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Aggiornato: 1 ora 35 min fa

Atelier Noway- NoUei (Udine)

Mer, 10/21/2020 - 19:00

L’atelier ospita persone con autismo, personalità complesse che nel laboratorio possono esprimere il loro talento nascosto.

Per vedere tutti i video degli atelier vai su: www.festivalarteirregolare.it

Atelier Noway-NoUei – Udine

Atelier Noway-NoUei di Udine: L’atelier ospita persone con autismo, personalità complesse che nel laboratorio possono esprimere il loro talento nascosto. Per vedere tutti i video degli atelier vai su: www.festivalarteirregolare.it

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

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Anche il cibo produce energia: frutta e verdura (VIDEO)

Mer, 10/21/2020 - 17:00
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Papa Francesco:”Sì alle unioni civili per coppie omosessuali”

Mer, 10/21/2020 - 16:55

“Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo.

A dirlo non è una persona qualsiasi, né un politico, ma Papa Francesco, nel corso di un documentario che lo vede protagonista, realizzato da Evgeny Afineevsky e presentato alla Festa del Cinema di Roma. Frasi che segnano il passo in un processo di apertura e rinnovamento della Chiesa fino a pochi anni fa impensabile. Una svolta evidentemente ben ponderata, vista la cornice “ufficiale” in cui si è deciso di comunicarla, che probabilmente comporterà disordini e scontri in seno a S. Pietro, tanto più che Bergoglio, nel corso del docufilm, si appella alle istituzioni italiane e internazionali affinché la parità dei diritti civili non si esaurisca in uno slogan, ma si traduca in legge: “Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo gli omosessuali godrebbero di una copertura legale”. Una svolta epocale, soprattutto considerato che gli attuali presidenti di paesi come Brasile, Ungheria e Russia, inclusi i politici nostrani di destra, Matteo Salvini e Giorgia Meloni in testa, ancora non sono in grado di pronunciare una frase come “le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia”, per quanto ovvia sia. La politica prenda esempio da un uomo di 83 anni in tunica bianca.

Covid-19, Cremona: le famiglie affittano un bus per mandare i figli a scuola in sicurezza

Mer, 10/21/2020 - 15:34

L’alternativa era un viaggio di 40 km e il cambio di due autobus pubblici e un treno. Allora 40 famiglie della provincia di Cremona si sono organizzate e hanno noleggiato un autobus privato – che viene a costare quanto il servizio pubblico, ma garantisce migliori condizioni di sicurezza – contribuendo anche al sostegno economico di un’attività in forte crisi, visto lo stop alle gite scolastiche e ai viaggi in generale.  

Paesini uniti contro il covid

Succede tra Calvatone, Tornata e Piadena, dove l’autobus si ferma per far salire i ragazzi diretti a Cremona. Nessun accavallamento tra scuole diverse, posti occupati all’80% per garantire il distanziamento e addirittura ogni studente ha assegnato sempre lo stesso posto. Il pullman effettuerà per tutto l’anno scolastico il servizio privatamente.

Comuni collaborativi

L’idea è venuta ad alcune famiglie di Tornata, che tra fine agosto e inizio di settembre, c’hanno visto lungo e si sono rivolti a una ditta di trasporti locali per un preventivo.

Grazie alla collaborazione fattiva dei Comuni interessati, Tornata e Calvatone in particolare, c’è stato un veloce supporto alle pratiche necessarie e si è informata la cittadinanza di questa opportunità. La notizia è arrivata a Piadena e via via molte famiglie hanno aderito. In tutto vengono trasportati 40 ragazzi delle scuole superiori, su un autobus omologato per 64.

Il tutto allo stesso costo

Il pullman preleva i ragazzi in punti raccolta precisi dei tre paesi, e li consegna con un unico viaggio a Cremona. In città, quattro fermate garantiscono a tutti pochi passi per sedersi ai banchi. Il tutto, per la precisione, a soli 3 euro in più rispetto all’abbonamento mensile ai mezzi pubblici.

Lombardia, cosa cambia con il coprifuoco (che divide la Lega)

India: torna lo smog e scatta l’allarme covid-19

Lombardia, cosa cambia con il coprifuoco (che divide la Lega)

Mer, 10/21/2020 - 14:16

Il coprifuoco in Lombardia è stato ufficializzato: da giovedì 22 ottobre al 13 novembre 2020 sarà vietato uscire dal proprio domicilio, dimora o residenza dalle 23 di sera alle 5 di mattina. Si potrà circolare solo per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, e casi d’urgenza legati alla salute. Per farlo, si dovrà esibire un’autocertificazione correttamente compilata. Il testo originario è stata integrato con una precisazione che chiarisce un punto riguardante la ristorazione: il cliente di un ristorante potrà muoversi dopo le 23 per recarsi presso il proprio domicilio, purché esca dal locale prima delle 23.

L’ordinanza, annunciata settimana scorsa ma firmata nella tarda mattinata di oggi, è stata emanata dalla regione Lombardia in concerto con il ministro della Salute Roberto Speranza, raccogliendo il favore pressoché unanime dei sindaci di capoluogo, dell’Anci, e dei rappresentanti di categoria, di qualunque schieramento politico. L’unico a opporsi è stato Matteo Salvini, leader della Lega, partito di cui fa parte il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Salvini prima si è detto sorpreso dal rigorismo del governatore e contrario al coprifuoco, poi, con una nota ufficiale, ha fatto retromarcia: “non ho stoppato nessuno, non interferisco nel lavoro del Presidente Fontana”.

