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Aggiornato: 1 ora 37 min fa

L’Earth Overshoot Day oggi abbiamo finito le risorse 2019 del Pianeta

Lun, 07/29/2019 - 11:50
Fonte: Asvis Italia

Dalla stampa nazionale:

Cade il 29 luglio l’Earth Overshoot Day 2019, ovvero il giorno in cui saranno esaurite tutte le risorse che il nostro pianeta può generare nell’anno. Una data che si anticipa di anno in anno, a dimostrazione del fatto che il consumo di quello che la Terra offre è sempre più accelerato. Negli ultimi 20 anni, il giorno dell’Overshoot si è spostato infatti di tre mesi in anticipo nel calendario, fino a superare quest’anno anche il record del 2018, quando cadde il 1 agosto. L’evento, che in italiano è letteralmente il “giorno del sovrasfruttamento”, segna il momento dal quale tutti i consumi dell’uomo saranno in eccesso rispetto a quello che gli ecosistemi della Terra possono rigenerare, bruciando in anticipo le risorse per il futuro.

Ad annunciarlo è il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che monitora l’impronta ecologica dell’uomo, ovvero una sorta di contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali, che ha stimato che in media, tutto il mondo consumerà nel 2019 le risorse di 1,75 pianeti. Il velocizzarsi del fenomeno di sovra-sfruttamento è dovuto al fatto che intaccare il capitale naturale del pianeta compromette ulteriormente la sua capacità futura di rigenerazione delle risorse. Continua a leggere (Fonte: “Earth Overshoot Day 2019, il 29 luglio la Terra esaurisce tutte le sue risorse annuali: l’Italia però le ha già finite il 15 maggio”- ILFATTOQUOTIDIANO.IT)

OVERSHOOT DAY 2019, LA FINE DELLE RISORSE NON ERA MAI ARRIVATA COSÌ PRESTO. Le specie animali che, dall’origine della vita sulla Terra ad oggi, hanno popolato il pianeta sono vissute in media quattro milioni di anni. La nostra specie, autoproclamatasi con un po’ di arroganza “uomo sapiente”, esiste da appena 300mila anni, eppure sembra destinata a scomparire ben prima dei quattro milioni di anni “pattuiti”.

In questo lasso di tempo, infinitesimale dal punto di vista evolutivo, siamo infatti riusciti ad alterare profondamente gli equilibri climatici e chimici del pianeta, saturando l’atmosfera di gas velenosi e sfruttando in maniera dissennata le risorse naturali. Proprio il bulimico appetito di risorse sta rendendo la Terra sempre più inospitale per noi e per le altre specie con cui la condividiamo. Quest’anno l’umanità avrà completamente utilizzato il budget di risorse naturali che il nostro pianeta ci ha messo a disposizione per l’intero 2019 il 29 luglio. (…)

Continua a leggere  (Fonte: Overshoot day 2019, la fine delle risorse non era mai arrivata così presto – LIFEGATE.IT di Lorenzo Brenna)

IL TRISTE ANTICIPO DELL’ITALIA – Secondo il Global Footprint Network, l’Italia, che nella classifica dei «Paesi spreconi» si trova al nono posto, ha già passato il suo Overshoot Day per quest’anno. Gli italiani avrebbero infatti consumato tutte le loro risorse già dal 15 maggio e, secondo i calcoli, servirebbero le risorse di 4,7 Paesi altrettanto grandi per soddisfarne gli sprechi. Il motivo? Nell’analisi, in cui viene calcolato il rapporto fra la quantità di risorse naturali pro capite e la quantità di consumi di ogni singola persona, viene fuori che in Italia consumiamo 4,44 ettari globali a fronte di soli 0,90 disponibili. Solo il Giappone consuma di più in rapporto a quello che produce: 7,7 volte. Dopo l’Italia, nella classifica, troviamo Svizzera (4,6), Gran Bretagna (4,0) e Cina (3,8). Considerando i consumi assoluti, sono gli Stati Uniti consumano di più: servirebbero addirittura le risorse di 5 pianeti per soddisfare la richiesta attuale di risorse. Seguono l’Australia (4,1 pianeti) e la Russia (3,2). Continua a leggere (Fonte: Earth Overshoot Day 2019, dal 29 luglio abbiamo finito tutte le risorse annuali della Terra – CORRIERE.IT di Silvia Morosi)

Gli incentivi fanno decollare le vendite di scooter elettrici

Lun, 07/29/2019 - 10:00

La mobilità è sempre più elettrica: nuove sensibilità ecologiche delle persone, ma soprattutto nuove politiche di incentivi, economici e non, favoriscono l’acquisto dei veicoli elettrici.

L’EcoBonus del Decreto Crescita per auto, motorini, scooter. Gli incentivi per l’acquisto elettrico

Le vendite di scooter, motorini e motocicli elettrici stanno avendo successo in Italia grazie all’Ecobonus per i veicoli elettrici che con il Decreto Crescita è stato esteso anche alle due ruote.

