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Aggiornato: 8 min 11 sec fa

Auto, i crash test saranno più severi

Mer, 06/17/2020 - 08:15

Ogni 2 anni l’European New Car Assessment Programme rende più severi i suoi standard e i test di sicurezza sulle auto. Quest’anno, in particolare, i crash test saranno più rigidi nel verificare il grado di protezione degli occupanti in caso di incidenti, l’efficacia dei sistemi di assistenza alla guida e gli automatismi che si attivano nella fase di post-crash.

Il tipo di incidenti che in Europa si verifica maggiormente è lo scontro tra veicoli che procedono ad alta velocità in senso opposto. Nel crash test simulato dall’Euro NCAP l’auto utilizzata procede a 50 km orari e si scontra contro una barriera in movimento. Le novità consistono proprio nell’adozione di questa barriera mobile al posto di una barriera deformabile ancorata al terreno.

La simulazione viene condotta utilizzando come passeggeri manichini dalle sembianze adulte posizionati anteriormente. Tecnicamente, si chiamano Thor, acronimo che sta per “Test device for Human Occupant Restraint”: si tratta di manichini molto realistici, i più evoluti tra quelli utilizzati allo scopo, dotati di colonna vertebrale e bacino che rispondono quasi come quelli umani alle sollecitazioni e impreziositi da un numero elevato di sensori, utili a comprendere le conseguenze di uno scontro sul viso di una persona.
L’obiettivo del test è comprendere come si propaga l’energia dopo lo scontro e quanto il veicolo riesca a contenere la deformazione, in particolare dell’abitacolo, a tutela dei passeggeri.

Altra verifica rigida sarà quella delle conseguenze di un eventuale impatto laterale causato da vetture in arrivo a velocità sostenuta. Nella classifica degli incidenti per numero di morti e feriti gravi questo tipo è al secondo posto.

Il test misura l’efficacia dell’airbag centrale anteriore e analizza l’interazione tra i passeggeri seduti davanti al momento dell’impatto. L’airbag può rivelarsi utilissimo nella riduzione dei danni derivanti dallo scontro tra le teste dei passeggeri; le auto che lo possiedono non sono ancora molte e avranno un punteggio più alto nei test di sicurezza.

Infine, la guida assistita. I test saranno più precisi e valuteranno la reazione del veicolo in caso di improvvisa presenza di pedoni durante una retromarcia o durante la svolta ad un incrocio. Sarà testata anche la reazione dei sistemi automatici nell’eventualità di un calo di attenzione da parte del guidatore – stanchezza o distrazione – e si valuterà positivamente la presenza e l’efficacia dei sistemi di sicurezza post-crash, che entrano in funzione da soli qualora, a seguito di una collisione, gli occupanti del veicolo non sono in grado di chiamare i soccorsi: dal veicolo stesso una eCall (chiamata di emergenza) darà l’allarme al posto delle persone coinvolte.

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Il ritorno del calcio è un caso politico | Un golpe in Corea del Nord? | Trump: “La stretta al collo sarà vietata”;

Mer, 06/17/2020 - 06:25

llsole24ore: Turismo, prove di ripartenza: attivati voli con 12 Paesi europei – L’Italia perde 31 mln di turisti stranieri – Aeroporti: 25 sono aperti, ma Linate resta chiuso – Voli: voucher sì, rimborsi no;

Il Mattino: Cinema aperti, ma la partenza è un flop: il film più visto incassa soltanto 1.300 euro. Fase 3, dai viaggi all’estero a discoteche e cinema: cosa si può fare ora Bambini e lockdown, lo studio: «Disagio per 65% degli under 6»;

La Repubblica: Il ritorno del calcio è un caso politico: scontro con Spadafora sulla quarantena soft;

Tgcom24: I RISULTATI DI UNO STUDIO INGLESE “Un farmaco steroideo può ridurre di un terzo la mortalità dei casi Covid“;

Il Fatto Quotidiano: Dopo le proteste di piazza Trump riforma la polizia. Firmato l’ordine: “La stretta al collo sarà vietata”;

Corriere della Sera: Parla la donna che accusa Massari: «Pensavo di morire, il suo ghigno mi terrorizzava» Mediaset sospende il cronista;

Leggo: «Il boss Zagaria scarcerato per un errore nella mail», l’ammissione dell’ex direttore del Dap;

Il Manifesto: Torturata in cella, si toglie la vita l’attivista Lgbtqi+ Sarah Hijazi;

Il Giornale: Un golpe in Corea del Nord? I cambi di equilibri e il ruolo della sorella;

Il Messaggero: Cina, Pechino chiude tutte le scuole. Il livello di allerta passa da tre a due. Pechino, 46 contagiati nel più grande mercato della città: via alla disinfestazione, isolate le zone vicine Cina, a Pechino primo caso di coronavirus dopo 56 giorni. In tutto il Paese 11 nuovi contagi (importati);

Una medicina finta è meglio di una sbagliata!

Mar, 06/16/2020 - 20:00

“La sperimentazione scientifica ci dice che l’effetto delle medicine dipende in parte dalla suggestione. Anche le medicine finte hanno infatti effetti positivi su una percentuale considerevole di malati.

Ovviamente si parla di malanni non gravi. D’altra parte molti medici prescrivono medicine anche prima di essere certi della malattia da curare. Il che provoca migliaia di errori terapeutici che a volte hanno effetti gravemente nocivi.

Jacopo Fo – People For Planet

Il sistema sanitario tedesco sanziona i medici che prescrivono cure senza avere analisi e accertamenti che permettano una diagnosi ragionevolmente sicura. L’80% dei medici quindi prescrive medicamenti placebo in attesa di accertamenti clinici. Queste cure finte non danno rischi e spesso procurano benefici.”

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Notte prima degli esami, con la chitarra guardando Piazza Navona

Mar, 06/16/2020 - 19:30

Il chitarrista (e maturando) Jacopo Mastrangelo suona su piazza Navona. Ci aveva abituato alle sue performance durante il lockdown, ora ha scritto che lui e suo padre Fabio non potevano non dedicare un pezzo a chi farà la maturità quest’anno.

