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Aggiornato: 55 min 10 sec fa

5 +1 labirinti italiani in cui viaggiare nel tempo

Gio, 07/04/2019 - 07:30

Ma nel mondo, secolo dopo secolo, sono stati realizzati altri labirinti, di cui alcuni ancora visitabili sotto forma di giardini dalla conformazione misteriosa e dalla pianta complicata, luoghi in cui si può giocare a perdere l’orientamento per immergersi nella natura e in atmosfere da fiaba. L’Italia ne ospita parecchi, eccone 5+1 per i viaggiatori che vogliono trascorrere qualche ora a contatto con la natura, sentendosi catapultati in epoche perdute.

1 – Labirinto della Masone, Fontanellato (Parma)

È il più grande labirinto del suo genere esistente, composto da un totale di circa 200 mila piante di bambù alte tra i 30 centimetri e i 15 metri, appartenenti a 20 specie diverse. Il progetto è di Franco Maria Ricci, che nel 2015 lo apre al pubblico. Gli edifici all’interno sono sede della Fondazione omonima, progettati secondo i canoni della tradizione italiana ed europea. A idearli è stato Pier Carlo Bontempi, architetto di Parma, che con Franco Maria Ricci condivideva l’amore per le forme classiche, per una tradizione italiana ed europea fatta di opere concluse, definitive, ma anche di visioni e fantasie rimaste sospese e come in attesa. Nel concepire il disegno del dedalo, Ricci si è ispirato ai mosaici delle ville e delle terme romane; per le opere murarie sono stati scelti come punto di riferimento, d’accordo con Bontempi, i grandi architetti del periodo della Rivoluzione Francese. Tutti gli edifici sono realizzati in mattoni a mano, materiale da costruzione tipico del territorio padano, in modo da creare armonia tra le strutture architettoniche e il paesaggio circostante.
Info utili: www.labirintodifrancomariaricci.it

2 – Il labirinto di Kränzelhof, Merano

La particolarità di questo labirinto è il fatto di trovarsi all’interno di una tenuta: Kränzel è infatti una cantina dove da secoli si producono vini e che oggi ospita anche 7 giardini, di cui uno è proprio un labirinto vinicolo. Nell’autunno del 2000 furono spiantati i primi frutteti, in primavera fu costruita la struttura del labirinto progettata da Gernot Candolini e spiantate le vigne. Alla creazione di questo “cuore” seguirono altri interventi su altre strutture della tenuta: il teatro, le terrazze, lo stagno ed altri elementi che formano l’intero organismo del parco. Il labirinto è composto da oltre 10 specie di vitigni e ogni anno ospita opere d’arte diverse.
Info utili: http://www.kraenzelhof.it

Fonte foto: Erlebnis Kränzelhof su Facebook

3- Parco della Preistoria, Cremona

Il Parco della preistoria si trova sulla sponda sinistra del fiume Adda, immerso in un’area naturale di oltre 100 ettari costituita da un bosco secolare. Lungo il suo itinerario ombreggiato, intercalato da acque e laghetti, sono state inserite circa 50 ricostruzioni a grandezza naturale appartenenti a 31 specie preistoriche. Il Parco offre anche un itinerario botanico con piante segnalate; si può ammirare anche ciò che resta dell’antica foresta di latifoglie che ricopriva queste zone.
L’ecosistema comprende anche una grande varietà di fauna, dagli animali che vivono liberi nel bosco come scoiattoli, lepri, ricci, talpe, ghiri, tassi, innumerevoli insetti e anfibi a quelli in semi-libertà come cervidi, asini, cavalli, pecore e pappagalli.
Nella seconda parte del percorso è inserito un labirinto costituito da siepi di circa 1,80 metri di altezza, che si estende per quasi 1000 mq. Il labirinto di siepi nasce in Europa nel tardo Rinascimento, evolvendosi dai giardini all’italiana; i primi labirinti di siepi furono realizzati intorno al Cinquecento e la maggior parte di essi furono creati tra il XVI e il XVIII secolo.
Info utili: www.parcodellapreistoria.it

4 – Castello di Donnafugata, Ragusa

Il castello di Donnafugata si trova a circa 15 chilometri dalla città. Si tratta di una dimora nobiliare del tardo Ottocento, che all’epoca sovrastava i possedimenti della ricca famiglia Arezzo De Spuches. L’edificio copre un’area di circa 2500 metri quadrati. Un’ampia facciata in stile neogotico, coronata da due torri laterali, accoglie i visitatori.
Il labirinto era uno dei vari divertimenti pensati per gli ospiti del barone. È composto da pareti in muratura realizzate con pietra locale e malta, mentre all’ingresso fu posto un soldato di pietra a sorvegliarlo. Il labirinto è di forma trapezoidale come il labirinto inglese di Hampton Court, vicino Londra, che probabilmente il barone stesso aveva visto durante uno dei suoi viaggi. Sui muri si stendevano siepi di rose rampicanti che impedivano la vista e impedivano lo scavalcamento delle corsie.
Info utili: www.comune.ragusa.gov.it/turismo/castello/

5 – Labirinto del Castello di San Pelagio a Padova e labirinto di Villa Pisani a Stra (Ve)

Il Castello di San Pelagio ha origini medievali (XIV sec.), come testimonia la torre costruita dai Da Carrara, Signori di Padova, nella prima metà del Trecento, che aveva una funzione di prima difesa dai numerosi attacchi da parte degli Scaligeri, Signori di Verona. Nella metà del Settecento la proprietà passa ai Conti Zaborra, che ampliano l’edificio e rimodernano l’ala padronale per adattarla a residenza signorile. Proprio da qui il 9 agosto 1918 il poeta Gabriele d’Annunzio partì per il “folle” volo su Vienna e il lancio di migliaia di volantini inneggianti alla resa sopra la capitale austro-ungarica. Nelle stanze del poeta tutto è rimasto come allora.
Dal 1970 la villa è stata ripensata per assumere le sembianze attuali, vale a dire un Museo del Volo, inaugurato nel 1980 per ripercorre l’intera storia del volo umano facendo perno sull’impresa dannunziana. Il percorso comprende sale dedicate a Leonardo, ai Montgolfier, ai Wright, a Ferrarin, a Lindbergh, a Nobile, a Balbo, a Forlanini, a Gagarin e Armstrong. All’esterno degli edifici è possibile passeggiare tra rose e labirinti. Tra le piante più antiche è possibile vedere una Lagestroemia Indica del 1700. È nel 2000 che viene creato un labirinto verde di 1200 mq per raccontare il mito del volo di Icaro, senza tuttavia dimenticare la funzione dei labirinti delle ville venete. Nel 2007 è poi nato il labirinto del “Forse che Si Forse che No” per sottolineare il concetto dannunziano di doppio.
Info utili: www.castellosanpelagio.it

Sempre in Veneto si trova un altro labirinto legato a D’Annunzio, quello di Villa Pisani a Stra (Ve), realizzato nel XVIII secolo come luogo di divertimento e corteggiamento. Pare infatti che in corrispondenza della torretta centrale una dama mascherata aspettasse il suo cavaliere e si rivelasse soltanto quando costui terminava il complicato percorso. Così lo descrive D’Annunzio ne “Il fuoco”: “Non si scorgeva di là dal cancello se non il principio di un tramite e una sorta di selva intricata e dura, un’apparenza misteriosa e folta. Dal centro dell’intrico s’alzava una torre, e in cima alla torre la statua di un guerriero pareva stesse alle vedette”.
Info utili: www.villapisani.beniculturali.it