Gli incentivi all’acquisto dei veicoli elettrici riguardano tutti i veicoli a due, tre e quattro ruote di categoria L, ovvero motorini e moto di ogni cilindrata (è stato rimosso il limite di 11 kW), tricicli e quadricicli.

È stata anche ampliata la platea dei destinatari dell’incentivo, che si applicherà anche a chi rottama un qualunque veicolo di categoria L Euro 3 – prima era possibile solo per gli Euro 0, 1 e 2 – e sarà valido anche se la categoria acquistata è diversa da quella rottamata. Questi veicoli, inoltre, possono essere rottamati anche da un familiare convivente, purché in possesso del veicolo stesso da almeno 12 mesi.

L’Ecobonus ha avuto subito un impatto positivo sul mercato. Rispetto allo scorso anno, infatti, le vendite di scooter, motorini e motocicli di cilindrata 50 cc hanno fatto fatti registrare un +2,2%, pari a 5.420 veicoli in più, grazie soprattutto ai veicoli elettrici, che hanno più che raddoppiato i volumi totalizzando 871 vendite. Come ha rilevato ANCMA, Associazione di Confindustria che riunisce le aziende italiane costruttrici di veicoli a due e tre ruote.

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Foto di Trinity_eRoller da Pixabay

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 14

Lun, 07/29/2019 - 09:29

Mangiare vegan è davvero più costoso?

Lun, 07/29/2019 - 08:00

Scegliere di seguire una dieta vegana è davvero più costoso rispetto a una onnivora?

Questa domanda è forse la più frequente che si pone chi decide di prediligere una dieta plant based.

Imparare a scegliere – Complice anche chi del veganismo ne ha fatta una moda, le diete senza derivati animali vengono percepite da molti come un capriccio snob.

«Il recente pullulare di micro-galassie veg così “cool” e costose ha avuto spesso l’effetto contrario a quello sperato e, al posto di far avvicinare le persone a una dieta sana e sostenibile, ha finito col far ritenere alla maggior parte di noi che l’alimentazione a base vegetale, di stagione e legata al territorio, non fosse alla portata di tutti – spiega Greenpeace –. Il veganismo, dunque, è stato percepito da molti come una scelta fashion, snob e capricciosa delle classi più fortunate».

Cosa acquistare e cosa no – Sugli scaffali dei supermercati tradizionali compaiono sempre più spesso surrogati di prodotti animali.

Alimenti lavorati e raffinati e dai prezzi – molto spesso – proibitivi.

Eppure, la soluzione migliore è anche la più facile: basterebbe seguire la vera dieta mediterranea, prediligendo ai prodotti lavorati e industriali frutta e verdura di stagione.

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L’inutile businnes dell’igiene intima femminile

Lun, 07/29/2019 - 07:00

Premessa: la vagina è un muscolo tubolare che unisce la cervice all’apertura vaginale, che invece si chiama vulva e rappresenta i genitali esterni.

Secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito su oltre 2 mila donne dalla Jo’s Cervical Cancer Trust, il 35% delle donne si imbarazza per il proprio corpo durante il pap test, il 34% si preoccupa dell’aspetto della proprio vulva e il 38% è in ansia rispetto all’odore che può emanare. Percentuali che possono solo aumentare quando la paura del giudizio si sviluppa nel corso di un rapporto sentimentale. Secondo una indagine riportata sul New York Times, una donna su tre si preoccupa, in generale, che la propria vagina abbia un cattivo odore. Tutte queste paure alimentano un mercato, non inutile ma proprio dannoso, che è l’industria igienica riservata alle donne: lavande vaginali, ovvero miscele di acqua e detergenti da spruzzare all’interno della cavità vaginale; ma anche assorbenti profumati; o anche detergenti intimi spesso molto aggressivi.

Come ci spiega la pubblicità, le donne avrebbero bisogno di un detergente intimo dedicato – che abbia sì un ph specifico, certo, ma anche magari che sia antibatterico e deodorante – mentre gli uomini no. Da qualche anno anche le bambine – ma i bambini no – hanno detergenti intimi pensati per loro. Tutto gioca (alla fine è la mamma che compra) sulla nostra abitudine a sentirci inadeguate, e anche un po’ sporche, quando parliamo di parti intime.

Eppure la scienza ha stabilito da tempo che un detergente antibatterico può creare resistenze pericolose e comunque non lava meglio di uno non-antibatterico (e vale anche per le pulizie della casa), che le profumazioni dei prodotti per l’igiene in generale possono danneggiarci (e invece vengono proposti, e con buon successo, addirittura assorbenti profumati), e che il talco, messo lì, non è benefico (ma collegato al tumore alla cervice) per la nostra vulva, mentre le lavande vaginali sono il prodotto di una distorsione (indotta) della nostra psiche. Sarebbe un po’ come pensare di dare una lavata al pancreas o al retto.

