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Magazine Online di Ecologia, Benessere e Solidarietà
Aggiornato: 1 ora 24 min fa

Come combattere lo stress senza stressarsi (Infografica)

Sab, 05/22/2021 - 17:00

Sei troppo stanco? Al lavoro sei sempre sotto pressione? In famiglia non hai un minuto per te?
Aspetta, prima di assumere medicine prova a mettere in pratica qualche consiglio di questi.

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

Sorbetto al limone fatto in casa

Sab, 05/22/2021 - 15:00

Come preparare un gustoso sorbetto al limone fatto in casa? Dal canale YouTube di Andreaky una ricetta da provare! Cosa serve:

  • 500 ml. acqua
  • 200 gr. zucchero
  • 180 ml. succo di limone
  • 1 scorza di limone

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I cani sono in grado di rilevare la presenza di covid-19 con una precisione del 97%

Sab, 05/22/2021 - 10:00

I cani sono più bravi a rilevare il Covid-19 negli esseri umani rispetto a molti test di flusso laterale veloce (LFT), secondo uno studio francese che potrebbe vedere i cani più ampiamente utilizzati per lo screening di virus di massa in luoghi affollati, compresi gli aeroporti.

Lo studio, condotto a marzo e aprile dalla scuola veterinaria nazionale francese e dall’unità di ricerca clinica dell’ospedale Necker-Cochin di Parigi, ha dimostrato che i cani erano in grado di rilevare la presenza del virus con una precisione del 97%.

Lo studio ha rilevato che i cani erano precisi al 91% anche nell’identificare i campioni negativi. Una recente revisione di 64 studi ha rilevato che gli LFT identificano correttamente in media il 72% delle persone infettate dal virus che presentano sintomi e il 58% degli asintomatici.

Questi risultati sono una conferma scientifica della capacità dei cani di rilevare la firma olfattiva del Covid-19“, ha detto il consiglio dell’ospedale di Parigi, aggiungendo che lo è stato il primo di questo genere.

Si tratta di risultati eccellenti, paragonabili a quelli di un test PCR“, ha detto ad Agence-France Presse il prof. Jean-Marc Tréluyer. Tréluyer ha dichiarato che i cani non sostituiranno i test della reazione a catena della polimerasi (PCR), che sono significativamente più affidabili dei test LFT.

Ma, ha detto, “potrebbero aiutare a identificare quelle persone che dovrebbero sottoporsi a un test virale completo e – poiché la risposta dei cani è così rapida – facilitare i test di massa” in luoghi come aeroporti, stazioni ferroviarie e luoghi di concerti.

Nello studio francese, i ricercatori hanno raccolto campioni – tamponi di cotone pressati per due minuti sotto le ascelle dei partecipanti – da 335 persone di età compresa tra i sei e i 76 anni che si sono presentate per un test PCR presso i centri di analisi di Parigi.

I tamponi sono stati poi sigillati in barattoli e dati ad almeno due dei nove cani utilizzati nel processo – nessuno dei quali è entrato in contatto con i volontari – per essere annusati. Gli addestratori dei cani non sapevano in anticipo quali campioni fossero positivi.

I cani hanno rilevato il 97% delle 109 persone il cui test PCR si è successivamente rivelato positivo e il 91% di quelli il cui test PCR è risultato negativo.

Fonte: The Guardian

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Prostatite solidale

Sab, 05/22/2021 - 08:00

Hanno proposto l’acquisto di pastiglie galleggianti da buttare nel wc prima di iniziare a fare pipì.

Poi con il getto dell’urina bisogna cercare di colpire la pallina galleggiante che a contatto con l’acido urico diventa effervescente. Vinci se riesci a scioglierla completamente. Ho ordinato via web una confezione di queste palline prostatiche e sono veramente divertenti. Peccato che costino un botto.

Lo scopo dei medici inglesi non è in effetti quello di convincere milioni di maschi a svenarsi economicamente per rifornirsi di palline. L’idea era di lanciare un messaggio curioso e virale per far circolare l’idea di fondo che è rivoluzionaria.

Esiste una stretta relazione tra i disturbi alla prostata e quel che pensi mentre fai pipì: se stai mirando a qualche cosa mentre urini ci metti l’intenzione, quindi mobiliti la parte del cervello che controlla la minzione e impegni i muscoli della vescica per rendere più potente il getto e quindi alleni questi muscoli, li tonifichi, migliorando così la circolazione del sangue… Si tratta di una serie di azioni muscolari e mentali che cambiano “l’intenzione urinaria” il che riduce l’ipertrofia prostatica e il numero di volte che ti devi alzare di notte per fare pipì.

Non si tratta di ottenere la piena guarigione, certo, ma si ottiene un sensibile miglioramento.

Quindi cari maschi dateci dentro, si possono usare palline di carta igienica, mozziconi di sigarette, all’aperto si può allenarsi a pisciare più lontano (mai controvento!) oppure colpire un filo d’acqua che sgorga da un impianto dall’irrigazione. Qualunque bersaglio va bene.

Che la forza pisciante sia con te!

Condividi con noi le tue esperienze nella cura della prostatite postando il tuo racconto nello spazio dei commenti a questo articolo.