Sul loro canale Youtube i due mandano una dedica: “In bocca al lupo a tutti i ragazzi che affrontano questa prova ed un saluto ai compagni di classe di Jacopo che sono venuti tutti in Piazza Navona per per la cena di maturità, insieme tra i vicoli di una Roma diversa, in questa quasi estate cosí diversa, in una unica indimenticabile, incredibile “notte prima degli esami”. Dedicata a tutti quelli che hanno avuto una notte prima degli esami, da Giovanni Gentile in poi. Fabio maturità 1979 – Jacopo maturità 2020

Fonte YouTube Jacopo e Fabio Mastrangelo

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Il giallo dei soldi dal Venezuela al Movimento 5 Stelle

Mar, 06/16/2020 - 18:00

Da ieri i giornali italiani sono pieni della notizia “scoop” del giornale spagnolo ABC secondo cui il Venezuela nel 2010 avrebbe inviato 3,5 milioni di euro a Gianroberto Casaleggio, tra i fondatori con Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle che 10 anni fa stava facendo i primi passi sulla scena politica italiana.

Ma l’autenticità del documento esibito da ABC è perlomeno sospetta, anzi sembra proprio un “pezzotto”.

Lo “scoop” del giornale ABC”

Questa la traduzione del “lancio” pubblicato da ABC:

Il Chavismo ha donato 3,5 milioni di euro al Movimento 5 Stelle.

L’allora ministro degli Esteri Nicolás Maduro autorizzò la consegna segreta del denaro attraverso una borsa diplomatica. Nel 2010, Nicolás Maduro, allora ministro degli Esteri venezuelano, ha autorizzato l’invio di una valigia con 3,5 milioni di euro in contanti a Milano per finanziare il Movimento 5 Stelle, nato un anno prima e ora al potere in Italia.

Gianroberto Casaleggio, cofondatore con Beppe Grillo dell’M5S era il destinatario del denaro, inviato in segreto attraverso una borsa diplomatica

Il denaro venezuelano è arrivato in Argentina, Bolivia, Cuba e Italia, tra gli altri, per finanziare movimenti politici e governi legati al Chavismo.

Il video racconto di ABC

Al “lancio” ABC, un giornale della estrema destra conservatrice e monarchica spagnola, affianca un video racconto che potete vedere qui

El chavismo entregó 3,5 millones de euros al Movimiento 5 Estrellas en Videos

Lo “scoop” si baserebbe su un documento riservato dei servizi segreti venezuelani di cui il giornale sarebbe entrato in possesso.

Il testo del documento attribuito all’intelligence del Venezuela

Nel documento pubblicato da ABC è scritto che “…fu inviata una valigetta con 3,5 milioni in contanti” “invio avallato dallo stesso ministro Nicolas Maduro” (attualmente presidente del Venezuela) “la destinazione del denaro è per un cittadino italiano di nome Gianroberto Casaleggio” “promotore di un movimento di sinistra e anticapitalista della Repubblica italiana” “questo potrebbe tradursi in un problema diplomatico tra i nostri paesi”

Un documento pieno di errori

Il documento attribuito all’intelligence venezuelana appare però pieno di errori grossolani. Sono i dettagli ad alimentare il sospetto che il documento pubblicato da ABC possa essere falso.

Secondo esperti citati dall’agenzia Nova ci sono almeno 3 errori marchiani:

  • All’intestazione «Ministero de la Defensa» manca la dizione «del Poder Popular» obbligatoria dal 2007.
  • Il timbro ha un cavallo bianco che dovrebbe correre verso sinistra e invece va verso destra con la testa girata all’indietro anziché verso il basso. In pratica gli autori del documento hanno apposto un timbro diverso da quello che era in uso nel 2010 in Venezuela.
  • La data: un timbro dove il mese è a stampa in blu mentre giorno e anno sono scritti a penna in nero, come se fossero stati aggiunti o cambiati.
Il precedente: le accuse a Podemos di essere finanziato da Venezuela e Iran

I giornali spagnoli non sono nuovi a questi “scoop”. Nel 2016 il movimento progressista Podemos mentre era in piena ascesa elettorale fu accusato dal giornale spagnolo OK di essere finanziato illegalmente dall’Iran e poi altre accuse hanno riguardato presunti finanziamenti a Podemos ancora dal Venezuela. La magistratura spagnola ha determinato a più riprese  l’assoluta infondatezza di tali accuse.

Le indagini

Su questa faccenda i media riportano che sono partite le indagine dell’AISE (Agenzia Italiana per la Sicurezza Esterna) e dell’AISI (Agenzia Italiana per la Sicurezza Interna) mentre Matteo Renzi e Matteo Salvini chiedono che intervenga la magistratura per “fare chiarezza” e sia Davide Casaleggio ( il figlio di Gianroberto) che l’ambasciata venezuelana smentiscono in modo assoluto la fondatezza della notizia.

Una polpetta avvelenata?

La sensazione è che si potrebbe trattare di una polpetta avvelenata per destabilizzare l’Italia in un momento particolarmente delicato.

L’aspetto più strano e inquietante d’altra parte è la assoluta approssimazione con cui il documento è stato confezionato se, come sembra, è un falso.

Un documento preparato da dilettanti oppure confezionato volutamente male perché si scopra che è un falso?

Thailandia: parchi nazionali chiusi ogni anno per proteggere gli animali

Mar, 06/16/2020 - 17:33

Durante i circa due mesi di lockdown che hanno costretto il mondo a mettersi in pausa e a ritornare agli antichi ritmi lenti, la natura è rifiorita anche nei luoghi più angusti e cementificati e gli animali si sono ripresi i loro spazi, passeggiando liberi nelle piazze delle città o riappropriandosi della loro casa. Ricordate la storia dei due panda che si sono accoppiati dopo 10 anni e lontanti dagli occhi indiscreti dei turisti o l’Himalaya visibile anche a 200 Km di distanza?