Un recente studio statunitense ha dimostrato che il rischio di sviluppare un cancro alle ovaie quasi raddoppia nelle donne che hanno l’abitudine di usare lavande vaginali, e sono milioni di donne nel mondo (un quarto delle donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni usa lavande vaginali negli Usa, secondo una stima dell’HHS). Studi precedenti avevano già collegato l’uso di lavande o l’uso di dispositivi per il lavaggio vaginale all’infezione da lieviti, a malattie infiammatorie e a gravidanze ectopiche.

I ricercatori hanno anche trovato associazioni tra le lavande e il cancro alla cervice, riduzione della fertilità, maggior rischio di contrarre HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili.

Insomma, paghiamo per consumare prodotti che danneggiano la nostra salute, proprio come sprechiamo tempo per renderci sempre migliori di quello che siamo, ma solo limitatamente all’aspetto fisico: ci depiliamo, ci levighiamo, ci sottoponiamo a trattamenti di bellezza di ogni tipo, e infine ci trucchiamo, ma solo dopo aver scelto il colore di scarpe giusto da abbinare al vestito. Spesso andiamo anche oltre, nel “curare” la nostra inadeguatezza, e lo scorso anno 22 donne con tumore alle ovaie sono state rimborsate da Johnson e Johnson perché un giudice ha stabilito, sulla base di studi come questo, che la causa della loro malattia risaliva al talco usato per profumarsi le parti intime.  Sei di queste donne   sono già morte.

In tutto sono ad oggi oltre 13.000 le donne che hanno citato in giudizio Johnson & Johnson per tumori associabili ai suoi prodotti. Eppure il talco continua ad essere commercializzato, solo o all’interno di altri prodotti, esattamente come le lavande vaginali e molti altri prodotti “igienici” potenzialmente dannosi.

Photo by Gesina Kunkel on Unsplash

Previsione traffico estate 2019: ecco le giornate più critiche

Dom, 07/28/2019 - 21:00

Viabilità Italia, il Centro di coordinamento nazionale della viabilità istituito presso il Ministero dell’Interno, ha disposto un piano, in vista degli spostamenti verso le località turistiche.

Le giornate altamente critiche, cosiddette da “bollino nero” sono sabato 3 e 10 agosto, mentre quelle da “bollino rosso” riguardano l’ultimo fine settimana di luglio, il primo del mese di agosto, il 18 e il 25 agosto e i primi due week end di settembre.

La Polizia di Stato raccomanda a tutti gli automobilisti di intraprendere il viaggio con un veicolo efficiente e completo nelle dotazioni di sicurezza, in condizioni fisiche ottimali e ben informati sulle condizioni delle strade, del traffico e del meteo.“

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Gli alberi “mangia plastica” che ripuliscono l’ambiente

Dom, 07/28/2019 - 15:00

Una ricerca italiana ha mostrato le proprietà degli alberi “mangia plastica”. Un’importante scoperta contro l’inquinamento di un materiale nocivo per l’ambiente.

pioppi sono in grado attraverso le loro radici di assorbire alcuni inquinantipropri della plastica, gli ftalati, ripulendo così l’ambiente. Lo ha dimostrato una ricerca dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, guidata da Francesca Vannucchi e pubblicata sulla rivista scientifica “Environmental Science and Pollution Research”.

La specie di pioppi dotata di questa caratteristica è la Populus Alba Villafranca, un pioppo bianco di sesso femminile, con foglie dalla forma ovale o tondeggiante, che cresce in pianura e lungo i litorali, grazie alla sua resistenza alla salsedine. Questi pioppi riescono ad assorbire gli ftalati e distruggerli all’interno dei tessuti vegetali, confermando la loro grande tolleranza alle sostanze inquinanti.

Gli ftalati sono sostanze micro-inquinanti molto dannose per gli ecosistemi e per la salute umana. Sono composti chimici utilizzati nell’industria delle materie plastiche come agenti plastificanti, soprattutto nel Pvc, per migliorarne flessibilità e modellabilità. Vengono utilizzati anche in molti prodotti di uso comune, come smalti per le unghie, profumi, vernici e pesticidi.

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 13

Dom, 07/28/2019 - 09:29

Mozziconi di sigaretta: quanto danneggiano l’ambiente?

Dom, 07/28/2019 - 09:00

I filtri dei mozziconi di sigaretta rappresentano un serissimo pericolo per l’ambiente, perché riducono in maniera significativa la capacità delle piante di riprodursi e crescere. È quanto si legge in una ricerca condotta presso l’inglese Anglia Ruskin University e recentemente pubblicata su Ecotoxicology and Environmental Safety.

I filtri dei mozziconi di sigarette – Il lavoro degli accademici è partito da due considerazioni. La prima è che di solito i filtri delle sigarette sono fatti in fibra di acetato di cellulosa, un tipo di bioplastica che può impiegare decenni per decomporsi e che dunque ha di per sé un potenziale di rischio per l’ambiente: l’indagine della ARU ha appunto tentato di stabilire con esattezza quanto fosse grande.