In Lombardia c’è un’impennata di contagi, ricoveri e terapie intensive e questo prezzo non può essere pagato da Milano. Quando il virus si scatena in una grande città ha un effetto dirompente”, così il Sindaco di Milano Beppe Sala durante la diretta video del 20 ottobre. “In Lombardia non ci sono problemi, siamo in grado di gestire l’emergenza”, ha invece detto l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia Giulio Gallera in un’intervista a Repubblica nella quale rivendica ogni scelta fatta all’indomani della pandemia e non manca di dare una stoccata alle altre regioni: “Lazio e Campania sono messe peggio”. Mors tua vita mea, dicevano i latini, ma non nel bel mezzo di una pandemia.

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Un biberon in plastica è in grado di rilasciare 4 milioni di microplastiche per litro

Mer, 10/21/2020 - 13:38

I biberon di plastica? Rilasciano una media di 4 milioni di particelle di microplastiche ogni litro di latte in formula somministrato tramite i classici biberon in plastica. Lo ha misurato uno studio condotto dal John Boland del Trinity College di Dublino in Irlanda, che ha anche specificato che i biberon in polipropilene rappresentino quasi il 69% di tutti biberon disponibili sul mercato.

Come hanno condotto lo studio

L’analisi è stata condotta così. I ricercatori hanno pulito e sterilizzato biberon in polipropilene nuovi di zecca – l’usura potrebbe naturalmente aumentare le quantità di microplastiche rilasciate – e li hanno lasciati asciugare. Successivamente hanno versato acqua purificata riscaldata a 70° C, ovvero la temperatura raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la preparazione del latte artificiale. Dopo aver messo le bottiglie su uno shaker meccanico per un minuto, per imitare il processo manuale di miscelazione della formula, Boland e il suo team hanno filtrato l’acqua e l’hanno analizzata al microscopio. Hanno scoperto che le bottiglie stavano perdendo una media di 4 milioni di particelle di microplastica per litro nel latte ricostituito al loro interno, con un intervallo compreso tra 1 e 16 milioni di particelle per litro.

Una sorpresa

“Siamo rimasti sorpresi dalla quantità”, ha commentato Boland “sebbene, sulla base di ricerche condotte in precedenza, avevamo il sospetto che le quantità sarebbero state notevoli. Nessuno tuttavia si aspettava i livelli molto alti che abbiamo trovato”.

La perdita di microplastiche dipende dalla temperatura

I ricercatori hanno ripetuto i loro esperimenti utilizzando diverse gamme di temperature, e hanno avuto conferma che la dispersione delle particelle accelerava all’aumentare della temperatura. Era infatti già noto che plastica e calore mal si associano: è lo stesso motivo per cui le bottiglie d’acqua in plastica non possono essere conservate al sole o dentro le automobili sotto al sole, e per cui è sempre sconsigliato mettere oggetti in plastica in lavastoviglie e forni a micronde (o forni tradizionali: pensate alle tortiere in silicone, pur sempre un tipo di plastica).

Agitare la bottiglia completava il disastro

Agitare le bottiglie era naturalmente un altro motivo di aggravamento nella dispersione di microplastiche. Quindi si può dedurre che, se la migliore ipotesi è l’allattamento al seno, e al secondo posto abbiamo l’uso del biberon in vetro, con tettarella in caucciù naturale, la quantità di microplastiche rilasciate da un biberon in plastica può ridursi anche scegliendo il latte in formula ma non in polvere: quello liquido che non necessità di alte temperature né di scuotimento potrebbe insomma limitare il problema.

Molto meglio il vetro

Tuttavia le prime due opzioni – latte materno o biberon in vetro – sono altamente raccomandabili, perché “è raccomandabile sterilizzare i biberon e riscaldare il latte artificiale per distruggere i batteri potenzialmente dannosi. Batteri come la salmonella che potrebbero far più male delle microplastiche”, specifica Boland. “In alternativa, la formula potrebbe essere preparata in un contenitore separato, non di plastica, e poi trasferita tiepida in un biberon di plastica”.

È al momento ancora ignoto quale e quanti danni possa provocare all’organismo umano l’assunzione ripetuta di plastica. Sappiamo che ognuno di noi ne ingerisce – una microplastica alla volta – l’equivalente di un bancomat al giorno. E tanto meno sono note le conseguenze sulla salute in organismi così immaturi come i bebè nei primi 6 mesi di vita.

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Recovery Fund, Pediatri: “una parte dei fondi ai bambini”. Zampa: “Ci lavoriamo”

Mer, 10/21/2020 - 10:00

Cambiare in meglio dopo il coronavirus. Ma come ridisegnare il sistema di cure per l’infanzia in Italia, in una prospettiva di medio e lungo termine, con una visione non limitata ai servizi sanitari e tenendo presente lo scenario post pandemia? Ci hanno lavorato a lungo il Centro per la Salute del Bambino (CSB) e l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), che nel documento “Senza Confini”, presentato al 32° Congresso nazionale dell’ACP, provano a dare delle risposte.

