People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Magazine Online di Ecologia, Benessere e Solidarietà
Aggiornato: 1 ora 21 min fa

Nasce l’Acqua Sarnella: “favorisce la naturale formazione di tumori”

Mer, 05/26/2021 - 09:00

Racchiusa in una bottiglia, l’acqua inquinata del Sarno fa un certo effetto anche tra coloro che di green hanno al massimo gli occhi. Mirabilia del marketing, sì, ma stavolta etico.

Quella dell’inquinamento delle acque del fiume Sarno è una storia lunga quanto l’inedia che per anni, decenni, ha preso in ostaggio il nostro Paese in materia di tutela dell’ambiente e della salute. Un tempo navigabile, grazie a un bacino particolarmente esteso a dispetto degli esigui 25 chilometri di lunghezza, il Sarno è oggi noto per contendersi annualmente il podio di fiume più inquinato d’Europa. Un primato che si traduce in tumori e malattie neuro-degenerative ai danni dei cittadini campani per via dei metalli pesanti che dal fiume arrivano a loro, banalmente, tramite gli impianti di irrigazione. Nel 2014 la Commissione europea, approvò un investimento di oltre 150 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) per ripristinare e recuperare il bacino del Sarno, uno dei “grandi progetti” della Regione Campania mai portati a termine.

Foce del Sarno Come nasce Sarnella

Acqua Sarnella (qui la pagina ufficiale) è un progetto provocatorio di marketing etico promosso dall’Associazione Controcorrente in collaborazione con professionisti del mondo pubblicitario e della comunicazione quali Gianluca Sales e Fabrizio Pozza, ideatori della campagna, Aldo Padovano e Gaetano Del Mauro. Cittadini, per lo più giovani, che negli anni non si sono limitati a organizzare convegni, manifestazioni e incontri sul territorio e nelle scuole, ma attraverso un proprio gruppo-tecnico scientifico indipendente dalle logiche politiche hanno condotto attività di ricerca, analisi e studio.

Il concept alla base – riporta il sito ufficiale – è quello di “fare leva su dinamiche di umorismo consapevole, grottesco e d’impatto al fine di generare una più profonda consapevolezza nei cittadini, innescando una forte reazione emotiva“.

Dunque sensibilizzare e fare massa critica con gli strumenti a disposizione, creatività e acqua tumorale, un paradosso nel resto d’Italia, ma non in Campania, “una terra che vive e muore di ironia”.

Da virus ad antidoto, armati di una molotov d’acqua

Del resto la pandemia, tra contraddizioni e tragedie, ha fatto emergere la verità, tanto banale quanto a lungo nascosta: i veri virus siamo noi. E lo abbiamo capito guardando la natura riprendersi i suoi spazi, i suoi colori, i suoi ecosistemi. Persino il Sarno era tornato limpido. Poi, terminata la fase di lockdown, con la ripresa delle attività, specie quelle delle industrie conciarie posizionate a monte, la magia è finita, e tutto è tornato come prima.

C’è un fatto però: se è vero che i veri virus siamo noi, è altrettanto vero che siamo sempre noi, esseri umani, a fare da antidoto.

E come dicono gli ideatori di Sarnella, “questa bottiglia sarà la nostra molotov contro il disinteresse e l’immobilismo delle istituzioni politiche e giudiziarie“.

Chiamatela guerrilla marketing, se volete. A conti fatti è semplice e costituzionale diritto alla salute. Nient’altro.

Inchiesta sulla Caccia: incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Mer, 05/26/2021 - 08:00

Isabella Pratesi, direttrice WWF per la conservazione, è categorica nel negare diritti alla caccia: “Secondo i dati Lipu, in Italia ogni anno 8 milioni di uccelli sono uccisi illegalmente dai bracconieri: cioè cacciatori che infrangono le regole perché è ovviamente difficile controllarli. Secondo dati del Ministero dell’Ambiente, l’80% dei bracconieri non sono altro che possessori di licenza di caccia”.
E’ possibile ammettere la caccia per limitare popolazioni fuori controllo, e pericolose per gli habitat e la restante fauna, come i cinghiali? La sua risposta gira prima intorno alla necessità di prevenire emergenze come quella attuale, ma – dato che il danno è fatto e adesso tocca gestirlo – la sua posizione è tranciante: “Non si può ammettere la caccia al cinghiale per ridurne il numero. Prevenzione a parte, è possibile risolvere questo problema dando modo agli agricoltori di catturarli, allevarli e venderli per essere poi macellati”.

Chiediamo a Isabella Pratesi: “E’ vero che è merito dei cacciatori, del loro lavoro a vantaggio del recupero degli habitat, e del conseguente ripopolamento degli ungulati, se, in Italia, è tornato il lupo?”
“Sì, è vero” risponde aggiungendo: “Ma i metodi che applicano, anche se hanno avuto risvolti in parte positivi è sbagliato, e di fatto ha portato a una crescita eccessiva dei cinghiali: loro considerano positivo unicamente avere molte prede, e per farlo non hanno solo lavorato al recupero degli habitat, hanno anche foraggiato i cinghiali e, nonostante la pratica sia fuorilegge, continuano a farlo”.

Inoltre, mi spiega, senza un reale controllo, si cacciano anche specie protette e si continuano ad usare bossoli che spargono sostanze tossiche – nello specifico piombo – che va a disperdersi nelle acque, entrando nella catena alimentare anche umana.

Per questo la caccia è ritenuta inammissibile dall’ambientalismo, anche “perché rischiosa per l’incolumità delle persone, e dal punto di vista sanitario non sicura per i metodi di macellazione eseguiti”.

Articolo del 10 maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

Floyd, a un anno dalla morte | Draghi sui migranti: “Dall’Ue serve risposta” | Il green pass in arrivo il 15 giugno

Mer, 05/26/2021 - 06:25

Corriere della Sera: George Floyd, a un anno dalla morte spari vicino al memoriale mentre il reporter è in diretta tv;

Il Giornale: “Il freno della funivia disinserito”: spunta la prova in una foto;

Il Manifesto: Licenziamenti, niente stop: Draghi dà ragione a Bonomi;

Il Mattino: Censura Fb e YouTube, è guerra con la Florida;

Il Messaggero: Eithan, il bimbo di 5 anni unico sopravvissuto: «Primi segnali di risveglio»;

Ilsole24ore: Vaccini, verso il liberi tutti con 20 milioni di dosi a giugno – I dati di oggi;

Il Fatto Quotidiano: La proposte della commissione Cartabia: priorità dei reati decisa dalla politica e appelli vietati per i pm. Prescrizione? ‘Riforma non urgente’. Poi ne propone 2;

La Repubblica: Draghi sui migranti: “Le immagini di quei bimbi morti sono inaccettabili. Dall’Ue serve risposta”;

Leggo: Sinisa Mihajlovic, “l’insulto choc” in diretta alla Partita del Cuore. Fan allibiti: «Lo ha detto davvero?»;

Tgcom24: Il green pass in arrivo il 15 giugno: l’Europa pronta a riaprire – Draghi rassicura sulle forniture vaccinali;

Quando si può dire che è “negazionismo” e quando sono libertà personali

Mar, 05/25/2021 - 19:00

Non “negazionisti” solo per definizioni e recinti verbali che nulla hanno a che vedere con l’ampiezza del confronto democratico. Ai chiavistelli del “pensiero unico” l’on. Sara Cunial ha opposto nei giorni scorsi la riflessione ponderata di esperti giuristi convenuti per la conferenza stampa indetta come rappresentante dei Deputati del Gruppo Misto in una sala di Montecitorio. Gli ospiti hanno preso la parola per porre l’accento su questioni che dovrebbero accendere la discussione pubblica da oggi fino ai prossimi mesi, tenuto conto che il 31 luglio è la data fatidica che fissa il termine previsto per lo scadere dello stato di emergenza sanitaria. Costituzione, principio di legalità, diritti, dovrebbero, pertanto, collocarsi al centro del dibattito politico non come concetti accessori ed accantonabili.

