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Aggiornato: 2 ore 28 min fa

Covid-19, vaccino per turisti a Cuba. “Strategia umanitaria”

Mar, 02/16/2021 - 12:10

Il vaccino cubano Soberana 02 entrerà nella fase III di sperimentazione, l’ultima, il prossimo 1° marzo. Le autorità hanno annunciato che, una volta approvato, sarà disponibile per tutti gli 11 milioni di abitanti dell’isola, anche quelli di passaggio come i turisti. “Non siamo una multinazionale che considera una priorità il profitto economico – ha precisato Vicente Vérez, direttore dell’Instituto Finaly, incaricato dello sviluppo del vaccino – il nostro obbiettivo è creare salute”, aggiungendo che la sua distribuzione commerciale avrà una strategia umanitaria.

4 i vaccini in sperimentazione

Vérez ha sottolineato che il vaccino ha dimostrato finora una risposta immunitaria molto potente e di lunga durata, e che non si esclude l’uso di tre dosi successive per ottenere la neutralizzazione virale totale. La fase III prevede l’utilizzo di 150 mila dosi su 42.600 volontari, e le aspettative sono così alte che il direttore dell’Istituto ha già annunciato l’avvio della produzione di un primo lotto da 100.000 dosi, in aprile. L’obiettivo finale è produrre 100 milioni di dosi da esportare dopo aver raggiunto l’immunità di gregge sull’isola, compresi i turisti. Oltre a Soberana 02, l’Instituto Finlay sta sviluppando il vaccino Soberana 01, attualmente in Fase II di sperimentazione clinica. Il Centro de Ingeniería Genética y Biotecnología cubano sta testando poi altri due vaccini: Abdala e Mambisa.

Covid e il nuovo volto di Cuba

Attualmente, i viaggiatori internazionali in arrivo a Cuba devono rispettare un periodo di quarantena. La pandemia da Covid-19 ha provocato naturalmente una gravissima crisi del settore del turismo, l’unico in grado di evitare la povertà a migliaia di famiglie cubane. Ma per contrastare la crisi economica, il governo ha di fatto cancellato l’economia statalizzata: le attività che d’ora in poi potranno essere gestite da imprese private sono passate da 127 a oltre 2.000. Solo una minoranza di settori strategici (124 in tutto) sarà riservata allo Stato: salute e ricerca scientifica in primis.

In arrivo il vaccino cubano: “arma socialista contro le multinazionali del farmaco”

Amazon, “Molte recensioni sono false”

Mar, 02/16/2021 - 11:06

Secondo Which?, associazione di consumatori britannica, le recensioni sui prodotti venduti su Amazon sono in buona parte false, e giudizi positivi un tanto al chilo si vendono online in modo anche abbastanza maldestro. Le recensioni – assieme alla velocità di spedizione – sono la forza del gigante mondiale del commercio online, e riescono a stabilire il successo o l’insuccesso non solo di un particolare articolo, ma anche del sistema Amazon in generale. Un crollo nella fiducia dei consumatori significherebbe un grosso colpo per la società multinazionale che è già sotto stretta osservazione per la mancata tutela dei diritti basilari dei lavoratori e lo scarso rispetto per l’ambiente.

Una recensione positiva a 5 dollari

La sola indagine di Which? ha trovato 10 siti web che vendono recensioni false a partire da 5 dollari ciascuna, e incentivano recensioni positive in cambio di prodotti gratuiti. Amazon in teoria combatte questa “tentazione” delle aziende operative nella vendita di prodotti all’interno del suo portale, ma secondo l’associazione, l’azienda sta affrontando una “lotta in salita nella diffusa pratica delle recensioni false”.

“Rimuoviamo le recensioni false e agiamo contro chiunque sia coinvolto in abusi”, ha fatto sapere in risposta un portavoce di Amazon.

Come funziona la compravendita

Un’azienda che vende su Amazon, secondo l’analisi, ha la possibilità di rivolgersi a siti web identificati che offrono servizi di revisione per le merci in vendita su Amazon violando i termini e le condizioni dell’azienda. A che prezzo? Esistono veri e propri “programmi fedeltà” che prevedono “pacchetti” di recensioni false che i venditori possono acquistare per circa 15 dollari a recensione, così come pacchetti all’ingrosso a partire da 620 per 50 recensioni (circa quindi 12 dollari a recensione) e fino a 8.000 dollari per mille commenti positivi. Non una grossa cifra se si pensa alle conseguenze per una azienda che vende un prodotto con la visibilità di milioni di persone, e la cui affidabilità è considerata altissima oltre le mille valutazioni positive. Cinque delle aziende esaminate avevano oltre 700mila “giudici” corrotti dei loro prodotti.

Vademecum del “giudice corrotto”

A chi vende la propria recensione vengono offerti buoni spesa, prodotti gratuiti o scontati. Esistono addirittura programmi di fidelizzazione per cui al maggior numero di commenti positivi si guadagnano punti che portano poi a premi in prodotti vari. Ma non finisce qui. Per rendere completamente verosimili i commenti falsi, alcuni siti – secondo l’indagine – riportano anche consigli su come scrivere recensioni in modo da non destare i sospetti di Amazon, e in alcuni casi ci sono criteri da soddisfare se vogliono ricevere i premi. Per esempio, si suggerisce di lasciare recensioni lunghe almeno due frasi e includere foto.

Qualche consiglio

Come valutare le recensioni alla luce di tutto questo? Scetticismo è la parola chiave. Bene essere sospettosi se ad esempio il numero di recensioni di un prodotto è insolitamente alto rispetto ad altri di quella categoria. Leggere le recensioni con estrema attenzione è altra idea utile. Se ci sono, è bene anche valutare le recensioni scritte in un’altra lingua. Se non conosci il marchio, controlla se ha un proprio sito e valuta il suo aspetto e quanti dettagli vengono elargiti. Meglio diffidare dei prodotti con molte immagini o video nei commenti, un classico esempio di eccesso di zelo che difficilmente viene elargito da un utente senza un secondo scopo.