In cover: Disegno di Armando Tondo

L’uccello nutre il suo piccolo con un mozzicone di sigaretta: lo scatto diventa un simbolo

Mer, 07/03/2019 - 21:00

L’immagine è stata immortalata da Karen Mason,volontaria della National Audubon Society. È stata scattata sulla spiaggia di Saint Pete Beach, in Florida

L’uccello stringe nel becco un mozzicone di sigaretta e lo offre al suo piccolo, per nutrirlo. Lo scatto, immortalato sulla spiaggia di Saint Pete Beach, in Florida, il 20 giugno scorso, si è diffuso in rete, divenendo simbolo dell’inquinamento e della scarsa cura dell’uomo per la natura che lo circonda. 

HUFFINGTONPOST.IT

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Maturità 2019: “Montale futurista”, “Gioconda dipinta da Giotto”

Mer, 07/03/2019 - 17:00

Gli esami di Maturità sono in corso di svolgimento con gli studenti impegnati a sostenere il nuovo colloquio.

Skuola.net, come riferisce il Corriere.it, ha svolto un sondaggio per verificare la preparazione di 4000 maturandi. Dal sondaggio sono venuti fuori diversi “strafalcioni“, che riportiamo di seguito:

  • Pavese assassinato al posto di Pasolini;
  • Montale futurista;
  • Calvino considerato autore di Così è, (se vi pare);
  • Unità d’Italia nel 1891;
  • Giovanni Falcone e Paolo Borsellino considerati pentiti di mafia o politici collusi con la mafia;

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Scagionata la cannabis: non è una “droga di passaggio”

Mer, 07/03/2019 - 14:58

Si sente spesso dire che chi fa uso di droghe leggere abbia poi la strada spianata nel provare successivamente droghe più pesanti. Gli psichiatri spiegano che, se è vero che le persone che fanno uso di sostanze pesanti hanno quasi sempre cominciato dall’assunzione di sostanze leggere, non è però scontato il discorso reciproco, ovvero che chi faccia uso di droghe “light” passi poi ad assumerne di più pesanti.

Cannabis sotto accusa

La questione è stata posta più volte in particolare nei riguardi della cannabis, il cui consumo viene spesso indicato come una specie di “precedente” che facilita lo sviluppo dell’assunzione e della dipendenza da droghe più pesanti. Come spiega Matteo Pacini, psichiatra, psicoterapeuta ed esperto di dipendenze, più che di “droghe ponte” ovvero “di passaggio” sarebbe più corretto parlare di “temperamenti ponte”: in poche parole le persone passano da droghe più leggere a sostanze più pesanti per via delle loro attitudini, e non per aver provato una certa sostanza che crea una sorta di connessione, e quindi appunto di ponte, con un’altra.

I temperamenti-ponte

Da una parte, spiega Pacini, «è vero che chi usa cannabis di solito prova altre droghe più facilmente e a un’età minore. Così come è vero che chi prova la cannabis prima dei vent’anni tende a passare ad altre droghe molto più spesso rispetto a chi la prova in età meno giovane». Questi dati, spiega però l’esperto, non sono significativi «perché le cose potrebbero semplicemente stare in questo modo: chi usa sostanze, a partire ovviamente da quelle legali e più reperibili, in età precoce, ha una tendenza indiscriminata a provare tutte le droghe, e quindi proverà più probabilmente e prima anche quelle illegali e pesanti». Quindi, precisa lo psichiatra, non esistono “droghe-ponte” ma “temperamenti-ponte”, in cui il “ponte” verso l’uso di sostanze pesanti dipenderebbe non dalla precedente assunzione di una determinata sostanza, ma dall’indole della persona che si sente attratta da tutto ciò che può stimolare o alterare e che quindi risulta più propensa di altre a provare nuove sostanze.

Cannabis scagionata

Insomma, il passaggio da droghe più leggere a droghe più pesanti non esiste. «Quando si parla del passaggio dall’assunzione di sostanze più leggere a sostanze più pesanti, il concetto di ‘droga ponte’ risulta fallace di per sé: come si fa a sostenere che il consumo di cannabis induca il cervello a volere una droga più forte, ad esempio l’eroina, se di quest’ultima il cervello non ha esperienza perché non l’ha mai provata?» spiega Pacini. «La cannabis, quindi, può essere scagionata dall’accusa di fungere da ‘droga di passaggio’: l’ipotesi che il consumo di questa sostanza possa essere un ‘ponte’ verso sostanze più pesanti non è mai stata dimostrata. La cannabis è infatti una droga molto diffusa e consumata sia da chi è poi diventato tossicodipendente, passando all’uso di sostanze più pesanti, sia da chi non lo è diventato».

Stimolanti e tranquillanti, eroina e alcol

Se la cannabis può essere scagionata dall’accusa di fungere da “droga ponte” favorendo in chi la consuma il passaggio alle droghe pesanti, altri “meccanismi-ponte” nell’ambito delle sostanze stupefacenti esistono, e sono stati scientificamente provati. «È il caso, ad esempio, del passaggio dalle droghe stimolanti a quelle tranquillanti e del passaggio dall’eroina all’alcol», spiega Pacini. «Nel primo caso le persone che fanno uso di amfetamine, cocaina e psichedelici tendono nel tempo a passare all’uso misto per compensare gli effetti ansiogeni e depressivi di queste sostanze, e successivamente a passare all’assunzione di sostanze prevalentemente sedative come alcol, eroina e tranquillanti. Nel secondo caso, chi in passato ha fatto uso di eroina, anche dopo essersi disintossicato tende con una certa frequenza a trovare rifugio nell’alcol alla ricerca di un effetto di compensazione».

 La cannabis non è una droga leggera, ma “intermedia”

A differenza di quello che comunemente si crede la cannabis non è una droga leggera, ma “intermedia”. Se una droga è una sostanza chimica che quando viene assunta modifica alcune funzioni mentali, «si possono distinguere sostanze leggere e pesanti in base al fatto che l’alterazione prodotta a livello mentale (sensazione di sballo, euforia) sia più o meno violenta e sconvolgente rispetto al normale funzionamento del cervello», spiega l’esperto. Alcune sostanze vengono considerate leggere (come sigarette e caffè), altre pesanti (come eroina e cocaina), altre ancora “intermedie”: è il caso della cannabis e dell’alcol, i cui effetti acuti e cronici a livello mentale variano a seconda della quantità assunta e della sensibilità individuale. Come spiega Pacini, «il concetto di ‘pesantezza’ di una sostanza dipende da due fattori: dall’effetto che sortisce (a livello acuto e cronico), e dalla capacità di indurre dipendenza. Uno stupefacente risulta pesante sia come effetto, sia come dipendenza. Per quanto riguarda la cannabis, la classificazione come ‘sostanza intermedia’ è riferita al fatto che dal punto di vista della dipendenza sostanzialmente non ne dà, anche se poi può dare altri problemi, anche gravi”.

