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Aggiornato: 4 min 25 sec fa

Da Miss Italia alla coltivazione del cedro

Dom, 08/04/2019 - 09:00

Angela Mandato ha 29 anni e da piccola sognava le passerelle. Ma dopo il concorso di Miss Italia, e qualche anno nel mondo della moda e dello spettacolo, ha deciso di ritornare in Calabria per rilanciare la storica lavorazione del cedro. “Ho capito che quella non era la vita che volevo – racconta – I miei nonni e i miei bisnonni coltivavano questo frutto. Per i miei prodotti uso le loro ricette e sono apprezzati ovunque“.

Grazie anche all’incoraggiamento del padre, nel 2012, Angela ha aperto la sua impresa, Officine dei Cedri, con il fratello e con il cugino a Santa Maria del Cedro, in provincia di Cosenza. Il comune fa parte della cosiddetta Riviera dei Cedri, una zona famosa per la produzione del cedro Liscio Diamante, tanto pregiato quanto raro

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Gli strani casi dell’animo umano: «Quelli che… ti ricordi quanto stavamo bene io e te»

Dom, 08/04/2019 - 08:00

Gente che avevi perso per strada – 5, 10, 30 anni fa – e che, incappando in un tuo profilo social, decide che dobbiate (non “possiate”, dobbiate) essere super-amici, riprendendo esattamente da dove avevate interrotto.

Poco importa se nel frattempo non vi chiamiate più Carmine ma Chantal. Ancor meno se al tempo, con i compagni di classe, facessero a gara di sputi per vedere chi riuscisse a colpirvi in testa; loro dall’ultimo banco e voi lì, soli, al primo. 
Ma «si sa, quando si è ragazzi… e che meraviglia rincontrarti oggi: non sei cambiato affatto, Carmine!» #VeramenteSonoChantal

Riprendere da dove si era interrotto il rapporto – tralasciando il caso di cui sopra – appare comunque abbastanza complicato; a meno che non vogliate limitarvi a una merenda pane e nutella, ai compiti delle vacanze, ai commenti sulle tette di quella della classe accanto o sui trucchi in regalo con l’ultimo numero di Cioè. #PeterPanHaRottoLeBalle #PenaENutella

Parentesi: Si tralascia volutamente, qui, il caso-limite del calcetto; perché chi scrive lo considera una entusiasmante, meravigliosa attività adatta a ogni genere ed età. #MancoAEssereTroppoSeriosi #DajeNoi #FacciamoNoiControIlRestoDelMondo #UnCrociatoÈPerSempre 

Parentesi nella parentesi: Non stiamo, ovviamente, parlando dei casi in cui il calcetto viene usato come scusa per altro. In tal caso, si consiglia comunque di rompersi il crociato ogni tanto. #MeglioSalvareLeApparenzeCheIlGinocchio  #RompiteloTuCheChiTiAspettaACasaTiFaPiùMale #CheTristezzaPassiamoOltre

Vorrei approfittare anche per lanciare un messaggio ai parenti che, rivedendoti dopo anni – senza apparecchio ai denti, senza pantacalze di lana, senza spalline imbottite a 10 anni, capelli cotonati, collettini da collegiale, pantaloni alla zuava e cravattini da cameriere – ti dicono che sei diventato un gran bel ragazzo o una gran bella ragazza. Sottintendendo che da bambini non ti si potesse guardare. 

E a mamma, che oggi sostiene: «te lo dicevo, da piccola – quando tutti ti prendevano in giro – che in realtà eri taaaaanto carinaaaa».

Il messaggio è appunto: passi l’apparecchio ai denti, ma i collettini da collegiale, i pantaloni alla zuava, i kilt lunghi con la spilla, i gilet da nano da giardino… perché?

#SeNonCiVolevateBastavaDirlo #LAnalistaDovrestePagarceloVoi

Il caso più molesto, comunque, nel novero dei re-incontri, è quello con gli ex: desiderosi di verificare come si sia evoluta (molti preferirebbero involuta) la tua esistenza senza di loro. Per parecchi – #aridaje – “il tempo sembra non essere passato”. Il TUO tempo. Il loro è volato: hanno fatto carriera, l’hanno smontata, hanno vinto il Pulitzer, sono stati in galera, sulla luna e a Ladispoli. Hanno tre divorzi alle spalle e un set di borse sotto gli occhi da far impallidire Elisabetta d’Inghilterra in viaggio di piacere. Ma tu no, per loro sei rimasto sospeso in un non-luogo e in un non-tempo; lì, nel loro immaginario, dove sei restato “quello di una volta”. 
Con te, infatti, si sentono ancora quei giovani. E ti domandano tacitamente di dir loro che senza il vostro rapporto, la vita è stata una pallida imitazione dell’esistenza. 
#TacitamenteAlloraTaciProprio #AncheUnPoTacci. #DimmiCheQuandoCeroIoQuiEraTuttaCampagna #QuandoCeriTuItreniArrivavanoInOrario

In tal caso, l’unica risposta possibile alla frase d’esordio che vi sentirete rivolgere è semplicissima:

  • Ma ti ricordi quanto stavamo bene insieme?
  • No

#GraziePerLaCorteseAttenzioneEBuonaVita

Immigrazione, così l’Italia di Salvini lascia i lavoratori stranieri regolari agli altri paesi

Sab, 08/03/2019 - 18:00

Lo studio della fondazione Leone Moressa: in Europa è boom di migranti economici, utili a imprese e famiglie. L’Italia, persa dietro la finta emergenza sbarchi, è il fanalino di coda: persino l’Ungheria di Orban ne ha accolti di più

Frontiere chiuse, ma non per tutti. In Europa aumentano i lavoratori stranieri regolari. Soprattutto tra i “duri” di Visegrad, ossia i Paesi che più alzano la voce contro i migranti, Polonia e Ungheria in testa. E da noi? Persi dietro l’emergenza sbarchi, che emergenza non è più da tempo, abbiamo chiuso le porte a migliaia di lavoratori regolari, funzionali alla nostra economia. Dai 350mila permessi di lavoro concessi nel 2010, siamo crollati a meno di 14mila l’anno scorso: oggi siamo gli ultimi in Europa.

