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Aggiornato: 1 ora 40 min fa

Ustica, 40 anni dopo “diteci chi è stato” | Scuola: a settembre 50 mila precari in più | Slitta l’Ecobonus al 110%

Sab, 06/27/2020 - 08:25

llsole24ore: La fiammata del Covid negli Usa manda in rosso la settimana delle Borse, Milano -2,5% – I motivi nascosti degli alti e bassi di mercato – Fininvest: utile a 220 milioni, cedola da 84 mln per i Berlusconi;

Il Mattino: Migranti, l’allarme di Mediterranea: «Libia, catturate 70 persone in mare»;

La Repubblica: Ustica, familiari vittime 40 anni dopo: ”L’aereo fu abbattuto, diteci chi è stato”;

Tgcom24: Taglio vitalizi annullato, M5S: “Faremo ricorso” – Caliendo ha smentito se stesso e ha votato sì | Fino a 22 milioni agli ex senatori;

Il Fatto Quotidiano: Click day di aprile per il bonus agli autonomi: “Sito dell’Inps andò in tilt per attacco hacker: ostacolate procedure per accedere ai benefici”;

Corriere della Sera: Merkel: «Non abbiamo creato il Mes per non utilizzarlo» Conte: ai nostri conti penso io;

Leggo: Maddie, Christian Brueckner potrebbe tornare presto libero: la confessione choc della procura tedesca;

Il Manifesto: Il 14 settembre gli studenti troveranno 50 mila precari in più ;

Il Giornale: “Contanti servono agli evasori” Ma la verità sul cash è un’altra;

Il Messaggero: Gualtieri: «Da luglio tasse giù per 16 milioni di lavoratori» Ma slitta l’Ecobonus al 110% ;

Le regole per il rientro a scuola il 14 settembre: le novità

Ven, 06/26/2020 - 19:00

Governo e Regioni hanno raggiunto l’accordo definitivo per il rientro a scuola a settembre, dopo le contestazioni ricevute dalla prima bozza presentata del ministero dell’istruzione da parte di un po’ tutti: Regioni, sindacati, dirigenti scolastici.

Le principali novità dell’accordo rispetto alla bozza precedente sono queste:

Distanziamento tra gli studenti e tra studenti e cattedra

La distanza tra gli studenti dovrà essere di almeno un metro “da bocca a bocca” mentre la distanza degli studenti dalla cattedra dovrà essere di almeno due metri. Questi sono i parametri che i dirigenti scolastici dovranno utilizzare per la sistemazione delle aule.

Resta in sospeso il tema “mascherine”, la loro necessità, il dove il come e il quando utilizzarle in aula. Su questo si dovranno avere indicazioni entro la fine di agosto dal ministero della salute, in base alla situazione epidemiologica.

Tramontano definitivamente (si spera) i divisori di plastica tra gli studenti di cui a un certo punto aveva parlato la ministra Azzolina.

Didattica a distanza

Secondo la nuova bozza la didattica a distanza potrà essere utilizzata solo in via complementare alle lezioni in aula e non come sostituto. Salvo il caso di peggioramento delle condizioni sanitarie.

Stanziamento per la scuola e potenziamento (provvisorio) degli organici

Lo stanziamento aggiuntivo per la scuola passa da circa un miliardo a circa due miliardi.

Il miliardo in più dovrebbe essere utilizzato per potenziare l’organico attraverso l’assunzione di nuovi docenti e personale tecnico, amministrativo e ausiliario Si tratta di un punto richiesto dai sindacati, oltre che dalle regioni e dalle varie associazioni di genitori e docenti. Saranno comunque assunzioni a tempo determinato, legate all’emergenza, non daranno luogo ad un aumento strutturale dell’organico.

Cabina di regia e “cruscotto informativo”

Tra i punti più farraginosi della bozza quelli relativi ad una (ennesima) “cabina di regia” e ad un “cruscotto” i cui contenuti non è definito come saranno implementati.

La bozza prevede che sarà istituita una cabina di regia per coordinare le azioni avviate in tutto il territorio e un “cruscotto informativo” dove sia segnalato dove la aule scolastiche non abbiano spazi sufficienti. Dovrebbe contenere anche un software che consenta di verificare se le dimensioni dell’aula sono adeguate rispetto al numero degli studenti che devono ospitare.

Assemblee studentesche

Gli studenti potranno organizzare assemblee online.

Le scelte che si conferma saranno demandate alle scuole

Si conferma che l’organizzazione delle lezioni sarà lasciata all’autonoma scelta di ogni scuola.

In particolare:

  • le classi potranno essere riconfigurate in più gruppi di apprendimento composti da studenti della stessa o di diverse classi o perfino di diversi anni di corso;
  • si potranno prevedere turni differenziati;
  • si potranno aggregare le materie in aree e ambiti disciplinari;
  • si potrà estendere il tempo scuola utilizzando anche il sabato.

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Ballando sotto la pioggia in Nigeria

Ven, 06/26/2020 - 18:30

Due passi di danza perfetti sotto la pioggia in Nigeria…quando la passione e il talento stanno sopra a tutto…questo video di questo bimbo è diventato in poco tempo virale

Youtube Leap Dance Academy

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Cinque Terre: registrate le “voci” dei delfini che si danno appuntamento ogni notte

Ven, 06/26/2020 - 17:00

Il fantastico mondo del mare è un universo parallelo che non smette mai di stupirci. Le variopinte creature che popolano i suoi fondali trascorrono le loro vite in armonia tra le correnti della loro casa liquida.

Troppo spesso, però, l’equilibrio di questo preziosio e misterioso ecosistema viene intaccato dalla presenza umana e inquinato senza alcun rispetto per il mondo sottomarino che, se lasciato indisturbato, ritorna a vivere seguendo i propri ritmi e le proprie abitudini.

Il lockdown che ha imposto il blocco di tutte le attività umane nei mesi scorsi, ha rappresentato una boccata di respiro per tutte le creature viventi; basta pensare agli innumerevoli esempi di animali che si sono reimpossessati degli spazi urbani precedentemente invasi e pervasi dal caos umano.

Le voci del mare

Così, durante le settimane di lockdown, è stato lanciato un innovativo progetto pilota realizzato per l’Amp Cinque Terre dall’Istituto di ricerca Chorus di Grenoble e dai ricercatori dell’Observatoire Océanologique de Banyuls sur Mer, al fine di analizzare le varie sfaccettature della vita nei fondali marini e, in particolare, ascoltare le voci del mare.

Il periodo è stato molto favorevole ai fini di questa ricerca, in quanto caratterizzato dall’assenza di inquinamento acustico. I risultati ottenuti sono stati molto promettenti.

I ricercatori di Chorus, specializzati in ecologia acustica e nell’utilizzo dei paesaggi sonori per lo sviluppo di indici di qualità di habitat marini, hanno posizionato degli idrofoni nei pressi di Punta Mesco, nell’Area marina protetta delle Cinque Terre, al fine di monitorare tutte le caratteristiche acustiche ambientali subacquee e ascoltare le voci delle creature acquatiche, spiando dalla fessura della porta principale.

L’obettivo di questo progetto è quello di analizzare per la prima volta gli effetti dell’inquinamento acustico sottomarino sulle foreste di gorgonia, che nel Mediterraneo svolgono un’importante funzione ecologica non del tutto conosciuta.

Grazie agli  idrofoni posizionati sui fondali dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre, oggi siamo in grado di valutare lo stato di salute della biodiversità del nostro mare diventando laboratorio privilegiato della ricerca scientifica applicata alla bioacustica marina” – ha dichiarato Donatella Bianchi, presidente dell’Amp Cinque Terre – “Il mare non è il mondo del silenzio, come qualcuno potrebbe pensare,  ma un ambiente ricco di suoni di varia natura. Il loro studio porterà a nuove importanti rivelazioni nella lettura dei paesaggi sottomarini“.