PS
Vedi i link qui sotto dove trovi esercizi utili anche per la prostatite
Emorroidi Solidali (respirazione corretta e rilassamento di lingua e labbra)
Cistite solidale (respirazione corretta e rilassamento mandibolare)
Muscoletti vaginali solidali (esercizi del pubococcigeo)

PPS
Una serie di malanni hanno spesso come causa primaria o concausa un uso errato della muscolatura. Contrazioni o collassamenti muscolari provocano cattiva circolazione e quindi cattiva nutrizione delle cellule e possono poi dare origine a infiammazioni e addirittura favorire l’instaurarsi di infezioni, danni articolari, crolli del derma eccetera.
Mal di schiena, mal di testa, cistiti, emorroidi, dolori mestruali, incontinenza dopo la menopausa, gastrite, sono tra i malanni che spesso vedono il modo di muoversi e respirare e la postura tra le cause scatenanti.

Articolo del 28 Gennaio 2019

Disney chiude tutti i negozi in Italia | Variante indiana, primo caso in Campania | Burocrazia: cantieri più rapidi

Sab, 05/22/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Disney: «Chiudiamo tutti i negozi in Italia, 230 lavoratori a rischio»;

Il Giornale: Perché il (nuovo) virus H5N8 può minacciare la salute globale;

Il Manifesto: Israele e Hamas accettano il cessate il fuoco;

Il Mattino: Variante indiana, primo caso in Campania: donna in isolamento a Torre Annunziata;

Il Messaggero: Papa Francesco cambia regole al Sinodo: diventa più democratico e parte dal basso;

Ilsole24ore: Minimum tax, sì dell’Europa alla proposta Usa: verso accordo al G20 – Il piano Yellen;

Il Fatto Quotidiano: Brusaferro (Iss): “Stiamo monitorando la durata della copertura immunitaria e la diffusione delle varianti. Altri richiami del vaccino? È una ipotesi allo studio;

La Repubblica: Taglio alla burocrazia e cantieri più rapidi per spingere il Recovery. Allarme dei sindacati: rischio subappalti senza controlli;

Leggo: Denise Pipitone, svolta clamorosa a Quarto Grado: «Indagati Anna Corona e Beppe Della Chiave». Ipotesi sequestro di persona;

Tgcom24: IL VERTICE CON VON DER LEYEN E GLI ALTRI BIG MONDIALI Global Health Summit a Roma, Draghi: “L’Italia è favorevole alla sospensione temporanea dei brevetti dei vaccini”;

Contrordine: la pasta non fa ingrassare

Ven, 05/21/2021 - 17:00

La cattiva fama dei carboidrati
Alzi la mano chi, almeno una volta, non si sia sentito dire: “se sei a dieta, devi ridurre il consumo di pasta“. Un mito da sfatare. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista BMJ Open da un gruppo di ricercatori  del St. Michael’s Hospital di Toronto (Canada) assolve infatti il piatto italiano per eccellenza dall’accusa di indurre un aumento di peso, e precisa anzi che, se consumata all’interno di una dieta a basso indice glicemico, può avere anche effetti dimagranti.

Il nuovo studio sui carboidrati sconfessa la cattiva fama di alimenti ingrassanti

A differenza della maggior parte dei carboidrati cosiddetti “raffinati”, che vengono rapidamente assorbiti nel flusso sanguigno, la pasta ha un basso indice glicemico e provoca quindi minori aumenti dei livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli causati dal consumo di alimenti che, invece, hanno un livello alto di questo indice. I ricercatori si sono quindi concentrati sul consumo di pasta, invece che di altri carboidrati, come parte di una dieta sana a basso indice glicemico. Dopo aver effettuato una revisione di tutti gli studi (randomizzati e controllati) condotti su questo argomento ne hanno identificati 32, per un totale di quasi 2448 persone coinvolte. Dall’incrocio di tutti i dati raccolti dalle varie ricerche esaminate è emerso che “la pasta non ha contribuito all’aumento di peso o all’aumento del grasso corporeo”. A parlarne è l’autore principale dell’articolo pubblicato su BMJ Open, John Sievenpiper, il quale spiega che, “contrariamente alle preoccupazioni, in realtà la nostra analisi ha mostrato effettivamente una piccola perdita di peso. Quindi forse la pasta può essere parte di una dieta sana, come ad esempio quella a basso indice glicemico”.

Tre porzioni di pasta a settimana

Le persone coinvolte nelle sperimentazioni cliniche hanno mangiato mediamente 3,3 porzioni di pasta (una porzione equivale a circa cento grammi di pasta cotta) alla settimana invece di altri carboidrati, perdendo circa mezzo chilogrammo in un periodo di tempo medio di 12 settimane. “Ora possiamo dire  con una certa sicurezza – ha concluso Sievenpiper – che la pasta non ha un effetto negativo sul peso corporeo quando viene consumata come parte di un regime alimentare sano”.

Dieta a basso indice glicemico

Attenzione, però: non è che adesso si può brandire la forchetta senza più timore di vedere salire l’ago della bilancia. I ricercatori, infatti, precisano che “la pasta nel contesto di modelli dietetici a basso indice glicemico non influenza negativamente l’adiposità e riduce anche il peso corporeo e l’indice di massa corporea rispetto ai regimi alimentari a più alto indice glicemico”. I risultati di questo studio, quindi, sono generalizzabili al consumo di pasta insieme ad altri alimenti a basso indice glicemico e all’interno di un’alimentazione, in generale, a basso indice glicemico. E spiegano che ulteriori studi dovranno essere effettuati per valutare gli effetti del consumo di pasta nel contesto di altri modelli dietetici sani.