A fotografare i Paesi Ue che più attraggono manodopera straniera è uno studio della fondazione Leone Moressa. Si comincia dall‘Italia: nel nostro Paese lo scorso anno i permessi di soggiorno rilasciati sono stati 239mila. Fino al 2010 i nuovi permessi erano oltre 500mila all’anno, per poi subire un drastico calo a partire dal 2011 con la riduzione della portata dei decreti flussi. Ma la notizia è un’altra: gran parte degli attuali permessi sono per ricongiungimento familiare o richiedenti asilo. Si assiste infatti al crollo dei permessi per motivi di lavoro: erano oltre 350mila nel 2010, si sono fermati a 13.877 nel 2018. Non solo.

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La bellezza nell’abisso della mente

Sab, 08/03/2019 - 15:00

Vivere significa, forse, accorgersi progressivamente che il tempo smarrisce la sua apparente capacità di strutturare e dare senso eche siamo tutti troppo vecchi per morire giovani. Questo è ciò che sembra indicarci la nuova serie diretta da Nicolas Winding Refn, già regista dello splendido film Drive, in questi giorni disponibile sulla piattaforma Amazon.

Fa quasi impressione – ed è forse garanzia di libertà – notare come una realtà complessa come quella americana, non certo immune a qualche imperialismo sfrenato e al populismo che ammorba i nostri tempi, riesca costantemente a far ricorso alle proprie riserve immunitarie e creare arte che sia uno specchio deformante, una enorme lente di ingrandimento sull’abisso che risiede in ciascun essere umano. Too old to die young è, per chi scrive, un capolavoro di coraggio e creatività, forte di una bellezza che il vasto stroncamento ricevuto dallacritica ufficiale non fa altro che confermare. Ore di flusso umano indifferenziato e amorfo che prende forma in immagini e suoni, nel solco dei grandi insegnamenti di David Lynch – nulla è spiegabile, nulla torna, la storia si dissolve, i legami tra personaggi svaniscono ed emerge solo il residuo, la polvere che ci abita.

Sulle avenue californiane, tra i deserti del New Mexico, la vita appare ancora disperata eppure meravigliosa nella sua gigantesca insensatezza. Le pulsioni più violente, i desideri più inconfessabili, insomma ciò che gli uomini hanno chiamato di volta in volta Belzebù, Satana, Lucifero, sono finalmente scagliati di nuovo nel più profondo dell’animo umano – “dopo tutto siamo stati voi ed io” canta il diavolo dei Rolling Stones nella immortale Simpathy for the devil

Come nella tradizione dei grandi romanzi russi, i personaggi sono solo megafoni dei demoni che ci abitano, delle voci che ci direzionano, ci suggeriscono, in quel consesso che Marvin Minsky chiamò “la società della mente”. D’altra parte è questo il fine ultimo del regista – “Voglio penetrare la vostra mente” – proprio come quello di Lynch, che intitolò uno dei suoi capolavori Inland Empire.

Il trailer ufficiale in lingua originale – da Amazon Prime

EcoFuturo 2019: Jacopo Fo, Ciò i chakra in subbuglio

Sab, 08/03/2019 - 10:38

Ecosalute e divertimento! Ecco un estratto dell’intervento di Jacopo Fo al Festival EcoFuturo 2019.

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 19

Sab, 08/03/2019 - 09:29

Animali domestici: come aiutarli quando fa molto caldo

Sab, 08/03/2019 - 09:00

Anche i cani e i gatti, soprattutto i cani, possono soffrire il colpo di calore, ecco alcuni consigli per prevenirlo.

Non lasciate i cani in macchina con il finestrino un po’ aperto!

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Milano, la lotta alla plastica inizia a scuola: il Comune regala borracce di alluminio a tutti gli studenti

Sab, 08/03/2019 - 09:00

L’idea del sindaco Sala: a settembre verranno consegnate a tutti gli studenti delle elementari e delle medie, con lo sponsor di una partecipata. E in settimana tavolo con le aziende del Comune per trovare azioni comuni

Il primo passo, non solo simbolico, sarà a settembre: alla riapertura delle scuole verrà consegnata a tutti gli studenti milanesi delle elementari e delle medie una borraccia di alluminio. E sarà, in qualche modo, la prima iniziativa visibile del nuovo corso dell’amministrazione, che sulla lotta alla plastica usa e getta e sulle questioni ambientali sembra voler puntare, tanto da aver creato un assessorato alla Transizione ambientale.

La delega è nelle mani del sindaco Beppe Sala, ed è stato lui ad annunciare la novità per i bambini e i ragazzi: “Per dare il buon esempio partiremo dalle nostre partecipate e dai servizi pubblici. E faremo anche azioni simboliche che aiuteranno a riflettere: il Comune regalerà a tutte le bambine e i bambini delle elementari, e ai ragazzi delle scuole medie, al loro ritorno a scuola, una borraccia di alluminio per segnare la nostra volontà di combattere la plastica. Servono segnali e, soprattutto, esempi”.

