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Aggiornato: 1 ora 14 min fa

“Ciclo femminile” e “cicli biologici”

Mer, 11/13/2019 - 07:00

Gli esseri umani vivono nei ritmi dettati dalla natura.
L’alba e il tramonto, il susseguirsi delle stagioni, le fasi lunari, il battito del cuore e l’alternarsi di espirazione e inspirazione.
Queste ritmicità ci influenzano: chi non ha mai avuto qualche piccolo malessere al cambio di stagione? O ha sentito l’energia risalire all’arrivo della stagione preferita?

Similmente possiamo dire della luna: il suo movimento determina le maree, e influenza la nostra vita.  
Quanto a giorno e notte, il pensiero va subito all’orologio biologico che ci detta i tempi della veglia e del sonno. I ritmi circadiani (i cicli dell’organismo che si susseguono nelle 24 ore) sono molto più complessi: gli organi del nostro corpo, infatti, lavorano a ritmi diversi nel corso della giornata.

Accanto a queste manifestazioni, che sono di tutti gli esseri viventi, riscontriamo una ciclicità ancora più evidente, propria dell’universo femminile: quella ormonale.

Un viaggio attraverso i cicli biologici

Per conoscerne meglio gli aspetti più rilevanti, ne abbiamo parlato con l’ostetrica Paola Greco, che da decenni si dedica alle donne, affiancandole nei momenti che hanno la doppia valenza: biologica e psicologica

Paola, la tua definizione di ostetrica è: «compagna di viaggio attraverso i cicli biologici». Ci puoi spiegare meglio perché è un viaggio? E a quali cicli ti riferisci?

«Hai detto correttamente prima: siamo immersi nella ciclicità. Quella del mondo femminile ha la particolarità di essere segnata dal sangue: la sua prima comparsa indica il momento chiamato menarca e la sua periodicità mensile è il mestruo, mentre la sua scomparsa nel corso del periodo fertile – ovviamente se non ci sono patologie – indica una gravidanza. La fine del ciclo ormonale è definita menopausa: un periodo che ha un inizio e una fine. Dopo due anni di assenza del ciclo mestruale non si dovrebbe parlare più di menopausa, ma di continuazione della vita…»

Quindi possiamo dire che la ciclicità ormonale femminile ha un inizio con l’adolescenza e termina un paio di anni dopo la scomparsa del sangue?

«No, non è del tutto corretto: è vero che inizia con il menarca ma in realtà non termina con la menopausa. E avere questa consapevolezza può davvero aiutare a tenere una qualità di vita alta anche passati i 50 anni.
Mi spiego meglio: ci sono organi nel nostro corpo come le surrenali, il tessuto adiposo, l’ipofisi, che hanno una azione vicariante (cioè svolgono una specie di supplenza) rispetto agli ormoni femminili, producendo ormoni simili; grazie a questi continua una ritmicità che rimane presente e che ha solo bisogno di un ascolto un po’ più attento.
Infatti le variazioni non sono così esplicite, come quando la produzione ormonale era affidata alle ovaie, che con la menopausa vanno a riposo».

La “memoria” del ciclo

Dopo la menopausa possiamo ancora riconoscere certe caratteristiche tipiche del ciclo, anche se si presentano in forma più leggera?

«Certamente. Per questo motivo dico alle donne che incontro che è importante “ascoltare” i diversi segnali che il nostro corpo manifesta nell’arco delle 4 settimane della ciclicità mestruale. E quando parlo alle ragazzine che arrivano accompagnate dalle mamme, indirettamente mi rivolgo proprio a queste ultime, alle mamme, perché è attraverso la loro esperienza che le più giovani possono meglio comprendere la bellezza di riconoscere il proprio ritmo».

Ci puoi fare alcuni esempi di questa “memoria” che il nostro corpo mantiene anche quando non c’è più la cadenza del ciclo?

«Le donne raccontano le loro trasformazioni, in modo molto personale e unico.
Non c’è una regola, ma l’adattamento alla vita dopo la prima mestruazione ha una sua unicità, che fa, di questa esperienza, l’esperienza di quella donna.
Ed è così anche dopo la menopausa. Quando le donne, dopo la menopausa appunto, parlano dei loro nuovi 4 tempi del ciclo ne sottolineano la qualità principale: fase riflessiva, fase creativa, fase espressiva, e fase dinamica. Ogni fase ha un profumo, che conosciamo molto bene, perché ci sono appartenute con cadenza precisa.
Adesso – con la menopausa – lasciano il posto a una anarchia di tempi: ogni fase può durare mesi o solo pochi giorni. Ma sappiamo riconoscerle, perché fanno parte di un rinnovamento profondo».

Bologna, girano video e “schedano” gli stranieri nelle case popolari

Mar, 11/12/2019 - 15:00

«Ci diranno “Ah, state violando la privacy”. Non ce ne frega assolutamente niente. Se è un alloggio popolare, c’è il tuo nome sul campanello, bisogna anche che ti metta nell’ottica che comunque qualcuno vada a vedere». È così che parlano nel video che hanno prima girato poi diffuso il parlamentare Galeazzo Bignami e il consigliere comunale di Bologna Marco Lisei, entrambi di Fratelli d’Italia. Lo fanno dopo avere ripreso in video i nomi stranieri riportati sui campanelli di alcune case popolari a Bolognina, un quartiere di Bologna, lo scorso 1 novembre. I due denunciano che le case «costruite dai nostri padri e dai nostri nonni» sono state assegnate agli stranieri.

L’episodio si commenta da solo, tutt’al più si possono aggiungere le parole della giornalista Arianna Ciccone

«Chi sono i due odiatori? Si nascondono dietro l’anonimato? No, i due odiatori sono due politici in campagna elettorale che a volto scoperto hanno fatto una operazione ripugnante e di chiara matrice razzista. I loro nomi sono Galeazzo Bignami, che è anche parlamentare, e Marco Lisei. L’odio non nasce sui social, l’odio non è dovuto all’anonimato in Rete (che solo pochissime persone molto abili con la tecnologia possono usare). L’odio circola nelle vene di questo paese ed è ben rappresentato anche politicamente. È di questo che dovrebbe occuparsi la politica». 

Già, la politica. Stando ai dati diffusi da Federcasa durante un convegno organizzato la settimana scorsa a Bari e promosso da Federcostruzioni, la responsabilità, se di responsabilità si deve parlare, non va a chi legittimamente diventa assegnatario di una casa nonostante non faccia Brambilla di cognome, ma allo Stato. L’attuale struttura del patrimonio residenziale pubblico non è sufficiente. Servirebbero infatti almeno altri 300mila alloggi per soddisfare tutte le richieste. Dal 2014, i governi sia di destra che di sinistra che si sono alternati in Italia hanno tagliato gli investimenti per le politiche abitative, passando dagli oltre 422 milioni di euro del 2014 ai 136 milioni di oggi. Attualmente l’Italia investe solo lo 0,01 del suo Pil nelle case popolari

L’ultima rilevazione del dipartimento politico del Campidoglio stima che il tempo necessario per smaltire le graduatorie delle 12.393 richieste a Roma è di 25 anni. Venticinque anni di attesa. Un’attesa che negli ultimi anni è degenerata in odio e xenofobia, specialmente contro i Rom, nonostante finora gli stranieri entrati in alloggio Erp siano stati, sempre nella capitale, il 7% del totale

Dopo i disordini di Casal Bruciato, periferia est di Roma, la famiglia rom con 12 figli al centro di proteste, presidi e aggressioni da parte degli abitanti della zona capitanati da Casa Pound e Forza Nuova, se n’è andata. Anche quando il polverone si è placato evidentemente era impossibile viverci. Sulle aggressioni e proteste la procura della Repubblica di Roma ha iscritto nel registro degli indagati ben 24 persone vicine a CasaPound e Forza Nuova

«Casal Bruciato resta un quartiere accogliente – ha detto Della Casa – Nelle nostre graduatorie per gli alloggi popolari ci sono in lista diverse altre persone di etnie diverse. Continueremo ad assegnare le abitazioni a chiunque ne abbia diritto come prevede la normativa e senza alcuna discriminazione». 

