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Aggiornato: 1 ora 37 min fa

Università di Pavia, 70 posti in meno per i futuri infermieri

Ven, 04/24/2020 - 13:00

Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia
People For Planet ha tutti i giorni uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti ed ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

In piena emergenza Coronavirus, abbiamo imparato a guardare infermieri e medici come eroi, la cui stanchezza è anche simbolo della mancanza cronica di personale sanitario nelle nostre strutture sanitarie. In questo scenario, l’Università di Pavia ha deciso di tagliare il numero di iscritti al corso di laurea in Scienze Infermieristiche per il prossimo anno. Meno matricole in una città che, oltre al prestigioso ateneo, vanta anche un polo sanitario d’eccezione nel panorama italiano: quel Policlinico San Matteo in cui è stato ricoverato e guarito il “paziente uno”, quel Policlinico in cui è stato messo a punto il test sierologico per la ricerca degli anticorpi Covid-19. Lo stesso Policlinico ospita una delle tre sedi della facoltà e non è stato risparmiato dai tagli.

70 infermieri in meno

La facoltà di Infermieristica, come regolato da un atto tra Università e Asst di Pavia, ha tre sedi sul territorio provinciale. A quella di Vigevano hanno accesso 50 matricole ogni anno, alla sede di Pavia (cioè il Policlinico San Matteo) hanno accesso 100 nuovi studenti, mentre altri 50 sono quelli previsti per la sede della clinica Città di Pavia. Tutti studenti che durante il periodo di tirocinio diventano un supporto prezioso in strutture – pubbliche, private ed RSA –  in cui storicamente manca personale di ruolo e che erano in affanno anche prima del Coronavirus.

In totale i posti tagliati saranno 70. La sede di Vigevano chiuderà per le matricole, tutti i 50 posti saranno tagliati; proseguiranno le lezioni gli studenti del secondo e terzo anno. Il taglio alla sede del Policlinico sarà minore, 20 posti. Nessun taglio alla clinica Città di Pavia, che fa parte del Gruppo San Donato.

Meno infermieri, più medici

In un’intervista alla Provincia Pavese il rettore Francesco Svelto ha spiegato che il taglio sarà momentaneo e legato alla richiesta di un aumento di matricole destinate alla facoltà di Medicina: 36 posti in più rispetto ai 320 attuali. Servono più medici, secondo il rettore, ma il corpo docenti attuale non è sufficiente a conservare i 200 studenti a Scienze Infermieristiche.
Una coperta troppo corta, dunque. Così si è scelto di penalizzare gli infermieri, almeno finché il personale docente non sarà potenziato.

Tagli alla sanità, il virus nel virus

Il Coronavirus ha mostrato gli effetti disastrosi dei tagli alla sanità, sia in termini di posti letto che in termini di riduzione del personale che opera nelle strutture ospedaliere. L’Italia ha meno infermieri di quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale (salvo la Spagna); abbiamo 5,8 infermieri ogni 1.000 abitanti contro gli 8,5 dell’Ue e i tagli hanno interessato soprattutto le realtà pubbliche. Secondo calcoli della Ragioneria dello Stato ripresi dal Corriere, tra il 2009 e il 2017 la sanità pubblica italiana ha perso oltre 8.000 medici e oltre 13 mila infermieri.

In questo scenario, il taglio alle matricole – anche se temporaneo – risulta come l’ennesimo paradosso. La presidente dell’Ordine Professioni Infermieristiche della provincia di Pavia, Lucia Belotti, ha chiesto subito che il provvedimento venga rivisto. Intanto, da Vigevano, il segretario del Pd cittadino Alessio Bertucci si è reso portavoce delle lamentele e ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere di salvare il corso di laurea, con l’intento di recapitare le firme a Università, Regione Lombardia, Asst Pavia, Ministero della Salute e MIUR. Critici anche i sindacati. Le firme raccolte sono già oltre 1.300.

Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia – Gli articoli precedenti:

22 aprile: Mobilità sostenibile, Milano alle stelle sulla fiducia che non merita
21 aprileFase 2, Milano a tutto smog
20 aprileIl 74% dei residenti in Lombardia è contrario alla riapertura il 4 maggio
19 aprile: Lodi, in emergenza Covid-19 la Sindaca torna sulle mense: appello contro sentenza del giudice
18 aprile: Covid-19. Giorgio Armani: “Basta con gli sprechi della moda”
17 aprile: Divorzio lombardo: 72 ore di litigi tra Comune e Regione, e non solo
16 aprileLombardia: se centinaia di morti al giorno vi sembran pochi…
15 aprileLanciata una raccolta firme per commissariare la sanità della Lombardia

Covid-19, le mascherine in cotone funzionano?

Ven, 04/24/2020 - 13:00

Sono economiche e lavabili, sono più naturali e durature, sono le uniche disponibili per i bambini, al momento: ma le mascherine in cotone funzionano? Un po’ meno delle chirurgiche, molto meno delle FFP2 e FFP3, ma con un accorgimento possono diventare molto affidabili. Almeno secondo uno studio ancora in fase di pubblicazione.

Si tratta di uno studio dunque non definitivo nel dare una risposta alle domande che pone, ma risulta comunque molto interessante di questi tempi la valutazione sulle mascherine fatte in casa condotta dall’Università di Boston. I ricercatori hanno misurato il potere filtrante delle mascherine di stoffa fatte in casa, quelle in cotone, a confronto con le chirurgiche e le FFP2 e FFP3.

Mascherine di stoffa, protezione variabile

L’efficacia delle mascherine “egoiste”, le FFP2 e FFP3, si è confermata superiore al 99%. Le mascherine chirurgiche standard (a marchio 3M), hanno avuto un’efficienza media del 75% ma solo se provviste (anche in modo casalingo) di un filo metallico che possa regolarne l’aderenza sul naso. Potere dunque simile alle mascherine di stoffa, che senza un modo per farle aderire al viso hanno raggiunto un’efficienza filtrante molto variabile (dal 38% e al 96%) rispetto alle mascherine chirurgiche 3M.

Ma c’è una soluzione fai-da-te

La ricerca sottolinea che, come aveva già mostrato un vecchio studio (Cooper et al.1983), ricoprire una mascherina di cotone o una chirurgica con una calza di nylon tagliata all’uopo minimizza l’aria che circola dai bordi (specialmente dai lati del naso) e questo risolve praticamente del tutto la minore efficacia. Usare uno strato di nylon aderente aumenta nel dettaglio la capacità filtrante di ogni mascherina da 5 a 10 volte rispetto al loro uso senza nylon. Quindi una mascherina di cotone con uno strato di nylon sopra è risultata più efficace di una chirurgica e quasi alla pari con le blasonate e costose FFP2 e FFP3.

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: DOVE GODE IL MASCHIO

Ven, 04/24/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°8 – Dove gode il maschio

Pillole di Yoga Demenziale N.8: DOVE GODE IL MASCHIO

Come è possibile che in una società dominata dai maschi si sappia così poco del piacere dell’uomo?Perché non si può parlare del piacere maschile? Quanta paura c’è di mostrarsi fragili? Il piacere rende fragili?Pillola di Uoga Demenziale numero 91 prima parte e seconda parte Ridere fa bene (15 marzo)2 Il respiro (lunedì 16 marzo)3 Il movimento rallentato (17 marzo)4 sesso: la penetrazione morbida (18 marzo)5 Migliora la tua voce (19 marzo)6 meditazione Pigra (20 marzo)7 Lo zen e l’amore romantico (lunedì 23 marzo)8 Dove gode il maschio (24 marzo)22 pillole in 22 giorni per spostare il tuo punto di osservare bene alcuni aspetti della realtà che hai davanti agli occhi ma potresti non avere identificato

Pubblicato da Jacopo Fo su Martedì 24 marzo 2020

Lezione n° 8 – Discussione su Dove gode il maschio

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.8

Sul piacere maschile

Pubblicato da Jacopo Fo su Martedì 24 marzo 2020

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Trump: “Contro il nuovo coronavirus iniezioni di disinfettante”

Ven, 04/24/2020 - 11:16

Inieizioni di disinfettante per combattere il Covid-19, l’infezione determinata dal nuovo coronavirus Sars-Cov-2. La proposta arriva dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e ha già sollevato molte critiche da parte della comunità scientifica e non solo.