Immagine cover: Disegno di Armando Tondo

Follow me, il documentario che svela il lato oscuro di Instagram

Mer, 07/03/2019 - 12:30

I social network – e oggi in particolare Instagram – hanno invaso le pieghe della nostra vita quotidiana, privata e professionale e noi li abbiamo accolti con grande entusiasmo, tanto che gli smartphone che ci permettono di utilizzarli ovunque sono diventati vere e proprie estensioni del nostro corpo.

Smartphone, computer, tablet sono diventati i nostri fidati compagni di vita, facilitandoci giornate sempre più frenetiche e stressanti e permettendoci di essere costantemente in contatto con le persone della nostra vita.

Tutto ciò, dal punto di vista sociologico e antropologico, è davvero molto stimolante. Ma l’idea ancor più interessante è stata quella di Nicolaas Veul, documentarista dell’emittente radio televisiva pubblica olandese Vpro, che ha realizzato un docu-film intitolato #FollowMe, completamente incentrato su Instagram e i suoi fenomeni ed effetti collaterali.

Instagram come non lo conosciamo

Instagram, il social preferito tra Millennials e Post-Millennials, sta superando il principe incontrastato dei social, Facebook, con i suoi 895 milioni di utenti attivi per i quali è prevista un’ulteriore rapida crescita.

Instagram è la nuova frontiera dei social? Questo non lo sappiamo, ma siamo sicuri che sia un luogo-non luogo, ricco di spunti di riflessione e di fenomeni da studiare.

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Rifiuti Roma, Raggi: è complotto. Foto dalla capitale più sporca d’Europa

Mer, 07/03/2019 - 11:27
Fonte: La7 Attualità

Perché i cassonetti di Roma straboccano sempre di rifiuti? E che fine fanno gli sforzi dei cittadini nel fare la raccolta differenziata? L’inchiesta di Alessandra Buccini e Giulia Cerino

Dalla stampa nazionale:

  • VIRGINIA RAGGI ACCUSA ZINGARETTI E GRIDA AL COMPLOTTO: “EMERGENZA RIFIUTI COSTRUITA A TAVOLINO” Secondo la sindaca Raggi l’emergenza rifiuti a Roma “potrebbe essere stata costruita a tavolino”. Risponde il Partito democratico: “Inutile che la maggioranza insista a diffondere questo incubo del complotto, del sabotaggio degli impianti, delle forze del male che si accaniscono contro la città. La Giunta Raggi si assuma le sue responsabilità”.

Sull’emergenza rifiuti a Roma si sta combattendo una battaglia sempre più politica. Da una parte l’amministrazione guidata da Virginia Raggi che accusa apertamente la Regione Lazio e il suo governatore, Nicola Zingaretti, dall’altra il Partito democratico che risponde per le rime alla sindaca della Capitale. La prima cittadina sostiene che la crisi dei rifiuti potrebbe essere stata “creata a tavolino”. In altre parole: un complotto per far fallire l’amministrazione. Questo perché, spiega, gli impianti che dovrebbero accogliere i rifiuti ne accolgono una parte minore rispetto a quanto previsto nei contratti. Secondo i dati in possesso del Campidoglio, diverse strutture avrebbero la possibilità di accettare l’immondizia della Capitale, ma non lo fanno senza alcuna giustificazione. Per questo Raggi ha inviato una lettera a Zingaretti e al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per chiedere di obbligare, con un’ordinanza regionale, “gli impianti di smaltimento dei rifiuti presenti nel Lazio a ricevere la spazzatura di Roma fino al massimo della loro capienza”. Continua a leggere (Fonte: ROMA.FANPAGE.IT Di Enrico Tata)

  • CATALOGO FOTOGRAFICO DEI RIFIUTI ROMANI. Da settimane le strade delle città sono di nuovo piene di rifiuti, e sembra che stavolta risolvere il problema sarà più difficile che in passato

Nelle ultime settimane si è tornati a parlare per l’ennesima volta di “crisi dei rifiuti a Roma”, un tema che riemerge ciclicamente a causa della cronica cattiva gestione dei rifiuti che da diversi anni coinvolge la città. Questa volta, però, non si sta riuscendo a trovare nemmeno la soluzione temporanea che in passato aveva migliorato le cose, e quindi i cassonetti continuano a essere stracolmi di spazzatura ai bordi delle strade: lo mostrano le fotografie che trovate qui sotto ma anche le tantissime che i cittadini romani pubblicano quotidianamente sui social network per mostrare le condizioni della città.

Paolo Longoni, nuovo amministratore delegato di AMA, la società che si occupa dei rifiuti a Roma, ha detto che al momento si stima che ogni giorno rimangano nelle strade circa 300 tonnellate di rifiuti delle 2.700 che in media vengono prodotte dai cittadini romani. Continua a leggere (Fonte: ILPOST.IT di Giacomo Ampollini)

CASO RIFIUTI A ROMA, ECCO CHE COS’È L’AMA E QUALI SONO I SUOI PROBLEMI. La società pubblica che gestisce la raccolta dei rifiuti nella Capitale è da due mesi senza Cda, revocato dalla sindaca Virginia Raggi. Tra impianti a fuoco e buchi di bilancio la situazione critica di un’azienda che ha più dipendenti di Alitalia

L’Ama, società pubblica che gestisce la raccolta dei rifiuti a Roma è l’azienda di questo settore più grande d’Europa. Considerando anche la controllata Multiservizi ha più dipendenti dell’Alitalia e ha in pancia una concessione da 8 miliardi con il comune di Roma.

Da due mesi è senza consiglio di amministrazione che è stato revocato dalla sindaca Virginia Raggi perché si era rifiutato di cambiare il bilancio del 2017 secondo le direttive del Campidoglio chiudendolo in perdita anziché in leggero utile.

Ma da due mesi Roma è a che senza assessore all’ambiente: Pinuccia Montanari si è dimessa in polemica con la sindaca sostenendo le ragioni del cda. La ragione è che l’azienda sostiene di vantare nei confronti del Comune un credito per i servizi commerciali che il Comune si rifiuta di riconoscere.

Così il bilancio 2017 da oltre un anno non viene approvato con le difficoltà dell’Ama che sono sempre più vistose: anche perché nel frattempo sono andati a fuoco, per cause evidentemente dolose, due impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati. Il risultato è che la città è sommersa dai rifiuti e l’azienda dai reclami: ne arriva uno ogni minuto e mezzo, mentre la raccolta differenziata è sostanzialmente ferma. La vicenda del bilancio è piena di episodi singolari, a partire dal fatto che il collegio sindacale ha prima approvato il bilancio in utile e poi ha cambiato il proprio giudizio sposando le tesi del Comune. Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT Di Sergio Rizzo)

La Cannabis contro i batteri farmacoresistenti

Mer, 07/03/2019 - 09:48

Da una recente ricerca americana è emerso che il cannabidiolo (CBD), uno dei metaboliti della cannabis, è in grado di manifestare una potente azione antibiotica, tale da riuscire ad uccidere persino i batteri farmacoresistenti.