Insomma, l’interruzione forzata ha costretto noi uomini a fare i conti con noi stessi e  le nostre azioni, concedendo un respiro di sollievo a Madre Terra.

Questa rinascita temporanea non ha lasciato indifferente nessuno tanto che in Thailandia, il Dipartimento dei Parchi Nazionali e della conservazione della fauna selvatica e delle piante (DNP), ha annunciato la volontà di chiudere ogni anno per circa due mesi i parchi nazionali per consentire agli animali di riprodursi e vivere secondo i propri ritmi naturali, lontani dalla presenza umana e dall’invadente voyeurismo turistico.

Secondo il Bangkok Post, da quando i 25 parchi nazionali sono stati chiusi il 25 marzo, sono stati avvistati tantissimi animali selvatici nei parchi nazionali di tutto il Paese.

L’assenza di turisti ha condotto al recupero della fauna selvatica“, ha dichiarato la direttrice generale della DNP Thanya Netithammakun, aggiungendo che gli animali sembravano essere in pace e nelle giuste condizioni per riprodursi.

L’impatto del cambiamento radicale esercitato sulle nostre abitudini e imposto dalla diffusione del coronavirus, ha generato un cambio di visione per alcuni, ma la strada da fare affinché i diritti di tutti gli esseri viventi vengano rispettati è ancora lunga.

Tuttavia, la scelta di un cambio di rotta rappresenta uno spiraglio di luce affinché il mondo diventi davvero un posto più equo, vivibile e sostenibile.

Salvaguardiamo gli animali, salviamo il Pianeta.

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Boom di carne vegetale negli Usa (sì, c’entra il Coronavirus)

Mar, 06/16/2020 - 16:00

Carne vegetale: nell’era post Covid smetteremo di usare animali come cibo?

Elizabeth Warren, avversaria Dem di Donald Trump nella corsa alle presidenziali, a inizio maggio ha detto che avrebbe sostenuto la proposta di legge del collega Cory Booker per bloccare la nascita di nuove mega-fattorie e nuovi allevamenti intensivi, puntando a eliminarli del tutto entro il 2040. 

Giusto un mese prima, Pat Brown, il boss di Impossible Foods, fra i leader mondiali nella produzione della cosiddetta fake-meat, l’alternativa vegetale alla carne, forte dell’iniezione di mezzo miliardo di dollari nelle casse dell’azienda, aveva annunciato: “raddoppieremo la produzione anno dopo anno per i prossimi 15 anni, ed entro il 2035 smetteremo di usare gli animali come cibo”.

Nel bel mezzo della pandemia, due annunci, entrambi provenienti dall’area progressista, entrambi con l’obiettivo di superare un monopolio americano inossidabile, quello degli allevamenti intensivi e delle mega fattorie. 

Che cosa sono i Cafo?

Gli americani li chiamano CAFO (Concentrated Animal Feeding Operation), sono le mega fattorie con allevamenti intensivi. Secondo il ministero dell’Agricoltura statunitense attualmente solo negli USA ce ne sono oltre 20.000, ognuno ospita almeno 1.000 “unità animali” corrispondenti a 1.000 mucche, oppure 2.500 maiali, oppure 125.000 polli. Sono luoghi in cui i diritti degli animali vengono spazzati via, così come i diritti dell’ambiente: i Cafo inquinano tantissimo, secondo la FAO sono responsabili di circa il 20% dei gas serra

I colpo di grazia dato dal Coronavirus agli allevamenti intensivi

I CAFO sono ingranaggi fondamentali di una macchina gigantesca in mano a pochi colossi: un bell’articolo della New York Review of Books ha ricordato che oggi 4 aziende producono l’80% della carne di manzo consumata in America e altre 4 macellano quasi il 60% dei maiali. Una macchina con ritmi di automatizzazione inimmaginabili: 175 polli disossati al minuto. Una macchina de-umanizzante, oltre ogni limite: poiché i lavoratori non hanno nemmeno il tempo di andare al bagno, alcuni indossano il pannolone. 

Una macchina in mano a pochi, che da quei pochi dipende. Se si fermano quelle aziende, si ferma tutto: “Si sta spezzando la catena di distribuzione del cibo”, ha scritto in una lettera aperta pubblicata dal New York Times a fine aprile il presidente della Tyson Foods, un gigante da oltre 100.000 dipendenti. 13mila lavoratori, solo a metà maggio, sono stati piegati dal coronavirus, una cinquantina di loro, morti. 

Gli effetti ci sono già stati: l’industria alimentare tradizionale fatica a rifornire i supermercati e perde quote di mercato da settimane.
13mila lavoratori, solo a metà maggio, sono stati piegati dal coronavirus, una cinquantina di loro, morti.

La grande chance dell’industria della carne vegetale 

L’industria che produce alternative a base vegetale ai cibi di origine animale, prospera: da marzo 2019 a marzo 2020, gli acquisti negli Usa della cosiddetta “non carne” e di latti come quello d’avena sono aumentati rispettivamente del 280 e del 477%; fra aprile e maggio gli incrementi sono stati compresi fra il 35 e il 55% rispetto al periodo fra gennaio e febbraio (entrambe le analisi sono Nielsen) e Impossible e Beyond Meat, l’altro marchio celebre fra quelli attivi nel settore delle alt-meat, hanno assunto nuovi dipendenti, aumentato gli stipendi, aumentato i turni di lavoro. Il motivo? Perché sono aumentati gli incassi. (Si veda Plant-Based ‘Meats’ Catch On in the Pandemic).

Fare di necessità virtù

Il diabete, l’ipertensione e altri disturbi di questo tipo hanno portato alle forme più gravi della Covid-19: secondo l’americano CDC, il Center for Disease Control, il 49% delle persone finite in ospedale per la pandemia soffriva di ipertensione, il 48% era sovrappeso e il 28% aveva il diabete. Cosa succede? Succede che nell’America degli hamburger, vista l’impossibilità di recarsi al fast food, vista la scarsità della carne negli scaffali dei supermarket, viste le statistiche mediche, le abitudini alimentari stanno cambiando. Effetti collaterali insperati.

