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Aggiornato: 1 ora 31 min fa

L’offensiva di Israele sui tunnel di Hamas | Il murales per Noemi | Senza acqua né cibo: migrante 17enne sopravvive per 22 giorni

Dom, 05/16/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Gaza, bombardato il palazzo sede dell’Ap. Sirene a Tel Aviv, Hamas riprende a colpire. L’offensiva di Israele sui tunnel di Hamas;

Il Giornale: Berlusconi dimesso dal San Raffaele;

Il Manifesto: Cina su Marte, ma sulla Terra è isolata;

Il Mattino: Ecco il murales per Noemi, la bimba ferita per errore: «Piazza nostra, non dei clan»;

Il Messaggero: Variante indiana, il Regno Unito trema: casi raddoppiati. E accelera sui vaccini anche ai giovani;

Ilsole24ore: Dal bonus vacanze ai vaccini made in Italy, tutte le novità del decreto Sostegni due;

Il Fatto Quotidiano: Ddl Zan, da Roma a Milano, Bari e Firenze: mobilitazioni in tutta Italia per chiedere il via libera alla legge;

La Repubblica: In mare senza acqua né cibo: una migrante 17enne sopravvive per 22 giorni, salvata da un elicottero spagnolo;

Leggo: Scampia, linciato dalla folla e gettato in un cassonetto. «Stava abusando di un minore»;

Tgcom24: Lunedì in cabina di regia la “battaglia” del coprifuoco | Lega: “Ha i giorni contati”;

Gli EcoShots di Jacopo Fo: la fitodepurazione

Sab, 05/15/2021 - 19:00

La fitodepurazione è un sistema naturale di depurazione delle acque di scarico costituito da un bacino impermeabilizzato riempito con materiale ghiaioso e vegetato da piante acquatiche. Se non sapete come funziona, questo è il momento per scoprirlo. Tutto merito, anche questa volta, dei batteri!

La Curcuma è una spezia miracolosa?

Sab, 05/15/2021 - 17:00

Sono già note le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti della Curcuma, secondo lo studio condotto dall’Università della California (UCLA) e pubblicato sull’American Journal of Geriatric Psychiatry sarebbe anche ottima per migliorare la memoria e l’umore.

Lo studio, che serviva a testare l’efficacia di un integratore a base di curcumina, è stato svolto su un campione di quaranta adulti dai 51 agli 84 anni accomunati da leggeri problemi di memoria. Al primo gruppo è stato somministrato del Theracurmin (90mg di curcumina) mentre, all’altro solo un placebo.


Qui il link allo studio.

Articolo del 7 febbraio 2018

Zucchero, fruttosio, stevia, glucosio, saccarosio, cosa è meglio?

Sab, 05/15/2021 - 15:00

Come si legge sul canale YouTube Dr. Filippo Ongaro: “Lo sappiamo, alla maggior parte di noi piace il sapore dolce, non c’è ombra di dubbio, e anche se le calorie poi sono il fattore che conta di più nel momento in cui si parla di aumentare di peso o di diminuire, possiamo essere oggi abbastanza sicuri che lo zucchero ha un ruolo piuttosto importante in questo meccanismo. Perché questo? Perché gli alimenti zuccherini sono in grado di dare un grande aumento della glicemia che stimola il pancreas a produrre una grande quantità di insulina. Più sollecitiamo questo meccanismo, più rischiamo di andare incontro al fenomeno detto insulinoresistenza, ossia l’insulina inizia a funzionare meno bene, se ne produce sempre di più e questo è connesso con un aumentato rischio di numerose patologie tra cui non soltanto l’obesità ma anche il diabete, l’infarto e alcuni tipi di tumori. Questo non significa che tu non possa più mangiare nulla di dolce, devi però tenere presente che il grande aumento di alimenti raffinati, zuccherini, oppure alimenti come i cereali raffinati, la pasta, il pane, il riso, ha comportato un mix di fattori che incidono sull’aumento di peso e non solo.”

Un approfondimento sul tema nel video:

Dr. Filippo Ongaro

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Un terzo della produzione alimentare mondiale è a rischio a causa della crisi climatica

Sab, 05/15/2021 - 14:30

Secondo una nuova ricerca, un terzo della produzione alimentare globale sarà a rischio entro la fine del secolo se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare al loro ritmo attuale.