È però sulla discriminazione che la campagna elettorale del centro destra sta puntando da tempi non sospetti in vista delle prossime elezioni della Regione Emilia, storicamente rossa. «È arrivato momento di reagire. Noi assegnamo le case in base al reddito, non al colore della pelle» ha detto il sindaco di Bologna, Virginio Merola (Pd). Come reagire senza venire tacciati di buonismo, però, rimane un mistero. Certo è che Odiare ti costa, l’iniziativa lanciata dall’associazione Tlon insieme allo studio legale Wildside di Cathy La Torre, avvocato bolognese, fa pensare che a Bologna, e in Italia, c’è ancora speranza.

Arriva “Connegs”, il primo social network sulla fertilità

Mar, 11/12/2019 - 14:00

Un social network dove le aspiranti mamme con problemi di infertilità o con difficoltà ad avere un bambino possono confrontarsi, scambiarsi pareri, condividere la propria storia e supportarsi. Per combattere la solitudine che una gravidanza che non arriva spesso comporta: sono i motivi che hanno portato alla nascita di Connegs.com, il primo social network sulla fertilità.

Obiettivo: superare la solitudine

L’ideatrice è una donna di 37 anni tedesca che vive in Italia da 20 anni, Steffi Pohlig, madre di due bambini nati grazie a tecniche di procreazione medicalmente assistita. “Quando ho scoperto che non riuscivo ad avere un figlio ho vissuto anni di solitudine, da un lato perché chi hai intorno tende a sminuire il problema, dall’altro perché la donna prova vergogna e si isola perché vuole evitare tutte quelle occasioni in cui le può venir chiesto ‘voi quando fate un bambino’?”. Da qui l’idea, racconta, “di creare un luogo virtuale in cui le donne con problemi di infertilità possano parlarsi, ascoltarsi e confrontarsi. Su Connegs la solitudine non c’è più, e il problema della gravidanza che non arriva non viene banalizzato”, spiega l’ideatrice del social network.

Come ci si iscrive

A Conneggs ci si può iscrivere gratuitamente sia scaricando l’app dall’App Store e da Google Play, sia registrandosi su www.conneggs.com. Una volta iscritte le utenti creano il proprio profilo anonimo e possono leggere tutti i post pubblicati su temi come monitoraggio dell’ovulazione o inseminazione intrauterina. C’è poi la chat interna per chiacchierare e i Calendar groups ai quali si può accedere inserendo la data di inizio trattamento che può coincidere con quella di altre donne, iniziando così un percorso insieme. 

La Plastic tax serve, firma anche tu la petizione

Mar, 11/12/2019 - 12:54

La cosiddetta Plastic tax, ovvero la misura contenuta nella manovra di bilancio 2020 accusata di imporre solo sanzioni sul consumo della plastica per singolo utilizzo, è al centro del dibattito pubblico e politico in queste ore, perché criticata di essere inefficace, insufficiente e sovrastimata. Tuttavia, la Plastic tax non contiene solo sanzioni, in quanto prevede anche incentivi, per le aziende che operano nel settore della plastica, a produrre materiali biodegradabili e compostabili. Precisamente la norma parla di un credito d’imposta nella misura del 10% delle spese sostenute valido per tutto il 2020, nell’ordine di 20mila euro annui. Inoltre non tutti i prodotti in plastica monouso sono colpiti dalla tassa, come le siringhe e altri prodotti che possono essere riutilizzati o collegati all’uso medico.

La petizione di Fabio Roggiolani

Nonostante l’allarme delle associazioni di categoria di imprese, consumatori e dei sindacati, la petizione lanciata da Fabio Roggiolani, vice presidente Giga e cofondatore di Ecofuturo festival, ha già raccolto oltre 2700 adesioni in pochissime ore. Molti cittadini sono quindi perfettamente consapevoli della necessità di una transazione verso l’economia circolare, che passa obbligatoriamente dalla riduzione dell’impiego della plastica monouso.

La Plastic tax in Europa

A luglio l’Ocse ha pubblicato uno studio che illustra che in molti Paesi UE è già in vigore una misura del genere:  BelgioDanimarcaEstoniaFinlandiaLettoniaPaesi BassiSlovenia e Regno Unito (dal 2022) hanno introdotto una tassa sulla plastica monouso per cercare di indirizzare il consumo dei cittadini in una direzione più ecosostenibile.

Obiettivo sicuramente non semplice, è la sfida del nostro tempo, invertire la rotta, ma da qualche parte dovremo pur iniziare. Lo sanno bene le giovani generazioni, che da Fridays for Future in poi affrontano il tema con interesse e responsabilità.

Cannucce di plastica in mostra

A tal proposito, è stata inaugurata a Rimini la mostra Plastica appARTE, attualmente in corso al Museo della Città di Rimini (ingresso gratuito), le cui opere sono state realizzate dagli studenti del Liceo Artistico A. Serpieri di Rimini, a partire dalle cannucce di plastica raccolte durante l’estate 2019 nell’ambito del progetto Blu Booking. Con le 50 mila cannucce di plastica raccolte dagli hotel di Info Alberghi, i ragazzi hanno realizzato opere d’arte ispirate al mare. Un’iniziativa volta alla sensibilizzazione circa la dismissione della plastica monouso e una riflessione sull’inquinamento marino.

Firma la petizione: https://www.change.org/p/sergiocosta-min-la-tassa-sull-abuso-di-plastica-%C3%A8-giusta

Leggi anche:
https://www.peopleforplanet.it/il-divieto-di-utilizzo-della-plastica-monouso-conquista-una-parte-dellarcipelago-toscano/
https://www.peopleforplanet.it/via-libera-definitivo-della-ue-stop-dal-2021-a-oggetti-di-plastica-monouso/
https://www.peopleforplanet.it/la-cannuccia-commestibile-marchigiana-per-dire-no-alla-plastica-monouso/

Foto: Cannucce in burrasca, particolare. D. Zanotti con la collaborazione di V. Amadori, A. I. Baiocchi, M. Busca, S. Conticini, E. Ricci, Plastica appARTE

Il grande database della cacca. Può partecipare chiunque!

Mar, 11/12/2019 - 09:30

Il progetto: raccogliere migliaia di immagini di cacca, farle elaborare da un’intelligenza artificiale per avere nuove diagnosi sulla salute dell’intestino.

Scrive la rivista online Zeusnews: «Le feci si possono considerare ‘un’espressione diretta della salute dell’intestino’, da esse si possono trarre informazioni su disturbi come la sindrome del colon irritabile e altre patologie croniche.»

Un aiuto per i ricercatori

Di qui l’idea di creare un enorme database open source che possa aiutare in futuro i ricercatori di tutto il mondo a fare diagnosi sempre più veloci e precise.

Chiunque può partecipare ed è semplicissimo: basta iscriversi e inviare le foto tramite il sito https://seed.com/poop/.
Le immagini saranno vagliate da un team di 7 gastroenterologi (quindi non fate gli spiritosi…).

«I pazienti ogni giorno devono decidere che cosa mangiare, quanto esercizio fare e come tenere a bada i sintomi» spiega David Hachuel, cofondatore della startup Auggi, impegnata nella realizzazione della IA. «Per questo motivo è fondamentale costruire il database e sviluppare strumenti di monitoraggio: permetteranno ai pazienti di fare tutto ciò a casa propria».