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Oxford: “Trovato farmaco salvavita contro covid-19”

Mar, 06/16/2020 - 15:30

Un farmaco economico e ampiamente disponibile chiamato desametasone può aiutare a salvare la vita ai pazienti gravemente malati di coronavirus. Lo riporta la Bbc in apertura.

Steroide a basso dosaggio

Secondo gli esperti britannici il trattamento con steroidi a basso dosaggio è un importante passo avanti nella lotta contro il covid-19, che ha causato oltre 34mila morti in Italia e 432mila morti confermate nel mondo.

Il farmaco “riduce di un terzo il rischio di morte per i pazienti sottoposti a ventilazione. Per quelli con ossigeno, ha tagliato le morti di un quinto”. Questo il risultato del più grande studio al mondo effettuato per testare i trattamenti esistenti e verificare se funzionano anche per il coronavirus. I ricercatori stimano che se il farmaco fosse stato usato per trattare i pazienti nel Regno Unito dall’inizio della pandemia circa 5mila vite sarebbero state salvate. Poiché è economico, potrebbe anche essere di enorme beneficio nei Paesi più poveri, quelli ovviamente in particolare difficoltà in questi mesi.

Il farmaco è già utilizzato per ridurre l’infiammazione in una serie di altre condizioni patologiche e sembra che aiuti a fermare alcuni dei danni che possono verificarsi quando il sistema immunitario del corpo si sovraccarica mentre cerca di combattere il coronavirus. La reazione eccessiva del corpo è chiamata tempesta di citochine e può essere mortale.

Lo studio dell’università di Oxford

Nello studio, condotto da un team dell’Università di Oxford, desametasone è stato somministrato a circa 2.000 pazienti ospedalieri, confrontati con oltre 4.000 che non hanno ricevuto il farmaco. Per i pazienti con ventilatori, riduce il rischio di morte dal 40% al 28%. Per i pazienti che necessitano di ossigeno, riduce il rischio di morte dal 25% al ​​20%. Secondo Peter Horby , a capo del team di ricerca: “Questo è finora l’unico farmaco che ha dimostrato di ridurre la mortalità – e la riduce in modo significativo. È un grande passo avanti”.

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Aboubakar Soumahoro fa lo sciopero della fame, Salvini mangia ciliegie

Mar, 06/16/2020 - 14:27

Per un politico, Matteo Salvini che divora ciliegie mentre Luca Zaia, accanto, parla delle vittime del Coronavirus, c’è un sindacalista, Aboubakar Soumahoro, che fa lo sciopero della fame per le vittime di un sistema ingiusto, a partire dalla catena agroalimentare.

Questione di stomaco

“Oggi, inizio lo sciopero della fame e mi incateno qui a Villa Pamphili, dove si stanno tenendo gli Stati Generali, finché il governo non ascolterà il grido di dolore di noi invisibili e di tutti gli esclusi“, così Aboubakar Soumahoro, il sindacalista di origini ivoriane che stamattina si è incatenato e ha iniziato uno sciopero della fame in nome degli invisibili che raccolgono la frutta e verdura destinata alle tavole italiane. Invisibili che non sono stati invitati agli Stati Generali, ma sui quali poggia un settore economico imprescindibile, al di sopra di qualsiasi codice ATECO, quello agroalimentare.

Ci siamo inginocchiati per George Floyd, abbiamo abbattuto, imbrattato statue e monumenti, abbiamo affrontato, forse per la prima volta, il passato colonialista del paese e il razzismo strutturale che permea la società italiana – lo stesso razzismo che spinge trasmissioni come Quarta Repubblica, Rete 4, a discutere del caso di Indro Montanelli rigorosamente tra bianchi italiani, scandalizzati dal “vilipendio di un morto” e non dalla “difficoltà” dello stesso, quando era in vita, di penetrare una bambina di 12 anni infibulata dalla nascita “che puzza di capra” – è tempo di tradurre i proclami in qualcosa di più. Perché simpatizzare con i manifestanti oltreoceano senza nemmeno tentare azioni trasversali in grado di tradursi in progresso, non solo in massa critica, sarebbe il solito, insopportabile, bluff all’italiana.

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Salvini divora ciliegie mentre Zaia parla dei bimbi morti a Verona

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Mar, 06/16/2020 - 12:00

A Verona un batterio avrebbe causato la morte di alcuni neonati. Punto nascite più grande città chiuso. Regione spiega cosa accade e #Salvini che fa? Si ingozza di #ciliegie. Ma, davvero, c’è ancora qualcuno che crede che questo soggetto possa rappresentare l’Italia nel mondo? pic.twitter.com/26cNCcOFta

— Alessia Rotta (@alessiarotta) June 15, 2020

Il Partito Democratico ha diffuso su Twitter questo video in cui Matteo Salvini mangia di gusto una ciliegia dopo l’altra mentre Luca Zaia parla di quanto avvenuto all’ospedale di Borgo Trento, Verona, dove tre neonati sono morti per via del batterio Citrobacter.

Su alcuni di questi casi sta indagando la Procura. Ci sarebbero anche casi di neonati in stato vegetativo. Gravi danni neurologici ad altri bambini appena nati sono stati anch’essi imputati allo stesso batterio, che si sarebbe diffuso nell’ospedale veronese.

Per Salvini nuova ondata di critiche

Nel video Zaia spiega che bisogna mettere in sicurezza l’ospedale e poi accendere la luce sulla vicenda per chiarire cosa sia accaduto. “Vogliamo capire quali sono state le cause, anche se non riusciremo a ridare la vita ai bimbi che si sono ammalati”. Stride fortemente il leader della Lega che mangia serenamente e di gran gusto nonostante l’argomento.

Sulla scia di un meme molto popolare in questi giorni potremmo immaginare Salvini che si domanda: “Ah non potevo”? L’ex Ministro degli Interni infatti è stato redarguito in trasmissione da Gianni Floris di recente perché non indossava la mascherina in un luogo affollato. E lui ha appunto risposto con finta ingenuità: “Ah, non posso?”, dimostrando di ignorare o sprezzare la legge. Cosa che ha scatenato la rete.

