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Aggiornato: 1 ora 38 min fa

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 24

Gio, 08/08/2019 - 09:29

Non solo Greta Thunberg ma anche Malala Yousafzai, Amika George e Emma González

Gio, 08/08/2019 - 07:00

Giovani donne, ragazze che talvolta non hanno ancora raggiunto la maggiore età ma che hanno ben chiaro l’obiettivo: essere protagoniste di un cambiamento a sostegno di tutti, a partire dagli ultimi. Sono le ragazze le vere protagoniste dell’impegno civile mondiale; spesso minorenni, diversissime per provenienza, estrazione sociale e mentalità, hanno in comune almeno due aspetti: la giovane età e lo spirito libero.

Malala Yousafzai

Classe 1997, nel 2014 Malala ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. È stata la persona più giovane a riceverlo. Per i talebani era invece “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”, a causa del diario scritto all’età di 11 anni e fatto pubblicare anonimamente in cui la ragazza racconta la vita in Pakistan fra orrori e soprusi del regime talebano. Un giorno del 2012, tornando da scuola, un gruppo di uomini armati inviato dal regime sale sullo scuolabus che la stava riportando a casa e la colpisce alla testa. Tenace, sopravvive. Nel 2013 è invitata a tenere un discorso all’Onu. Si presenta con lo scialle di Benazir Bhutto (la prima donna a essere eletta primo ministro in un Paese islamico, il Pakistan) e incanta tutti parlando dell’importanza dell’istruzione quale veicolo di tutela e di riscatto per le bambine e i bambini nel mondo.

Amika George

Amika ha 20 anni quando nel 2018 legge un articolo che racconta di un’associazione benefica impegnata a fornire alle donne di diversi Paesi dell’Africa prodotti per il ciclo mestruale ma poi costretta a rientrare nel Regno Unito (dove Amika vive) a causa delle impossibilità economiche delle stesse donne ad acquistare i prodotti, sia pure a prezzi agevolati. È così che Amika avvia una petizione rivolta al Primo Ministro Theresa May in cui chiede di distribuire gratuitamente prodotti per il ciclo mestruale e pasti nelle mense delle scuole a tutte le ragazze che non se li possono permettere. In poche settimane la petizione raccoglie circa duecentomila dollari e dà vita al movimento #FreePeriods, protagonista di numerose proteste oltre che iniziative, come quella tenuta fuori da Downing Street, dove duemila persone hanno manifestato vestite di rosso.

Emma González

Nel febbraio 2018 un uomo armato entra in una scuola superiore della Florida nella città di Parkland e fredda 17 persone. Alcuni studenti riescono a salvarsi, tra loro c’è Emma González. Appena diciottenne, insieme ai suoi compagni, si fa promotrice della campagna contro la violenza legata alla diffusione delle armi Never Again MSD. Le occasioni di sensibilizzazione si moltiplicano e a marzo 2018, a Washington, a chiusa del suo discorso, Emma elenca i nomi dei compagni di scuola uccisi e sta in silenzio per quattro minuti, il tempo impiegato dall’attentatore per compiere la carneficina. Nello stesso mese, pochi giorni dopo il discorso, la Florida approva il Marjory Stoneman Douglas High School Public Safety Act che restringe i criteri e alza l’età consentita per entrare in possesso di un’arma dai 18 ai 21 anni.

Olga, arrestata perché legge la Costituzione: è uno schiaffo a Putin

Mer, 08/07/2019 - 15:00

Simbolo delle proteste in Russia, il 27 luglio, durante l’ennesima manifestazione anti-Putin, l’attivista diciassettenne Olga Misik è stata arrestata per avere recitato in luogo pubblico gli articoli 3, 27 e 32 della carta costituzionale russa. L’articolo 31 prevede la libertà di assemblea, il 29 tutela libertà di parola, e l’articolo 3 definisce la sovranità del popolo.  

Con lei, stando all’ong Ovd-Info, la polizia avrebbe fermato almeno mille delle circa 3.500 persone che hanno partecipato alle manifestazioni organizzate dall’oppositore Alexei Navalny in vista del rinnovo del consiglio comunale moscovita fissato a settembre. «Se perdiamo ora, le elezioni cesseranno di esistere come strumento politico», ha dichiarato uno degli esponenti dell’opposizione arrestati Dmitry Gudkov. «Ciò di cui stiamo parlando è se è legale partecipare alla politica oggi in Russia, stiamo parlando del paese in cui vivremo». 

La stessa Olga, a un notiziario web di Riga, ha dichiarato di volere «solo ricordare alla polizia che siamo qui a scopo pacifico e senza armi, a differenza loro». «Non mi è venuto in mente prima che qualcuno al di fuori di loro potesse notarmi. Mi sono seduta a terra e ho iniziato a leggere i nostri diritti costituzionali, specificando che quello che sta succedendo qui è illegale», ha detto ancora la ragazza, che prima di essere arrestata ha aggiunto «Voglio una Russia libera, nella quale non avvengano azioni illegali. Nessuno deve avere paura della polizia e dei tribunali».

