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Aggiornato: 1 ora 57 min fa

Sciopero, il FridaysforFuture cerca le sardine

Ven, 11/29/2019 - 14:16

Il FridaysforFuture, movimento giovanile che lotta ai cambiamenti climatici ispirandosi all’attivista svedese Greta Thunberg, si svolge oggi in tutto il mondo per il quarto appuntamento a cui certo non rinunciano gli studenti italiani, che stanno manifestando in tutte le città. Nella scorsa Climate Action Week, tra il 20 e il 27 settembre 2019, hanno scioperato oltre 7,5 milioni di ragazzi in 130 paesi. Questa volta i promotori dello sciopero hanno fatto anche un promettente appello all’ormai famoso movimento delle sardine: “Siamo convinti che obiettivi per cui entrambi lottiamo siano complementari e spesso coincidano“, scrivono in una lettera aperta

Una data speciale

La data, il 29 novembre, non è casuale: siamo a una settimana dalla COP25 (United Nations Climate Change Conference), la conferenza ONU sui cambiamenti climatici che parte il 2 dicembre a Madrid. “Dobbiamo comprendere insieme come contrastare il grave problema dei cambiamenti climatici tramite l’Università e la Ricerca, con ciò che studiamo quotidianamente ogni giorno. Sono previste iniziative già a Roma Tre, Sapienza, Cosenza, Padova, Firenze, Bologna, Bari e tante altre università”, oltre a scuole medie e superiori. ha detto all’Ansa Camilla Guarino, coordinatrice nazionale di Link Coordinamento Universitario. Ma oggi è anche il famigerato Black Friday, che si invita a boicottare a favore del Green Friday.

Tra le richieste del movimento: “La prima è uscire dal fossile: raggiungimento dello zero netto di emissioni a livello globale nel 2050 e in Italia nel 2030, per restare entro i +1.5 gradi di aumento medio globale della temperatura”. La seconda è che “la transizione energetica sia attuata su scala mondiale”. Terzo “rompiamo il silenzio, diamo voce alla scienza: questa riduzione delle emissioni è geofisicamente possibile. La scienza e la tecnologia per questa transizione ci sono. Sappiamo come fare, manca la volontà politica ed economica per farlo”.

Come già avvenuto l’ultima volta, anche docenti e personale ATA sono coinvolti nello sciopero, che quindi tocca anche materne e nidi.

La carne bio non aiuta il clima

Ven, 11/29/2019 - 14:00

Mangiare carne “biologica” non aiuta l’ambiente. Lo sapevamo già, ma uno studio della Cranfield University, pubblicato su Nature Communications, smonta definitivamente uno dei princiapli luoghi comuni sul consumo di carne. L’allevamento bio è più rispettoso dell’ambiente e delle biodiversità. Chi vive in una zona dove si coltiva o si alleva in modo bio mangia meglio e gode di una qualità dell’aria migliore: il biologico infatti abbatte le emissioni nocive degli allevamenti “intensivi”, dove cioè un gran numero di animali è compresso in aree ristrette e spesso in grave sofferenza. Si stima che il 15% del totale mondiale delle emissioni di gas serra è di origine zootecnica.

Tuttavia la modalità di produzione bio ha una resa in quintali di carne per ettaro molto inferiore rispetto all’intensivo. Proprio come per l’agricoltura bio, usando meno fertilizzanti e diminuendo lo sfruttamento del terreno (facendolo ad esempio “respirare” con la rotazione delle colture) si avrà una migliore qualità dell’aria, ma meno raccolto.

Secondo lo studio, se tutte le aree agricole e zootecniche del Regno Unito si convertissero al biologico, ci sarebbe un calo locale delle emissioni a effetto serra del 20% per le colture e del 4% per gli allevamenti, ma ci sarebbe un crollo della produzione addirittura di un -40%, con conseguente aumento delle importazioni compensative o del suolo adibito. In Europa il consumo di suolo a questo scopo dovrebbe moltiplicarsi per 5, mediamente, dicendo quindi addio a buona parte di parchi e foreste. 

L’unica soluzione, conferma lo studio, è cambiare schema di alimentazione, riducendo i consumi di carne (come succede ad esempio in Argentina!): molto meno, come suggerisce anche una proposta Onu, ma biologica. Allora sì che la conversione al biologico porterebbe un vero taglio alle emissioni globali.

Black friday, occhio agli acquisti compulsivi

Ven, 11/29/2019 - 13:13

Con il black friday occhio all’acquisto compulsivo. Se è vero – ormai diversi studi lo dimostrano – che fare shopping fa bene alla salute perché comporta esercizio fisico (andare per negozi e vetrine) e favorisce la riduzione dello stress, giornate di sconti come il black friday possono però portare a fenomeni di acquisto irrefrenabile definiti «consumopatie».

«Studi scientifici hanno provato l’utilità dello shopping segnalando tra i benefici riconosciuti l’esercizio fisico, la riduzione dello stress e dell’ansia e l’aumento del buonumore – spiega Eleonora Iacobelli, psicologa e presidente Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) –. Tuttavia è necessario prestare attenzione perché dagli effetti positivi alla patologia il passo è breve».

Difficile demarcare confine netto

La psicologa spiega che è molto difficile demarcare un confine netto tra ciò che può essere definito «acquisto normale, esigenza o piccolo sfizio» e i fenomeni di acquisto compulsivo definiti «consumopatie», che consistono nel bisogno di fare «spese frequenti e ripetute di oggetti talvolta non necessari».

Leggi anche: Back friday: come evitare le truffe

Il campanello d’allarme

Come fare ad accorgerci che siamo entrati nel vortice dell’acquisto compulsivo? Basta prestare attenzione a cosa succede una volta rientrati a casa con i frutti del nostro shopping: se la sensazione di esaltazione per il nuovo acquisto lascia subito il posto alla delusione, vuol dire che qualcosa non va.

Quattro consigli contro gli acquisti compulsivi

Ecco quattro consigli che possono aiutarci contro la febbre da shopping:

  • fare un elenco di ciò che è essenziale
  • andare a fare shopping con una persona che sappiamo essere in grado di dissuaderci da spese inutili
  • pagare in contanti per avere maggior consapevolezza della spesa effettuata
  • fissare un budget e valutare bene quali acquisti fare, selezionando solo oggetti il cui costo rientri nella cifra stabilita

Operazione “Ombre Nere”: arrestate 19 persone

Ven, 11/29/2019 - 11:13

Ai vertici una 50enne, Antonella Pavin, padovana che si definisce il Sergente Maggiore di Hitler – chissà chi è il generale – e il gruppo ha eletto anche Miss Hitler, ovviamente bionda e tatuata con tutti simboli del caso.

In casa della “signora” i poliziotti della Digos hanno trovato il modulo di adesione al partito neonazista e un documento programmatico in 25 punti. L’indagine che ha coinvolto gli uffici  di Siracusa, Milano, Monza Brianza, Bergamo, Cremona, Genova, Imperia, Livorno, Messina Torino, Cuneo, Padova, Verona, Vicenza e Nuoro è durata due anni, i 19 sono indagati per costituzione e partecipazione ad associazione eversiva e istigazione a delinquere

Esponente di spicco della banda anche un pluripregiudicato, Pasquale Nucera, esponente di spicco della ‘ndrangheta, che aveva il compito di  formare le ‘milizie‘ di chiara matrice filonazista, xenofoba, antisemita e negazionista.

La Spa ad Auschwitz

Intervistata da Repubblica la Pavin ha dichiarato:
«I sionisti comandano il mondo, guidano le banche, decidono sulle politiche dell’immigrazione. Sono la rovina dell’umanità. L’Olocausto è una fandonia».
Ha mai ascoltato Liliana Segre?
«Lasciamo perdere Liliana Segre, ne avrei da dire. Ad Auschwitz c’erano piscina, teatro, cinema. Non è andata come la raccontano».
Suo marito la pensa come lei?
«No, lui vota Salvini».

Un moderato in confronto alla moglie.