La seconda premessa della ricerca è che stiamo parlando di una quantità enorme di mozziconi: si calcola che ogni anno ne vengano gettati a terra qualcosa come4,5 miliardi. In alcuni prati della cittadina di Cambridge, utilizzati per i test, sono state trovate concentrazioni pari a 128 filtri per metro quadrato.

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Gli strani casi dell’animo umano: “Altro che immigrazione, il nemico si annida in casa”

Dom, 07/28/2019 - 07:00

Tempo di crisi, Signora mia. Di crisi e di rabbia. I giornali iniziano ogni articolo con l’espressione “tempo di crisi”, mentre la politica ci aizza gli uni contro gli altri.

Le dinamiche di gruppo si estremizzano: affamati di ragioni e di vendetta, cerchiamo un nemico e lo troviamo nell’altro.

Ingenui! In questa guerra fratricida, dimentichiamo un elemento fondamentale.
Nulla è più pericoloso dell’inanimato, che, apparentemente immobile e privo di intenzioni, nasconde insidie, cela pericoli.

Non è un caso che il maggior numero di incidenti si verifichi tra le mura domestiche. Eppure la vittima si colpevolizza. “Sono stato io”, “avrei dovuto fare attenzione”, “ è solo un oggetto”. 

E no, cari miei, troppo comodo!

È il momento di direzionare la nostra rabbia non uomo contro uomo: ma verso l’inanimato.

Guardate lei, ad esempio: lì, in silenzio. “Mi si nota di più se non vengo, o se vengo e me ne sto in un angolo?” Lei, maledetta trappola: la scarpiera! 

  • La scarpiera si annida negli anfratti; si cela, infida, dietro le porte, pronta a saltarti addosso.
  • Ricettacolo di microbi. In un mondo in cui il privato viene sbattuto sotto gli occhi di tutti, in piazze più o meno virtuali, la scarpiera opera al contrario: porta in casa il peggio del fuori.
  • Invade i luoghi più intimi e segreti: il bagno, la stanza da letto! Non ti puoi difendere: lei è lì, ti osserva. Sottile, minuta, taciturna. Presto indispensabile.
  • Una volta che ti è entrata in casa, è come una droga: “come facevo prima?”, “dove sei stata tutto questo tempo???”.
  • La scarpiera libera spazio dentro l’armadio. Spazio che sarà necessariamente riempito da altri oggetti, vestiti. O altre scarpe! Se ci stavano prima, che male c’è a mettercene un paio? Solo uno, uno solo… posso smettere quando voglio. E allora di nuovo scarpe, scarpe che chiamano scarpiere; e di scarpiera in scarpiera la casa si popola, si riempie.
  • Due mesi prima avevi scelto un arredamento essenziale. Ti eri addormentato nella tua casa-copertina di “Feng shui magazine”, avevi vinto il premio “piccola fiammiferaia”… e tempo 60 giorni ti sembrerà di svegliarti nel Paradiso della ciabatta. Scarpiere in ogni dove, di ogni materiale: formica, laminato, a specchio. E scarpiere a specchio che si specchiano in scarpiere a specchio: un film di Dario Argento.
  • La scarpiera è brutta, diciamocelo. Eppure ce n’è una in ogni mobilificio. Dall’Ikea a Cattelan, tutti hanno concepito la loro personalissima scarpiera. È come se ogni autosalone ospitasse la sua Duna, come se la Ferrari avesse previsto un suo modello di Duna Rampante.
  • La scarpiera è discriminatoria: non vi trovano spazio stivali e scarpe dal 41 in su. 

Eccola, la metafora perfetta. Per una società che ci massifica, ci vuole “altezza media”, ci pretende banali: senza picchi (maledetta lei!).

BIBLIOGRAFIA: 

“La scarpiera e il crollo del Capitalismo” (K.Marx)

“Cattiva Maestra dai tacchi a spillo” (K.Popper – A.Signorini)

“La scarpiera a una dimensione” (H.Marcuse)

 “La scarpiera nel Libro dell’Apocalisse” (J.Ratzinger)

“Scusa se ti chiamo De Fonseca” (F.Moccia)

Immagine: Foto di Pexels da Pixabay

Prodotti non testati su animali: ecco la lista

Sab, 07/27/2019 - 21:00

Oltre ai medicinali, anche molti prodotti per la cura della casa e per l’igiene della persona vengono testati sugli animali. Ma non tutti, molti rispettano le indicazioni etiche e noi consumatori possiamo scegliere!

Cosa dice la normativa

Dal marzo 2013 i test di cosmetici su animali e la vendita di prodotti cosmetici e per l’igiene personale testati su animali sono vietati in Europa. Questo divieto, però, non include tutti i prodotti per la pulizia della casa e molti altri di uso quotidiano.

Alcuni marchi, inoltre, hanno dovuto adeguare parte della loro produzione per il mercato europeo, ma continuano a finanziare test su animali in altri Paesi del mondo, oppure possono essere coinvolti nella sperimentazione animale in altri settori.

Le etichette possono essere ingannevoli

Comprendere le diciture è il primo passo per compiere scelte consapevoli.