L’appuntamento serale dei delfini

Grazie a questo monitoraggio, gli studiosi hanno fatto una fantastica scoperta: un gruppo di delfini, probabilmente “residenti” nell’area marina di Punta Mesco, si dà appuntamento tutte le sere, allo stesso orario, per “chiacchierare”.

Ma non solo: durante il giorno gli idrofoni hanno captato dei fischi di richiamo, che probabilmente i delfini utilizzano per comunicare.

Insomma, la vita sociale di questi meravigliosi cetacei è molto attiva e per loro i suoni rappresentano degli indispensabili strumenti comunicativi: i delfini, infatti, utilizzano il suono per orientarsi, per cacciare e per interagire.

Ascoltare per capire

Forse, da un punto di vista scientifico, – ha spiegato Lucia Di Iorio, ricercatrice dell’Istituto Chorus  – è prematuro collegare l’assenza di attività umana di questo periodo con  questi molteplici avvistamenti acustici, sempre molto regolari ,che non indicano semplici sporadici passaggi ma quasi abitudini consolidate. Contrariamente a quanto successo negli ultimi anni in cui gli avvistamenti dei delfini nelle vicinanze della costa stati sempre piu’ rari, in questo periodo, ci sono avvistamenti continui. Continueremo con questi ascolti e, nel corso dell’estate, andremo avanti con gli studi. Siamo curiosi di constatare se i magnifici paesaggi sonori del Parco delle Cinque Terre subiranno un graduale cambiamento al pari della lenta ripresa delle attività “.

La Presidente del Parco Donatella Bianchi conclude affermando che:

Questa iniziativa rappresenta l’inizio di un percorso virtuoso che mira ad approfondire le attenzioni verso l’ecosistema marino, con lo scopo di vedere e comprendere la vita sottomarina attraverso i suoni che la caratterizzano: uno sforzo di sensibilizzazione ambientale che ci entusiasma e spinge ad apprezzare una realtà fatta di echi tra foreste subacquee, di canti, di socializzazioni e di richiami amorosi dei mammiferi e pesci residenti dell’AMP, nei periodi di cambio di livrea“.

Seppur curiosi di comprendere i comportamenti delle creature che vivono su questa Terra e desiderosi di studiare la natura e il suo fascino, non saremo mai in grado si svelare completamente il mistero della vita.

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Dove sono focolai e zone rosse in Italia

Ven, 06/26/2020 - 15:30

Piccoli e grandi focolai riaccendono la paura in Italia. “Non dobbiamo abbassare la guardia”, è il modito della fondazione Gimbe che, aggiornati ad oggi, ha diffuso i seguenti nuovi casi.

Mondragone (Caserta): 49 positivi, l’aerea è zona rossa da lunedì scorso

Bologna: 64 positivi tra operai dell’azienda di consegne Brt e i loro familiari. L’azienda è tutt’ora attiva

Roma: Nessun nuovo caso al San Raffaele Pisana. In un istituto religioso invece sono emersi 4 nuovi positivi

Palmi (Reggio Calabria): 8 positivi e zona rossa per i quartieri Pietrenere-Tonnara-Scinà

Montecchio (Reggio Emilia): 7 positivi in due famiglie

Bolzano: 11 positivi in un focolaio familiare

Como: 7 positivi in una casa d’accoglienza

Province di Prato e Pistoia: 19 positivi

Porto Empedocle (Agrigento): 28 migranti positivi dalla nave Sea Watch

Alessandria: 13 positivi in una casa di riposo

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Covid-19, Iss: “A dicembre il centro del contagio era Bologna”

Ven, 06/26/2020 - 15:00

Nelle acque di scarico italiane il coronavirus era presente prima che in Cina venissero notificati i primi casi, ma tra le città analizzate quella con la maggiore presenza era Bologna. Lo anticipa a Fanpage Marcello Iaconelli, virologo dell’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità. I dati dell’indagine retrospettiva sono in fase di pubblicazione e non ancora del tutto disponibili. Riguardano alcune città del Nord Italia e ci dicono che il virus era presente molto prima di quel che credessimo. Ma ciò che colpisce maggiormente è che a Bologna i residui rilevati sono stati maggiori che a Milano o Torino.

L’analisi ha trovato tracce genomiche del virus nei campioni prelevati a Milano e Torino il 18 dicembre 2019 e poi a Bologna il 29 gennaio 2020. In queste stesse città sono state trovate positività anche nei mesi successivi, mentre i campioni di ottobre e novembre 2019 hanno dato esito negativo.

Uno sguardo al passato ma anche un aiuto per il futuro

Lo studio ha scelto queste tre città perché riconducibili alle aree più colpite, fermo restando che non esistevano campioni di zone dei primi focolai quali Codogno o Bergamo. Dopo la pandemia, l’Istituto ha intensificato e allargato il campionamento, e quindi in futuro anche questo strumento sarà prezioso per capire l’andamento e quindi il comportamento di questo virus, seguendo il trend evolutivo del suo contagio. Queste analisi più frequenti e approfondite daranno vita a un sistema di allerta precoce – gestito dall’Iss in collaborazione con le Arpa regionali – e saranno utili anche per la prevenzione diretta: le analisi dei reflui forniscono un rapporto di ciò che circola nella popolazione, compresi gli asintomatici. In questo modo si potrà prevedere la nascita di eventuali nuovi focolai. Saremo in grado in questo modo di monitorare il trend epidemico attraverso l’ambiente e, soprattutto, di individuare la presenza del patogeno prima delle notifiche di carattere clinico, consentendo così alle autorità politiche e sanitarie di adottare misure preventive.

Bologna, a sorpresa, aveva concentrazioni di virus più alte

“Dai dati delle tre città che abbiamo analizzato nel periodo pre-epidemico, Bologna ha avuto un carico virale molto più elevato rispetto alla media delle altre due città nel campione di gennaio. Ci riferiamo però a prelievi che hanno una cadenza differente rispetto a Milano, dove abbiamo una frequenza maggiore. C’è poi un discorso relativo ai depuratori, che sono di taglie diverse, e questo ha un effetto sull’interpretazione dei dati finali. Se, ad esempio, un focolaio si verifica in un’area coperta da un impianto di piccole dimensioni, i positivi potrebbero essere sovrastimati rispetto alle zone con impianti più grandi, come quelli di Milano e Torino che hanno una potenzialità rispettivamente di due milioni e un milione e mezzo di abitanti”, ha specificato l’esperto a Fanpage.

Tante le variabili da capire

L’analisi è più complicata di quel che sembra. È infatti necessario tenere presente fattori quali le piogge, che se forti possono diluire anche significativamente le acque fognarie. Comunque, come evidenziato anche da un analogo studio condotto ad esempio in Francia, all’aumento dei casi clinici corrisponde sempre un aumento della presenza del virus nelle fogne.

Perché si raccolgono i campioni delle acque reflue

Le analisi delle acque reflue fanno normalmente parte delle indagini sanitarie in ogni paese, per rilevare ad esempio la presenza di patogeni vari, virus enterici come quelli che generano le gastroenteriti. Per questo campioni vengono conservati dall’Iss a prescindere dallo scoppio di una pandemia, e che arriva indietro nel tempo fino addirittura al 2011.

