi di finzione. Molto belle le sequenze che mettono a confronto i funerali di Stato di Schleyer con quelli che non si vogliano concedere ai tre terroristi morti in carcere con richiami all’Antigone di Sofocle. Un punto di vista molto di parte da chi non stava né con lo Stato né con la Raf ma guardava a  quest’ultima con un’ampia benevolenza considerato che alcuni militanti si erano molto incrociati sulle strade della creatività alternativa. I gauchistes italiani omologhi guardarono interessati, rammaricandosi di non sapere aver agito come i cineasti tedeschi. 

LA PRIMA LINEA di Renato De Maria, 2009

Uno dei registi più pop italiani si cimenta con la storia di Prima Linea, gruppo armato ben diverso per costituzione antropologica e politica dalle più celebri Brigate Rosse, attingendo alle memorie di un suo capo, Sergio Segio, che aveva affidato al libro “Miccia Corta” la sua esperienza nella lotta armata. Il leader piellino si dissocerà dalla lettura che viene data dal film che lo vede incarnato sullo schermo da Riccardo Scamarcio e che con Giovanna Mezzogiorno nei panni della sua compagna Susanna Ronconi vengono rappresentati nel momento crepuscolare della loro sconfitta politica e militare. Polemiche da parte dei parenti delle vittime anche sui finanziamenti di Stato concessi per l’interesse culturale e che il produttore Andrea Occhipinti rifiuterà per mantenere il dibattito solo sull’opera. Sostanzialmente è un film su due terroristi innamorati come dice uno dei fratelli Dardenne anch’essi produttori. Per Morandini è un film che “ha il merito innegabile di rendere l’idea dell’assurdità e della lucida follia del pensiero, delle scelte e delle azioni di molti giovani nell’incubo degli anni ’70 e ’80”.

GLI INVISIBILI di Pasquale Squitieri, 1988

Film povero di mezzi ed eretico per contenuto, tratto dal romanzo di Nanni Balestrini, scrittore per mestiere ritrovatosi coinvolto in quell’operazione “7 aprile” che manda in carcere tutta l’area intellettuale e militante dell’Autonomia Operaia in nome di molti teoremi e poche prove. Un regista mutevole dal punto di vista ideologico ma anarcoide per vocazione si appassiona alla vicenda e realizza un film che attraverso il ruolo del Professore evoca la figura di Toni Negri e il suo percorso carcerario insieme ai brigatisti che considerano gli autonomi dei nemici del popolo. Nella sua estetica naïf ma spettacolare tipica del cinema di Squitieri un film carcerario poco visto e molto avversato, che ha il merito di portare un punto di vista completamente assente nel cinema italiano. Film rimasto invisibile non solo nel nome. Si può vederlo solo su Vimeo

ITALIA ULTIMO ATTO di Massimo Pirri, 1977

Film stracult amato dalla rivista Nocturno e degli appassionati di “poliziottesco” all’italiana, più che un instant movie è una sorta di film profezia. Un anno prima del caso Moro tre estremisti di sinistra preparano e mettono in opera un’azione per uccidere il ministro degli Interni al fine di scatenare una reazione che inneschi una guerra civile. Luc Merenda che di solito era il commissario fa il capo, la terrorista si chiama Mara come la  Cagol, Lou Castel richiama lo scontro interno che veramente arriverà nelle BR e su un muro compare un orologio con la data del 16 marzo che l’anno successivo scandirà la storia italiana. Uno degli sceneggiatori, figlio del celebre critico Morando Morandini, qualche anno dopo farà parte del gruppo eversivo che uccise il giornalista Walter Tobagi composto in larga parte da giovani della borghesia rossa milanese. Un mestierante film vintage di genere che restituisce tensioni storiche meglio di alcuni pretenziosi titoli d’autore sullo stesso argomento. Su YouTube circola una versione doppiata in inglese. 

Foto di Alexander Antropov

Costruire un mobile di cartone, è facilissimo!

