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Magazine Online di Ecologia, Benessere e Solidarietà
Aggiornato: 1 ora 34 min fa

Africa: negli ultimi 100 anni è scomparso il 90% dei leoni

Gio, 05/13/2021 - 13:00

Degrado degli habitat naturali, sconvolgimento delle biodiversità ma soprattutto bracconaggio e commercio illegale. Oggi il leone africano (Panthera leo) sopravvive solo nel 10% del suo areale storico e in 100 anni i 200.000 esemplari sono diventati meno di 20.000 con un crollo pari al 90%. Non solo: il 56% dei leoni “sovravvissuti” alle avversità e alla mano dell’uomo vivono concentrati nei parchi africani.

Mentre in 26 paesi africani i leoni si sono già estinti, la situazione nei restanti 27 paesi è improntata al trend negativo. Oltre al bracconaggio, l’espansione della popolazione umana e delle relative attività tra cui l’allevamento del bestiame, ha fatto sì che ci sia una minore disponibilità di prede selvatiche e una sempre più stretta vicinanza tra leoni ed esseri umani, con tutte i rischi e le conseguenze negative che ne conseguono. In assenza di interventi e misure di mitigazione, la vicinanza uomo-leone si traduce in un aumento dei conflitti, aggravati anche dagli effetti del cambiamento climatico.

Un declino accelerato negli ultimi anni, come documenta dettagliatamente il Wwf che per questo ha lanciato il progetto “SOS Leone”, che contribuisce ad un programma globale per salvare i grandi felini del pianeta con l’obiettivo di raddoppiare entro il 2050 il numero dei leoni che vivono in natura, invertendo una tendenza che rischia di portare ad una loro rapida e inesorabile scomparsa.

Fino al 23 maggio ogni donazione di 2 euro al 45585 con sms o chiamata da rete fissa, aiuterà il Wwf a fornire ai ranger l’equipaggiamento e le attrezzature per combattere la piaga del bracconaggio, a donare agli allevatori lampade solari che allontanano i leoni dalle loro mandrie, evitando così che vengano uccisi per vendetta. Con i fondi raccolti il Wwf si impegna a finanziare la ricerca sul campo per censire i nuclei superstiti dei leoni e collaborare con enti e aree protette per trovare le soluzioni più efficaci per salvare questa specie.

Semi di Chia: buoni sì ma per tutti?

Gio, 05/13/2021 - 12:00

Chi è attento alla propria dieta li ha sicuramente sentiti nominare: i semi di Chia sono un alimento arrivato sulle nostre tavole in questi ultimi anni e subito ne sono state riconosciute le qualità benefiche. Ma fanno bene davvero a tutti?

I semi di Chia: cosa sono e come si usano

La Chia, il cui nome scientifico è Salvia Ispanica, è una pianta originaria del Centro America, che produce piccoli semi scuri utilizzati da sempre come alimento dalle popolazioni indigene, che li usavano anche nella panificazione.

Sulle nostre tavole hanno iniziato ad apparire soprattutto negli ultimi anni, quando la Commissione Europea ne ha autorizzato la diffusione, nel 2009 solo nei preparati e poi nel 2013 con il commercio al dettaglio del seme, che è un vero e proprio superfood se si va a guardare i valori nutrizionali.

I semi di Chia sono ricchi di vitamine, sali minerali come calcio, ferro, potassio e magnesio, oltre ad essere fonte di antiossidanti e contenere una grande quantità di acidi grassi Omega3 – i grassi “buoni” che aiutano a combattere il colesterolo – in quantità maggiori rispetto al pesce azzurro ed anche rispetto ad altri semi, tra cui quelli di lino, più conosciuti e utilizzati da noi europei.

“Si possono consumare in aggiunta a qualsiasi cibo perché non hanno un sapore particolarmente forte, oppure se ne può mettere un cucchiaio nello yogurt o in una bevanda. Tra le tante qualità, i semi sono anche una grande fonte di fibre e a contatto con l’acqua formano una sostanza gelatinosa che ha la funzione di migliorare la motilità dell’intestino”, spiega Roberta Sani, erborista, che specifica: “possono aiutare in una dieta varia e hanno un basso indice glicemico, quindi aumentano il senso di sazietà, ma vanno considerati come un alimento che apporta vari nutrienti al corpo e non come un integratore o la soluzione per dimagrire. Il fatto che a volte se ne parli come se fossero un farmaco forse non aiuta: sono un alimento che prima non si conosceva da noi e ha delle ottime qualità ma deve essere considerato e consumato come tale”.

Per molti ma non per tutti

Non sono un alimento per tutti, conferma il dottor Giuseppe Bellotti, biologo e nutrizionista: “I semi di Chia sono ottimi da tanti punti di vista, pensiamo solo al fatto che essendo privi di glutine possono essere usati anche da chi è intollerante. Ma per utilizzarli bisogna avere un intestino sano, perché sono molto ricchi di fibre e in un intestino con diverticolite, irritabile o infiammato possono contribuire ad aumentare l’infiammazione”. Continua il dottor Bellotti: “I semi a contatto con l’acqua formano una gelatina il cui volume è dieci volte tanto quello dei semi iniziali, fatta di fibre insolubili che devono essere smaltite, quindi aumenta di molto la massa fecale e la peristalsi. Se il nostro intestino funziona bene, le fibre vengono eliminate e questo può essere molto utile a chi soffre di stipsi. Chi ha altri tipi di problemi intestinali può invece aumentare le sue difficoltà”. Il dottore mette in guardia: “Spesso quando escono notizie su questi super-alimenti, appunto come la Chia, o le bacche di Goji, per un periodo se ne fa un uso smodato: come qualsiasi altro cibo, compresi frutta e verdura, non è detto che vada bene per tutti e nelle stesse quantità, dipende da molti fattori, dal corpo di ognuno, dal tipo di dieta che si segue tutti i giorni. Se si è in dubbio, meglio fare una domanda in più al proprio medico”, conclude Bellotti.
Secondo la dottoressa Manuela Pastore, dietista: “La porzione giornaliera media di semi di Chia è di circa 10-20 g, un cucchiaio al massimo, per una persona sana ma si raccomanda di chiedere il parere del medico prima di assumerli in quanto hanno effetti lassativi e possono causare ipotensione”.

