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Aggiornato: 1 ora 10 min fa

Immigrati criminali

Gio, 11/05/2020 - 15:00

Indiscutibilmente tra gli immigrati il numero dei criminali è superiore alla percentuale presente nei paesi ospitanti.

Ma questo fatto varia enormemente da paese a paese.

La Francia e l’Inghilterra sono indiscutibilmente i due paesi dove la criminalità e il terrorismo sono più diffusi tra gli immigrati.

Possiamo ben dire che si tratta di nazioni con una fortissima tradizione coloniale dove l’atteggiamento verso gli immigrati di alcune etnie non è mai stato particolarmente ospitale. Il Canada e la Svezia sono invece esempi di una grande capacità di relazione con gli immigrati. Si è investito molto nell’integrazione e questo fatto ha dato i suoi frutti in termini di pace sociale e minimizzazione dell’incidenza delle tipologie criminali.

Dovremmo chiederci quale follia guida il comportamento degli stati verso gli immigrati, quando vediamo paesi come l’Italia dove centinaia di migliaia di immigrati vengono accolti in centri di raccolta senza che venga gestita un’attività di formazione e socializzazione, dove si vive in condizioni igieniche spaventose, si mangia uno schifo e dove essi sono esposti a ogni tipo di sopruso da parte di chi dovrebbe ospitarli assisterli e proteggerli. E che esempio diamo a questi ospiti lasciando che bande di corrotti intaschino milioni di euro di contributo statale senza che vi sia un controllo sulla qualità dei servizi offerti? Le intercettazioni telefoniche di alcuni grandi faccendieri ci fanno sapere che queste lobby criminali parlano dell’assistenza agli immigrati come di un affare più redditizio dell’eroina. E che dire delle centinaia di migliaia di immigrati che vengono fatti lavorare in nero con paghe vergognose, trattati dai caporali come spazzatura della quale è lecito abusare anche fisicamente? Certamente se si accoglie in questo modo chi arriva in Italia fuggendo da guerre e miseria, si dà proprio un buon esempio. Quel che diciamo loro con i fatti è che il nostro paese è regolato dal sopruso, dalle astuzie dei furbi, dalla prevaricazione dei prepotenti. Forse, se temiamo la criminalità degli immigrati, dovremmo iniziare a occuparci di reprimere duramente la nostra nazionale, italica malavita. 

Ma cosa vengono a fare qui questi negri?

Quando si discute con chi è preoccupato per le orde straniere sul suolo patrio si arriva presto a dire che se queste persone arrivano qui da noi non possiamo stupirci perché per secoli abbiamo depredato i loro territori di esseri umani e materie prime. E negli ultimi 70 anni abbiamo investito cifre di denaro colossali per finanziare colpi di stato condotti da bande di assassini, ladri, torturatori.

A questo punto l’obiezione è sempre la stessa: non si può sempre andare a cercare le cause di quel che succede oggi secoli addietro.

Bhe, innanzi tutto bisognerebbe rendersi conto che se per secoli distruggi le economie locali forse poi qualche contraccolpo lo sperimenti. Pochi si rendono conto che la distruzione sociale in Africa è stata per secoli condotta in modo scientifico. Ad esempio vietando ai contadini di coltivare gli orti. Sembra incredibile ma in Rodesia c’erano leggi che prevedevano il taglio di una mano per chi coltivava patate. I neri dovevano dedicarsi esclusivamente alle culture industriali importate dai bianchi e dovevano comprare dai bianchi il cibo. E bianchi potevano vendere ai neri ma i neri non potevano vendere ai bianchi (vedi gli studi dell’economista Nanni Arrighi sulla Rodhesia: Sviluppo economico e sovrastrutture in Africa, Einaudi, Torino, 1969).

Ma non si tratta solo di cause antiche.

Dopo che Bush ha dichiarato la Guerra al Terrore il numero di morti per le guerre che dal 1945 era in costante diminuzione è repentinamente di nuovo aumentato.

E non si può non ricordare che i peggiori terroristi islamici erano inizialmente formati e finanziati dai servizi segreti Usa, inglesi e francesi: Saddam era stato un ottimo alleato nella lotta contro i socialisti iracheni, Bin Laden e i Talebani venivano utili contro gli invasori sovietici dell’Afghanistan, l’Isis  fu appoggiata per abbattere la dittatura siriana, le bande che oggi dilaniano la Libia furono foraggiate per combattere Gheddafi.

E gli eserciti occidentali che dovevano combattere il terrorismo hanno sparato su migliaia di donne e bambini, distrutto città e villaggi, torturato, stuprato, fatto affari con l’eroina. Al tempo dei Talebani l’Afghanistan produceva meno del 5% dell’oppio mondiale, oggi supera il 90%.

Come si può pensare che simili comportamenti non inducano milioni di persone a odiarci e molti di più a fuggire verso l’Europa dopo che il loro paese è stato ridotto a un cumulo di macerie?

Ma l’aggressione dei paesi industrializzati, contro i paesi più poveri, non è solo politica o militare. I nostri pescherecci, muniti di devastanti reti a strascico, stanno depredando le coste africane gettando nella miseria i pescatori locali. I nostri prodotti agricoli arrivano sui mercati dell’Africa a prezzi inferiori di quelli locali, grazie agli aiuti di stato (finanziamenti per i raccolti, l’allevamento, gasolio detassato, mutui agevolati eccetera).

Che dire poi dei sistemi di protezionismo nascosto che mettiamo in atto per sabotare le esportazioni dai paesi del sud del mondo?

Dietro alle innocue classificazioni sulla forma delle banane che l’Unione Europea ha redatto c’è un semplice sistema per escludere tutte le buonissime banane che vengono per lo più coltivate dai contadini locali. Decine di varietà di banane che sono un po’ più piccole ma più saporite dei bananoni prodotti dalle grandi piantagioni dove si coltivano ibridi che richiedono coltivazioni forzate, concimazioni e irrigazione che i contadini di quei paesi non si possono permettere. Noi possiamo vendere tutto quello che vogliamo in Africa, loro possono vendere solo quello che noi classifichiamo come vendibile sui mercati europei.

Questa si chiama guerra commerciale, ma noi la chiamiamo globalizzazione. Fa dei morti anche se non sanguinano. E produce milioni di disoccupati. Dove volete che vadano a cercare un futuro migliore?

E ancora alcune multinazionali, grazie alla corruzione di governanti locali, possono attingere alle materie prime pagando prezzi enormemente ribassati. E ancora si finanziano gruppi politici malleabili perché corrotti e ovviamente incapaci di investire nello sviluppo economico, visto che sono per lo più impegnati a derubare le casse dello stato. Quindi, quando vediamo migliaia di disperati sui barconi che solcano il Mediterraneo da sud verso nord, dovremmo chiederci prima di tutto, quale sia la misura dell’orrore che abbiamo portato nelle loro case per arricchire i nostri civili e legali stati democratici.

Quando si dice “aiutiamoli a casa loro” si dice una cosa giusta, ma poi si dovrebbe cominciare rinunciando alla spietata guerra economica che stiamo conducendo contro le loro economie locali.