Un desiderio, quello di Olga e dei manifestanti, evidentemente intollerabile per un Paese illiberale come la Russia, dove i brogli elettorali avvengono talmente alla luce del sole che nel 2012 il conteggio finale dei votanti moscoviti era addirittura superiore degli aventi diritto. Proprio in vista del rinnovo del consiglio comunale di Mosca, le autorità hanno bloccato le sei liste indipendenti e arrestato tutti i candidati indipendenti per motivi che definire oscuri è un eufemismo. Come confermato anche dai cronisti dell’Afp, la polizia russa prima ha arrestato sul posto diverse decine di manifestanti poi ha fatto irruzione nelle case e nei quartieri generali dei cittadini sospetti di avere organizzato le proteste. L’intelletuale dissidente Alexej Navalny è stato incarcerato per 30 giorni con l’accusa di convocazione di «manifestazione illegale». 

Da ormai vent’anni in Russia ogni tentativo di opposizione deve scontrarsi con ostruzionismi, repressioni, processi sommari, avvelenamenti e uccisioni nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica e dei governi europei, alle prese con le politiche clientelari che Putin tiene con alcuni, tra cui l’Italia. Durante la visita istituzionale a Roma lo scorso 3 luglio, una ventina di giorni prima delle manifestazioni a Mosca, il Presidente della Russia Vladimir Putin ha incontrato Papa Francesco, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e i due vice-premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Un’agenda piuttosto fitta di impegni che lascia pensare che Putin stia cercando nell’Italia – soprattutto in Salvini – un alleato europeo contro le sanzioni e, forse, un mediatore con gli Usa di Trump. 

È ormai nota la registrazione delle trattative che il collaboratore leghista Savoini teneva con gli oligarchi russi vicino a Putin: Savoini avrebbe promesso appalti petroliferi, in cambio i russi avrebbero offerto tangenti con le quali si presume che la Lega abbia finanziato la propria campagna elettorale. Soldi sporchi da parte di russi che «non sono ancora sulla lista rossa dell’Interpol, quindi non c’è da preoccuparsi», come ha detto Savoini in una intercettazione. Da una parte oligarchi sfuggiti all’Interpol che finanziano il partito oggi maggioritario in Italia, dall’altra cittadini comuni che inseguono la democrazia leggendo la costituzione nelle piazze, distribuendo giornali, volantini e adesivi e comunicando via Telegram. Davide contro il gigante Golia, ma stavolta Davide è una giovane ragazza che vive a 100 km di distanza dalla capitale e che da poco si è avvicinata alla politica, nonostante il padre, come molti russi, veda in Putin il fautore di una stabilità che dopo gli anni Novanta sembrava impossibile da raggiungere. Sul concetto di “possibilità” la generazione di Olga Misik, Greta Thunberg, Malala Yousafszai e Emma González ha però molto da dire. 

E un primo schiaffo di “possibilità” Putin se lo è preso.

Aria più pulita in Italia: successo per le norme anti-inquinamento degli ultimi 40 anni

Mer, 08/07/2019 - 12:00

Le norme anti-inquinamento applicate in Italia negli ultimi 40 anni hanno reso il cielo più limpido, soprattutto nelle aree storicamente più inquinate, come le grandi città e la Pianura padana. In tempi di allarme sul cambiamento climatico, sullo scioglimento dei ghiacciai e sul consumo di plastica che ha già danneggiato oceani e fauna, uno studio dell’Università Statale di Milano e del Consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr) fa emergere un risultato di segno positivo per il nostro Paese. Per la prima volta è stata analizzata la visibilità orizzontale dell’atmosfera, scoprendo che la frequenza dei giorni con visibilità sopra i 10 o i 20 chilometri è aumentata negli ultimi quattro decenni in tutto il territorio, e in particolare nelle aree più popolate e inquinate. Qui “i giorni con visibilità superiore ai 10 chilometri sono cresciuti fino all’80%, mentre negli anni ’80 erano meno del 50%”, sottolinea Maurizio Maugeri, docente di fisica dell’atmosfera all’Università di Milano.

Lo studio ha analizzato i dati raccolti tra il 1951 e il 2017 relativi a una variabile meteorologica che non era mai stata studiata in modo esaustivo in Italia, cioè la visibilità orizzontale in atmosfera, molto condizionata dall’inquinamento atmosferico e cruciale in diversi ambiti, come il traffico aereo. I risultati, pubblicati sulla rivista Atmospheric Environment, “confermano una trasformazione che è sotto gli occhi di tutti, ed è già evidente a chi presta un minimo di attenzione alla natura -, commenta Maugeri -. Faccio l’esempio della mia città, Saronno, che si trova a 30 chilometri dalle montagne: negli anni ’80 vedere le loro cime era considerato un evento, mentre oggi capita sempre più spesso”. Questi numeri secondo l’esperto rivelano “il grande successo che si è avuto in Italia sul fronte della lotta all’inquinamento atmosferico. Tuttavia, non dobbiamo scordare che si può e si deve fare di più per completare il percorso di risanamento”.

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Germania: gemiti e urla, è la stagione dell’amore dei ricci

Mer, 08/07/2019 - 11:00

Forse qualcuno rimpiangerà i tempi in cui minacciavano di estinguersi. Ora che ripopolano allegramente i giardini e i parchi della Germania, i ricci stanno causando una serie di allarmate telefonate alla polizia da chi scambia i loro versi per rumorosissimi gemiti da accoppiamento umano. Il picco si registra tra aprile e settembre, nella loro lunga stagione d’amore. L’ultimo caso è avvenuto qualche giorno fa ad Augusta, città natale del più grande castigatore di borghesi, Bertolt Brecht.

