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Aggiornato: 1 ora 28 min fa

L’Australia da negazionista sui temi climatici a efficace e progressista sul Covid-19

Mar, 05/26/2020 - 18:30

Fino a quattro mesi fa pochi leader sembravano influenzati dalla visione del mondo del presidente Trump più del primo ministro australiano, Scott Morrison.

Il governo di Morrison negava i problemi legati al clima e ha ricevuto, ricordiamo, aspre critiche in Australia e fuori per la pessima gestione degli incendi apocalittici durante l’estate australiana.

Invece l’Australia è indicata ora dalla stampa internazionale come uno tra i paesi che è riuscito meglio a gestire l’epidemia di coronavirus, quasi in concorrenza con la Corea del Sud e la Nuova Zelanda e ha fatto meglio di Singapore e Germania. Tra gli altri a dare atto del suo successo è stato Richard Flanagan, scrittore australiano di solito molto critico nei confronti del governo, sulle colonne del NYT.

Solo 4 morti per coronavirus ogni milione di abitanti, 550 in Italia

L’Australia, con quasi 25,5 milioni di persone, ha registrato al 25 maggio secondo la Johns Hopkins in tutto 102 morti per la pandemia. Cioè 4 morti per ogni milione di persone. Alla stessa data Negli Stati Uniti si registravano 275 morti per milione; in Italia 550!

Un approccio pragmatico e inclusivo

Il governo australiano in questa circostanza ha messo da parte un approccio ideologico per far fronte all’emergenza, adottando invece un approccio pragmatico e inclusivo.

Sono stati coinvolti e ascoltati gli scienziati, nel passato osteggiati da Morrison, negazionista rispetto alle calamità climatiche.

Morrison ha respinto l’idea di provare l’immunità di gregge come di fatto hanno provato tra gli altri Trump, Bolsonaro, Johnson con gli effetti catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti.

È stato formato un gabinetto nazionale in cui i premier degli stati australiani (l’equivalente dei presidenti delle regioni) sia della sinistra che della destra si sono incontrati regolarmente in video per tracciare la strategia della nazione attraverso la crisi. Un governo in passato accusato di essere settario e divisivo è diventato inclusivo.

“Non ci sono squadre blu o rosse, solo australiani”

Il piano di stimolo economico è stato progettato dopo negoziati con vari gruppi della società civile, compresi i sindacati. “Non ci sono squadre blu o squadre rosse”, ha dichiarato Morrison all’inizio di aprile. “Ora ci sono solo australiani; questo è tutto ciò che conta.”

Ha ringraziato pubblicamente Sally McManus, la prima donna a capo del movimento sindacale australiano, socialista e femminista. Come se Trump chiedesse consiglio a Alexandria Ocasio Cortez e poi la ringraziasse.

Una eccezionale risposta economica alla crisi

La risposta economica alla crisi è stata straordinaria. È stato lanciato un enorme pacchetto di aiuti pari al 10,6% del PIL del paese, secondo nel mondo solo al Qatar (13 percento).

Le indennità di disoccupazione sono state raddoppiate, è stato introdotto un generoso (ma non universale) programma di sussidio salariale e l’assistenza ai bambini è stata resa gratuita: tutte misure che solo pochi mesi fa il partito del signor Morrison avrebbe denunciate come pericolosamente socialiste.

Le prospettive dell’economia dopo la crisi

Come conseguenza degli stimoli economici, l’economia australiana non dovrebbe precipitare nelle profondità catastrofiche temute per gli Stati Uniti o l’Europa. Il tasso di disoccupazione è salito al 6,2 per cento in aprile. La Reserve Bank of Australia ha previsto che raggiungerà il picco del 10% a giugno e scenderà lentamente al 6,5% entro giugno 2022. Tristi statistiche ma preferibili a quelle negli Stati Uniti, dove la disoccupazione ha raggiunto il 14,7% alla fine di aprile e, secondo il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, potrebbe arrivare al 25%.

Fiducia nel governo

La fiducia degli australiani nel loro governo è cresciuta, risalendo dai minimi storici toccati a dicembre. Il 93% degli intervistati in un recente sondaggio ha dichiarato di credere che il governo “abbia gestito Covid-19 molto o abbastanza bene”.

Avete mai sentito parlare del capodoglio Siso? (Video)

Mar, 05/26/2020 - 17:45

Giugno 2017, un capodoglio maschio di 10 metri rimane incagliato in una rete da pesca al largo delle Isole Eolie. Il corpo arriva fino a Milazzo, dove viene trovato da Carmelo Isgrò, biologo, che decide di dedicare all’animale un museo per sensibilizzare le persone sul problema mare e plastica.

Per maggiori informazioni sul museo del Mare di Milazzo clicca qui

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Maggio, 25°C in Siberia: se questo vi sembra normale…

Mar, 05/26/2020 - 15:00

Il 22 maggio, a Khatanga, in Siberia, area nord del circolo polare artico, la temperatura ha toccato i 25,4° C, più del doppio della precedente temperatura record registrata nel periodo primaverile ( – 12 °C) a fronte di una media di 0° C. Venticinque gradi in più rispetto alla media, se questo ci sembra normale, allora, oltre a quello climatico, il problema è di comprendonio

Cambiamento climatico e pandemie sono simili

Sono entrambi l’esito dello stravolgimento degli ecosistemi e dell’impatto dell’uomo sull’ambiente, solo, su scale temporali differenti. Che nel caso del cambiamento climatico si accorciano a una velocità spaventosa. Invece di rilassarci e congratularci perché la natura si sta riappropriando dei propri spazi come se l’uomo fosse uno spettatore estraneo, dovremmo pensare alle conseguenze delle nostre azioni e delle decisioni che i leader mondiali prendono in campo energetico.

I record del 2019

Tanto più che i record erano già stati toccati l’anno scorso, con la primavera più calda di sempre da quando sono iniziate le misurazioni nel 1936. Nel 2019 le temperature medie primaverili nel Nord della Russia, vale a dire sopra il 60° parallelo, sono state di ben 3,8 gradi Celsius più alte del normale. È la regione degli Urali settentrionali, compresa l’area della penisola di Yamal e del Golfo di Ob, che ha avuto il più forte aumento delle temperature in tutto l’Artico, con in media 1,58 gradi in più per ogni decennio negli ultimi 30 anni, mentre in tutta la Russia nello stesso periodo le temperature sono di 0,47 gradi per decennio, comunque circa il doppio della media globale.

