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Aggiornato: 2 ore 17 min fa

Covid-19, le novità dei Dpcm nel “sistema Draghi”

Lun, 02/22/2021 - 08:30

I provvedimenti di apertura e chiusura delle attività saranno stabiliti e comunicati almeno una settimana in anticipo rispetto all’entrata in vigore, con un accordo tra Regioni e Parlamento. È questa al momento la principale novità del “Metodo Draghi” e, se sarà possibile rispettarla, sarà certamente un bel cambiamento. Importante per i singoli cittadini come e più per chi manda avanti una qualsiasi attività. Alle misure di tipo sanitario continueranno poi naturalmente ad affiancarsi quelle di tipo economico, per far fronte alla crisi finanziaria causata dalla pandemia, in particolare per alcuni settori.

Ok ai colori, ma con le varianti…

L’andamento della pandemia e le libertà individuali continueranno ad essere riassumibili con il sistema dei colori, utilizzato finora. I parametri per stabilire il livello di rischio potrebbero invece essere diversi: a partire già dal prossimo Dpcm. In sostanza, le zone rosse causati dalle varianti del virus saranno più ampie, come misura cautelare relativa alla virulenza delle mutazioni stesse.

Spostamento tra le Regioni

Sarà approvato oggi il decreto per prorogare il divieto di spostamento tra le Regioni per 30 giorni – fino a 27 marzo – e poi l’esecutivo comincerà a mettere a punto l’elenco delle nuove regole operative dal 6 marzo.

Le chiusure e i ristori

Altro grande cambiamento del sistema Draghi dovrebbe essere quello di modificare i settori da far ripartire e quelli che devono invece seguire “un regime più stringente per specifici contesti territoriali”, come richiesto dalle Regioni. Insomma una revisione che dia una classificazione più precisa delle riaperture possibili in base agli indici di circolazione di covid-19, in modo da salvare tutto il salvabile.

Risarcimenti più cospicui e veloci sul fronte ristori è l’altro punto apprezzato ieri dai governatori, insieme alla necessità di “garantire sempre i risarcimenti sia nel caso di provvedimenti restrittivi di livello nazionale che regionale”. È infatti successo nei mesi scorsi l’impensabile, ovvero che alcuni amministratori locali, o gli stessi governatori, abbiano ritardato o evitato misure di contenimento e chiusure proprio per non dover poi risarcire i gestori delle attività. Quel che serve dunque è un chiarimento “sulle competenze statali e regionali al fine di allinearne la tempistica e la relativa efficacia”.

Un solo portavoce del Cts

Proprio come gli Usa pendono dalle labbra dell’immunologo Anthony Fauci, delegato a parlare a nome del presidente in merito di virus, il Comitato tecnico-scientifico cambierà composizione e il numero dei suoi componenti sarà prima di tutto ridotto e, soprattutto, parleranno per mezzo di un unico portavoce. Questa l’ultima richiesta da parte dei leder regionale.

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Stop al dolore alla schiena con gli esercizi posturali

Lun, 02/22/2021 - 08:00

Questa settimana la nostra esperta di ginnastica posturale ci propone una manciata di esercizi di allungamento per sciogliere i muscoli e le articolazioni del bacino. Servono, infatti, a mobilizzare il tratto lombare e a prevenire dolori e contratture dovute a posture sbagliate. Gli esercizi proposti da Lorenza Dacò, laureata in Scienze motorie ed esperta di ginnastica posturale, vanno eseguiti ogni volta che vi sentite bloccate nella zona bassa della schiena. Bastano 3 minuti per stare molto, molto meglio!

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Gaza: 20mila dosi dello Sputnik| Bitcoin +90% nel 2021 | Stati Uniti verso 500mila morti | Grillo: sì alla ricandidatura della Raggi

Lun, 02/22/2021 - 06:25

Corriere della Sera: La provincia di Brescia oltre la soglia della fascia rossa. In un giorno 704 nuovi casi, un terzo di tutta la Lombardia;

Il Giornale: Prorogato divieto di spostarsi: Regioni chiuse altri 30 giorni;

Il Manifesto: Tra «ritorni» e sguardo al futuro, Usa e Cina sempre più distanti;

Il Mattino: A Gaza arrivano 20mila dosi del vaccino russo, lo Sputnik;

Il Messaggero: Cashback a metà, verso il blocco del superpremio: bonus da 1.500 euro congelato fino a dicembre;

Ilsole24ore: Bitcoin, la nuova corsa all’oro: record frantumati, +90% nel 2021 – Superata la soglia di 1.000 miliardi – La criptovaluta brucia energia quanto l’Argentina (e spesso va a carbone);

Il Fatto Quotidiano: Reddito di cittadinanza ai clochard grazie all’aiuto di Sant’Egidio: “Così possono affittare una stanza e a volte trovare lavoro” – Le storie;

La Repubblica: Stati Uniti verso 500mila morti, più che nei due conflitti mondiali e nella guerra del Vietnam;

Leggo: Beppe Grillo benedice la ricandidatura di Virginia Raggi: «Roma ha bisogno ancora di te»;

Tgcom24: Iran, accordo raggiunto con l’Aiea: ok alle verifiche per tre mesi;

Barefoot: non siate timidi, camminare scalzi fa bene alla salute!

Dom, 02/21/2021 - 17:00

Chiamiamolo “barefoot”, chiamiamolo “gimnopodismo” se preferiamo un termine italiano, oppure non chiamiamolo affatto: ci sono individui in tutto il mondo che, ad un certo punto della vita, decidono di sbarazzarsi delle scarpe e, per brevi periodi del giorno o per intere giornate, camminano scalzi.

Tutto qui. Non si tratta di un vero e proprio movimento, non esistono vere regole se non quelle dettate dal buon senso e dal desiderio ancestrale di ritornare a contatto con la natura nell’ottica di trarre anche benefici per la salute.

I primi scalzisti

Pare che il barefooting sia nato in Nuova Zelanda e si sia poi diffuso negli Usa, per approdare quindi in Europa. In questo senso, si configura più come una moda, un’abitudine che conferisce originalità e attira sguardi. Camminare scarsi è sovversivo. Non a caso, molti artisti, cantanti e attori spesso decidono di salire sul palco o percorrere scalzi i red carpet.

Allo stesso modo, anche le persone comuni che camminano scalze per le vie cittadine vanno controcorrente, non c’è dubbio. Altrettanto chiaro è il motivo per cui una persona scalza attira su di sé tutti gli sguardi: trasgredisce regole comuni (ma precisiamo che non si tratta di una pratica illegale, ovviamente!).

Proprio gli sguardi e l’essere fuori dal comune genera un certo timore in chi decide per la prima volta di osare, di togliersi le scarpe e tentare questo nuovo tipo di interazione con il mondo esterno. La vergogna è un’emozione umana e naturale, per avviarsi a questa pratica è necessario sopirla progressivamente. I canoni della società, frutto di secoli di radicamento, prevalgono su molti scalzisti potenziali, ma il trucco per vincere la paura può essere quello di avvicinarsi progressivamente alla meta: per i più timidi esistono dei sandali ad hoc (strisce di cuoio senza suola), che danno agli altri l’impressione di indossare calzature vere e proprie, ma allo stesso tempo consentono all’individuo di sentirsi scalzo e di praticare il barefooting al riparo da occhiate indiscrete.

Le etichette sociali sono spesso un ostacolo enorme: ai barefooters è stata persino affibbiata quella di feticisti. A noi piace di più definirli bonariamente “stravaganti”, anche perché, una volta approfonditi i motivi alla base della loro scelta, ci sembra tutto piuttosto comprensibile e interessante.