“Make Amazon Pay” (Amazon deve pagare)

Amazon concede 10 miliardi all’ambiente

Università usuraria

Mar, 02/16/2021 - 10:00

I dati sono preoccupanti e fanno pensare a qualcosa di più che un semplice presagio. Non è l’industria immobiliare e dei mutui a far tremare gli Stati Uniti come nel 2008. Stavolta sono i prestiti universitari: 1674 miliardi di dollari.

Questa è la cifra monster del debito accumulato. Un ammontare pari all’8 per cento del Prodotto interno lordo del Paese.

Negli Usa, oltre il 66% dei laureati da università pubbliche e il 75% da quelle private ha contratto prestiti d’onore. Un cittadino americano arrivato alla conclusione del suo percorso accademico si è caricato in media di un debito di quasi 30mila dollari; non è tutto.  Allo stesso modo la famiglia si è indebitata per più di 35mila dollari. Il prezzo da pagare per lo studio è un fardello intergenerazionale, non riguarda soltanto i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, ma anche gli anziani pensionati. Circa il 12% dei debitori sono in ritardo o addirittura in default.

Secondo l’economista francese Jacques Sapir l’aumento sconsiderato dei prestiti elargiti agli universitari americani negli ultimi anni toccherebbe un livello non dissimile da quello raggiunto dai mutui subprime che hanno condotto alla grande crisi finanziaria.

Lo studioso ha provato a mettere in fila le tre maggiori cause.

  • La dipartita dello Stato come finanziatore degli studi universitari;
  • Il crollo dei salari registrato nell’ultimo quarantennio;
  • L’aumento consequenziale delle domande d’iscrizione al College.

L’insieme delle tre ha delineato lo scenario attuale: cresce il numero di studenti laureati disoccupati o malpagati. Il prezzo delle Università americane oggi facilmente raggiunge i 200.000 dollari per un normale corso di laurea di quattro anni, a cui se ne aggiungono almeno altri 150.000 per chi vuole ottenere seconde lauree, come medicina o giurisprudenza. 

Il risultato è che una quantità sempre più grande di studenti si è visto riconoscere dalle banche prestiti per una formazione che in realtà non può permettersi perché contestualmente i salari ristagnano.

Lo student loan americano trova le sue radici nel GI Bill dell’immediato dopoguerra. Nato nel 1944 e poi replicato più volte, è un programma governativo che offriva ai veterani importanti opportunità educative e lavorative. Seppur con le sue grandi contraddizioni ha consentito ad una generazione di reduci della seconda guerra mondiale di studiare e dare impulso alla crescita di un paese.

A cominciare dagli anni ’60, la disponibilità di fondi pubblici federali da prestare ai nuovi studenti si è esaurito, ed è stato in larga parte sostituito da una rete di prestiti bancari agevolati e garantiti, in cui i creditori sono il governo federale, le grandi banche ed alcune istituzioni finanziarie ad hoc.

Agli inizi degli anni ’90 le università americane hanno foraggiato “in un sistema concorrenziale, programmi sempre più ambiziosi”, generando un interessamento da parte dell’industria finanziaria.

L’avvento della globalizzazione e della produzione di massa hanno provocato un ribassamento dei salari dei dipendenti e dal 1973 in avanti l’aumento della produttività non è andata di pari passo con l’aumento del salario reale.

Negli ultimi 40 anni l’aumento dei giovani americani iscritti all’università è stato evidente. Molti ragazzi con prospettive nel settore primario, si sono lasciato alle spalle i lavori dei genitori e hanno optato per un’istruzione superiore. L’aspirazione era quella di ‘entrare nella classe media’ dove i redditi si supponevano essere migliori.

Tutto ciò ha portato la nuova massa di studenti a sottoscrivere prestiti per pagarsi gli studi con la promessa di rientrare dal debito attraverso il pagamento dei tassi d’interesse.

Tuttavia, l’onda lunga dell’ultima crisi economica ha reso impresa assai ardua trovare un lavoro. Sono milioni gli studenti negli Usa che non guadagnano abbastanza per ripagare il debito.

FONTI:

  • Federal Reserve economic Data.
  • Bryant Miranda, Q&A: what you need to know about America’s student debt crisis, The Guardian, 25/06/2019.
  • Friedman Zack, Student Loan Debt Statistics In 2019: A $1.5 Trillion Crisis, Forbes, 25/02/2019.

Italia, in 2 anni non un km di metropolitana | “Per lo sci subito indennizzi” | Quali sono le prime emergenze di Draghi

Mar, 02/16/2021 - 06:25

Corriere della Sera: In Gran Bretagna oltre 15 milioni di vaccinati, così Londra vede la fine del tunnel della pandemia;

Il Giornale: Il “fattore x” sulle pensioni che cambia la cifra di marzo;

Il Manifesto: Draghi chiede unità e giura sulla svolta: «Siamo ambientalisti»;

Il Mattino: Antartide, forme di vita 900 metri sotto la calotta;

Il Messaggero: Paolo Rossi senza pace: i suoi cimeli rubati dallo stadio del Vicenza;

Ilsole24ore: Alitalia, vaccini, cartelle e ristori: quali sono le prime emergenze di Draghi – Cuneo, aliquote Irpef e detrazioni: ecco la ricetta fiscale del premier;

Il Fatto Quotidiano: Negli ultimi 2 anni neanche un nuovo chilometro di metropolitana. “Fondi Ue a mobilità sostenibile”;

La Repubblica: Primo scontro tra ministri, Garavaglia attacca: “Per lo sci la stagione finita, è colpa del governo. Subito indennizzi” video;

Leggo: Focolaio a scuola, sedicenni contagiati dopo il pigiama party. E i genitori li giustificano: «È difficile…»;

Tgcom24: Conte: “Ora torno in Università, credo molto all’alleanza M5s-Pd-LeU”;

Congelare, surgelare, abbattere: quanto ne sai?

