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Aggiornato: 1 ora 59 min fa

Infanzia: in Italia asilo nido pubblico solo per 1 bambino su 10

Mer, 10/30/2019 - 15:00

Nel nostro Paese solo un bambino su 10 frequenta un asilo nido pubblico, e un altro bambino su 10 ha accesso ad altri servizi integrativi per la prima infanzia, come micronidi e spazi gioco. A conti fatti ha quindi accesso al nido, o ad altre tipologie di servizi per l’infanzia, un bambino italiano su 5: un dato che colloca il nostro Paese ancora lontano dal raggiungere l’obiettivo stabilito dall’Unione europea di garantire ad almeno un bambino tre tra 0 e 3 anni l’accesso al nido o servizi simili.

Maglia nera a Calabria e Campania

I dati arrivano dal rapporto “Il miglior inizio – Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita” diffuso dall’organizzazione internazionale Save the Children, secondo cui in Italia solo 1 bambino su 4 (il 24%) ha accesso al nido o a servizi integrativi per l’infanzia e, di questi, solo la metà (12,3%) frequenta un asilo pubblico. Il servizio pubblico registra record negativi soprattutto in Calabria e Campania, dove frequentano il nido pubblico rispettivamente due e tre bambini su cento (2,6% e 3,6%), seguite da Puglia e Sicilia con sei bambini su cento (5,9%). Le più virtuose sono invece la Valle d’Aosta, la Provincia autonoma di Trento e l’Emilia Romagna, dove la frequenza degli asili nido pubblici riguarda 26-28 bambini su cento (rispettivamente, 28%, 26,7% e 26,6%).

Le disuguaglianze educative

Il rapporto contiene anche i risultati di un’indagine pilota realizzata da Save the Children in collaborazione con il Centro per la Salute del Bambino di Trieste, che ha anche fornito una supervisione scientifica insieme all’Istituto degli Innocenti di Firenze e all’Università di Macerata. L’indagine è stata realizzata su 653 bambini di età compresa tra 3 anni e mezzo e 4 anni e mezzo ai quali sono stati sottoposti specifici quesiti volti a valutare quattro aree di sviluppo: fisico-motorio, linguistico, matematico e socio-emozionale. Dai risultati è emerso che i bambini che hanno frequentato l’asilo nido hanno risposto in maniera appropriata a circa il 47% dei quesiti proposti a fronte del 41,6% di quelli che hanno frequentato servizi integrativi, che sono andati in anticipo alla scuola dell’infanzia o che sono rimasti a casa e non hanno quindi usufruito di alcun servizio. La differenza si fa ancora più marcata per i minori provenienti da famiglie in svantaggio socio-economico: tra questi, infatti, coloro che sono andati al nido hanno risposto appropriatamente al 44% delle domande contro il 38% dei bimbi che non lo hanno frequentato.

Importante investire in servizi socio-educativi

Per quanto riguarda l’acquisizione di capacità e competenze, dunque, «le disuguaglianze tra i bambini si formano già nei primi anni di vita, prima dell’ingresso alla scuola dell’obbligo», spiega  Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children. Non si tratta però di disuguaglianze inevitabili: come emerge dall’indagine, frequentare l’asilo nido è un fattore determinante per superarle. Se, però, i nidi pubblici non riescono a soddisfare le richieste delle famiglie, a pagare il prezzo più alto sono soprattutto i bambini provenienti da famiglie economicamente svantaggiate che incontrano maggiori difficoltà ad accedere agli asili privati non convenzionati. «Per ridurre le disuguaglianze educative che emergono sin dai primi anni di vita – continua Milano – è molto importante investire in servizi socio-educativi per la prima infanzia di qualità e accessibili a tutti i bambini. Un obiettivo che in Italia va perseguito aumentando la disponibilità di posti e la copertura territoriale per i bambini fino ai 3 anni, riducendo i costi a carico delle famiglie e adottando criteri d’accesso che consentano la fruizione di questi servizi anche ai bambini con genitori in condizioni particolarmente svantaggiate».

Photo by Aaron Burden on Unsplash

Asterix & Co. 60 anni di risate

Mer, 10/30/2019 - 08:51

Giulio Cesare ha conquistato la Gallia negli anni 50 d.C. sancita dalla resa di Vercingetorige ad Alesia ma non tutta: un piccolo villaggio al nord, in Armorica resiste senza grandi sforzi all’invasione romana.

In questo villaggio vivono Asterix, piccolo e furbo, Obelix grande e buono e una serie di altri personaggi fantastici, tra cui il druido Panoramix che con la sua pozione magica rende invincibili: tutti ne bevono un po’ prima di scontrarsi con i Romani, tranne Obelix che non ne ha bisogno perché gli effetti della pozione in lui sono permanenti in quanto ci è caduto dentro da piccolo.

Il debutto

La prima storia di Asterix è stata pubblicata dalla rivista francese Pilote il 29 ottobre del 1959, si intitolava Asterix il gallico e vendette 300mila copie.
Da allora sono stai pubblicati 38 albi, prodotti 10 lungometraggi animati, 4 film e 14 videogiochi.
Dal 1977, dopo la morte prematura di Goscinny, sarà il disegnatore Uderzo a scrivere le storie e negli ultimi 6 anni la saga è portata avanti dal duo Jean-Yves Ferri e Didier Conrad.
Asterix è tradotto in 111 lingue – compreso il latino e alcuni dialetti – con 200 milioni di copie vendute.

Non solo fumetto

I film tratti dagli albi presentano cast d’eccezione: da Alain Delon nei panni di un vanitoso Cesare, a Monica Bellucci nei panni di Cleopatra oltre a Gérard Depardieu nelle vesti di Obelix.
L’ultima produzione: Asterix e il segreto della pozione magica del 2018 è stata impiegata invece la  tecnica della computer grafica al posto degli attori in carne ed ossa.
Ma non è la stessa cosa.

Una nuova avventura

Da oggi un nuovo albo nelle librerie: Asterix e la figlia di Vercingetorige, protagonista Adrenalina, una ragazzina ribelle dalla treccia rossa.
Vi ricorda qualcuno?

Immagine: Adnkronos

People For Planet intervista Stefano Benni: dalla scrittura ai cambiamenti climatici

Mer, 10/30/2019 - 07:09

Non è facile riuscire a intervistare Stefano Benni, noi abbiamo mandato avanti Gabriella Canova, amica del “Lupo” da più di vent’anni e con microfoni nascosti gli abbiamo fatto qualche domanda (scherziamo ovviamente!)

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Scoperto il più grande anfibio vivente: era in un museo di Londra

Mer, 10/30/2019 - 07:00

E questo succede perché non ci sono fondi per la ricerca, e gli studiosi spesso ignorano scoperte importanti che hanno sotto gli occhi.

Il più grande anfibio al mondo, ancora vivo in natura, è stato scoperto e classificato assieme ad altre specie simili in un museo di Londra. La sorprendente scoperta – che potrebbe sembrare assurda – è descritta nello studio pubblicato su Ecology and Evolution da un team di ricercatori britannici, canadesi e cinesi guidato da Samuel Turvey della Zoological Society of London (ZSL). Hanno utilizzato il DNA di esemplari museali raccolti all’inizio del XX secolo per identificare due nuove specie di salamandre giganti, una delle quali è diventata probabilmente la più grande specie di anfibio mai conosciuta al mondo.

Le salamandre cinesi sono oggi in pericolo di estinzione ma un tempo erano diffuse in tutta la Cina e classificate come appartenenti a un’unica specie; oggi, grazie a questo studio, sappiamo che esistono almeno tre distinti gruppi genetici nelle salamandre, sparsi in diverse zone fluviali o montuose cinesi.