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Dpcm, librerie aperte ovunque: andiamoci, leggiamo, se non ora, quando?

Gio, 11/05/2020 - 13:17
Il mondo protegge le librerie da Amazon

Il 30 ottobre la Francia è tornata in confinement, come dicono i francesi: si può uscire soltanto per accompagnare i figli a scuola, per fare attività fisica nelle vicinanze della propria abitazione, e per acquistare beni di prima necessità, tra cui, stavolta, non compaiono i libri. Apriti cielo. Il Sindacato delle librerie francesi, degno dell’appellativo di sindacato, ha bollato il provvedimento del governo, che apre come “un’autostrada ad Amazon“, ed editori di prestigio internazionale come Gallimard passando per intellettuali e nomi noti come Tahar Ben Jelloun, Jacques Attali, Françoise Nyssen e circa altri 250, hanno chiesto al presidente Emmanuel Macron di ritirare il provvedimento e riaprire le librerie, cosa che comunque sono intenzionati a fare a breve molti sindaci mediante lo strumento delle ordinanze. Oltralpe la lotta contro i colossi dell’e-commerce (che fatturano miliardi senza né versare tasse nei paesi di distribuzione né lasciare margine di concorrenza ai librai, quelli veri, in carne e ossa), si fa sul serio. Si fa sul serio persino negli Stati Uniti, patria di Jeff Bezos, amministratore delegato di Amazon, il cui patrimonio personale – da non confondere con il fatturato della sua azienda – ha sforato i 200 miliardi di dollari: Bookshop.org, la piattaforma di e-commerce nata per sostenere le librerie indipendenti e la microeconomia territoriale, solo nel mese di ottobre 2020, ha raccolto più di 7,5 milioni di dollari. E in Italia?

Da noi i libri sono davvero beni di necessità?

Con il nuovo Dpcm, in vigore da domani 6 novembre al 3 dicembre 2020, le librerie rimangono aperte perché i libri sono stati considerati “beni di prima necessità”, come conferma l’allegato 23, recante la lunga lista degli esercizi commerciali ritenuti essenziali: supermercati, negozi di elettronica, ferramenta, centri per il giardinaggio, farmacie e negozi di ottica, oltre a edicole, cartolerie, negozi di biancheria, calzature, cosmetici e giocattoli. Una decisione salutata positivamente dalle associazioni di categoria: “con la decisione di oggi si sostengono le librerie che stanno subendo una continua erosione di quote di mercato da parte degli store online, un disequilibrio che mette a rischio non semplici negozi, ma presidi sociali e culturali essenziali per le nostre città e, più in generale, per la vita democratica del Paese”, hanno dichiarato Ricardo Franco Levi e Paolo Ambrosini, rispettivi rappresentanti di AIE (Associazione Italiana Editori) ALI (Agenzia Libraia International). L’imminente periodo di Natale è uno dei più importanti per il settore libraio, e i picchi di vendite si registrano tra novembre e dicembre.

Resta da capire se i libri saranno beni di necessità anche per i cittadini. Stando alle indagini Istat, non è proprio così: a leggere almeno un libro all’anno in Italia è il 40% della popolazione, così ormai da tre anni. Fortuna vuole che l’essere umano sia però qualcosa in più delle fotografie e dei dati raccolti da chi lo analizza e se saremo capaci di rinunciare a scrivere l’ennesima polemica inutile passivo-aggressiva via social per leggere qualcosa scritto da altri, qualcosa che sia bello, utile, divertente, o più semplicemente altro da noi, è presto per dirlo. “Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto, io sono orgoglioso di quelle che ho letto”, a dirlo, uno dei più grandi scrittori che la Terra abbia avuto il piacere di ospitare, Jorge Luis Borges.

(Illustrazione di Josh Cochran)

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Prodotti assicurativi del Liechtenstein: si è svegliata l’IVASS?

Gio, 11/05/2020 - 12:00

A volte scrivere serve.

Più o meno in concomitanza con la pubblicazione  del nostro articolo della scorsa settimana relativo ai rischi insiti nei prodotti made in Liechtenstein, c’è stata la sospensione del lancio sul mercato italiano del prodotto assicurativo di Prisma Life, una primaria compagnia assicurativa del piccolo principato.

Probabilmente le autorità di casa nostra, in primis l’IVASS (l’autorità di vigilanza assicurativa), si sono svegliate dal torpore in cui erano cadute negli ultimi anni richiedendo chiarimenti ed il blocco del lancio alla Fma (Autorità di Vigilanza del Mercato Finanziario del Liechtenstein), visto che l’autorità di casa nostra non ha potere di intervento sulle compagnie estere.

A dire il vero, almeno fino ad oggi, nella sezione italiana del sito di questa compagnia non sono piu` disponibili, contrariamente a quanto presente fino a qualche settimana fa, i documenti relativi al prodotto dedicato ai risparmiatori di casa nostra.

Non solo ma, aspetto ancora più rilevante, non vi sono neppure più notizie relative al distributore, cioè il soggetto che avrebbe dovuto venderle.

Eppure nelle scorse settimane erano apparsi alcuni articoli sulla stampa tedesca che preannunciavano in pompa magna l’imminente lancio di un prodotto retail (una polizza assicurativa Unit Linked )dedicato al mercato italiano da parte di PrismaLife.

E’ stato solo un caso, probabilmente, perchè i problemi di PrismaLife erano noti già da tempo anche all`IVASS.

Infatti, secondo il sito mlm-news.net, Prisma Life, fondata nel 2000 nel Liechtenstein fa parte di un gruppo finanziario tedesco (AFA Ag) interamente controllata da un singolo imprenditore,  Sören Patzig, che è anche a capo di una società di brokeraggio finanziario che distribuisce i prodotti di PrismaLife secondo lo schema del marketing multilivello.

E ciò in barba ad ogni regola di disciplina del conflitto di interessi, visto che chi distribuisce il prodotto è anche proprietario della Compagnia di Assicurazioni. Il distributore, infatti, dovrebbe essere indipendente e fornire consulenza ai potenziali clienti.

Non solo ma l’azienda è chiacchierata dalla fine del 2016, quando il giornale Süddeutsche Zeitung ne segnalò i notevoli problemi finanziari, parlando di una “notevole strozzatura di liquidità” e della ricerca attiva di investitori per aumentare il capitale proprio.

Cosa che pare sia avvenuta nelle scorse settimane, con l’acquisto del 25% delle azioni di PrismaLife da parte della compagnia assicurativa tedesca Barmenia, di cui AFA AG è il maggiore distributore in Germania.

E’ stato solo un caso.

Ma, come disse Voltaire, ” il caso non esiste: tutto e’ prova ovvero punizione, ricompensa o…….previdenza

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Economia circolare: parliamo di carta

Gio, 11/05/2020 - 07:00

La carta più antica che conosciamo risale al 150 dopo Cristo e arriva dalla Cina: veniva realizzata con gli stracci e per secoli, fino alla rivoluzione industriale, questo era il motivo  che ne limitava la diffusione.