Nel bel mezzo della notte, un rumore sospetto che proveniva da un campetto sportivo ha buttato giù dal letto il guardiano, che insieme alla polizia ha ispezionato l’area e ha trovato la coppia di “visitatori con gli aculei”, come ha poi diligentemente scritto nel suo rapporto, che “stavano copulando”. Peraltro, la coppia ha continuato indisturbata la sua attività anche con i fari del campetto puntati contro e gli umani a un metro.

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Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 23

Mer, 08/07/2019 - 09:29

I cosmetici devono stare in frigo quando fa caldo?

Mer, 08/07/2019 - 09:00

Un nuovo oggetto si aggira per il web: il mini-frigo per i cosmetici. Ma creme viso e corpo, trucchi e maschere devono stare al fresco, soprattutto quando fa caldo? E il mini-fridge diventa un oggetto indispensabile? Rispondono gli esperti

(…) Il fenomeno ha anche scatenato un dibattito sulla necessità di tenere in fresco alcuni prodotti cosmetici e dunque sull’utilità dello stesso frigo. O mini-frigo, ovvero un vero e proprio frigorifero in miniatura da tenere in bagno, su una mensola o su uno scaffale, bello anche da vedere perché solitamente proposto in colori pastello, a volte decorato o decorabile e con un prezzo ragionevole che si aggira dai 50 ai 100 dollari. Ma perché all’improvviso questi piccoli oggetti, banali se vogliamo, hanno ottenuto un’attenzione e un successo così enormi?

OCCORRE TENERE I PRODOTTI DI BELLEZZA AL FRESCO?

“La maggior parte dei prodotti sono testati sulla stabilità – ammette Ilona Safanova -. Ma un prodotto naturale per la cura della pelle è utile conservarlo in un ambiente più fresco rispetto a un bagno caldo e umido e lontano dalla luce del sole perché si ossida più facilmente. Ho pensato, perché non creare un frigorifero carino e facile da usare per chiunque possegga dei prodotti skin care? Raffreddare i prodotti è una tendenza, a sentire le community skin care in rete e quest’abitudine ha cambiato la mia vita. Adesso è parte della mia routine, non posso tornare indietro”. Certo, con un simile fatturato frutto della sua idea non sorgono dubbi al proposito. Ma la domanda rimane: occorre davvero refrigerare i prodotti di bellezza? Molto ha influito la crescita esponenziale del settore della bellezza naturale e biologica (valutata nel 2018 in 11,5 milioni di dollari con previsioni di crescita stimate in 23,6 milioni entro la fine del 2025) che ha portato un insieme di problemi relativi alla stabilità del prodotto, inclusi ossidazione, sicurezza e deterioramento. Ma c’è chi, nella comunità scientifica, non è proprio d’accordo con questo approccio e non ritiene indispensabile mettere in fresco i cosmetici.

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Gli occhi dolci dei cani? Sono frutto dell’evoluzione

Mer, 08/07/2019 - 07:00

Gli occhi assumono un’espressione triste e pensierosa, l’arcata sopracciliare si incurva, la testa si ritrae leggermente. Chiunque abbia mai avuto un cane lo sa: dopo averne combinata una delle sue, oppure per ottenere un po’ di cibo o coccole in più, il migliore amico dell’uomo guarda il padrone come per intenerirlo.

Ebbene, la proverbiale espressività degli occhi del nostro caro Fido (chi non ha mai sentito o utilizzato il modo di dire “faccia da cane bastonato”) sembra essere tutt’altro che casuale: un gruppo di ricercatori dell’università anglosassone di Portsmouth (Inghilterra), che da anni si occupa dell’argomento, ha messo in evidenza in un nuovo studio che l’espressione tenera degli occhi dei cani è frutto dell’evoluzione dell’anatomia dei muscoli degli occhi di questi animali, avvenuta per consentire loro di comunicare al meglio con gli esseri umani affinché questi ultimi si occupino in modo adeguato delle loro necessità.

Cani e lupi a confronto

Lo studio, guidato dalla psicologa comparativa Juliane Kaminski e pubblicato sulla rivista scientifica Pnas, è stato condotto grazie al contributo di esperti di anatomia di tre università statunitensi. I ricercatori hanno confrontato l’anatomia e il comportamento di cani e lupi, i loro parenti viventi più vicini, rilevando che la muscolatura facciale delle due specie è molto simile tranne che nei muscoli che si trovano nella parte superiore degli occhi: in questa area i cani presentano un piccolo muscolo, a differenza dei loro parenti selvatici, che permette di alzare in modo evidente la parte interna del sopracciglio. In questo modo gli occhi dei cani appaiono più grandi e infantili, e somigliano all’espressione del viso che fanno gli esseri umani quando sono tristi.

Il muscolo del sopracciglio

Nel lupo, invece, il muscolo che consente l’innalzamento del sopracciglio è un ammasso di fibre muscolari scarse e irregolari. Secondo Rui Diogo, esperto di anatomia della Howard University (Washington DC, Stati Uniti) e coautore dello studio, i risultati di questo studio sono sorprendenti «perché l’anatomia dei muscoli è generalmente molto lenta a cambiare nell’evoluzione, mentre in questo caso è accaduto molto velocemente, in poche decine di migliaia di anni». Come infatti spiega Bridget Waller, psicologa evolutiva dell’Università di Portsmouth, «dal punto di vista evolutivo cani e lupi hanno diviso i loro percorsi solo 33 mila anni fa».