A fronte del processo di estinzione di massa che stiamo vivendo, i ricercatori hanno espresso – anche qui – la speranza che maggiori sforzi, o alcuni sforzi, saranno fatti per proteggere le scarse popolazioni di salamandre giganti ancora esistenti in natura. Sicuramente questa scoperta potrebbe aiutare la cosa.

Ma soprattutto questo ritrovamento – avvenuto su un soggetto che era sotto gli occhi della scienza da quasi un secolo – può servire a farci riflettere sulla costante carenza di investimenti che limita così ridicolmente la nostra comprensione del mondo. Spesso i musei, le loro cantine, gli stessi zoo, sono siti di ricerca inesplorati, figuriamoci il mondo naturale.

Solo pochi mesi fa, in Kenya, un giovane ricercatore, in pausa pranzo, ha aperto un cassetto e ha scoperto i resti di un grande carnivoro ora estinto, da sempre sconosciuto, appartenente al gruppo degli ienodonti. Gran parte della mandibola di questo enorme mammifero carnivoro, frammenti del suo cranio e parti dello scheletro, hanno permesso di capire che l’animale era più grande di un orso polare. Eppure i suoi resti erano rimasti non studiati per decenni in un cassetto del Nairobi National Museum. Sono bastati alcuni esami per capire che si trattava di una nuova specie, chiamata poi Simbakubwa kutokaafrika (grande leone). Lo studio è stato pubblicato di recente su Journal of Vertebrate Paleontology. La sua importanza? La scoperta sta contribuendo a chiarire, per esempio, alcuni aspetti dell’evoluzione delle scimmie antropomorfe e dunque anche dell’uomo.  

Figuriamoci cosa succederebbe se un team di ricercatori si dedicasse a tempo pieno a fare ordine nelle cantine e in ogni anfratto di musei (e zoo).

Immagine: Maurizio Anton by https://www.abc.net.au

Longevità, nelle acque europee vive uno squalo che campa 500 anni

Mar, 10/29/2019 - 16:00

Gli squali della Groenlandia, come ha stabilito recentemente una ricerca pubblicata su Frontiers in Marine Science, vivono in media tra i 272 e i 512 anni. Il nome non tragga in inganno: vivono nei pressi della penisola scandinava, ma anche nelle acque del Regno Unito e a nord della Russia: tra l’oceano Artico e l’Europa del Nord, insomma, preferendo acque con temperature comprese tra -1,6 e +16 gradi.

In questi giorni sono al centro dell’attenzione del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra all’Università della Calabria, dove si studia la loro eccezionale longevità per capire, forse un giorno, il segreto della lunga vita. Tra gli ospiti anche Holly Shiels, ricercatrice della University of Manchester.  

Questi animali hanno una stazza notevole

Misurano tra i 2,5 e i 4,5 metri, raggiungendo i 1.200 chili. Proprio perché vivono talmente a lungo da aver potuto assistere al viaggio di Colombo, crescono molto lentamente: appena nati misurano tra i 40 centimetri e il metro, per poi crescere di appena un centimetro all’anno. Raggiungono la maturità sessuale a circa 156 anni.

Sono super lenti: percorrono 0,3 metri al secondo, e quindi non sono troppo feroci come predatori. Ma del resto hanno un sacco di tempo a disposizione.

L’esemplare preso in esame in Calabria ha 400 anni, ma stabilire l’età di questi animali non è stato affatto facile. I test al carbonio-14 non erano affidabili perché gli esperimenti con le bombe atomiche compiuti negli anni ’50 hanno aumentato i livelli di carbonio-14 nell’atmosfera. Questo ha fatto sì che l’isotopo del carbonio entrasse nella catena alimentare marina in tutto l’Oceano Atlantico a partire dagli anni ‘60. Tuttavia, analizzando i livelli di carbonio-14 nelle proteine presenti nel cristallino degli occhi degli squali, il team di ricercatori è riuscito a risalire alla loro età approssimativa.

Lo squalo di 400 anni ci insegnerà il segreto della longevità?

Photo by Gerald Schömbs on Unsplash

Padova: la Questura di denuncia i ragazzi di Friday For Future che hanno protestato contro Zara

Mar, 10/29/2019 - 15:00

Dove sono gli spazi per il dissenso, se ogni azione è passibile di una denuncia penale? Protestare ultimamente sta diventando difficile in Italia.

Se sei un autista di treni e scioperi, dicono che stai scioperando per godere del weekend lungo. Se riempi le città di cortei di protesta, dicono che generi traffico e confusione. Se scrivi un messaggio di pace con i gessetti colorati vieni preso in giro perché “non si risolve nulla”. Se ti sdrai in un negozio di una nota catena di abbigliamento per protestare contro la condotta di quella catena, ti denunciano. 

È successo venerdì 25 ottobre, a Padova, in un negozio della catena di abbigliamento Zara, dove alcuni giovani attivisti hanno inscenato un tipo di protesta scenografica, niente affatto violenta, conosciuta con il nome di “Die-in”. Consiste nello sdraiarsi per terra ed esporsi all’eventualità di venire calpestati nel luogo in cui si ritiene che i valori e i diritti vengono calpestati. 

Zara e brand come H&M traggono profitti miliardari grazie a produzioni low cost che non rispettano l’ambiente e i diritti dei lavoratori, i quali versano, nel silenzio generale, in condizioni inaccettabili in fabbriche delocalizzate in Paesi con scarse o addirittura assenti tutele sindacali, oltre che ambientali. 

Non solo salari mancati, ma anche repressione sindacale, insicurezza sul lavoro e richieste intollerabili di ore di straordinario, con ripercussioni fisiche e psicologiche. 

L’ultima denuncia era arrivata dalla Clean Clothes Campaign (CCC) verso la società svedese H&M. In un report disponibile in italiano qui, emergono dati sconcertanti riguardo ai lavoratori che, a mero esempio, “guadagnano in India e Turchia un terzo della soglia stimata di salario dignitoso. In Cambogia, meno della metà. In Bulgaria lo stipendio dei lavoratori intervistati presso un “fornitore d’oro” di H&M non arriva nemmeno al 10% di quello che necessiterebbero per avere vite dignitose”. Motivi più che bastanti per spingere le nuove generazioni a protestare mediante strumenti pacifici come quelli finora adottati dai ragazzi di Friday for Future

“Il Die-In è una pratica che migliaia di attivist@ in tutto il mondo utilizzano quotidianamente, proprio perché pacifica e scenografica. Mai è successo che il Die-In sia stato considerato pericoloso per l’ordine pubblico da alcuno”, scrive il collettivo di Friday for Future di Padova in un comunicato stampa diffuso dopo gli “avvisi orali” e le denunce per violenza privata fatte pervenire dalla Questura di Padova contro due attivisti FFF. Già, perché le denunce sono state esposte dalla Questura, non da Zara, a riprova che il Paese, dopo il Decreto Sicurezza, è diventato sempre più intransigente nei confronti delle manifestazioni, anche pacifiche. 

L’articolo 23 del Decreto 113/2018 comunemente chiamato Decreto Salvini si occupa di “Disposizioni in materia di blocco stradale” e prende nel mirino chi blocca strade con oggetti, le “ostruisce o le ingombra”. L’attuale Governo non sembra voler modificare l’articolo, nonostante, a detta di Antonello Ciervo dell’Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) “in pratica viene reintrodotto il reato di blocco stradale che era stato depenalizzato nel 1999”. “Il problema”, sottolinea Ciervo, “non è tanto nell’articolo ma quanto nella relazione tecnica introduttiva al decreto che spiega la ratio legis ovvero l’obiettivo della legge che è quello di reprimere le varie forme di assembramento”. 

Vogliono spaventarci – si legge nel comunicato stampa di FFF Padova – perché abbiamo il coraggio di puntare il dito contro il problema. FFF ha sempre attirato questo genere di risposte da vecchi tromboni altisonanti. Il bullismo nei confronti delle giovani generazioni è una piaga che infetta evidentemente anche la Questura della Città. Dove sono gli spazi per il dissenso, se ogni azione è passibile di una denuncia penale?”. 