I 10 migliori film musical

Ven, 11/29/2019 - 10:00

Le sue origini erano nelle opere di gran successo a Broadway e nei teatri di Londra, poi con l’avvento del sonoro il cinema s’impossessa del genere musical. Fantastici movimenti coreografici nel corso del secolo breve hanno accompagnato storie semplici che nel corso del tempo hanno abbandonato le semplici vicende amorose per bagnarsi proficuamente negli avvenimenti politici e nella migliore contaminazione con le culture pop e rock. Il musical al cinema è l’America fatto salva qualche eccezione. Ho scelto per voi i miei migliori dieci film di un genere che ha prodotto innovazioni, sogni, canzoni indimenticabili, star di prima grandezza, trame da operetta e metacinema da Oscar.

BLUES BROTHERS di John Landis, 1980

Un regista geniale come un barman di Chicago mette in scena elementi comici, demenziali e disastrosi. La storia di due fratelli vestiti di nero è strettamente legata alla ricostituzione di una band che suona il rhythm’n’blues. John Belushi e Dan Aykroyd già affermati diventeranno la nuova coppia comica del cinema americano ed entrano nell’immaginario collettivo globale. Il blues ritmato e non triste e iettatorio diventa mainstream per i giovani in tutto il mondo grazie ai classici riarrangiati e splendidamente coreografi che mettono in campo la cultura black di Aretha Franklin, Ray Charles, James Brown, John Lee Hocker, Cab Calloway. Oggi anche gli ultrà dello stadio cantano “Minnie the moucher” perché l’hanno appresa dal film. C’è spazio pure per country e rock ’n’roll. Cult movie che non perde smalto nel corso del tempo. Si vede e si rivede sempre recitando battute e citazioni che hanno fatto soprattutto di Belushi il controeroe dissacrante di una generazione.

CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA di Stanley Donen e Gene Kelly, 1952

A pretesto il passaggio complesso dal cinema muto a quello sonoro di un famoso attore che fa coppia con un’attrice antipatica e che si avvale per superare il problema di un amico e di una cantante. L’intreccio aggiunge che i l fan credono che i due attori del muto siano fidanzati da tempo, ritenendoli addirittura una coppia modello del cinema e ciò rende lei ancora più antipatica e insopportabile. Secondo Morandini “una delle migliori commedie musicali sulla storia di Hollywood”. Guerra dei sessi con momenti coreografici indimenticabil, regia di altissimo livello e siparietti comici che non hanno perso freschezza e vigore.

CAPPELLO A CILINDRO di Marck Sandrich, 1935

Nureyev considerava Fred Astaire il miglior ballerino del Novecento. In coppia con Ginger Rogers nei dieci film che hanno girato assieme una delle più celebri coppie della storia del cinema ma questo è sicuramente quello meglio riuscito. Fred è un ballerino e Ginger un’indossatrice. Sceneggiatura densa di equivoci, ingredienti degni di commedia plautina e tecniche alla Goldoni che si avvalgono di strepitose coreografie che ricostruiscono in studio anche Londra e Venezia. I tacchi scandiscono un ritmo indiavolato di tip tap funambolico, esibizione in teatro con Fred nel celebre numero in cui abbatte i ballerini con il bastone adoperato come fucile. Nella colonna sonora anche un accenno di tarantella italiana. La canzone “Cheek to cheek” diventerà un classico.

LA LA LAND di Damien Chazelle, 2016

Un pianista jazz e un’aspirante attrice si innamorano mentre sono entrambi impegnati a inseguire le proprie ambizioni e i propri sogni, ma le cose cambiano non appena cominciano a raggiungere il successo. A Los Angeles rinasce il genere omaggiando e citando la grande storia del musical cinematografico. Ambientato lungo l’arco delle quattro stagioni poggia sul grande talento artistico e carismatico di Emma Stone e Ryan Gosling. Spettacolari coreografie realizzate per strade e negli studios. Riflessione incantata ma reale sulla società dello spettacolo e le difficoltà del successo che attraverso la regia determinata di un giovane riattualizza i canoni del genere. Chezelle ha affermato di aver preso un vecchio musical e lo ha calato “nella vita reale in cui le cose sempre non funzionano”. Sei Oscar e pioggia d’incassi in tutto il mondo.

WEST SIDE STORY di Robert Wise, 1961

Prendi “Romeo e Giulietta”, trasforma i Montecchi e i Capuleti in due bande dei quartieri popolari della Grande Mela e con le musiche di un certo Bernstein che avevano trionfato a Broadway nell’omonimo musical e avrai un clamoroso successo premiato con dieci Oscar che ne fanno un classico purtroppo spesso dimenticato dalle programmazioni televisive e sconosciuto alle giovani generazioni. Canzoni stupende, coreografie meravigliose spesso girate dal vero nelle strade dove è ambientata la tragica storia che si avvale anche della recitazione di Natalie Wood ma è doppiata nelle canzoni. L’attenzione ai temi sociali e le tecniche innovative riformarono il genere.

CABARET di Bob Fosse, 1972

Da un successo di Broadway la storia ambientata nella Berlino nazista di una spogliarellista che canta in un cabaret trasgressivo e decadente e arrotonda accompagnandosi a ricchi signori. Ispirato a Kurt Weil e Brecht è secondo Mereghetti “uno dei musical moderni più riusciti e famosi in perfetto equilibrio tra vis comica e tensione drammatica”. Una superlativa Liza Minnelli, figlia del grande regista di musical Vincent e di Judy Garland, canta e diventa un’icona dello mondiale. Il film mette in spettacolo la vita quotidiana della Repubblica di Weimar in un titolo che divide la critica. Mi metto dalla parte di chi lo considero punto di svolta del musical adulto. Otto Oscar.

HAIR di Milos Forman, 1979

La guerra del Vietnam attraverso una recluta che dalla provincia arriva a New York e incontra gli hippy pace amore e libertà era la materia di uno dei primi musical alternativi di successo che aveva destato inevitabile scandalo tra i benpensanti e convinta adesione tra liberal e aderenti al Movimento di contestazione alla guerra sporca. Ci vorranno anni per trasportarlo al cinema grazie ad un regista geniale profugo dalla Cecoslovacchia comunista e diventato americano. Il film è molto innovativo come annota Morandini perché “il suo ritmo non è scandito dai numeri musicali, ma dal montaggio che costruisce i balletti”. Le canzoni “Aquarius” e “Hair” restano come inno pacifista, “Let the sun shine” nel finale costruisce una riuscita tensione drammatica evitando l’happy end e costruendo un revival indelebile della controcultura americana.

GREASE di Randal Kleiser, 1978

John Travolta fresco reduce del successo della “Febbre del sabato sera” fa coppia perfetta con Olivia Newton John in un musical preso da Broadway e che diventa il musical di maggiore incasso tratto dalla cultura e dallo stile di vita anni Cinquanta. Molto scanzonato e perfettamente ballato contamina il musical classico con la cultura dei fumetti e l’intrattenimento divertente dell’ultimo anno di scuola all’epoca in cui i giovani erano finalmente diventati consumatori necessari. Senza pretese sociologiche divenne un classico creando identificazione e revival nei teenagers di tutto il mondo occidentale che iniziarono ad usare brillantina, cotonature e giubbotti di pelle. Sempre bello da rivedere.

IL MAGO DI OZ di Victor Fleming, 1939

Primo film con alcune sequenze a colori (“Il cantante di jazz” era stato invece il primo film sonoro della storia del cinema a riprova del carattere innovativo del musical) che va ascritto oltre che al regista di “Via col vento”al genio, anche ad Arthur Fred il più celebre producer di musical hollywoodiani. Quattromila costumi per mille figurazioni e molti nani che invadono gli studios in una storia tratta da un libro ma che negli Stati Uniti è memoria collettiva per i bambini di diverse generazioni grazie ad uno dei film più celebri della storia del cinema. Ottimi effetti speciali per l’elogio della fuga e del sogno della minorenne Judy Garland (era già una piccola star affermata) verso il mago di Oz in compagnia di uno spaventapasseri, un leone codardo e un omino di latta. Oscar per l’adattamento musicale e anche alla intramontabile canzone “Over the rainbow”. Ricolorato in anni recenti.

THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW di Jim Sharman, 1975

Due fidanzati in una notte di pioggia finiscono in un sinistro castello. Ma il mito di Frankenstein è genialmente modificato perché i tempi sono cambiati e quindi protagonista della storia è un transex extraterrestre che per il proprio piacere si è costruito un muscoloso biondone. Tratto da un musical inglese il film si affermò non con le prime uscite ma con l’adozione dei gruppi gay, trans e alternativi che nelle proiezioni di mezzanotte si vestivano come i protagonisti del film dando vita ad uno spettacolo nello spettacolo. Il fenomeno ha riguardato anche Milano dove il film è programmato ancora oggi dal 1976 al cinema Mexico. Cult movie che sa unire le atmosfere dell’horror e fantascienza di serie B con le suadente ambiguità del glam rock. La fidanzatina ingenua è Susan Sarandon.

Avete mai assaggiato il Massaman Curry?

Ven, 11/29/2019 - 06:06

Ci sono pietanze che, almeno una volta nella vita, andrebbero assaggiate. La classifica è stata stilata dal lettori del sito della CNN. C’è anche tanta Italia, con la pizza napoletana e il gelato

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Decluttering: le tecniche per sbarazzarsi del superfluo e rinascere

Ven, 11/29/2019 - 06:00

Abbiamo oggetti acquistati perché in quel momento ci sembrava non poterne farne a meno e vestiti mai indossati che ci sembravano calzare a pennello, finché non abbiamo fatto una seconda prova davanti allo specchio di casa.

Nel caso degli indumenti, modificarli o riciclarne anche una parte non è sempre semplice, richiede tempo e fantasia; buttarli direttamente sarebbe uno spreco inconcepibile e, oltre tutto, non ci piace che finiscano nel bidone dell’indifferenziato. Potremmo regalarli o donarli. Potremmo.

Le soluzioni ci sono ma a volte è come se il nostro cervello si bloccasse. Ogni tanto ci verrebbe voglia di riempire semplicemente decine di sacchi della spazzatura e lanciare tutto dalla finestra. Ci sentiremmo liberi. Ed è proprio questo il punto: tutto ciò che nella nostra vita è superfluo ci incatena, ci rende schiavi, occupa il nostro spazio vitale.

La soluzione si chiama “decluttering”e punta a stimolare un ritorno all’essenziale come stile di vita. Anche le regole del feng shui ci svelano moltissimo di tutti questi aspetti. Negli ultimi tempi poi, con l’aumentare della sensibilità verso il tema del riciclo e del riuso, si sono moltiplicate anche le occasioni e le app dedicate al baratto e l’abbigliamento è uno dei settori che va per la maggiore.

Facciamo spazio a nuovi oggetti e nuove esperienze

Compriamo, compriamo, compriamo. E poi facciamo fatica a buttare. Senza arrivare a soffrire di un disturbo da accumulo, moltissime persone acquistano oggetti per i motivi più svariati e poi non riescono a separarsene, indipendentemente dal valore economico. Gli spazi si riempiono, spazi mentali compresi, e allora occorre compiere un grande sforzo per selezionare ciò che davvero serve.

La regola generale è smettere di comprare cose superflue “di pancia” o come compensazione emotiva. Anche perché accumulare significa non trovare mai ciò che serve al momento opportuno. Gli oggetti e i vestiti in eccesso sono zavorre che spesso si conservano come feticci del nostro passato ma non ci fanno bene. Sbarazzarcene significa lasciare spazio a nuove emozioni, nuova libertà, nuove idee, incarnate da nuovi oggetti o semplicemente da quello stesso spazio ritrovato.

Il metodo KonMari e il Feng Shui

Marie Kondo nel 2011 ha pubblicato un manuale, “Il magico potere del riordino” in cui proponeva un metodo diventato persino oggetto di una serie tv seguitissima.

Il fatto che esistano “consulenti del riordino” è sintomatico di quanto nel mondo troppi individui siano schiavi del consumismo. In realtà, ognuno di noi può scegliere una sua tecnica di decluttering. Ad esempio, basta dividere in cesti o scatole gli oggetti selezionando quelli da tenere, da riciclare, da buttare e da donare. Proprio l’idea del donare e di fare del bene (riducendo quindi gli sprechi) può essere una buona molla per iniziare.

L’antica arte cinese del Feng Shui ci insegna che tutto ciò che ci circonda emana energie – positive e negative – che influenzano la quotidianità. Un ambiente “intasato” di oggetti influisce in maniera negativa, ci affossa, ci spinge verso il basso. Ecco allora alcune regole degli esperti:

1 – Non bisogna trovare spazio in casa, bisogna cambiare comportamento
2 – Siate onesti con voi stessi: se ammettete quali oggetti sono superflui non avrete rimpianti lasciandoli andare
3 – Circondatevi soltanto di ricordi positivi
4 – Focalizzatevi sul rendere casa vostra ospitale agli occhi di chi entra
5 – Insegnate il decluttering ai bambini, circondateli del necessario, non del surplus
6 – Cose vecchie, danneggiate, doppie, mai utilizzate: riparatele se potete, poi datele via
7 – Fate in modo di avere intorno soltanto cose di cui avete bisogno adesso (non ieri e non domani)

Abbigliamento, riciclo, baratto e app

L’accumulo di capi di abbigliamento è il tasto dolente per molte persone.

Molti brand famosi invitano a lasciare nei punti vendita i capi usati in cambio di buoni sconto o punti fedeltà. In alternativa si possono conferire i capi nei contenitori appositi che si trovano lungo le strade e che consentono di recapitarli ad aziende che si occupano di riciclarne le varie parti o le fibre, o di donarli. La donazione può anche essere diretta se si individuano parrocchie o enti che si occupano di donare i capi in buono stato ai bisognosi.

Intanto, si moltiplicano anche le app che consentono di vendere o scambiare oggetti e vestiti. Una volta c’era soltanto eBay, oggi abbiamo talmente tante possibilità a portata di click che è impossibile ricavare un elenco completo: il Marketplace di Facebook; l’italiana XTribe in cui si può aprire una vetrina di oggetti da vendere; ArmadioVerde dedicata all’abbigliamento usato; SwapParty, che prende il nome dagli incontri nel mondo reale tra amici o conoscenti in cui ci si scambiano vestiti; per l’abbigliamento griffato ci sono app e siti Web dedicati come Vestiaire Collective e DePop. Infine, mai sottovalutare le potenzialità dei mercatini vintage delle nostre città e di catene come Mercatopoli che sull’arte del riuso basano la propria attività.

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Goodbay Black, welcome GREEN FRIDAY: domani chi e dove in Italia

Gio, 11/28/2019 - 15:24

Oltre il Black Friday c’è il Green Friday, l’iniziativa lanciata nel 2017 in Francia dalla rete di imprese eco-solidali, Envie, arriva quest’anno anche in Italia. Come protesta contro il consumismo sfrenato promosso dal Black Friday, il venerdì verde vorrebbe invertire del tutto la rotta, per porre fine a tutto questo ed educare il consumatore ad acquisti responsabili e orientati nella direzione dell’economia circolare e della sostenibilità. La strategia non è quella di fare sconti ai clienti, ingolosendoli ad acquistare e quindi a consumare, bensì di destinare una percentuale dei propri introiti ad associazioni attive per la tutela dell’ambiente.