Quando leggiamo “Prodotto finito non testato su animali”significa, però, che gli ingredienti con cui è composto il prodotto possono essere stati testati su animali.

“Prodotto non testato su animali”, invece, non dà nessuna informazione specifica, il prodotto è l’insieme dei vari componenti che, se di nuova formulazione, sono stati testati.

“Testato clinicamente” significa che il prodotto è stato testato su volontari umani, ma potrebbe essere stato testato anche sugli animali o potrebbero esserlo stati gli ingredienti che lo compongono.

“Testato dermatologicamente” significa che il prodotto (o gli ingredienti) è stato testato sulla pelle, ma non specifica se di uomini o di animali.

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Il clima pazzo dimezza la produzione di miele

Sab, 07/27/2019 - 15:00

Acacia e agrumi sono diminuiti del 41% a causa del meteo anomalo dei primi mesi del 2019: e i ricavi per gli apicoltori hanno subito un taglio di 73 milioni di euro.

La produzione di miele ha risentito del clima pazzo dei primi mesi del 2019. In particolare, acacia e agrumi sono diminuite del 41% rispetto alle attese, portando a un taglio dei ricavi di 73 milioni di euro per gli apicoltori di tutta Italia. Lo rivela Ismea sottolinenado come, allo stesso tempo, le importazioni siano volate totalizzando, secondo la Coldiretti, 82 milioni di chili tra gennaio ed aprile.

Un settore già in difficoltà – L’andamento climatico anomalo ha messo definitivamente in ginocchio un settore già alle prese con problemi sanitari e minacciato dalla forte concorrenza del prodotto di provenienza estera. Le perdite produttive per il miele d’acacia, stimate intorno ai 55 milioni di euro, hanno penalizzato soprattutto le regioni del Nord (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia). 

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Punto G, muscoletti vaginali e piacere femminile

Sab, 07/27/2019 - 12:00

Sono passati 40 anni da quando l’associazione dei sessuologi Usa ha certificato l’esistenza del punto G scatenando polemiche che ancora non si sono sopite.

Ma ormai le evidenze scientifiche sono indiscutibili.

Negli anni ‘90 il Professor Jannini ha fotografato i tessuti cavernosi dimostrando che c’è e lotta insieme a noi. Questi tessuti sono detti cavernosi perché si gonfiano con l’eccitazione grazie a un aumento dell’afflusso di sangue.

Le ricerche di Jannini hanno però chiarito una questione essenziale: il Punto G non è un punto ma un’area particolarmente sensibile. Si tratta sostanzialmente di terminazioni nervose molto sensibili che potremmo descrivere, per semplificare, come la radice della clitoride (o del clitoride se preferite).

Questa zona del piacere è situata a circa 3 centimetri di profondità sulla parete della vagina anteriore, cioè dietro l’osso pubico. Accarezzare quest’area non è sufficiente, è necessario premere (senza esagerare che è delicata) verso l’osso pubico. Al tatto il centro di quest’area si presenta come una lieve depressione.

Continuare a negare l’esistenza di questa zona del piacere è ormai assurdo perché milioni di donne ne fanno esperienza continuamente. Ma allora perché tante discussioni?

Perché alcune donne, eminenti sessuologhe oltretutto, continuano a sostenere che si tratti di un’illusione?

L’arcano è molto semplice.

La sensibilità di questa zona è connessa con la mobilità muscolare genitale.

Come tutte le parti del corpo anche l’organo femminile è dotato di muscoli (pubococcigei, altrimenti indicati con il termine pavimento pelvico; l’insieme dei muscoli che avvolgono l’area genitale si chiama Perineo).

I muscoli pubococcigei sono quelli che utilizziamo tutti, anche i maschi, quando facendo pipì blocchiamo il flusso delle urine (proprio come stai facendo in questo momento!). Si tratta di contrarre per alcuni secondi, senza sforzarsi troppo, il pavimento pelvico e quindi ascoltare il progressivo rilassamento. 3 secondi di contrazione, 9 secondi di rilassamento. È un esercizio base che puoi fare ovunque, non se ne accorge nessuno (fa bene anche ai maschi).

Condizionamenti culturali secolari hanno fatto sì che molte donne abbiano sviluppato una specie di negazione della loro fisicità genitale e quindi muovano pochissimo questi muscoli. Questo fatto determina gravi danni che rendono poco efficiente il controllo della minzione femminile: in Italia il 50% delle donne soffre di incontinenza delle urine dopo la menopausa.

Questo disturbo a partire dagli anni ‘30 si cura con la ginnastica come dimostrò il dottor Kegel. Questa ginnastica è molto più efficace dell’intervento chirurgico che oltretutto dà risultati spesso provvisori.

Inoltre è utile anche per prevenire il prolasso vaginale.

Ma Kegel scoprì anche che le sue pazienti che soffrivano di frigidità, sovente riuscivano a raggiungere per la prima volta il culmine del piacere dopo essersi dedicate per qualche tempo a questa ginnastica.