I disgeli anticipati delle acque

L’immagine plastica di questi numeri la dà il grande fiume Yanisey, che dalla Mongolia scorre attraverso tutta la Siberia fino a sfociare nell’Oceano Artico, dove i ghiacci si sono sciolti 2 settimane prima del normale, a fine marzo, spostando verso la costa artica del mare di Kara enormi masse di ghiaccio

Secondo Roshydromet, il servizio meteorologico russo, situazioni analoghe si stanno verificando in tutti i principali fiumi del Paese, compresi la Dvina settentrionale, il Pechora e l’Ob: tutti hanno subìto un disgelo anticipato delle acque, con enormi scompensi a danno degli ecosistemi. L’aspetto più spaventoso è però il commento del Roshydromet: questa sarà la nuova normalità. 

La voce degli ambientalisti russi

Vasily Yablokov, a capo del progetto clima di Greenpeace Russia, guarda al Green New Deal europeo come a un modello per riprogettare il futuro: 

I paesi europei stanno emergendo dalla crisi, progettando di sviluppare energia rinnovabile, un’economia circolare e di attuare altre misure per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Ora la Russia ha la possibilità di riconsiderare le sue priorità di sviluppo al fine di proteggersi sia da un punto di vista economico (carbone, petrolio e gas potrebbero presto non essere più richiesti), sia da un punto di vista ambientale, perché vediamo gli effetti dei cambiamenti climatici proprio ora nel nostro Paese.

Sono 15 le organizzazioni ambientaliste russe guidate da Greenpeace e Fridays For Future Russia, che nel corso di queste settimane stanno sensibilizzando l’opinione pubblica con appelli a Putin, l’ultimo è via lettera aperta, affinché il piano d’azione nazionale per superare la crisi da coronavirus, fissato l’1 giugno, contenga misure green, non più auspicabili, ma necessarie

Al presidente Vladimir Putin hanno scritto anche il Wwf Russia e Viacheslav Fetisov, Environment Patron of the Polar Regions dell’United Nations enviromental programme (Unep), invitandolo a chiedere al suo governo di approvare misure di sostegno e  promozione di settori verdi dell’economia e di meccanismi finanziari green.

“Ogni crisi è sempre un momento di opportunità”, hanno dichiarato, ma il timore è che per sostenere le imprese, passi la moratoria delle normative ambientali insieme ad altre misure a sostegno delle imprese, come le proposte finanziarie e fiscali. Scelta, questa, che avrebbe ricadute economiche che il pianeta, a partire dalla Russia, direttamente coinvolta dallo scioglimento dei ghiacciai, non può davvero permettersi.

Il presidente russo, similmente a quello americano, non ha mai mostrato particolare simpatia per i movimenti ambientalisti né ha posto in agenda obiettivi green, con effetti negativi sull’opinione pubblica. Stando a indagini Ipsos, tra il 2014 e il 2020 la consapevolezza del cambiamento climatico antropico è diminuita dall’83 al 75%, in Russia passando addirittura dal 75% al ​​63%. Una consapevolezza ancora lontana dall’essere pensiero critico e azione, nonostante la Russia abbia aderito all’Accordo di Parigi nel settembre 2019. Accordo puntualmente disatteso dalla stessa Europa, a riprova che il Green New Deal sarà anche un modello, ma se non lo si applica in maniera sistematica, è solo palliativo e specchietto per le allodole.

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Analfabetismo di ritorno, o anche solo di andata

Mar, 05/26/2020 - 13:30

Quando Gallera, l’assessore al welfare della Lombardia, ha dichiarato che visto che il tasso di contagio era sceso allo 0,50 e quindi per essere infettati bisognava incontrare due positivi “contemporaneamente”, cercando così di rassicurare i lombardi che il peggio era passato, la cosa più divertente è stata la faccia di chi gli stava accanto.

Poi Gallera ha cercato di spiegare che voleva solo semplificare il concetto, ma ormai il guaio era fatto (“Portate via il morto!” Diceva una vecchia canzone, per chi indovina quale andrà la nostra più grande ammirazione). Così grosso il guaio che è notizia di oggi la possibilità di un rimpasto della giunta lombarda a luglio – non solo per la gaffe, si temono avvisi di garanzia alla giunta -, e intanto Gallera sarà affiancato da una task force di esperti così da neutralizzare altre semplificazioni. E probabilmente gli faranno indossare una mascherina di acciaio.

Come capita sempre, la frase di Gallera ha scatenato i social, ne pubblichiamo due che le riassumono tutte, una anonima e l’altra di Lercio, veramente geniali.

Albano e i dinosauri

Appena assopita un poco la bagarre su Gallera ecco che un altro intellettuale del nostro Paese si esibisce al suo meglio: Albano Carrisi, noto cantante e padre prolifico, ha dichiarato a Domenica In che “L’uomo ha distrutto i dinosauri, figuriamoci se non distrugge questo piccolo verme, microbo, che si chiama coronavirus“.

Sì, ecco, ok, parliamone signor Carrisi.

E qui  i social hanno dato il meglio di sé: “L’uomo ha distrutto i dinosauri, poi ha cucinato i tortellini nel brodo primordiale” uno dei primi commenti su Twitter

Oppure: “L’ultimo dinosauro si è suicidato ascoltando Nostalgia canaglia”. E chiosa Bufala News:  “Regione Lombardia, #Gallera ha convocato #Albano. Stanno progettando di sconfiggere il virus a suon di cazzate.

E comunque ha ragione Albano, massa di miscredenti, e ne abbiamo la prova fotografica:

Gli imbuti bavaresi

Controversa invece è la discussione sulla frase della Ministra dell’Istruzione Azzolina che nella conferenza stampa del 16 maggio ha affermato che «Lo studente non è un imbuto, da riempire di conoscenze. È ben altro»

E tutti a chiedersi se gli imbuti in casa Azzolina hanno un tappo e invece no, ignoranti che non siete altro, nella sua pagina Facebook la Ministra afferma: «L’imbuto di Norimberga è una metafora sull’apprendimento molto nota nel mondo della scuola: uno studente a cui vengono ‘versate’ nozioni in testa attraverso un imbuto

Siamo noi che alla parola Imbuto abbiamo pensato solo a Corrado Guzzanti e al suo personaggio mitico Vulvia che ci raccontava su Educational Channel tutto sugli ‘mbuti.

Vecchi campanilismi crescono

Il 15 maggio a Gubbio “c’enno i Ceri”, un’antichissima tradizione umbra che risale al XII secolo e che vede tutta la cittadina impegnata nella Festa dei Ceri che prevede osterie aperte tutta notte, una corsa da cardiopalma, mercato e chi più ne ha più ne metta. Insomma, una roba grossa. Quest’anno, causa coronavirus la festa è stata sospesa ma questo non ha impedito agli eugubini di riversarsi per le vie del paese causando assembramenti e scandalo.