L’avvocato Lillo Massimiliano Musso di Mille Avvocati per la Costituzione ha sottolineato: “Ci stiamo domandando fino a che punto si può arrivare nella restrizione delle libertà personali in nome di una tutela della salute pubblica accompagnata, però, da segnali inquietanti. Questo è l’argomento che offriamo alla valutazione dei cittadini, dal momento che il problema è originato da intenti che sono considerati buoni come la difesa dal contagio da Covid 19. Nessuno può, ovviamente, tifare per una malattia, ma ciò che vorremmo auspicare è la dimensione di una società plurale, aperta all’allargamento delle voci dei portatori di ragionamenti seri. Se le misure straordinarie diverranno permanenti, saremo di fronte ad una palese violazione dei valori costituzionali che informano l’ordinamento. La stessa disamina dell’art. 32 ci dice che la Repubblica tutela la salute come interesse della collettività ma anche come diritto dell’individuo che non può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Ma chi statuisce l’interesse collettivo? L’eccedenza della decretazione del potere esecutivo? Le prerogative democratiche dei singoli non possono essere schiacciate da una definizione d’interesse collettivo che rischia di rovesciare l’intera impalcatura della Carta fondamentale dello Stato”.

La griglia dei diritti costituzionali

La Costituzione repubblicana contiene l’impianto etico-giuridico che ha consegnato la formulazione dei diritti civili, economici e le garanzie delle libertà personali. L’avvocato Angelo Di Lorenzo, del Foro di Roma, autore del libro “La sovranità del diritto tiranno: l’illusione del lockdown”, ha passato in rassegna gli articoli della Costituzione che sono epicentro di un apparato valoriale saldamente orientato verso la salvaguardia delle regole democratiche.

“La sovranità appartiene al popolo – ha puntualizzato – come stabilisce l’art. 1 della Costituzione che sancisce il diritto al lavoro, ma tale diritto non è soltanto una posizione soggettiva, è il tratto somatico dell’assetto giuridico-istituzionale. L’art. 2 prosegue con il riconoscimento dei diritti inviolabili e l’art.3 al comma secondo fissa il compito per lo Stato della rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza”. Da tali enunciazioni di principio discende il confronto con l’orizzonte socio-economico e culturale degli ultimi 18 mesi: la chiusura e la crisi di interi settori d’impresa, delle attività artistiche e culturali (mentre l’art. 33 prevede che “L’arte e la Scienza sono libere”) l’obbligo di restare nelle case, il coprifuoco, le limitazioni della circolazione, in netto contrasto con l’art.13, secondo il quale nessuno può subire restrizioni della libertà personale se non per provvedimento dell’autorità giudiziaria. L’art. 16 prevede, inoltre, la libera circolazione sul territorio nazionale, disposizione quest’ultima di cui tenere conto a proposito dell’introduzione della certificazione verde per gli spostamenti. Altri caposaldi costituzionali sono il diritto di riunione pacifica e senz’armi di cui all’art.17, il diritto all’istruzione, art. 34, il diritto di libera manifestazione del pensiero individuato dall’art.21, valori che rischiano di essere compressi dalle esigenze dell’emergenza al prezzo, però, di una riduzione della sfera dei diritti dei cittadini non foriera di benessere democratico.

La gerarchia delle fonti del diritto 

L’avvocato Antonio De Notaristefani, del Foro di Napoli, è il Presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili e, intervenendo alla conferenza organizzata dall’on. Cunial, ha esordito: “E’ giusto domandarsi che cosa stia avvenendo. Mi occupo di diritto da una quarantina d’anni ed ho attraversato nell’arco della mia esperienza professionale il passaggio del bilanciamento dei criteri interpretativi dei valori costituzionali. Fino ad alcuni decenni fa riguardo all’art. 32 era radicato l’orientamento che considerava prevalente il fondamentale diritto alla salute. Lo scoppio del caso dellinquinamento dell’Ilva, le acciaierie di Taranto, ha posto il dilemma del confronto fra diritto al lavoro e diritto alla salute, nonostante i problemi oncologici palesemente acclarati fra i residenti della zona, anche bambini. La legge autorizzava la continuazione della produzione ed i magistrati hanno sollevato la questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale. Sullo sfondo c’erano 10mila famiglie che rischiavano di restare senza lavoro. L’attesa sentenza di cui fu relatore il notissimo costituzionalista Silvestri si è incentrata sulla regola del bilanciamento degli interessi sul presupposto che i diversi ambiti di diritto sostanziale devono poggiare sullo stesso piano secondo parametri di ragionevolezza e proporzionalità. In quest’ultimo anno e mezzo – ha proseguito De Notaristefani – ho il timore che gli stessi criteri non siano stati previsti per il Covid. È difficile mantenere la ragionevolezza in condizioni fortemente emergenziali, ma ho la sensazione che abbiamo inventato un diritto tiranno, destinato a prevalere sugli altri senza una razionalità equitativa. Dimentichiamo, soprattutto, il principio della gerarchia delle fonti e che nel nostro ordinamento la fonte del diritto di primo grado sovraordinata a tutte le altre è la Costituzione. Ciò richiede che l’esercizio dei poteri statali, la formulazione di ogni legge e regolamento, debbano essere mantenuti nell’alveo dello spirito costituzionale che è una sintesi giuridica equilibrata di diverse sensibilità politico-sociali e culturali. Se dopo il 31 luglio le norme emergenziali continueranno ad essere vigenti, i cittadini dovrebbero porsi il problema di un allarmante degenerazione degli istituti democratici nel nostro Paese”.

Inchiesta sulla Caccia: incontriamo un cacciatore

Mar, 05/25/2021 - 17:00

L’Ente Produttori Selvaggina ci ha contattato sostenendo di avere gli stessi interessi ambientalisti di People for Planet. Ma come? Un cacciatore vicino all’ambientalismo?