Lo studio del comportamento

Kaminski e colleghi hanno quindi esaminato il comportamento di cani e lupi quando esposti al contatto con un essere umano, rilevando che i primi alzavano la parte interna delle sopracciglia con più intensità rispetto ai secondi. «I nostri risultati – conclude la studiosa – suggeriscono che questa maggiore espressività degli occhi dei cani può essere il risultato di preferenze inconsce degli uomini che hanno influenzato la selezione durante l’addomesticamento. Quando i cani fanno questa espressione, infatti, suscitano negli esseri umani un forte desiderio di accudimento».

Immagine di copertina Armando Tondo

Le bottiglie di plastica esposte al calore eccessivo sono pericolose?

Mar, 08/06/2019 - 19:00

Le alte temperature contribuiscono a rompere i legami chimici della plastica, e le sostanze componenti possono trasferirsi alle bevande che si trovano all’interno

(…) “Più caldo fa, più le sostanze che si trovano nella plastica possono trasferirsi al cibo o all’acqua potabile” dice Rolf Halden, direttore del Center for Environmental Health Engineering al Biodesign Institute dell’università dell’Arizona.

La maggior parte degli oggetti di plastica rilasciano una piccola quantità di sostanze chimiche alle bevande o al cibo che contengono. Con l’aumentare della temperatura e del tempo, i legami chimici all’interno della plastica tendono a rompersi sempre più facilmente rendendo così più facile il passaggio delle sostanze. Secondo l’Fda (Food and Drug Administration, l’omologa statunitense dell’Efsa europea ndt) la quantità di sostanze chimiche è troppo esigua per causare problemi di salute, ma gli scienziati che studiano gli effetti a lungo termine di questa nostra corsa alla plastica dicono che la somma di tutte queste piccole dosi potrebbe dare, come risultato, qualcosa di grosso.

La maggior parte delle bottiglie di plastica che si trovano sugli scaffali del supermercato sono fatte di una plastica che si chiama polietilene teleftalato o PET. Lo si riconosce dal simbolo del riciclo con il numero uno e viene comunemente riciclato.

Uno studio condotto da scienziati dell’Arizona State University nel 2008 ha cercato di capire quanto il caldo accelerasse il rilascio dell’antimonio nelle bottiglie in PET. Secondo uno studio l’antimonio, utilizzato per realizzare la plastica, a dosi elevate può essere tossico. In condizioni di temperatura miti (intorno ai 20-21 gradi centigradi) i ricercatori hanno misurato la presenza di antimonio in una bottiglia d’acqua entro i livelli di sicurezza. Tuttavia più calda era la giornata, meno tempo serviva perché l’acqua si contaminasse.

Un’automobile d’estate può raggiungere anche i 65 gradi. In alcuni esperimenti ci sono voluti 38 giorni perché le bottiglie – scaldate a quella temperatura in laboratorio – mostrassero livelli di antimonio superiori alle raccomandazioni di sicurezza.

Come regola generale sì, è vero che il calore aiuta a rompere i legami chimici in oggetti di plastica come le bottiglie, e che queste sostanze possono trasferirsi alle bevande che si trovano all’interno” dice Julia Taylor, una scienziata che ha condotto diverse ricerche sulla plastica all’università del Missouri.

Nel 2014 alcuni scienziati trovarono sia antimonio che BPA (bisfenolo A), un altro composto tossico, in bottiglie d’acqua cinesi. Nel 2016 altri ricercatori trovarono alti livelli di antimonio in bottiglie d’acqua vendute in Messico. Entrambi gli studi testarono l’acqua in condizioni di temperatura che superavano i 65 gradi centigradi: il peggior scenario possibile.

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Icardi, Dybala, i replicanti milionari che i ribellano al loro destino

Mar, 08/06/2019 - 16:00

E arrivò il giorno in cui l’ingranaggio capitalistico si inceppò. Persino nel calcio. Forse per un omaggio a Rutger Hauer, indimenticabile interprete di Blade Runner, morto pochi giorni fa. È arrivata l’estate in cui i replicanti del calcio, alcuni replicanti del calcio, hanno deciso di ribellarsi. Di non essere soltanto macchine da soldi e da plusvalenze. Anche perché di soldi ne guadagnano abbastanza, non ambiscono a mettere a bilancio plusvalenze su sé stessi.

A dar loro la caccia sono i blade runner del pallone. I Paratici, i Marotta, spalleggiati dai procuratori: figure su cui Ridley Scott potrebbe sbizzarrirsi. È l’estate della protesta dei miliardari, oggi milionari, che no, non se ne vogliono andare. Che non avvertono l’esigenza di lasciare la loro squadra. Stanno bene dove stanno. Come se camminassero sui pezzi di vetro.

Il re dei ribelli è ovviamente Mauro Icardi figura da romanzo del calcio italiano. Poco indagata. In tanti, troppi, si esercitano esclusivamente a formulare giudizi di vario tipo su di lui. Soprattutto in relazione alla sua compagna, la (presunta) famelica Wanda Nara che poi in realtà è una signora che ha cinque figli e forse un sesto in arrivo e che per lavoro cura gli interessi del marito calciatore. Icardi vuole rimanere all’Inter che però di lui non vuole più saperne. Chissà che cosa deve aver compiuto di così grave. Fatto sta che l’Inter lo ha messo fuori rosa. Ma lui resiste. Fa sapere che è disposto a restare fermo due anni. Ora sta per traslocare, a Milano. Il più forte centravanti della Serie A rischia di dedicarsi esclusivamente alla famiglia per due anni. Per una questione di principio. E di amore, aggiunge lei su Instagram. E di protesta, ci accodiamo noi. Perché anche i replicanti provano emozioni. Non sono solo strumenti per creare plusvalenze.