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Covid, il diritto alla salute non è per tutti. Focolai a Mondragone e Bologna, positivi braccianti stranieri e operai

Ven, 06/26/2020 - 12:00

A Mondragone, un focolaio dell’epidemia concentrato in cinque edifici popolari abitati dalla comunità dei braccianti stranieri, fa esplodere la tensione con i residenti.
Da un lato ci sono loro, gli immigrati bulgari che vivono nei Palazzi Cirio, dichiarati zona rossa il 22 giugno, quando una donna viene trovata positiva ai test. A catena, si scoprono altri 49 positivi sui circa 700 che vivono nei casermoni e scatta la quarantena fino al 30 giugno. Decine di persone vengono portate via per le cure o per essere isolate. Ma l’obbligo di restare chiusi nel proprio domicilio viene violato più volte e i residenti iniziano a storcere il naso, soprattutto dopo alcune “passeggiate” di protesta.
Dall’altro lato, ci sono proprio loro, i cittadini “normali” di Mondragone. In circa 200 si danno appuntamento davanti ai Palazzi dopo la notizia delle fughe notturne dei bulgari in quarantena. La tensione è altissima, volano sedie dai balconi di quegli immigrati che sono a Mondragone per lavorare nei campi, spesso in condizioni estreme di caporalato, di fatto ghettizzati nei palazzoni della periferia.

Il linguaggio del populismo li vuole immigrati, per lo più irregolari, occupanti abusivi di appartamenti, gente che vive nell’illegalità e, per giunta, se ne infischia delle regole della quarantena. Se è vero che le case sono state occupate illegalmente e che le regole sono state violate, è vero anche che quei braccianti protestano e violano quelle regole perché vogliono continuare a lavorare per vivere. Chiedono che chi risulta negativo ai test torni a lavorare.
Il sindaco Virgilio Pacifico, nelle prime ore di protesta, parla di loro come di «50 cittadini stranieri che, violando il cordone sanitario, hanno creato paura nella cittadinanza».

Le tensioni accumulate a Mondragone da decenni sono esplose ieri.

Ognuno sfoga le proprie. Sotto ai Palazzi, in strada, le auto con targa straniera vengono prese di mira, in pochi minuti diventa una battaglia tra gli italiani e quegli stranieri che «si sentono padroni della città». Viene occupata anche la statale Domiziana.
Il presidente della Regione Vincenzo De Luca chiede l’invio dell’esercito. I militari arrivano quando a Mondragone si fa sera. De Luca punta il dito dritto contro la comunità bulgara, da anni accusata dai cittadini di vivere ai margini della legalità. I motivi non sembra chiederseli nessuno, nessuno si scaglia contro il caporalato e gli sfruttatori. Nulla sembra importare nei momenti più caldi.
Il sindaco prova a gettare acqua sul fuoco: «Il problema sociale è forte ma non è questo il momento di acuire lo scontro con la comunità bulgara», dice, quando ormai è tardi.

La paura, unita alla stanchezza di fronte a decenni di abbandono, ha scatenato una rivolta prevedibile. I cittadini di Mondragone hanno paura del virus, della crisi e di chi non rispetta le regole, ma non dello straniero in sé come i populisti narrano, nella loro opera di semplificazione che poco ha a che vedere con la realtà. La guerra allo straniero nasconde la paura per un territorio che questo focolaio potrebbe mettere in ginocchio proprio nel momento della ripresa. I turisti cancelleranno le prenotazioni, anche loro per paura del Covid e, ora, di quel focolaio ai Palazzi Cirio.

Scrive Roberto Saviano:

«Le pandemie radicalizzano le contraddizioni esistenti, non le generano. I lavoratori bulgari contagiati a Mondragone vivono in palazzine occupate abusivamente e sono parte di quella infinita manodopera che lavora nelle campagne meridionali senza diritti, spesso senza contratti, senza nessuna sicurezza. E quando viene tolta la sicurezza del diritto e della salute a una parte della comunità, nessuno è al sicuro».

Il populismo tenta di contrapporre italiani e stranieri, i fatti ci dicono che quei bulgari sono ai margini della società, in condizioni arcinote e volutamente ignorate dalle istituzioni per decenni. Sono le vittime della prassi, di un’Italia che a lungo ha contato sullo sfruttamento della manodopera straniera, sottopagata, nei campi e che oggi sembra stupirsene pur continuando a mangiare i “pomodori del caporalato” a pranzo e cena. Dall’altra parte, cittadini come quelli di Mondragone scaricano paura e tensione in una protesta contro lo straniero che in realtà è il frutto marcio della mala gestione della pandemia sul piano dei diritti.

Emerge il problema sociale della pandemia in tutte le sue sfumature. Più volte è stato ribadito che il Covid è un virus democratico, che non distingue tra ricchi e poveri e non conosce confini territoriali. Quasi come se fosse la manna per riformare una società globalizzata che ha cancellato una serie di diritti fondamentali. Ma democratico, invece, non è.
Lo smart working non è una gioia per tutti; il lockdown in un monolocale non è come il lockdown in una villa con piscina; l’epidemia nei Paesi poveri non è come l’epidemia nei Paesi in cui il sistema sanitario regge e tutti i cittadini hanno accesso alle cure. E allora c’è anche chi, senza tanto clamore, ha dovuto continuare a lavorare senza poter troppo reclamare il proprio diritto alla salute.

«Abbiamo creduto si fosse scelto l’approccio etico, ma poi abbiamo scoperto che laddove c’erano maggiori contagi, le aziende per sopravvivere non avevano mai smesso di produrre. Ora sta emergendo una nuova verità, una verità che molti avevano previsto: dove non ci sono diritti il virus si propaga e travolge tutto. I lavoratori stranieri contagiati nel mattatoio Tönnies in Germania che vivono ai limiti dell’umana sopportazione, i braccianti stranieri che lavorano in Italia nelle terre del Nord, del Centro e del Sud trattati come schiavi, sono la testimonianza che abbiamo venduto l’anima al profitto», scrive ancora Saviano.

Pensiamo allora agli abitanti di Mondragone, a tutti gli abitanti. E protestiamo con loro. Protestiamo per i loro diritti, da quello ad un lavoro onesto e remunerato in modo equo a quello alla salute, che al lavoro regolare è strettamente connesso. E riflettiamo sui luoghi in cui si stanno concentrando i nuovi focolai: scuole, miniere di carbone e siti di produzione alimentare, secondo le dichiarazioni dell’Oms.
Aggiungiamo il secondo caso italiano che fa notizia in queste ore: il focolaio alla Bartolini di Bologna.
Le ricostruzioni divergono. Le note ufficiali dicono che l’Ausl avrebbe riscontrato – durante un sopralluogo a sorpresa – che non tutti indossavano le mascherine, che non sempre venivano rispettate le regole sul distanziamento e che i locali non erano sanificati a dovere.
Su Si Cobas il racconto è diverso: dopo uno sciopero l’azienda avrebbe chiuso il turno con meno lavoratori e lasciato aperto quello con più presenze. L’Asl sarebbe stata chiamata dai lavoratori stessi, spinti dalla paura del contagio. Una chiamata avvenuta dopo altre chiamate, senza esito, verso Polizia e Carabinieri, mai intervenuti a loro tutela.

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Mettete dei fiori nei vostri tatuaggi

Ven, 06/26/2020 - 11:20

Jeremiah Swift e Ryun King sono due tatuatori del Kentucky e da due settimana in nome del Black Lives Matter offrono di coprire gratuitamente i tatuaggi inneggianti all’odio con altri molto più gentili di cui non ci si debba vergognare.

«Molte persone – commenta King – vengono per togliere tatuaggi fatti quando erano giovani e non avevano la consapevolezza di cosa stavano facendo. Noi offriamo la chance del cambiamento».

Le richieste sono centinaia e arrivano da tutti gli Usa, la prima è stata una donna di 36 anni che si era tatuata sulla caviglia a 18 anni una bandiera confederata degli Stati del Sud diventata simbolo dell’America suprematista bianca.