La carta moderna arrivò nel 1844. In quella data, infatti, un tessitore sassone di nome Friedrich Gottlob Keller brevettò un processo per produrre carta dalla pasta di legno, consentendo la produzione di massa che prima era ostacolata dalla scarsità degli stracci. Fu subito un successo. L’improvvisa disponibilità della carta, con il calo di prezzo, permise la stampa di libri, periodici e giornali, diffondendo la cultura e sconfiggendo l’analfabetismo. Nella sola Inghilterra tra il 1861 e il 1900 si passò da una produzione di carta di 96 mila tonnellate a 648 mila all’anno.

Con questa rivoluzione si aprì anche una serie di problemi ambientali. La carta, infatti, divenne rapidamente un grande consumatore di legno vergine, e quindi di foreste, veniva raffinata e sbiancata con il cloro, aveva un enorme consumo d’acqua e si riciclava poco.

Oggi, e non da poco tempo, per fortuna tutto è cambiato.

Il 75% delle fibre vergini di cellulosa necessarie alle cartiere italiane è di provenienza certificata, con marchio del Forest Stewardship Council (FSC), a fronte del fatto che solo il 10% delle foreste globali lo sono. Lo sbiancamento della carta oggi avviene con sostanze rispettose dell’ambiente, visto che le cartiere, per trattare le fibre vergini, non usano il cloro gassoso. Il consumo d’acqua in quaranta anni è diminuito del 66%.

Efficienza energetica

Le cartiere italiane, impianti produttivi molto energivori, sono i grandi protagonisti dell’efficienza energetica industriale, con la generazione per autoconsumo e il recupero energetico. In venti anni hanno aumentato l’efficienza del 20% e la cogenerazione in questi stabilimenti, dove serve sia elettricità sia calore, oggi è diventata una regola.

L’Italia è tra i primi in Europa per l’utilizzo di carta riciclata. Nel 2017 sono stati raccolti 3,3 milioni di tonnellate di macero, 54,2 kg di carta e cartone procapite: più 0,5% sull’anno precedente.

Si tratta di dati importanti, specialmente alla luce del fatto che negli ultimi anni la produzione dei rifiuti urbani è diminuita. Non solo. Il fronte degli imballaggi cellulosici è il più virtuoso e vede un tasso di riciclo del 79,7%: venti anni fa era del 37%. In pratica otto su dieci degli imballaggi su base cellulosica viene riciclato. È una posizione, quella dell’Italia, dovuta al fatto che si tratta di una nazione storicamente priva di risorse e materie prime, in questo caso la materia è il legno e le risorse quelle forestali, e che quindi ha sviluppato nei decenni scorsi un’attitudine quasi naturale al riciclo.

Macero in primo piano

Il macero oggi è la fonte primaria della fibra utilizzata per i prodotti di carta.

Attenzione però: le fibre non sono tutte uguali e i processi industriali si sono evoluti negli anni per ottimizzare l’impiego delle fibre cellulosiche da riciclo, che non sono assolutamente tutte uguali, specialmente per ciò che riguarda l’impiego finale. Lo standard EN 643, del Cen (Comitato europeo per la standardizzazione), identifica 95 tipi di diverse tipologie di carte da riciclare, definendo sia le percentuali massime d’altri materiali non cartacei ammessi sia quelli proibiti, che non devono mai essere presenti nella carta da macero destinata al riciclo.

Si sta lavorando a livello europeo e italiano per evitare fenomeni distorsivi sul fronte ambientale del riciclo da parte dei paesi extraeuropei.

La questione è semplice. Da alcuni anni, infatti, siamo diventati esportatori di carta da macero. Ossia forniamo la materia ad altri paesi, fuori dalla Ue. E fin qui tutto bene. Il problema è che in questi paesi, principalmente asiatici, i vincoli sulle politiche ambientali sono pressoché nulli. Ed ecco, allora, che si trova sul mercato internazionale carta prodotta con il macero a prezzi inferiori rispetto a quella europea. Si tratta di un caso di dumping ambientale che rischia di mettere in crisi aziende virtuose sotto il profilo delle tecnologie per l’ambiente.

Prossimità positiva

Lo sviluppo del riciclo, in tutti i settori – carta compresa – è quello della prossimità, riducendo così le emissioni di CO2 legate al trasporto e creando lavoro a livello locale.

Un esempio di best practices è quello di Parigi, dove carta e cartone sono avviati al riciclo in quattro stabilimenti vicini. L’agenzia municipale per i rifiuti domestici di Parigi, Syctom, infatti, include nei contratti di vendita della carta e del cartone recuperati una clausola di prossimità che vincola l’impresa assegnataria a lavorare la materia al massimo nei Paesi confinanti.

E l’Italia su questo fronte è in buona posizione. La distanza media di conferimento alle piattaforme di riciclo è di 17,3 km, mentre l’industria nazionale ha un tasso d’utilizzo della carta da macero di oltre il 55,2%. Ogni 100 tonnellate di carta prodotte in Italia, 55 provengono dalla carta da riciclo. La raccolta della fibra secondaria nel nostro paese ha due canali. Il primo è quello delle imprese di trasformazione a valle delle cartiere, dalle quali arrivano gli sfridi (ossia i residui del prodotto) delle lavorazioni e gli imballi dalla grande distribuzione organizzata e dalle imprese. Si tratta di materia selezionata all’origine, di buona qualità già senza passare a ulteriori trattamenti di selezione e pronta, quindi, per l’utilizzo in cartiera. Il secondo canale è quello della raccolta differenziata dei rifiuti urbani, che ha bisogno di una selezione preventiva e più accurata, prima di arrivare in cartiera. In assenza del riciclo questa carta sarebbe un rifiuto da spedire in discarica: il suo riutilizzo nei processi produttivi evita la realizzazione di venti discariche di medie dimensioni ogni anno.

Cittadini protagonisti

La raccolta differenziata di carta e cartone ha ormai una lunga tradizione, ma essendo dipendente dai comportamenti dei cittadini è stata oggetto di particolare cura. Da anni, infatti, è attivo Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, i cui aderenti sono i produttori, gli importatori e i trasformatori di prodotti a base di cellulosa e al quale possono aderire anche i recuperatori. La sua attività è la stipula di convenzioni e la gestione del sistema di raccolta e riciclo dei rifiuti su base cellulosica all’interno dei comuni.

Il consorzio ha coperto nel 2015 il 68,6% dei comuni, l’78,2% della popolazione e ha raccolto in convenzione 1,4 milioni di tonnellate di carta e cartone, erogando ai comuni convenzionati 98,5 milioni di euro.

Il processo industriale per la trasformazione della carta da macero avviene prima con la raccolta e lo stoccaggio a cui, nelle piattaforme di riciclo, segue la separazione della carta e cartone da materiali d’altro tipo, come le plastiche e i metalli. Fatto ciò, carta e cartone sono pressati, legati in balle e inviate in cartiera, dove vengono sminuzzati e successivamente sbiancati per eliminare gli inchiostri. In seguito si riduce il tutto in poltiglia aggiungendo acqua calda e si passa all’affinamento, che consente d’ottenere una maggiore purezza dell’impasto. In base a ciò che si vuole ottenere in uscita, a questo punto si aggiunge una certa percentuale di pasta di cellulosa vergine e il processo di riciclo è finito.