Foto: pasta © al62 – Fotolia.com

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Articolo del 13 aprile 2018

Violenza, 9 bimbi su 1000 seguiti dai servizi sociali. Dieci volte di più i casi nascosti

Ven, 05/21/2021 - 16:00

Nove bambini su mille sono seguiti dai servizi sociali per maltrattamento, ma il “sommerso” è quasi 10 volte di più. È appena stata pubblicata la seconda Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia, condotta da Terre del Hommes e CISMAI per l’Autorità garante dell’infanzia e adolescenza, su dati 2018. Tuttavia la prevalenza del maltrattamento in realtà è molto più elevata: le indagini retrospettive sia nazionali che internazionali indicano che la stima dei bambini maltrattati non riconosciuti o non segnalati sia quasi dieci volte superiore. Per ogni bambino segnalato ai servizi sociali ci sono nove bambini che vivono un’esperienza di abuso senza che i servizi sanitari o le agenzie educative siano in grado di identificarli. Possiamo dire di essere di fronte a una pandemia dove la maggior parte degli ammalati sono nascosti e per la quale ancor oggi non abbiamo a disposizione un valido sistema di protezione e sostegno. Lo rende noto il Gruppo Maltrattamento dell’Associazione Culturale Pediatri (Acp).  

L’indagine TdH e Cismai

L’indagine ha raccolto i dati da 196 Comuni di tutta Italia e sono state considerate tutte le forma di abuso: patologia delle cure, violenza assistita, maltrattamento psicologico, maltrattamento fisico e abuso sessuale.

Il maltrattamento è nella stragrande maggioranza dei casi (91,4%) intra-familiare e la patologia delle cure e la violenza assistita sono le forme più frequenti di maltrattamento in età pediatrica.

Quali conseguenze per i bambini

I danni per questi bambini sono sempre gravi: danni cerebrali che si ripercuotono in età adulta con una invalidità sociale o lavorativa permanente e un frequente esito in malattie croniche come ipertensione arteriosa, cardiopatie, tumori e in una più breve aspettativa di vita. Anche il costo economico per tutta la comunità è importante ed è stimato in circa 13 miliardi di euro in Italia (0,84% del Pil), secondo una ricerca dell’Università Bocconi, Cismai e Terre des Hommes, con un incremento annuo di nuovi casi di poco meno di un miliardo di euro.

Le conoscenze scientifiche, la prevalenza e la gravità del fenomeno non richiedono una riflessione ma una azione per prevenire il maltrattamento e per ridurne la ricorrenza”, dice Paolo Siani, pediatra e parlamentare, Capo gruppo del PD in Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza. “É necessaria innanzitutto l’istituzione di un registro nazionale che raccolga tutte le segnalazioni e le prese in carico da parte dei servizi sociali: solo in questo modo possiamo conoscere la realtà, e di conseguenza progettare programmi mirati e dirigere in modo adeguato le risorse economiche da investire nella prevenzione”.

Di cosa abbiamo bisogno?

Gli operatori e i professionisti che sono a contatto con i bambini hanno inoltre urgente bisogno di una formazione obbligatoria e permanente: medici, infermieri, educatori, insegnanti devono seguire un percorso formativo definito a livello nazionale che preveda continui richiami nel tempo così come è in altre nazioni europee”, aggiunge Carla Berardi, pediatra e referente del Gruppo Maltrattamenti di Acp.

É dimostrato scientificamente che interventi di prevenzione sia primaria (ossia per tutta la popolazione) che secondaria (per famiglie a rischio) possono ridurre l’incidenza del maltrattamento. Questi interventi – dai programmi delle visite domiciliari agli interventi sulla promozione della genitorialità positiva – necessitano di un investimento in risorse umane e in strutture adeguate, e della collaborazione di più servizi, dalle agenzie educative ai servizi sociali e servizi sanitari”, continua Berardi.

La proposta di Legge 2801

Per la protezione del bambino inoltre devono essere realizzati interventi di protezione che al momento sono in essere solo in poche realtà. La costituzione di una rete che unisca le diverse strutture operanti sulla famiglia e sul bambino, in grado di intervenire in modo coordinato e competente su ogni diversa forma di maltrattamento e la costituzione di equipe multidisciplinari operanti in ogni provincia con la funzione di primo intervento diagnostico a supporto del professionista o dell’operatore in contatto quotidiano con i bambini. La proposta di legge 2801 di questa legislatura in tema di “Disposizioni per la prevenzione del maltrattamento dei minori” affronta già questo complesso modello di interventoe noi auspichiamo fortemente che possa essere approvata e diventi legge il prima possibile”, conclude Federica Zanetto, presidente Acp.

Sport e alimentazione: i consigli della nutrizionista per l’attività fisica

Ven, 05/21/2021 - 15:00

Alcune domande alla La dr.ssa nutrizionista Sara Cordara:

  • come si fa ad aumentare la massa muscolare con la dieta?
  • Cosa mangiare prima di una prestazione sportiva?
  • Bere integratori mentre si fa sport è indicato?
  • Cosa mangiare dopo un allenamento?

E molto altri nel video di Pazienti:

Pazienti

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A Milano 1.500 morti ogni anno a causa del biossido di azoto

Ven, 05/21/2021 - 09:00

Ogni anno a Milano circa 1.500 persone perdono la vita per l’esposizione a concentrazioni di biossido di azoto (NO2), che regolarmente supera la soglia di 20 µg/m3 indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a tutela della salute umana.