Lun, 02/15/2021 - 17:00

È vero che un cibo cotto preparato con materie prime scongelate può essere congelato dopo la cottura?

Congelare e surgelare vengono spesso usati come sinonimi. Eppure sono due processi molto diversi tra loro. Quanto all’abbattimento, di cui si sente molto parlare ultimamente per via della diffusione di nuove mode alimentari come quella del sushi, spesso si fa ulteriore confusione.Tra surgelazione, congelamento e abbattimento della temperatura, ecco una breve guida (e un’infografica) per capirci di più.

Congelamento: due metodi

Nel processo di congelamento – che può essere effettuato mediante raffreddamento rapido oppure lento – l’alimento viene portato a una temperatura compresa tra -18 e -24 gradi centigradi. Il congelamento rapido, detto anche quick freezing o fast freezing, è una tecnica innovativa attraverso la quale la temperatura degli alimenti viene portata a circa -20 gradi centigradi entro 30 minuti. Viene realizzato per immersione diretta degli alimenti confezionati in liquidi criogenici, per contatto indiretto del cibo da congelare con un mezzo refrigerante o facendo circolare tra i prodotti da congelare un flusso di aria fredda forzata. Questo metodo permette la formazione di microcristalli di ghiaccio che poi, durante lo scongelamento, non rompono le membrane cellulari, per cui i tessuti dei prodotti congelati vengono salvaguardati. Lo slow freezing – o congelamento lento – è il processo che consente di raggiungere i -18°/-24° centigradi in un arco di tempo che va da 3 a 72 ore, ed è essenzialmente il metodo di congelamento degli apparecchi domestici.

Surgelazione: i prodotti del supermercato

La surgelazione rappresenta un metodo di congelamento ultrarapido che si effettua portando in pochi minuti il prodotto a -30°/-40°C. All’interno del prodotto si formano microcristalli di ghiaccio che non ledono la parete cellulare, riducendo le perdite di nutrienti in fase di scongelamento. La surgelazione è molto utilizzata a livello industriale: sono infatti surgelati (e non congelati!) i prodotti che vengono acquistati dai freezer dei supermercati.

Complicato, ma possibile, surgelare in casa

I cibi surgelati, quindi, mantengono maggiormente integre le caratteristiche nutrizionali e organolettiche rispetto a quelli congelati. Per quanto riguarda l’uso domestico, attualmente i congelatori di cui sono dotati i frigoriferi non sono in grado di surgelare. Se si vuole ottenere in casa un effetto simile alla surgelazione industriale l’unico modo è comprare un abbattitore rapido di temperatura, in grado di portare i cibi a -18° in pochi minuti, e poi riporre i cibi surgelati nel congelatore.

Surgelare è meglio che congelare

Il congelamento e la surgelazione sono due tecniche che permettono di allungare notevolmente la durata degli alimenti. Sono simili però solo in apparenza, poiché determinano la riduzione della temperatura degli alimenti in tempi molto differenti e, come spiega la dietista, «tanto più è rapido il processo di riduzione della temperatura negli alimenti, tanto più piccoli sono i cristalli di ghiaccio che si formano all’interno del prodotto, tanto minore sarà la perdita di nutrienti in fase di scongelamento», spiega Maria Adele Bufo, dietista nella struttura complessa di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione clinica dell’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni. Questo significa che la rapidità della riduzione della temperatura dell’alimento è un fattore determinante nella preservazione delle  caratteristiche nutrizionali e organolettiche del prodotto: «In termini di qualità del prodotto la surgelazione è quindi più vantaggiosa del congelamento, così come il congelamento rapido (quick freezing) è più vantaggioso del congelamento lento (slow freezing) perché quest’ultimo riduce la temperatura dell’alimento più lentamente favorendo la formazione di cristalli di ghiaccio di dimensioni più grandi all’interno delle cellule dell’alimento che, poi, durante lo scongelamento, rompono le membrane cellulari facendo fuoriuscire liquidi contenenti vitamine e sali minerali, che vanno persi». Un effetto evidente del danneggiamento cellulare è la fuoriuscita di liquido dall’alimento durante lo scongelamento: «Un fenomeno che si presenta solo nei prodotti congelati, e non in quelli surgelati nei quali può invece indicare, insieme con la presenza di brina sulla confezione, una tecnica imperfetta o un difetto di conservazione», precisa la dietista.

Mai scongelare a temperatura ambiente

Rispetto al congelamento, quindi, la surgelazione mantiene maggiormente integre le caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei cibi. Questo, però, non significa che congelare nel freezer di casa non sia salutare: «A patto, però, di rispettare i tempi e le modalità di scongelamento. E, ovviamente, di non ricongelare il prodotto», spiega Bufo. Per effettuare un corretto scongelamento «è infatti importante non affrettare il processo, ad esempio lasciando il prodotto fuori dal frigorifero o, peggio, mettendolo sotto l’acqua calda» (chissà quanti, leggendo, si stanno rimproverando per averlo fatto). Lo scongelamento, per essere corretto, deve avvenire in frigorifero: «L’obiettivo è limitare il deterioramento microbico dato dalla proliferazione dei batteri naturalmente presenti nel prodotto. Tutti i prodotti alimentari freschi contengono infatti una carica microbica naturale che, in condizioni ambientali favorevoli di temperatura e umidità, si moltiplica producendo effetti pericolosi per la salute del consumatore. Nonostante gran parte della carica batterica venga eliminata dai cristalli di ghiaccio che si formano durante il congelamento, una volta che il prodotto viene scongelato i batteri riprendono a proliferare – spiega la dietista -. Al momento dello scongelamento tanto più la temperatura è contenuta, come accade in frigorifero (circa +4 ° centigradi), tanto meno i batteri riescono a svilupparsi. Scongelare a temperatura ambiente, invece, non fa altro che favorire il deterioramento microbico».

