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Antonino Spirlì (Lega) ancora contro Gino Strada: non vuole nemmeno l’aiuto di Emergency

Gio, 11/19/2020 - 17:49

Antonino Spirlì, presidente facente funzioni della Calabria, torna all’attacco di Gino Strada. Sfumata l’ipotesi di averlo come commissario della Sanità regionale, il fondatore di Emergency si è reso disponibile a dare supporto alla Protezione Civile per ovviare alle gravi e strutturali carenze ospedaliere del territorio, ma nemmeno questo va giù a Spirlì. Un rifiuto categorico, dettato da un puntiglio che sembra ideologico, aprioristico, in spregio al bisogno di fare fronte comune e tutelare i cittadini dal virus. Ospite di Radio Anch’io, condotto da Giorgio Zanchini, su Rai Radio1, Spirlì ha detto:

“Emergency arriva da ieri in supporto alla Protezione civile di Borrelli. Noi non siamo quarto mondo, siamo una delle Regioni italiane e non vogliamo essere trattati come un Paese in guerra, come un Paese del terzo e quarto mondo. Siamo la terza Regione in ordine alfabetico. Il governo la smetta di fare questi giochini”.

Ospedali da campo ce ne sono stati anche in Lombardia, come quello allestito a Crema dai medici cubani, ma nessuno si è sognato di farne una questione di lesa maestà, né si capisce come dotarsi di supporti e medici in più a garanzia dei cittadini possa significare essere trattati da paese del terzo mondo. Spirlì fa parte della Lega, lo stesso partito di Attilio Fontana, ebbene, all’arrivo dei medici cubani, il Presidente della Lombardia non ha certo roteato il dito dicendo che i lombardi non erano socialisti. Un ostracismo misto a permalosità francamente incomprensibili.

Interpellato poi sul commissariamento della sanità calabrese a causa delle infiltrazioni mafiose, Spirlì ha poi aggiunto: “Questi 11 anni, quasi 12, di commissariamento non hanno agevolato, ma hanno aggravato la situazione. L’ultima gestione Cotticelli non ha nemmeno provveduto a preparare il piano emergenza Covid. I 4 ospedali da campo sono stati richiesti da me alla Protezione civile”. Il suo obiettivo, dunque, sarebbe quello di troncare il commissariamento della sanità, a suo dire inutile e superato, per fare spazio a una “gestione unitaria e condivisa della Regione Calabria per 6 mesi, un anno”: in piena pandemia. “Il passato è fango, e dobbiamo chiederglielo a tutti i commissari di governo che si sono alternati in questi 12 anni”: giusto, quale momento migliore per fare i conti con il passato e il governo se non questo, con 1,27 milioni di casi positivi e 47.217 decessi (dati aggiornati a oggi, 19 novembre). Poco importa se finora la Calabria ha totalizzato più commissari che terapie intensive, la priorità è non accettare aiuti da una Ong che è un vanto italiano in tutto il mondo. Non resta che augurare buona fortuna a Gino Strada, e pazienza, perché gliene servirà tanta.

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Come scegliere il Consulente Finanziario

Gio, 11/19/2020 - 17:00

Abbiamo trovato la banca migliore, il conto corrente più adatto alle nostre esigenze, abbiamo compilato il Profilo di Rischio
Ora è il momento di affidarci a un consulente finanziario per investire i nostri risparmi. Ce ne sono di 2 tipi…

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Vincenzo Imperatore è il redattore della rubrica settimanale di People For Planet Bancomatto.

PROSSIMA PUNTATA MARTEDI’ 29 OTTOBRE 2019!

Covid-19: 4,2 miliardi di persone non possono lavare le mani con acqua pulita

Gio, 11/19/2020 - 14:00

Cosa frena la vittoria definitiva e mondiale contro il coronavirus? Anche il fatto che oggi 2,2 miliardi di persone nel mondo continuano a non avere accesso all’acqua potabile e 4,2 miliardi non hanno servizi sanitari. L’impatto di questo dato sulla mortalità, specialmente infantile, è devastante, e causa il diffondersi di malattie quali il colera, o il coronavirus. “Lavarsi le mani con acqua e sapone e la cosa più economica e vantaggiosa che puoi fare per proteggere te e gli altri dal covid-19 – ha scritto l’Unesco – così come da moltissime altre malattie infettive. Eppure, per diversi miliardi di persone questo obiettivo non è raggiungibile”.

WASH Water Hygiene and Sanitation è il Live Streaming Simposium che venerdì 20 novembre alle 10.30, in diretta Class Cnbc, affronterà questi temi oggi più cruciali che mai, grazie a Water Academy, Fao, Onu e IFAD. Realizzato da Water Academy in collaborazione con Ceresio Investors, alla presenza di Federico Properzi per l’ONU; Raffaella Zucaro del Crea-Mipaaf; Gary Grossman per la FAO; Gianni Letta; Giuseppe Novelli, dell’Università di Roma Tor Vergata; Giulio Terzi di Sant’Agata e Alessandro Leto, Direttore di WASRD.

L’acqua, un bene trascurato anche in Italia

“In generale, possiamo dire che, da noi, la normativa di riferimento tutto sommato è ancora adeguata, anche se indubbiamente il sistema soffre di un’eccessiva frammentazione territoriale dei processi decisionali”, ci spiega Alessandro Leto, direttore di WASRD. “Certamente bisognerebbe lavorare intensamente sul fronte della manutenzione ordinaria, una dinamica questa su cui nel nostro paese siamo piuttosto deficitari. Ma soprattutto per fare la differenza dovremmo diffondere e radicare una nuova cultura dell’acqua, proprio come fa Water Academy SRD sulla base della Geneva Water Initiative che ha lanciato nel 2017, per far conoscere l’interazione profonda esistente fra l’Acqua e il genere umano: se ne rispettassimo la dimensione biologica fondamentale di presidio della vita, e quella mistica, spirituale, culturale, considerando anche che siamo costituiti essenzialmente di acqua, ebbene allora comprenderemmo quanto sia importante rispettarla e preservarla. Se poi ripassassimo il Principio di Archimede, cominceremmo a capirla meglio e a prevenire anche i danni dovuti al dissesto idrogeologico. Insomma, torniamo a studiare l’acqua, per amarla, per capirla, e per proteggerci per tempo da essa. Magari cominciando dal mare, visto che nel Bel Paese disponiamo di migliaia di chilometri di coste e che proprio sul Mare si giocherà il futuro del nostro pianeta”.

L’anello mancante per lo sviluppo

Water Academy SRD (Sustainable & Responsible Development) nasce con l’obiettivo di formare i vertici governativi internazionali a razionalizzare l’uso dell’acqua, laddove ce n’è più bisogno. Si parte dall’agricoltura, che nel mondo consuma il 70% delle riserve idriche. Gestire al meglio la produzione agricoltura, e gli allevamenti, significa limitare gli sprechi e ridurre le contaminazioni correlate a queste attività umane intensive.

Con il sostegno della Fao, Wasrd organizza master universitari, pubblicazioni, simposi e conferenze internazionali, e fa consulenza a governi, enti pubblici, istituzioni, ngo.