Disinfettante spegne virus in un minuto

Il presidente Usa nel corso dell’ultimo briefing della task force della Casa Bianca sull’epidemia da Covid 19 che si è tenuto ieri ha discusso delle nuove ricerche del governo su come il virus reagisce alle diverse temperature, climi e superfici. Ha quindi affermato: “Vedo che il disinfettante spegne il virus in un minuto. Un minuto! C’è un modo in cui possiamo fare qualcosa, tramite un’iniezione all’interno o almeno una pulizia? Perché quando (il nuovo coronavirus, ndr) entra nei polmoni fa danni enormi, quindi sarebbe interessante verificarlo”.

Suggerimento irresponsabile

L’immunologa ed esperta di vaccini e coordinatrice della risposta del Coronavirus per la task force della Casa Bianca, Deborah Birx, nel corso del briefing è rimasta in silenzio. Ma l’indicazione del presidente Trump ha scatenato polemiche da parte della comunità scientifica che ha definito “irresponsabile e pericoloso” il suggerimento del presidente Usa perché potrebbe spingere qualcuno a provare a iniettarsi il disinfettante in casa per conto proprio.

La luce ultravioletta

Anche i social media sono scoppiati in commenti di ogni genere per l’affermazione del presidente Trump che qualche tempo fa, sempre con l’obiettivo di suggerire alla scienza soluzioni innovative contro il Covid-19, aveva già lanciato l’idea di trattare i corpi dei pazienti con la luce ultravioletta – rimedio, anche quest’ultimo, fortemente criticato dai medici che, a scanso di equivoci, hanno messo in guardia le persone dall’utilizzarlo.

“Per favore non bevete disinfettante”

Come si legge sul TheGuardian Robert Reich, professore di politica pubblica all’Università della California a Berkeley ed ex segretario del lavoro, ha twittato: “I briefing di Trump stanno mettendo in pericolo la salute delle persone. Boicottate la propaganda. Ascoltate gli esperti. E per favore non bevete disinfettante“.

Walter Shaub, ex direttore dell’Ufficio per l’etica del governo statunitense, ha aggiunto: “Per me è incomprensibile che un deficiente come questo abbia il più alto ufficio nel Paese e che esistano persone abbastanza stupide da pensare che vada bene. Non posso credere che nel 2020 dovrò mettere in guardia chiunque ascolti il Presidente che una iniezione di disinfettante potrebbe ucciderti”.

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I migliori 10 film italiani sul potere

Ven, 04/24/2020 - 11:00

La classifica di questa settimana nasce dalle riflessioni del critico Gianni Canova che all’argomento si è molto dedicato, dapprima nel saggio sulla voce “Potere” nel secondo volume del “Lessico del cinema italiano” , e poi in forma più compiuta nel volume “Divi Duci Papa Caimani. L’immaginario del Potere nel cinema italiano da Rossellini a The Young Pope”.
E’ sempre un Potere arcigno quello dei migliori film italiani, i suoi biopic sono spesso santini agiografici sbiaditi se non ricorrono alla maschera dissacratoria del grottesco. Nei film tricolori prevale l’intrigo e l’inganno a danno del cittadino e della democrazia. Film senza buoni per molteplici ragioni salvo eccezioni. Un Potere cattivo che limita e opprime. Il cinema ne approfitta per effettuare opera di denuncia e costruendo un suo genere di successo. Ci si riferisce per questa top ten strettamente al potere politico tralasciando quello economico, giudiziario, religioso, militare tranne per le sue relazioni con la politica. Il cinema del Palazzo, inteso nella definizione che ne fa Pier Paolo Pasolini, quindi direttamente riferito a ciò che accade all’interno della politica, delle stanze del potere, dunque del “Palazzo”, quasi sempre opposto a quanto propone e contesta la piazza.
Questi i miei migliori dieci.

IL DIVO di Paolo Sorrentino, 2008

Mentre è ancora in vita un film dedicato ad uno dei principali uomini politici italiani. Quel Giulio Andreotti che tra le sue frasi celebri scolpì a futura memoria l’aforisma: “Il potere logora chi non ce l’ha” anche se la citazione viene da Tayllerand. Con la complicità documentaria del giornalista Giuseppe D’Avanzo, Sorrentino si cimenta in un riuscito affresco del Divo Giulio dalla sua mancata elezione al Quirinale coincidente con la strage di Capaci (rappresentata con un magnifico colpo di genio che mescola allegoria con realismo) fino al processo per mafia. Al suo quarto film, quello della consacrazione, Sorrentino si affida al grottesco, mette alla berlina la celebre corrente di squali e affaristi (nel magnifico cast spiccano l’Evangelisti di Flavio Bucci ma anche Buccirosso e Popolizio) e ne fa un film drammatico sull’uomo che meglio incarna il Potere oscuro italiano con una trasfigurazione di un personaggio reale noto a tutti che si trasforma nel simbolo stesso del Potere. Una maschera che tiene a distanza e controlla tutto. Toni Servillo, attore feticcio di Sorrentino, con un riuscito trucco, diventa la maschera di Andreotti mescolandone splendore e miseria di una divinità degenerata. Si muove di notte in una Roma deserta raggiungendo il suo studio da dove governa misteriosi archivi ed elemosine clientelari perché “l’Andreotti di Sorrentino è soprattutto un virtuoso della segretezza, un campione dell’inaccessibilità”. E attorno si susseguono le morti violente che incrociano la vita del Divo: Moro, Ambrosoli, Dalla Chiesa, Lima, Sindona. Costellato da felici momenti pop contrappuntati da song italiche di grande successo un film potente per racconto e analisi diventa grande spettacolo d’autore. Con affetto sono raffigurate solo i personaggi femminili della moglie e della segretaria del politico interpretate da Anna Bonaiuto e Piera Degli Esposti. Strepitosa fotografia di Bigazzi e palpitante montaggio di Travagliati. Premio speciale della Giuria a Cannes. Vedendo il film Andreotti, esperto e appassionato di cinema, dice ad un giornalista: “È un film impegnato, ma se si occupavano di qualcun altro, era meglio”.

LE MANI SULLA CITTÀ di Francesco Rosi, 1963

Capolavoro di denuncia e documentazione su come il Potere del cemento condizioni la politica mettendo la speculazione al centro degli interessi che non guardano mai al bene pubblico. La foresta del cemento di Napoli e il drammatico crollo di un palazzo sono intercalate dalla sequenza del protagonista Nottola, un titanico Rod Steiger che spiega la sua strategia speculativa con la complicità dell’amministrazione comunale. L’oratoria come stile domina il film girato in un realistico bianco e nero che documenta come la destra monarchica (siamo nel periodo del sindaco Achille Lauro) per i suoi interessi sia pronto a trasformarsi in moloch democristiano. Per Goffredo Fofi il film rivela “in maniera diretta il volto del potere politico ed economico collegandolo,, senza perifrasi ai suoi effetti catastrofici sul sociale”. Scritto dal regista con Raffaele La Capria, Enzo Forcella, Enzo Provenzale e con il consigliere comunista Enzo Fermariello che interpreta il suo stesso ruolo in consiglio comunale a Napoli, il film rappresenta una presa d’atto della reazione del progressismo partenepeo alla speculazione imperante dichiarata con la celebre epigrafe-didascalia: “I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce”.
Leone d’oro alla Mostra di Venezia con fischi e feroci contestazione dell’alta borghesia presente in sala che si vedeva accusata dei suoi peggiori vizi parassitari nel mezzo del boom economico. Un film che non ha perso smalto e che resta un esempio di scuola sia per il cinema che per il giornalismo d’inchiesta.