Molte delle aree di coltivazione alimentare più importanti del mondo vedranno aumentare le temperature e gli schemi delle piogge cambieranno drasticamente se le temperature aumenteranno di circa 3,7 ° C.

I ricercatori dell’Università di Aalto in Finlandia hanno calcolato che circa il 95% dell’attuale produzione di colture avviene in aree che definiscono “spazio climatico sicuro“, o condizioni in cui temperatura, pioggia e aridità rientrano in determinati limiti.

Se le temperature dovessero aumentare di 3,7 ° C o giù di lì entro la fine del secolo, quell’area sicura si ridurrebbe drasticamente, interessando principalmente l’Asia meridionale e sud-orientale e la zona sudano-saheliana dell’Africa.

Tuttavia, se i gas serra verranno ridotti e il mondo dovesse soddisfare gli obiettivi dell’accordo di Parigi, limitando l’aumento della temperatura a 1,5 ° C o 2 ° C al di sopra dei livelli preindustriali, solo il 5% -8% circa della produzione alimentare globale sarebbe a rischio.

Matti Kummu, professore associato di cibo e acqua globali presso l’Università di Aalto e autore principale dell’articolo, ha dichiarato:

Un terzo della produzione alimentare globale sarà a rischio. Dovremmo essere preoccupati, poiché lo spazio sicuro per il clima è piuttosto stretto. Ma ci sono misure che possiamo adottare per ridurre le emissioni di gas serra. E dovremmo responsabilizzare le persone e le società nelle zone pericolose, per ridurre l’impatto e aumentare la loro resilienza e capacità di adattamento“.

Sebbene l’aumento delle temperature potrebbe aumentare la produzione alimentare in alcune aree attualmente meno produttive, come le regioni nordiche, ciò non sarebbe abbastanza vicino da compensare la perdita di importanti regioni produttrici di cibo nel sud, ha detto Kummu.

Ci saranno vincitori e perdenti, ma le vittorie saranno controbilanciate dalle perdite e non c’è spazio sufficiente per far muovere la produzione alimentare – siamo già ai limiti“, ha detto.

L’allevamento del bestiame sarebbe influenzato, così come i rischi per la produzione agricola e molte aree potrebbero subire un forte aumento della scarsità d’acqua.

Entro la fine di questo secolo, in uno scenario ad alte emissioni, potrebbero esserci fino a 4 milioni di km quadrati di nuovo deserto in tutto il mondo.

Bisogna agire subito.

Fonte: The Guardian

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Calo delle nascite: l’insopportabile ipocrisia di Mario Draghi

Sab, 05/15/2021 - 09:00

Il clima è responsabile della maggior parte dei conflitti in atto, e delle migrazioni, mentre la Co2 assottiglia la stratosfera e sposta l’asse terrestre. La spinta dell’uomo, la cui crescita globale è in costante aumento, ha relazioni con la pandemia in atto e con la cosiddetta quinta estinzione di massa. Non si contano i danni economici che soffriamo e soffriremo per via dei cambiamenti climatici che noi stessi causiamo. Per limitarli, la scienza ha evidenziato uno, ovvio, strumento, che supera tutti gli altri: fare un figlio in meno.

Consapevoli di questo, impallidiamo quando il primo ministro Mario Draghi, di concerto con l’altra autorità in materia, papa Francesco, dice, agli Stati generali della Natalità: “Un’Italia senza figli non ha posto nel futuro”. Lì, il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, aveva poco prima tristemente annunciato: “Nel 2020 ci sono stati in Italia 404mila nati, nell’anno 2021 si stima da 384mila a 393mila”.

Quanta ipocrisia nel commento di Mario Draghi: “Ci troviamo peggiori di ciò che pensavamo, ma più sinceri nel vedere le nostre fragilità, e più pronti ad ascoltare voci che prima erano marginali. Vediamo il danno che abbiamo fatto al pianeta, e vediamo il danno che abbiamo fatto a noi stessi”. Draghi è riuscito così a unire, in un concetto solo, problema e soluzione, ha creato una retorica unica, cattolica, che potesse gratificare in un colpo solo praticamente tutti, tranne la scienza e la ragione. Per poi passare al vanto del proprio operato, che mira a sanare questo presunto problema della denatalità: “Al sostegno economico delle famiglie con figli è dedicato l’assegno unico universale: (…) una di quelle misure epocali su cui non ci si ripensa l’anno dopo”. Epocali: addirittura!