Perché non ricongelare un prodotto scongelato

La proliferazione della carica batterica è poi la motivazione che induce a non ricongelare un prodotto una volta scongelato: «Un alimento scongelato non deve essere nuovamente congelato sia per l’ulteriore impoverimento organolettico-nutrizionale cui va incontro, sia per i maggiori rischi di deterioramento microbico che possono conseguire al successivo scongelamento», spiega Bufo. Un cibo cotto preparato con materie prime scongelate può invece essere congelato dopo la cottura, «perché la carica microbica eventualmente presente nelle materie prime scongelate viene eliminata grazie alle elevate temperature di cottura».

Congelatore domestico: cosa significano le stellette?

Nel congelatore del frigorifero di casa possiamo identificare diversi simboli. Ognuno ha un significato ben preciso intermini di conservazione degli alimenti:

 **** OPPURE *** (-18° C): questo simbolo sta a indicare che gli alimenti congelati vanno consumati  preferibilmente entro la data riportata sulla confezione.

** (-12° C): in questo tipo di congelatore il prodotto congelato non ha durata superiore al mese.

* (- 6° C): consumare il prodotto congelato entro una settimana.

Se il prodotto congelato viene riposto nello scomparto del ghiaccio, a 0° centigradi, va consumato entro 3 giorni; se invece viene messo in frigorifero, va consumato entro 24 ore.

L’abbattitore di temperatura

L’abbattimento rapido di temperatura si utilizza per portare velocemente cibi bollenti a temperature basse: attraverso un flusso di aria refrigerata forzata si riduce rapidamente la temperatura del cibo, passando dai +70°C ai +3°C in soli 90 minuti. Quindi, in sostanza, grazie a questa tecnica gli alimenti si raffreddano molto velocemente. Se si prolunga l’abbattimento di temperatura è possibile effettuare il congelamento rapido (quick freezing) portando il prodotto a una temperatura di -20° centigradi in soli 30 minuti: questa è la tecnica che dovrebbe sempre essere utilizzata ad esempio per preparare il sushi, per eliminare ogni eventuale traccia di parassiti dal pesce crudo.

Cibi salubri più a lungo

«L’abbattitore di temperatura – spiega la dottoressa Bufo – è indispensabile per mantenere la qualità, il sapore e la freschezza delle preparazioni. Tutti i prodotti alimentari freschi contengono una carica microbica naturale che tende a moltiplicarsi, producendo effetti pericolosi per la salute del consumatore. ‘Abbattere’ significa quindi portare la temperatura al cuore del prodotto dai +70°C ai +3°C nel minor tempo possibile. Poiché microrganismi e batteri si riproducono solitamente a temperature comprese tra 10 e 60°C, utilizzando l’abbattitore non solo se ne si inibisce la proliferazione, ma si disattiva anche la funzionalità di particolari enzimi, con il risultato di aumentare la stabilità dei cibi nel tempo».

* * *

E ora vediamo le caratteristiche del “congelare” e le differenze con il “surgelare” e ”abbattere” in questa Infografica di Isabel Caligiana

Clicca qui per vedere l’infografica più grande

Il Platano di Curinga fra i 14 alberi che si contendono il titolo di “Albero europeo dell’anno 2021”

Lun, 02/15/2021 - 15:00

Vestiti comoda che ti porto in un posto magico”, così Pompea Gugliotta, una cara amica, mi prepara e mi accompagna in un caldo pomeriggio agostano al mio primo incontro con “Il Platano di Curinga”, un gigante nascosto nella foresta catanzarese.

Arrivati al parcheggio, lunga la strada di  Sant’Elia (Vrisi – Catanzaro), adocchio sulla sinistra quello che mi pare essere un monumento interessante. Pompea conoscendomi mi anticipa e dice: li andiamo dopo, adesso ti porto a vedere una meraviglia. Lasciandoci il monastero di S. Elia e i suoi mille anni di storia alle spalle iniziamo a scendere lungo il curato sentiero nel bosco e rimango senza fiato quando arrivo al cospetto di questo superbo albero.

Ben descritto nel sito che ora lo vede in competizione per diventare “l’Albero europeo dell’anno”:

Maestoso guardiano

Il platano di Curinga si trova in una posizione molto particolare: affacciato sul Mar Tirreno, sporge su un piccolo ruscello. Dall’alto della sua maestosità, questo “guardiano” sembra vegliare amorevolmente sulla foresta. Si pensa che sia stato piantato dai monaci basiliani che arrivarono in Calabria più di mille anni fa e che costruirono l’eremo di Sant’Elia, ma le sue radici potrebbero essere ancora più vecchie. Il suo tronco è completamente cavo e ha un’apertura larga più di 3 metri; chi vi entra ha la sensazione di trovarsi all’interno di un’incredibile grotta boscosa. Per le grandi dimensioni della sua circonferenza è oggi il platano più grande d’Italia.

Però non bastano queste parole per raccontare la meraviglia di trovarsi di fronte questo gigante. L’interno cavo sembra la pancia della natura stessa, e potrebbe accogliere comodamente una decina di persone. Forse fu usato proprio da riparo, visto che le sue pareti sono annerite da secoli di fuliggine dei fuochi accesi al suo interno. Nelle nodosità dei suoi rami pare di scorgere dragoni, artigli, volti e decine di altre immagini.