Il consiglio da parte di entrambi gli esperti è chiaro: i semi di Chia sono utili ma in generale non bisogna lasciarsi prendere dalle mode e ascoltare il proprio corpo per capire se un alimento ci fa bene e in che quantità.

 

Fonti:

I testi delle autorizzazioni della Commissione Europea, dal sito ufficiale che raccoglie le leggi europee:

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX%3A32009D0827

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32013D0050

Cosa contengono i semi, da un articolo divulgativo sul sito dell’Istituto Humanitas:

https://www.humanitasalute.it/lo-sai-che/68365-lo-sai-semi-chia-ricchi-vitamina-c/

Le qualità dei semi in breve, dal sito Salute24 del Sole24Ore

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/17603?refresh_ce=1

 

In copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

Articolo del 17 Maggio 2018

Napoli: vaccini Covid per clochard e migranti con codici fiscali temporanei

Gio, 05/13/2021 - 11:00

Vaccinare circa 1600 clochard rimasti esclusi dal piano vaccinale perché senza dimora e senza codice fiscale, questo il piano del Comune di Napoli in collaborazione con l’Unità di Crisi della Campania e un nutrito gruppo di associazioni e volontari, coordinati tramite l’assessorato al Lavoro, guidato da Giovanni Pagano.

L’Unità di Crisi della Campania ha cominciato a lavorare negli ultimi giorni, con le associazioni e la Croce Rossa che si sono resi disponibili a fare da “vettori” con i clochard e la fetta di popolazione più fragile rimasta finora esclusa dai piani pandemici tanto nazionali quanto regionali.


A Napoli ufficialmente sono circa 1.600 i clochard che vivono in città e di questi solo 370 sono ospitati nei centri di accoglienza. Il restante della popolazione vive in strada e non ha dunque la possibilità di iscriversi online alle prenotazioni di vaccino.

Proseguono le vaccinazioni anche nelle carceri. Nella giornata del 12 maggio, si è rimesso all’opera il track per le vaccinazioni itineranti dell’Asl Napoli 1 che ha fatto dosi al carcere di Scampia, mentre oggi, 13 maggio, farà tappa anche al carcere di Poggioreale: ai detenuti viene iniettato il Johnson, in dose unica. 

Anche stavolta, quanto a solidarietà, la città partenopea si mostra un passo avanti a molti.

Le banche ed i millenials

Gio, 05/13/2021 - 10:00

Il credito, nel nostro paese, è classista e fortemente influenzato da pregiudizi di natura socio-demografica. Le banche, per la concessione di finanziamenti, utilizzano modelli che si appoggiano esclusivamente sui dati sociodemografici e delle centrali di rischio. Questi modelli conservativi svantaggiano determinate popolazioni o lavoratori che non hanno mai ottenuto prestiti in passato (come i lavoratori precari) o che non appartengono a classi più tradizionali (per esempio gli immigrati).

Autolesionismo puro visto che queste modalità di erogazione creditizia non permettono alle banche di incrociare i bisogni di una vasta popolazione di clienti e di produrre un reddito “diverso” dalla attività più remunerativa di una istituzione finanziaria, cioè concedere prestiti.

Per rivoluzionare il credito, allontanandosi dagli schemi convenzionali e produrre “nuovo” reddito, le banche dovrebbero allargare i loro orizzonti in termini di nuovi target di clientela, immaginando tipologie di utenti che rappresentino al meglio i trend odierni.

Mi sono chiesto: avete mai pensato al genitore under 45, allo studente indipendente che svolge lavori saltuari, ai giovani lavoratori nelle prime fasi di carriera che amano viaggiare, ai lavoratori precari e infine ai lavoratori avviati che necessitano però di piccoli prestiti? In altri termini, care banche, vi siete mai soffermate sulle esigenze dei “millenials”?

Una domanda che mi sono posto a seguito di una indagine effettuata mentre scrivevo il mio ultimo libro “Salviamoci” (Chiarelettere).

Perchè un dato è certo: il credito per i millennials non funziona.

I modelli convenzionali fanno affidamento prevalentemente sulle centrali di rischio, che fanno molta fatica su questo tipo di segmento perché composto da persone che generalmente sono alla loro prima richiesta di prestito, hanno una storia lavorativa giovane, oppure hanno viaggiato molto e si sono trasferiti da poco di nuovo sul territorio italiano.

Si tratta di generazioni di clienti abituate ad un consumo online, prevalentemente da smartphone ma soprattutto in maniera istantanea e paperless. Un consumo fatto di iniziativa (cerco sul web il prestito piu’ veloce e conveniente) e non di conformità (non aspettano la telefonata del consulente bancario).

Chi sara’ in grado di interfacciare un mercato potenziale che per il 2020 ha raggiunto i 2,3 miliardi di individui e che, per l’Italia, e’ di oltre 11 milioni di utenti?