Ora, il mancato sostegno alle famiglie è uno scandalo noto. Si parte dal diritto negato a un posto in un asilo nido comunale (scandalo che non trova pari in Europa), si continua con lo scandalo del mancato congedo parentale per i papà, genitori di serie B, mentre le madri abbandonano l’impego. Si incornicia il tutto con le conseguenze del fatto che fare la maestra o la professoressa (e sottolineo le A finali) è un lavoro di cura, subordinato, sottopagato e sottostimato: e si vede. Ma questo non c’entra niente.

Il pianeta muore. La soluzione è diminuire la pressione antropica e stiamo nei fatti diminuendo? Gaudeamus! È così in tutte le economie sviluppate, anche emergenti. Cosa? Il problema è pagare la pensione e le cure sanitarie a questo popolo di anziani? Chi ci penserà?

Beh, per esempio ci potrebbero pensare quei milioni di italiani nati in Italia ma che non possono far legittimamente parte dell’unico popolo e dell’unica lingua che conoscono fino ai 18 anni (se introducessimo lo ius soli, come gli Usa). Potrebbero pensarci anche le tante famiglie che faticano ad accedere alle adozioni e si riducono a anni e anni di tentativi con la fecondazione assistita, nonostante i noti rischi per la salute, e le altissime spese. Potrebbero pensarci, credo, perfino i figli degli immigrati respinti dalla Fortezza Europa. Con politiche meno malate, potremmo pensare di aprire alle crescenti pressioni delle ondate migratorie. Perché decidiamoci: siamo pochi, o siamo tanti? Siamo forse pochi bianchi per i suoi gusti, signor Presidente, è questo che intende dire?

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E’ nato prima il pane o l’agricoltura?

Sab, 05/15/2021 - 08:00
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Copenaghen, dell’Università di Cambridge e dello University College di Londra, ha pubblicato un articolo in cui si racconta di una scoperta che va contro quello che eravamo abituati a immaginare riguardo alla nascita dell’agricoltura, alla coltivazione dei cereali e al loro uso per preparare prodotti come il pane.   Questi ricercatori, infatti, hanno trovato, in un sito archeologico denominato Shubayqa 1, in Giordania, i resti di quella che poteva essere paragonata a una sorta di focaccia, risalenti a circa 14 mila anni fa.    Il pane sarebbe il più antico finora noto: “Il pane a forma di focaccia trovato a Shubayqa 1 è la prima prova della produzione di pane finora scoperta, e dimostra che la cottura è stata inventata prima che avessimo la coltivazione delle piante”, ha detto Tobias Richter, dell’Università di Copenaghen, che ha diretto la ricerca, come riporta il sito Le Scienze. “E’ possibile che la produzione precoce di pane a base di cereali selvatici sia stata una delle forze trainanti della successiva rivoluzione agricola, quando i cereali selvatici furono coltivati per fornire fonti di cibo più convenienti”.   Questo sostanzialmente significa che al tempo si erano già comprese le proprietà di alcuni cereali, che venivano raccolti nella loro forma selvatica e successivamente lavorati e poi cotti per produrre un alimento che si era già capito che fosse molto nutriente. Nel sito archeologico sono stati trovati anche diversi oggetti che dimostrano come la popolazione che abitava quel luogo fosse in grado di svolgere tutti i passaggi della lavorazione.   Probabilmente questa idea ha portato poi i nostri antenati a cercare di produrre più facilmente e in maggior quantità i semi che gli servivano per la panificazione, e quindi hanno iniziato a pensare a forme di coltivazione.   La fame aguzza l’ingegno e i nostri antenati contadini/panettieri hanno avuto un’idea che si è rivelata geniale.  

Articolo del 21 luglio 2018

Fratelli d’Italia, presidi anti-aborto negli ospedali | Le conseguenze della denatalità in Italia | Covid, variante indiana preoccupa l’Uk

Sab, 05/15/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Toti: «In Liguria vaccineremo i turisti»;

Il Giornale: Sallusti lascia ilGiornale;

Il Manifesto: Dalla guerra al voto, strada irta di ostacoli per l’Etiopia;

Il Mattino: La Grecia apre la stagione turistica: serve vaccino o test;

Il Messaggero: Vietato il «signori e signore» sui treni inglesi. Ordine al personale: offeso chi non si riconosce nei 2 sessi;

Ilsole24ore: Le conseguenze della denatalità in Italia, spiegate in cinque grafici;