«A quell’epoca – ha raccontato la donna – nella mia scuola non c’erano neri, la nostra comunità non aveva famiglie nere, ognuno in classe aveva quella bandiera, era il simbolo della ribellione e così decisi di farmela disegnare sulla pelle. È stata una cosa orribile».

Poi gli anni passano e le idee cambiano e il tatuaggio resta a ricordare un momento di imbecillità o di non consapevolezza. In particolare Jennifer Tucker, questo il nome della donna ora madre di due figli, è diventata attivista civile, pacifista, ha combattuto il razzismo, è scesa in piazza con i Black Lives Matter. E quella bandiera proprio non aveva più niente a che fare con lei, la teneva nascosta sotto pantaloni lunghi ma lei sapeva che c’era.

«Avevo bisogno di togliere quel simbolo d’odio dal mio corpo – racconta – ogni volta conoscevo qualcuno, mi vergognavo”. Ora la bandiera non c’è più, al suo posto il Cetriolo Rick, personaggio dei cartoni Rick and Morty. «E’ stato grandioso – confessa – è la vita che cambia, sapevo che avrei dovuto farlo, non sarà molto, ma voglio trasmettere amore, non odio”.


«E’ venuto da noi un tipo – spiega King – che aveva una svastica gigante sul petto di cui si vergognava al punto che non si era mai tolto la maglietta davanti ai figli. Mi piace incontrare persone che vogliono cambiare, questa cosa ci trasmette emozione“.

E la svastica diventa un mazzo di peonie o un arabesco bellissimo.

Fate l’amore, non fate la guerra.

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Foto da Repubblica

Bicarbonato: 13 usi brillanti (che forse non sai) in casa!

Ven, 06/26/2020 - 10:00

Se stai leggendo questo articolo è perché, probabilmente, stai cercando una soluzione naturale per le tue pulizie domestiche, perché ancora usare i comuni detergenti costosi e dannosi per l’ambiente?

Dal canale YouTube Vivi con Letizia 13 usi (che forse non sai!) per utilizzare il bicarbonato in casa! Ormai tutti sappiamo che il bicarbonato in casa è utile per lavare la frutta e la verdura ma anche ad esempio per far lievitare le torte. Forse però non sai che il bicarbonato in casa si può utilizzare per tanti altri scopi, ad esempio per eliminare la ruggine o addirittura per fare una pasta con la quale si possono creare tante bellissime decorazioni

Grazie alla combinazione di questo prodotto con altri sempre 100% naturali (aceto bianco, patata, olii essenziali…) raggiungeremo risultati smaglianti senza inquinare.

Fonte: Vivi con Letizia

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Covid-19, approvato primo farmaco dall’agenzia europea: è il remdesivir

Ven, 06/26/2020 - 09:30

L’Ema, l’agenzia europea del farmaco, per il trattamento del Covid-19, l’infezione causata dal nuovo coronavirus Sars-Cov-2, ha raccomandato l’approvazione condizionata all’immissione in commercio del remdesivir, farmaco antivirale sviluppato come trattamento per la malattia da virus Ebola).

Utilizzabile su adulti e adolescenti con polmonite grave

Il comitato dell’agenzia europea del farmaco che si occupa dei medicinali umani precisa che il medicinale potrà essere utilizzato su adulti e su adolescenti a partire dai 12 anni di età con polmonite che necessita di supporto respiratorio.

Ora serve via libera definitivo dall’Ue

È il primo farmaco contro Covid-19, si legge sul sito dell’Ema, a ricevere questa approvazione, che ora deve avere il via libera definitivo dalla Commissione dell’Unione europea.

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Non solo topi e scimmie: tutti gli animali della sperimentazione

Ven, 06/26/2020 - 08:10

Gli animali utilizzati nella sperimentazione non appartengono solo alle specie più conosciute. Oltre ai primati e ai roditori, una fitta schiera di esemplari e razze viene ogni giorno sacrificata in nome della scienza in Italia e nel mondo.

E’ credenza comune che per la ricerca vengano utilizzate solamente alcune specie di animali, ad es. topolini, scimmie, conigli. Al contrario, secondo i dati comunicati annualmente dal Ministero della Salute in osservanza delle disposizione UE, l’insieme di cavie utilizzate a fini scientifici è ben più ampio e assortito.

Le categorie in Italia e nel mondo

In Italia nel 2017 (G.U. 2 febbraio 2019, tabella 4), risultavano 23 categorie di specie su un tot. di 580.073 animali associati alle varie procedure (compresi i riutilizzi, per cui lo stesso esemplare è stato conteggiato in taluni casi più volte). Al primo posto compariva il macro-gruppo dei roditori: topi in primis (358.128), poi ratti (118.104), porcellini d’India (14.357), criceti siriani (277), altri roditori (647). Al secondo posto, quello degli uccelli: polli domestici (34.715) e altri uccelli (420). Al terzo posto, quello dei pesci: pesci zebra (19.508) e altri pesci (10.715). Al quarto, i conigli (19.325). Al quinto, i suini (1.657). A seguire: cani (639), primati non umani (587, di cui 582 macachi di Giava, 4 macachi Rhesus, 1 uistiti), rane (401), bovini (279), pecore (192), furetti (42), altri mammiferi (30), capre (23), equidi (17 tra cavalli, asini o ibridi), cefalopodi o molluschi marini (10).

In totale, nel 2017 sono stati registrati 31.634 utilizzi in meno (5%) rispetto all’anno precedente. Ma, a livello di specie, negli ultimi 3 anni è stato rilevato un forte aumento di cani e, in particolare, macachi. Come pure, sempre in termini di utilizzi, si è riscontrato nel triennio un incremento di: conigli, suini, bovini, furetti, pesci, cefalopodi.

Non in tutti i Paesi è lecito servirsi dello stesso genere di cavie. Ad es. ad oggi il gatto, piccolo amatissimo felino, non è impiegato in Italia, ma lo è altrove, come in Brasile, nel Regno Unito, etc. Negli Stati Uniti, invece, l’Epa (Agenzia per la tutela dell’ambiente statunitense) ha stabilito che l’uso di gatti e altre specie a fini scientifici, dovrà essere ridotto del 30% entro il 2025, per essere eliminato del tutto entro il 2035.

I gatti, in genere, vengono impiegati per testare prodotti chimici e pesticidi, nella ricerca neurologica e pediatrica e, ove consentito, a fini didattici. Uno degli studi che li ha visti protagonisti è quello sugli impianti cocleari per i non udenti umani.

Provenienze e ambito d’uso

Gli animali rinchiusi negli stabulari-acquari possono provenire da allevamenti (UE, extra-UE, mondo) o essere catturati in natura (per i primati non umani, Africa e Asia). In base alla Direttiva n.63 del 2010, nell’Unione Europea è persino ammesso servirsi di gatti e cani randagi, anche se in Italia è stata successivamente introdotta una norma restrittiva che inibisce tale pratica.

Dalla tabella 5 pubblicata in G.U., emerge che il maggior numero di utilizzi nel 2017 era per  “uso a fini regolatori e produzione ordinaria”, ovvero per le autorizzazioni obbligatorie del settore farmaceutico (ca. il 38% del tot., che riguarda soprattutto i 639 cani della tabella 4, topi, ratti, polli, conigli). A seguire, in ambito biomedico, per “la ricerca di base” (33% ca., soprattutto topi, ratti, pesci zebra e polli) e per “la ricerca traslazionale e applicata” (26,5% ca. del tot., relativo in gran parte a topi, ratti, pesci e porcellini d’India).

Come si seleziona una cavia

Ma quale criterio viene adottato per selezionare il cosiddetto organismo modello, ovvero come si abbina ad una data procedura una specie piuttosto che un’altra? I criteri sono molteplici.