La pasta di cellulosa ora è pronta per entrare nel processo produttivo “normale” della carta, esattamente alla stregua della materia prima vergine. In Italia un foglio di giornale torna in “attività” attraverso il riciclo in 21, mentre per una scatola di cartone ce ne vogliono due.

Sarah Mcbride, prima senatrice transgender Usa | Virginia Raggi positiva al Covid | Jogging, seconde case… cosa sapere sul dpcm

Gio, 11/05/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Chi è Sarah Mcbride, prima senatrice transgender in Usa;

Il Giornale: Elezioni Usa, lo staff di Trump annuncia ricorsi in stati chiave;

Il Manifesto: USA – Dove tutto ha avuto inizio. Ritratto di un paese arrabbiato;

Il Mattino: Omofobia, la Camera approva la legge;

Il Messaggero: Virginia Raggi positiva al Covid: «Sono entrata in contatto con un contagiato, non ho sintomi»;

Ilsole24ore: Perché la seconda ondata del virus ci fa sentire senza speranza;

Il Fatto Quotidiano: In Uk 25.177 casi e quasi 500 morti. Francia oltre 40mila. La Spagna rivede il conteggio: 38mila decessi;

La Repubblica: Jogging, autocertificazione, seconde case: cosa c’è da sapere sul dpcm;

Leggo: Presidenziali 2020, Biden vince in Wisconsin e Michigan. Il candidato Dem “vede” la vittoria. Trump: «È una frode, abbiamo vinto noi» Biden: «Non sarò io a dire chi ha vinto»

Tgcom24: Conte: “Lombardia, Calabria, Piemonte e Valle d’Aosta zone rosse, Puglia e Sicilia arancione, tutte le altre gialle” | Il Dpcm Ira Fontana e Musumeci | Tempo reale;

Elezioni Usa: braccio di ferro Biden-Trump

Mer, 11/04/2020 - 16:56

A scrutini ancora lontani dall’essere conclusi (manca il voto di stati chiave, dove per sapere chi ha vinto bisognerà aspettare il voto per posta) il presidente Usa in carica Donald Trump dichiara di aver vinto, il suo sfidante Joe Biden dice di aver fiducia che invece vincerà lui.

Una posta in gioco molto alta.

Molti nel mondo sono in trepidante attesa di un risultato che influirà, negli Usa e anche fuori dagli Usa, su temi come il clima, l’uso delle armi, l’uguaglianza tra le diverse etnie, il rispetto dell’uguaglianza di genere, l’assistenza sanitaria universale, il diritto all’istruzione anche per i meno abbienti, le politiche di immigrazione e, non ultimo, la lotta al Coronavirus. Se vincerà Biden si potranno aprire nuovi orizzonti su questi temi, se vincerà Trump si confermeranno (e forse peggioreranno ulteriormente) le politiche reazionarie adottate negli ultimi 4 anni.

Nell’attesa si possono anticipare alcune considerazioni.

Un sistema elettorale pieno di buchi: puoi perdere avendo vinto.

Secondo i principi elementari della democrazia: una persona un voto; vince chi ha più voti.

Negli Usa si adotta invece un meccanismo in base al quale, come è successo 4 anni fa, il candidato (in quel caso, Trump contro Hillary Clinton) possa vincere le elezioni…  avendo 3 milioni di voti in meno.

E questa situazione potrebbe ripetersi anche quest’anno. 

Ad eleggere il presidente non è l’insieme dei cittadini, bensì i delegati che ciascuno stato manda al “collegio elettorale”. E basta, stato per stato, che uno dei candidati abbia anche un solo voto in più per avere diritto a tutti i delegati di quello stato. Per cui se per esempio un candidato stravince in uno stato prendendo milioni di voti in più ed è sconfitto in due stati per poche decine di voti avrà … perde.

Il voto per corrispondenza a velocità di tartaruga.

Un’altra anomalia Usa è come è organizzato il voto per corrispondenza. Il fatto che vi sia una grande lentezza nella ricezione dei voti e nel loro spoglio fa sì quest’anno che la più importante nazione al mondo vivrà forse per giorni, sicuramente per molte ore, nell’incertezza del nome del vincitore.

E questo potrebbe provocare tensioni in più sedi, dalla Borsa alle piazze.

Un candidato presidente democratico debole.

Joe Biden, comunque vadano i risultati elettorali finali, si è dimostrato un candidato debole, privo anche lontanamente del carisma che altri candidati democratici prima di lui hanno mostrato, da Kennedy a Clinton a Obama.

L’effetto boomerang (ricordiamo Berlusconi).

E questo ha fatto sì che tutta la campagna democratica si sia giocata non tanto su proposte “per” le politiche che Biden dovrebbe rappresentare ma su una  linea “contro” (Trump) che quindi ha dominato di fatto l’immaginario della campagna, nel bene e nel male, attraendo costantemente su di sé l’attenzione dei media e infiammando i suoi simpatizzanti che sono andati massicciamente a votare.

Noi italiani sappiamo bene cosa questo voglia dire, ricordiamo tutti le campagne elettorali “contro” Berlusconi, quando era in auge, e l’effetto boomerang che producevano.

Una buona notizia: Alexandria Ocasio-Cortez rieletta. Alexandria Ocasio-Cortez

La donna più giovane mai eletta alla Camera, la firmataria del Green New Deal, è stata rieletta.  

La sua vittoria “è stata travolgente” , sottolinea il New York Times.

La donna più giovane mai eletta al Congresso, la “stella dei media progressisti e dei social network ” ha vinto con 37 punti di vantaggio sul suo rivale repubblicano, John Cummings, che pure aveva raccolto 10 milioni di dollari per la sua campagna.

Durante il suo primo mandato, la 31enne eletta “aveva catturato l’attenzione di tutta la Camera, indipendentemente dall’appartenenza di parte” . Ha avuto anche un problema con le figure del suo stesso partito, a causa di comportamenti ritenuti sovversivi per gli standard di Washington” . Dopo la sua vittoria di martedì notte, ha attaccato su Twitter la mancanza di attenzione riservata dai Democratici all’elettorato ispanico durante la campagna presidenziale (e se ne sono visti i risultati, per esempio in Florida).

Ora, prosegue il New York Times , “si pensa che potrebbe essere tentata da un posto più alto”, come quello di governatore dello Stato di New York, o addirittura di candidata alla presidenza del 2024. Avrà allora 35 anni, esattamente l’età richiesta per poter partecipare.

Foto di copertina di Martin Ungau e Angela Wess: Biden e Trump parlano subito dopo la chiusura dei seggi

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Mamma in Blu: alternative ecologiche agli assorbenti (Video)

Mer, 11/04/2020 - 16:00

Alcune donne definiscono gli assorbenti lavabili un “prodotto medievale”, ed è vero, ma quelli moderni non hanno nulla a che vedere con quelli del Medioevo

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Guarda il video integrale sul canale ufficiale di Green Routine by Mamma in Blu: bit.ly/36DpwSl

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I musulmani vogliono inquinare la nostra cultura?