La voce dev’essere girata tra i replicanti. Ed è arrivata alla Juventus. Dove ci sono due altri esemplari di una specie simile. Gonzalo Higuain e soprattutto Paulo Dybala. Che si è chiuso in casa cinque giorni. E ha resistito. Ha sparato cifre pazzesche al Manchester United e ha fatto saltare lo scambio che la Juventus aveva apparecchiato: Lukaku a Torino e Paulo dove nacque la rivoluzione industriale appunto. E quindi il luddismo. Un luddismo dei ricchi, per carità. Dybala ha rotto i bilanci e sicuramente le uova nel paniere. «Non siamo oggetti. C’è un contratto e lo rispettiamo». Si sono invertiti i ruoli. Ora è il calciatore ad appellarsi al negozio giuridico. A voler rispettare i patti. A fermare l’ingranaggio all’arricchimento. Basta. Sei milioni, sette milioni all’anno posson bastare.

Rutger Hauer non c’è più. A chi si rivolgeranno ora i signori del calcio per fermare questa protesta?

Immagine di copertina di Armando Tondo

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 22

Mar, 08/06/2019 - 09:29

«Il progetto di rinascita urbana più grande d’Europa»

Mar, 08/06/2019 - 09:00

Dopo 26 anni di discussioni, proteste e rinvii, mercoledì scorso si è sbloccato Madrid Nuevo Norte, un enorme e ambizioso progetto urbanistico che riguarda per lo più un pezzo di Chamartín, quartiere nord della capitale spagnola, dove si trova anche lo stadio Santiago Bernabeu del Real Madrid. Madrid Nuevo Norte, conosciuto anche con il nome Operación Chamartínè considerato dai suoi sostenitori «il progetto di rinascita urbana più grande d’Europa» e dovrebbe portare alla nascita di una specie di «piccola Manhattan».

Prevede la riqualificazione dell’intera area attorno alla stazione ferroviaria di Chamartín, oggi piuttosto periferica, la costruzione di più di 10mila nuove case, l’apertura di un grande distretto finanziario, il rafforzamento del trasporto pubblico e la creazione di nuovi negozi e spazi verdi.

Mercoledì Madrid Nuevo Norte ha ottenuto una prima approvazione nella Commissione urbanistica del comune di Madrid, con i voti favorevoli dei due partiti di governo – il Partito Popolare e Ciudadanos, di destra – e del partito che alle ultime elezioni ha preso più voti di tutti, Más Madrid, di sinistra. La votazione definitiva, il cui esito a questo punto è certo, si terrà lunedì 29 nel consiglio comunale di Madrid.

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Hiroshima, oggi 54 anni fa

Mar, 08/06/2019 - 07:00
6 agosto 1945

Alle 8.16 il bombardiere statunitense Enola Gay lancia la bomba atomica Little Boy sulla città giapponese di Hiroshima.

Circa il 90% degli edifici viene completamente raso al suolo. La bomba sviluppò un’ondata di calore che raggiunse i 4.000 gradi centigradi in un raggio di oltre 4 chilometri, seguita dall’innalzarsi di un fungo di fumo alto 6 chilometri.
140 mila dei 350 mila abitanti della città morirono sul colpo, alla fine a Hiroshima le vittime accertate della bomba atomica furono 221.823, comprese quelle che persero la vita per i danni provocati dalle radiazioni nucleari. 

Al comando del bombardiere era Paul Tibbets, morto nel 2007 all’età di 92 anni, che aveva dato all’aereo il nome di sua madre. In una intervista dichiarò: «Non sono orgoglioso di aver ucciso quelle persone ma sono orgoglioso di essere partito dal niente, aver pianificato l’intera operazione ed essere riuscito ad eseguire il lavoro perfettamente. La notte dormo bene». 

Testimone oculare del bombardamento di Hiroshima fu il futuro generale dei gesuiti Pedro Arrupe. «Ero nella mia stanza con un altro prete alle 8.15, quando improvvisamente vedemmo una luce accecante, come un bagliore al magnesio. Non appena aprii la porta che si affacciava sulla città, sentimmo un’esplosione formidabile simile al colpo di vento di un uragano. Allo stesso tempo porte, finestre e muri precipitarono su di noi in pezzi. Salimmo su una collina per avere una migliore vista. Da lì potemmo vedere una città in rovina: di fronte a noi c’era una Hiroshima decimata… Le fiamme, a contatto con la corrente elettrica, entro due ore e mezza trasformarono la città intera in un’enorme vampa. Non dimenticherò mai la mia prima vista di quello che fu l’effetto della bomba atomica: un gruppo di giovani donne, di diciotto o venti anni, che si aggrappavano l’un l’altra mentre si trascinavano lungo la strada. Continuammo a cercare un qualche modo per entrare nella città, ma fu impossibile… Il giorno seguente, il 7 agosto, alle cinque di mattina, prima di cominciare a prenderci cura dei feriti e seppellire i morti, celebrai Messa nella casa… In effetti ciò che ci circondava non incoraggiava la devozione per la celebrazione per la Messa. La cappella, metà distrutta, era stipata di feriti che stavano sdraiati sul pavimento molto vicini l’uno all’altro mentre, soffrendo terribilmente, si contorcevano per il dolore».