“I cacciatori sono stati i primi ambientalisti: lo era Fulco Pratesi, fondatore del Wwf, o Reinhold Messner, parlamentare europeo nei verdi”, mi dice Marco Franco Franolich, direttore nazionale dell’Ente. “La nostra associazione fu fondata nel 1936 per classificare gli utenti delle riserve reali di caccia. Tuteliamo il territorio anche per poter cacciare. Ci basiamo su ricerche scientifiche, con stime sempre accertate per poter pianificare piani di abbattimento. Abbiamo un conflitto di interesse? No, la nostra è passione, è cultura: è nel nostro interesse che la popolazione sia sana e si conservi”.
“Noi vorremmo mettere in piedi progetti relativi ad aziende agricole multifunzione, e cerchiamo l’aiuto e il sostegno dell’ambientalismo. Il nostro obiettivo è dare agli agricoltori una parte dei soldi ricavati dalla licenza dei cacciatori: questo li renderebbe meno nervosi di fronte alla crescita della fauna, per loro un grosso problema”, afferma Franolich.

Oggi in Italia 580mila cacciatori pagano una media di 425 euro l’anno per la licenza di caccia e le relative tasse. La somma – 255 milioni di euro l’anno – va dritta nelle casse delle Regioni o dello Stato e non viene investita in conservazione. “Noi siamo gli unici a impegnarci nel recupero dei territori, a fare bonifiche, a recuperare gli habitat anche applicando i metodi dell’agricoltura a perdere, e rimboschendo zone prima quasi desertiche e oggi rigogliose”, continua Franolich “Contiamo un totale di 42.779,68 ettari recuperati nell’ultimo triennio, recuperati dall’abbandono e dalla quasi assenza di fauna, operiamo in tutte le Regioni, con una concentrazione maggiore soprattutto nel nord e nel centro Italia. Il nostro lavoro ha portato all’aumento di ungulati, cinghiale, cervo e capriolo. Di conseguenza, lupo e cervo sono arrivati con le loro gambe”. Un risultato che anche gli ambientalisti ammettono, come pure l’impegno generale “di alcuni cacciatori” verso il recupero degli habitat, ma che non cambia l’idea generale che la caccia – e tutto il potenziale economico che porta con sé – non debba essere ammessa. La loro, è la prossima risposta che siamo pronti ad ascoltare.

Articolo del 8 maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

Mangia un pomodoro al giorno e scopri perché fa bene

Mar, 05/25/2021 - 15:30

Come si legge dal canale YouTube IL LATO POSITIVO “Quale cibo è originario delle Ande sudamericane; un tempo si credeva fosse velenoso e ancora oggi viene scambiato per ortaggio quando in realtà è un frutto? Ok, supponendo che tu abbia letto il titolo di questo video prima di averlo cliccato, sai che sto parlando dei pomodori. Vuoi avere la pelle luminosa? Se stai cercando più vitamina C per aumentare i livelli di collagene, otterrai il 30% del tuo valore giornaliero in 1 solo pomodoro! Stai cercando di perdere peso? I pomodori ti daranno energia per alimentare il tuo corpo senza assumere calorie extra che si trasformeranno in grasso!”

Leggi anche:
Ecco perché il cibo trash ti consuma la pelle (e la vita)
Spesa al supermercato: 10 consigli utili
Ricetta ufficiale Aperol Spritz!

Covid-19, ecco chi ha zero contagi in Italia

Mar, 05/25/2021 - 14:45

2.490 nuovi positivi nelle ultime 24 ore, su oltre 107mila tamponi effettuati, con un tasso di positività del 2,3%. Siamo in media ai livelli di fine settembre sul fronte contagi, ma a differenza di allora ci sono province a zero contagi, o quasi. Si tratta di Teramo (Abruzzo), Rieti (Lazio), Mantova (Lombardia), Fermo (Marche), Campobasso (Molise), Verbano-Cusio-Ossola (Piemonte), Sud della Sardegna e Trieste, Pordenone e Gorizia.

Le tre prossime regioni bianche

Ci sono solo 2 nuovi casi in tutto il Friuli Venezia Giulia, che, con il Molise e la Liguria, saranno le prossime zone bianche dal 7 di giugno.

Le province sotto i 5 contagi

Meno bene, ma comunque benissimo vanno altre province con un numero di contagi molto basso, tra 0 e 5: Matera in Basilicata, Catanzaro, Benevento, Isernia, Terni e Agrigento, Taranto, Crotone, Lodi, Udine, Belluno, Oristano, Nuoro, Trapani e Enna, Bari, Taranto, Asti, Pescara. Tre nella provincia di Potenza, L’Aquila, Como, Sassari, Lecco, Cosenza, Cuneo, Vercelli, Biella, Ascoli, Pesaro-Urbino, Varese.

Province con meno di 10 casi

Hanno registrato ieri meno di 10 casi: Massa Carrara (con 6 casi), Rovigo (6), Pavia (6), Imperia (6), Savona (6), Aosta (7), La Spezia (8), Chieti (9), Brindisi (9).

Le province con più contagi

Al contrario, le province che segnano un aumento maggiore dei casi di infezione in termini assoluti sono: Milano (268.587), Napoli (244.747), Roma (243.133) e Torino (192.469). In rapporto ai tamponi effettuati, le province che al momento hanno il dato peggiore sono Napoli (con +247 casi), Roma (+184), Palermo (124), Catania (142).

Industria e ambiente: l’importanza del packaging ecosostenibile

Mar, 05/25/2021 - 09:00

L’inquinamento del pianeta Terra sta raggiungendo livelli troppo alti da poter essere sostenuti e lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali le sta riducendo al minimo minando così la qualità della vita, la biodiversità, la prosperità e la crescita economica.

L’elevata produzione di rifiuti non biodegradabili, vede oggi un problema per il loro smaltimento. Il pianeta deve a fare i conti con questa minaccia, causa di desertificazione e distruzione degli ecosistemi marini. Anche il settore dell‘industria influisce notevolmente sullo sfruttamento delle materie prime, sull’emissione di gas e produzione di rifiuti, per questo è necessario investire nelle aziende scegliendo l’ecosostenibilità.

Le aziende, durante questi ultimi anni, hanno avuto un risveglio morale e di coscienza, impegnandosi a rendere i loro marchi più green ricercando soluzioni innovative per confezionare i loro prodotti.

Il packaging viene considerato green quando non ha un forte impatto ambientale oppure può aiutare al ridurlo. Una delle scelte più frequenti delle industrie è quella di utilizzare materiali riciclati e vegetali per la fabbricazione dei packaging, riducendo così l’impatto dell’impronta del carbonio. Un’altra scelta è quella di produrre confezioni riutilizzabili in modo da allungarne la vita, in un’ottica che va contro il monouso. Da recenti scoperte è nato il packaging idrosolubile, ovvero una confezione che in appena 10 secondi si dissolve completamente in acqua senza lasciare tracce nell’ambiente, composta totalmente da materiali atossici e biodegradabili e sostituendo l’inchiostro classico con quello di soia.