Guarda anche il Video:
Benvenuti al Museo della Merda


Con la sostituzione di Ronaldo, Sarri lancia la sfida al calcio business

Mar, 11/12/2019 - 07:00

Maurizio Sarri è certamente l’eroe del giorno. Dopo nemmeno un’ora di gioco di Juventus-Milan, ha spedito Cristiano Ronaldo negli spogliatoi e ha fatto entrare Dybala che ha poi segnato il gol partita. La Juventus ha battuto il Milan 1-0 ed è rimasta in testa alla classifica. Prima ancora del fischio finale dell’arbitro, il fuoriclasse – 35 anni a febbraio – aveva già lasciato lo stadio. Non si è fermato in panchina né tantomeno ha seguito la partita dagli spogliatoi. Si è fatto la doccia e se n’è andato. Esisto solo io: questo il concetto.

Il giorno dopo, Gary Lineker ha definito Sarri un tipo con gli attributi. Ed è il pensiero dominante all’estero. Anche in Italia il tecnico ha incassato i complimenti di qualche tifoso illustre. Di certo l’allenatore ha mostrato il suo decisionismo. Come si dice in questi casi, non ha fatto sconti a nessuno, ha trattato tutti allo stesso modo e si è battuto per il raggiungimento dell’obiettivo sportivo: portare il miglior risultato per la squadra e la società che gli sta versando lo stipendio.

Nel calcio contano soltanto i risultati?

Ed è proprio questo il punto della questione. Nel calcio contano soltanto i risultati? L’aspetto tecnico, il campo, è ancora quello predominante? Potrebbe sembrare una domanda banale ma lo è fino a un certo punto. 

Cristiano Ronaldo è stato il calciatore più pagato nella storia della Juventus. È il calciatore con lo stipendio più alto mai sborsato dal club: circa 30 milioni netti l’anno. È un’industria nell’industria. Un’industria a sé, con cui la Juventus – di fatto – ha firmato una joint-venture. È ardito dire che la società di Agnelli ha acquistato Cristiano Ronaldo. È più aderente alla realtà affermare che ha siglato con lui un accordo commerciale. Accordo particolarmente oneroso per le casse della società. 

Immagine di Armando Tondo

E allora eccoci alla domanda. Se dal punto di vista calcistico non ci sono dubbi – Sarri ha fatto benissimo a togliere dal campo il portoghese, del resto i fatti gli hanno dato ragione – dal punto di vista aziendale si può dire la stessa cosa? Ha portato più vantaggi la vittoria sul Milan o ha arrecato più danni la foto di Ronaldo che esce dal campo e mormora uno strano labiale all’indirizzo della panchina? Foto che ovviamente ha fatto il giro del mondo? Così come tutti i media stranieri hanno ripreso le dichiarazioni di Fabio Capello: «Ronaldo non salta l’uomo da tre anni».

Contano più i gol o il fatturato?

Subito dopo la partita, il corpo diplomatico della Juventus si è immediatamente messo in moto. Maurizio Sarri è arrivato davanti alle telecamere un po’ in ritardo. Nel frattempo, è stato istruito a dovere dal ministero della comunicazione bianconero. E lui se l’è cavata egregiamente, senza apparire di plastica. Ha mostrato comprensione. Così come l’ha mostrata il portiere Szczesny. La Juventus non ha multato il portoghese. Avrebbe multato qualsiasi altro. Non tutti i giocatori, però, ti aiutano a sfiorare il mezzo miliardo di fatturato. Non tutti i giocatori hanno vinto cinque palloni d’oro. E solo uno, il mese prossimo, potrebbe averne vinti sei. Non che lo meriti il sesto pallone d’oro, almeno a nostro avviso, ma è un modesto punto di vista.

Maurizio Sarri, con quella sostituzione, ha colto il cuore della questione. Ha posto la Juventus di fronte al dilemma: contano di più i gol o il fatturato? La risposta arriverà nelle prossime settimane. Per ora, il mondo del calcio ha trovato il suo eroe. Bisognerà capire come reagirà il mondo del business.

Immagine: Wikimedia Commons

Energia: un mare di innovazione

Mar, 11/12/2019 - 07:00

Roma, ottobre 2019, Maker Faire: tra le tante innovazioni presenti allo stand dell’Eni siamo stati attirati da due tecnologie per produrre energia rinnovabile sfruttando il moto ondoso del mare. Una fonte energetica molto interessante ma quasi completamente non sfruttata. Eni ha già installato queste tecnologie nell’Adriatico.
Intervista a Andrea Alessi, Program Manager Eni Energie Rinnovabili off-shore.
Nella seconda parte del video parliamo invece di alghe, in particolare di spirulina, un ottimo esempio di economia circolare.
Interviste a Antonio Idà, CEO & Cultivation Manager SPIREAT, e Matteo Francavilla, Chimico organico all’Università di Foggia.

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Leggi anche:
Un mare d’energia

Autodifesa Finanziaria: il passaggio da risparmiatore a investitore

Mar, 11/12/2019 - 07:00

E’ questa la domanda che più spesso Vincenzo Imperatore, Consulente di Direzione, si sente fare durante gli incontri.
In questo video tutorial alcune regole che bisogna seguire per non sbagliare gli investimenti. Ad esempio: prendersi 4 ore di tempo per analizzare la propria situazione finanziaria, gli obiettivi, i tempi…

Come funziona il delicato passaggio da risparmiatore a investitore? flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_365"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/365/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/365/output/autodifesa-finanziaria-pt7-risparmiatore-investitore.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/365/autodifesa-finanziaria-pt7-risparmiatore-investitore.mp4' } ] } })

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Vincenzo Imperatore è il redattore della rubrica settimanale di People For Planet Bancomatto.

PROSSIMA (E ULTIMA) PUNTATA MARTEDI’ 19 NOVEMBRE 2019!

Maxi tassa sulla benzina, servirà a ridurre l’inquinamento?

Lun, 11/11/2019 - 16:25

Far pagare le emissioni di anidride carbonica a chi le genera. È questo l’obiettivo della maxi carbon tax proposta dal Fondo Monetario Internazionale, nel capitolo dedicato al surriscaldamento globale del suo Fiscal Monitor 2019. Sarebbe un mezzo per riguadagnare il terreno perso in questi anni, dal momento che gli obiettivi fissati dagli Accordi di Parigi appaiono sempre di più difficile realizzazione.

Nella proposta del FMI, la carbon tax ha una portata internazionale, mira alla crescita economica e soprattutto è molto salata75 dollari per ogni tonnellata di combustibili fossili entro il 2030, contro l’attuale tassa (in media) di soli 2 dollari a tonnellata. In Italia una tassa del genere farebbe crescere del 134% il prezzo del carbone, del 50% quello del metano, del 19% la bolletta elettrica e in fondo solo del 9% il prezzo della benzina. Per i vertici dell’FMI applicare una tassa è l’unico modo per ridurre efficacemente le emissioni di CO2 provenienti dai combustibili fossili, perché ne disincentiverebbe l’utilizzo in tutte le fasi del consumo.

Limite di velocità per le navi

Una recente ricerca, condotta per Seas at Risk e Transport & Environment, introduce nel dibattito ambientalista un’altra misura utile da applicare al settore trasporti per ridurre le emissioni di CO2. Si tratta dell’introduzione dei limiti di velocità alle navi, argomento che verrà discusso questa settimana a Londra dai negoziatori delle Nazioni Unite, che porterebbe a una riduzione del 20% dei gas serra, come CO2 e ossidi di azoto. Il limite di velocità marittimo, inoltre, ridurrebbe il rumore subacqueo del 66% e le probabilità di collisioni di balene del 78%. Se uniamo il fatto che l’80% delle merci trasportate in tutto il mondo passa via mare e che le spedizioni generano circa il 3% del totale globale dei gas serra (la stessa quantità emessa dalla Germania), la conclusione più ovvia è che si rivela essenziale le emissioni prodotte dalle spedizioni, che tuttavia non sono contemplate negli Accordi di Parigi sul clima. Staremo a vedere, in ogni caso il comparto marittimo rimane sotto accusa per via degli altissimi livelli di inquinamento di cui è responsabile.