La domanda, tutt’altro che retorica, esige una risposta, a partire dalla coscienza dei singoli cittadini. 

In Italia i farmaci da banco costano di più. E il ministero della Salute non spiega perché

Mar, 10/29/2019 - 14:42

In merito alla questione sollevata nel nostro articolo “I farmaci da banco ci costano fino a sei volte di più che in altri Paesi europei. Perché?”, all’inizio del mese scorso abbiamo scritto al ministro della Salute, onorevole Roberto Speranza, per sottoporre questo argomento alla sua attenzione attraverso l’invio di una lettera aperta nella quale chiedevamo una risposta alla nostra domanda da far pervenire anche ai nostri lettori.

Venti giorni – e diverse sollecitazioni – dopo l’ufficio stampa del ministero della Salute ci ha finalmente risposto:

“Gent.mi, la richiesta da voi effettuata il 3 ottobre u.s. è stata inviata a AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) che ha la competenza in materia. Siamo in attesa che l’agenzia elabori una risposta in merito, sarà nostra cura, pertanto, inoltrare la risposta di AIFA al vostro indirizzo di posta elettronica. Per il prosieguo della vostra inchiesta sui farmaci, per la quale auguriamo buon lavoro, suggeriamo di indirizzare le vostre richiesta all’Agenzia Italiana del Farmaco. Nel rimanere a disposizione per ogni ulteriore chiarimento, si coglie l’occasione per porgere cordiali saluti”.

La nostra domanda è: il ministro Speranza intende fare qualcosa?

Abbiamo quindi scritto di nuovo, a nostra volta, ringraziando l’ufficio stampa del ministero della Salute della risposta fornitaci ma ribadendo che, in attesa di quanto l’Agenzia Italiana del Farmaco vorrà comunicare, la nostra domanda è rivolta al ministro Speranza, per conoscere il suo punto di vista sulla questione e le iniziative che il ministero della Salute intende intraprendere al riguardo.

Schiena curva in avanti, occhi rossi, sovrappeso: è l’impiegato del futuro

Mar, 10/29/2019 - 11:50

Sovrappeso, con la schiena curva in avanti, le gambe gonfie e gli occhi rossi. È questo l’identikit dell’impiegato del futuro, a causa del numero eccessivo di ore trascorse davanti al computer. A disegnarlo William Higham, autore di diversi libri sul futuro del lavoro, che per individuare le principali criticità che riguardano la salute con le quali i colletti bianchi potrebbero avere a che fare negli anni a venire ha condotto interviste online su oltre tremila impiegati tra Regno Unito, Germania e Francia.   

Occhi secchi, mal di testa e di dolore alla schiena

Dalle interviste è emerso, come riporta un articolo di ansa.it, che tra gli impiegati britannici attualmente la metà dei lavoratori soffre di un disturbo come occhio secco, mal di schiena o mal di testa frequenti. Ed eccesso di peso e gonfiore alle gambe sono fra i sintomi più citati. La ricerca è stata commissionata dall’azienda britannica Fellowes, che in base ai risultati delle interviste ha  realizzato Emma, un manichino sovrappeso, chino in avanti e con gli occhi rossi, proprio per ricordare agli impiegati d’ufficio i potenziali rischi per la salute cui possono andare incontro.

Leggi anche: Stop ai dolori alla schiena con gli esercizi posturali

Pericolo maggiore è la sedentarietà

L’autore dello studio ha spiegato che il pericolo maggiore per la salute è la sedentarietà, perché gli impiegati passano ore alla scrivania senza fare movimento e di conseguenza i loro corpi iniziano ad atrofizzarsi, accelerando il decorso di disturbi muscolo-scheletrici e aumentando il rischio di trombosi, problemi cardiovascolari e persino tumori.

Leggi anche: In Svezia un’ora obbligatoria di sport per i dipendenti

Prevenire è meglio che curare

Per tamponare il problema alcuni atteggiamenti virtuosi potrebbero essere messi in atto sin da subito: ad esempio, fare pause regolari durante il lavoro per sgranchire le ossa e riattivare i muscoli, magari facendo una passeggiata anche dentro l’ufficio, oltre che fare più movimento (salire le scale, non parcheggiare nelle immediate vicinanze dell’ufficio per poter percorrere un tratto a piedi, ecc).

A Bogotà un sindaco donna, ambientalista e gay

Mar, 10/29/2019 - 09:01

Donna e lesbica e ambientalista, Claudia Lopez, 49 anni è stata eletta con il 35,2% dei voti a sindaco di Bogotà, in Colombia, dopo aver sconfitto il candidato di destra Carlos Fernando Galan.

Ex senatrice e vicepresidente ha promesso di aumentare la sicurezza nelle strade, di combattere il lavoro minorile e la gravidanza adolescenziale. Inoltre amplierà le opportunità educative per gli adulti over 45.

«Sono state le elezioni territoriali più pacifiche degli ultimi anni » ha dichiarato Juan Carlos Galindo – attuale capo della Registraduría Nacional del Estado Civil – ai giornalisti poco dopo la fine delle votazioni.

Ad affiancarla nella campagna elettorale c’era anche Antanas Mockus, a destra nella foto, mitico sindaco della capitale colombiana la cui storia potete ascoltare raccontata da Jacopo Fo qui

Adelante, Claudia!

Nel video la storia di Antanas Mockus. Sottotitoli in italiano.

Come scegliere il mutuo per la casa

Mar, 10/29/2019 - 07:00

Attenzione: quando firmiamo per un mutuo per la nostra casa stiamo realizzando un grande sogno, siamo fragili e magari distratti. E’ invece un momento molto delicato…

Vincenzo Imperatore ci spiega alcuni segreti della scelta del mutuo flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_361"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/361/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/361/output/autodifesa-finanziaria-5-mutuo-casa.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/361/autodifesa-finanziaria-5-mutuo-casa.mp4' } ] } })

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Vincenzo Imperatore è il redattore della rubrica settimanale di People For Planet Bancomatto.

PROSSIMA PUNTATA MARTEDI’ 5 NOVEMBRE 2019!

Fotovoltaico, la luce del sole per sconfiggere i tumori

Lun, 10/28/2019 - 16:30

Durante una passeggiata nei viali del campus della Michigan State University, la coppia di ricercatori Sophia e Richard Lunt hanno avuto un’intuizione: le molecole attive nelle celle solari possono essere usate anche per colpire e uccidere le cellule tumorali in modo più efficace, ovvero applicare la scienza del fotovoltaico – già impiegata in molti campi – alla medicina e chirurgia oncologica. E in effetti hanno poi scoperto, che la tecnologia fotovoltaica può effettivamente essere utilizzata per attaccare le cellule tumorali. 

In un’intervista Sophia, biologa e biochimica molecolare ha affermato: “Abbiamo testato questo concetto su topi affetti da carcinoma mammario, polmonare e cutaneo e fino ad ora è tutto molto promettente”. L’applicazione principale riguarda i coloranti fluorescenti attivati dalla luce per la diagnosi della patologia, ma anche in campo chirurgico, nella visualizzazione del tumore specifico attraverso le immagini. 

Trattando chimicamente le nanoparticelle di sale organico, i Lunts sono stati in grado di controllarle in una serie di studi sul cancro. L’introduzione delle nanoparticelle nella zona non tossica ha portato ad un miglioramento dell’immagine e spingendole nella gamma fototossica— o attivata dalla luce— ha prodotto un efficace trattamento oncologico della zona tumorale. Mentre le applicazioni per il trattamento del cancro hanno la maggior possibilità di sviluppo scientifico, i risultati prodotti hanno un potenziale che va oltre l’oncologia. Secondo Richard Lunt, professore di ingegneria chimica e scienza dei materiali alla Michigan State University, le rilevanze del fotovoltaico possono applicarsi alla biomedicina così come alla fotocatalisi, ovvero all’accelerazione delle reazioni chimiche con la luce. La chiave è stata imparare a controllare l’elettronica delle molecole foto-attive indipendentemente dalle loro proprietà ottiche e quindi fare il salto per applicare questa nozione in un modo nuovo a un campo apparentemente non correlato. I risultati sono pubblicati nell’attuale numero di Scientific Reports.