Studiando gli usi topici del cannabidiolo sintetico per una serie di condizioni della pelle, Mark Blaskovich – dell’Institute of Molecular Bioscience’s Centre for Superbug Solutions della University of Queensland – è giunto alla conclusione che il cannabidiolo ha un’efficacia straordinaria contro una vasta gamma di batteri Gram-positivi, compresi quelli che sono ormai diventati resistenti agli antibiotici. Aspetto ulteriormente positivo è il fatto che i test effettuati hanno dimostrato che gli effetti curativi di questo metabolita della cannabis non diminuiscono in caso di trattamento prolungato: a differenza della vancomicina e della daptomicina, entrambi antibiotici, il cannabidiolo non perde efficacia ed è in grado di distruggere il biofilm, ossia quell’ aggregato di microorganismi responsabili di infezioni e difficili da trattare.

Già da tempo il mondo scientifico è a conoscenza del potenziale terapeutico del cannabidiolo, il cui impiego è stato approvato per il trattamento dell’epilessia ed è stato studiato per una serie di altre condizioni mediche,  tra le quali: ansia, dolore e infiammazione.

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Foto di 7raysmarketing da Pixabay

Come ricordano gli animali

Mer, 07/03/2019 - 08:00

Frans de Waal è un primatologo olandese, uno studioso dei primati non umani tra i più stimati e conosciuti al mondo, anche grazie alla sua lunga attività da divulgatore. Nel suo ultimo libro, Mama’s Last Hug (non ancora tradotto in italiano), de Waal racconta ricerche e studi che hanno analizzato la capacità degli animali di ricordare, rielaborando le loro esperienze passate per prepararsi al futuro. Questi processi, con diversi gradi di complessità, sono svolti da animali appartenenti a numerose specie tra cui scimpanzé, uccelli e perfino topi e ratti.

Un topo che si trova davanti a un bivio, per esempio, impiega di solito qualche secondo prima di decidere come proseguire. Secondo gli studi più recenti, prima di arrivare a una decisione un topo deve proiettare se stesso nel futuro. Le analisi dell’attività nel loro ippocampo, la parte del cervello con un importante ruolo nel gestire la memoria, hanno evidenziato come i topi mettano a confronto i ricordi dei percorsi già compiuti, per immaginare i loro percorsi futuri. Questo implica che un topo sia in grado di distinguere tra un’esperienza già vissuta e un’azione che invece non ha ancora svolto, una condizione che richiede una sorta di “io primordiale”.

Secondo alcuni, le conclusioni su questa consapevolezza di sé potrebbero essere azzardate, perché derivano dal modo in cui funzioniamo noi. Per decidere che strada prendere a un bivio, facciamo in parte ricorso alla consapevolezza di noi stessi, condizione che viene quindi usata come una prova per dire che lo stesso debba avvenire in altri animali che mostrano comportamenti simili. È una derivazione interessante, ma come spiega de Waal può essere rischiosa: “Fa affidamento sull’assunto che ci possa essere solo un modo di risolvere un problema”.

Tra gli esperimenti più interessanti sulla memoria e i ricordi negli animali c’è quello di David e Ann Premack, due psicologi che negli anni Novanta eseguirono diversi test con Sarah, una scimpanzé. In sua presenza, uno sperimentatore inseriva una banana in una scatola e una mela in un’altra scatola. Dopo qualche minuto, lo sperimentatore si mostrava a Sarah mentre mangiava una banana o una mela, poi lasciava la stanza lasciando alla scimpanzé la possibilità di controllare le scatole.

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Rino Gattuso, altruista e gentiluomo

Mer, 07/03/2019 - 06:04

Molte tra le più importanti squadre di serie A hanno da poco cambiato allenatore. Tra quelli che non vedremo più nel campionato che partirà a fine agosto c’è Rino Gattuso. Ed è un peccato, perché ci vorrebbe più gente come Gattuso, nel calcio e altrove. 

L’ ex “mister” rossonero, infatti, ha lasciato il Milan con un gesto da gentiluomo e da altruista: due qualità oggi non molto diffuse. 

Ha rinunciato a 11 milioni lordi, a patto che 5 milioni lordi venissero usati per pagare subito i suoi collaboratori. In un’epoca in cui dirigenti d’azienda e amministratori delegati si prendono bonus o buonuscite faraoniche per avere fatto carne di porco dei loro dipendenti, un piccolo segno in controtendenza fa piacere.

Altra qualità poco diffusa: Gattuso si è sempre preso tutte le colpe quando qualcosa è andato male, difendendo sempre la sua squadra, senza cercare facili giustificazioni (che pure c’erano : giocatori chiave infortunati per quasi tutta la stagione, lunghi periodi con mezza squadra in infermeria, ecc.). Pochissimi allenatori lo fanno, ma anche pochissimi politici quando perdono le elezioni o dirigenti d’azienda quando la loro società va in crisi.

È andato via lasciandosi alle spalle un risultato più che significativo – 68 punti, con la sua squadra rimasta in lotta per entrare in Champions fino agli ultimi minuti del campionato scorso: nel Milan ridimensionato degli ultimi sei anni nessuno aveva fatto tanto – ma senza sollevare polemiche con nessuno. Un gesto raro, da signore.  

Sì, ci vorrebbe più gente come Rino Gattuso. E non solo nello sport.

Immagine di cover: Gazzetta.tv

Mettete una ciotola d’acqua sul balcone, può salvare migliaia di uccelli dal caldo

Mar, 07/02/2019 - 21:15

L’ondata di caldo record che sta investendo la nostra penisola in questi giorni minaccia gli animali selvatici, soprattutto quelli più giovani. Per aiutare uccelli e ricci a sopravvivere al caldo torrido, possiamo mettere a disposizione dell’acqua fresca fuori dalle nostre case.

La fauna selvatica fatica a trovare acqua

Le alte temperature di questi giorni hanno numerose conseguenze per la salute umana e dell’ambiente e rappresentano anche un pericolo per la fauna selvatica, che potrebbe avere difficoltà a trovare acqua per dissetarsi o rinfrescarsi.
Gli animali sanno difendersi da soli in natura, ma ondate di caldo come quella che sta investendo il nostro Paese in questi giorni, potrebbero causare siccità e compromettere la vita dei giovani esemplari.
ricci ad esempio in questo periodo vengono allattati dalle madri e la carenza di acqua può diminuire la produzione di latte, causando la morte dei giovani animali.

Per offrire ristoro a giovani volatili, ricci e altri piccoli animali, possiamo sistemare una ciotola o un piatto con dell’acqua fresca su balconi, terrazzi o giardini. Per evitare che le zanzare depongano uova nell’acqua, si consiglia di sostituire l’acqua almeno una volta al giorno.

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La musica contro i cambiamenti climatici che arriva dai Caraibi

Mar, 07/02/2019 - 17:00

L’organizzazione non governativa caraibica Panos Caribbean ha lanciato il progetto Voices for climate change education, per diffondere messaggi ambientalisti attraverso la musica.

Spiagge, mare e musica: quando si parla dell’arcipelago caraibico non si può non pensare alla profonda tradizione musicale delle sue isole. Ci sono alcuni luoghi dove si dice che gli abitanti abbiano il ritmo nel sangue e i Caraibi sono sicuramente uno di quei luoghi.  