IL GATTOPARDO di Luchino Visconti, 1963

Uno dei più importanti best seller del Novecento pubblicato da Feltrinelli viene messo sullo schermo da Luchino Visconti che con maestria spettacolare e raffigurativa ispirata alla pittura ottocentesca ne fa una narrazione rivelatrice. Il film fotografa, attraverso la storia di una famiglia nobile siciliana, come il Potere venga mantenuto anche con la rivoluzione di Garibaldi che permette solo un nuovo consociativismo con i nuovi ricchi ai danni delle classi popolari nel passaggio dal dominio dei Borboni a quello dei Savoia. Non è un film politico ma grande cinema di raffinata tecnica ed estetica che disvela il Risorgimento come rivoluzione mancata soprattutto nel Mezzogiorno e che lascia presente ancora oggi la frase “tutto cambi perché nulla cambi”. L’apoteosi del trasformismo meridionale incarnata dal nipote del principe, il bel Tancredi, che appare prima con la camicia rossa garibaldina, poi promesso sposo per interesse e ufficiale sabaudo e alla fine sarà parlamentare del nuovo Regno auspicando repressione per i riottosi. Il mondo del passato, conosciuto da Visconti per appartenenza di schiatta, trova fulgore nella vacanza estive a Donnafugata e nel sontuoso ballo in un palazzo di Palermo con riprese durate 36 giorni e che diventano una proustiana ricerca del tempo perduto. Musica epica di Nino Rota. Palma d’Oro a Cannes e film mito che non perde la sua sontuosa bellezza nella penetrante cronaca storica.

IL CAIMANO di Nanni Moretti, 2006

Film apologo su uno dei maggiori politici italiani del Novecento: Silvio Berlusconi. Mentre Sorrentino sullo stesso personaggio si dedica ad un ampio racconto corale (“Loro” che prende i toni della serie tv sulla lunghezza di due episodi) Moretti, protagonista con il movimento dei Girotondi nati per contrastare il Cavaliere e la blanda opposizione della Sinistra, firma il miglior film mai fatto su Berlusconi.
La trama delinea un’operazione di metacinema con Silvio Orlando produttore sfigato e senza speranze che si affida ad una giovane regista che vuole girare un film su Berlusconi che si chiama “Il caimano”. Tra film trash e numerosi camei di registi e critici, il film riesce a far comprendere la difficoltà di poter trovare una narrazione condivisa per raccontare Berlusconi. Ancora una volta non un film realista ma un’ossessione mentale per tutti, come ben ricordiamo in quel periodo, e che Gianni Canova articola in quattro parti in commedia: quello della sceneggiatura del film, quello divistico e metacinematografico con cui Michele Placido vorrebbe eguagliare Volonté, quello mediatico delle immagini televisive del vero Berlusconi, e quello interpretato dallo stesso Moretti condannato in Tribunale come accadrà nella realtà qualche anno dopo. Un Berlusconi pirandelliano da uno, nessuno, centomila.

TODO MODO di Elio Petri, 1976

Questa volta il libro da cui è tratto il film è quello omonimo di Leonardo Sciascia affidato alla maestria grottesca di Petri che mette in scena un lavoro originale che alternando toni comici e drammatici racconta gli esercizi spirituali dei notabili di un partito cattolico (la Dc non è mai citata ma ferocemente processata) che si riuniscono in un convento-albergo e che in effetti devono ridisegnare la loro mappa dei poteri. Su tutto domina la figura del “presidente” interpretato da un indimenticabile Volonté delineato sulle riconoscibili movenze di Aldo Moro e che sarà ucciso dal segretario del partito. Impressionante profezia sulla sorte di Moro che verrà ucciso due anni dopo determinando la maledizione del film che sparirà da qualsiasi programmazione fino ad un recente restauro. Una maschera mimetica quella di Moro “abilissimo nel non prendere decisioni, nell’evitare azioni, nel cercare sempre mediazioni: un antieroe dell’atto mancato”. Un film come ha scritto Maurizio Grande che “annuncia la rovina della Democrazia Cristiana e profetizza la sua distruzione attribuendola ad Aldo Moro”.

SALÒ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA di Pier Paolo Pasolini, 1975

Film testamento del maggiore intellettuale italiano ucciso contemporaneamente all’uscita della pellicola, ne diventa il suo de profundis adoperando l’eterno fascismo storico italiano ambientando nei tempi repubblicani una metafora molto leggibile dell’epoca che si appresta ad ammazzare Pasolini con la stessa violenza che si mostra nel film. Sade viene trasposto a Salò e Marzabotto in una precisa identificazione del nuovo fascismo. “La struttura cervicale, che ripete il verticismo teologico dell’inferno di Dante chiude il film in in una tensione unitaria e tende a costruire una serie di piani contigui, che conferiscono il senso della circolarità dei giorni (girone delle manie, della merda e del sangue) in una fredda specularità rovesciata” (Edoardo Bruno). Perseguitato dalla censura per anni il film ha la sua prima a Parigi e non a Roma e potrà circolare con dei tagli solo dopo l’ultima sentenza del 1976. Processato dalla stampa d’opinione con giudizi molto duri e sprezzanti. La forza della ragione di Pasolini invece sovrasta gli orrori che ha raccontato con feroce e sanguinario estetismo.

CADAVERI ECCELLENTI di Francesco Rosi, 1975

Ancora una volta Sciascia, quello de “Il Contesto”, per un giallo politico come pretesto molto utile a Rosi per abbandonare l’inchiesta e rappresentare il Potere negli anni Settanta. Una lunga sequenza di uccisione di magistrati avviene tra la Sicilia e Roma. L’ispettore Rogas non si lascia depistare e comprende che è in atto un piano eversivo per destabilizzare il Paese. Una sorta di “labirintico apologo della Strategia della tensione” non ideologico perché grazie alla trama coinvolge il consociativismo del Pci debole nel fermare la deriva autoritaria in nome del compromesso storico con la Dc. Si aggiunge anche la mafia con la collaborazione alla sceneggiatura del giornalista Jannuzzi esperto di materia che contamina la trama con richiami all’uccisione del procuratore di Palermo Scaglione che provocarono feroci polemiche, dure quanto quelle dei comunisti che si sentirono traditi da un loro regista di riferimento per area culturale. Pregevoli scenografie di Guttuso e Schifano con predominanza del nero che consegnano al film un’angoscia metafisica del Potere che condanna tutti in modo inappellabile. Inusuale successo di pubblico per un film di Rosi.

VINCERE di Marco Bellocchio, 2009

Il miglior film sull’eterno fascismo italiano che attraverso Bellocchio offre del suo condottiero una metafora che non tralascia la storia e la politica con toni melodrammatici riuscendo a fondere toni lirici e grotteschi con la fotografia espressionista di un magnifico Ciprì e di un montaggio vertiginoso che consegna dei toni veramente palpitanti per immagini e narrativa filmica.
Lo scandalo segreto del Mussolini socialista che ha avuto una moglie Ida Dalser e un figlio. Il futuro capo del Fascismo deve nascondere questa profonda traccia esistenziale. Per il regime Ida Dasler è una minaccia. Lei e il figlio spariscono in manicomio. Secondo Morandini : “il film più estremo e potente di Bellocchio. Il più storico-politico”. Con superbe interpretazioni di Filippo Timi e Valeria Mezzogiorno un film metacinematografico ma soprattutto molto fisico. Cinema di corpi. Secondo Canova: “la testa marmorea del Duce su cui Bellocchio chiude “Vincere” è il punto d’approdo terminale di un lavoro sul corpo mediale del Capo che è tra le cose teoricamente più dense e radicali che il cinema italiano abbia mai realizzato”.

VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò, 2013

Ideale proseguimento, ma più compiuto e determinato, de “La terrazza” di Scola epicedio della Commedia all’italiana, dedicato al potere politico e culturale della Sinistra italiana. Un regista allievo di Francesco Rosi ne trae l’ispirazione civile per una perfetta trama sullo stato delle cose presenti dell’ultimo decennio. Enrico decide all’improvviso di abbandonare la politica per trasferirsi a Parigi e andare alla ricerca di una donna con la quale ha avuto una relazione sentimentale anni prima. Il fratello gemello decide immediatamente di prendere il suo posto e diventa popolare, anche grazie all’incoraggiamento del fedele Andrea Bottini. Che lo va a scovare nel sottosuolo dove è costretto a rifugiarsi per il suo disagio psichico. Toni Servillo in due ruoli gemelli è perfetto nell’interpretazione. La politica spettacolo del gossip incrocia quella dei sentimenti autentici e si contrappongono attraverso le storie siamesi dei due fratelli che ci offrono un racconto filosofico della politica con raro lieto fine anche se aperto. Bellissimo il comizio dove il fratello sostituto conquista il suo popolo fiaccato recitando il Brecht di “non aspettarti nessuna risposta oltre la tua”. Il valore del personale che torna a camminare con il politico attraverso due fratelli gemelli.