L’impegno della società civile

Il risultato emerge dai dati raccolti ed elaborati dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e del Dipartimento di Epidemiologia del Sistema Sanitario della Regione Lazio, anche grazie all’impegno di centinaia di cittadini lombardi nel corso della campagna di scienza partecipata “NO2 No Grazie” condotta in collaborazione con Cittadini per l’aria. Il progetto è stato inserito nel nuovo rapporto “Public awareness and efforts to improve air quality in Europe” dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, quale esempio virtuoso di azione della società civile per migliorare la qualità dell’aria. Ora, come ha sottolineato Francesco Forastiere del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRIB) – è necessario “ridurre il numero delle auto circolanti e, di conseguenza, l’esposizione dei cittadini milanesi”.

“Pedonalizzazioni diventino interventi quotidiani”

L’impatto terribile dell’inquinante sulla popolazione di Milano risulta dall’incrocio della mappa ad alta risoluzione spaziale (50×50 metri) della diffusione dell’NO2 – elaborata grazie ad un modello di machine learning (Land Use Random Forest – LURF) e sviluppata grazie alle centinaia di campionatori posizionati dai cittadini – con gli open data di popolazione e decesso del Comune di Milano. “Nuove strade scolastiche, zone 30 e pedonalizzazioni devono diventare interventi all’ordine del giorno per garantire una migliore qualità dell’aria (e dunque della vita) ai cittadini”, ha detto Luca Boniardi del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano.

Il risultato finale è una mappa che rappresenta l’impatto sanitario delle concentrazioni di NO2, zona per zona, rappresentativa di un anno-tipo per la nostra città. La rappresentazione grafica della diffusione dell’NO2 evidenzia chiaramente e conferma che il traffico, e in particolare quello dei veicoli diesel, è la maggior causa delle concentrazioni di NO2 a Milano.

Limiti superati puntualmente

I ricercatori hanno anche elaborato la cosiddetta esposizione media della popolazione, che indica che essa è – mediamente – esposta a concentrazioni pari a 41,6 µg/m3, dunque più elevata del limite di legge (fissato a 40 µg/m3). “Limite che rappresenta tra l’altro un vecchio compromesso politico”, ha detto Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria. “Milano sarà all’altezza delle grandi capitali internazionali solo quando chi la amministra saprà porre al centro delle politiche il diritto dei suoi cittadini di respirare aria pulita. Al Governo chiediamo con forza di incrementare le azioni del PNRR sulla ciclabilità e la mobilità dolce. I dati parlano chiaro: la mobilità urbana deve essere la priorità per il nostro Paese”.

L’87% dei cittadini lo chiede

Cade a fagiolo notare che recentemente, l’87% dei cittadini milanesi e romani ha chiesto più spazi verdi in città in un sondaggio europeo, YouGov, che ha preso come campione per l’Italia le città di Roma e Milano. L’indagine è stata commissionata dal neo movimento europeo Clean Cities, di cui fanno parte Legambiente e Kyoto Club, con l’obbiettivo di capire l’orientamento dell’opinione pubblica sulla mobilità nelle città post covid. Il dato dimostra fino a che punto i cittadini abbiano una visione più progressista e ambiziosa rispetto alla politica. Oltre i tre quarti degli intervistati (84%) ha chiesto autorità più attive nella protezione dall’inquinamento atmosferico. La percentuale più alta in Europa. Inoltre, quattro persone su cinque – l’80%: anche qui, più che in ogni altra città europea, dove la media è 69% – vorrebbero che le amministrazioni locali si impegnassero nel proteggere i bambini dall’inquinamento dell’aria.

La petizione per chiedere l’intervento dell’Ue

Ancora, più di chiunque altro coinvolto nel sondaggio, gli italiani (76%) vorrebbero una ripartizione più equa dello spazio pubblico tra auto, mezzi pubblici, ciclisti e pedoni. Gli intervistati hanno espresso un chiaro indirizzo anche rispetto alle auto. Infatti, i due terzi del campione (71%) ha affermato che, dopo il 2030, solo le auto a emissioni zero dovrebbero essere autorizzate a circolare nelle nostre città. Poco meno di due terzi (il 65%, sempre la percentuale più alta a livello europeo) sostengono l’importanza della chiusura delle strade nei pressi delle scuole.

Una petizione sta cercando di ricordare questi dati a Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione Europea.  A questo link è possibile firmare per lo “Stop alle auto diesel e benzina entro il 2030”, campagna promossa dalla campagna europea Clean Cities, con la quale tutte le associazioni ambientaliste europee chiedono di porre fine alla vendita di nuove auto a diesel, benzina e gas, compresi i veicoli ibridi.

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Una corsa (a settimana) allunga la vita

Ven, 05/21/2021 - 08:00

Che correre faccia bene non è una novità: ormai è conoscenza acquisita che lo svolgimento dell’attività fisica sia uno degli strumenti, insieme a una sana alimentazione, per il mantenimento di una buona salute a ogni età. A confermarlo arriva ora un nuovo studio pubblicato online sul British Journal of Sports Medicine, da cui emerge che correre riduce il rischio di mortalità per qualsiasi causa.

Il bello è che per avere benefici dal jogging non è necessario versare litri di sudore: gli autori dello studio spiegano infatti che per avere effetti positivi è sufficiente una corsa di 25 minuti a settimana, anche a un’andatura leggera. Un obiettivo più che raggiungibile anche da chi lamenta di non avere mai tempo per l’attività fisica.