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La storia di Inanna

Sab, 08/03/2019 - 07:00

Oggi vi racconterò una storia che vi riguarda molto da vicino e che concerne il fatto che siamo stati vittime di una falsificazione globale della realtà. 
I primi testi sono dei sumeri, fino a un mese fa ero convinto che il primo testo dell’umanità fosse il Gilgamesh, un testo meraviglioso.

Nel 1935 ci fu un grande convegno di glottologi, immaginatevi una sala con 500 glottologi americani, tutti vecchissimi con bastoni, deambulatori, ecc e arriva un gruppo di scienziati che avevano tradotto per la prima volta il Gilgamesh, presentano questa scoperta e per la prima volta nella storia scoppia una rissa tra glottologi, si sono menati come degli spaccalegna bergamaschi.

Di quale scoperta parliamo? Questo gruppo di scienziati affermava che nel Gilgamesh c’è il racconto del Diluvio Universale
L’uomo in questione non si chiama Noè ma Dio gli ordina di fare un’arca, le misure sono un po’ diverse ma vai a sapere… la storia però è la stessa: tutti gli animali sull’arca e poi viene mandato fuori un altro tipo di uccello. Differenze irrisorie e praticamente si sosteneva che Dio avesse copiato dai Sumeri, capite che era una cosa inaccettabile negli anni ’30 nell’America oscurantista e razzista e segregazionista. 
Insomma, una rissa incredibile e sono andato avanti per anni a dire che il Gilgamesh era l’opera più antica del mondo, e un mese fa scopro che non è vero perché c’è l’Epopea di Inanna, che si compone di vari testi e che è precedente al Gilgamesh, si parla di 5000 anni fa ed è incredibile che non si sia pensato che è un testo fondamentale, racconta una storia pazzesca. 
Inanna è la Dea madre, la più importante, la dea dell’amore e del sesso. Ama gli esseri umani e l’epopea contiene tutte le storie di tutta la letteratura. Inanna è una e trina, determina l’alternarsi delle stagioni. Inanna va dal dio sapiente, quello che crea l’acqua dolce e quindi la vita biologica e lo seduce, una scena di sesso infuocato e mentre lui ha un orgasmo sconfinato lei lo convince a dirle i 100 segreti della conoscenza: l’astronomia, la medicina, l’architettura, la geometria, la matematica ecc. Quindi ruba tutte le conoscenze di questo dio e cosa fa? Le regala agli uomini. Una donna meravigliosa. E’ lei che rende le città vivibili, tutto quello che serve per vivere lo porta lei. Lo ruba per amore degli esseri umani.


Non solo, a un certo punto il suo amore viene ucciso e lei scende nel mondo dei morti, muore e dopo tre giorni resuscita. 
Nei testi antichi di gente che muore e dopo tre giorni risorge ce n’è un sacco e questo fenomeno ha una sua spiegazione logica, il fatto di essere materialisti e andare a cercare la concatenazione logica degli eventi è meraviglioso. 
Nel nostro cielo dal 22 al 25 dicembre c’è un fenomeno che è esattamente questo, non ce ne accorgiamo ma in quei tre giorni per un effetto ottico sembra che il Sole si fermi, c’è una ragione scientifica per questo ma se sei un primitivo che guarda il cielo hai l’impressione che il Sole vada avanti e indietro. Ecco perché troviamo sempre questa storia di un dio che muore e poi risorge dopo tre giorni. 

Questa storia di Inanna è anche un documento storico strepitoso su un momento della nostra storia fondamentale.  
Secondo alcuni storici c’è stato un periodo in cui l’umanità ha vissuto di pesca e agricoltura lungo i grandi fiumi e queste erano società in cui uomo e donna erano alla pari, Riane Eisler nel suo libro Il Piacere è sacro le chiama società di “partnership”. Non conoscevano la guerra perché si è scoperto che vivevano in città senza mura, le sepolture di maschi e femmine erano uguali e da questo si deduce che fossero società pacifiche. 
A un certo punto queste città sono invase da allevatori guerrieri delle steppe euroasiatiche che erano diventati violenti perché avevano scoperto che potevano vivere allevando le pecore e di conseguenza avevano scoperto anche che le pecore sono facili da rubare perché hanno le gambe e quindi diventano agguerriti per difendere o rubare il bestiame. Quando inventano l’arco e la doma dei cavalli si spostano e invadono le grandi pianure.
Sono selvaggi e bravi a combattere e hanno vittoria facile su questi contadini che culturalmente però sono molto più avanti. Questi invasori non sanno niente di astronomia, di matematica, di scienze, di irrigazione, di ingegneria. Vivere sulle sponde del Nilo o del fiume Giallo significava saper fare un sacco di cose complicate.
E che storia troviamo nell’epopea di Inanna riguardo a questo periodo?
Inanna vuole sposare un contadino e il fratello le dice: “Ma no, sposa un guerriero pastore, sposa il vincitore”, ma lei non è d’accordo e risponde: “Il pastore? Non sposerò il pastore, le sue vesti sono rozze, la sua lana è ruvida. Sposerò l’agricoltore, l’agricoltore coltiva il lino per le mie vesti, l’agricoltore coltiva l’orzo per la mia tavola…”
E vanno avanti con questa discussione arrivando esattamente al momento in cui c’è l’integrazione tra i vincitori. Le società matriarcali erano molto brave a integrare gli stranieri. 
Arriva il re straniero che si chiama Dumuzi
“Perché parli dell’agricoltore? Perché ne parli? Se lui ti dà farina nera io ti darò lana nera. Se lui ti darà farina bianca io ti darò lana bianca…”.
Il re continua a magnificare quanto è bravo e una notte va a trovare Inanna:
“Inanna gli aprì la porta, all’interno della casa si parò splendente davanti a lui come la luce della Luna. Dumuzi la guardò esultante. Premette il suo collo contro il collo di lei, la baciò”
E qui inizia una scena… Io vorrei che voi tornaste alla vostra prima classe al liceo: siete lì e la professoressa di lettere inizia a leggere il punto clou della prima grande opera letteraria dell’umanità. 
Dopo che si sono baciati sul collo Inanna fa questa dichiarazione:
“Quanto a me Inanna, chi arerà la mia vulva? Chi arerà il mio alto campo? Chi arerà il mio umido terreno? Quanto a me, giovane donna, chi arerà la mia vulva? Chi disporrà il bue? Chi arerà la mia vulva? 
Dumuzi rispose: Grande Signora, il re arerà la tua vulva, io, Dumuzi, il re arerò la tua vulva!
Inanna disse: Ara dunque la mia vulva, o uomo del mio cuore, ara la mia vulva. 
In grembo al re si ergeva l’alto cedro, egli ha fatto scorrere le sue belle mani sui miei fianchi, il pastore Dumuzi mi ha inondato il grembo di panna e di latte, mi ha accarezzato il pelo del pube e innaffiato il mio grembo. Ha posto la sua mano sulla mia sacra vulva. Ha lisciato la mia nera nave con la sua panna. Mi ha svegliato la mia agile nave con il suo latte. Sul letto mi ha accarezzato.”
Io credo che qualunque classe di quindicenni mi darebbe tutta la sua attenzione e forse muoverei anche la passione verso la letteratura.
(Continua)