1.200.000 bambini vivono in povertà assoluta

Nella proposta — indirizzata alla politica, agli operatori dei servizi, agli enti pubblici e privati e al Terzo Settore — “non si stravolge il sistema attuale, ma si vuole definirne i principi guida. Da troppo tempo l’infanzia e l’adolescenza, ma anche la fertilità, la maternità e la paternità, erano sparite dall’agenda della politica e dell’informazione”, spiega Federica Zanetto, presidente Acp. E alla povertà materiale ed educativa (in Italia 1.200.000 bambini vivono in povertà assoluta e 1 su 7 lascia prematuramente gli studi) si sono aggiunti gli effetti del lockdown, che hanno aumentato ulteriormente lo svantaggio di chi proviene da una situazione familiare sfavorevole.

L’appoggio del governo

La speranza è di poter fare affidamento sul Recovery Fund (o Next Generation Europe), perché quello sulle nuove generazioni è il più importante investimento sul futuro da fare. “Questo documento rappresenta per noi una straordinaria base di lavoro. Vogliamo studiarlo e capire come tradurlo per migliorare e integrare la rete di tutela intorno ai bambini, evitando cadute franose che si tradurrebbero in danni permanenti per la salute sia mentale che fisica dei futuri adulti. Apriremo un dialogo concreto tra Acp, Csb e Ministero, per trasformarlo in passi concreti”, così Sandra Zampa (nella foto in collegamento con il Congresso), sottosegretario al Ministero della Salute, intervenuta durante il Congresso.

Covid-19, vaccino antinfluenzale spray nei bambini: “Una scelta cieca”

Vivere senza rifiuti: zero waste come stile di vita

Mer, 10/21/2020 - 10:00

Una vita senza sprechi: la storia di Marianna, biologa marina, mamma e zero-waster, sempre alla ricerca di nuove soluzioni per vivere in maniera sostenibile.

TEDx Talks

Dal canale YouTube TEDx Talks: “Marianna Mea nasce a Roma nel 1979, ha vissuto ad Ancona, Brema (Germania) e Vienna (Austria), per poi trasferirsi a Napoli nel 2017. Biologa marina, con una grande passione per l’ambiente, lavora come project manager e divulgatrice scientifica. È sposata (con un biologo marino) e mamma di un bambino nato a Vienna nel 2016. L’amore per il mare e la natura l’hanno portata ad approfondire il tema dell’impronta ecologica di ogni individuo e a interessarsi sempre di più alla filosofia zero waste. È co-fondatrice della Rete Zero Waste, il movimento italiano che ha l’obiettivo di mettere in contatto coloro che vogliono vivere in maniera più sostenibile, e organizza incontri con scuole, associazioni culturali e ambientaliste per la promozione delle buone pratiche per una vita senza rifiuti. Nel 2017, come Rete Zero Waste e attivista WWF, vince il premio per la migliore azione organizzata dalle associazioni nell’ambito della Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti.

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I reducetariani: mangiare meno, mangiare meglio

Mer, 10/21/2020 - 08:00

I reducetariani sono persone che predicano la filosofia del #lessmeat (meno carne).
Una dieta del buonsenso nata da un’idea dello statunitense Brian Kateman che circa 4 anni fa, rivolgendosi a quanti hanno a cuore la salute propria e del mondo, ha lanciato questo nuovo regime alimentare con l’obiettivo di rendere il pianeta Terra più sostenibile.

Volete mangiare meno carne ma non riuscite a rinunciarvi del tutto? I reducetariani vi consigliano di andare per gradi: prima consumatela solo una volta al giorno, poi ogni due fino ad arrivare a mangiarla una sola volta a settimana così da farla diventare un’occasione e non un’abitudine. E non parliamo solo di carne rossa ma anche di carne bianca, formaggi e tutti gli alimenti di origine animale.

Aumentare poi il consumo di verdura e frutta – rigorosamente bio – renderà il cambio di dieta più semplice, vi farà sentire meglio non solo nel fisico, e la vostra coscienza ecologista ne trarrà grande beneficio.

La filosofia reducetariana richiede soprattutto una grande attenzione alla provenienza dei cibi: quella poca carne consumata deve arrivare da allevamenti non intensivi, le verdure meglio che siano da orti biodinamici o bio, e così via. L’attenzione è dunque alla qualità di quello che mangiamo e non solo alla quantità, così da ridurre in modo significativo l’impatto ambientale della nostra dieta.

Per iniziare Kateman propone di istituire un giorno senza carne, per esempio il lunedì. Il Meatless Monday può essere anche un altro giorno della settimana ma nei paesi anglosassoni il lunedì appare una buona soluzione, specie dopo il barbecue domenicale.
Secondo le stime del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, nel 2018 il consumatore medio americano avrà mangiato 222,2 chili tra carne rossa e pollame. Un record secondo Bloomberg. La previsione di un consumo record di alimenti di origine animale si affianca al calo dell’8,1% degli alimenti a base vegetale.

In Italia la situazione è ben diversa: secondo l’Osservatorio nazionale sui consumi delle carni di Agriumbria , il nostro Paese ne consuma meno di tutte le altre nazioni europee, con 79 kg pro capite contro i 109,8 kg della Danimarca.

Se al basso consumo di carne aggiungessimo anche una maggiore attenzione alla qualità e alla provenienza degli alimenti, potremmo definirci reducetariani perfetti.