Il Fatto Quotidiano: In Liguria Fratelli d’Italia vuole creare presidi anti-aborto negli ospedali. E Toti non si esprime;

La Repubblica: Brasile, il massacro nella favela è un atto d’accusa per la polizia;

Leggo: Covid, la variante indiana preoccupa l’Inghilterra. Boris Johnson: «Potrebbe fermare il nostro cammino sulla roadmap»;

Tgcom24: Oms: “Non vaccinate i bambini ora, date le dosi ai Paesi più poveri”;

Gli EcoShots di Jacopo Fo: il biogas

Ven, 05/14/2021 - 19:00

Cos’è il biogas e come si produce? Ce lo spiega Jacopo Fo: si tratta di una miscela di vari tipi di gas prodotta a partire dai rifiuti, vegetali in decomposizione, liquami zootecnici e fanghi di depurazione… Grazie al biogas, utilizziamo gli scarti della natura per creare energia.

Mangiare lentamente fa bene alla salute

Ven, 05/14/2021 - 17:00

Secondo ricercatori della Kyushu University Graduate School of Medical Sciences di Fukuoka, Giappone, le persone che mangiano lentamente tendono a pesare meno. Rallentare quindi il ritmo con cui consumiamo un pasto potrebbe aiutare a mantenere il peso forma. Nello studio, pubblicato sulla rivista BMJ Open, sono stati esaminati i dati relativi a circa 60mila persone con diabete tipo 2 monitorate per 6 anni. Nelle visite di controllo venivano poste domande circa le abitudini alimentari, tra cui il tempo che impiegavano a mangiare.
I risultati hanno mostrato che chi consumava i pasti a una velocità normale aveva il 29% in meno di probabilità di essere obeso e rispetto a chi mangiava rapidamente; le persone che avevano l’abitudine di mangiare lentamente avevano addirittura il 42% di probabilità in meno.
Consumare i pasti masticando almeno per 30 secondi gli alimenti è utile proprio perché il senso di sazietà arriva prima di aver consumato troppo cibo. Inoltre così si migliora la digestione e si gustano al meglio le pietanze.

Articolo del 14 febbraio 2018

I 5 libri che non puoi non leggere

Ven, 05/14/2021 - 15:00

Cosa intendiamo quando parliamo di cultura? Cos’è la cultura? Qual è la differenza tra una persona più o meno colta?

Roberto Mercadini ci racconta come si costruisce, nel tempo, il fenomeno di una reta culturale tra le nozioni che assimiliamo e impariamo nella vita, e quanto, l’insieme delle esperienze sia importantissimo.

Roberto Mercadini

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L’industria dell’acqua minerale “è la prima causa di microplastiche nei fiumi”

Ven, 05/14/2021 - 12:00

Le aziende che imbottigliano acqua minerale sono tra le principali responsabili dell’inquinamento di microplastiche. Lo rivela uno studio condotto nel Regno Unito. Scaricando liquami e acque reflue non trattate nel sistema idrico, gli scienziati hanno collegato per la prima volta l’industria dell’acqua all’inquinamento da microplastica.

Lo studio inglese

I ricercatori dell’Università di Manchester hanno scoperto che la cattiva gestione delle acque reflue da parte delle società idriche è addirittura la principale fonte di inquinamento da microplastica per i fiumi del Regno Unito.

Un campione dell’acqua fiume Tame, Manchester, a valle di una di queste aziende, conteneva un inquinamento da microplastica doppia rispetto al campione più inquinato mai registrato al mondo.

“Infrante le normative”

Il documento, pubblicato su Nature Sustainability, afferma che le compagnie idriche sono responsabili di questi altissimi livelli di inquinamento del letto del fiume perché scaricano acque reflue e acque reflue non trattate nei fiumi durante periodi di siccità, massimizzando la concentrazione.

“I fiumi sono poi la principale fonte di microplastiche per gli oceani: per affrontare il problema globale della microplastica marina, dobbiamo limitare il loro input ai fiumi“, ha detto al Guardian il prof Jamie Woodward, a capo della ricerca.

Nessun trattamento

A regola, le acque reflue non trattate, che contengono acque reflue grezze e deflussi domestici e industriali, dovrebbero essere scaricate nei fiumi solo dagli impianti di trattamento delle acque reflue e dagli straripamenti fognari combinati durante le tempeste o le piogge estreme, quando il flusso dell’acqua aiuta a disperdere gli inquinanti a valle.