Tra gli ultimi progetti ricordiamo la formazione condotta al Ministero dell’Agricoltura e delle Risorse Idriche di Capo Verde per la lotta alla desertificazione. Ancora, il Progetto TOP (Technological Oasis for Peace) che a Galkayo, Somalia, ha appena creato un centro di captazione e distribuzione di risorse idriche per le comunità locali – circa 120.000 persone – compresi presidi ambulatoriali e scolastici dove adesso è possibile – ad esempio – lavarsi le mani con acqua corrente.

Un diritto umano mancato

Con la collaborazione di docenti delle più prestigiose università italiane e internazionali, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, e di Organismo quali l’Onu e la Fao, WASRD vuole migliorare le condizioni sanitarie in tutto il mondo, dando accesso all’acqua potabile e portando cultura sulle buone pratiche di igiene in ogni angolo del pianeta, perseguendo di fatto quanto stabilito dall’Onu nel 2010: l’accesso all’acqua pulita è un diritto umano.

Una limitazione di genere

In generale, molti villaggi senza accesso all’acqua vedono i loro giovani impiegare la maggior parte del tempo a trasportare l’acqua potabile verso casa. Dare al mondo la possibilità di lavarsi dignitosamente porterebbe un cambiamento profondo: significherebbe salvare 829mila persone che ogni anno muoiono per cause direttamente legate alla mancanza di acqua potabile. In questi anni di pandemia il numero è destinato a moltiplicarsi. La mancanza di servizi igienici ha poi un ulteriore risvolto negativo per le donne e le ragazze, che per isolarsi – specialmente al buio della sera – spesso rischiano la loro sicurezza e incolumità. Per le giovani, la presenza di servizi igienici a scuola fa spesso la differenza tra interrompere gli studi alla comparsa del menarca, o continuare a studiare.

“I nostri studenti provengono da tutto il mondo: Africa Sub Sahariana, Medio e Vicino Oriente, Europa. Sono quasi tutti ammessi grazie a borse di studio. La formazione rientra nel Short Learning Program anche concepiti nell’ambito della Geneva Water Initiative (2017), consentono di formare figure che avranno sempre maggior influenza nell’ambito delle dinamiche societarie: dai Water Officer ai Chief Water Officer”. 

Cosa possiamo fare subito

Sebbene spesso si tenda ad aspettare un cambiamento dall’alto, da parte cioè di governi o istituzioni, “penso sia forse più importante chiedersi cosa possiamo fare noi cittadini nel nostro ruolo di consumatori su almeno due fronti – continua Leto. In omaggio ai tempi correnti, che vedono la realizzazione sotto i nostri occhi, spesso distratti, di cambiamenti epocali, dobbiamo sì sollecitare direttamente le amministrazioni perché aggiornino e migliorino le normative sulle risorse idriche, ma dovremmo anche adottare nuovi stili di vita basati su un consumo consapevole. Per cambiare davvero dovremmo trasformarci in soggetti attivi e abbandonare il facile ruolo di oggetti passivi delle dinamiche consumistiche fini a se stesse”.

Il ministro si è distratto?

Gio, 11/19/2020 - 12:00

Probabilmente al ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli, già ingegnere edile, gli hanno preparato la dichiarazione e l’hanno pure diramata sui media ed i social senza neppure fargliela vedere.

Cose che, è l’alibi del momento, capitano nell’era del social media management gestito in outsourcing. “Quel post non è stato scritto da me” è diventata la giustificazione più ricorrente.

Azzardo questa ipotesi perchè le enfatiche dichiarazioni del senatore del M5S relative ai successi del governo e alla efficienza del sistema bancario nella gestione dei fondi da erogare alle imprese nell’ambito del decreto liquidità forse meritavano una analisi più approfondita.

Patuanelli si è soffermato solo ed esclusivamente su un numero: 100 miliardi di liquidità!

Una cifra che, in valore assoluto e comunicata con la tipica pomposità del linguaggio populista, suona ridondante e fa audience. Ma produce un enorme fastidio a tanti, tantissimi imprenditori che si sono sentiti presi in giro.

Una premessa è d’obbligo.

Mentre può sembrare, sebbene infondato, giustificato e coerente il peana al governo, al contrario l‘endorsement al sistema bancario ci sembra un tantino incongruente e contraddittorio con la linea politica del partito (M5S) che ha sempre (teoricamente) combattuto le banche e la malafinanza. Evito di citare Andreotti sugli effetti della gestione del potere perché sarebbe, in questo caso,  puro esercizio stilistico.

Ad ogni modo, a prescindere da questo piccolo preambolo, andiamo ad analizzare i dati.

Secondo i dati del Fondo di garanzia, negli ultimi 8 mesi (dal 17 marzo al 9 novembre), i 101miliardi di euro sono stati erogati a 1.252.662 di imprese che, cosi come previsto nell’aprile scorso, rappresentano solo il 25% del totale delle partite Iva del nostro paese.

In altri termini solo una impresa ogni 4 ha ricevuto un finanziamento previsto dal decreto liquidità!!

Inoltre si osservi, fondamentale per ciò che verificheremo tra poco, che il 78% delle imprese beneficiarie di un prestito, la stragrande maggioranza, ha ottenuto (non sempre richiesto) un finanziamento fino a 30.000 euro, cioè uno di quei mutui che sulla carta dovevano essere erogati dal sistema bancario in modalità “costume da bagno” per come erano stati presentati dal presidente del consiglio dei ministri Conte in pieno lockdown.

Cioè con quella che doveva essere una analisi del merito creditizio semplice, veloce e poco burocratica!!

Non solo. Ma al ministro non hanno forse detto che le banche aderenti al fondo (e che quindi potevano erogare i finanziamenti del decreto) sono circa 300 e che gli sportelli presenti sul territorio italiano (dati Bankitalia) sono circa 25.000 di cui, più o meno, 18.000 appartengono alle banche medie e grandi.

Bastava una semplice operazione aritmetica per capire che ogni banca coinvolta, in questi ultimi 8 mesi, ha erogato una media di 26 pratiche al giorno.

Un numero, anche questo, che può sembrare a prima vista soddisfacente soprattutto se rapportato alle banche di piccole dimensioni, quelle che cumulano in totale circa 7.000 filiali e che quindi hanno erogato mediamente circa una pratica al giorno per sportello.

Ma che diventa, quel numero, ridicolo ed indisponente se correlato ai parametri delle banche medie e grandi che hanno, invece, secondo le dichiarazioni del ministro, sudato tanto per lavorare una richiesta ogni 2,5 giorni!!

Un bel insuccesso per il quale riporto al ministro i ringraziamenti delle oltre 3,5 milioni di partite Iva che, per effetto delle lungaggini burocratiche e dei deliri di onnipotenza delle banche ma anche e soprattutto per l’incertezza del dettato legislativo, anche questo previsto, non hanno ricevuto neppure un euro.

E probabilmente si sono rivolte agli usurai.