Forse le banche tradizionali, ancora molto lontane da modelli di efficienza in termini di analisi del mercato, considerano ancora poco maturi gli appartenenti alla Generazione Y? Falso problema.

Considerato che i Millennials hanno un’età compresa tra i 18 e 34 anni, si può dire che la Generazione Y italiana è ormai cresciuta e sviluppata. Infatti più del 59% dei nativi digitali ha un’età compresa tra 25 e 34 anni, il 32% si colloca nella fascia 18 – 24 e solo l’8,5% ha meno di 18 anni.

La verità è un’altra.

Gli istituti finanziari del nostro paese, oggi, hanno accesso a dati organizzati in database vecchi e convenzionali. Si tratta delle solite informazioni quali data-credit history (la tua storia come debitore) e rating ottenuti in passato, documenti di identità, dati demografici, dati raccolti nei sondaggi pubblici e dati riguardo alle transazioni personali effettuate presso la banca di riferimento. La preistoria.

Urge innovare tecnologicamente le banche.

Sono poche e soprattutto di piccole dimensioni quelle che si stanno orientando al cambiamento per cui sussiste, allo stato, una profonda sperequazione, per questo target, tra domanda di prestiti e offerta di finanziamenti.

La ricerca mi ha permesso di imbattermi in una piattaforma di una banca, una piccola realtà in forte espansione, che ha deciso di utilizzare Cream, la nuova app ideata da Faire.ai, fintech creata da quattro giovani talenti e specializzata nell’automazione del credito al consumo.

Ho provato la versione demo della app con un millenials che, contrariamente alle mie sensazioni (appartengo alla generazione dei boomers), non si meravigliava affatto di tanta semplicità ed immediatezza, a conferma del fatto che quelli della generazione Y hanno una consapevolezza del tempo molto selettiva: non impiegherebbero mai le loro giornate per lunghe file agli sportelli o per la raccolta di  documenti o per aspettare una risposta dopo almeno 10 giorni.

Oltre questa scoperta, il buio. Le risposte ottenute dalla ricerca mi hanno confermato che il quadro è tragico per il sistema bancario tradizionale.

Chissà se le banche tradizionali si porranno mai domande in merito ai cambiamenti nelle abitudini dei consumi post pandemia?

Clima, scoperto il caffè che reggerà al cambiamento. Ma è buono?

Gio, 05/13/2021 - 08:00

Sappiamo da tempo che le temperature più elevate che hanno già colpito il pianeta – gli ultimi 6 anni sono stati in assoluto i più caldi, progressivamente, di quelli mai registrati in assoluto sulla terra – rappresentano un problema per il caffè. L’arabica, la specie di caffè di alta qualità che fornisce la maggior parte dei chicchi che maciniamo a casa o assaporiamo nei bar, è a maggior rischio e finora non esisteva alcuna alternativa.

Uno studio pubblicato il mese scorso su Nature Plants adesso ha trovato la soluzione. “Trovare una specie di caffè che fiorisca a temperature più elevate e abbia un sapore eccellente è una scoperta scientifica che capita una volta nella vita: questa specie potrebbe essere essenziale per il futuro del caffè di alta qualità”, ha dichiarato, orgoglioso, l’autore dello studio, Aaron Davis.

Cosa succede

Sebbene esistano 124 specie di caffè, il 99% di quelle che beviamo proviene da due sole specie: Arabica e Robusta. L’Arabica, originaria degli altopiani dell’Etiopia e del Sud Sudan, è considerata la migliore, ma tempo è stata indicata come la più vulnerabile ai cambiamenti climatici. Richiede temperature medie annuali di circa 66 gradi ed è più suscettibile a una malattia fungina chiamata ruggine delle foglie. La Robusta, lo dice la parola stessa: può crescere nelle pianure tropicali dell’Africa a temperature medie annuali più elevate: fino a circa 73 gradi ed è anche capace di resistere a malattie quali la ruggine delle foglie. È però la qualità meno amata, in genere relegata al caffè istantaneo.

Nonostante questa scoperta, è inevitabile che la produzione di caffè diminuirà in futuro a causa sia di un aumento delle condizioni meteorologiche avverse che dell’aumento della siccità, e dunque è presumibile che il caffe costerà di più.

Come è avvenuta la scoperta

Nel dicembre del 2018, esperti dell’Università di Greenwich hanno condotto una spedizione in Sierra Leone per cercare un tipo di caffè – la C. stenophylla – che non era stato osservato in natura dal 1954. Si tratta di un caffè coltivato in Africa occidentale più di 100 anni fa, ma poi eliminato a favore della robusta, che aveva una resa più elevata. Alla fine, i ricercatori sono stati in grado di trovare prima una singola pianta, e poi un’intera popolazione del caffè “perduto”. Dopo una prima pubblicazione, l’anno scorso, su Frontiers in Plant Science, ora la conferma che esiste un ottimo potenziale commerciale per questo caffè.

Le caratteristiche

La pianta può crescere a una temperatura media di 76,8 gradi. Si tratta di 3,8 gradi in più rispetto al Robusta e di ben 10,8 gradi in più rispetto all’Arabica. Inoltre, pare che sia resistente alla siccità. È anche buono? Nessuno lo assaggia da oltre un secolo, a parte due recenti test, seguiti a questa scoperta. Campionato nell’estate del 2020 da un panel dell’Union Hand-Roasted Coffee di Londra, ha ottenuto un punteggio di 80,25: come e più dell’Arabica (il caffè deve guadagnare un punteggio superiore a 80 per essere considerato una specialità).