L’esempio concreto di P&G

Il packaging, oggi, oltre che essere sicuro e accattivante, vuole ad assumere un ruolo sempre più etico, soddisfando le esigenze di una clientela sempre più sensibile al problema dell’inquinamento e dello sfruttamento del pianeta. Un esempio di come un’industria possa scegliere la strada dell’ecosostenibilità è dato dal gruppo industriale P&G.

Dal 2010 P&G si sta impegnando in uno sviluppo sostenibile, rendendo i suoi packaging eco friendly con confezioni in plastica riciclata, riducendo così il consumo di petrolio per la produzione di plastica vergine.

Una, tra le tante iniziative interessanti di questo gruppo, è la produzione di flaconi Ocean Plastic, questi flaconi vengono creati per il 10% della plastica raccolta dagli oceani, mentre per il 90% sono composti da plastica riciclata, ottenendo così flaconi 100% green e ripulendo i mari dall’inquinamento dell’uomo.

Dal 2019 P&G si è unito con altre 40 aziende per produrre plastiche innovative ed ecosostenibili, creando The Alliance to End Plastic Waste (Alleanza per porre fine ai rifiuti di plastica), con l’obiettivo, entro il 2030, di produrre il 90% dei packaging riciclabili.

Il ruolo fondamentale dei consumatori

Insieme alle aziende anche i consumatori finali nel tempo hanno cambiato le proprie abitudini scegliendo di appoggiare quelle aziende che si dimostrano più sensibili al tema sempre più scottante di inquinamento e ecosostenibilità.

Alcune ricerche indicano che le persone sono disposte ad acquistare un prodotto leggermente più costoso se ha un pack ecosostenibile.

Infatti l’altro ruolo importante nella catena dell’ecosostenibilita viene svolto proprio dal consumatore finale.

La maggioranza degli Italiani sa che le piccole azioni di tutti i giorni possono arrivare a fare la differenza a livello ambientale, per questo si impegnano a separare i rifiuti con la raccolta differenziata, evitare gli sprechi e acquistare prodotti con confezioni green.

Sono tanti i consumatori che scelgono di acquistare marchi green perché consapevoli di contribuire a proteggere la Terra e, insieme a questa, anche la vita stessa di ogni essere vivente che la popola, compresa quella dell’essere umano.

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Mar, 05/25/2021 - 08:00

Diverse regioni italiane lamentano da anni un problema più serio e complesso di quel che si possa pensare: la crescita smisurata degli ungulati, gli animali selvatici che dal bosco invadono i centri abitati, letteralmente, distruggono le colture e sono anche un pericolo per la sicurezza, come nel caso del cinghiale, un animale potenzialmente pericoloso, specie se sotto stress. Ma che soprattutto spazzola tutto ciò che trova, creando desertificazione e danni alla biodiversità. La sua presenza è ambigua dal punto di vista ambientalista perché appunto crea danni ingenti alla flora e al resto della fauna, oltreché alle colture, ma è anche una preziosa risorsa per il lupo, che non a caso negli ultimi anni si è moltiplicato felicemente nel nostro Paese, molto felicemente.

Nel frattempo, il cinghiale – un animale che non si esita a definire infestante – ha pensato bene di rifugiarsi tranquillo nelle aree protette, aumentando la sua sicurezza e i nostri grattacapo. Resta il fatto che le associazioni e le popolazioni sono in subbuglio, con gli agricoltori furiosi. In Basilicata ci sono state recenti manifestazioni e fortissime polemiche. In Abruzzo e nelle Marche si tenta di risolvere armando i cacciatori in braccata – cioè con l’ausilio di branchi di cani, metodo notoriamente dannoso per gli altri ungulati e vietato dall’Ispra nei Parchi – e organizzando “macelli” extra per vendere poi a ristoranti e alla grande distribuzione.
In Liguria, al contrario, la Regione ammette la caccia solo come estrema ratio, in casi di emergenza e pericolo diretto per le vite umane.

Dove sta la giusta reazione all’emergenza? Da cosa deriva questo caos dove ogni risposta sembra quella sbagliata? Se facciamo un confronto con il resto d’Europa, o del mondo, la caccia spesso non è solo una risposta a problemi simili a questo, ma una risorsa economica ingente, versata a favore dell’ambiente. Eppure i cacciatori da noi non suscitano la stessa fiducia, almeno tra gli ambientalisti, e non a torto. “L’80% degli illeciti è commesso durante la stagione venatoria, secondo i dati del Ministero dell’Ambiente relativi al bracconaggio”, ci ha detto Isabella Pratesi del Wwf.
Quindi, come è regolata la caccia, e perché, da noi, non riesce a diventare un’alleata dell’ambientalismo? E noi cosa ne pensiamo? L’opinione pubblica sarebbe favorevole allo sdoganamento del fucile? Per rispondere, e capire cosa non va nei nostri cacciatori, ci siamo fatti un viaggio nel mondo dell’ambientalismo e della conservazione, ma soprattutto in quello della caccia. Scoprendo un mondo fatto di mille facce, ma che ha in comune un aspetto fondamentale: la mancanza di un coordinamento e una gestione razionale.

Articolo del 6 maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

Come insegnare ai bambini a nuotare: i consigli dell’istruttore

Lun, 05/24/2021 - 15:00

Dal canale YouTube Nostro Figlio l’istruttore di nuoto Stephane Agliata spiega delle semplici regole da seguire per insegnare ai bambini a nuotare

Leggi anche:
10 Star Home, è “Carbon Positive” la prima casa ecologica d’Australia
Michele Dotti: la sua (straordinaria) casa ecologica
I cibi più ricchi di Vitamina D

Basta teli di plastica tra le colture

Lun, 05/24/2021 - 14:00

I teli di plastica nera che isolano le piante nelle monocolture, per proteggerle, trattenere l’acqua e limitare la crescita di infestanti, hanno fatto il loro tempo. Degradandosi possono facilmente disperdersi nel terreno, e deve essere recuperato e smaltito al termine del ciclo colturale (cosa che nessuno può garantire avvenga in modo corretto).

Basta dispersione di plastiche

Adesso – tra gli altri – anche Novamont ha introdotto teli per pacciamatura in bioplastica MATER-BI, derivata per il 60% da materia prima rinnovabile. Biodegradabile e compostabile nel giro di pochi mesi, i teli in MATER-BI non necessitano di recupero e smaltimento, appunto, ma possono essere lasciati nel terreno dove vengono biodegradati dai microrganismi, contribuendo così alla riduzione della produzione di rifiuti e a preservare il suolo dall’inquinamento da plastiche e microplastiche.

Teli biodegradabili in una coltivazione di canapa

I teli devono essere conformi allo standard europeo EN 17033, e a partire da quest’anno devono essere costituiti da materie prime rinnovabili in misura pari o superiore al 60% e non devono contenere organismi geneticamente modificati.