Camminare scalzi fa bene alla salute

Su molti siti Web e gruppi che parlano dell’argomento ricorre una situazione tipo: immaginiamo di rientrare a casa, stanchi dopo una giornata intensa, e focalizziamoci sulla sensazione che proviamo nel preciso istante in cui ci togliamo le scarpe. Ecco, quello è uno dei motivi che potrebbe farci prendere in considerazione provare il barefooting. Oppure possiamo immaginare la sensazione che proviamo quando al mare passeggiamo sulla sabbia, o quando appoggiamo i piedi sull’erba del giardino. È piacevole, nessuno direbbe il contrario. Ma questo non basta a convincerci: uscire di casa senza scarpe è tutta un’altra storia!

Più convincenti sono sicuramente le spiegazioni che riguardano la sfera della salute. Le scarpe tolgono sensibilità ai nostri piedi e, pur essendo progettate e modellate per adattarsi non solo alla nostra forma ma anche ai nostri movimenti e all’equilibrio generale del corpo, ci portano a modificare la nostra postura. Tendono, in particolare, a spostare il nostro baricentro in avanti, con una conseguente modifica della distribuzione del peso sulla muscolatura del piede; siamo soprattutto noi, insomma, ad adattarci a qualcosa di non naturale e non viceversa. Camminare scalzi, al contrario, sollecita la muscolatura in modo naturale, ci permette di distribuire il peso in maniera corretta, consente una migliore circolazione sanguigna e favorisce la traspirazione.

E con l’estetica come la mettiamo? Tutti potremmo pensare che se camminassimo per ore scalzi per la città, sui marciapiedi ruvidi ad esempio, a lungo andare le nostre piante diventerebbero dure e callose. Non è così. Secondo quanto dicono gli esperti (o meglio, i camminatori scalzi convinti), il rischio è soltanto quello di provocarci qualche vescica per colpa della troppa impazienza di iniziare e di percorrere lunghi tragitti da un momento all’altro. Come per tutto, ci vuole allenamento. E non dimentichiamo un vantaggio importante: camminare scalzi fa bene all’umore e allevia lo stress.

Regole generali per diventare scalzisti: rischi e igiene

La prima regola, come dicevamo, è il buon senso. Un sentiero costellato di ciottoli acuminati non è certo il luogo ideale per prendere confidenza con questa pratica. Ma i marciapiedi attorno a casa possono rivelarsi un terreno ideale per cominciare, riassaporando il contatto con il suolo per brevi periodi di tempo.

Anche quando camminiamo con normali calzature ai piedi possiamo inciampare su buche e asperità del terreno, per lo stesso motivo se togliamo le scarpe dobbiamo fare attenzione. In questo senso, indossare scarpe o non indossarle non fa la differenza. I rischi potenziali che corre un barefooter sono facilmente intuibili: tagli e infezioni, ustioni o conseguenze del congelamento. È tutto evitabile con un po’ di attenzione e ponendosi in ascolto del proprio corpo. Giorno dopo giorno, l’esperienza arriverà in soccorso: gli scalzisti di vecchia data sanno riconoscere in tempo i pericoli e li aggirano. Non servono raccomandazioni per sapere che camminare su una spiaggia sotto il sole cocente non è l’ideale, la stessa regola vale a maggior ragione per chi ha desiderio di non inforcare ciabatte o infradito seguendo una scelta di vita.

Stesso ragionamento quando nevica: sappiamo che il ghiaccio è freddo, non occorre un test, e sappiamo anche che è scivoloso. Alcuni barefooters ormai si spingono oltre i propri limiti e spesso li superano, molte immagini mostrano persone che camminano scalze su percorsi che ci sembrano inaccessibili persino con le scarpe ai piedi. Con il tempo i piedi si abituano, diventano più spessi e ci si sente più sicuri di sé. I piedi degli scalzisti diventano via via più elastici, assolutamente non più callosi o esteticamente “brutti” di prima, al contrario di quanto si potrebbe immaginare.

Altro problema: quanto sporco si accumula sui piedi se usciamo senza scarpe? Molto, ovviamente, ma ciò non significa che sia un pericolo per la nostra salute. Se camminiamo in aree naturali sarà il fango o l’erba a sporcare i nostri piedi, ma in città? È utile sapere che il nero di cui i nostri piedi si tingeranno alla fine di una camminata sulle strade urbane deriva sì dalle emissioni prodotte dai veicoli, ma non è nocivo; non si tratta, per semplificare, delle polveri pericolosissime per la salute che riescono a penetrare fino ai nostri polmoni. I microbi in strada hanno vita breve, come spiegano dal Club dei Nati scalzi, a meno che non decidiamo di camminare nelle fogne… Insomma, una bella lavata e i nostri piedi torneranno come prima anche dopo aver percorso qualche chilometro in città.

L’alpinista scalzo

Alcune persone, appunto, sembrano nate per superare i propri limiti. C’è anche uno scalzista famoso tra loro, o “l’alpinista scalzo” come ormai è stato ribattezzato. Niente scarponi, nemmeno sul Kilimangiaro né sul monte Bianco, né durante la discesa dell’Etna con temperature al suolo attorno ai 600 gradi centigradi e nemmeno risalendo l’Aconcagua in Argentina a 7 mila metri e con 25 gradi sottozero. Antonio Peretti, o Tom Perry come tutti lo conoscono, è una leggenda. Anche il Dalai Lama e Papa Francesco hanno voluto incontrarlo. In tutto il mondo porta il suo messaggio di sostenibilità e lotta al degrado, all’inquinamento, ai rifiuti, e il suo invito a non sottovalutare le sfide – ambientali in primis – che il genere umano si trova di fronte per sopravvivere negli anni a venire.

50 buoni motivi per diventare scalzisti

The barefoot book – 50 great reasons to kick off your shoes è uno dei libri che potrebbero incoraggiare chi non osa fare il grande passo di togliersi le scarpe. Se non basta immaginare la sensazione dell’erba morbida sotto ai piedi, questo volume di Daniel Howell potrebbe essere d’aiuto. Nella descrizione che compare su Amazon, tra i buoni motivi citati vi sono le problematiche relative alla salute derivanti dalla nostra “addiction” (dipendenza, come fosse una droga) all’indossare calzature: funghi, batteri, ginocchia e schiena che gridano aiuto a causa della posizione scorretta che infliggiamo al nostro corpo per via delle scarpe. L’alternativa si chiama, appunto, barefoot. Per la maggior parte di noi nemmeno questo libro sarà convincente al punto da farci subito uscire di casa a fare un giro scalzi, ma sarà sicuramente una lettura interessante. Per il resto, se proprio uscire senza scarpe non rientra tra le nostre aspirazioni maggiori, possiamo comunque farlo al riparo delle mura domestiche. Il nostro corpo ne gioverà.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Elimina l’ansia con un semplice esercizio

Dom, 02/21/2021 - 15:00

Dal canale YouTube AlmaPhysio andiamo a vedere un esercizio di respirazione fondamentale per risolvere stati ansiosi, di stress e nervosismo adatto a tutti.

Una pratica che concilia anche il sonno. Sappiamo che lo stress è causa di tante patologie dell’era moderna, e ne riconosciamo di diversi tipi, tra cui:

  • Stress psicologico, che porta a pensieri negativi con ripercussioni sulla sfera emozionale;
  • Stress fisico, quando si sente vero e proprio dolore, che può diventare anche cronico;
  • Stress spirituale, spesso collegato alla paura della morte.

Nel video ecco una strategia che ci consenti di gestire e tenere sotto controllo questi stati d’animo.

AlmaPhysio

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Bill Gates: nei Paesi ricchi si dovrebbe mangiare solo carne sintetica

Dom, 02/21/2021 - 10:00

Volete davvero salvare il pianeta dal disastro climatico? Iniziate a mangiare carne sintetica. Parola di Bill Gates.

Il cofondatore di Microsoft ha esortato le nazioni ricche a passare alla carne sintetica al 100% per affrontare le emissioni di gas serra che guidano il cambiamento climatico globale.