Testato anche da 15 esperti delle principali aziende di caffè, e dal CIRAD, il Centro francese di ricerca agricola per lo sviluppo internazionale, l’esito è stato altrettanto buono. L’81% degli esperti pensava che la nuova specie fosse Arabica, mentre il 47% pensava che ci fosse qualcosa di nuovo al riguardo. Hanno definito sapori tra cui la pesca, il ribes nero, il mandarino, il miele, il tè nero chiaro, il gelsomino, varie spezie, il cioccolato, il caramello, le noci e il sambuco.

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Una “sniffata” di caffè accende il cervello

Gli EcoShots di Jacopo Fo: lo sciacquone risparmioso

Mer, 05/12/2021 - 19:00

Chi la fa, tiri l’acqua! Ma nel modo giusto… oggi è possibile risparmiare acqua anche in bagno. Doppia vaschetta, acqua di raccolta e trucchi artigianali.

Perché tante coppie scelgono il “divorzio del sonno”?

Mer, 05/12/2021 - 17:00

Secondo un sondaggio, nel Regno Unito il 15% delle coppie dorme separata, ciascuna in un letto diverso: il c.d. divorzio del sonno.

Ne parla il britannico Daily Telegraph che, attraverso i risultati di un sondaggio, fa luce su una pratica poco conosciuta eppure molto diffusa. Una pratica di coppia che consiste nel separarsi al momento di andare a dormire. Nella stessa casa ma in letti separati, di solito anche in camere separate.

C’entra anche il Coronavirus, ma non solo

Alla diffusione del divorzio del sonno ha contribuito anche sicuramente l’epidemia di Covid-19 che impone l’allontanamento fisico nei casi in cui un componente della coppia sia a rischio o abbia contratto il virus.

L’attuale pandemia di Covid-19 fa riconoscere a tutti la necessità della distanza fisica, in particolare delle persone ritenute “a rischio”. Il Daily Telegraph fornisce l’esempio di Jenny e David, una coppia di trentenni che ha scelto di dormire separatamente. David ha continuato a incontrare i clienti come parte del suo lavoro di allenatore sportivo e non vuole esporre Jenny, incinta del loro primo figlio, a possibili contaminazioni. Questa logica ha anche portato molti operatori sanitari a scegliere il divorzio del sonno. Essendo in contatto quotidiano con i pazienti affetti da Covid-19 la scelta di allontanarsi dai loro partner è stata dettata dalla cautela

Ma il problema di salute non è l’unica ragione e neanche la più frequente per cui sempre più coppie scelgono di creare stanze separate.

Lo fanno anche la regina d’Inghilterra e Gwyneth Paltrow

Adottata dalla regina d’Inghilterra e dal duca di Edimburgo, ma anche dall’attrice americana Gwyneth Paltrow e da suo marito, la pratica del divorzio del sonno si sta diffondendo sempre di più.

Il 15% delle coppie dorme separatamente

Anche prima del Coronavirus la pratica era già più diffusa di quanto si possa pensare.

Un sondaggio condotto nel Regno Unito nel 2020, prima dell’inizio della pandemia, aveva rivelato che la pratica del divorzio del sonno era raddoppiata rispetto al 2010, essendo praticata dal 15% delle coppie.

I vantaggi del divorzio del sonno

Secondo gli specialisti intervistati dal quotidiano inglese l’importanza fisiologica del sonno dovrebbe incoraggiare tutti a prendere sul serio la questione. Il divorzio del sonno aiuta a difendersi da una serie di inconvenienti, a cominciare da quello più ovvio: il coniuge che russa, ma non solo.

Due partner non hanno sempre gli stessi orari per alzarsi e andare a letto, o non godono tutti e due di un sonno profondo.

Infine, ma non da ultimo, i fautori del divorzio del sonno invocano anche la necessità di avere uno spazio personale in cui potersi ritirare.

La tesi contraria al divorzio del sonno

Tuttavia, condividere lo stesso letto per la coppia ha una serie di significati profondi da non sottovalutare secondo la terapista Hilda Burke, intervistata dal quotidiano:

È a letto che le coppie possono avere conversazioni private e intime senza la presenza dei loro figli o di altre persone, questo momento privilegiato rischia di scomparire se i componenti della coppia dormono da soli”.

Aggiunge che gli stimoli sessuali sono generalmente generati dalla vicinanza fisica dei due coniugi. Se scelgono di non condividere lo stesso letto, devono pensare ad altre situazioni per ritrovarsi.

La questione resta aperta: il letto matrimoniale è destinato a diventare un residuo del passato?

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Immagine di Bruce Mars

Articolo del 30 Giugno 2020

13 consigli per sopravvivere agli attacchi di animali selvatici

Mer, 05/12/2021 - 16:00

Molti animali selvatici possono essere pericolosi, se non addirittura letali per l’uomo! Lo sapevi che, guardando le statistiche, gli squali causano solo 6 morti all’anno, i lupi sono responsabili di 10 morti all’anno e i leoni di 22? Mentre elefanti, ippopotami e coccodrilli possono arrivare anche a un migliaio, mentre i più pericolosi? Sicuramente i serpenti!

Ma come sopravvivere all’attacco di un orso o di uno squalo? Cosa bisogna fare se si viene morsi da un serpente? Dal canale YouTube IL LATO POSITIVO alcuni suggerimenti che ti salveranno la vita se dovessi incontrare un animale selvatico.

IL LATO POSITIVO

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Amazon ha vinto contro la Ue: “Non dovrà pagare le tasse”

Mer, 05/12/2021 - 15:00

I giudici dell’UE sconfessano Bruxelles e sanciscono che Amazon non ha ricevuto 250 milioni di euro in vantaggi fiscali illegali in Lussemburgo. Vanificati dunque gli sforzi della responsabile della concorrenza Ue, Margrethe Vestager, di reprimere quegli accordi fiscali che, a parere di molti, distorcono la concorrenza a favore del gigante dell’e-commerce.