Il nesso è semplice: se non muovo i muscoli di una parte del corpo la sensibilità diminuisce e la sollecitazione può addirittura diventare fastidiosa invece che piacevole.

Con questo discorso non voglio certo affermare che solo scoprendo il piacere dell’Area G, una donna possa avere una vita sessuale soddisfacente. Ogni persona è diversa e il piacere ha molteplici forme; ci sono donne che hanno l’orgasmo prevalentemente clitorideo, altre che hanno maggiore sensibilità in altre aree della vagina. In questi anni molto si è parlato di altre zone orgasmiche… Dal punto di vista scientifico pare che queste diverse sensibilità dipendano sia dai terminali nervosi che si diramano nell’organo femminile sia da particolari sensibilità psicologiche. La sessualità è in realtà una questione nella quale l’emotività e i meccanismi psicologici sono ben più importanti delle questioni fisiologiche. Ma sicuramente conoscere di più il proprio corpo fa bene all’amore anche se poi una donna può scoprire che per lei la zona G è meno importante che per altre donne.

Per concludere accenno a due questioni connesse.

È importante sapere che risvegliando la muscolatura intima la donna potrebbe anche recuperare la capacità di emettere durante l’orgasmo un liquido simile a quello maschile. Se succede non spaventarti, è normale anche se poche donne occidentali lo sperimentano. Anche in questo caso è una questione che riguarda millenni di condizionamenti culturali. Presso molti popoli maggiormente matriarcali, che vivono una sessualità più libera, questa reazione è invece molto diffusa tanto che presso alcuni gruppi etnici la donna viene considerata adulta non quando ha le prime mestruazioni ma quando sperimenta l’eiaculazione. Il Professor Jannini ha fotografato quella che potremmo definire una prostata femminile che in alcune donne è sviluppata mentre in altre è praticamente assente. Quindi se non eiaculi non preoccuparti, ma se eiaculi stai attenta a non incappare in un sessuologo medioevale. Fino a pochi anni fa alcuni sessuologi scambiavano questa reazione fisiologica per incontinenza e procedevano col bisturi. Ma di questo tema parleremo diffusamente in un prossimo articolo.

Infine per chi dubita del nesso tra la mancanza di tonicità del muscolo pubococcigeo e l’incontinenza ricordo che mentre in Italia questo malanno è tanto diffuso che la pubblicità dei pannolini per donne imperversa in tv, in Francia e Paesi scandinavi l’incidenza di questo disturbo è solo del 18%, una differenza enorme dovuta allo sforzo delle strutture sanitarie nella diffusione della ginnastica del pavimento pelvico.

ATTENZIONE: fare ginnastica fa bene ma NON fa bene bloccare il flusso delle urine!

Per saperne di più sessosublime.it
Il video del Centro Medico Sant’agostino
Esercizi per il pavimento pelvico

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 12

Sab, 07/27/2019 - 09:29

Economia italiana sempre più circolare

Sab, 07/27/2019 - 09:00

Sei milioni di tonnellate di rifiuti all’anno. È la quantità di spazzatura che l’Italia ha fatto arrivare dall’estero nel 2017. Il doppio di quella esportata (circa 3 milioni di tonnellate). Così il Rapporto annuale 2019 Rifiuti Speciali dell’Ispra (il centro studi del Ministero dell’Ambiente). Dati che, in realtà, delineano una situazione in cui l’economia circolare italiana è molto avanzata. La quantità maggiore di rifiuti, infatti, arriva dalla Germania: quasi 2 milioni di tonnellate (dei quali il 96% rifiuti metallici). E i rifiuti di metallo importati sono destinati al riciclo.

E ora i progetti – italiani o degli altri Paesi Ue – ritenuti idonei, potranno beneficiare di prestiti, equity investment o garanzie grazie all’accordo da 10 miliardi di euro stretto da Cassa depositi e prestiti, la Bei e gli altri quattro istituti nazionali di promozione più grandi d’Europa, insieme per supportare la transizione verso un un modello economico sostenibile e circolare in Europa. L’accordo green firmato con la Banca europea per gli investimenti copre il quinquennio 2019-2023 coinvolge oltre a Cdp, Bgk (Polonia), Cdc (Francia), Ico (Spagna) e Kfw (Germania).

L’iniziativa permetterà anche di sviluppate strutture di finanziamento innovative per strutture pubbliche e private, comuni e aziende di diverse dimensioni.

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In futuro verremo operati dai robot?

Sab, 07/27/2019 - 08:42

Parliamo di biorobotica nella cura e nella diagnosi medica. Nelle sale operatorie è difficile non vedere robot oggi, ci spiega la Professoressa Maria Chiara Carrozza, che ringraziamo tantissimo per questa lunga intervista che ci ha concesso.