Come riporta il sito della Fondazione Veronesi, in linea di massima il “Refinement” (secondo il principio delle 3R) suggerisce di prendere in esame “animali col più basso sviluppo neurologico possibile”. Quindi, per realizzare la scelta finale, entrano in gioco almeno altri 6 fattori: i costi, per cui a minori consumi corrispondono maggiori risultati – la facilità d’uso, ovvero la facilità di gestione della singola specie e la rapidità con cui si consegue il risultato – la velocità di riproduzione e il numero della progenie – le dimensioni dell’organismo, poichè sono preferibili esemplari che non occupino tutto lo spazio del laboratorio – il fattore genoma, per cui quanto maggiore sarà la distanza nella scala filogenetica tra essere umano e animale, tanto minore sarà la coincidenza genetica tra i due e, di conseguenza, l’utilità del test – la questione funzionale, per cui se si affronta un problema complesso l’organismo cavia dovrà essere altrettanto complesso.

Per quanto riguarda la questione funzionale, ad es., i ricercatori sostengono che maiali e cani sono adatti alla ricerca in campo cardiovascolare e respiratorio. Mentre il pesce zebra sembra idoneo agli studi in embriologia. Per quanto riguarda il fattore facilità d’uso, probabilmente la scelta ricade su cani e macachi anche perché entrambi possiedono un’indole socievole e giocosa (in particolare il cane beagle) e, dunque, sono ben gestibili. In merito alla sperimentazione sui canidi, è opportuno aggiungere che ad oggi si tende ad impiegare meno nuovi esemplari (naive) e ad effettuare più riutilizzi che in altre specie, per “rispettare” sia le misure restrittive previste, sia il conclamato status di miglior amico dell’uomo che fido possiede da sempre.

Uno sguardo alla storia sugli esperimenti

La Fondazione Veronesi ha pubblicato online i dati relativi alle principali scoperte e innovazioni ottenute nel mondo, e nel tempo, dalla sperimentazione animale. Non sono precisati dettagli importanti (quali ad es. numero di modelli utilizzati, eventuali retest umani con relative percentuali di rigetto, margine di errore e correzione), ma scorrendo la lista, riusciamo comunque ad inserire il binomio specie- procedure all’interno della cornice storica di riferimento e ad acquisire informazioni in grado di illuminare il nostro quotidiano.

Tanto per fare qualche esempio, in era pre XX secolo, porcellini d’India, conigli, bovini e uccelli sono stati utilizzati per studiare la causa della tubercolosi e delle malattie infettive. Topi e ratti per i vaccini contro la febbre tifoide, colera e peste.

Nel decennio 1900-1910, i conigli sono stati impiegati per effettuare il trapianto di cornea e i porcellini d’India per scoprire la vitamina C.

Il retrogusto delle trasfusioni sanguigne – siamo nel decennio 1910- 1920  è sgradevole: sa di cani, porcellini d’India e maiali. La scoperta dell’insulina – siamo nel decennio successivo -gronda sangue di cani, conigli e topi.

Quando ci viene somministrato un moderno anestetico, le cui indagini risalgono al 1930-1940, incrociamo la sofferenza di ratti, conigli, porcellini d’India, gatti, cani, scimmie. Nello stesso decennio, conigli, porcellini d’India, topi e gatti hanno segnato la scoperta e lo sviluppo degli anticoagulanti, mentre cavalli e porcellini d’India quella del vaccino antitetanico.

Nel decennio 1940- 1950, sono stati impiegati topi e conigli per i vaccini anti-pertosse. Solo topi per scoprire la penicillina e macachi Rhesus per il fattore sanguigno Rh.

Nel decennio 1950- 1960, su topi e scimmie è stato testato il vaccino antipolio. Sui cani il trapianto dei reni e il pacemaker cardiaco. Su ratti, topi e cani i farmaci per l’ipertensione.

Nel decennio successivo, sono stati utilizzati cani per il trapianto di cuore e per il by-pass coronarico. Ratti, conigli e porcellini d’India per i farmaci antidepressivi e per gli antipsicotici.

Nel decennio 1970- 1980, la tecnica dignostica della TAC è stata sperimentata sui maiali. Su ratti e cani i farmaci anti-ulcera. Mentre l’esame diagnostico della Risonanza Magnetica, elaborato nel decennio successivo, odora di conigli e maiali. Il vaccino per l’epatite B sa di scimmia e la cura per la lebbra ha il gusto misto di scimmia e armadillo.

Nel decennio 1990- 2000, topi e scimmie sono stati utilizzati per la terapia combinata HIV. Topi, cani e ratti per il cancro al seno e alla prostata, solo topi per il diabete di tipo2.

Nel nuovo millennio (2000- 2010), le scimmie sono state impiegate nella stimolazione  cerebrale profonda per il Parkinson. Conigli e bovini hanno testato il vaccino contro il tumore del collo dell’utero, polli e furetti il vaccino antinfluenzale. Infine, dal 2010 in poi, su topi, ratti e scimmie sono state collaudate le cellule staminali per la cura delle patologie neurodegenerative. Solo su topi l’insulina orale per il diabete di tipo1 e il vaccino, tuttora in corso di studi, per l’Alzheimer.

Gli effetti degli esperimenti

Sembra che nel 2017, in Italia, 267.129 animali (ca. il 46% del totale) abbiano subito manipolazioni invasive con un grado di dolore “moderato” o “grave”, come segnalato dalla LAV Lega Antivivisezione.

Gli effetti della sperimentazione e della vivisezione si estendono ad un vasto spettro di sofferenze, sintomi e danni, degni della miglior narrativa dell’orrore più che della manualistica medico- veterinaria d’ordinanza. Ma l’elemento significante riguarda, in ogni caso, la soppressione delle cavie a fine progetto, qualora nei protocolli approvati non compaiano specifiche istruzioni sul loro recupero. Prendiamo ad es, “Lightup” (Accendi la luce) delle Università di Torino e Parma: se l’ennesimo ricorso legale degli attivisti non riuscirà ad ostacolare nuovamente l’esperimento, di recente sbloccato dal Tar del Lazio, i 4-6 macachi impiegati verrano obbligatoriamente soppressi. Non tanto per i guasti fisici subiti, quanto perché, dopo 5 anni di lavori forzati e cecità indotta, perderanno il senno. Semplicemente, impazziranno.

Siamo giunti al termine del breve viaggio tra studi e specie, al centro del quale nugoli di esseri, dichiarati “senzienti” dal Trattato di Lisbona del 2007 e “consapevoli” dalla Cambridge Declaration on Consciousness del 2012 (Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza), sono all’atto pratico considerati ancor meno di meri oggetti nei laboratori di ricerca. Creature alle quali non si chiede di sottoscrivere il modulo del consenso informato al trattamento sanitario e il modulo privacy. Che tutto subiscono, senza poter proferire parola. Se in preda ad un improvviso moto di empatia e commozione, avete immaginato di udire le loro grida di dolore, ebbene sappiate che il macro- gruppo dei pesci, al terzo posto nella classifica 2017, è muto fin dalla nascita, Mentre per le altre specie, la Direttiva UE n. 63/2010 (contraddetta in Italia dal DL 26/2014), ove richiesto per fini scientifici, prevede la recisione delle corde vocali.

