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Aggiornato: 1 ora 8 min fa

Idea riciclo: da vecchio pneumatico a sgabello

Lun, 06/08/2020 - 10:00

Perché buttare via qualcosa che possiamo ancora riutilizzare? Ridare vita a vecchi oggetti che ormai non sono più utilizzabili non è mai stato così facile!

Dal canale YouTube Pneusmart Italia ecco un modo originale e alternativo per arredare casa con un vecchio pneumatico, della corda e tanta creatività!

Fonte: Pneusmart Italia

Consiglio: con vecchi pneumatici si possono fare moltissime creazioni. Tra le più gettonate e semplici da realizzare sicuramente troviamo le altalene, ma avete mai pensato di utilizzare le vecchie ruote anche come vasi di fiori per arredare il giardino?

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Le banche non sanno chiedere scusa

Lun, 06/08/2020 - 09:23

A volte dire “abbiamo commesso un casino, scusateci” risulta molto più efficiente, in termini di customer satisfaction, del formale rimpallo di responsabilità. Lo fece Mark Zuckenberg nel 2006 quando gli utenti di Facebook rimasero scioccati dalla introduzione del News Feed.

Comunicare il pentimento produsse meno risentimenti di quanto avrebbe dovuto generare l’errore.

Le banche non lo hanno mai fatto e, in queste settimane, stanno addirittura vestendo gli abiti delle vittime di una potenziale reazione popolare.

Dite scusa e i cittadini si calmeranno

E ditelo soprattutto quando l’errore o la violazione è totalmente incoerente rispetto alla vostra mission (solo teorica) o alle promesse che fate ai clienti come quelle spassose apparse nei ridicoli spot televisivi degli ultimi tempi tipo “…in questo momento vi siamo vicini per risolvere i vostri problemi…”.

Neppure dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte della settimana scorsa (“le banche possono e devono fare di più”) che evidenziavano, sebbene tacendo sulle gravi responsabilità della politica, chiaramente le inefficienze procedurali e relazionali dimostrate nella gestione del processo di erogazione dei finanziamenti previsti dal decreto liquidità, le banche si sono soffermate su un aspetto della gestione del loro rapporto con il cliente che rappresenta una delle cause fondamentali della perdita del capitale di fiducia negli ultimi 10 anni: le banche non sanno chiedere scusa.

Nella dinamica di una vita di impresa arriva sempre un momento in cui ogni azienda commette un errore che richiede delle scuse: a una persona, a un gruppo di persone, dipendenti o partner, oppure alla sua clientela in genere. E’ un fatto fisiologico

Per quanto riguarda le banche, nella maggior parte dei casi, organizzazioni e leader non riescono a scusarsi in modo efficace (quando lo fanno) e questo ha contribuito ad inficiare i loro rapporti con gli stakeholder e la reputazione di cui godono, soprattutto se gli incidenti diventano di pubblico dominio (e, come tali, vengono diffusi).

Vediamo di identificare due ordini di problemi che intervengono fin da subito quando le banche si devono scusare per qualcosa.

Come prima cosa, sono psicologicamente predisposte a trovare tutta una serie di motivi (o di pretesti) per temporeggiare o evitare di esprimere dispiacere.

Scusarsi le fa sentire a disagio e vulnerabili. Nel processo rischiano di perdere un po’ del loro potere (o la faccia) perché il fatto di scusarsi viene vissuto come un momento in cui si riorganizza la gerarchia sociale e le fa sentire in debito nei confronti della controparte, almeno in via temporanea.

Quando va bene si limitano a sbrigativi “mi dispiace” che non risolvono le preoccupazioni delle vittime.

In secondo luogo, le banche hanno la tendenza a valutare le situazioni sempre attraverso una lente legale. I consulenti degli uffici audit o compliance, sistematicamente interpellati di fronte a qualsiasi situazione difficile e sempre pronti a concentrarsi sulla possibilità che sia stata effettivamente infranta qualche legge, sono soliti avvertire i manager (e tutti i dipendenti in genere) che le scuse potrebbero essere interpretate come un’ammissione di responsabilità (esponendo anche l’azienda a contenziosi) piuttosto che come il tentativo di manifestare empatia nei confronti della parte offesa.

Si tratta di una distinzione importante, in quanto le scuse efficaci sono quelle che parlano ai sentimenti di chi le riceve e non servono a dimostrare chi ha ragione e chi no.

Sfortunatamente, la prospettiva di un contenzioso legale fa ormai parte della cultura di molte banche, al punto che persino i manager  (che dovrebbero assumersi le responsabilità)  che non sono assistiti in modo attivo da un consulente delle funzioni Audit o Compliance  si preoccupano solo del fatto che delle scuse possano creare problemi legali.

Le banche devono smetterla di ragionare in questo modo. La maggior parte delle scuse costa poco, mentre molte sono in grado di generare un valore sostanziale, contribuendo a stemperare una situazione di tensione, senza contare che spesso la paura di conseguenze legali è del tutto infondata.

Iniziare a scusarsi potrebbe essere il primo segnale verso quel cambiamento che incontra forti resistenze e che dovrebbe mettere una certa distanza fra il “vecchio sé”  e  un “nuovo sé” che non si comporterà più alla stessa maniera.

Image by kalhh from Pixabay

Vivisezione o non vivisezione: questo è il problema

Lun, 06/08/2020 - 08:11

La sperimentazione animale è talmente radicata nella nostra cultura da rappresentare quasi un valore, un punto fermo, un dogma per molti, specie in ambito biomedico e farmacologico. Anche se a conti fatti solo una minoranza, quella più informata e consapevole, dispone delle nozioni necessarie per poter esprimere un parere originale e non omologato sull’argomento.

Può essere utile, allora, cercare di tracciare una sintetica visione d’insieme di un fenomeno complesso come quello della vivisezione, per stimolare nel lettore un pensiero critico sull’impiego degli animali nella ricerca.

Terminologia

Le ricerche compiute sugli animali a fini scientifici vengono definite “sperimentazione animale” o “vivisezione”.
Solitamente i ricercatori, gli uomini (e le donne) di scienza, prediligono il termine “sperimentazione”, più neutrale e meno cruento, motivando tale propensione lessicale con il fatto che non tutte le ricerche sugli animali richiedono la loro dissezione da vivi. Chi ama gli animali, al contrario, reputa il termine “vivisezione” più realistico e centrato, poiché ritiene che ogni indagine realizzata sulla pelle degli animali provochi in loro sofferenza, umiliazioni, stress, danni anche permanenti e un dolore fisico-spirituale molto simile a quello che si avverte quando un bisturi sventra le carni vive. Superfluo aggiungere che ricercatori e scienziati reputano talmente diffamatorio l’appellativo “vivisettore” da aver fatto ricorso in Corte di Cassazione per ottenere giustizia.

La ricerca di base analizza “i processi biologici e i meccanismi alla base delle malattie”. La ricerca applicata ha, invece, il compito di trasferire le conoscenze mutuate dalla ricerca di base alla “diagnosi, prevenzione e cura delle malattie” dall’animale all’uomo.

Cenni storici

La sperimentazione sugli animali parte da molto lontano, come spiegano gli autori Ray e Jean Swingle Greek nel testo “Sacred cows and golden geese” (Mucche sacre e oche d’oro).
Il primo vivisettore della storia si chiamava Galeno Claudio di Pergamo (129-200 d.c.). Galeno era un medico molto famoso nella Grecia e nella Roma antiche. Ad un certo punto della sua carriera, non potendo più effettuare le autopsie sui corpi umani, messe al bando dalla Chiesa in quanto immorali e non pago di incidere animali morti in privato, iniziò a dissezionare animali vivi in pubblico. Di fatto, giungendo a più di una conclusione scientifica errata.
Successivamente, la sperimentazione animale è passata in secondo piano, dal momento che si è scelto di approfondire i meccanismi dell’anatomia umana. Finché, verso la metà del XIX secolo, il fisiologo francese Claude Bernard (1813-1878) non l’ha rispolverata, traendo ispirazione proprio dall’eredità galenica.

Nel 1859, il naturalista inglese Charles Darwin (1809-1892), con la modernissima teoria sull’evoluzione della specie, ha dimostrato che “gli animali non sono brutte copie degli umani” e, di conseguenza, non rappresentano per loro un buon modello di studio.

Ma la vivisezione, malgrado le critiche, dal XIX secolo in poi, è tornata in auge. Fino a quando, a inizio ‘900, è stata accettata dalla comunità scientifica per i test sui nuovi farmaci. Nel 1938, tale pratica è divenuta obbligatoria negli Stati Uniti prima. In seguito, nel resto del mondo.