Ven, 04/17/2020 - 10:00

Non siamo ingeneri, non siamo architetti, ma siamo persone ricche di creatività, buona volontà e ingegno!

Iniziamo, senza paura!

Pubblicato da Eleonora Albanese su Martedì 10 marzo 2020 Eleonora Albanese

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Il Cile senza acqua in mezzo alla pandemia Covid-19. La peggiore siccità degli ultimi 60 anni

Ven, 04/17/2020 - 08:00

Oggi il Cile, oltre a fare i conti con la pandemia in corso del Coronavirus, sta fronteggiando anche un’altra emergenza di pari urgenza: la mancanza d’acqua.

Una crisi dentro una crisi dove cambiamenti climatici, mal gestione delle risorse idriche e sfruttamento intensivo delle terre con monoculture scelte, sono tutti elementi che contribuiscono alla tragica situazione attuale. Il 60% delle carenze idriche in Cile è infatti causato dalla cattiva gestione delle risorse, dall’aumento della domanda e dall’eccessiva concessione di diritti, il tutto accompagnato da una legislazione lassista che ha compromesso i flussi dei bacini nel centro del paese, fino a prosciugarne la stragrande maggioranza.

Anche se, secondo la legislazione cilena corrente, l’acqua è un bene pubblico, nella pratica i diritti sono in mano a manager e società private, di fatto quindi l’accesso all’acqua è stato privatizzato, con il risultato che nel Cile el agua se compra, se vende o se arrienda”.

Siamo di fronte a una situazione gravissima perché, con una crisi sanitaria come quella del Covid-19, gli abitanti più poveri sono i primi ad essere a rischio. Nonostante il Cile sia uno dei paesi più ricchi dell’America Latina, è anche uno di quelli più diseguali. Ci spieghiamo quindi i dati allarmanti di oggi: “ci sono più di 400 mila famiglie, circa 1,5 milioni di persone (ndr. sparse su 147 comuni) la cui fornitura di 50 litri di acqua al giorno dipende dai camion cisterna”, ha dichiarato Rodrigo Mundaca, portavoce del Modatima – Movimento di difesa per l’accesso all’acqua, alla terra e protezione dell’ambiente .

I camion cisterna percorrono quotidianamente lunghi tragitti su strade complesse per fornire acqua a molte case,che, una volta giunta a destinazione, viene immagazzinata alla meglio. Qualcosa che “in una situazione di pandemia come oggi, dimostra ancora una volta che, laddove esiste un modello di appropriazione privata dell’acqua (…), non si garantisce il diritto umano all’acqua delle persone e andando ad indebolire ulteriormente le comunità “, continua Mundaca in un’intervista all’Excelsior, parole

La parte del Paese più colpita è quella centrale. Si stima che nella zone di Santiago e di Valparaíso le precipitazioni accumulate nel 2019 abbiano rappresentato l’80% in meno rispetto alla media. A Coquimbo le cifre sono persino peggiori, arrivando al 90%. La carenza idrica non è una novità per il Cile. Il paese accumula già gli ultimi dieci anni come i più secchi in tutta la sua storia, da quando sono iniziate le registrazioni delle precipitazioni nel 1915.

A queste condizione le comunità diventano più vulnerabili alla pandemia, inevitabilmente vengono a meno le consuete norme igieniche consigliate per evitare contagi e le popolazioni, con meno acqua a disposizione per sé, per le coltivazioni e per gli animali, godono di una salute più cagionevole.

“Da quando la vendita di acqua potabile è diventata un’attività redditizia, come nel caso della provincia di Petorca o nella provincia di San Felipe, nella regione di Valparaíso, chi supervisiona questa attività? Chi garantisce che l’acqua fornita alle comunità colpite dall’espropriazione sia conforme alle norme igieniche e di sicurezza? È possibile che i serbatoi (camion) si trasformino in vettori con ruote? ” Denuncia Rodrigo Mundaca di Modatima.