Le nuove regole

Anche l’Europa, finalmente, almeno per l’agricoltura biologica, si sta muovendo in direzione della riduzione dell’utilizzo dei teli in plastica tradizionale. Il 23 marzo scorso la Commissione Europea ha rilasciato un Action Plan che riconosce il ruolo dei materiali biodegradabili e compostabili e bio-based come strumento di potenziale riduzione degli impatti e predispone la definizione dei criteri e dei principi d’uso di tali materiali.

Leonardo DiCaprio dona 43 milioni di dollari per la salvaguardia delle Isole Galapagos

Lun, 05/24/2021 - 13:21

Leonardo DiCaprio ha donato 43 milioni di dollari per attuare ampie operazioni di conservazione degli ecosistemi nelle isole Galapagos.

L’iniziativa, in collaborazione con Re:wild, un’organizzazione fondata quest’anno da un gruppo di rinomati scienziati della conservazione e DiCaprio, la Direzione del Parco Nazionale delle Galápagos, la Island Conservation e le comunità locali, mira a ricostruire le intere Isole Galápagos, così come tutte gli arcipelaghi del Pacifico in America Latina.

Il progetto

Il progetto finanzierà diverse iniziative, compresi gli sforzi per ripristinare l‘isola Floreana, che ospita 54 specie minacciate, e reintrodurre 13 specie estinte localmente.

Il denaro servirà anche a finanziare un programma di riproduzione in cattività e altre attività per prevenire l’estinzione dell’iguana rosa e rafforzare le misure per proteggere le risorse marine delle Galapagos dall’impatto umano dell’ecoturismo.

DiCaprio ha detto:

Quando sono andato alle Isole Galápagos, ho incontrato Paula Castaño e altri eroi ambientali in Ecuador che lavoravano giorno dopo giorno per salvare uno dei luoghi più insostituibili del pianeta. In tutto il mondo, la natura selvaggia è in declino. Abbiamo degradato tre quarti dei luoghi selvaggi e portato oltre 1 milione di specie sull’orlo dell’estinzione. Più della metà delle restanti aree selvagge della Terra potrebbero scomparire nei prossimi decenni se non agiamo in modo deciso. Gli eroi ambientali di cui il pianeta ha bisogno sono già qui. Ora dobbiamo tutti raccogliere la sfida e unirci a loro”.

Marcelo Mata Guerrero, ministro dell’ambiente e dell’acqua in Ecuador, ha dichiarato:

Questi tipi di partnership che sfruttano le innovazioni tecniche, sociali e finanziarie, sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno in tutto il mondo per ripristinare la salute del nostro pianeta. Con l’Ecuador come uno dei 17 paesi più ricchi di biodiversità del pianeta, abbiamo l’opportunità di dimostrare come si presenta un modello veramente efficace per la protezione e il ripristino della fauna selvatica e delle terre selvagge – che rappresentano il sistema immunitario del nostro pianeta, al fine di proteggere tutta la vita sulla Terra, comprese le persone, dagli effetti dei cambiamenti climatici e delle malattie emergenti”.

DiCaprio è un sostenitore di lunga data delle questioni ambientali globali e, nel corso degli anni, ha fornito più di 100 milioni di dollari in sovvenzioni a una varietà di programmi e progetti.

Ha anche elogiato l’attivista per il clima Greta Thunberg definendola una “leader dei nostri tempi” e si è rivolto alle Nazioni Unite sui pericoli dei cambiamenti climatici già nel 2014.

Forza Leonardo!

Leggi anche:
Africa: negli ultimi 100 anni è scomparso il 90% dei leoni

Perché è importante la biodiversità?

La difesa dell’ambiente entra nella Costituzione

Allergie primaverili: cause e rimedi naturali

Lun, 05/24/2021 - 08:00

La stagione primaverile, contraddistinta dai suoi profumi e colori, per i meno fortunati è l’inizio di fastidiose giornate accompagnate da starnuti a causa dei pollini liberati dalle piante durante il periodo di fioritura.
L’allergia è un problema da non sottovalutare e che sembra essere in continua crescita, con il numero di persone colpite che aumenta di anno in anno. “I numeri parlano chiaro: nel 2025 quasi il 50% della popolazione europea soffrirà di una qualche allergia, mentre nel nostro Paese circa il 40% della popolazione dichiara già di soffrire di disturbi di questo tiporiporta AssosaluteAssociazione Nazionale farmaci di automedicazione – che fa parte di Federchimica.

A fronte di questi numeri la spiegazione (e previsione) futura non è troppo rassicurante: il cambiamento climatico e le alte temperature aumentano i livelli dei pollini.  A seguito di uno studio condotto dal team del professor Giorgio Walter Canonica, presidente SIAAIC Società Italiana Allergologia Asma Immunologia Clinica – e Direttore della clinica malattie respiratorie e allergologia dell’Università di Genova, è stato dimostrato che in 27 anni le giornate all’anno in cui la parietaria (pianta della famiglia dell’ortica) diffonde i suoi pollini è aumentato di 85 giorni. «Una maggior esposizione significa un peggioramento dei sintomi e un aumentato rischio di sensibilizzazione» – spiega Canonica. A ciò si aggiunga l’inquinamento outdoor e indoor che aumenta l’infiammazione delle mucose, indebolendole. Complice, oltre alla predisposizione genetica soggettiva, è anche il nostro stile di vita: “E’ lo scotto che dobbiamo pagare per aver introdotto norme e comportamenti che da una parte ci preservano da infezioni e malattie, ma dall’altra ci rendono più sensibili”, continua l’esperto. Trascorriamo molto più tempo al chiuso, in ambienti spesso poco areati e questi fattori aumentano la concentrazione di allergeni. “I bambini giocano molto poco all’aperto e quindi sono meno esposti alle sollecitazioni durante l’età dello sviluppo, e quindi sono più esposti allo sviluppo di allergie” – spiega ancora l’allergologo.

Quali sono i rimedi naturali contro le allergie?
Se si vuole provare una strada alternativa ai medicinali ci sono molti rimedi naturali che possono venire in soccorso. Premessa: dobbiamo conoscere con certezza l’elemento scatenante della nostra allergia e agire anche sulla prevenzione rendendo meno acuta la manifestazione della nostra allergia.

Quali cibi mi aiutano a combattere l’allergia?
Ricordiamo che gli antistaminici naturali non servono per curare le allergie, ma possono aiutare il corpo a moderare la sua reazione allergica.

Quali alimenti da evitare?
Vino, birra e bevande fermentate; formaggi stagionati, insaccati e cibi in scatola; tonno, sgombro, salmone, molluschi, crostacei, e frutti di mare in generale; pomodori, banana, fragole, fave e la frutta con il guscio (noci, nocciole e mandorle); cioccolato, cacao e caffè, che contengono infatti un tasso elevato di istamina.