Campi di applicazione

Come già accennato, la sperimentazione animale vanta innumerevoli campi di applicazione. Infatti, non riguarda soltanto la sfera farmacologica (che, fino a qualche anno fa, rappresentava meno del 50% del totale dei settori coinvolti). Gli animali vengono impiegati per la ricerca di base, per lo studio delle malattie negli umani, per sviluppare apparecchiature, per la didattica. Per testare il grado di tossicità di sostanze chimiche (plastica, vernici, etc.), prodotti che riguardano l’igiene della casa, cosmetici, additivi alimentari, pesticidi in agricoltura. Persino per il pet-food, cioè il cibo per gli animali domestici, e per implementare l’industria bellica.

Normativa recente

L’Unione Europea, negli ultimi anni, ha varato una serie di leggi a favore del benessere degli animali e, in determinate aree di intervento, sono venuti meno l’obbligo e la necessità di utilizzarli.

La Direttiva n. 15/2013 sulla libera circolazione delle merci ha imposto il divieto totale nella UE di testare, sugli animali, cosmetici (prodotti finiti), singoli ingredienti, combinazioni di ingredienti e di commercializzare cosmetici, singoli ingredienti o combinazioni di ingredienti già testati su animali in paesi extra-UE. Ma poiché alcune sostanze chimiche sono presenti anche in merci non cosmetiche e altre cosmetiche sono assoggettate al regime dei farmaci, è possibile che i prodotti di bellezza continuino comunque ad essere inquinati dagli effetti della sperimentazione animale. Allo stesso modo, le aziende in regola nella UE, oltre i confini dell’Unione possono continuare a sperimentare e a vendere.

La Direttiva n. 63/2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, da una parte ha impostato pericolosamente al ribasso alcune procedure comuni riferite alla ricerca tradizionale, dall’altra ha spalancato le porte alle “misure per evitare duplicazioni” e agli “approcci alternativi”. Ovvero ha incoraggiato la ricerca non animale, promosso lo sviluppo e la validazione di approcci alternativi efficaci, prescritto che venga impiegato il minor numero possibile di animali e che le procedure siano poco dolorose.

In Italia, il DL 26/2014 ha recepito in senso restrittivo la Direttiva Europea, nella parte delle procedure comuni per la ricerca tradizionale. Le modifiche sono notevoli, almeno sulla carta. Per quanto riguarda i campi di applicazione, ad es, viene fatto divieto di utilizzare nel nostro Paese gli animali in ambito bellico e nella didattica, per testare sostanze che inducono dipendenza (droghe, alcool, tabacco), così come vengono interdetti gli xenotrapianti, ovvero i trapianti di organi di specie diverse. Ma ancor oggi l’attuazione di queste modifiche è soggetta alla sospensione delle deroghe (ultima scadenza 31/12/2020) e, soprattutto, risente di forti pressioni: Unione Europea – che vorrebbe multarci per lo sgarro – politica e una parte del mondo accademico e scientifico.

Statistiche

Per valutare i risultati raggiunti dall’applicazione della Direttiva n. 63/2020, lo scorso 5 febbraio la Commissione Europea ha pubblicato la Relazione 2019 sulle statistiche relative all’uso degli animali a fini scientifici negli Stati membri dell’UE nel periodo 2015-2017.

In base a quanto emerso, sembra che l’utilizzo degli animali da laboratorio sia in lieve flessione. Ma le cifre sono da capogiro. Come riporta l’ANSA, abbiamo “quasi 10 milioni di animali utilizzati ogni anno nella ricerca di base e applicata, nei test e per la didattica, con oltre un milione di procedure (circa l’11% del totale) con un livello di sofferenza animale “grave”, il più alto e non alleviabile. E altri 12,6 milioni di animali allevati per mantenere le colonie di animali geneticamente modificati e/o soppressi per esubero e fornitura di tessuti”. Per un totale di circa 22 milioni. L’Italia è al 5° posto per il numero di animali impiegati (dopo Inghilterra, Germania, Francia, Spagna). In 5 Stati membri non vengono eseguite ispezioni senza preavviso, in 9 non si raggiungono neanche i requisiti minimi richiesti.

I contro del dibattito

I fautori del metodo tradizionale, che sostengono la validità della ricerca animale, non sono disposti a rinunciare alla segretezza dei laboratori, ai bisturi, alle gabbie, agli animali e al loro sacrificio, poiché considerano tutto ciò indispensabile per il benessere della collettività. Forti di un passato storico costellato di esperimenti, pubblici riconoscimenti, onori e glorie. Anche i più moderati affermano che, in ogni caso, la ricerca tradizionale potrà avvalersi di metodi integrativi e alternativi, ma non sarà mai del tutto rimpiazzata dai modelli sostitutivi.

Il dibattito, in corso da anni, tra sostenitori e nemici della vivisezione, si fonda su 3 elementi portanti: etico, scientifico ed economico.
Dal punto di vista etico, l’obiezione principale alla ricerca tradizionale riguarda la condizione degli animali negli stabulari (i luoghi in cui vengono tenuti gli animali utilizzati per gli esperimenti), gli usi e gli abusi che subiscono ogni giorno. Se le cavie fossero oggetti, ovviamente, nessuno porrebbe limiti al lavoro dei ricercatori. Ma gli animali non sono oggetti. Lo sa bene chi li ama e desidera proteggerli. Erano al corrente di questa verità anche i firmatari del Trattato di Lisbona, quando il 13 dicembre 2007 li hanno riconosciuti, dal punto di vista giuridico, “esseri senzienti”. Non ci sono controlli e protocolli, motivi di reddito e profitto, che tengano. Pertanto, la sperimentazione non animale sembra l’unica soluzione possibile.

Dal punto di vista scientifico, l’obiezione chiave riguarda la scarsa predittività dei modelli animali utilizzati e riversati sull’uomo, dal momento che il corredo genetico è unico e irripetibile per ogni specie. Le reazioni sono variabili. Il margine di errore è alto. I rischi per l’uomo rilevanti, anche se non abbastanza pubblicizzati. Come dimostra una ricerca LAV del 2016, nella prima fase di sperimentazione (quella sugli animali, a cui seguono i retest sull’uomo) “su 100 sostanze sicure negli animali, 92 non passano le prove cliniche e 4 vengono ritirate per gravi reazioni avverse e di 3000 trattamenti medici solo l’11% si è dimostrato efficace e il 98% è una copia di quelli vecchi”.

Dal punto di vista economico, la ricerca tradizionale è certamente più lunga e costosa di quella non animale e smuove un giro d’affari ragguardevole. Già nel 2014 il prof. Thomas Hartung, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, tra il 2002 e il 2008 a capo dell’Ecvam, Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi della Commissione Europea, affermava che i metodi alternativi, appunto, sono più convenienti, più efficaci in termini di risultati e più veloci.

“Basterebbe un dato – spiegava Hartung al “Corriere.it” – fra il 2005 e il 2008 in tutta l’UE il ricorso alla sperimentazione animale nell’industria farmaceutica è calato motu proprio del 25%. Ogni volta che le aziende possono passare ai metodi alternativi, semplicemente lo fanno”.

Il giro d’affari, dunque, potrebbe riguardare non solo il mercato della vivisezione, ma il mercato dello sfruttamento degli animali in genere, Qualora venga espugnato il baluardo della ricerca scientifica, in un planetario effetto domino, è ipotizzabile che possa crollare la fortezza economica che sopravvive grazie alla sperimentazione, al commercio della carne e dei prodotti di origine animale e a tutto ciò che, in qualche modo, si ricollega agli animali in termini di profitto non etico.

Metodi di ricerca sostitutivi e alternativi

La sperimentazione alternativa si fonda sul principio delle 3R: Refinement (Raffinamento), Reduction (Riduzione), Replacement (Rimpiazzamento). Il Raffinamento riguarda il perfezionamento delle tecniche sperimentali, eseguite sugli animali, per limitare le loro sofferenze. La Riduzione riguarda la riduzione, appunto, del numero degli animali impiegati e l’incremento delle informazioni ottenute. Il Rimpiazzamento si riferisce alla totale assenza di animali e all’esclusivo utilizzo della ricerca non animale.

I modelli di ricerca sostitutivi si suddividono in 2 macroaree: ricostruzione di organi in laboratorio partendo da cellule isolate e uso dei computer.

Nella prima macroarea confluiscono: colture di cellule e di tessuti umani, microcircuiti con cellule umane, realizzazione di organi bioartificiali.

Nella seconda: modelli informatici, modelli matematici computerizzati, tecniche non invasive per immagini, simulazioni computerizzate.

Oltre all’utilizzo di microchip a DNA, microorganismi, analisi chimiche, indagini statistiche (quali ad es. l’epidemiologia e la metanalisi) e altro ancora. Ai test in vitro è richiesto un iter validazione, di durata variabile.

Lo strano caso dei macachi di Parma

Il caso dei 6 macachi di Parma, contestato dalle associazioni animaliste, oggetto sia di disputa legale che di negoziati tra le stesse e il Ministero della Salute, è emblematico. Racchiude in sé tutte le contraddizioni e i punti salienti del dibattito in corso. Descrive gli interessi in gioco e mostra le violenze che subiscono gli animali trascinati, contro la propria volontà, nell’arena della vivisezione.