Panos Caribbean e il progetto Voices for climate change education

La musica è così tanto insita nei popoli caraibici che la Panos Caribbean, un’organizzazione non governativa con sede a Port-au-Prince, ad Haiti e un ufficio a Kingston, in Giamaica, ha deciso di utilizzarla come veicolo di messaggi ambientalisti. (…)

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Abusi di Reggio Emilia: servono nuove leggi sui minori, subito

Mar, 07/02/2019 - 15:00

Val D’Enza, Reggio Emilia, diciassette persone – tra cui il Sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti, il direttore generale di una Ausl, assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti, politici e liberi professionisti – sono state sottoposte a misura cautelare.

Quello ipotizzato dall’accusa è uno scenario agghiacciante. Un nutrito quanto eterogeneo gruppo di persone avrebbe manipolato i bambini per allontanarli dalle rispettive famiglie di origine e spartire, a scopo di lucro, il loro affido tra parenti e amici. Un gruppo criminale ben organizzato: chi falsificava documenti, chi manometteva i disegni dei bambini, chi plagiava la loro psiche inculcando falsi ricordi, ad esempio maltrattamenti mai avvenuti, chi non faceva recapitare le lettere e i regali dei genitori naturali per rompere ogni legame affettivo con le famiglie di origine. Un atto lesivo gravissimo nei confronti dei minori ma anche dell’Ordine degli psicologi, che all’interno del processo si costituisce come parte lesa.  

Rispetto alle prime indiscrezioni, ci sono i primi aggiornamenti e smentite: non è stato inflitto nessun elettroshock sui bambini per modificare o cancellare i loro ricordi e il Sindaco, ora agli arresti domiciliari perché indagato per abuso d’ufficio e di falso ideologico, avrebbe sì “omesso di effettuare una procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento del servizio di psicoterapia che aveva un importo superiore a 40mila euro” ma non sarebbe coinvolto nell’organizzazione criminale, come invece fatto trapelare all’inizio. Ai domiciliari è anche la responsabile del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val d’Enza.

Tutte le responsabilità devono essere ancora accertate in sede giurisdizionale, eppure il processo al Pd è già in atto. I dirigenti del Pd partecipavano alle inaugurazioni dei centri e delle Onlus, i bambini venivano affidati a coppie omosessuali, tutto è in mano alle lobby Lgbt, i centri di affido vengono gestiti alla stregua dei centri accoglienza – cioè male e con intenti criminali, queste le accuse che da giorni circolano, con l’aggravante che Reggio Emilia, storicamente di sinistra, è sempre stata considerata un modello mondiale di tutela dei minori. Peccato che di inchieste del genere ce ne sono sempre state, in tutta Italia, sotto qualunque amministrazione politica: l’inchiesta “Veleno” condotta da Le Iene, oppure l’inchiesta pubblicata nel 2013 da Panorama, nella quale un operatore denunciava la presenza di centinaia di giudici minorili onorari, quasi tutti psicologi, che erano al tempo stesso associati o addirittura fondatori di case d’affido, il cui racket garantiva fino a tremila euro al mese a bambino. Una delle famiglie protagoniste della vicenda di Reggio Emilia, la famiglia Camparini, si batte invano da 10 anni per poter anche solo riavvicinare la figlia data in affidamento. Inchieste e casi passati per lo più sottobanco senza scuotere l’opinione pubblica né scomodare la politica. E però la politica c’entra, eccome.

Al di là della strumentalizzazione ai fini di una campagna elettorale che sembra non avere più termine – stavolta contro il Pd, domani contro il M5s, dopodomani contro la Lega, poi da capo, riavvolgere il nastro – l’inchiesta Angeli e Demoni ha implicazioni politiche enormi, perché ripone al centro del tavolo un problema di ordine legislativo legato alle figure degli assistenti sociali non più rimandabile. Per l’affidamento al servizio sociale non è prevista un’età minima né sono indicate le condotte che possono darvi origine. Detto in altre parole, i servizi sociali godono di un potere discrezionale quasi totalitario grazie a una legislazione che affonda le sue radici nella legge 25 luglio 1956 n. 888 che si è limitata ad apporre blande modifiche al r.d.l. 1404 della legge minorile, risalente addirittura al 1934. All’affidamento dei minori alle famiglie, che dovrebbe essere l’ultima ratio, si ricorre con troppa agilità, facendo passare il provvedimento come “temporaneo”, a danno di tutte le parti in causa: la famiglia di origine, il minore, e la famiglia adottiva.

Omoparentali, adottive, multietniche, tradizionali, omosessuali: esistono le famiglie. Sono tante, diverse, ognuna con i suoi problemi. È il momento che lo Stato inizi a farsi carico di ciascuno di loro. E magari cominci a monitorare i casi di bambini allontanati dai genitori, visto che nemmeno esiste un censimento ufficiale dei numeri. Stando alle fonti più attendibili, sarebbero 26mila i minori allontanati dai genitori. O forse più.

Barbecue: 10 consigli per una grigliata di carne salutare e sicura

Mar, 07/02/2019 - 12:53

La bella stagione è arrivata e sebbene molti non siano ancora pronti per la prova costume (per questo ci sono diverse diete rapide come quella delle albicocche) e la voglia di mangiare all’aperto, cullati dalla brezza marina o dei monti, colpisce tutti. Il pasto ideale sotto il sole è senza ombra di dubbio una bella grigliata tradizionale ma bisogna fare attenzione. Il barbecue infatti se la cottura non avviene in modo omogeneo e seguendo alcuni accorgimenti può aumentare il rischio di tumori in quanto si formano sostanze cancerogene.

L’allarme è stato lanciato dall’American Institute for Cancer Research, che ha comunque stilato una lista di consigli per una grigliata di carne e pesce o un barbecue salutari, sicuri ma comunque gustosi. “Diverse ricerche hanno mostrato che una dieta ricca di carne rossa e lavorata aumenta il rischio di tumori del colon – ha dichiarato Alice Bender, Senior Director of Nutrition Programs dell’istituto – e grigliare carne, sia bianca che rossa, ad alte temperature forma sostanze fortemente cancerogene”.

Barbecue e tumori: 10 consigli per una grigliata di carne sicura e salutare – Salute e benessere
  1. Grigliare diversi tipi di alimenti, non solo carni rosse. Meglio alternare con una grigliata di pesce, carni bianche e verdura.
  2. La marinatura riduce i rischi di tumori.
  3. Alternare carne e verdure su uno stesso spiedo aiuta a ridurre l’area esposta alla fiamma e rende tutto più salutare.
  4. Erbe e spezie sono utili a lenire il rapporto barbecue tumori grazie alla presenza di antiossidanti.
  5. Limitare l’esposizione al fumo.
  6. Pulire bene la griglia per eliminare eventuali residui bruciati che hanno elevate concentrazioni di sostanze cancerogene.
  7. Ridurre al minimo i tempi di cottura.
  8. Scegliere carbone di legni duri che bruciano a temperature più basse.
  9. Scegliere carni più magre possibili o a cui è stato eliminato l’eccesso di grasso.
  10. Girare spesso la carne aiuta a ridurre il rischio di tumori

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Foto di RitaE da Pixabay

La storia breve e interessante degli oggetti usa e getta

Mar, 07/02/2019 - 12:30

È qualcosa di cui forse non hai ancora sentito parlare.