Mer, 11/04/2020 - 15:00

La presenza di un gran numero di immigrati è una minaccia per il nostro stile di vita?

Milioni di musulmani che vengono a vivere nei paesi industrializzati corromperanno il nostro modo di concepire i rapporti con lo stato, all’interno della copia, nei costumi?

Innanzi tutto ad oggi la maggioranza degli immigrati non sono musulmani ma cristiani, anche se sono neri e provengono da paesi a maggioranza islamica.

Inoltre gli immigrati tendono a integrarsi molto rapidamente adottando costumi e modo di pensare del paese che li ospita. Anzi si osserva che gli immigrati di seconda generazione sono generalmente molto integrati nello stile di vita del paese ospitante.

Ma al di là di questo dobbiamo chiederci se realmente la contaminazione della nostra cultura con altri modi di vivere e pensare sia un danno.

La biodiversità culturale conviene o è una minaccia?

Oggi la nazione più potente del mondo sono gli Stati Uniti d’America che è in assoluto il paese dove convivono più identità culturali.

Europei cristiani, neri, cinesi, giapponesi, arabi, persiani, indiani, pakistani, indocinesi, filippini, indonesiani, nativi americani, hanno creato un connubio nel quale modi diversi di affrontare i problemi hanno garantito una dinamicità culturale e sociale unica al mondo. Dietro agli Usa il Canada e l’Australia sono due ulteriori esempi dei vantaggi che la biodiversità culturale offre.

E il primato culturale e economico dell’Italia nel rinascimento non era forse dovuto al fatto che gli italiani erano il frutto di continue invasioni e meticciati con altre popolazioni?

A partire dai tempi dell’antica Roma l’Italia vide migrazioni enormi. I soldati romani e gli schiavi dell’epoca imperiale erano celti, galli, germani, slavi, greci, mediorientali e africani.

Poi arrivarono le invasioni slave, turche, arabe, francesi, spagnole, tedesche, austriache. In Italia ancor oggi abbiamo minoranze etniche presenti da secoli: germaniche, francesi, albanesi, greche, slave.

La grandezza della Cina medioevale, che aveva un vantaggio tecnologico di secoli sui popoli europei, nord africani e mediorientali, era dovuta in gran parte alla presenza nell’impero di decine di gruppi etnici. Facevano parte di quella nazione mongoli, siberiani, caucasici, musulmani, indiani, indocinesi, e alcuni di questi gruppi sono tutt’oggi caratterizzati dalla pelle molto scura.

Nel 1.400 un imperatore dissennato decise di chiudere le frontiere e interrompere le grandi esplorazioni marittime che avevano appena portato una flotta di decine di navi sulle coste americane.

Per proteggere la purezza della cultura e dalla razza dell’etnia dominante Han, venne addirittura distrutta la grande flotta imperiale.

La migrazione di ambasciatori, mercanti, intellettuali e artigiani dal resto del mondo si interruppe e la Cina iniziò nel giro di pochi anni a fossilizzarsi perdendo il dinamismo che l’aveva caratterizzata per 20 secoli. La scienza iniziò a involvere verso forme di superstizione e di ossessione per la difesa delle tradizioni. Lo studio dei classici sostituì la ricerca e la sperimentazione e nel giro di 400 anni l’impero più grande, innovativo e potente del mondo divenne terra di conquista per le cannoniere inglesi che imposero ai musi gialli il commercio dell’oppio trasportato dai navigli della regina Vittoria.

Nel Medio Evo l’impero arabo era l’unico paese che poteva competere con la cultura cinese. Noi europei eravamo ancora fermi a una concezione della religione che paralizzava il dibattito scientifico e adorava i dogmi sul funzionamento del corpo umano e il moto delle stelle. L’oscurantismo europeo era tale che prima dell’anno mille avevamo bruciato un’immensa ricchezza di libri.

Fu grazie ai copisti di Bagdhad e ai commercianti israeliti che la cultura iniziò lentamente a rifiorire in Europa. Furono i musulmani a salvare i testi di Epicuro, Pitagora, Aristotele. Provenivano dal medio oriente i racconti che ispirarono l’Inferno di Dante e i racconti di Boccaccio. Alla corte dei califfi arrivavano botanici, medici, ingegneri, architetti, astronomi e artisti dall’Europa, dall’Afghanistan, dall’India e i sapienti si recavano fino in Cina per scambiare libri e conoscenze e si dedicavano a tradurre dal greco, dall’aramaico e dal cinese. L’apertura culturale dell’Islam portava i califfi a cercare i servigi di cristiani, ebrei, induisti, senza alcuna discriminazione: gli stranieri erano ricchezza!

Oggi già vediamo che lo sviluppo tecnologico avanza impetuoso proprio grazie a una comunità di scienziati e tecnici provenienti da tutte le culture del mondo. Nelle aziende digitali incontri esperti con la pelle di tutti i colori che parlano le lingue dei paesi ospitanti con una straordinaria varietà di accenti.

La lingua dei computer è la numerazione binaria. E il linguaggio delle cifre è universale: 1 e ZERO hanno lo stesso significato per tutti i popoli!!

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Covid-19, rendete i negozi di bici di prima necessità

Mer, 11/04/2020 - 13:00

Dobbiamo o no spostarci in bici per limitare gli assembramenti sui mezzi? Abbiamo forse stanziato oltre 215 milioni di euro a questo fine? E allora dateci la possibilità di farlo.

Sono sospese le attività commerciali al dettaglio, ovvero i negozi, nelle zone rosse. “Fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 23, sia negli esercizi di vicinato sia nelle medie e grandi strutture di vendita, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso alle sole predette attività e ferme restando le chiusure nei giorni festivi e prefestivi di cui all’articolo 1, comma 9, lett. dd). Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie”.

E le bici? Non erano strategiche?

All’indomani di un tardivo bonus mobilità che ha reso possibile solo adesso aggiudicarsi una bicicletta – per i fortunati che ce l’hanno fatta – come possiamo dunque utilizzare questa misura costata 215 milioni? Chi va in biciletta sa che il mezzo va provato come un paio di scarpe, e non ci si può quindi rivolgere ai negozi online con tanta facilità. Inoltre, e soprattutto, i negozi fanno anche assistenza, e come posso usare una bici senza poterla riparare in caso serva?

I meccanici per auto restano aperti

Lo scorso lockdown abbiamo accusato la chiusura dei meccanici di bici – al contrario dei meccanici di auto, rimasti sempre aperti  -: speriamo che non si tratti di un errore ricorrente.

Addio a Luisa Mandelli, moglie e ‘Valentina’ di Guido Crepax

Mer, 11/04/2020 - 12:10

È morta a 82 anni Luisa Mandelli, moglie del fumettista milanese Guido Crepax, che a lei si ispirò per creare ‘Valentina’, il conturbante personaggio femminile dal caschetto nero apparso per la prima volta nel 1965. Da giorni la signora era ricoverata al Policlinico di Milano per una polmonite interstiziale dovuta al Covid-19.