Diversamente alimenti come come camomilla, tè verde e carote inibiscono il rilascio di istamina e possono quindi essere considerati antistaminici naturali. Tra i più comuni ricordiamo anche:

  • Aglio (allium sativum): ottimo rimedio per tenere sotto controllo gli allergeni e alcune cariche batteriche, ma sul quale bisogna fare attenzione. Le sue caratteristiche lo rendono utile per il controllo del livello di glicemia nel sangue, per cui il suo impiego dev’essere moderato in caso di soggetti diabetici o ipoglicemici.
  • Té verde: La quercetina, il pigmento che conferisce all’ uva nera e al tè verde il colore, blocca la produzione di istamina.
  • Vitamine: La vitamina D è molto utile per difendere l’apparato respiratorio, e per assumerla basta ingerire cibi come uova, burro, formaggi grassi, aringhe, sgombri e sardine. Comunque, anche le vitamine C ed E, contenute nella frutta e nella verdura, aiutano a rinforzare il sistema immunitario.
  • Il ginkgo biloba: Conosciuto per le sue virtù sulla memoria, può essere efficace anche per le allergie. Contiene alcune molecole efficaci contro le infiammazioni allergica chiamate FAP (fattore di attivazione piastrinica).

Articolo del 27 marzo 2019

Le vittime del Mottarone | Vaccini anche in vacanza | Landini: “Si torna alle liberalizzazioni e al precariato”

Lun, 05/24/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Altre tre ragazze pronte a denunciare le violenze del manager| La vittima: «Dopo il caffè ho perso i sensi»;

Il Giornale: Dosi, varianti, efficacia: “Tutta la verità sui vaccini”;

Il Manifesto: La Striscia ferita e distrutta aspetta il copione dell’ennesima ricostruzione;

Il Mattino: Manager arrestato a Milano, altre tre ragazze pronte a denunciarlo per violenza;

Il Messaggero: Tragedia sulla funivia del Mottarone. Cabina precipita nel vuoto, 14 vittime Morto un bambino ricoverato a Torino Perché il cavo ha ceduto? Foto Video;

Ilsole24ore: Smart working semplificato, arriva la proroga al 31 dicembre;

Il Fatto Quotidiano: Landini: “A un anno dalla pandemia si torna alle liberalizzazioni e al precariato. Una presa per il culo”;

La Repubblica: Aereo militare affianca volo Ryanair e lo dirotta su Minsk per arrestare un oppositore di Lukashenko. Ue: “Inammissibile”;

Leggo: Toto Cutugno: «Felice di passare il testimone ai Maneskin, bravi e originali»;

Tgcom24: Vaccini anche in vacanza: allo studio un’iscrizione temporanea alle Asl;

Dal Giappone l’elisir di lunga vita

Dom, 05/23/2021 - 17:00

L’elisir di lunga vita sembrerebbe esser stato scoperto nella comune pianta giapponese Angelica Keiskei, più comunemente conosciuta con il nome di Ashitaba che tradotto significa foglia del domani, per la sua capacità di riprodurre il suo gambo e la foglia quasi quotidianamente.

Coltivata da oltre duemila anni, appartenente alla stessa famiglia delle carote, è da sempre utilizzata dal popolo del Sol Levante come pianta medicinale, alimento, energizzante, rigenerante: insomma, un superfood che oggi sembra godere di un’altra proprietà a tutti ambita: la capacità di rallentare l’invecchiamento. 

La scoperta, apparsa su Nature Communications, arriva dal team internazionale guidato da scienziati dell’istituto NAWI presso l’Università di Graz (Austria), in collaborazione con colleghi del Leibniz Research Institute for Environmental Medicine di Düsseldorf (Germania), dell’istituto INSERM di Parigi, dell’Università di Berlino e di altri centri e atenei europei.

Il team di ricercatori ha scoperto l’elisir di lunga vita analizzando le molecole antiossidanti racchiuse nelle foglie dell’Ashitaba riuscendo ad identificare un flavonoide che rallenta il decadimento cellulare. È stato scoperto che la molecola attiva il meccanismo di riciclaggio cellulare scoperto dal biologo giapponese Yoshinori Ohsumi e che gli è valso il Nobel per la medicina del 2016.

Il meccanismo scoperto da Ohsumi prende il nome di autofagia e prevede la rimozione e degradazione delle componenti danneggiate delle cellule, come proteine e organelli, per ottenere materie prime con cui costruire nuove molecole. Il cattivo funzionamento di questo meccanismo è all’origine sia di malattie molto diffuse, come infezioni, infiammazioni e tumori, sia di disturbi legati all’invecchiamento, a causa dell’accumulo di molecole tossiche nella cellula.

Grazie In test di laboratorio, la sostanza si è rivelata in grado di allungare la vita di lievito, vermi, moscerini della frutta di circa il 20% e è stato in grado di ridurre il declino cellulare associato all’età nelle cellule umane in coltura. Non solo, la molecola è stata sperimentata anche nei topi con problemi al cuore, soggetti a riduzione del flusso sanguigno (ischemia miocardica prolungata), e il trattamento ha avuto l’effetto di proteggere i tessuti. Il risultato, secondo gli autori, conferma il ruolo dell’autofagia nella protezione delle cellule e rappresenta un passo nell’identificazione di terapie anti-invecchiamento.

Una scoperta promettente che però necessita di ulteriori ricerche per determinare se questa è una valida strategia per la giovinezza eterna degli esseri umani.

Articolo del 20 febbraio 2019

Dieta Macrobiotica: capiamola meglio

Dom, 05/23/2021 - 15:00

Negli ultimi tempi si è tornati a parlare di dieta e filosofia macrobiotica. Ma in cosa consiste questa dieta? Ed è più o meno meno salutare per il nostro benessere?

La macrobiotica è prima di tutto una filosofia: il termine significa “lunga vita“, ed è stato coniato dal giapponese Nyoiti Sakurazawa, conosciuto anche come George Oshawa, che ha portato questa teoria alla conoscenza del mondo occidentale negli anni ’50. Come spiega anche la pagina dedicata al tema del dizionario di Medicina Treccani, la macrobiotica di fatto unisce molti principi filosofici e religiosi orientali, con attenzione anche alla dieta, alla salute e al rapporto con la natura, in contrasto con le filosofie consumiste del mondo occidentale, e contro l’uso di pesticidi e agenti chimici in agricoltura. Prevede consigli di comportamento alimentare come la masticazione lenta, l’utilizzo di determinati cibi in determinate circostanze e una predilezione per le sostanze non raffinate, cereali integrali, carne e pesce in quantità moderate.

In una intervista a La Stampa il professor Franco Berrino, ex direttore dell’Istituto nazionale dei Tumori di Milano, ha evidenziato come i principi fondamentali della dieta macrobiotica siano simili alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per una alimentazione sana che prevenga l’insorgere di malattie. Ma ha specificato che “integrale” non significa “integralista”: bisogna prestare attenzione.

“La dieta macrobiotica è una dieta corretta”, conferma il dottor Giuseppe Bellotti, biologo nutrizionista che abbiamo interpellato in proposito. Ha un grande apporto di fibre, ha un limitato apporto di grassi saturi e di grassi in generale, poca carne, poco pesce. Questa filosofia e questo tipo di dieta risente della situazione della società orientale in cui si è sviluppata e della disponibilità di alcuni tipi di cibi. Come d’altronde facevano i nostri nonni, che mangiavano la carne una volta alla settimana”.