Green Friday in Italia

Lo stesso meccanismo sarà utilizzato domani in Italia: ad aderire al Green Friday è la “Rete di Botteghe sfuse indipendenti“, negozi che vendono principalmente prodotti sfusi, che domani doneranno il 10% del loro fatturato a Legambiente, il cui ricavato sarà utilizzato per progetti di sensibilizzazione e informazione sulla produzione e riduzione dei rifiuti. Nella nota diffusa dalla Rete di Botteghe sfuse si legge “È necessario un cambiamento di paradigma, quindi basta con il consumismo compulsivo dettato dal mercato. Ragioniamo con la nostra testa e per Natale regaliamo cose utili, sane, etiche e che abbiano dietro persone e non multinazionali”. Purtroppo però i negozi che hanno aderito all’iniziativa si trovano prevalentemente al Nord.

Altre aziende stanno aderendo in queste ore all’iniziativa del Green Friday, come il brand di piumini Save the Duck che domani devolverà il 50% del fatturato delle vendite dell’e-commerce e degli store di Milano e Venezia a Treedom, la piattaforma web al mondo che permette di piantare un albero a distanza e seguirlo online. Anche Rifò, il brand pratese di moda ecosostenibile, per tutta la settimana del Black Friday fino al 2 dicembre, devolve 5 euro per ogni prodotto acquistato alla raccolta fondi internazionale Fashion Revolution che promuove modelli di consumo sostenibile. E ancora, Salewa, specializzata in attrezzatura da montagna, dal 27 novembre al 1 dicembre sconta tutto del 20% sull’e-commerce per poi destinare il 3% all’organizzazione non-profit EOCA per il progetto “Plastic free: Mountain to Sea”.

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Giving Tuesday

L’ultimo arrivato è poi il Giving Tuesday, il martedì della solidarietà. Crescono gli acquisti in Italia, ma cresce anche la voglia di donare. Il 3 dicembre è la giornata mondiale del dono, il giorno dopo il Cyber Monday, e per l’occasione è stato indetto il Giving Tuesday, un appello alla solidarietà giunto alla sua terza edizione in Italia. Tutti possono partecipare alle iniziative e collaborare con le associazioni della rete.

Thanksgiving: una tradizione antica

Gio, 11/28/2019 - 14:00

Si celebra negli Usa ogni quarto giovedì di novembre e in Canada ogni secondo lunedì di ottobre. È il giorno del Ringraziamento, il Thanksgiving Day.

La festa è antica se pensate che oggi se ne celebra il 398esimo anniversario. Il primo evento si fa risalire al 1621 quando nella città di Plymouth, nel Massachusetts, i padri pellegrini si riunirono per ringraziare il Signore del buon raccolto; la festa divenne ufficiale nel 1863 quando Abramo Lincoln ne proclamò la celebrazione annuale e via via la festa è sempre più una ricorrenza laica.

Il Tacchino!

In tutte le serie tv statunitensi si vedono famiglie radunarsi e cuocere un enorme tacchino. Appena seduti a tavola i commensali a turno pronunciano il loro ringraziamento personale per qualcosa di buono nella loro vita.

Quindi il capofamiglia affetta il volatile e alla carne si aggiunge la salsa gravy – una specie di besciamella composta da brodo di carne o dal fondo di cottura dell’arrosto, burro e amido di mais o farina – purè di patate, patate dolci, salsa di mirtilli, verdure e torta di zucca.

Come è per noi il Natale, questa festa si celebra in famiglia, si cucina in casa e, come per le nostre pietanze tradizionali, ci si tramanda per generazioni la ricetta segreta per cucinare la bestiona.

E come da consuetudine anche quest’anno il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha graziato due tacchini, loro almeno non saranno cucinati, se ne parla l’anno prossimo.

Ma perché proprio il tacchino e non per esempio un’anatra o un manzo?

Pare che gli Atzechi li abbiano offerti in dono agli spagnoli arrivati in America dall’Europa. Devono essere piaciuti molto: si stima che oggi saranno 45 milioni i tacchini cucinati e serviti sulle tavole degli americani, anche se sono molto diversi dai loro progenitori visto che sono allevati in batteria e arrivano a pesare 8 chili l’uno. 

E voi, per che cosa oggi ringraziate Dio, gli amici, il mondo?

Noi ringraziamo chi ha letto questo articolo.

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay 

Hiv: in Italia infezioni in calo, ma una diagnosi su due arriva ancora troppo tardi

Gio, 11/28/2019 - 12:41

Le nuove diagnosi di infezione da Hiv (il virus dell’immunodeficenza umana) sono in diminuzione – 2847 nel 2018, 20% in meno rispetto al 2017 – ma non bisogna abbassare la guardia: ancora più della metà dei casi viene infatti diagnosticata a distanza di anni dal momento del contagio (diagnosi tardiva), aumentando i rischi di gravi danni a carico del sistema immunitario. I dati arrivano in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids che si celebra ogni anno il 1° dicembre dall’Amcli, l’Associazione italiana microbiologi clinici italiani. Che, precisando che la maggioranza delle nuove diagnosi registrate lo scorso anno risulta attribuibile a rapporti sessuali non protetti, non si lasciano sfuggire l’opportunità di fare delle raccomandazioni: è importante – dicono – mantenere  sempre alta l’attenzione verso stili di vita improntati alla maggiore sicurezza per sé e per gli altri, e sottoporsi ai test nel caso in cui sussista un minimo dubbio di aver contratto l’infezione.

Leggi anche: Preservativi a scuola: calano le infezioni tra adolescenti

Cresce l’età media

A livello mondiale le persone infettate dal virus Hiv sono 37,9 milioni (1,7 milioni infettati nel 2018), di cui 130 mila in Italia. L’età media delle persone neodiagnosticate è in aumento, come già rilevato negli ultimi anni: nel 2018 la mediana è stata di 38-39 anni, con la classe 25-29 anni maggiormente rappresentata; i maschi continuano ad essere predominanti (85,6% nel 2018). Le fasce più vulnerabili risultano essere i giovani e gli over 65.

Leggi anche: Hiv, paziente inglese in remissione dalla malattia. E’ la seconda volta nella storia

L’8% non sa di essere infetto

Il dato realmente allarmante è che in Italia circa l’8% delle persone infette è inconsapevole del proprio stato, e a livello mondiale questa quota è ancora maggiore, superando il 20%. «Questo fenomeno – spiega Pierangelo Clerici, presidente Amcli e direttore dell’Unità operativa di Microbiologia dell’Azienda socio-sanitaria territoriale Ovest Milanese – è dovuto a una scarsa attenzione ai rischi di questa infezione e, soprattutto, a una scarsa conoscenza dei modi in cui si acquisisce».

Italia vicina all’obiettivo dell’Unaids

I microbiologi spiegano che l’Italia è vicina al raggiungimento dell’obiettivo “90-90-90” dell’Unaids (il programma delle Nazioni Unite per l’Hiv/Aids) che punta a diagnosticare entro il 2020 il 90% di tutti i casi di HIV, ad assicurare almeno al 90% di tutte le persone diagnosticate l’accesso alle terapie antiretrovirali e a far sì che il 90% di loro raggiunga la soppressione della carica virale. I dati relativi al 2018 indicano infatti per il nostro Paese percentuali pari a 92-87-87.

«La Terra è piatta»: parola di terrapiattisti a convegno

Gio, 11/28/2019 - 10:43

24 novembre 2019, Hotel The Hub di Milano. Per la modica cifra di 25 euro si poteva assistere al convegno “La Terra è piatta”, incontro dei principali esponenti del movimento dei terrapiattisti italiani. Roba forte!

La redazione di Focus (santi subito!) ha mandato un “agente segreto” in ricognizione e in questo divertentissimo articolo potete leggerne il resoconto.

I terrapiattisti sarebbero convinti di essere di fronte a un enorme complotto ordito da politici, scienziati, banchieri per nascondere che in realtà… la terra è piatta.

Sarebbero convinti, o almeno lo sarebbe tale Agostino Favari che ha mostrato grafici e disegni alla sala gremita di 40-50 persone, che il Sole si trovi a circa 5.000 km dalla Terra e non a 150 milioni di km come sostengono i “terratondisti”.

Altri sostengono che dietro al complotto ci siano adoratori di Lucifero.

Per Calogero Greco: “L’acqua non può curvare: da qui si deduce che la Terra è piatta.” Poi ha parlato della scoperta di un nuovo mondo.