Esaminati 14 studi

Per giungere ai loro risultati i ricercatori hanno esaminato 14 studi condotti sull’associazione tra la pratica della corsa e il rischio di morte per tutte le cause, tra cui malattie cardiovascolari e tumori, per un totale di oltre 230 mila persone coinvolte la cui salute è stata monitorata per un periodo di tempo compreso tra un minimo di 5,5 e un massimo di 35 anni. Dai dati raccolti è emerso che, rispetto a chi non pratica la corsa, ogni quantitativo di jogging risulta associato a un rischio inferiore del 27% di morte per tutte le cause in entrambi i sessi. In particolare per quanto riguarda i decessi per malattie cardiovascolari e per cancro il rischio risulta ridotto rispettivamente del 30% e del 23%.

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Bastano piccole “dosi”

Per avere benefici non è necessario correre molte volte a settimana, né impegnarsi in corse lunghe: dalla ricerca risulta infatti che risultano associate a benefici per la salute e a una maggiore longevità anche piccole dosi di corsa – per esempio 25 minuti una volta a settimana – e tutt’altro che intense – effetti benefici sono stati registrati anche alla velocità di 8 km all’ora (che è l’andatura di una camminata a passo medio).

La quantità minima di corsa per ridurre il rischio di mortalità, 25 minuti a settimana, è molto meno dei 150 minuti di attività fisica complessivi settimanali consigliati agli adulti a livello internazionale per mantenersi in buona salute: «Questo fa sì che la corsa – suggeriscono gli autori – sia una buona opzione per coloro che non praticano attività fisica per mancanza di tempo».

Aumentare le quantità di corsa non migliora i benefici

Aumentare la quantità di jogging, invece, non migliora i benefici in quanto non risulta associato a una maggiore riduzione del rischio di morte. I ricercatori spiegano che praticare una breve e poco impegnativa sessione di corsa a settimana potrebbe essere una misura per il benessere e la longevità a costo zero, adatta anche a chi ha poco tempo, ai pigri e a chi non si sente tagliato per lo sport: «L’aumento della pratica della corsa, indipendentemente dalla ‘dose’ – scrivono gli autori dello studio – potrebbe portare a miglioramenti sostanziali in relazione alla salute della popolazione e alla longevità».

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Articolo del 4 Luglio 2020

Pensioni: fino a 170 euro in meno | Asta : dal cappello di Indiana Jones alla bacchetta di Harry Potter | Draghi: soddisfatto delle riaperture

Ven, 05/21/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Matrimoni, green pass e regole anti Covid: il protocollo per invitati, buffet, foto e balli. L’Italia verso zona bianca entro il 21 giugno;

Il Giornale: Bomba sulle pensioni: fino a 170 euro in meno;

Il Manifesto: Ceuta, al via espulsioni di massa dei migranti;

Il Mattino: La rivincita del Texas, zero morti in 24 ore;

Il Messaggero: DISGELO Antartide, si stacca il più grande iceberg del mondo: è vasto quanto il Molise Video;

Ilsole24ore: Sostegni bis, Draghi: aiuti da 40 miliardi, per i giovani più facile comprare casa;

Il Fatto Quotidiano: Omicidio Vassallo, l’antimafia riapre il caso. Il 5S Migliorino: “Avremmo dovuto farlo prima”;

La Repubblica: Usa, all’asta i cimeli di Hollywood: dal cappello di Indiana Jones alla bacchetta di Harry Potter;

Leggo: Ambulanza della morte, ergastolo al barelliere Garofalo: «Uccise tre persone iniettando aria nelle vene»;

Tgcom24: Draghi: sono soddisfatto per le riaperture graduali, grazie a vaccini | Tutte le misure;

Pregiudizi su uomini, donne e gay

Gio, 05/20/2021 - 19:00

La nostra quotidianità è condizionata dai pregiudizi di genere molto di più di quel che pensiamo. È quasi “un’abitudine del pensiero” che l’uomo debba lavorare sodo, la donna debba essere sensibile, i gay siano ottimi stilisti e le lesbiche maschi mancati…

In questa puntata del Salotto Psicologico parliamo di genere, pregiudizi e sociologia in compagnia della Dott.ssa Ilaria Fontana psicoterapia Napoli, Jacopo Fo e la prof.ssa Fulvia Signani, psicologa e sociologa dell’università di Ferrara al Centro Universitario di Studi sulla Medicina di Genere. Regia di Doris Corsini.

Jacopo Fo

L’amore ai tempi di internet: nel 2037 più di un neonato su due sarà un “e-bebè”

Gio, 05/20/2021 - 17:00

Entro i prossimi 20 anni al massimo, più di un bambino su due sarà un “e-bebè“, ovvero nascerà da coppie che si sono conosciute online. A sostenerlo è un’indagine condotta dagli studenti dell’Imperial College Business School di Londra per conto del sito di incontri online eHarmony.

Oggi una coppia su tre si conosce online

Dal rapporto, che si chiama “Future of Dating“, emerge che già entro il 2030 quattro bambini nati su 10 saranno e-bebè. Attualmente secondo i dati raccolti il numero di coppie che si conosce online sono in crescita e rappresentano un terzo del totale.

Le proiezioni effettuate indicano il 2037 come l’anno del “cambiamento”, in cui le coppie che si sono  conosciute tramite siti di incontri saranno di più di quelle che hanno avuto il primo approccio alla nella vita reale.

Articolo del 5 dicembre 2020

Covid-19, Brusaferro (Iss): “Molto probabile la terza dose di vaccino”. Crollo dei casi

Gio, 05/20/2021 - 13:00

“Sarà molto probabile una terza dose dei vaccini”, lo ha detto al Messaggero Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, in un’intervista in cui ha aggiunto: “La situazione è in costante miglioramento, la combinazione delle misure di distanziamento sociale con la progressiva crescita della vaccinazione ci ha dato questo risultato. Già tre Regioni hanno numeri da fascia bianca ed è prevedibile che, settimana dopo settimana, se ne aggiungeranno altre. Dobbiamo però monitorare le varianti”.

