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Aggiornato: 4 min 5 sec fa

Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che… La pubblicità è l’anima del commercio”

Dom, 08/18/2019 - 08:00

È il tempo dell’iperbole. In cui anche “tanto” è preferibile a vero. Perfino “il troppo”, addirittura.
Ma quanto dura la versione migliorata delle cose? Il tempo dell’innamoramento, dell’idealizzazione. Il tempo del prossimo spot. Che parla di un prodotto che è “ancora meglio”. Forse perché semplicemente nuovo: e quindi più scintillante negli aspetti sconosciuti; e meno riconoscibile nei difetti.

Tutto è in vendita, dicono. E tutti. 
«È solo una questione di prezzo», aggiungono (argh! – NdR).

Ma siamo certi che pubblicizzare la nostra versione edulcorata dai difetti e al di sopra delle nostre possibilità reali sia una strada che, alla lunga, paga? 
E abbiamo notato che i termini della questione sono davvero ridotti ad economici?
La scelta, “paga”. Non “ha senso”: paga (seguono brividi – RiNdR).

Vediamo, dunque o comunque, alcuni casi tipici in cui sembra non si possa fare a meno di gonfiare la ruota del pavone oltre il reale. Nonché le rovinose conseguenze.

– Il curriculum di certi politici

Si millantano lauree. Che siano accademiche o alla cosiddetta “università della vita e della strada”, non sembrano offrire garanzia di senso della realtà o di soluzioni illuminate. La politica è mai stata davvero gestione della cosa comune nell’interesse della collettività? Difficile dirlo. Ma la sfiducia nella politica, che oggi viviamo, racconta il fallimento della pubblicità applicata alla vita comune. Una quotidiana occasione persa (segue amarezza – SempreNdr).

– Il ristorante della prima cena, per certi uomini 

Ancora pensate che lo spiegamento di forze della prima sera funzioni? 
Se una donna si lascia conquistare dalla location, era “vostra” già prima. Se non lo era, non lo sarà. 
Insomma avete buttato i vostri soldi (segue sorrisetto sardonico – NdR)

– Il reggiseno imbottito o gli slip contenitivi di alcune donne (siamo nell’ambito della par condicio – SiInsìsteConLeNdR). 

Notizia: se la dimensione del reggiseno o delle vostre chiappe è così importante, tutto finirà quando sfilerete la biancheria. Meglio che finisca prima, allora. A meno che non intendiate fare l’amore vestiti. Ma che sia per una vita o anche per una notte, fare l’amore vestiti è dannatamente scomodo. 
E toglie il gusto di mischiarsi spegnendo il cervello e confondendo la pelle. (Yum-GustidR)

– Ma il caso più eclatante, senza ombra di dubbio, delle promesse non mantenute, della bugia in cattiva fede…

… resta quello del tramezzino che sporge il suo ripieno in avanti, oltre il suo stesso baricentro, temendo l’oscuro destino della Luisona di benniana memoria

Lo compri perché sembra traboccare di contenuto. In realtà è vuoto. 

E lo sapevi, maledizione, lo sapevi! 
Perché, allora, cedere alle sue lusinghe? Forse perché ne cogliamo l’intima fragilità che fa rima con la nostra? Quella stessa che ci fa riconoscere – con imbarazzato fastidio – all’interno degli esempi precedenti?

Dannato tramezzino! Ti guardo e penso a me. Poroso, “imbottito”, ma anche lucente come uno specchio. Uno specchio parziale e bugiardo. 

Io sono meglio di così! Io sono altro! O, almeno, anche altro. (OrgoglioDelRedattore)

Il vero sfida i secoli, insomma. Più del bello. Risparmiandoci la cocente delusione [signora, lo scaldo o lo mangia così?] del tramezzino squilibrato; e consegnandoci a una completezza trasparente. Onesta. Umana. E, forse, proprio per questo più bella del bello. 

Se veniamo scelti per ciò che siamo, se chi ci vuole lo fa nonostante i difetti – e non PER i difetti; che, siamo seri, usciamo dalla retorica: chi ci sceglie PERCHÈ siamo gelosi o insicuri o spaventati, dagli umori altalenanti…? Ci si sceglie NONOSTANTE i difetti – allora davvero si può andare lontano.

Nel tempo, nello spazio. Nel sempre o nel momento. In orizzontale o in profondità. In orizzontale. In profondità.

E, a chi scrive, non appare niente male esserci tutti, interi, nel vero
Un secondo o una vita. Ma qui. E ora.

(Segue sorriso – NdR – qui e ora).

Immagine: Wikipedia