Leggi anche:
https://www.peopleforplanet.it/francia-cose-la-greta-tax-lecotassa-sui-viaggi-aerei/
https://www.peopleforplanet.it/groenlandia-chi-nega-il-climate-change-dovrebbe-vedere-queste-foto/
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L’insostenibile leggerezza del Decreto Sicurezza

Lun, 11/11/2019 - 15:00

Il decreto legge chiamato Sicurezza e immigrazione (d.l. 4 ottobre 2018 n. 113, approvato dal Senato il 7 novembre 2018 e convertito in legge 20 giorni dopo) è legge dello Stato da più di 12 mesi.
Fu fortemente voluto dall’allora Ministro degli Interni, che, bontà sua, definì il provvedimento un regalo al Paese fatto di «un po’ di regole e un po’ di ordine».

E malgrado il bon ton imponga che «a caval donato non si guardi in bocca», il «regalo» è stato dettagliatamente esaminato, e sono di questi giorni i dati, resi disponibili dallo stesso Viminale, che ne descrivono la ricaduta i termini di efficacia e risultati. Li hanno raccolti in un rapporto reso pubblico qualche giorno fa Openpolis e ActionAid. Il quadro che ne emerge è a dir poco desolante.

I dubbi, da subito, sull’effettività del decreto

Ci stupiamo? Ma da subito dalla nuova disciplina emergeva una serie di interrogativi e dubbi sull’applicabilità in concreto delle misure adottate.

In particolare, a decreto convertito, su queste pagine Stela Xhunga poneva 4 domande che a suo avviso avrebbe dovuto farsi chi ne era sostenitore. Partiamo da quelle, e vediamo se, a un anno di distanza, quei dubbi erano legittimi.

Con quali soldi il Governo intende rimpatriare gli irregolari?

Non vi è dubbio, la politica dei rimpatri è stata fallimentare; in campagna elettorale Matteo Salvini aveva promesso 600mila rimpatri ma i dati del Viminale danno cifre diverse: 3.299 rimpatri portati a termine a luglio 2019, a oggi ne sono stati disposti 27mila ed eseguiti 5.600. Si tratta di cifre più basse rispetto (non solo alle promesse ma anche) a quanto eseguito nei due anni di governo precedenti (7.383 nell’anno 2017 e 7.981 nel 2018).

Come sottolinea Openpolis, di questo passo, «anche nell’ipotesi impossibile di zero arrivi nei prossimi decenni, occorrerà oltre un secolo e oltre 3,5 miliardi di euro (5.800 euro a rimpatrio) per rimpatriarli tutti». 

Tre miliardi e mezzo di euro! Per rimpatriarli tutti… Già, tutti. Ma quanti sono?

Immigrati irregolari: la «sicurezza» è il loro numero in aumento

Come emerge dallo studio sopra citato – che, sia detto tra parentesi, risulta una fonte straordinaria di dati – le nuove norme, nate per l’espressa volontà di contrastare la cosiddetta “emergenza migranti”, concorreranno «paradossalmente a crearne un’altra, quella degli irregolari presenti sul nostro territorio».  Si stima infatti che il numero degli irregolari potrà arrivare a 680mila entro il 2019 e superare i 750mila a gennaio del 2021.

È questa la conseguenza più immediata ed evidente dell’abolizione della protezione umanitaria, che diventa così una vera e propria emergenza di cui occorrerà farsi carico da subito. L’abrogazione dell’istituto del permesso di soggiorno per motivi umanitari (art. 1 del decreto) si è tradotta infatti nell’aumento immediato della percentuale dei “diniegati” (coloro ai quali viene negato il riconoscimento di una forma di protezione internazionale), che passano dal 67% nel 2018 all’80% nel 2019: in numeri assoluti 80mila persone che rischieranno di essere estromesse dal sistema e destinate ad aggiungersi alla popolazione degli irregolari.

Il permesso per motivi umanitari, che durava fino a 2 anni, portava con sé importanti effetti: consentiva l’accesso al lavoro, al servizio sanitario nazionale, all’assistenza sociale e all’edilizia residenziale. Che ora vengono meno. E si arriva così a rispondere a un’altra delle domande da noi poste un anno fa.

Che fine faranno gli operatori che lavorano regolarmente nell’accoglienza?

Verranno licenziati.

Il 31 dicembre scadranno infatti i finanziamenti destinati ai progetti di accoglienza del Sistema “diffuso” di protezione per richiedenti asilo e rifugiati in Italia (gli Sprar, gestiti con i Comuni). Questi sono stati fortemente ridimensionati, e oggi i richiedenti asilo sono affidati ai nuovi Cas (gestiti dalle prefetture) che garantiscono di fatto solo vitto e alloggio, senza alcuna previsione di servizi per l’inserimento economico e sociale (a cominciare, per esempio, dall’insegnamento della lingua italiana).

Cancellati i centri di accoglienza, viene meno anche una lunga lista di figure professionali: si stima che resteranno senza lavoro circa 18 mila persone tra infermieri, assistenti sociali, psicologi, mediatori culturali e insegnanti, quasi tutti giovani e laureati.

Come è stato scritto: «Una bomba sociale, che supererebbe anche il buco occupazionale che potrebbe crearsi con la chiusura dell’ex Ilva» di cui tanto si parla in questi giorni.

Leggi anche:
Via libera al Dl sicurezza e immigrazione: ecco cosa prevede
Libertà o sicurezza
Migranti, la Cassazione: protezione umanitaria, decreto Sicurezza non è retroattivo

Photo by WillSpirit SBLN 

Bronchioliti nei bambini: il rischio aumenta se l’aria è inquinata

Lun, 11/11/2019 - 13:27

Lo sviluppo delle bronchioliti nei bambini è anche colpa dell’inquinamento atmosferico che, oltre a provocare un peggioramento dei sintomi, accresce il rischio di sviluppare questa malattia virale infantile. A sostenerlo è uno studio dell’Università di Padova condotto da Elisa Gallo, dottoranda di ricerca in Medicina sperimentale e traslazionale.

I più piccoli rischiano di più

Dopo aver confrontato nell’ultimo decennio oltre 200 mila accessi al pronto soccorso pediatrico con i dati di inquinamento da polveri sottili (PM10 e PM2,5), gli studiosi hanno identificato un incremento del rischio di sviluppare la bronchiolite in funzione dell’esposizione all’aria inquinata. La bronchiolite è un’infezione virale dei bronchioli che porta i più piccoli ad avere grosse difficoltà respiratorie: «Negli ultimi anni – spiega Gallo – il legame tra inquinamento atmosferico e patologie respiratorie nei bambini è diventato sempre più evidente: in particolare nei lattanti, il cui sistema immunitario è ancora in via di sviluppo e il rischio di contrarre infezioni risulta elevato».