IL PORTABORSE di Daniele Lucchetti, 1991

Una sorta di apologo in commedia che apre una crepa nel rampantismo dilagante e nell’arroganza dei dignitari socialisti che avevano occupato la scena pubblica pensando di essere eterni. Il cinema torna a incidere nella società civile scagliando la prima grande pietra contro la Casta quando ancora non era così definita. Un professore interpretato da Silvio Orlando viene cooptato dal ministro Botero, un energico Nanni Moretti molto adatto al ruolo, lo copta come gostwriter e lo introduce agli agi di chi vive la cortigianeria del Palazzo. Il marcio che avanza travolgerà tutto con una ribellione del professore.
Film rifiutato dalla Rai e prodotto dalla Sacher che ne fa una sorta di marchio di scuderia. Lucchetti interpreta un cameo in cui è un regista pubblicitario. Botero non è l’unico colpevole. La deriva politica e morale come fotografia impietosa di un momento di ennesima crisi della Repubblica. Ma attenzione, nel film Botero vince le elezioni. La rivolta del professore è un’inconsapevole e inutile vittoria di Pirro.

Riuso, riciclo e invento! Da tappi di plastica creiamo una lampada

Ven, 04/24/2020 - 10:00

Diamo nuova vita a quello che potrebbe essere considerato un semplice rifiuto! Dal canale YouTube Zadig un modo creativo per riusare i tappi di plastica e per creare atmosfera nella vostra stanza.

Zadig

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Fridays For Future, il 24 aprile sciopero globale online

Ven, 04/24/2020 - 08:00
Greta Thunberg è viva e lotta insieme a noi

Fridays for Future lancia per oggi 24 aprile una protesta virale globale. Per non dimenticare che sull’ambiente si gioca il nostro futuro, come ha dichiarato l’attivista Federica Gasbarro a Repubblica: “Per continuare la battaglia climatica, perché non possiamo permetterci di non combattere… Bisogna scongiurare nuove pandemie prendendoci cura del Pianeta. Stop a fossili e deforestazione

La lotta per il clima continua

Ogni venerdì, da quando il mondo è in isolamento, Greta non ha smesso di protestare postando sui social network e sul web cartelli e foto.
La pandemia da un punto di vista climatico ha portato a un significativo calo delle emissioni: l’inquinamento è calato del 45% a Madrid, Roma e Milano. Del 54% a Parigi. E proprio per questo continua Gasbarro: “Senza strategie, come avvenne nelle crisi economiche del passato, si rischia di risalire dopo la fine dell’epidemia e continuare con una economia basata sui combustibili fossili

Global Strike

E allora il 24 aprile FFF chiama tutti a raccolta all’insegna degli hastag #DigitalStrike o #ClimateStrikeOnline. “Lo sciopero online sarà coordinato e in contemporanea in tutto il mondo, sono sicura che riusciremo a farci sentire” è convinta Francesca che insieme a tutto il mondo chiede ai potenti della Terra di non arretrare nella lotta alla crisi climatica, trasformando il dramma della pandemia in una occasione per ridisegnare il futuro

In Italia i giovani di FFF hanno già scritto una lettera alle istituzioni per un cambio di passo che riportiamo per intero qui di seguito e a cui hanno dato il loro appoggio oltre trenta tra climatologi, economisti, sociologi, medici, biologi, chimici e fisici.

Diamo retta ai ragazzi

Cara Italia.  Ascolta questo silenzio.

La nostra normalità è stata stravolta e ci siamo svegliati in un incubo. Ci ritroviamo chiusi nelle nostre case, isolati e angosciati, ad aspettare la fine di questa pandemia. Non sappiamo quando potremo tornare alla nostra vita, dai nostri cari, in aula o al lavoro. Peggio, non sappiamo se ci sarà ancora un lavoro ad attenderci, se le aziende sapranno rialzarsi, schiacciate dalla peggiore crisi economica dal dopoguerra.

Forse avremmo potuto evitare questo disastro?

Molti studi sostengono che questa crisi sia connessa all’emergenza ecologica. La continua distruzione degli spazi naturali costringe infatti molti animali selvatici, portatori di malattie pericolose per l’uomo, a trovarsi a convivere a stretto contatto con noi. Sappiamo con certezza che questa sarà solo la prima di tante altre crisi – sanitarie, economiche o umanitarie – dovute al cambiamento climatico e ai suoi frutti avvelenati. Estati sempre più torride e inverni sempre più caldi, inondazioni e siccità distruggono già da anni i nostri raccolti, causano danni incalcolabili e vittime sempre più numerose. L’inesorabile aumento delle temperature ci porterà malattie infettive tipiche dei climi più caldi o ancora del tutto sconosciute, rischiando di farci ripiombare in una nuova epidemia

Siamo destinati a questo? E se invece avessimo una via d’uscita? Un’idea in grado di risolvere sia la crisi climatica sia la crisi economica? 

Cara Italia, per questo ti scriviamo: la soluzione esiste già.

L’uscita dalla crisi sanitaria dovrà essere il momento per ripartire, e la transizione ecologica sarà il cuore e il cervello di questa rinascita: il punto di partenza per una rivoluzione del nostro intero sistema. La sfida è ambiziosa, lo sappiamo, ma la posta in gioco è troppo alta per tirarsi indietro. Dobbiamo dare il via a un colossale, storico, piano di investimenti pubblici sostenibili che porterà benessere e lavoro per tutte e tutti e che ci restituirà finalmente un Futuro a cui ritornare, dopo il viaggio nell’oscurità di questa pandemia.

Un futuro nel quale produrremo tutta la nostra energia da fonti rinnovabili e non avremo più bisogno di comprare petrolio, carbone e metano dall’estero. Nel quale smettendo di bruciare combustibili fossili, riconvertendo le aziende inquinanti e bonificando i nostri territori devastati potremo salvare le oltre 80.000 persone uccise ogni anno dall’inquinamento atmosferico.

Immagina….

Immagina, cara Italia, le tue città saranno verdi e libere dal traffico. Non perché saremo ancora costretti in casa, ma perché ci muoveremo grazie a un trasporto pubblico efficiente e accessibile a tutte e tutti. Con un grande piano nazionale rinnoveremo edifici pubblici e privati, abbattendo  emissioni e bollette. Restituiremo dignità alle tue infinite bellezze, ai tuoi parchi e alle tue montagne. Potremo fare affidamento sull’aria, sull’acqua, e sui beni essenziali che i tuoi ecosistemi naturali, sani e integri, ci regalano. Produrremo il cibo per cui siamo famosi in tutto il mondo in maniera sostenibile. 

In questo modo creeremo centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro ben retribuiti, in tutti i settori.

Un futuro possibile

Questo Futuro è davvero possibile, cara Italia, ne siamo convinti. Per affrontare questa emergenza sanitaria stiamo finalmente ascoltando la scienza. Ed è proprio la scienza a indicarci chiaramente la rotta da percorrere per sconfiggere la crisi climatica. Stavolta sappiamo quanto tempo ci rimane per agire: siamo già entrati nel decennio cruciale. Il momento del collasso dell’unico ecosistema in cui possiamo vivere, il superamento di 1,5°C di riscaldamento globale, già si staglia all’orizzonte. La folle curva di emissioni va capovolta già da quest’anno, e per sempre. Solo se ci riusciremo costruiremo un paese e un mondo più giusto, più equo per tutte e tutti, non a spese dei più deboli, ma di  quei pochi che sulla crisi climatica hanno costruito i loro profitti.

Cara Italia, sei di fronte a un bivio della tua storia, e non dovranno esserci miopi vincoli di bilancio o inique politiche di austerity che ti impediscano di realizzare questa svolta. 