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EcoFuturo 2019: intervento dell’europarlamentare Elly Schlein

Sab, 07/27/2019 - 07:15

Classe 1985, italo-americana, laureata in Giurisprudenza a Bologna ma aspirante regista da sempre. È stata attiva nelle associazioni universitarie, in particolare sui temi dell’immigrazione e del carcere con Progrè, poi come volontaria durante le campagne di Obama a Chicago.
Si candida alle europee 2014 dove viene eletta nel Nord-Est con oltre 53mila preferenze grazie ad una campagna elettorale partecipata, collettiva, fatta strada per strada e in mezzo alla gente. Nel maggio del 2015 ha deciso di abbandonare le file del Partito Democratico, per fondare insieme a Pippo Civati, Possibile. Al Parlamento europeo, nel gruppo S&D, si occupa prevalentemente di immigrazione, di lotta all’evasione ed elusione fiscale delle multinazionali, di lotta alla corruzione e alle mafie a livello europeo. A livello ambientale si batte per un Europa sostenibile, che ripensi al suo modello di sviluppo economico e di consumo, preservando il patrimonio naturale e incentivandone il rispetto, sapendolo valorizzare con intelligenza.

Efficienza (energetica) low cost

Sab, 07/27/2019 - 07:00

Tutto bene, ma c’è un ostacolo. Ostacolo che in realtà è un paradosso. Ossia il fatto che per risparmiare bisogna spendere: in altre parole è necessario avere soldi subito, per recuperarli domani.

È, questo, uno dei più grandi ostacoli all’efficientamento energetico da parte delle famiglie.

Già, perché se da un lato c’è l’incentivazione dell’Ecobonus che consente di recuperare in dieci anni il 50% o oltre della somma investita, dall’altro lato anche l’ultimo Governo non ha voluto attivare l’Ecoprestito, meccanismo messo a punto dall’Enea nel 2012 e sulla cui validità si era espressa lo scorso anno con un voto unanime la 10ª Commissione permanente Industria Commercio e Turismo, del Senato, il cui presidente è il senatore pentastellato Gianni Girotto. E non sarebbe stato nemmeno un sistema che avrebbe incrementato il deficit, visto si sarebbe trattato di un prestito fatto da Cassa Depositi e Prestiti pagato attraverso le bollette. Ma per il 2019 è andata così e visto che senza l’incentivazione fiscale del 50% la sostituzione degli infissi di casa nostra con quelli più efficienti raggiunge il punto di pareggio dopo quindici anni – sette con l’incentivazione fiscale – vediamo quali sono quegli interventi che a basso costo possono farci risparmiare energia e soldi.

La prima cosa da fare è andare in giro per casa durante una giornata ventosa con una candela. Grazie a questo sistema che al Castello Sforzesco di Milano era utilizzato come allarme, visto che una corrente d’aria faceva tremare la luce della candela, diventa possibile identificare gli spifferi d’aria fredda provenienti da infissi e porte che possono essere “bonificati” con pochi euro di guarnizioni di gomma acquistabili in qualsiasi ferramenta. Un intervento piccolo? No. Questa bonifica vi può far risparmiare il 10% d’energia.

Come seconda cosa, se disponete di termosifoni a ridosso delle pareti esterne, potete mettere del materiale isolante e riflettente dietro al calorifero per non scaldare la parete esterna e disperdere calore. Si tratta di una dispersione di energia termica importante. Quando si fotografano gli edifici con una termo-camera a infrarossi dall’esterno spesso si vedono delle macchie rosse – il massimo di raggi infrarossi, cioè energia termica – che hanno esattamente la forma del termosifone identificabile attraverso le pareti. E anche questo è un intervento “fai da te”.

Come terza cosa si può modulare il riscaldamento in ogni ambiente attraverso l’installazione di una valvola termostatica sul termosifone anche se si ha il riscaldamento con la classica caldaia autonoma. Ciò consente di avere sempre la giusta temperatura a seconda delle proprie esigenze. Facciamo qualche esempio: è inutile riscaldare più di tanto gli ambienti quando non sono utilizzati, così come si può limitare il riscaldamento delle stanze esposte a sud quando vi entra il sole e diventa possibile avere una temperatura inferiore durante la notte. Tenete conto che ogni due gradi in meno si risparmia circa un 20% d’energia.

Quarto: arriva l’efficienza energetica “bio”. No, non si tratta di una nuova ricetta agroalimentare ma di utilizzare le piante e il loro ciclo vitale per l’efficienza energetica. Se disponete di un giardino con stanze esposte a sud metteteci piante che non siano sempreverdi a crescita rapida. Nel giro di pochi anni avrete dei formidabili alleati per il risparmio energetico. D’estate il fogliame farà da schermo naturale ai raggi del sole ,abbassando la temperatura tra i 2 e i 4 gradi centigradi e consentendovi una ventilazione naturale efficace, visto che potrete godere dell’ombra a tapparelle aperte, mentre d’inverno l’assenza delle foglie consentirà al Sole di riscaldare le stanze. Semplice, naturale, efficiente e con poca manutenzione. E se invece vivete in un condominio? La soluzione per terrazzi e balconi è quella di un pergolato che, se viene dotato di un sistema d’irrigazione automatico goccia a goccia, ha una scarsa manutenzione.