Lo scorso anno, il progetto di ricerca “Lightup-Turning the cortically blind brain to see”, ha ottenuto un finanziamento di quasi 2 milioni di euro dall’European Research Council, per la metà provenienti da fondi UE. Il protocollo del progetto, a cura dell’Università di Torino in collaborazione con l’Università di Parma (che, per inciso, ha messo a disposizione gli stabulari) dispone che 6 macachi Rhesus (forse parenti di quelli che anni fa prestarono il nome al gruppo sanguigno umano Rh), vengano accecati in laboratorio. Per testare chirurgicamente tecniche di ripristino del nervo ottico. Le fasi sono distinte: un periodo di addestramento, che ha già avuto luogo. L’impianto di una corona di pesanti viti sulla testa dei macachi (non sappiamo con certezza se sia già stato eseguito). L’asportazione chirurgica del nervo ottico. Cecità clinica indotta. Al termine, soppressione obbligatoria.

Supplizio infernale, cinque anni di esperimenti e di reclusione all’interno di gabbie asettiche e claustrofobiche per le vittime. Un bel gruzzolo di stipendi per il personale coinvolto. Punteggi di merito per i ricercatori, i quali, a detta delle associazioni animaliste che seguono il caso, non sembrano possedere neanche adeguate competenze tecniche.

Obiettivo dell’impresa: trasferire le conoscenze acquisite, dal modello animale dei macachi a soggetti umani affetti da “blindsight” e che, dunque, hanno già perso la vista per cause naturali (ictus, danni cerebrali). Mentre, in contemporanea, volontari umani affetti dallo stesso tipo di cecità, si prestano a testare in prima persona tecniche di indagine non invasive. Ecco, credere che tra le pieghe di questa vicenda si celi il principio di necessità, è un atto di fede, un dogma.

Un gioco di sguardi

La nostra breve panoramica sulla sperimentazione animale e sulla vivisezione si conclude qui. Con un gioco di sguardi.
Lo sguardo del ricercatore tradizionale che vede riflesso nell’animale da laboratorio il progresso dell’umanità, della scienza e, forse, della propria carriera accademica. Lo sguardo del ricercatore che sperimenta modelli alternativi, proiettato verso un futuro etico e consapevole. Lo sguardo dell’animalista, che scorge nel ricercatore tradizionale il riflesso della ferocia umana e negli animali l’alito divino. Lo sguardo degli animali rinchiusi negli stabulari e di milioni di animali sfruttati, sofferenti, sanguinanti, traditi, umiliati, violentati, uccisi, che supplicano e chiedono aiuto al mondo.

Contagi: Olanda abbatte 1.500 visoni | Il Brasile oscura dati dei morti | Bonus baby sitter: chi può chiederlo

Lun, 06/08/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: App Immuni sul telefono di due milioni di persone. Dati – I nuovi casi sono 197, 10 Regioni senza vittime;

Leggo: Focolaio alla Pisana di Roma. D’Amato: «Situazione sotto controllo». In provincia 11 contagi, zero nel resto del Lazio;

Tgcom24: ALLEVAMENTI RITENUTI FOCOLAI DI COVID-19. Olanda, iniziato l’abbattimento di 1.500 visoni: è polemica;

Il Messaggero: Fisco, giù la terza aliquota Irpef e nuove detrazioni: la riforma allo studio Ruffini (Agenzia Entrate): «I fondi alle imprese erogati entro giugno, poi riforma del fisco» Fisco, cartelle sospese fino ad agosto ma 6 cittadini su 10 pagano lo stesso;

Il Manifesto: In piazza con Black Lives Matter. Geografia del dissenso, senza confini;

Corriere della Sera: Bonus baby sitter: disponibili ora le domande per i centri estivi. Cosa serve per chiederlo. A chi spetta l’assegno da 1.200 euro: la guida;

Il Giornale: Fatto-Report contro Fontana .Le balle pure sulle donazioni, il governatore nel mirino per una fornitura di camici (a titolo gratuito). Ira della Lega: “Chi attacca sa leggere le carte?;

Il Sole 24 Ore: Computer, controlli e «rotazioni»: così sarà lo smart working dopo il 31 luglio – Anche se in sw il datore di lavoro può “richiamare” in sede il dipendente;

Il Mattino: Coronavirus, oltre 400mila morti nel mondo. Brasile, Bolsonaro oscura i dati. Virus, Sileri: «Usciti da fase acuta, ora convivenza con Covid19. Non vedo problema Lombardia, Italia è aperta» Crisanti: «Il caso di Roma ci fa capire che siamo in grado di vigilare»;

La Repubblica: Elezioni Usa 2020 – Fronda repubblicana contro Trump. Bush, Romney e Powell non lo voteranno.

Parte l’app Immuni. E ha tutti i presupposti per essere un flop

Dom, 06/07/2020 - 18:00

Dopo un lungo periodo di attesa (era annunciata per i primi di maggio) l’app Immuni è pronta a partire in via sperimentale in 4 regioni italiane: Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia dall’8 giugno.

E’ già possibile scaricarla da qualche giorno negli store di Apple e Android e, secondo quanto comunicato dal commissario Domenico Arcuri, è già sul telefonino di 1.150.000 italiani. Sempre secondo Arcuri, l’operatività di Immuni dovrebbe essere diffusa a tutto il territorio italiano dopo altri 15 giorni.

Di Immuni e come si utilizza, ci siamo già occupati qui. Della sua genesi ci siamo occupati qui.

Una app, tanti problemi

Ma quali chance ha Immuni di dimostrarsi utile? Poche, temiamo. Ecco perché

Perché Immuni possa funzionare bisogna sapere chi ha il covid-19. Ovvio, peccato che una campagna sistematica di test di massa non sia mai partita in Italia, per cui Immuni non potrà segnalare chi abbia il virus e non sia stato testato (e molti stimano che i casi non accertati in Italia siano molti ma molti di più di quelli accertati)

Immuni senza tamponi non serve. Immuni in teoria dovrebbe essere parte di un sistema che, oltre alla segnalazione del contatto che io potrei avere avuto con una persona positiva al virus, dovrebbe anche mettermi in grado di verificare se io a mia volta sono stato infettato, altrimenti questa informazione è inutile. Ora come è ben noto la possibilità di farsi fare un tampone in varie parti d’Italia è tutt’altro che scontata, meno ancora sono scontati i tempi per farlo.

Oltre al fatto che in Lombardia, ad esempio, i costi del test e del tampone sono a carico del cittadino che voglia farlo e la regione promette un rimborso solo a chi risulti positivo, come se fare i test fosse un affare di interesse privato!

Non tutti possono scaricare Immuni. Immuni funziona sugli smartphone Android e Ios, NON funziona su quelli Huawey, NON funziona su quelli che hanno sistemi operativi “vecchi”, NON può funzionare ovviamente se non hai uno smartphone.

I conti sono presto fatti: si stima che il 20-25% dei possessori di smartphone in Italia abbiano Huawey, il 10-15% degli smartphone Android o Ios hanno sistemi operativi non sufficientemente aggiornati, il 15% delle persone (soprattutto anziani, i più esposti al coronavirus) non hanno uno smartphone.

In sintesi: Immuni può essere utilizzato (che è diverso dal poter essere scaricato) forse dal 50-60% degli over 14 (età minima indispensabile per poter utilizzare l’app) e questa percentuale è pericolosamente vicina a quella che secondo gli esperti è quella minima necessaria di utilizzatori perché l’app possa servire a qualcosa. Insomma, perché Immuni possa avere una qualche utilità la dovrebbero scaricare e utilizzare quasi tutti quelli che possono.

Le segnalazioni di Immuni sono condizionate dalla scelta individuale

Facciamo l’ipotesi che io abbia fatto un test e sia emerso che io abbia il coronavirus, in questo caso sarò io a dover segnalare tramite Immuni la mia positività, se non lo faccio non lo saprà nessuno dei miei contatti

Poi mettiamo che io autorizzi Immuni a trasferire questa informazione ai miei contatti, ciascuno di loro dovrà a propria cura avvertire il medico di base che potrebbe essere stato infettato e aspettare di fare i tamponi (almeno 2 negativi, tempi di realizzazione non definiti) prima di poter uscire dall’isolamento. Quelli tra i miei contatti che non lo faranno terranno per sé questa segnalazione senza darle alcun seguito.

Mentre invece in altri Paesi…

Proprio perché un’app (come è il caso di Immuni) da sola non può risolvere la questione degli accertamenti limitandosi alla buona volontà degli individui, in altri Paesi come abbiamo già raccontato (per esempio in Corea del Sud, in Irlanda e Regno Unito) affiancano all’app team di persone che contattano gli infetti, determinano con loro quali sono state le altre persone che potrebbero essere state esposte al virus, contattano queste persone e i loro medici di base, fanno tutto un lavoro che si è rivelato indispensabile per far funzionare il meccanismo e senza il quale una app, purtroppo, rischia di servire a poco.