Martina Rita e Alessandra dell’Accademia Tutto Danza di Lamezia Terme e Curinga

Non basta lo sguardo per avvolgerlo tutto. Più e più volte gli sono girata attorno, ma non sono riuscita a guardare tutti i suoi rami che si snodano in tutte le direzioni, intrecciandosi con gli altri alberi che lo circondano. Ci si aspetta che da un momento all’altro appaiano gnomi o folletti. Si immaginano streghe e riti magici. Potrebbe accadere qualunque cosa in questo luogo incantato.

È un’emozione incredibile. Lascia senza fiato. Osservare, sfiorare, abbracciare questo grande vecchio tocca direttamente il cuore.

Ora si accinge a rappresentare l’Italia al contest internazionale che lo candida ad essere “Albero europeo dell’anno 2021”, ma ha bisogno dei nostri voti.

Il concorso

Il contest Tree of the Year dell’anno è nato nel 2011. Si ispira al contest Tree of the Year, che viene organizzato da molti anni in Repubblica Ceca dalla Czech Environmental Partnership Foundation. Alla finale della gara europea partecipano sempre i vincitori dei turni nazionali.

La votazione via internet dell’Albero Europeo dell’anno è organizzata ogni anno a febbraio dall’Associazione Environmental Partnership Association (EPA), della quale fa parte anche la fondazione Partnerství.

La prima votazione europea si è svolta nel 2011. Da allora il numero di paesi partecipanti è passato da 5 a 16. Recentemente si è iniziato a diffondere il concorso anche al di fuori del continente europeo.

I concorrenti

Sono 14 gli alberi partecipanti. Potrete votarli dal 1 al 28 febbraio 2021 nella pagina del concorso.

Al momento della votazione sono da indicare sempre due candidati. Nel corso dell’ultima settimana (dal 22 al 28 febbraio) la votazione sarà segreta e sul sito non troverete il numero di voti.

I risultati del concorso saranno pubblicati con una cerimonia e il vincitore sarà premiato il 17 marzo 2021.

Ora aspettiamo di vedere se il nostro grande Platano riuscirà a vincere la competizione, ma certamente noi potremo fare la nostra parte votandolo.

Se passate da quelle parti non perdetevi l’esperienza di essere al suo cospetto, sarà certamente un bellissimo ricordo che si aggiungerà ai molti altri che la fiera e accogliente terra di Calabria potrà offrici.

Martina Rita e Alessandra all’interno del Platano

“Il governo deciderà su lockdown rigido totale”

Lun, 02/15/2021 - 12:00

Proprio come un anno fa, all’Italia serve un lockdown rigido e uniforme su tutto il territorio nazionale, ma di durata limitata. “Credo che il ministro della Salute Roberto Speranza sia convinto di questa nuova fase, spero che il presidente del Consiglio Draghi recepisca e che il governo appoggi: dipende dal governo”, ha detto Walter Ricciardi ieri sera a Che Tempo che fa.

Da 2 a 4 settimane

Il consigliere del ministro della Salute ha poi specificato al Messaggero la durata necessaria di questo lockdown, che “deve durare il tempo necessario a tornare a questo dato di incidenza: possono essere due, tre, quattro settimane, dipende da quando si raggiunge l’obiettivo”. La strategia che vorrebbe Ricciardi prevede, oltre al lockdown più rigido, anche il rafforzamento del tracciamento e della campagna vaccinale. Con l’obiettivo di “limitare la circolazione del virus al di sotto dei 50 casi ogni 100mila abitanti”.

Perché non è stato fatto finora? 

Da settembre – spiega Ricciardi – non siamo più riusciti a essere pienamente impattanti sulle decisioni del governo, “soprattutto perché il precedente presidente del Consiglio e alcuni ministri non erano d’accordo sull’adozione di misure così forti. Questo – continua – ha causato decine di migliaia di morti e ha affondato l’economia”.

La paura delle varianti

Dietro tutta questa cautela, naturalmente, le varianti, specie quella inglese. “Si trasmette più velocemente ed è lievemente più letale. Quella brasiliana può dare origine a reinfezioni, come è stato visto a Perugia. Per la sudafricana sembra limitata l’efficacia del vaccino AstraZeneca”.

Covid-19, varianti: il tampone le riconosce?

Storia per bambini delle Maschere di Carnevale tradizionali

Lun, 02/15/2021 - 10:00

Dal canale YouTube Ada Giordano Imparo Creando un audio/ storia per bambini con immagini e suoni per far conoscere le più tradizionali maschere di Carnevale.

Una piacevole idea e divertente per far conoscere ai più piccoli le tradizioni della cultura italiana.

Ada Giordano Imparo Creando

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AirDresser: l’armadio che pulisce, asciuga e stira i vestiti (VIDEO)

Lun, 02/15/2021 - 08:00

Un’innovazione tecnologica lanciata da Samsung destinata a rivoluzionare il metodo casalingo con cui si lava il nostro bucato. Niente più lavatrice, asciugatrice né tanto meno ferro da stiro.