Photo by Louis Reed on Unsplash

Com’è tenace Riace

Lun, 10/28/2019 - 14:00

Senza grandi clamori e proclami, la settimana scorsa gli abitanti di Riace si sono ritrovati e hanno iniziato a fare pulizia: dopo un anno di inattività la polvere era tanta all’interno dei laboratori e delle botteghe. Niente che non si risolva con il biologico olio di gomito.

La luce si vede in fondo al tunnel

Anche per la decisione della Commissione Tributaria che ha stabilito che Domenico Lucano non aveva commesso alcuna infrazione nell’applicare al 4% l’Iva nella gestione del 2011 per l’Emergenza Nord Africa. La Finanza aveva contestato la decisione – per altro di tutti i Comuni d’Italia – e aveva richiesto il pagamento di 324mila euro per recuperare la maggiorazione dell’Iva che secondo loro doveva essere applicata tra il 20 e il 21%.
E, visto che la Commissione Tributaria ha stabilito che la richiesta era: “non esigibile ma neanche fondata” l’Agenzia delle Entrate dovrà pagare 10mila euro al Comune di Riace per le spese sostenute.

Un anno difficile

La situazione nel paese non è florida, l’anno di esilio di Mimmo Lucano e le inchieste hanno fatto bei danni. Molti migranti sono stati trasferiti, altri hanno lasciato Riace, gli operatori hanno perso il lavoro.

Scrive Chiara Sasso in un bell’articolo su Comune-info: “Gli asini della fattoria didattica anche loro messi sotto sequestro, perché le stalle non hanno l’agibilità, e poco importa se la maggioranza degli uffici pubblici compreso il tribunale di Locri si trovano nella stessa situazione… La furia dello Stato è passata su Riace come uno tsunami trascinando tutto e tutti”.

Resistere!

E Riace resiste, non è bastato a intimidirla neanche il nuovo sindaco che ha sostituito i cartelli di benvenuto che recitavano “Paese solidale e accogliente” con l’effige dei santi Cosma e Damiano e ha fatto sparire un cartello che raffigurava Peppino Impastato che parlava di bellezza.
Ora si aspetta il neo sindaco perché quello precedente non poteva essere eletto in quanto dipendente del Comune (vigile urbano con un contratto a tempo determinato).

È stato il vento

A sostenere la resistenza anche la raccolta fondi della Fondazione “È stato il Vento” che riprende nel nome una frase di Mimmo Lucano: «È stato il vento che ha spinto un veliero carico di curdi sulla spiaggia di Riace».
La Fondazione, che ha come Presidente la stessa Chiara Sasso, vede tra i garanti anche padre Alex Zanotelli.

Asilo e frantoio

E così si ricomincia con l’asilo parentale, alcuni laboratori aperti. E stanno proseguendo i lavori a Palazzo Pinnaro, la sede storica della Associazione Città Futura e che sarà la sede della Fondazione con l’apertura di un centro di Documentazione in collaborazione con alcune Università.

E, soprattutto si stanno dando gli ultimi ritocchi al Frantoio di Comunità dove i coltivatori potranno portare le loro olive per realizzare un olio buono.

In tutti i sensi.

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Parla Mimmo Lucano, Sindaco di Riace

Ho pochi euro di risparmi, come e dove posso investirli?

Lun, 10/28/2019 - 11:00

Faccio uno sforzo e cerco di darvi una risposta coerente con quanto, anche su queste colonne, tento di far passare in termini di consapevolezza finanziaria.
Ho pochi euro di risparmi, come e dove posso investirli?”, ecco la legittima e, per certi aspetti gratificante, domanda che mi viene posta sistematicamente.
Premesso che tutti quelli che si e mi pongono il quesito hanno “solo pochi euro di risparmio”, locuzione che conferma ironicamente l’italica paura del fisco (manco fossi un agente della guardia di finanza), il risparmiatore italiano, non ancora un investitore, è ancora legato ad un modello di comportamento datato e superato.

Allora ricapitoliamo

Negli ultimi dieci anni il mondo della finanza si è modificato radicalmente. Le certezze si sono trasformate in rischi enormi. Strumenti come i Titoli di Stato (BOT, BTP, CCT), considerati da sempre sicuri e affidabili, si sono rivelati rischiosi e/o privi di rendimento.
Come abbiamo visto, in questo «nuovo mondo» è indispensabile cambiare approccio agli investimenti adeguandosi continuamente e rendendosi conto che non esistono più investimenti privi di rischio (i cosiddetti «pasti gratis»).

E allora, come fare per proteggere i vostri soldi? Quali strumenti usare?

Fermi tutti! Ci risiamo con l’errore di concentrarci subito sugli strumenti. Il problema non è tanto di strumenti, quanto di comportamenti.
Proteggere i vostri risparmi, ormai, non dipende più da questo o da quel prodotto, cioè dal titolo cosiddetto «sicuro», ma da un comportamento che sia corretto e consapevole.
Il prossimo istogramma mette a confronto i rendimenti delle differenti classi di investimento offerte dal mercato (le cosiddette «asset class», quindi azioni, obbligazioni, immobili, oro, eccetera) nei vent’anni che vanno dal 1994 al 2014.
Il rendimento medio dell’investitore fai da te in questo ventennio è stato disastroso: 2,5%, di gran lunga inferiore a tutte le altre asset class.
Il mancato guadagno è dovuto al cosiddetto «gap comportamentale», cioè a quel comportamento emotivo secondo cui il risparmiatore entra ed esce continuamente dal mercato e dai vari asset.

Ma cosa si intende per «comportamento corretto» quando si investe?
Significa munirsi di una bussola in grado di fornirvi precise coordinate operative, per evitare errori generati da scelte emotive, improvvise e poco ragionate.

Facciamo un esempio sul mercato delle azioni

Il pensiero comune di molti investitori è che il mercato azionario sia molto rischioso e poco affidabile, e pertanto acquistare azioni dev’essere fatto con spirito speculativo: compra, cerca di guadagnare in fretta e poi vendi subito.
Niente di più falso! Il mercato azionario è un asset rischioso solo per chi non ne conosce la natura e le regole.
Ma siccome le battute a disposizione sono poche, se devo essere sintetico, vi dico che avere un comportamento corretto ed evitare brutte sorprese, quindi, significa acquisire buone abitudini finanziarie rispettando tre semplici regole:

  • Prima regola: investire nell’economia globale e non in settori, singoli titoli o mode del momento. La costante e continua crescita economico-sociale e tecnologica della civiltà umana è l’unica cosa di cui siamo certi da cinquemila anni a questa parte. Dovete puntare sulla crescita economica del pianeta.
  • Seconda regola: investire con strumenti efficienti; non singoli titoli, ma strumenti di risparmio gestito. Un indice, un mercato o uno strumento finanziario è efficiente quando è in grado di incorporare appieno l’economia reale che rappresenta. Tecnicamente, gli economisti parlano di capacità di incorporare tutte le informazioni che derivano dal mercato
  • Terza regola: investire per un tempo adeguato, in questo caso non inferiore ai dieci anni.

Seguitemi perché dalla prossima settimana affronteremo singolarmente le tre regole.