La cosa ha fatto imbestialire il sindaco di Gualdo Tadino, distante solo 28 chilometri da Gubbio, tanto che ha deciso di chiudere le “frontiere” tra i due Comuni, vietando gli spostamenti tra uno e l’altro per due settimane.

Fino al 30 maggio, tra i due territori ci si potrà spostare solo per “comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”, fermo restando “il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro”, oltre all’utilizzo di “protezioni delle vie respiratorie”.

La rivalità tra Gualdo e Gubbio è questione antica e molti malpensanti pensano che questa sia stata l’occasione perfetta per ribadire il concetto. Ora non si sa se il sindaco di Gualdo abbia ordinato una decina di coccodrilli da far nuotare nel fossato intorno alla cittadina. Vi sapremo dire.

Insomma, dopo il Tunnel del Gran Sasso di Maria Stella Gelmini, Di Maio che afferma che l’uomo è fatto al 90% di acqua, Trippato della Lega che dichiara che “La Spagna ha concesso un porto sicuro a Madrid” forse a questi signori qualche imbuto sarebbe servito.

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Foto di sebastiano iervolino da Pixabay

“Lombardia, Piemonte, E. Romagna forse chiuse per 1 o 2 settimane in più”

Mar, 05/26/2020 - 12:00

È quasi ufficiale: ci saranno date diverse per il via libera a spostarsi da regione a regione, e i tre grandi penitenti saranno quasi sicuramente Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Lo anticipa questa mattina il Corriere della Sera, che cita Palazzo Chigi: ci saranno “velocità diverse concordate con i governatori” in vista della riapertura del 3 giugno. “Il numero dei nuovi contagiati continua a scendere e se i dati del monitoraggio di venerdì saranno buoni come ci aspettiamo troveremo una soluzione che vada bene a tutti», hanno fatto sapere dal ministero della Salute. “Se dovessero esserci alcuni punti ancora critici è possibile che si decida di ritardare l’apertura dei confini di alcune regioni – Lombardia e Piemonte, forse anche l’Emilia-Romagna – per una settimana, due al massimo, in modo da poter poi concedere spostamenti liberi nel corso dell’estate”.

Venerdì il verdetto

L’ufficialità arriverà quindi venerdì mattina, quando sapremo l’esito del monitoraggio del Ministero della Salute che assegna a ogni regione il livello di rischio (che calcola il numero di tamponi effettuati, i malati, i guariti, i deceduti, ma soprattutto la disponibilità di posti in terapia intensiva).

La richiesta del Centro-Sud

La decisione di stabilire velocità diverse nella ripartenza deriva dalla posizione drastica assunta dai presidenti delle Regioni del Centro-Sud – soprattutto Sardegna e Sicilia, ma anche Campania – che minacciavano di vietare l’accesso a chi arriva da determinate regioni, con apposite ordinanze che includessero anche il Veneto. Notoriamente il Centro-Sud infatti non avrebbe strutture sanitarie adeguate all’esplosione di focolai di coronavirus, finora rimasti per fortuna casi isolati.

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Covid-19, sono finite le biciclette

Covid-19, sono finite le biciclette

Mar, 05/26/2020 - 10:45

“I fornitori hanno finito le biciclette. Da tempo li contatto senza risultati: tutto esaurito”, mi dice Antonella Pesenti di Fridabike, che vende cargo e biciclette a Milano. Ma anche l’usato è stato preso d’assalto, segno che – bonus o no – la gente ha bisogno di una bici, e ne ha bisogno adesso. “A parte che lavoro come non ho mai lavorato prima per mettere a posto le bici tirate fuori dalle cantine – mi dice il Ciclista di via Cagnola, sempre a Milano – ma anche il mio piccolo mercatino di bici usate è completamente esaurito e non c’è passante (siamo sotto l’Arco della Pace, indi sono molti, ndr) che non mi chieda se ho bici d’occasione”. Anche la catena Decathlon ha il reparto vuoto.

La Stazione delle Biciclette di Milano con una lunga fila fuori (foto Igor Moskvin, CriticalMass)

“La situazione seguita al lockdown – spiega Rossignoli, marchio meneghino storico a gestione familiare – sta sottoponendo a fortissimo stress la filiera di produzione e di approvvigionamento dei componenti, per cui – per esempio – ci troviamo ad aspettare 10-15 giorni per ricevere le selle da montare sulle bici. In giorni normali, sarebbero arrivate in due giorni. Per dare l’idea della situazione, il prestigioso marchio Bianchi, cui siamo legati da tanti anni, ha il magazzino semivuoto”.

400mila bici in più dell’anno scorso

È bici mania a Milano e speriamo sia davvero l’alba di un nuovo futuro. Complice il rimborso fino a 500 euro sull’acquisto di bici e monopattini. Inoltre, le città stanno progettando piani per la mobilità sostenibileincentivando l’uso delle biciclette e realizzando piste ciclabili: il nuovo codice della strada dà la precedenza alle bici. Questo ha portato a un vero e proprio assalto ai negozi, con le scorte in molti casi finite. Gli stabilimenti, quindi, devono produrre più che mai, vista la domanda in continuo aumento. Le previsioni parlano di 400mila biciclette vendute in più quest’anno rispetto al 2019.

Boom, bonus a parte

Bonus mobilità a parte, a incentivare l’acquisto della bici c’è anche altro. “Dalle prime indicazioni che riceviamo dalla rete dei rivenditori  sembrerebbe che l’incentivo medio erogato, che non può superare il 60% del prezzo della bicicletta, sia pari a 300 euro– spiega Piero Nigrelli, direttore settore ciclo di Confindustria Ancma –. Sulla base di questo e considerata la dote del provvedimento, al momento pari a 120milioni di euro, la misura potrebbe generare vendite per 400mila pezzi, tra biciclette elettriche e normali”. Ma a generare interesse non è solo il bonus: “fin dal 5 maggio, giorno della ripartenza, c’è stato un boom di richieste di riparazioni per bici che erano in cantina e che improvvisamente per molti italiani erano diventate il mezzo su cui contare per muoversi in sicurezza nella fase 2. E chi non ne aveva una, ha deciso di comprarla, anche senza incentivi”, che del resto sono stati decisi anche retroattivi a partire proprio da quella data.

Colpa del lockdown

Resta il dubbio che le aziende riescano a sostenere il flusso della domanda, visto il fermo di oltre due mesi durante il lockdown. “Fra qualche settimana potrebbe mancare il prodotto. Non averci permesso di produrre per due mesi avrà delle conseguenze”.