“La mamma è sempre stata il nostro punto di riferimento nella vita di tutti i giorni” ricordano i figli Antonio, Caterina e Giacomo, “molto presente negli studi come nei problemi personali, mentre papà era una fonte inesauribile d’ispirazione e un perfetto compagno di giochi”. Al di là dalle fantasie erotiche e dalle estetiche fetish del personaggio, Luisa Mondelli fu più di una musa per Crepax: molti dei soliloqui onirici di Valentina sono stati infatti scritti da lei, compagna nella vita e nel lavoro di Crepax, morto nel 2003.

Guido Crepax e Luisa Mandelli in studio

Le avventure editoriali di Valentina si sono concluse nel 1995 dopo aver mietuto successi di lettori e ispirato mode, film, citazioni, immaginari in tutto il mondo. Si racconta che il caschetto di Luisa Mandelli sia uscito dalle mani del parrucchiere Vergottini, un’istituzione tra le ‘sciure’ milanesi del tempo e che il personaggio di ‘Valentina’, invece, abbia a tal punto rapito Louise Brooks, diva del cinema muto in bianco e nero, la prima che ha fatto del caschetto corto in stile anni Venti il proprio tratto distintivo, che scrisse a Guido Crepax una lettera in cui si legge: “tu hai afferrato la mia vera essenza”.

Louise Brooks

Al di là delle essenze, la Valentina di Crepax rimarrà eterna perché a differenza di altri personaggi nasce, cresce e invecchia, proprio come fosse di carne e non d’inchiostro: nasce il 25 dicembre 1942, è una fotografa professionista e la sua vita si svolge a Milano. Negli anni Guido Crepax e Luisa Mandelli hanno raccontato la sua esistenza, l’adolescenza da anoressica, la giovinezza da donna in carriera, fino alla maternità e all’uscita di scena nel 1995, all’età di 53 anni. Si nasce, si cresce, e si esce di scena, solo che qualcuno lo fa con più stile di altri. E questo rimane.

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Dpcm, si può sempre usare la mascherina lavabile (anche a scuola)

Mer, 11/04/2020 - 12:01

Nelle regioni rosse – vedi qui quali sono – come altrove, il decreto firmato ieri notte da Giuseppe Conte sottolinea: “possono essere utilizzate anche mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”.

Al fine del “contenimento della diffusione del virus COVID-19 – recita il decreto – è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, nonché obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi”.

Covid-19, ecco le regioni rosse, arancioni e gialle

Mer, 11/04/2020 - 09:46

Nessuna zona priva di rischio, ma tante varianti da regione a regione in fatto di contagi, dividono l’Italia anti-covid in tre macro-aree. La novità è che in nessuna regione chiudono barbieri, parrucchieri ed estetisti: anche nelle regioni più a rischio il lockdown è morbido, “alla tedesca”. Il nuovo Dpcm firmato dal premier Conte nella notte, poco dopo la mezzanotte, distingue l’Italia a seconda della gravità della situazione sanitaria covid-19 e dell’indice di contagiosità Rt.

Le zone sono gialle (rischio moderato), arancioni (rischio medio-alto) e rosse (rischio alto).

A quale regione apparteniamo e dunque quali restrizioni ci aspettano? Al momento la divisione estremamente probabile è:

Le zone rosse ad alto rischio

Lockdown “light” alla tedesca per le Regioni che vedono il peggior arco della curva epidemiologica e un alto indice di contagiosità Rt. Si tratta di Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Calabria, Bolzano e 10 Comuni della Provincia autonoma (Vadena, Braies, Velturno, Villabassa, Meltina, Vipiteno, Egna, Nova Levante, Ponte Gardena e Nalles).

Qui le nuove e più severe restrizioni saranno in vigore solo per due settimane, da giovedì 5 a giovedì 19 novembre, e non un mese come nelle regioni arancioni e gialle.

Ci sarà il coprifuoco dalle 22 alle 5, salvo per spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità o per motivi di salute.

Vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dalle altre Regioni, ma anche tra Comuni e Province della stessa Regione, salvo che per spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.

Bar, ristoranti, locali, pub, gelaterie e pasticcerie saranno chiusi sempre, ma potranno continuare a vendere cibo da asporto (fino alle 22) o consegnarlo a domicilio.

Parrucchieri, barbieri ed estetisti resteranno a sorpresa aperti, a differenza della prima bozza.

Centri commerciali chiusi, ma restano aperti negozi alimentari, farmacie, parafarmacie ed edicole al loro interno.

Negozi chiusi, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali.

Mercati chiusi, salvo le attività dirette alla vendita dei generi alimentari.

Didattica a distanza al 100% per tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e per le seconde e le terze medie. Si salvano i ragazzi e bambini dalla seconda media in giù.

Capienza dei mezzi pubblici al 50%, musei e mostre chiusi e così anche i corner per giochi e bingo in bar e tabaccherie.

Le gialle, dal rischio moderato

11 le Regioni che si collocano in un’area gialla di “rischio moderato”, con un Rt che non supera la soglia di 1,5, e comunque più bassa della media nazionale che ora si attesta su 1,7. Questo in base ai dati dell’Iss e del ministero della Salute.

Sono zone gialle in questo momento:

Abruzzo

Basilicata

Emilia Romagna

Friuli Venezia Giulia

Lazio

Marche

Molise

Provincia autonoma di Trento

Sardegna

Toscana

Umbria

In queste Regioni, da giovedì 5 novembre a giovedì 3 dicembre, le nuove regole saranno:

Il coprifuoco dalle 22 alle 5, sempre salvo spostamenti per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità come i motivi di salute. Per tutto l’arco della giornata non è vietato ma è fortemente raccomandato di non spostarsi, né con mezzi pubblici né privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi ancoras attivi.

Centri commerciali chiusi nei giorni festivi e pre-festivi, quindi per esempio tutti i week end, mentre rimarranno aperti negozi alimentari, farmacie, parafarmacie ed edicole al loro interno.

Didattica a distanza al 100% per tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, cioè per le scuole superiori e per gli studenti delle terze medie, che finora seguivano in presenza al 25%. Insomma come nelle zone rosse.

Capienza dei mezzi pubblici al 50%.

Musei e mostre chiusi, come anche corner per giochi e bingo in bar e tabaccherie. Consentiti invece gli spostamenti fuori regione, purché le regioni attraversate siano nella stessa zona di rischio moderato.

Zone arancioni a rischio medio-alto

Vi rientrano con ogni probabilità 5 Regioni: Campania, Liguria, Puglia, Sicilia, Veneto.

Dal 5 novembre al 3 dicembre qui saranno applicate misure “lievemente restrittive”:

Coprifuoco dalle 22 alle 5, salvo per spostamenti motivati (v. sopra).

Vietato ogni spostamento in entrata e in uscita, salvo che per spostamenti motivati.