Foto: Antico sigillo cilindrico accadico raffigurante la dea dell’amore mesopotamica Inanna. Credit: Wikimedia Commons

“Parole che incitano all’odio”. Facebook cancella post dall’account Lega

Ven, 08/02/2019 - 18:00

La segnalazione del movimento “Cara Italia” guidato da un giornalista originario del Kenya: “La nostra campagna è appena iniziata e andremo avanti fino in fondo”

Davide contro Golia. La sfida impossibile. Da un lato, il neonato (e minuscolo) movimento “Cara Italia”, che aspira a diventare il primo partito dei migranti del nostro Paese, dall’altro l’imponente macchina propagandistica di un partito di governo: la Lega. In mezzo, Facebook che avrebbe deciso di eliminare alcuni post del partito di Salvini.

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Un passo indietro. Stephen Ogongo è un giornalista 44enne, originario del Kenya. È arrivato in Italia per motivi di studio 25 anni fa, ha insegnato all’università Gregoriana, ha due figlie, è caporedattore di 10 testate del gruppo “Stranieri in Italia”. Con la sua redazione ha lanciato a ottobre scorso un nuovo movimento: “Cara Italia”. Oggi ha 11mila adesioni su facebook. A breve dovrebbe varare uno statuto per darsi una forma politica. Insomma, un partito per «per dare voce a chi non ce l’ha, ai tanti delusi della mancata riforma della Bossi-Fini, dello Ius soli e delle politiche razziste dell’attuale maggioranza».

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I miti dell’estate… da sfatare

Ven, 08/02/2019 - 15:00

Come tutte le stagioni l’estate porta con sé i classici consigli per contrastare il caldo e per come comportarsi al sole e in spiaggia. Ma tutte le perle di “saggezza popolare” sono vere? Ne abbiamo controllate alcune relative all’alimentazione.

Bisogna aspettare tre ore dopo mangiato per fare il bagno?

A quanto pare si tratta proprio di un mito. Sul sito del Centro Medico Sant’Agostino di Milano si affronta la questione con un occhio soprattutto ai bambini, quelli che si annoiano di più ad aspettare per fare il bagno. E in effetti viene fuori che si tratta di un mito, che prima di tutto riguarda il tempo: le “tre ore” sono un lasso puramente indicativo, molto diverso dai reali tempi di digestione, che dipendono da ciò che si è mangiato. 

“I carboidrati, per esempio, vengono digeriti in circa un’ora, come anche latte scremato e formaggi freschi. Anche per il pesce è necessario attendere 60 minuti. Un succo di frutta richiede invece 20 minuti, la frutta e la verdura cruda circa 30-40 minuti e le patate 60. Per una bistecca di manzo servono invece 3 o 4 ore, mentre per il maiale circa 5. Anche iformaggi stagionati impiegano circa 4-5 ore per essere digeriti”, riporta l’articolo a cura del dottor Paolo Minelli, specialista in pediatria.

Il timore dei genitori è quello di una congestione che però non è dovuto di per sé all’impatto con l’acqua ma allo sbalzo termico repentino. Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità si scrive:In genere il termine congestione è comunemente usato per definire un blocco digestivo (blocco intestinale da freddo o congestione dello stomaco). Dopo i pasti, infatti, per svolgere la funzione digestiva e i processi chimici che permettono la trasformazione del cibo ingerito, stomaco e intestino necessitano di molto ossigeno che viene loro trasportato in gran quantità attraverso il flusso sanguigno. Un improvviso cambiamento della temperatura può provocare una diminuzione della quantità di sangue che arriva all’addome causando il rallentamento, o il blocco, dei processi digestivi con la conseguente comparsa di malessere”. La congestione digestiva può però avvenire anche fuori dall’acqua, con l’assunzione di bevande troppo fredde, oppure anche d’inverno, se si prende freddo durante la digestione.