Sotto accusa le monocolture di avocado

Tra le cause della siccità dell’aera troviamo anche la produzione intensiva di avocado. La provincia di Petorca è conosciuta per essere principale area di produzione dell’avocado della varietà hass del paese. Per soddisfare la domanda mondiale, la monocoltura di avocato ha visto il suo espandersi negli anni, annoverando il Cile tra i maggiori produttori ed esportatori del frutto.

Ogni singolo albero, ha bisogno di 66 litri d’acqua al giorno, 16 litri in più rispetto a quelli conteggiato per i cittadini. Per produrre un solo chilo di avocado servono circa duemila litri d’acqua. Quattro volte in più rispetto alla quantità necessaria per un chilo di arance, secondo il Water Footprint Network; e addirittura dieci volte in più rispetto a quella che serve per un chilo di pomodori.

Le compagnie agricole per alimentare questo business hanno costruito pozzi e drenaggi illegali, fino a prosciugare i fiumi e le falde acquifere, annoverando tra le accuse quella di aver deviato l’acqua dai fiumi di Petorca, causando la siccità nella regione e lasciando intere comunità senz’acqua.

Il tema dell’acqua è stato tra i centrali alle manifestazioni antigovernative dell’anno passato, durante le quali i cileni hanno attaccato la dittatura del settore privato in diversi settori, tra cui la gestione delle acque. Se alla carenza delle piogge si aggiungono gli anni di sfruttamento delle risorse, di una produzione che non sostenibile e la mancanza di legislazione, il risultato è, al solito, impari, tra chi ci guadagna e chi ci perde.

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I grandi classici del giallo (Infografica)

Ven, 04/17/2020 - 08:00

Da Edgar Allan Poe a George Simenon, passando, ovviamente, per Agatha Christie. Chi sono i più grandi autori che hanno fatto la storia di questo genere letterario?

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Svezia: “Non capiti da voi italiani” |USA: 22 milioni di disoccupati |Italia: con il lock-down 400 morti in meno per incidenti stradali

Ven, 04/17/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La rabbia degli svedesi e la linea “soft” contro il virus «Non capiti da voi italiani»;

Il Giornale: Il caso Belgio, primo al mondo in rapporto tra morti e contagi;

Il Sole 24 Ore: Usa, 22 milioni di disoccupati in un mese per la pandemia;

Tgcom24: CORONAVIRUS, PARIGI E LONDRA: “IN CINA SUCCESSE COSE CHE NON SAPPIAMO”;

Il Mattino: Coronavirus, lo psicologo: «Adolescenti chiusi in casa,rischio sindrome Hikikomori»;

La Repubblica: Trasporti e ripartenza, la bicicletta vuole giocare un ruolo chiave nella mobilità;

Il Fatto Quotidiano: Macron: “Senza un fondo Ue i populisti vinceranno oggi e sempre. In Italia come in Spagna e in Francia”. Von der Leyen: “L’Europa deve a Roma delle scuse”;

Il Manifesto: Bufera Covid nelle Rsa, le direttive Fontana nel mirino della Gdf;

Il Messaggero: Con il lock-down gli incidenti stradali giù del 60%. In due mesi circa 400 morti e migliaia di feriti in meno;

Leggo: Chi mangia con i buoni pasto? La Raggi affida il servizio a una ditta francese, indaga la Corte dei Conti: «Persi 500mila euro di ticket per i poveri».

USA: Trump tenta un minigolpe?

Gio, 04/16/2020 - 20:30
Trump vuole nominare i giudici senza bisogno di ratifica del Senato

Come racconta il Courrier International il presidente americano ha suscitato stupore il 15 aprile minacciando in conferenza stampa di usare poteri costituzionali mai usati da nessun predecessore prima di lui per forzare la conferma dei giudici costituzionali a lui graditi e altre nomine senza passare per la ratifica del Senato. Una decisione che, se attuata, metterebbe in discussione l’equilibrio di potere negli Stati Uniti, scrive la stampa americana.