Fonte immagine ilfattoquotidiano.it

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Psicomotricità: 4 giochi fai da te adatti a tutti i bambini

Gio, 11/19/2020 - 10:00

Oggi parliamo di psicomotricità con il video di Usa le mani: “una disciplina molto usata per bambini con problemi di iperattività, di concentrazione, autismo, ma che, secondo il mio parere fa benissimo a tutti! 4 idee fai da te semplici da realizzare e che piaceranno molto ai vostri bambini. In questo modo i bambini impareranno a coordinare occhio e mano o a distinguere i colori e, in contemporanea si divertiranno con voi. Magari coinvolgeteli anche nella preparazione, per loro sarà una piacevole attività.

Usa le mani

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Si chiama Betterbox, è il primo contenitore per la pizza 100% compostabile

Gio, 11/19/2020 - 08:00

La riciclabilità dei cartoni per la pizza è un obiettivo importante per la diminuzione dei rifiuti prodotti perché i quantitativi in gioco sono considerevoli (2 milioni al giorno) e il materiale usato fino ad oggi, ovvero il cartone, non può essere riciclato per uso alimentare e, se sporco di cibo, neppure per riprodurre carta. Inoltre il materiale utilizzato per le pizze deve essere adeguato per l’uso alimentare e, quindi, assolutamente atossico.

La normativa e le recenti inchieste

I contenitori per la pizza, infatti, secondo la normativa Europea ed Italiana, devono seguire regole precise di produzione, in modo da non rilasciare sostanze negli alimenti, né odori, né colori degli inchiostri, e non devono farlo in nessun caso: quindi né per via del calore, né per eventuali tagli del cartone.

Nel 2016 sul settimanale Il Salvagente apparve un articolo in cui si denunciava il fatto che, avendo fatto analizzare alcuni campioni di cartoni prodotti da diverse industrie, questi davano risultati non proprio rassicuranti per il consumatore. Le analisi tendevano a individuare le cause che determinavano il pungente odore che a volte si avverte aprendo una scatola di pizza e lo sgradevole retrogusto che accompagna la degustazione.

I contenitori, nella loro parte interna, quella che viene a contatto con l’alimento, non devono essere stampati e devono essere per legge, nello strato che viene a contatto con l’alimento, di pura cellulosa vergine. Sottoposti alla gascromatografia, una macchina in grado di leggere i diversi componenti rilasciati all’alimento, tutti i cartoni esaminati dall’indagine mostravano di essere in grado di contaminare il cibo con composti fenolici. A questi si aggiungono diversi benzeni e naftaleni, tutte sostanze il cui utilizzo nell’industria è regolamentato da rigide regole, e che non devono assolutamente venire a contatto con gli alimenti.

Ma da dove vengono questi contaminanti? Alcuni tra quelli individuati derivano presumibilmente dalla carta riciclata, usata contrariamente a quanto prevede la legge italiana. Si tratta di collanti e sbiancanti (utilizzati per dare al materiale riciclato le caratteristiche della carta vergine) in grado di passare sull’alimento alterandone odore e sapore.

Per i contenitori attualmente presenti in commercio, ovvero quelli di cartone, bisogna quindi controllare prima di tutto che riportino il simbolo “forchetta e coltello” (che garantisce l’uso alimentare). È inoltre importante che vengano garantiti i controlli antifrode per evitare che cartoni non conformi arrivino sulle nostre tavole.

Perché non può essere utilizzato cartone riciclato

Il cartone per le pizze è dunque un prodotto per il quale almeno nella parte interna non può essere usata carta riciclata: per questa ragione trovare soluzioni alternative all’uso della cellulosa vergine, altri materiali impiegabili e riciclabili, è un vantaggio importante per l’ambiente.

Si tratta di un consumo importante di materia prima, anche perché dati recenti sul consumo delle pizze da asporto in Italia stimano che ogni giorno vengano consumate circa 2 milioni di pizze.

L’insieme di tutti i cartoni utilizzati ogni anno, per dare un’idea dei quantitativi, potrebbe creare una pila alta circa due Empire State Building e mezzo.

Questi cartoni, laddove sporchi di cibo, non possono essere riciclati con la carta, e quindi non sono riutilizzabili neanche per altri usi, producendo così un’elevata quantità di rifiuti.

Come si smaltiscono i cartoni della pizza

I cartoni della pizza vanno gettati nella raccolta differenziata della CARTA E CARTONE solo se completamente puliti, altrimenti devono essere gettati nella frazione UMIDA. In alternativa estrema, qualora nel Comune di appartenenza non sia disponibile la raccolta del rifiuto organico, vanno conferiti invece nel SECCO, ovvero nell’indifferenziata. Ed è importante rispettare questa regola, perché porzioni di carta non completamente pulite possono rovinare un’intera partita di carta destinata al riciclo.

L’innovazione di Betterbox

Ecco allora perché è importante trovare materiali alternativi, ed assume ancora più importanza l’innovazione introdotta da Carlsberg – azienda produttrice di birra, che ha inventato Betterbox: un cartone per la pizza realizzato con gli scarti di produzione della birra e compostabile nel contenitore dell’umido.

Betterbox pizza Carlsberg – Fonte: AdnKronos

Gli scarti di produzione della birra si sono rivelati un’ottima risorsa per produrre i contenitori della pizza: «Si crea una mescola con agenti aggreganti naturali e si lascia essiccare l’impasto» racconta Serena Savoca, Marketing Manager di Carlsberg Italia https://www.greenplanner.it/2019/10/17/betterbox-cartone-pizza-compostabile/ «Mescolando questi scarti con degli agenti aggreganti naturali e lasciando essiccare il composto si ottiene un nuovo materiale completamente compostabile, che può essere utilizzato per contenere le pizze (ma non solo) ed essere poi buttato nel secchio dell’umido».

Un altro cambiamento è stato pensato dall’azienda per ridurre l’impatto ambientale nella produzione della birra: il colore della sua grafica. In pochi sanno che il colore verde, che simboleggia più di altri il rispetto verso l’ambiente, paradossalmente è spesso uno degli inchiostri meno ecologici. A partire da questo problema Carlsberg ha deciso di modificare l’inchiostro delle etichette dei propri prodotti utilizzando un inchiostro più sostenibile.

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Viaggerà solo chi fa il vaccino? | Genitori più aggressivi nel lockdown | «Scordiamoci il Natale tradizionale»

Gio, 11/19/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Pfizer e Moderna, cosa sappiamo dei 2 vaccini che potrebbero «salvarci» dalla pandemia? Il documento;

Il Giornale: Covid, le foto della vergogna: ecco chi specula sull’ossigeno;

Il Manifesto: Cgil: All’Ospedale del Mare «scenario drammatico»;

Il Mattino: Berlino, migliaia in piazza: 365 arresti. Stati Uniti, irruzione in ospedale Utah;

Il Messaggero: Covid e turismo: viaggerà solo chi ha fatto il vaccino? Easyjet: +50% di prenotazioni;

Ilsole24ore: Vaccini anti-Covid: tradizionali, vettoriali, genetici o con proteina S. Chi li produce e perché alcuni sono già pronti – Pfizer: efficace al 94% sugli anziani – Live / Piano vaccini: somministrazioni di massa nei drive-in;

Il Fatto Quotidiano: Recovery, Parlamento Ue: “Non rinegoziamo”. Slovenia difende Polonia e Ungheria sul veto. Meloni d’accordo con stop ai fondi anti-Covid;

La Repubblica: Genitori più aggressivi con i figli durante il lockdown: più urla e punizioni fisiche;

Leggo: Il coordinatore del Cts: «Il Natale tradizionale ce lo dobbiamo scordare». Dopo il 4 dicembre ristoranti aperti?;

Tgcom24: Ue: nella legge di Bilancio misure scoperte pari all’1,1% del Pil | Gentiloni: non è un giudizio negativo;

Vuoi sapere qual è il segreto della felicità di Snoop Dogg? (VIDEO)

Mer, 11/18/2020 - 19:00

L’importanza dei piccoli gesti quotidiani per salvare l’ambiente e il piacere di riscoprire i valori della famiglia e della semplicità.