Il consiglio che viene dato anche dall’Istituto Superiore di Sanità è quello di usare il buonsenso: “Se si è consumato un pasto abbondante, ricco di grassi difficili da digerire, è preferibile aspettare 2-3 ore prima di fare il bagno; se, invece, il pasto è stato composto da cibi molto leggeri o da uno spuntino a base di frutta o di verdura (un panino non troppo ‘farcito’, un frutto, un’insalata, ecc…) si può fare il bagno anche immediatamente”.

Bisogna continuare a usare il buon senso anche quando si è in acqua: “È importante in ogni caso ascoltare il proprio corpo e saper valutare la condizione fisica del momento: se ci si sente appesantiti è meglio aspettare prima di fare il bagno e, in ogni caso, non allontanarsi mai troppo dalla riva da soli. Inoltre, vanno valutate la propria capacità di nuotare, le condizioni del mare, la presenza di personale esperto che controlli la riva o la piscina. Un consiglio utile è quello di entrare in acqua gradualmente, bagnarsi prima polsi e tempie, per abituare il corpo alla diversa temperatura, ed evitare il cosiddetto shock termico che è la causa principale della congestione”. Il rischio che si corre se si verifica una congestione mentre si è in acqua è quello di non riconoscere i primi segnali del malessere in tempo e, quindi, di non essere in grado di ritornare a riva. In questo senso va prestata attenzione ai bambini, poiché spesso non si accorgono della comparsa dei primi disturbi.

D’estate bisogna bere tanto?

È vero, ma dipende da cosa. Fondazione Veronesi ha stilato un decalogo su come nutrirsi in estate e sconsiglia le bevande zuccherine e gassate: “Le bevande gassate hanno come principali ingredienti acqua e zucchero”. Si tratta di calorie prive di nutrimento, in grado di aumentare la quantità di zuccheri assunta nella giornata senza un reale beneficio. In un solo bicchiere di bevanda gassata, ci può essere una quantità di zucchero paragonabile a sei cucchiaini, ben il 40 per cento di tutto lo zucchero che dovremmo consumare in un giorno.

Meglio quindi bere acqua e ricordare inoltre che i liquidi stanno anche negli alimenti. Quanta? Il consiglio di Valeria del Balzo, dell’Unità di Ricerca Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione presso l’università Sapienza di Roma, intervistata sul sito della Fondazione Veronesi, è di ragionare in termini di bilancio fra l’acqua che si perde e quella che si assume, calcolando che oltre alla sudorazione eliminiamo i liquidi anche con feci e urine. «Ogni giorno un adulto perde circa 600-1000 ml di acqua fra vapore acqueo che satura l’aria espirata e l’acqua persa attraverso la cute per espirazione. Un aumento della temperatura corporea di 2°C aumenta l’evaporazione del 50%, l’innalzamento della temperatura esterna da 24°C a 31°C raddoppia la perdita di acqua tramite la perspiratio (vapore acqueo e sudore). Il meccanismo della sete, regolato dall’ipotalamo, insieme al riassorbimento dell’acqua nei reni mantiene l’equilibrio idrico. La sete regola la quantità di acqua da ingerire ma spesso interviene solo quando la perdita di acqua è già stata tale da provocare i primi effetti negativi». Il consiglio è quindi di non aspettare la sete e di ricordarsi di bere anche durante i pasti, per aiutare la digestione.

D’estate di può pranzare col gelato?

Si può fare, ma non tutti i giorni, e meglio se non si mangia solo un gelato, altrimenti ci tornerà la fame. Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e membro della supervisione scientifica della Fondazione Umberto Veronesi consiglia prima di tutto di scegliere un gelato artigianale, di cui possiamo scegliere i gusti e che non dovrebbe contenere conservanti e coloranti. Va tenuta d’occhio la frequenza: «Va bene se, nel corso dei mesi estivi, questa scelta viene adottata una o due volte alla settimana – spiega la dottoressa Dogliotti nel magazine di Fondazione Veronesi -. Non di più, perché il rischio è quello di esagerare con gli zuccheri. E comunque, come ripetiamo sempre, una dieta è tanto più sana quanto più varia». Per far in modo che non torni la fame dopo poche ore però sarebbe meglio che il gelato non sia l’unico elemento del pasto: «L’ideale sarebbe consumare una piccola insalata soltanto con verdure crude e un filo d’olio, per avere qualcosa di masticabile». Una combinazione equilibrata per un piatto è che per metà sia composto da frutta e verdura, per un quarto carboidrati e per un quarto proteine. «Scegliendo un gusto alla frutta si può contare su una buona quantità di zuccheri semplici, una piccola componente di fibre vegetali e altri elementi naturali di qualità, come per esempio la farina di carrube. Il consiglio è quello di abbinare sempre un gusto alla frutta con uno alla crema: in questo modo si assumono anche proteine e grassi e si riduce il carico glicemico, in modo da evitare che la fame torni troppo in fretta».

Photo by Alexandre Perotto on Unsplash

Il mondo oscuro delle salviette monouso

Ven, 08/02/2019 - 12:11

C’è un mondo di qualche metro immerso tra i km di scaffali dei supermercati, coinvolgente, semplificante, efficiente, di cui noi consumatori sappiamo veramente poco, ma che può riservare qualche sorpresa in termini di gravità per il suo impatto ambientale: è il mondo delle salviette umidificate che puliscono il corpo e sporcano il mondo attraverso la plastica di cui sono costituite.