“Vuole poteri esecutivi eccezionali”

“È la seconda volta questa settimana che Donald Trump ha rivendicato poteri esecutivi eccezionali durante la pandemia di Covid-19” osserva il Washington Post. Dopo aver affermato il 13 aprile che solo lui aveva l’autorità di riaprire o chiudere il paese e non i governatori dei vari stati, il presidente americano ha minacciato mercoledì di sospendere il Congresso per poter imporre una serie di appuntamenti, oggi bloccati, secondo lui, dalla crisi di Covid-19.

Camera e Senato hanno ridotto l’attività causa coronavirus

La Camera ha sospeso le sue sessioni plenarie fino al 4 maggio.
Il Senato, che ha il potere di confermare o rifiutare le nomine del presidente in posizioni strategiche, continua a riunirsi ogni tre giorni in brevi sessioni proforma a cui partecipano solo pochi senatori. In teoria, le nomine proposte dal presidente possono essere approvate all’unanimità durante queste sessioni. Ma le profonde divisioni politiche tra democratici e repubblicani complicano questa prospettiva. Donald Trump è convinto che la ridotta attività parlamentare gli dia la possibilità di accrescere il proprio potere, anche se gli Stati Uniti si trovano ad affrontare una pandemia, sottolinea Fox News.

“Crisi nell’equilibrio dei poteri”

Durante la conferenza stampa quotidiana sulla crisi del coronavirus, il presidente americano ha esortato per la prima volta il leader del Senato repubblicano, Mitch McConnell, a sospendere tutte le sedute del Senato in modo che Trump possa utilizzare una disposizione della Costituzione che secondo lui gli darebbe la possibilità di far nominare i candidati a lui graditi senza bisogno di ratifica da parte dell’organo parlamentare. Se la Camera dei rappresentanti a maggioranza democratica “non è d’accordo con questa sospensione, eserciterò il mio diritto costituzionale di sospendere le due camere del Congresso”, ha minacciato. Questo potere esecutivo, tuttavia, non è mai stato usato da un presidente americano nella storia, osserva la CNN.

Nel cercare di sospendere il Congresso, Donald Trump provocherebbe “sicuramente una crisi nell’equilibrio costituzionale tra potere legislativo ed esecutivo” osserva il Daily Beast.

Il New York Times è scettico sulle possibilità di Donald Trump di chiudere il Congresso. L’inquilino della Casa Bianca “sembra riferirsi all’articolo II della Costituzione, che conferisce al Presidente il potere di aggiornare le sessioni del Congresso fino a una data a sua scelta se la Camera dei Rappresentanti e il Senato non riescono a concordare una data “, spiega il quotidiano. “Ma al momento non c’è disaccordo tra le due camere” su questo tema.

“Trump è sempre più criticato per la gestione della pandemia”

“Non è chiaro cosa abbia spinto Trump ad attaccare il Congresso”, osserva The Hill. Ma questo attacco dimostra ancora una volta che utilizza sempre più spesso “le sue conferenze stampa dedicate al coronavirus per lanciare battaglie politiche, proprio nel momento in cui la Casa Bianca viene criticata per la sua gestione della pandemia”.

Nuovo record di morti negli USA

Il 15 aprile gli Stati Uniti hanno registrato un nuovo triste record con quasi 2.600 morti in più a causa del Covid-19 in ventiquattro ore, il bilancio giornaliero più pesante registrato da un paese, secondo il conteggio della Johns Hopkins University. Ciò porta il bilancio delle vittime americano a oltre 28.300 morti in totale. Ma, secondo il sito Pro Publica, questa cifra potrebbe essere molto più elevata, poiché molte persone morte in casa per il covid-19 o in case di riposo non sono state contate. Proprio come avviene in Italia.

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Foto di Charles Deluvio

Covid-19, ipotesi origine in laboratorio: “Aperta indagine”

Gio, 04/16/2020 - 18:30

Gli scienziati lo escludono da tempo, il Washington Post però rilancia l’ipotesi e gli Usa aprono un’indagine: il coronavirus ha avuto origine in laboratorio?