Questo il potente quanto essenziale messaggio al centro della nuova campagna natalizia lanciata oggi da Sodastream, che vede come protagonista la leggenda dell’hip-hop americano Snoop Dog.  “Le piccole cose sono le più importanti” recita infatti il noto cantante, sottolineando come a fare la differenza sia il “vivere le piccole cose”, anche quando si tratta di proteggere l’ambiente! 

SodaStream Italia

USA e mondo: quale sarà la politica estera di Biden

Mer, 11/18/2020 - 17:12

Zanny Minton Beddoes, redattore capo della rivista The Economist, disegna gli scenari del 2021, associandoli anche a quelle che saranno le probabili scelte di Biden in politica estera, scelte destinate necessariamente a influenzare lo scenario mondiale. Al di là di toni eccessivamente categorici, Beddoes sviluppa un’analisi interessante. Di seguito la traduzione di stralci del suo articolo.

Non si può tornare al modo pre-covid

Covid-19 non ha solo preso a pugni l’economia globale. Ha cambiato anche la traiettoria delle tre grandi forze che stanno plasmando il mondo moderno: la globalizzazione ha avuto un duro colpo;

la rivoluzione digitale è stata radicalmente accelerata; 

la rivalità geopolitica tra Usa e Cina si è intensificata. 

Allo stesso tempo, la pandemia ha aggravato uno dei grandi flagelli odierni: la disuguaglianza. E mostrando cosa voglia dire essere impreparati di fronte a un disastro a bassa probabilità e ad alto impatto, ha concentrato l’attenzione di molti sul possibile e ancora più grave disastro dei prossimi anni, quello del cambiamento climatico

Tutto ciò significa che non si può tornare al mondo pre-covid.

Un mondo più digitale

Nell’immediato l’attenzione in molti paesi sarà ancora concentrata sul controllo del virus. All’inizio del nuovo anno un vaccino sarà all’orizzonte, anche se non ancora ampiamente disponibile. 

Solo con l’avanzare del 2021 e il lancio dei vaccini, diventerà chiaro quanto il mondo è cambiato in modo permanente.

Il mondo post-covid sarà molto più digitale. Dal lavoro a distanza alla vendita al dettaglio online, la pandemia ha compresso anni di trasformazione in mesi, portando con sé un drammatico cambiamento nel modo in cui le persone vivono, cosa acquistano e dove lavorano. 

I vincitori di questo periodo di distruzione creativa includono i giganti della tecnologia (i cui profitti e i prezzi delle azioni sono aumentati) e le grandi aziende più in generale (che hanno le più grandi riserve di dati e più soldi da investire nella trasformazione digitale). Le grandi cittàdovranno reinventarsi. C’è da aspettarsi una marea di chiusure, soprattutto tra le piccole imprese e nei settori della vendita al dettaglio, dei viaggi e dell’ospitalità.

Meno turismo e migrazione

Sebbene la globalizzazione riguarderà ancora merci e capitali che attraversano i confini, le persone viaggeranno meno: i paesi asiatici che hanno controllato più efficacemente il virus sono stati anche quelli che hanno chiuso i loro confini in modo più rigoroso. 

La loro esperienza modellerà le politiche degli altri. Le restrizioni alle frontiere e le quarantene rimarranno in vigore per molto tempo dopo la caduta dei casi di covid-19. E anche dopo la ripresa del turismo, emigrare sarà molto più difficile di quanto sia già oggi. Ciò intaccherà le prospettive dei paesi poveri che fanno affidamento sui flussi di rimesse dei loro lavoratori migranti all’estero, rafforzando i danni causati dalla pandemia stessa.

Le industrie “strategiche”

La frammentazione del mondo digitale e della sua catena di approvvigionamento in due parti, una dominata dalla Cina e l’altra guidata dagli americani, continuerà.

Castigati dalla loro dipendenza da forniture mediche importate e altri beni critici (spesso dalla Cina), i governi dall’Europa all’India ridefiniranno l’ambito delle “industrie strategiche” che devono essere protette in patria. Gli aiuti di stato a sostegno di questa nuova politica industriale sono diventati e rimarranno onnipresenti.

Economia cinese vs. Resto del mondo

Tutto ciò lascerà l’economia mondiale divisa. Il divario tra la forza della Cina (e altre economie asiatiche post-covid) e la debolezza altrove rimarrà evidente. La Cina è stata l’unica grande economia a crescere nel 2020; nel 2021 il suo tasso di crescita supererà il 7%, molto più veloce del ritmo di ripresa in Europa e in America. E, a differenza delle economie occidentali, la sua ripresa non sarà sostenuta da enormi deficit di bilancio o da stimoli monetari straordinari. 

Il contrasto con l’Occidente sarà netto. L’America inizierà l’anno con una crescita traballante. Le economie europee saranno lente per molto più tempo, con generosi schemi di incentivi che legheranno le persone a lavori che non esistono più e imprese zombie saranno sostenute dallo Stato. 

Su entrambe le sponde dell’Atlantico, l’ineguaglianza dell’impatto del covid-19 diventerà sempre più chiara: i più vulnerabili colpiti più duramente dal virus; perdite di posti di lavoro concentrate tra i meno qualificati; l’interruzione scolastica che danneggia maggiormente le prospettive dei bambini più poveri. 

La piattaforma politica di Biden

La Cina ispira paura e sospetto più che ammirazione. E il suo presidente, Xi Jinping, mostra poco interesse per una vera leadership globale. 

Ciò significa che gli Usa, ancora una volta, avranno la possibilità di avere un ruolo decisivo nella  post-pandemia e l’uomo chiamato a dare il tono a questo è un 78enne, Joe Biden, un moderato le cui posizioni politiche sono sempre state legate al centro del suo partito.

La piattaforma politica di Biden è abbastanza ambiziosa. Dietro lo slogan “ricostruire meglio” c’è un tentativo audace, ma non radicale, di coniugare uno stimolo a breve termine con ingenti investimenti in infrastrutture verdi, ricerca e tecnologia per accelerare drasticamente la trasformazione energetica degli Usa. Dall’espansione dell’accesso all’assistenza sanitaria al miglioramento dell’assicurazione sociale, il contratto sociale proposto da Biden è una versione del 21° secolo dell’idea progressista, senza essere marcatamente di sinistra.