Cos’è la bronchiolite

Come si legge sul sito dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, la bronchiolite è un’infezione virale acuta che colpisce il sistema respiratorio dei bambini di età inferiore a un anno con maggiore prevalenza nei primi 6 mesi di vita. L’agente infettivo più coinvolto (nel 75% circa dei casi) è il virus respiratorio sinciziale (VRS) ma anche altri virus possono esserne la causa (metapneumovirus, coronavirus, rinovirus, adenovirus, virus influenzali e parainfluenzali). La trasmissione dell’infezione avviene primariamente per contatto diretto con le secrezioni infette. La fase di contagio dura tipicamente da 6 a 10 giorni. L’infezione interessa bronchi e bronchioli innescando un processo infiammatorio, aumento della produzione di muco e ostruzione delle vie aeree con possibile comparsa di difficoltà respiratoria. Fattori che aumentano il rischio di maggiore gravità di questa infezione virale sono la prematurità, l’età del bambino inferiore alle 12 settimane di vita, la compresenza di altre patologie come cardiopatie congenite, fibrosi cistica, anomalie congenite delle vie aeree e immunodeficienze.

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Le polveri sottili

Le polveri sottili sono delle particelle inquinanti presenti nell’aria che respiriamo. Vengono classificate secondo la loro dimensione che ne può determinare il diverso livello di nocività: infatti più queste particelle sono piccole, più hanno la capacità di penetrare nell’apparato respiratorio. Se le PM10 (diametro inferiore a 10 µm) possono essere inalate e penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio, dal naso alla laringe, le PM2,5 (diametro inferiore a 2,5 µm) possono spingersi nella parte più profonda del sistema respiratorio, fino a raggiungere i bronchi. «L’associazione con PM10 e PM2,5 si è vista in particolare nelle giornate associate alla comparsa dei primi sintomi, indicando pertanto che l’esposizione dei lattanti alle polveri sottili nel momento in cui questi manifestano già i primi sintomi quali tosse e fatica a respirare, potrebbe aggravare la loro condizione con un peggioramento dei sintomi, comportando nei casi più gravi anche il ricovero ospedaliero».

Lo studio verrà presentato il prossimo dicembre al convegno annuale della Risk Analysis Society ed è frutto della collaborazione tra l’Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica, l’Unità  Operativa Complessa Pronto Soccorso Pediatrico, il Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino e l’ Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto (ARPAV).

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Il compleanno è un diritto!

Lun, 11/11/2019 - 11:40

La torta, le candeline, qualche addobbo, per le famiglie povere anche le feste di compleanno per i figli possono rappresentare un lusso che non ci si può permettere e allora ecco una bella iniziativa: il compleanno sospeso.

Energie Sociali Jesurum e assessorato alle Politiche sociali del Comune di Milano da cinque anni portano avanti il progetto “Diritto al Compleanno

In particolare quest’anno sono state organizzate 150 feste.

«Ci siamo resi conto che molte famiglie, sempre di più, non possono organizzare i compleanni. Ci abbiamo ragionato con l’assessorato alle Politiche Sociali e abbiamo pensato che per un bambino il compleanno è uno dei momenti fondamentali di gioia. Per questo abbiamo voluto regalare a tutti i bambini che lo hanno chiesto e lo chiederanno la felicità di sentirsi speciale nel giorno in cui diventano più grandi. Il concetto di dignità dei genitori e di dignità delle persone è il volano che ci ha mossi, un diritto primario e fondamentale a cui nessuno deve rinunciare», spiega Michela Jesurum, fondatrice di Energie Sociali Jesurum a Antonietta Nembri per Vita.it

Il compleanno sospeso ormai è diventato una tradizione a Milano a cui collaborano anche la Fondazione Cariplo la Coop Lombardia oltre ad anonimi benefattori e famiglie.
Energie Sociali Jesurum pensa e provvede a tutto: dalla sala alle candeline, dal dolce alla musica, dagli animatori allo stesso regalo per i festeggiati se arrivano più richieste per le stesse giornate e se i bambini sono nella stessa fascia di età organizza festeggiamenti comuni.

Quest’anno i compleanni sono stati organizzati nelle case popolari del Municipio 8 mettendo insieme bimbi e anziani: «Le politiche sociali non possono e non devono fermarsi al soddisfacimento dei bisogni essenziali dei cittadini in difficoltà, ma anche occuparsi di portare socialità nei quartieri e garantire il diritto di tutti ad avere una vita dignitosa» ribadisce Michela.

Gli obiettivi per il 2020 sono da un lato di coinvolgere al progetto tutte le Case Popolari dei Municipi di Milano e, dall’altro, di estendere l’iniziativa ad altri Comuni di Italia.

Se volete regalare un intero compleanno potete contattare Energie Sociali Jesurum (info@jesurumenergiesociali.org oppure tel. 02 58309628).

Auguri a tutti!

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Foto di Steffen Zimmermann da Pixabay

Zen Occidentale con Jacopo Fo

Lun, 11/11/2019 - 09:21

Vuoi conoscere i meccanismi elementari della tua mente, del tuo stato d’animo e delle relazioni tra esseri umani, così da migliorare il tuo stato di salute e aumentare la fiducia nelle tue capacità?

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Regola n. 1: investire nell’economia globale

Lun, 11/11/2019 - 07:03

Oggi vediamo la prima delle tre buone abitudini finanziarie per affrontare il processo di investimento dei risparmi

Riprendiamo il discorso avviato due settimane fa sul tema delle 3 regole basiche da seguire per avere un giusto comportamento nei confronti dei processi di investimento dei propri risparmi.

La prima regola si basa su un assioma, spesso confutato da pregiudizi o ignoranza: investire nell’economia globale.

Investire nell’economia globale e non in settori, singoli titoli o mode del momento, è il primo passo per un investimento efficiente. Provo a spiegarmi meglio.

La costante e continua crescita economico-sociale e tecnologica della civiltà umana è l’unica cosa di cui siamo certi da cinquemila anni a questa parte. Le condizioni economiche globali sono in costante miglioramento, e non si prevedono rallentamenti. E la crescita della ricchezza globale nei prossimi decenni sarà accompagnata dallo sviluppo di tecnologie che miglioreranno di gran lunga la qualità delle nostre vite.

Dal 1990 al 2015 la popolazione in condizioni di povertà estrema nei Paesi in via di sviluppo si è molto ridotta, passando dal 47% al 14%.

Anche il numero di persone che ha accesso all’acqua potabile è quasi raddoppiato, da 2,3 a 4,2 miliardi, chiaro segno di un’economia in forte crescita e di un benessere mondiale sempre più diffuso.

La dispersione scolastica si è ridotta a 57 milioni di bambini, confermando le migliorate condizioni di vita. (Spesso la dispersione è dovuta alla necessità per le famiglie povere di far lavorare i bambini fin da piccolissimi, sottraendoli così alla scuola.)

Questi dati mostrano due cose

1. La percezione che abbiamo del mondo spesso è condizionata dal nostro microcosmo: quanti in Italia sarebbero disposti a scommettere che negli ultimi decenni a livello globale si è avuta una crescita economica importante?

2. Le buone notizie non fanno mai notizia. In questi decenni pochissimi organi di informazione hanno posto l’accento sull’enorme crescita di ricchezza che si è registrata nel globo, trainata soprattutto dai Paesi in via di sviluppo.

La spinta all’evoluzione e alla crescita economica nei secoli, però, non è dipesa sempre dalla stessa area geografica, ma si è spostata costantemente in funzione di moltissimi fattori, non ultimo quello demografico.

Se oggi vi chiedessi qual è l’area del mondo a maggiore crescita e sviluppo tecnologico, sicuramente pensereste a India, Cina eccetera, cioè Paesi che vent’anni fa erano considerati poco affidabili sia economicamente sia in termini di stabilità politica e sociale, e che oggi invece rappresentano il motore economico del pianeta. Basti pensare che, secondo le previsioni, nel 2030 l’86% della forza lavoro sarà concentrata in queste aree.

Ecco allora che investire nell’economia globale diventa un modo per agganciarsi a questa crescita e produrre valore nei vostri investimenti. L’Italia o l’Europa sono solo province del riferimento geografico di un investitore. Per far rendere i vostri investimenti dovete chiedere al vostro consulente: «Mi fa vedere qualche prodotto che investe nel mercato globale?»

Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che… scusa, è più forte di me”

Dom, 11/10/2019 - 08:00

Oggi ho voglia «de fà ‘na cazzata».

Che so: aprire una mail con allegato dal titolo «Non credevo fosse possibile», mandare un messaggio a un ex fidanzato con scritto «ti ho sognato», definire «maschio» un gioco ricco di agonismo…

Sono tanti i comportamenti che oggi vengono messi in atto apparentemente senza pensare. E che proprio dietro questa mancanza di premeditazione credono di trovare una attenuante. Comportamenti individuali e sociali dalle ricadute importanti e che, spesso, vengono invece minimizzati.

Vediamone alcuni, più o meno seri:

Lui e lei sono in macchina

Uno/a dei due guida, l’altro/a è a fianco.
«Perché passi di qua? Non avremmo fatto prima di là? Attento/a a questo. Accelera, frena. Perché non hai parcheggiato qui? Vai lì».
Ci sarà un motivo per cui le bambine giocano a “mamma e figlia” o perfino al dottore (quale bambino ama andare dal dottore?!?) ma mai a “mamma e papà”!
#NonProvateArifarloAcasa
#TieniLaDestra
#PoiDiceCheUnoSiButtaAsinistra

«Io non sono razzista ma…»

«…ma quando vedo che al Pronto Soccorso devo aspettare 4 ore perché è pieno di immigrati…»
Notizia: sì, sei razzista. Perché il problema non sono gli immigrati, ma il malfunzionamento del Sistema Sanitario. Quindi la colpa è della Politica e dell’Amministrazione. Cerchi qualcuno con cui prendertela? #PrimaGliItaliani #CèUnMedicoInSala #DalRazzismoSiGuarisce

«Scusi, ma ci ho messo un attimo!»

Questa è solo la prima delle innumerevoli frasi sbrigative da evitare se avete parcheggiato in doppia fila e qualcuno sta suonando il clacson per tentare di uscire dal suo legittimo parcheggio. Anche perché, con tale gesto, state dichiarando che il vostro tempo valga più di quello dell’altro. Si sconsiglia anche:
– «e che sarà mai»
– «non c’è bisogno di fare tutto questo rumore»
– «guardi che con un po’ di fatica sarebbe uscito»
#UnPoDiFaticaMiaMicaTua
#AquantoPareCeraBisogno #IlRumoreDiUnaChiaveSulloSportelloFaPiùMale

«So che non dovrei dire questa cosa ma…»

Affermazione tipica genitoriale, ma non solo: So che questa cosa ti fa arrabbiare ma… So che questa cosa ti fa soffrire ma… L’errore sta nel “ma”. Ripetiamo insieme: «So che questa cosa non dovrei dirla.. e infatti non te la dirò»
#Amen
#RipetiamoInsieme
#AscoltaciOSignore

«Lavali col fuoco!»

Signore e signori… la discriminazione territoriale! Argomento di stretta attualità.
Per anni abbiamo cantato “Un solo grido, un solo allarme, Milano in fiamme” e nessuno ha mai creduto che, in cambio di un solo, economico cerino, avremmo acquistato a nostre spese un biglietto del treno, raggiungendo anche Torino. Però c’è un però.
Col passare del tempo, abbiamo capito che la lingua – oltre a raccontare la realtà – la disegna anche. Ne struttura forme e valori.
Non si tratta di tifare per il Vesuvio in un derby tutto napoletano tra uomo e natura, è ovvio, ma “solo” di essere chiamati a essere migliori.
#OBbuonoèBbuonoMaOmeglèMegl
#AlèOoAlèOo

«Ti ho picchiato/a ma…»

… non l’ho fatto apposta.
Ti ho insultato/a, ferito/a ma ero solo arrabbiato/a.
Comportamento messo in atto da uomini e da donne. Si sottovaluta spesso il maltrattamento agli uomini, in casa. La manipolazione e le offese femminili nei confronti degli uomini, pari a quelle a generi inversi.
E spesso i maschi non raccontano né denunciano le forme di violenza perché vittime degli stereotipi culturali che li imprigionano.
Chi ti ama non ti insulta, non ti umilia, non ti ferisce. In nessuna forma, men che meno reiterata. Mai.
#PariOpportunitàAnchePerGliUomini
#AmateEAmatevi
#LasciateChiNonViAmaEAmereteVoiStessiDiPiù #ScusaSeTiChiamoAmòEPoiMeNeVo

Oggi ho voglia non solo di evitare «’na cazzata», ma anche di fare una cosa allegra e positiva, figlia dell’istinto e del pensiero: binomio che ci rende esseri meravigliosi. E quindi, che so, scardinare una mia pigrizia figlia del «ho sempre fatto così» e provare a essere migliore di ieri, per esempio…
Ok, ok, e parcheggerò anche meglio, lo giuro.

La magia esiste: la caduta del Muro di Berlino

Sab, 11/09/2019 - 11:00

In certi momenti ti viene da credere che la magia esiste
Me lo sono sempre chiesto: come mai nessuno ha sparato al primo matto che si è arrampicato sul Muro di Berlino?
Un alto papavero del regime della Germania Est aveva risposto in modo confuso alla domanda di un giornalista televisivo e dalle sue parole era sembrato che i cittadini potessero andare a Berlino Ovest. Così migliaia di persone si erano recate ai varchi di frontiera del Muro per vedere se era vero che si poteva passare liberamente. La frontiera era chiusa.
Però in città continuava a girare la voce che in realtà era aperta e arrivava altra gente.
A un certo punto lungo il Muro si era radunata una folla imponente: erano decine di migliaia.
Un ragazzo si arrampica sul Muro. La polizia di frontiera non reagisce. Com’è che non gli hanno sparato?
I soldati erano lì armati, con i mitragliatori spianati. Per quarant’anni tutti quelli che si erano anche solo avvicinati al Muro li avevano crivellati di proiettili senza problemi. Ma quella sera c’era tanta folla, e voci sulle dichiarazioni del ministro…
E quel pazzo si è arrampicato e si è messo a gridare. E il soldato più vicino non gli ha sparato, e l’altro soldato ha detto tra sé : «Se non gli spara lui non gli sparo nemmeno io.» E l’ufficiale che doveva tirare in testa al soldato insubordinato ha pensato: «Io non gli sparo
E allora tutti i duemila soldati appostati sulle torrette hanno pensato «Io non sparo». E il colonnello è uscito dalla guardiola, ha visto dieci ragazzi sul Muro e ha pensato: «Faccio finta di niente ». E quando sono arrivati con i picconi e hanno iniziato a tirare giù il Muro del dolore quelli dell’aviazione hanno detto: «Dobbiamo andare a bombardare la folla e le caserme dei soldati che non hanno sparato sulla folla». Ma nessun aereo si è alzato in volo.

Facciamola finita con la dittatura!

E della gente a Praga, a Bucarest, a Leningrado ha detto: «È crollato il Muro di Berlino: l’hanno abbattuto a mani nude e nessuno ha avuto il coraggio di sparare! Andiamo a tirar giù le statue di Stalin e di Lenin e facciamola finita con questa dittatura di merda!».
E il giorno dopo l’impero sovietico non c’era più: milioni di soldati armati di bombe atomiche sono stati sconfitti da un ragazzo che è salito su un muro. E magari quello lì era pure un pirla ciclopico che non aveva neanche capito cosa stava facendo per via che era ubriaco fradicio di birra di pessima qualità. Ma non importa.
La magia non va tanto per il sottile. La situazione era matura e allora è stato sufficiente un gesto perfetto per rovesciare il mondo e buttare via mille miliardi di tonnellate di immondizia morale in un solo secondo.
Dio è così. Esagerato. E a volte i miracoli succedono veramente.