Fonte: Samsung Australia

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Morto pioniere della ricerca sull’Aids | Draghi piace agli italiani | Regioni: basta decisioni all’ultimo minuto

Lun, 02/15/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Troppa folla e assembramenti in centro a Roma: chiusa la Fontana di Trevi;

Il Giornale: Draghi piace agli italiani. Ma i sondaggi possono diventar un ‘boomerang’;

Il Manifesto: Venezuela, per l’Onu le sanzioni Usa e Ue sono «devastanti per la popolazione»;

Il Mattino: Morto il pioniere della ricerca sull’Aids: «Stroncato dal virus in pochi giorni». Aveva 69 anni;

Il Messaggero: Ebola, la Guinea dichiara nuova epidemia: tre morti, Oms pronta a inviare vaccini Foto;

Ilsole24ore: Così il Coronavirus taglia le altre cure: saltata una diagnosi su dieci;

Il Fatto Quotidiano: Autostrade, Alitalia, ex Ilva, rete unica e Mps: i dossier irrisolti su cui Draghi dovrà scegliere tra lo statalismo e le soluzioni “di mercato”;

La Repubblica: Dal Myanmar all’Uganda fino a Hong Kong, quando il regime stacca la spina di Internet;

Leggo: Walter Ricciardi da Fazio conferma la necessità di un lockdown: «Serve una strategia “no Covid”»;

Tgcom24: Speranza chiude lo sci fino al 5 marzo | Gestori impianti: “Presi in giro” | Ira Lega: “Cambiare i tecnici” | Lo sconcerto delle Regioni: basta decisioni all’ultimo minuto;

Cosa sono i Repair Cafè?

Dom, 02/14/2021 - 17:00

Invece di buttare il tostapane vai in un Repair Cafè e trovi qualcuno che ti aiuta a ripararlo, quando possibile. Nel video anche un tutorial su come sistemare un rubinetto che perde.

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Chi dorme non piglia pesci! (Ma è in salute)

Dom, 02/14/2021 - 08:00

Quante ore è necessario dormire ogni notte per riposare bene? E i pisolini sono utili? Buon riposo con questa infografica!

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Metà governo non usa i social | Assolto Trump| Ocalan: “Verità su genocidio curdi” | Cosa c’è dietro il ciukinismo

Dom, 02/14/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Trump assolto per la seconda volta. Solo 7 repubblicani lo «scaricano»;

Il Giornale: “Cosa c’è dietro il ciukinismo” Il fenomeno social che fa paura;

Il Manifesto: Ocalan: «Vogliamo verità. Il genocidio dei curdi è questione europea»;

Il Mattino: Terremoto in Giappone, è rischio tsunami;

Il Messaggero: Covid, la cura dalle cellule staminali del cordone ombelicale. La sperimentazione anche in Italia;

Ilsole24ore: Venezia, il Mose ora funziona: 20 salite, nuova governance, tagliati i costi;

Il Fatto Quotidiano: Proteste nel Pd per mancanza di donne ministre. Madia: ‘Machismo’. Quartapelle: ‘B. ha fatto meglio’;

La Repubblica: Ex Ilva, il Tar ordina lo stop agli impianti: “Pericolo urgente per la salute dei cittadini”;

Leggo: Napoli, Antonio Bassolino si candida a sindaco: «Mi metto al servizio della città»;

Tgcom24: Non solo Mario Draghi: metà governo non usa i social;

Torniamo a parlare di stampa 3D SLA

Sab, 02/13/2021 - 17:00

Artigianato, componentistica, gioielleria, fino alle protesi dentali, sono moltissime le possibili applicazioni della stampa in 3D SLA, cioè partendo da una resina liquida solidificata da un laser. Negli ultimi anni le tecnologie sono migliorate tantissimo e oggi si può avere uno straordinario livello di precisione.

Riprese presso il Fab Lab Rinoteca – Made in Marche

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Il talento di Mr. Draghi

Sab, 02/13/2021 - 16:05

Il governo Draghi è stato appena varato e già dilagano polemiche, scontento e lamentele. Ha applicato il manuale Cencelli. Ha riconfermato tanti vecchi ministri, dov’è il cambiamento? Oddio tornano i Berluscones. Ha umiliato questo partito. No, quell’altro. Il governo con quello lì mi fa schifo. No a me fa schifo quell’altro.

Ma se guardiamo con un po’ di calma e senza polemiche com’è questo governo, viene fuori una semplice verità. Mr. Draghi ha applicato un antico motto siciliano: “Cu spatti avi a megghiu parti”. Ovvero (traduco liberamente): chi fa le parti si prende la parte migliore. Non solo, in questo caso chi fa le parti, cioè Draghi, ha pure scelto gli ingredienti, e li ha calibrati tra loro perché alla fine possa uscire la pietanza che cercava: superare la pandemia e non perdere il treno del Recovery Plan.

Condizione per ottenere i fondi, ma anche scopo del Recovery Plan, è fare alcune riforme che permettano al Paese di rimettersi in moto. E le persone messe da Draghi ai ministeri chiave per fare le riforme sono tutte tecnici, e tutte godono la fiducia del premier.

Al nuovo ministero della Transizione Ecologica, fortemente voluto da Grillo, va un fisico di fama internazionale, Roberto Cingolani, un tecnico di alto livello (considerato “vicino” ma non certo organico ai 5Stelle, tanto che è amico anche di Renzi).

Vittorio Colao, già capo di Vodafone e della task force voluta e poi rinnegata da Conte, andrà alla Transizione Digitale.

Marta Cartabia, già presidente della Corte Costituzionale, va alla Giustizia, dove dovrà occuparsi di sveltire finalmente i processi civili.

Daniele Franco, attuale direttore generale di Banca d’Italia ed ex ragioniere generale dello Stato, prende il superministero dell’Economia.

E sono tecnici anche i ministri dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e dell’Università, Cristina Messa, oltre a Luciana Lamorgese, confermata all’Interno.

E i partiti? Sono stati rispettati, non umiliati. Ma certo ridimensionati. Ognuno ha un peso nel Governo più o meno corrispondente ai voti presi alle ultime elezioni politiche (tranne i 5 Stelle, obiettivamente sottorappresentati con 4 ministri rispetto all’oltre 30% dei voti presi, ma le ragioni di questa scelta richiederebbero un articolo a parte).

Ma chi parla di manuale Cencelli , quello con cui la Dc e i suoi alleati decidevano come dividersi i ruoli di governo, si sbaglia.