Da chi potrebbero essere composti questi team in Itlia? Per esempio da persone sotto contratto con lo stato ma poco o per nulla impegnate. Per esempio i Navigator.

Attenti alla falsa sensazione di sicurezza

Ho la app Immuni, non ho segnali di allarme dall’app, vuol dire che non ho avuto contatti pericolosi e posso stare tranquillo.

NO! Immuni non rende immuni.

Foto di Daria Nepriakhina

Proteste per George Floyd, anche Roma è da brividi

Dom, 06/07/2020 - 15:38

Anche Roma sta protestando per l’omicidio di George Floyd, a Minneapolis, e la conseguente ondata di indignazione antirazzista propagatasi dagli Usa a mezzo mondo. Dopo le iniziative di ieri in tante città italiane ed europee, oggi piazza del Popolo è piena di migliaia di persone, soprattutto ragazzi e famiglie, riuniti dopo un appello giunto dai social. Gli organizzatori spaziano dai Giovani Europeisti Verdi, ai Fridaysforfuture-Roma, alla rete Nibi, ovvero Neri italiani – Black italians, ma anche 6000 sardine, Extinction Rebellion Rome International, American Expats for Positive Change e Women’s March Rome.

Protesta in sicurezza anti-covid

Distanziati e tutti con la mascherina, i manifestanti hanno cartelli con le parole d’ordine della campagna internazionale contro ogni razzismo: “No justice, no peace”, “I can’t breathe”, “Defund the police”, “fuck racism”. Si notano anche cartelli che rilanciano il diritto allo “ius soli” e in generale chiedono più diritti per i migranti. Nessun palco, ma un microfono che passa di mano in mano e dal quale parlano gli organizzatori, anche in inglese.

Tanta la rabbia

Brividi tra le 12.03 e le 12.11 quando tutti i manifestanti si sono inginocchiati con il pugno alzato: per 8 minuti e 46 secondi. Il tempo esatto – registrato in un ormai famoso video – in cui Floyd è lentamente morto, soffocato davanti agli occhi dei numerosi presenti, schiacciato dal ginocchio dell’agente di polizia. L’urlo della piazza “I can’t breathe” ha ricordato l’inutile preghiera della vittima, mentre moriva. Presidi e manifestazioni simili si stanno svolgendo in tutto il mondo, molto partecipate soprattutto negli Stati Uniti e in Canada.

Foto di Renato Ferrantini, Twitter

Leggi anche: L’immagine del giorno: Banksy per George Floyd Morte di George Floyd: adesso l’accusa per gli agenti è “omicidio volontario”

Il water inclinato | Le scarpe n. 75 | La Freccia della ‘nduja

Dom, 06/07/2020 - 14:00

I giornali vi sembrano tutti uguali? I titoloni attirano l’attenzione solo su alcune notizie? È l’agenda setting, baby. Ma noi di People for Planet scartabelliamo nelle pieghe dei quotidiani. E questo è ciò che abbiamo trovato per voi:

1) “Scoperta in Israele: gli Ebrei facevano uso di Cannabis già 2700 anni fa” (Repubblica)
Quindi è per questo che stanno ancora aspettando il Messia, voi dite?
#LaVitaÈQuellaCosaCheSuccedeMentreTiStaiFacendoUnaCanna

2) “Lutto per Mel Gibson, muore a 101 anni il padre antisemita e complottista” (TgCom)
…smentendo in un colpo solo il detto “chi si fa gli affari suoi campa cent’anni” e ogni prova dell’esistenza di Dio.
#Boh

3) “Nasce il Water inclinato, per far sprecare meno tempo al bagno” (NotizieDalMondo)
Il nuovo design ideato dall’ingegnere inglese Mahabir Gill è inclinato verso il basso, costringendo la persona seduta a utilizzare i muscoli delle gambe per rimanere in posizione. Secondo il suo creatore, si può rimanere seduti su questo tipo di water fino a 5 -7 minuti.
Attendiamo a breve il letto chiodato per non buttare tempo a dormire e l’eiaculatore istantaneo per non sprecare minuti a far l’amore.
#NonLevateciIlBagno
#SaveToilet
#DirittiUmaniInalienabiliEDoveTutelarli

4) Salvini: “Berlusconi parla come Renzi, non lo capisco”. (Repubblica)
C’è una felpa in sala?
#QuandoLAllievoSuperaIlMaestro
#ÈLaProprietàInvariantivaBaby  

5) “Biglietti falsi, migliaia di fan di Vasco Rossi truffati” (Corriere)
Pensavano fosse un cantante.
#FcuFate
#BruttaGiornalistaCattivaGiornalista

6) “Coronavirus: Scarpe n. 75 per il distanziamento sociale” (TgCom)
100 euro per camminare come Pippo.
#SeMuoriMuoriInPiediSiDiceARoma

7) “Assiste all’omicidio della padrona, pappagallo chiamato a testimoniare” (Mirror)
Durante le indagini un agente avrebbe sentito ripetere dal pappagallo della donna la frase: “Ay, no, Por favour, soltame!” (“No, per favore, lasciatemi andare”)
#
#che dire

8) “Parte il primo treno veloce Torino-Reggio Calabria. È la Freccia della ‘nduja” (Repubblica)
#FaGiàRidereCosì
#ÈArrivatoUnBastimentoCaricoCaricoDi

9) “Troppi soldi sul Conto Corrente? Ecco perché è una scelta sbagliata” (TgCom)
Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha!
#Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah

10) Concludiamo con un sogno che diventa realtà:
Essere pagati per leggere: l’offerta di lavoro per gli amanti dei libri” (Repubblica)

E già tutto sembra più bello.

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Image by Gerd Altmann

“Non sono un eroe”: il video degli infermieri di Bologna

Dom, 06/07/2020 - 13:00

Antonio Capodieci e i colleghi infermieri dell’Ospedale Maggiore di Bologna hanno creato questo video polemico per ricordare che la loro professione non è mai cambiata e che quelli che oggi chiamiamo “eroi” sono gli stessi che fino a pochi mesi fa dovevano difendersi da denunce, aggressioni verbali e fisiche.

Fonte: YouTube Antonio Capodieci

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Il lockdown ha peggiorato l’obesità di giovani e bambini: lo studio

Dom, 06/07/2020 - 11:07

Lo studio arriva da un team internazionale guidato da scienziati del Pennington Biomedical Research Center e dell’Università Statale di New York di Buffalo, che hanno coinvolto i colleghi del Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Odontoiatria, Ginecologia e Pediatria presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Verona, e gli esperti del Dipartimento di Scienze della salute pubblica dell’Università Clemson.

Una vera e propria ricerca multidisciplinare a 360°, condotta su 41 bambini e adolescenti affetti da obesità a Verona, raccogliendo informazioni su dieta, attività fisica e comportamenti del sonno dei giovani partecipanti durante il lockdown. In sole 3 settimane, dai dati, è emerso: l’aumento delle bevande zuccherate, l’assunzione di un pasto quotidiano in più, la predilezione per cibi elaborati, l’aumento delle ore davanti a tv e pc, fino a 5 ore, e la riduzione delle ore di sonno, con una media di meno 30 minuti a notte. L’unico aspetto positivo è legato al consumo di frutta, aumentato durante il lockdown.

Per consultare i dati della ricerca (Effects of COVID‐19 Lockdown on Lifestyle Behaviors in Children with Obesity Living in Verona, Italy: A Longitudinal Study) pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Obesity, clicca qui.

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5 rimedi naturali per le scottature solari!

Dom, 06/07/2020 - 10:00

L’estate è alle porte, il sole è già caldo e la tentazione di lasciarsi rilassare dai suoi caldi raggi è fortissima!

Sappiamo bene però che, prima e durante l’esposizione al sole, dobbiamo proteggere la nostra pelle con creme solari (Scegliere le migliori creme solari è possibile!) soprattutto le prime volte, quando le pelle è ancora chiara. Può capitare però di dimenticarsi la protezione solare, oppure, di non coprire totalmente il nostro corpo, con il risultato di una dolorosa e fastidiosa scottatura a fine giornata! Come fare per alleviare questo dolore utilizzando dei rimedi naturali?

Dal canale YouTube Ohga ecco 5 metodi alternativi che rispettano ambiente e salute. Gli ingredienti segreti? Latte, patata, aloe vera, cetriolo e tè verde, tutti in armonia con la natura.

Fonte: Ohga

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Covid-19, nasce web tv per bimbi su corretti stili di vita

Dom, 06/07/2020 - 09:00

In tempo di nuovo coronavirus, qualcuno si interessa anche dei bambini

Con la consulenza degli specialisti della Società italiana di diabetologia e dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, nasce la web tv indirizzata ai giovanissimi di età compresa tra i 5 e i 10 anni “Dammi il 5, i colori della salute” (https://dammiil5.tv) dedicata ai corretti stili di vita e volta a chiarire i dubbi dei più piccoli sulla pandemia.