Da lì, il passo è breve per tirare in ballo altri temi forti della settimana.

Perché le ciliegie

L’evento di Verona è già stato battezzato il “patto delle ciliegie” tra Matteo Salvini e Luca Zaia, che ha suggellato ieri la sua ricandidatura alla presidenza del Veneto nelle prossime elezioni regionali. Poco prima della conferenza stampa, una militante veronese aveva donato a Salvini e a Zaia due cestini di ciliegie, come buon auspicio per l’annunciata ricandidatura del “doge” trevigiano. Non è andata come previsto.

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Usa: vietato licenziare qualcuno perché gay o transgender

Mar, 06/16/2020 - 11:15

La votazione ha visto 6 voti a favore e 3 contrari, tra quelli a favore anche il Presidente della Corte e un giudice conservatore che si sono alleati con i democratici.

“Un datore di lavoro – si legge nella sentenza – che licenzia un individuo per il fatto di essere omosessuale o transgender licenzia quella persona per caratteristiche o azioni che non avrebbe messo in discussione nei membri di un sesso diverso. Il sesso svolge un ruolo necessario e indiscutibile nella decisione, esattamente ciò che il Titolo VII vieta”. La Corte fa riferimento al titolo VII del Civil Rights Act del 1964 che protegge non solo dalla discriminazioni basate sulla razza o la religione ma anche da quelle basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

Sono 8 milioni i lavoratori Lbt negli Stati Uniti, possiamo immaginare l’impatto che questa sentenza comporta.

Non sarà contento Donald Trump che venerdì scorso aveva stretto le libertà Lgdt varando un nuovo regolamento che cancellava le norme che da quattro anni garantivano, nel settore della Sanità, alle persone transgender di non essere discriminate. In particolare, la norma introdotta dal dipartimento della Sanità, ridefiniva il genere come una condizione biologica e immutabile determinata alla nascita.

Questa mossa andava contro la decisione dell’amministrazione Obama che invece introdotto il concetto di identità di genere definito come “il personale senso interno di genere che può essere maschile, femminile, nessuno dei due o una combinazione di maschile e femminile”.

La decisione di Trump aveva fatto infuriare Nancy Pelosi che aveva dichiarato: «L’ultimo intervento dell’amministrazione Trump è un attacco alla salute e al benessere di innumerevoli persone, incluse donne, individui Lgbtq e di colore, nel momento in cui l’accesso alla sanità è più importante che mai».

E adesso la Corte Suprema ha messo un punto definitivo. E meno male.

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Foto di Kevin Christian da Pixabay

Sostenibilità per principianti: cosa puoi fare da oggi

Mar, 06/16/2020 - 10:00

Con questo video parliamo di quelle cose che possiamo fare fin da subito per essere più sostenibili. Per chi si è già convertito ad uno stile di vita più sostenibile, forse, alcuni di questi consigli potranno sembrare scontati, ma ricordiamoci che c’è sempre spazio per migliorarsi e/o per poter consigliare questo video ad amici e amplificare il nostro impegno per un mondo migliore. Per tutti.

Anche se a volte tendiamo a non farci attenzione o addirittura a negarlo, è proprio con le singole azioni nella vita di tutti i giorni di ognuno di noi, che si può fare la differenza.

Dal canale YouTube Cucina Botanica, Carlotta, ci suggerisce delle semplici mosse facilissime da mettere in pratica per migliorare il nostro impatto sul mondo ed essere più sostenibili, ma anche risparmiare soldi e tempo. Ricorda che ogni nostra azione è importante, ecco cosa puoi fare anche tu nel tuo piccolo!

Fonte: Cucina Botanica

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Covid-19, l’età media dei deceduti è in aumento

Mar, 06/16/2020 - 08:57

L’età media delle persone che perdono la vita a causa dell’infezione da nuovo coronavirus Sars-Cov-2 è progressivamente in aumento. A sostenerlo è un report dell’Istituto superiore di sanità secondo cui, dall’analisi di circa 30 mila decessi avvenuti prima del 4 maggio e più di 3 mila dopo questa data, l’età media dei deceduti per Covid-19 passa da 79,8 a 82,5 anni. In particolare per le donne si è passati da 83,1 a 85,1 anni, mentre per gli uomini da 77,6 a 79,1. E rispetto ai casi diagnosticati più recentemente l’età media si è abbassata di almeno 6-7 anni rispetto all’inizio dell’epidemia, dato che aiuta a spiegare anche una riduzione del rischio di morte.

Migliore assistenza sanitaria rispetto a tre mesi fa

Un fenomeno che, spiega l’Iss, dipende da un insieme di diversi fattori tra cui giocano sicuramente un ruolo di primo piano una migliore organizzazione sanitaria (poiché l’assistenza sanitaria di cui possono usufruire attualmente i malati è sicuramente migliore rispetto alle prime settimane della pandemia, quando il sistema sanitario nazionale era sotto emergenza) e una migliore capacità di trattamento dell’infezione dovuta all’aumento delle conoscenze al riguardo.

Maggior numero di tamponi eseguiti, anche agli anziani

Infine, spiegano dall’Iss, l’aumento dell’età media dei pazienti che muoiono a causa del Covid-19 potrebbe essere dovuta anche “all’esecuzione di un maggior numero di tamponi che nei mesi più recenti sono stati eseguiti anche in pazienti molto anziani e complessi, per esempio nelle residenze sanitarie assistenziali, luoghi in cui non erano invece stati eseguiti nelle prime fasi dell’epidemia, ovvero nel mese di marzo”.