Ci sono quelle per i neonati, per l’igiene intima, per gli animali da compagnia, per il cibo, per uso professionale, per aiutarci in casa o solo rinfrescarci durante gli assolati percorsi estivi in barca come in montagna. Ma quali sono i volumi di tale business globale? quali i punti di forza e quelli di impatto ambientale? Che cosa sono per la legge? E cosa sono per il consumatore? Ma soprattutto cosa sono per il Pianeta?

Internet aiuta poco e in modo filatelico: occorre raccogliere francobolli di notizia sparsi per il web e provare a incollarli; in altri casi ricerche più professionali esigono ”esborsi di soldi consistenti, o password riservate ai membri di associazioni che assomigliano più a lobbies e che se li possono permettere. Sembra che il consumatore non debba sapere, importante sappia solo usare senza chiedersi perché.

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 18

Ven, 08/02/2019 - 09:29

Energia: 10 consigli ENEA per ridurre i consumi dei condizionatori

Ven, 08/02/2019 - 08:00

L’arrivo del grande caldo con temperature superiori ai 30 gradi fa spesso scattare la corsa ai condizionatori. Per facilitarne un uso efficiente, ottimizzando il raffrescamento e salvaguardando il comfort senza surriscaldare le bollette, ENEA fornisce 10 indicazioni pratiche che consentono di ottenere benefici ambientali e risparmi fino al 7% sul totale della bolletta elettrica.

Attenzione alla classe energetica – Il primo suggerimento per l’uso ‘intelligente’ dell’aria condizionata nasce dalla scelta del condizionatore: sono da preferire i modelli in classe energetica A o superiore, che comportano un risparmio sulla bolletta elettrica e una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Un nuovo condizionatore di classe A consuma all’anno circa il 30% in meno rispetto a un vecchio modello di classe C, con una riduzione equivalente di emissioni di CO2.

La tecnologia inverter – Questo tipo di climatizzatori dovrebbe essere la prima scelta nell’acquisto quando si prevede di tenere accesa l’aria condizionata per molte ore di seguito, in quanto la potenza si adegua all’effettiva necessità riducendo i cicli di accensione e spegnimento. Sono modelli più costosi di quelli dotati di tecnologia on-off, ma consumano meno energia.

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I vent’anni del Lucania Film Festival di Pisticci

Ven, 08/02/2019 - 07:00

Pisticci è un luogo molto cinematografico. In queste contrade che osservano vertiginosi Calanchi lunari e il mar Jonio, e che furono attraversati da Luchino Visconti per i sopralluoghi di “Rocco e i suoi fratelli”, da vent’anni si svolge un festival cinematografico nato come scommessa di resistenza e oggi punto cardinale della Basilicata che del cinema ha fatto un momento di forza della sua industria culturale.

Era un pomeriggio di pioggia autunnale quando Rocco (il nome più diffuso nelle anagrafi di Lucania) Massimiliano e un gruppo di amici tenevano un dialogo da Basilischi.  Dopo l’estate la maggior parte dei coetanei era partita per le università e le città del mondo, e la tristezza scendeva nei loro cuori. Perché non adoperarsi a organizzare un qualcosa legata al cinema? Un sogno, una speranza di riscatto. Suggestivo il luogo di elaborazione. L’androne della vecchia fabbrica dell’Amaro Lucano nato proprio a Pisticci e oggi drink dal sapore internazionale con storico claim immagazzinato nell’immaginario collettivo (Che cosa vuoi più dalla vita? Un Lucano).

I giovani cinefili volevano affermare la loro resistenza al non si può fare. E concepiscono una rassegna di cortometraggi da tenersi tra Natale e Capodanno quando tutti gli amici tornano. Da allora sono andati veloci come il vento, per citare il titolo di un film di successo girato anche a Pisticci con la loro esperta supervisione.

Le sedi cambiano, il pubblico cresce, il Lucania Film Festival fortifica brand e autorevolezza. Quando arriva a Rione Dirupo esplode la sua potenza. A ridosso della festa patronale, nel cuore del centro storico, migliaia di persone sciamano fino all’alba, vedono film e corti, assistono a dibattiti e concetti. Arriva gente da tutto il mondo e si forma una comunità estiva allegra e impegnata per un decennio.

Quando si cresce si determinano mutamenti e anche scissioni. Oggi il Festival è approdato a Marconia con orientamenti più cinefili e professionali nel Cineparco del Centro Tilt. Un’area dismessa pubblica e riconvertita con finanziamenti pubblici in un luogo creativo che permette di vivere a chi fece la scommessa di non lasciarsi tutto alle spalle, e che oggi accoglie cineturismo scolastico in numero sempre più crescente insieme a una miriade di attività strettamente connesse al territorio.

Tutto è pronto per festeggiare il ventennale dal 7 all’11 agosto. Sono circa 40 i film, soprattutto corti e lunghi, selezionati tra le 5000 proposte giunte come sempre da ogni parte del mondo. Ma non solo la giuria professionale assegnerà i premi finali. Originale e partecipata anche la Giuria Pop del festival. Sono  oltre 50 appassionati, che si sono formati in questi mesi presso il Cineparco Tilt attraverso una serie di incontri finalizzati a fornire tutti gli strumenti per una corretta valutazione delle pellicole. La formazione del giurato popolare allarga partecipazione e interesse.