Cargo e mountain bike

Bici elettriche o a pedalata assistita, mountain bike, perché c’è anche tanta voglia di sport e di montagna, dato che le spiagge non sembrano riservare nulla di particolarmente allettante. E cargo. “Anche questo settore – finora decisamente di nicchia – si sta velocemente espandendo, continua Antonella Pesenti – e le famiglie o chi vuole fare delivery “sostenibile” e salutare hanno alzato la domanda della cargo bike”, bici da trasporto, ma scattanti e compatte quanto serve.

Che fare?

Se avete bisogno di sistemare la vostra bici e l’attesa è troppo lunga, ci sono corsi ben fatti da seguire e anche da mettere a frutto, se per caso vorreste pensare di fare della bicicletta il vostro lavoro. Un esempio sono quelli di BikeItalia. Se invece volete la bicicletta, ma non ne trovate più, valutate l’acquisto di un mezzo usato, ma qui garantito dalla passione di chi lo frequenta e Critical Bike Market MILANO su Facebook (esiste anche in altre città). Normalmente il mercatino online vende anche pezzi di ricambio, ma per rispondere al boom ha deciso provvisoriamente di accettare solo post di chi vende bici complete.

A Milano nuove ciclabili

A dare speranza e coraggio ai poveri milanesi imbruttiti da una città sempre e comunque solo a misura di macchina, le splendide e miracolose nuove ciclabili spuntate in città. “In certi momenti – mi dice un ciclista lungo il nuovo Corso Buenos Aires – in certi punti della città, ti senti un abitante di un paese nordico, uno di quelli che da anni e per vocazione hanno messo le persone al centro, regalando spazio a pedoni, bici e mezzi non solo non inquinanti, ma anche leggeri, capaci di occupare poco spazio, silenziosi e così divertenti da guidare”. Il Comune, tramite il suo assessore Granelli, promette di continuare veloce e inesorabile, mentre spuntano sempre nuove e urgenti richieste (qui ad esempio una bella petizione su Change che chiede un collegamento sicuro per le bici tra il quartiere Boschetto – Stazione S9 di Trezzano sul Naviglio). Ci siamo ricreduti, Milano merita la fiducia che Greta Thunberg dopo il Guardian le hanno concesso, per un progetto ambizioso e subito partito bene. Avanti tutta.

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Estate 2020, 10 regole per tornare a frequentare i rifugi di montagna

Mar, 05/26/2020 - 10:30

La “fase 2” è ormai più che avviata e sono sempre di più le persone che iniziano a pensare alla “fase 3“, quando dovrebbero allentarsi definitivamente le restrizioni ai movimenti ancora in voga. E se c’è chi sta fantasticando sulle ferie estive, c’è anche chi le sta pianificando. E se c’è chi opterà, nonostante tutte le complicazioni, per andare al mare, c’è anche chi non si farà sfuggire qualche escursione in montagna. Ecco allora dieci semplici regole, stilate dal Club alpino italiano (Cai) su indicazione della Commissione rifugi, cui ci si dovrà attenere per un ritorno alla frequentazione dei rifugi all’insegna del rispetto di sé e degli altri, della responsabilità e della correttezza.

Necessarie responsabilità e prudenza

“Responsabilità, autoregolamentazione e prudenza devono ispirare, ancora di più nell’attuale situazione, ogni frequentatore della montagna – ha affermato il presidente generale del Cai Vincenzo Torti -. Solo il rispetto delle raccomandazioni per la corretta frequentazione dei rifugi potrà evitare la chiusura dei territori montani e la limitazione delle possibilità di frequentarli”.

Ecco le 10 regole

Le 10 regole sono contenute nel “Piano rifugio sicuro” stilato dal Cai su indicazione della Commissione rifugi:

1 – Prenota il pernottamento in rifugio: quest’anno è obbligatorio.

2 – Prima di iniziare l’escursione assicurati di essere in buona salute.

3 – Attendi all’esterno del rifugio le indicazioni del gestore.

4 – Consuma – meteo permettendo – bevande, caffè, torte e pasti veloci all’esterno del rifugio.

5 – Lascia il tuo zaino e la tua attrezzatura tecnica dove appositamente predisposto dal gestore.

6 – Assicurati di avere con te mascherina, guanti e igienizzante a base alcolica; utilizzali quando entri nel rifugio e comunque sempre quando non puoi rispettare la distanza di sicurezza.

7 – Porta con te il tuo sacco lenzuolo o il tuo sacco a pelo per pernottare al rifugio.

8 – Lavati spesso le mani ed utilizza i tuoi asciugamani personali.

9 – Ricorda che il gestore può sottoporti al controllo della temperatura e che, se superiore a 37,5°c, può vietarti l’ingresso al rifugio.

10 – Riporta i tuoi dispositivi individuali di protezione usati e i tuoi rifiuti a valle.

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Dal produttore al consumatore: adotta una mucca a distanza

Mar, 05/26/2020 - 10:13

Per superare la crisi economica innescata dalla diffusione del coronavirus, la Cooperativa Sociale Peralba di Costalta, in provincia di Belluno, ha avuto un’idea creativa e sostenibile per “mantenere vivo un territorio ricco di tradizione ma che richiede continui sacrifici e dedizione massima”.

Così è nata l’iniziativa “Adotta una mucca”: è possibile adottare una mucca a distanza e ricevere, in cambio, ciò che questi animali producono: formaggi e burro, prodotti di alta qualità. Le mucche, infatti, non sono costrette in allevamenti intensivi ma pascolano liberamente nelle montagne della Val Visdende.

Si tratta di una vera e propria adozione a distanza: in cambio, il consumatore riceverà un attestato di adozione con la descrizione, i dettagli anagrafici e la foto della mucca prescelta, “potrai sapere quando la tua mucca sarà al pascolo in estate, in una delle meravigliose malghe della Val Visdende”.

L’adozione può essere sostenuta per un mese, sei mesi oppure un anno: si tratta di un’iniziativa di mutua cooperazione; in cambio di prodotti caseari genuini, si può aiutare a mantenere in vita una piccola realtà locale e a sostenere i piccoli produttori.

L’iniziativa permette a chi vive lontano dalla natura e immerso per tutto l’anno nei rumori della città, di assaporare prodotti genuini e viaggiare, attraverso i sensi, in una realtà bucolica.

Per questo motivo, il numero di richieste è stato così elevato che tutte le mucche sono state adottate e l’iniziativa, per questo mese, è stata interrotta, per essere rilanciata il prima possibile, nel rispetto dei ritmi naturali delle nostre amiche mucche.