Fonti:
https://lorenzovinci.it/magazine/recipe/chi-sono-i-reducetariani-il-reducetarianism-eat-lessmeat/
https://reducetarian.org/
http://www.tuttoebello.it/brian-kateman-ne-vegano-ne-vegetariano-il-futuro-e-riducetariano/
http://www.greenstyle.it/dieta-reducetariana-cose-e-come-funziona-220798.html
https://www.unaitalia.com/nel-2018-per-gli-americani-record-di-consumi-di-carne-e-pollame-negli-usa/
http://www.agriumbria.eu/

Tutti contro Johnson | Torna l’autocertificazione in Campania | Chiara Ferragni: «La mascherina fa la differenza»

Mer, 10/21/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Crisanti e il piano-tamponi: «Il governo non mi ha ascoltato, le chiusure potevano essere evitate»;

Il Giornale: Lo scenario sui ricoveri “C’è gente in ospedale che può stare a casa”;

Il Manifesto: Gestione dell’emergenza scriteriata. Tutti contro Johnson;

Il Mattino: Torna l’autocertificazione in Campania e la riapertura delle scuole è in dubbio. Cento soldati dell’Esercito per i controlli;

Il Messaggero: Chiara Ferragni: «La mascherina fa la differenza» Salvini: «Conte parla con Fedez, non con me»​;

Ilsole24ore: Assegno unico alle famiglie: da 50 a 250 euro al mese per 12 milioni di under 21 – Conte: «Primo tassello della riforma fiscale»;

Il Fatto Quotidiano: Gimbe: “Misure troppo deboli rispetto ai dati. Inseguire il virus spingerà verso il lockdown”. Pregliasco: “A Milano restrizioni insufficienti”;

La Repubblica: Piemonte, weekend senza centri commerciali;

Leggo: Elezioni comunali Roma 2021, il centrodestra punta su Guido Bertolaso come sindaco;

Tgcom24: Premiati Cavalieri da Mattarella i tre medici che intervennero a Vo’ quando era zona rossa;

Ossimoro romano: il banco vegano all’ex mattatoio (VIDEO)

Mar, 10/20/2020 - 21:00

Nel video di Simona Belotti il nostro inviato Alessandro Ribaldi intervista Barbara, proprietaria di un banco vegano al mercato romano di Testaccio. Poi interviste ai passanti sulla dieta vegana. Sappiamo tutti cos’è il tofu?

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Un Barbara è una mamma di poco più quarant’anni che nella sua vita ha sempre adottato uno stile di vita in grado di essere quanto mai in sintonia con il mondo animale. L’abbiamo intervistata.

Chi è Barbara

Vegetariana (quasi) dalla nascita, 7 anni fa decide di abbandonare anche latticini, miele e uova, di adottare una dieta vegana e diventare, come si dice, vegan. Trasformare il suo approccio alla vita e alimentare in un lavoro è il passo successivo. Nel 2015 apre un banco 100% vegano e diventa imprenditrice di se stessa. Non è però il solito negozietto che vuole cavalcare l’onda lunga dell’interesse su uno stile alimentare sempre più diffuso, ma un vero e proprio banco, all’interno di un mercato di Roma a Testaccio, in uno dei rioni più popolari della Capitale.

Il Mercato del Testaccio

Un mercato, quello testaccino, da sempre animato dalla stessa gente del quartiere, sinonimo di cultura romana e romanesca. Tra pescivendoli e macellai vedere spuntare una donna che vende tofu, seitan, tempeh e soia è quindi un qualcosa che sorprende e, per chi ha una testa un po’ troppo tradizionale, può anche scioccare. «La scelta di aprire questa attività in un posto così è voluta – spiega Barbara –volevo stare su strada, in mezzo alla gente, per far capire alle persone che i prodotti vegan non sono cari e possono essere molto più fruibili di quanto si pensi. Inoltre Testaccio è il quartiere dove fino al 1975 sorgeva il mattatoio e il mio obiettivo è poter irrompere in una zona dal mio punto di vista molto triste».

L’impatto del Banco vegan

La partenza non è stata delle migliori. «Nella prima fase della mia attività – racconta – più che irrompere forse sarebbe stato più giusto dire che sono riuscita a rompere». I rapporti infatti con gli altri banchi non sono stati idilliaci, per usare un eufemismo, e qualche tensione bisogna ammettere che c’è stata (soprattutto conseguentemente alla diffusione di volantini dove si denunciava i maltrattamenti animali). Ora però tutto sembra passato o, se non è passato, non interessa più alla protagonista di questa storia. Il suo obiettivo è infatti riuscire a far diventare l’Italia un paese meno tradizionalista e far capire che l’alimentazione vegan può essere pulita, giusta e sana. «La strada da fare – continua Barbara – è lunga, ma non nascondo la soddisfazione di avere tra le mie clienti signore che si sono avvicinate solo per curiosità. Ora con loro mi ci scambio le ricette e mi dicono che si sentono meglio e più in salute».

Vegani “rompiscatole”?

I vegani tendenzialmente amano fare proselitismo. È vero, lo fanno perché sono rompiscatole. Sono loro stessi a dirlo, senza vergognarsi. Rimanere zitti, dopo aver scoperto di avere una coscienza che fa i conti ogni giorno con il disinteresse totale che c’è sui diritti degli animali, d’altronde non è facile. «Io non ce l’ho con le persone che non fanno la mia scelta – aggiunge ancora la commerciante – a me sta solo a cuore la sorte degli ultimi della terra».