Elezioni in Umbria: i commenti italiani ed esteri

Lun, 10/28/2019 - 10:30
Massimo Franco dal Corriere della Sera

“Il messaggio di elettori e elettrici è inequivocabile. Le ricadute nazionali molto meno. Dopo alcune città umbre, una destra nel segno di Matteo Salvini si prende anche la regione, per quasi mezzo secolo in mano alla sinistra: una rivoluzione anche simbolica, col definitivo spostamento di voti e blocchi sociali.

L’alleanza tra M5S e Pd riemerge invece sgualcita. Il partito di Nicola Zingaretti perde la «sua» Umbria, e voti rispetto alle Europee di maggio. Ma è soprattutto il grillismo, motore del cambiamento nazionale appena un anno e mezzo fa, a ridursi a percentuali da declino, lasciando per strada due voti su tre rispetto al 2018: segno di un elettorato arrabbiato e volatile. Il problema è che alternative a breve se ne vedono poche”. 

Francesca Schianchi su La Stampa

“Così hanno scelto gli umbri, chiamati al voto anticipato dopo le dimissioni della governatrice dem Catiuscia Marini, travolta da un’inchiesta sulla sanità regionale, e accorsi in massa alle urne: l’affluenza si è assestata al 64,7 per cento, quasi dieci punti più del 2015.

«L’esperimento non ha funzionato», ammettono i Cinque stelle in una nota nella notte, «questa esperienza testimonia che potremo davvero rappresentare la terza via solo guardando oltre i due poli contrapposti». Ammette la sconfitta «netta» anche il leader dem Nicola Zingaretti: «Rifletteremo molto su questo voto e le scelte da fare», dichiara”.

Alberto Gentili su Il Masseggero e il commento di Matteo Renzi

“Non è di certo soddisfatto, Matteo Renzi, della batosta in Umbria. Ma neppure si strappa i capelli. Secondo il leader di Italia Viva … ciò che è accaduto era ampiamente previsto. Perché la coalizione che ha sostenuto Vincenzo Bianconi, come annunciavano i sondaggi, era molto sotto rispetto al centrodestra. E perché l’alleanza organica e strutturata tra 5Stelle, Pd e Leu a giudizio di Renzi non funziona”.

Alessandro Campi sempre sul Il Messaggero:

“Coloro che hanno immaginato un referendum pro o contro Salvini o un pronunciamento sulla maggioranza che sostiene l’attuale governo rosso-giallo, hanno trascurato il peso dei fattori interni (i timori degli umbri per la crescente marginalizzazione del loro territorio, così come certificata da tutti gli indicatori statistici) e soprattutto l’impatto emotivo che sull’opinione pubblica locale aveva avuto quella vicenda scoppiata appena pochi mesi fa”. 

The Guardian

Il capo della Lega aveva attraversato l’Umbria per settimane, promuovendo il suo impegno nazionale per introdurre una flat-tax che molti economisti sostengono che l’Italia non può permettersi, ma che la Lega insiste sul fatto che è necessaria per rilanciare l’economia lenta.

Il suo messaggio ha trovato terreno fertile in Umbria, dove la produzione è crollata del 15% nel decennio successivo alla crisi finanziaria del 2007, rispetto a un calo del 5% in tutta Italia, secondo i dati della Banca d’Italia.

Integratori alimentari, il ministero della Salute: “Non hanno finalità di cura”

Lun, 10/28/2019 - 10:10

Sono prodotti presentati in piccole unità di consumo come capsule, compresse, fiale e simili, a base di nutrienti o altre sostanze a effetto nutritivo o fisiologico, “ideati e proposti per favorire il regolare svolgimento delle funzioni dell’organismo senza alcuna finalità di cura”: è questa secondo il ministero della Salute la definizione di “integratori alimentari”, prodotti il cui impiego “deve avvenire in modo consapevole e informato sulla loro funzione e le loro proprietà per risultare sicuro e utile sul piano fisiologico, senza entrare in contrasto con la salvaguardia di abitudini alimentari e comportamenti corretti nell’ambito di un sano stile di vita”.

L’uso di questi prodotti è crescente e sembra non conoscere crisi, anzi: la richiesta di benessere da parte dei consumatori spinge verso un incremento dell’utilizzo degli integratori alimentari, che oggi coinvolge circa la metà della popolazione italiana. Ecco perché il ministero della Salute ha stilato un decalogo con 10 consigli per una loro corretta assunzione.

Fondamentale una dieta varia ed equilibrata

1. Ricorda che una dieta varia ed equilibrata fornisce, in genere, tutte le sostanze nutritive di cui l’organismo ha bisogno e che è fondamentale per tutelare e promuovere la tua salute e il tuo benessere nel contesto di uno stile di vita sano e attivo. Di conseguenza, per poterne ricavare complessivamente un vantaggio, l’uso di un integratore alimentare per i suoi effetti nutritivi o fisiologici deve avvenire nel contesto sopra descritto e non deve mai essere dettato dalla convinzione, erronea, di poter “compensare” gli effetti negativi di comportamenti scorretti. 

Occhio all’etichetta

2. Se intendi far uso di un integratore, accertati che gli effetti indicati in etichetta rispondano effettivamente alle tue specifiche esigenze di ottimizzazione della salute e del benessere e non superare le quantità di assunzione indicate. Gli integratori alimentari possono rivendicare in etichetta solo gli effetti benefici sulla salute preventivamente autorizzati dalla Commissione europea per i loro costituenti, dopo l’accertamento del fondamento scientifico da parte dell’European Food Safety Authority (EFSA).

3. Leggi sempre per intero l’etichetta e presta particolare attenzione alle modalità d’uso, alle modalità di conservazione e agli ingredienti presenti, anche in considerazione di eventuali allergie o intolleranze, e a tutte le avvertenze. Diversi integratori, per la presenza di specifici costituenti, possono riportare avvertenze supplementari per un uso sicuro. Nel caso in cui un integratore richieda un uso continuativo, ad esempio per favorire la normalità del livello di colesterolo nel sangue o della pressione arteriosa, consulta periodicamente il tuo medico per valutare l’andamento della situazione e lo stato delle tue condizioni generali.

Chiedi sempre consiglio al medico (e al pediatra) 

4. Chiedi consiglio al tuo medico per l’uso di un integratore se non sei in buona salute o sei in trattamento con farmaci per accertarti che non ci siano controindicazioni nella tua condizione. In ogni caso informa il medico se fai uso di integratori, soprattutto in occasione della prescrizione di farmaci.
 
5. Per la somministrazione di integratori ai bambini senti il consiglio del pediatra; se sei in stato di gravidanza o stai allattando è comunque bene sentire il consiglio del medico.
 
Leggi anche: Vita lunga e cuore in salute? Gli integratori alimentari non servono a nulla

“Naturale” non significa “sicuro”. Occhio agli eccessi

6. Ricorda che un prodotto non è sicuro solo perché è “naturale” ma che, anzi, proprio per il suo profilo di attività “fisiologica”, potrebbe determinare effetti inattesi e indesiderati in determinate condizioni. Pertanto, se in concomitanza con l’assunzione di un integratore rilevi qualcosa che non va, di diverso dagli effetti attesi, sospendine l’assunzione e informa tempestivamente il medico o il farmacista (possibilmente portandogli la confezione impiegata), che potranno segnalare l’evento al sistema di fitovigilanza dell’Istituto superiore di sanità (Vigierbe).
 
7. Ricorda che gli integratori sono concepiti per contribuire al benessere e non per la cura di condizioni patologiche, che vanno trattate con i farmaci. L’uso di integratori in quantità superiori a quelle indicate in etichetta ne snatura il ruolo senza offrire risultati fisiologicamente migliori. Può anzi diventare svantaggioso, soprattutto se si prolunga nel tempo.