La Corte di giustizia europea ha annullato oggi la decisione della Commissione che dichiarava incompatibile con il mercato interno l’aiuto concesso al colosso americano. Secondo il Tribunale, la Commissione non ha dimostrato che vi sia stata un’indebita riduzione dell’onere fiscale di una filiale europea del gruppo Amazon da parte del Lussemburgo. Stesso discorso per un altro gigante: la società energetica Engie.

Il tentativo della Commissione eu

Vestager dal 2017 è alla testa di una campagna della Commissione europea contro l’evasione fiscale delle multinazionali all’interno dell’Unione europea, dopo le rivelazioni dello scandalo LuxLeaks del 2014 e poi dei Panama Papers del 2016. Vestager aveva ordinando quindi al Lussemburgo di recuperare le tasse non pagate da Amazon, tra gli altri. Sia il Lussemburgo che Amazon hanno però impugnato la decisione dinanzi al Tribunale dell’Unione europea e oggi l’amara sentenza.

Il reddito di Amazon

Secondo una indagine del Guardian, i conti di Amazon EU mostrano che nonostante la società abbia raccolto un reddito record, l’unità lussemburghese ha subito una perdita di 1,2 miliardi di euro. Queste perdite hanno evitato ad Amazon di versare tasse e, in base al regime fiscale lussemburghese, le consentono anzi di ottenere 56 milioni di euro in crediti d’imposta da utilizzare per compensare tasse future. Eppure l’aumento dei ricavi in Europa è in linea con quello generato in tutto il mondo dalla società statunitense, che nel 2020 ha prodotto ricavi record legati alla pandemia pari a 386,1 miliardi di dollari, quasi 100 in più rispetto al 2019.

Cosa contestava Bruxelles

La causa fiscale contro Amazon risale in realtà al 2006, quando l’azienda, attraverso un progetto interno chiamato Goldcrest – dal nome dell’uccello nazionale lussemburghese – ha trasferito la stragrande maggioranza dei suoi profitti europei a una filiale senza dipendenti e non soggetta a tassazione. Bruxelles ha però contestato che questi profitti avrebbero dovuto essere registrati in un’altra filiale lussemburghese – con personale e attività reali – e quindi soggetti all’aliquota dell’imposta sulle società del 29%. “Il Lussemburgo ha concesso vantaggi fiscali illegali ad Amazon. Di conseguenza, quasi i tre quarti dei profitti di Amazon non sono stati tassati”, disse Vestager, annunciando una contromossa.

La difesa di Amazon

Amazon in tribunale si è difesa dicendo che la chiave del suo successo sta nella tecnologia protetta da IP, generata negli Stati Uniti. Di lì il diritto presunto – e oggi confermato – di parcheggiare i propri profitti europei in Lussemburgo prima di rimpatriarli in America.

La sconfitta odierna si aggiunge a quella già incassata dall’Europa contro il gruppo Apple, la scorsa estate, quando la Corte di giustizia europea aveva dato ragione al colosso americano nella controversia sui 13 miliardi di sconti fiscali, valutati aiuti di Stato, che Apple avrebbe dovuto restituire all’Irlanda. Ora l’ulteriore vittoria di Amazon ed Engie, con somme relativamente minori.

Cosa resta da stabilire

Chissà come andrà sui fronti ancora aperti. Vestager sta ancora indagando sulle pratiche fiscali di Ikea e Nike nei Paesi Bassi e Huhtamäki in Lussemburgo. Finora, invece, i giudici del Tribunale hanno appoggiato la Commissione nella causa contro la Fiat in Lussemburgo, confermando il principio di utilizzare le norme antisovvenzioni dell’UE per contrastare l’elusione fiscale da parte delle multinazionali. Ma l’incapacità dei funzionari della concorrenza di sostenere quei principi con prove concrete è costata a il caso Starbucks, l’importantissimo caso Apple e ora anche quello di Amazon ed Engie. Nessuna buona per il futuro, dunque, per ora.

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Dop? Doc?? Igp??? Cosa vogliono dire? (Infografica)

Mer, 05/12/2021 - 08:00

Cosa significa “Di origine controllata”? E “Indicazione geografica tipica”? Che differenza c’è con la “Denominazione di origine protetta”? Scopriamolo!

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

 

Bombe su Gaza: uccisi 20 palestinesi | Sophia Loren miglior attrice | Emergenza clochard nelle periferie di Napoli

Mer, 05/12/2021 - 06:25

Corriere della Sera: David, Sophia Loren miglior attrice: «Forse questo è il mio ultimo film, ma senza il cinema non so vivere»;

Il Giornale: “Coprifuoco alle 23”. Centrodestra in pressing sul governo;

Il Manifesto: Razzi su Gerusalemme, bombe su Gaza: uccisi 20 palestinesi;

Il Mattino: Emergenza clochard nelle periferie di Napoli: «Costretti ad alloggi in aree pericolose»;

Il Messaggero: Chernobyl: sequestrate le prime 1.500 bottiglie di Atomik, liquore prodotto “a chilometro zero”;

Ilsole24ore: Così i prezzi record delle materie prime riaccendono l’inflazione;

Il Fatto Quotidiano: Finanza “verde”, la grande bugia dei rendimenti superiori. I finti proclami green di BlackRock;

La Repubblica: Maria Falcone: “Dall’ergastolo il mafioso può uscire solo collaborando con la giustizia”;

Leggo: Denise Pipitone, parla la 19enne romena: «Non sono io la bambina scomparsa, ma farò il test del DNA»;

Tgcom24: Russia, sparatoria in una scuola: 9 morti | Un solo assalitore, già arrestato | Video;

“Pandemia” il corto di tre sorelle colpisce al cuore (VIDEO)

Mar, 05/11/2021 - 12:00

Caterina Nonne, 17 anni, regista e autrice; Cecilia Nonne, 19 anni, al pianoforte; Costanza Nonne, 11 anni; che nel video si arrampica sugli alberi. Lo sguardo delicato di tre giovani sorelle cresciute ancora più strettamente nell’anno più cupo del secolo, cerca e trova anche aspetti positivi nella pandemia che ci ha cambiati per sempre.