Dato comunque che il trattamento delle acque reflue rimuove circa il 90% delle microplastiche, la presenza di alti livelli di questi inquinanti sul letto del fiume suggerisce che le compagnie idriche sversano effluenti non filtrati durante periodi di siccità, infrangendo in questo modo le normative britanniche ed europee.

Clima: la CO2 ha ridotto la stratosfera. A rischio le telecomunicazioni

Ven, 05/14/2021 - 10:35

L’attività dell’uomo e le emissioni di gas serra hanno ridotto di ben 400 metri lo spessore della stratosfera negli ultimi 40 anni. Se le emissioni non verranno significativamente tagliate, si perderà un altro chilometro entro il 2080. Il rischio più evidente? Sarebbe danneggiata l’operatività dei satelliti, il sistema Gps e le telecomunicazioni. Lo sostiene una ricerca internazionale condotta tra Germania, Austria, Spagna, Repubblica Ceca e Stati Uniti, e pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters.

Perché succede

La stratosfera si trova fra i 20 e i 60 km dalla superficie terrestre. Sotto la stratosfera c’è la troposfera, in cui viviamo noi. Qui, l’anidride carbonica riscalda l’aria e la fa espandere spingendo verso l’alto il confine inferiore della stratosfera. Allo stesso tempo, i gas serra fanno raffreddare la stratosfera, e quindi la fanno restringere, perché assorbono calore e riducono la dispersione nello spazio del calore solare che arriva sulla terra.

Già spostato l’asse terrestre

La ricerca ha esaminato i dati dei satelliti dal 1980 ad oggi, ovvero da quando sono disponibili. La scoperta mostra il profondo impatto degli esseri umani sul pianeta. Nel mese di aprile, gli scienziati avevano già dimostrato che la crisi climatica ha spostato l’asse della Terra, così come il massiccio scioglimento dei ghiacciai sta ridistribuendo il peso del mondo in modi nuovi e dalle conseguenze sconosciute.

Lo studio è il primo a dimostrare i timori dei ricercatori, che sospettavano questo effetto. Un altro rischio legato a questo fenomeno sta nel fatto che lo strato di ozono che assorbe i raggi UV del sole si trova nella stratosfera.

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Un evento internazionale gratuito sui cambiamenti climatici e i processi di pace

Ven, 05/14/2021 - 09:45

Agency for Peacebuilding (AP), prima organizzazione italiana specializzata sulla pace, organizza il suo evento annuale sui vincoli tra i cambiamenti climatici, i conflitti e processi di pace il prossimo 18 e 19 maggio, con i principali esperti e organizzazioni del settore europei ed internazionali.

Giunto al suo terzo anno, il Forum si è ormai affermato come un importante incontro a livello europeo che promuove il dialogo sulle questioni e sfide chiave che la disciplina della costruzione della pace deve affrontare.

Quest’anno, in particolare, il Forum si occuperà di un tema di massima attualità, i cambiamenti climatici ed i collegamenti complessi e ancora sottovalutati tra clima, ambiente e conflitti violenti, grazie al patrocinio e alla collaborazione di istituzioni in prima linea nella ricerca e nella pratica della costruzione della pace, come, il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Università di Bologna, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, l’Istituto per gli Affari Internazionali (IAI), l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), la Johns Hopkins School of Advanced International Studies, il Rotary Club Bologna Ovest Guglielmo Marconi, il Rotary Club Emilia Romagna.

I massimi esperti del settore invitati a dibattere esploreranno i meccanismi attraverso i quali i cambiamenti climatici interagiscono con le situazioni di conflitto potenziale o già esistente. Inoltre, si analizzeranno le opportunità che i cambiamenti climatici possono creare per migliorare le prospettive di pace, mentre il secondo giorno della conferenza sarà dedicato al Mediterraneo.

I processi di pace hanno dinamiche complesse e i professionisti del peacebuilding non hanno molte opportunità di riflettere sul loro lavoro e condividere la loro esperienza con colleghi professionisti o ricercatori”, spiega Bernardo Monzani, presidente di Agency for Peacebuilding, “il Forum mira a colmare questa lacuna, offrendo uno spazio di dialogo tra studiosi e professionisti del settore. L’evento, inoltre, vuole aprire la discussione a un pubblico più ampio di esperti di politica estera, attori rilevanti della società civile e pubblico informato.” conclude Monzani.