Questo brano è tratto dal libro Superman si è schiantato di Jacopo Fo edito da Guanda, 2017

Attenzione alle bevande zuccherate: berne troppe potrebbe aumentare il rischio di morte

Sab, 11/09/2019 - 07:00

Che le bevande zuccherate non facciano bene alla salute è ormai noto. I medici di base per quanto concerne gli adulti, e i pediatri per quanto riguarda bambini e ragazzi, lo ripetono ogni giorno ai loro assistiti: come fonte di idratazione l’acqua è insostituibile, e le bevande che contengono zuccheri aggiunti rappresentano un rischio per la salute. Un pericolo anche molto alto, secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che in un recente studio ha esaminato l’associazione tra il consumo totale di soft drink (bevande analcoliche con aggiunta di zucchero o di dolcificanti ipocalorici) e la mortalità per varie cause, rilevando che bere due bicchieri al giorno di bevande dolcificate aumenta il rischio di mortalità dell’8% (per le bibite zuccherate) e del 26% (per quelle con dolcificanti artificiali) rispetto a consumare queste bibite in modo molto più moderato (meno di un bicchiere al mese).

Due bicchieri al giorno

La ricerca, pubblicata sulla rivista JAMA Internal Medicine, ha visto coinvolte quasi 452 mila persone di 10 Paesi europei con 51 anni di età media che sono state seguite mediamente per più di 16 anni grazie allo studio European Prospective Investigation in Cancer and Nutrition (EPIC). Nel corso dello studio si sono verificati oltre 41 mila decessi: dall’analisi dei dati è emerso che rispetto ai partecipanti che negli anni avevano bevuto meno di un bicchiere di bibite zuccherate o dolcificate artificialmente al mese, i partecipanti che avevano consumato due o più bicchieri al giorno di queste bevande correvano un maggiore rischio di morte per tutte le cause.

Malattie cardiovascolari e digestive

Sono state in particolare rilevate associazioni tra l’assunzione di due o più bicchieri al giorno di bevande analcoliche addolcite artificialmente e decessi per malattie cardio-vascolari, e tra il consumo quotidiano di un bicchiere o più di bevande analcoliche con zuccheri aggiunti e morti per patologie legate all’apparato digerente, in entrambi i casi sempre rispetto al consumo di un solo bicchiere al mese.

In un’intervista all’Ansa Neil Murphy della Iarc con sede a Lione, uno degli autori dello studio, ha spiegato che «l’osservazione che impressiona della nostra ricerca è che abbiamo riscontrato associazioni col rischio di morte per varie cause sia per quanto concerne le bibite zuccherate, sia per quelle dolcificate artificialmente». I possibili meccanismi in grado di spiegare tali associazioni sono diversi per i due tipi di bibite, spiega lo studioso: nel caso di quelle zuccherate è soprattutto l’eccesso di calorie che contribuisce all’attivazione di meccanismi nocivi per la salute, tra cui l’aumento della glicemia che porta a lungo andare a insulino-resistenza, infiammazione, aumento di peso e obesità. Per quanto riguarda le bibite con dolcificanti artificiali i meccanismi sono invece meno chiari, e necessitano di ulteriori studi. In ogni caso, conclude l’autore, per quanto si tratti di uno studio osservazionale (in cui cioè il ricercatore si limita a registrare – osservare – quello che avviene nella realtà, ndr), «i risultati danno sostegno alla validità di iniziative di salute pubblica volte a ridurre il consumo di queste bibite».

Cosa dicono i produttori?

Secondo Assobibe, l’associazione che in Confindustria rappresenta le imprese che producono e vendono bevande analcoliche in Italia, «trattandosi di studio osservazionale non è possibile stabilire un nesso causale tra consumo di soft drink e mortalità» e che a causa di questa metodologia «le osservazioni possono essere distorte». Assobibe ricorda che i soft drink «sono considerati sicuri dalle principali autorità sanitarie del mondo, compresa l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, così come gli edulcoranti ipocalorici e non calorici». In ogni caso, precisa l’associazione, «l’industria riconosce di avere un ruolo nel combattere l’obesità e l’aumento di peso, ed è il motivo per cui ha intrapreso la via della riduzione di calorie e zucchero». 

Immagine di Armando Tondo

Aerei, studio: “Più che il clima, danneggiano le persone: costano 16mila vite l’anno”

Ven, 11/08/2019 - 17:09

Le emissioni degli aerei in volo costituiscono il 5% dell’inquinamento totale alla base dei cambiamenti climatici in corso. Ma, a parte questo, il danno che creano direttamente inquinando l’aria si stima intorno alle 16mila morti precoci ogni anno. Gli scienziati dell’Istituto di tecnologia del Massachussets, guidati da Sebastian Eastham, hanno pubblicato uno studio volto a isolare le sostanze più tossiche prodotte dal trasporto aereo al fine di elaborare soluzioni per ridurne la portata.

Lo studio ha identificato nell’ossido di azoto (NOx) l’agente chimico maggiormente inquinante. Successivamente ha sviluppato tutta una serie di parametri per confrontare gli impatti sul clima e sulla qualità dell’aria delle emissioni del trasporto aereo in tutte le fasi del volo, stimando i costi sociali per unità di inquinante emesso, scoprendo che l’impatto sul clima è circa la metà rispetto ai danni diretti sulla salute delle persone. Le metriche dei costi sono state suddivise per fase di volo – crociera, atterraggio e decollo – a seconda della regione geografica di emissione, dei chilogrammi di emissione e di carburante bruciato.

Hanno valutato i livelli di qualità dell’aria applicando la desolforazione del carburante per i jet. I risultati mostrano che tre componenti sono responsabili del 97% dei danni del trasporto aereo all’ambiente e alla qualità dell’aria. Infatti l’ossido di azoto incide per il 58%, la CO2 per il 25% e le scie di condensazione per il 14%. Hanno notato in particolare che la fase della crociera in volo incide con l’86% di emissioni di NOx sull’ambiente, rispetto ai cicli di atterraggio e decollo. È chiaro quindi che la valutazione delle emissioni di queste componenti è cruciale per studiare soluzioni per ridurne la portata inquinante.

Viaggiare in aereo è dunque la scelta meno green che si possa fare, molti stati hanno provveduto ad applicare ecotasse sugli aerei così come per i treni.

Il treno al momento si conferma il mezzo meno inquinante di tutti e può seriamente sostituire l’aereo in molte occasioni. Ieri Italo ha annunciato di aver firmato un prestito bancario per la riconversione green di €1.1 miliardi. È una buona notizia, considerato che già il 98% dei materiali utilizzati nella produzione dei treni Italo è riciclabile e viaggiando ad esempio da Roma a Milano, si risparmia il 79% di emissioni di CO2 rispetto all’utilizzo dell’automobile e l’85% rispetto all’aereo

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Photo by tangi bertin on Unsplash

Prescrizione di antibiotici: Italia al secondo posto tra i Paesi Ocse

Ven, 11/08/2019 - 15:43

Per l’Italia un (quasi) primato di cui non andare fieri: il nostro Paese si piazza in seconda posizione per prescrizione di antibiotici tra i Paesi dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. La notizia arriva dall’ultimo rapporto “Health at a glance” edizione 2019, che fornisce e compara i dati più recenti e le varie tendenze su diversi aspetti delle prestazioni dei sistemi sanitari nell’area Ocse, mettendo in evidenza le differenze in termini di indicatori dello stato di salute e dei rischi per la salute. Nel rapporto si legge che nel nostro Paese la prescrizione di antibiotici attraverso i servizi territoriali è la seconda più alta fra i paesi Ocse, contribuendo potenzialmente a tassi più elevati di antibiotico-resistenza.