Bar, ristoranti, locali, pub, gelaterie e pasticcerie chiusi sempre, ma potranno continuare a vendere cibo da asporto (fino alle 22) o consegnarlo a domicilio.

Centri commerciali chiusi nei giorni festivi e pre-festivi, ma restano aperti i negozi alimentari, le farmacie e parafarmacie, e le edicole interne ai centri commerciali stessi.

Negozi chiusi, salvo le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità.

Mercati chiusi, salvo per i generi alimentari.

Didattica a distanza al 100% per tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e terza media.

Capienza dei mezzi pubblici dimezzata (al 50%). Musei e mostre chiusi, come pure corner per giochi e bingo in bar e tabaccherie.

Fai da te: ghirlanda con foglie d’autunno

Mer, 11/04/2020 - 09:00

Dal canale YouTube Arte Green: Oggi vi vogliamo far vedere come fare un simpatico laboratorio autunnale per decorare la casa nella stagione più bella dell’anno, l’autunno per noi con i suoi fantastici colori! Questo è un lavoretto con foglie secche adatto a tutta la famiglia, può essere anche un’idea, un ghirlanda di Natale. Se vi piacciono le foglie di mille colori in autunno e non sapete cosa fare con foglie secche, siete nel posto giusto, qui troverete tanti laboratori divertenti con le foglie e non solo! Soprattutto sul riciclo creativo.

Fonte: Arte Green

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Etichette per alimenti: esistono anche quelle “etiche”

Mer, 11/04/2020 - 07:00

Nell’ambito dell’agroalimentare, chi vuole garantire la propria produzione e renderne conto ai consumatori può farlo in diversi modi: aderendo alle richieste previste dalle normative obbligatorie, scegliendo di produrre secondo un determinato disciplinare, ad esempio uno di quelli che poi gli permetterà di definire il proprio prodotto come Dop o Igp, solo per citarne alcuni. In aggiunta a questi, alcuni produttori poi hanno deciso di aderire a protocolli di produzione volontari, per dimostrare al consumatore di aver prestato attenzione anche ad altri aspetti che coinvolgono il processo produttivo.

Abbiamo chiesto all’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare internazionale e fondatore di Great Italian Food Trade e del sito Fare, che contiene anche informazioni sulle regolamentazioni dei prodotti alimentari, di elencarci i principali. Tra i tanti protocolli di adesione volontaria, Dongo ha identificato due certificazioni principali: il biologico e la normativa SA (Social Accountability) 8000.

Il biologico

“Chi aderisce alla disciplina delle produzioni bio seguendo i principi normati nel regolamento recentemente aggiornato (848/2018), deve garantire non solo la produzione, ma contribuire anche al mantenimento o al ripristino delle aree naturali” – spiega Dongo – “Si tratta di una certificazione che segue regole omogenee in tutta Europa, resa da enti terzi che vigilano sull’attuazione della disciplina e che esiste da quasi 40 anni, con obiettivi che trascendono il tema della salute del consumatore e mirano anche alla preservazione della biodiversità e del mantenimento degli habitat naturali, con attenzione verso la flora e la fauna selvatica”.

La Social Accountability

Guardando all’ambiente è opportuno guardare anche ai lavoratori, e i marchi che li tutelano sono diversi. C’è però una norma internazionale che, secondo Dario Dongo, può essere presa come riferimento: si tratta della SA 8000, dove “SA” sta per “Social Accountability”, cioè “responsabilità sociale”. “È uno standard internazionale soggetto a certificazione volontaria, che si interessa in modo specifico, obiettivo, e sulla base di parametri condivisi, di garantire l’assenza di sfruttamento da parte dei lavoratori, anche in termini di tutela di diritti sindacali, e di rispetto di diritti dei lavoratori negli standard definiti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, oltre che dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la convenzione Onu sui diritti dell’Infanzia”.

Anche qui la norma è soggetta a certificazioni, che vengono rilasciate dopo le verifiche e le ispezioni di enti terzi. Riguardo all’adesione a questo standard, c’è una eccellenza italiana, spiega Dongo: “Coop Italia è stato il primo rivenditore a livello europeo ad aver introdotto in modo strutturale la certificazione SA8000 su tutti i prodotti legati al proprio marchio. La garanzia offerta da SA8000 è rigorosa e ampia, poiché coinvolge tutti gli operatori a monte della filiera, dalla produzione agricola primaria alla logistica, oltre a eventuali anelli intermedi nella distribuzione ”.

Dove trovarle: in etichetta o con qualche ricerca

La certificazione biologica è ben visibile sull’etichetta con il simbolo europeo della “fogliolina” con le stelline, che riporta anche i numeri per identificare il produttore e la filiera, mentre lo standard SA8000 viene riportato con un simbolo oppure indicato in maniera testuale. Se non lo trovate, un giro sul sito web delle aziende nelle sezioni dedicate alla responsabilità sociale potrebbe togliervi ogni dubbio.


Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

La Puglia richiama i medici in pensione | Bonus bici: sito in tilt | Vienna, l’Isis rivendica l’attacco

Mer, 11/04/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La Puglia richiama i medici in pensione. Allarme in Svezia: «Situazione molto grave»;

Il Giornale: Il caos per il bonus bici: sito del ministero in tilt;

Il Manifesto: Black Lives Matter: «Basta leggi a difesa della polizia»;

Il Mattino: LA RICERCA USA Covid, arriva l’algoritmo che identifica i positivi grazie al suono della tosse;

Il Messaggero: Maradona, ore di angoscia: sarà operato d’urgenza al cervello. Il medico: «È lucido»;

Ilsole24ore: Verdini condannato a sei anni e mezzo in Cassazione per il crac del Credito fiorentino. Si costituisce nel carcere di Rebibbia;

Il Fatto Quotidiano: Usa 2020, le minacce di Trump e la paura di scontri: oltre 98 milioni di americani hanno votato per posta. Su questo si gioca l’ultima contesa (e possibili ritardi);

La Repubblica: LE MISURE Dpcm, le anticipazioni. Nelle zone rosse vietata anche la mobilità interna. No delle Regioni: “Noi esautorati”;

Leggo: Dpcm, coprifuoco al via dalle 22. Dad al 100% alle superiori. Stop a negozi ristoranti e bar nelle zone a massimo rischio.;

Tgcom24: Vienna, l’Isis rivendica l’attacco | Il killer ucciso era stato in carcere per terrorismo | Eseguiti cinque arresti: due in Svizzera | Kurz: “Non ci faremo spaventare”;

Vivere in eterno mangiando solo dinosauri

Mar, 11/03/2020 - 19:00

Conferenza di Jacopo Fo sull’alimentazione sana, il cibo, le diete e il segreto di mangiare ciò che ci si sente di mangiare. “Non esiste una dieta ideale. Oggi c’è una concezione perversa del cibo. Cosa sono il vero lusso e l’apparenza del lusso, a tavola? Molti ristoranti fanno solo apparenza”.