L’iscrizione è gratuita e l’evento sarà trasmesso online sulla piattaforma zoom. Programma e iscrizioni sono disponibili al seguente link: peacebuilding.eu

L’evento, che vuole coinvolgere tutti i partecipanti in un dibattito aperto e costruttivo, conterà con la presenza di relatori di fama internazionale come Grammenos Mastrojeni dell’Unione per il Mediaterraneo, Jüergen Scheffran, dell’Università di Amburgo, Marwa Daoudy della Georgetown University, Emiliano Alessandri, dell’OSCE o Mariko Peters, del Servizio per l’Azione Esterna dell’Unione Europea.

L’Agenzia per il Peacebuilding (AP) è un’organizzazione non-profit la cui missione è di promuovere le condizioni per risolvere i conflitti, per ridurre le violenze e per la costruzione di una pace duratura in Europa, nel suo vicinato, e nel Mondo.

Sigle alimentari: cosa vuol dire Dop, Doc e Igp?

Ven, 05/14/2021 - 08:00

Dop, Doc, Igp… sono tantissime le sigle che leggiamo sulle etichette degli alimenti. Come possiamo orientarci nella marea di acronimi che arriva nelle nostre tavole? Innanzitutto bisogna sapere cosa significano e per questo trovate le principali sigle, con una breve spiegazione, nell’infografica “Dop? Doc?? Igp??? Cosa vogliono dire?“. Tutte, a prima vista, ci garantiscono qualcosa. Ma quali ci sono più utili nella scelta di un prodotto? Cosa dobbiamo controllare maggiormente? Quale sigla ci “garantisce di più”? Poiché il mondo delle sigle è molto ampio, concentriamoci al momento solo sulle indicazioni di origine, cioè le sigle che identificano una produzione e la associano a­­­ un territorio circoscritto. 

Tra le sigle associate all’origine geografica dei prodotti, quali sono quelle che ci danno più informazioni come consumatori?

Quale, quindi, è meglio cercare su una etichetta?
“Le principali sigle di riferimento in materia di indicazioni geografiche sono le DOP e le IGP. Sono entrambe riconosciute a livello europeo e sono soggette a un regime di tutela esclusivo. Nel senso che sono le uniche corroborate da un regime di controlli pubblici che deve venire garantito nell’intero mercato interno dell’Unione Europea“, spiega l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare internazionale e fondatore di Great Italian Food Trade e del sito Fare, che contiene anche informazioni sulle regolamentazioni dei prodotti alimentari. “Ciò premesso la DOP (Denominazione di Origine Protetta) è l’unica tra le indicazioni geografiche a garantire che l’intera produzione – a partire dalla fase agricola primaria – abbia avuto luogo in un territorio circoscritto. Questo significa, sostanzialmente, che quando noi scegliamo – ad esempio – un prosciutto Dop, sappiamo che anche il luogo di nascita e di allevamento del suino è quello precisamente definito nel territorio previsto dal disciplinare di quella Dop“. Ogni Dop per essere tale deve essere dotata di un disciplinare che regolamenta la produzione e anche la provenienza delle “materie prime” con cui si crea un prodotto alimentare lavorato.

“Le produzioni che si caratterizzano invece per la sigla IGP (Indicazione Geografica Protetta), si distinguono rispetto alle Dop perché è sufficiente che una significativa parte del processo di produzione abbia avuto luogo nell’area del territorio identificato. Ad esempio: un salume IGP può avere questa denominazione perché lavorato in una determinata zona dell’Italia dove la sua produzione è caratteristica, ma può venire realizzato anche a partire da cosce di suini allevati e macellati in un altro Paese, laddove il disciplinare della relativa Igp lo consenta“.

Dop e Igp quindi sono i marchi di riferimento in Europa, ma vediamo anche molte etichette Doc, Docg, che riguardano i vini: “La denominazione Doc, Denominazione di Origine Controllata, per un vino è equivalente alla Dop di un prodotto alimentare e anche questa è riconosciuta a livello europeo. Anche la Docg, Denominazione di Origine Controllata e Garantita è riconosciuta a livello europeo e si applica ad un vino che può considerarsi una ulteriore selezione di qualità rispetto al vino Doc“, spiega l’avvocato.

Sono poi tanti altri i marchi che si trovano ancora sulle nostre tavole, ma i principali da “tenere d’occhio” sono questi, che hanno regole ferree stabilite nel disciplinare.

Cosa significa seguire un disciplinare? 