Lettera al premier Conte

Per verificare la teoria dei terrapiattisti sembra che sia sufficiente andare in Antartide a controllare. Così, pare, abbiano inviato una lettera al Presidente del Consiglio Antonio Conte per aver l’autorizzazione al viaggio.

“Verificando di persona, – ha spiegato Favari – potremo avere delle risposte: per esempio se al Polo Sud non ci fosse il sole di mezzanotte, come al Nord, questa asimmetria dimostrerebbe che la Terra non è sferica”.

Qualcuno ha amici in Antartide?

Altri link:
Corriere della Sera – Terrapiattisti a Milano: «In Antartide dimostreremo che la Terra è piatta»
La Stampa – I terrapiattisti a convegno a Milano. «Si chiama pianeta perchè è piano, non è un globo»

«La Terra è piatta»: parola di terrapiattisti a convegno

Gio, 11/28/2019 - 09:30

24 novembre 2019, Hotel The Hub di Milano. Per la modica cifra di 25 euro si poteva assistere al convegno “La Terra è piatta”, incontro dei principali esponenti del movimento dei terrapiattisti italiani. Roba forte!

La redazione di Focus (santi subito!) ha mandato un “agente segreto” in ricognizione e in questo divertentissimo articolo potete leggerne il resoconto. 

I terrapiattisti sarebbero convinti di essere di fronte a un enorme complotto ordito da politici, scienziati, banchieri per nascondere che in realtà… la terra è piatta. 

Sarebbero convinti, almeno lo è tale Agostino Favari, che ha mostrato grafici e disegni alla sala gremita di 40-50 persone, che il Sole si trovi a circa 5.000 km dalla Terra e non a 150 milioni di km come sostengono i “terratondisti”.

Altri sostengono che dietro al complotto ci siano adoratori di Lucifero. 

Per Calogero Greco: “L’acqua non può curvare: da qui si deduce che la Terra è piatta.” Poi ha parlato della scoperta di un nuovo mondo.

Lettera al premier Conte

Per verificare la teoria dei terrapiattisti sembra sia sufficiente andare in Antartide a controllare. Così, pare, abbiano inviato una lettera al Presidente del Consiglio Antonio Conte per aver l’autorizzazione al viaggio.

“Verificando di persona, – ha spiegato Favari – potremo avere delle risposte: per esempio se al Polo Sud non ci fosse il sole di mezzanotte, come al Nord, questa asimmetria dimostrerebbe che la Terra non è sferica”.

Qualcuno ha amici in Antartide?

Altri link:

Corriere della Sera – Terrapiattisti a Milano: «In Antartide dimostreremo che la Terra è piatta»

La Stampa – I terrapiattisti a convegno a Milano. «Si chiama pianeta perchè è piano, non è un globo» 

Fonte immagine: behindthebastards.com

Si chiama Betterbox, è il primo contenitore per la pizza 100% compostabile

Gio, 11/28/2019 - 07:00

La riciclabilità dei cartoni per la pizza è un obiettivo importante per la diminuzione dei rifiuti prodotti perché i quantitativi in gioco sono considerevoli (2 milioni al giorno) e il materiale usato fino ad oggi, ovvero il cartone, non può essere riciclato per uso alimentare e, se sporco di cibo, neppure per riprodurre carta. Inoltre il materiale utilizzato per le pizze deve essere adeguato per l’uso alimentare e, quindi, assolutamente atossico.

La normativa e le recenti inchieste

I contenitori per la pizza, infatti, secondo la normativa Europea ed Italiana, devono seguire regole precise di produzione, in modo da non rilasciare sostanze negli alimenti, né odori, né colori degli inchiostri, e non devono farlo in nessun caso: quindi né per via del calore, né per eventuali tagli del cartone.

Nel 2016 sul settimanale Il Salvagente apparve un articolo in cui si denunciava il fatto che, avendo fatto analizzare alcuni campioni di cartoni prodotti da diverse industrie, questi davano risultati non proprio rassicuranti per il consumatore. Le analisi tendevano a individuare le cause che determinavano il pungente odore che a volte si avverte aprendo una scatola di pizza e lo sgradevole retrogusto che accompagna la degustazione.

I contenitori, nella loro parte interna, quella che viene a contatto con l’alimento, non devono essere stampati e devono essere per legge, nello strato che viene a contatto con l’alimento, di pura cellulosa vergine. Sottoposti alla gascromatografia, una macchina in grado di leggere i diversi componenti rilasciati all’alimento, tutti i cartoni esaminati dall’indagine mostravano di essere in grado di contaminare il cibo con composti fenolici. A questi si aggiungono diversi benzeni e naftaleni, tutte sostanze il cui utilizzo nell’industria è regolamentato da rigide regole, e che non devono assolutamente venire a contatto con gli alimenti.

Ma da dove vengono questi contaminanti? Alcuni tra quelli individuati derivano presumibilmente dalla carta riciclata, usata contrariamente a quanto prevede la legge italiana. Si tratta di collanti e sbiancanti (utilizzati per dare al materiale riciclato le caratteristiche della carta vergine) in grado di passare sull’alimento alterandone odore e sapore.

Per i contenitori attualmente presenti in commercio, ovvero quelli di cartone, bisogna quindi controllare prima di tutto che riportino il simbolo “forchetta e coltello” (che garantisce l’uso alimentare). È inoltre importante che vengano garantiti i controlli antifrode per evitare che cartoni non conformi arrivino sulle nostre tavole.

Perché non può essere utilizzato cartone riciclato

Il cartone per le pizze è dunque un prodotto per il quale almeno nella parte interna non può essere usata carta riciclata: per questa ragione trovare soluzioni alternative all’uso della cellulosa vergine, altri materiali impiegabili e riciclabili, è un vantaggio importante per l’ambiente.

Si tratta di un consumo importante di materia prima, anche perché dati recenti sul consumo delle pizze da asporto in Italia stimano che ogni giorno vengano consumate circa 2 milioni di pizze.

L’insieme di tutti i cartoni utilizzati ogni anno, per dare un’idea dei quantitativi, potrebbe creare una pila alta circa due Empire State Building e mezzo.

Questi cartoni, laddove sporchi di cibo, non possono essere riciclati con la carta, e quindi non sono riutilizzabili neanche per altri usi, producendo così un’elevata quantità di rifiuti.

Come si smaltiscono i cartoni della pizza

I cartoni della pizza vanno gettati nella raccolta differenziata della CARTA E CARTONE solo se completamente puliti, altrimenti devono essere gettati nella frazione UMIDA. In alternativa estrema, qualora nel Comune di appartenenza non sia disponibile la raccolta del rifiuto organico, vanno conferiti invece nel SECCO, ovvero nell’indifferenziata. Ed è importante rispettare questa regola, perché porzioni di carta non completamente pulite possono rovinare un’intera partita di carta destinata al riciclo.

L’innovazione di Betterbox

Ecco allora perché è importante trovare materiali alternativi, ed assume ancora più importanza l’innovazione introdotta da Carlsberg – azienda produttrice di birra, che ha inventato Betterbox: un cartone per la pizza realizzato con gli scarti di produzione della birra e compostabile nel contenitore dell’umido.

Betterbox pizza Carlsberg – Fonte: AdnKronos

Gli scarti di produzione della birra si sono rivelati un’ottima risorsa per produrre i contenitori della pizza: «Si crea una mescola con agenti aggreganti naturali e si lascia essiccare l’impasto» racconta Serena Savoca, Marketing Manager di Carlsberg Italia https://www.greenplanner.it/2019/10/17/betterbox-cartone-pizza-compostabile/ «Mescolando questi scarti con degli agenti aggreganti naturali e lasciando essiccare il composto si ottiene un nuovo materiale completamente compostabile, che può essere utilizzato per contenere le pizze (ma non solo) ed essere poi buttato nel secchio dell’umido».