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Il numero di figli come arma di guerra contro la nostra civiltà

Mar, 11/03/2020 - 17:00

Il calcolo è semplice: se ogni due immigrati che arrivano in Italia nascono 5 figli, due milioni di immigrati. dopo qualche anno, sono 7 milioni, alla seconda generazione sono 12 milioni + 7 = 19 milioni, alla terza generazione sono 60 milioni. Intanto gli italiani diminuiscono. Quindi in 60 anni la maggioranza degli italiani saranno immigrati, neri, arabi, per lo più musulmani. Addio radiosa cultura dell’Occidente cristiano.

Questo ragionamento impressionante apparentemente non fa una piega. Ma non ha basi reali.

Innanzi tutto la maggioranza degli immigrati non sono musulmani.

Inoltre il numero di figli per donna sta diminuendo vistosamente anche nei paesi poveri. Via via che si diffondono la scolarizzazione e l’assistenza sanitaria il numero di figli diminuisce. Oggi la media è di 2,6 figli ogni donna. Il che vuol dire che l’aumento demografico è finito. La popolazione sta ancora aumentando perché si allunga la durata della vita umana, diminuiscono i decessi per fame e malattie. Il numero di esseri umani continuerà ad aumentare ancora per qualche anno ma una volta compensato l’allungarsi della vita inizierà a decrescere (vedi lo straordinario documentario  “Dont panic”, dello svedese Gapminder institute)

Il tasso di natalità tra gli immigrati decresce poi in modo particolarmente veloce grazie alla disponibilità nei paesi avanzati di informazione sul controllo delle nascite e del migliore tenore di vita. Sono le popolazioni più povere quelle che fanno più figli.

Abbiamo già osservato questo fenomeno proprio tra gli emigranti italiani. Giunti negli Stati Uniti facevano figli a bizzeffe, ma già nella seconda generazione il tasso di natalità era crollato.

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Elezioni Usa: i mercati azionari scommettono sulla vittoria di Biden contro Trump

Mar, 11/03/2020 - 15:00

Prevedono una sconfitta per Donald Trump.

“I mercati azionari di tutto il mondo sono in aumento nel giorno delle elezioni presidenziali statunitensi ,osserva il Financial Times, poiché i sondaggi indicano che il candidato democratico Joe Biden batterà il repubblicano in carica Donald Trump “.

“I mercati europei hanno seguito l’esempio di un movimento avviato nella regione Asia-Pacifico, dove i mercati hanno chiuso con un rialzo dell’1-2%, aggiunge il quotidiano britannico. Martedì mattina, l’indice Stoxx Europe 600, che include 600 principali titoli europei, ha iniziato la giornata con un rialzo dello 0,8%, circa quanto il  FTSE 100 di Londra e il Dax di Francoforte. A Parigi il CAC 40 è stato ancora più in forma: + 1,2%.”

“Secondo Paul Sandhu di BNP Paribas Asset Management, l’ottimismo del mercato è alimentato dagli investitori che scommettono sulla vittoria del candidato democratico Joe Biden, il che renderà i legislatori statunitensi più inclini a votare per un pacchetto di stimolo economico più generoso “, Spiega Wall Street Journal .

Gli investitori sperano che una volta eletto “Joe Biden aprirà le porte della spesa pubblica, con un programma su larga scala che potrebbe compensare l’effetto devastante del coronavirus sull’economia statunitense”, conferma il Financial Times .

Anche in Italia il Ftse Mib ha un deciso segno più.

Ma sappiamo che i mercati sono volatili. Il loro umore potrebbe cambiare nelle ore e nei giorni a venire se i risultati dello spoglio dei voti si dimostrassero incerti, avverte il Financial Times, che mette in guardia contro “una potenziale volatilità dei prezzi legata alle elezioni”.

Foto di Aditya Vyas: Wall Street, New York

Il “business della solitudine”: con la pandemia aumenta la richiesta di fidanzati in affitto, robot e cam performance

Mar, 11/03/2020 - 14:24

Una recente inchiesta del Guardian ha svelato una triste realtà: l’isolamento sociale sta facendo registrare un’impennata del “business della solitudine“, incrementando le richieste di fidanzati in affitto, robot e cam performance.

Così molte aziende hanno ben pensato di investire in soluzioni tecnologiche per offrire un supporto a chi soffre di solitudine.

L’isolamento è un virus

La parola d’ordine del 2020 è “distanziamento sociale”; siamo stati costretti ad accantonare il contatto umano, la nostra socialità, la nostra voglia di relazionarci alle persone e al mondo, al fine di preservare la salute della comunità mondiale.

Tuttavia, queste norme di protezione collettiva comportano un certo senso di isolamento,  che ha inghiottito il globo come il virus stesso e, a causa di ciò, il “business della solitudine” è in forte espansione.

La solitudine è un’epidemia globale

Come si legge nell’articolo del Guardian, anche prima della pandemia, la solitudine era stata considerata un’epidemia ufficiale in diversi paesi. 

I tassi di solitudine negli Stati Uniti sono raddoppiati negli ultimi 50 anni. Nel 2018, circa 200.000 anziani del Regno Unito non avevano parlato con un amico o un parente per un mese e il 75% dei medici generici del paese riferisce di aver visto da uno a cinque pazienti soli ogni giorno.

Anche la solitudine uccide

Uno studio della Health Resources and Services Administration ha rilevato che una grave solitudine può danneggiare la salute tanto quanto fumare 15 sigarette al giorno

I ricercatori negli Stati Uniti sono arrivati ​​al punto di dire che gli anziani che sopportano lunghi periodi di solitudine hanno un rischio di mortalità del 45% superiore rispetto agli altri.

Il “business della solitudine”

Così, per tentare di “arginare” la piaga della solitudine, molte aziende hanno deciso di investire sulla robotica.

La società israeliana Intuit Robotics ha iniziato il beta test di ElliQ, un robot soprannominato “il compagno per un invecchiamento più felice“, che ricorderà al proprietario di bere acqua o prendere farmaci.

In Giappone, invece, è possibile interagire con la pop star sedicenne Hatsune Miku, che è diventata una vera e propria donna di casa per i suoi 3700 mariti. “La amo e la vedo come una vera umana“, ha dichiarato uno di loro.

Per chi non vuole una storia d’amore, invece, c’è Paro, il robot interattivo travestito da soffice foca bianca che mira a fornire gli stessi comprovati benefici degli animali da terapia.

In Cina, invece, è esploso il fenomeno dei fidanzati in affitto o il business delle cam girls, che fanno compagnia a chi si sente solo o a chi si sente schiacciato dalle pressioni sociali.

Siamo davvero così sicuri che la tecnologia possa aiutarci a combattere l’epidemia della solitudine e a colmare la distanza fisica e affettiva? Siamo sicuri che l’intervento della robotica aiuterà alcune persone a combattere l’isolamento? Oppure siamo destinati a dimenticare quale sia il contatto reale con le persone in carne e ossa? 

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La ricetta del vero Ramen giapponese

Mar, 11/03/2020 - 09:00

Hiro, talent di Gambero Rosso Channel 412 Sky, ci insegna come realizzare una preparazione tipica dello street food giapponese: il ramen

Fonte: Gambero Rosso

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