Scalda i motori il patron della manifestazione, Rocco Calandriello, che ha sempre un cappello in testa ma soprattutto le idee molto chiare: «Vent’ anni di Festival – ha spiegato il direttore artistico Rocco Calandriello – consentono di consegnare alla nostra comunità e al mondo del cinema nazionale e internazionale un bilancio storico sui profondi cambiamenti espressivi e tecnologici che hanno significativamente caratterizzato il Cinema e i mezzi di comunicazione audiovisivi.»

Come nelle recenti edizioni a Pisticci non mancheranno grandi nomi che attireranno grande pubblico: sul palco del Lucania Film Festival le risate intelligenti di Carlo Verdone e le lezioni del maestro Dario Argento. Se siete da quelle parti fate un salto. Il divertimento è assicurato

Per il programma del Festival http://www.lucaniafilmfestival.it/ 

Inventore settantenne risolve la fimosi senza intervento chirurgico

Gio, 08/01/2019 - 18:00

Ho incontrato un imprenditore over 70 che ha pensato a una soluzione per un problema di noi maschietti

Si può essere imprenditori a ogni età della vita: Charles Goodyear, per esempio, scoprì il processo della vulcanizzazione della gomma a 40 anni che, per gli standard dell’epoca (1800), equivale a circa 70 anni di oggi. Essere imprenditori non è un fatto di età, ma d’intraprendenza. Spesso l’imprenditoria nasce da una necessità: pensiamo a AirBnb. I fondatori si accorsero che non c’erano soluzioni valide per spendere poco e avere un letto comodo. Con un po’ di esperimenti nacque AirBnb.

Certo, in America è tutto più semplice: mercato grande, finanziatori disponibili insomma un tessuto fiscale, legale e commerciale ideale. In Italia le cose sono più complicate, ma anche qui ci sono casi di successo. Se combiniamo imprenditorialità, curiosità e risoluzione di problemi troviamo Carlo Boschetto, inventore da sempre (quasi 100 brevetti all’attivo, fra cui una lavagna per ipovedenti, un motore lineare senza bielle, un sistema di evacuazione dai grattacieli senza elettricità) e imprenditore a più di 75 anni.

La domanda a cui Carlo ha voluto dare una risposta è: cosa fare per la fimosi? Ecco cosa è la fimosi. Funziona cosi: il pene di un uomo è funzionale quando riesce a operare bene in bagno e nelle attività sessuali. Tranquilli non siamo su YouPorn. Ora succede che se il prepuzio (insomma la pelle che protegge le parti più interne di un pene) non permette una completa emersione del glande abbiamo un problema serio. 

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Promuovere l’allattamento al seno salva 820.000 vite l’anno

Gio, 08/01/2019 - 15:00

Uno spot ironico per divulgare il messaggio che ogni donna deve sentirsi libera di allattare sempre e ovunque, anche in pubblico o nei luoghi di lavoro

Promuovere l’allattamento al seno a livello mondiale potrebbe salvare 820 mila vite l’anno. Avete capito bene: 820 mila decessi in meno tra neonati e bambini nella prima infanzia grazie al solo latte materno. A stimare la cifra è uno studio condotto dall’Organizzazione mondiale della Sanità in collaborazione con l’Unicef (l’agenzia delle Nazioni Unite per la protezione dell’infanzia) “Protecting, promoting and supporting Breastfeeding in facilities providing maternity and newborn services: the revised baby-friendly hospital initiative”, da cui emerge anche che estendere questa tipologia di alimentazione (che poi non è solo alimentazione, ma anche relazione e contatto, con tutti i benefici che da questi derivano) a tutti i neonati del mondo comporterebbe ogni anno un risparmio a livello globale di circa 300 miliardi di dollari.

I benefici per il bimbo

Il latte materno non è un semplice alimento, ma un tessuto vivo che modifica nel tempo la sua formula adattandosi alle specifiche esigenze del bambino: possiede tutti i nutrienti necessari nella prima fase della  vita dei neonati e contiene sostanze in grado di proteggerli dalle infezioni e di favorirne il corretto sviluppo anche oltre i due anni di vita, rinforzando il sistema immunitario.

Non solo nutrimento

Non solo nutrimento. L’allattamento materno è anche la prima forma di immunizzazione del bimbo: i piccoli allattati al seno sono infatti meno soggetti a malattie respiratorie, gastroenteriti, otiti e allergie e allo sviluppo nella vita futura di patologie croniche come diabete e obesità. Poppare il latte dal seno favorisce inoltre un più corretto sviluppo della bocca (struttura mandibolare e arcate dentarie) del bambino.

I benefici per la mamma

A guadagnarci dall’allattamento al seno è anche la mamma. Tanto per iniziare, allattare al seno rafforza il legame col piccolo e stimola il rilascio di endorfine, neurotrasmettitori coinvolti nella sensazione di benessere. Inoltre la suzione al seno praticata da parte del neonato appena dopo la nascita favorisce la contrazione dell’utero, facilitando il suo ritorno alle dimensioni pre-gravidanza e prevenendo le emorragie. Allattare al seno, poi, accelera la ripresa dal parto e riduce il rischio di depressione post parto; nel lungo termine riduce nelle mamme il pericolo di sviluppare l’osteoporosi in età avanzata e il tumore alla mammella e all’utero; facilita la ripresa del peso-forma, poiché la produzione di latte da parte dell’organismo materno comporta un notevole dispendio di calorie.