Nel suo nuovo libro, “Come evitare un disastro climatico”, il filantropo miliardario sottolinea che è ancora possibile per l’umanità evitare il disastro cambiando completamente stile di vita.

Una scelta consapevole per i Paesi più ricchi

Per Bill Gates, dovrebbero essere i Paesi più ricchi a passare alla carne sintetica, in quanto sono più avanzati sia politicamente che tecnologicamente e dove il consumo di carne è molto elevato.

E’ molto improbabile, infatti, che le nazioni povere possano permettersi di acquistare carne sintetica, in quanto i costi sono molto elevati.

Se questo cambiamento di stile alimentare avvenisse, le emissioni di metano diminuirebbero significativamente.

ùSecondo la Fao, la produzione di metano negli ultimi vent’anni è aumentata del 10%, e le principali fonti sono due: le industrie e gli allevamenti intensivi.

Gli scienziati avvertono che questa è una soglia pericolosa da superare per l’umanità, che porta a un aumento del rischio di disastri naturali a causa di interruzioni ecologiche che causerebbero carestie e migrazioni di massa.

Bill Gates è consapevole che il mercato della carne sintetica è abbastanza elitario ma ci si può abituare tranquillamente alla differenza di gusto.

Tuttavia, ha aggiunto, aziende come Impossible e Beyond, stanno cercando di introdurre dei prezzi competitivi, in modo tale da rendere la carne sintetica accessibile a un numero più ampio di persone.

Voi fareste questo cambiamento?

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Cistite solidale

Dom, 02/21/2021 - 08:00
La storia

Quando avevo 18 anni mi venne una noiosissima cistite. Andai da uno specialista che mi prescrisse antibiotici, ma senza risultati apprezzabili: ogni volta che urinavo o eiaculavo, i dolori persistevano. Mi rivolsi a un medico, che mi fece fare nuove analisi e mi prescrisse altri antibiotici più forti e specifici.
Nessun risultato.
Consultai un terzo specialista che mi consigliò iniezioni di antinfiammatori, ricostituenti e antibiotici. Niente. Un quarto aggiunse, ad antibiotici e antinfiammatori, uno psicofarmaco rilassante e il massaggio prostatico, quest’ultimo consiste nella pratica barbara di infilarti un dito nel sedere e schiacciare la prostata, provocandoti un male cane.
Guarii completamente.
Ma dopo sette giorni i bruciori ripresero.
Visitai un quinto luminare che mi centrifugò di pasticche. Alla fine della cura urinando perdevo sangue. Il sesto medico mi consigliò di rinunciare ai rapporti sessuali.

Alla fine mio padre mi accompagnò da uno dei più grandi urologi del paese, il professor Dell’Adami che per mia fortuna si rivelò di tutt’altra pasta. Mi rifece fare le analisi, appurò che c’era un’infezione batterica ma la cosa non lo interessò più di tanto. Per lui l’infezione non era la causa ma l’effetto di uno squilibrio dell’intero apparato genitale.
Quando funziona, il nostro corpo è perfettamente in grado, da solo, di sconfiggere una piccola infezione. Quindi non si occupò dei batteri, con i quali, nonostante gli antibiotici, convivevo ormai da due anni.
Fu invece il primo a chiedermi se studiavo molto. Gli dissi che lavoravo. Facevo il disegnatore, otto-dieci ore al giorno stavo seduto al tavolo. Mi disse che il mio problema colpiva soprattutto quelli che stanno seduti a lungo come i camionisti e gli studenti di medicina. Il sangue circola male, si crea eccessivo calore e va in tilt la valvola che determina l’uscita di urina o di liquido seminale. Era un disturbo che aveva scoperto dopo anni di ricerche.
Mi prescrisse di camminare, di stare seduto a lungo nella vasca d’acqua calda (immerso fino al bacino) e di procurarmi un cuscino di crine di cavallo bucato nel centro (a ciambella). Non guarii ma iniziai un lento miglioramento. Però era troppo lento. Mi rivolsi così a una pranoterapeuta, una signora anziana che mi metteva del ghiaccio sul pisello dicendomi: «Non ti preoccupare, potrei essere tua nonna». Non ebbi risultati e così, come molti che sono afflitti da malattie ormai croniche, resistenti a qualsiasi cura, intrapresi un lungo pellegrinaggio.

Durante un viaggio in Cina andai da un agopuntore e tornato in Italia mi recai da un altro… ne visitai cinque, ma nessuna delle loro cure ebbe un effetto risolutivo, sebbene ne ricavassi un sollievo momentaneo.
Feci due cure omeopatiche, mi fecero bene ma non guarii. Andai da un paio di maghi che mi tolsero il malocchio e mi prescrissero preghiere e talismani.

Provai svariati infusi di erbe, impacchi, supposte d’aglio, clisteri di olio e lavanda, bagni d’erbe aromatiche. Smisi di mangiare carne, uova, latte, formaggi, dolci e cioccolato.

Provai la macrobiotica. Sperimentai massaggi indiani, automassaggio cinese, rilassamento yoga, medicine tibetane e meditazione zen. Ma dopo quattro anni avevo ancora, spesso, violenti bruciori urinando e raggiungendo l’orgasmo.

Di tutte le decine di medici che mi avevano curato a nessuno era venuto in mente di chiedermi come facessi l’amore. Il mio problema stava nel fatto che ero un fantastico eiaculatore precoce: eiaculavo alla velocità della luce.
E, purtroppo, il sistema che avevo scoperto per aumentare i miei tempi di copula era quello di contrarre il basso ventre. Questo comportamento insano era aggravato dal fatto che avevo “il vizio” di contrarre quella zona anche nei momenti di tensione, mentre disegnavo e mentre compivo degli sforzi fisici. Ero molto ansioso e questo atteggiamento si manifestava anche nel mio modo di far l’amore. A causa della paura del dolore che accompagnava l’eiaculazione, non riuscivo ad abbandonarmi completamente neanche durante l’orgasmo. Si era creato un circolo vizioso. Iniziai a rendermi conto di tutto questo facendo l’amore con una meravigliosa giovane rivoluzionaria femminista che mi disse: «Calmati, tesoro!». E mi spiegò che potevamo fare l’amore con meno ansia e uno spirito più giocoso. Tranquillizzato dal suo piglio materno, riuscii a lasciarmi andare e, dopo anni, sperimentai i primi orgasmi senza dolore.