Un altro cambiamento è stato pensato dall’azienda per ridurre l’impatto ambientale nella produzione della birra: il colore della sua grafica. In pochi sanno che il colore verde, che simboleggia più di altri il rispetto verso l’ambiente, paradossalmente è spesso uno degli inchiostri meno ecologici. A partire da questo problema Carlsberg ha deciso di modificare l’inchiostro delle etichette dei propri prodotti utilizzando un inchiostro più sostenibile.

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TrashTeam, studenti in mostra per denunciare il degrado ligure

Mer, 11/27/2019 - 16:00

Si è inaugurata in questi giorni a Genova la mostra fotografica “Non restare indifferente”, realizzata dai giovani attivisti per l’ambiente del gruppo TrashTeam, con l’obiettivo di sensibilizzare tutta la cittadinanza a seguirli nella loro missione di recupero ambientale sul territorio.

TrashTeam è l’associazione fondata da un gruppo di studenti genovesi con a cuore la salvaguardia dell’ambiente e la difesa del territorio, che ogni sabato si impegnano a ripulire dai rifiuti il greto del fiume Bisagno. Tutti volontari giovanissimi residenti in zona, hanno recentemente ricevuto un incarico “ufficiale” dal Municipio Media Val Bisagno, che ha fornito loro attrezzature e spazio per conservare i materiali.

È proprio grazie alla collaborazione con il Municipio e con l’associazione GAU di Prato che è stato possibile dare il via alla mostra. Ma non solo, Coop Liguria ha raccolto l’appello del TrashTeam offrendo loro i propri spazi nei centri commerciali della regione, per far conoscere il loro lavoro di volontari per il territorio e diffondere il messaggio ecologista. Le foto sono infatti sono adesso esposte nella galleria del centro commerciale Bisagno di Lungobisagno Dalmazia fino al 30 novembre. Successivamente, girerà in altre sedi Coop, come nel centro Il Mirto di Marassi, nel centro Le Lampare di Arenzano, e nel centro commerciale Coop di Corso Europa a Genova.

“Abbiamo un ideale comune – spiega Michelle Milici, presidente del TrashTeam al Secolo XIX –  fare qualcosa per contrastare il degrado. Abbiamo deciso di cominciare con il torrente Bisagno e quindi ogni sabato pomeriggio, assieme ad altri volontari, ci siamo dati da fare per ripulirlo. Un piccolo tratto dopo l’altro senza farci spaventare dalla mole di rifiuti che abbiamo via via trovato. Con la convinzione che ogni piccolo miglioramento è importante”.

I protagonisti degli scatti sono gli stessi ragazzi che hanno utilizzato la spazzatura raccolta sulle rive del Bisagno come scenografia delle foto, realizzate da Giacomo Bordo e Sara Cardellini, fotografi di TrashTeam. 

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Foto: TrashTeam/Facebook

Iss, meno fumo in gravidanza. Ma l’allattamento dura poco e un bimbo su tre viaggia in auto slacciato

Mer, 11/27/2019 - 15:53

Aumenta la consapevolezza delle mamme italiane su molte delle “buone pratiche” da attuare per favorire un sano sviluppo dei bambini a partire da quando sono ancora nel pancione, ma restano ancora da promuovere alcuni comportamenti importanti per la salute dei bimbi come l’assunzione dell’acido folico in gravidanza per la prevenzione delle malformazioni congenite – che si assume troppo tardi – e l’allattamento al seno – che dura ancora troppo poco. Dai primi risultati del “Sistema di sorveglianza sui determinanti di salute nella prima infanzia” coordinato dall’Istituto superiore di sanità emergono luci e ombre. E i dati riguardanti il fumo ne sono un esempio: se la stragrande maggioranza delle mamme evita di fumare durante la gravidanza (il 94%), l’8% dichiara invece di fumare in allattamento, e a conti fatti la percentuale di bambini potenzialmente esposti al fumo passivo per via della convivenza con un genitore o altra persona fumatrice è del 42%, quasi uno su due.

Ancora pochi bimbi allattati in modo esclusivo

Luci e ombre anche sull’assunzione dell’acido folico e sull’allattamento: se quasi tutte le mamme (97%) hanno assunto acido folico in occasione della gravidanza, poche (21%) lo hanno fatto in maniera appropriata iniziandolo almeno un mese prima del concepimento. Quanto all’allattamento, sebbene sia diminuita la percentuale delle mamme che non allatta, sono ancora troppo pochi i bimbi allattati in maniera esclusiva – appena il 23% a 4-5 mesi di età – e un bambino su dieci non è mai stato allattato.

Leggi anche: La lotta all’obesità infantile inizia con l’allattamento al seno

Ampi margini di miglioramento

I mille giorni che intercorrono tra il concepimento e il compimento del secondo anno di vita sono cruciali per il benessere futuro del bambino perché si pongono le basi per un suo sano sviluppo psico-fisico. “I dati raccolti mostrano ampia variabilità nei comportamenti e ampio margine di azione e di miglioramento – afferma Angela Spinelli, Direttrice del Centro Nazionale Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute dell’Iss –. Se da una parte evidenziano che ormai molti genitori hanno compreso l’importanza di mettere a dormire i neonati a pancia in su nel rispetto di quanto raccomandato per prevenire la morte improvvisa in culla ed è diminuita la percentuale di mamme che non allattano, mettono anche in risalto che ancora solo una mamma su 4 allatta il proprio bambino in maniera esclusiva a 4-5 mesi di vita e ancora molte donne non assumono l’acido folico prima dell’inizio della gravidanza”.

Tra bambini su dieci slacciati dal seggiolino

Circa il 15% delle mamme di bambini con meno di 6 mesi riferisce di avere difficoltà nel farli stare seduti e allacciati al seggiolino auto, quota che sale al 34% dopo il primo anno di vita. Troppi, infine, i bambini che passano del tempo davanti a uno schermo (tv, computer, tablet o telefono cellulare) già a partire dai primi mesi: il 34% dei piccoli con meno di 6 mesi e ben il 76% dei bambini dopo il primo compleanno. Mentre gli esperti raccomandano di evitarne l’uso tra i bambini al di sotto dei 2 anni di vita e, nel caso di bambini più grandi, di utilizzare queste tecnologie in presenza di un adulto.

Leggi anche: Seggiolini antiabbandono, l’obbligo scatta oggi

Primi 1000 giorni, fase delicatissima

“Bisogna rendere le mamme consapevoli del fatto che è fondamentale leggere regolarmente al bambino fin dai primi mesi di vita, così come devono regolare l’esposizione dei propri figli a tv, computer, tablet o telefono cellulare – ha commentato la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa -. Su numerosi aspetti occorrerà studiare forme e linguaggi per far comprendere alle future madri quanto questa delicatissima fase, che va dal concepimento al compimento dei due anni, possa determinare in larga parte gli anni della maggiore età e della maturità. Le bambine ed i bambini hanno bisogno di un’attenzione speciale”.

Dodici regioni coinvolte

Lo studio, svolto in collaborazione con la Ulss 9 Scaligera di Verona e promosso e finanziato dal Ministero della Salute, ha coinvolto circa 30 mila mamme intercettate tra dicembre 2018 e aprile 2019 nei centri vaccinali di 11 regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, provincia autonoma (PA) di Trento, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna). La Regione Toscana ha partecipato fornendo i risultati dell’Indagine sul percorso nascita già attiva sul proprio territorio.

TrashTeam, studenti in mostra per denunciare il degrado ligure

Mer, 11/27/2019 - 15:19

Si è inaugurata in questi giorni a Genova la mostra fotografica “Non restare indifferente”, realizzata dai giovani attivisti per l’ambiente del gruppo TrashTeam, con l’obiettivo di sensibilizzare tutta la cittadinanza a seguirli nella loro missione di recupero ambientale sul territorio.