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Brexit: più di metà dei cittadini è contro | No al taglio dei vitalizi | Aerei: vietato il bagaglio a mano

Ven, 06/26/2020 - 06:25

llsole24ore: Brexit, ora la maggioranza dei cittadini inglesi non la vuole più – Si avvicina l’uscita «hard»;

Il Mattino: Bonus vacanze, credito all’80% con Isee fino a 40 mila euro: via all’utilizzo dal primo luglio. Cassa integrazione estesa fino a fine anno ma solo a turismo e auto Bollette, dal primo luglio +3,3% luce e -6,7% gas ;

La Repubblica: Senato, annullata la delibera sul taglio dei vitalizi. I 5S: “La casta si tiene il malloppo”;

Tgcom24: Migranti, Ue: “L’Italia esce dai primi cinque Paesi per accoglienza“;

Il Fatto Quotidiano: Nuovi focolai Covid da Bologna a Mondragone. In Campania arriva l’esercito nella zona rossa. Scontri sotto i palazzi: lanci di pietre e sedie;

Corriere della Sera: Aerei, nuovi limiti «per motivi sanitari»: da domani è vietato il bagaglio a mano;

Leggo: Caos alla Camera, Sgarbi insulta Mara Carfagna e Giusi Bartolozzi: portato via di peso dall’Aula;

Il Manifesto: Lavoratrici di mense e pulizie: «Siamo figlie di un dio minore»;

Il Giornale: “Seconda ondata è ormai certa” Ecco dove colpirà di più il virus;

Il Messaggero: Linee guida scuola, alle elementari ipotesi mascherine tutta la giornata Azzolina chiede 1 miliardo in più. Bonaccini: «Dal governo 2 miliardi alle Regioni» Il preside Rusconi: «Il ministro scarica responsabilità»;

Tourists for Future: da Palermo a Bergamo per un turismo locale e sostenibile

Gio, 06/25/2020 - 17:08

Un gruppo di 5 amici, l’interesse per il turismo sostenibile, il rispetto per la natura, l’amore nei confronti dell’Italia, oggi più che mai ferita al cuore: nasce così il progetto Tourists for Future, un viaggio alla (ri)scoperta delle bellezze nascoste del nostro Paese, all’insegna del turismo lento, locale e sostenibile.

5 viaggiatori, 90 giorni di viaggio, 20 regioni: un gruppo di esploratori, antropologi, navigatori, fotografi, musicisti e guide ambientali partirà per un Traversata d’Italia il 1 luglio per toccare, durante 3 mesi, tutte le regioni della nostra penisola, con ultima destinazione Bergamo, la città più duramente colpita dal coronavirus e il simbolo di questo momento storico che ha dato vita all’ideazione di questo promettente progetto, che vuole essere un punto di (ri)partenza dal basso.

Gli obiettivi del viaggio

Per gli organizzatori di Tourists for Future il viaggio è una scelta di vita, il loro lavoro e la loro passione.

I volti del viaggio sono Valentina Miozzo, travel blogger e consulente per il turismo sostenibile, Mauro Cappelletti e Cristiano Pignatoro, guide ambientali escursionistiche, Stefania Gentili, fotografa, naturalista e guida ambientale, Francesco Quero, musicista e navigatore, i quali, prima dell’emergenza Covid-19, lavoravano all’estero come accompagnatori di turisti italiani in viaggi naturalistici. Ovviamente, a causa delle limitazioni imposte per arginare la diffusione del virus, questi giovani sono stati catapultati in una condizione lavorativa precaria ma hanno saputo trasformare questo “momento di crisi in un’opportunità di crescita e condivisione.”

L’obiettivo del progetto è andare alla riscoperta dei territori nascosti del nostro Paese, tra tradizioni enogastronomiche e realtà locali. Ovviamente il tutto sarà all’insegna della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente. Come si legge sul sito dedicato:

Tourists For Future è un progetto senza scopo di lucro, che nasce per mostravi l’Italia autentica, pronta ad uscire da un periodo di sofferenza più forte di prima, e pronta a ripartire dal turismo locale, ambientale e sostenibile. In tre mesi di viaggio visiteremo parchi naturali, borghi, agriturismi, paesini, ci faremo raccontare i luoghi dalla gente del posto, vi sveleremo le nostre conoscenze naturalistiche, scopriremo tradizioni, luoghi e persone.

Le 4 parole chiave di questo viaggio sono autenticità, umanità, condivisione e sostenibilità: la riscoperta di un’Italia autentica e resiliente, la solidarietà nei confronti degli operatori del settore turistico duramente colpito dall’emergenza sanitaria, la condivisione di esperienze con le persone incontrate durante il cammino e l’attenzione per l’ambiente.

Quest’ultimo punto è una delle peculiarità di questo viaggio, che sarà il più possibile ecologico, sostenibile e plastic-free. Quando gli organizzatori non potranno optare per la mobilità green, compenseranno le emissioni di C02 del viaggio sostenendo progetti di riforestazione in Trentino e in Sardegna.

L’itinerario del viaggio

La partenza per questo fantastico viaggio è prevista a Palermo i primi di luglio per terminare a Bergamo il 2 ottobre. L’itinerario verrà svelato giorno per giorno sulle pagine Facebook e Instagram del progetto.

Seguiamoli online per scoprire l’Italia e condividere quest’esperienza unica!

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Un peptide che neutralizza il Coronavirus

Gio, 06/25/2020 - 15:00

Viene dal prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), America, l’ultima scoperta scientifica che potrebbe risultare decisiva contro il Coronavirus. Grazie a un sofisticato modello computazionale, ricercatori del MIT hanno identificato un peptide che può legarsi alla proteina S del Coronavirus, degradandone le proteine, vale a dire impedendone il processo di replicazione e quindi distruggendolo. Un peptide, vale a dire un composto chimico, di soli 23 amminoacidi i cui dettagli sono stati pubblicati sul sito ufficiale del MIT e nel database online BiorXiv, in attesa della revisione tra pari e la pubblicazione su una rivista scientifica. Tra qualche settimana il peptite verrà testato in un laboratorio di massima biosicurezza in cellule umane infettate dal SARS-CoV-2, per verificare l’effettiva efficacia contro il patogeno. Qualora dovesse superare l’intera filiera sperimentale, potrebbe essere somministrato ai pazienti sia singolarmente che attraverso adenovirus inattivati, già ampiamente utilizzati nei vaccini. 

A giudicare dalle parole del team di ricercatori e scienziati del Media Lab e del Center for Bits and Atoms, due sezioni del Mit, che hanno lavorato al progetto, la fiducia, stavolta, è molta, e la curiosità non è da meno, visto chi c’è dietro la scoperta: uno studente di dottorato, Pranam Chatterjee, il quale, invece di concentrarsi sui cosiddetti anticorpi monoclonali come hanno fatto la maggior parte degli altri studiosi, ha preferito identificare piccoli frammenti proteici (i peptidi) in grado di interagire saldamente con la proteina S. 

Ecco cosa hanno fatto i ricercatori

Per ottenere il peptide i ricercatori hanno scomposto il recettore ACE2 in tanti piccoli frammenti, isolando quelli che si legano alla proteina S (le strutture a ombrellino che fuoriescono dal “guscio esterno” del Coronavirus, il pericapside). Di questi peptidi, ne sono stati scelti poi 25, tutti rispondenti a 3 criteri: 

  • Si legano in modo saldo alla proteina S; 
  • Si legano anche ad altre proteine S di vari ceppi; 
  • Non si legano alle proteine umane chiamate integrine, le proteine che interagiscono normalmente con l’ACE2.