Spiega di nuovo Dongo: “La regola di base per accedere a una procedura di registrazione di una Dop o di una Igp è quella di dimostrare che si tratti di una produzione radicata sul territorio da decine di anni. Nel caso dell’Italia spesso si tratta produzioni radicate da secoli e secoli. I processi produttivi sono definiti nel disciplinare e vengono assoggettati ad apposite autorizzazioni, oltre ad essere sottoposti a controlli specifici. 

Il rispetto del disciplinare costituisce garanzia delle regole in esso previste, che in buona parte si basano sulla tradizione, ma il discorso della qualità è più ampio. Pensiamo che spesso molti disciplinari non considerano l’origine dei mangimi, né la loro natura ‘non-ogm’, con il paradosso che l’Italia è il primo produttore in Europa di soia ‘non ogm’ e tuttavia importa soia ogm per nutrire gli animali anche quelli a base di diverse produzioni Dop. Alcuni produttori aderiscono volontariamente a disciplinari o marchi che certificano ancora più nel dettaglio la qualità di un prodotto, facendo passi di ulteriore garanzia rispetto alla legge. Ma la questione è complessa e merita ulteriori approfondimenti. Il biologico, dal mio umile punto di vista, merita un apprezzamento per il minor impatto ambientale e le maggiori informazioni in etichetta per quanto riguarda l’origine delle materie prime agricole, la cui origine si può cogliere in un colpo d’occhio”. Nell’etichetta bio infatti viene indicata la provenienza da agricoltura Ue/non Ue e il luogo dove il prodotto è stato realizzato.

Tutti temi che approfondiremo al più presto, intanto un pezzetto di etichetta siamo riusciti a leggerla.

Altre info su

https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/ogm-tra-proclama-e-realtà-il-paradosso-italiano
https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/biologico-reg-ue-2018-848.

Siti di riferimento:
https://www.foodagriculturerequirements.com/
https://www.greatitalianfoodtrade.it/
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3338

Articolo del 27 agosto 2018

Gaza: 57 morti | Bitcoin, perché fanno male all’ambiente | Aumentato del 250% il consumo di alcol in casa

Ven, 05/14/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Attacco cyber all’oleodotto Usa: «Pagati 5 milioni di riscatto agli hacker russi»;

Il Giornale: Shrinkflation al supermercato: cosa è e perché ci svuota il portafoglio;

Il Manifesto: Gaza sotto le bombe: 57 morti. Gli israeliani chiusi nei rifugi;

Il Mattino: Turismo e manifatturiero, aumentano le assunzioni: spiragli ripresa al Sud;

Il Messaggero: India, per la variante si temono 8 milioni di contagi al giorno: pericolo per Nepal e Africa;

Ilsole24ore: Israele: lanciati 3 razzi dal Libano. Gaza, autorità locali: oltre 100 vittime;

Il Fatto Quotidiano: Il processo Ruby ter non finisce mai. Anzi ricomincia. Da ottobre nuovi giudici per Berlusconi malato;

La Repubblica: Elon Musk rinuncia ai Bitcoin, ecco perché fanno male all’ambiente;

Leggo: Usa, per i vaccinati niente mascherine né distanziamento sociale;

Tgcom24: Iss: con la pandemia è aumentato del 250% il consumo di alcol in casa;

Gli EcoShots di Jacopo Fo: la lavatrice

Gio, 05/13/2021 - 19:00

Perché scaldare l’acqua per lavare i panni, quando in tutte le case abbiamo già acqua calda in abbondanza? In questo video scopriamo perché la resistenza della lavatrice rappresenta uno spreco del quale si potrebbe benissimo fare a meno.

Dalla cucina di Angela: la crema di finocchi

Gio, 05/13/2021 - 17:00

Ingredienti per 4 persone

Finocchi 600 gr.
Patate 200 gr.
Cipolla o scalogno 50 gr.
Olio extra vergine di oliva 4 cucchiai
Sale q.b.
Timo q.b.

Preparazione

Pulire, lavare e tagliare a pezzi i finocchi e le patate. Far rosolare le verdure per qualche minuto in un tegame con l’olio e lo scalogno tritato. Coprire con acqua e lasciar cuocere chiudendo il tegame con un coperchio per circa 30-40 minuti.

A cottura ultimata aggiungere alcune foglioline di timo e frullare con un frullatore a immersione. Servire la crema in ciotole da minestra accompagnando con crostini di pane e rametti di timo.