Mai abbassare la guardia

“Importantissimo, laddove è raccomandato, continuare a usare la mascherina. Procedendo in questo modo possiamo riconquistare sempre nuovi livelli di libertà. Siamo ancora in una fase di transizione “.

I nuovi, meravigliosi, dati Gimbe

Scende in picchiata – intanto – la curva dei nuovi casi di covid-19 in Italia, con un calo di oltre il 30% in una sola settimana. Lo dicono i dati della Fondazione Gimbe nella settimana 12-18 maggio. E sempre più netta è la riduzione della pressione sulle strutture sanitarie, che riflette l’effetto dei vaccini sulle categorie più a rischio: in 6 settimane sono diminuiti del 60% i ricoveri in ospedale e del 55% quelli in terapia intensiva.

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Gio, 05/20/2021 - 10:00

Gli italiani sembrano non avere piena cognizione di uno scenario che, allo stato attuale, sembra inverosimile.

  1. Da un mese all’altro milioni di famiglie, quasi senza reddito, potrebbero non essere più in grado di rimborsare i mutui per la casa o i prestiti per l’acquisto dell’auto.

Secondo i dati della Banca d’Italia, al 15 gennaio 2020 gli istituti di credito hanno ricevuto oltre 2,7 milioni di domande di moratoria su mutui e prestiti, per un valore complessivo di circa 300 miliardi di euro.

  • Potremmo ritrovarci nelle condizioni di non riuscire a pagare le tasse e le cartelle fiscali.

Sono oltre 9 milioni le cartelle congelate dall’8 marzo 2020 fino al 30 aprile 2021. Vanno ad alimentare un magazzino di residuo ancora da recuperare di circa 130 milioni di cartelle, avvisi di addebito e avvisi di accertamento esecutivo. I contribuenti, sia persone giuridiche che persone fisiche, con debiti sono complessivamente circa 21 milioni. Per un valore di 1000 miliardi di euro di crediti non riscossi.

  • Molte attività commerciali stanno già scomparendo e le piccole e medie imprese non sempre riusciranno a costituire tesoreria sufficiente per ripartire. Migliaia di aziende rischieranno la bancarotta e gli imprenditori che hanno rilasciato garanzie personali (fideiussioni) potranno perdere gli immobili acquistati con tanti sacrifici.

Secondo le ultime stime, in Italia si contano 5 milioni di piccole e medie imprese (Pmi). Nel 2020, a causa dell’effetto combinato del Covid e del crollo dei consumi, ne sono scomparse circa 300.000, quasi tutte (l’85 per cento) appartenenti al segmento delle piccole attività e situate prevalentemente al Sud, a cui si aggiungono 200.000 lavoratori autonomi, ovvero quei soggetti titolari di partita Iva, operanti senza alcun tipo di organizzazione societaria. Il rischio che l’escalation dei contagi da coronavirus, pur in assenza di un vero lockdown nazionale, possa essere devastante in futuro per imprese e lavoro viene sottolineato dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro nell’indagine Crisi, emergenza e lavoro nelle Pmi: secondo lo studio, due imprese su dieci di quelle tuttora in attività potrebbero chiudere nel 2021. Stiamo parlando del 20 per cento del tessuto produttivo di un paese come l’Italia, che si regge proprio sulla piccola e media impresa.

  • Nei bilanci delle banche, questa drammatica situazione si tradurrà in prestiti non pagati, crediti inesigibili, fallimenti e pignoramenti. Aumenteranno vertiginosamente i «crediti deteriorati». La stretta creditizia sarà quattro volte più dura di quella vissuta dopo la crisi del 2008.

Banca Ifis ha stimato, sulla base dei bilanci provvisori degli istituti di credito, che l’ammontare complessivo dei Npl nel 2020 avrebbe raggiunto quota 338 miliardi di euro (+5 per cento sul 2019). Nel 2021 le esposizioni deteriorate potrebbero salire fino a 385 miliardi, con un incremento ulteriore nel 2022.

Numeri che fanno rabbrividire ma che gli italiani sembrano non aver ancora metabolizzato.

Perché gli aiuti istituzionali e un approccio di stand-by mentale, all’insegna del «mal comune, mezzo gaudio», non permettono al momento di prendere piena coscienza delle reali conseguenze della pandemia e del blocco dell’economia.

L’incertezza regna sovrana, alimentando un sensibile calo della fiducia che, a sua volta, induce a diffusi atteggiamenti di rigetto che intaccano la resilienza e la facoltà di reagire da soli.

È ormai chiaro quanto sperare ed insistere su promesse politiche demagogiche renda in realtà più difficile e tardivo qualunque processo di gestione autonoma, razionale ed efficace della crisi.

Cosa possiamo fare, allora, rispetto al futuro che ci aspetta?

Per difendersi e reagire esiste un solo modo: anticipare i tempi ed agire di iniziativa.

Cosa possiamo fare NOI per salvarci?

La ricerca effettuata per la stesura del mio ultimo libro “Salviamoci!” (Chiarelettere), basata su dati riservati provenienti da fonti interne alle banche e dagli studi di stimati professionisti, conferma che gli strumenti esistono nella legislazione del nostro paese.