Draghi ha fatto scelte molto precise, selezionando all’interno di ogni partito i politici meno esposti alle sirene sovraniste e populiste. I rappresentati della Lega, in primis Giancarlo Giorgetti, cui va l’importante ministero dello Sviluppo Economico, rispondono a questa logica: sono i meno “salviniani” tra i “salviniani”.

Come sono della corrente anti-Salvini i tre ministri di Forza Italia (tre ministeri possono sembrare troppi, ma sono tutti senza portafoglio).

E sono tutti governisti i 4 dell’M5S – a cominciare da Luigi Di Maio, che conserva gli Esteri – che, come dicevamo, risulta ridimensionato: Patuanelli, ad esempio “scende” dallo Sviluppo Economico all’Agricoltura.

Come ridimensionato è anche il Pd. Conserva la Cultura (Dario Franceschini) – ma senza il Turismo, al quale Draghi sembra attribuire un ruolo importante per la ripresa – e la Difesa (Lorenzo Guerini) e prende il Lavoro (Andrea Orlando), terribile gatta da pelare il giorno in cui smetterà il blocco dei licenziamenti. Ma perde un ministero chiave come l’Economia, dove Roberto Gualtieri aveva fatto un buon lavoro: non dimentichiamo infatti che i 200 e passa miliardi del Recovery Plan, che sono stati frettolosamente messi a merito di Giuseppe Conte, in realtà sono in gran parte frutto di una “filiera” Pd composta da Gualtieri, Paolo Gentiloni Commissario Ue all’Economia e David Sassoli presidente del Parlamento Europeo.

È straordinario come il Pd sia regolarmente incapace di valorizzare i suoi -non numerosissimi- successi.

Leu vede la conferma di Roberto Speranza alla Salute, riconoscimento di un lavoro fatto in condizioni difficilissime e del fatto che cambiare ministro in piena pandemia sarebbe assurdo.

Italia Viva riduce la sua presenza al solo ministero della Famiglia e delle Pari Opportunità (confermata Elena Bonetti), non certo un ruolo chiave. Renzi si dice soddisfattissimo. Ne siamo lieti per lui.

Da sottolineare la scarsa presenza femminile: solo 8 su 23 ministri. I 5 Stelle ne hanno una, il Pd neanche quella. È paradossale (e preoccupante) che il partito con maggiore presenza femminile, 2 (Mariastella Gelmini e Mara Carfagna) su 3 (Renato Brunetta) sia Forza Italia, il partito il cui leader è famoso per il bunga bunga.

Sull’intero governo, domina la figura del tecnico più “politico” di tutti, Mario Draghi. È lui che da le carte, lui il garante verso l’Europa, lui che attirerà amori ed odi, lui che pagherà per primo se le cose non andranno per il verso giusto. O che, invece, verrà premiato con la presidenza della Repubblica.

Le speranze sono molte, le difficoltà pure. Tenere insieme partiti che sono nati per contrastarsi pare impresa titanica. Il successo si misurerà solo in base ai risultati. 

Intanto, sul fiume, sta la Meloni – l’unica rimasta fuori dal “governo di tutti” – che spera di veder passare i cadaveri dei suoi nemici. I precedenti, vedendo le conseguenze di altri governi “tecnici”, sono preoccupanti. Dopo il governo Ciampi sorse e trionfò Forza Italia. Dopo il governo Monti ci fu l’ondata populista dei 5 Stelle prima versione, quella del vaffa e dell’uno vale uno, e della Lega salviniana del “prima gli italiani”.

Fratelli d’Italia conta che ora arrivi il suo turno di incassare i voti degli scontenti, che inevitabilmente ci saranno.

Speriamo ardentemente che si sbagli.

RaccogliAMO insieme

Sab, 02/13/2021 - 12:33

“Innamorati della nostra terra e dei nostri territori festeggiate il 14 febbraio organizzandovi in coppia, con qualcuno che amate, amico, un peloso. Andate dove volete e all’ora che volete per raccogliere un po’ di rifiuti.

Al termine della raccolta scattate una foto, fate vedere i visi, il bottino raccolto e se vi va anche un bacio”. Mandate al gruppo regionale Plastic Free Emilia Romagna , raccontando dove eravate. Cosa si vince? La soddisfazione di avere pulito un angolo di mondo con amore!

Unico accorgimento non raccogliete rifiuti pericolosi”.

Così si legge nelle pagine social dell’associazione Plastic Free Appennino Reggiano che ha organizzato una giornata di raccolta rifiuti il giorno di San Valentino per ripulire – nel rispetto delle norme anti-Covid – un angolo del proprio territorio.

“La proposta è arrivata da un referente della provincia di Piacenza – racconta Dania Lugari, referente di Plastic Free per l’Appennino Reggiano. L’iniziativa si svolgerà a livello regionale ma cercheremo di coinvolgere più coppie possibili ma in sicurezza”.

Plastic Free Odv Onlus è un’associazione di volontariato nata il 29 luglio 2019 con l’obiettivo di informare e sensibilizzare più persone possibili sulla pericolosità della plastica, in particolare quella monouso, che non solo inquina bensì uccide. Nata come realtà digitale, nei primi 12 mesi ha raggiunto oltre 150 milioni di utenti e oggi, con oltre 400 referenti in tutt’Italia, si posiziona come la più importante e concreta associazione in questa tematica.

Non solo online, Plastic Free, infatti, è impegnata su più progetti, dalla raccolta nelle spiagge e città al salvataggio delle tartarughe, dalla sensibilizzazione nelle scuole al progetto con i Comuni, dal Plastic Free Walk al Plastic Free Diving.