Tempo di preparazione: 30-40 minuti

Ricetta vegana: sì

Gluten free: sì

Ph: Angela Prati

Sai riconoscere quando il tuo cane sta dicendoti “Ti voglio bene”?

Gio, 05/13/2021 - 15:00

Come si legge sul canale YouTube IL LATO POSITIVO “Come capire se il tuo cane è felice? Sapevi che i cani hanno in pratica la stessa struttura cerebrale che abbiamo noi nel produrre emozioni? Grazie a questa somiglianza, un cane può esprimere il suo affetto e il suo attaccamento verso di te in molti modi. Gli scienziati del dipartimento di etologia e biotecnologia dell’Università Azabu in Giappone, insieme a vari studiosi di altri atenei giapponesi, hanno studiato il modo con cui i cani dimostrano le loro connessioni emotive verso gli umani: ad esempio, guardandoli negli occhi! Questo contatto visivo aumenta, infatti, i livelli dell’ormone ossitocina sia nei cani, che negli umani.”

IL LATO POSITIVO

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Cambiamenti climatici e guerre, il legame è sempre più stretto

Gio, 05/13/2021 - 14:00

Nei primi 6 mesi del 2020, 9,8 milioni di persone in tutto il mondo sono state sfollate a causa dei cambiamenti climatici, rispetto ai 4,8 milioni di persone sfollate a causa dei conflitti. Secondo l’Ipsos ancora la maggior parte di noi ignora che le migrazioni sono dovute principalmente a motivi legati ai cambiamenti climatici, e quel che resta da scoprire è che anche buona parte dei conflitti scaturisce o si alimenta come conseguenza degli stravolgimenti del clima: ad esempio per l’accaparramento di risorse idriche contese.

“I processi di pace hanno dinamiche complesse e i professionisti del peacebuilding non hanno molte opportunità di riflettere sul loro lavoro e condividere la loro esperienze”, così Bernardo Monzani, presidente di Agency for Peacebuilding, prima organizzazione italiana specializzata sulla pace, presenta l’evento che anche quest’anno vuole approfondire i vincoli tra cambiamenti climatici, conflitti e processi di pace. L’appuntamento è il prossimo 18 e 19 maggio, a Bologna, con i principali esperti e organizzazioni del settore europei e internazionali.

“Il Forum mira a colmare questa lacuna, offrendo uno spazio di dialogo tra studiosi e professionisti del settore. L’evento, inoltre, vuole aprire la discussione a un pubblico più ampio di esperti di politica estera, attori rilevanti della società civile e pubblico”, prosegue Monzani.

Il Bologna Peacebuilding Forum è al suo terzo anno, ormai un importante incontro a livello europeo che promuove il dialogo sulle questioni e sfide chiave che la disciplina della costruzione della pace deve affrontare. Il tema della terza edizione è il collegamento complesso e sottovalutato tra clima, ambiente e conflitti violenti, grazie al patrocinio e alla collaborazione di istituzioni in prima linea nella ricerca e nella pratica della costruzione della pace, quali il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Università di Bologna, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, l’Istituto per gli Affari Internazionali (IAI), l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), la Johns Hopkins School of Advanced International Studies, il Rotary Club Bologna Ovest Guglielmo Marconi, il Rotary Club Emilia Romagna. Media Partner, People for Planet.

I massimi esperti del settore invitati a dibattere esploreranno i meccanismi attraverso i quali i cambiamenti climatici interagiscono con le situazioni di conflitto potenziale o già esistente. Inoltre, si analizzeranno le opportunità che i cambiamenti climatici possono creare per migliorare le prospettive di pace, mentre il secondo giorno della conferenza sarà dedicato al Mediterraneo. L’iscrizione è gratuita e l’evento sarà trasmesso online sulla piattaforma zoom.

Programma e iscrizioni sono disponibili a questo link. Tra gli ospiti:

Grammenos Mastrojeni dell’Unione per il Mediaterraneo,

Jüergen Scheffran, dell’Università di Amburgo,

Marwa Daoudy della Georgetown University,

Emiliano Alessandri, dell’OSCE

Mariko Peters, del Servizio per l’Azione Esterna dell’Unione Europea.

L’Agenzia per il Peacebuilding (AP) è un’organizzazione non-profit la cui missione è promuovere le condizioni per risolvere i conflitti, per ridurre le violenze e per la costruzione di una pace duratura in Europa, nel suo vicinato, e nel Mondo.