“Si tratta di una dieta fondamentalmente equilibrata, tutto sommato abbastanza simile alla dieta Mediterranea, e che va valutata nel contesto in cui è nata”, aggiunge Bellotti. “Come filosofia, così come molte altre, è nata per far accettare alcuni comportamenti che altrimenti sarebbe difficile far accettare. Diciamo una alimentazione corretta con un espediente psicologico”.

Molte persone si avvicinano alla macrobiotica per stare meglio, spesso riuscendoci, anche solo per il fatto di aver regolarizzato la propria dieta, spiega il nutrizionista: “Noi abbiamo bisogno di carboidrati, grassi e proteine nelle giuste quantità. Quando una dieta ha un apporto proporzionato di tutti i nutrienti è una dieta corretta e ci farà stare bene”.

Decidere di seguire di punto in bianco una dieta – di qualsiasi tipo –  è però sbagliato: “Le variazioni repentine sono sempre sbagliate, il corpo ha bisogno di abituarsi, e poi attenzione: bisogna ricordarsi che nessuna dieta è miracolosa o ‘fa guarire’ da qualche malattia e soprattutto non esiste una dieta uguale per tutti”. Specifica Bellotti: “Il corpo di ognuno è diverso e quindi non esiste una dieta che va bene per tutti, che fa star bene tutti allo stesso modo”.

Articolo del 27 Giugno 2018

Venti aziende producono il 55% dei rifiuti di plastica di tutto il mondo

Dom, 05/23/2021 - 10:00

Venti aziende sono responsabili della produzione di più della metà di tutti i rifiuti di plastica monouso nel mondo, alimentando la crisi climatica e creando una catastrofe ambientale, rivela una nuova ricerca.

Secondo una nuova analisi completa, tra le aziende globali responsabili del 55% dei rifiuti di imballaggi in plastica del mondo vi sono sia società statali che multinazionali, compresi i giganti del petrolio e del gas e le società chimiche.

I primi 20 produttori di plastica monouso al mondo

  • ExxonMobil contribuisce al 5,9% del totale dei rifiuti di plastica monouso
  • Dow 5,6%
  • Sinopec 5,3%
  • Indorama Ventures 4,6%
  • Saudi Aramco 4,3%
  • PetroChina 4%
  • LyondellBasell 3,9%
  • Reliance Industries 3,1%
  • Braskem 3%
  • Alpek SA de CV 2,3%
  • Borealis 2,2%
  • Lotte Chemical 2,1%
  • Ineos 2%
  • Total 1,9%
  • Jiangsu Hailun Petrolchimico 1,6%
  • Far Eastern New Century 1,6%
  • Formosa Plastics Corporation 1,6%
  • China Energy Investment Group 1,5%
  • PTT 1,5%
  • China Resources 1,3%

L’indice Plastic Waste Makers ha rivelato per la prima volta i nomi delle aziende che producono i polimeri che diventano oggetti di plastica usa e getta, dalle mascherine ai sacchetti e bottiglie di plastica, che alla fine della loro breve vita inquinano gli oceani o vengono bruciati o gettati in discarica.

Inoltre, il report rivela che l’Australia è in testa alla lista dei paesi per la generazione del maggior numero di rifiuti di plastica monouso su base pro capite, davanti a Stati Uniti, Corea del Sud e Gran Bretagna.

I peggiori inquinatori al mondo

ExxonMobil è il più grande inquinatore di rifiuti di plastica monouso al mondo, contribuendo con 5,9 milioni di tonnellate alla montagna di rifiuti globale.

La più grande azienda chimica del mondo, Dow, che ha sede negli Stati Uniti, ha creato 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, mentre l’impresa cinese di petrolio e gas, Sinopec, ha creato 5,3 milioni di tonnellate.

Undici delle società hanno sede in Asia, quattro in Europa, tre in Nord America, una in America Latina e una in Medio Oriente. La loro produzione di plastica è finanziata da banche leader, tra cui Barclays, HSBC, Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase.

Il report

Secondo il report, l’enorme impronta dei rifiuti di plastica delle prime 20 aziende globali ammonta a oltre la metà delle 130 milioni di tonnellate di plastica monouso gettate via nel 2019.

Le plastiche monouso sono prodotte quasi esclusivamente da combustibili fossili, determinando la crisi climatica e, poiché sono alcuni degli articoli più difficili da riciclare, finiscono per creare montagne di rifiuti globali.
Solo il 10% -15% della plastica monouso viene riciclata a livello globale ogni anno.

L’analisi fornisce uno sguardo senza precedenti sul piccolo numero di società petrolchimiche e sui loro finanziatori che generano quasi tutti i rifiuti di plastica monouso in tutto il mondo.

La piaga della plastica

La crisi dei rifiuti di plastica cresce ogni anno. Nei prossimi cinque anni, la capacità globale di produrre polimeri vergini per materie plastiche monouso potrebbe crescere di oltre il 30%.

Si prevede che entro il 2050 la plastica rappresenterà il 5-10% delle emissioni di gas serra.

Si prospetta una catastrofe ambientale: gran parte dei risultanti rifiuti di plastica monouso finiranno come materiale inquinante nei paesi in via di sviluppo con sistemi di gestione dei rifiuti scadenti“, hanno affermato gli autori del report.

Il rapporto afferma che l’industria della plastica in tutto il mondo è stata autorizzata a operare con una regolamentazione minima e una trasparenza limitata per decenni. “Queste aziende sono la fonte della crisi della plastica monouso: la loro produzione di nuovi polimeri” vergini “derivanti da materie prime quali petrolio, gas e carbone, perpetua l’economia della plastica“.

Il rapporto afferma che tutto ciò mina il passaggio a un’economia circolare, compresa la produzione di polimeri riciclati dai rifiuti di plastica, il riutilizzo della plastica e l’utilizzo di materiali sostitutivi. Nel 2019, solo il 2% della plastica monouso è stato realizzato con polimeri riciclati.

L’inquinamento da plastica è una delle minacce più gravi e critiche per il nostro pianeta“, ha affermato il dott. Andrew Forrest AO, presidente della Minderoo Foundation. “Le attuali prospettive sono destinate a peggiorare e semplicemente non possiamo permettere a questi produttori di materie plastiche derivate da combustibili fossili di continuare come hanno fatto, senza alcun controllo. Con i nostri oceani che soffocano e la plastica che ha un impatto sulla nostra salute, dobbiamo esigere un intervento deciso da parte dei produttori, dei governi e del mondo della finanza per interrompere il ciclo dell’inazione“.