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Ddl Zan, cos’è il gender a scuola?

La Cina smette di fare figli. “Conseguenze per il mondo intero”

Mar, 05/11/2021 - 11:00

Più di una politica autoritaria e punitiva, poté il benessere. La popolazione cinese cresce così poco che il governo tristemente noto per aver imposto una politica del figlio unico che perseguiva anche con aborti e sterilizzazioni forzate, sta ora pensando di incentivare le nascite. La popolazione cinese infatti è cresciuta nell’ultimo anno al ritmo più lento degli ultimi decenni, secondo i dati del governo annunciati a seguito di un censimento condotto alla fine del 2020. Per la precisione, il tasso di crescita medio annuo è stato dello 0,53% negli ultimi 10 anni, in calo da un tasso dello 0,57% tra il 2000 e il 2010, portando la popolazione a 1,41 miliardi. Così, Pechino ora mette in campo misure straordinarie per le coppie, per convincerle ad avere più figli. Se l’anno scorso erano nati 12 milioni di bambini, infatti, nel 2016 ne erano nati 18 milioni.

Una vita migliore

La brusca frenata è naturale. Diretta conseguenza dello sviluppo sociale ed economico della Cina. Ovunque nel mondo, i tassi di natalità diminuiscono a causa dell’istruzione, che porta altre priorità – oltra ai figli – nelle vite delle persone. Per lo stesso motivo, l’anno scorso la Corea del Sud ha registrato per la prima volta nella storia più morti che nascite, mentre il Giappone continua ad avere tassi di natalità in discesa, nonostante gli incentivi governativi per le coppie. Quel che preoccupa ogni governo in questi casi – compreso quello italiano – è di non avere in futuro lavoratori a sufficienza per pagare le tasse, e l’assistenza sanitaria e sociale a una popolazione sempre più anziana.

La politica del figlio unico

Che la Cina inizi già a fronteggiare queste problematiche è incredibile, se si pensa che la politica del figlio unico è stata interrotta solo pochi anni fa, nel 2016. Il suo effetto è stato limitato. Adesso, quindi, la popolazione cinese in età lavorativa è diminuita di 40 milioni rispetto a dieci anni fa, e tutto lascia pensare che tra dieci anni le cose continueranno – come minimo – a procedere nella stessa direzione. Se la Cina, patria e cifra della manodopera a basso costo, non avrà più abbondanza di manodopera, non avrà più fiumi di giovani disoccupati in arrivo dalle campagne, questo sarà non solo un forte freno alla sua crescita economica, ma anche, tutto lascia ipotizzare, a quella del mondo intero, che dall’economia cinese dipende strettamente, specialmente in alcuni settori (tra i quali il fotovoltaico, ad esempio). La Cina vanta la più grande popolazione al mondo e la sua crescente economia stava giusto cercando di farsi più indipendente, potenziando il consumo interno.

Ddl Zan, cos’è il gender a scuola?

Musica e politica

Mar, 05/11/2021 - 10:00

Vorrei soffermarmi su uno dei commenti più ricorrenti al discorso di Fedez del primo maggio. Lo sintetizzerei cosi: i cantanti pensino a cantare, non a fare politica. Farlo da un palco in un contesto in cui le argomentazioni non possono che essere superficiali e grossolane è populismo, il rischio che un uomo di spettacolo si trasformi di nuovo in personalità politica alla Grillo è forte, e oramai sappiamo bene come va a finire. (fra gli altri, Corsera, con gli interventi di Antonio Polito, e Foglio, con un intervento di Maurizio Crippa).

Non entro nel merito del decreto legge Zan, dei contenuti dell’intervento del rapper e delle eruttazioni omofobiche di alcuni esponenti leghisti.

Chi l’ha detto che un artista non possa “fare politca”?

Vorrei invece soffermarmi su una contraddizione evidente che vizia quei commenti: indicano il pericolo di una deriva antipolitica ma sono in realtà viziati essi stessi da un pensiero fortemente antipolitico.

Chi l’ha detto che un artista non possa manifestare, durante lo svolgimento del suo lavoro, pensieri politici? Partirei da una distinzione, solo apparentemente troppo sottile, fra il mestiere del politico e l’impegno politico

Il primo è bene che sia svolto da chi lo fa per mestiere, (almeno io la penso cosi); l’impegno politico è un diritto (stavo per scrivere un dovere) di ogni cittadino. In questo senso la musica in passato, e fino a pochi anni fa, ha sempre fatto politica, eccome!

Impariamo dalla Storia (as usual)

Le posizioni politiche anti tedesche e nazionaliste di Chopin, secondo il punto di vista dei Polito e dei Crippa non sarebbero state legittime. Chopin non pubblicava libri di filosofia della politica, scriveva sonate per pianoforte che non avevano, almeno mi sembra, grande forza argomentativa, ma solo una titanica potenza emotiva. Con la quale il popolo polacco ha imparato a vedersi come Nazione.