Cara Italia, tu puoi essere d’esempio. Puoi guidare l’Europa e il mondo sulla strada della riconversione ecologica.
Non a tutte le generazioni viene data la possibilità di cambiare davvero la storia e creare un mondo migliore – l’unico in cui la vita sia possibile

Questa è la nostra ultima occasione. Non possiamo permetterci di tornare al passato. Dobbiamo guardare avanti e preparare il nostro Ritorno al Futuro

Fridays for Future Italia
PS: questo è solo l’inizio. Oggi comincia una grande campagna per la rinascita del nostro paese, che ci porterà fino al lancio di una serie di proposte concrete, in occasione del global #DigitalStrike, il 24 aprile. E non saremo soli.

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La cucina della Romania: Sarmale

Ven, 04/24/2020 - 07:00

Torniamo dalla nostra amica Nicoletta per un nuova ricetta della cucina rumena e dell’area balcanica: i Sarmale. Si tratta di un piatto molto caratteristico e sfizioso.
Se non trovate le foglie di vite potete usare in alternativa la verza.

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Coronavirus blocca la sugar e plastic tax |Cremazione, i costi: “una vergogna”

Ven, 04/24/2020 - 06:25

Il Mattino: Coronavirus Campania, altri 3mila test: 44 positivi, 4.282 il totale dei contagi. In Italia 464 morti e 2.646 casi | In Lombardia altri 200 morti e casi oltre quota 70mila ma a Milano nuovi contagi in calo In Campania cinque vittime in 24 ore | Nuove accuse dagli Usa: in Italia contagi nove volte di più di quelli diagnosticati;

Il Manifesto: Un nuovo focolaio scoppia a Ischia, infettata anche una bimba di 3 anni;

Il Fatto Quotidiano: Oms: “In Rsa la metà delle vittime in Europa”. Spagna, “under 14 fuori casa un’ora al giorno” “I casi in Cina erano il quadruplo nella 1° fase”;

Il Giornale: La fattura per la cremazione “È un’altra vergogna di Stato” Schiaffo ai parenti delle vittime del Covid 19;

Tgcom24: TORINO, PER 14ENNE MALATA INTERVIENE LA FARNESINA: SARÀ OPERATA IN GERMANIA – La mamma di Rebecca ha vinto la sua battaglia: la 14enne sarà presto operata in Germania SI È MOSSA LA FARNESINA;

Leggo: Coronavirus, “Recovery Fund”: ok Ue alla richiesta di Conte. «Italia in prima fila». Merkel, disaccordo su come finanziarlo Video;

Il Sole 24 Ore: Def: Pil -8%, deficit -10,4%, debito 155,7%. Verso 10 miliardi alle piccole imprese e 12 ai creditori della Pa. Deficit 2020 oltre il 10%. Stop a sugar e plastic tax;

Il Messaggero: Smog, lo strano caso della Capitale: più 30% mentre in tutto il mondo cala | Trasporti, domani via a test Fase 2;

Corriere della Sera: Amazon ci invita a comprare meno: boom ecommerce insostenibile;

La Repubblica:Università, l’ultimo boom delle matricole.

Nuovo round UE: possibile un accordo sul Recovery Fund

Gio, 04/23/2020 - 22:25

I 27 paesi UE hanno dato mandato alla Commissione europea di presentare una proposta di dettaglio su un fondo comune finanziato dai paesi europei per aiutare i paesi colpiti dal coronavirus, tra cui in prima fila l’Italia, i cosiddetti Recovery Fund che, con una denominazione diversa, dovrebbero essere una versione dei Coronabond per i quali si battevano alcuni stati: oltre all’Italia tra gli altri anche Francia e Spagna.

Soddisfatto Conte

Il primo ministro italiano, di cui qui potete vedere le dichiarazioni nel video riportato sulla sua pagina Facebook, si è detto soddisfatto per i “grandi progressi, impensabili fino a poche settimane fa”.

Von der Leyen: “parliamo di migliaia di miliardi”

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha detto che con il Recovery Fund “non parliamo di miliardi, parliamo di migliaia di miliardi” senza nascondersi che la questione sarà ancora oggetto di dibattito tra i governi e che non tutto è stato concordato. Si è detta comunque ottimista: “Ci sono idee che possono funzionare”.

Angela Merkel: “la Germania sta bene se l’Europa sta bene”

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato, parlando anche a quella parte dell’opinione pubblica tedesca preoccupata da misure di questo genere: “Voglio dire in modo molto chiaro che una risposta comune del genere è nell’interesse anche tedesco. La Germania sta bene solo se anche l’Europa sta bene.” Tuttavia la Merkel ha anche detto che non si è ancora tutti d’accordo su come finanziare il RecoveryFund “se con sussidi o con prestiti”.

E la differenza tra queste due alternative (sussidi o prestiti) di fatto fa tutta la differenza del mondo.

Un nuovo round di una partita non ancora terminata

Insomma un nuovo round di una partita non ancora terminata. In questo round si può dire che gli stati del Sud Europa, tra cui l’Italia, abbiano segnato un punto a favore. Ma come diceva il compianto Vujadin Boskov, allenatore tra le altre anche della nazionale serba di calcio: “Partita finisce quando arbitro fischia”.

Il modello svedese di risposta al coronavirus: fiducia tra cittadini e stato

Gio, 04/23/2020 - 19:11

Il Guardian ospita una riflessione di Lars Trägårdh, professore di storia e studi della società civile presso l’Ersta Sköndal University College di Stoccolma, in Svezia e di Umut Özkirımli, professore ospite presso l’IBII (Institut Barcelona d’Estudis Internacionals) sulla risposta che i vari Paesi, e in particolare la Svezia, stanno dando alla crisi mondiale da coronavirus. Una riflessione che apre degli squarci non solo su come è ma anche su come potrà essere il rapporto su stato e cittadini. Di seguito la traduzione di un ampio stralcio del loro intervento.

Stati diversi, risposte diverse alla pandemia

Le risposte alla pandemia da covid-19 differiscono significativamente da un Paese all’altro, anche tra i Paesi più ricchi, modellate da lasciti storici, cultura politica e costumi sociali.

Lo storico svedese Sverker Sörlin ha osservato di recente che non c’è una sola pandemia globale ma molte, ognuna modellata in base a una logica nazionale. Con gli articoli di People For Planet sulla Cina, la Germania, la Corea del Sud, Cuba, il Vietnam, il Giappone, la Spagna, l’India, il Brasile … ne stiamo dando testimonianza. Sörlin sostiene che l’epidemia rispecchia ogni società colpita: non esiste un nemico biologico universale, questo virus globale colpisce le società tanto quanto gli individui.

In effetti la pandemia costituisce un enorme stress test per i paesi, un test che porta alla superficie le loro strutture sociali profonde. Valori, istituzioni e pratiche, che in tempi ordinari sono parzialmente nascosti da mode e tendenze globali, vengono improvvisamente alla ribalta.

Ci sono sempre state delle differenze, ma con il coronavirus ci siamo anche trovati soggetti a risposte pandemiche europee molto diverse.

Il modello svedese di risposta al coronavirus

La Svezia, di cui People For Planet si è già occupato, ha optato per un approccio “morbido” (e molto controverso) guidato dall’epidemiologo di stato Anders Tegnell. Invece del blocco draconiano, il distanziamento sociale in Svezia è una questione di autoregolazione. Ai cittadini è stato chiesto di usare il loro giudizio e di assumersi la responsabilità individuale all’interno di un quadro basato sulla fiducia reciproca, piuttosto che sul controllo dall’alto verso il basso.

Un “modello svedese” con cui il paese ha scelto di deviare dal percorso seguito da molti, compresi i suoi vicini nordici che hanno invece adottato il lockout.

Casi e morti di coronavirus in Svezia e Italia a confronto

Ad oggi, 23 aprile, in base ai dati ufficiali, in Svezia si registrano 1.659 casi di coronavirus ogni milione di abitanti, contro i 3.089 in Italia.

I morti per coronavirus, sempre secondo i dati ufficiali, in Svezia sono 200 ogni milione di abitanti, in Italia 415.