Il mondo animale, nell’ultimo tempo, sembra inoltre essere diventato “amico” della grande distribuzione. Noti marchi che hanno sempre commercializzato prodotti alimentari di origine animale, come latte, dolci, yogurt e biscotti, propongo alternative vegan. Una sovraesposizione che può aiutare a sensibilizzare sul tema? «No, non c’è nulla di genuino in questa tendenza. Quella V verde è usata male, pensate l’ho vista anche su una mela! Ma poi secondo voi un marchio che produce latte vaccino e poi improvvisamente decide di offrire un’alternativa di soia lo fa per etica o per marketing?». La risposta sembra effettivamente scontata. Non serve essere un economista per capire che i soldi di quella bevanda vegan andranno anche ad alimentare stalle, sfruttamento e violenza.

«Poi c’è un altro aspetto da considerare – conclude Barbara – i prodotti vegan della grande distribuzione sono pessimi. Io nel mio piccolo cerco di offrire alimenti di qualità e biologici. Perché non è vero che il tofu e il seitan sono cattivi». Di cattivo, dalle parti di Testaccio, ci sono solo sono i pregiudizi di chi vede in questa donna una nemica o una minaccia. Al contrario dovrebbe essere considerata un punto di vista differente o una nuova possibilità per fermarsi e mettersi a pensare. Perché almeno pensando non è mai morto nessuno.

Officina dell’arte – Pordenone

Mar, 10/20/2020 - 19:00

Nel video il direttore Davide Del Luca ci parla dell’Officina dell’arte dedicata a persone con autismo adulte.

Officina dell'arte – Pordenone

Centro lavorativo della Fondazione Bambini e Autismo onlus, nel video il direttore Davide Del Luca ci parla dell'Officina dell'arte dedicata a persone con autismo adulte.

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 2 ottobre 2020 Jacopo Fo

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Jacopo Fo presenta il V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare

Scoperta figura di un gatto di 37 metri a Nazca

Mar, 10/20/2020 - 17:00

Gli archeologi hanno rivelato l’esistenza di un disegno monumentale, disegnato nel deserto di Nazca, in Perù, più di duemila anni fa. Il ritrovamento di questo gatto lungo 37 metri è avvenuto durante i lavori di manutenzione di una collina che offre un punto di vista naturale sul sito classificato come patrimonio mondiale dell’UNESCO.

I tesori del deserto di Nazca

Il deserto di Nazca non smette mai di rivelare i suoi tesori. Un gatto di 37 metri di lunghezza è apparso sui fianchi di una collina in questo sito peruviano durante i lavori di manutenzione dell’area.  Il fianco della collina è stato fino ad ora utilizzato come punto panoramico naturale per ammirare le centinaia di forme umane, animali e astratte che adornano le valli di Nazca e Palpa, 400 chilometri a sud di Lima.

Composte da centinaia di figure, alcune delle quali visibili solo dal cielo, le Linee di Nazca sono state realizzate dai nostri progenitori per sottrazione di terra e rocce. Sono patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1994.

Un gatto disegnato più di duemila anni fa

“La figura era appena visibile ed era sul punto di scomparire perché si trova su un pendio abbastanza ripido, soggetto agli effetti dell’erosione naturale”, ha scritto il Ministero della Cultura peruviano in un comunicato stampa. “Il disegno è stato ripulito e restaurato. Rivela una silhouette felina con un corpo di profilo e la testa rivolta in avanti “ , ha descritto la dichiarazione.

En medio de los trabajos de remodelación que se vienen realizando en el Mirador Natural, en la Pampa de Nasca, se logró identificar un nuevo geoglifo figurativo, -correspondiente a un felino-, que había sido dibujado en una de las laderas de esta colina.https://t.co/vjhiQLMF55

— Ministerio Cultura (@MinCulturaPe) October 15, 2020

Più antica delle famose rappresentazioni della scimmia, del ragno e dell’uccello, la figura del gatto risale a un periodo precedente alla cultura di Nazca, essa stessa all’origine della maggior parte delle figure conosciute fino ad oggi, secondo gli archeologi. Johnny Isla, capo degli archeologi del sito, intervistato dall’agenzia EFE , ritiene che il gatto appena scoperto sia opera del Paracas.  Vale a dire una civiltà vissuta tra il 500 avanti Cristo e l’anno 200 dopo Cristo.

“Realizzato da esseri umani, per gli esseri umani”

I disegni di Nazca sono state riscoperti dagli archeologi nella prima metà del XX secolo ma il loro significato non è ancora chiaro. “Una cosa è certa, erano legati all’acqua e alla fertilità”, dice Johnny Isla. La maggior parte sono visibili solo dal cielo: gli archeologi deducono che i disegni della civiltà Nazca fossero destinati ad alcune divinità.

“Ma questi nuovi disegni più piccoli, che appaiono in gruppi, inducono una concezione diversa: sono stati fatti per essere visti dalle persone”.

Mentre le figure della cultura di Nazca sono state realizzate “dagli esseri umani per gli dei”, quelle dei Paracas sembrano quindi essere state disegnate “dagli esseri umani, per gli esseri umani”.

Foto di copertina: Ministero della Cultura del Perù. Il gatto di Nazca

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Covid-19, “Lasciate aperte le scuole. La vera emergenza è la violenza sui bambini”

Mar, 10/20/2020 - 16:00

Tra le conseguenze di covid-19 e delle chiusure di scuole e attività, compreso il mancato accesso a cure e controlli, c’è anche la violenza sui minori, nuove povertà, più isolamento, regressi scolastici, diagnosi mancate. Ma di questo ci si occupa molto poco, a vantaggio di altre problematiche, talvolta enfatizzate senza una reale motivazione scientifica. Se ne è parlato al 32° Congresso Acp, che quest’anno ha ospitato esperti nazionali e internazionali, invitati a un confronto a tema covid-19.