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Soluzioni fai da te: pulire oggetti in oro e argento con prodotti 100% naturali

Mar, 05/26/2020 - 10:00

Se stai leggendo questo articolo è perché, probabilmente, stai cercando una soluzione naturale per le tue pulizie domestiche. Dal canale YouTube Soluzioni di Casa di Titty & Flavia, scopriremo due semplicissime (ed economiche!) alternative a quei prodotti commerciali chimici che, una volta finiti negli scarichi, contribuiscono ad inquinare il nostro pianeta.

Posate, cornici, gioielli, vecchie bomboniere e oggettistica in generale… un antico rimedio adatto a tutto. Una soluzione davvero semplice per far tornare spendere i nostri oggetti. Cosa serve:

  • Per gli oggetti in oro: aceto bianco, sale fino, una bacinella, panno.
  • Per gli oggetti in argento: bicarbonato, acqua calda, una bacinella, panno o spazzolina.
Fonte: Soluzioni di Casa di Titty & Flavia

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Zoonosi e pandemie: la parola agli esperti dell’Istituto Zooprofilattico di Torino

Mar, 05/26/2020 - 08:18

Ad oggi abbiamo anche, se non delle certezze, delle probabilità molto alte che il passaggio sia avvenuto dal pipistrello come serbatoio al pangolino come veicolatore, per poi arrivare all’uomo.

Di certo sappiamo che si è trattato di un passaggio da animali selvatici a uomo, e si sa anche con certezza che la presenza massiccia di persone in ecosistemi prima indisturbati ha innalzato negli ultimi decenni il numero delle zoonosi, ovvero le infezioni umane di origine animale, come è stato per l’ebola e per l’hiv.

Oltre a queste trasformazioni però è avvenuto, in questo secolo, anche il cambiamento massiccio che ha portato alla produzione agroindustriale moderna. I moderni allevamenti intensivi, o estensivi che siano, ma comunque dove la produzione di carne animale è stata spinta ai livelli massimi. E se l’allevamento estensivo ha dato luogo a deforestazioni e introduzione di popolazioni umane in luoghi prima selvaggi, cambiandone gli equilibri e distruggendo gli habitat, nell’allevamento intensivo è accaduto in passato, con la suina e l’aviaria, per citare le più recenti, che i virus si diffondessero in maniera rapida e difficilmente controllabile.

Le domande che quindi ci poniamo riguardano il mondo degli allevamenti e la trasmissibilità dei virus in essi, per capire se e quali condizioni dobbiamo cambiare per salvaguardare la nostra salute e quella degli animali.

Ne abbiamo parlato con unteam di veterinari della struttura di Biostatistica Epidemiologica e Analisi del rischio dell’Istituto Zooprofilattico di Torino: Dott. Giuseppe Ru, Dott. Walter Martelli, Dott.ssa Cristiana Maurella e Dott. Calogero Trupia; i quali, dopo consulto, hanno risposto alle nostre domande.

Confrontando gli allevamenti intensivi e non, esiste una differenza nella probabilità di introduzione di virus?

“Negli allevamenti a carattere familiare e di piccole dimensioni c’è probabilmente meno attenzione ad evitare l’introduzione di virus; in quelli intensivi è abitudine consolidata prendere precauzioni tali da garantire un più alto livello di guardia. In termini tecnici si parla di misure di biosicurezza che si traducono in pratiche come ad esempio impedire l’entrata di uccelli o roditori, disinfettare gli stivali degli operatori che entrano in allevamento, sottoporre a controllo tutti i mezzi di trasporto, alternare cicli di allevamento con fasi in cui i locali sono svuotati e ripuliti prima di un nuovo ciclo. D’altra parte, gli allevamenti intensivi prevedono anche l’affollamento di un gran numero di animali molto simili tra loro e selezionati non per la resistenza alle malattie ma principalmente per garantire elevati livelli di produzione. Ciò fa sì che, in caso di epidemie introdotte in allevamento intensivo, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche.”

Oltre all’allevamento biologico che per sua natura prevede il distanziamento, esistono sistemi di produzione in grado di ridurre il rischio di diffusione di malattie?

“In generale è il progressivo e incontrollato aumento dei consumi di prodotti di origine animale che andrebbe contrastato. Non considerando le abitudini alimentari nei Paesi occidentali, su tutto ciò sta incidendo la rapida espansione della popolazione mondiale accompagnata dal miglioramento della capacità di spesa a livello globale. A fronte di una domanda così elevata, la produzione diventa sempre più efficiente e di larga scala e questo incentiva il proliferare degli allevamenti intensivi. L’allevamento estensivo, se può rappresentare un’alternativa per raggiungere il medesimo scopo, richiede invece lo sfruttamento di nuovi territori con l’occupazione di terre vergini, i disboscamenti, la perdita di biodiversità e il rischio che il contatto con specie animali selvatiche favorisca l’esposizione a nuovi agenti infettivi.”

Quali sono gli effetti delle pandemie animali?

“La circolazione di agenti infettivi non è un evento infrequente, ma non causa necessariamente un’epidemia cioè un aumento repentino dei casi oltre l’atteso. Alcuni patogeni sono diffusi e convivono con i propri ospiti animali senza determinare per i soggetti infetti conseguenze né gravi né letali: in un allevamento la circolazione di un virus potrebbe manifestarsi anche soltanto con un calo delle produzioni. Un patogeno però può subire modificazioni tali da renderlo più aggressivo per la sua specie ospite o può raggiungerne una nuova; in questo caso si può avere una malattia emergente. Se a questo aggiungiamo la normale attività di trasferimento e commercio di animali tra allevamenti, allora c’è anche il rischio più concreto di un’epidemia. La sorveglianza epidemiologica esercitata dai veterinari gioca un ruolo fondamentale. Nonostante ciò spesso non è possibile intervenire tempestivamente ed efficacemente. Per fare un esempio è in corso l’epidemia di febbre suina africana e si verificano periodicamente anche quelle associate all’influenza aviaria. A livello globale le azioni di contrasto sono coordinate da organizzazioni sovranazionali come l’OIE, il corrispettivo animale dell’organizzazione mondiale della sanità.

Quali sono i principali serbatoi animali di malattie per l’uomo?

“Tutte le specie animali sono serbatoi di patogeni ma quando si identificano nuove malattie spesso l’origine è rappresentata da animali selvatici.  Molte zoonosi, ovvero malattie che si trasmetto dagli animali all’uomo e viceversa, come nel caso di quelle dovute ai coronavirus, hanno avuto origine da pipistrelli e roditori: la condivisione dell’habitat da parte degli animali serbatoi e dei futuri ospiti, la possibilità del patogeno di persistere nell’ambiente dopo esser stato disseminato e la suscettibilità al patogeno del nuovo ospite hanno favorito quel fenomeno particolare che viene definito “spillover” e che si può tradurre come il “salto”  da una specie all’altra. La promiscuità tra specie selvatiche e domestiche, indubbiamente, rappresenta il fattore che favorisce il passaggio all’uomo.”