Tre giorni dopo gli Usa replicano con un’altra atomica su Nagasaki.

8 dicembre 1987

Ronald Reagan (Usa) e Mikhail Gorbaciov (Urss) firmano il Trattato Inf (Trattato sulle forze nucleari intermedie) che porterà alla distruzione di 2.692 missili, 846 americani e 1.846 russi. 
D’improvviso, in quell’inverno di 32 anni fa, sembra che il mondo possa lasciarsi alle spalle la grande paura nucleare e che possa terminare la guerra fredda.
L’intesa sottoscritta da Usa e Urss non prevedeva solo la riduzione delle armi nucleari, ma la loro completa eliminazione e in pratica mise fine alla cosiddetta crisi degli euromissili, ovvero i vettori a raggio intermedio dotati di testata nucleare dispiegati da Usa e Urss in Europa gli uni contro gli altri.

2 agosto 2019

Gli Usa si ritirano dal Trattato Inf siglato nel 1987.

Washington accusa Mosca di aver ripetutamente violato l’accordo a partire dal 2014.
Secondo diversi analisti, Washington ha deciso di ritirarsi per poter testare una nuova classe di missili nucleari già nelle prossime settimane. «Le nuove armi – fa notare il New York Times – non saranno stanziate per fronteggiare la Russia, ma la Cina. Pechino ha ammassato un imponente arsenale ed è considerata una rivale molto più temibile di Mosca sul lungo termine».

Si apre quindi la possibilità di una nuova corsa agli armamenti nucleari. E l’Europa, priva di una strategia comune, rischia di essere schiacciata tra l’incudine e il martello.

Fonti:
perlapace.it
repubblica.it
agi.it
panorama.it
quotidiano.net
nytimes.com

Immagine di copertina: La Nube atomica su Hiroshima, fotografata dall’«Enola Gay» – Fonte: wikipedia – Immagine di pubblico dominio

Dormi con il ventilatore acceso? E’ una pessima idea

Lun, 08/05/2019 - 19:00

C’è chi non vuole o non può installare un condizionatore in casa (questa è una valida alternativa per rinfrescarsi), ma ha comunque bisogno di trovare soluzioni per dormire bene anche durante le notti estive più calde (qui qualche consiglio): la conclusione più ovvia ed economica è l’utilizzo di un ventilatore.

Costa poco ed è in vendita ovunque: il ventilatore sembra proprio la soluzione a tutti i problemi di chi ha caldo anche se, come già saprete, non fa altro che muovere l’aria stagnante della stanza in cui viene posizionato e il passaggio di quell’aria sul corpo, più fresca rispetto alla temperatura circostante, dà una senzazione di sollievo aiutando a disperdere il calore. Attenzione però, perchè ci sono rischi per la salute se non viene usato bene.

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Esistono i “cattivi pagatori” ma esistono anche le “banche cattive”

Lun, 08/05/2019 - 15:00

Non è una provocazione, è una dichiarazione di “par conditio” considerato che loro, le banche, “segnalano”, a giusta ragione, quelli che non riescono a restituire quanto hanno ricevuto in prestito o che non onorano gli impegni presi!

Andiamo con ordine. 

In molti miei precedenti articoli ho spesso parlato dell’ingiustizie che milioni di Italiani sono costretti a subire una volta entrati nel vortice delle segnalazioni negative dei SIC (sistemi di informazioni creditizie). Qualche anno fa mi accorsi, potenza del web, che un testardo operatore finanziario pugliese aveva sposato la causa in prima persona e addirittura aveva lanciato una petizione popolare su change.org, successivamente accolta positivamente dal Parlamento Europeo. Dopo anni di insistenze Raffaele Tafuro, questo il suo nome,  in qualità di Presidente di una associazione che aveva nel frattempo costituito e che oggi conta tra i suoi iscritti circa 2 milioni di consumatori e oltre mille imprese finanziarie, ha portato la causa collettiva sui tavoli istituzionali del MEF. 

Ricevuto dal Sottosegretario On. Massimo Bitonci (LEGA), dal Sottosegretario On. Alessio Villarosa (M5S) e ascoltato da alcune commissioni parlamentari, Tafuro ha proposto, discusso e notificato una riforma che sembra aver incassato un generalizzato parere favorevole, tra cui anche quello autorevole della Banca d’Italia.  

Una lotta che favorisce milioni di consumatori e migliaia di imprese che, impossibilitate a chiedere credito nelle forme tradizionali, sono costrette a rivolgersi agli usurai con conseguenze facili da immaginare.

Per chi non lo sapesse, a oggi risultano segnalati come cattivi pagatori nelle banche dati nazionali Crif, Ctc, Experian e Assilea  circa 16 milioni di Italiani e numerosissime aziende.

Ma il dato più sconvolgente riguarda 6 milioni di questi “bad payer” 

Nonostante emerga dagli atti che questi soggetti abbiano regolarizzato la propria posizione debitoria (gli Istituti di Credito non hanno più nulla a pretendere), continuano a essere segnalati. Rimangono CATTIVI PAGATORI per anni anche se hanno regolarizzato la loro posizione. 

Ciò implica, ovviamente, che i soggetti coinvolti non possono accedere a nuovo credito per un periodo compreso tra i 12 e i 24 mesi dalla regolarizzazione (!) creando  frustrazione in chi si vede negato il finanziamento, oltre che un notevole danno dell’economia REALE! 