Una volta identificati, questi 25 peptidi sono stati uniti con un’altra proteina, chiamata “ubiquitina ligasi E3” e così Chatterjee e colleghi li hanno testati in cellule umane, caratterizzate da un frammento della proteina S chiamato dominio di legame del recettore (RBD), il punto specifico in cui avviene l’unione tra Coronavirus e cellula umana. Studiando le reazioni, hanno quindi individuato il peptide più promettente, perfezionandolo con l’ingegneria genetica, e ottenendone un risultato non da poco: con i suoi soli 23 amminoacidi, il peptide è in grado di abbattere il virus oltre il 50%

Caso Wwf, Congo: “Razzismo e colonialismo tra chi protegge la natura”

Gio, 06/25/2020 - 12:00

“Stiamo soffrendo. Loro arrivano e ci picchiano, prendono la nostra carne e vanno a venderla in città, se facciamo degli accampamenti nella foresta i guardaparchi ce li bruciano. Abbiamo provato a spiegare al Wwf le nostre difficoltà, ma non le accetta. Vengono solo a dirci che non possiamo restare qui ancora a lungo”. Così scrivevano gli indigeni nelle denunce contro l’organizzazione internazionale a sostegno della Natura, già nel 2018. “Molti Baka sono morti oggi. I bambini stanno dimagrendo. Stiamo soffrendo la malnutrizione e la mancanza delle erbe medicinali della foresta. Molti di noi sono stati percossi con i machete e i guardaparchi ci sparano addosso. Hanno distrutto le cose che usiamo per lavorare, per mangiare. Hanno cercato l’avorio nelle nostre case, ma non hanno trovato nulla. Dicono che siamo bracconieri. Ma non è vero. Vogliamo essere liberi e in pace nel nostro villaggio. Non vogliamo essere picchiati ogni giorno”.

Un’amara vittoria

Dopo oltre un anno di indagine e dopo tanti anni di sfruttamento e violenze, finalmente la Comunità europea ha posto fine al progetto di una riserva naturale in Congo che doveva essere gestita da Wwf in questi termini, grazie a finanziamenti che superavano il milione di euro. Sulla più grande organizzazione per la conservazione della natura sono state confermate accuse quali violazione dei diritti umani, percosse, torture, abusi sessuali, incarcerazioni ai danni degli indigeni Pigmei Baka che vivono nei territori convertiti in parco.  L’inchiesta di Bruxelles riguarda il nord del Congo, il parco Messok Dja, e quanto è emerso ha convinto l’Unione Europea a sospendere i finanziamenti destinati al Wwf per la creazione del parco naturale.

Bisogna “decolonizzare”

“È stato perpetrato un sistema coloniale e razzista, questi progetti vengono finanziati senza alcuna verifica”, ha commentato Fiore Longo, l’antropologa di Survival International che ha raccolto la documentazione per convincere Bruxelles ad approfondire, per arrivare poi a vincere la sua battaglia. “Bisogna decolonizzare la protezione della natura – spiega – perché la creazione di aree protette è legata al colonialismo”.

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Lavoro e neogenitori, 51 mila dimissioni nel 2019. In 7 casi su 10 lasciano le donne

Gio, 06/25/2020 - 11:03

L’Italia non è un Paese per mamme che, oltre al nobile intento di generare, accudire e crescere la prole, desiderano anche lavorare. Nel nostro Paese le donne che vogliono portare avanti famiglia e carriera non trovano posto. Che il nostro non sia un Paese a misura di donna lo si sente ripetere, purtroppo, spesso. Per diversi motivi. E, per quanto riguarda il fronte lavorativo, una conferma arriva dai nuovi dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), secondo cui nel 2019 sono stati 51 mila i genitori a rinunciare al lavoro per dedicarsi alla famiglia, e in 7 casi su 10 a lasciare sono state le madri.

L’Inl è l’istituto che ogni anno aggiorna le informazioni sulle convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali dal lavoro verificando che non ci siano irregolarità, ad esempio che la presunta volontarietà del lavoratore mascheri in realtà un obbligo imposto dal datore di lavoro. Ebbene, si legge nel rapporto dell’Inl, nel corso del 2019 sono stati emessi 51.558 provvedimenti (con un incremento rispetto al 2018 del 4%) che nel 73% dei casi riguardano le donne: a dimettersi sono state infatti 37.611 lavoratrici neomamme a fronte di 13.947 neopapà.

Dimissioni volontarie: 49 mila

Nelle quasi totalità dei casi si tratta di dimissioni volontarie (49 mila). Di queste, 21 mila indicano tra le motivazioni la difficoltà di “conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze di cura della prole” che si verifica quando non si hanno nonni e altri parenti a supporto o viene giudicato troppo elevato il costo di asili nido e baby sitter, o ancora quando ci si ritrova davanti al mancato accoglimento del bambino al nido.

Per altri 20 mila casi l’addio al lavoro legato alla difficoltà di conciliare la vita lavorativa con quella familiare è legato al “passaggio ad altra azienda“, che potrebbe suggerire un cambio verso realtà lavorative che offrono condizioni più favorevoli rispetto a quelle dalle quali si chiedono le dimissioni.

Oltre alle dimissioni volontarie gli altri provvedimenti hanno riguardato le dimissioni per giusta causa (1.666) che avvengono quando, ad esempio, il lavoratore recede anticipatamente dal rapporto a fronte di un inadempimento del datore di lavoro, e le risoluzioni consensuali (884 casi in tutto) quando datore di lavoro e lavoratore decidono insieme di interrompere il contratto.

Situazione grave che con il Covid-19 rischia di peggiorare

“I dati diffusi dall’Ispettorato del lavoro sulle madri che devono lasciare il lavoro a causa dell’impossibilità di conciliare la necessità di accudimento dei figli con l’attività lavorativa sono purtroppo l’ennesima preoccupante conferma del forte gap che, nel nostro Paese, le donne continuano a scontare nel mondo professionale rispetto agli uomini”, ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. “Un gap che costringe molte di loro a una scelta drastica tra attività lavorativa e vita familiare e che in molti casi si traduce nella rinuncia alla possibilità di lavorare. La situazione fotografata dai dati odierni era già grave nel 2019 e ora, con le conseguenze dell’emergenza Covid-19, rischia di diventare ancora più critica”.

Poco sostegno dalla rete per la prima infanzia

Della difficoltà delle donne di riuscire a tenere insieme lavoro e famiglia si è occupata anche Save the Children, l’Organizzazione internazionale da 100 anni in prima linea per garantire un futuro a tutti i bambini: secondo il rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020” nel nostro Paese solo il 57% delle madri tra i 25 e i 54 anni risulta occupata rispetto all’89,3% dei padri. Sul fronte occupazionale il nostro rimane tra i Paesi in Europa con il divario di genere più consistente (18 punti di distanza tra donne e uomini rispetto alla media europea di 10 punti a vantaggio maschile) e, inoltre, le madri in Italia non ricevono il necessario sostegno da una rete per la prima infanzia (solo un bambino su 4 frequenta un servizio socio-educativo per la prima infanzia). 

Per approfondire:
leggi il report di Save the children Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020

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Guarda il nostro video:
Donne, mamme, lavoro: adottiamo il Piano C!

Cannabis: 16 parlamentari si autodenunciano

Gio, 06/25/2020 - 10:13

Legalizzare la cannabis servirebbe anche all’economia del Paese: secondo uno studio dell’Università La Sapienza si potrebbero creare 350mila nuovi posti di lavoro per un incasso dell’erario di 3 miliardi di euro e un risparmio di 10 miliardi.

Per non parlare del resto: sul sito di MeglioLegale, promotore della campagna #iocoltivo si legge:

[legalizzare] Per aumentare la ricerca scientifica sui possibili usi e rendere più semplice curarsi ai pazienti che ne hanno diritto.

Per liberare i tribunali e impegnare le forze dell’ordine nella lotta al narcotraffico invece che in quella ai consumatori. E anche per avere maggiore sicurezza sulla qualità della sostanza.

In Italia – si legge dal sito – ci sono 6 milioni di persone che consumano regolarmente cannabis, un mercato enorme che alimenta le mafie e la criminalità in genere.