La stampa americana

L’ipotesi è che covid-19 – ad oggi causa di oltre 137.000 morti nel mondo secondo la Johns Hopkins University – sia stato progettato in un laboratorio di Wuhan, non in un mercato, e che si sia poi diffuso per un incidente. Due giorni fa il Washington Post scriveva di cablogrammi diplomatici che nel 2018 avevano già evidenziato i timori per le misure di sicurezza e la gestione dell’Istituto di virologia di Wuhan.

Lo riporta oggi anche la Cnn, che cita varie fonti che pure invitano a mantenere la massima cautela. Quel che si sospetta ad oggi non è comunque, in nessun modo, che il virus sia associato a ricerche su armi biologiche.

Si ipotizza invece che ci possa essere un’origine artificiale del virus, e l’intelligence americana starebbe cercando di capire se qualcuno sia stato infettato in laboratorio a causa di un incidente o di una banale negligenza. E da lì, la pandemia.

Probabilmente non lo sapremo mai

La vera origine del nuovo coronavirus, hanno specificato alcuni funzionari Usa, potrebbe non essere mai accertata, ma ieri Donald Trump ha confermato che è in corso un “esame molto approfondito di questa orribile situazione”. Sull’altro piatto della bilancia, si teme che instillare dubbi sull’opinione pubblica con una teoria di questo tipo potrebbe fare gioco all’amministrazione americana nei confronti del suo rivale. Trump – lo ricordiamo – è riuscito addirittura a scaricare le responsabilità dei morti sull’Oms, alla quale ha appena sottratto i suoi finanziamenti.

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Covid-19: calano le vaccinazioni anti-morbillo, sale la paura di nuovi focolai

Gio, 04/16/2020 - 17:00

Rischio sviluppo di focolai di morbillo a causa del nuovo coronavirus. Lo stato emergenziale in cui quasi tutto il mondo versa a causa del virus SARS-CoV-2 che provoca la malattia ormai nota con il nome Covid-19 potrebbe trasformarsi in un’emergenza nell’emergenza. Sono diversi infatti i Paesi che hanno deciso di rimandare i programmi di vaccinazione per il morbillo in attesa che il dilagare della pandemia rallenti. A parlare della problematica è l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, secondo cui sarebbero 117 milioni i bambini di 37 Paesi che potrebbero non essere immunizzati in tempo, dando vita a potenziali focolai di infezione.

Campagne di immunizzazione interrotte

L’indicazione che i Paesi senza focolaio attivo di morbillo possono sospendere temporaneamente le loro campagne di immunizzazione, se lo ritengono necessario, in attesa che la diffusione del nuovo coronavirus rallenti, arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità, si legge su Bbc.com: il problema è che tra i 24 Paesi che hanno deciso di rimandare le vaccinazioni contro il morbillo – Bangladesh, Brasile, Bolivia, Cambogia, Ciad, Cile, Colombia, Gibuti, Repubblica Dominicana, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Honduras, Kazakistan, Kirghizistan, Libano, Maldive, Messico, Nepal, Nigeria, Paraguay, Somalia, Sudan del Sud, Ucraina, Uzbekistan – alcuni erano già affetti da gravi epidemie dovute proprio a questa malattia a causa delle scarse vaccinazioni e del mancato raggiungimento della soglia di copertura vaccinale del 95% della popolazione (come ad esempio la Repubblica Democratica del Congo, che nel 2018 ha fatto registrare una copertura vaccinale per il morbillo pari al 57%). E secondo l’Unicef la lista dei Paesi che potrebbe decidere di bloccare temporaneamente le vaccinazioni potrebbe allungarsi, peggiorando la già delicata situazione.