Per approfondire: Leggi il Report

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Cervello, individuata area in grado di spegnere il dolore in modo profondo

Mar, 06/16/2020 - 08:00

Individuata un’area del cervello in grado di spegnere il dolore in modo profondo. La scoperta, effettuata da un gruppo di ricercatori della Duke University di Durham (Carolina del Nord, Stati Uniti), è stata per ora condotta solo sui topi ma ha già fatto parlare di sé, poiché il centro cerebrale in grado di disattivare il dolore è collocato in un’area del cervello in cui poche persone avrebbero pensato di trovare un centro antidolorifico: l’amigdala, ovvero la sede delle emozioni e delle reazioni negative come l’ansia e la risposta alla lotta. Per i ricercatori questa scoperta potrà aprire la strada alla ricerca di nuovi farmaci antidolorifici.

Spegnere il dolore in modo profondo

Nella messa a punto dei farmaci antidolorifici “la maggior parte degli studi finora condotti si è concentrata sulle regioni cerebrali che vengono attivate dal dolore”, spiega Fan Wang, autore senior dello studio. “Ma, poiché ci sono tante aree che elaborano il dolore, si dovrebbe spegnerle tutte per fermare le sensazioni dolorose. Questo centro da noi individuato, invece, può spegnere il dolore da solo” perché lavora a livello di sistema nervoso centrale, non periferico, e quindi lo spegne in modo profondo.

Neuroni attivati (e non soppressi) dagli anestetici

Il lavoro, pubblicato su Nature Neuroscience, fa seguito ad altre ricerche effettuate nel laboratorio di Wang sui neuroni che vengono attivati, piuttosto che soppressi, dagli anestetici generali. I ricercatori hanno scoperto che l’anestesia generale attiva un sottoinsieme specifico di neuroni inibitori del dolore nell’amigdala centrale, che hanno chiamato i neuroni CeAga (CeA sta per amigdala centrale; ga indica l’attivazione dovuta all’anestesia generale). Sebbene i topi abbiano un’amigdala centrale relativamente più grande degli umani, Wang spiega che non c’è motivo di pensare che il nostro sistema di controllo del dolore sia diverso da quello di questi animaletti.

L’esperimento

Somministrando ai topi un lieve stimolo doloroso, i ricercatori hanno potuto mappare tutte le regioni cerebrali attivate dal dolore e hanno scoperto che stavano ricevendo input inibitori dai neuroni CeAga almeno 16 centri cerebrali già noti per l’elaborazione degli aspetti sensoriali o emotivi del dolore.

Utilizzando una particolare tecnologia in grado di stimolare le cellule cerebrali attraverso l’uso della luce, i ricercatori hanno scoperto che attivando i neuroni CeAga si disattivano comportamenti come il leccarsi le zampe o pulirsi il viso che i topi mostrano quando non si sentono bene: questi atteggiamenti – spiegano i ricercatori – sono stati “completamente aboliti” nel momento in cui la luce ha attivato il centro antidolorifico (e quindi i neuroni CeAga inibitori del dolore) scoperto dagli studiosi. Quando, invece, i ricercatori hanno bloccato l’azione dei neuroni CeAga, i topolini hanno immediatamente risposto come se fossero tornati a percepire uno stimolo intenso o doloroso.

Il dolore è una complessa risposta cerebrale

“Il dolore è una complessa risposta cerebrale“, ha detto Wang. “Implica la discriminazione sensoriale, le emozioni e le risposte autonome gestite dal sistema nervoso involontario. Il trattamento del dolore, poiché deve tenere conto dell’attenuazione di tutti questi processi cerebrali che si attivano in diverse aree, è molto difficile da raggiungere. Ma l’attivazione di un nodo chiave che invii naturalmente segnali inibitori alle regioni coinvolte nell’elaborazione del dolore potrebbe essere un metodo molto più efficace”.

La palla ora passa a nuovi studi: i ricercatori vorrebbero infatti cercare principi attivi in grado di attivare questi neuroni inibitori del dolore per studiare potenziali futuri farmaci antidolorifici.

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Italia Sicilia Gela, seconda stagione, episodio 3: Michael

Mar, 06/16/2020 - 07:00

Entriamo nel panificio di Michael Cassarino e scopriamo l’arte di preparare il pane, un’altra delle specialità di Gela.
“Siccome da piccolo ero un po’ monello mio papà mi mandava a lavorare dal nostro panettiere di fiducia e così mi sono appassionato a questo lavoro”.

Ma come mai il pane di Gela è così buono?

Prossimo episodio: 19 giugno! Clicca qui per vedere tutti gli episodi della webserie

Istat: aiutata un’azienda su tre | Rincaro prezzi: è inflazione al Sud | L’Italia inquina la lotta per i diritti;

Mar, 06/16/2020 - 06:25

Il Mattino: Prezzi: deflazione doppia al Nord ma è inflazione al Sud. Napoli maglia nera. Cig, Conte ai sindacati: «Altre 4 settimane di cig, più smart working e salario minimo»;

La Repubblica: Caso Maddie, le autorità tedesche avvisano la famiglia McCann: “Vostra figlia è morta”;

Il Fatto Quotidiano: Usa, Corte Suprema: “Illegale licenziare una persona in base al suo orientamento sessuale”;

Corriere della Sera:Le accuse a M5S: «Maduro inviò 3,5 milioni al Movimento». Casaleggio: tutte fake news. Il console: «Falso, è complotto ultradestra» ;

Tgcom24: la proposta Zingaretti: “Election day? A settembre non fermare lezioni coi seggi a scuola, si voti da un’altra parte” | Conte: “Saranno altrove;

Leggo: Rai ad alta tensione: tagli dei compensi e nuove nomine. Ecco tutti i volti della prossima stagione;

Il Giornale: L’Istat smaschera Conte: aiutata un’azienda su tre;

Il Manifesto: Politica «realista», l’Italia inquina la lotta per i diritti;

llsole24ore: Lavoro, Catalfo: decreto sulla cassa integrazione approvato in Cdm. Subito le altre 4 settimane – Istat: emergenza liquidità per le imprese – Reddito di cittadinanza a 1,1 milione di famiglie;

Il Messaggero: Morto il filosofo Giulio Giorello: dimesso dopo il Covid, si era sposato 3 giorni fa Foto. Addio all’intellettuale che amava “Topolino” Giulio Giorello: «Nelle scarpe dell’immaginario»;

Mangia quel che vuoi ma senza antibiotici

Lun, 06/15/2020 - 20:04

“L’Italia è prima in Europa per le infezioni batteriche non curabili con gli antibiotici. Ogni volta che interrompiamo prematuramente una cura di antibiotici operiamo una sorta di vaccinazione, nel senso che i batteri superstiti diventano più resistenti agli antibiotici.