Così finalmente (sono un po’ tardo) mi resi conto che c’era un rapporto diretto tra il mio stato di tensione emotiva e muscolare e l’infiammazione. Se riuscivo a rilassarmi, a distrarmi, a lasciarmi andare morbidamente e senza ansia, il dolore non si manifestava. Ma farlo era per me molto difficile.
Ero ormai un giovane di 23 anni, molto esigente e perfezionista, facile al malumore e alla rabbia; spesso ero incapace di stare con gli altri e mi rinchiudevo a rimuginare, in solitudine, sulle mie sfighe esistenziali. Un musone insomma. Con saltuari scatti isterici.
Poco più tardi, verso i 24 anni, mi resi conto che non mi andava più di vivere in città. Mi trasferii in campagna e ritrovai una certa tranquillità passeggiando a lungo nei boschi. Stavo meglio. Mangiavo molte verdure e molto riso integrale biologico. Ogni tanto mi tornavano lievi bruciori, soprattutto nei periodi di maggior lavoro e tensione. Mi curavo divorando carciofi crudi e cipolle lesse e stendendomi per ore a rilassarmi, respirare e muovere le gambe e il bacino al rallentatore. Facendo l’amore limitavo i coiti e mi dedicavo piuttosto a pratiche sessuali più passive nelle quali non era necessario che io durassi a lungo. Il fatto di sapere esattamente dove fosse la clitoride mi permetteva di comportarmi così senza peraltro lasciare insoddisfatta la mia ragazza.
I numerosi calci in faccia ricevuti dalla vita mi avevano via via insegnato a essere meno ansioso e aggressivo. Un po’ di distacco fa molto bene. Non ha senso prendersela per questioni di poco conto. Spesso non ha senso incazzarsi neanche per le storie importanti.
Se incazzarsi non serve a niente, perché farlo? Tanto le cose vanno comunque come devono andare. Anzi spesso prendersela troppo peggiora la situazione. Invece, se sei un po’ più distaccato, ragioni meglio e la tua calma ha un effetto pacificatore sugli altri.
Arrivare a capire questo fu comunque un processo che richiese molto tempo. La svolta definitiva arrivò in seguito a un aggravamento dei sintomi. Erano passati 20 anni dall’inizio della mia malattia e potevo considerarla quasi guarita.
In quel periodo iniziai a fare conferenze in pubblico e a cantare in un gruppo di rock demenziale. Ogni volta che dovevo affrontare una platea ero colpito da un attacco fulminante di emorroidi e contemporaneamente la cistite ricominciava a ululare. Dopo lo spettacolo, a causa della paura e della tensione, ero in condizioni dolorosissime e vergognose, visto che nessuno si esime dal prendere in giro chi è afflitto da questo malanno. Non ci voleva molto a capire che i due disturbi erano intimamente collegati. Così mi trovai a dover restare a letto per giorni e a pensare di sottopormi a un intervento.
Per mia fortuna, dopo due anni di questa recrudescenza dolorosa, scoprii che adoravo far l’amore a lungo, senza preoccuparmi dell’erezione e dedicandomi invece a rilassare, respirando profondamente, tutto il ventre fino al pube e all’ano. Fu questa tecnica di amore in totale abbandono psicologico e muscolare che liquidò finalmente sia le emorroidi che i residui di cistite.
In realtà, nonostante gli infiniti tentativi, non ero mai riuscito a rilassare veramente la zona genitale. Farlo senza sapere come procedere è veramente difficile. Alla fine ci riuscii, in parte, con la respirazione profonda, in parte immaginando che la zona compresa tra pube, ano e vescica fosse come un palloncino pieno d’acqua.
È un sistema un po’ stupido ma funziona. Ascoltare come la forza di gravità deforma questo palloncino dentro di sé in modo diverso a secondo delle posizioni che si assumono. Cercare di rilassare il palloncino e di abbandonarlo alla pressione dell’attrazione terrestre. Così riuscii finalmente a raggiungere uno stato di totale decontrazione.
Fu allora che mi accorsi che facevo sempre la pipì troppo in fretta. Non svuotavo mai fino in fondo la vescica e questo contribuiva a mantenere contratto il muscolo pubococcigeo. Imparando a svuotarmi fino in fondo e praticando l’esercizio del palloncino, iniziai a vivere con i muscoli pelvici rilassati. Fu così che ritrovai la piena salute di tutta l’area e, finalmente, riuscii ad avere rapporti sessuali totalmente appaganti (solo ogni tanto nei giorni di tempesta, quando la furia degli elementi si abbatte sul veliero del mio cuore e la paura mi artiglia il petto sento lieve un piccolo bruciore. Ma è così lieve che non è un problema, semmai è un primo campanello d’allarme che mi fa capire quando chiedo troppo a me stesso).

In breve si tratta di:

• Regolare la dieta.
• Imparare a fare pipì fino in fondo.
• Rilassare la zona ano-genitale.
• Respirare e praticare l’esercizio del palloncino.
• Non contrarsi durante i rapporti sessuali.
• Praticare l’automassaggio.
• Seguire una specifica dieta alimentare: acqua molto leggera, molte verdure, in particolare sedano, carciofi crudi o cotti, cipolle lesse.

I consigli di Antonella Concina

ALIMENTAZIONE
Bere molta acqua e tisane diuretiche. Eliminare asparagi, pomodori, spezie e gli alimenti irritanti quali bevande alcoliche, caffè, tè, bevande gassate. Bere succo di limone e preferire mele, porri (ottima la minestra), rape crude. Aggiungere all’alimentazione yogurt e fermenti lattici.

IMPACCHI
Si possono fare degli impacchi al basso ventre con le foglie di cavolo-verza (2-3 strati) da tenere tutta la notte.

OLIGOELEMENTI E INTEGRATORI
Si possono alternare le fiale di rame-oro-argento a quelle di manganese-rame. Vitamina C e Vitamina A.

FITOTERAPIA
Infuso di: foglie di betulla 20 g, foglie di uva ursina 20 g, epilobio 15 g, verga d’oro 15 g, tarassaco 15 g, ginepro 15 g, un cucchiaio da tavola per tazza bollente.

OLI ESSENZIALI
Caieput, 2-4 gocce in un po’ di miele, 3-4 volte al giorno. Eucalipto, 2-4 gocce in un po’ di miele, 2-3 volte al giorno Pino, 3-5 gocce in un po’ di miele, 3-4 volte al giorno.

 

Ballando con il cuore… abbracciando la vita

Sab, 02/20/2021 - 17:00
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È sabato mattina, ci troviamo all’interno dell’ICC, l’Istituto Clinico Cardiologico di Roma; i partecipanti del laboratorio di tango-terapia “Balliamo col cuore” arrivano puntuali, chi da diverse parti di Roma, altri direttamente dal reparto di degenza dalla struttura, dove hanno da poco subito interventi cardiochirurgici.

L’ambiente è rilassato, cordiale, sereno: c’è posto per i sorrisi, gli abbracci e due chiacchiere; si capisce subito che non è il solito contesto medico di riabilitazione con camici bianchi e musi lunghi.

Le due terapeute che conducono il corso, la dottoressa Lucilla Croce (psicologa dell’equipe della riabilitazione cardiologica presso l’ICC) e la dottoressa Delia Caridi, fanno accomodare i partecipanti seduti in cerchio per due parole iniziali, a seguire si comincia con esercizi di riscaldamento per poi andare su quelli più specifici che riguardano i linguaggi del tango.

Le psicoterapeute adattano gli esercizi in base ai partecipanti: oggi c’è un paziente che ha subito un importante intervento al cuore da soli dieci giorni. Gli esercizi che si basano sul linguaggio tanghèro pongono l’attenzione sulla ricerca dell’altro attraverso lo sguardo, detto “mirada”, la connessione emotiva e dei corpi, la camminata consapevole, gli abbracci, la respirazione.

Questa è solo una piccolissima parte di tutto il lavoro, perché quello che emerge spontaneamente sono i vissuti emotivi.

Le emozioni sono difficili da descrivere, bisogna viverle in prima persona, perché ognuno di noi sperimenterà vissuti diversi all’interno di un contatto con un’altra persona.

Alla fine si torna seduti in cerchio e si esprimono le sensazioni provate, ci si confronta sull’esperienza, aiutati dalle psicoterapeute nella rielaborazione dei vissuti. In questo momento di condivisione le prime parole sono: “Mi sono distratto dalla vita quotidiana, dai problemi dalla malattia e mi sono fermato ad ascoltare il mio corpo, il mio respiro, le sensazioni che trasmetto e che provo in un abbraccio”.

Una partecipante che aveva avuto un recente lutto ha detto che questi momenti le donano serenità, rilassatezza e senso di condivisione e che anche grazie a questo, è riuscita a superare un brutto momento di depressione.

In questi incontri si esce dalla solitudine, dai propri vissuti legati alla malattia e da paziente si torna ad essere ‘persona’.

Questo laboratorio è uno spazio interiore, un lusso che ci si concede raramente.

Chiedo alla dottoressa Lucilla Croce, psicologa, psicoterapeuta, specialista in Psicologia della Salute, e ideatrice del progetto “Balliamo col cuore”: “Cosa è la tango-terapia?”