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Rintracciare i bambini da vaccinare

Secondo l’Unicef “le interruzioni dei servizi di vaccinazione di routine aumenteranno il rischio che i bambini contraggano malattie mortali, aggravino le attuali pressioni sui servizi sanitari nazionali e rischino una seconda pandemia di malattie infettive. Se la difficile scelta di mettere in pausa la vaccinazione viene fatta a causa della diffusione del nuovo coronavirus, esortiamo i leader dei diversi Paesi a intensificare gli sforzi per rintracciare i bambini non vaccinati in modo che alle popolazioni più vulnerabili possano essere forniti vaccini contro il morbillo non appena diventa possibile farlo”.

Il rischio di veder sviluppare focolai della malattia è elevato, spiegano gli esperti, poiché il morbillo è altamente contagioso e dunque anche un piccolo calo nella somministrazione del vaccino può provocare conseguenze.

Malattia altamente contagiosa

Il morbillo causa tosse, eruzioni cutanee e febbre solitamente alta, soprattutto nella prima fase della malattia. Le complicazioni sono dovute principalmente a superinfezioni batteriche (otite media, laringite, diarrea, polmonite o encefaliti, ovvero infiammazioni del cervello) e sono relativamente rare, ma non va dimenticato che il morbillo è pur sempre responsabile di un numero compreso tra le 30 e le 100 morti ogni 100 mila persone colpite. È una delle malattie più trasmissibili il cui contagio avviene tramite le secrezioni nasali e faringee, probabilmente per via aerea tramite le goccioline respiratorie che si diffondono nell’aria quando il malato tossisce o starnutisce (dati Epicentro Iss).

Vaccino unica prevenzione

Per il morbillo non esiste una cura specifica: si possono trattare i sintomi (paracetamolo per abbassare la febbre, sciroppi per calmare la tosse, gocce per gli occhi), ma non la causa. L’unica arma di prevenzione è il vaccino, che in Italia viene somministrato ai bambini gratuitamente in due dosi.

“Il programma nazionale di vaccinazione – afferma Mary Ramsay, responsabile del settore Immunizzazione del Public Health England, agenzia del Dipartimento della sanità e dell’assistenza sociale nel Regno Unito – ha molto successo nel prevenire malattie gravi e talvolta pericolose per la vita come polmonite, meningite, pertosse, difterite e morbillo. In particolare durante questo periodo è importante mantenere la migliore assunzione di vaccino possibile per prevenire la ricomparsa di queste infezioni”.

Oggi non si può viaggiare? Lonely Planet insegna a farlo restando a casa: con la fantasia

Gio, 04/16/2020 - 17:00

Non torneremo a viaggiare prestissimo, nonostante la speranza di farlo ci porti costantemente a immaginare il prossimo tour e a costruire il prossimo itinerario. Il Covid-19 ci ha costretti a osservare il mondo a distanza, ci ha portato a conoscere posti nuovi attraverso documentari, film, immagini, tour virtuali. Musei, città, videomaker e fotografi ci hanno aiutato a viaggiare con la fantasia… ma l’altro lato della medaglia è il tracollo di buona parte del comparto turistico-alberghiero di tutto il mondo, non possiamo ignorarlo.
In un’atmosfera di speranza generale in cui i viaggiatori non vedono l’ora di fare le valigie e le aziende di rialzarsi, qualcuno mostra esempi di resilienza da manuale. Anzi, da guida turistica.
Chi non ha mai acquistato una Lonely Planet o non ne ha mai sentito parlare alzi la mano!
Ma come si fa a vendere guide turistiche in questo periodo? Non si cambia pelle, ma soprattutto si lavora ad una strategia di comunicazione che vada oltre le foto di panorami e monumenti. Che vada oltre il concetto di viaggiare così come lo abbiamo concepito finora.