Il modo in cui è prodotta la carne oggi, polli, suini ha contribuito all’aumento della virulenza dei virus? Questo modo di produrre la carne ha contribuito in qualche modo alla comparsa del Covid-19?

“Non c’è un’evidenza che metta in collegamento la comparsa del Covid-19 con gli allevamenti intensivi o di altro tipo, mentre nel caso specifico la presenza di animali selvatici in mercati alimentari può aver giocato un ruolo importante. In generale esistono molti altri coronavirus che colpiscono gli animali, senza però determinare delle zoonosi. Poi ci sono altri patogeni che determinano malattie nelle specie allevate e possono invece colpire anche l’uomo, come è avvenuto in passato per il virus dell’influenza aviaria. Il commercio degli animali allevati e dei loro prodotti, legale o illegale che sia, rappresenta uno dei fattori che ne favoriscono la diffusione locale e internazionale. Per questo limitare la promiscuità tra le specie, diffondere la consapevolezza sulle misure igieniche e sull’importanza della biosicurezza e infine mantenere un buon livello di sorveglianza epidemiologica rappresentano la miglior strategia per prevenire il verificarsi di fenomeni epidemici che mai come oggi sappiamo essere catastrofici.”

Per chi vuole approfondire, a questo link potete trovare alcuni webinar organizzati in tema di coronavirus da parte dell’Associazione Italiana di Epidemiologia

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Idrossiclorochina: stop ai test | Arrivano i “tagli” sulle pensioni | Superbonus anche alle seconde case

Mar, 05/26/2020 - 06:25

Tgcom24: Spazio, troppi rifiuti in orbita | La proposta: con una tassa meno satelliti e più soldi per la ricerca e l’industria;

Leggo: Luca Parmitano: «Nello spazio sapevo del Coronavirus già da novembre». Poi si corregge: «Il mio lapsus strumentalizzato»;

Il Mattino: Movida a Milano, Sala stringe: vietata la vendita di bibite d’asporto dopo le 19;

Corriere della Sera: Alt del Viminale sugli assistenti civici, poi Conte media: «Nessun compito di polizia». Boccia: «Un aiuto ai sindaci, altro che ronde»;

Il Sole 24 Ore: Test sierologici, ecco come funziona la sperimentazione su 150mila persone – Che cosa accadrà se l’Rt ricomincerà a salire? – Solo 300 nuovi casi e 92 morti in tutta Italia -;

La Repubblica: Oms sospende la sperimentazione sull’idrossiclorochina: “Preoccupati per la sicurezza“. Rep Tv Molinari: “Oms indebolita, ha perso credibilità di fronte a gestione pandemia;

Il Manifesto: Oxfam: «Servono 300 miliardi di dollari per i sistemi sanitari del Sud del mondo»;

Il Fatto Quotidiano: Ex Ilva, incontro governo-sindacati-Mittal ma l’azienda è senza piano. L’ad Morselli: “Pronto tra 10 giorni”. Uilm e Fiom temono il bluff;

Il Giornale: Arrivano i “tagli” sulle pensioni. I calcoli sull’assegno: l’importo;

Il Messaggero: Superbonus anche alle seconde case La Cig verrà estesa. Bonus professionisti, aiuti in due rate per 400 mila: previste tranche di 600 e mille euro. Estate 2020, in hotel con la mascherina, su treni e bus in fila indiana: come viaggeremo Di Maio: «Rischio di tensioni sociali, girerò la Ue per aiutare il turismo».

 

La lotta contro Covid-19 ha fermato le morti per influenza

Lun, 05/25/2020 - 18:30

Il numero di casi di influenza, ma anche di altre malattie infettive, è fortemente diminuito rispetto agli anni precedenti.

Stagione influenzale ridotta di 6 settimane

“Le misure di contenimento e separazione fisica per frenare la diffusione del coronavirus hanno apparentemente abbreviato la stagione influenzale nell’emisfero settentrionale del mondo di circa sei settimane“, riferisce Nature.

Di solito, in queste regioni del mondo, l’epidemia raggiunge il picco a febbraio e dura fino alla fine di maggio. Ma secondo i dati di FluNet, un’unità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) dedicata alla sorveglianza di questa malattia, l’epidemia si sarebbe improvvisamente fermata all’inizio di aprile.

Il 2020 minacciava di essere un anno terribile per l’influenza…

Questa cessazione precoce arriva dopo che i casi di influenza registrati a gennaio – prima dell’epidemia di Covid-19 – sembravano indicare che la stagione influenzale “stava per essere la peggiore degli ultimi decenni”, continua Nature.

Studio a Hong Kong: diminuiti i morti per influenza del 63%

Secondo uno studio pubblicato all’inizio di maggio sulla rivista medica BMJ, la stagione influenzale 2019-2020 a Hong Kong è stata del 63% più breve rispetto alle cinque precedenti e il numero di decessi attribuiti a questa malattia è stato analogamente del 62% inferiore.

Crolla anche il numero di casi di morbillo e rosolia

Lo studio mostra che anche altre malattie infettive come il morbillo e la rosolia sono al livello più basso dal 2016. “Ad aprile sono stati identificati solo 36 casi di rosolia in tutto il mondo”, osserva Nature.

Queste malattie colpiscono particolarmente i bambini, è probabile che la chiusura delle scuole abbia avuto un effetto ancora più importante del distanziamento sociale, secondo Pak-leung Ho, un ricercatore dell’Università di Hong Kong che ha partecipato al lavoro.

Per la rivista scientifica: “Il monitoraggio dell’influenza e di altre malattie infettive aiuta a valutare l’efficacia delle misure di sanità pubblica per arginare la pandemia di Covid-19 “.

“Grazie” al covid-19 molti morti in meno per influenza e morbillo

Ogni anno muoiono solo per l’influenza nel mondo, secondo i dati OMS, in media 650.000 persone, per il morbillo nel 2018 sono morte 140.000 persone, soprattutto bambini. Molte di queste morti (quante sarà possibile determinarlo solo tra qualche tempo) non sono avvenute e non avverranno come effetto indiretto del covid-19 e delle misure adottate per proteggersi dal virus.

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Erbe Officinalis: natura da scoprire

Lun, 05/25/2020 - 17:45

Melissa e Menta sono conosciute ma il Lapazio? La Piantaggine? Come usare le erbe officinali e come imparare a conoscerle (spoiler: è questione di esperienza).