TrashTeam è l’associazione fondata da un gruppo di studenti genovesi con a cuore la salvaguardia dell’ambiente e la difesa del territorio, che ogni sabato si impegnano a ripulire dai rifiuti il greto del fiume Bisagno. Tutti volontari giovanissimi residenti in zona, hanno recentemente ricevuto un incarico “ufficiale” dal Municipio Media Val Bisagno, che ha fornito loro attrezzature e spazio per conservare i materiali.

È proprio grazie alla collaborazione con il Municipio e con l’associazione GAU di Prato che è stato possibile dare il via alla mostra. Ma non solo, Coop Liguria ha raccolto l’appello del TrashTeam offrendo loro i propri spazi nei centri commerciali della regione, per far conoscere il loro lavoro di volontari per il territorio e diffondere il messaggio ecologista. Le foto sono infatti sono adesso esposte nella galleria del centro commerciale Bisagno di Lungobisagno Dalmazia fino al 30 novembre. Successivamente, girerà in altre sedi Coop, come nel centro Il Mirto di Marassi, nel centro Le Lampare di Arenzano, e nel centro commerciale Coop di Corso Europa a Genova.

“Abbiamo un ideale comune – spiega Michelle Milici, presidente del TrashTeam al Secolo XIX –  fare qualcosa per contrastare il degrado. Abbiamo deciso di cominciare con il torrente Bisagno e quindi ogni sabato pomeriggio, assieme ad altri volontari, ci siamo dati da fare per ripulirlo. Un piccolo tratto dopo l’altro senza farci spaventare dalla mole di rifiuti che abbiamo via via trovato. Con la convinzione che ogni piccolo miglioramento è importante”.

I protagonisti degli scatti sono gli stessi ragazzi che hanno utilizzato la spazzatura raccolta sulle rive del Bisagno come scenografia delle foto, realizzate da Giacomo Bordo e Sara Cardellini, fotografi di TrashTeam. 

Leggi anche:
Usa, i punk Trash Pirates smistano rifiuti ai concerti
Oggi non si va a “manifestare per Greta”
Extinction Rebellion, il movimento della ribellione pacifica per salvare il pianeta

Foto: TrashTeam/Facebook

Bufera tra le case di riposo, chiusa una struttura ogni 5 giorni

Mer, 11/27/2019 - 15:00

Sereni orizzonti, questo il nome del colosso nazionale che gestisce le 85 strutture sparse in 10 regioni d’Italia, per un totale di 5.900 posti letto e 3mila dipendenti. Secondo il pm di Udine che segue l’indagine, Paola De Franceschi, gli orizzonti degli anziani ospitati nelle strutture erano tutt’altro che sereni. L’imperativo era uno e categorico: fatturare.

Arrestato il fondatore, Massimo Blasoni, a lungo consigliere regionale di Forza Italia – in seguito scarcerato il 4 novembre – dovrà rispondere di frode a ben sei Regioni, di 10 milioni di euro di contributi pubblici percepiti illecitamente e di inaccettabile qualità del servizio, a partire dal personale, sottopagato, sottoposto a stress e talvolta nemmeno qualificato a svolgere il proprio lavoro.

«Io sono il proprietario, io decido, io convoco, io faccio quello che voglio della mia azienda, siamo in un sistema capitalistico, non comunista», diceva Blasoni, intercettato. Ha «sempre cercato di arrivare alla maggiore efficienza possibile nel rispetto delle leggi», dice il suo avvocato di difesa, Luca Ponti.

Non è dello stesso parere la Guardia di Finanza di Udine da cui è partita l’indagine, prima sul territorio friulano, poi in tutta Italia, da Nord a Sud: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Sicilia.

Sebbene i reati contestati non abbiano a che fare con maltrattamenti, violenze o abusi, il pm ha parlato di «bieco cinismo, perseguimento del profitto a ogni costo, sacrificando il fondamentale interesse umano a una vita dignitosa» con truffe a danno di «persone che meno di altre avrebbero potuto obiettare, protestare ed esigere trattamenti migliori».

Anziani maltrattati e strutture pressoché invivibili dove si somministrano cibi e medicinali scaduti

I dati del Comando per la Tutela della salute dei Nas dei carabinieri del resto forniscono un quadro generale impietoso: sono 211 le strutture chiuse o sequestrate in Italia dal 2017 al settembre scorso, mentre quasi una su tre è risultata irregolare. Non mancano, però, casi virtuosi o modelli a livello europeo.

Una situazione al limite, considerato che in Italia i posti letto convenzionati sono 250 mila, la metà di quelli necessari. «La domanda inevasa genera ricoveri impropri e abusivismo» denuncia l’Ocse alla Federazione Italiana Pensionati Attività Commerciali (Fipac) che tramite il suo presidente, Sergio Ferrari, auspica «non solo di intensificare i controlli nelle residenze, ma di avviare una riforma che ne renda la gestione più trasparente, avvalendosi anche della collaborazione delle associazioni di rappresentanza e tutela di anziani e pensionati». Inoltre, aggiunge Ferrari, «il ripetersi di episodi di malversazione con al centro personaggi già indagati per reati contro la pubblica amministrazione dovrebbe spingere verso una riconsiderazione dell’utilità di un’eventuale blacklist».

Le famiglie si indebitano per assumere una badante: urgente ripensare il welfare

L’assenza di un valido sistema pubblico di assistenza agli anziani, costringe le famiglie a sopperire privatamente, talvolta con costi elevati al di sopra delle proprie possibilità. Il rapporto stima che gli italiani spendono ogni anno 9 miliardi di euro per pagare le badanti, regolari o irregolari, che generalmente costano dai 1.500 euro al mese, considerando anche la tredicesima.

Risorse preziose per gli italiani, al punto che 336mila famiglie hanno utilizzato tutti i propri risparmi per pagare l’assistenza a un parente non autosufficiente; 192mila famiglie hanno dovuto vendere l’abitazione, anche tramite la formula della nuda proprietà. 154mila famiglie si sono indebitate.

Longevità, l’Italia seconda al mondo dopo il Giappone

Zerba, paesino in provincia di Piacenza è il Comune più longevo d’Italia e del mondo: vivono 73 persone, il 64,4% delle quali ha superato i 65 anni. Ma Zerba è anche la fotografia di un altro fenomeno che da anni investe il Paese: lo svuotamento dei piccoli borghi in funzione di migrazioni interne verso le città, specie del nord, e all’estero. Gli attuali 13,7 milioni di anziani in Italia saliranno a 19,6 nel 2051, passando dal 22,8 al 33,2% della popolazione. Il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, ne è convinto: presto assisteremo a un processo di trasformazione della dimensione anziana.

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Iss, meno fumo in gravidanza. Ma l’allattamento dura poco e un bimbo su tre viaggia in auto slacciato

Mer, 11/27/2019 - 12:16

Aumenta la consapevolezza delle mamme italiane su molte delle “buone pratiche” da attuare per favorire un sano sviluppo dei bambini a partire da quando sono ancora nel pancione, ma restano ancora da promuovere alcuni comportamenti importanti per la salute dei bimbi come l’assunzione dell’acido folico in gravidanza per la prevenzione delle malformazioni congenite – che si assume troppo tardi – e l’allattamento al seno – che dura ancora troppo poco. Dai primi risultati del “Sistema di sorveglianza sui determinanti di salute nella prima infanzia” coordinato dall’Istituto superiore di sanità emergono luci e ombre. E i dati riguardanti il fumo ne sono un esempio: se la stragrande maggioranza delle mamme evita di fumare durante la gravidanza (il 94%), l’8% dichiara invece di fumare in allattamento, e a conti fatti la percentuale di bambini potenzialmente esposti al fumo passivo per via della convivenza con un genitore o altra persona fumatrice è del 42%, quasi uno su due.

Ancora pochi bimbi allattati in modo esclusivo

Luci e ombre anche sull’assunzione dell’acido folico e sull’allattamento: se quasi tutte le mamme (97%) hanno assunto acido folico in occasione della gravidanza, poche (21%) lo hanno fatto in maniera appropriata iniziandolo almeno un mese prima del concepimento. Quanto all’allattamento, sebbene sia diminuita la percentuale delle mamme che non allatta, sono ancora troppo pochi i bimbi allattati in maniera esclusiva – appena il 23% a 4-5 mesi di età – e un bambino su dieci non è mai stato allattato.