La futura politica estera Usa

In politica estera, Biden riparerà le relazioni e riaffermerà i valori e il ruolo globale dell’America. Veterano della diplomazia e multilateralista, Biden invierà rapidamente segnali forti: gli Usa rientreranno nell’accordo sul clima di Parigi, resteranno nell’Organizzazione mondiale della sanità e si uniranno a COVAX, la coalizione globale per distribuire un vaccino covid-19 . 

Si rivolgerà rapidamente all’Europa per riaffermare l’impegno nei confronti della NATO e dell’alleanza transatlantica ma la sua prima tappa sarà Berlino o Parigi, piuttosto che la Brexit britannica di Boris Johnson. 

L’onorevole Biden riaffermerà l’importanza dei diritti umani e della democrazia per la politica estera americana. 

Aspettatevi critiche più aspre alla Cina per il trattamento riservato agli uiguri nello Xinjiang e alla sua oppressione a Hong Kong.

Sulle questioni più importanti, tuttavia, la Presidenza dell’onorevole Biden offrirà più un cambio di approccio che di direzione. L’America rimarrà preoccupata per la minaccia rappresentata da una Cina in ascesa.

Ma piuttosto che attaccare con tariffe unilaterali, il team di Biden si concentrerà sulla costruzione di una coalizione multilaterale per contrastare la Cina. 

Aspettatevi di sentir parlare di un grande grande coalizione transatlantica, in cui gli Usa attenuano le preoccupazioni europee sui suoi giganti tecnologici, in particolare sui dati personali che raccolgono e le tasse che non pagano, in cambio di un approccio comune nei confronti delle società tecnologiche cinesi. 

Aspettatevi di sentir parlare di una nuova alleanza globale, che leghi le democrazie asiatiche alla coalizione occidentale per contrastare la Cina, alla base, presumibilmente, di un nuovo tipo di ordine mondiale guidato dagli americani.

L’opportunità c’è. La domanda è se l’onorevole Biden la afferrerà. Il rischio è che, sia in patria che all’estero, la presidenza Biden si dimostri feconda di parole rassicuranti e a corto di azioni efficaci. Il pericolo più grande non è lo sbandamento di sinistra che molti repubblicani temono: è l’inazione, la timidezza e la stasi.

Foto di Ferdinand Stohr

Banche: il Profilo di Rischio, questo sconosciuto

Mer, 11/18/2020 - 17:00

Dopo aver scelto la banca e la tipologia di conto corrente è ora di compilare il proprio Profilo di Rischio. Se non si fa attenzione può diventare una cosa molto rischiosa…
Seguite i consigli di Vincenzo Imperatore!

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Vincenzo Imperatore è il redattore della rubrica settimanale di People For Planet Bancomatto.

PROSSIMA PUNTATA MARTEDI’ 22 OTTOBRE 2019!

L’audiolibro nell’interpretazione di Recitar Leggendo

Mer, 11/18/2020 - 15:00

Diamo il via con questo primo articolo ad una rubrica a cadenza mensile dedicata agli audiolibri, un pianeta intorno al quale si muove l’interesse ma non ancora del tutto esplorato, soprattutto nelle importanti rifrazioni del settore della piccola editoria indipendente italiana, la cui fisionomia cresce solo in funzione dell’impegno, del coraggio delle scelte e dell’entusiasmo di chi la rappresenta.

Il libro parlato, il libro da ascoltare si è largamente diffuso già da anni nei Paesi del Nord Europa, come Svezia, Danimarca, Norvegia, Germania, oltre che in Canada e negli Stati Uniti, e sta ora conquistando anche l’Italia. Vale la pena di riepilogare rapidamente i dati forniti da “Pepe Research”e resi noti a dicembre 2019 dall’Aie (Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori) a “Più Libri, Più Liberi”, fiera nazionale della Piccola e Media Editoria che si tiene a Roma (l’edizione 2020 è stata cancellata e fatta slittare al 2021 a causa del Covid ma ad ottobre si è svolto “Insieme”, festival del libro che ha riunito 30mila presenze).

Le rilevazioni hanno attestato che sono 4,08 milioni gli ascoltatori italiani degli audiolibri, il 9 per cento della popolazione fra i 15 e i 74 anni. Aumentano considerevolmente anche gli acquisti on line: il 40 per cento dei fan del settore ha un abbonamento a servizi come Audible, società del gruppo Amazon, e Storytel, una sorta di Netflix dell’audiolibro. Un’altra buona fetta, pari al 28 per cento, si rivolge per singoli titoli a piattaforme come Google Play, Libri Apple, Emons, Il Narratore, e il 21 per cento al sito dell’editore. È noto, inoltre, quanto l’emergenza sanitaria abbia determinato una straordinaria impennata dell’attenzione ad audiolibri e podcast come dimostra, secondo la ricerca di maggio 2020 di “Blogmeter” per Audible, l’aumento del 70 per cento dei messaggi in quest’ambito tematico.

L’audiolibro e l’arte dell’ascolto, l’esempio di “Recitar Leggendo”

Le acquisizioni statistiche certificano, quindi, un ingresso deciso nell’area dei consumi culturali, ma la fascinazione dell’audiolibro va oltre le catalogazioni numeriche. La lettura ad alta voce, sia per chi la esegue, sia per chi l’ascolta, raggiunge un’essenza intima e innata. Di questo è fermamente convinto Edoardo Ballerini, l’artista italo-americano che ha registrato più di 250 titoli e si è aggiudicato “L’Audiobook Award 2018” con il thriller “The Fourth Monkey” di J.D. Barker, Recorded Books. “The Guardian” gli ha riservato un’intervista uscita il 1° gennaio 2019 (tradotta in italiano dal Narratore) in cui si esplicita l’aspetto della coincidenza fra espansione commerciale e fioritura creativa. “Gli audiolibri sono una vera e propria forma d’arte – afferma Ballerini – anzi un’evoluzione nell’arte della narrazione in generale”.

Nonostante qualche parere contrario, come quello del direttore del Royal National Institute of Blind People Daryl Chapman, il professore di Neuroscienza Cognitiva all’University College di Londra, Joseph Devlin, sostiene invece: “Sono d’accordo con Ballerini sul fatto che ci sia un’intimità nel formato audio. Come ascoltatore ti impegni maggiormente in virtù della co-creazione del contenuto del testo insieme con il narratore stesso“. In questi valichi d’invito all’ascolto si pone la Casa Editrice “Recitar Leggendo” di Perugia, nata nel 2004 come iniziativa editoriale indipendente e curata da Claudio Carini, attore di prosa con una vastissima esperienza nel campo della lettura ad alta voce. Il tratto peculiare dell’Editrice è la produzione di audiolibri di qualità professionale in cui si fondono insieme arti diverse: Letteratura e Recitazione dando vita ad un prodotto che può essere considerato un fatto artistico a se stante. Nel 2018 alcuni brani de “La Divina Commedia” editata da “Recitar Leggendo” e letti da Claudio Carini sono stati inseriti nell’allestimento eseguito da “Studio Azzurro” per la Mostra “War is Over-Arte e Conflitti Tra Mito e Contemporaneità” organizzata dal Museo D’Arte di Ravenna. Nel 2021 per le celebrazioni dedicate ai 700 anni dalla morte di Dante, nella splendida sede del Museo Dantesco, Claudio Carini forgerà vocalmente l’impeto dei versi danteschi accanto alla tomba del divino poeta. Collabora stabilmente con “Recitar Leggendo” anche l’attrice, cantante, formatrice Laura Pierantoni, impegnata nel corso della sua carriera in Cinema, Teatro, Televisione, esperta di canto sacro indiano e appassionata del suono e della voce come itinerario di ricerca vocale e spirituale. Da oltre un decennio conduce, inoltre, il laboratorio “Phonè UniVersoVoce” come corso di aggiornamento per insegnanti nelle scuole di ogni ordine e grado.