Ma pochi ne parlano. Perché se utilizzati metterebbero in ginocchio alcune lobby del nostro paese.

Volete un esempio?

Una delle leggi che tutelano i mutuatari è relativa al cosiddetto «sovrafinanziamento», cioè l’erogazione di un importo eccedente i limiti di prudenza di una banca, che si deve appunto tutelare da un’eventuale insolvenza del mutuatario. L’art.38 del Testo Unico Bancario, emanato con decreto legislativo nel 1993 e confermato dalla delibera del CICR (Comitato Interministeriale del Credito e del Risparmio nel 1995, ha stabilito che «il credito fondiario ha per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine,  per l’acquisto della prima casa ad uso abitativo, garantiti da ipoteca di primo grado su immobili» e che «l’ammontare massimo del finanziamento di credito fondiario è pari all’80 per cento del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi».

Facciamola più semplice: ho ricevuto un mutuo di 100.000 euro per l’acquisto della mia prima casa del valore di 90.000 euro.

In tal caso non sono state rispettate le direttive perchè avrei dovuto avere, in base al valore dell’immobile, un mutuo di 72.000 euro (80% di 90.000)

La legge dice che, in questo caso, il mutuo e’ nullo!

In altri termini, chi ha sottoscritto un mutuo fondiario, con un sovrafinanziamento della banca, potrebbe non ripagare più il finanziamento stesso.

Sapete perchè non se ne parla?

Perché le banche sono piene, zeppe di mutui sovrafinanziati.

Un top manager di una primaria banca italiana, che ha voluto mantenere l’anonimato, ci ha fornito una statistica da cui emerge che il 65% dei mutui erogati tra il 2004 ed il 2015 e’ sovrafinanziato!

Chiaro ora?

C’è una sola pianta che cresce in tutte le aree del mondo…

Gio, 05/20/2021 - 08:00

L’orzo è in grado di interpretare le condizioni ambientali in cui si trova e di adeguare il proprio ciclo vitale a diversi habitat. Il merito è di alcuni geni, che “leggono” il territorio e consentono l’adattamento.   Il merito è di alcuni geni che controllano i meccanismi di lettura del territorio e di adattamento: sono questi a far sì che l’orzo sia l’unica pianta tra le specie coltivate in grado di crescere in tutte le aree agricole del mondo, dall’Islanda alla Lapponia, passando per il Tibet a oltre 4000 metri di quota, fino ad arrivare a nord del Circolo polare artico e ai confini del deserto mediorientale, in aree con una piovosità inferiore a 250mm l’anno. La scoperta, che arriva da uno studio pubblicato su The Plant Journal, rappresenta un passo fondamentale per studiare e selezionare varietà della coltura adatte ai cambiamenti climatici e garantire i futuri fabbisogni di cibo.

È la coltura più resiliente

Il riconoscimento di “coltura più resiliente” all’orzo – pianta molto diffusa in Europa, in tutta l’area mediterranea e in Italia, dove è utilizzata sia per l’alimentazione animale che per la produzione della birra – arriva da un gruppo internazionale di 27 ricercatori tra cui alcuni italiani dell’Università degli Studi di Milano, del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e del Parco Tecnologico Padano (PTP) Science Park.

Esaminate oltre 400 varietà

Gli studiosi sono riusciti a identificare i geni che rendono l’orzo estremamente adattabile a habitat enormemente diversi tra loro analizzando il genoma di circa 400 varietà della coltura provenienti da più di 70 Paesi. I dati genomici raccolti, spiega Laura Rossini del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali della Statale di Milano, che ha coordinato il lavoro di sequenziamento in collaborazione con il PTP, «rappresentano una risorsa unica per future ricerche sulla risposta dell’orzo agli stress. Per esempio, potranno essere impiegati per studiare la resistenza alle malattie o alla ridotta disponibilità di acqua, così da applicare queste conoscenze per ottenere varietà migliorate».

Non teme i cambiamenti climatici

«Comprendere la straordinaria capacità di adattamento dell’orzo è fondamentale, di fronte ai cambiamenti climatici in atto, per selezionare le piante da coltivare nei prossimi anni – spiega Luigi Cattivelli, direttore del Centro di ricerca Genomica e Bioinformatica del CREA -. Il clima sta cambiando e l’agricoltura globale deve rispondere alla sfida con piante che cambino di conseguenza, per garantire i fabbisogni di cibo e di altri prodotti di origine agricola».

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Articolo del 7 ottobre 2019

Vitalizi ai condannati | Sardegna, per entrare tampone o vaccino | Quanto inquina una mascherina?

Gio, 05/20/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Sardegna in zona gialla, ma per entrare servono un tampone o il vaccino. La linea dura di Solinas;

Il Giornale: La Juve si prende la Coppa Italia;

Il Manifesto: Il diritto di difendere il popolo palestinese;

Il Mattino: rina, badante anti-camorra: il suo video con il cellulare incastra il clan Giuliano;

Il Messaggero: Il Reddito di emergenza prorogato di 4 mesi: ecco a chi spetta Foto;

Ilsole24ore: Il Bitcoin crolla e tocca il minimo a 30.600 dollari. In aprile era a 64.000;

Il Fatto Quotidiano: Vitalizi ai condannati, chi sono gli ex 5 Stelle per il sì. Conte: quel voto mina il rapporto istituzioni-cittadini. Così i giornali hanno scelto il silenzio sulla notizia;

La Repubblica: Quanto inquina una mascherina? Tra autopulenti e riutilizzabili ecco i modelli del futuro;

Leggo: Vaccino anti Covid, ci sarà anche una terza dose. Locatelli: «Ecco quando andrà fatta»;

Tgcom24: Franco Battiato, la vera storia dei gesuiti euclidei vestiti come bonzi alla corte degli imperatori Ming;

Mamme che fanno piangere i figli per avere più like su Tic Tok

Mer, 05/19/2021 - 19:00

Che schifo.