Quinto: il cappotto invisibile. Se vivete in un condominio a bassa classe energetica costruito dopo gli anni Sessanta è probabile che le tamponature esterne siano state realizzate con una camera d’aria in mezzo. Se è così siete pronti per effettuare uno degli interventi più efficaci e sconosciuti per l’isolamento termico delle abitazioni: l’insufflaggio. È rapido, semplice e poco costoso. E non necessita di autorizzazioni da parte del condominio perché riguarda solo le pareti del nostro appartamento. In pratica l’impresa specializzata fa un foro da cinque centimetri nella parete e soffia materiale isolante nell’intercapedine, per poi chiudere il foro. Una casa di 100 metri viene trattata con una cifra intorno ai 2.000 euro e l’intervento è detraibile almeno per il 50%, la posa in opera non necessita dell’abbandono dell’abitazione da parte degli abitanti e il tutto si svolge in un paio di giorni. Cosa importante, la scelta del materiale: scegliete materiale proveniente dal riciclo e non da fonti fossili, come la fibra di cellulosa inertizzata derivata dagli scarti della lavorazione della carta, per esempio; aiuterete così l’economia circolare dando nuova vita a ciò che prima era considerato un rifiuto, diminuendo ancora di più le vostre emissioni di gas climalteranti.

Sesto: attenzione alle attese degli elettrodomestici. Gli stand by. Diffidate delle lucine accese, delle accensioni da telecomando e cose simili. Questa è una comodità che si paga. Presi uno per uno gli stand by sembrano consumare poco ma in realtà, considerando il fatto che sono attaccati tutto l’anno, se si sommano tra di loro la spesa diventa importante. Il consumo di 1 W/h per esempio ci fa consumare in un anno 8,6 kW/h che tradotto in cifre diventano 1,8 euro. Se i dispositivi diventano 10 ecco che gli euro salgono a 18. Meglio mettere ciabatte e interruttori meccanici. E facciamo attenzione al climatizzatore. Anche lui ha uno stand by che per nove mesi l’anno è inutile e che può arrivare a 20 W/h. In questo caso un interruttore meccanico è obbligatorio.

Queste sono alcune delle piccole cose che si possono fare con l’efficienza low cost. Ma non bisogna scordarsi che alla base di tutto ciò c’è il nostro comportamento. Diversi studi sull’efficienza energetica comportamentale dimostrano che c’è un risparmio energetico tra il 5 e il 10% solo modificando, di poco, i propri comportamenti, e per fare ciò non servono tecnologie innovative, ma basta un poco di applicazione pratica.

Le città ‘isole di calore’, troppo asfalto e pochi alberi

Ven, 07/26/2019 - 21:00

Pochi alberi, molto asfalto e smog: nelle aree urbane l’emergenza caldo si somma all’inquinamento, rendendo le città vere e proprie “isole di calore“. A puntare l’attenzione sul problema è il Ministero della Salute, che ha pubblicato il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, la cui principale novità consiste in una sezione specifica sugli effetti dell’inquinamento.

Nel Sud Europa, spiegano le nuove Linee di Indirizzo per la Prevenzione, “i cambiamenti climatici stanno causando un aumento degli eventi meteorologici estremi come ondate di calore, piogge intense e allagamenti costieri, una diffusione di nuove specie di vettori di malattia“, oltre a peggior qualità dell’aria e incendi. In particolare, nel contesto internazionale, il nostro Paese “registra gli effetti più elevati del caldo sulla mortalità giornaliera”. Tutto questo si aggrava in città, complice l’asfalto, lo smog, i condizionatori giorno e notte, ma anche la scarsa presenza di alberi. 

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Roma, la prima scuola plastic free della Capitale

Ven, 07/26/2019 - 16:00

Plastica addio, a Roma la scuola di Via del Baccano ha siglato un “accordo” con Marevivo e questo istituto è diventato il primo senza plastica della capitale!

Scuola Plastic Free: a Roma gli studenti dicono addio alla plastica

L’importanza di eliminare la plastica dalla nostra vita per salvaguardare il nostro pianeta è ormai cosa nota. Da quando Greta Thunberg, con la sua giovane età e il suo spirito coraggioso ha riacceso i riflettori sul problema dell’inquinamento nel mondo, sono sempre di più le persone e le realtà che stanno facendo il possibile per eliminare la plastica, soprattutto quella monouso dalla vita di tutti i giorni. Così anche nel mondo della scuola si cerca di camminare in questa direzione e a Roma è arrivata la prima scuola totalmente plastic free della Capitale. 

Marevivo, basta plastica nelle scuole: la firma con l’istituto di via del Baccano

Ovunque sentiamo parlare dell’importanza di smettere di usare la plastica o almeno di riciclarla. Jovanotti nei concerti cerca di spingere non solo al riciclaggio, ma anche a uno stile di vita plastic free, stessa cosa fa anche Sky in ogni suo programma sponsorizzando l’importanza di non inquinare perché i nostri mari e oceani sono sempre di più invasi da plastica. Continua a leggere su SCUOLAZOO.COM

Foto immagine MAREVIVO