Jacopo Fo – People For Planet

Anche curare un’infezione provocata da un virus con gli antibiotici è non solo inutile ma anche un modo eccellente per rafforzare la resistenza dei batteri agli antibiotici. Ed è un disastro di particolare, di enorme grandezza, il fatto che mangiamo gli antibiotici che restano nelle carni, nel latte e nelle uova, dopo essere stati dati a profusione agli animali allevati.

Forse è meglio cambiare?


Qualche passo positivo c’è stato per diminuire il consumo di antibiotici negli allevamenti in Europa ma è necessario che cresca la consapevolezza dei cittadini per costringere l’industria alimentare a smetterla.
È anche necessario che diminuisca la prescrizione di antibiotici quando non strettamente necessario.”

Leggi gli articoli sul tema di People for Planet al: ANTIBIOTICI

Come la vede Zerocalcare sulle proteste in Usa

Lun, 06/15/2020 - 18:30

In un video di quattro minuti il fumettista Zerocalcare spiega quali sono i temi centrali delle proteste negli Stati Uniti, quello che chiedono e quello che sono riusciti ad ottenere.

Fonte: Youtube la Repubblica

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Hollywood è costretta a fare i conti con il razzismo

Lun, 06/15/2020 - 18:00

La polizia è storicamente un “eroe” di Hollywood. Sulla questione “discriminazione razziale” un grande classico è il poliziotto bianco rude e un po’ razzista che grazie alla collaborazione con un collega nero scopre che gli afro-americani non sono poi così male.

Ora, come abbiamo visto tutti, la maschera della brutalità della polizia americana è caduta. Di fronte a prove sempre più inconfutabili del razzismo della polizia (che si tratti della morte di George Floyd e di altri omicidi ancora più recenti o della reazione violenta di alcuni agenti di polizia alle manifestazioni), l’immagine degli agenti di polizia americani come  peacekeeper è uscita fortemente deformata.

Quelli che hanno contribuito a diffondere questa falsa immagine, in particolare il cinema, sono ora sotto il fuoco delle critiche.

Ne parla anche l’inglese The Guardian in un articolo di cui riportiamo la traduzione di ampi stralci.

Chi guarderebbe una serie tv in cui la metà dei crimini resta impunita?

È noto che film e serie televisive hanno quasi sempre rappresentato le forze di polizia degli Stati Uniti in una luce positiva.

Molti film e serie tv incentrate sulla polizia hanno impiegato poliziotti come consulenti, con i limiti che ciò implica.

Del resto chi guarderebbe una serie tv in cui la metà dei crimini violenti non viene mai risolta (come avviene nella vita reale)?

Preferiamo uomini d’azione che non si arrendono mai, investigatori scaltri e border-line nel rispetto delle regole. Generalmente bianchi e maschi.

Le singole “mele marce”

Quando si parla di razzismo nella polizia, il quadro è altrettanto distorto. L’industria dell’intrattenimento generalmente ha seguito nel passato la linea ufficiale: la cecità sconsiderata e la negazione da parte delle case di produzione hanno lasciato il posto negli ultimi anni all’ammissione riluttante di un problema, ma di regola senza avventurarsi oltre la teoria delle singole “mele marce” .

E anche se si può tranquillamente affermare che non tutti i funzionari delle forze dell’ordine sono razzisti, l’esistenza del razzismo “istituzionale” è stata a lungo costantemente negata.

Il Ku Klux Klan come coraggioso garante dell’ordine

La storia di Hollywood sul razzismo è una storia che è iniziata male, considerando il famoso Nascita di una Nazione di DW Griffith (pubblicato nel 1915). Il film è la ricostruzione romanzata della guerra civile americana che nel 1865 portò all’abolizione della schiavitù.

La polizia moderna all’epoca non esisteva quasi. I membri del nuovissimo Ku Klux Klan erano raffigurati come coraggiosi garanti dell’ordine pubblico, al galoppo per salvare i bianchi dai neri mal intenzionati e ripristinare la supremazia bianca: una forma di rappresentazione di un razzismo istituzionale eroico disinibito. Si può dire che da allora la cultura popolare se ne è allontanata, sebbene lentamente.

Anni 60: Hollywood e la lotta per i diritti civili

Al tempo dei diritti civili, Hollywood ha almeno il merito di iniziare a riconoscere il razzismo della polizia. È evidente nel film che ha ricevuto cinque oscar La calda notte dell’ispettore Tibbs (1967). Un poliziotto nero di Filadelfia interpretato da Sidney Poitier è immerso nell’atmosfera appiccicosa e razzista del Mississippi, incarnata dal capo della polizia locale, interpretato da Rod Steiger. All’inizio, quest’ultimo sospetta Poitier dell’omicidio che alla fine risolveranno insieme e i “progressi” della coscienza di Steigerb furono applauditi dalla critica dell’epoca.

Il pubblico bianco poteva tornare a casa sentendosi orgoglioso come se avesse fatto molta strada, anche se il pubblico nero sapeva che il problema del razzismo non era affatto risolto.

Da allora questa dinamica della coppia di poliziotti bianchi e neri è stata riprodotta in molti film. O i partner trascorrono il film nel tentativo di risolvere le loro differenze e raggiungere un compromesso simbolico, oppure la collaborazione è equa e armoniosa fin dall’inizio, come se volesse dire che il razzismo alla fine non esiste.

Storie avvincenti da registi neri

I cineasti neri hanno sempre avuto un quadro più chiaro della situazione. Inutile dire che nel cinema afroamericano il razzismo strutturale della polizia è ovvio.