Viaggiare con la mente non basta più

Appena scattato il lockdown, uno dei fil rouge più gettonati dagli storytellers aziendali è stato quello del “viaggiare con la mente e con la fantasia, senza muoverci da casa” (prendete nota e ricordatevelo tra qualche minuto). Interessante, ma alla lunga può generare malinconia e frustrazione in chi prova una costante smania di fare la valigia e partire alla scoperta di nuovi posti. Le aziende del comparto si sono ritrovate a dover parlare dell’argomento viaggio senza poter offrire la certezza di una “riapertura del mondo”. E poi, una volta riaperto il mondo, quante persone si sentiranno sicure da subito nel prendere un treno, un aereo, o nel riversarsi in massa nelle spiagge o nei punti d’interesse più acclamati? La comunicazione ha dovuto cambiare registro per non risultare monotona e identica a quella dei competitor. Ha dovuto parlare di viaggio senza parlare di viaggio.

Lonely Planet: resilienza è avere il prodotto vincente nel cassetto

Un’impresa ardua, continuare a mostrare luoghi da sogno che chissà quando rivedremo. Arduo anche vendere prodotti legati al viaggiare in tempi in cui non si vendono più da sé. Arduo (e fuori luogo) continuare imperterriti a seguire la narrazione tradizionale imperniata sulle immagini di mete da sogno che oggi, domani e magari anche tra un anno saranno ancora inaccessibili.
Siamo franchi: perché dovremmo comprare una guida turistica se non abbiamo alcuna garanzia di partire a breve? Una guida è un faro che serve a farci orientare, ha un’utilità pratica. Può aiutarci a fantasticare, ma non è un romanzo né un documentario, né una stampa da appendere alla parete.
Ad un certo punto, sul profilo Instagram di Lonely Planet compare un invito: “È ora di godervi un luogo magico come non avete mai fatto prima: è ora di stare a casa”.

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Arrampicatevi sulle Divano Mountains, tuffatevi nell’impetuosa Doccia Gelata e provate lo street food di Quelcherestainfrigo. È ora di godervi un luogo magico come non avete mai fatto prima: è ora di stare a casa. #iorestoacasa

Un post condiviso da Lonely Planet Italia (@lonelyplanet_it) in data: 11 Mar 2020 alle ore 9:35 PDT

La stanza utilizzata nell’immagine è minimal e vagamente retrò: una candela, una pagnotta a fette che sembra affettata da poco. È il focolare, sono le mura domestiche, calde e rassicuranti. Sul tavolo, una guida, “Casa”, la cui cover riprende proprio la stessa stanza. È tempo di riscoprire casa nostra, l’avevamo capito, dopo tutto, ma fa riflettere.
Fin qui tutto abbastanza regolare. Un messaggio interessante, empatico, ma nessun picco di creatività memorabile.
È il post successivo a rendere la comunicazione di Lonely Planet qualcosa di resiliente in maniera diversa rispetto a quella di molti altri competitor: “Vola a Parigi ascoltando Jacques Brel o in Islanda con Björk mentre fissi il soffitto di casa; avventurati (in pantofole) nella giungla amazzonica riguardando Fitzcarraldo. ‘Viaggiare in poltrona’ ti stuzzicherà la fantasia con 500 film, libri e musiche per fare il giro del mondo seduto in poltrona”.

La guida in pdf è scaricabile online (questo è il link) e, di fatto, è una vera e propria guida turistica, ma che porta a spasso per il mondo attraverso itinerari tematici e svela informazioni sui luoghi set di grandi classici del cinema, o di film meno acclamati ma da rivedere con uno sguardo diverso. Si procede sia per tema – ad esempio, “I castelli nel cinema” – con capitoli che non includono luoghi tra loro vicini, che per località – ad esempio “New York a caratteri cubitali” – con capitoli che portano alla scoperta di un luogo attraverso i riferimenti contenuti in film, dischi e libri.

Perché ci piace “Viaggiare in poltrona”

Ci piace perché è un volume assolutamente godibile, una guida che fa venire voglia di avere tra le mani la versione cartacea da tenere a portata di mano ogni volta che siamo a caccia di spunti per progettare il prossimo viaggio. L’intento è proprio questo, scritto nell’ultima pagina: “Per sognare ad occhi aperti e poi, magari, partire davvero”.
Ci piace perché, in un certo senso, più che una guida ci ricorda quando da bambini sfogliavamo l’atlante: non con l’intento di fissare la meta di un viaggio, ma con l’intento di scoprire il mondo per il puro piacere di scoprirlo.