La riforma proposta da Raffaele Tafuro è molto semplice: prevede la cancellazione come cattivo pagatore entro 30 giorni dalla data della  regolarizzazione. Paghi e ti cancello! Così come avviene per le cambiali e comunque in molti stati civili del mondo. Più che ragionevole a mio avviso.  

Il nuovo sistema di segnalazione, con la cancellazione negativa a 30 giorni dalla regolarizzazione, permetterebbe nell’immediato a 6.000.000 di Italiani (consumatori e non) di ritornare “liberi” di poter accedere a qualsiasi forma di credito. Un grande impulso all’economia del nostro Paese. 

Avete mai pensato a tutti quegli italiani “invisibili” che si sono tolti la vita una volta entrati nel vortice delle segnalazioni negative ? Non voglio parlare di istigazione al suicidio ma … lo penso.

E se la proposta, probabilità molto elevata, non passasse? E allora perché non pensare di garantire la “par conditio” sul tema del rischio reputazionale?

Perché qualche associazione (anche quella di Tafuro), magari autorizzata dalla istituenda commissione parlamentare di inchiesta, non istituisce un’anagrafe di tutte le banche condannate in giudizio per i diversi reati e abusi bancari consentendo al cittadino di accedere a un registro prima di decidere a quale banca affidare i propri risparmi ? 

Le sentenze e i provvedimenti delle autorità di controllo sono pubblici. 

La cattiva reputazione delle banche non ancora. 

Anche sul Monte Bianco c’è troppa gente

Lun, 08/05/2019 - 12:00

Ogni estate almeno 20mila persone provano ad arrivare in cima al Monte Bianco, la montagna più alta delle Alpi, la cui vetta si trova a 4.810 metri. Un po’ come succede per tante altre famose montagne del umondo, l’Everest su tutte, il Monte Bianco è quindi diventato una meta turistica, non solo un obiettivo per alpinisti esperti. Per la sua posizione, al confine tra Francia e Italia, e per la relativa semplicità della via normale, il Monte Bianco si può raggiungere più in fretta e con meno soldi rispetto a molte altre montagne di uguale fama.

Questo, nella percezione di molti, rende la salita del Monte Bianco una scalata facile, a portata di mano. Non è davvero così: il Monte Bianco è comunque una montagna complicata e potenzialmente pericolosa, e lo sta diventando ancora di più per via del cambiamento climatico. Da qualche mese sono in vigore nuove misure per provare a gestire la situazione, ma c’è chi sostiene che non siano sufficienti.

La prima ascesa al Monte Bianco risale al 1786, e fu portata a termine dal cercatore di cristalli Jaques Balmat e dal medico Michel Gabriel Paccard. Fu un’impresa che per molti coincide con la nascita dell’alpinismo e diede il via al periodo noto come “fase di conquista”, in cui a una a una vennero salite tutte le montagne alpine alte più di quattromila metri.

Nei decenni successivi l’alpinismo si trasformò da attività scientifica ed esplorativa a impresa sportiva, fino a diventare, in anni recenti, un’attività di massa. Jean-Marc Peillex – sindaco di Saint-Gervais, la città francese da cui parte la più praticata via verso la vetta del Monte Bianco – ha detto al New York Times: «Siamo passati da una generazione di alpinisti a una generazione di turisti che vanno in cima al Monte Bianco per un selfie».

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 21

Lun, 08/05/2019 - 09:29

L’inquinamento industriale uccide ancora: 12mila morti in Italia

Lun, 08/05/2019 - 07:00

Ovvero, dodicimila morti in più rispetto alle attese in aree corrispondenti a 45 siti in tutta Italia, aree con una presenza pesante di inquinamento diffuso. I dati diffusi sono preoccupanti anche perché, per la prima volta, questo studio analizza la salute di bambini e adolescenti, oltre che degli adulti, e riscontra percentuali più alte e fuori dalla media sia di ricoveri, che di patologie e anomalie. 319 dunque i Comuni interessati, con una popolazione residente (Censimento 2011) di circa 5.900.000 abitanti. Per ogni Regione, come si vede dalla cartografia, sono presenti più siti.

Le zone che riportano questi dati non confortanti purtroppo sono tante: da Casal Monferrato, in Piemonte, zona di produzione dell’Eternit, alle acciaierie di Terni, al petrolchimico di Augusta. I siti individuati fanno parte dell’elenco dei “siti contaminati di interesse per le bonifiche”: si tratta per lo più di discariche di amianto, di ex stabilimenti industriali (chimici, petrolchimici, raffinerie o impianti siderurgici), di aree portuali, di falde contaminate, discariche e inceneritori.

Il V Rapporto Sentieri- Epidemiol Prev 2019 costituisce l’aggiornamento del programma di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati di interesse per le bonifiche, indaga annualmente l’Italia dei siti contaminati valutando l’incidenza o meno di patologie associate o associabili a questi luoghi.

Sentieri, come specifica il Rapporto, adotta un approccio multi esito basato su sistemi informativi sanitari correnti: mortalità e ricoveri specifici per causa, incidenza oncologica, prevalenza di anomalie congenite, salute infantile, pediatrica, adolescenziale e dei giovani adulti. Lo studio mostra eccessi di patologie, ovvero valori più alti del valore atteso calcolato su base regionale, in territori caratterizzati dalla presenza di fonti di esposizione ambientale, che sono dunque potenzialmente associate alle patologie studiate. Potenzialmente perché lo studio non analizza altri fattori che potrebbero concorrere, ovvero fattori socio-economici, stili di vita, disponibilità e qualità dei servizi sanitari, per dirne alcuni. Un altro limite dell’indagine, è specificato, è determinato dalla frammentazione delle informazioni relative alla tipologia di inquinanti presenti nei siti e nelle diverse matrici (aria, acqua, suolo).