Se vuoi dimagrire parla con uno specialista

8. Ricorda che per ridurre il sovrappeso e smaltire il grasso in eccesso devi ridurre l’apporto calorico con una dieta nutrizionalmente adeguata e, nel contempo, aumentare la spesa energetica dell’organismo con un buon livello di attività fisica. L’uso di qualunque integratore alimentare, ai fini della riduzione del peso, può avere solo un effetto secondario e accessorio per le specifiche indicazioni riportate in etichetta. Non seguire diete ipocaloriche per periodi prolungati senza sentire il parere del medico per valutarne l’adeguatezza in funzione delle tue specifiche esigenze. Ricorda che per mantenere il risultato raggiunto in termini di calo ponderale devi modificare stabilmente le tue abitudini alimentari e seguire uno stile di vita attivo, rimuovendo comportamenti sedentari.  

…e se fai sport?

9. Anche se fai sport, con una dieta varia ed equilibrata puoi soddisfare le esigenze nutrizionali dell’organismo. L’eventuale impiego di integratori alimentari per le indicazioni riportate in etichetta che ne giustificano l’uso in ambito sportivo deve tenere comunque conto del tipo di sport praticato, della sua intensità e durata, nonché delle specifiche condizioni individuali.
 
Leggi anche: Gli integratori alimentari: la grande illusione

Diffida di quelli che promettono effetti miracolosi

10. Gli integratori, come tanti altri prodotti, oggi sono reperibili anche al di fuori dei comuni canali commerciali, quali ad esempio la rete internet. Diffida di integratori e prodotti propagandati per proprietà ed effetti mirabolanti o come soluzioni “miracolose” dei tuoi problemi. Sul portale del ministero della Salute (www.salute.gov.it) trovi utili informazioni sui costituenti ammessi all’impiego negli degli integratori e il Registro, che puoi consultare, in cui vengono riportati i prodotti regolarmente notificati per l’immissione sul mercato italiano.

L’allarme dei Pediatri: ridurre la tossicità di cibo e aria

Lun, 10/28/2019 - 06:00

Ci sono più di 142 milioni di sostanze chimiche di sintesi, di cui più di 40mila commercializzate. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, circa il 62% sono pericolose per la salute umana e, trattandosi quasi sempre di sostanze non biodegradabili o a lentissima biodegradazione, si disperdono nell’ambiente concentrandosi in aria, acqua e terreno, da dove, naturalmente, tornano a noi tramite la catena alimentare. “Ma badiamo bene: il 62% sono sostanzialmente le molecole studiate, le restanti non sono menzionate perché non sono state studiate. Le nuove molecole immesse dall’industria nella nostra vita quotidiana sono tantissime, sempre nuove, e non vengono controllate se non per la tossicità acuta. La maggior parte delle volte non ci sono studi sugli effetti nel lungo periodo”, ci dice Giacomo Toffol, pediatra di Acp (Associazione Culturale Pediatri) esperto di Inquinamento e salute del bambino, parte del team che per l’Acp ha stilato un vademecum – Sostanze chimiche e rischi per la salute: contaminazione di acqua, suolo e cibo – per ridurre il rischio di esposizione da sostanze tossiche in relazione ai dati diffusi dall’Onu. Per questo motivo, quando si parla di plastiche, additivi per il bucato, smalti, tinture, ecc. il principio precauzionale è che tutto ciò che è indispensabile ok, altrimenti meglio evitare: specialmente in gravidanza o nella prima infanzia. Ecco allora che preferire un giocattolo di legno a uno in plastica, oppure un tappeto, una coperta o un indumento in cotone o lana piuttosto che in derivati della plastica, ha un’importanza crescente, in un mondo sempre più inquinato, sempre più tossico. “Meglio spiegare a un bambino che lo smalto è roba da adulti, dato che i bimbi si mettono spesso le mani in bocca, e sempre meglio mangiare e bere in recipienti sicuri come la ceramica e il vetro, piuttosto che lasciare – proprio ai piccoli – piatti e bicchieri in plastica, semplicemente perché infrangibili”, aggiunge Toffol.

Il programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite ha infatti pubblicato di recente il suo secondo rapporto globale sulla chimica, confermando ancora una volta come “il numero elevatissimo di molecole artificiali prodotte a partire soprattutto dagli anni ‘40 del secolo scorso, se da una parte ha contribuito a migliorare la salute dell’uomo, la sicurezza alimentare, la produttività e la qualità della vita in tutto il mondo, dall’altra ha determinato importanti effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente”. Secondo gli ultimi dati della World Health Organization, 1,6 milioni di morti premature e 45 milioni di malati ogni anno nel mondo è il prezzo che paghiamo. La categoria più a rischio è naturalmente quella dei bambini e per questo, partendo dai soggetti più sensibili, l’Acp ha elaborato le soluzioni possibili per arginare il problema. Soluzioni che poi, certamente, si applicano anche agli adulti.

Nel 2018 l’OMS ha stimato il carico di malattie causato dall’esposizione a sostanze chimiche nell’ambiente in 1,6 milioni di vite e 45 milioni di DALY (disability-adjusted life years). I bambini sono più a rischio per varie ragioni, tra le quali: il maggior assorbimento gastrointestinale e la ridotta capacità di metabolizzare le sostanze tossiche, in grado tra l’altro di attraversare la placenta e di essere trasmesse anche attraverso il latte materno.

Le problematiche maggiori sono determinate dagli interferenti endocrini, estremamente dannosi per l’uomo ma anche per la sua futura progenie, essendo in grado di provocare effetti transgenerazionali ereditabili. Gli interferenti endocrini sono ad esempio diossine e pesticidi, bisfenolo A o BPA (presente in molte plastiche, si può trovare tranquillamente nei giocattoli in plastica, ma fino a qualche anno fa anche nei biberon), gli ftalati (presenti nei profumi e nei pesticidi,  sono spesso utilizzati anche nella preparazione di smalti per unghie, vernici – e quindi mobili o pareti – e adesivi, compresi i cerotti) e acido perfluorottanico o PFOA, che fino a pochi anni fa veniva usato come rivestimento impermeabilizzante per tessuti, pellame, carta e nella cera per pavimenti, nell’incisione del vetro e per l’impermeabilizzazione dell’abbigliamento sportivo (nomex, gore-tex). Ciascuno di questi inquinanti, presente appunto in numerosi oggetti di uso comune, può provocare, se sommiamo le numerosi fonti in cui si trova, tumori ormono-sensibili, come quelli di seno, ovaie o utero. Sono anche associati a problemi alla salute riproduttiva femminile (ovaio policistico, fibromi ed endometriosi) e a quella maschile (criptorchidismo e ipospadia). Sono correlati a disordini della tiroide e a disturbi nello sviluppo neurologico. Infine, c’è una correlazione tra interferenti endocrini e obesità e diabete.

Per quanto riguarda lo sviluppo neurologico del bimbo, la presenza di sostanze tossiche in vestiti, mobili e giocattoli in plastica è legata a danni neuropsichici e comportamentali. La somma di queste fonti inquinanti, ancora una volta, può comportare un ritardo mentale con diminuzione del QI, ritardi motori, disturbi specifici dell’apprendimento, dell’attenzione, del linguaggio, dislessia, iperattività, ADHD, autismo. Gli studi a riguardo affermano che in Usa il problema coinvolge un bambino su sei, dati considerati sovrapponibili alla realtà europea

Per ridurre l’assunzione di possibili contaminanti con la dieta si potranno suggerire le seguenti indicazioni, particolarmente per le donne in età fertile, in gravidanza o che allattano, e per i bambini piccoli:

  • limitare il consumo delle carni e soprattutto di quelle trattate (salumi, insaccati) o affumicate;
  • preferire i pesci piccoli e meno grassi rispetto a quelli grandi e molto grassi, per limitare la concentrazione di mercurio e altre sostanze chimiche tossiche (mentre è buona norma, per tutti gli animali, evitare la pelle e le aree grasse, dove si accumulano i contaminanti PCBs – DDT; mentre il metilmercurio si accumula nei muscoli)
  • lavare accuratamente frutta e verdura e possibilmente preferire prodotti da agricoltura biologica di stagione, preferibilmente locali
  • ridurre il consumo di patatine fritte, notoriamente un concentrato di sostanze chimiche dannose derivate dal tipo di cottura, ma anche in generale tutti gli alimenti fritti, industriali e confezionati
  • usare le padelle antiaderenti solo se in buone condizioni: se danneggiate potrebbero contaminare maggiormente con il teflon i cibi durante la cottura. Non utilizzarle come bistecchiere o per friggere: quando si arriva a temperature molto alte (superiori a 250-260°C) il teflon può legarsi agli alimenti
  • evitare l’uso dei pesticidi se non strettamente necessario come unica possibilità di intervento, e non usarli mai durante la gravidanza;
  • se sono necessari, conservare i pesticidi nei contenitori originari, con guarnizioni a prova di bambino, in armadietto chiuso a chiave; seguire le istruzioni indicate rispettando i tempi e le modalità di rientro nell’ambiente;
  • non utilizzare insetticidi nelle pediculosi

E rispetto all’utilità di scegliere materiali – tessuti, giochi, stoviglie – il più possibili “puliti”, “naturali”, atossici?

“Il 100% dei bambini italiani sottoposti a controllo, e di età compresa tra i 4 e i 14 anni, avevano ftalati (DEHP) nelle urine e ben il 76% aveva il Bisfenolo A (BpA)”. “Quando invece la quantità accettabile sarebbe zero: secondo le raccomandazioni, queste sostanze non dovrebbero trovarsi in nessuna concentrazione nelle urine di un essere umano”, precisa Toffol. I dati sono emersi dall’ampio studio Life Persuaded, coordinato da Cinzia La Rocca dell’Istituto superiore di Sanità, con la collaborazione dell’Associazione Culturale Pediatri, ancora in corso. “La presenza di ftalati nelle donne madri è risultato pari al 99,3% mentre il BpA è stato riscontrato nel 77,3% del campione. I livelli più alti della somma dei metaboliti di ftalati si sono osservati in bambini che giocano più di 4 ore al giorno con giocattoli di plastica, inclusi quelli elettronici, o che usano piatti e bicchieri di plastica”, spesso preferiti per commensali inesperti quali sono i bambini, per via dell’infrangibilità: tuttavia l’uso di strumenti in ceramica o vetro è invece raccomandabile per i bambini non solo per motivi di salute, ma anche per l’utilità pedagogica che ne deriva (vedi Metodo Montessori). Molto a rischio poi l’utilizzo di contenitori in plastica nel microonde, o i cibi pronti confezionati o semplicemente avvolti nella plastica”, mentre dagli Usa si raccomanda da tempo anche di non lavare mai oggetti in plastica nella lavastoviglie, perché sono ancora parzialmente sconosciute le reazioni di molti tipi di plastica al calore.

Fonte immagine di copertina: https://www.unenvironment.org/global-environment-outlook

Le Ferrovie dello Stato investono all’estero e intanto in Italia non funzionano

Dom, 10/27/2019 - 11:45

Milena Gabanelli (santa subito!) ci dice che un treno su 2 in Italia è in ritardo di almeno 5 minuti. 2 su 10 hanno un ritardo tra i 30 e i 50 minuti.
Questo massacro temporale colpisce anche le classi medie e i benestanti: i treni veloci italiani nel 2018 hanno totalizzato 18 mila ore di ritardo.
Ma ultimamente c’è stata un’epidemia di ritardi di massa dei treni ad alta velocità. Gli altoparlanti segnalano guasti sulla linea, guasti dei treni, i tabelloni luminosi ti dicono che col cazzo che arriverai con un ritardo inferiore a 60, 90, 120 minuti! Le stazioni diventano gironi infernali con i giapponesi che ti guardano attoniti con lo sguardo che dice: “In che merda di paese sono capitato?”

A settembre c’è stata l’ecatombe ferroviaria

Ritardi per i treni ad alta velocità tanto gravi da essere segnalati dai giornali: il 2 settembre e poi il 5, il 7, il 10, il 16, il 23 e il 24. Il 27 settembre l’ennesimo suicidio, a Canegrate nei pressi di Milano: ritardi fino a 100 minuti.
Ottobre va un po’ meglio.
Il 2 ottobre di nuovo ritardi fino ad un’ora sulla Firenze-Roma.
Il 3 ottobre l’ennesimo suicidio alla stazione di Vasto e conseguenti ritardi da e per Lecce.
Il 16 ottobre giornata nera: il comunicato delle ferrovie parla di ritardi sulla Napoli-Roma per “investimento animali” presso Afragola (ma non dovrebbero esserci recinzioni lungo la ferrovia? Basta una capra per mandare in tilt i trasporti italiani?); contemporaneamente sulla tratta Bologna-Milano altri ritardi dovuti a non precisati guasti sulla linea.
Il 24 un’auto resta intrappolata in un passaggio a livello (!?!) causa di nuovo ritardi sulla Bari Lecce.
Ottobre ovviamente non è andato bene per le linee secondarie con un’ondata di ritardi sui regionali per una serie di guasti a treni e linee.

Insomma le FS hanno un po’ di problemi, i viaggiatori pure

Casini per i quali in Francia, Germania o in Svizzera fucilano gli amministratori delegati.
In Svizzera hanno pianto perché solo il 90% dei viaggiatori arriva in orario (puntuali o con un ritardo di meno di 3 minuti) (Orrore!!!).
L’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti, non ha reputato fosse suo dovere esternare qualche cosa in proposito, scusarsi, genuflettersi o altro. Da quando si è insediato abbiamo chiesto un incontro per sapere se vuole portare le Ferrovie su una linea di rispetto e di amore verso i passeggeri. L’ufficio stampa ci ha detto che lui non parla con i media. Noi abbiamo chiesto di essere avvisati quando fosse disposto a concedere udienze. Ma evidentemente ancora non si degna.

Da anni stiamo conducendo una campagna di informazione che riguarda i seguenti punti:

1- Sicurezza: vogliamo più prevenzione e manutenzione.

2 – Sadismo del sistema di multe e biglietti (se hai un biglietto di un treno ad alta velocità e sali su un regionale che fa lo stesso percorso paghi 50 euro di multa, come se non avessi il biglietto perché alta velocità e regionali sono gestiti da società diverse!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) e questo nonostante ad un cretino di italiano qualsiasi possa sembrare che sono sempre biglietti delle Ferrovie dello Stato…

3 – Assurda scomodità delle poltrone dei treni (quelle disegnate da Giugiaro negli anni novanta erano perfette e in linea con il design internazionale. Poi la progettazione fu affidata a Pininfarina che inventò le poltrone modello scoliosi

4 – Sadismo dell’aver deciso di togliere le panchine lungo i treni delle maggiori città (alcuni sostengono per favorire lo shopping).

5 – Demenzialità nell’organizzazione delle (non) coincidenze tra treni della linea tra Milano e Napoli e le linee regionali, con inutili attese anche di 45 minuti.

6 – E percheccazzo da Perugia a Firenze han fatto l’alta velocità con l’autobus che poi ci sono gli ingorghi e col cifolo che becchi la coincidenza?

Abbiamo sostenuto questa campagna con pezzi teatrali e due flash mob Infermiere sexy alla stazione di Bologna
e I Pink Block contro le Ferrovie dello Stato

Abbiamo anche intervistato l’amministratrice delegata di Grandi Stazioni che si è esibita nell’arte di arrampicarsi sui vetri.

Ovviamente continueremo a rompere i coglioni.
Mi incatenerò personalmente di fronte alla sede Romana di Ferrovie dello Stato.
Con me ci sarà Greta
Poi vediamo se Battisti rifiuta ancora di ascoltarci.

Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che… attenzione ai complimenti!”

Dom, 10/27/2019 - 09:00

C’è una vecchia barzelletta che recita:
«Sai, sei davvero la donna più bella che abbia mai visto»
«Lo dici solo perché mi vuoi portare a letto»
«Anche intelligente!!!»

Fanno piacere, i complimenti. Gli apprezzamenti, le manifestazioni di stima. E spesso, per carità, sono onesti e sinceri. A volte, però, possono nascondere richieste implicite o addirittura una affermazione di ruoli ben precisa.

Vediamone alcuni esempi:

“La donna ha una marcia in più, è superiore all’uomo”

Affermazione spesso attribuibile a uomini che si ritengono particolarmente illuminati. Peccato che, a seguito di tale affermazione, si tenda poi a dare per scontato che certe rogne terrificanti siano proprio appannaggio di “quella con la marcia in più”.
#LazzaroAlzatiDalQuelDivanoEcammina

“Di solito i tuoi articoli non mi piacciono, ma in questo caso sono d’accordo con te: bravo!” 

L’interlocutore ti sta usando per ricordare a te, se stesso e a tre quarti della vostra palazzina, che la misura del valore è sempre data da sé medesimo. Di fatto, mentre ti dice che sei bravo, ti ricorda che lui è quello che dà il voto.
#AbbiamoMisterSimpatiaAbbiamo

“Tesoro, questa lasagna è buona quasi quanto quella di mia madre”

Si preferisce non commentare ulteriormente questo passaggio.
#MaPorcMaggiaggAccidentiAllaPutt

“Sto con te perché mi fai ridere”

A me personalmente viene detto, solitamente, sotto le coperte, abbracciati, dopo una attività che – al di là della sempre ben accetta allegria – non dovrebbe far ridere.
#CeDiPeggioSoloOraNonMiVieneInMente

“I complimenti sull’età”

Quelli che te ne devono dare 25 anche se ne hai 40. Allora tanto vale che ci mettiate in mano la chiave di una camera al motel: si capisce che ci state provando. 
#MancoLeBasiDelMestiere

Attenzione!

I complimenti sono stra-bene accetti. Soprattutto quelli spontanei, ma anche quelli “fatti per far piacere”.
Se una persona a te cara ti riempiva di osservazioni lusinghiere e ad un certo momento smette, magari c’è qualcosa che non va:

a) Siete dannatamente peggiorati voi
b) Si è un po’ abituato lui
c) Ma non è che avete smesso di fargliene anche voi? 

Ecco.

#FateviLeCoccole
#AttenzioniAllAltroSenzaDoppiFini #ComunqueSeMiDiteCheFaccioRidereSonoContentaEh

Foto di Gerhard Gellinger da Pixabay

Gli Angeli dei Navigli (Video)

Dom, 10/27/2019 - 06:31

Torniamo a Milano, dalla Canottieri San Cristoforo, per scoprire una delle loro “attività collaterali”: raccogliere la plastica che galleggia sui Navigli.

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Leggi anche:
Pagaiare in canoa a Milano
Milano, “isola” di plastica sul Naviglio Pavese

Il ping pong ministeriale del Turismo in Italia

Dom, 10/27/2019 - 06:00

Lo Stato italiano torna a considerare un bene culturale il Turismo, che torna a casa dopo un breve giro. Tra le novità introdotte dal Governo Conte bis c’è infatti la trasmigrazione della “t” di turismo, tornato a essere competenza del Ministero dei Beni Culturali dopo la breve parentesi al Ministero delle Politiche Agricole sotto l’ex ministro leghista Gian Marco Centinaio. Addio Mipaaft, bentornato Mibact.

Il passaggio operativo con relativo trasferimento del personale e delle risorse strumentali tra i due dicasteri avverrà il 1° gennaio 2020 ed è stato deciso dal Consiglio dei Ministri lo scorso 18 settembre. Un ritorno al passato solo apparente, viste le tante novità introdotte anche grazie ai crescenti introiti derivanti dal turismo nelle casse dello Stato. Nonostante l’avvio burrascoso di maggio, con un clima tra i peggiori degli ultimi decenni, la stagione estiva 2019 si è conclusa con cifre più che positive: il turismo estivo ha segnato un ulteriore incremento, tra il 5 e il 15%, risultato decisamente incoraggiante per il futuro, considerato che già il 2018 si era chiuso con 429 milioni di pernottamenti complessivi. Intanto, in dote al Mibac, che fino alla data del 31 dicembre 2019 potrà ancora avvalersi per lo svolgimento delle proprie funzioni delle competenti strutture e dotazioni organiche del Mipaaft, arriveranno due nuovi dirigenti di livello generale e quattro di livello generale.

In Italia il turismo ha un’incidenza diretta del 10% sul Pil, attira una spesa degli stranieri pari a 42 miliardi di euro, e assicura un saldo della bilancia turistica attivo di 16 miliardi, il tutto spesso frutto dall’iniziativa degli operatori privati (specie del settore dell’agriturismo, che registra +3%) e non dello Stato, ancora in forte difficoltà nel gestire gli aspetti più burocratici, uno su tutti le concessioni delle spiagge (più del 50% sono private, alcuni lidi pagano meno di 2 euro a metro quadro).

Periodicamente a un passo dalla chiusura, l’Enit (Ente nazionale per l’incremento dell’industria turistica) in passato è stato addirittura commissariato, oggi invece è pronto al rilancio sotto la guida di Giorgio Palmucci, visti i suoi trent’anni anni nel settore, dal Club Mediterranée a TH Hotels, passando dalla presidenza di Confindustria Alberghi e la vicepresidenza di Federturismo. Tutti incarichi lasciati per dedicarsi esclusivamente all’Enit e al coordinamento con il nuovo Ministro del Turismo, Dario Franceschini.

«Secondo l’Omt (ndr. Organizzazione Mondiale del Turismo) le persone che si muovono per vacanza crescono di 100 milioni all’anno, e a fine 2019 saranno 1,4 miliardi. Dobbiamo catturare i flussi e far crescere le presenze in Italia, che è in cima alle aspirazioni di viaggio degli stranieri e offre i luoghi più belli del mondo» dice Palmucci. Senza un piano strategico adeguato l’Italia, per quanto “Belpaese”, rischia di perdere le ultime opportunità createsi con il costante aumento del numero dei viaggiatori mondiali. Quanto a voglia di viaggiare all’estero e restringendo il campo alla sola Europa, gli italiani guadagnano un ex aequo con i polacchi: il 52% degli italiani non ha mai calpestato un altro Paese europeo. Come dire, l’Unione europea è fatta, ora bisogna (ri)fare gli europei.

Enit: Cento anni e non sentirli

Quest’anno l’Enit compie 100 anni. A partire da novembre e nei mesi seguenti si alterneranno eventi celebrativi che promettono il rilancio turistico italiano nonostante la struttura dell’ente conti solo 40 dipendenti in Italia (operanti soprattutto nel marketing digitale) e 70 all’estero («con contratti locali, a un costo coerente»). Archiviato il passato da “carrozzone” da commissariare, l’Enit, nella figura del suo presidente, sembra intenzionato a perfezionare la gestione dei 30 milioni di finanziamenti pubblici, a cui si aggiungono le entrate provenienti da Regioni ed enti locali con cui vengono organizzate promozioni comuni. «Abbiamo appena inaugurato un ufficio a Bangkok, e le prossime aperture saranno a Shanghai, Canton, Abu Dhabi e, negli Stati Uniti, a Miami o Chicago. Vogliamo conquistare la gente che si muove di più, e che spende di più», fa sapere Palmucci. Cosa farà per evitare le ripercussioni del fallimento dell’inglese Thomas Cook, primo tour operator al mondo, praticamente un’istituzione, è invece tutto da vedere.