Forse vi chiederete come si fa, in pochi giorni, a confezionare una guida così evergreen e così interessante per questo periodo di transizione. Semplice, non è stata affatto realizzata adesso. Ma parlare di viaggi, d’altra parte, significa anche parlare di “viaggiare con la mente e con la fantasia, senza muoverci da casa”… Chi l’ha capito da tempo, adesso sa meglio come farlo senza scadere nella noia.

(La versione cartacea della guida, naturalmente, esisteva già e nemmeno adesso è gratuita. Lonely Planet vi vende un prodotto anche adesso che non potete viaggiare, ma il prodotto giusto.
Lo trovate qui.

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Il distanziamento sociale funziona: l’Ohio lo spiega con palline da ping pong

Gio, 04/16/2020 - 14:00

Flatten The Curve: breve, intenso e decisamente significativo è lo spot diffuso dal Department of Health dello stato dell’Ohio (America). In pochi secondi capace di spiegare in maniera creativa ed efficace l’importanza del distanziamento sociale nella lotta al coronavirus.

Ohio Department of Health

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Libertà per Patrick Zaki

Gio, 04/16/2020 - 13:31

Patrick George Zaki, 27 anni, attivista e ricercatore dell’Università di Bologna, arrestato all’aeroporto del Cairo in data 7 febbraio 2020, rimarrà in detenzione preventiva fino a data da destinarsi, a causa della diffusione del coronavirus.

Lo studente è stato incarcerato con l’accusa di propaganda sovversiva, “diffusione di notize false”, “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici”. La motivazione? La sua posizione in materia di difesa di diritti umani espressa sui social media.

L’udienza che avrebbe dovuto interrompere o estendere la carcerazione preventiva è stata rimandata, per la quinta volta consecutiva, a data da destinarsi. Ma il nostro interesse per questo prigioniero politico non deve essere accantonato a causa dell’emergenza sanitaria, poiché, come ha dichiarato in una nota ufficiale Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, “L’obiettivo della detenzione preventiva prolungata è di consegnare un prigioniero all’oblio. Per questo, è fondamentale che in vista delle udienze che eventualmente seguiranno, non si disperdano l’entusiasmo, l’emozione e la solidarietà dell’ultimo mese e che ognuno continui a fare la sua parte”.

Patrick George Zaki resterà, quindi, nel carcere di Tora al Cairo, senza possibilità di ricevere visite esterne.

La diffusione del coronavirus nelle prigioni egiziane, luoghi sovraffollati e privi di norme igieniche, in cui è impossibile rispettare la distanza di sicurezza, rappresenterebbe una tragedia, soprattutto per soggetti deboli come Patrick, malato d’asma.

La preoccupazione cresce: il rischio di contagio nelle carceri egiziane, che ospitano più di 60mila prigionieri politici, è molto elevato e nell’eventualità che il virus penetrasse quelle mura, si diffonderebbe velocemente, con risvolti sicuramente drammatici.

L’Egitto è fermo: è stato imposto il corpifuoco dalle sette di sera alle sei del mattino, tutte le attività sono chiuse e i tribunali non riapriranno prima del 23 aprile.

Questi continui rinvii sanno di accanimento, ha dichiarato Riccardo Noury. Se le udienze al Cairo non si svolgono per paura del contagio da Covid-19, allora Patrick George Zaki, che oltre a essere innocente è anche persona a rischio di contagio, sia rilasciato immediatamente. Purtroppo Patrick è ostaggio di questa situazione”.

Proprio per questo motivo, in un momento così complicato e incerto, l’attenzione nei confronti di Patrick deve rimanere alta.

Firma anche tu la petizione di Amnesty International per richiedere la scarcerazione immediata del giovane attivista.

[Fonte immagine: Amnesty International Italia]

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