“Il Libro dell’Inquietudine” di Fernando Pessoa

“Recitar Leggendo” ha appena pubblicato il suo ultimo lavoro disponibile sia nel formato dell’audiolibro che dell’e-book. Si tratta di uno dei romanzi più geniali del Novecento: “Il Libro dell’Inquietudine” del portoghese Fernando Pessoa, letto ed interpretato da Claudio Carini. L’opera per la prima volta è stata data alle stampe postuma nel 1982, più di quarant’anni anni dopo la morte dell’Autore. D’altra parte, come evidenzia lo studioso Matteo Gennari, che ha eseguito la traduzione ed ha lasciato Milano per trasferirsi a Rio De Janeiro dove insegna Lingua e Cultura Italiana, Pessoa parlava ai posteri. “Un giorno forse capiranno che ho compiuto, come nessun altro, il mio dovere d’interprete d’una parte del nostro secolo e, quando lo capiranno, dovranno scrivere che dalla mia epoca sono stato incompreso”. Vissuto fra inimicizie e freddezze, Pessoa scrive questo di sé e da poeta e romanziere, escogita il progetto dell’eteronimia che consiste nella creazione di autori fittizi, Alberto Caeiro, Alvaro De Campos, Ricardo Reis, controfigure negate di se stesso dotate di una loro personale biografia. Nel Libro dell’Inquietudine il controcanto al mal di vivere è assegnato a Bernardo Soares, aiuto contabile a Lisbona, che, in realtà, è un semieteronimo poiché Pessoa ammette di non essere una persona completamente diversa ma di avere in comune con Soares la facoltà dell’osservazione.

Infatti ad essere osservata alla finestra è la vita che passa ma “Tra me e la vita c’è un tenue vetro; per quanto nitidamente io veda e comprenda la vita non la posso toccare”, afferma Soares, perché “Tutta la vita è un sogno”. Il mondo vero è quello interiore aggrappato agli architravi dell’immaginazione e quanto è fuori, il movimento, i desideri, luoghi e spazi, non sono che residenze di un vuoto scrosciante una inutile ripetizione. Pessoa trascorse gran parte della sua esistenza a scrivere brani e quasi brandelli di appunti, annotazioni, riflessioni che formano il corpo di 481 frammenti riuniti in un Fondo dal quale è stato pazientemente ricomposto il Libro dell’Inquietudine.

L’opera potrebbe anche definirsi un “contromanifesto” antropologico che coglie la drammatica e pervasiva precarietà dell’esistere. In essa è, però, riconoscibile l’anelito rigoroso e fortissimo a fronteggiare una vita alla quale non si appartiene trascendendola. Pessoa/Soares ad un certo punto della narrazione chiarisce che vorrebbe costruirsi “in musica e sfumatura” (qui la risonanza con l’audiolibro potrebbe apparire evocativa) per fluire per lenti declivi di se stesso “Sempre più verso l’incosciente ed il Distante, senza nessun senso eccetto Dio”. Pessoa ci accompagna sul confine fra eternità e tempo, finitudine ed infinito, nel dormiveglia che impregna il suo sguardo disperso in un mistero inafferrabile.

La voce di Claudio Carini è il viatico di tale enigma (se gli enigmi esistessero, puntualizza Pessoa nella traduzione di Matteo Gennari). Tutto nel Libro dell’Inquietudine è poetica ossimorica di parola e sogno e la capacità di Carini di dilatare nell’interpretazione il suono, di conferirgli un’intensità rotonda unita ad una tonalità ferma, solida e corposa, ben trasmette “l’estasi della vita intima e posticcia” dell’Autore portoghese. La pulsazione della vocalità regolare ed uniforme è il rivestimento risonante dello spessore della formidabile vacuità in cui precipita l’elica rotante del pensiero di Pessoa. La densità espressiva di questo audiolibro annoda i filamenti vocali all’architettura perfetta del compimento del non compimento che regge, però, una indomita sete di vita e di realtà.

Articolo a cura di Daniela Muraca

I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ai tempi del covid-19

Mer, 11/18/2020 - 14:04

L’11° Rapporto CRC arriva in un momento particolare, in cui è in corso la seconda ondata pandemica che sta portando tutte le regioni italiane verso nuove restrizioni. Nel Rapporto, alla cui redazione hanno contribuito 135 operatori delle 100 associazioni che fanno parte del network, si è studiato l’impatto che la pandemia sta avendo sui quasi 10 milioni di bambini e adolescenti che vivono nel nostro Paese.

“Rimasti invisibili alle istituzioni nella prima fase della pandemia – rileva il Gruppo – dei minori si era parlato solo come “figli”, “alunni” o come
possibili fonti di contagio e non invece come titolari di diritti, senza pianificare un’azione strategica”.

Un unico tema: troppe disuguaglianze

Oggi al centro del dibattito ci sono le priorità da individuare nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), per poter accedere ai finanziamenti del Fondo Next Generation dell’Unione Europea, tra cui la scuola e la necessità di colmare il divario territoriale e le grandi disuguaglianze che caratterizzano la condizione dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese.

L’infanzia non entra nell’agenda politica

L’11° Rapporto CRC non ci consegna solo una retrospettiva di questi due decenni rispetto ai passi avanti che sono stati fatti e sui ritardi che ancora permangono, ma allarga lo sguardo all’impatto della pandemia in corso che ha portato alla luce, aggravandole e dilatandole, criticità che si riassumono nell’assenza dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nella cultura politico-amministrativa e nell’agenda politica.

Nelle raccomandazioni rivolte alle istituzioni competenti si esplicita invece l’auspicio che da questa crisi si possa ripartire con una consapevolezza ritrovata rispetto alla centralità e necessità di investire sui ragazzi e ragazze.

Gli incontri online

Il lancio del Rapporto avviene on line, in partnership con Vita, attraverso cinque appuntamenti di riflessione da oggi fino al 20 novembre, Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con il coinvolgimento di esperti ed istituzioni.

“Per garantire l’attuazione dei diritti sanciti nella Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, occorre rilanciare una rappresentazione sociale e culturale dell’infanzia come valore da salvaguardare e promuovere”, sottolinea Arianna Saulini, coordinatrice del Gruppo CRC.

“Solo un approccio olistico e sistemico, che ponga al centro l’impatto sui bambini e sui ragazzi delle varie norme, misure, fondi e interventi, sia a livello centrale che locale, può produrre l’auspicata inversione di rotta rispetto all’aumento del disagio sociale. Per questo il Rapporto CRC afferma con decisione che servono azioni di sistema per ridurre le disuguaglianze presenti sul nostro territorio”.