Cosa dice l’Oms

Il latte materno è l’alimento migliore per soddisfare i bisogni alimentari del bambino e l’allattamento al seno è il modo migliore per soddisfare i bisogni emotivi del piccolo: per questo l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda il latte di mamma come unica forma di alimentazione per i primi sei mesi di vita (fino cioè a 26 settimane compiute), senza aggiungere  neanche l’acqua, e consiglia di proseguire nell’allattamento fino a quando la mamma e il bambino lo desiderano, anche oltre i due anni, integrando gradualmente la dieta con altri cibi a partire dal compimento dei sei mesi di vita del bimbo.

Dati ancora bassi

Nonostante le raccomandazioni dell’Oms, però, a livello mondiale la percentuale di bambini allattati al seno in modo esclusivo per i primi sei mesi di vita è ancora bassa – solo 4 su 10 – e nel nostro Paese la strada da fare è ancora lunga: se, infatti, nei primi giorni dopo il parto circa il 90% delle neomamme italiane allatta al seno il proprio piccolo, già alla dimissione dall’ospedale la percentuale scende al 77% per crollare al 30% a 4 mesi, e solo il 10% delle mamme continua ad allattare oltre i 6 mesi (leggi la nostra inchiesta).

Allattare al seno “È naturale!”

Per promuovere l’allattamento al seno e divulgare, in chiave ironica, il messaggio che ogni donna deve sentirsi libera di allattare, anche in pubblico o nei luoghi di lavoro, “sempre e ovunque“, il ministero della Salute ha lanciato la campagna “È naturale!“, uno spot da alcuni giorni in onda sulle reti Rai – ma che andrà anche sulle reti Mediaset (Canale 5 e Italia 1) e sul web con una versione più breve da 15 secondi – che ha come testimonial i comici Nuzzo&DiBiase. La scelta del ministero della Salute di pubblicizzare l’allattamento materno, spiega Maria Vicario, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (Fnopo), «è d’aiuto agli innumerevoli inviti che ostetriche, ginecologi, neonatologi e pediatri rivolgono da tempo ma che non sempre è facile seguire». L’appello alle neomamme «è di non scoraggiarsi davanti alle prime difficoltà e di chiedere consiglio alle ostetriche che sapranno aiutare, anche nei casi in cui, per specifiche situazioni, si dovesse optare diversamente».

Ambiente, migranti, scuola: le ricette dei «giovani saggi» per cambiare il mondo

Gio, 08/01/2019 - 11:00

Con questo intento 190 giovani leader si sono incontrati nella città cinese di Dalian in occasione del 16 esimo Summit, the Forum of Young Global Leaders, organizzato dal World Economic Forum. Tra loro Cristina Pozzi, 37 anni, imprenditrice sociale e divulgatrice nonché unica Young global leader per l’Italia. Per lei fondatrice della no profit Impactscool , insieme ad Andrea Dusi, è stata l’occasione di confrontarsi con una community internazionale che ha lanciato una serie di progetti per salvare il pianeta. «Un’esperienza unica e un gruppo misto: ho conosciuto membri di organizzazioni non governative , imprenditori, manager e scienziati da tutto il mondo e con idee pazzesche su come risolvere i problemi del pianeta». Tra i temi toccati le migrazioni, l’istruzione e la mobilità.

La questione rifugiati

Uno dei temi che i giovani leader hanno deciso di affrontare è quello dei rifugiati. Ed esiste già una proposta che punta a semplificare e la vita delle persone in fuga dai loro Paesi. «Sta nascendo un progetto molto pratico e concreto. Una piattaforma in grado ‘di collegare’ i rifugiati all’economia globale. L’idea arriva da alcuni ragazzi che hanno visitato Kakuma in Kenya dove esiste un enorme campo per rifugiati», spiega Pozzi.

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Cosa cercare nel cielo di agosto, tra pianeti luminosi e le stelle cadenti più attese dell’anno

Gio, 08/01/2019 - 10:22

Difficile per il mese di agosto confrontarsi con la settimana astronomica più ricca dell’anno: quella del 20 luglio, con un’eclissi di luna, il cinquantesimo anniversario dallo sbarco sulla Luna e la partenza di Luca Parmitano verso la Stazione spaziale internazionale. Ma sappiamo bene che le notti d’estate, soprattutto per chi è in ferie, difficilmente lasciano a bocca asciutta.

E allora armiamoci di mappe stellari, bussola e, per i più pro, di telescopio, e andiamo a caccia di fenomeni luminosi. Non dimentichiamo, d’altronde, che questo è il mese delle Perseidi, le stelle cadenti più attese dell’anno.

La Luna nera
No, nessuna strana minaccia all’orizzonte: gli astronomi chiamano Black Moon (Luna nera, appunto), il fenomeno per cui nell’arco di un unico mese cadono due notti di Luna nuova, cioè quando il nostro satellite non è visibile nel cielo (in quanto solamente la faccia opposta a noi viene illuminata). Succede agli estremi di agosto, in data 1 e 30 del mese, che sono dunque ottime occasioni per l’osservazione indisturbata degli altri oggetti luminosi del cielo. La notte di Luna piena invece sarà proprio quella di Ferragosto, il 15 del mese

Le costellazioni dell’estate
Le avrete notate, nelle vostre passeggiate serali in riva al mare: tre luci più intense delle altre, in alto rispetto all’orizzonte, a definire un enorme triangolo proprio sopra la vostra testa. Si tratta del cosiddetto Triangolo estivo: ai suoi vertici, Vega, Altair e Deneb, le stelle più brillanti di queste notti di agosto.

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Foto di Kristendawn da Pixabay 

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 17

Gio, 08/01/2019 - 09:29