Gli oggetti usa e getta sono radicati nella nostra vita quotidiana, così radicati che non ci rendiamo nemmeno conto della loro esistenza. Ad esempio, pensi mai alla carta igienica come a un prodotto usa e getta?

In questo articolo, vorremmo raccontarti brevemente la storia dei primi oggetti monouso e anche le loro implicazioni nello sviluppo di una società ‘usa e getta’.

L’etimologia del concetto “disposable” (usa e getta)
La parola monouso è chiaramente un aggettivo, ma a differenza di molte parole comuni, la sua origine è relativamente recente.

Disposable’ fece la sua apparizione negli anni ’40 del secolo scorso, il suo significato era simile a non indispensabile, qualcosa di non necessario.
Solo nel 1943, usa e getta assume il significato di monouso, di qualcosa che può essere scartato dopo l’uso, sostituendo l’aggettivo inglese ‘throw-away’. All’epoca si riferiva principalmente ai pannolini, ma in seguito iniziò ad essere usato per qualsiasi cosa.

I primi oggetti usa e getta

Come accennato in precedenza: sai qual è il primo oggetto monouso mai inventato? Te lo sveleremo tra un minuto, ma prima vogliamo farti capire il motivo di questa invenzione.

Siamo in America, nel diciannovesimo secolo, gli uomini avevano bisogno di camicie pulite e stirate per l’ufficio tutti i giorni; infatti, gli impiegati del tempo erano definiti “colletti bianchi”.

Le casalinghe dovevano lavare camicie ogni giorno, questo era un compito molto odiato perché richiedeva tempo e fatica. Hannah Montague era una di loro. Vivevano a Troy, New York. E decise di lavare le camicie di suo marito solo quando il colletto era davvero sporco.

Era così frustrata da questa faccenda che un giorno ritagliò il colletto di una camicia, lo lavò e poi lo ricucì nella sua posizione originale. In questo modo, nel 1827 fu creato il primo COLLETTO REMOVIBILE.

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Immagine Pixabay

Cina: l’espianto di organi ai detenuti della Falun Gong continua

Mar, 07/02/2019 - 11:30

CINA, DETENUTI SETTA SPIRITUALE FALUN GONG UCCISI PER ESPIANTO ORGANI: 90MILA L’ANNO.  L’espianto di organi ai detenuti della Falun Gong continua tutt’oggi. E’ la conclusione a cui è giunto il China Tribunal, organo indipendente istituito a Londra lo scorso anno per accertare l’attendibilità delle rassicurazioni con cui dal 2015 Pechino sostiene di aver bandito il prelievo degli organi dai condannati. Il panel di esperti diretto da Sir Geoffrey Nice QC, ex pubblico ministero del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, ha dichiarato di aver raccolto sufficienti elementi per confermare all’unanimità l’utilizzo sistematico degli espianti sui prigionieri di coscienza negli ultimi venti anni. Stando alle indagini – supportate a titolo gratuito da medici, testimoni e attivisti – non solo “non vi è alcuna prova che la pratica sia stata interrotta”. Il tribunale è persino convinto che le violazioni “stiano continuando su scala significativa” (…)

Il prelievo degli organi è stato per anni associato al sistema dei laogai, campi di lavoro in cui venivano internati condannati per reati minori e prigionieri di coscienza – secondo varie fonti – sottoposti a tortura e rieducazione politica. Pechino ha formalmente abolito la pratica nel 2013, ma le organizzazioni per la difesa dei diritti umani ne denunciano la sopravvivenza sotto nuove forme. Il caso più eclatante è quello delle “scuole di formazione” introdotte in chiave anti-terrorismo nella regione islamica del Xinjiang, dove stime indipendenti ritengono siano rinchiusi oltre 1 milione di uiguri. Pur non disponendo di prove definitive a riguardo, il China Tribunal conferma il “rischio” che anche i musulmani dello Xinjiang finiscano vittima degli espianti. Quello dei prelievi forzati è un problema di vecchia data oltre la Muraglia. Per motivi di carattere religioso e culturale, nella Repubblica popolare, i donatori sono pochissimi, tanto che gli organi provenienti dai detenuti giustiziati hanno supplito per anni a circa due terzi delle operazioni. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO di Alessandra Colarizi)

Dalla stampa nazionale:

Un pluripremiato documentario che racconta perchè in Cina 70 milioni di persone che praticavano la meditazione sono divenute bersaglio per l’eliminazione

  • IL MACABRO MERCATO DI ORGANI UMANI CINESE: LA FONTE PRIMARIA SONO I CARCERATI. (…) Per anni la Cina è sembra un mercato ricco da un particolare punto di vista medico ovvero c’era quasi una sovrabbondanza di donazioni d’organi umani. Qualcuno potrebbe giustificare il tutto sottolineando banalmente che il tutto era dovuto dal fatto che la popolazione del paese supera di gran lunga il miliardo. La risposta in realtà era un’altra e molto più macabra ovvero che gli organi venivano prelevati dai corpi dei prigionieri giustiziati.

(…) Uno dei dati che risulta anomalo che è stato preso in considerazione riguarda uno studio portato avanti diversi anni fa. Per un periodo di 10 giorninel 2016 avvennero 640 trapianti d’organo, ma i donatori ufficiali erano solo 30; facendo un rapido calcolo, ogni donatore avrebbe dovuto donare 21 parti del corpo.

Questa ricerca della verità sta proseguendo e se anche la sentenza di questo tribunale non abbia nessuna valenza, la speranza è che gli organismi internazionali si interessino alla questione. Attualmente sembra che ogni anno avvengono 90.000 trapianti di organi e che il valore di tutto questo giro sia di un miliardo di dollari. Continua a leggere (Fonte: FOCUSTECH.IT di Giacomo Ampollini)

  • PERCHÉ LA CINA PERSEGUITA IL FALUN GONG. (…) Quando, nel 1992, fu lanciato da Li Hongzhi (李洪志) a Changchun, nella provincia dello Jilin, il Falun Gong (法轮功), noto anche come Falun Dafa (法轮 大法), era solo uno dei molti gruppi e movimenti di Qi Gong che esistevano in Cina.