E tra questi 6 milioni sono almeno 16 i parlamentari che la coltivano nelle proprie abitazioni. Fanno parte di Pd, M5S e +Europa: Riccardo Magi, Matteo Mantero, Aldo Penna, Michele Sodano, Conny Giordano, Doriana Sarli, Caterina Licatini, Carmen Di Lauro, Chiara Gribaudo, Andrea Romano, Enza Bruno Bossio, Teresa Manzo, Elisa Tripodi, Michele Usuelli, Carmen Di Lauro e Luigi Sunseri.

Di questi 16, quattro si sono autodenunciati in un video: Mantero, Magi, Penna e Sodano.

E questa mattina 25 giugno, 26 parlamentari della maggioranza, insieme a esponenti della società civile, sono davanti a Montecitorio per una manifestazione.

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Foto di 7raysmarketing da Pixabay

Sistemare l’armadio con il metodo Konmari

Gio, 06/25/2020 - 10:00

Ordinare e riorganizzare il nostro armadio spesso richiede del tempo e non sempre riusciamo ad avere il risultato sperato. Avete mai sentito di parlare del metodo Konmari?

Il sistema studiato per riordinare al meglio gli spazi abitativi con lo scopo di migliorare la qualità della propria vita inventato dalla guru del cleaning Marie Kondo e spiegato bene nel suo best-seller “The Life-Changing Magic of Tidying Up: The Japanese Art of Decluttering and Organizing” (in Italia: “Il magico potere del riordino: Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita”).

Dal canale YouTube Annalisa Stories alcune nozioni base e consigli preziosi per rimettere in ordine uno degli spazi personali di moltissime donne e sentirsi meglio senza troppo sforzo.

Fonte: Annalisa Stories

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Superstizioni e scaramanzie a tavola (Infografica)

Gio, 06/25/2020 - 09:18

Il cibo ha un altissimo valore simbolico, sia nella preparazione che nel consumo, e a esso sono legate tradizioni e credenze. Scopriamone alcune in questa infografica.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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“Voglio giustizia per mio padre”: intervista al figlio del primo detenuto morto di Covid

Gio, 06/25/2020 - 08:17
“Una mattina si è alzato con un occhio pieno di sangue, nessuno lo ha visitato”.

È da 15 giorni che sto male e nessuno mi vuole visitare”. Antonio Ribecco ha contratto il Coronavirus mentre era detenuto in custodia cautelare nel carcere di Voghera. È morto il 9 aprile. Il primo detenuto a morire di Coronavirus, stando ai dati ufficiali. “Una mattina mi sono alzato con un occhio pieno di sangue, nessuno mi ha visitato” denuncia Antonio Ribecco mentre è ancora in vita. Una storia con molti, troppi nodi, che la Procura dovrà sciogliere: dal mancato soccorso medico in carcere alla mancata comunicazione con i parenti. Antonio Ribecco si è ammalato ed è morto senza che la famiglia fosse avvisata. Abbiamo intervistato il figlio, Domenico Ribecco, che con voce calma racconta e vuole giustizia.

Iniziamo dai primi sintomi

“Parto dicendo che mio padre non aveva nessuna patologia, era sanissimo, correva più veloce di me, che ho 28 anni. Intorno ai primi di marzo ci ha comunicato di accusare malori e febbre, ma né lui né io e la mamma abbiamo pensato al Covid, sebbene l’epidemia fosse già scoppiata. Poi, nei giorni successivi, ci disse che nonostante la febbre il medico si era rifiutato di visitarlo, nonostante ripetute richieste. La guardia penitenziaria che ha assistito al rifiuto ha scritto una lettera di richiamo segnalando il medico”.

I vostri legali dispongono della lettera?

“Quella lettera è sparita”.

Come e quando venite a sapere che Antonio Ribecco è ricoverato in ospedale?

“Intorno alla metà di marzo mia madre legge la notizia di un detenuto di Voghera trasferito perché positivo al virus, mi chiama allarmata, nell’articolo si diceva che aveva contratto il virus durante un colloquio con i parenti il 27 febbraio, ma siccome il nostro colloquio era avvenuto in un’altra data, il 15 febbraio, ho escluso che fosse lui. Invece era mio padre. Lo veniamo a sapere l’indomani, grazie alla soffiata riportataci dai parenti di un altro detenuto di Voghera”.

Dal carcere non le hanno fatto sapere nulla di suo padre?

“Non solo non ci hanno avvisati, ma inizialmente hanno negato. Solo alla fine hanno ceduto e mi hanno che papà era stato trasferito al San Paolo di Milano. Non dandoci comunicazione di papà, hanno fatto un danno a noi, e non solo sul piano etico e morale. Dovevano avvisarci di papà, anche per mettere al sicuro noi, e le persone che frequentiamo. Potevamo essere stati contagiati e a nostra volta contagiare senza nemmeno saperlo”.

Qualcuno di voi familiari è risultato positivo al virus?

“Grazie a Dio no”.

Ma saputo del ricovero di suo padre, avete potuto mettervi in contatto con lui?

“No, l’ultima volta che ho parlato con mio padre è stata il 15 febbraio, a colloquio in carcere”.

E con i medici che lo avevano in cura almeno ha parlato?

“Solo dopo che è entrato in terapia intensiva, il 21 marzo. Lo stesso giorno il Gip di Catanzaro si è riservato di concedere i domiciliari al momento della guarigione”.

Come avete fatto allora a sapere del suo ricovero in terapia intensiva?

“Tramite le reti di comunicazioni e di solidarietà che si instaurano tra familiari, detenuti, e qualche guardia. Non so nemmeno quali erano realmente le sue condizioni prima che arrivassero i giorni di intubazione”.

Alla fine si è saputo come ha contratto il virus Antonio Ribecco?

“Non so chi sia stato a contagiare mio padre, certo non noi, non abbiamo contratto il virus. Anzi, ma so per certo che il Cappellano è stato ricoverato e non ha frequentato il carcere dal 7 Marzo in poi. Nel mentre ho saputo che è stato ricoverato e dimesso il 23 marzo”.

Antonio Ribecco nel carcere di Voghera era in attesa di giudizio con un capo d’accusa gravissimo, estorsione con aggravante mafiosa

“Mio padre era imbianchino. Non c’è mai stato un reato provato da un fatto concreto ma solo “la presunzione di”. L’accusa si basava su un’intercettazione, dove mio padre scherzava al telefono. Venne presa una battuta per vera. Noi viviamo in Umbria. Quando finì in custodia cautelare, gli fecero scegliere tra Trani e Spoleto, scelse Spoleto, perché i colloqui non ci pesassero. Io lavoro, mamma bada a mia sorella che è cieca, non è facile. Alla fine lo hanno mandato a Voghera, a più di 800 km da noi. Ciò nonostante eravamo tranquilli, sapevamo che, magari con fatica, la verità sarebbe emersa e la sua estraneità ai capi di accusa provati. Ma sa qual è la verità adesso? Che mio padre poteva anche venire giudicato con cento anni carcere, ma il diritto alla salute non doveva toglierlo nessuno. Invece lo hanno messo in isolamento, senza dargli né da mangiare né da bere. Tutte cose che stiamo ricostruendo attraverso le lettere, le testimonianze in cella, e il lavoro degli avvocati a cui ci siamo rivolti per restituirgli dignità almeno da morto. Mentre l’ambulanza lo portava in ospedale, ha chiesto due volte un bicchiere d’acqua. Gli è stato negato anche quello”.

Dal carcere di Voghera assicurano che sono intervenuti interventi prontamente, nel rispetto dei tempi e delle modalità giudiziarie e amministrative.

“Non potrebbero dire altrimenti. La realtà però è un’altra, e non mi darò pace finché non emergerà”.

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