Fonte: The Guardian

Leggi anche:
L’industria dell’acqua minerale “è la prima causa di microplastiche nei fiumi”

Clima: la CO2 ha ridotto la stratosfera. A rischio le telecomunicazioni

Un biberon in plastica è in grado di rilasciare 4 milioni di microplastiche per litro

Colmar, WWG e IULM: al via il progetto moda sostenibile

Dom, 05/23/2021 - 08:00

Negli ultimi mesi i temi dell’ecosostenibilità e della riduzione dello sfruttamento delle risorse limitate del pianeta stanno entrando in moltissimi campi. Anche tra i più “insospettabili”. Uno di questi è quello della moda, spesso lontano da certe sensibilità. In realtà, e stiamo per scoprirlo, il mondo del fashion si sta rivelando come uno dei più prolifici per le sperimentazioni di forme di economia circolare. E questo grazie a iniziative come quelle recentemente messe in campo da Colmar in collaborazione con WWG E IULM Milano.

Il progetto “Fieldwork”

A marzo 2021 la software house italiana WWG ha deciso di celebrare la sua collaborazione decennale con il marchio Colmar lanciando un progetto di open innovation volto a promuovere l’ecosostenibilità dei processi produttivi nel brand famoso per la produzione di piumini Colmar e abbigliamento sportswear. Terzo partner dell’iniziativa, gli studenti dell’Università IULM di Milano che frequentano il corso di laurea Magistrale in Strategic Communication.

Ai partecipanti al percorso, denominato “Fieldwork”, il compito di elaborare soluzioni e strategie comunicative per lo sviluppo sostenibile di Colmar abbigliamento da applicare direttamente nei processi produttivi. A fine maggio sono attesi i risultati di questa esperienza che la casa di moda adotterà per proseguire sulla strada della produzione responsabile.

Colmar è attiva già da anni in quest’ottica e sta lavorando per migliorare le sue strutture, l’impatto dei propri prodotti e il “peso” della sua produzione sull’ambiente. Basti pensare che nel 2018 l’azienda aveva lanciato un progetto che prevedeva l’utilizzo della tecnica Teflon EcoElitedi Chemours come finitura repellente prodotta al 60% da materiali a base vegetale di provenienza rinnovabile.

Oggi siamo arrivati addirittura al 90% ed è possibile visionare i capi sostenibili direttamente sul loro sito ufficiale Colmar.it oppure sull’ outlet dello shop online Zalando, altro marchio da sempre attento al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse.

Il concetto di economia circolare nella moda

Ma ha davvero senso parlare di economia circolare nel campo della moda? La risposta è decisamente affermativa. Il settore del fashion è uno dei più inquinanti se considerato nell’assetto tradizionale. La filiera produttiva causa ingenti emissioni di CO2 ed elevati sprechi d’acqua. In più, per realizzare capi alla moda, si è sempre ricorsi a un uso di sostanze chimiche decisamente eccessivo a fronte delle possibilità offerte dall’ecosistema.

Una situazione che si è ulteriormente aggravata con l’arrivo del “fast fashion”, ovvero della continua produzione e ricambio di prodotti a basso costo e scarsa qualità che non ha fatto altro che aumentare gli accumuli di scarti e di invenduto. Residui che vengono puntualmente bruciati creando problemi anche all’inquinamento del suolo.

È proprio per queste problematiche che l’economia circolare può fare davvero la differenza nel mondo dell’abbigliamento.

Prima di proseguire nell’analisi delle iniziative già messe in atto dalle istituzioni e dai grandi nomi della moda è importante rinfrescare il concetto di economia circolare. Fino a oggi lo standard produttivo principale è stato quello lineare. “Prendi, produci, usa e getta” sono state le parole d’ordine delle aziende, Parole d’ordine che hanno drasticamente compromesso la salute del pianeta e che hanno generato una così grande quantità di rifiuti che oggi è quasi impossibile smaltire.

Solo per dare qualche numero. Nell’Unione Europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti, in Italia quasi 500 kg a persona, molti dei quali finiscono nelle spiagge.

L’economia circolare, invece, si basa sul concetto del “ripara-riusa e ricicla” e ha come obiettivi quelli di limitare sprechi e produzione di rifiuti e di ridurre lo sfruttamento delle materie prime. Entrare in quest’ottica significa creare prodotti che durano più a lungo nel tempo, fatti con materiali di riuso e che sfruttano ciò che è già stato creato e non ancora smaltito.

Ecco perché la mole di vestiti buttati e inutilizzati potrebbero diventare la più grande risorsa negli anni a venire.

Le iniziative di economia circolare nel campo del fashion

L’Italia si sta mettendo in luce come uno dei Paesi più virtuosi nel campo della moda sostenibile. Abbiamo già citato l’esempio del brand di abbigliamento. Colmar e delle sue nuove collezioni realizzate in materiali di riciclo e venduti a prezzi da outlet. Non è l’unico. Alcuni distretti produttivi a Prato e Biella hanno aderito alle indicazioni del Detox Protocol di Greenpeace e del ZHDC, protocolli incentrati sulla riduzione dello sfruttamento della chimica tossica nell’abbigliamento.

Sul fronte marchi si sono mossi anche altri grandi nomi. Zalando, uno dei più importanti e-commerce di moda, ha aderito recentemente alla Ellen MacArthur Foundation (EMF), ovvero l’organizzazione internazionale che sta promuovendo il concetto di economia circolare a livello globale. Una collaborazione che porterà l’azienda a estendere il periodo di vita di circa 50 milioni di prodotti entro il 2023.

Discorso molto simile anche per Giorgio Armani, vero e proprio guru del Made in Italy, che in questi anni si è esposto più volte a favore della circolarità.

Nel frattempo si muovono anche le istituzioni europee. La Finlandia, ad esempio, ha stabilito che entro il 2023 il riciclaggio dei tessili sarà obbligatorio. E quella del Paese Scandinavo è solo l’ultima di una serie di iniziative volte a rivoluzionare i modelli di business e a incentivare l’uso di materiali eco-compatibili.

Congo, primi arresti in per l’omicidio di Attanasio | Centri estivi, le linee guida | Così il Fisco ci spia

Dom, 05/23/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Nuove cure, batteremo il virus: «Sarà come un raffreddore». In quanto tempo? Gli studi;

Il Giornale: “Controllati da 161 banche dati”: così il Fisco ci spia;

Il Manifesto: Subappalto libero, i sindacati pronti allo sciopero generale;

Il Mattino: Salmonella, è allerta negli Stati Uniti;

Il Messaggero: Centri estivi, le linee guida: mascherine, posate monouso e misurazione della temperatura;

Ilsole24ore: Cingolani: «Obiettivo decarbonizzare l’Italia entro il 2050» – La mappa – I vaccini;

Il Fatto Quotidiano: Il governo Draghi vuole grandi opere senza controlli. Pd: “Inaccettabile che si torni al massimo ribasso”. Libera: “Via criminogena, apre a mafie e corruzione”;

La Repubblica: Primi arresti in Congo per l’omicidio dell’ambasciatore Luca Attanasio;

Leggo: Milano, narcotizza studentessa 21enne e la violenta al finto stage: arrestato imprenditore. Nel telefono foto di altre 4 ragazze nude;

Tgcom24: Strage di Capaci, 29 anni dopo spunta un audio inedito di Falcone: “Qui si muore per queste cose”;