L’era di Black Lives Matter (un movimento lanciato nel 2013 per denunciare il razzismo sistemico e la violenza contro i neri americani) ha visto anche l’uscita di una serie di film molto intensi incentrati sul punto di vista delle vittime della polizia razzista nei confronti degli afroamericani. Nella maggior parte di questi film ottenere giustizia contro il razzismo poliziesco è un sogno irraggiungibile.

Ovviamente, questo è ciò che Spike Lee ci ha detto per decenni. La scena in cui Radio Raheem muore strangolato dalla polizia in Fai la cosa giusta appare stranamente premonitrice oggi, ma non era nemmeno una finzione quando il film è uscito 1989 (era stata ispirata dalla morte dello street artist Michael Stewart nel 1983).

Spike Lee ha fatto precedere il suo film biografico su Malcolm X con riprese dei pestaggi di Rodney King da parte della polizia di Los Angeles.

Con BlacKkKlansman racconta poi la storia, negli anni ’70, di un duo di poliziotti composto da un uomo di colore e da un ebreo che si infiltrano nel Ku Klux Klan (i cui seguaci si dilettano sempre nelle proiezioni di Nascita di una nazione).

Il vento sta cambiando anche nel cinema Usa

Che il vento stia cambiando lo testimonia ad esempio la mini-serie Watchmen di HBO, trasmessa in Italia da Sky. Il racconto ha sorpreso tutti con il suo esame frontale del razzismo nella storia americana. La serie inizia con una rievocazione del massacro di una comunità di afroamericani a Tulsa nel 1921 (che molti spettatori hanno cercato su Wikipedia per verificare che fosse effettivamente avvenuto: sì è avvenuto). La sua intricata trama raffigura una funzionaria della polizia nera di fronte al razzismo diffuso negli anni ’30, ad un movimento suprematista bianco vicino alla polizia, a un capo della polizia che, ai nostri giorni, nasconde abiti del Ku Klux Klan nei suo armadio…

Un’altra serie tv che rompe i canoni classici in tema di razzismo è Hollywood, trasmessa in Italia da Netflix. La miniserie creata da Ryan Murphy mischia fatti e personaggi reali ad altri inventati ed è una storia di discriminazione nell’ambiente cinematografico americano degli anni 50 verso le minoranze, i neri, i gay, le donne, i “comunisti”… con un happy end molto hollywoodiano.

Maggiore attenzione alla realtà

Questo non vuol dire che i registi bianchi mainstream si stiano precipitando a cambiare i loro codici di narrazione ma è un segno che il vento sta cambiando. Il movimento Black Lives Matter ha costretto i registi bianchi a essere più attenti alle storie che raccontano e alla loro aderenza alla realtà.

Le storie del passato portate sullo schermo, ammorbidite sulla polizia e sul razzismo, non sono più adatte a ciò che sta accadendo per le strade degli Stati Uniti ed è testimoniato dalle riprese amatoriali degli smartphone. Sullo schermo come nella vita non è più possibile negare la realtà.

In copertina: i poster di Nascita di una Nazione (1915), La calda notte dell’ispettore Tibbs (1967) e della serie Watchmen (2019). Poster via IMDb

App Immuni in tutta Italia

Lun, 06/15/2020 - 15:00

Sono già 2,5 milioni gli italiani che hanno scaricato l’app Immuni che permette di avvisare chi è stato vicino a un positivo al Covid-19.

In pratica come scrive Martina Pennisi sul Corriere della Sera: “Quando un individuo riceve la diagnosi di positività al Covid gli viene chiesto se ha scaricato l’app e se vuole fornire il codice di sblocco generato dall’app stessa. Questo codice serve all’operatore sanitario per far partire l’invio di una notifica a chi ha Immuni sul suo smartphone e nei 14 giorni precedenti è stato a due metri di distanza dal positivo per almeno 15 minuti”.

Privacy e sicurezza

Scaricare Immuni è gratuito, volontario e anonimo. Inoltre permette la scelta di contattare o meno il medico di base se si è a rischio. Questa ultima caratteristica aveva fatto infuriare i governatori di Veneto e Friuli-Venezia Giulia convinti, come ha dichiarato Zaia: «Crea solo una babele ingestibile dove il cittadino decide cosa fare e cosa non fare».

Durante l’ultima settimana gli sviluppatori hanno risolto alcuni errori tecnici e hanno inserito la possibilità di non far comparire l’app nella schermata iniziale.

In Liguria – regione che insieme ad Abruzzo, Marche e Puglia ha compiuto la prima sperimentazione – sono risultate  positive tre persone che hanno fornito il codice di sblocco.

L’Islanda non è convinta

In Islanda – 1802 casi positivi, una decina di morti su una popolazione di 364mila abitanti – l’app Rakning C-19 è stata scaricata dal 40% della popolazione ma i risultati non sono stati quelli sperati.

Quello che ha funzionato sono stati i tamponi a tappeto e l’attenzione della popolazione alle raccomandazioni del governo riguardo al distanziamento sociale, la quarantena per chi è stato a contatto con un positivo.

L’app islandese è stata implementata già da aprile, funziona in modo simile a Immuni e ha avuto un’alta adesione ma sembra che i risultati non siano apprezzabili. Scrive Il Post: “Gestur Palmason, che si occupa di coordinare il lavoro degli addetti al tracciamento dei contatti, ha spiegato che finora Rakning C-19 si è rivelata utile in un numero limitato di casi: «Per noi non è stata una svolta». L’applicazione ha permesso in alcuni casi di ottenere più informazioni, ma alla fine è stato il lavoro sul campo degli operatori a fare la differenza nella ricostruzione delle catene del contagio”.

Le prime esperienze in Australia, Singapore e Corea del Sud hanno dato risultati alterni e non ancora convincenti, con diversi studi che hanno indicato come le sole app non possano fare molto per tenere sotto controllo l’epidemia.

Anche in questo caso bisogna aspettare e vedere come andrà. Mai come in questo caso l’esortazione di restare connessi ha un senso.

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Per scaricare l’app Immuni il sistema operativo deve essere aggiornato

Foto di Steve Buissinne da Pixabay