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Scoperta una nuova specie di pianta made in Italy

Lun, 05/25/2020 - 16:30

I ricercatori dell’Università di Camerino, in Abruzzo, hanno scoperto una nuova specie di pianta che ha un’identità tutta italiana e cresce solo in alta quota. In particolare, questa pianta erbacea perenne, si trova nel Parco Nazionale della Majella e appartiene alla famiglia delle Poaceae.

La ricerca è stata recentemente pubblicata sulla rivista internazionale Phytokeys; gli studiosi hanno dimostrato che la pianta più vicina alla Poa Magellensis è la Poa ligulata, che fiorisce in Spagna e Marocco ed entrambe hanno alla base delle “foglie strutture argentee (ligule) particolarmente sviluppate, che colorano di riflessi argentei i cuscinetti di foglie tra le rocce.”

L’estate 2020, all’insegna della riscoperta dei piccoli borghi e dell’importanza del turismo lento e sostenibile, sarà l’occasione giusta per esplorare le montagne abruzzesi e imbattersi in questa meraviglia della natura?

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Decreto scuola: la notte ha portato consiglio

Lun, 05/25/2020 - 15:00

Il decreto scuola è stato varato nella notte, pare grazie alla mediazione di Giuseppe Conte.

Gli insegnanti saranno a scuola dall’1 settembre a tempo determinato, secondo le graduatorie d’istituto. Successivamente si farà il test scritto.

Un compromesso insomma, tra le richieste della Ministra Azzolina e quelle di Pd e Leu anche se, a volerla dire tutta, la soluzione è più vicina a quelle di questi ultimi, tanto che la Ministra in serata aveva ventilato l’ipotesi di lasciare l’incarico dopo che Conte aveva dichiarato: «Non possiamo spaccarci sulla scuola».

Alla fine comunque contenti tutti: resta la prova per l’assunzione dei 32mila insegnanti precari ma sarà svolta dopo l’estate e in forma scritta, non per quiz. Niente crocette, dunque. Una soluzione, viene fatto osservare dal governo, «Che permette di combattere il precariato garantendo la meritocrazia».

Pace fatta?

Per poter iniziare in tempo l’anno scolastico comunque i 32mila saranno assunti con un contratto a tempo determinato partendo dalle graduatorie di Istituto.

I dettagli non sono ancora stati resi noti ma si è fumato il calumet della pace, almeno per un po’.

«Abbiamo 78mila insegnanti da assumere nel primo e secondo ciclo fra concorsi ordinari e concorso straordinario. Sono numeri importanti e dobbiamo fare presto», ha dichiarato la Ministra dell’Istruzione anche se la sua richiesta di fare subito il concorso a quiz non è stata accolta.
E non sono state ancora fissate le successive date del bando ordinario per medie e superiori e quelle per la prova per l’infanzia e la primaria.

Insomma, i problemi della scuola durante e dopo la pandemia sono molti, ancora non sono chiare le modalità con cui i nostri ragazzi torneranno tra i banchi, che ruolo avrà la didattica a distanza… e così via.

Aspettiamo fiduciosi certi (?) che a settembre sarà tutto risolto e chiarissimo perché senz’altro gli studenti non sono imbuti.

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Foto di 潜辉 韦 da Pixabay 

Covid-19, al via test sierologici per 150 mila italiani

Lun, 05/25/2020 - 13:00

Centocinquantamila persone residenti in duemila Comuni italiani: sono questi gli individui che verranno coinvolti, in forma gratuita e anonima, nell’indagine epidemiologica che parte oggi su scala nazionale attraverso la somministrazione di test sierologici mirati a capire quante persone in Italia hanno sviluppato gli anticorpi al nuovo Coronavirus SARS-CoV-2, anche in assenza di sintomi, e descriverne la frequenza in relazione ad alcuni fattori come sesso, regione di residenza, attività lavorativa e classe di età.

Indirizzare decisioni politiche

L’indagine, condotta dal ministero della Salute e dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) con la collaborazione della Croce rossa italiana, ha come fine raccogliere dati relativamente alla diffusione del nuovo coronavirus nella popolazione per indirizzare le decisioni politiche a livello nazionale e regionale e per modulare le misure di contenimento del contagio.

Prelievi anche a domicilio

Le persone selezionate saranno contattate al telefono dai centri regionali della Croce rossa italiana per fissare un appuntamento per il prelievo del sangue, che potrà essere eseguito anche a domicilio se il soggetto è fragile o vulnerabile. Il tutto in forma anonima: “La riservatezza dei partecipanti – spiega il ministero della Salute in una nota – sarà mantenuta per tutta la durata dell’indagine. A tutti i soggetti che parteciperanno sarà assegnato un numero d’identificazione anonimo per l’acquisizione dell’esito del test. Il legame di questo numero d’identificazione con i singoli individui sarà gestito dal gruppo di lavoro dell’indagine e sarà divulgato solo agli enti autorizzati“.

Importante partecipare

Gli esiti dell’indagine potranno essere utilizzati anche per altri studi scientifici e per l’analisi comparata con altri Paesi europei. Per ottenere risultati affidabili e utili, scrive il ministero della Salute, è fondamentale che le persone selezionate per il campione aderiscano: “Partecipare non è obbligatorio, ma conoscere la situazione epidemiologica nel nostro Paese serve a ognuno di noi”, precisa il ministero della Salute.

60mila volontari per controllare la movida

Lun, 05/25/2020 - 11:30

Disoccupati, cassaintegrati e coloro che usufruiscono del reddito di cittadinanza saranno reclutati dai Comuni per vigilare che le regole per il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine siano rispettati.

Per essere riconoscibili indosseranno una pettorina. Si tratta di un lavoro volontario che non si sostituirà alle forze dell’ordine ma come spiega l’accordo tra Governo e Comuni: “Contribuiranno a far rispettare le regole”.

Li potremo vedere negli spazi pubblici come parchi, spiagge e piazze, verranno coordinati dalla Protezione Civile e potranno chiamare la polizia qualora lo ritengano necessario.

Il bando sarà pubblicato sul sito della Protezione Civile dopo un lavoro di coordinamento tra il ministro per gli affari Regionali, Francesco Boccia, e il presidente dell’Anci, e sindaco di Bari, Antonio Decaro.