Traumi da abuso decuplicati nel lockdown: è questa la pandemia

Si è parlato tanto della sindrome iper-infiammatoria, rara complicanza di covid-19, ma ha coinvolto e coinvolge pochissimi* bambini rispetto a chi è maltrattato. Al contrario, abbiamo dati** decuplicati sui bambini con trauma cranico da abuso”, ha detto Costantino Panza, pediatra di famiglia, coordinatore delle Pagine elettroniche di Quaderni ACP.

Dobbiamo anche tenere a mente che stare a casa da scuola significa per molti bambini rinunciare all’unico pasto completo, ed essere esposti alle difficoltà psicologiche e allo stress degli adulti”, ha aggiunto Federica Zanetto, presidente Acp.

Perry Klass: “Tra i bimbi morti di covid-19, il 45% era ispanico e il 29% afroamericano”

L’emergenza covid-19 negli Stati Uniti ha determinato una perdita dei progressi educativi nei bimbi con disabilità dello sviluppo e stress estremo per le famiglie colpite da malattie, perdita del lavoro, povertà e insicurezza abitativa”, ha detto nel suo intervento Perri Klass, star internazionale della pediatria e opinionista del New York Times, ricordando che i bambini hanno rappresentato solo il 10% di tutti i casi di covid-19 negli Stati Uniti. “Con oltre 200mila decessi da covid-19, ricercatori e medici ancora non si capacitano che i decessi tra i minori siano stati solo 100. I bambini hanno molte più probabilità di morire per omicidi, annegamento o ustioni”.

Significativo che, tra i bimbi morti di covid-19,il 45% fosse ispanico e il 29% afroamericano: i loro genitori sono più spesso lavoratori essenziali e vulnerabili, le famiglie vivono in povertà e senza accesso garantito all’assistenza sanitaria, e hanno sottostanti disparità di salute come l’obesità”. Insomma, anche dagli Usa, abbiamo dati a conferma della bassa incidenza di covid-19 nei bambini: cosa che rende le scuole tendenzialmente più sicure rispetto ad altri luoghi di aggregazione. Allo stesso tempo, le conseguenze delle chiusure prolungate degli istituti scolastici portano danni certi. 

Angel Carrasco: “A Madrid un forte aumento delle ustioni non accidentali tra i bambini”

Il lockdown è iniziato da noi il 15 marzo ed è stato particolarmente duro per i bambini”, racconta Angel Carrasco, Presidente della Confederazione Europea delle cure primarie pediatriche a Madrid. “Anche noi abbiamo contato un significativo aumento delle lesioni non accidentali tra i minori, specialmente ustioni”. Ora, anche la Spagna affronta una pesantissima seconda ondata, che coinvolge però soprattutto giovani adulti. Nell’ultimo mese, i bambini (0-14 anni) sono stati circa il 10% dei casi totali, 2/3 dei quali sopra i 5 anni. “La pandemia più grave è l’aumento della povertà nelle fasce deboli, l’aumento della violenza sui bambini, la mancanza di follow up per quei bambini con malattie croniche, ma anche la mancanza di controlli di base adeguati, che potranno portare a un aumento delle malattie croniche non diagnosticate”, continua Carrasco.

Nella seconda ondata, in Spagna, la gestione non è migliorata. Riaprire tutto, dopo il lockdown, è stato un enorme errore. Ma siamo sicuri di una cosa: le scuole avevano bisogno di riaprire e devono restare aperte. La scuola è importante per tutti e per i bimbi vulnerabili in particolare. Le scuole bene organizzate non hanno prodotto grandi focolai: questo è ciò che vediamo. Gli adulti e i giovani adulti, nelle università e nella movida, sono il problema. Le scuole no. Quello che serve sono più risorse: abbiamo pochi servizi e poco personale, come in Italia”.

Costantino Panza: “La corsa italiana ai vaccini non è razionale”

Siamo sottoposti a un vortice di informazioni riguardo covid-19 e questo non danneggia solo l’opinione pubblica e il diritto del singolo a formarsi una opinione sostenuta da fatti, ma danneggia anche medici e pediatri, messi sottopressione dalle richieste dei pazienti.

La notizia che vaccinarsi contro l’influenza possa aiutare i bambini contro il nuovo coronavirus è stata distorta. Si tratta solo di un’ipotesi, non avvalorata, ma dal condizionale, diversi titoli della stampa italiana, sono passati alla certezza”, ha ricordato Panza. “Inoltre, se leggiamo quell’ormai celebre articolo, fino in fondo, scopriamo anche conflitti di interesse discreti e impegnativi. Non significa che lo studio non abbia valore, ma ci aiuta a inquadrare”. L’attuale corsa ai vaccini antinfluenzali nei bambini sani è dunque una corsa parzialmente irrazionale e non supportata a pieno, come Acp ha ribadito più volte.

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Cashback, come riavere 3.300 euro dallo shopping

Mar, 10/20/2020 - 13:49

Solo per il periodo sperimentale, ovvero dicembre, la soglia minima di operazioni da effettuare per avere un rimborso è di 10 pagamenti da massimo 150 euro l’uno, basta che si tratti di pagamenti con bancomat o carte. Lo prevede la bozza del decreto attuativo del piano del governo per la lotta all’evasione e gli incentivi alla diffusione dei pagamenti digitali, meglio nota come operazione “cashback”, ovvero rimborso. In seguito, per partecipare al programma serviranno minimo 50 transazioni a semestre. Previsti due super premi da 1.500 euro per i primi 100mila aderenti che totalizzeranno il maggior numero di pagamenti digitali.