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I 5 colori della salute

Le trasmissioni inizieranno il 9 giugno con una programmazione oraria quotidiana dalle 14 alle 17: protagonisti i cinque colori della salute (verde, viola, rosso, giallo e bianco) che prenderanno la forma di altrettanti supereroi-bambini, i Di5, ciascuno con il suo potere del benessere, che tra giochi e intrattenimento insegneranno le regole per una sana alimentazione (https://dammiil5.tv/mostra-sulla-dieta-mediterranea/, per avere un’idea) e per combattere la sedentarietà.

I bambini cercano risposte ai loro dubbi

Alcune puntate della web tv, inoltre, saranno dedicate a chiarire i dubbi dei più piccoli sulla pandemia: “Che cos’è il coronavirus? Perché non possiamo andare a scuola? Cosa dobbiamo fare per non ammalarci? Sono tante le domande che i bambini si pongono – spiega Massimo Andreoni, virologo del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive -. Hanno bisogno di spiegazioni scientifiche, oneste e chiare, bisogna solo trovare le parole per dirlo”.

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I 10 migliori film di Clint Eastwood

Dom, 06/07/2020 - 07:00

Ha da poco compiuto novant’anni questo magnifico patriarca del cinema mondiale che non ha smesso di armeggiare con la macchina da presa regalandoci storie incredibili raccontate con estetica tagliente. Una magnifica cavalcata avventurosa quella di questo figlio dell’America più profonda che dopo una formazione di esercito e sport (carriere che gli serviranno molto in futuro come i suoi studi e la passione per la musica) per poi approdare alla recitazione con piccoli ruoli che lo condurranno per questioni economiche ad indossare anche quello del pistolero in pessimi b-movie western e in serie televisive di una certa notorietà.

La ruota della fortuna inizia a girare quando Sergio Leone cerca il protagonista del suo primo western tratto da una storia di Kurosawa. La foto è quella di Clint. Contattato in America tramite il suo agente, l’attore si mostra scettico ma il conio Kurosawa lo intriga: pochi anni prima “I magnifici sette” tratto da “I sette samurai” dello stesso regista è stato un successo clamoroso. E poi un film western girato in Europa non sarà neanche visto nelle sale americane, vale la pena rischiare. L’incontro con Leone è noto per il suo successo commerciale e la clamorosa affermazione dello “straniero senza nome” che comunque riceve sberleffi dalla critica. La trilogia del Dollaro leonina catapulta Eastwood nell’olimpo delle star e presto lo farà passare dietro la macchina da presa ereditando molto dalla lezione di Sergio Leone ma costruendo nel tempo una magnifica narrazione filmica che si abbevera della lezione di molti classici americani contaminandoli di personale contemporaneità.

Arriverà a firmare capolavori immensi e film dotati di cifra autoriale non perdendo il vizio di recitare.

Pur nella brevità di questa nota non si può dimenticare che Eastwood nel corso degli anni Settanta fu bollato genericamente come fascista per l’interpretazione dei suoi commissari violenti e per le sue idee repubblicane ma libertarie. Su questo aspetto rimando a quanto scritto in un esauriente analisi nel suo blog dal critico eretico di lungo corso Valerio Caprara che ben ricostruisce quella ormai dimenticata querelle di altri tempi.

Le regole d’ingaggio di questa rubrica invece si limitano a dover scegliere i migliori dieci titoli di un regista che ne ha girato 41 e che è giusto ricordare che ne ha anche interpretati ben 71 con protagonisti spesso antieroi spigolosi e angolari. Una vita nel cinema partendo dal basso e raggiungendo il massimo successo ma sempre restando saldo nei suoi principi morali e artistici mai svenduti alle logiche del mercato.

MILLION DOLLAR BABY, 2004

Frankie Gunn il protagonista è interpretato dallo stesso regista. Morgan Freeman narra invece la vicenda di un uomo solitario che vive gestendo una palestra e alleando pugili. La sua filosofia della boxe non ha scorciatoie. Un magnifico perdente americano che legge Yates in gaelico e scrive ogni settimana una lettera ad una figlia che non risponde mai come in certi romanzi di Garcia Marquez. Non manca di andare a messa per mettere sulla graticola un prete disegnato alla perfezione. Insegue un titolo mondiale ma le crudezze della vita non gli permettono di vincere. Arriva una donna interpretata da una magnifica Hilary Swank a capovolgere la situazione. La crisalide Maggie diventerà la farfalla Macushla che con un accappatoio verde e il quadrifoglio d’Irlanda regalatole dal suo allenatore sfiderà per il titolo mondiale a Las Vegas la cruentissima Billie The Blue Blear interpretata da una vera campionessa di kickboxing.

Un capolavoro fotografato in chiaroscuro, montato come solo i film di boxe sanno essere. Le uniche luci vive sono quelle dei ring e degli ospedali. La California è un tratto di spiaggia, un ritorno a casa di notte in autobus. Il resto è mitologia da palestra. Con personaggi minori che dal bordo ring mostrano con humor e verità che è quaggiù che qualcuno ci ama. Se finisce male, ma hai vinto un milione di dollari, quei serpenti dei tuoi parenti che ti hanno lasciato ai margini del mondo andranno prima a Disneyland e poi verranno a succhiarti il sangue. Quattro Oscar, due al grande Clint da regista. Meritava anche quello da attore.

GLI SPIETATI, 1992

L’epica del western diventa cronaca di ordinaria quotidianità violenta e spietata in una rivisitazione del genere che ne consegna alla storia del cinema l’ultimo grande titolo del Novecento.

William Munny è un pistolero (interpretato dallo stesso Clint) che ha messo le armi da parte preferendo diventare allevatore per amore di moglie e figli. Ma la consorte è morta, tutto va in malora e la chiamata di un giovane incapace cacciatore di taglie che cerca soci per vendicare a pagamento una prostituta sfregiata in un bordello riapre le antiche consuetudini per confrontarsi con il Male dell’oggi. Munny recupera il suo antico sodale black (ancora una volta il magnifico Morgan Freeman) e si parte per far giustizia. Ma quel tema è competenza di uno spietato sceriffo (un monumentale Gene Hackman) che detta le regole in maniera spietata e personale. Ma Munny che nella sua vecchia carriera non ha risparmiato neanche donne e bambini saprà regolare i conti.

Non è più tempo di eroi e il crepuscolo cinematografico del genere si tinge d’autorevole capolavoro aurorale con una storia che convince per essenzialità, ritmo dello spettacolo, emozioni e come scrive Mereghetti: “il film non è più solo avventura ma angosciata riflessione sul Tempo e sulla Storia”.

Definitiva consacrazione per Eastwood come autore anche ad Hollywood che omaggia film e regista con quattro Oscar.

GRAN TORINO, 2008

Anche in questo film Clint sta dietro e davanti la macchina da presa. E’ Walt Kowalski, stesso cognome del protagonista di “Un Tram chiamato desiderio” ma è anche vedovo come ne “Gli spietati

Un veterano della guerra di Corea ed ex operaio metalmeccanico che non sopporta gli asiatici che ronzano nel suo cortile. Il suo quotidiano da difendere sono l’automobile che dà il titolo al film, le lattine di birre, il suo cane, un amico barbiere. L’epoca dell’odio raccontata con grande maestria e con ruoli rovesciati come solo un maestro del cinema sa fare trasformando il patriota razzista in un magnifico antieroe amato da chi cerca il senso comune della vita. Sentenzia bene Morandini: “Fa capire che la piccolezza umana può essere una grandezza. Fa aspettare lo spettatore con una sorta di suspence per poi sorprenderlo nel finale”. Meritava l’Oscar ha trovato il consenso nel pubblico.

I PONTI DI MADISON COUNTY, 1995

Il cinema da duri di Eastwood lo sa essere anche con una trama da film d’amore che si annovera tra i migliori di tutti i tempi. Clint questa volta veste i panni di un celebre fotografo del National Geografic, Robert Kincaid, in linea con altri suoi personaggi solitari e romantici, che per lavoro finisce nell’America rurale e incontra la passione sentimentale dell’affascinante Francesca (una superba Meryl Streep) sposata con figli. Qualcosa di veramente stravolgente che appassiona qualunque spettatore per autenticità di racconto e sapiente controllo del meccanismo cinematografico. Come sostiene Cesare Catà che ha presentato di recente ad Ascoli il film all’ultima edizione di Cinesophia dedicata a Clint Eastwood: “Sostanzialmente, I Ponti di Madison County racconta dell’immane tragedia di incontrare il grande amore della nostra vita nel momento sbagliato, quando le circostanze ce lo rendono impraticabile”. Un finale memorabile rende il film indimenticabile. Bellissimo, struggente, si rivede sempre con la stessa emozione.

MYSTIC RIVER, 2003

Un neonoir originalissimo per trama e svolgimento tratto da un libro che offre le fondamenta ad un’ottima sceneggiatura da gran film di Eastwood.