“E’ utile precisare che un laboratorio di tango-terapia non è una lezione di tango finalizzata solo all’apprendimento dei passi, non si approfondiscono più di tanto gli aspetti tecnici ed estetici delle figure. La tango-terapia utilizza principalmente gli strumenti del tango argentino (il ballo, la musica, i codici, la sua filosofia, la sua cultura) per poter esplorare le proprie risorse individuali, il proprio stile di contatto e di relazione con se stessi e con gli altri. La psicologia e il tango, sotto molti aspetti, hanno in comune lo stesso linguaggio: ascolto, fiducia, relazione, contatto, ruoli, sono tutte tematiche che ritroviamo in entrambe le discipline. Il tango, in ultima analisi, è una metafora della vita. Il termine ‘terapeutico’ in questo caso, si riferisce alla possibilità di promuovere un senso di benessere personale, che agisce a livello bio-psico-sociale, grazie anche a una maggiore consapevolezza di sé, attraverso l’esperienza che passa dal corpo e dall’incontro con l’altro. Il corpo rappresenta il nostro essere nel mondo, è la nostra ‘struttura’ e ha una sua memoria, che registra, conserva, mostra e dimostra ciò che siamo”.

Per questo nel tango è impossibile mentire, perché nel linguaggio del corpo ritroviamo tutte le nostre esperienze, le nostre memorie, le nostre rigidità e la capacità o meno di saperci fidare e affidare all’altro. La possibilità di mettersi in ascolto del nostro corpo, consente di entrare in contatto con quei segnali complessi a cui non dedichiamo quasi mai la giusta attenzione, come gli stimoli sensoriali, propriocettivi e cinestetici. Questi stimoli vissuti nella consapevolezza possono essere integrati a livello cognitivo, permettendo una maggiore comprensione di sé.

Anche lo yoga, il pilates e le varie forme di ginnastica usano il corpo per conseguire un miglioramento del benessere, ma nella tango-terapia il corpo non esegue soltanto esercizi individuali, qui il corpo si relaziona anche con un partner e con un gruppo di persone più ampio.

“Il ballo del tango – continua la dottoressa Croce –  stimola l’ascolto dell’altro, diventa un potente strumento di dialogo intimo tra due corpi, che devono conoscersi e riconoscersi per poter generare un movimento quasi all’unisono, che nasce da un’improvvisazione, dall’essere presenti ‘nel qui e ora’. La magia del tango è tutta in quel miracoloso fluire che può derivare solo da una comunicazione profonda, una connessione che scaturisce dall’incontro autentico di due identità”.

In questo laboratorio, in particolare, si parte dalla necessità di una riabilitazione fisica e psicologia delle persone che hanno avuto esperienze di patologie legate al cuore, per poi ampliare lo sguardo sulla promozione del benessere della persona in generale e in relazione con gli altri. Nel caso specifico, gli incontri sono infatti aperti a tutti, familiari e amici dei pazienti, ma anche a chi problemi (medici) di cuore non ne ha. Questo permette una maggiore integrazione tra le persone, indipendentemente dal loro stato di salute, per evitare che ci si etichetti o si venga etichettati come ‘pazienti’ o peggio ancora come ‘malati’.

Chi può partecipare a questi laboratori?

Tutti possono approcciare a questo tipo di esperienza, seguiti da professionisti esperti, che, oltre alla conoscenza del tango, sappiano gestire le dinamiche di gruppo e i vissuti, anche di profonda entità emotiva, che possono emergere. Inoltre non è necessario saper ballare né essere in coppia.

Quali benefici porta?

I principali benefici riconosciuti da questo tipo di esperienza sono prima di tutto in termini di benessere generale, comprendendo la persona nella sua totalità e non focalizzando l’attenzione (come ancora fa la medicina ufficiale) solo sulla parte dolente del paziente, spesso senza considerarne gli aspetti psicologici e sociali.

Questo ballo mette in moto le emozioni e tutti i muscoli del nostro corpo, si sono riscontrati benefici a livello motorio, cardiovascolare, neurologico e psicologico.

Nell’abbraccio e nel movimento, accompagnato dalla musica che trasporta corpi ed emozioni, si producono endorfine e viene stimolato l’ormone dell’attaccamento emotivo, l’ossitocina.

Dall’intervista al cardiologo promotore del laboratorio di tango-terapia all’interno dell’ICC, il dottor Massimo Romano, responsabile della riabilitazione cardiologica, emerge una profonda consapevolezza dei benefici di questo approccio.

“Come nasce il progetto d’inserire la tango-terapia in questo specifico contesto medico, quello della riabilitazione cardiologica?

“Questo progetto nasce dal bisogno di andare oltre la semplice riabilitazione medica e fisioterapica dei pazienti cardiopatici o cardiochirurgici.

Inizialmente la riabilitazione cardiologica si focalizzava sulla ricerca di un recupero meccanico, respiratorio e muscolare, ma ci siamo accorti che questo non bastava. Nella nostra pratica clinica è chiaramente emersa la necessità anche di un recupero psicologico, perché l’uomo è qualcosa di più, è emozione, sensazione.

La tango-terapia ci permette di ripristinare il benessere personale come emozione psicofisica dell’individuo, in rapporto alla coppia, alla famiglia, agli altri, al gruppo e in ultima analisi, all’universo di cui siamo parte.”

Senza dubbio un medico illuminato, proveniente dalla medicina occidentale e ufficiale, che non tratta i pazienti come macchine a cui aggiustare pezzi rotti, ma vede la persona intera nella sua complessità.

Diventare vegani: 15 cose utili da sapere

Sab, 02/20/2021 - 15:00

Dal canale YouTube Cucina Botanica, Carlotta ci fornisce una guida completa su ciò che c’è da sapere sull‘alimentazione vegana e vegetale!

Nel video inizieremo a risponde alle domande più generiche come: Cosa si mangia in una dieta vegana? Sino a comprendere modalità e tempi in cui è possibile convertirsi a questa dieta e stile di vita.

Cucina Botanica

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In Uk 90 volontari saranno infettati con il coronavirus

Sab, 02/20/2021 - 10:00

Nelle prossime settimane, un gruppo di 90 volontari verrà deliberatamente infettato con una dose di coronavirus.

Controllando la quantità di virus a cui le persone saranno soggette e monitorandole dal momento in cui verranno infettate, i ricercatori sperano di scoprire come il sistema immunitario risponde al coronavirus, al fine di valutare direttamente l’efficacia dei trattamenti e dei vaccini.

Impareremo moltissimo sull’immunologia del virus“, ha detto mercoledì Peter Openshaw, un professore dell’Imperial College di Londra. Ha aggiunto che lo studio sarebbe in grado di “accelerare non solo la comprensione delle malattie causate dall’infezione, ma anche di accelerare la scoperta di nuovi trattamenti e di vaccini“.

In passato, gli scienziati hanno deliberatamente esposto i volontari a malattie come il tifo e il colera per testare i vaccini. Ma, per queste malattie, esistevano già cure sicure, al contrario del Covid-19; gli scienziati a capo dello studio britannico stanno quindi entrando in un territorio etico in gran parte inesplorato.

Come funzionerà l’esperimento?

Per cercare di garantire che i partecipanti non si ammalino gravemente, lo studio britannico sarà limitato a volontari sani di età compresa tra i 18 ei 30 anni.

Ma ci sono stati casi gravi di Covid-19 anche in quei tipi di pazienti e le conseguenze a lungo termine di quest’infezione sono in gran parte sconosciute. I limiti di età possono anche rendere difficile tradurre i risultati per gli anziani o le persone con condizioni preesistenti, il gruppo target di trattamenti e vaccini, le cui risposte immunitarie potrebbero essere diverse.