La biografia di Li Hongzhi è controversa e la sua storia differisce, a seconda che venga raccontata dal Falun Gong o dal PCC. Nemmeno sulla data in cui Li è nato a Gongzhuling, nella provincia dello Jilin, vi è accordo. I documenti più vecchi indicano la data del 7 luglio 1952, ma Li l’ha fatta correggere ufficialmente con il 13 maggio 1951, sostenendo che la prima indicazione era un errore commesso dall’anagrafe. Dal momento che, a partire dal 1951, il 13 maggio corrisponde al compleanno di Buddha, il PCC ritiene che Li abbia cambiato la propria data di nascita per motivi religiosi e che la data del 1952 sia invece quella corretta. Il 13 maggio è anche la data della conferenza con cui, nel 1992, Li ha presentato il Falun Gong al mondo e i fedeli la celebrano come la Giornata mondiale del Falun Dafa (…)

Il Falun Gong ha avuto successo ed è diventato popolare perché, anche se poi i critici l’hanno negato, la gente riscontrava davvero quei benefici per la salute che la disciplina prometteva. Era consueto vedere milioni di praticanti riuniti al mattino presto per eseguire i cinque esercizi fondamentali del Falun Gong. (…) Nonostante il PCC fingesse di credere che il Falun Gong riguardasse la salute e la morale, Li aveva di fatto promesso molto di più: la reintegrazione degli esseri umani in quello stato divino originario che hanno perso una volta giunti sulla Terra ed entrati nel ciclo della reincarnazione. Il nome stesso «Falun» allude a una ruota del Darma (buddhista) che si dice sia misticamente inserita nell’addome dei fedeli e che difficilmente è riconducibile a un concetto laico. Qualunque cosa il regime avesse deciso di considerarlo, il Falun Gong era cioè una religione, basata su una narrazione gnostica (simile a quella prevalente in molti nuovi movimenti religiosi occidentali) in cui gli esseri umani sono divinità che hanno perduto la propria posizione elevata e sono intrappolati in un mondo di livello inferiore.

In generale, dunque, il Qi Gong ha certamente una base religiosa e questo elemento è stato rilevato in maniera crescente dalla maggior parte degli intellettuali marxisti del PCC, che hanno quindi iniziato ad attaccare sui media sia il Qi Gong sia il Falun Gong. Continua a leggere(Fonte: BITTERWINTER.ORG)

Sanità: alcune Regioni italiane risparmiano il 67% sull’acquisto dei farmaci, altre no, perché?!?

Mar, 07/02/2019 - 09:55

Si parla di antibioticoresistenza, di farmaci equivalenti e delle iniziative del Ministro al fine di regolarizzare le spese delle Regioni per beni e servizi così da poter destinare più fondi in settori come l’assistenza ai disabili ancora molto carenti in quasi tutta Italia. Si parla anche della denuncia fatta da People for Planet per quanto riguarda la prescrizione da parte di alcuni pediatri di una specifica marca di latte in polvere per i neonati, della proposta di concedere alle farmacie la possibilità di vendere i farmaci sfusi per evitare inutili sprechi e sovradosaggi…
Quello che risulta da questa lunga intervista è che manca una corretta ed efficace informazione sia ai medici che ai farmacisti che al cittadino da parte delle istituzioni. Forza, Ministro, raccontiamo le buone pratiche!
Abbiamo parlato di antibioticoresistenza, di farmaci equivalenti e delle iniziative del Ministro al fine di regolarizzare le spese delle Regioni per beni e servizi così da poter destinare più fondi in settori come l’assistenza ai disabili ancora molto carenti in quasi tutta Italia.
Come sapete le questioni sulla salute mi stanno molto a cuore, ho informato il Ministro della denuncia fatta da People for Planet per quanto riguarda la prescrizione da parte di alcuni pediatri di una specifica marca di latte in polvere per i neonati, della proposta di concedere alle farmacie la possibilità di vendere i farmaci sfusi per evitare inutili sprechi e sovradosaggi…
Sono rimasto piacevolmente impressionato da Giulia Grillo, un medico che sa di che cosa sta parlando e il problema è sempre quello: manca una corretta ed efficace informazione sia ai medici che ai farmacisti che al cittadino da parte delle istituzioni. Forza, Ministro, raccontiamo le buone pratiche!

Parte Prima

Alcune Regioni risparmiano il 67% sull’acquisto dei farmaci, altre no

Il Ministro mi ha confermato che con la distribuzione dei farmaci sfusi nelle farmacie si potrebbe arrivare a risparmiare fino al 5% – stima prudenziale! – della spesa pubblica e privata che oggi ammonta a circa 30 miliardi.
E il risparmio sarebbe ancora più notevole se tutte le regioni acquistassero farmaci, beni e servizi con più attenzione. In Lazio, ad esempio, un farmaco come il Bosentan è passato da un costo di 2.210 euro a 27 euro! Si parla di un risparmio di 40 milioni per la sola regione Lazio.
Magari si potrebbero denunciare quelle Regioni che buttano i soldi dalla finestra! Il Ministro ride ma secondo me ci sta pensando.

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I famaci “griffati” ci costano milioni di euro in più

La gente preferisce i farmaci Armani? Cioè griffati invece di usare quelli che vengono definiti impropriamente “generici” e che invece si chiamano “equivalenti”?
Anche Giulia Grillo mi conferma che l’Italia è tra i Paesi in Europa che ne consuma di meno, molti cittadini continuano a preferire il farmaco “branded” ma le cose, seppur lentamente, stanno cambiando anche grazie alla corretta informazione da parte dei medici di base e dei farmacisti.

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L’indigestione di antibiotici e i trucchi del latte artificiale

Giulia Grillo conferma il dato che afferma che l’Italia è leader in Europa delle malattie antibiotico resistenti proprio perché è uno dei Paesi in cui si consumano più antibiotici d’Europa
E’ d’accordo che una soluzione è proprio quella della prescrizione dei farmaci monodose e di una maggiore informazione su quando e come assumere antibiotici e quando sono completamente inutili se non dannosi.
La sperimentazione in alcune farmacie potrà essere utile anche in questo caso.

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Latte in polvere
Ho raccontato al Ministro della Salute di un’altra campagna di denuncia di People For Planet che riguarda la prescrizione da parte di alcuni medici del latte in polvere, dove viene specificata anche la marca, cosa che è illegale.
Giulia Grillo mi ha confermato che non si può prescrivere un determinato latte in polvere ma ha ammesso che non esiste una sanzione per chi non rispetta la legge.

Parte quarta

Miliardi di spreco e non ci sono i soldi per i disabili

Alla fine quale è il risparmio ottimale che si può avere razionalizzando le spese? Ho chiesto al Ministro.
Giulia Grillo si è mantenuta cauta sulle cifre: “Qualcuno dice 6 altri 7 miliardi ma in realtà non c’è una stima precisa e comunque è da reinvestire per colmare le carenze in altri settori”
Sì, perché i soldi risparmiati dovrebbero essere reinvestiti nell’assistenza ai malati cronici, ai non autosufficienti e ai disabili dove l’Italia è troppo carente. In alcune regioni questi malati sono affidati solo alle cure familiari.

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Spero di aver provocato Giulia Grillo a meglio informare la cittadinanza per una migliore razionalizzazione della spesa sanitaria che colmi le grandi differenze tra Regione e Regione per poter colmare lacune in alcuni settori attualmente in grande sofferenza di mezzi e personale.
Informare, informare, informare!

È il giorno dell’eclissi solare totale: pronti per lo spettacolo?

Mar, 07/02/2019 - 09:40

È terminata l’attesa: oggi, 2 Luglio 2019 si verificherà un’eclissi solare totale.
Il fenomeno sarà visibile in particolare dall’Oceano Pacifico meridionale ad est della Nuova Zelanda alla regione di Coquimbo in Cile e in Argentina al tramonto, con il massimo di 4 minuti e 33 secondi visibili dall’Oceano Pacifico.