Antefatto di partenza nel 1975 a Boston. Tre ragazzi giocano ad hockey in strada. Passa un’automobile con un prete e un poliziotto e vengono redarguiti. Solo uno di loro, Dave, viene costretto a salire con i due adulti. Ricompare mesi dopo e nessuno saprà cosa è accaduto. Passa un quarto di secolo due amici sono vicini di casa, il terzo è diventato un detective di polizia. Dave continua a mantenere il suo segreto. Un omicidio apre una magnifica sciarada che metterà i tre protagonisti a confronto per quello che erano da ragazzi e per come si sono trasformati da adulti.

Regia magnifica condotta con gran rigore senza mai propendere verso nessuno dei personaggi ritratti per intrigare lo spettatore. Il fiume è una splendida metafora, il finale è assolutamente perfetto. Attori magnifici. Oscar per Sean Penn e Tim Robbins.

LETTERE DA IWO JIMA, 2006

Una delle più cruente battaglie della Seconda Guerra Mondiale vista dal punto di vista giapponese speculare al coevo “Flags of our fathers” dove sempre Eastwood raccontava gli americani senza retorica ma anzi demolendo le propaganda della celebre foto che innalza la bandiera per santificare la carneficina e scrutarne il loro privato.

Qui si parte da lettere di soldati rinvenute da archeologi per entrare nella psiche di soldati giapponesi consapevoli di dover essere sconfitti. Non è un film classicamente antimilitarista ma omaggia i morti di entrambi gli eserciti con grande pietà umana. Nei cunicoli ci sono i giapponesi, i marines sono in campo lungo. I flashback ci mostrano un ex fornaio che vorrebbe poter vedere la sua neonata, un campione d’equitazione, un poliziotto idealista. Su tutti si staglia la figura del generale, uomo di grande cultura che ha vissuto in Canada e conosce molto bene gli americani. Film oscuro e raffinato anche grazie ad una preziosa fotografia che ha riscritto il modo di girare l’orrore della guerra.

UN MONDO PERFETTO, 1993

Il sogno americano del mito kennediano distrutto da vite non illustri ma pesanti come montagne.
Kevin Kostner è un evaso che deve raggiungere l’Alaska per saldare i conti esistenziali e prende in ostaggio un bambino. Il capo dei rangers è Clint in persona (variante produttiva dell’ultimo momento) ma il ruolo è quello anticonformista e da antieroe che gli calza a pennello.

C’è una criminologa che conosce l’incrocio di vita tra evaso e ranger. Il bambino vive in una famiglia di Testimoni di Geova e grazie all’evaso scopre per la prima volta le gioie del luna park, dello zucchero filato e di Halloween che la mamma gli aveva sempre proibito.

Il presidente Kennedy sta per arrivare a Dallas e il capo dei ranger ha un bus attrezzato per garantirne la sicurezza ma sarà dirottato per rincorrere l’evaso e il bambino. Una sceneggiatura precisa come un orologio svizzero con i colpi di scena giusti. Secondo Morandini: “troppo classico nel suo rigore etico per poter aspirare alla futile gloria dei premi Oscar e ai primi posti nella classifica degli incassi”.

BIRD, 1988

Clint Eastwood è una grande appassionato ed esperto di jazz, pianista e nella sua filmografia non mancano belle digressioni musicali come “Honkytonk man”. Altra cifra di Clint sono i biopic ed eccolo quindi cimentarsi con la vita eccesiva per genio e sregolatezza di Charlie Parker detto “Bird” sassofonista principe del Bebop che ha lasciato un segno indelebile in almeno tre generazioni di appassionati.

In pieni anni Ottanta non si contavano i contrari all’operazione per pregiudizio ideologico contro il bianco conservatore che non può raccontare la musica nera di un eroinomane. Clint invece a partire dal protagonista punta bene su Forest Whitaker che trionferà a Cannes vincendo la Palma d’oro ma anche il Gran Prix tecnico per la qualità della colonna sonora raddoppiata con l’Oscar per il sonoro. Bird infatti è un film biografico scomposto che grazie ai flashback ricostruisce divinamente le atmosfere di un’epoca e la musica del tempo nuovo che cambiava il corso della storia. Una sublime suite cinematografica che omaggia il più celebre antieroe del jazz della modernità.

IL CAVALIERE PALLIDO, 1985

Un cavaliere solitario e di poche parole ma con toni predicatori difende una comunità di cercatori di pepite vessati da uno speculatore che assolda tagliagole per poterli mandare via. Clint dirige il film e lo interpreta ispirandosi per trama e ispirazione ad un classico degli anni Cinquanta come “Cavaliere della valle solitaria”. Un punto di svolta nella concezione western del regista che va ad esaltare anche una personale lettura anarcoecologista del mondo. Ma c’è anche molto mestiere e tecnica cinematografica nello straordinario duello finale e nella sequenza iniziale. Il protagonista un “uomo senza nome” richiama Leone ma l’opera comincia ormai ad avere un’estetica tipicamente eastwoodiana. Maggior incasso americano per un western negli anni Ottanta.

AMERICAN SNIPER, 2014

Questa volta il biopic è per un cecchino realmente esistito e di non poco valore. Chris Kyle è un tiratore scelto dei Navy Seal. Un texano cresciuto ad armi e rodeo e che crede in Dio e Nazione. Conosce Taya e la sposa.
Lo attende la guerra in Iraq con le sfide all’oltranzismo di Al Qaeda e del suo omologo “Il macellaio”. Ma il rapporto con la famiglia diventa complesso e difficile. Ogni colpo un ucciso. Un mito e una leggenda che perde i pezzi della sua psiche. Quando torna a casa ritrova sé stesso dedicandosi ai reduci di guerra abbandonati da tutti ma il destino reale che Eastwood racconta sa essere imprevedibilmente beffardo.

Tratto dalla biografia di Kyle il progetto piaceva a Spieberg ma è per fortuna diventato un film di Eastwood che con chirurgica precisione ci mostra la polvere, il sudore, il sangue della guerra moderna edulcorata dai media. Per le accuse di propaganda fascista americana rivolgetevi a qualcun altro. Neanche le commento. Un grande piccolo film.

Vaticano, sequestrati conti in Svizzera | Obiettivo: meno traffico auto | La grande bugia delle politiche verdi

Dom, 06/07/2020 - 06:25

Il Giornale: Il retroscena sullo scandalo “Un ricatto davanti al Papa…” Il broker arrestato dalla Gendarmeria avrebbe avanzato richieste davanti a Francesco. Cosa è successo a Santa Marta;

Il Fatto Quotidiano: Vaticano, per il palazzo di Londra sequestrati conti in Svizzera. Estorsione del broker arrestato e il ruolo di monsignor Perlasca;

Leggo: Conte:“Pandemia ha causato emergenza economica di cui ancora non conosciamo entità fino in fondo”;

Tgcom24: NELLO STATO DI WASHINGTON: IL FATTO IL 3 MARZO – Usa, altro video shock: un afroamericano bloccato e ucciso dai poliziotti | “I can’t breath” (“Non respiro”) avrebbe detto prima di morire, prorprio come Floyd | In corso la manifestazione davanti alla Casa bianca;

Il Messaggero: Incidente sulla A1 con 4 morti: arrestato il padre delle bambine per omicidio stradale. Arezzo, incidente sull’A1 con 4 morti: le immagini dall’elicottero della polizia A1, incidente ad Arezzo: due bambini fra i quattro morti;

Il Manifesto: Emissioni inquinanti, la grande bugia delle politiche verdi;

Corriere della Sera: Washington, la grande marcia: atteso un milione di persone, Casa Bianca blindata;

Il Sole 24 Ore: Riaperture, come sono cambiati gli orari nelle città. Obiettivo: diluire il traffico auto – Via agli spostamenti, ma restano alcuni divieti: ecco quali;

Il Mattino: Ultrà e Forza Nuova, follia e guerriglia al Circo Massimo: 15 fermi, aggrediti poliziotti. Napoli, gli ultras della Curva B contro raduno tifosi di destra a Roma;

La Repubblica: Monitoraggio Iss: “In Italia focolai attivi, epidemia non conclusa” –  Oms, nuove linee guida su mascherine: “Vanno indossate nelle aree pubbliche“.

Covid-19. I dati mondiali e italiani. Aumenta la curva di diffusione, si riduce la letalità

Sab, 06/06/2020 - 18:00

La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati e morti per coronavirus in tutti i paesi. Secondo i dati al 6 giugno sono gli Stati Uniti ad avere il più alto numero di casi accertati e di morti, l’Italia è settima per numero di casi (sorpassata questa settimana dall’India) e quarta per numero di morti (ora rispetto all’Italia sono più i morti registrati in Brasile, oltre che negli Usa e nel Regno Unito).

Complessivamente nel mondo si registrano 6.743.000 casi (812.000 in più rispetto a 7 giorni fa, dato in forte aumento rispetto alla settimana precedente) e 395.000 morti (30.000 in più rispetto a 7 giorni fa, dato in leggero aumento).