Dopo essere stati esposti al virus, i partecipanti saranno isolati per due settimane in ospedale. Per questo e per l’intero anno di appuntamenti di follow-up pianificati, verranno rimborsati con una somma di 4.500 sterline. I ricercatori hanno affermato che ciò compenserebbe le persone per il tempo lontano dal lavoro o dalle famiglie senza creare un incentivo economico troppo grande per spingere un numero troppo ingente di persone a partecipare.

Per ora, i ricercatori esporranno le persone alla versione del virus che circola in Gran Bretagna dalla scorsa primavera, e non alla variante più contagiosa e potenzialmente letale che ha preso piede più di recente. Ma alla fine, hanno detto, potrebbero somministrare alle persone vaccini sperimentali progettati per affrontare l’effetto di nuove varianti preoccupanti per poi sottoporli a quelle versioni del virus.

Ma è eticamente corretto utilizzare delle persone come cavie per sondare gli effetti e le conseguenze di una malattia ancora in parte sconosciuta e in continua evoluzione? Quest’esperimento servirà davvero a individuare una cura efficace per tutti gli strati della popolazione, comprese le fasce più deboli?

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Gambe sane: come combattere gonfiori e varici

Sab, 02/20/2021 - 08:00

Senso di gonfiore e pesantezza alle gambe, dolore e indolenzimento, spesso associati alla comparsa di capillari e varici. Ne soffre una donna su 2: disturbi comuni, più o meno occasionali, influenzati dalla familiarità e legati all’invecchiamento. Ma a partire dai 30 anni, può essere il campanello di allarme di una patologia sottostante, la malattia venosa cronica, che interessa fino all’80% della popolazione, le donne tre volte in più degli uomini.

Ma cosa si può fare per mantenere in salute le gambe?
La prevenzione inizia da un corretto stile di vita e dalla cura del nostro organo più esteso, l’endotelio, il tessuto che riveste la superficie interna degli oltre 50mila chilometri di vasi sanguigni di cui è fatto il corpo umano, e che interviene nei processi infiammatori alla base della malattia venosa cronica. E’ quanto emerso dall’incontro, a Palazzo Giureconsulti di Milano, dello scorso 10 aprile: “Donne in Gamba. Imparare a prendersi cura di sé, a partire dalle gambe”, promosso da Mediolanum Farmaceutici.
“La malattia venosa cronica è una patologia causata da disfunzioni nei meccanismi di ritorno del sangue dalla periferia verso i polmoni. Nelle vene degli arti inferiori, il sangue deve compiere un percorso contro la forza di gravità, possibile solo grazie a valvole che si aprono all’arrivo del sangue sospinto dai muscoli e dalla pompa plantare, e si richiudono dopo il suo passaggio per impedire che ritorni verso il basso”, spiega Angelo Santoliquido, Responsabile Unità di Angiologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.

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Draghi: il Recovery? Da rifare | Stop alla vendita di mascherine U-Mask | Maturità, gli esami saranno orali

Sab, 02/20/2021 - 06:25

Corriere della Sera:  Cresce il contagio in Italia: indice Rt a 0,99. Iss: rimanere a casa il più possibile| Il report;

Il Giornale: Il Recovery? È tutto da rifare: Draghi cancella il piano Conte;

Il Manifesto: Crollano i precari per la Cig e blocco licenziamenti;

Il Mattino: Smog a Torino: Cirio, Fassino, Appendino e Chiamparino indagati: «misure insufficienti»;

Il Messaggero: Biden al G7: «Cina e Russia una minaccia. Rischio ritorno alla guerra fredda»;

Ilsole24ore: Smart worker e over 50: chi si salva nell’anno nero del lavoro. E gli altri? – Da Codogno alla pandemia raccontato con 15 numeri;

Il Fatto Quotidiano: Il primo no del Consiglio di Stato a Mittal: nessuna sospensiva della sentenza sullo spegnimento di Ilva;

La Repubblica: Mascherine U-Mask, il ministero della Salute impone lo stop alla vendita: “Non sono dispositivo medico, potenziali rischi per la salute”;

Leggo: Scuola, maturità ed esami di terza media saranno orali: ecco le nuove regole;

Tgcom24: San Marino non si “fida” dell’Italia e acquista il vaccino russo Sputnik;

Teoria della simulazione incarnata

Ven, 02/19/2021 - 19:00

Il Cinema è stato definito la “Settima Arte” ma dai Fratelli Lumiere ad oggi resta aperto il terreno della ricerca sulle incisive potenzialità della narrazione filmica di addentrarsi nelle sfaccettature più riposte della natura umana.

Il bagaglio creativo dell’uomo è fatto di capacità di analisi, critica, immaginazione, affabulazione poetica, racconto della realtà e sappiamo che il film è anche teoria, storia, filosofia, letteratura, estetica. C’è, però, un altro approccio al Cinema, certamente non esaustivo ma altamente rivelativo, ed è quello delle neuroscienze in grado di portare il livello della comprensione filmica su un altro piano, quello integrante il funzionamento del sistema corpo-mente che, attraverso lo studio delle aree cerebrali, traccia le mappe neurobiologiche delle nostre reazioni percettive.  La stessa matrice etimologica, dal greco antico, ci chiarisce il significato del termine “cinema” che designa il “movimento” e le figure del grande schermo che si animano, ci parlano, ci catturano, ci commuovono.

Un quesito esistenziale

Una domanda, probabilmente, non è, però, tuttora particolarmente indagata nei saperi umanistici e scientifici ed è: perché andiamo al cinema? Che cosa è che ci spinge a varcare l’ingresso di una sala cinematografica (quando saranno riaperte) o ad avvalerci dei vari schermi portatili per la visione di un film?

Una teoria molto interessante è stata elaborata dal Professor Vittorio Gallese, neuroscienziato e docente all’Università di Parma, padre dell’orientamento teorico secondo il quale nella ricezione di un film lo spettatore utilizza meccanismi neuronali di rispecchiamento in base al principio della “Simulazione Incarnata”. Un utile testo di riferimento al riguardo è “Lo schermo empatico” scritto da Vittorio Gallese e dal critico cinematografico Michele Guerra. La fondamentale asserzione del libro consiste nella spiegazione dell’ipotesi teorica secondo la quale nella fruizione di un film non ci serviamo esclusivamente degli organi sensoriali visivi, non ci caliamo in immagini e suoni solo per ciò che vediamo, ma attiviamo l’area corticale del cervello che ha il compito dell’esecuzione motoria. Più precisamente, se l’azione è eseguita partono gli impulsi della via cortico-spinale che induce il movimento. Se l’azione è osservata, i circuiti corticali motori s’innescano parzialmente e con intensità minore: l’azione, quindi, non è prodotta ma simulata. Nell’individuo che non agisce ma si limita ad osservare si introietta una sorta di “bonsai” del movimento, un formato corporeo incarnato e mutuato dalla percezione di movimenti altrui.

La simulazione incarnata intesse la struttura della relazione con il mondo nell’agire quotidiano, nei rapporti con gli altri, con lo spazio, con le cose e, parimenti, rappresenta lo schema del funzionamento dell’assimilazione delle rappresentazioni figurative. Ci si potrebbe domandare, pertanto, fino a che segno la virtualità percepita della finzione cinematografica si discosti dalle modalità in cui ci rapportiamo nella realtà quotidiana, ma ciò per intendere che essere buon cinema è dare forma all’esperienza dello spettatore.