Leggi anche: La lotta all’obesità infantile inizia con l’allattamento al seno

Ampi margini di miglioramento

I mille giorni che intercorrono tra il concepimento e il compimento del secondo anno di vita sono cruciali per il benessere futuro del bambino perché si pongono le basi per un suo sano sviluppo psico-fisico. “I dati raccolti mostrano ampia variabilità nei comportamenti e ampio margine di azione e di miglioramento – afferma Angela Spinelli, Direttrice del Centro Nazionale Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute dell’Iss –. Se da una parte evidenziano che ormai molti genitori hanno compreso l’importanza di mettere a dormire i neonati a pancia in su nel rispetto di quanto raccomandato per prevenire la morte improvvisa in culla ed è diminuita la percentuale di mamme che non allattano, mettono anche in risalto che ancora solo una mamma su 4 allatta il proprio bambino in maniera esclusiva a 4-5 mesi di vita e ancora molte donne non assumono l’acido folico prima dell’inizio della gravidanza”.

Tra bambini su dieci slacciati dal seggiolino

Circa il 15% delle mamme di bambini con meno di 6 mesi riferisce di avere difficoltà nel farli stare seduti e allacciati al seggiolino auto, quota che sale al 34% dopo il primo anno di vita. Troppi, infine, i bambini che passano del tempo davanti a uno schermo (tv, computer, tablet o telefono cellulare) già a partire dai primi mesi: il 34% dei piccoli con meno di 6 mesi e ben il 76% dei bambini dopo il primo compleanno. Mentre gli esperti raccomandano di evitarne l’uso tra i bambini al di sotto dei 2 anni di vita e, nel caso di bambini più grandi, di utilizzare queste tecnologie in presenza di un adulto.

Leggi anche: Seggiolini antiabbandono, l’obbligo scatta oggi

Primi 1000 giorni, fase delicatissima

“Bisogna rendere le mamme consapevoli del fatto che è fondamentale leggere regolarmente al bambino fin dai primi mesi di vita, così come devono regolare l’esposizione dei propri figli a tv, computer, tablet o telefono cellulare – ha commentato la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa -. Su numerosi aspetti occorrerà studiare forme e linguaggi per far comprendere alle future madri quanto questa delicatissima fase, che va dal concepimento al compimento dei due anni, possa determinare in larga parte gli anni della maggiore età e della maturità. Le bambine ed i bambini hanno bisogno di un’attenzione speciale”.

Dodici regioni coinvolte

Lo studio, svolto in collaborazione con la Ulss 9 Scaligera di Verona e promosso e finanziato dal Ministero della Salute, ha coinvolto circa 30 mila mamme intercettate tra dicembre 2018 e aprile 2019 nei centri vaccinali di 11 regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, provincia autonoma (PA) di Trento, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna). La Regione Toscana ha partecipato fornendo i risultati dell’Indagine sul percorso nascita già attiva sul proprio territorio.

Prima i trentini, anche nelle ingiustizie

Mer, 11/27/2019 - 11:26

Marco Ianes è un ambientalista, insegnante e ha un blog sul ilfattoquotidiano.it.

Ieri ha raccontato una storia quantomeno inquietante.

Le Case Itea a Trento sono le case popolari, assegnate con affitto agevolato alle famiglie con i redditi più bassi. In uno di questi appartamenti vive una famiglia composta da una donna coi suoi due figli. Il primo ha 19 anni, studia, fa sport e non dà preoccupazioni, il secondo, 17enne, purtroppo è caduto nella tossicodipendenza e qui cominciano i guai.

La famiglia, come abbiamo detto, è povera, la mamma per mantenerla fa le pulizie nelle palestre.
La droga costa, e tanto, quindi per procurarsi la dose il giovane approfitta del lavoro della madre, si intrufola nelle palestre e ruba dagli armadietti di chi si sta allenando.

La mamma se ne accorge e disperata – perché disperata lo deve essere stata senz’altro – decide di denunciare il figlio alla polizia, spera così di risparmiargli qualcosa di peggio dell’arresto. Il ragazzo viene condannato e inserito nei programmi di recupero e disintossicazione.

Che fatica, povera madre coraggiosa.

La storia però non finisce qui, o almeno “rischia” di non finire qui perché nella finanziaria regionale Maurizio Fugatti, presidente della provincia di Trento ha fatto inserire un articolo dove si afferma che se una persona di un nucleo familiare che vive in una casa popolare compie un reato, l’intera famiglia sarà sfrattata.

«Chi abita una casa Itea, pagata con i soldi dei trentini, ha una responsabilità morale» afferma il Fugatti e quindi «Se uno delinque, tutta la famiglia verrà cacciata dalla casa Itea, senza sconti».

Alla faccia della responsabilità personale.
Quindi per riassumere: la mamma coraggio denuncia il figlio per salvarlo da un pessimo destino e – se la finanziaria provinciale verrà approvata così com’è – viene premiata con uno sfratto che mette nei guai lei, l’altro figlio completamente al di fuori della vicenda e il figlio a disagio che così senz’altro riuscirà a risolvere suoi problemi (sarcasm).

Complimenti! Tre ingiustizie con un colpo solo, roba da far invidia ai piccioni e alla fava.

Molti sindaci della provincia di Trento si sono dichiarati in forte disaccordo con il provvedimento e si prevede battaglia in Provincia. Confidiamo nel loro buonsenso.

Prima i trentini, anche nelle ingiustizie

Mer, 11/27/2019 - 09:48

Marco Ianes è un ambientalista, insegnante e ha un blog sul ilfattoquotidiano.it.

Ieri ha raccontato una storia quantomeno inquietante.

Le Case Itea a Trento sono le case popolari, assegnate con affitto agevolato alle famiglie con i redditi più bassi. In uno di questi appartamenti vive una famiglia composta da una donna coi suoi due figli. Il primo ha 19 anni, studia, fa sport e non dà preoccupazioni, il secondo, 17enne, purtroppo è caduto nella tossicodipendenza e qui cominciano i guai.

La famiglia, come abbiamo detto, è povera, la mamma per mantenerla fa le pulizie nelle palestre.
La droga costa, e tanto, quindi per procurarsi la dose il giovane approfitta del lavoro della madre, si intrufola nelle palestre e ruba dagli armadietti di chi si sta allenando.

La mamma se ne accorge e disperata – perché disperata lo deve essere stata senz’altro – decide di denunciare il figlio alla polizia, spera così di risparmiargli qualcosa di peggio dell’arresto. Il ragazzo viene condannato e inserito nei programmi di recupero e disintossicazione.

Che fatica, povera madre coraggiosa.

La storia però non finisce qui, o almeno “rischia” di non finire qui perché nella finanziaria regionale Maurizio Fugatti, presidente della provincia di Trento ha fatto inserire un articolo dove si afferma che se una persona di un nucleo familiare che vive in una casa popolare compie un reato, l’intera famiglia sarà sfrattata.

«Chi abita una casa Itea, pagata con i soldi dei trentini, ha una responsabilità morale» afferma il Fugatti e quindi «Se uno delinque, tutta la famiglia verrà cacciata dalla casa Itea, senza sconti».

Alla faccia della responsabilità personale.
Quindi per riassumere: la mamma coraggio denuncia il figlio per salvarlo da un pessimo destino e – se la finanziaria provinciale verrà approvata così com’è – viene premiata con uno sfratto che mette nei guai lei, l’altro figlio completamente al di fuori della vicenda e il figlio a disagio che così senz’altro riuscirà a risolvere suoi problemi (sarcasm).

Complimenti! Tre ingiustizie con un colpo solo, roba da far invidia ai piccioni e alla fava.

Molti sindaci della provincia di Trento si sono dichiarati in forte disaccordo con il provvedimento e si prevede battaglia in Provincia. Confidiamo nel loro buonsenso.