Lockout o fiducia stato-cittadini

Il blocco non è solo una questione legata a salvare vite umane, ma mira anche a mitigare il carico di lavoro degli ospedali sovraffollati.

C’è anche da considerare peraltro che un blocco totale per salvare vite comporta enormi costi per il tessuto sociale, al di là del dibattito sulla salute contro l’economia.

In Svezia si è considerato che un blocco totale non sarebbe stato sostenibile a lungo termine. Se le scuole fossero state chiuse, per esempio, i genitori avrebbero dovuto lasciare il lavoro. Ciò avrebbe potuto peggiorare le cose rimuovendo i lavoratori in settori critici come l’assistenza sanitaria o esponendo i nonni alla malattia, per non parlare del privare i bambini di momenti cruciali per la loro formazione a scuola.

In una società come quella svedese in cui l’uguaglianza di genere e i diritti dei bambini sono fondamentali questi rischi hanno toccato un nervo scoperto.

D’altra parte si è considerato che il blocco avrebbe potuto funzionare per le classi medie e alte che dispongono di case confortevoli e penalizzare i meno abbienti. In Svezia le scuole sono istituzioni chiave innanzitutto per i bambini svantaggiati e per i genitori single e/o a basso reddito.

Rispetto delle “distanze sociali”: multe o appello alla responsabilità?

Ciò solleva la questione se le scelte politiche in tutto il mondo siano fatte su basi scientifiche rigorosamente razionali o se riflettano vincoli e possibilità culturalmente radicati. Prendi le distanze sociali: ora sembra essere un obiettivo condiviso a livello internazionale. La scelta cruciale è tra il conseguimento attraverso comandi supportati da minacce di multe e arresti o attraverso raccomandazioni che fanno appello al senso di una responsabilità individuale condivisa.

In Svezia il percorso scelto sembra meno draconiano ma è probabilmente più impegnativo per i cittadini poiché sposta l’onere dalle leggi e dalla polizia all’autoregolamentazione.

In Svezia società si dice samhälle

Anche in Svezia ci sono molti che chiedono una chiusura più radicale della società. Potrebbe ancora accadere. Ma altri continuano a chiedere di mantenere la calma, ricordandoci che la parola società in Svezia è samhälle, che significa anche “tenersi insieme”. Temono che le misure più severe comportino la privatizzazione della sofferenza.

Le reazione in Europa al modello svedese

L’esperimento svedese, tuttavia, tocca chiaramente un nervo scoperto all’estero, dove solleva timori e scetticismo. La scelta non è semplicemente tra libertà individuale e dominio autoritario. In Spagna per esempio le misure di blocco godono anche di un ampio sostegno popolare. Ma anche lì si sollevano voci di dissenso quando le conseguenze sociali del blocco diventano più chiare. “Liberate i nostri bambini!” ha detto in un post di Facebook del 15 aprile Ada Colau, sindaco di sinistra di Barcellona, paradossalmente poco prima che il governo di Madrid dichiarasse che le scuole non sarebbero state riaperte.

Ritornerà lo stato, ma quale?

Non c’è dubbio che ciò che vedremo – a livello globale, sulla scia della crisi del coronavirus – è il ritorno dello stato. La domanda è: quale stato.

Per leader del calibro del primo ministro ungherese, Viktor Orbán, del presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, e del presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, che sono impegnati a sfruttare la pandemia per consolidare ulteriormente il loro governo autoritario, la risposta è chiara: meno liberalismo e meno democrazia. Ma l’esempio svedese mostra, a modo suo, che è possibile un’altra risposta: il rollback della democrazia neoliberista e il ritorno dello stato sociale socialdemocratico.

Secondo lo storico svedese Sörlin è saggio rispettare i cittadini come esseri responsabili, etici, uguali nei loro diritti e responsabilità. Questo può, in effetti, essere il modo migliore per sviluppare la reciprocità che è il segno distintivo di una società che incoraggia la fiducia: la fiducia reciproca tra cittadini e tra cittadini e stato.

Una giornata con la Croce Rossa, reportage da Lodi

Gio, 04/23/2020 - 16:20

“Questo Corona, prima stava in carcere e ora guarda che combina”. Una battuta che lascia senza parole, specie se a dirla è un anziano mentre riceve la spesa a domicilio dalla Croce Rossa. Il signor Gianni (nome di fantasia) si affaccia al balcone accanto a sua moglie, e quando lei si allontana, confessa: “Ha un principio di Alzheimer, da una parte forse è anche un bene che non sia sempre cosciente di tutto quello che passa ai Tg, ma ho paura per lei, non vorrei mai lasciarla sola, magari a finire in quelle case di riposo a prendersi il virus da sola, senza nessuno che la curi”. Passare qualche giornata al fianco della Croce Rossa fa tornare voglia di parlare delle persone per quello che sono, non casi, non numeri. Persone, irriducibilmente, con le loro idiosincrasie, i loro pregi e difetti, il loro umorismo, nonostante tutto.

La Croce Rossa Italiana

La Croce Rossa non ha bisogno di presentazioni. Quella italiana, per tutti la CRI, venne fondata con il nome di Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti ed ai malati in guerra a Milano il 15 giugno 1864, ad opera del Comitato Medico Milanese dell’Associazione Medica Italiana, ben due mesi prima della firma della Convenzione di Ginevra. Dal supporto sanitario a quello logistico, dai controlli negli aeroporti ai presidi sulle strade per monitorare le zone rosse colpite dal Covid19, dalla spesa e i farmaci portati a casa delle persone al trasporto di pazienti quando le ambulanze del 118 sono piene, sono tantissime le attività portate avanti quotidianamente dalla CRI nell’emergenza in corso, elencarle tutte sarebbe operazione lunga. Meglio parlare delle persone.

“Il Coronavirus è arrivato a Codogno. Non scorderò mai quando ho ricevuto quella chiamata alle due e mezza di notte”. Lucia Fiorini, la responsabile della Croce Rossa di Lodi, ripercorre i primi giorni con un tono di voce quasi incredulo. “Non era un incidente stradale, non era un terremoto, un evento che, per quanto disastroso, rimane circoscritto. Era il Coronavirus, quel virus”. Nella notte del 21 febbraio, Fiorini ha chiamato i suoi volontari, tutti in divisa, a preparare i mezzi e le attrezzature per l’indomani. “Da lì non so dire cosa sia successo, dal primo intervento a Codogno per deviare gli accessi al Pronto Soccorso, abbiamo cominciato a trasportare persone con polmoniti, ogni ora, ogni giorno, su tutto il territorio”. Quante persone? “Tante. Non sappiamo quanti casi ci sono a Lodi, perché non tutte le macchine di Lodi operano su Lodi. All’inizio ci chiamavano dal Sacco, poi Crema, domenica ci hanno chiamato per andare a prendere dei pazienti a Cremona e portarli all’aeroporto di Bergamo Orio al Serio”. Che fine hanno fatto quei pazienti? “Ora sono a Düsseldorf, non sappiamo mai il destino delle persone che trasportiamo, questo è uno degli aspetti più strazianti a livello psicologico”. In emergenze lunghe e logoranti come queste, stare concentrati sul servizio è quasi una necessità. E così, anche quando si porta la spesa all’anziano che ti trattiene perché ha bisogno di parlare, di scacciare la solitudine, bisogna sempre riconoscere quando è il momento di andarsene.

Chi sono le persone che chiamano il supporto psicologico

Al numero verde 800 06 5510 per il supporto psicologico h24 è boom di richieste di aiuto, con una media di 279 chiamate al giorno. Persone anziane, sole, che chiedono compagnia, assistenza, informazioni, supporto psicologico, o semplice conforto. “CRI per le Persone” si chiama il servizio, e Francesco Rocca, il responsabile nazionale della Croce Rossa, prova a dare un profilo delle quasi 22mila persone che hanno chiamato l’800 06 5510: in media hanno 74 anni, più della metà è donna, di tutte le condizioni economiche e sociali, con il marito che non c’è o è intubato. “È il segno di come l’isolamento di molti anziani sia un dramma sociale. Da una parte vediamo una società iper connessa, dall’altra assistiamo a forme di solitudine che colpiscono anzitutto gli anziani, ma non solo”. È per questo che ogni comitato territoriale della CRI ha aperto linee telefoniche per accessi più rapidi al “telefono amico”. A Lodi sono tre professioniste psicologhe e psicoterapeute a darsi i turni, dalle 10 alle 14 la prima, dalle 14 alle 18 la seconda, dalle 18 alle 23 la terza. Di ciascuna è riportato il numero di cellulare sui volantini distribuiti nelle case dei più fragili, “Spesso è più facile condividere con uno sconosciuto di cui però sai che ti puoi fidare”.