«Non sono ronde e non sono agenti di polizia municipale» spiega Boccia. «Si tratta invece di volontari che metteranno a disposizione dei loro Comuni fino a 16 ore settimanali». Al bando può partecipare chiunque ma i primi a essere scelti saranno coloro che usufruiscono del «Reddito di cittadinanza, chi si trova in cassa integrazione o usufruisce di sussidi: non avranno chiaramente uno stipendio ma ci sarà una copertura assicurativa da parte dell’Inail“. Boccia è sicuro che non sarà difficile trovarli. «Mi aspetto molto più delle 60 mila domande. Anche perché il bando è aperto a tutti, anche ai pensionati».

Troppa gente in giro

La misura si è resa necessaria dopo gli assembramenti sul lungomare di Napoli, o nel centro di Roma e ai navigli a Milano. Il sindaco del capoluogo lombardo Giuseppe Sala, dopo aver «Parlato con i sindaci delle grandi città», ha detto di essere «frustrato per la difficoltà nella gestione degli assembramenti».

A Perugia venerdì sera scorso c’è stata anche una maxi rissa in piazza Danti, stracolma di gente. Il sindaco Romizi ha reagito ordinando la chiusura  dei pubblici esercizi nei giorni di venerdì, sabato, domenica, prefestivi e festivi dalle 21.00 alle 6 in centro storico e alla stazione ferroviaria di Fontivegge.

Più che di assistenti civici nel capoluogo umbro serve un esercito di Robocop.

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Per i banchieri la matematica è una opinione

Lun, 05/25/2020 - 11:00

Ha dichiarato, come riportato da La Stampa, che otto richieste di finanziamenti su dieci sono state accolte dal sistema bancario. Lo ha fatto per rispondere al Presidente del Consiglio Conte che a Montecitorio la settimana scorsa ha dichiarato, appello inaspettato ed incoerente (dopo aver scritto un decreto con i piedi), che le banche possono e devono fare di più.

Forse non ha dato una occhiata al sito del Fondo di Garanzia per le piccole e le medie imprese che quotidianamente riporta il numero (e l’importo) delle domande che il sistema bancario seleziona ed invia al MES per ottenere la prevista garanzia.

Al 20 maggio erano pervenute al Fondo solo 357.690 domande.

Facciamo una semplice equazione 8:357.690=10:X
La soluzione è 447.112.
Se l’algebra si basa ancora sugli stessi concetti da me studiati , secondo Antonio Patuelli, in banca sarebbero andate 447.000 imprese circa per richiedere i finanziamenti previsti dal decreto liquidità.

Se pensiamo che in Italia ci sono circa 4,5 milioni di imprese, vuole dire che solo il 10% delle imprese italiane ha sentito l’esigenza di rivolgersi alle banche per ottenere le agevolazioni.

Delle due l’una. O le nostre imprese, contrariamente a quanto finora rilevato, sono fortemente capitalizzate al punto da non ritenere efficiente indebitarsi.
Oppure c’è bisogno di lezioni di ripetizione di matematica per Patuelli.

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Trentino: “Il ragazzo inseguito dall’orso è un fake”

Lun, 05/25/2020 - 10:30

Sta facendo impazzire la rete ma secondo l’esperto Spartaco Gippoliti, conservazionista e membro della Società Italiana per la Storia della Fauna, si tratta di un video chiaramente costruito ad arte. La storia per come la racconta chi ha postato il video su Facebook è quella di una famiglia che, dopo un pic nic in montagna, vede un orso seguire Alessandro, un ragazzino di 11 anni, appassionato di plantigradi. Un uomo – il compagno della madre – lo riprende mentre il giovane mantiene la calma e si allontana lentamente senza fissare l’animale. Ma le stranezze sembrano davvero tante.

Lo ha attirato con il cibo?

“Il bambino ha un sacchetto in mano, l’orso procede annusando e – sembra – mangiando qualcosa da terra, e la cosa più plausibile è che il giovane abbia nutrito l’orso per farsi seguire, un comportamento che se confermato sarebbe estremamente pericoloso, perché oltre al rischio immediato, va a creare animali confidenti con l’uomo che poi arrivano a scendere fino nei paesi, fino alle finestre delle persone, come successo di recente”.

Un comportamento insolito

“Non si spiegherebbe altrimenti perché l’orso stia seguendo il bambino: per aggredirlo? È evidente da subito che l’orso non ha intenzioni aggressive, ma segue il ragazzo in modo molto tranquillo, attirato da qualcosa”, continua Gippoliti.

Il ruolo dell’uomo

Inoltre quale è la primissima preoccupazione del ragazzo – e dell’uomo che lo riprende – in una situazione di tale pericolo? “Una volta raggiunta la scenografia giusta, ovvero il bambino in primo piano e l’orso alle spalle, la prima cosa che viene in mente è girare un filmato! Come no. Chi di noi, preso alla sprovvista, e magari giustamente terrorizzato per il rischio che corre il giovane, non farebbe altrettanto?” ironizza l’esperto. E in effetti la prima preoccupazione del bambino è chiedere: fai foto? E l’uomo lo rassicura: “Sì, sì, la sto facendo”. “Inoltre – continua Gippoliti – un padre coscienzioso non lascerebbe mai il figlio in una tale condizione di esposizione al rischio. Sarebbe bastato che il padre, filmando, stesse fermo, perché il figlio lo superasse e si trovasse lui, e non il ragazzino, nell’immediata vicinanza dell’animale“. Forse, l’intenzione sconsiderata era di far contento il bambino regalandogli l’incontro che – come lui stesso ha raccontato – da tempo desiderava.

Cosa fare per evitarlo

L’episodio è avvenuto nella zona sopra alla Contra, sopra Malga Prà da Giovo (Sporminore) nelle Dolomiti di Brenta in Trentino. In Trentino, soprattutto nella zona del Brenta, cui sono tra gli 80 e i 90 orsi. Sotto le raccomandazioni del Wwf su come comportarsi quando si dovesse incrociare un orso, ma soprattutto su come evitare che succeda.

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Giostrina per culla bimbi fai da te, ecco come fare!

Lun, 05/25/2020 - 10:00

Siete in cerca di qualche idea per decorare la cameretta dei vostri bimbi? Dal canale YouTube Westwing Italia una bellissima idea, facile, veloce ed economica! Ecco come creare una giostrina per culla con pompon.

“Un concentrato di tenerezza, semplice e originale, per attirare l’attenzione dei più piccoli e creare un ambiente stimolante e armonioso.” Cosa serve:

  • Anello di legno (va bene anche in altro materiale);
  • Colla a caldo (facoltativo):
  • Gomitoli di lana;
  • Pom pom maker (consiglio: i pom pom si possono realizzare anche con l’ausilio di un semplice cartoncino!);
  • Forbici;
  • Ferro da maglia.
Fonte: Westwing Italia

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