Jimi Hendrix non aveva letto Max Weber (non l’ho verificato, ma penso non lo abbia letto) ma con la sua chitarra elettrica (che dio la benedica) faceva a pezzi l’inno nazionale americano, di un’America che allora mandava i suoi figli a morire in una guerra senza senso.

De Andrè non ha scritto saggi sul socialismo liberale né sedeva in parlamento ma le sue canzoni (tutte le sue canzoni) parlavano di alcuni dei principi fondativi di qualunque democrazia moderna: giustizia, pari opportunità, tutela delle minoranze, pacifismo. Non usava queste parole ( e meno male) ma ha educato il cuore di molte generazioni a credere in quei principi.

Insomma: da sempre il mestiere degli artisti è stato anche quello di fare politica, nel senso di “impegnarsi per la Polis”. Con il loro linguaggio che non è quello di un costituzionalista, ma quello delle emozioni.

Quindi, nonostante io sia allergico a ogni forma di semplificazione (nei contesti in cui la semplificazione diventa una coperta di piombo per l’Intelligenza umana) trovo che il gesto di Fedez sia stato un gesto importante e per certi versi abbia segnato un passaggio storico: con le sue parole – in verità piuttosto sgangherate- Fedez ha detto: “la musica, il rap, smetta di parlare solo di denaro, consumi. la musica torni ad assumersi una responsabilità che da troppo tempo disattende: prendere posizioni. Politiche”.

Sartre scriveva

Ogni parola ha delle conseguenze. Ogni silenzio anche“.

…Sta succedendo anche con lo Sport. Ma di questo scriveremo in un’altra occasione.

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Una fragola pesa cinque chili più di una mela

Mar, 05/11/2021 - 08:00

I livelli di anidride carbonica nell’aria sono sempre più alti e abbiamo da poco superato un nuovo record. “Ma cosa posso farci io? Ci devono pensare le amministrazioni, le industrie….  Io sono già molto attento a usare poco l’auto, non posso fare nient’altro”. Questo è solitamente il nostro commento al centesimo servizio al telegiornale sull’aumento dei gas che causano effetto serra.

Ma siamo davvero sicuri di non poter fare nulla come singoli cittadini? Il nostro pensiero va subito all’uso dell’auto, ma in realtà quasi ogni nostra azione richiede uso di energia, e per crearla si produce anidride carbonica. E non poca: stiamo parlando di chili al giorno, tonnellate all’anno, prodotti da una singola persona.

Due “profili” di cittadini

Per averne un’idea possiamo riprendere un lavoro di qualche anno fa, in cui David McCandless, giornalista inglese esperto nell’interpretazione di dati, ha messo insieme dati Unesco con quelli della Environmental Protection Agency e della Energy Information Administration Usa, componendo due profili di cittadini con “consapevolezza carbonica” diversa: uno “consapevole”, cosciente del potenziale inquinante di quasi tutte le sue attività e che regola il suo comportamento di conseguenza, e uno “disattento” alle emissioni che la serie di sue attività comporta.

L’attenzione nel cibo…

Qualche esempio: il cittadino “disattento” fa uno spuntino con le fragole fuori stagione, quindi importate o cresciute artificialmente, e di conseguenza libera nell’atmosfera 5,75 kg di anidride carbonica. Il suo omologo “consapevole” ha scelto una mela, e ne emette solo 0,5. Sappiamo tutti che è meglio la frutta di stagione, ma potevamo immaginare che tra una fragola e una mela ci fosse una differenza di più di 5 kg di inquinanti?

… nell’uso degli elettrodomestici

Quando fa il bucato, il cittadino “disattento” regola la lavatrice a 90 gradi (1 kg di Co2 emessa) e poi mette i panni nell’asciugatrice, che produce 2,4 kg di Co2. Il suo concittadino “attento” ha fatto la lavatrice a 60 gradi, una differenza di 30 gradi che permette di produrre solo 0,5 kg di Co2. Per asciugare i panni, li ha stesi fuori: emissioni zero. Solo l’attività del bucato comporta quindi una differenza di emissioni di quasi 3 kg tra il cittadino “disattento” e quello “consapevole”.
La lavastoviglie del cittadino “disattento” è in classe di consumo D: consuma più elettricità della lavastoviglie del cittadino “consapevole”, che è in classe A. Per produrre elettricità si immette Co2 in atmosfera. Alla fine si può calcolare che la lavastoviglie del “disattento” ha prodotto 1 kg di Co2 e quella del “consapevole” solo mezzo.
Il cittadino “disattento” ha dimenticato acceso il pc di notte, che ha consumato elettricità e quindi 0,8 kg di Co2. Ha anche lasciato il televisore in standby (0,05 kg di Co2 prodotta) e il caricabatterie inserito nella presa (0,19 kg di Co2). Il cittadino “consapevole” è meno smemorato e ha staccato tutto: di nuovo emissioni zero.

… e nell’utilizzo dell’acqua

I due cittadini fanno la doccia, ma il cittadino “disattento” ha una vecchia doccia, mentre il cittadino “consapevole” ha montato un soffione a risparmio idrico: la prima consuma più acqua e quindi causa la produzione di 2,8 kg di Co2, la seconda solo 1,3 kg.

Quanto pesano questi comportamenti?