In Italia non sarà possibile ammirare dal vivo lo spettacolo, ma sono in programma diverse dirette streaming nel mondo per l’occasione, che pubblicheremo su meteoweb.eu.

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Foto di A Owen da Pixabay 

Argentina, nel mezzo del black-out qualcuno trova la soluzione: rivolgersi a Batman

Mar, 07/02/2019 - 08:00

Il supereroe solitario altro non sarebbe che un personaggio misterioso che da sei anni, ogni venerdì, va a trovare i bambini di un ospedale pediatrico della città per farli divertire. Il comune ha deciso di insignirlo, ma la popolazione protesta.

Cosa si fa quando si rimane senza elettricità? Semplice: si chiama Batman. È più o meno quello che ha fatto, tra le polemiche, il Consiglio Deliberante di La Plata, in Argentina. Nonostante le difficoltà dell’apagón, cioè il più grande black out che abbia colpito finora il Sudamerica, i consiglieri si sono riuniti per conferire il titolo di Ciudadano Illustre al Batman Solidario, un personaggio bizzarro che, dal 2013, anno in cui La Plata fu travolta da un’inondazione che provocò 89 morti si traveste da Batman e va all’Hospital de Niños Sor María Ludovica, un ospedale per bambini, per portare loro un poco di allegria e divertimento.

Come il vero Batman, anche il suo omologo argentino, preferisce non rivelare la vera identità. Nell’accettare il conferimento ha dedicato anche un pensiero “a tutti i miei Robin, undici persone che lavorano senza posa”. Assicura che nessuno dei suoi collaboratori “proviene da ambienti estremisti, come potrebbero essere il calcio, la politica e la religione”. Quello che lui (e loro) fanno è solo una missione: ogni venerdì, alle 17, Batman lascia il lavoro, indossa il suo travestimento e, con la sua Batmobile va all’ospedale. “Fa un lavoro importante”, spiega il consigliere Guillermo Ronga. “Organizza anche eventi in cui raccoglie fondi per l’ospedale, i Bat-incontri. È qui che i suoi Robin lo aiutano”.

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Larissa Iapichino: quando essere “figli di” non c’entra niente col familismo

Mar, 07/02/2019 - 07:00

Dieci giorni fa, il week-end sportivo ha regalato all’Italia due notizie particolarmente confortanti per il futuro. Larissa Iapichino – figlia d’arte, di Gianni Iapichino e Fiona May – ha saltato in lungo a soli sedici anni (tra pochi giorni diciassette) la misura di 6,64. Alla sua età nessuna era andata così lontano. L’altra notizia è arrivata dal nuoto: la 14enne Benedetta Pilato ha stabilito il nuovo record italiano dei 50 metri rana.

Fin qui la cronaca. Che il Corriere della Sera ha arricchito con un approfondimento sull’adolescente Larissa. E nella pagina che il quotidiano di via Solferino ha dedicato alla giovane atleta c’è un aspetto che ci ha particolarmente colpiti. Figlia di atleti, mamma e papà hanno deciso di non seguirla dal punto di vista sportivo. Insomma non sono loro gli allenatori di Larissa. 

Gianni Iapichino ha spiegato la decisione affidandosi al titolo di un film italiano: “La giusta distanza”. «La giusta distanza – racconta il papà di Larissa, un passato di astista e di allenatore di Fiona May – è quella tra tribuna e pista. Considerata l’età di Larissa, tra me e lei la conflittualità sarebbe stata continua e con l’esuberanza della madre avrebbe avuto problemi. Tra allenatore e atleta ci deve essere un rapporto quasi da padre e figlio. Quel quasi impedisce al genitore di essere un buon coach». 

Parole che andrebbero scolpite nei cieli italiani e non solo. In tempi in cui tanti talenti vengono invece imprigionati e fagocitati da genitori che ne diventano gli allenatori i manager i consulenti e tanto altro ancora. Di esempi è piena la storia dello sport, e anche il presente a dire il vero. Appena si ha la consapevolezza di avere un talento in casa, tutte le risorse vengono dedicate a lui (o a lei). Con il conseguente carico emotivo e di responsabilità. Si confondono i ruoli, come ricorda giustamente Iapichino.  

Apprendiamo che Larissa ha due allenatori: uno per il salto il lungo (Gianni Cecconi) e una per gli ostacoli (Ilaria Ceccarelli), l’altra specialità dove ha qualità folgoranti. Larissa non ha ancora scelto. Ha quasi 17 anni e deve divertirsi. La specializzazione può attendere. Non molto, ma ancora un po’. O magari riuscirà a curare entrambe le specialità, non lo sappiamo. Per ora, Larissa è una ragazza che si diverte con l’atletica. Che va a scuola, studia, si impegna. E può contare su genitori che sanno sin troppo bene quanto sia accidentata e faticosa la strada che conduce al successo sportivo. Una strada che si può scegliere di percorrere, ma che a un certo si può anche abbandonare. Per svariati motivi.

E anche qui avere un padre come Iapichino aiuta. «La storia – racconta al Corriere della Sera – ci insegna che la maggior parte dei super talenti si perde quando, com’è naturale, comincia a far fatica a migliorare o trova avversari forti. Larissa sta imparando cosa sono la fatica e la gestione del tempo». Oltre al talento, la natura ha voluto dotare Larissa anche di genitori intelligenti. Due fortune non da poco.

Quanto inquina l’aria condizionata?

Lun, 07/01/2019 - 21:15

Quando le temperature estive aumentano, la mano scatta inevitabile verso la manopola del condizionatore. Un gesto che sulle prime può regalarci un po’ di frescura. Ma che alla lunga incide in modo significativo sull’ecosistema. Lo dimostra uno studio pubblicato suEnvironmental Science & Technology e condotto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze dell’atmosfera dell’Università di Wisconsin-Madison. Secondo cui la forte richiesta di elettricità dovuta al massiccio impiego di condizionatori d’aria nelle giornate più calde ha come conseguenza un significativo aumento di gas nocivi immessi nell’atmosfera, come anidride solforosa, ossido di azoto e anidride carbonica. I numeri parlano chiaro: per ogni grado centigrado di aumento della temperatura media giornaliera, le centrali elettriche liberano nell’aria il 3,35 per cento in più di biossido di zolfo, il 3,6 per cento in più di ossido di azoto e il 3,2 per cento in più di anidride carbonica. Una variazione percentuale che corrisponde, in termini di peso, a centinaia o addirittura migliaia di tonnellate di particolato.

È risaputo che i giorni più caldi dell’estate coincidono, tipicamente, con i giorni di picco di inquinamento atmosferico“, dicono gli autori dell’indagine David Abel e Tracey Holloway. Ma qual è la causa di questo fenomeno? “Fino ad ora, la maggior parte delle ricerche su questa correlazione si era concentrata sull’analisi di altre fonti di emissioni nocive, sullo studio delle reazioni chimiche nell’aria e di modelli climatici che possano ridurre i gas inquinanti”, spiega Holloway. “Il nostro studio, invece, ha portato la discussione al livello successivo, dimostrando che i giorni estivi più caldi sono associati anche a maggiori emissioni da parte delle centrali elettriche”.

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