Un nazista di 100 anni è stato condannato per 3518 omicidi

Sab, 02/13/2021 - 12:00

Un uomo di 100 anni è stato accusato di 3.518 omicidi: durante la Seconda Guerra Mondiale aveva prestato servizio come guardia delle SS naziste in un campo di concentramento alla periferia di Berlino.

Si presume che l’uomo abbia lavorato nel campo di Sachsenhausen tra il 1942 e il 1945 come membro arruolato dell’ala paramilitare del partito nazista, ha dichiarato Cyrill Klement, che ha guidato le indagini.

Il nome dell’uomo non è stato rilasciato, in linea con le leggi tedesche sulla privacy. Nonostante l’età avanzata, il sospettato è stato, tuttavia, considerato abbastanza idoneo per essere processato.

I precedenti legali su casi simili in Germania stabiliscono che chiunque abbia dato il proprio contributo in un campo nazista può essere perseguito come complice degli omicidi commessi in quei luoghi dell’orrore.

“Età avanzata senza scuse”

Efraim Zuroff, il “capo cacciatore” di nazisti al Simon Wiesenthal Center, ha detto che questo caso serve come “promemoria vitale per i pericoli dell’antisemitismo, del razzismo e della xenofobia“.

L’età avanzata degli imputati non è una scusa per ignorarli e consentire loro di vivere nella pace e nella tranquillità che hanno negato alle loro vittime“, ha detto.

Il nuovo precedente legale è stato stabilito nel 2011 con la condanna dell’ex operaio automobilistico dell’Ohio John Demjanjuk come complice di omicidio con l’accusa di aver prestato servizio come guardia nel campo di sterminio di Sobibor nella Polonia occupata dai tedeschi. Demjanjuk, che ha fermamente negato le accuse, è morto prima che il suo appello potesse essere ascoltato.

Un tribunale federale ha successivamente confermato la condanna del 2015 dell’ex guardia di Auschwitz Oskar Groening ottenuta con la stessa linea di ragionamento, consolidando il precedente.

Prima di allora, i tribunali tedeschi avevano richiesto ai pubblici ministeri di giustificare le accuse presentando le prove della partecipazione di una ex guardia a uno specifico omicidio, spesso un compito quasi impossibile dato l’anonimato della maggior parte delle SS, insieme alla scarsità di testimoni e al molto tempo trascorso.

Il nocciolo di questo caso segue la decisione di Demjanjuk e Groening, che essere parte del funzionamento di questa macchina della morte è sufficiente per ricevere una condanna di omicidio”, ha concluso Klement.

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Frappe, ricetta originale

Sab, 02/13/2021 - 10:00

Frappe, chiacchiere, bugie... siamo sicuri che siano la stessa cosa? Dal canale YouTube Chef Stefano Barbato sveliamo questo mistero imparando la vera ricetta delle Frappe.

Buona visione e degustazione!

INGREDIENTI:

  • 500 gr farina 00;
  • 175 gr di vino bianco;
  • 1 uovo intero 2 tuorli;
  • 30 gr di strutto o in alternativa, 30 gr di burro o olio di semi di vinaccioli;
  • 50 gr di zucchero;
  • 1 gr di sale.

Per friggere: olio di semi di arachidi o olio di semi di girasole alto oleico

Chef Stefano Barbato

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Naso chiuso, febbre, mal di testa: influenza o raffreddore? Cinque domande per capirlo

Sab, 02/13/2021 - 08:00

Febbre, naso chiuso o che cola, spesso accompagnati da dolore alla gola, oltre che da stanchezza. Sintomi che possono insorgere sia nel caso in cui si sia incappati nell’influenza, sia nel caso in cui, invece, il responsabile sia il raffreddore. Come fare a capire con quale delle due malattie abbiamo a che fare?

Influenza o raffreddore? Ecco 5 domande per capire la differenza

Secondo gli esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CdC) statunitensi per capire la differenza tra un comune raffreddore e l’influenza è sufficiente farsi cinque domande (e, ovviamente, darsi altrettante risposte).

1) Qual è la tempistica di insorgenza dei sintomi?

Se il malessere si scatena in fretta con i sintomi che si manifestano forti e nel giro di poche ore, con molta probabilità è influenza. Nel caso del raffreddore, invece, i sintomi – nella maggior parte dei casi – sono meno aggressivi e insorgono in modo più graduale.

2) La temperatura alterata a quanto arriva?

Se l’alterazione della temperatura del corpo arriva sopra i 37,8 gradi (centigradi) è molto probabilmente influenza, e c’è quindi da aspettarsi, con molta probabilità, un rialzo ulteriore della febbre nel giro di qualche ora. Sebbene anche i raffreddori possano causare un aumento della temperatura corporea, raramente questa arriva a superare i 37,5 gradi.

3) Quanto ti senti stanco?

Tanto maggiore è il livello di spossatezza che si percepisce, tanto più è probabile che si sia incappati nell’influenza. Nel caso del raffreddore, invece, sensazioni come intorpidimento e stanchezza sono solitamente avvertite, quando presenti, in modo lieve.

4) Hai sensazione di freddo con brividi?

Avere oppure no i brividi è uno dei segnali più facili da individuare e che può aiutare a distinguere l’influenza dal raffreddore: nell’influenza, infatti, l’aumento della temperatura è quasi sempre accompagnato da una sensazione di freddo e brividi, mentre nel caso del raffreddore solitamente questi ultimi non fanno parte del repertorio dei sintomi.

5) Quanto dolore avverti a testa e gola?  

Anche il mal di testa generalizzato e forte solitamente accompagna l’influenza, mentre nel caso del raffreddore compare più raramente e, quando è presente, generalmente si manifesta se si soffre anche di sinusite e risulta perlopiù localizzato alla fronte. Quanto al dolore alla gola, che può essere presente in entrambe le patologie, nel caso del raffreddore risulta più lieve.