Come funziona

Rimborso che sarà al 10% su un tetto di spesa complessiva di 1.500 euro al mese (il rimborso massimo raggiungile è di 3.300 euro in un anno) e come detto è legato all’uso dei pagamenti elettronici. Si parte il 1 dicembre, con appunto sole 10 operazioni, il cui importo singolo non dovrà superare i 150 euro.

Da gennaio poi, per partecipare al programma serviranno minimo 50 transazioni a semestre. Saranno previsti due super premi da 1.500 euro per i primi 100mila aderenti che totalizzeranno il maggior numero di pagamenti digitali. I primi rimborsi arriveranno super veloci: saranno addebitati sul conto corrente già entro il 28 febbraio 2021.

Dove iscriversi

Prima di tutto è necessario essere maggiorenni, scaricare la app “Io” della pubblica amministrazione o su eventuali altri sistemi messi a disposizione dagli operatori convenzionati con “PagoPa”, il sistema dei pagamenti a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi in Italia, e fornire il proprio codice fiscale, gli estremi di una o più carte e l’Iban, perché i rimborsi arriveranno direttamente, come detto, sul nostro conto corrente.

Il programma partirà dai pagamenti di dicembre, che saranno oggetto di un rimborso ad hoc a febbraio, e prevede nuovi premi ogni sei mesi. L’adesione sarà «volontaria» e in ogni momento ci si potrà cancellare, perdendo però i punti accumulati. Una volta iscritti sulla piattaforma i pagamenti con carte e sistemi digitali saranno registrati per il calcolo del rimborso e per partecipare al premio speciale (super premio) per chi usa di più le carte.

Altri requisiti: essere maggiorenni residenti in Italia, e dichiarare che le carte registrate vengono utilizzate solo per acquisti al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione.

La lotteria

Oltre ai 3.300 euro che potremmo riavere indietro dagli acquisti fatti con pagamenti elettronici, ci sarà anche la cosiddetta “lotteria degli scontrini”: a estrazione, ci saranno premi settimanali e un super premio finale da 50 milioni di euro (primo premio 5 milioni). Ad essere estratto sarà il codice dello scontrino elettronico.

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India: torna lo smog e scatta l’allarme covid-19

Mar, 10/20/2020 - 12:41

Con l’inverno si alzano ovunque i livelli di smog e, soprattutto nelle grandi metropoli, la cosa preoccupa gli esperti, dopo le conferme che hanno legato i livelli di pm10 e 2,5 all’aumento dei contagi, e soprattutto all’aggravarsi dei sintomi più comuni di covid-19.

Uno dei sintomi più comuni dei casi gravi di coronavirus è la difficoltà respiratoria. E i medici dicono che se l’aria diventa improvvisamente più tossica, più persone che vengono infettate dal virus potrebbero finire in ospedale o morire. “Se due persone sparano ai polmoni, allora ovviamente i polmoni avranno più problemi”, sono state le parole scelte da Arvind Kumar nel parlarne al New York Times. Chirurgo toracico e fondatore della Lung Care Foundation a Nuova Delhi, Kumar fa parte di un gruppo di lavoro che tenta di sensibilizzare sui problemi respiratori.

Cosa sappiamo sul legame smog-covid

Uno studio condotto dalla Harvard University ha mostrato che ad ogni aumento di un solo microgrammo per metro cubo di PM 2.5 si correla un aumento dell’8% della mortalità di covid-19. 

Una seconda ricerca firmata University of Cambridge aveva confermato la relazione diretta tra la gravità delle reazioni al virus e l’esposizione agli inquinanti atmosferici, inclusi l’ossido di azoto e l’ozono derivato dalla combustione delle auto. Tra gli autori, l’italiano Marco Travaglio, che ha commentato alla BBC: “Questi inquinanti possono anche causare una risposta infiammatoria persistente e aumentare il rischio di infezione da virus che colpiscono le vie respiratorie”. Come noto, l’Italia – non solo la Pianura Padana – è in testa ai Paesi più inquinati d’Europa.

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Occhi insanguinati: la ricetta dolce per Halloween

Mar, 10/20/2020 - 10:00

Dal canale YouTube GialloZafferano ecco una ricetta che non può mancare sulla nostra tavola durante la sera Halloween: praline di ricotta coperte di cioccolato e decorate in modo tale da sembrare viscidi occhi!

Fonte: GialloZafferano

Cosa serve per 30 occhi:

  • 400 gr cioccolato bianco;
  • 300 gr ricotta;
  • 100 gr biscotti secchi.

Per decorare:

  • 30 confetti di cioccolato;
  • 60 gr cioccolato fondente;
  • un albume;
  • colorante alimentare rosso;
  • 150 gr zucchero a velo.

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Hai voluto la bicicletta? Pedala!

Mar, 10/20/2020 - 08:00

E’ passato ormai più di un decennio da quando, grazie a un progetto nato dall’inventiva di due tecnici francesi in collaborazione con un eclettico imprenditore americano appassionato di fitness, ha visto la luce la prima palestra al mondo dove l’energia elettrica viene prodotta dallo stesso movimento muscolare di chi si allena.
Stiamo parlando della California Fitness di Hong Kong, che nel 2007 con il suo progetto “Powered by YOU” modificò il detto “no pain, no gain” (“senza fatica, nessun risultato”) nel motto “no pain, no power” (senza fatica, niente energia).