Si tratta di esempi di comportamenti-tipo che, quando si aggiungono ad altri, come la scelta di usare o meno l’auto per recarsi al lavoro, mostrano che il cittadino “disattento” produce al giorno più di 38 kg di anidride carbonica, mentre quello consapevole ne produce solo 16 kg. Moltiplicato per un anno, si tratta di circa 14 tonnellate di anidride carbonica emessa in atmosfera grazie a comportamenti “disattenti”, contro le 6 tonnellate emesse dal cittadino che si comporta consapevolmente. Una differenza di 8 tonnellate all’anno.

Tutti noi conoscevamo questi buoni comportamenti, ma sapevamo che “pesavano” ben 8 tonnellate? Un peso per l’ambiente, la salute ma anche per il portafoglio. Insomma, finito di leggere questo articolo, alzatevi a andate staccare quel caricabatterie che giace nella presa da questa estate.

Fonti:

David McCandless, “Information is beautiful”, edizioni BURextra, 2011
Unesco: http://www.unesco.org;
United States Environmental Protection Agency: https://www.epa.gov;
U.S. Energy Information Administration: https://www.eia.gov

Articolo del 2 febbraio 2018

Regno Unito, pronto riscaldamento a idrogeno | Bandiere Blu 2021 | Mascherine all’aperto, quando le toglieremo?

Mar, 05/11/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Riscaldamento a idrogeno Regno Unito già pronto, l’Ue rinvia tutto al 2025;

Il Giornale: Cosa sta succedendo a Gerusalemme;

Il Manifesto: Lutto nazionale per la strage del liceo a Kabul;

Il Mattino: Bandiere Blu 2021, Camerota new entry;

Il Messaggero: Maria Marotta, prima arbitro donna a dirigere una partita in serie B: oggi in campo con Reggina-Frosinone;

Ilsole24ore: Amazon alza il tiro contro i falsi: bloccate 10 miliardi di offerte sospette;

Il Fatto Quotidiano: Boom delle criptovalute, l’allarme di sette autorità di vigilanza: investimenti troppo rischiosi;

La Repubblica: Muore il “mostro delle Ardenne”, il serial killer e pedofilo Michel Fourniret;

Leggo: Mascherine all’aperto, quando potremo toglierle? Sileri: «Ecco la data. Italia in zona bianca come l’Inghilterra»;

Tgcom24: Lamorgese alla Ue: ricollocare i migranti | Il commissario Johansson agli Stati membri: “Mostrate solidarietà all’Italia”;

Gli EcoShots di Jacopo Fo: il riscaldamento a pavimento

Lun, 05/10/2021 - 19:00

Basta con le dispersioni, goodbye termosifoni, benvenuto riscaldamento a pavimento. La caldaia brucia meno, la bolletta si alleggerisce e stiamo al calduccio… bellino vero? Jacopo Fo vi spiega perché il riscaldamento a pavimento è un riscaldamento intelligente.

Cosa sono i Deserti Alimentari?

Lun, 05/10/2021 - 17:00

Secondo uno studio della Social Market Foundation, in Gran Bretagna un milione e 200mila persone vive in un contesto urbano detto “deserto alimentare”.
Si tratta di periferie o zone extraurbane dove la povertà, la carenza di trasporto pubblico e la mancanza di supermercati e negozi limitano gravemente l’accesso a frutta, verdura e prodotti alimentari freschi, di qualità (ad esempio da agricoltura biologica) e a prezzi accessibili.
Lo studio rivela che il 41% delle persone che vive in questi contesti non ha l’auto di proprietà e quindi si trova impossibilitata agli spostamenti per andare a fare la spesa.
Per dare qualche coordinata: negli Stati Uniti si parla di “Food Desert” quando il primo supermercato è oltre i due km di distanza da casa, con punte, in alcune zone degli Usa, di 10 miglia, 16 km.
Avere il primo supermercato a 16 km di distanza favorirebbe un’alimentazione poco corretta, dicono diversi studi sul problema. In queste aree spopolano infatti i fast food del cibo a basso costo e piove sul bagnato…

Le possibili soluzioni
A Chicago, nel 2011, è partito il progetto “Fresh Moves Mobile Markets”, autobus trasformati in botteghe ambulanti che raggiungono le zone più isolate della città. Solo nel primo anno di attività sono stati serviti 11mila clienti.
Un’altra soluzione è costituita dagli orti e dalle fattorie urbane, che si stanno diffondendo sempre di più e che possono essere create su terreni abbandonati e da riqualificare.

Immagine copertina di Armando Tondo

Articolo del 5 Dicembre 2018

I consigli del dermatologo per prendere il sole in sicurezza

Lun, 05/10/2021 - 15:00

Con le temperature già alte e l’estate (quasi) alle porte, è importante sapere come dobbiamo esporci al sole in totale sicurezza, evitando scottature, eritemi e malattie ben più gravi come i melanomi.

Dal canale YouTube Terme di Sirmione il Professor Giampiero Girolomoni, ordinario in Dermatologia all’Università di Verona e membro del Comitato Scientifico di Terme di Sirmione, che ci parla di come avere una sana abbronzatura.

Terme di Sirmione

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Il cane ascolta la lista della spesa ma poi qualcosa va storto

Lun, 05/10/2021 - 13:45

È esperienza comune tra chi ha un cane. Anche per gli amici a 4 zampe ci sono partole e parole. E quando questo pastore tedesco – ex cane poliziotto addetto alla narcotici – ascolta la lista della spesa che il suo padrone elenca, impassibile e anche un po’ annoiato, scova subito l’intruso. “Pane, latte, pasta, uova….” Tutto ok. Poi il simpatico padrone infila a sorpresa la cocaina – cocaine – e il cane rizza le antenne e gira la testa, come ha dire “Che hai detto?” Stai scherzando vero?”

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