L’estetica sperimentale

Vittorio Gallese preferisce definire la sua impostazione come “estetica sperimentale”, come percezione del mondo attraverso il corpo. Per rispondere alla domanda iniziale, dunque, andremmo al cinema perché questa propensione è intima ed iscritta in un processo neurobiologico di base che “codifica” l’empatia ma va oltre essa: non solo c’impregniamo dell’elemento emozionale veicolato dalle immagini, ma simuliamo biologicamente quel segmento di vita oggetto della nostra percezione. La simulazione incarnata esplica una qualità della comunicazione che non è sostenuta dal linguaggio ma si appoggia alla “cognizione motoria” come elemento cardine dell’intersoggettività umana: la ricezione automatica, embodied, del movimento altrui negli assetti neuronali spiega l’essenza incarnata e relazionale degli esseri viventi. L’indagine scientifica in questo campo estremamente affascinante è ancora in corso e fra gli italiani ne sono stati sostenitori registi come Bernardo Bertolucci e scienziati come Giacomo Rizzolatti, coordinatore dell’equipe di ricercatori che ha scoperto l’esistenza dei neuroni specchio. Agli studi di Rizzolatti s’ispira, inoltre, il saggio intitolato “Nostoi-Ritorni, Cinema, Comunicazione, Neuroni Specchio”, a cura di Paola Dei, psicologa dell’arte e critico cinematografico.

Una utile digressione: i segreti della Grotta

Un regista geniale, Werner Herzog, nel 2010 ha realizzato lo splendido documentario in 3D intitolato “Cave of Forgotten Dreams”, girato nella Grotta di Chauvet nel Sud della Francia, scoperta casualmente dallo speleologo Jean Marie Chauvet nel 1994. Al suo interno si trovano le pitture murali di gran lunga più antiche del mondo risalenti a 32mila anni fa, all’epoca del Paleolitico Superiore. Si resta incantati nell’ammirare i disegni sulle pareti della roccia che delineano i profili di leoni, bisonti, cavalli, rinoceronti, ma ciò che colpisce è che l’artista paleolitico abbia ritratto animali e fiere in scene di movimento. Alcuni bisonti sono rappresentati con otto gambe per strappare alla staticità della roccia il dinamismo della corsa e le immagini sono sempre sovrapposte e giustapposte, come se si trattasse di sequenze, di fotogrammi di un’animazione.

Tutto fa pensare ad una remota anticipazione del Cinema, come è scritto nel saggio “Lo schermo empatico”, e denota la vocazione ancestrale dell’uomo a ricavare il movimento dalla materia inerte. L’immagine in movimento sembra essere da sempre la fissazione dell’inventiva umana. I postulati della simulazione incarnata esplicitano che guardare il mondo è qualcosa che supera l’attivazione del cervello visivo, è una tensione conoscitiva che utilizza come strumento di connessione con la realtà e le sue immagini anche l’apparato motorio che è facoltà e prerogativa dell’immedesimazione.  Il “gioco” avvincente della ricerca scientifica affonda nell’esplorazione delle caratterizzazioni dell’umano e qualche volta incontra le risonanze di sponde lontane: un frammento tratto da “Il Profeta” di Kahlil Gibran ci dice che “La bellezza è eternità che si mira in uno specchio, ma voi siete l’eternità e siete lo specchio”.

Per potenziare il wifi spegni il forno a micronde

Ven, 02/19/2021 - 17:00

Con i fornitori di banda larga sotto pressione, un po’ ovunque, visto il dilagare di smart-working ed e-learning, arrivano i consigli per migliorare la resa e la velocità del nostro wi-fi.

Per mantenere la velocità, il garante per la comunicazione britannico Ofcom ha messo a punto un elenco di suggerimenti per ottenere il massimo da casa.

Consigli base

Scarica i film in anticipo piuttosto che trasmetterli in streaming quando qualcun altro potrebbe provare a fare una videochiamata.

No ai forni a micronde

I forni a microonde possono ridurre i segnali Wi-Fi, “quindi non usare il microonde quando fai videochiamate, guardi video HD o fai qualcosa di importante online”, scrive Ofcom. Se stai effettuando videochiamate o riunioni, disattiva il video e utilizza l’audio: richiederà molto meno della tua connessione Internet.

La riunione perfetta

Proponi riunioni in orari meno comuni, e non all’ora esatta o all’ora e mezza. Un appuntamento alle 10.15 avrà molto più successo di uno alle 11. Per migliorare la velocità della banda larga, è meglio ove possibile utilizzare un cavo Ethernet per collegare il computer direttamente al router anziché utilizzare il wifi. Non utilizzare un cavo di prolunga del telefono, poiché potrebbero causare interferenze che potrebbero ridurre la velocità

Dove mettere il router

Un buon suggerimento è anche posizionare il router Internet il più lontano possibile da altri dispositivi che potrebbero interferire con il segnale, compresi telefoni cordless, baby monitor, lampade alogene, dimmer, altoparlanti stereo e per computer, TV e monitor. Il router va posto su un tavolo o uno scaffale anziché sul pavimento.

Usate il fisso, se lo avete

Fare chiamate su rete fissa, laddove possibile, libera un po’ l’intasamento dovuto all’alta domanda sulle reti mobili. “Se è necessario utilizzare il cellulare, provate a utilizzare le impostazioni per attivare le chiamate Wi-Fi”, ha affermato Ofcom. “Allo stesso modo, puoi effettuare chiamate vocali su Internet utilizzando app come FaceTime, Skype o WhatsApp.”

Disconnettere i dispositivi che non sono in uso

Più dispositivi sono collegati alla tua rete Wi-Fi, minore è la velocità che ottieni: semplice e sempre valido. Se stai lavorando al pc e il tuo tablet è lì acceso ma in stand-by, potrebbe rallentarti. Tablet e smartphone infatti funzionano in background, quindi è importante disattivare la ricezione Wi-Fi su questi quando non li usi.

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Covid-19, l’Uk donerà ai Paesi poveri le dosi in eccesso del vaccino, ma a fine anno. La Francia vuole un 4-5% adesso

Ven, 02/19/2021 - 15:15

Boris Johnson si impegnerà a donare la maggior parte della fornitura di vaccini in eccesso del Regno Unito ai paesi poveri. Lo ha detto poco fa in un incontro virtuale del G7 Boris Johnson, precisando però che quando e quanto sarà deciso solo entro la fine dell’anno, tenendo conto della catena di approvvigionamento interna. Il premier britannico ha anche invitato i Paesi più ricchi a progettare nuovi vaccini per quelle che già oggi si preannunciano come malattie emergenti e potenzialmente pandemiche. Il Regno Unito ha ordinato in tutto oltre 400 milioni di dosi di vaccini vari contro covid-19.

Macron: meglio poco, ma subito

Nella stessa sede, il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che i Paesi più ricchi dovrebbero inviare fino al 4-5% delle loro attuali forniture di vaccini alle nazioni più povere. In stile tipicamente inglese, il ministro degli Esteri James Cleverly ha risposto tramite la BBC che il Regno Unito “guarda a una cifra significativamente maggiore di quella”. Ma il premier francese insiste sulle tempistiche, più che sulle quantità: “Si tratta di assegnare molto rapidamente il 4-5% delle dosi che abbiamo. Non cambierà le nostre campagne di vaccinazione interne, ma significherebbe trasferirne decine di milioni, molto velocemente”, in modo insomma da porre un freno globale alla pandemia.

Da parte sua, invitando l’Europa e gli Stati Uniti a inviare urgentemente fino al 5% delle loro forniture di vaccino contro il coronavirus alle nazioni in via di sviluppo, il presidente Macron ha aggiunto che la mancata condivisione dei vaccini in modo equo rafforzerebbe la disuguaglianza globale. Naturalmente, infatti, finora la stragrande maggioranza delle vaccinazioni è stata somministrata da Paesi ad alto reddito.

Anche gli Usa aderiscono a Covax

La Casa Bianca ha detto, da parte sua, che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, annuncerà un impegno di 4 miliardi di dollari in finanziamenti per un programma globale di condivisione dei vaccini, noto come Covax.

Secondo i dati della Johns Hopkins University, a oggi sono almeno 110 milioni le persone infettate nel mondo, e più di 2,4 milioni sono morte.