Da allora progetti simili si sono moltiplicati e diffusi in tutto il mondo, e la pedalata sulla cyclette o la corsa sul tapis roulant riescono a generare ben più della fioca luce prodotta dai primi prototipi.

Oggi iniziative come quella di “Green Heart”, un piccolo centro fitness all’aperto installato dalla pioneristica The Great Outdoor Gym qualche anno fa nel cuore di un parco di Hill (Londra), non fanno ormai quasi più notizia: utilizzare cyclette e attrezzi ginnici e contemporaneamente generare energia pulita, nel solo Regno Unito è oggi possibile in qualche centinaio di spazi all’aperto. E anche lo “Street workout”, la nuova tendenza del fitness di strada, trova un prezioso alleato nel desiderio di contribuire a “creare” energia sfruttando la propria fatica.

Se poi vogliamo fare un viaggio virtuale all’interno degli impianti sportivi dove si è imposta l’alleanza tra sudore ed energia, non possiamo non partire dalla prima palestra “verde” in Europa, la Green Gym di Berlino, la cui “conversione” al green e la nascita di “WATTs take away”, risale al 1 ottobre 2009. Lì, secondo il progetto del suo ideatore René Eick, le cyclette opportunamente modificate accumulano l’energia prodotta che, rimessa a disposizione dei clienti, serve a ricaricare cellulari e ipod.

La prima palestra completamente a impatto zero si trova invece negli Stati Uniti, a Seattle: accanto alle “classiche” fonti energetiche da rinnovabili, per produrre energia elettrica la Green Microgym sfrutta il principio della “human dinamo”, quel meccanismo che conosciamo bene e che ci permette di accendere il fanalino della bicicletta. Cyclette, bici per lo spinning e attrezzi cardio vengono collegati a piccoli generatori di energia, energia che viene poi utilizzata dalla struttura per il funzionamento dell’impianto sportivo, e dagli stessi “utenti-produttori” per ascoltare musica, guardare video e ricaricare i propri device.

Le potenzialità della pedalata come motore per la produzione di energia non possono certo rimanere confinate nel mondo del fitness: è infatti partendo dai principi fisici descritti sopra che nel 2015 il filantropo indo-americano Manoj Bhargava, fondatore di “Billions in Change”, ha creato “Free Electric”, una specie di bicicletta – meglio sarebbe dire “una macchina a pedali” – che permette, con un’ora di “energia umana”, di fornire elettricità sufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero di una famiglia. “Miliardi di persone vivono senza luce. Noi portiamo loro una fonte affidabile di elettricità, senza costi di carburante e senza inquinamento”: questo lo slogan del movimento che per ora ha messo a disposizione la Free Electric per il mercato dell’India.

Come si diceva, in questi ultimi anni esempi come quelli qui descritti si sono moltiplicati in modo esponenziale, e gli attrezzi per il fitness che siano anche generatori di energia non sono più “mosche bianche”.

Chissà se i fisici dell’800, quando enunciarono il primo principio della termodinamica, “l’energia non si crea e non si distrugge, si trasforma”, avrebbero potuto immaginare che due secoli dopo la conservazione del nostro pianeta avrebbe potuto passare anche attraverso una bicicletta?

Fumetto di Giovanni Guida sulle meraviglie dell’energia cinetica prodotta dalle biciclette, con cui ci si potrebbero alimentare le decorazioni natalizie.

Plastic e sugar tax a luglio | Proroga del Bonus facciate | Usa oltre 220 mila vittime | Biden avanti anche negli Stati “rossi”

Mar, 10/20/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La Lombardia chiede il coprifuoco dalle 23 alle 5: ok del governo. Previsto un balzo dei ricoveri, a Milano riapre l’ospedale alla Fiera;

Il Giornale: Cosa si sa del vaccino cinese? Ecco i “segreti” dell’antidoto;

Il Manifesto: Torna il Movimiento al socialismo e si riprende la Bolivia;

Il Mattino: Usa, Biden è avanti anche negli Stati “rossi”;

Il Messaggero: ​Bonus facciate, c’è la proroga ma è giallo sui tempi del 110%;

Ilsole24ore: Proroga dei bonus lavori 65 e 50%. Plastic e sugar tax a luglio – Superbonus 110%, la guida per fare i lavori in casa a costo zero – Le novità sui lavori «trainanti» e quelli «trainati»;

Il Fatto Quotidiano: In Uk oltre 18mila contagi. 4mila in Germania, Francia 13mila. Brigitte Macron in isolamento. Belgio: “Non controlliamo più la situazione”;

La Repubblica: Usa oltre le 220 mila vittime. In Irlanda torna il lockdown: è il primo Paese in Ue;

Leggo: Terremoto, violenta scossa in Alaska: è allerta tsunami;

Tgcom24: Gualtieri: “Nel 2021 da Manovra e decreti 70 miliardi per la ripresa | Mes? Posizioni diverse, confronto duro in maggioranza” ;

Scuola, innovazione e ambiente

Lun, 10/19/2020 - 21:00

Qui ragazzi tra i 14 e i 16 anni imparano, tra le altre cose, anche la riparazione dei motori e l’installazione dei kit per il retrofit elettrico.

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