Altre due note dolenti

L’Ocse lancia dunque un appello all’Italia affinché riduca la prescrizione eccessiva di antibiotici, per cercare di non accrescere ulteriormente il rischio di sviluppo dell’antibiotico-resistenza. Altre due note dolenti che emergono sono connesse al vizio del fumo – in Italia secondo il rapporto fuma giornalmente un adulto su cinque – e alla percentuale di bambini in sovrappeso, che è la seconda più alta nei paesi Ocse.

Il rapporto, però, riporta anche alcune buone notizie.    

Italia quarta per aspettativa di vita

Quanto alle buone notizie, dal rapporto emerge che nell’area Ocse l’Italia ha la quarta più alta aspettativa di vita (83 anni), per di più a fronte di una spesa sanitaria inferiore alla media. Le morti premature nel nostro Paese sono poche, 143 decessi per cause prevenibili ogni 1000 persone rispetto a una media Ocse di 208.

Stile di vita sano

Per quanto riguarda lo stile di vita gli italiani non vanno male, con un consumo di alcol piuttosto contenuto e una più bassa percentuale di ‘bevitori dipendenti’ rispetto agli altri Paesi Ocse, e una relativamente bassa percentuale di adulti in sovrappeso o obesi (46%, rispetto alla media del 56%). Anche per quanto concerne la personale percezione dello stato di salute meno del 6% degli italiani valuta la propria salute ‘non buona’ rispetto a una media Ocse dell’8,7%.

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Milano: «Scusaci, Giacomo, per non aver fatto abbastanza per te»

Ven, 11/08/2019 - 14:53

8 anni fa in via Solari a causa di un’auto in divieto di sosta moriva sulla sua bicicletta investito da un tram Giacomo Scalmani, di 12 anni. Oggi Giacomo avrebbe 20 anni.

Cosa è stato fatto da allora per migliorare la sicurezza stradale a Milano, soprattutto per pedoni e ciclisti? NIENTE.

E lo dicono i numeri. Nel 2018 a Milano 26 pedoni sono morti sulle nostre strade, 7 vite spezzate in più rispetto al 2017. E questo è inaccettabile per una città che nel suo Piano Urbano della Mobilità proclama la “visione zero”, cioè zero morti sulle strade.
D’altronde in via Solari parcheggiare pericolosamente in divieto era una prassi tollerata (e i vigili lo ammisero a loro difesa: “Il Comune ci diceva di non fare multe alle auto in sosta vietata per non irritare i residenti
, ndr), con le auto così invasive da parcheggiare persino sui fiori messi per Giacomo.
Almeno la corsia protetta del tram, promessa dall’amministrazione comunale ma mai realizzata, avrebbe impedito fisicamente la sosta vietata, ma la paura per le “proteste” ha fatto
accantonare il progetto.

Scusaci Giacomo. Scusaci per non aver fatto abbastanza per te prima, e poi per tutti gli altri dopo”.

La rabbia sui social

Questo sopra è il post Facebook, di quelli capaci di gelare il sangue, pensato dall’associazione Genitori Anti Smog, molto attiva nella capitale europea delle morti da polveri sottili, per ricordare in questi giorni il ragazzino che morì nel tentativo di usare le strade della sua città. Via Solari, a Milano, allora come ora, come moltissime strade milanesi, è resa pericolosa dalle (troppe) auto, spesso parcheggiate in seconda fila. Per superarle si è costretti a portarsi nel centro della carreggiata, e se si è molto giovani, o distratti, può succedere, allora come ora, di restare schiacciati dal tram che sopraggiunge alle tue spalle.

Tram, sottolineano gli utenti nei commenti, che nelle città sono “assolutamente transennati! Un tram non può frenare all’improvviso e tanto meno sterzare! Qui sempre solo parole parole parole”.

La mobilità ciclabile è la grossa delusione di questa amministrazione, ottima per molte altre cose. Manca il coraggio di fare le scelte, nonostante i proclami del Comune di Milano”, è il commento di un altro utente che inutilmente tagga il Comune per una risposta.

Altri cercano di richiamare l’attenzione su altre zone pericolose. La zona Giambellino/Bellini, via Paolo Sarpi, resa pedonale ma piena di taxi che sfrecciano tra pedoni e ciclisti. “Questa giunta su questi temi sta facendo poco e male!” è il coro degli utenti. “È veramente terribile, girare in bicicletta a Milano è sempre più pericoloso. Ed è scandaloso che nemmeno hanno fatto una pista ciclabile in via Solari, se non fosse altro per il rispetto della memoria di questo povero ragazzino. Mi ricordo come ieri questo incidente, tutta la città ne era scioccata!!! E cos’è cambiato? NIENTE!
Comune di Milano: FATE QUALCOSA!!!!”

“Quando chiedi per 12 anni una ciclabile in una via e dopo mille tira e molla nel PUMS scrivono di fare dei “dehors” cosa dobbiamo pensare noi della politica medioevale del PD a Milano sul tema biciclette?”.

“Ci dicevano di non fare multe in via Solari” – ricorda nuovamente un altro utente Facebook la giustificazione dei vigili per la prassi tollerata dal Comune di parcheggiare in seconda fila –.

“Grida scandalo la decisione del Comune di rinunciare alla realizzazione della progettata corsia protetta per il tram in via Solari, esattamente a due anni dalla morte di Giacomo Scalmani, un ragazzino di 12 anni che in bici, per evitare la portiera di un’auto parcheggiata in sosta vietata, fu travolto e ucciso da un tram. Se ci fosse stata la corsia protetta quell’auto non avrebbe avuto lo spazio fisico per essere lì, neanche in divieto…” Ma la corsia non c’era, e in otto anni la sua progettazione si è persa nel mare dei buoni propositi.

Una città senza controlli per le auto

A confermare che nella città più europea d’Italia, quella dove tutto funziona e spostarsi è facile (rispetto ad esempio a Torino o Roma), le cose non vadano affatto bene, arrivano anche i dati di Ciclobby, che vedono un deciso -8% nel numero di ciclisti in circolazione. Come già accennato da GenitoriAntismog, nel 2018 sono stati ben 26 i pedoni investiti e uccisi sulle strade milanesi e 1.400 feriti, a cui si aggiungono i ciclisti di cui ancora non è dato conoscere il numero.

Per capire come mai questo succede, basti considerare i dati della società di ingegneria TRT trasporti, che ha stimato che solo il 3% del totale dei 2,8 milioni di auto/mese in divieto di sosta viene sanzionato, ma finché questa situazione continuerà a essere tollerata, difficilmente ci potranno essere miglioramenti. Nell’ultima classifica di Cantar, Milano se la spassa, quando si parla di mezzi pubblici. Siamo ottavi al mondo. “ma scende drasticamente dietro ai vicini d’oltralpe da Parigi ad Amsterdam a Londra, quando si valuta il sistema dei trasporti integrati dal punto di vista ambientale, a causa dell’alta percentuale di viaggiatori che scelgono di viaggiare in auto, soli (24.4%)”. Sono i mezzi privati, tanti, indisciplinati e impuniti, il grosso problema di Milano.

Una strada di Milano aggiunta a commento del post di Genitori Antismog sulla morte del piccolo Giacomo

Questo per parlare delle basi di una convivenza civile. Poi, nel caso il Comune di Milano dovesse decidere di farsi competente in materia, potrebbe informarsi su come sia facile, ed economicamente vantaggioso, rendere le strade migliori per tutti, salvaguardando la nostra sopravvivenza.

In memoria di Giacomo, e per una Milano migliore, l’Associazione Genitori Antrismog invita tutti alla marcia non competitiva “Stracarloporta” il 10 novembre, domenica.