Gli appuntamenti in programma si trovano qui.

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Dio e il Papa

Mer, 11/18/2020 - 12:00

Con Jacopo Fo parliamo dell’attuale Papa. Una figura assolutamente rivoluzionaria anche in termini di fede che passa anche per la repressione di disonestà, imbrogli e reati vari commessi dagli ambienti ecclesiastici.

Jacopo Fo

Cos’è un monoruota, e perché è fuori legge?

Mer, 11/18/2020 - 08:30

Se la legge Toninelli (160 del 27 dicembre 2019) ha benedetto ufficialmente e reso legale l’uso dei monopattini elettrici, sono rimasti fuori gli hoverboard e i monoruota, che restano utilizzabili solo nell’ambito della sperimentazione dei Comuni. Se dunque per i monopattini c’è stato un via libera definitivo e completo (niente patente o assicurazione, niente casco, neanche per i minorenni, e via libera ovunque possano andare le bici), i monoruota no. Stando al sito Monoruota.com, questa innovativo esempio di micro-mobilità non è riconosciuto come “veicolo” dal codice della strada, e risulta fuori legge, perché, secondo l’ art. 190 CDS vengono definiti veicoli tutti i mezzi aventi due o più ruote. Il Monoruota è equiparato alla Biga elettrica, meglio nota come Segway, e deve attenersi alla stessa norma ministeriale.

Cos’è? Come funziona?

Il monoruota è una semplice ruota, con un sistema che sfrutta il concetto del pendolo inverso per garantire stabilità. “Inoltre, esiste un sistema computerizzato denominato giroscopio per aiutare l’equilibrio: tutto quello che il “pilota” deve fare è usare il peso del proprio corpo per impartire i comandi, ovvero sbilanciandosi in avanti o indietro per accelerare o frenare, a destra o sinistra imprimendo una direzione verso cui girare. Ottenuta in questo modo la stabilità, si impara a fare le curve, a frenare, a partire con sicurezza. Mediamente in un paio di giorni si va, ma meglio evitare il traffico cittadino fino ad acquisire la piena padronanza del mezzo: probabilmente in un paio di settimane si riesce ad acquisire il giusto controllo per poter affrontare le strade in sicurezza. Buche e dossi si gestiscono semplicemente “ammortizzando” con le ginocchia, molto meglio che con un monopattino elettrico, grazie alla ruota più grande”, così spiega Paolo Dei Giudici, acrobata, equilibrista, giocoliere ed insegnante di acrobatica e discipline circensi che per ovvie ragioni è anche appassionato di questo mezzo “magico”, ma fuori legge.

Perché il monoruota incanta

“È divertentissimo poter volare a dieci centimetri dal suolo (vedi video sotto). È pericoloso? È pericoloso andare in monoruota nel traffico a Milano, nello stesso modo in cui è pericoloso in bicicletta, in monopattino, a piedi. Colpa del traffico a motore e a volte della disattenzione di chi guida o della scarsa educazione stradale”. Già, quell’educazione stradale fraintesa che da noi, e solo da noi, spinge i pedoni a ringraziare con un cenno se una macchina frena per farli passare sulle strisce. “È persino pericoloso andare in automobile, nel traffico di molte città italiane. Su una pista ciclabile, è molto meno pericoloso. Certo, andare a 20/25 km/h non presenta alcun rischio: il mezzo è stabilissimo, frena in 5-7 metri, ed è estremamente maneggevole. Ovvio, se andate a 60 km/h (avendo disabilitato tutti i sistemi di sicurezza) allora cercate guai, perché potreste chiedere troppo al vostro mezzo che andrà in protezione. Si chiama cut off, ed è un esempio di demenza”.

Invece, se guidato nel rispetto delle regole (almeno quelle di buon senso, perché regole formali, appunto, non ci sono) “questo mezzo è fantastico, ed è un gioco da bambini”.

Fa bene alla salute

Dall’alto della sua esperienza di acrobata professionista, Paolo Dei Giudici sottolinea un aspetto non secondario: “Provate a fare 40 km in piedi, in due ore, continuando a molleggiare sulle ginocchia: è un buon esercizio. Fra l’altro, buono per la schiena. La posizione a ginocchia avanti e l’esercizio che si è costretti a fare a “bordo” sono un toccasana per i dolori lombari, come ogni fisiatra può confermare si tratta di esercizi isometrici e fanno bene”.

Fuori legge, ma nel bonus bici

Ironia della politica italica, i monoruota si possono acquistare col bonus mobilità – dunque con il sostegno di finanziamenti pubblici – nonostante non siano normati. In parecchi ne hanno già approfittato, e probabilmente altrettanti lo faranno con il prossimo bonus, promesso dal Ministro per chi è rimasto senza l’incentivo per la micro-mobilità. Incentivo che vuole puntare a rendere più sostenibili le grandi città, liberandole dai pericoli e dalle emissioni delle auto, a favore di mezzi meno pesanti e perfetti per i piccoli spostamenti.

Adesso, si rischia la multa

La sperimentazione sulla micromobilità elettrica, conosciuta come legge Toninelli (che molte città, fra cui Milano, hanno adottato) limita fortemente i monoruota. “Per questo, a volte succede che i tutori dell’ordine ci fermano, ci spiegano che è vietato girare con quel ‘coso’, e raramente (specie se non siamo abbastanza gentili e rassicuranti) ci multano: 70 euro. Spesso, essendo gli agenti persone intelligenti, comprendono la nostra idea di mobilità green e dopo averci redarguito ci lasciano andare. Aiuta (nel convincerli ad essere clementi) avere il casco (che personalmente ritengo debba essere obbligatorio anche sui monopattini, per tutti), protezioni per gambe e braccia e assicurazione RC. Non aiuta comportarsi in maniera sfrontata e sfrecciare tra le auto come un pazzo passando col rosso (come su qualunque mezzo in strada). Occorre invece rispettare sempre il Codice della Strada come se fossimo alla guida di una normale bicicletta, rispettando auto e pedoni soprattutto”. Nel frattempo, l’Associazione Muoviti Elettrico, che riunisce le centinaia di monoruotisti attivi in Italia, si sta muovendo per avere l’equiparazione agli altri mezzi di micromobilità elettrica e alle biciclette, fondamentali per la transizione ecologica in atto – e inevitabile.

Le caratteristiche

Ovviamente di monoruota ce ne sono di diversi tipi, per tutte le tasche. I modelli base hanno motori fino a 800W e un’autonomia di una trentina di km. “Hanno il trolley (fondamentale) quasi tutti, utilissimo per condurlo a mano, ad esempio quando si entra in un negozio o si prende un mezzo pubblico. Pesano intorno ai 12-14 kg, hanno luci anteriori e posteriori. Nuovi costano dai 400 agli 800 euro”, continua Dei Giudici. I modelli medi hanno motori con più potenza (fino a 1200W), per la frenata o le discese: “frenare vuol dire fare ‘macchina indietro’ (come le navi), autonomia dai 50 ai 100 km, luci, musica (se volete potete fare i tamarri alla grande). Costo: 800 – 1200 euro. I top di gamma hanno potenze intorno ai 2000W con autonomia superiore ai 100 km (anche 200!), a volte sono ammortizzati (questo si traduce in maggiore sicurezza su strade dissestate), peso più impegnativo (dai 20 ai 40 kg – ma c’è il trolley!). Il costo può variare da 2.000 a 3.000 euro.