Decresce il tasso di letalità

Per la quarta settimana consecutiva il confronto tra incremento di casi e di morti a livello mondiale sembrerebbe confermare l’ipotesi che, mentre il virus continua a diffondersi, la sua letalità starebbe diminuendo. Il tasso di letalità dall’inizio della pandemia fino al 30 maggio è stato del 6,2% sui casi accertati, nell’ultima settimana è sceso al 3,7%.

Negli Usa 109.000 morti, 30.000 nello stato di New York

Continua l’impressionante escalation di casi negli Usa, dove nell’arco di una settimana si è passati da 1.747.000 a 1.898.000. Nello stesso periodo il numero dei morti per Covid-19 in Usa è cresciuto da 103.000 a 109.000.

Lo stato di New York da solo conta ad oggi oltre 30.000 morti.

La pandemia rallenta in Europa, esplode in India e Sud America

Mentre nei principali paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Spagna) si registra un rallentamento della diffusione del virus, continua l’esplosione in Brasile dove solo nell’ultima settimana si sono registrati 150.000 nuovi casi mentre il presidente brasiliano Bolsonaro continua a minimizzare la questione e minaccia, come Trump, di uscire dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Oltre al Brasile, altri paesi in Sud America particolarmente toccati dall’escalation del virus sono il Perù e il Messico.

Altro paese che segnala un preoccupante sviluppo della diffusione è l’India con 63.000 nuovi casi negli ultimi 7 giorni.

Lo strano caso della Russia

Molti dubbi sul sistema di attribuzione delle morti al covid19 adottato in Russia. Secondo i dati ufficiali i morti sarebbero 5.500 contro 449.000 casi accertati, con un tasso di letalità quindi di circa l’1,2%, un’anomalia assoluta a livello mondiale.

Italia: rallenta la diffusione del coronavirus e si concentra in Lombardia

In Italia la diffusione del virus continua a rallentare, si è passati nelle ultime settimane, secondo i dati ufficiali, dai 5.000 casi di 3 settimane fa ai 3.000 di 2 settimane fa ai 2.500 degli ultimi 7 giorni.

Mentre infuriano le polemiche sul “modello sanitario lombardo” e sulla gestione della pandemia da parte della regione è da segnalare che, sempre secondo i dati ufficiali, dei circa 2.500 nuovi casi di positività al covid19 in Italia nell’ultima settimana, circa il 60% sono stati riscontrati nella sola Lombardia con punte del 75% il 5 giugno.

I dati ufficiali per paese: casi accertati e morti

Di seguito i dati ufficiali dei 10 paesi con più casi accertati e più morti per covid19 in base alle statistiche ufficiali al 6 giugno.

I segni (+) e (-) indicano le variazioni nel ranking rispetto a 7 giorni fa.

Casi confermati

  • 1.898.000 Stati Uniti
  • 615.000 Brasile
  • 449.000 Russia
  • 285.000 Regno Unito
  • 241.000 Spagna
  • 236.000 India (+)
  • 234.000 Italia (-)
  • 190.000 Francia (-)
  • 187.000 Perù (+)
  • 185.000 Germania (-)

Morti

  • 109.000 Stati Uniti
  • 40.000 Regno Unito
  • 34.000 Brasile (+)
  • 34.000 Italia (-)
  • 29.000 Francia (-)
  • 27.000 Spagna
  • 13.000 Messico (+)
  • 10.000 Belgio (-)
  • 9.000 Germania
  • 8.000 Iran

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Foto di Chris Lawton

Vaccino, Ue punta 4,7 miliardi per non dipendere da Usa e Cina: ecco il piano

Sab, 06/06/2020 - 15:00
L’Europa corre senza America e Cina: la proposta del ministro Speranza e dei colleghi

Almeno sul vaccino Italia, Francia, Germania e Olanda sono d’accordo, l’Europa è pronta a spendere subito 4,7 miliardi per avere un proprio vaccino e non dipendere dai capricci di America e Cina. Una scelta che raccoglie l’appello del ministro della salute Roberto Speranza accompagnato dai colleghi di Germania, Francia e Olanda. La commissione sta ultimando un piano da sottoporre a tutti i 27 Stati membri il prossimo 12 giugno, in vista di un obiettivo: le prime dosi devono essere pronte a settembre. L’Ue emetterà pagamento anticipato sui prodotti sperimentali più promettenti e per farlo farà ricorso anche all’Esi, lo strumento finalizzato a contrastare il Covid con un fondo cassaforte di 2,7 miliardi. Altri 2 miliardi, verrebbero aggiunti mettendo mano ai fondi strutturali. Un investimento rischioso che nasce con l’obiettivo non solo di accelerare la ricerca del vaccino, ma di non dovere mettersi in lista di attesa dietro a Usa e Cina. 

AstraZeneca, il big pharma più accreditato 

L’amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot, ieri, 5 giugno, ha annunciato che la sperimentazione condotta con l’Università italiana Irbm in collaborazione con quella di Oxford “è sulla buona strada”, al punto che la multinazionale pensa di iniziare a produrre senza concludere i trials clinici estesi a ben 10mila volontari. L’obiettivo dichiarato in conferenza stampa è avere due miliardi di dosi già a settembre. Una produzione che richiede sforzi inediti, infatti, per raddoppiare la capacità produttiva e rispettare l’impegno di settembre, l’AstraZeneca ha già stretto un accordo con la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations, Gavi the Vaccine Alliance (entrambi sostenuti da Bill Gates) e il Serum Institute of India, specializzato nella produzione di vaccini di massa, su larga scala. Per sopperire alla carenza di pazienti volontari in Europa, a metà giugno si faranno trial clinici anche in Brasile. “Stiamo producendo a nostro rischio”, sottolinea l’Ad di AstraZeneca, ma l’investimento a fondo perduto è dell’Europa, perché se qualcosa dovesse andare storto, l’AstraZeneca, forte del contratto in tasca, non è tenuta a restituire i soldi investiti. 

Via libera (provvisorio) agli Ogm

La corsa al vaccino e l’esigenza di svincolarsi da America e Cina hanno spinto la Commissione a mettere da parte, almeno per il momento, ogni valutazione dei rischi ambientali legati ai vaccini contenenti Ogm. E tra quelli in fase di sperimentazione, non sono pochi ad avere Ogm. 

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Covid-19, studio: i bimbi non sono diffusori rilevanti

Sab, 06/06/2020 - 14:50

I bambini non sembrano svolgere un ruolo importante nella diffusione del coronavirus. Lo sostiene l’istituto di sanità pubblica olandese RIVM, dopo aver studiato 54 famiglie in cui uno o più membri avevano Covid-19.

Sono più spesso i genitori a infettare i figli

Il virus sembrerebbe diffondersi principalmente tra adulti di età simile, mentre i bambini si infetterebbero meno spesso degli adulti. Lo studio condotto da RIVM è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista medica scientifica Dutch Journal of Medicine. Al contrario di quel che si pensava, secondo la ricerca, sono i genitori che hanno maggiori probabilità di infettare i propri figli. “Quando si tratta di influenza, i bambini spesso danno la malattia l’uno all’altro o agli adulti, ma questo sembra essere molto meno comune con il coronavirus”, ha detto l’agenzia. La ricerca prosegue con un secondo gruppo di 50 famiglie che hanno un bambino che è risultato positivo al virus. Sebbene il primo studio abbia esiti incoraggianti, è infatti presto per giungere a conclusioni.

L’Olanda riapre le scuole e le richiude

Nel frattempo, all’Aia una scuola elementare sta chiudendo di nuovo dopo che due insegnanti si sono dimostrati positivi al coronavirus. Oltre agli insegnanti sono a casa sette bambini che presentano sintomi di coronavirus. Le scuole primarie hanno riaperto parzialmente l’11 maggio e riapriranno del tutto lunedì prossimo. Le scuole secondarie sono state aperte parzialmente martedì. Ma forse ci sarà per tutti un cambio di programma.

I dubbi della ricerca

Molto rimane sconosciuto sul perché Covid-19 può essere devastante per alcuni adulti e bambini sani. Ma in questa fase, gli studi riportano relativamente pochi casi di malattia grave nei bambini. “Complessivamente i bambini stanno molto meglio e sono meno malati degli adulti”, afferma Samuel Dominguez, specialista in malattie infettive pediatriche presso l’ospedale pediatrico Colorado, Aurora.

Uno studio condotto dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie ha rilevato che solo 150mila casi confermati di Covid-19, l’1,7% del totale, si sono verificati in soggetti di età inferiore ai 18 anni. I ricercatori hanno ricevuto informazioni sul ricovero in ospedale per 745 casi di bambini: 147 sono stati ricoverati in ospedale, con 15 in terapia intensiva. Tre bambini sono morti. I dati diffusi dal CDC di Atlanta al 23 maggio continuano a mostrare un tasso di ospedalizzazione molto più elevato per Covid-19 negli adulti rispetto ai bambini, ma resta da chiarire se questo dipenda dal fatto che i bambini sviluppino forme lievi, meno gravi e/o asintomatiche, o se invece siano proprio più protetti rispetto a Covid-19 e dunque contraggano il virus con maggiore difficoltà. Stando a questo primo studio olandese sembrerebbe prendere piede la seconda, e più fortunata, ipotesi.