Già, fiducia

In periodi di lockdown capita di sfogliare con più frequenza i libri e i dizionari. Dice la Treccani: “Fidùcia s. f. [dal lat. fiducia, der. di fidĕre «fidare, confidare»] (pl., raro, -cie). – 1. Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità”. Non c’è ambito o strumento che sfugga alla fiducia. Sempre la Treccani, ne riporta qualche esempio: “f. in Dio, negli uomini, nella fraternità umana, nella scienza, nel progresso sociale; f. nella vittoria; f. di riuscire; f. nella propria stella, nelle proprie forze; f. nell’esito di un’impresa; guardare con f. all’avvenire; ferma f.; f. illimitata, assoluta, incondizionata; avere, nutrire f.; perdere la f.; dare un attestato, una prova di f.; ispirare f.; guadagnare, meritare, godere, avere la f. di qualcuno” e così via. A ciascuno lo sforzo di un po’ di fiducia.

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Grazie al lockdown, le api potrebbero salvarsi dall’estinzione

Gio, 04/23/2020 - 15:51

Le api, piccoli insetti impollinatori gialli e neri, sono fondamentali per l’esistenza degli interi ecosistemi naturali e agrari.

La loro sopravvivenza è, però, a rischio, a causa dell’eccessivo uso di pesticidi e della diffusione di virus e parassiti. Se le api si estinguessero e smettessero di impollinare, l’equilibrio di interi ecosistemi verrebbe stravolto con conseguenze catastrofiche: gran parte del cibo di cui ci nutriamo non crescerebbe più e molte specie vegetali scomparirebbero.

Gli sbalzi climatici degli scorsi mesi hanno provocato uno sconvolgimento anche nel “lavoro” di questi insetti impollinatori: nel mese di febbraio, a causa dell’improvviso aumento delle temperature, 50 miliardi di api si sono risvegliate quasi 2 mesi prima del previsto ma il ritorno del freddo improvviso e l’eventuale congelamento dei fiori, avrebbe potuto sterminarle con problemi anche nella produzione del miele.

Tuttavia, la diffusione del coronavirus e il conseguente lockdown avvenuto in gran parte del mondo, ha rappresentato uno spiraglio di luce per le nostre amiche api: gran parte delle attività umane sono state bloccate e la natura ha ricominciato a fiorire. L’interruzione della falciatura, ossia il taglio dell’erba, ha permesso a moltissimi fiori selvatici di crescere ai bordi delle strade e questa è una bellissima notizia per le api, che possono usufruire di una maggiore quantità di polline e contribuire a mantenere in equilibrio gli ecosistemi agrari e naturali.

La notizia è stata diffusa da Plantlife, la più grande organizzazione europea per la conservazione delle piante selvatiche che ha stimato che, con il blocco della falciatura e la diminuzione dello smog dovuta all’assenza di macchine e trattori, ben 700 specie di fiori selvatici hanno ricolorato le strade.

Mentre restiamo a casa per stare al sicuro in questi tempi strani e difficili, un numero crescente di persone sta scoprendo di nuovo la bellezza fuori dalle porte di casa, trovando conforto nella natura; i colori vibranti che hanno dipinto i bordi delle strade possono dare sollievo anche all’anima più stanca “, commenta Ian Dunn, Amministratore Delegto di Plantlife, “la riduzione dei processi di falciatura non solo sono positivi per la fauna selvatica e per il nostro benessere, ma contribuiscono anche alla necessità urgente di affrontare l’emergenza climatica“.

Facendo sbocciare i fiori naturalmente ed evitando di stravolgere il paesaggio urbano con prati artificiali e aiuole di cemento, contribuiremmo ad alimentare la storia d’amore tra api e fiori, uno scambio armonioso necessario alla sopravvivenza degli ecosistemi vegetali urbani e al mantenimento della biodiversità.

Un simile atto di responsabilità e rispetto ci aiuterebbe a mantenere un ambiente più sano, colorato e pulito. “Dobbiamo riconvertire noi stessi e tornare a uno stato più ‘selvaggio’, accettando il meraviglioso ‘disordine’ della natura“, commenta Kate Petty, responsabile della campagna Road Verge promossa da Plantlife.

Vivere in un ambiente più “selvaggio”, senza alimentare processi di antropizzazione e cementificazione, ci permetterebbe di vivere in armonia con tutte le creature terrestri e godere di paesaggi rilassanti e piacevoli, che sarebbero un toccasana non solo per i nostri occhi, ma anche per la nostra salute e quella di tutto il Pianeta.

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OMS: Covid-19, metà morti Ue in case di cura e RSA

Gio, 04/23/2020 - 15:01

“Il quadro di queste strutture è profondamente preoccupante”, lo ha detto il direttore regionale dell’Oms Europa, Hans Kluge, annunciando che quasi metà delle persone morte per coronavirus in Europa erano residenti di case di cura. Kluge ha parlato in una conferenza stampa, dove ha sottolineato l’urgente e immediato bisogno di ripensare il modo in cui operano le case di cura oggi e nei mesi a venire. Anche perché “per molto tempo avremo a che fare con questo virus”. Kluge ha fatto anche un riferimento alle “persone compassionevoli e dedicate che lavorano in quelle strutture spesso sovraccaricate di lavoro, sotto-pagate e prive di protezione adeguata: sono gli eroi di questa pandemia”.

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Un virus con cui vivremo a lungo

“Abbiamo nel mondo quasi 2,5 milioni di casi ora segnalati all’Oms e oltre 160.000 morti. Vediamo tendenze diverse nelle diverse regioni e persino all’interno delle regioni. E alcuni, colpiti all’inizio della pandemia, stanno iniziando a vedere un nuovo aumento dei casi. Non dobbiamo commettere errori: abbiamo ancora molta strada da fare“. “Questo virus sarà con noi per molto tempo. Non c’è dubbio che lo stare a casa e altre misure di allontanamento fisico abbiano ridotto con successo la trasmissione in molti Paesi. Ma questo virus rimane estremamente pericoloso”. “Le prime prove suggeriscono che la maggior parte della popolazione rimane suscettibile” al coronavirs.

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L’angoscia delle mamme per la Fase 2: chi protegge i sentimenti dei bambini?

Gio, 04/23/2020 - 12:09

Siamo alle porte della fase 2 e ancora manca un progetto chiaro sull’infanzia.

Così scrive Ilaria Fontana, psicologa e psicoterapeuta in un lungo articolo pubblicato su Psb-Privaci e Sicurezza dove mette in evidenza un problema non da poco: “La totale disattenzione del governo alla salute psicofisica dei bambini”.

“I punti fermi della loro vita, le abitudini, i ritmi della scuola e del gioco sono stati sconvolti, così come i legami familiari e di amicizia si sono ridotti a immagini bidimensionali sullo schermo di un cellulare.

Il virus e la paura dei bambini

Scrive la d.ssa Fontana: “Dall’inizio della quarantena molti sono i genitori che mi hanno raccontato dei tanti piccoli cambiamenti che stanno osservando nei loro figli, i giochi dei bambini fino ai 7-8 anni hanno come tema ricorrente la battaglia a un nemico, la fuga, il nascondersi, il dottore, la costruzione di capanne e tane.

Così come sono visibili delle piccole regressioni evolutive, l’irrequietezza e l’agitazione. Tutti segnali attraverso i quali, in mancanza di un linguaggio razionale, i bambini esprimono la paura.

Certo il nostro modo di vivere non sarà più quello di prima, molto probabilmente mascherine e guanti diventeranno gli accessori delle collezioni estate 2020/2021 sia per gli adulti che per i bambini. Ma l’impatto emotivo per i piccoli sarà nettamente superiore poiché la differenza sta negli strumenti che si hanno a disposizione per elaborare e gestire il cambiamento“.