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Covid-19, si sveglia ascoltando She’s A Rainbow dei Rolling Stones

Covid-19, si sveglia ascoltando She’s A Rainbow dei Rolling Stones

Ven, 02/19/2021 - 11:15

“Dopo un battaglia di settimane, Carla si sente un regina. Carla ama la musica e gli infermieri le mettevano l’ipad sul letto con la radio. Lo stesso giorno che ho incontrato Carla, alla radio hanno dato la canzone dei Rolling Stones che ho aggiunto al video. Mi pareva adeguata alla sua personalità”, così l’autore del video, il fotografo Andrea Pizzini, commenta sulla sua bella pagina Facebook Wellenbrecher, il Frangionde, il video sulla ripresa di Carla, sulle note della canzone She’s A Rainbow. Il video è stato girato all’interno della terapia intensiva Covid-19 di Bolzano.

Il primo commento

“Il momento più brutto della mia malattia è stato quando soffocavo per il catarro ed è iniziata la tachicardia: non riuscivo a respirare. Adesso mi sento una regina”, commenta Carla, che si appella ai negazionisti. “Ero tra la vita e la morte. Sbagliatissimo sottovalutare: non si può scherzare con una malattia che purtroppo esiste. Ne va della vita o della morte”.

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Cattivi odori dalla lavatrice? Ecco il rimedio naturale

Ven, 02/19/2021 - 10:00

Dal canale YouTube Manutenzione casa e fai da te una soluzione semplice e veloce per far tornare come nuova la tua lavatrice grazie all’aceto e bicarbonato!

Manutenzione casa e fai da te

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Combattere la vecchiaia fin da giovani!

Ven, 02/19/2021 - 08:00

Alcuni giorni dopo aver compiuto i sessant’anni mi sono accorto che mi stavo muovendo più lentamente. Mi son detto: “Ma cosa sto facendo?”
Il problema è che la vecchiaia è un fatto fisico ma anche mentale. C’è una forma sadica di condizionamento che colpisce gravemente molti.
C’hai sessant’anni, e allora…
E allora che?
Io credo che sia importante dire che noi che abbiamo vissuto tante primavere non siamo vecchi. Siamo diversamente giovani.
Io ho la fortuna di aver visto mio padre a oltre 90 anni lavorare 8 ore al giorno 7 giorni su 7… Una furia umana.
Chiaro che la mia idea della vecchiaia è particolare.

Io credo che mi aiuti anche il fatto che quando ero molto più giovane di adesso a un certo punto ho cambiato il modo di guardare quelli che fino ad allora consideravo vecchi.
È una cosa che consiglio di fare ai giovani. Dà benefici.
Perché nessuno resta giovanissimo per sempre.

Per diversamente giovani non intendo che uno deve scalare le Ande con uno zaino di 40 chili sulle spalle e andare poi a prendere a schiaffi i coccodrilli, che poi non sai neanche il coccodrillo come fa… Quella lì è un’altra cosa. In alcuni casi si arriva al negazionismo della maggiore età. Che è una cavolata pazzesca.

I vecchiacci! Gente coriacea

E poi è indiscutibile che con gli anni si diventa più tosti. C’hai meno tempo da perdere. Chi c’era alle Termopili? In 300 contro le orde imperiali persiane…
Perché diciamolo, arrivare oltre i 30 è già un bel risultato, per milioni di anni ci sono riusciti in pochissimi. È difficile, specie se la tua generazione sì è spiaccicata in massa contro il parabrezza della storia. È stata una strage…

Comunque una nota dolente c’è. Ho vissuto tutta la mia vita in un’Italia dominata dai Matusalemme e quando cavolo arrivo ad essere vecchio vanno di moda i quarantenni. Ma va fa un bagno, va!

Liliana Segre vaccinata, insulti choc sui social | Quali regioni cambieranno colore? | Discarica di Bussi avvio la bonifica

Ven, 02/19/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Alex Schwazer assolto : «Non fu doping, nel 2016 il marciatore è stato incastrato» Chiederà la grazia? E a chi?;

Il Giornale: Berlusconi sul governo: “È una buona squadra ma non c’è la perfezione”;

Il Manifesto: Draghi e la scuola-impresa. E dopo un anno di Dad lezioni in estate e doppi turni;

Il Mattino: Quali regioni cambieranno colore? Lazio e Lombardia verso l’arancione;

Il Messaggero: Cartelle: rinvio di 2 mesi, ma si allungano i tempi per i ristori alle categorie Foto;

Ilsole24ore: Governo, sì alla fiducia con 535 sì. Draghi: combattere la corruzione, deprime l’economia – Subito al lavoro sui dossier internazionali – Banda larga, così Colao può rafforzare il piano – Il discorso al Senato;

Il Fatto Quotidiano: Mega discarica di Bussi, il Consiglio di Stato (dopo decenni) avvia la bonifica;

La Repubblica: Spazio, il rover della Nasa Perseverance è atterrato su Marte in cerca di vita;

Leggo: Liliana Segre vaccinata, insulti choc sui social: «Neanche i tedeschi sono riusciti ad ammazzarla…»;

Tgcom24: M5s, 16 deputati hanno votato no | Di Battista: “Ora c’è una opposizione da costruire” | “I senatori anti-Draghi sono espulsi”;

Migranti e rifugiati: curarli conviene

Gio, 02/18/2021 - 17:00

Se non si vuole farlo per ragioni umanitarie, si potrebbe pensare al risvolto meramente utilitaristico: curare i rifugiati e i migranti conviene ai Paesi che li ospitano in termini di salute pubblica e di prosperità economica. A sostenere questa tesi sono due grandi studi: uno realizzato dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms (l’Organizzazione mondiale dalla sanità), e l’altro condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, che riporta la più completa rassegna dei dati disponibili su migrazione e salute a livello mondiale.

Tempo di migrazioni

“La migrazione è il problema che definisce il nostro tempo – spiega Ibrahim Abubakar dell’UCL Institute for Global Health, primo autore dello studio condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, di cui è presidente -. Il modo in cui il mondo affronta gli spostamenti degli esseri umani da un Paese all’altro avrà conseguenze sulla salute pubblica e sulla coesione sociale per decenni a venire”.

Miti da sfatare

Abubakar spiega che, oggi, i discorsi populisti divulgati in diversi Paesi demonizzano gli individui che reputano che rifugiati e migranti debbano beneficiare di assistenza sociale e sanitaria. Lo fanno attraverso la diffusione di falsi miti, pervasivi e dannosi tanto per i singoli individui quanto per tutta la società, primi tra tutti quelli secondo cui i migranti sono portatori di chissà quali malattie e rappresentano un eccessivo onere per i servizi sanitari dei Paesi che li ospitano. “Interrogarsi se i migranti ‘meritino’ oppure no di ricevere assistenza alla salute sulla base di credenze inaccurate supporta pratiche di esclusione che danneggiano prima di tutto la salute delle singole persone, in seconda battuta il benessere di intere società e, di conseguenza, le loro economie“, afferma lo studioso.

L’integrazione sanitaria conviene

Al contrario, i sistemi sanitari nazionali dovrebbero prevedere l’integrazione al loro interno delle popolazioni migranti: “La creazione di sistemi sanitari che integrino le popolazioni migranti avvantaggerà intere comunità, con un migliore accesso alla salute per tutti e vantaggi positivi per le popolazioni locali. Non farlo potrebbe essere più costoso per le economie nazionali, la sicurezza sanitaria e la salute globale rispetto ai modesti investimenti richiesti per proteggere il diritto alla salute dei migranti e garantire che possano essere membri produttivi della società”, conclude lo studioso.

Lo studio dell’Oms

Dal canto suo il report dell’Oms, che interessa i 53 Paesi dell’area europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, parla chiaro a partire dal titolo: “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health (2018)”, ovvero: non può esserci salute pubblica se non viene garantita la salute ai rifugiati e ai migranti.

Articolo scritto il 25/01/2019