Un trend che fa rabbrividire. Siamo di fronte ad un grave problema mentale, non solo per chi crea questi contenuti ma anche per chi mette like e ride di ciò che viene pubblicato. Siamo nel pieno di un’emergenza proprio sulla visione della vita, sul senso dell’esistenza, sul significato della parola amore, genitori… ed è un fenomeno globale.

L’intrattenimento è diventato vedere qualcosa di tremendo in una situazione di dolere. Ma non vi sembra che la maggior parte della popolazione mondiale abbia bisogno di qualcosa di diverso da questo gusto sadico?

Jacopo Fo

La difesa dell’ambiente entra nella Costituzione

Mer, 05/19/2021 - 17:45

Approvato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato il disegno di legge di modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione per inserire la tutela ambientale e la responsabilità verso le future generazioni nella Carta fondamentale.

I commenti del Pd

“E’ un cambiamento epocale, un successo al quale il Partito Democratico ha dato un contributo fondamentale. Un obiettivo raggiunto non solo per noi ma per le future generazioni, che assume un valore ancora più rilevante nel corso di una pandemia che farà da spartiacque nel nostro stile di vita e nel momento in cui l’Unione europea assume obiettivi ancora più ambiziosi nel contrasto ai cambiamenti climatici”, il commento dei senatori del Pd Simona Malpezzi, presidente dei senatori dem, Dario Parrini, presidente della Commissione Affari costituzionale, Andrea Ferrazzi, capogruppo dem in Commissione Ambiente e Valeria Valente, capogruppo dem in Commissione Affari costituzionali.

Anche M5S e Lega allineati

In questo modo, la nostra costituzione si allinea a quella di quasi tutti gli Stati europei. “Adesso l’obiettivo è quello di calendarizzare al più presto questa riforma per l’aula, affinché si possa procedere in maniera più spedita possibile all’approvazione definitiva di questa riforma, che farà dell’ecologia, della tutela della biodiversità e degli ecosistemi il pilastro di ogni strategia per lo sviluppo ed il progresso del Paese”, hanno aggiunto esponenti del MoVimento 5 Stelle in commissione affari costituzionali al Senato.

Tutti vogliono la loro parte di questa bella torta, e anche i senatori della Lega in commissione Affari Costituzionali – Luigi Augussori (capogruppo), Roberto Calderoli, Ugo Grassi, Daisy Pirovano e Alessandra Riccardi – hanno sottolineato la propria adesione: “Difendere l’ecosistema e la natura che ci circonda è una missione da compiere per garantire alle future generazioni un ambiente sano e rigoglioso. Grazie alla volontà della Lega si è aperto sul tema un dibattito costruttivo e scevro da ideologie, che ha portato all’approvazione di un testo su cui c’è stata la positiva convergenza di tutte le forze di maggioranza. Siamo favorevoli alla difesa degli animali e dell’ambiente ed orgogliosi che il nostro contributo sia stato determinante per indirizzare l’azione della maggioranza su questo provvedimento, per il quale attendiamo fiduciosi il vaglio del Parlamento. L’auspicio è che questo metodo di lavoro, improntato al dialogo senza barricate ed estremismi, possa ripetersi perché permette di fare sintesi e lavorare nell’interesse del Paese”. La speranza è che l’eventuale approvazione – a questo punto molto probabile – non si limiti ad arricchire un testo pieno di buoni propositi.

Non solo mediterranea: anche la dieta giapponese fa bene alla salute

Mer, 05/19/2021 - 17:00

Per quanto riguarda i benefici sortiti sulla salute, la dieta giapponese risulta efficace quanto quella mediterranea. La notizia arriva dall’incontro “Dieta giapponese e prevenzione oncologica“, tenutosi a Roma, da cui è emerso che tra i principali effetti positivi dell’alimentazione del Sol Levante c’è anche una più alta aspettativa di vita (79 anni per la dieta mediterranea e 85 anni per quella giapponese).

In particolare l’analisi della prevenzione del rischio di determinate malattie ha messo in evidenza che entrambi i regimi alimentari hanno tassi di riduzione di rischio di determinate malattie: per l’ictus è del 25% per la dieta mediterranea e del 22% per quella giapponese; per i tumori è del 35% per la mediterranea e del 27% per quella del Sol Levante, per il Morbo di Parkinson è del 46% per la mediterranea e del 50% per quella nipponica.

L’alimentazione tipica del Giappone sarebbe protettiva specialmente contro il rischio di tumore alla prostata. Secondo i dati presentati nel corso dell’incontro il tumore alla prostata ha un’incidenza maggiore nei Paesi occidentali (è del 40% negli Stati Uniti, ad esempio), mentre in Giappone i numeri si attestano intorno al 10%. I benefici deriverebbero dal consumo della soia e in particolare da una molecola che viene prodotta dall’intestino quando digerisce la soia, che sembrerebbe capace di inibire l’azione di un ormone maschile collegato allo sviluppo dell’ipertrofia prostatica e del tumore.

Leggi anche: Dieta mediterranea contro l’Alzheimer: al via progetto “Smartfood”

Articolo del 9 ottobre 2019