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Bonus 110%, stanno calando gli sciacalli!

Sab, 06/06/2020 - 11:55

Mentre stiamo organizzando un gruppo d’acquisto per dare più garanzie a chi vuole ristrutturare casa o aumentarne l’efficenza energetica a costo zero (cioè gratis!) ci arrivano segnalazioni di amici e lettori che sono stati contattati da azienda che, velatamente dicono: «Comunque in realtà, ci sono dei costi aggiuntivi… Detto tra noi… il 110% non basta, bisognerà pagare qualcosina…».

Ci hanno segnalato casi nei quali si chiede al cittadino di pagare oltre al 10% previsto dalla legge, un’altra quota, in due casi addirittura l’impresa chiedeva un ulteriore 15%!!! Cioè il 25% del bonus!

Abbiamo creato un gruppo d’acquisto, che ha già raccolto preadesioni (senza impegno) di 600 famiglie proprio per evitare queste trappole. Se ti interessa scrivi, senza impegno a info@alcatraz.it e ti terremo informato sui dettagli che verranno chiariti dal decreto attuativo.

Comunque, riassumendo, ripeto: GRATIS! Allora magari non è chiaro: come ci ha confermato in video Fraccaro, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del governo Conte con funzioni di segretario del Consiglio dei Ministri e padre di questa legge Ecobonus e Sismabonus, NON c’è da tirar fuori un euro.

Ripeto: fai i lavori e quando l’impresa ti presenta la fattura tu la paghi cedendo il BONUS!!! Punto e basta.

Il 10% oltre all’intero costo dei lavori è in più proprio per coprire abbondantemente gli interessi sul denaro che imprese o banche anticipano. Il tuo bonus fiscale lo incasseranno in 5 anni. Parliamo di circa il 3,5% di interessi per loro! Tanto che molti stanno organizzandosi per investire comprando i bonus di altri!

E chiarisco che il 10% in più è più che sufficiente perché via via che l’impresa incassa il bonus l’esposizione diminuisce (da 100% passa a 80,60,40 e l’ultimo anno resta solo il 20%).

Inoltre nei costi è compresa anche la progettazione, la certificazione, l’iter burocratico e qualunque altra spesa.

CHIUNQUE TI DICA CHE DEVI PAGARE ALTRO è UN BANDITO!!!

E abbiamo tutta l’intenzione di organizzare una class action per far causa a questi furbetti e annullare i molti contratti che già hanno stipulato con condizioni capziose e vessatorie!
Se vuoi saperne di più clicca qui.

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La tentazione del Muro di Massimo Recalcati

Sab, 06/06/2020 - 11:09

Il sottotitolo recita: “lezioni brevi per un lessico civile“. O se vogliamo dirla con Nanni Moretti «le parole sono importanti». Anche Massimo Recalcati, psicoanalista tra i più noti in Italia, si è posto la questione e ha pubblicato un libro molto interessante dove si chiede:

“Esiste ancora un lessico civile? Nel tempo in cui i confini si sono trasfigurati in muri, l’odio sembra distruggere ogni forma possibile di dialogo, la paura dello straniero domina, il fanatismo esalta fantasmi di purezza per cancellare l’esperienza della differenza e contaminazione, la libertà aspira a non avere più alcun limite, è ancora possibile pensare il senso dello stare insieme, della vita plurale della polis?

Nelle prime pagine troviamo una frase di Freud: “Il problema fondamentale del destino della specie umana a me sembra sia questo: se, e fino a che punto, l’evoluzione civile riuscirà a padroneggiare i turbamenti della vita collettiva provocati dalla pulsione aggressiva e autodistruttrice degli uomini.”

Non siamo del tutto convinti che negli esseri umani esista “pulsione aggressiva” che fa pensare a un “istinto” a cui non si possa porre rimedio. Anzi, la storia ci insegna che non è andata sempre così e che abbiamo vissuto per molti secoli in armonia e in pace.

Illuminante a questo proposito un libro di Riane Eisler, scrittrice e attivista sociale che si intitola Il Piacere è sacro, una lettura illuminante.

Forse neanche Recalcati è d’accordo in toto con l’osservazione di Freud visto che scrive nelle prime pagine del libro:

“L’angoscia del contagio e la necessaria difesa dalla diffusione rapida e violenta dell’epidemia hanno imposto misure di sicurezza estreme che hanno oggettivamente compresso le nostre libertà individuali. Qualcuno ha voluto interpretare questo stato di cose evocando lo spettro della minaccia totalitaria di un nuovo potere fondato sul controllo biopolitico della vita. Ma è davvero così? L’ondata traumatica del Covid-19 ha reso davvero possibile, attraverso un’emergenza sociale e sanitaria imprevista, la realizzazione di un sistema neototalitario dagli esiti minacciosi per la vita stessa della democrazia?

Non è questo il mio pensiero. Dal punto di vista della libertà, tema che chiude, non a caso, in questo libro, la serie delle mie cinque brevi lezioni, la tremenda lezione di questa epidemia consiste, a mio giudizio, nel mostrare il carattere vacuo e solo ideologico della libertà intesa come proprietà individuale e nell’insegnarci che la cifra eticamente più alta della libertà non è affatto l’arbitrio, né il dispiegamento della volontà individuale, ma la solidarietà. Nella rinuncia all’esercizio della nostra libertà, imposta dall’aggressività del Covid-19, non è in gioco nessun fantasma sacrificale, nessuna vocazione penitenziale, né alcun attentato alla nostra libertà collettiva, ma l’idea profonda che nessuno si può salvare da solo”.

E su questa ultima frase siamo d’accordissimo, evitiamo quindi la Tentazione del muro e riprendiamo la nostra “pulsione” alla solidarietà e alla cooperazione.

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Ricetta dell’acqua di rose: tonico per il viso fai da te

Sab, 06/06/2020 - 10:00

L’acqua di rose è un antico rimedio per detergere, rinfrescare e tonificare la pelle del viso. Una lozione naturale dalle proprietà astringenti, lenitive e decongestionanti.

Se avete la possibilità di reperire delle rose, provate questa ricetta delicatissima e dal dolce profumo floreale. Dal canale YouTube Fatto in Casa da Benedetta , cosa serve:

  • Petali di 3 rose profumate;
  • 150 ml di acqua;
  • 1,5 gr (40 gocce) di conservante.
Fonte: Fatto in Casa da Benedetta

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Covid-19, anticorpo biotech per curare infezione

Sab, 06/06/2020 - 09:31

Per contrastare il Covid-19 arriva un anticorpo monoclonale creato in laboratorio prodotto a partire dal sangue di uno dei primi pazienti guariti dal virus Sars-Cov-2 negli Stati Uniti. Sebbene la strada allo studio degli anticorpi monoclonali contro l’infezione Covid-19 sia stata aperta a metà marzo con il primo anticorpo di questo genere ottenuto dall’Università olandese di Utrecht, e siano diversi i gruppi impegnati nel mondo in questo ambito di ricerca – tra cui quello dell’azienda Gsk con la fondazione Toscana Life Sciences e l’Istituto Spallanzani di Roma – lo studio statunitense è il primo al mondo di fase 1 sull’uomo e i primi risultati sono attesi entro la fine del mese.

Cosa sono gli anticorpi monoclonali

Gli anticorpi monoclonali sono molecole complesse prodotte in laboratorio identiche tra loro a partire dai linfociti B (una delle tipologie di cellule che fa parte del nostro sistema immunitario) in risposta a specifiche molecole (antigeni) riconosciute come estranee dall’organismo umano (ad esempio batteri e virus). Nel caso dello studio in questione si tratta del primo studio al mondo di fase 1 sull’uomo: nella realizzazione di un nuovo farmaco la fase 1 ha scopo conoscitivo e non terapeutico, e consiste nella somministrazione del principio attivo su un piccolo gruppo di volontari sani per constatarne la sicurezza.

L’anticorpo LY-CoV555

L’anticorpo LY-CoV555, identificato dall’azienda specializzata nella ricerca di anticorpi terapeutici AbCellera e dal Centro di ricerca sui vaccini dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive Usa (Niaid) su un campione di sangue prelevato da uno dei primi pazienti statunitensi guariti da Covid-19, è stato sviluppato in soli tre mesi dall’azienda farmaceutica Eli Lilly, che si sta occupando dello studio di fase 1.

LY-CoV555 è dunque un potenziale nuovo farmaco specificamente progettato per combattere Sars-Cov-2: se i risultati della fase 1 mostreranno che l’anticorpo può essere somministrato in modo sicuro, sarà avviato uno studio di fase 2 per valutare l’efficacia in soggetti vulnerabili.

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