 Questi limiti, che potranno essere forse superati da indagini più spinte e con dati ancora più numerosi, non inficiano però quanto riscontrato ad oggi, ovvero una correlazione con un’incidenza maggiore di casi (mortalità e ricoveri) nei 45 siti rispetto ad altri luoghi.

In sintesi: è stato rilevato un eccesso globale di 5.267 e 6.725 morti rispettivamente nella popolazione maschile e femminile, quasi 12.000 persone, di cui oltre 5.000 per patologie oncologiche. L’eccesso dovuto a patologie oncologiche è risultato infatti pari a 3.375 uomini e 1.910 donne. Il Rapporto mostra i dati riferiti ad ogni singolo sito ed entra nel dettaglio delle patologie riscontrate.

“Facendo riferimento alle patologie di interesse eziologico a priori – si legge nel Rapporto – gli eccessi più evidenti risultano essere relativi al mesotelioma maligno, ai tumori maligni del polmone, del colon, dello stomaco, e alle patologie respiratorie benigne. Gli eccessi tumorali si osservano prevalentemente nei siti con presenza di impianti chimici, petrolchimici e raffinerie, e nelle aree nelle quali vengono abbandonati rifiuti pericolosi”.

Le patologie respiratorie benigne sono presenti in eccesso anche nelle aree in cui insistono impianti siderurgici e centrali elettriche, le patologie tumorali legate alla presenza di amianto si rilevano in eccesso anche nei siti petrolchimici e siderurgici, dove in passato era molto diffuso l’uso dell’amianto e di fluoro—edenite, come agenti isolanti.

Per la prima volta quest’anno il Rapporto valuta lo stato di salute di bambini ed adolescenti (1.160.000 soggetti di età tra 0-19 anni) e dei giovani adulti (660.000 soggetti di età dai 20-29 anni).

Nel primo anno di vita è stato rilevato un eccesso di 7.000 ricoveri, 2.000 dei quali per condizioni di origine perinatale. In età pediatrica (0-14 anni) è stato osservato un eccesso di 22.000 ricoveri per tutte le cause: 4.000 dovuti a problemi respiratori acuti e 2.000 ad asma. Per l’incidenza oncologica nella fascia di età compresa tra 0 e 24 anni sono stati diagnosticati 666 nuovi casi pari ad un eccesso del 9% prevalentemente dovuti a sarcomi dei tessuti molli, linfomi non Hodgkin, leucemie mieloidi, e tumori nel testicolo.

In sette dei 15 siti coperti dai Registri delle anomalie congenite, dove dunque è stato possibile avere a disposizione questi dati, sono stati rilevati eccessi nella prevalenza alla nascita per tutte le anomalie. Eccessi specifici riguardano: organi genitali, cuore, arti, sistema nervoso, apparato digerente e apparato urinario.

Altre fonti:
https://ilsalvagente.it/2019/06/07/rapporto-sentieri-in-italia-12mila-morti-legati-allinquinamento-industriale/59749/

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Quale impianto fotovoltaico scegliere per l’auto elettrica? prezzi e kw

Dom, 08/04/2019 - 19:00

Creare un impianto fotovoltaico per l’alimentazione della casa e dell’auto elettrica può essere una soluzione fantastica, ma quanto costa? Cosa scegliere?

La mobilità elettrica è ormai sulla bocca di tutti, sul mercato stanno finalmente arrivando modelli di tutti i prezzi e segmenti, inoltre i lavori sulle infrastrutture stanno portando colonnine di ricarica veloce a macchia di leopardo su tutto il territorio italiano ed europeo, preparando il terreno per uno switch di massa. Al di là della curiosità attorno alla nuova tecnologia elettrica, passare a un’auto a zero emissioni è cosa buona e giusta anche nei confronti dell’ambiente, soprattutto se si vive in una grande città.
Questo a patto che l’energia per la ricarica provenga da fonti rinnovabili certo, cosa che diversi distributori stanno già offrendo al pubblico, la migliore formula per il mantenimento di un’auto elettrica è però avere in casa un impianto fotovoltaico privato.

Con pannelli propri, si è capaci di azzerare i costi dell’energia necessaria alla marcia dell’auto elettrica, a seconda dell’impianto e del consumo è addirittura possibile cedere alla rete parte della produzione, il che rende un autentico capolavoro l’intero investimento. Ma quanto costa un impianto fotovoltaico utile al mantenimento di casa ed EV? Quali sono gli elementi fondamentali di un progetto simile? Proviamo a fare chiarezza.

Di quanti kW ho bisogno? Partiamo da una domanda semplice: l’impianto fotovoltaico utile a caricare anche l’auto elettrica di quanti kW deve predisporre? In realtà non c’è una potenza minima, anche con un semplice impianto da 3-4 kW si può collegare la vettura, cosa cambia però sono i tempi di ricarica. Se con 3 kW ricarichiamo, per ipotesi, in 9-10 ore, passare a un impianto da 6-7 kW permette di fare il tutto nella metà del tempo, 4-5 ore, purché l’auto sia compatibile – e con gli ultimi modelli non avrete certo problemi.

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 20

Dom, 08/04/2019 - 09:29