Non è così semplice

“Pensare di far uscire un bambino di 3-4 anni di casa con indosso la mascherina e i guanti per proteggersi da un virus non equivale a chiedergli di infilare le galosce per proteggersi dalla pioggia. Mi risulta difficile immaginare di far uscire un bambino di casa dopo 60 giorni di isolamento e chiedergli di comportarsi come un cane al guinzaglio.

Le mamme sanno bene che non si può negare a un bambino piccolo di sedersi a fare merenda con i suoi amichetti, di abbracciare, toccarecorreresaltare e perfino cadere. Perché? Perché sono questi i  comportamenti che la natura induce da centinaia di migliaia di anni in ogni essere umano per esplorare e crescere.

I bambini sono come spugne

“L’invito è che lo Stato non faccia l’errore che molti fanno difronte a un bambino piccolo” avverte Ilaria Fontana “cioè di sottovalutare la sua capacità di comprensione ed elaborazione delle informazioniI bambini assorbono tutto quello che li circonda, umoritensioniparolecomportamenti e in base alla loro capacità di intendere e di immaginare  costruiscono da soli ‘teorie‘.

Quali saranno le conseguenze del Covid-19 sulle emozioni, i desideri e i comportamenti dei bambini probabilmente lo sapremo con certezza solo tra qualche mese, ma nel frattempo non si può sottovalutarne l’importanza.

Vi è sicuramente bisogno che qualcuno si ponga il problema di come organizzare spazi aperti a prova di bambino, di favorire l’esistenza di organizzazioni educative e ludiche in alternativa e sostituzione alle case e ai genitori. C’è bisogno che qualcuno pensi a come alleggerire la pressione emotiva nei bambini, perché così come il paese ha bisogno di ri-partire, i bambini hanno bisogno di ri-vivere”.

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Foto di lisa runnels da Pixabay

Covid-19, trovate tracce in acque di scarico: “Utili per individuare nuovi focolai”

Gio, 04/23/2020 - 10:57

Uno studio dell’Istituto superiore di sanità ha individuato la presenza dell’RNA del virus SARS-CoV-2 nelle acque di scarico di Roma e Milano. Gli autori dello studio, che verrà pubblicato a breve, spiegano che il campionamento delle acque reflue permetterà di scovare la diffusione del virus nella popolazione e la presenza di eventuali focolai epidemici.

Guidati da Giuseppina La Rosa del Reparto di Qualità dell’acqua e salute del Dipartimento Ambiente e salute dell’Iss, i ricercatori hanno finora effettuato campionamenti a Roma e Milano. “Abbiamo selezionato e analizzato per la ricerca del virus un gruppo di 8 campioni di acque di scarico raccolti dal 3 al 28 febbraio a Milano e dal 31 marzo al 2 aprile a Roma – spiega La Rosa -. In 2 campioni raccolti nella rete fognaria della zona Occidentale e Centro-orientale di Milano è stata confermata la presenza di RNA del nuovo coronavirus. Nel caso di Roma lo stesso risultato positivo è stato riscontrato in tutti i campioni prelevati nell’area orientale della città”.

La ricerca è stata quindi estesa ad altri campioni di acque reflue provenienti da una rete di raccolta in diverse regioni costruita negli anni nell’ambito di un progetto finanziato dal Centro Nazionale di prevenzione e Controllo delle Malattie (CCM) del ministero della Salute.

Niente panico

Il ritrovamento dell’RNA del virus SARS-CoV-2 nelle fognature acque di scarico non comporta nessun rischio per la popolazione. Tutt’altro: il risultato rafforza anzi la prospettiva di usare il controllo delle acque delle fognature dei centri urbani come strumento non invasivo per rilevare precocemente la presenza dell’infezione nella popolazione. Uno strumento che potrà risultare utile soprattutto durante la fase 2 che comporterà la – inizialmente graduale – “riapertura” del Paese alla vita “normale”. “Nella fase 2 la sorveglianza potrà essere utilizzata per monitorare in modo indiretto la circolazione del virus ed evidenziare precocemente una sua eventuale ricomparsa – spiega Luca Lucentini, direttore del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute dell’Iss – consentendo quindi di riconoscere e circoscrivere più rapidamente eventuali nuovi focolai epidemici. Una strategia che viene già usata per altri virus, come quello della polio. Aver trovato nelle acque di scarico RNA virale, che quindi non necessariamente rappresenta un virus infettivo, è un risultato che non sorprende e non implica alcun rischio per la salute umana”.

Il controllo della pandemia

“Il risultato potrebbe essere d’aiuto nel controllo della pandemia – afferma il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro -. Gli esiti del nostro studio si associano a quelli di altri gruppi di ricerca che in Olanda, Massachusetts, Australia e Francia hanno a oggi rinvenuto tracce del virus negli scarichi”.

Nessun rischio per l’acqua potabile

Il ritrovamento nelle fognature dell’RNA virale non implica alcun problema per l’acqua potabile, spiega Lucentini: “Il ciclo idrico integrato, cioè il processo che comprende potabilizzazione delle acque e sistemi di fognatura e depurazione – conclude lo studioso – è certamente sicuro e controllato rispetto alla diffusione del virus responsabile di Covid-19, come anche di altri patogeni“.

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Idea riciclo: facciamo una ciotola con carta di giornale!

Gio, 04/23/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Laboratorio Pupetti, Paola ci insegna un modo semplice per realizzare una ciotola 100% riciclata con carta di giornale! Una bella idea creativa e particolare per abbellire la nostra tavola e perchè no, anche un’idea regalo per amici e parenti! Cosa serve:

  • Un giornale (la quantità dipende da quanto grande vogliamo la nostra ciotola);
  • Ciotola per dare la forma desiderata
  • Colla;
  • Pennello;
  • Pellicola trasparente o simili.
Fonte: Laboratorio Pupetti

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Giornata mondiale del Libro e del Diritto d’autore

Gio, 04/23/2020 - 09:31

Dalle 11 fino alle 20 sul sito www.capolavoridellaletteratura.org e sui siti di Ministero dell’Istruzione, Repubblica, Corte dei conti, TIM-Operazione Risorgimento Digitale e ACI una maratona letteraria in streaming organizzata dalla Fondazione De Sanctis in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura.

Durante la giornata potrete ascoltare brani di capolavori letterari letti da Corrado Augias. Claudio Bisio. Anna Bonaiuto, Giovanni Floris, Maurizio De Giovanni, Alessandro Haber, Francesco Pannofino, e moltissimi altri

Per commentare in diretta la Maratona sarà possibile utilizzare l’hashtag #CapolavoriDellaLetteratura

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Covid19, sfuggire al lockdown via mare: multe della Guardia di Finanza

Gio, 04/23/2020 - 07:00

Multe in mare per chi trasgredisce il lockdown in barca. Su 107 soggetti fermati e controllati in mare, 9 sanzioni amministrative elevate e 2 persone denunciate. È il bilancio delle operazioni di contrasto alla diffusione del contagio da Covid19 svolte dal Reparto aeronavale della Guardia di Finanza di Ancona. In totale, come riporta un giornale locale, gli interventi di controllo sulla costa marchigiana eseguiti dalla Guardia di Finanza sono stati 89, e le sanzioni, inflitte per violazione ex art. 4 del d.l. 25 marzo 2020 n°19, hanno un massimale di 3.000 euro.

Proprio qualche giorno fa i giornali riportavano il caso del palermitano Domenico Finazzo, 62 anni, che ogni giorno paga una multa di 300 euro pur di non rinunciare a recarsi in spiaggia. Ex imprenditore, in cinque giorni ha ricevute cinque sanzioni, ciascuna da 300 euro, tutte prese sulla spiaggia di Mondello, dove si recava a prendere il sole. «Vivo di rendita, posso permettermelo. Ero titolare di un supermercato che poi ho chiuso. La piscina, il cemento, sono un’altra cosa. A me piace la sabbia e il mare», ha dichiarato in un’intervista a Il Napolista. «Il sole guida le mie scelte», ha poi aggiunto.

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