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Avete mai assaggiato il Massaman Curry?

Mer, 11/18/2020 - 08:00

Ci sono pietanze che, almeno una volta nella vita, andrebbero assaggiate. La classifica è stata stilata dal lettori del sito della CNN. C’è anche tanta Italia, con la pizza napoletana e il gelato

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Lombardia e Piemonte in zona arancione? | Giga gratis agli studenti in dad | Benevento: “Stop fumare all’aperto”

Mer, 11/18/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Lombardia e Piemonte in zona arancione? Servirà l’autocertificazione? Cosa si può fare. Sì alla spesa nel Comune vicino (se conviene);

Il Giornale: Lombardia, peste suina ‘Ora abbattete i cinghiali’;

Il Manifesto: Le autorità europee vogliono poter spiare tutte le nostre conversazioni;

Il Mattino: Benevento, stretta di Mastella: «Vietato fumare all’aperto, basta scuse per la mascherina»;

Il Messaggero: Calabria, Gino Strada in campo: «Accordo tra Emergency e Protezione civile» Gaudio rinuncia;

Ilsole24ore: Ristorazione: ecco come ottenere il contributo da mille a 10mila euro – Dai bar agli alberghi: quando l’aiuto è automatico e quando no – Tutti i contributi a fondo perduto esistenti;

Il Fatto Quotidiano: Riforme, il tavolo di maggioranza parte in salita. Il governo punta alla verifica del patto entro dicembre;

La Repubblica: Giga gratis agli studenti per la didattica a distanza;

Leggo: Coronavirus, la provocazione choc: «No alla terapia intensiva ai negazionisti e multe ai ‘no mask’»;

Tgcom24: Speranza: “Natale non sarà come gli altri | In primavera un’ampia vaccinazione”;

Coronavirus, studio: il colluttorio potrebbe eliminare il Covid-19 entro 30 secondi

Mar, 11/17/2020 - 19:15

Uno studio scientifico condotto dai ricercatori dell’Università di Cardiff ha scoperto che il collutorio potrebbe eradicare il coronavirus entro 30 secondi.

La ricerca

Il risultato preliminare della ricerca deriva da una sperimentazione clinica volta a valutare se l’uso di un collutorio da banco abbia il potenziale per ridurre i livelli di Covid-19 nella saliva dei pazienti.

Lo studio gallese, supportato da virologi e specialisti della School of Medicine dell’Università di Cardiff e delle università di Nottingham, Colorado, Ottawa, Barcellona, nonché del Babraham Institute di Cambridge, afferma che i collutori contenenti almeno lo 0,07% di cloruro di cetilpiridinio (CPC) hanno mostrato “segni promettenti” nella lotta al Covid-19, essendo in grado di combattere il virus.

Secondo il ricercatore O’Donnell del Systems Immunity Research Institute, “Sars-CoV-2 rientra nella categoria dei ‘virus avvolti’, il che significa che è ricoperto da uno strato di lipidi, vulnerabili a determinate sostanze chimiche. Il collutorio potrebbe compromettere questo strato e impedire la replicazione del virus nella bocca e nella gola“.

Cosa dicono gli scienziati?

Il dottor David Thomas dell’Università di Cardiff ha dichiarato:

Sebbene questi collutori sradichino il virus in modo molto efficace in laboratorio, dobbiamo vedere se funzionano sui pazienti e questo è il punto del nostro studio clinico in corso. È importante sottolineare che lo studio non ci fornirà alcuna prova diretta sulla trasmissione virale tra i pazienti, il che richiederebbe un diverso tipo di studio su scala molto più ampia.”

L’OMS, invece, nutre forti dubbi sulla funzionalità del colluttorio nella lotta al coronavirus ma gli scienziati che hanno condotto la ricerca sottolineano che bisognerà condurre altri studi a riguardo e che i risultati di ulteriori ricerche non saranno disponibili prima del 2021.

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Poveri noi, Ue ricattata da Orbán e Kaczyński: Recovery Fund a rischio

Mar, 11/17/2020 - 18:32

Il Recovery Fund slitta a causa del veto di Polonia e Ungheria che non vogliono che l’erogazione dei soldi sia vincolata al rispetto dello stato di diritto. Una pessima notizia sia per la tenuta dell’Unione europea sia per la tenuta dell’Italia, primo paese colpito dalla pandemia e primo ad avere bisogno di un’iniezione di ossigeno alla sua economia.

Per accedere a queste risorse, 750 miliardi di euro complessivi, gli Stati membri dell’Ue devono garantire gli elementi basilari di uno stato di diritto, come l‘indipendenza della magistratura, la libertà di stampa, i diritti delle minoranze, e lo spazio alle opposizioni. Condizioni evidentemente inaccettabili per il premier polacco Kaczyński e il premier Orbán, che con la scusa della pandemia ha preso pieni poteri e può scavalcare il parlamento sino a data da destinarsi. Opponendosi al vincolo del rispetto dello stato di diritto, i due leader, di fatto, stanno dicendo in mondovisione “sì, siamo illiberali, agiamo in spregio allo stato di diritto, lo sappiamo, e con questo vincolo non avremmo accesso pieno dei fondi, pertanto poniamo il veto, così non li avrete neanche voi”. Da circa un anno Ungheria e Polonia sono sorvegliate speciali da parte degli organi di osservazione Ue per come negano l’indipendenza dei presidi di democrazia, tribunali e media in primis, e gli organi di solidarietà quali delle organizzazioni non governative.

Quali conseguenze avrà il “regalo” dei sovranisti dell’Est Europa sull’Italia?

Dei 750 miliardi del Recovery Fund, 209 miliardi sono destinati all’Italia, suddivisi in 127,4 miliardi di prestiti e 81,4 miliardi in sussidi. Anche l’Italia, come gli altri Stati membri, per potervi accedere, è chiamata a presentare quello che è stato definito “Piano di ripresa e di resilienza” (Pnrr) entro la fine di aprile 2021, ma vista l’emergenza in cui l’Italia versa da più tempo rispetto agli altri, il Governo italiano sta cercando di accelerare i tempi e ricevere la prima tranche di aiuti già a partire da gennaio 2020. Una volta inviato il Pnrr a Bruxelles e presentato il piano Consiglio Ecofin, l’approvazione arriverebbe entro quattro settimane, un sogno per milioni di italiani che rischia di andare in fumo per un ricatto. A tutti gli effetti un ricatto.

Come scegliere il conto corrente

Mar, 11/17/2020 - 17:00

Questa settimana Vincenzo Imperatore ci guida nella scelta di un conto corrente bancario. Ma sentito parlare dell’ISC?
Sai quanto ti costa il tuo conto corrente ogni anno? E c’è la possibilità di aprire un conto corrente base gratuito per chi è in difficoltà finanziarie?
Continua il nostro corso di autodifesa finanziaria!

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Vincenzo Imperatore è il redattore della rubrica settimanale di People For Planet Bancomatto.